La startup insurtech Zego (polizze per la gig economy), ecco perché è superfinanziata

Negli ultimi 12 mesi il suo giro d’affari costituito da polizze per la gig economy è cresciuto del 900%, riporta TechCrunch. Impressionante, anche per gli investitori che si sono precipitati a sostenere l’ulteriore accelerazione alla crescita di questa startup insurtech londinese con un cospicuo round di 42 milioni di dollari (guidato dalla società di investimento paneuropea Target Global, specializzata nel settore delle tecnologie finanziarie e della mobilità, con altri finanziatori, tra cui il fondatore di TransferWise Taavet Hinrikus), che sono stati preceduti in questi anni da un primo milione di cui parlammo in questo articolo, e da successivi 6 milioni. I proventi saranno utilizzati per l’espansione di Zego in Europa e per aumentare la forza lavoro da 75 a 150 dipendenti.

Zego si rivolge ai nuovi servizi di mobilità, quali ride-hailing, ridesharing, noleggio auto e scooter sharing, e offre una gamma di polizze che vanno dall’assicurazione minuto per minuto alla copertura annuale, fornendo una maggiore flessibilità rispetto agli assicuratori tradizionali, con prezzi basati sui dati di utilizzo dei veicoli. Questo significa che è diventato popolare tra i conducenti di scooter e auto, oltre che con le flotte di furgoni e taxi. Attualmente l’azienda assicura un terzo del mercato delle consegne alimentari del Regno Unito, in gran parte attraverso partnership con Deliveroo, Just Eat e Uber Eats. E’ quello che succede quando si intercetta un mercato scoperto poponendo modelli di polizze innovative, come sottolinea Sten Saar, CEO e co-fondatore di Zego: “Quando abbiamo costruito Zego da zero tre anni fa, la nostra missione era quella di trasformare il settore assicurativo creando prodotti che riflettessero veramente il mondo dei trasporti in rapida evoluzione…. Il mondo si sta urbanizzando e per questo motivo, stiamo passando dalla tradizionale proprietà dei veicoli ad una “usership” condivisa. Questo significa che il modello rigido di assicurazione che esiste da centinaia di anni non è più adatto allo scopo”.

Ben Kaminski, partner dei principali investitori Target Global, ha detto: “Con la crescita di nuovi servizi di mobilità, Zego ha identificato una grande lacuna nel mercato assicurativo e ha creato un modello di business unico da colmare, che gli operatori storici troveranno molto difficile da replicare. Il potenziale di questa compagnia è quasi illimitato, e mi aspetto di vedere il suo successo nel Regno Unito rispecchiato in tutta Europa e oltre nei prossimi anni”.

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Il colosso insurtech Lemonade apre in Germania e si prepara alla quotazione in Borsa

Come avevamo preannunciato in questo articolo, la startup Lemonade (oramai colosso dell’insurtech) con  l’ultimo investimento da 300mln $ ricevuto da Softbank, si prepararava all’espanzione internazionale, comincinado dall’Europa.

Il primo Paese in cui la società stabilisce la sua presenza e lancia le sue innovative polizze casa è la Germania, che sarà anche il primo mercato in cui la startup utilizzerà la Policy 2.0, una polizza che mira a rendere più semplice e comprensibile il documento della copertura assicurativa e per il quale non ha ancora ottenuto l’approvazione normativa negli Stati Uniti, come riporta Business Insider.

“Stiamo  lanciando la polizza assicurativa più sintetica, più semplice e, oseremmo dire, più cool, mai creata, scritta in una lingua che l’uomo può capire. – dice con entusiasmo il fondatore e presidente Shai Wininger su Linkedin – La Polizza 2.0 è stata concepita nell’ambito di un primo progetto di collaborazione tra clienti, esperti assicurativi e il nostro team. Abbiamo reso Policy 2.0 un progetto open source, disponibile per uso commerciale in tutto il mondo”.

Il mercato tedesco sarà dunque il sito di test per l’espansione europea di Lemonade, scelto anche per il fatto che Lemonade si rivolge in particolare ai Millennial digital-savvy che in Germania rappresentano una componente forte della società. Forse in tempi pre Brexit avrebbe cominciato dal mercato UK. Intanto, riporta ancora BI, la società è già stata autorizzata a operare nei Paesi Bassi, e grazie alle regole sui passaporti in tutta l’Unione Europea potrà utilizzare la sua licenza olandese per operare in tutto il continente.

L’altra grande novità che riguarda questa società è la sua imminente quotazione in Borsa. La notizia non è ancora ufficiale, ma è stata riportata da diverse testate (ad esempio New York Buusiness Journal) e mai smentita. Si riporta anche che Lemonade abbia già affidato a JP Morgan and Chase and Goldman Sachs la gestione dell’operazione, con la quale si andranno a cercare nuovi finanziatori per 500 milioni di dollari.

Alla fine del 2018, Lemonade ha registrato vendite circa 57 milioni di dollari – più di 5 volte l’anno prima – assicurato circa 425.000 case, con un valore di copertura di circa 50 miliardi di dollari; fino a oggi ha raccolto investimenti di venture capital per 480 millioni di dollari ed è valutata 2 miliardi.

