Migliore utilitaria: consumi, estetica e praticità

La migliore utilitaria di sempre

Muoversi in città è una delle nostre principali incombenze. Per alcuni di noi che non hanno la fortuna di potersi muovere con l’agio dei mezzi pubblici, spesso diventa fondamentale utilizzare un’auto per raggiungere il centro cittadino o recarsi dall’altro lato della nostra città per raggiungere il luogo di lavoro. In questi casi, quando la quotidianità guida la nostra vita, spesso la scelta migliore che possiamo fare è quella di affidarci ad una city car, che ci aiuti a muoverci nel traffico senza lo stress di dover gestire un veicolo ingombrante e dai consumi elevati.

Proprio la variabile consumi negli ultimi due anni e in particolare proprio in questi mesi è diventata un parametro ineludibile da prendere in considerazione se dobbiamo acquistare una nuova automobile. Ma se utilitaria deve essere, quale è la migliore utilitaria a cui affidarsi oggi? Ovviamente non esiste una risposta univoca a questa domanda, tuttavia proveremo a valutare assieme quali possano essere i principali elementi da prendere in considerazione nella scelta della nostra personale migliore utilitaria e daremo un occhio a cosa offre il mercato oggi.

Un po’ tutte le marche dalla FIAT alla Volkswagen, dalla Renault alla Skoda, dalla Mercedes all’Audi, dalla Seat alla Peugeot, dalla Nissan alla Toyota alla hanno una offerta, spesso ricca, in questo segmento.

Scegliere la migliore utilitaria per i nostri spostamenti quotidiani

Le utilitarie sono sempre state tra le auto più utilizzate da chi vive all’interno o nei pressi delle città. Combinano in sé la migliore  praticità con la più efficace gestione di consumi. Ma è soprattutto  in questi ultimi anni che si va affermando un ruolo ancora più importante per le utilitarie. Infatti la sostenibilità ambientale e le regole di controllo sulle emissioni di CO2 imposte dalla Comunità Europea per le nostre aree urbane rende necessario migliorare la qualità dell’aria nei nostri centri cittadini. E’ comparsa l’ecotassa da un lato e gli sgravi sulle tasse automobilistiche dall’altro che spingono nella stessa direzione di favorire le auto di cilindrata ridotta o i veicoli con alimentazione elettrica, ibrida o a metano. Dal punto di vista della sostenibilità ambientale la migliore scelta da fare oggi è di fatto quella di acquisire una utilitaria.

Proprio per questi motivi il segmento delle city car risulta particolarmente affollato e la battaglia di marketing per assegnarsi share adeguati nelle vendite in questo settore particolarmente agguerrita. Identificare quale sia la migliore utilitaria in senso assoluto è un’impresa impossibile e sostanzialmente fuorviante. Ogni utente troverà in questa o in quell’altra caratteristica delle automobili sul mercato quella della migliore utilitaria per le proprie esigenze ed aspirazioni. Quello che si può fare prima di fare la selezione sempre impegnativa per un acquisto è analizzare in maniera rigorosa tutti gli aspetti differenzianti che ci aiuteranno a trovare la nostra personale migliore city car.

Ma quali sono le caratteristiche principali da prendere in considerazione? Noi vi proponiamo di valutare con attenzione questi aspetti:

  • I consumi di carburante e le emissioni di CO2: oltre agli aspetti banali di vantaggio economico nella conduzione di una utilitaria dai consumi migliori, negli ultimi mesi l’offerta di autoveicoli si sta arricchendo con una maggiore scelta di soluzioni alternative rispetto all’alimentazione. Ai classici veicoli a benzina si vanno affiancando in maniera molto più decisa del passato le soluzioni elettriche e ibride, a metano e gas. La scelta del veicolo rispetto al carburante utilizzato è un aspetto che ormai non possiamo più trascurare e dobbiamo farlo valutando molto attentamente le prospettive di medio lungo periodo delle varie tecnologie per la mobilità. Selezionare la migliore utilitaria non può prescindere dal valutare attentamente questo aspetto.
  • L’estetica della nostra futura city car: una utilitaria è naturalmente destinata a farci compagnia per lunghi periodi di una giornata. E’ inutile far finta di ignorare questa realtà. Vivere nel comfort e nella piacevolezza delle finiture dell’interno della nostra auto le noiose code e i tragitti spesso singhiozzanti delle città ci aiuterà sicuramente a trovare i migliori motivi per gustare anche quei momenti.
  • Le funzioni di intrattenimento e l’integrazione con il nostro mondo virtuale: esattamente per gli stessi motivi  del punto precedente le caratteristiche multimediali della nostra city car non sono meno importanti delle scelte sui consumi per scegliere l’auto migliore.
  • La praticità d’uso: per guidare in città la maneggevolezza, la facilità di parcheggio e disporre di uno sterzo leggero e preciso si apprezzano forse più di ogni altra caratteristica.
  • La sicurezza di una  utilitaria: spesso quando si sceglie una utilitaria non la si valuta bene rispetto alla sicurezza. Il pensiero naturale è “Tanto la userò solo in città”. Il nostro consiglio è di non dimenticarci che ogni tanto quell’auto finirà inevitabilmente dentro una tangenziale con traffico intenso o un’autostrada dove circolano dei bestioni, auto e mezzi pesanti, che non hanno paura di nulla. Il tema sicurezza è articolato e non può essere sviscerato in poche righe, ha mille possibili rivoli da esplorare per trovare la migliore soluzione del mercato, ma non di meno il nostro consiglio è tenerlo sempre a mente come parametro importante delle nostre scelte.
  • I costi: lo inseriamo come ultimo punto ma solo perché sappiamo che per molti di noi sarà un elemento di valutazione molto importante. La fascia dei costi è davvero ampissima e, complice un certo livellamento verso l’alto imposto da auto particolari come la Fiat 500, molto meno “a buon mercato” del passato.

Vediamo nel seguito una rapida carrellata di alcune delle principali soluzioni disponibili. Tenete presente che un po’ tutte le case automobilistiche tengono un piede in questo segmento, alcune, di piedi ne tengono pure due.

I modelli del segmento city car

Come anticipato, fare un percorso completo di tutte i veicoli presenti in questo segmento è davvero complesso, identificare la migliore non è affatto semplice specialmente se si analizzano tutti gli aspetti discussi sopra. Partendo da una rapida carrellata si potrà poi approfondire indagando i siti dei costruttori, in continuo movimento, per trovare la migliore per noi. Teniamo anche presente che alcune case automobilistiche stanno spingendo molto o rincorrendo nuove tecnologie proprio sul fronte dell’alimentazione dei veicoli, non è da escludere che la migliore utilitaria per noi si possa nascondere dietro qualcuna delle numerose proposte nuove o imminenti che il mercato sta producendo.

Le proposte Fiat

La Fiat presenta diversi modelli che più o meno possono definirsi tutti appartenenti a questo segmento. Si incomincia con la Panda, auto strutturalmente economica e spartana, rimane nella storia come una dei veicoli più longeve (la sua comparsa risale al 1980). Al suo fianco negli ultimi anni si è andata inserendo con un grandissimo successo la Fiat 500. Ormai tutti la riconosciamo come l’auto che ha invaso le nostre strade cittadine, restyling elegante e raffinato della vecchissima 500, ha saputo coniugare il fascino del vintage con la modernità di interni curati nei dettagli e funzionali nell’utilizzo. Nonostante la larghissima diffusione e una non particolare attenzione all’aspetto consumi, rimane una delle scelte più ambite per l’uso quotidiano in città.

Sempre in questo settore  in casa Fiat possiamo identificare la Punto, auto con storico successo tra i migliori della casa torinese che tuttavia appare sulla via del tramonto.

Ancora non imminente il lancio di Fiat nel settore delle auto elettriche che sicuramente rientreranno nel panorama delle city car. Interessante e chiacchierata è apparsa la proposta presentata nei saloni dell’auto con la Fiat 120 che ancora non ha una sua identità commerciale.

I modelli Volskwagen

In casa Volkswagen vengono identificate come city car i due veicoli  Up! e la Nuova Polo . Si tratta di modelli molto ricchi di accessori e tecnologia, ben seguiti anche con motorizzazioni moderne con anche un’offerta specifica con alimentazione bifuel a metano per andare incontro alle nuove indicazioni di ecosostenibilità.

Sempre sul fronte ecosostenibilità è previsto tra pochi giorni il lancio ufficiale della linea Volkswagen ID di soluzioni elettriche, pensate per affrontare nella maniera migliore le sfide moderne dell’ecosostenibilità.

