Digital Health, un mercato in crescita con le assicurazioni in primo piano

Come sta cambiando il mondo della salute? Quale ruolo giocano le nuove tecnologie e l’innovazione nella strategia delle grandi aziende? Living the new ecosystem è stato l’appuntamento della Milano Digital Week, lo scorso 15 marzo presso la Samsung Arena, in cui si è cercato di dare risposta a questi quesiti. Il momento è caldo, per diversi motivi: da un lato mega-trend globali come l’invecchiamento della popolazione e l’allungamento delle aspettative di vita rappresentano un successo della nostra società ma pongono anche diverse sfide che chiamano direttamente in causa non solo il settore pubblico ma le aziende private, come le assicurazioni; dall’altro, innovazione e tecnologie digitali permettono non solo di curare meglio le persone, ma di migliorare la qualità dei servizi, in un’ottica di prevenzione.

L’incontro milanese, sessione italiana di Frontiers Health, l’evento più importante in Europa in tema di innovazione digitale in ambito salute che si tiene ogni anno a Berlino, è stato organizzato da Healthware, società che si occupa di e-health, e BNP Paribas Cardif, gruppo assicurativo tra i primi dieci in Italia.

Che cosa è emerso dall’evento?

Prima di tutto che il mercato della digital health sta crescendo velocemente in tutto il mondo; che anche questo, come altri mercati, è diventato cross-industry e vede l’emergere di ecosistemi, in cui le assicurazioni assumono una nuova dimensione mentre le startup trovano partner che permettano alle loro soluzioni di frontiera di raggiungere il mercato.

Il boom della digital health

Nel 2018 a livello globale sono stati investiti ben 18 miliardi di dollari nelle startup legate al mondo della digital health in 598 operazioni, con una crescita del 56% in valore rispetto al 2017. “Siamo ai livelli dell’industria farmaceutica – ha sottolineato Roberto Ascione, fondatore e CEO di Healthware Group presentando questi dati – Si investe tantissimo nelle startup, ma anche nei consolidamenti e l’M&A diventerà un tema sempre più importante di interiorizzazione dell’innovazione in grandi aziende che hanno poi la capacità di distribuirle e di farle giungere al grande pubblico”.

Roberto Ascione segnala anche la crescente importanza dei Digital Therapeutics, soluzioni software o combinazioni di software + farmaco validati scientificamente, che molti investitori definiscono come la nuova frontiera della medicina, come lo sono stati i farmaci biologici.

‘E’ nata anche un’associazione internazionale, tra le grandi aziende che stanno investendo in questo settore e le prime startup che hanno costruito le prime digital therapeutics, – spiega Ascione – si chiama Digital Therapeutics Alliance (ndr.di cui Roberto Ascione è anche founding advisor) – Tra le prime esperienze interessanti che si sono viste, ci sono casi come quello di Novartis con Pear Therapeutics, le prime aziende che hanno saputo sfruttare le regole che l’FDA ha messo a disposizione da circa un anno, per sviluppare un servizio di Digital Therapeutics che ha ottenuto la prescrivibilità e la rimborsabilità dal servizio sanitario. E’ un tema molto interessante perché porta il mondo del ‘software as a service’ nel settore farmaceutico, una contaminazione che non abbiamo mai visto prima’.

Altri temi da tenere d’occhio sono, sempre secondo Ascione, le applicazioni dell’intelligenza artificiale, il settore del ‘lifestyle as a medicine’, ovvero il settore della prevenzione basata sul corretto stile di vita, delle interfacce uomo-macchina e delle competenze.

Per l’imprenditore e manager, il digitale permette passi da gigante in ambito salute, ma è fondamentale che risponda sempre a precise esigenze, monitorandi i bisogni non soddisfatti per poi allineare le possibili soluzioni con i punti di contatto nel ‘patient journey’ digitale. Le startup possono portare un contributo decisivo ma hanno bisogno di lavorare con le aziende per portare le loro soluzioni sul mercato.

Il ruolo delle compagnie assicurative nel digital health

Grazie alle tecnologie digitali, e non solo, il ruolo dei player assicurativi nel mercato della salute è destinato a cambiare rispetto agli schemi tradizionali: le compagnie possono avere un ruolo più attivo, propulsivo, persino semplificativo, in relazione a come le persone si prendono cura del proprio benessere. “Grazie alle nuove tecnologie e all’accesso a internet, le persone sono molto più attente alla salute, e questo a noi interessa – ha spiegato Isabella Fumagalli, CEO di BNP Paribas Cardif e Coordinatore di BNP Paribas International Financial Services (IFS) per l’Italia – perché se le persone si curano stanno meglio e ciò si sposa con quell’obiettivo, che come azienda ci siamo dati, di aiutare i nostri clienti a prevenire, prima che a curare. Ma non solo: le persone si fidano di noi, sono disposte a condividere i propri dati sanitari e in questo modo possiamo davvero aiutarle a prendersi cura del proprio benessere”. Una grande opportunità, spiega, non solo per avere un impatto positivo sulla società, ma per migliorare il proprio business; un’opportunità che per essere colta appieno deve essere condivisa in un ecosistema di partner. ‘Molte persone rinunciano a curarsi perché è troppo costoso o perché non sanno a chi rivolgersi, ma se si ragiona come ecosistema tecnologico si possono rendere facilmente accessibili a tutti i servizi utili per curarsi, ad esempio il tele-consulto con medici certificati”.

Isabella Fumagalli sottolinea come le aziende e le assicurazioni affrontino oggi una triplice sfida: trasformazione digitale, sociale e ambientale. “Solo con la collaborazione, in questo contesto, si possono ottenere risultati davvero potenti. Sono una sostenitrice dell’open innovation, che ci permette di trovare valore anche nelle capacità e idee degli altri, in un’ottica di ecosistema: è quello che stiamo facendo lavorando con diversi partner. Siamo in una fase in cui la creatività paga, la voglia e la disponibilità a mettere la nostra intelligenza emotiva o tecnica al servizio di una nuova idea è fondamentale per affrontare il futuro”.

Concorde con questo tipo di visione anche Andrea Veltri, Chief Marketing Officer and Strategy di BNP Paribas Cardif. “L’industria assicurativa deve trasformarsi da industry verticale a industry orizzontale, costruita intorno al cliente, dove l’assicurazione è un pezzo dell’offerta e al centro c’è l’assistenza, il servizio. In ambito health la nostra value proposition deve diventare sempre più preventive ‘io farò il possibile perché tu non ti ammali e se non riuscirò ti pagherò le cure’. In questa nostra missione siamo credibili e su questo possiamo costruire un nuovo patto con il cliente, ma dobbiamo anche trasformarci attraverso la collaborazione con altre aziende’.

Andrea Veltri ha ricordato che la stessa BNP Paribas Cardif sta lavorando in questa direzione e ha già creato un ecosistema di partner (tra cui EY, Healthware, D-Heart, Applix e altri).

‘Il futuro dell’industria assicurativa sta nella gestione di questa complessità di partner, che non è gestione dei fornitori, ma significa lavorare e collaborare assieme come ecosistema per offrire un servizio in cui la polizza è solo un tassello, in cui la customer journey complessiva permetta finalmente alle assicurazioni di essere preventive’.

Il ruolo delle startup nel digital health: il caso D-Heart

Tra le collaborazioni con startup attivate da BNP Paribas Cardif c’è quella con D-Heart, che ha vinto l’edizione 2016 della call Open-F@b Call4Ideas (realizzata in collaborazione con InsuranceUp). D-Heart, nata a Genova nel 2015, ha sviluppato una tecnologia eccezionale: il primo dispositivo ECG per smartphone semplice da usare, clinicamente affidabile, portatile ed economico. Permette a chiunque di eseguire un ECG ospedaliero in totale autonomia, ottenendo un responso immediato (un triage cardiologico a semaforo per dare indicazione al paziente su cosa fare) e inviando il referto al proprio medico di fiducia o a un servizio di tele-cardiologia 24/7.

D-Heart permette alle persone di monitorare la salute del proprio cuore, di registrare un ECG ogni volta che ci sono sintomi sospetti, di condividerli con il medico di fiducia e stabilire un processo decisionale condiviso. Ma non solo, D-Heart è anche una soluzione per il monitoraggio della salute anche in Paesi in via di sviluppo in cui i cardiologi sono pochissimi ma, come in altri Paesi occidentali, le patologie cardiache sono una delle principali cause di morte tra la popolazione. D-Heart è, infatti, una società a vocazione sociale e collabora anche con diverse ONG tra cui AMREF, Intersos e la Fondazione Corti. Grazie alla collaborazione con queste organizzazioni, la tecnologia D-Heart viene messa a disposizione all’interno di particolari progetti come quelli di supporto sanitario alle giovani madri in Kenia, o il monitoraggio dei migranti in Italia e Grecia.

La società ha lanciato da pochi mesi il suo prodotto sul mercato, acquistabile on line, in ambulatori e farmacie. Con BNP Paribas Cardif ha cominciato a collaborare dopo la vittoria di Open-F@b Call4Ideas: da allora D-Heart è passata da MVP (Minimum Viable Product), cioè un test, a prodotto validato e affidabile, facile da usare, allineato agli standard richiesti dalla compagnia che lo integrerà nelle proprie offerte di nuove polizze salute improntate alla prevenzione.

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MaBasta, la startup più giovane d’Italia guarda al futuro

Una competition che vale più di una exit. Daniele Manni non ha dubbi: la vittoria di Open-F@b Call4Ideas per i ragazzi di MaBasta è una grandissima occasione. “Non solo un trampolino di lancio verso il mondo delle aziende, ma la possibilità concreta per i miei ragazzi di confrontarsi con esperti e di essere formati da loro” dice il professore che ha guidato i suoi studenti alla vittoria della call lanciata da BNP Paribas Cardif.

MaBasta è la startup pugliese che ha messo a punto un sistema per contrastare il bullismo e il cyberbullismo: con questo progetto si è aggiudicata il primo posto della call lanciata dalla compagnia assicurativa e dedicata alla positive impact innovation. Un’occasione che darà ai fondatori di MaBasta la possibilità di essere supportati da BNP Paribas Cardif nello sviluppo e nella concretizzazione del loro progetto.

