Startup al femminile, ecco chi accede al percorso di accelerazione MIA

Bestest, InTribe, Transactionale, WorkWideWomen: sono queste le startup che si sono aggiudicate la partecipazione al primo percorso di accelerazione italiano dedicato a startup e pmi innovative al femminile promosso da DigitalMagics con BNP Paribas. Vincono un periodo di formazione e la possibilità di realizzare un prototipo. Ecco di cosa si occupano le startup selezionate.

Bestest

Sviluppato dalla startup M2TEST, è il nuovo metodo diagnostico per l’analisi della struttura ossea umana a scopi medico-scientifici. Il test BEST (Bone Elastic Structure Test) è in grado di migliorare l’accuratezza della diagnosi di osteoporosi e di rischio di frattura delle ossa nei pazienti, grazie alla simulazione dell’applicazione di forze su una “biopsia virtuale dell’architettura ossea”, ottenuta da immagini radiografiche. 

InTribe

Realizza progetti di customer insight data intelligence per produrre analisi evolute su esigenze, stili di vita, abitudini ed evoluzioni dei consumatori. Attraverso attività di gamification(giochi e contest) con tecnologie di Intelligenza Artificiale e machine learning, InTribe rende la partecipazione alle indagini di mercato interattiva e coinvolgente.

Transactionale

Sviluppata dalla startup Flyer Tech, è la piattaforma che offre ai siti e-Commerce un nuovo strumento per: raggiungere nuovi clienti e fidelizzare quelli esistenti, premiandoli e monetizzando grazie alle tecnologie dei Big Data e di machine learning. Il sistema si basa sulla creazione di campagne di co-marketing tra e-Shop affini e non concorrenti, come collegare all’e-mail di conferma d’acquisto un’offerta promozionale di un altro partner.

Work Wide Women

Un progetto di innovazione sociale focalizzato sull’inclusione femminile nel settore ICT. La prima piattaforma di social learning dedicata alla formazione femminile su skill digitali, nuove tecnologie e professionalità del futuro, lavorando insieme alle donne e alle aziende per creare reciproche opportunità di occupazione e accrescimento.

Le 4 promesse dell’imprenditoria tecnologica al femminile avranno accesso a 3 mesi di formazione dedicata e sviluppo di prodotti e servizi, 2 mesi per la realizzazione di un prototipo pronto per il lancio sul mercato e all’evento finale per presentare i risultati agli investitori.

Tra le 10 startup finaliste che hanno presentato i loro progetti innovativi ieri sera (21 febbraio 2019) durante l’Innovation Day di MIA – Miss In Action, tutte di elevata qualitàsono state più d’una quelle con progetti rilevanti per il mondo delle assicurazioni oltre a quelle vincitrici, ad esempio Medyx, applicazione pensata per la transazione da un modello di assicurazione reattiva a preventiva: nello specifico la startup offre un servizio digitale di promemoria farmaci e controlli medici che si inserisce all’interno delle polizze salute al fine di renderle interattive e personalizzate.

Maggiori informazioni in questo articolo di EconomyUp

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Insurtech, fare open innovation significa anche investire sulla filiera

100 milioni: l’investimento più alto del 2018 è stato su una startup insurtech. 30 milioni: il primo finanziamento della Banca Europea degli Investimenti a un’impresa digitale italiana è arrivato a un scaleup che sta digitalizzando il mondo delle auto. Che cos’hanno in comune Prima Assicurazioni e MotorK? Aver preso di mira due filiere ricche ma stanche ed averle aggredite con le tecnologie digitali. Due filiere decisive per il business assicurativo: la propria (Prima è una piattaforma digitale di brokeraggio) e quella dell’automotive (un’industria in pesante ridimensionamento e proprio per questo con un urgente  bisogno di ottimizzare costi e relazioni con il mercato).

Il 2019 si è aperto bene per l’ecosistema dell’innovazione: crescono i capitali a disposizione per le nuove imprese e quindi i tagli degli investimenti; aumenta l’attenzione e la sensibilità delle grandi aziende sui temi della trasformazione digitale; si moltiplicano le iniziative di open innovation per cogliere e accogliere le energie delle startup.

Eppure sarebbe pericoloso pensare che il lavoro è fatto e il risultato arriverà presto.

Siamo ancora solo all’inizio dei processi di innovazione delle grandi organizzazioni mentre si fa sempre più pesante e pressante l’azione dei nuovi competitor che arrivano da dove meno te lo aspetti. Chiamamoli “disruptor”: quando hanno le idee chiare e il sostegno dei capitali possono diventare pericolosi, a meno che non scelgano la via della collaborazione (il caso di MotorK con le case auto e le concessionarie…).

Le startup o scaleup che sono riuscite ad addentare mercati maturi faticano sempre meno a trovare risorse finanziarie perché creano valore, sottraendolo agli incumbent che sbaglierebbero di grosso se rispondessero arroccandosi sulle proprie posizioni. Aprirsi alle startup, sviluppare le competenze imprenditoriali interne, sviluppare prototipi basati sulle tecnologie più avanzate sono passi importanti, necessari ma non sufficienti.

Fare open innovation significa anche coinvolgere nel percorso di trasformazione chi lavora abitualmente con un’azienda

e magari ha minori risorse e capacità di affrontare le sfide dell’innovazione. Altrimenti prima o poi lo fa qualcun altro: MotorK è cresciuta aiutando le concessionarie automobilistiche a digitalizzarsi e progressivamente ha esteso la sua influenza a tutta la filiera, arrivando fino alle officine e ai ricambisti. Per questo il fatturato cresce ogni anno a doppia cifra, per questo gli investitori intravvedono un potenziale di sviluppo a livello internazionale. Ma se BEI ha impegnato 30 milioni, è perché la scaleup ha nel suo piano un investimento di 75 milioni in ricerca e sviluppo nei prossimi 5 anni. L’innovazione costa ed è fatta anche di tanto lavoro attorno agli algoritmi e ai dati.

Le compagnie di assicurazioni, come tutte le grandi aziende, hanno una grande opportunità e una grande responsabilità:

fare da locomotiva digitale per le loro filiere distribuite geograficamente e ben radicate sul territorio. Un patrimonio di storie, esperienze, competenze che può e deve essere valorizzato in versione digitale, ben sapendo che il passaggio sarà inevitabile. È solo questione di tempo. Farlo insieme potrà essere un vantaggio per tutti: compagnie, filiera e clienti.

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Benessere e salute, tra nuovi bisogni e innovazione

“Il settore assicurativo ricopre già oggi, in maniera diffusa, tutte le principali aree del bisogno Benessere e Salute ed esiste una naturale vicinanza tra le caratteristiche di questo bisogno e quelle del settore stesso”. Così Andrea Poggi, Innovation Leader Deloitte, presenta la ricerca internazionale svolta da Deloitte in ambito Benessere e Salute. Una ricerca con tutti i dati del settore, ma anche una panoramica sul futuro che ci attende e il ruolo dei principali player.

Le assicurazioni conoscono le necessità dei clienti in questo bisogno e dispongono delle soluzioni adatte a garantire qualità e competenza e, inoltre, sono presenti nell’ecosistema dell’innovazione con un ruolo sempre più importante. “È proprio da questa naturale vicinanza, tra Benessere e Salute, mondo dell’innovazione e caratteristiche del settore assicurativo, che nasce la riflessione strategica su come accelerare ulteriormente il percorso intrapreso dal settore in questa importante area di bisogno” prosegue Poggi.