Le soluzioni CITROËN

In casa Citroën l’offerta è ampia ed articolata. E’ possibile indirizzarsi verso l’entry level Citroën C1 disponibile anche nella versione a cinque porte  con una buona dotazione multimediale per l’uso quotidiano. Oppure si può guadagnare dello spazio con la versione C3. Infine non dimentichiamo la disponibilità della C0  (c zero) che rimane una delle prime soluzioni interamente elettriche per il mercato city car. Non è sicuramente l’utilitaria dal prezzo migliore, perché il costo di listino la posiziona nei segmenti di mercato di tutt’altra fascia, ma merita sicuramente un occhio di attenzione per il coraggio e la qualità della proposizione.

L’utilitaria SEAT

In casa SEAT  si distingue la Mii che offre un look moderno con la possibilità di affiancare anche una motorizzazione ecosostenibile a metano. Quest’ultimo aspetto fa capire come tutte le aziende costruttrici siano finalmente attente ai temi di ecosostenibilità.

Le proposte Peugeot

Le utilitarie Peugeot sono principalmente identificate nel modello 108 e il 208. Si tratta di soluzioni classiche bene allineate con le dotazioni delle moderne tecnologie. Per il modello 208 sono presenti motorizzazioni diesel affiancate a quelle a benzina, mentre non sono ancora presenti alimentazioni differenti anche se, su questo fronte, Peugeot ha puntato decisamente su un modello totalmente elettrico la iOn. Il prezzo di listino di partenza è sicuramente ancora alto (28.000 € circa), ma il livello di innovazione è significativo con tempi di ricarica di 6 ore se collegati alla rete elettrica di casa e soli 30 minuti per ricaricare il veicolo dell’80% su una colonnina dedicata. Il tutto con una autonomia fino a 150km. Anche i costi per 100km sono interessanti, dichiarati ufficialmente come compresi tra 1,5 e 2€. Tra i veicoli elettrici per la città sicuramente uno dei migliori dal punto di vista dell’innovazione.

Le soluzioni Toyota

In casa Toyota si ha  una attenzione particolare e la migliore cura per il segmento delle utilitarie. Due sono i modelli di punta: la Aygo e la Yaris. Si tratta di autoveicoli curati rispetto all’innovazione e sempre molto seguiti in termini di garanzia e supporto. Per la Yaris è disponibile anche la versione “full hybrid” in cui motore elettrico e a benzina cooperano per ottenere il massimo della potenza con il minimo dei consumi. Le tecnologie ibride sono un punto di forza storico della Toyota che l’hanno resa una delle aziende costruttrici più valide su questi fronti innovativi.

L’articolo Migliore utilitaria: consumi, estetica e praticità sembra essere il primo su https://www.6sicuro.it

Seguici su Google+


Migliore auto a metano: scegliere i modelli in arrivo nel 2019

migliore auto metano

Le recenti modifiche ai regolamenti della circolazione e ai blocchi del traffico all’interno delle aree urbane assieme alla revisione delle tasse automobilistiche legate alla ecotassa stanno spingendo molti automobilisti a guardarsi intorno per cambiare il proprio veicolo. Scegliere la migliore soluzione per le proprie esigenze non è semplice perché negli ultimi mesi si è molto allargato il ventaglio di possibilità nella scelta dell’automobile. In particolare, rispetto al passato, risulta molto ampliata l’offerta di auto con alimentazione differente dai classici benzina e diesel. La sostanziale messa al bando dalla nostre grandi città delle auto alimentate con il carburante diesel che non siano almeno Euro 5 o 6, infatti, sta spingendo il mercato nella creazione di una migliore e più ampia selezione tra le marche e i modelli.

Tra le migliori proposte delle case automobilistiche, molto rivitalizzate negli ultimi mesi, possiamo trovare molte proposte proprio all’interno della loro gamma di auto a metano. Cerchiamo di capire meglio insieme.

Perché scegliere la migliore auto a metano

Ormai quasi tutte le case automobilistiche principali hanno arricchito la loro gamma di offerta nel segmento delle auto alimentate a metano. La FIAT, la Volkswagen, la Renault, l’Audi, fino alla Skoda e alla Seat offrono veicoli con alimentazione a metano di serie. Le variabili da prendere in considerazione per scegliere il migliore veicolo sono molteplici e spaziano dall’estetica dei modelli alle prestazioni del veicolo. In generale però è bene capire quali sono gli elementi chiave e i vantaggi di un’auto a metano rispetto alle sorelle con altre alimentazioni e questo potrà aiutarci a selezionare ulteriormente la migliore per noi tra quelle che prenderemo in considerazione.

I motivi principali che possono spingerci nella direzione di una auto a metano sono sostanzialmente due: i costi del mantenimento (in particolare il costo del carburante) e la natura “ECO” dell’alimentazione a metano. Questo ultimo aspetto si declina con due ulteriori benefici: la possibilità di circolare in città in molte fascie di orario e zone che ormai sempre di più sono precluse dai blocchi del traffico; la possibilità di accedere a sconti e benefici sulle tasse automobilistiche previste per le migliori auto a metano.

Per quanto riguarda i costi di mantenimento di un’auto a metano il punto di forza che la rende una delle migliori soluzioni possibile per quanto riguarda i costi è la spesa minima per effettuare il rifornimento di carburante. Ovviamente il costo di un pieno dipende dalla dimensione del serbatoio, ma quasi sempre si mantiene al di sotto dei 20 euro. Immaginate quanto migliore possa essere il  nostro spirito nel momento in cui dobbiamo affrontare un lungo viaggio se fare il pieno ci costasse solo venti euro o meno.

Il vantaggio ulteriore che non deve essere sottovalutato riguarda la doppia alimentazione. Infatti le auto a metano possiedono due serbatoi uno per il metano appunto e uno per la solita benzina. Utilizzare l’una o l’altra alimentazione è una nostra scelta che possiamo modulare a seconda delle necessità e rende questo tipo di carburante un’opzione davvero interessante e spesso la migliore se le esigenze di risparmio economico ed ecologico sono per noi importanti. La doppia alimentazione consente di gestire con disinvoltura anche i casi in cui ci troviamo in una zona non ben coperta dai distributori di quel carburante. E se vogliamo tutto lo sprint del nostro motore a benzina basterà commutare con un click la nostra alimentazione.

Migliore è la flessibilità della nostra soluzione di mobilità, migliore sarà la confidenza e la soddisfazione che ci darà il guidare la nostra auto. Certe remore del passato sulla tenuta dei serbatoi e sulle presunte limitazioni nella sicurezza sono ormai soprattutto dei preconcetti perché la tecnologia moderna offre tutte le garanzie di affidabilità che sono comprovate da molti anni. Anche i costi delle automobili predisposte per il metano già di serie non sono sostanzialmente differenti dalle consorelle a benzina e diesel. A differenza delle tecnologie ibride ed elettriche l’auto a metano appare migliore da molti punti di vista potendo sposare in un solo veicolo sia la nostra consolidata esperienza con i motori a benzina, con le esigenze di risparmio economico ed ecologico.

E quanto a risparmio l’adozione di un’auto di questo tipo risulta davvero interessante. Sul web diverse case costruttrici fanno toccare con mano con simulazioni fatte a partire dalla propria percorrenza chilometrica annuale, l’entità dei risparmi che possono essere raggiunti scegliendo le loro migliori proposte. Dovendo scegliere quale veicolo si possa meglio adattare alle nostre esigenze le nostre valutazioni devono spostarsi a prendere in considerazione le caratteristiche proprie dei singoli modelli. E’ infatti difficile immaginare di poter dare in questo campo un’indicazione di “migliore in assoluto”. Probabilmente non è possibile una categorizzazione di questo tipo. Sarà molto più facile puntare verso una direzione meno complicata di “migliore per noi”, “migliore per le nostre personali esigenze”.

Proviamo dunque a fare un tuffo per saggiare alcune delle differenti proposte disponibili sul mercato, tenendo presente che questo è un momento di grande dinamicità e revisione complessiva dell’offerta per moltissime case automobilistiche.

Le migliori auto a metano in casa Fiat

La Fiat propone una serie di modelli che escono nativamente con alimentazione a metano. Rispetto alla gamma di vetture a benzina e diesel siamo ancora lontani in termini di ricchezza di soluzioni, tuttavia se siamo orientati ad una scelta tradizionale per il nostro mercato, questa gamma è forse la migliore in cui cercare l’auto per noi.  E’ interessante un tool disponibile sul sito ufficiale Fiat in cui è possibile simulare i risparmi di gestione ottenibili utilizzando uno di questi modelli.