MaBasta è una startup nata tra i banchi di scuola dell’Istituto Galilei-Costa di Lecce e i suoi fondatori sono studenti diciassettenni guidati dall’unico membro adulto del team: il professore di informatica Daniele Manni. Un nome ormai noto sia nel mondo della scuola sia nell’ecosistema italiano. Perché Daniele Manni è un Prof-imprenditore: oltre alle materie standard, infatti, dedica il 40-50% delle ore di lezione a materie non convenzionali quali innovazione, creatività e cambiamento, al fine di incentivare i suoi studenti nell’ideazione e gestione innovativa di micro e piccole attività imprenditoriali. Un’intuizione per la quale nel 2015 è stato candidato al “Nobel” per l’insegnamento, il “Global Teacher Prize” e l’anno scorso è stato l’unico italiano tra i 12 finalisti al mondo agli “Innovation and Entrepreneurship Teaching Excellence Awards”, ossia il premio dedicato all’eccellenza didattica proprio in tema di innovazione e imprenditorialità.

Oltre al risvolto concreto, per alcuni alunni, di un possibile lavoro creato con le proprie mani (“alcune startup nate tra i banchi di scuola sono diventate piccole imprese che assumono persone” dice), questa particolare didattica con la vocazione all’auto-imprenditorialità under 18 contribuisce a instaurare nei suoi studenti una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie capacità, una maggiore resilienza e una più radicata fiducia nel futuro.

Come nasce MaBasta, la startup anti-bullismo

MaBasta nasce dopo un fatto di cronaca: “Due anni fa a Pordenone una ragazzata bullizzata si è suicidata lasciando un biglietto ai compagni di classe. ‘Ora sarete contenti’ ha scritto. Un fatto che mi ha molto turbato” racconta Manni. Ne parla con i suoi ragazzi a scuola invitandoli a segnalare eventuali azioni violente di cui fossero a conoscenza. Un’idea che si concretizza in un’impresa che viene fondata il 6 febbraio 2016, data non casuale: il 6 febbraio, infatti, è la giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo. In quell’occasione i ragazzi hanno presentato un vero e proprio protocollo in punti che ha l’ambizione di entrare in tutte le scuole italiane, dalle elementari alle superiori, per sconfiggere bullismo e cyberbullismo.

Nel primo punto gli studenti di MaBasta propongono la scelta in ogni classe di un docente referente per il bullismo. Il Ministero dell’Istruzione aveva già proposto la stessa idea ma chiedendo la scelta di un prof per istituto. “I ragazzi chiedono, invece, che la scelta di un professore referente avvenga per classe perché una figura più vicina a loro può aiutarli nella denuncia di atti di bullismo” continua Manni. Il secondo punto riguarda la compilazione in ogni classe di un questionario attraverso il quale il docente referente può valutare la presenza di bulli e bullizzati. C’è poi l’introduzione di una Bulli-Box in ogni scuola, dove gli studenti possono lasciare segnalazioni in forma anonima (la stessa possibilità è offerta sul sito di MaBasta con una Bulli-Box digitale); l’individuazione di una “bulliziotta” e di un “bulliziotto”, ragazzi che all’interno della classe hanno il compito di segnalare eventuali azioni di bullismo al docente referente. “L’obiettivo finale è permettere ad ogni classe di raggiungere lo status di classe debulizzata” spiega Manni.

Il progetto pilota è partito in alcune scuole medie del circondario; ora è già stato approvato in due scuole della provincia di Lecce.

L’impatto sociale di MaBasta e la vittoria di Open-F@b Call4Ideas

L’impatto sociale di una startup come MaBasta è evidente: è un’impresa sociale che opera principalmente attraverso l’uso consapevole e positivo della rete internet e della tecnologia, la cui mission è contrastare in maniera concreta un fenomeno di disagio diffusissimo tra i giovani. Un progetto nato dal basso, cioè dai ragazzi, e rivolto ai ragazzi: è la prima volta che ad occuparsi di bullismo e cyberbullismo sono i giovani stessi, ossia coloro che sono direttamente coinvolti e protagonisti (dalle vittime ai bulli agli spettatori).

Un dettaglio che non è sfuggito alla giuria di Open-F@b Call4Ideas. “Il tema di Open-F@b Call4Ideas ci sta particolarmente a cuore – ha dichiarato Isabella Fumagalli, CEO di BNP Paribas Cardif e Coordinatore di BNP Paribas International Financial Services (IFS) per l’Italia – perché per noi l’innovazione non è più solo una questione tecnologica. Vogliamo innovare per prevenire, assistere e proteggere meglio i nostri clienti, migliorando la qualità della vita delle persone”.

open-f@b 2018

E pensare che MaBasta ha partecipato al contest di BNP Paribas Cardif solo per “un esercizio”. “Ho invitato i ragazzi a rispondere alla call perché potessero imparare a prendere dimestichezza con bandi e gare” continua il docente di Lecce. Che ricorda con emozione la telefonata con cui i suoi ragazzi gli hanno annunciato la vittoria. “Pensavo fosse uno scherzo. Ho capito che era vero dalla voce spezzata dalle lacrime” puntualizza Manni, senza nascondere un pizzico di orgoglio: “Hanno fatto qualcosa di buono che è stato riconosciuto fuori dall’ambiente scolastico, addirittura da esperti in un contest internazionale”.

Gli studenti di MaBasta, infatti, sono partiti da soli, senza il loro prof, per Milano, in occasione della finale della call lo scorso novembre: “Erano nervosi, avevano paura. In fondo, sono solo studenti abituati a confrontarsi con altre scuole. Questo invece è un contest internazionale aperto a vere e proprie aziende. Ci sembrava già un grande traguardo essere arrivati tra i primi dieci” racconta ancora Manni.

Perché Open-F@b Call4Ideas è importante per MaBasta

A legare la startup fondata dagli studenti di Daniele Manni a Open-F@b Call4Ideas è proprio la vocazione sociale che BNP Paribas Cardif ha attribuito alla call del 2018. “L’anno scorso soggetti pubblici e privati hanno iniziato a proporre contributi per MaBasta. Eravamo a un punto importante nella storia di questa startup: decidere se creare un’associazione o un’impresa sociale. Abbiamo optato per quest’ultima” continua Manni. Una scelta importante perché, sottolinea il docente, MaBasta non è un’associazione di volontariato ma “un’impresa che deve garantire uno stipendio a chi ci lavora e l’utile che si ricava va poi investito nella causa sociale che è il cuore stesso dell’impresa. In questo passaggio l’aiuto di BNP Paribas Cardif è fondamentale: chi meglio di loro potrà spiegare ai miei ragazzi come muoversi sul mercato?” conclude il docente.

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Incentivi alla rottamazione: quando sfruttarli per cambiare auto

Ecco come e quando conviene cambiare la vecchia auto con una vettura a zero emissioni (o quasi). Arrivano gli incentivi alla rottamazione e gli Ecobonus 2019

L’inquinamento delle nostre città raggiunge sempre più spesso dei livelli preoccupanti. Per migliorare la salubrità dell’aria Governo, Regioni e le stesse case automobilistiche hanno previsto incentivi e agevolazioni, soprattutto per chi decide di rottamare la vecchia auto.

Comprare una vettura elettrica o ibrida, per sostituire una vecchia automobile inquinante, può rivelarsi un ottimo investimento. Gli automobilisti italiani che sfruttano questi bonus che incentivano la rottamazione possono risparmiare fino a 6.000€.

Scopri in che modo la scelta dell’auto può avere un impatto positivo sull’ambiente

Ecco le emissioni di CO2 che rendono l’auto inquinante

Bonus fino a 6.000€ per chi rottama la vecchia auto e ne acquista una ecologica

Tutte le novità legislative introdotte nel 2019

In arrivo il bollo che si paga in base all’uso dell’auto e alle emissioni di CO2


Riscaldamento globale ed emissioni inquinanti

La qualità dell’aria che respiriamo oggi, e che respireranno le nuove generazioni in futuro, dipende per lo più dalle scelte di politica economica, ma anche i privati cittadini possono contribuire a ridurre l’impatto dell’inquinamento sull’ambiente.

La scelta di una macchina a zero emissioni di CO2 per la propria mobilità, per esempio, ha un effetto positivo sull’abbassamento delle particelle inquinanti dovute al traffico cittadino. Quando questa soluzione sostenibile viene adottata da molte persone e (perché no?) anche dalle aziende, i benefici per l’ambiente si moltiplicano.

Anche se il comportamento di un privato cittadino non può, di certo, avere un impatto sul riscaldamento globale del pianeta, ognuno può fare la sua parte. Un primo passo potrebbe essere proprio la scelta dell’auto da guidare. Se poi gli incentivi permettono anche di abbassare il costo della vettura, l’acquisto di un mezzo non inquinante diventa la soluzione più ovvia e conveniente.

Quali autovetture saranno considerate inquinanti

Con la rottamazione delle auto inquinanti e l’acquisto di un vetture elettriche o ibride è possibile accedere a interessanti agevolazioni. Ma quali sono esattamente le auto inquinanti? In generale, possiamo affermare che le auto alimentate a benzina o diesel hanno delle elevate emissioni di CO2.

Per contrastare l’acquisto di queste autovetture il Governo con la Legge di Bilancio 2019 ha infatti previsto una “Ecotassa”, che va da 1.100 a 2.500€ a seconda delle emissioni di CO2 prodotte per ogni chilometro.

L’Ecotassa 2019 è prevista, in particolare, per tutte le auto e i Suv che producono emissioni di CO2 superiori a 160g per ogni chilometro percorso. Se i livelli salgono fino a 250g/km allora l’automobilista pagherà l’importo più elevato, pari a 2.500€.

Gli incentivi previsti per la rottamazione di un’auto inquinante

Chi rottama un’auto inquinante per acquistarne una a basso impatto ambientale ottiene diversi vantaggi, come consumi ridotti, spesso uno sconto da parte delle case automobilistiche e qualche Regione prevede anche agevolazioni sul pagamento delle tasse, in particolare del bollo auto.

L’aspetto più interessante è, di certo, la possibilità di accedere agli incentivi fiscali introdotti col decreto Ecobonus e voluti dal Ministero dei Trasporti e dello Sviluppo Economico. Vediamo nel dettaglio in cosa consistono queste agevolazioni.

Chi acquista una vettura elettrica o ibrida con emissioni di CO2 da 0 a 20g/km ha diritto ad un bonus di 4.000€, se invece le emissioni vanno da 21 a 70g/km allora il bonus scende a 1.500€. In totale, il capitale stanziato per questo incentivo ammonta a 60 milioni di euro per il 2019 e 70 milioni per i prossimi due anni.