Benessere e salute: che cosa sta cambiando con l’innovazione

L’innovazione porta significativi cambiamenti a livello sociale e industriale. Siamo diventati clienti complicati da capire e gestire e risulta riduttivo definire i nostri bisogni esclusivamente in base all’età. Siamo “Perennials” con bisogni e comportamenti che tendono a rimanere “perenni” nel tempo. Siamo pieni di informazioni anche grazie allo sviluppo delle nuovi fonti digitali: il 45% degli adulti americani si informa anche attraverso Facebook e la metà di questi esclusivamente attraverso il social network. Tuttavia, una maggiore quantità di informazioni non porta automaticamente a una maggiore conoscenza, considerando che 4 italiani su 5 non sanno riconoscere una fake news. Infine, mostriamo comportamenti di acquisto Digit-Old: da una parte aumenta l’utilizzo del digitale e dall’altra 9 italiani su 10 ritengono il negozio ancora una necessità in molti settori.

Ulteriore elemento di cambiamento legato all’innovazione riguarda i dati che sono al centro della rivoluzione tecnologica che stiamo vivendo. È stato stimato che ci vorrebbero 6 milioni di anni per guardare tutti i video che attraversano le reti globali in 1 solo mese e ogni momento della nostra vita diventa fonte di informazioni. Da poco lo è diventato anche il sonno. I dati permettono una gestione algoritmica della vita collettiva e la lettura profonda di questi dati permette di rivedere le logiche classiche di fare impresa, sino al punto di anticipare le nostre scelte di acquisto (Amazon, ad esempio, grazie a sistemi di Intelligenza Artificiale e algoritmi, con il nuovo programma “Amazon Product Sampling” offre ai clienti la possibilità di ricevere gratuitamente campioni omaggio di ogni tipo a seconda dei loro gusti).

L’innovazione sta cambiando radicalmente la competizione. Sono nati, in poche decine di anni, nuovi operatori (i cosiddetti tech giants), che rendono riduttiva la definizione di multinazionale e che hanno aree di interesse industriale a 360°: dalla ricerca medica, all’intelligenza artificiale, al venture capital, alle auto a guida autonoma, ai device IoT, e molto altro.

Le forze di cambiamento legate all’innovazione permettono di immaginare un nuovo modello di gestione del cliente, dove partendo da un’area di bisogno rilevante si determina l’opportunità di gestire tutte le necessità del cliente stesso, rendendo più labili i confini tradizionali tra i settori industriali che siamo stati abituati a pensare.

Il mondo del Benessere e della Salute rappresenta l’area di bisogno che più di altre si presta a questo cambiamento

Benessere e Salute è un’area di bisogno ampia che va oltre la prevenzione e la cura sino ad abbracciare la necessità di svolgere attività fisica, la cura dell’alimentazione e la gestione del proprio tempo libero. Le innovazioni in questa articolata area di bisogno sono molteplici, già presenti e in continua evoluzione (es. droni per la consegna dei farmaci, assistenti domestici robotizzati o ancora Health point presso le sedi di lavoro, ecc.). Inoltre, si tratta di una area di interesse per molteplici aziende appartenenti a diversi settori industriali (dal mondo finanziario, al farmaceutico, all’industria, alle telecomunicazioni, ecc), dove i “Tech Giant” sembrano indirizzare una buona parte dei propri interessi strategici. Ad esempio: Amazon in collaborazione con JP Morgan e Berkshire Hathaway sta progettando la creazione di una società sanitaria e ospedali per i propri dipendenti, Apple ha ricordato recentemente come conti di dar il suo maggiore contributo in ambito Benessere e Salute e, infine, Google ha recentemente acquistato la divisione smartwatch di Fossil.

Benessere e Salute: i numeri della ricerca di Deloitte

Ecco in sintesi le principali evidenze emerse dalla ricerca di Deloitte:

* Tra tutti i nostri bisogni il Benessere e Salute è la principale area di spesa: lo conferma il 74% degli italiani, in linea con il resto del mondo

* 2 italiani su 3 (vs. 58% estero) ritengono importante effettuare visite di prevenzione o check up almeno 1 volta all’anno, spendendo nel 50% dei casi una media annua di circa 300 euro

* Il 60% degli italiani assiste in prima persona i propri cari, dato che sale a oltre 80% tra gli over 55

* Italiani ancora tradizionali nel controllo del proprio stato di salute: il 79% si rivolge ai medici e solo il 7% si avvale di weareable device

* Solo il 13% degli italiani conosce offerte in ambito Benessere e Salute da parte di operatori non tradizionali

* L’80% degli italiani valuterebbe in ogni modo l’acquisto di servizi in ambito Benessere e Salute attraverso operatori non tradizionali (non solo quelli appartenenti al mondo tech ma anche a quello finanziario)

Il ruolo dei nuovi operatori

La ricerca di Deloitte è stata svolta in collaborazione con SWG, per approfondire il percepito delle persone rispetto ai cambiamenti in atto nel mondo Benessere e Salute.

“Per il 74% degli italiani – evidenzia Andrea Poggi, Innovation Leader Deloitte – l’innovazione ha avuto un impatto positivo migliorando la qualità dei servizi, facilitandone l’accesso e riducendo i costi. Tuttavia quando pensiamo alla nostra salute gestiamo questo bisogno in maniera tradizionale rivolgendoci ai medici nel 79% dei casi o attraverso la diagnostica tradizionale (24% dei casi), mentre solo il 7% degli intervistati dichiara di avvalersi di wearable device o applicazioni digitali”.

Gli intervistati, sia a livello nazionale che internazionale, affermano di utilizzare, in modo interessato ma selettivo, i servizi digitali disponibili in ambito Benessere e Salute. “Per quasi il 70% degli intervistati Italiani i servizi digitali più utilizzati risultano essere quelli per facilitare l’accesso alle cure (ad es. la prenotazione online delle visite), mentre assumono una rilevanza minore i servizi digitali per monitoraggio della propria salute, per la condivisione delle informazioni, la consegna dei farmaci a domicilio o la telemedicina” continua Poggi.

Gli intervistati confermano di avere aspettative concrete nei confronti dell’innovazione. In particolare, si aspettano sia migliori cure abilitate dalle nuove tecnologie (63% in Italia, 51% a livello estero) sia una maggiore facilità di accesso alle cure stesse, soprattutto in termini di minori tempi di attesa (52% in Italia, 37% a livello estero).

L’innovazione per il 84% degli intervistati Italiani ha portato a un significativo aumento delle informazioni, delle quali non sempre siamo fiduciosi: il 35% degli intervistati italiani (vs. 39% estero) non si fida mai delle informazioni trovate sul web, solo il 10% si fida sempre, e il 55% (vs. 51% estero) si fida solo per alcune tipologie di informazioni o fonti. In ogni modo, per l’80% degli intervistati italiani (65% a livello estero) ritiene che le informazioni siano d’aiuto se accompagnate dal confronto con familiari, amici o specialisti.

Dall’indagine emerge il bisogno di essere stimolati al nuovo: “solo il 13% degli Italiani (vs. 14% estero) è a conoscenze di offerte da parte di operatori diversi da quelli tradizionalmente riconosciuti come esperti”, afferma Luigi Onorato, Senior Partner Monitor Deloitte. Allo stesso tempo, non viene spontaneo pensare di rivolgersi a operatori diversi da quelli tradizionali per l’acquisto, ad esempio, di servizi in ambito attività fisica, prevenzione o cura. A titolo indicativo, meno del 10% del campione intervistato si rivolgerebbe spontaneamente ad operatori tecnologici o operatori finanziari per acquistare servizi o prodotti per l’attività fisica, la prevenzione o la cura della persona.