Potremo dunque verificare che per una percorrenza di circa 20.000 km anno potremo sfruttare un vantaggio di gestione di circa 1.400€ all’anno se avremo l’esigenza di utilizzare un veicolo più commerciale come il Doblò o i Cubo, mentre se ci orienteremo verso una Fiat 500L o una Panda avremo un miglioramento dei costi di circa 1.200€. Con una Punto il risparmio si attesterà intorno ai 1.000 euro.

Più in dettaglio l’offerta FIAT si articola in varie proposte e su alcune di queste sono attive anche specifiche promozioni. Vediamole qui sotto.

Fiat Panda

La Fiat “Ecologicamente Panda” è il classico modello della casa torinese con  Motore 0.9 TwinAir Turbo 70 CV Natural Power e solo 12 euro per un pieno di metano. Godendo del doppio serbatoio la sua autonomia si estende avvicinandosi agli 800km, per la migliore versatilità nella fascia delle auto utilitarie.

Fiat Doblò

Con 17 euro per un pieno di metano, la Fiat Doblò, con la sua motorizzazione da 1.4 si vuole proporre come la migliore proposta di veicolo commerciale in casa Fiat per coniugare consumi ridotti e tensione ecologica per le nostre aree urbane.

Fiat Cubo

Come misura intermedia la Fiat Cubo con soli 14€ per un pieno è  un’auto intermedia nella fascia della clientela tipica del settore di mercato indirizzato dalle proposte Fiat.

Le migliori auto a metano Volkswagen

La Volkswagen punta ad una revisione dedicata a questa alimentazione per i modelli Up, Polo e Golf.

La strategia di Volkswagen appare quella di offrire una auto ecologica a metano che non faccia rimpiangere nessun optional delle altre versioni storicamente più diffuse a benzina e diesel. Le soluzioni con i nuovi motori bifuel TGI BlueMotion promettono prestazioni con potenza di tutto rispetto anche con l’utilizzo del carburante alternativo alla benzina. Davvero interessanti sia la proposizione della Up come city car ecologica raffinata sia dal lato opposto l’offerta Golf che propone un motore da zero a cento in poco più di dieci secondi ed una ragguardevole autonomia di 1.300km.

Più nel dettaglio l’offerta Volkswagen si concentra sui modelli seguenti.

eco up! La city car a metano

Una city car pensata con lo spirito ecologico e l’attenzione ai dettagli, con interni personalizzabili, ma anche l’accortezza di poter utilizzare anche le cinque porte per consentire un facile accesso anche ai sedili posteriori. Forse una delle migliori opzioni per rendere facilmente utilizzabile una city car.

La Nuova Polo TGI

Si tratta di una auto con un pieno che costa addirittura meno di 12€ e un motore turbo di 90cv. Appare la migliore idea Volkswagen per coniugare da un lato la possibilità di girare agevolmente in città con l’opzione di affrontare un viaggio più lungo senza temere la stanchezza della guida.

La Golf TGI

Per chi è affezionato al classico, la Golf TGI rappresenta la migliore scelta per non rinunciare a nulla, una superautonomia, la potenza del motore da 130cv e il beneficio economico del carburante per i viaggi più lunghi.

Le soluzioni g-tron della Audi

Anche la Audi ha confezionato un’offerta dedicata al mondo ecosostenibile dell’alimentazione con gas naturale. I motori con la tecnologia condivisa con il mondo Volkswagen offrono prestazioni elevate e un assetto sportivo in linea con le esigenze della clientela di riferimento della casa tedesca.

Le auto g-tron indirizzano una fascia mediamente superiore a quelle della casa Volswagen e si presentano di fatto in tre modelli simili per caratteristiche e prestazioni crescenti.

Audi A3 Sportback g-tron

La potenza di Audi A3 Sportback g-tron arriva da un motore TFSI da 1,5 litri e 131 CV, capace di passare da 0 a 100 km / h in soli 9,4 secondi e raggiungere una velocità massima di 211 km / h.  Si tratta di una auto con caratteristiche eleganti in linea con gli standard della casa tedesca e un passaggio automatico verso l’alimentazione a benzina in caso di accesso alla riserva.

Audi A4 Avant g-tron

Il motore 2000 con la sua potenza di 170cv offre le prestazioni ragguardevoli attese da una ammiraglia della sua fascia. E’ chiaro l’obiettivo di Audi di sostituire con questi modelli g-tron il ruolo precedentemente tenuto dalla auto diesel che saranno fortemente penalizzate nei prossimi anni.

Audi A5 Sportback g-tron

Analoga alla A4 solo più imponente. Monta la stessa motorizzazione all’interno di una vettura curata maggiormente nei dettagli per farne la migliore soluzione g-tron a gas naturale dell’Audi.

 

L’articolo Migliore auto a metano: scegliere i modelli in arrivo nel 2019 sembra essere il primo su https://www.6sicuro.it

Seguici su Google+


Ritiro farmaci pressione alta: impurità cancerogene all’interno

farmaci pressione alta

Non c’è pace per i farmaci contro l’ipertensione, e per i soggetti che devono farne uso.

Negli Stati Uniti, l’azienda farmaceutica Torrent Pharmaceutical Limited, ha appena annunciato il ritiro di:

  • 36 lotti di pillole di Losartan potassium;
  • 68 lotti di Losartan Potassium/Hydrochlorothiazed.

La decisione del ritiro è stata presa dall’azienda in accordo con l’Agenzia federale statunitense per il controllo dei farmaci, poiché all’interno delle pillole sono state rinvenute presenze fuori norma di impurità potenzialmente cancerogene. Non è un prodotto venduto in Italia.

Negli ultimi mesi, sia in Europa che negli Stati Uniti, sono state bloccate le vendite di altri farmaci contro l’ipertensione, sempre per lo stesso motivo: presenza di impurità cancerogene.

[clickToTweet tweet=”Ritiro farmaci pressione alta: impurità cancerogene all’interno https://www.6sicuro.it/news/lista-farmaci-pressione-alta-cancerogeni di @MichelaCalculli” quote=”Ritiro farmaci pressione alta: impurità cancerogene all’interno”]

Ritiro farmaci pressione alta: elenco farmaci

Nell’estate 2018 erano già stati ritirati ben 700 lotti di farmaci contro l’ipertensione a seguito di una stretta collaborazione tra AIFA, Agenzia italiana del farmaco, ed EMA, Agenzia europea del farmaco. L’AIFA comunicava che:

La presenza di un’impurezza è stata riscontrata nel principio attivo valsartan prodotto dall’officina della Zhejiang Huahai Pharmaceuticals, nel sito di Chuannan, Duqiao, Linai (China) e attualmente risulta che l’impurezza sia presente solo nei prodotti fabbricati nel sito citato. L’impurezza è la N-nitrosodimetilamina (NDMA), classificata come sostanza probabilmente cancerogena per l’uomo, che sarebbe presente nei lotti di materia prima utilizzati per produrre i medicinali contenenti valsartan oggetto di ritiro.

AIFA ha pubblicato l’elenco dei prodotti e dei lotti interessati (Aggiornato al 23/07/2018) contenenti l’impurità N-nitrosodimetilamina (NDMA), classificata come sostanza probabilmente cancerogena.

Il consiglio di buonsenso è  quello di controllare se i medicinali assunti contengano sartani e consultare il proprio medico curante, senza interrompere autonomamente le terapie prescritte. Evitate ogni sorta di problema ascoltando il parere di un professionista.

L’articolo Ritiro farmaci pressione alta: impurità cancerogene all’interno sembra essere il primo su https://www.6sicuro.it

Seguici su Google+


Reddito di cittadinanza: esito e quando arrivano i soldi

reddito di cittadinanza esito e soldi

Il reddito di cittadinanza arriverà nei primi giorni di maggio per i primi 500mila italiani che hanno ottenuto esito positivo per la propria domanda. In questi giorni stanno accadendo due cose:

  • l’INPS sta comunicando gli esiti agli aventi diritto;
  • le Poste stanno contattando chi riceverà la card per l’appuntamento per la consegna, con la prima ricarica, e il PIN da utilizzare per i prelievi (ricordiamo che sarà possibile prelevare un massimo di 100 euro al mese, cifra che potrà essere maggiorata in base alla composizione del nucleo famigliare utilizzando un moltiplicatore).

Bisognerà attendere i primi giorni di maggio per vedersi consegnare la card e iniziare ad utilizzare l’importo accreditato. La card può essere utilizzata esclusivamente per: acquisto di beni di consumo e farmaci, pagamento di affitto o mutuo, pagamento luce e gas, prelievi per un massimo di 100 euro come illustrato sopra. L’importo accreditato deve essere utilizzato entro il mese e non è possibile accantonarne una parte, poiché viene decurtata il mese successivo.