La legge prevede che la vettura nuova debba avere un costo non superiore a 50.000€ più IVA. Inoltre, l’immatricolazione del mezzo deve avvenire entro 5 mesi dalla data della sua prenotazione presso la concessionaria di auto. La nuova auto si può acquistare anche mediante finanziamento o leasing.

Una volta che le risorse stanziate dallo Stato si saranno esaurite, bisognerà attendere l’anno successivo per ottenere l’agevolazione, quindi, chi intende sostituire la propria auto con una non inquinante dovrebbe affrettarsi per non perdere questa opportunità.

L’Ecobonus si può sommare anche all’incentivo per la rottamazione delle auto inquinanti, pari a 2.000€. Il risparmio totale per chi compra una vettura elettrica o ibrida può quindi arrivare complessivamente a 6.000€.

Nel caso di acquisto con rottamazione della vecchia auto, è la stessa concessionaria a farsi carico di tutti gli adempimenti per la demolizione del veicolo e la sua cancellazione dal PRA, che deve avvenire entro 30 giorni dalla consegna del mezzo. I costi della rottamazione variano in base al Comune e rimangono, comunque, a carico del proprietario del mezzo.

Anche se si tratta di un’auto vecchia di 10 anni, la rottamazione dà diritto ai contributi nel caso in cui la vettura da demolire faccia parte dalle categorie Euro 1, Euro 2, Euro 3 ed Euro 4. Visto che le agevolazioni statali sono partite il 1° marzo 2019 alcune Regioni hanno deciso di giocare d’anticipo e prevedere degli ulteriori incentivi per la rottamazione auto.

Tra le Regioni che si sono attivate per favorire la rottamazione delle auto inquinanti segnaliamo la Lombardia, il Friuli Venezia Giulia, il Piemonte, il Veneto, l’Emilia Romagna, la Toscana, il Lazio e la Sardegna, oltre alle province autonome di Trento e Bolzano.

Le assicurazioni dei veicoli rottamati, si potranno trasferire sulla nuova vettura, ma il premio potrebbe subire una variazione in relazione al tipo di veicolo acquistato.

Cosa cambia con la manovra

Il provvedimento legislativo che ha introdotto in Italia le agevolazioni si muove, quindi, in due direzioni diverse: da un lato cerca di scoraggiare l’acquisto di auto diesel o benzina con elevate emissioni di CO2 e dall’altro lato favorisce invece la rottamazione delle vecchie auto e l’acquisto di vetture elettriche, ibride, a gas metano o con impianto gpl.

La manovra era stata annunciata da tempo e le novità che introduce vanno a beneficio sia dell’ambiente che del portafogli del consumatore. Il risparmio va ben oltre il costo della vettura e comprende anche quello del carburante e degli interventi di manutenzione.

I motori delle auto con tecnologia elettrica o ibrida ormai sono in grado di offrire prestazioni di ottimo livello e una guida piacevole sia in città che sui percorsi extraurbani. I combustibili a base di petrolio non sono più indispensabili per alimentare un motore grintoso e performante.

Tutte le case automobilistiche propongono almeno un modello a basse emissioni, quindi la scelta è piuttosto ampia. Bisogna però tenere a mente di non superare il tetto massimo di spesa di 50.000€ più IVA. Sebbene le auto di grande cilindrata e top di gamma restino fuori dall’incentivo fiscale, ci si può orientare sulle pratiche citycar o su berline di medie dimensioni.

Le caratteristiche di questi incentivi lasciano supporre che anche il mercato e l’industria delle auto siano destinati a cambiare sempre più rapidamente. Il numero di auto inquinanti che vediamo in strada, al contrario, potrebbe diventare di molto inferiore a quello attuale, così da lasciare il posto a vetture più ecologiche.

Il bollo auto europeo

Le novità non sono ancora finite, perché tra qualche anno potrebbe essere introdotto il nuovissimo bollo auto europeo, che è destinato a cambiare per sempre le caratteristiche dell’attuale tassa di proprietà.

Questo nuovo bollo sarà uguale in tutti gli Stati dell’Unione Europea e il suo importo cambierà in base ai chilometri percorsi e alle emissioni di CO2. Chi inquinerà di più, sarà quindi costretto a pagare un bollo più salato. Al contrario, i conducenti di automobili a zero emissioni saranno fortemente avvantaggiati dai nuovi criteri per determinare l’importo della tassa.

Per l’arrivo del nuovo bollo dovremo attendere ancora qualche anno, infatti la sua introduzione non è prevista prima del 2026. Nel frattempo si può giocare d’anticipo e sfruttare le agevolazioni sulla rottamazione per cogliere fin da subito tutti i vantaggi previsti per le vetture a zero emissioni.

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Installare un impianto GPL sulla propria auto conviene

Quanto si può risparmiare con un impianto GPL? Scopri se conviene davvero e quali sono i costi da affrontare per installazione, manutenzione e rifornimento

Sempre più automobilisti decidono di equipaggiare la propria auto con un impianto GPL e il motivo è uno soltanto: risparmiare sui costi del carburante .

Ma l’impianto GPL è davvero così conveniente? Per rispondere a questa domanda, bisogna valutare ogni aspetto, come i costi per l’installazione dell’impianto, la sua manutenzione e anche l’autonomia che riesce a garantire.

Scopri quanto si può risparmiare

I passaggi per un’installazione in piena sicurezza

Ecco qualche dettaglio sul funzionamento dell’impianto GPL

Tutti i costi da affrontare per installazione, manutenzione e riparazioni

I benefici dell’impianto GPL sull’ambiente e gli incentivi statali

Gli aspetti negativi dell’impianto GPL da conoscere prima dell’installazione


Perché conviene installare un impianto GPL

Il prezzo del combustibili che derivano dal petrolio è in continua fluttuazione, ma ha la tendenza a crescere nel tempo. Questi aumenti si traducono in una spesa sempre maggiore per fare rifornimento di benzina e gasolio.

Per molti l’unica soluzione per ottenere un risparmio è la conversione della macchina a benzina in una vettura alimentata a GPL. È possibile convertire tutti i modelli con un motore alimentato a benzina, con il vantaggio di ridurre i costi per muoversi in città con la propria vettura.

Le differenze tra i due sistemi di alimentazione riguardano soprattutto i consumi, che con l’impianto a GPL si ridurrebbero del 50%. Il risparmio quindi è reale e mese dopo mese permette ai conducenti di migliorare il bilancio economico della famiglia.

La riduzione della spesa per il carburante ha aumentato in modo esponenziale la richiesta di sostituzione dell’impianto di alimentazione. Le officine specializzate nella trasformazione degli autoveicoli lavorano sempre a pieno regime, ma anche le case automobilistiche hanno cercato di soddisfare l’esigenza dei clienti con la produzione delle auto bifuel, alimentate a benzina e GPL.

Come installare un impianto GPL

Per approfittare della convenienza dell’alimentazione a GPL, si deve innanzitutto procedere all’installazione delle bombole omologate. Si tratta di un’operazione complessa, che deve essere affidata solo a meccanici specializzati.

Prima di procedere all’installazione è necessario eseguire una serie di controlli, come quello sul funzionamento del sistema di accensione e dell’impianto elettrico. Le verifiche e il monitoraggio dell’impianto sono ancora più importanti nelle macchine a iniezione diretta, per garantire la massima affidabilità e sicurezza.

Di solito la bombola va collocata nel bagagliaio, ma in questo modo lo spazio si riduce in modo considerevole. Sempre più spesso, infatti, gli automobilisti richiedono l’installazione del serbatoio toroidale, che invece si colloca nel vano che ospita la ruota di scorta.

L’installazione dell’impianto richiede anche una serie di accorgimenti per migliorare la sicurezza. È necessario installare una valvola che impedisce la fuoriuscita di gas quando il motore è spento e una che blocca l’erogazione durante il rifornimento quando il serbatoio è pieno all’80%, così da evitare che la pressione aumenti. Un’altra valvola ancora entra in funzione quando la temperatura del GPL tocca gli 80°C.

Ci sono ancora molte persone che hanno il timore di circolare su strada con una bombola di GPL a seguito, ma come hai potuto notare, questa tecnologia prevede diverse precauzioni che riducono al minimo i rischi. Del resto, se ci pensiamo bene, anche la benzina è un combustibile altamente infiammabile, ma gli standard di sicurezza sono sempre molto alti.

Non è prevista una particolare revisione dell’impianto GPL, ma ogni 10 anni è necessario sostituire le bombole utilizzate come serbatoio.

Come funziona l’impianto GPL

Può essere interessante scoprire qualcosa in più sul funzionamento dell’impianto GPL. Il gas viene spinto dal serbatoio ad un vaporizzatore allo stato liquido. La miscela di GPL e aria viene calibrata da un apposito regolatore in base all’accelerazione.

Prima che il gas arrivi al motore, dove avviene la combustione, deve raggiungere la necessaria pressione e quindi occorre una certa quantità di calore. La temperatura che si raggiunge nella camera di scoppio è maggiore di circa 3 gradi rispetto ai motori alimentati a benzina, infatti l’impianto di raffreddamento gioca un ruolo fondamentale.

Questi dettagli tecnici lasciano intuire che si tratta di un impianto molto strutturato, la cui installazione va affidata solo ad officine specializzate. Ma vediamo adesso nel dettaglio quali sono i costi relativi all’installazione e alla manutenzione.

Quali sono le spese con un impianto GPL

I costi di installazione dell’impianto GPL dipendono da vari fattori e uno di questi è il tipo di serbatoio da utilizzare. Quello cilindrico è il più economico, ma occupa molto spazio all’interno del bagagliaio. L’alternativa è il serbatoio toroidale che si colloca al posto della ruota di scorta. La differenza di prezzo si attesta intorno ai 100 euro circa.

Anche il tipo di iniezione del motore a benzina fa oscillare i costi di installazione in modo importante. La spesa parte da un minimo di 800€ ma può arrivare anche a 2.000€ quando l’intervento è più complesso e ad esempio si tratta di un motore con iniezione sequenziale a più fasi.

A questa spesa vanno aggiunti anche i costi per il collaudo e quelli per l’indicatore del livello di gas, ma per queste due voci non si dovrebbero superare i 200€.

L’installazione di un impianto GPL è quindi un investimento, ma il risparmio mensile sul costo del carburante permette di recuperare la spesa nel giro di qualche anno. Bisogna comunque ricordarsi di tenere nel serbatoio anche una certa quantità di benzina.

Infatti sono pur sempre motori bifuel, che prevedono la partenza con motorizzazione a benzina e solo dopo qualche chilometro il sistema passa in automatico al GPL.