Allo stesso tempo, si rileva una apertura verso nuovi operatori. “L’80% degli italiani valuterebbe l’acquisto di servizi in ambito Benessere e Salute attraverso operatori non tradizionali, non solo quelli appartenenti al mondo tech ma anche a quello finanziario (il 73% a livello estero), purché l’operatore dimostri di avere le competenze giuste (49% a livello italiano e estero), di essere credibile (45% a livello italiano vs. 41% estero) e di poter garantire semplicità nella gestione dei servizi (35% a livello italiano vs. 47% estero)” continua Onorato.

Inoltre, il 76% degli intervistati italiani (63% a livello estero) ritiene importante avere un «unico punto di accesso» nell’articolato mondo dei bisogni in ambito Benessere e Salute, percentuale che sale al 84% per chi ha più di 65 anni.

In sintesi, l’indagine mostra come Benessere e Salute sia un bisogno ampio, importante e in evoluzione, ricco di innovazioni su cui numerosi player di diversi settori sono già attivi e rispetto al quale i clienti sono pronti a valutare modalità innovative, purché siano stimolati al cambiamento e gli operatori siano credibili e affidabili.

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Come controllare la copertura assicurativa di un’auto

Bastano pochi minuti per verificare la copertura assicurativa. Scopri come fare online o con le app e perché è così importante controllare la copertura RCA

Quando ancora esisteva l’obbligo di esporre il contrassegno assicurativo, bastava dare un’occhiata al parabrezza per verificare la copertura assicurativa e la scadenza della polizza. Anche oggi è possibile effettuare questa verifica, ma la procedura è cambiata ed è molto più tecnologica.

Oggi basta conoscere il numero di targa di un veicolo per scoprire se è assicurato o meno. Lo strumento più utilizzato per questo controllo è il web, ma alcune app per smartphone offrono un servizio molto simile. Vediamo allora in che modo si può controllare la copertura RCA e perché è così importante.

Tutte le procedure per verificare la copertura RCA, online o tramite app

Cosa fare se il controllo riguarda un veicolo immatricolato all’estero

Quando e perché si dovrebbe effettuare la verifica

Multe e sanzioni per chi non rispetta le norme assicurative


Controllare la copertura assicurativa online

Chi si mette alla guida senza alcuna copertura RC Auto si espone al rischio di severe sanzioni, infatti il Codice della Strada prende molto sul serio l’evasione assicurativa e non è molto indulgente con i furbetti che non si mettono in regola con quest’obbligo.

Se si vuole effettuare la verifica in merito alla copertura della polizza assicurativa, è sempre meglio usare come riferimento delle fonti ufficiali. Lo strumento più affidabile per controllare l’esistenza e la validità delle polizze è il Portale dell’Automobilista, un sito web offerto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

In questo portale ogni conducente può utilizzare vari servizi, come controllare il saldo punti della patente oppure verificare la revisione degli autoveicoli. Il Portale dell’Automobilista permette di effettuare anche il controllo della copertura assicurativa.

Per fare il controllo non occorre essere registrati al portale ed è sufficiente conoscere la tipologia di veicolo e il numero di targa. In pochi secondi il sistema estrapola le informazioni dalla banca dati ufficiale e l’utente può subito sapere:

  • Il nome della compagnia assicuratrice;
  • La data di scadenza dell’assicurazione;
  • Se il veicolo è assicurato o meno.

Sono le stesse compagnie assicuratrici ad aggiornare la banca dati in tempo reale, così le informazioni sono sempre attendibili. Con questo strumento si può verificare la copertura assicurativa del proprio veicolo oppure di un’altra vettura.

Il controllo della copertura RCA non si può fare solo online, infatti esistono anche altri strumenti tecnologici da usare per lo stesso scopo. Tra le varie app per smartphone, alcune permettono di ottenere le stesse informazioni che abbiamo visto sul Portale dell’Automobilista.

Tra le tante app possiamo segnalare Infotarga, che permette anche di salvare in calendario la data prevista per il rinnovo della polizza, oppure Scanner Veicoli, che restituisce molti altri dati, come le informazioni relative al pagamento del bollo auto.

Il Portale dell’Automobilista e le app sono stati creati per restituire i dati relativi alla validità della copertura assicurativa standard, mentre non è possibile sapere se un automobilista ha stipulato delle garanzie accessorie, come ad esempio la polizza furto e incendio.

Tutti questi strumenti che abbiamo menzionato, possono verificare solo i dati relativi ai veicolo con immatricolazione italiana. Per i mezzi con targa estera la procedura da seguire per il controllo è un’altra. Scopriamo di cosa si tratta!

Controllare la copertura assicurativa di un veicolo straniero

I veicoli immatricolati all’estero non si trovano nella stessa banca dati di quelli italiani, quindi per il controllo della copertura RCA si deve procedere in modo diverso. L’ente a cui fare riferimento è la CONSAP, Concessionaria Servizi Assicurativi Pubblici.

La procedura non è rapida come quella che abbiamo visto in precedenza, ma bisogna inviare una vera e propria richiesta tramite email. Per farlo occorre scaricare l’apposito modello, stamparlo, compilarlo in ogni sua parte con i dati personali e quindi inviarlo insieme ad una copia dei documenti d’identità all’indirizzo centroinformazioni@pec.consap.it oppure all’indirizzo richieste.centro@consap.it.

In questo caso serviranno dei giorni per avere una risposta, ma il servizio è totalmente gratuito e può rivelarsi molto utile per scoprire se un veicolo estero è coperto da assicurazione di responsabilità civile o meno.

Bisogna tenere presente che la banca dati della CONSAP contiene solo le informazioni dei veicoli immatricolati nell’Unione Europea. Per i veicoli extracomunitari si applica invece la regola della presunzione di copertura assicurativa, ma non esiste una specifica modalità per fare la verifica.

In quest’ultimo caso sarà necessaria la collaborazione da parte del proprietario del veicolo estero, soprattutto in caso di incidente stradale.

Perché verificare la copertura RCA

Abbiamo visto quali sono i metodi da usare per sapere se abbiamo davanti un veicolo assicurato o meno, ma perché questo controllo è così importante?

La necessità della verifica è legata innanzitutto alla necessità di tutelarsi da eventuali truffe assicurative. Se il contraente della polizza ha dei dubbi in merito all’onestà e affidabilità di una compagnia assicurativa o un broker e ha già pagato il premio assicurativo, può verificare se sia effettivamente coperto per i danni legati alla circolazione stradale.

Anche se si tratta di un’ipotesi piuttosto remota, se emerge qualche perplessità dopo aver già firmato il contratto di assicurazione, è sempre meglio eliminare ogni dubbio con la verifica online. Nell’eventualità che il veicolo risulti scoperto, è bene contattare l’assicuratore e chiedere spiegazioni.

La copertura assicurativa è obbligatoria e anche se il contraente è stato truffato, può comunque essere sanzionato per il mancato adempimento dei suoi obblighi.

Un altro motivo che rende necessario verificare la copertura RCA è l’ipotesi dell’incidente. Chi è stato coinvolto in un sinistro, può subito sapere se gli altri veicoli siano assicurati o meno e conoscere anche la compagnia assicurativa della controparte.

Con queste informazioni è più facile chiedere il risarcimento danni, soprattutto quando non ci sono le condizioni per un indennizzo diretto.