[clickToTweet tweet=”Reddito di cittadinanza: quando arrivano i soldi? https://www.6sicuro.it/news/reddito-di-cittadinanza-esito-quando-arrivano-soldi/ di @MichelaCalculli” quote=”Reddito di cittadinanza: esito e quando arrivano i soldi “]

Esito domande reddito di cittadinanza

Hai fatto domanda per il reddito di cittadinanza e non conosci ancora l’esito?
Innanzitutto devi sapere che l’INPS ha 15 giorni per fornirti una risposta, a partire dal giorno in cui hai inoltrato la domanda.

Hai però la possibilità, nel frattempo, di monitorare lo stato della tua pratica accedendo all’area riservata del portale redditodicittadinanza.gov.it, accedendo con le credenziali SPID utilizzate per fare la domanda sempre attraverso il portale.

In alternativa puoi controllare lo stato della pratica nell’area personale INPS, accedendo tramite PIN, SPID o CNS.

Il monitoraggio può essere fatto esclusivamente online e soltanto se sei in possesso delle credenziali per l’accesso alle aree personali del portale dedicato a RdC o del sito INPS. Ricorda che sempre attraverso queste aree riservate potrai accedere a tutte le informazioni riguardanti la tua card.

Non hai lo SPID e hai bisogno di informazioni? Leggi il nostro articolo SPID: cos’è, come funziona, registrazione e come richiederlo

L’articolo Reddito di cittadinanza: esito e quando arrivano i soldi sembra essere il primo su https://www.6sicuro.it

Seguici su Google+


Perché il 25 aprile è la festa della Liberazione in Italia

L’insurrezione dei partigiani, la resa dei nazisti, dei fascisti e il ritorno della libertà: il 25 aprile, festa della Liberazione, si ricorda una delle pagine più importanti della storia italiana.

Cosa si festeggia il 25 aprile

Cittadini, lavoratori: sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire.

Con queste parole Sandro Pertini alla radio Milano Libera proclamava l’inizio dello sciopero generale contro l’occupazione nazifascista nelle città del nord Italia. L’inizio dell’insurrezione generale era fissato all’una del 25 aprile 1945, ma gli scontri tra partigiani e occupanti tedeschi andavano avanti già dal giorno prima.

Per convenzione, si considera il 25 aprile anche la data che segna la fine della Seconda Guerra Mondiale. In realtà, la guerra e gli scontri tra partigiani e nazifascisti continuarono per qualche altro giorno. Tra il 25 aprile e i primi giorni di maggio vennero liberate altre città del nord, tra le quali Genova, Venezia e Piacenza.

25 aprile 1945: la liberazione di Milano e Torino

Siamo nel 1945. L’Italia stava vivendo le ultime fasi della Seconda Guerra Mondiale. Mentre gli Alleati anglo-americani risalivano da sud, nelle regioni del nord era ancora forte la presenza delle truppe naziste e fasciste che controllavano le fabbriche, le università e i palazzi delle istituzioni.

Già nei giorni precedenti il 25 aprile i partigiani avevano iniziato una serie di attacchi contro i nazifascisti. Bologna,  dopo qualche giorno di scontri, era stata liberata dai partigiani il 21 aprile, con l’aiuto degli Alleati.

Il 25 aprile i gruppi partigiani, coordinati dal CNLAI (Comitato Nazionale di Liberazione Alta Italia), avevano ricevuto l’ordine di attaccare i presidi dell’esercito fascista e dei soldati nazisti in tutti i luoghi ancora occupati. A seguito dell’insurrezione del 25 aprile, i tedeschi e i repubblichini lasciarono Milano e Torino. Simbolicamente, la loro ritirata ha segnato la definitiva liberazione del Paese.

Festa del 25 aprile: dal 1946 festa della Liberazione d’Italia

La data del 25 aprile è stata scelta per festeggiare la Liberazione per la prima volta nel 1946. Allora, il governo guidato da Alcide De Gasperi emanò un decreto legislativo per istituire la festa. Nel testo del decreto si legge:

A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale.

La data del 25 aprile è stata poi mantenuta anche negli anni successivi e dal 1949 è stata fissata stabilmente come festa nazionale civile della Repubblica.

Dopo il 25 aprile: il referendum e la nascita della Repubblica

Il 25 aprile segna la fine della guerra, la caduta del regime fascista e la definitiva liberazione dell’Italia. La data del 25 aprile simbolicamente segna anche l’avvio del processo che poi ha portato alla nascita della Repubblica.

Il 2 giugno del 1946, dopo poco più di un anno dalla Liberazione, si tenne il referendum con cui gli italiani e, per la prima volta anche le italiane, furono chiamati al voto per scegliere tra monarchia e repubblica. Dopo l’esito del referendum e la vittoria della repubblica, si votò per la formazione dell’Assemblea Costituente che ha avuto il compito di redigere la Costituzione.

Manifestazioni del 25 aprile 2019

In tutta Italia sono in programma manifestazioni per celebrare il 25 aprile. A Roma si tiene tradizionalmente la cerimonia più importante, con un corteo che coinvolge l’Associazione Nazionale dei Partigiani Italiani (ANPI), rappresentanti di partiti e associazioni politiche. Il programma della celebrazione prevede anche l’omaggio al monumento del Milite Ignoto da parte del Presidente della Repubblica.

In altre città d’Italia si tengono cortei e manifestazioni, particolarmente sentiti nelle città protagoniste della lotta partigiana. Sono decine le città e le province decorate con una medaglia al valore militare per la lotta di liberazione.

L’articolo Perché il 25 aprile è la festa della Liberazione in Italia sembra essere il primo su https://www.6sicuro.it

Seguici su Google+


Generazione Z, giovani-saggi alla ricerca di certezze

Generazione Z: un futuro che guarda al passato” è il nome della ricerca commissionata da BNP Paribas Cardif, tra le prime dieci compagnie assicurative in Italia, e condotta dall’istituto di ricerca AstraRicerche, che ha voluto approfondire la cosiddetta Gen Z, quella che segue i Millennials.
La prima Generazione che non ha conoscenza diretta del Novecento, che rifugge Facebook, che non aspira a fama e successo, adora la famiglia, è contro gli sprechi e insegue l’amore. Quelli per i quali ‘papà batte Ronaldo 1.0’.
La ricerca di BNP Paribas Cardif offre un viaggio attraverso la Gen Z che offre sorprese e spunti di riflessione, indagando il loro ‘stare al mondo’ attraverso i rapporti della sfera sociale, la relazione con la tecnologia e l’informazione, le abitudini di consumo, la mobilità, il tempo libero, il lavoro e le loro aspettative sul futuro.
La Gen Z, che rappresenta ben l’11% della popolazione italiana, non è superficiale come in tanti credono, tutt’altro: sono i valori autentici a contare veramente, quelli della famiglia e delle amicizie che, sorprendentemente, non sono quelle digitali.
“Ci siamo trovati di fronte a dei giovanissimi nativi digitali concreti e con le idee chiare, dove il mondo virtuale è una ‘normalità’ che non soppianta i valori tradizionali, come la famiglia e gli amici, e quelli nuovi, come l’inclusione e la sostenibilità. – dice Isabella Fumagalli, CEO di BNP Paribas Cardif e Coordinatore di BNP Paribas International Financial Services (IFS) per l’Italia – Per la nostra Compagnia l’ascolto è il primo strumento per rispondere in maniera efficace ai cambiamenti sociali con soluzioni sempre più accessibili e orientate alle persone. Dopo Millenials e Over 65 ci interessava comprendere la Generazione Z che rappresenta il target del futuro. La nostra sfida, sarà offrire prodotti innovativi e nuovi modelli di servizio in una logica digitale che tenga sempre conto della componente esperienziale e dell’impatto sociale positivo.”

Ma vediamo con ordine cosa è emerso dall’indagine molto completa di AstraRicerche.