Tra le spese si devono aggiungere anche i costi per la manutenzione dell’impianto GPL, che consiste nella periodica pulizia degli iniettori. Si tratta di un’attività di routine per un meccanico con una certa esperienza e si può scegliere tra la pulizia manuale degli iniettori, dopo averli smontati, oppure la pulizia attraverso degli specifici additivi.

I costi per la riparazione del motore e dei pezzi di ricambio, non sono molto diversi da quelli di un’auto che utilizza gli altri carburanti.

Altri vantaggi per chi ha un impianto GPL

I vantaggi dell’impianto GPL vanno ben oltre quelli economici, ma riguardano ad esempio anche l’ambiente. Le emissioni inquinanti sono inferiori rispetto ai motori alimentati a benzina o diesel, infatti con le vetture GPL la circolazione è ammessa anche durante i blocchi del traffico.

Inoltre, in alcune città, con le auto dotate di impianto GPL si può anche accedere ad alcune zone a traffico limitato per motivi legati all’inquinamento ed evitare di pagare il pedaggio per accedere nel centro della città, come avviene a Milano .

Le macchine alimentate a GPL sono quindi più ecologiche e rendono la mobilità più sostenibile, ma i vantaggi non finiscono qui. Infatti periodicamente sono previsti degli incentivi statali per l’installazione dei nuovi impianti, così l’investimento diventa ancora più conveniente.

Fino a qualche anno fa le auto a GPL non potevano sostare nel parcheggio ai piani interrati per questione di sicurezza, ma questo limite è stato abolito del tutto a partire dal 2002, ma solo per gli impianti che hanno determinate caratteristiche. Infatti si deve trattare di impianti omologati che rispettano tutte le norme di sicurezza e installati dopo il 1° gennaio 2001.

L’impianto GPL: quali svantaggi

Anche un impianto a GPL ha i suoi svantaggi e prima di scegliere di installarne uno, è bene valutare anche questi aspetti negativi. Le stazioni di rifornimento che erogano GPL non sono molte e in alcuni casi di devono percorrere anche molti chilometri prima di raggiungerne una.

Il problema diventa ancora più grande quando si intraprendono dei viaggi di lunga durata e non si può mai avere la certezza di trovare un distributore lungo la strada. È anche vero che quando finisce il gas, si può sempre passare all’alimentazione a benzina, ma in questo modo si vanificano tutti gli sforzi per risparmiare sul costo del carburante.

Un altro svantaggio del GPL è la perdita di potenza del motore, che senza dubbio ha una spinta e velocità maggiore quando è alimentato a benzina o diesel. Nelle auto di nuova generazione che escono di serie con l’impianto GPL o a metano, le prestazioni del motore sono paragonabili a quelle di un’auto a benzina e la differenza non si percepisce affatto, soprattutto nella vetture di grande cilindrata.

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Luci di posizione: quali sono, quando accenderle e differenze con gli anabbaglianti

Quando e come si usano le luci di posizione? Ecco cosa prevede il Codice della Strada e perché queste luci non vanno confuse con gli anabbaglianti

Quando pensiamo ai dispositivi di sicurezza per le auto vengono subito in mente le cinture e gli airbag, ma se ci pensiamo bene anche le luci giocano un ruolo molto importante per la protezione degli automobilisti. Le auto sono dotate di diversi tipi di luci, che si usano in circostanze diverse tra loro, sia durante la marcia che la sosta.

Tutti gli automobilisti conoscono bene come e quando usare i fari abbaglianti e luci posteriori della retromarcia, ma spesso l’utilizzo delle luci di posizione crea qualche incertezza. Visto che si tratta a tutti gli effetti di un dispositivo di sicurezza, cerchiamo di capire bene quali solo e quando si usano.

Ecco cosa sono e a cosa servono le luci di posizione

I colori standard previsti dal Codice della Strada

Tutte le regole che riguardano le luci di posizione

Scopri le multe da pagare in caso di mancato utilizzo o malfunzionamento delle luci di posizione

Come distinguere luci di posizione, anabbaglianti e tutte le altre luci del veicolo


Quali sono le luci di posizione

Le luci di posizione, come dice la parola stessa, hanno lo scopo di indicare la posizione del veicolo durante la sosta, quando la macchina si trova parcheggiata in una strada con una scarsa visibilità. Non occorre invece usarle in un parcheggio e neanche quando l’illuminazione stradale è sufficiente.

Quando la strada non è ben illuminata la sosta del veicolo potrebbe creare un pericolo per gli altri automobilisti, perché non sarebbero in grado di tenersi a debita distanza di sicurezza e potrebbero urtarlo per errore.

Grazie alle luci di posizione la macchina rimane visibile anche in condizioni di scarsa illuminazione e può essere parcheggiata anche dove le luci della strada mancano, sia nei centri abitati che nelle strade extraurbane.

Collocazione e colore delle luci di posizione

Le luci di posizione hanno un colore ben preciso ed eventuali scelte creative da parte degli automobilisti vengono sanzionate con severità. In particolare, quelle collocate nella parte anteriore del mezzo sono gialle o di colore bianco, mentre sono assolutamente vietate quelle blu.

Per il colore delle luci di posizione laterali della vettura la legge prevede che siano di colore arancione, mentre quelle collocate dietro devono essere rosse.

Si tratta di quindi di colori standard e questa prescrizione da parte del Codice della Strada ha lo scopo di evitare ogni possibile confusione nei conducenti. Grazie a questi colori ben precisi, ogni utente della strada che si imbatte in un veicolo fermo sulla carreggiata riesce a identificarlo e quindi evitarlo con sicurezza; ciò avviene, ad esempio, durante un sorpasso.

Codice della strada: quando accendere le luci di posizione

L’utilizzo delle luci di posizione rappresenta un vero e proprio obbligo previsto dal Codice della Strada, ma solo in determinate condizioni e a certi orari. La legge in Italia prevede che vadano accese mezz’ora prima dell’alba e mezz’ora dopo il tramonto e bisogna mantenerle accese durante tutte le ore in qui il veicolo rimane fermo.

Durante la marcia, al contrario, le luci di posizione non bastano, ma bisogna utilizzare una luce più intensa, come quella dei fari anabbaglianti.

Quando il conducente si muove di notte sulla propria auto le luci di posizione rimangono accese insieme alle luci anabbaglianti, ma da sole non sono sufficienti. Per essere ben visibile, la presenza del mezzo durante la marcia dev’essere segnalata da lampadine più potenti, come quelle dei proiettori anabbaglianti che in genere si usano come luci di marcia.

Cosa si rischia se non si accendono

Visto che l’utilizzo delle luci di posizione è obbligatorio in determinate zone ed orari, il marcato rispetto di questa norma stradale comporta l’applicazione di sanzioni amministrative. Le multe vanno da 41 a 168€ nel caso in cui le luci di posizione non siano accese quando è necessario e a questa sanzione si aggiunge anche la decurtazione di alcuni punti della patente.

Prima di mettersi in marcia, ogni conducente dovrebbe verificare che tutte le luci del veicolo siano correttamente funzionanti, infatti gli agenti del traffico che fermano un automobilista possono controllare l’accensione e il funzionamento di tutti i fanali e, in caso di irregolarità, elevare le sanzioni corrispondenti.

Anche il colore delle luci è molto importante, perché il desiderio di luci a led dal colore più accattivante può spingere l’automobilista a cambiare le luci di posizione, magari scegliendo di montare delle lampadine di colore blu.

Anche in questo caso si corre il rischio di pagare delle sanzioni, che arrivano fino a 357€. Quando si tratta di sicurezza stradale, è meglio mettere da parte il senso dell’estetica e utilizzare solo luci di posizione omologate e del colore corretto.

Differenze con i fari anabbaglianti

Molto spesso le luci di posizione vengono confuse con i fari anabbaglianti, ma si tratta di luci che hanno funzione, luminosità e caratteristiche ben diverse. Gli anabbaglianti sono, infatti, delle luci di marcia e non vanno usate durante la sosta.

In particolare, le luci anabbaglianti si usano durante la circolazione notturna e, in alcuni casi, anche di giorno. A volte sono necessarie quando le condizioni meteo sono avverse e il fascio luminoso serve per migliorare la visibilità in caso di pioggia o neve. Per esempio, quando cala la nebbia agli anabbaglianti vanno ad aggiungersi anche i fari fendinebbia.

Gli anabbaglianti si usano anche in galleria e in autostrada, perché in questi casi i fari accesi offrono un’ulteriore segnalazione luminosa della presenza del veicolo, molto utile per prevenire gli incidenti stradali.

Gli abbaglianti, invece, si usano solo quando occorre ampliare la visibilità ad una profondità maggiore. È importante usarli solo quando strettamente necessario e facendo molta attenzione a non puntarli contro un veicolo che sopraggiunge nella corsia opposta, per non abbagliare il conducente.

Tutti i veicoli a motore, compresi ciclomotori e motocicli, sono dotati di luci diurne che fungono da anabbaglianti, ma non tutti hanno le luci di posizione, che sono una prerogativa dei veicoli a quattro ruote.

Tra le luci che non possono mai mancare per garantire la sicurezza della circolazione si segnalano anche le luci delle frecce, che si usano come indicatori di direzione, e quelle della retromarcia. Le luci della targa, invece, garantiscono la sicurezza solo in modo indiretto, perché servono a identificare il veicolo anche al buio.

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Come funziona il blocco dei mezzi pesanti

Tutto quello che c’è da sapere sul blocco dei mezzi pesanti: ecco il calendario, le deroghe previste e le conseguenze in caso di violazione del divieto

In alcuni giorni e periodi dell’anno il traffico su autostrade e strade extraurbane è molto intenso e questo succede soprattutto durante i weekend e in quelle date che coincidono con ponti e festività. Per garantire la sicurezza stradale, anche in queste giornate particolari, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti prevede il blocco dei mezzi pesanti.

Ogni anno, a dicembre, viene pubblicato un calendario sulla Gazzetta Ufficiale con l’indicazione dei giorni e degli orari del blocco, insieme alle varie eccezioni. Gli autotrasportatori che violano il divieto mettono a dura prova le condizioni già critiche del traffico e, per questo, vengono sanzionati.