Cosa rischia chi viaggia senza assicurazione

Il conducente che si mette al volante senza aver assicurato il proprio veicolo, rischia multe salate e il sequestro del mezzo. Grazie a questi strumenti tecnologici di cui abbiamo parlato, oggi è molto facile smascherare i furbetti.

È l’articolo 193 del Codice della Strada a prevedere le sanzioni e le multe partono da 841€ e possono arrivare anche a 3.366€. Visto che le sanzioni sono così severe, è molto più economico stipulare un contratto di assicurazione.

Oltre alla sanzioni pecuniarie, il trasgressore rischia anche il sequestro del veicolo e i recidivi pagano delle sanzioni pari al doppio rispetto a quelle normalmente previste.

È necessario quindi dedicare qualche minuto alla verifica della copertura assicurativa ed essere in regola prima ancora di mettersi in marcia a bordo del proprio mezzo.

Scopri subito quanto puoi risparmiare sulla polizza auto: è veloce e senza impegno

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Come funziona la scheda carburante e cosa cambia con la nuova legge

Dopo l’abolizione della scheda carburante, ecco cosa fare per detrarre le imposte per l’acquisto di carburante: dal 2019 solo e-fatture e pagamenti elettronici

Aziende, ditte individuali e liberi professionisti titolari di partita IVA possono detrarre le tasse per il costo del carburante. Lo strumento da sempre utilizzato è la scheda carburante, ma a partire dal gennaio 2019 le regole da seguire sono cambiate.

La Legge di Bilancio ha infatti abolito la scheda carburante già a partire dal luglio 2018, ma l’entrata in vigore della normativa è stata prorogata al 2019. Scopriamo prima di tutto in cosa consiste la scheda carburante e qual è il regime previsto in seguito alla sua abolizione.

Il metodo usato da sempre per detrarre le imposte per l’acquisto di carburante

Le novità legislative che hanno portato all’abolizione della scheda carburante

Ecco quali sono i metodi di pagamento accettati e quelli “andati in pensione”

Scopri la procedura semplificata per comprare carburante e usufruire delle agevolazioni fiscali


Cosa è la scheda carburante

La scheda carburante è quel documento utilizzato da società, liberi professionisti e ditte individuali per la detrazione IVA legata ai costi per l’acquisto di benzina, diesel, gas e altro carburante presso i vari distributori.

Si tratta di un sistema utilizzato da almeno 40 anni e forse è per questo motivo che il Governo ha deciso di mettere mano alle disposizioni di legge che regolano questa agevolazione.

Grazie all’utilizzo della scheda carburante è possibile ottenere la detraibilità dell’IVA fino al 100% e la deducibilità dei costi di carburante fino al 20%. Sono quindi detrazioni fiscali molto convenienti per chi fa impresa e utilizza dei veicoli per motivi di lavoro.

La compilazione della scheda carburante spettava in parte ai benzinai e in parte ai soggetti che acquistano il carburante. I gestori delle stazioni di servizio (o un addetto alla distribuzione) dovevano riempire i dati del modulo relativi alla data, all’importo lordo pagato dall’acquirente e tutte le informazioni inerenti l’impianto di distribuzione.

In particolare dovevano indicare la ragione sociale dell’esercente e l’ubicazione della stazione di carburante, quindi apporre una firma e il timbro. L’automobilista doveva invece compilare tutti gli altri campi con le informazioni riguardanti il veicolo e il soggetto IVA che faceva rifornimento di gasolio o benzina.

Per usufruire dell’agevolazione bisognava riportare le spese per l’acquisto di carburante nel registro IVA con cadenza mensile o trimestrale.

Cosa cambia da gennaio 2019

Le prime novità legislative in merito alla scheda carburante si sono registrate già nel 2011. Infatti la sua compilazione non era più obbligatoria per ottenere la detrazione d’imposta, a patto che si utilizzasse uno strumento di pagamento elettronico.

Quindi già a partire dal 2011 le imprese e i professionisti che pagavano il carburante con carta di credito, di debito o prepagata, potevano ottenere la detrazione dei costi di carburante. Fino a dicembre 2018 si poteva utilizzare in alternativa la scheda carburante oppure all’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici.

Dal gennaio 2019 la scheda carburante è stata definitivamente abolita e l’unico modo per ottenere le agevolazioni fiscali e non incorrere in sanzioni è quello di usare mezzi di pagamento che consentono la tracciabilità delle transazioni. Gli strumenti di pagamento ammessi sono quindi le carte di credito, le carte di debito e le carte prepagate.

Non è più possibile quindi detrarre i costi di carburante presso le pompe di benzina per chi paga in contanti, perché si tratta di transazioni non tracciabili. Le nuove misure entrate in vigore nel 2019 si pongono l’obiettivo di contrastare l’evasione fiscale e rendere più semplice il rapporto burocratico tra il fisco e i contribuenti.

Un’altra novità che va di pari passo con l’abolizione della scheda carburante è l’obbligo di emissione di una fattura elettronica per l’acquisto di carburante per motori per uso autotrazione, posto a carico degli impianti stradali che vendono carburante. Anche questo provvedimento risponde alla stessa finalità di documentazione di ogni transazione, che in questo modo non può più sfuggire all’Agenzia delle Entrate.

Grazie alla cosiddetta e-fattura ogni passaggio relativo all’acquisto di carburante viene posto sotto controllo. Questa nuova tipologia di fattura entrerà molto presto a far parte della nostra quotidianità, visto che da gennaio 2019 entra in vigore anche l’obbligo di fatturazione elettronica tra privati.

Come cambiano i mezzi di pagamento

Il passaggio al nuovo sistema alternativo rispetto alla scheda carburante non è stato improvviso, ma si è trattato di un processo graduale. La scheda carburante era stata abolita già dal luglio 2018 con un apposito decreto, ma grazie ad una proroga è rimasta in funzione fino a dicembre.

La rivoluzione più importante riguarda senza dubbio i mezzi di pagamento e l’impossibilità di utilizzare il contante per usufruire della detrazione delle imposte. Le banconote non si possono più utilizzare già dal luglio 2018.

La moneta elettronica rimane quindi l’unico strumento utilizzabile. Le società e i professionisti titolari di partita IVA possono usare solo le carte di credito, quelle di debito (spesso chiamate bancomat) e le prepagate.

È necessario fare attenzione che le carte di pagamento siano intestate al contribuente che deve effettivamente usufruire dell’agevolazione fiscale. In questo modo si ottiene una sorta di certificazione di acquisto carburante, riconducibile proprio al soggetto IVA che ha comprato il combustibile.

Come detrarre le tasse dal costo del carburante

I passaggi da seguire per detrarre le imposte per l’acquisto di carburante non sono molti. Una volta arrivati alla stazione di servizio, sarà sufficiente pagare con una carta di pagamento riconducibile all’azienda o al libero professionista e comunicare al benzinaio i dati di fatturazione dell’azienda (numero di partita IVA, codice fiscale e PEC).

La creazione della fattura elettronica viene effettuata per via telematica e viene inviata attraverso un sistema informatizzato all’Agenzia delle Entrate, che provvederà poi alla sua trasmissione nella PEC aziendale.

Chi fa rifornimento di carburante non riceverà quindi alcuna fattura cartacea, ma soltanto la ricevuta emessa dal POS per il pagamento elettronico. Questa semplificazione permette di risparmiate tempo e automatizzare tutti i processi.

Meno carta e meno perdite di tempo, vuol dire poter gestire l’azienda o la propria professione in modo più efficiente. Con queste nuove procedure, l’agevolazione viene concessa solo a chi ne ha il diritto, perché ogni passaggio può essere ricostruito e verificato dalla Pubblica Amministrazione.