Sfera sociale

Pur non avendo la ricetta per la felicità, il 60% dei giovani della generazione Z si dichiara felice, soprattutto gli uomini e la fascia tra i 14 e i 18 anni e chi vive nei grandi centri. Ma c’è anche un quarto di loro al di sotto della sufficienza. Per essere felici l’importante è stare bene con se stessi (84%) e sentirsi bene fisicamente (82%), ma anche avere un clima sereno in famiglia (80%). Oltre alla famiglia, l’amicizia è un valore fondamentale e gli amici veri sono le persone che si frequentano durante il tempo libero (74%), i compagni di scuola o i colleghi di lavoro (58%) e solo in misura minore le persone conosciute sui social e poi frequentate nella vita reale (37%). Decisamente pochi coloro che indicano le amicizie solo virtuali (26%). Tradizionali nella scelta dei modelli di riferimento, i giovanissimi si lasciano ispirare soprattutto dai genitori (55%), ancora di più i giovani tra i 19 e i 24 anni, dagli amici (44%), soprattutto gli under 19, e dalle persone del proprio quotidiano (37%) o da altri familiari (35%). Contrariamente alle aspettative, al di fuori della propria rete di conoscenze, i personaggi dello spettacolo, con il 35%, e gli sportivi, con il 30%, superano i nuovi potenziali punti di riferimento come chef (19%), fashion blogger (21%) e influencer (23%). La famiglia si conferma in cima alle priorità di questa generazione (56%), soprattutto per la parte femminile delle intervistate, ma anche l’amore (47%), la salute (42%) e l’amicizia (41%) superano nettamente il lavoro (31%) e la scuola (21%). La fama, il successo, l’essere influencer contano davvero pochissimo; solo il 6% le ha come priorità. I centennials sono una generazione inclusiva, attenta all’ambiente e aperta alla diversità (soprattutto le donne per il 67%). Per loro, infatti, si tratta di valori acquisiti che fanno parte del loro quotidiano, del loro modo di essere, di pensare e di vivere. Il 66% effettua la raccolta differenziata, sono attenti agli sprechi di ogni genere (60%) ed è aperta al confronto con l’altro, con ciò che è diverso e che, dunque, può far crescere e arricchire (60%), e questo vale soprattutto per le donne o chi vive nelle grandi città. Una generazione attiva (solo il 9% non studia e non lavora) che si trova a essere più esposta a fenomeni sociali come il bullismo, con oltre la metà che afferma di aver subito a scuola o sul lavoro discriminazioni, soprattutto per la propria salute e forma fisica (51%). Un problema, quest’ultimo, che riguarda principalmente le donne.

Assicurazioni

La ricerca ha indagato anche il rapporto della Generazione Z con le assicurazioni. In generale ben il 65% ne possiede almeno una stipulata da loro o dai propri genitori; più gettonate quelle legate alla mobilità (31%), alle polizze vita (19%) e alla casa (19%). Alta anche la percentuale di chi copre il proprio viaggio con un’assicurazione (69%) tra salute, volo, valigia o viaggio stesso. Sulle polizze per coprire i device da eventuali danni o furti, questa generazione dichiara di conoscerne l’esistenza (81%), con il 21% che già la possiede. Ma nonostante la rete possa essere un terreno rischioso a livello reputazionale, più della metà non conosce le assicurazioni legate alla digital reputation (55%) e buona parte, pur conoscendole, dichiara di non esserne interessato (23%).

Device

Per quanto riguarda il mondo digitale, la ricerca conferma in gran parte l’opinione diffusa: gli smartphone sono il vero device di questa generazione (93%) e l’alternativa è il laptop (75%), mentre tablet e desktop vengono superati anche dalle consolle per giocare e lo smartwatch è scelto solo da uno su cinque, soprattutto tra gli uomini. Ovviamente, dovessero scegliere un solo dispositivo da portare con sé non avrebbero dubbi e sceglierebbero sempre lo smartphone (l’87%). Le opinioni sulla giusta spesa per uno smartphone sono variegate: per il 44% più di 500 euro, per il 38% una cifra ragionevole è tra i 200 e i 500 euro mentre per il 28% meno di 200 euro. Quasi la metà non ritiene di dover cambiare spesso cellulare e lo fa quando smette di funzionare (46%), mentre solo il 6% lo sostituisce ogni anno o più spesso. Sono soprattutto le donne ad essere più legate allo smartphone, anche se spendono meno per acquistarlo e lo cambiano anche con minore frequenza. Quali sono le App più utilizzate dalla generazione Z? Svettano quelle per vedere video (76%) e ascoltare musica (67%) e a seguire quelle per fare acquisti (63%) e vedere programmi (57%). Ancora poco utilizzate le App per la salute, l’alimentazione, per prenotare ristoranti e per informarsi.

Social network

Nel mondo dei social media WhatsApp, in assoluto (89%), e Instagram (82%) sono i padroni indiscussi, distanziando di gran lunga Facebook (72%), che tiene di più tra gli over 19 e tra le donne. Gli altri canali social sono naturalmente presenti ma in percentuale nettamente minore. Tik Tok raggiunge il 10%. Nonostante siano presenti sui social, i giovani nati tra il 1995 e il 2010 non sono molto attivi: il 35% entra raramente e si limita a qualche like. Al contrario, solo il 32% si definisce particolarmente attivo anche se meno di uno su cinque è creatore di contenuti originali. Come comunicano? Ben sei su dieci lo fanno prevalentemente con foto, preferite al testo (26%); meno con video (6%) e messaggi vocali (4%). Quasi uno su due ha postato contenuti di cui si è poi pentito (47%) e oltre la metà (52%) ha visto contenuti non graditi pubblicati da altri. Pur vivendo connessi, i giovani della Gen Z sono poco consapevoli e interessati alla reputazione digitale, hanno una debole percezione della delicatezza del tema e limitano il problema con le impostazioni sulla privacy dei diversi social network. Sempre restando in ambito di rischi legati al mondo digitale, accanto al fenomeno del bullismo diventa sempre più significativo il dato sul cyber bullismo: il 42% ha subito o visto subire episodi legati a questa sempre più diffusa problematica.

Informazione e tempo libero

Nel tempo libero ascoltare musica è la prima grande passione dei giovanissimi (78%), che amano viverla anche in maniera esperienziale preferendo i concerti alla discoteca (solo il 31%). Seguono le serie e i film visti in tv o tramite altri devices (74%), e il tempo trascorso con gli amici, sia uscendo con loro (65%) sia chattando a distanza (65%). Il cinema resta un piacevole passatempo (49%), così come leggere un buon libro (45%) e praticare sport è preferibile al seguirlo da tifoso.

Lavoro e futuro

Dalla ricerca emerge il profilo di persone proattive, dato che ben il 32% già lavora, con un’attesa professionale futura tendenzialmente positiva: se è vero che più della metà (51%), e soprattutto nelle grandi città, si vede con un lavoro stabile e da dipendente, quasi il 30% si vede impiegato in un’attività autonoma e dinamica, come free lance, consulente o in una start-up. Solo il 20% pensa che avrà un lavoro precario e incerto o addirittura che non riuscirà a trovare un’occupazione. Il dove resta l’aspetto più delicato, dato che solo il 57% pensa di restare nel Bel Paese, mentre il 30% si immagina in Europa e il 13% addirittura in un altro continente. Una vera fuga di cervelli.

Consumi

Parlando di consumi, anche una generazione multi-social come la Z, preferisce lo shopping esperienziale e dunque i negozi (40%) agli acquisti on-line (34%). Ma in questo caso il genere conta, poiché le donne preferiscono in assoluto il negozio mentre gli uomini l’on-line. Quasi l’80% di chi compra sul web acquista beni fisici (abbigliamento, elettronica, ecc.), ben più che servizi (54%). Ma da chi sono influenzati nei loro acquisti? La Gen Z si fa “consigliare” principalmente dagli amici (43%) e dalla famiglia (37%) e pochissimo dagli influencer della rete (21%) come, forse, ci si sarebbe aspettati. Oltre il 40% si sente invece capace di influenzare gli altri negli acquisti, ma senza legarsi ad aziende o brand.

Mobilità

Generalmente si spostano in auto (51%), a piedi (50%) o con i mezzi pubblici (37%). Le due ruote, invece, non sono tra i mezzi preferiti dai giovanissimi, che prediligono comunque la bici (17%) alla moto / motorino (10%). L’utilizzo del car/moto/bike sharing è limitato (anche perché non è presente in molte città) ma tutto sommato anche l’interesse è molto elevato. Fronte viaggi, siamo di fronte ad una generazione che ama viaggiare spesso (46%), in particolare le donne tra i 19 e i 24 anni.

L’articolo Generazione Z, giovani-saggi alla ricerca di certezze proviene da InsuranceUp.


Uyolo, il social network a impatto sociale che ha conquistato BNP Paribas Cardif

Passare dallo status di social network per singoli utenti a uno strumento usato nelle aziende. Per Uyolo la vittoria di Open-F@b Call4Ideas 2018, la call promossa da BNP Paribas Cardif, non è solo fonte di soddisfazione e motivo di orgoglio. Ma una tappa per far crescere il business: “BNP Paribas Cardif testerà il prodotto in azienda” dice Alessandra Gargiulo, co-founder della startup che si è aggiudicata il terzo posto nella call lanciata dalla compagnia assicurativa dedicata alla positive impact innovation.