In cosa consiste il blocco e a chi si rivolge

Ecco i motivi che rendono necessario il divieto di circolazione

Scopri su quali strade e in che giorni è valido il blocco dei mezzi pesanti

Le deroghe previste in base a provenienza, destinazione e carico del veicolo

Tutte le sanzioni per chi viola il divieto

La differenza con il divieto di circolazione a tutela della qualità dell’aria


Cos’è il blocco dei mezzi pesanti

Il blocco dei mezzi pesanti rappresenta uno strumento per migliorare la viabilità nelle giornate di traffico intenso in autostrada e fuori città. Il divieto di circolazione riguarda solo i mezzi che hanno una massa complessiva superiore a 7,5 tonnellate, le macchine agricole e i veicoli eccezionali o con carico eccezionale.

Questi mezzi non possono circolare durante i giorni e gli orari indicati nel decreto ministeriale, a meno che non siano muniti di un’apposita autorizzazione. Sono previste, comunque, delle deroghe a favore dei veicoli che provengono o si muovono verso l’estero e anche per quelli che arrivano dalle isole maggiori.

Altre deroghe riguardano, invece, il carico trasportato o la funzione del veicolo stesso, come accade ad esempio per i mezzi di soccorso e quelli delle forze dell’ordine in servizio.

Perché esiste il blocco dei mezzi pesanti

In assenza di queste limitazioni la viabilità e la sicurezza sulle strade sarebbe gravemente compromessa. Basti immaginare le condizioni del traffico durante i periodi di esodo e controesodo: la presenza dei mezzi pesanti rallenterebbe ulteriormente il transito delle autovetture provocando disagi ancora maggiori.

Durante queste date ad elevata criticità il monitoraggio da parte delle forze dell’ordine si intensifica, sia grazie alle pattuglie dislocate su tutto il territorio nazionale sia per mezzo delle numerose telecamere collocate nei punti di snodo più importanti.

Dove e quando è valido

Le limitazioni per i mezzi pesanti non riguardano la totalità delle strade ma solo la circolazione dei veicoli al di fuori dei centri abitati. L’intento è quello di limitare i viaggi a lunga percorrenza per lo più su autostrade e strade extraurbane. È proprio qui, infatti, che si concentra il traffico nelle note giornate da bollino nero.

Come ogni anno, nel gennaio 2019 è entrato in vigore il nuovo calendario che prevede il blocco dei mezzi pesanti. Il blocco è valido ogni domenica dalle 9 alle 22 e dalle 7 alle 22 nei 3 mesi estivi. Nei mesi di luglio e agosto il blocco si estende anche al sabato e, a seconda dei giorni, è in vigore dalle 8 alle 16 oppure dalle 8 alle 22.

A questi giorni vanno, poi, ad aggiungersi la maggior parte dei giorni festivi e i periodi che di solito coincidono con l’inizio e la fine delle ferie. L’inizio di agosto, ad esempio, è un periodo di forte affluenza sulle strade, come anche i ponti dell’Immacolata, del 25 aprile o dell’1 maggio.

Per conoscere i dettagli del blocco del traffico per questi veicoli si può consultare direttamente la fonte ufficiale, ossia il decreto ministeriale sul blocco dei mezzi pesanti. Il calendario prevede i giorni e le ore del blocco sulle strade extraurbane di tutta Italia e specifica, anche, quali sono le deroghe alla sospensione della circolazione per i mezzi pesanti.

Quali sono le eccezioni

Le eccezioni previste dai provvedimenti sul blocco dei mezzi pesanti riguardano quei veicoli che si muovono da o verso Sicilia e Sardegna e quelli che provengono o sono diretti all’estero, in Europa ma non solo.

Per i mezzi che arrivano dall’estero l’inizio del divieto è posticipato di ben 4 ore, mentre per quelli diretti all’estero l’orario in cui termina il divieto è anticipato di 2 ore. Le deroghe hanno lo scopo di agevolare il lavoro di chi si occupa dei veicoli commerciali e di quelli adibiti al trasporto di merci, non solo sul territorio nazionale.

In tutti questi casi, il conducente deve comunque avere la documentazione che attesti l’orario di partenza, il percorso e la destinazione della merce; così da dimostrare di avere diritto alla deroga dei limiti di orario.

La legge ha previsto un’eccezione, simile a quella prevista per i mezzi pesanti che viaggiano all’estero, anche per i veicoli che si muovono da e verso le isole maggiori. Per raggiungere queste regioni italiane occorre un numero di ore maggiore, per la necessità dei collegamenti marittimi che dilatano i tempi del viaggio. La legge in questi casi prevede, quindi, una maggiore flessibilità per l’orario limite.

Per i mezzi pesanti provenienti dalla Sardegna l’inizio del blocco è posticipato di 4 ore, mentre per quelli diretti verso la Sardegna l’orario della fine del divieto è anticipato di 4 ore. Per chi, invece, proviene dalla regione Sicilia il blocco è posticipato di 2 ore e il termine del divieto è anticipato di 2 ore.

Altrettanto importanti sono le deroghe previste in ragione del carico trasportato. Camion o autoarticolati che trasportano animali vivi, prodotti soggetti a rapido deperimento, giornali e prodotti a uso medico non sono soggetti al blocco dei mezzi pesanti.

La deroga è prevista anche per i mezzi delle forze dell’ordine in servizio, i veicoli di soccorso e quelli della Croce rossa, i mezzi delle Regioni e di Enti locali, quelli adibiti alla nettezza urbana e alla raccolta di rifiuti. Eventuali altre deroghe devono, invece, essere autorizzate espressamente dalla Prefettura.

Cosa succede in caso di violazione

Il superamento dei limiti comporta il pagamento delle multe previste dall’art.7 del Codice della Strada. Chi viola il divieto di circolazione dei mezzi pesanti è punito con una sanzione amministrativa da 84 a 335€.

Prima di compilare il verbale della contravvenzione, gli agenti verificano che il veicolo appartenga ad una categoria che non potrebbe circolare su quella strada. Inoltre, visto che esistono diverse deroghe, occorre anche accertarsi della provenienza del veicolo, della sua destinazione e del carico trasportato.

Non sono previste sanzioni nel caso in cui l’autotrasportatore sia munito di apposita autorizzazione firmata dal Prefetto.

Blocco del traffico per tutelare l’ambiente

La violazione relativa al blocco dei mezzi pesanti non va confusa con il divieto di circolazione legato alla necessità di abbassare il livello di polveri sottili nell’aria. In questo caso la finalità non è la sicurezza stradale e nemmeno il miglioramento della viabilità, ma si tratta di un’esigenza di tutela dell’ambiente e della salubrità dell’aria.

Le limitazioni di carattere ambientale spesso sono un’iniziativa delle Regioni o dei Comuni e si rivolgono ai conducenti alla guida di veicoli inquinanti, come quelli alimentati a gasolio o benzina. In determinati giorni, e in un’area specifica, questi mezzi con motori alimentati con un carburante inquinante devono astenersi dalla circolazione, ciò anche allo scopo di favorire l’utilizzo di mezzi pubblici.

Mentre i veicoli diesel e a benzina in genere non possono circolare, le limitazioni non riguardano, invece, i “motori green” come quelli delle auto elettriche. Il blocco può riguardare anche i veicoli alimentati a gpl e metano, quindi è sempre bene consultare l’ordinanza per conoscere in dettaglio tutti i divieti.

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Guidare con lo smartphone, per i giovani è un’abitudine che può rivelarsi fatale

La guida con smartphone è un’abitudine, ormai radicata tra i giovani, che può rivelarsi fatale . Ecco quali sono le sanzioni previste dalla legge e perché sono ancora così poco efficaci

Sono molte le norme del Codice della Strada che hanno la finalità di proteggere gli automobilisti, ma la percezione di alcune violazioni è decisamente sottovalutata. Guidare distratti dallo smartphone spesso è considerato normale ed è diventato un’abitudine soprattutto tra i conducenti più giovani.

Perché è così difficile contrastare questo comportamento alla guida? Eppure i numeri parlano chiaro: secondo l’Istat un incidente stradale su 5 è provocato dalla distrazione da smartphone, quindi si tratta di un’emergenza reale. Sono molti ad invocare un inasprimento delle sanzioni, ma alcuni sono convinti che bisogna fare di più e che le multe da sole non bastano.

  • Giovani al volante con lo smartphone

Le abitudini dei giovani conducenti e i rischi della guida con smartphone

  • Cosa dice la legge sulla guida con smartphone

Scopri le severe sanzioni che puniscono i conducenti distratti

  • Perché le sanzioni non funzionano

Ecco le ragioni che rendono inefficaci le sanzioni (e cosa si può fare per cambiare le cose)

Giovani al volante con lo smartphone

Quale automobilista accetterebbe di guidare bendato? Di certo nessuno, perché quando la macchina si muove e gli occhi del conducente non sono fissi sulla strada, può succedere di tutto. Eppure chi invia un messaggio col cellulare mentre si trova al volante, si distrae per ben 10 secondi, il tempo necessario per percorrere 140 metri a 50 km/h.

Digitare un messaggio durante la guida è quindi come percorrere bendati una distanza simile a quella di un campo di calcio. Attraversamenti pedonali, incroci e segnaletica stradale scompaiono quindi dalla vista del conducente, che si assume il rischio di travolgere pedoni o provocare un incidente.

Il messaggino è solo una delle attività che distraggono i conducenti, perché spesso al volante telefoniamo, scattiamo selfie o guardiamo perfino dei video. Si stima che una persona controlli lo smartphone almeno 2 volte in 60 minuti e pare che sia particolarmente difficile stare alla larga dal dispositivo durante i tragitti in auto.

I dati di un sondaggio condotto da Ford su un campione di 65.000 giovani automobilisti sono davvero preoccupanti. Pare che il 43% dei giovani abbia l’abitudine di inviare messaggi alla guida, mentre l’11% si intrattiene con i video mentre si trova al volante.

Quella di usare il cellulare durante la marcia è quindi un’abitudine molto radicata tra i conducenti più giovani. Il rischio legato a questo comportamento è sottovalutato e usare lo smartphone alla guida è considerato quasi normale.

Come fare allora per sradicare quest’abitudine così diffusa? Alcuni propongono sanzioni più severe, ma altri propendono per un approccio di tipo educativo.

Cosa dice la legge sulla guida con smartphone

La guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di droghe è biasimata da tutti. È facile puntare il dito contro un ubriaco al volante, spesso considerato alla stregua di un criminale. Cosa accade invece se lo stesso incidente è causato da un ragazzo distratto dallo smartphone? La percezione della gravità è diversa, come se si trattasse di un comportamento meno grave.

Per contrastare la distrazione da smartphone alla guida, secondo il Ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, le sanzioni da sole non bastano. È necessario un lavoro di sensibilizzazione e rieducazione, perché se non si cambia mentalità non si potranno mai avere risultati soddisfacenti.