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Come contestare una multa per divieto di sosta

Vuoi presentare ricorso contro una multa per divieto di sosta? Ecco la procedura da seguire, i motivi di ricorso più frequenti e quando invece conviene pagare

Trovare parcheggio per l’auto può diventare una vera e propria sfida, soprattutto nelle strade di città, e allora può capitare di sostare per qualche minuto dove in realtà non si potrebbe. È proprio in quei momenti che arriva implacabile l’agente della polizia stradale.

Nella maggior parte dei casi le sanzioni per divieto di sosta sono pienamente giustificate, ma se l’automobilista ritiene che la contravvenzione sia priva di fondamento, può presentare ricorso e quindi contestare la multa per divieto di sosta.

Per procedere al ricorso bisogna conoscere l’iter burocratico da affrontare e ovviamente non si può avere la certezza che il ricorso venga accolto. Di certo, quando si hanno delle ottime motivazioni che supportano la contestazione, si può sempre fare un tentativo!

Tutti i motivi che giustificano un ricorso

La procedura passo passo per presentare ricorso presso il Prefetto

Ecco i passaggi da seguire per presentare ricorso presso il Giudice di Pace

Scopri quando è meglio lasciar perdere il ricorso e pagare la multa


Quando contestare una multa per divieto di sosta

A chi non è capitato almeno una volta di trovare una multa per divieto di sosta sul parabrezza della macchina? In effetti si tratta di un’infrazione molto frequente e i vigili urbani e gli ausiliari del traffico di alcuni comuni sembrano fin troppo diligenti nel portare a termine questo incarico.

Anche se si tratta di una sosta in divieto di posti minuti, si tratta pur sempre di una violazione del Codice della Strada e al proprietario del veicolo non resta che procedere al pagamento della sanzione amministrativa.

Non è raro che il conducente consideri ingiusta la multa, perché magari il ticket per le strisce blu è stato regolarmente pagato ed era ben visibile sul cruscotto, eppure il verbale di accertamento è stato comunque compilato dalla polizia municipale.

Il motivo della contestazione può essere legato anche alla mancanza della segnaletica orizzontale o verticale oppure nel verbale della contravvenzione mancavano alcuni dati importanti che possono riguardare sia l’organo accertatore che il veicolo, auto o moto che sia.

La contestazione della multa non si può presentare sempre e in ogni caso, infatti occorrono delle ragioni precise per supportare la richiesta di annullamento della sanzione. Ecco quali sono le cause più frequenti che possono motivare un ricorso:

  • La multa può avere un vizio di forma, ad esempio la data indicata è sbagliata oppure il modello o la targa del veicolo non sono corretti;
  • Il verbale di accertamento non è stato compilato in ogni sua parte oppure è illeggibile o è stato compilato da chi non aveva l’autorità in quella determinata zona o territorio comunale;
  • La segnaletica orizzontale o verticale non era presente o ben visibile;
  • Il conducente ha ricevuto una nuova notifica, ma ha già provveduto al pagamento;
  • La multa viene recapitata all’indirizzo di residenza del trasgressore dopo 90 giorni dall’infrazione;
  • La sanzione è stata notificata al precedente proprietario del veicolo, ma il passaggio di proprietà è stato effettuato regolarmente.

Queste sono solo le ipotesi più comuni che giustificano un ricorso, ma non sono le uniche, infatti è sempre meglio informarsi bene, così da evitare di pagare una multa ingiusta.

Vediamo adesso qual è la procedura da seguire per contestare una multa per divieto di sosta. Non esiste una sola strada da percorrere, quindi puoi scegliere quella che fa al caso tuo.

Come contestare una multa al Prefetto

La prima modalità per contestare la multa è quella di presentare ricorso al Prefetto. I tempi di prescrizione sono piuttosto lunghi, infatti l’automobilista ha ben 60 giorni di tempo per preparare tutti i documenti e inviare la raccomandata con ricevuta di ritorno alla Prefettura.

Questi 60 giorni iniziano a decorrere dal giorno dell’infrazione e fa fede la data indicata nel timbro postale. In alternativa alla raccomandata, la richiesta può essere presentata a mano, ma in entrambi i casi la pratica è totalmente gratuita.

La richiesta va redatta in carta semplice e deve contenere le generalità del richiedente. Occorre inoltre allegare una copia del verbale di accertamento e tutta la documentazione che può essere utile per supportare la richiesta, come delle fotografie o una copia del ticket del parcheggio. Il richiedente può anche chiedere di essere ascoltato dal Prefetto.

Il Prefetto ha 120 giorni di tempo per emettere un’ordinanza che contiene la decisione. Può decidere di annullare la sanzione, confermarla e anche obbligare il trasgressore a pagare un importo pari al doppio di quello previsto inizialmente.

Se passano 120 giorni senza che il Prefetto abbia emesso l’ordinanza, il ricorso può considerarsi accettato (si parla in questo caso di silenzio assenso) e il conducente non dovrà pagare alcuna sanzione.

L’ordinanza di rigetto obbliga invece il trasgressore a pagare entro 30 giorni dall’ingiunzione di pagamento, che in genere viene notificata entro 150 giorni dal provvedimento.

Come contestare una multa al Giudice di Pace

I cittadini che vogliono opporsi ad una multa ingiusta per divieto di sosta, possono rivolgersi in alternativa anche al Giudice di Pace e in questo caso bisogna seguire un procedimento molto simile a quello che abbiamo già visto.

Il ricorso al Giudice di Pace va presentato entro 30 giorni dall’infrazione e a differenza di quello visto in precedenza ha dei costi, seppur contenuti. Si tratta del contributo unificato, pari a 43€ nel caso in cui la sanzione abbia un importo più basso di 1.100€.

La domanda va presentata in tribunale, presso la cancelleria del giudice, ma si può anche inviare per posta per mezzo di una raccomandata con ricevuta di ritorno. Anche in questo caso vanno allegati copia del verbale e dei documenti di identità, insieme alla documentazione che sostiene la richiesta e alla ricevuta di pagamento del contributo unificato.

Il Giudice di Pace deciderà quindi con una sentenza che può accogliere o rigettare il ricorso, oppure può anche modificare l’importo della sanzione dovuta, ma solo entro il massimo e il minimo previsti dalla disposizione di legge.

La risposta alla richiesta di ricorso viene notificata a chi ha presentato la domanda, che in caso di condanna deve pagare la sanzione entro 30 giorni dalla ricezione di questa comunicazione.

Quando non conviene la presentazione del ricorso

Contestare la multa per divieto di sosta ha senso solo se il richiedente è in grado di provare che si tratta di una sanzione ingiusta. Occorrono quindi delle motivazioni ben precise, altrimenti si rischia solo di perdere tempo e denaro.

Il verbale di sanzione è spesso accompagnato anche dal bollettino per procedere il pagamento. In genere per le violazioni delle regole di circolazione come il divieto di sosta, il trasgressore ha diritto ad una riduzione dell’importo dovuto se paga entro un determinato lasso di tempo.

Questa riduzione è concessa anche a chi ha ricevuto il preavviso di accertamento sul parabrezza. Chi paga invece oltre la scadenza prevista nel verbale, viene sanzionato con una maggiorazione dell’importo.

Quando si tratta di sanzioni pecuniarie di piccola entità, il conducente può valutare di pagare la sanzione e usufruire della riduzione, piuttosto che affrontare il procedimento del ricorso. L’esito della contestazione, infatti, è sempre incerto e può comportare il pagamento di una sanzione ben più salata di quella prevista inizialmente.