E il settore non potrebbe essere più indicato: perché Uyolo è una community dedicata a chi desidera cambiare il mondo. Facile a dirsi, difficile a farsi. Ma non per Alessandra Gargiulo e il suo team: “Parlare di collaborazione, accoglienza e cooperazione in un contesto sociale come il nostro non è certo semplice. Ma forse proprio per questo ne abbiamo bisogno” dice la giovane imprenditrice. Per capire però perché una startup così giovane (fondata nell’aprile del 2018, nello stesso anno, dopo pochi mesi vince il contest internazionale Open-F@b) ha suscitato l’interesse di un player come BNP Paribas Cardif con il quale sta per avviare un percorso di open innovation, bisogna partire dall’inizio. Ecco come è nata Uyolo e che cosa ha in mente.

Uyolo, l’Instagram per l’impatto sociale

Uyolo è un Instagram per l’impatto sociale, un social network che ha l’obiettivo di ispirare i giovani a diventare attori del cambiamento. Si tratta di “una piattaforma digitale innovativa per promuovere la filantropia strategica e la cittadinanza attiva. La Uyolo App combina le logiche tipiche del social networking con una piattaforma per micro-donazioni e consente agli utenti di interagire e donare alle cause che più interessano attraverso un semplice like” dice la founder Alessandra Gargiulo.
“Uyolo fornisce un modo facile, divertente e appagante per sensibilizzare i giovani sulle questioni sociali e ambientali importanti e attuali, come la crisi migratoria globale e il cambiamento climatico. Fornisce non solo una finestra sul mondo, ma anche un’opportunità per impegnarsi e fare la differenza nella quotidianità”, continua la giovane imprenditrice che punta sulla generazione dei Millennials per dare il via al cambiamento. Poche piattaforme di raccolta fondi hanno la capacità di coinvolgere i giovani ogni giorno. Invece, Uyolo mira ad affrontare il crescente appello del Millennials all’impatto e alla giustizia sociale, grazie alla sua interfaccia semplice e attraente, e a un approccio basato sulla piena trasparenza e fiducia. Le associazioni no-profit a cui possono donare gli utenti, infatti, sono tutte certificate da Uyolo dopo un processo di selezione volto a garantirne trasparenza e affidabilità.
Creata con l’obiettivo di democratizzare la filantropia e renderla più raggiungibile, innovativa, e coinvolgente, la piattaforma ospita già oltre 300 utenti e 15 organizzazioni no-profit di diversi Paesi, tra cui Tanzania, India, Lituania, Ucraina, Francia, Italia e Stati Uniti.

La visione di Uyolo è quella di promuovere la filantropia e il volontariato tra i giovani sostenendo nel contempo i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile fissati dalle Nazioni Unite nel 2015 per porre fine alla povertà, proteggere il pianeta e assicurare prosperità entro il 2030” puntualizza la founder. Milanese, 27 anni, dopo una laurea in affari internazionali all’università americana di Roma frequenta un master in cooperazione e sviluppo a Parigi. Durante il master frequenta nel 2014 uno stage di sei mesi in Sudafrica. “Facevo consulenza di management ad alcune associazioni no-profit e collaboravo con alcune aziende locali per aiutarle a trovare i progetti su cui investire” racconta. È durante questa esperienza che Alessandra nota qualcosa di particolare del mondo delle associazioni no-profit: “Siamo disposti a donare alle associazioni che hanno più visibilità e non conosciamo le piccole realtà locali che spesso, pur se sconosciute, sono più efficaci perché a contatto con la gente del luogo. La mancanza di trasparenza e fiducia influenza anche le donazioni delle aziende” spiega. Così decide di realizzare un questionario per analizzare l’atteggiamento delle persone di fronte alle donazioni: “Molte persone hanno confermato che, quando vengono a conoscenza tramite i media, di situazioni di disagio e bisogno, vorrebbero dare una mano ma non sanno come fare perché non sanno da dove iniziare e di chi fidarsi. Tutti, poi, hanno detto che se si fidassero delle associazioni no-profit e sapessero a chi donare donerebbero il doppio. Da qui è nata idea di creare una piattaforma che mettesse in relazione associazioni certificate di cui fidarsi con utenti e aziende” racconta ancora la giovane milanese.
Nell’aprile del 2018 viene fondata la startup Uyolo con sede a Milano e uffici anche a Parigi. Il nome deriva dal termine “Xhosa” che significa felicità. Ad Alessandra Gargiulo si uniscono Yetoe Menye Akakpo Guetou (originario del Togo ma in Italia da sedici anni, esperto di social network) e Audrey Solène Touboulic (francese, lavora a Singapore con un network di filantropi asiatici). Obiettivo: contribuire allo sviluppo di un’economia etica e sostenibile. Un obiettivo che non passa inosservato a BNP Paribas Cardif.

Il percorso di Open Innovation con BNP Paribas Cardif

La vittoria di Open-Fa@b Call4Ideas è decisiva nel percorso di crescita di Uyolo. “Grazie al supporto di BNP Paribas Cardif stiamo progettando per giugno 2019, in occasione del Festival dello Sviluppo Sostenibile, un evento di lancio per promuovere il progetto” continua Alessandra Gargiulo. Non solo. BNP Paribas Cardif si è offerta di testare il prodotto a livello aziendale: “Stiamo sviluppando insieme alla Compagnia l’offerta che andremo a proporre alle aziende. Il nostro obiettivo, infatti, è quello di aiutare le aziende a promuovere le proprie iniziative di responsabilità sociale d’impresa” continua la founder. Finora, infatti, la app di Uyolo è stata utilizzata da singoli individui. Ma le cose che si possono fare con Uyolo a livello aziendale sono diverse: “Organizzare eventi di volontariato aziendale, possibilità per i dipendenti di donare una parte dello stipendio o dei benefit oppure dedicare le proprie competenze a supporto di un’associazione no-profit. Nello specifico con BNP Paribas Cardif stiamo pensando a un prodotto basato sulla possibilità di regalare un’assicurazione a chi ne ha bisogno” puntualizza l’imprenditrice. E conclude: “Questo non è solo un modo di fare business in maniera solidale ma anche un un’opportunità per consolidare il rapporto tra azienda e dipendenti o clienti quando decidono di condividere gli stessi ideali”.

L’articolo Uyolo, il social network a impatto sociale che ha conquistato BNP Paribas Cardif proviene da InsuranceUp.


Insurtech Lemonade arriva in Europa, ecco cosa porterà nell’assicurazione casa

Lemonade è una delle stratup insurtech P&C del panorama internazionale che abbiamo seguito con maggiore attenzione in questi anni e tra le più finanziate di sempre: nata a New York nel 2016 dall’iniziativa di fondatori Daniel Schreiber e Shai Winniger , si è imposta subito per alcune caratteristiche, che sono la sua tecnologia e il suo modello di business.

La sua tecnologia, che coinvolge intelligenza artificiale, machine learning e chatbot, è stata costruita attorno ad alcuni principi cardine: customer experience, che significa eliminare tutti i possibili momenti di frizione tra l’assicurazione e il suo cliente, come i processi complicati, i tempi lunghi, la parte burocratica, i costi elevati; e il business etico, poichè Lemonade devolve una parte delle cifre incassate in beneficenza (è anche attualmente l’unica Compagnia assicurativa certificata B-Corporation).

Il modello (che mette in pratica le teorie dell’economia comportamentale)  introduce un sistema di giveback del premio, che è integrato nel prodotto assicurativo: Lemonade chiede ai clienti di nominare un ente di beneficenza quando acquistano una polizza. Poi, i premi di persone che scelgono la stessa “buona causa” sono raggruppati e vanno a costituire un unico fondo a copertura dei sinistri. A fine anno, i soldi che non sono stati utilizzati per i sinistri, sono devoluti da Lemonade alla causa prescelta da quel gruppo, Lemonade non trattiene nulla. Come guadagagna? Lemonade trattiene una fee fissa nel pagamento mensile degli utenti e accantona il resto per i sinistri.

Con questa formula magica ha conquistato clienti allargandosi dallo Stato di New York alla maggior parte degli Stati federali, fatto non banale in un mercato molto regolamentato e differentemente da Stato a Stato, in cui anche la presenza degli operatori tradizionali è radicata e variegata; ha venduto oltre mezzo milione di polizze e, secondo quanto riporta Fortune, ha raggiunto 57 milioni di dollari di fatturato l’anno scorso ed è sulla buona strada per fare 100 milioni di dollari quest’anno. “In meno di tre anni, Lemonade si è espansa negli Stati Uniti, ha devoluto soldi a decine di enti di beneficenza scelti dalla nostra comunità, e ha cambiato radicalmente il modo in cui una nuova generazione di consumatori interagisce con le assicurazioni”, ha detto Daniel Schreiber, CEO e co-fondatore, Lemonade. Dove la nuova generazione di consumatori sono i Millennials, il suo principale target di riferimento: il  75% dei suoi sottoscrittori è al di sotto dei 35 anni, il 90% non si è mai assicurato prima (fonte: Lemonade)

Sul fronte degli investitori ha attratto fondi di primissimo piano a cominciare da Sequoia Capital, fondo di venture capital US storico, che è stato il suo primo grande investitore puntando al cifra di 13 milioni di dollari in un seed round, il più elevato investimento seed mai realizzato dal fondo; hanno seguito GV (Google Ventures), General Catalyst, Tusk Ventures, XL Innovate, Allianz e ora Softbank (gigantesco fondo di venture capital), che ha investito nel 2017 120 milioni di dollari e ora altri 300. In totale ha raccolto 480 milioni di dollari dal venture capital ed è valutata oltre 2 miliardi. E’ un colosso insurtech.