Eppure al momento le sanzioni sono piuttosto gravi. Chi guida mentre usa lo smartphone è punito con una multa da 161 a 647€ ed è prevista anche la decurtazione di 5 punti dalla patente. La sanzione è ancora più severa per i recidivi, infatti chi commette un’infrazione simile nell’arco di 2 anni, si vede sospesa la patente da 1 a 3 mesi.

Più volte in Parlamento si è parlato di un ulteriore inasprimento delle sanzioni e di prevedere il ritiro della patente già dalla prima infrazione, ma finora le proposte non si sono concretizzate in una norma.

Perché le sanzioni non funzionano

Per molti le sanzioni sono già abbastanza severe, ma non funzionano per diverse ragioni. La prima motivazione è legata alla percezione degli stessi conducenti, soprattutto quelli compresi tra i 18 e i 24 anni. In pratica, la guida con lo smartphone non è considerata pericolosa dalla maggior parte degli automobilisti.

Prima ancora di mettere mano al sistema sanzionatorio, bisogna far capire ai conducenti che guidare con lo smartphone è pericoloso. Finora le campagne di sensibilizzazione sulla guida in stato di ebbrezza hanno portato ad ottimi risultati e si potrebbe replicare lo stesso metodo anche con le violazioni legate all’uso dello smartphone.

Quando i giovani automobilisti si saranno convinti che si tratta di un comportamento pericoloso e che provoca ogni anno decine di vittime sulle strade, questa stessa consapevolezza potrebbe diventare più efficace delle sanzioni previste.

Le multe spesso non funzionano per una difficoltà pratica degli stessi agenti di contestare l’uso del cellulare alla guida. Inseguire nel traffico i conducenti che guidano con lo smartphone in funzione è tutt’altro che semplice: gli unici mezzi che sembrano funzionare sono le pattuglie in moto, che possono affiancare l’automobilista e coglierlo in flagrante.

Anche quando i vigili riescono a sanzionare il conducente, non è raro che la multa venga contestata in tribunale e, se non si riesce a dimostrare che il cellulare era davvero in funzione durante la guida, il giudice può anche annullare la sanzione.

Per aggirare questo ostacolo in Francia si usa un approccio diverso e si utilizza l’occhio elettronico delle telecamere per cogliere sul fatto i conducenti distratti. Il metodo è molto simile a quello usato anche in Italia per chi viene fotografato mentre accede alle Ztl e sarebbe interessante valutarne l’utilizzo anche contrastare la guida con smartphone.

Qualunque sia la sanzione prevista o il metodo per contestare la violazione al conducente, al momento c’è un’unica certezza: si riuscirà ad avere un cambiamento significativo sulle abitudini dei giovani alla guida solo quando saranno gli stessi conducenti a convincersi che usare lo smartphone al volante è pericoloso e sarebbe meglio attendere fino alla prossima sosta.

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Incentivi auto usate: rottamazione e bonus statale

Molte sono le possibilità disponibili oggi per facilitare il passaggio finale della nostra auto verso la sua sostituzione o la sua rottamazione.  Gli incentivi per cambiare il nostro vecchio veicolo. Attraverso bonus e sgravi fiscali il governo e le regioni, secondo modalità differenti, stanno infatti spingendo perché il parco automezzi in circolazione si rinnovi completamente.

L’obiettivo chiaro e dichiarato, anche sotto forma di blocchi alla circolazione e sanzioni pesanti, è in primis quello di rendere più vivibili le nostre città riducendo le emissioni di CO2 e le polveri sottili. Per questo motivo, proprio le nostre auto con qualche anno in più, sono nel mirino degli organi direttivi di governo, regioni e comuni.

Ormai si intuisce che è in atto una modificazione importante del mercato delle auto e della composizione delle code sulle strade delle nostre città. Questo cambio sarà agevolato da incentivi per la rottamazione delle auto usate che ci aiuteranno a fare il passo finale per la sostituzione dei nostri automezzi. I veicoli diesel, pur così diffusi, sono di fatto stati messi al bando, spesso con una programmazione serrata di divieti che via via li renderanno sempre meno accettati all’interno delle nostre città.

In questo panorama estremamente dinamico di divieti, bonus per la sostituzione, sgravi fiscali, non è affatto facile muoversi e capire esattamente quali siano i vantaggi a cui possiamo accedere nel fare oggi il passaggio, sempre economicamente impegnativo, di rinnovare ecologicamente la nostra mobilità.

In questo articolo diamo un occhio un po’ più da vicino a quelli che sono ad oggi i principali incentivi e bonus disponibili e cerchiamo anche di immaginare dove ci saranno nel prossimo periodo le più significative agevolazioni per il cambio delle auto usate.

 Rottamazione auto usate e incentivi

Parlando di incentivi per la rottamazione delle auto usate non possiamo non soffermarci con attenzione sui bonus che sono stati previsti dal governo all’interno delle legge di bilancio del 2019. I provvedimenti in essa contenuti in termini di agevolazioni per la sostituzione dei veicoli inquinanti varranno non solo per l’anno corrente ma anche per i due anni successivi. L’aiuto dello stato appare abbastanza consistente in quanto saranno stanziati (quest’anno un po’ meno perché il provvedimento è stato appena promulgato) circa settanta milioni di euro per ogni anno.  La logica dell’incentivo che è stato disegnato è semplice: si premia il contribuente tanto di più quanto inferiori saranno le emissioni del mezzo che va ad acquistare e sarà premiato molto di più se contestualmente toglie dalla circolazione il suo vecchio automezzo.

Il provvedimento per gli incentivi alla rottamazione delle auto usate identifica sostanzialmente due fasce di nuovi automezzi da acquistare:

  • le automobili con emissioni di CO2 inferiori a 20g/km (venti grammi per chilometro percorso) che sostanzialmente corrispondono ad auto totalmente elettriche;
  • le automobili con emissioni di CO2 comprese tra i 20g/km e i 70g/km che sostanzialmente corrispondono ad auto ibride o ad automezzi con motori endotermici dai bassissimi consumi;

Per ognuna delle due fasce sopra identificate il bonus collegato all’incentivo che sarà riconosciuto subito in fase di acquisto è così distribuito:

  • per le emissioni fino a 20g/km si gode in fase di acquisto di un bonus di 4.000€  che diventa significativamente più alto e portato a 6.000€ se avviene la contestuale rottamazione del vecchio veicolo;
  • per la fascia di emissioni tra 20 e 70 g/km l’incentivo all’acquisto e rottamazione si riduce sensibilmente e diventa rispettivamente di 1.500€ e 2.500€ 

Questi incentivi hanno comunque delle regole precise da rispettare sia in fase di prenotazione (che non deve superare i 150 giorni di anticipo rispetto all’immatricolazione del nuovo veicolo), sia per le tempistiche entro cui deve avvenire la rottamazione del vecchio veicolo.

Una particolare attenzione deve essere posta alla classe di emissione del veicolo da rottamare. Infatti, un po’ stranamente, il provvedimento è stato formulato in maniera tale per cui esso non si applica alle auto molto molto vecchie con classe di emissione Euro 0. Chi deve rottamare questo tipo di auto dovrà necessariamente cercare altre forme di incentivo ad esempio puntando sulle agevolazioni regionali.

Incentivi regionali per auto usate

Il provvedimento del governo relativamente agli incentivi per le auto usate in parte si sovrappone ad altre iniziative che in autonomia le singole regioni avevano o stanno già adottando. Quindi in generale è opportuno sempre verificare se la propria regione propone sgravi agevolazioni, bonus o sgravi fiscali per chi decide di liberarsi della propria vecchia auto eventualmente in favore di una nuova.

Anche le giunte regionali, come oggi il governo, si sono mosse sotto la spinta primaria di migliorare la qualità dell’aria all’interno delle aree metropolitane delle città più estese e afflitte dal problema del traffico. Anzi, in realtà, già da alcuni anni i ministeri e le regioni cercano di coordinarsi per adottare misure coerenti nella gestione territorio dal punto di vista del traffico. Il risultato di questo coordinamento si è concretizzato ad esempio nella adozione di politiche sul traffico molto simili per alcune regioni d’Italia, segnatamente per quelle regioni che si affacciano sulla Pianura Padana storicamente afflitta da problemi di inquinamento aggravati dalla ridotta ventilazione che caratterizza la staticità dell’aria in alcuni periodi dell’anno.

Il coordinamento, scattato al seguito dell’approvazione delle norme della Comunità Europea sul contenimento dell’inquinamento da polveri sottili nelle aree urbane, ha generato dei regolamenti davvero molto simili per il blocco del traffico in alcune regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, ecc.). Se da un lato gli accordi tra governo e regioni hanno sortito un effetto semplificante in materia di regolamentazione della circolazione in vaste aree della nazione, dall’altro lato l’effetto sulla definizione di regole comuni per l’incentivazione al rinnovo del parco auto attive sul territorio possiamo tranquillamente dire che non ha sostanzialmente avuto nessun esito per quanto concerne le auto dei privati, mentre sono delineate delle strategie comuni per incentivare il rinnovo degli automezzi ad uso commerciale.

Il coordinamento tra governo e regioni sembra aver portato come risultato che l’incentivazione dell’auto usata per i cittadini sia a carico degli organi centrali, mentre le regioni si dedicheranno a supportare la creazione di bonus per le imprese del loro territorio.

Di fatto ogni regione segue proprie strade nel tentativo di agevolare i propri cittadini alla sostituzione dei propri mezzi inquinanti a favore di nuove tecnologie più ecologiche.  In conseguenza del variegato approccio alla incentivazione alla rottamazione dell’auto usata risulta sempre necessario approfondire nel dettaglio, meglio informandosi sui siti istituzionali della propria regione o con i competenti uffici, se e in che misura siano attivi queste agevolazioni.

Incentivi auto usate Lombardia

In Lombardia esiste un contributo di 90€ per agevolare la rottamazione di un veicolo appartenente alle classi inquinanti (in estrema sintesi da Euro 0 a Euro 3) purché la rottamazione sia effettuata da un centro autorizzato. Se la rottamazione prevede il contestuale acquisto di un’auto è possibile accedere ad ulteriori agevolazioni come esenzione parziale o totale del bollo.