Bisogna anche considerare che chi viene sanzionato per divieto di sosta non è soggetto ad alcuna decurtazione dei punti della patente. Il saldo punti si può ridurre solo se la sosta ha luogo nelle strisce gialle, oppure in corrispondenza di raccordi o curve.

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SEO&Love 2019: Digital Marketing, tra SEO e Content Marketing

Il SEO&Love è uno degli eventi dedicati al mondo digitale più apprezzati in Italia: 3.500 partecipanti, 110 speaker, 120 brand e 35.000 tweet, ecco i numeri che raccontano le scorse edizioni.  La prossima tappa è a Verona, il 2 marzo 2019 presso il prestigioso Palazzo della Gran Guardia.

SEO&Love, tecnica e creatività

SEO è l’acronimo di Search Engine Optimization, cioè l’insieme di attività che hanno l’obiettivo di visualizzare il più in alto possibile i nostri contenuti nei risultati dei motori di ricerca. Il Love rappresenta tutte le attività più creative ed empatiche per coinvolgere l’utente in esperienze significativamente rilevanti.

Il SEO&Love si distingue per il suo modo di raccontare l’innovazione digitale, in equilibrio tra spettacolo e generosità di contenuti. Il 2 marzo, a partire dalle 9.30, si darà vita a un’esperienza unica per imprenditori, responsabili marketing, giornalisti, editori e liberi professionisti che vogliono comprendere le migliori strategie di comunicazione e su quali elementi concentrarsi nel prossimo futuro per avere maggiore visibilità online, generare nuove opportunità di business e coinvolgere il proprio pubblico in esperienze significative.

SEO&Love

SEO&Love 2019: argomenti e relatori

Diversity, Brand Journalism, Storytelling, Neuromarketing, Intelligenza Artificiale e Influencer Marketing, SEO e Content Marketing sono gli argomenti principali della prossima edizione e a parlarne saranno affermati professionisti e imprenditori di successo, tra cui: Andrea Fontana il maggiore esperto di Corporate Storytelling in Italia, Francesca Vecchioni Presidente di Diversity Lab, Luca La Mesa Social Media Consultant e President Procter&Gamble Alumni Italia, Irene Colzi influencer e personaggio televisivo, Alessio Semoli Presidente di Prana Ventures e autore di AI Marketing, Giulia Bezzi esperta SEO e Co-Founder di &Love srl, Guido Di Fraia Founder & CEO del Laboratorio di Intelligenza Artificiale IULM AI LAB e Prorettore alla Comunicazione e all’Innovazione presso l’Università IULM.

Molto interessante è il panel dedicato al brand journalism ed editoria online. Tra gli ospiti Marco Bentivogli Segretario Generale FIM-Cisl, ora membro nel Team del MISE sull’Intelligenza Artificiale e Daniele Chieffi giornalista e Head of digital communication and content Factory Agi.

SEO&Love 2019: le novità

Salvatore Russo, Direttore Creativo dell’evento, esperto di Digital Marketing e Founder di &Love srl, per questa edizione ha pensato di raddoppiare l’appuntamento aggiungendo una giornata di formazione. Il primo marzo, infatti,  sono previsti una serie di workshop, tra cui “Giornalismo Digitale”, 4 ore di formazione gratuita accreditata dall’Ordine dei Giornalisti del Veneto che darà diritto a 4 crediti formativi.

Una delle caratteristiche degli eventi &Love è il coinvolgimento delle aziende del territorio e delle istituzioni: anche quest’anno si consolida la collaborazione con la Confesercenti di Verona e con Redoro Frantoi Veneti che offre ai partecipanti momenti enogastronomici indimenticabili. Assoluti protagonisti del pranzo il risotto all’Amarone con pallina di gelato al formaggio e vino Valpolicella.

Ultima novità di questa edizione l’aperitivo, previsto dalle 18:00 alle 19:30, che permetterà di far conoscere altre aziende e aggiungere un ulteriore momento di networking.

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Sky Go: cos’è e come funziona

sky go

Con Sky Go, non perderai nemmeno una partita o la puntata della tua serie preferita. Puoi uscire tranquillamente e goderti il tuo tempo, tanto con l’app della pay tv più famosa del mondo, è possibile seguire i programmi in streaming dal tuo PC, cellulare o altro dispositivo mobile, collegandoti tramite la tua App.

L’attivazione della pay tv in streaming prevede una procedura molto semplice, che ti permette di attivare il tuo account sull’applicazione molto rapidamente.

Ecco i passaggi che devi seguire:

  • vai sul sito www.sky.it, clicca su login ed esegui la registrazione;
  • come una normale procedura di registrazione, prosegui e compili tutti i campi, ricordando di inserire il tuo codice cliente di Sky, il tuo codice fiscale, l’indirizzo email, e in ultimo chiaramente la tua password.

Perfetto. Ora hai creato il tuo account, puoi entrare tutte le volte che vuoi e utilizzare tutti i servizi online, dalla gestione dell’abbonamento, ai pagamenti, fino alla modifica di tutti i dispositivi che si possono connettere a sky go. Quest’ultimo è considerato un servizio “gratuito” per tutti coloro che già usufruiscono di un abbonamento alla pay tv.

Ho utilizzato il termine gratuito, non perché sia necessario il pagamento, ma semplicemente perché è compreso per chi già ha un abbonamento a sky. In sostanza i passaggi sono tre:

  • Crei il tuo account su Sky Go;
  • Scarichi l’App sul tuo device o dispositivo mobile;
  • Accedi ai tuoi canali preferiti e vedi ciò che vuoi, da dove vuoi.

Un’ulteriore precisazione la si deve fare a proposito di Sky Go plus. Quest’ultimo è un servizio in più che ti offre la pay tv, e per il quale però è previsto il pagamento di una differenza. Con Sky Go plus, puoi fare rewind sui programmi che già sono iniziati, rivedendoli così dall’inizio. Utilissimo quando, mentre stai facendo zapping, ti accorgi che un film che volevi vedere da mesi è iniziato da 30 minuti.

Sky Go è incluso negli abbonamenti dei clienti, attivi però già da un anno con la pay tv. Quello che si va a pagare sono i costi di connessione relativi all’operatore utilizzato, quindi fai attenzione a questo particolare, quando decidi di usufruire di questo servizio.

Sky Go Plus, invece, è disponibile per tutti i clienti Sky via satellite e via fibra con promozioni compatibili a 5,40€ al mese. Questo servizio è incluso per tutti coloro che pagano l’abbonamento con Sky Multiscreen.

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Sky Go App: per quali dispositivi è attivo

Sky Go App ti permette, quindi, di rendere il tuo tempo multitasking. Mentre sei in metro, o al parco, accendi il tuo smartphone, tablet o altro e guardi una puntata della tua serie preferita. Puoi prenderti una “pausa tv” ogni volta che vuoi.

Sky Go è disponibile per i seguenti dispositivi mobili:

  • iPhone e iPad con sistema operativo pari o superiore ad iOS 9;
  • Smartphone e tablet con sistema operativo Android pari o superiore a 4.4 (KitKat);
  • PC con sistema operativo Windows 7 o superiore;
  • MAC con sistema operativo OSX 10.9 o superiore.

Per PC/Mac devono essere rispettati i seguenti requisiti.

  1. CPU: Intel Dual Core o Core2 Duo con 2.1 GHz per CPU o AMD con 2.9 GHz;
  2. Memoria: 2 GB RAM o superiore;
  3. Scheda Grafica: con almeno 1 GB RAM o superiore.