“La nostra sfida più grande è gestire la crescita”, ha detto Schreiber a TechCrunch “Come si crea un’organizzazione che deve trasformarsi costantemente? L’organizzazione che eravamo due anni fa e quella che siamo oggi hanno ben poco in comune. Siamo passati da un unico prodotto in un unico stato a pensare al multiprodotto attraverso i continenti e le cinque sedi di uffici. Come si fa a farlo senza mettere a dura prova il sistema e continuare a fornire un servizio di buona qualità?”

300 milioni di dollari certamente aiutano, vedremo i prossimi passi quali saranno, e li vedremo presto perché il prossimo passo di Lemonade è oltre gli Stati Uniti, è portare il suo modello di assicurazione casa in Europa, ed è già iniziata la campagna assunzioni.

Tutti i primati di Lemonade

Altri primati la contraddistinguono: è arrivata a gestire un claim in 3 secondi; è la prima startup insurtech ad aver ottenuto la certificazione come benefit corporation; è tra le applicazioni più veloci nella gestione di un processo di sottoscrizione, che dura al massimo un paio di minuti (90 seconds to get insured, 3minutes to get paid); ha sviluppato una delle tecnologie più sofisticate in circolazione (in questa industria) basata su intelligenza artificiale e chatbot. E’ probabilmente la prima assicurazione al mondo ad avere un approccio anche ‘politico’ nella gestione delle policy: un esempio viene dalla posizione presa e comunicata in modo molto trasparente da uno dei due fondatori circa le coperture assicurative sul possesso e uso di armi, che ha generato parecchie critiche sui social da parte di detentori di armi ma anche picchi di sottoscrittori. E’ probabilmente anche la prima assicurazione ad aver aperto al mondo degli sviluppatori le proprie API: ciò significa che qualsiasi sito di ecommerce, di affitti, servizi finanziari, sicurezza domestica/Iot, può integrare le proposte assicurative di Lemonade offrendo immediatamente insieme al proprio servizio anche una copertura. E’ la scelta per il B2B di Lemonade, che è valsa nelle prime 24 ore oltre 400 sottoscrittori ‘business’.

L’articolo Insurtech Lemonade arriva in Europa, ecco cosa porterà nell’assicurazione casa proviene da InsuranceUp.


Amazon Alexa pronta a occuparsi anche della tua salute

L’annuncio è stato fatto attraverso Alexa Blog ai primi di aprile.

“Siamo entusiasti di annunciare che l’Alexa Skills Kit permette ora alle società selezionate soggette all’Health Insurance Portability and Accountability Act del 1996 (HIPAA), di sviluppare funzionalità di Alexa per trasmettere e ricevere informazioni sanitarie protette, nell’amito di un programma solo su invito. Già attualmente, sei nuove ‘skill’ sanitarie di Alexa sono state realizzate con fornitori di servizi sanitari leader del settore, gestori di prestazioni farmaceutiche e società di coaching sanitario digitale, che stanno ora operando nel nostro ambiente HIPAA. In futuro, ci aspettiamo di permettere ad altri sviluppatori di trarre vantaggio da questa capacità.”

Una breve premessa: Alexa è il servizio vocale basato sul cloud e l’intelligenza che alimenta Amazon Echo e altri dispositivi con Alexa integrata. Alexa fornisce delle funzionalità vocali, chiamte  Skill, che consentono al cliente di creare un’esperienza più personalizzata attraverso un’interazione basata sulla comunicazione verbale. Alexa è anche una piattaforma aperta alle terze parti che vogliano sviluppare ‘skill’ per i propri fini: l’Alexa Skills Kit (ASK) è una raccolta di API self-service, strumenti, documentazioni e esempi di codice che rendono lo sviluppo di skill su Alexa più rapido e semplice per le terze parti. ASK consente a programmatori, sviluppatori e brand di creare delle skill interessanti e di raggiungere quindi i clienti attraverso Amazon Echo e altri dispositivi.

Cosa significa esattamente questo annuncio di Amazon? Da un punto di vista business, che Amazon è sempre più dentro l’industria della salute, in cui ha già fatto diverse mosse.

E lo sta facendo portando all’interno di questa industria la sua tecnologia e il suo standard di ‘customer experience’:  Alexa Skills Kit per l’Healthcare permetterà di promuovere un nuovo tipo di esperienza nella gestione della propria salute. Le competenze di cui si parla nell’annuncio sono di fatto i programmi vocali che permetteranno alle persone, solo con l’uso della voce, di gestire una varietà di esigenze sanitarie a casa, in modo naturale e con facilità,  che si tratti di prenotare un appuntamento medico, ricordarsi di prendere le pillole, controllare le proprie analisi del sangue.

Wired US ha titolato un articolo così ‘Alexa, com’è la mia glicemia oggi?’. E’ questo il futuro della digital health, secondo Amazon.

E sarà possibile, perché da un lato Amazon ha sviluppato la tecnologia abilitante, dall’altro  sta coinvolgendo aziende sanitarie, pubbliche e private, aziende del pharma e assicurazioni, cioè gli operatori che in US si occupano della salute delle persone e che hanno in mano i dati sanitari. I vantaggi sono indubbi e riguardano l’accessibilità e la facilità di uso, e gli svantaggi?

La principale legge sulla privacy sanitaria negli Stati Uniti – l’Health Insurance Portability and Accountability Act del 1996 (HIPAA) – stabilisce  che le informazioni sanitarie possono essere condivise solo tra i pazienti e quelli del sistema sanitario, come medici o ospedali. In altre parole, informazioni come le diagnosi mediche e le prescrizioni farmaceutiche non sono disponibili a terzi.  Amazon a quanto pare ha creato un modo per le aziende di trasmettere queste informazioni tramite dispositivi Alexa e assicura di rimanere HIPAA-compliant. E ha già dalla sua una sorta di ‘sperimentazione’ avviata con 6 aziende di dimensioni ridotte rispetto ai colossi di questo ambiente, ma significativa, ecco alcuni esempi: i clienti di Express Script possono utilizzare Alexa per controllare lo stato di consegna delle loro prescrizioni; i clienti di Livongo possono collegare Alexa ai loro rilevatori di glucosio e chiedere informazioni sulla lettura della glicemia; i pazienti del programma ERAS (Enhanced Recovery After Surgery) del Boston Children’s Hospital possono ricevere informazioni sugli appuntamenti attraverso Alexa.

Se da un lato tutto ciò ha lo straordinario beneficio di rendere più accessibile e più efficace la cura della propria, dall’altro gli appunti non mancano: che ne sarà della privacy? dicono diversi osservatori. Perché deve essere ben chiaro che questa operazione rende accessibili i dati sanitari privati più accessibili all’utente, ma anche ad Alexa, cioè ad Amazon, che sta entrando in ambito sanitario, ma è una tech company, un ecommerce, tante cose, ma non esattamente un’azienda sanitaria pura.

Il magazine The Verge ha fatto alcune analisi, sottolineando che molto dipende dagli accordi tra Amazon e ogni singolo operatore coinvolto, su cui ancora non si sa molto: nel caso di Livongo, azienda healthcare che ha sviluppato un’app per Alexa che permette agli utenti di chieder vocalmente la lettura della glicemia, Alexa è soprattutto un modo per trasmettere le informazioni. Quando un paziente chiede ad Alexa di controllare la lettura della glicemia, il dispositivo accede a quei dati sul cloud di Livongo e lo comunica al paziente. Ma le informazioni sul paziente sono archiviate da Livongo e Amazon non può servirsene in alcun modo, ha garantito Amar Kendale, Chief Product Officer di Livongo a The Verge.