Le auto da acquistare (anche in leasing) per essere soggette alle agevolazioni sul bollo devono essere nuove di fabbrica o usate, devono appartenere alla categoria M1 (destinata al trasporto di persone, avente non più di otto posti a sedere, oltre a quello del conducente), di cilindrata non superiore a 2.000 cc, e appartenenti alla classe emissiva Euro 5 o Euro 6 con alimentazione bifuel (benzina GPL o benzina/metano), ibrida (benzina/elettrico, GPL/elettrico oppure metano/elettrico) o a benzina. Non sono ammesse al beneficio le autovetture con alimentazione diesel.

L’esenzione dal bollo può essere di 3 anni se l’acquisto è fatto da una persona fisica con contestuale rottamazione della propria vecchia auto inquinante. Negli altri casi vi può essere una riduzione del 50% dell’imposta per i 5 anni successivi all’acquisto.

L’acquisto di una auto ad idrogeno garantisce invece l’esenzione permanente.

Sempre la regione Lombardia propone anche delle agevolazioni per il rinnovo del parco automezzi per le imprese da micro impresa a media impresa. In questo caso l’incentivo denominato “Bando Rinnova Veicoli” è significativo  e dipende dalla massa a vuoto del veicolo, secondo la tabella di seguito riportata:

1-1,49 t 1,5-2,49 t 2,50-3,49 t 3,5-7 t >7<=12 t
Elettrico Puro € 6000 € 7000 € 8000 € 9000 € 10.000
Ibrido (Full Hybrid o Hybrid Plug In) € 4000 € 5000 € 6000 € 7000 € 8000
Metano (mono e bifuel) € 4000 € 5000 € 6000 € 7000 € 8000
GPL (mono e bifuel) € 4000 € 5000 € 6000 € 7000 € 8000

Il contributo della regione all’interno del Bando Rinnova Veicoli si applica solo in caso di rottamazione del vecchio automezzo e l’acquisto di un nuovo automezzo delle tipologie descritte nel dettaglio dal bando.

Incentivi auto usate Piemonte

In linea con quanto descritto in analogo bando della regione Lombardia, la regione Piemonte con delibere di fine dicembre dell’anno passato e del 22 marzo scorso ha stanziato circa 6,5 milioni di euro per agevolare il rinnovo del parco automezzi delle imprese medio piccole. Il regolamento molto articolato consultabile nella delibera dal sito della regione Piemonte, consente di accedere a contributi sostanziosi per incentivare la sostituzione di automezzi utilizzati dall’impresa.

Lo schema di applicazione dei contributi è variabile ma simile a quello della regione Lombardia e prevede contributi variabili dai 3.000€ ai 10.000€ in funzione delle caratteristiche dell’automezzo da sostituire.

Incentivi auto usate Emilia Romagna

Anche la regione Emilia Romagna ha previsto con delibera di fine 2018 l’accesso a contributi agevolati fino a 10.000€ per i veicoli commerciali che vengono rinnovati. Agli incentivi per la rottamazione e sostituzione dei veicoli commerciali usati, la regione Emilia Romagna ha di recente affiancato anche una iniziativa per dare un ulteriore bonus anche ai privati cittadini che andranno a sostituire le loro auto inquinanti.

Questo contributo si applica a coloro che hanno un’auto acquistata prima del 1° gennaio di questo anno con caratteristiche di emissione fino ad Euro 4 e che abbiano un reddito familiare non superiore ai 35.000€. Il contributo può assumere due valori distinti:

  • 2.000€ per l’acquisto di una auto a metano o GPL
  • 3.000€ per l’acquisto di una auto ibrida o elettrica

Una attenzione importante va posta al fatto che il contributo è escluso per l’acquisto di auto a km 0 o già immatricolate. Inoltre il bando prevede un termine ultimo per l’adesione al contributo fissato per le ore 14.00 del 24 maggio 2019.

Incentivi auto usate Veneto

La regione Veneto prevede annualmente dei bandi per la proposizione di bonus per la rottamazione sia per i privati che per le imprese. I bandi hanno stanziamenti definiti e termini definiti per la presentazione delle domande. L’ultimo bando si è chiuso il 28 febbraio 2019.

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incentivi auto 2019: dall’ecobonus statale alle case automobilistiche

incentivi auto 2019

Gli incentivi auto non passano soltanto per i bonus statali, nel 2019 attivi su ibride ed elettriche, ma sono previsti anche da alcune case automobilistiche.

Nel quadro generale della situazione in cui si è preso coscienza che in molte aree metropolitane l’inquinamento indotto dalle polveri sottili è diventato un problema non più procrastinabile, l’azione degli organi di governo di stato e regioni si è concentrata a definire da un lato le metodologie per regolamentare in maniera rigorosa e più standardizzata i blocchi del traffico, dall’altro sta avviando una politica che possa gettare i presupposti per un rinnovamento completo del parco automezzi in circolazione sulle nostre strade inserendo incentivi alla rottamazione in maniera strutturale e mirata.

L’ecobonus per chi è disposto a sostituire e rottamare il proprio veicolo inizia ad avere una consistenza adeguata a muovere il mercato dell’auto nella direzione ecosostenibile. Parallelamente l’azione dell’ecotassa e dei blocchi sistematici nell’accesso alle città per auto nemmeno troppo datate sembra dare evidenza che la spinta al cambiamento e al rinnovamento della mobilità nelle nostre città sia arrivata ad un punto di svolta. E le case automobilistiche fanno eco agli incentivi statali con le loro promozioni, ma a tratti sembrano soffrire per la messa al bando dell’alimentazione diesel dei loro modelli.

Per la prima volta dopo molto tempo appare abbastanza chiaro come gli incentivi auto che vediamo comparire in questo 2019 non rispondano più alla sola esigenza “dobbiamo far ripartire le vendite della Fiat”, ma siano più un suggerimento per far capire a tutti la strada verso cui dobbiamo incamminarci. Anzi, quasi sorprendentemente, appena si vanno ad analizzare le offerte di prodotto e i prezzi delle case automobilistiche a cui si applicano gli incentivi, appare chiaro come il mercato dell’auto non sia ancora del tutto pronto a dare ai consumatori le soluzioni ecosostenibili ed efficienti a cui difficilmente sarà in grado di rinunciare.

Incentivo per auto ibride e elettriche

La Legge di Bilancio 2019 ha introdotto un bonus auto dedicato ai veicoli elettrici e ibridi.
L’ecobonus, applicato direttamente dalle concessionarie anche sui veicoli in leasing, dipende dalle emissioni di CO2, in particolare:

  • da 0 a 20 g/km, è previsto un bonus di 4.000 euro;
  • da 21 a 70 g/km, il bonus ammonta a 1.500 euro.

Ragionando i termini di emissioni da 0 a 70 g/km, parliamo di totalmente elettriche (la prima categoria fino a 20 g/km) oppure ibride e la norma prevede il bonus per le vetture con prezzo di listino inferiore a 50mila euro più IVA.
Il decreto interministeriale (ministeri dei Trasporti, dello Sviluppo economico e dell’Economia) che fissa le regole per gli incentivi precisa che:

  • per accedere al bonus si avranno 5 mesi per immatricolare il veicolo dal momento della prenotazione dello stesso;
  • il bonus verrà erogato fino all’esaurimento delle risorse stanziate, dunque vince chi arriva tra i primi e dunque occorre affrettarsi.

Le risorse stanziate per le auto sono pari a:

  • 60 milioni di euro per il 2019;
  • 70 milioni di euro per il 2020;
  • 70 milioni di euro per il 2021.

Per le moto lo stanziamento è pari a 10 milioni di euro e vale per il solo 2019.

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Ecobonus: online il sito per identificarsi

Dalle 12 del 1° marzo 2019 è possibile accedere alla piattaforma sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico predisposto per la registrazione dei soggetti interessati al bonus auto: ecobonus.mise.gov.it

In questa prima fase, però, la registrazione non riguarda i singoli acquirenti ma le concessionarie. Per la prenotazione vera e propria dell’incentivo occorrerà attendere la seconda fase, che verrà comunicata dal Ministero.

Dal momento della prenotazione dell’incentivo, si avranno al massimo 6 mesi (180 giorni) per la consegna dell’auto.

La piattaforma contiene delle informazioni utili a sapere se si può rientrare o meno nel beneficio:

  • scheda contatto;
  • numero verde per chiedere informazioni;
  • contatore per rendersi conto in tempo reale della disponibilità residua del bonus.

Le auto che beneficeranno dell’ecobonus

Se stai valutando l’opzione di cambiare auto nei prossimi mesi e vuoi orientarti verso l’acquisto di un veicolo elettrico, o ibrido, ti consiglio di dare un’occhiata a “Le migliori auto ibride del 2018” ad ogni modo ecco un elenco di auto che possono beneficiare dell’ecoincentivo.
Nella categoria delle elettriche, con emissioni fino a 20 g/km e un prezzo inferiore a 50mila euro più IVA, troviamo:

  • BMW i3;
  • Citroën E-Mehari;
  • Citroën C-Zero;
  • Citroën E-Berlingo;
  • Hyundai Kona EV;
  • Hyundai Ioniq Electric EV;
  • Kia Soul EV;
  • Mitsubishi i-MiEV;
  • Nissan e-NV200 Evalia;
  • Nissan Leaf;
  • Peugeot iOn;
  • Renault Zoe;
  • Smart EQ fortwo/forfour;
  • Volkswagen e-up!;
  • e-Golf;
  • Tesla Model 3, nella versione base che per poco meno di 6mila euro rientra nel beneficio previsto dal bonus.

Nel bonus ridotto per le auto con emissioni da 21 a 70 g/km e un costo inferiore a 50mila euro più IVA, rientrano diversi modelli ibridi, tra i quali:

  • Audi A3 e-tron;
  • Kia Niro 1.6 GDi DCT PHEV;
  • Kia Optima;
  • Bmw 2 Active Tourer;
  • Bmw 530e Business;
  • Mini Countryman E;
  • Mitsubishi Outlander PHEV;
  • Toyota Prius Plug-in;
  • Volkswagen e-Golf.

Ulteriori informazioni possono essere approfondite seguendo anche il nostro articolo dedicato agli incentivi per l’acquisto di auto elettriche del governo.

Incentivi auto regionali

Alcune Regioni italiane, in attesa degli ecoincentivi statali che hanno preso il via il 1° marzo 2019, si sono attivate singolarmente per promuovere l’acquisto di veicoli a basse emissioni. La proposta di agevolazioni per la rottamazione e il contestuale acquisto di automezzi ecosostenibili si presenta in alcuni casi molto articolata. Negli ultimi due anni l’azione di coordinamento svolta dal ministero dello sviluppo economico con alcune regioni (segnatamente quelle che si affacciano sulla Pianura Padana) ha prodotto la costruzione di regole comuni per la determinazione dei blocchi alla circolazione nelle aree urbane, ed ha posto le basi per un’azione abbastanza uniforme nella gestione degli incentivi alla rottamazione  e dei bonus per le sostituzioni dei veicoli inquinanti per le imprese medio piccole.