Quali canali si vedono con Sky Go App?

Una delle domande più frequenti per chi decide di utilizzare l’applicazione di Sky Go, è relativa ai canali dei quali si può usufruire. La distinzione è tra due tipologie, ovvero:

  • Canali live. Dipende anche dai pacchetti acquistati sul satellite. Ad ogni modo puoi vedere, Sky TG 24, SKY Uno, Sky Atlantic, Sky Arte, FOX, FOX Life, FOXCRIME, Sky Sport 24, Sky Sport 1-3, Sky Sport Plus, Sky Supercalcio, FOX Sports, FOX Sports 2, Sky Sport F1, Sky Sport Moto, EuroSport, Sky Calcio 1-9, Discovery Channel, National Geographic Channel, History Channel, Sky TG 24 Eventi, CNN, DeaKids, Cartoon Network, Boomerang, Disney Junior e Disney Channel;
  • Contenuti on demand. Tutti quelli contenuti in Sky On Demand, comprensivo degli show di culto come X Factor e MasterChef, nonché delle serie TV in onda, reality, approfondimenti, arte e molto altro. Degne di nota sono i telefilm completi a cui accedere, per un’offerta molto simile al compagno SKY Online.

La scelta è più che vasta, come puoi notare. L’App di Sky Go la trovi facilmente sul tuo play store per iPad e iPhone, su Google Play per tablet e smartphone Android, e sul sito skygo.sky.it per PC Windows o Mac.

Il numero massimo di dispositivi dai quali guardare i tuoi canali preferiti è di due. Differentemente con Sky Go Plus, si possono connettere fino a 4 dispositivi. Sky Go e Sky Go Plus rappresentano, effettivamente, una reale opzione di usufruire della televisione non in modo canonico ma ampliato e adattabile alle esigenza degli utenti.

La tecnologia va al passo con l’uomo, tanto quanto l’uomo va al passo con la tecnologia. Non esiste nulla che non si possa fare o vivere, oggi come oggi.

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Contratto di locazione turistica: la durata, la forma scritta, la registrazione

contratto locazione turistica

Tra le varie tipologie di contratto per chi dà in affitto la propria abitazione, c’è anche quello di locazione turistica. Che, attenzione, non è un contratto come gli altri, ma, come si può intuire dal nome, prevede per l’appunto la concessione di un immobile per finalità transitorie, per andare incontro, cioè, a chi sta cercando una casa per le vacanze.

Vediamo nel dettaglio come funziona, da quali leggi è regolato e tutto quello che devi sapere sia che tu sia il locatore (ossia chi affitta la propria abitazione) che il conduttore (ossia chi prende iin affitto).

Cosa si intende per locazione turistica

Intanto, partiamo con la definizione. Come accennavamo, il contratto di locazione turistica è una tipologia di contratto che risponde alle esigenze di chi cerca una casa per un periodo breve, per motivi  di villeggiatura o perché è alla ricerca di un’abitazione per un viaggio in particolare, o per un soggiorno di riposo o curativo, insomma per qualsiasi motivo che preveda il godimento temporaneo del bene.

Questo tipo di locazioni vengono definite “pure” perché regolano solo il godimento dell’abitazione e non la fornitura di servizi accessori o complementari, anche perché sono vietati dalle Legge.

A proposito di Legge, tale tipologia di contratto è regolato dagli articoli 1571 e seguenti del Codice Civile, dalle legge sugli immobili urbani, secondo come è stata modificata dal Codice Turismo (D.legs n.79/2001) e dal D.Lgs.50/2017, convertito in legge n.96/2017 sul regime fiscale delle locazioni brevi che ha introdotto diversi adempimenti a carico degli agenti immobiliari e degli affittuari.

Quest’ultimo intervento legislativo riguarda in particolare i contratti di locazione turistica di breve durata, inferiore ai 30 giorni, sottoscritti dai privati.

Nel contratto di locazione turistica, inoltre, c’è da fare una differenza: tra l’uso vacanze ossia una tipologia di affitto che si ripete negli anni (hai presente coloro che affittano la stessa casa per esempio tutti i mesi di agosto nella stessa località?) e affitto per uso turistico puro con cui si intende un periodo di affitto una tantum, ossia che non si ripete. Per esempio: dal 20 al 27 febbraio 2019.

Contratto di locazione turistica: perché è importante la forma scritta

Anche se tale tipologia di contratto è transitoria, questo non vuol dire che non sia necessario metterla per iscritto:; tutt’altro. Il contratto, per avere un valore legale, deve essere pertanto redatto in forma scritta.

La registrazione del contratto di locazione turistica: cosa devi sapere

E questo tipo di contratto dev’essere registrato? Non per forza: se ha durata inferiore ai 30 giorni non è obbligatorio. Se invece la locazione supera il mese, la registrazione deve avvenire entro 30 giorni da quando è stato firmato da entrambe le parti.

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Cosa deve contenere il contratto

Per essere, inoltre, un contratto valido è necessario che siano indicati:

  • il tipo di immobile che viene dato in affitto così come è registrato al catasto
  • il canone di affitto e come viene corrisposto. Di solito, come per il contratto di locazione a uso abitativo, viene indicato annualmente e poi frazionato, spesso con pagamento anticipato
  • lo scopo di questo contratto: se l’immobile è per uso turistico, uso vacanze o eventualmente uso weekend
  • la durata ossia il periodo entro cui il conduttore può usufruire dell’immobile
  • l’arredamento: se il locatore sta dando in affitto un appartamento ammobiliato, cosa che è molto probabile per questa tipologia di locazione, devono essere indicati chiaramente i mobili inclusi. Cosa che di solito viene fatta in una lista a parte in modo che il locatore possa verificare che, al momento della consegna delle chiavi da parte del conduttore, ogni cosa sia al suo posto o cosa invece è stato danneggiato
  • la cedolare secca ossia la possibilità di avere un regime fiscale agevolato alternativo all’IRPEF che prevede un’aliquota fissa agevolata al 21%, applicabile applicato esclusivamente al reddito generato dalla locazione
  • il recesso: ossia la possibilità per il conduttore di rinunciare al contratto prima della sua scadenza
  • la caparra: la somma che viene versata dal conduttore come garanzia della serietà dell’impegno da parte di entrambi. La caparra può essere
  • eventuali altre richieste: come per esempio l’espresso divieto di fumare, di portare animali in casa, di ospitare altra gente o magari di dare delle feste oltre una certa ora. Sono tutte richieste che il conduttore può fare e mettere per iscritto nel contratto.

Lo sapevi che la caparra, che sarebbe più corretto chiamare cauzione, non è obbligatoria? È però consuetudine di chi affitta casa richiederla in modo da tutelarsi nel caso di eventuali danni. Quanto deve essere la caparra? Non c’è né un minimo né un massimo, ma viene lasciata alla libera contrattazione delle parti.

La caparra, inoltre, può essere penitenziale e si perde in caso di recesso o confirmatoria: si perde lo stesso in caso di recesso ma dà diritto al locatore di chiedere il risarcimento dei danni.

Contratti di locazione turistica e tassa di soggiorno

Per quanto riguarda gli affitti con durata inferiore ai 30 giorni, la legge n.96/2017 ha previsto che debba essere applicata la tassa di soggiorno anche da parte dei privati che danno in affitto la propria abitazione. Ogni comune può poi decidere in maniera totalmente libera se istituire o rimodulare la tassa di soggiorno che può arrivare massimo a 5 euro a notte.