In altri casi, la situazione potrebbe essere diversa, si legge nell’articolo. E’ possibile infatti che le informazioni sui pazienti possano essere condivise e utilizzate per addestrare uno degli algoritmi di intelligenza artificiale di Amazon, potrebbero essere utilizzate per il marketing, per fornire informazioni su nuovi servizi, anche se questo servizio non è legato alle esigenze di salute del paziente. Insomma, ci sono tante zone grige, anche perché non esiste un processo di certificazione ufficiale per ottenere la conformità all’HIPAA (cioè la legge sulla pricacy sopracitata), che è affidata soprattutto alla buona volontà dell’operatore, benchè esistano organismi di vigilanza.

Charlotte Tschider, esperta di diritto sanitario presso l’Università DePaul, interpellata dal giornale, ha detto: “Sono allarmata da come una grande organizzazione che mi vende anche delle cose, potrebbe usare le mie informazioni sulla salute.”

Come dicevamo all’inizio, si tratta di funzionalità attualmente sviluppate da Amazon per il mercato US. La strada per implementare la medesima cosa in Europa e Italia potrebbe essere molto, molto più impervia e passa attraverso il GDPR.

L’articolo Amazon Alexa pronta a occuparsi anche della tua salute proviene da InsuranceUp.


Guida alle tasse automobilistiche: le differenze tra le regioni

Le tasse automobilistiche seguono regole diverse in base alla regione di residenza. Ecco in cosa consistono, come pagarle e le sanzioni previste.

I proprietari delle autovetture devono rispettare precisi adempimenti che vanno ben oltre il rispetto del Codice della Strada. Alcuni obblighi riguardano il pagamento delle tasse automobilistiche, che hanno precise scadenze e variano da una regione all’altra.

Oltre al carburante e al premio assicurativo, la voce di spesa che incide di più sul portafogli del conducente è quella del bollo auto, la tassa più conosciuta legata all’uso delle autovetture. Vediamo in cosa consistono queste tasse, quali sono le differenze tra le varie regioni e come pagarle.

Ecco quali sono i tributi legati al possesso dell’auto

Come nasce questa tassa e chi è tenuto a pagarla

Scopri come cambia il bollo auto in base alla regione di residenza

Tutte le modalità per effettuare il pagamento online e offline

Sanzioni e interessi di mora previsti per i ritardatari


Cosa sono le tasse automobilistiche

Le tasse automobilistiche sono dei tributi da pagare alle regioni e posti a carico di tutti i cittadini che possiedono un’auto. Non importa che il veicolo sia posteggiato in garage oppure in un’area di sosta privata, infatti, anche se il mezzo non è marciante, il contribuente deve comunque effettuare il versamento.

Molti non lo sanno, ma non tutti i tributi vanno pagati direttamente allo Stato, ma sono piuttosto legati ad una porzione di territorio più ristretta, come le regioni o i comuni. Nel caso delle tasse automobilistiche, si tratta di tributi regionali, che vanno pagati secondo le modalità previste dalle leggi locali.

Queste tasse cambiano infatti da regione a regione ed è invitabile che anche gli importi da versare siano diversi in base al luogo di residenza. Del resto, ogni territorio ha le sue particolarità ed è naturale che anche le spese a carico dell’amministrazione pubblica regionale siano diverse.

Quando si parla di tasse automobilistiche, in genere, si fa riferimento a quel tributo che viene denominato bollo auto. In particolare, chi paga tramite bollettino postale si sarà accorto che si tratta di un versamento che vede la propria regione come destinatario.

La tassa regionale: che cos’è

Un tempo esisteva la tassa di circolazione, ma questo tributo ha poi cambiato la sua denominazione in tassa di possesso o tassa automobilistica regionale. Di fatto, si tratta sempre dello stesso tributo che noi conosciamo bene, e cioè il famoso bollo auto.

All’inizio, questa tassa era legata esclusivamente alla circolazione, ma oggi non è più così perché, anche se gli autoveicoli che non circolano su strada, i proprietari che non hanno delle esenzioni sono tenuti al pagamento del bollo entro la scadenza.

Visto che non si tratta di una tassa nazionale, dopo la riscossione questi tributi finiscono direttamente nelle casse regionali, in modo che ciascuna regione possa fornire una serie di servizi molto utili per tutta la cittadinanza.

Come abbiamo visto, è a tutti gli effetti una tassa di proprietà e le disposizioni di legge prevedono che il tributo sia pagato per ogni veicolo iscritto nel PRA (Pubblico Registro Automobilistico). La gestione della tassa regionale è infatti affidata dalle regioni alle delegazioni ACI territoriali.

I cittadini residenti che possiedono un’auto possono recarsi, quindi, presso lo sportello dell’ACI per ricevere supporto di tipo amministrativo. In base ai principi dell’amministrazione trasparente, è possibile trovare tutta la documentazione anche online sul sito web dell’ACI. Chi vuole comunicare con gli uffici senza passare dall’URP, può inviare anche un’email alla PEC dell’ente.

Il calcolo del bollo auto avviene in modo automatico e sulla base del tariffario delle varie regioni, che come abbiamo visto non è fisso, ma varia da una regione all’altra. Tra l’altro, esistono degli strumenti telematici molto efficienti che permettono di calcolare l’importo da pagare con pochi clic.

Sul sito web dell’ACI basterà specificare il tipo di pagamento (ad esempio, prima immatricolazione o rinnovo del pagamento), la regione di residenza, il tipo di veicolo e la targa. Questi dati sono sufficienti per calcolare la somma da pagare, comprensiva dell’importo addizionale per gli eventuali interessi di mora e la relativa scadenza.

Differenze tra le regioni

L’importo da pagare è determinato da diversi fattori e uno di questo è proprio la regione di residenza del contribuente. Gli altri elementi che concorrono alla determinazione della somma da versare sono la potenza del veicolo indicata nel libretto di circolazione e la classe di appartenenza.

Visto che si tratta di una tassa regionale, le eventuali esenzioni sono gestite a livello locale, pertanto, bisogna sempre fare riferimento agli uffici territoriali dell’ACI. Alcune agevolazioni riguardano le auto elettriche o ibride che non producono emissioni di CO2, altre ancora sono invece legate alle esigenze dei disabili, che in qualche caso sono esentati dal pagamento.

Sono previste delle esenzioni fino al 50% anche per i veicoli storici che sono immatricolate da oltre 20 anni e hanno un particolare interesse storico.

Nella maggior parte dei casi sono le stesse regioni ad occuparsi della riscossione della tassa, ma per alcune regioni a statuto speciale è invece l’Agenzia delle Entrate ad avere l’incarico relativo alla riscossione e all’accertamento in caso di mancato pagamento.

Modalità di pagamento

Sebbene spesso la riscossione della tassa sia gestita in maniera autonoma da parte delle singole regioni, è prevista una certa uniformità su tutto il territorio nazionale in relazione alle modalità di pagamento.

I contribuenti che scelgono il pagamento online, possono utilizzare il sito web dell’ACI, ma in qualche caso possono procedere al pagamento telematico anche tramite i servizi di home banking offerti dalla propria banca o i servizi online di Poste Italiane.

I più tradizionalisti pagheranno, invece, attraverso il classico bollettino postale, ma in alternativa possono recarsi presso gli sportelli dell’ACI e le agenzie che si occupano di disbrigo pratiche automobilistiche. Inoltre, si può pagare anche presso le tabaccherie abilitate oppure gli sportelli bancomat.

Le sanzioni per il mancato pagamento

Per evitare di incorrere in sanzioni, la tassa automobilistica regionale va pagata entro la scadenza, ossia entro il mese successivo a quello della scadenza. In caso di prima immatricolazione il pagamento va effettuato entro 12 mesi dal rilascio del libretto di circolazione.

In caso di mancato pagamento entro i termini previsti, sarà necessario pagare una sanzione commisurata al ritardo e gli interessi di mora, che nel tempo vanno ad aumentare progressivamente.

L’ipotesi più grave si presenta nel caso in cui il contribuente lasci passare oltre un anno dalla scadenza. In questo caso il Decreto n.98 del 7 ottobre 2011 prevede una sanzione pari al 30% dell’importo inizialmente dovuto, a cui si aggiungono anche gli interessi di mora pari all’1% per ogni semestre di ritardo.

Pagare il bollo auto l’anno successivo rispetto alla scadenza fa lievitare l’importo in modo esponenziale e diventa, perciò, molto importante tenere a mente la scadenza e fare il versamento nei tempi previsti.

Le sanzioni sono, invece, ridotte in caso di ravvedimento operoso, che si applica quando il pagamento viene effettuato entro 14 giorni dalla scadenza. In questo caso non è prevista alcuna sanzione, ma solo gli interessi di mora pari all’1% per ogni giorno di ritardo.

Scopri subito quanto puoi risparmiare sulla polizza auto: è veloce e senza impegno

L’articolo Guida alle tasse automobilistiche: le differenze tra le regioni sembra essere il primo su Blog Linear.