Infatti appare chiaro come molte regioni come Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto ed  altre ancora abbiano il ruolo di proporre incentivi dedicati al rinnovo del parco automezzi commerciali per le imprese.

In particolare segnaliamo i bonus previsti da:

Incentivi auto in Friuli Venezia Giulia

Previsti contributi fino a 3.000 euro per auto elettriche, ibride e bifuel che siano nuove di categoria M1, e che corrispondano alla rottamazione di veicoli a benzina benzina Euro 0 o Euro 1 o di veicoli a gasolio Euro 0, Euro 1, Euro 2 o Euro 3 (per questo contributo c’è tempo fino al 30 aprile 2019).

Incentivi auto in Lombardia

Anche in questo caso parliamo di incentivi all’acquisto con contestuale rottamazione, per ottenere
uno sconto 90 euro per la rottamazione e lo sconto del 50% per 3 anni sul versamento del bollo auto.
Di seguito le condizioni per accedere all’incentivo:

  • l’auto da acquistare deve avere una cilindrata fino a 2.000 cm3 ed essere una Euro 5 o una Euro 6;
  • l’alimentazione della nuova auto deve essere a benzina, bifuel, ibrida, ma non diesel;
  • la nuova vettura deve essere destinata a uso privato ed intestata a una persona fisica o una persona giuridica;
  • l’acquisto o la trascrizione al Pubblico registro automobilistico deve avvenire tra il 2 gennaio e il 31 dicembre 2019;
  • il veicolo da rottamare deve essere una Euro 0 o Euro 1 alimentata a benzina o gasolio oppure una Euro 2 o Euro 3 diesel. intestato allo stesso proprietario della nuova auto o a un suo familiare;
  • anche la demolizione deve avvenire tra il 2 gennaio e il 31 dicembre 2019.

Le altre Regioni impegnate su questo fronte sono Piemonte, Emilia Romagna, Veneto, Sardegna, Lazio, Toscana e Province autonome di Trento e Bolzano.

Ulteriori informazioni possono essere approfondite seguendo il nostro articolo dedicato alla rottamazione delle auto usate.

Incentivo delle case automobilistiche

Anche le case automobilistiche hanno attivato i proprio bonus per incentivare il rinnovo dei veicoli ed il passaggio a nuovi modelli. Le case si sono mosse anche per contrastare l’ecotassa prevista dalla Legge di Bilancio sulle vetture con emissioni comprese tra 161 e 250 g/km, che può arrivare ad un massimo di 2.500 euro. Vediamo alcuni casi.

Incentivi auto Ford

La casa automobilistica annuncia:

nessuna ecotassa sulla tua nuova Ford con motori Euro 6.2 benzina o diesel. E fino a 7.500 euro di ecoincentivi.

I modelli coinvolti sono:

  • Nuova Ka+;
  • Fiesta;
  • Ecosport;
  • Tourneo Courier;
  • C-Max;
  • Tourneo Connect;
  • Kuga.

Incentivi auto FCA

La casa torinese lancia il Bonus Impresa, per l’acquisto di veicoli Alfa Romeo, Jeep, Fiat, Fiat Professional, Lancia e Abarth dedicati ad aziende e liberi professionisti con partita IVA.
Una volta selezionato il modello desiderato sul sito dedicato all’iniziativa, viene quantificato il bonus ed è possibile richiederlo in concessionaria al momento dell’acquisto.
La Fiat ha inoltre un ecobonus anche per i privati su modelli diesel di 500L e 500X raggiungendo anche il valore di 6.000 euro, senza il vincolo della rottamazione.

Incentivi auto Volkswagen

La casa tedesca non offre ecoincentivi per promuovere la rottamazione, ma soltanto per l’acquisto del nuovo in pronta consegna, in particolare sui modelli:

  • Nuova Polo, con uno sconto di 1.800 euro;
  • Nuova Golf Sport, con un bonus di 3.500 euro;
  • Nuova Tiguan, con uno sconto di 3.000 euro.

Ulteriori informazioni possono essere recuperate leggendo il nostro articolo sugli incentivi delle case automobilistiche.

Rottamazione auto usate

L’ecobonus può essere incrementato di 2.000 euro in caso di rottamazione di una vecchia auto (da Euro 1 a Euro 4).
In questo caso abbiamo un bonus di:

  • 6.000 euro per le auto totalmente elettriche, con emissioni da 0 a 20 g/km;
  • 2.500 euro per le ibride con emissioni da 21 a 70 g/km.

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Incentivi auto delle case automobilistiche 2019

Dopo alcuni mesi di grave crisi del mercato dell’auto fatti registrare alla fine del 2018, questo inizio di 2019 ha visto nascere una serie di iniziative che cercano di perseguire il duplice obiettivo di incentivare il rinnovamento del parco veicoli in circolazione sulle nostre strade e dare ossigeno all’industria dell’automobile provata dai recenti cali nelle vendite.

Agli incentivi auto disegnati dal governo con la legge di bilancio del 2019 finalizzati da un lato a spingere le vendite di auto elettriche ed ibride (ecobonus) e scoraggiare chi continua ad utilizzare autoveicoli obsoleti ed inquinanti (ecotasse), ora si aggiungono moltissime promozioni delle case automobilistiche che puntano a rendere ancor più vantaggiosa la sostituzione delle nostre vecchie auto.

Gli incentivi auto disegnati dalle varie case di produzione prendono forme differenti da marca a marca e da modello a modello, a volte si presentano sotto forma di formule di finanziamento particolare, altre volte assumono l’aspetto di veri e propri ecoincentivi e sconti diretti sui costi di listino.

Per avere un panorama generale è possibile dedicare del tempo alla navigazione sui siti delle case produttrici. Cerchiamo nel seguito di riassumere in sintesi le proposte che ci sembrano più significative delle principali case produttrici.

Fiat: incentivo auto

La Fiat in questo momento presenta in maniera diffusa sui suoi modelli la possibilità di acquistare attraverso un finanziamento con tasso 0 (TAN e TAEG variabili superiori al 6%) e prima rata nel 2020. Sulla gamma Panda (anche GPL e Metano ) è possibile accedere ad un extrasconto di 500€.

L’extrasconto sui modelli Fiat si dilata quando si sale sui modelli Tipo e 500 dove si sale a 1.500€ di incentivo e in alcuni casi arriva a 2.000€.

E’ possibile anche accedere a dei prezzi bloccati per il mese corrente anche per le gamme di auto con alimentazione GPL e a metano.  Non si percepiscono al momento offerte particolari, se non solo sulla 500 in edizione limitata 120° anniversario dove esiste un ecobonus che può arrivare fino a 6.000€.

Volkswagen: incentivo auto

Decisamente più vivace la promozione degli incentivi auto in casa Volkswagen, con diverse proposizioni in forme più articolate, anche se poi stringendo sulle questioni concrete non si vedono incentivi eclatanti.

Si parte anche qui con formule di finanziamento con anticipo zero e a tasso zero (TAN e TAG variabili leggermente superiori al 4%). E’ disponibile un extrabonus di 1.500€ sulle motorizzazioni diesel e di 500€ sulle motorizzazioni benzina.

Interessante la proposta per i giovani under 30 che hanno un ulteriore bonus di 600€ da utilizzare o come sconto sul prezzo finale o per arricchire l’elenco di accessori della loro nuova auto.

Non mancano anche offerte puntuali sui singoli modelli e in particolare sulla T-Roc.

Chiude il panorama delle proposizioni uno sconto del 50% sulla manutenzione prepagata per i primi quattro o cinque anni di vita del veicolo in fase di acquisto.

Lexus: incentivo auto

In casa Lexus, le auto ibride e le proposte relative la fanno da padrone. Lexus adotta la strategia di accompagnare lo spirito dell’ecobonus del governo con degli incentivi dedicati ad alcuni loro modelli. Si presenta così l’offerta denominata “Hybrid Bonus” che prevede incentivi differenziati a seconda del modello con valori variabili dai 4.000€ agli 8.500€ per l’acquisto di un’auto nuova.

L’offerta  e la proposizione di Lexus è estremamente concentrata nella famiglia delle soluzioni ibride e quindi le promozioni, peraltro assai significative dal punto di vista economico, di fatto si limitano ad aggiungere un incentivo molto chiaro per l’acquisto delle loro auto.

Toyota: incentivo auto

Un approccio similare a quello precedente è quello proposto dagli incentivi Toyota. Sull’ampia gamma di modelli ibridi Toyota punta anche ad incentivare con delle opzioni di finanziamento denominate “Pay per drive” che ad un tasso effettivo dell’ordine del 6% offre diversi gradi di libertà, ma soprattutto spinge degli sconti decisi variabili tra i 4.500€ e i 6.500€ per l’acquisto di un nuovo modello in sostituzione di qualsia auto dell’acquirente.

Diverse opzioni sono disponibili sia per i modelli Yaris che per i modelli della gamma Nuova Corolla.

Sembra quindi chiaro che per queste case produttrici che da molti anni propongono con alterni successi le soluzioni ibride questo sembra essere il momento in cui utilizzano delle promozioni semplici e sostanziose per cercare di valorizzare la posizione riconosciuta nella produzione di auto per la mobilità elettrica.

Citroen: incentivo auto

Assai ricca e vivace la proposizione promozionale di Citroen che propone vari modelli con “Ecobonus Citroën” di valore variabile in funzione del modello tra i 2.500€ e i 5.000€. Gli incentivi Citroen risultano più aggressivi sulle auto diesel per le quali anche in casa Citroen sembra sia iniziato il fuggi fuggi finale sotto la spinta delle minacce dei blocchi alla circolazione delle grandi città metropolitane.

Particolarmente aggressiva la proposizione della C-Zero Full Electric che è promossa con un valore di sconto complessivo di circa 12.000€ (comprensivi di ecobonus). Il prezzo di vendita effettivo risente comunque di un prezzo di listino di partenza davvero un po’ altino superiore ai 30.000€.

Comunque sorprende la differenza di proposizione della francese Citroen rispetto alla sua sorella Renault che invece appare avere una proposizione molto classica e poco appariscente.

 

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