Comunque sia i locatori – non solo chi ha un b&b ma anche chi affitta per esempio con Airbnb o altri portali – devono pertanto richiedere la tassa di soggiorno se appunto il comune lo prevede.

Gli importi, dunque, variano di città in città e il periodo di tassazione non supera di solito i 7 giorni: chi alloggia per un periodo superiore, non è costretto a pagarla per tutto il periodo ma sola la prima settimana. Per sapere con esattezza quanto richiedere, bisogna fare riferimento ai regolamenti locali. Attenzione: ci sono dei casi in cui i comuni prevedono una riduzione della tassa o un non pagamento come capita per esempio per i giornalisti nel comune di Cefalù (Palermo).

Quanto alla riscossione, spetta ovviamente al locatore e deve essere richiesta al momento dell’arrivo. Il locatore deve anche rilasciare una ricevuta che riporti: l’importo, il periodo di soggiorno e le persone che ne usufruiscono. Ci sono anche comuni che prevedono dei modelli prestampati, se non dovessero esserci, puoi usare il classico blocchetto delle ricevute.

Contratto di locazione turistica Airbnb

Per la tua locazione turistica utilizzi Airbnb? Come riporta il famoso sito americano, devi rispettare le leggi e i regolamenti previsti in Italia, ossia tutto quanto abbiamo detto sopra. Pertanto, anche se il tuo è un affitto che dura meno di 30 giorni, devi comunque stipulare un contratto di locazione breve con l’ospite al momento del check in.

Come abbiamo detto sopra, se si tratta di un periodo di tempo così breve non sei tenuto a registrarlo, ma sei tenuto comunque a redigerlo per iscritto. La piattaforma, infatti, non interviene in merito alla legislazione nazionale, ma dà consigli su come essere un host responsabile.

Affittare una casa per motivi turistici, alla luce di quanto abbiamo detto, non è meno impegnativo rispetto a una locazione per uso abitativo: ricordati pertanto di rispettare tutte le regole, di prevedere una forma scritta del contratto e che, superati i 30 giorni di permanenza del conduttore, dovrai registrare il tuo contratto.

Seguire queste semplici eppure importanti direttive, farà sì che la tua locazione turistica sia un modo per sfruttare al meglio una seconda casa, una casa al mare o in montagna e arrotondare le tue entrate.

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Come disporre gli alimenti in frigorifero per risparmiare

come disporre alimenti in frigorifero

Tutti vogliono eliminare gli sperperi in casa e partire da come disporre gli alimenti in frigo può essere un buon inizio.

Tra i vantaggi immediati c’è la riduzione dello spreco di cibo e un risparmio economico in bolletta. Organizzare il frigorifero in modo intelligente migliora, infatti, anche l’efficienza economica della tua casa, garantendoti consumi energetici più bassi.

Perché il frigorifero consuma tanto?

Il frigorifero consuma molto di più di quello che ti aspetti. Questo elettrodomestico, infatti, resta acceso 24 ore su 24 con un impatto non indifferente sulla tua bolletta in termini economici. Se segui qualche consiglio sulla disposizione del cibo nel frigo, potresti risparmiare fino a 100 euro all’anno in bolletta.

Se non sei ancora convinto che migliorare la disposizione degli alimenti in frigo ti aiuti a risparmiare pensa che questo ti costa dai 180 ai 220 euro all’anno. 

Acquistare un nuovo frigo per risparmiare

Investire nell’acquisto di un frigorifero di ultima generazione, sul lungo periodo, ti costerà meno di quanto ogni anno il tuo frigo attuale consuma.

Gli elettrodomestici hanno una classificazione di consumo energetico. La classe è un indicatore del consumo energetico del frigo, in questo caso. Più è alta la classe, maggiore sarà il risparmio in bolletta (ma l’acquisto verrà ammortizzato in un tempo più lungo, solitamente almeno 3 anni).

Quando scegli un nuovo frigo fai attenzione:

  • che il frigo non contenga CFG (clorofluorocarburi) perché dannosi per la salute e difficili da smaltire;
  • scegliere un modello che sia adatto alle tue esigenze: quanti siete in famiglia, che abitudini alimentari avete, usate più il congelatore o solo il vano frigo?
  • scegliere un modello pratico e dalla giusta dimensione: versione americana o due porte? Grande o piccolo?
  • considera la classe energetica (AAA è quella ideale).

Disposizione del cibo in frigo

Abbiamo detto che la disposizione del cibo in frigo può aiutarci a risparmiare oltre 100 euro l’anno. Come si organizza un frigorifero per risparmiare, allora? Scopriamolo con pochi e semplici consigli.

Non riempire troppo il tuo frigo

Il troppo stroppia, anche nel tuo frigorifero. Non riempire in modo esagerato vani e cassetti perché l’energia richiesta per mantenere tutte le zone ugualmente fresche è tantissima. Fai una spesa ragionata (altri soldi risparmiati!) e disponi gli alimenti secondo un ordine preciso:

  • alcune verdure puoi anche conservarle a temperatura ambiente risparmiando spazio ed energia elettrica. Ovviamente, da evitare d’estate. Per le altre verdure e frutta, regolati come al banco orto-frutta del supermercato: in questo caso, copiare è d’obbligo e ti fa risparmiare;
  • formaggi, salumi ed uova vanno posti al centro del frigo non negli sportelli perché lì ci vanno cibi che sopportano bene gli sbalzi di temperatura (effetto apro-chiudo);
  • per acqua, vino e altre bibite utilizza la porta, così come per salse, condimenti e succhi di frutta.
  • carne, pesce e verdure vanno tutte nel cassetto della frutta, in basso;
  • utilizza sacchetti e contenitori di plastica per il freezer, consumano meno energia.

Mantieni le buone abitudini

Le buone abitudini fanno risparmiare, lo sapevi?

Evita di aprire continuamente il frigo perché ogni volta che compi questa azione consumi energia perché l’elettrodomestico deve raffreddare di nuovo tutto il suo interno.

No ai cibi caldi in frigo! Tantissime persone hanno la pessima abitudine di cucinare, mettere il cibo in contenitori e disporli, ancora caldi, nel frigorifero. Nulla di più sbagliato, sia per la salute che per la bolletta. Per raffreddare il contenitore caldo, infatti, il motore del tuo frigorifero impegna tantissima energia. Aspetta che si raffreddi il tutto prima di mettere in freddo i cibi e vedrai che risparmio!

Se devi scongelare un alimento, invece, non riporlo subito all’esterno. Utilizza il vano frigorifero per scongelarlo: sarà più lento, è vero, ma il freddo dell’alimento darà un po’ di aiuto al motore del tuo elettrodomestico a richiedere meno energia. Si tratta di un risparmio di pochi centesimi all’anno ma fa molto bene al frigo e all’ambiente.

Un’altra buona abitudine è quella di regolare correttamente il termostato per la temperatura interna del frigo. Mantieni il vano frigo tra i 3 ed i 5 gradi per cibi sempre freschi, il congelatore va impostato tra i 18 ed i 15 gradi sotto zero.

Un ultimo accorgimento è quello di tenere il frigorifero lontano dalle fonti di calore come fornelli e forni ed, ancora, da zone dove batte direttamente il sole. Tienilo a 15-20 centimetri dalla parete per portare al minimo lo sforzo del motore.

Hai curiosità, dubbi o suggerimenti su come organizzare un frigo e risparmiare in bolletta? Scrivici, restiamo a tua disposizione!

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