La società attualmente non e’ ancora in attivo. Come molte nuove aziende, si è concentrata più sull’aumento della quota di mercato e della base clienti che sul raggiungimento precoce della redditività. Nel settore assicurativo in particolare, le compagnie cominciano a vedere i profitti solo dopo diversi anni di attività. Lemonade opera attualmente nel segmento delle assicurazioni casa.

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In quali paesi è obbligatoria la carta verde

In partenza per l’estero con la tua auto? Verifica se la carta verde è richiesta in quello Stato e scopri come ottenerla e quali alternative ci sono.

Chi si mette in viaggio verso Paesi esteri con la propria auto, deve assicurarsi di avere tutti i documenti necessari prima di partire. Uno di questi è la carta verde, un documento richiesto in alcuni Stati per avere piena copertura assicurativa anche al di fuori dei confini nazionali.

La carta verde è obbligatoria solo in alcuni Paesi e prima della partenza bisogna verificare quali sono le regole a proposito dell’assicurazione auto. Cerchiamo quindi di capire dove è richiesta all’estero e come fare per ottenerla.

Scopri in cosa consiste questo documento e perché è così importante

Ecco l’elenco degli Stati che richiedono la carta verde

Tutti i passaggi da seguire per ottenere la carta verde prima di partire

Le tempistiche da conoscere per non farsi cogliere impreparati e chiedere in tempo la carta verde


Cos’è la carta verde

La carta verde è un certificato di assicurazione internazionale, necessario per circolare in uno Stato estero ed essere in regola con la copertura assicurativa richiesta in quel Paese. Questo documento deve il suo nome al colore della carta su cui viene normalmente stampato e fino a qualche anno fa era necessario per viaggiare in tutti gli Stati esteri, ma oggi è richiesto solo in alcuni Paesi.

In caso di incidente stradale in un territorio estero che richiede questo documento, il conducente o il proprietario del veicolo deve comunicare alla propria compagnia assicurativa il numero di targa e della carta verde, in modo da avviare la pratica per il risarcimento della polizza RCA.

Tra gli obblighi dei clienti, c’è anche quello di custodire la carta verde all’interno della vettura, in modo da mostrare il documento ad ogni controllo da parte delle autorità del Paese che si vuole visitare. Guidare senza adeguata copertura assicurativa e senza la patente, anche all’estero espone al rischio di sanzioni e problemi che è sempre meglio evitare.

In quali Paesi è obbligatoria

Nei Paesi dell’Unione Europea e in quelli con cui l’Italia ha stipulato specifici accordi, non è necessario munirsi di carta verde prima di varcare la frontiera. Ad esempio chi si mette alla guida in Francia, Austria e Svizzera non ha bisogno del documento, ma è sufficiente la polizza di responsabilità civile in corso di validità che il conducente ha scelto di stipulare in Italia.

La carta verde è invece necessaria in questi Paesi:

  • Albania
  • Azerbaigian
  • Bielorussia
  • Bosnia e Erzegovina
  • Iran
  • Israele
  • Macedonia
  • Marocco
  • Moldavia
  • Montenegro
  • Russia
  • Tunisia
  • Turchia

Per mettersi in viaggio in totale sicurezza in ognuno di questi Stati inclusi nell’elenco, bisogna quindi essere in possesso della carta verde, in modo da ricevere la tutela offerta dal proprio assicuratore e avere la garanzia di evitare il costo di eventuali danni o infortuni. Resta a discrezione delle compagnie se coprire in tutti i Paesi in cui è necessaria oppure no. I Paesi in cui non viene data la copertura sono barrati sulla carta verde.

In quegli Stati che non accettano la carta verde e neanche la polizza stipulata in territorio italiano, bisogna orientarsi su altre soluzioni. In alternativa alla carta verde, un’altra modalità per ottenere la copertura assicurativa è quella di munirsi di una polizza temporanea da stipulare in frontiera, che però potrebbe avere dei costi un po’ più alti.

Per decidere in modo consapevole, è bene chiedere informazioni presso il competente ufficio estero e poi valutare il da farsi.

Come richiedere la carta verde

Prima di partire verso una nazione che si trova in Europa o verso una destinazione extracomunitaria, è bene chiedere alla compagnia assicurativa se nel preventivo RCA è inclusa anche la carta verde. Non è raro che questo documento sia incluso senza costi ulteriori, consentendo un certo risparmio, mentre in altri casi sarà invece necessario il pagamento di un extra.

Uno dei consigli più importanti da seguire è quindi informarsi bene prima di mettersi in viaggio e chiedere quali diritti si possono esercitare all’estero in caso di sinistro e se il contratto assicurativo prevede limiti che bisogna conoscere fin da subito.

Quanto tempo serve per ottenere la carta verde?

Quando la carta verde è inclusa nella polizza RCA, come nel caso di Linear, la sua durata è sempre la stessa del contratto assicurativo, quindi bisogna avere cura di verificare con attenzione la data di scadenza. In questo caso non sarà necessario presentare nessun’altra richiesta alla compagnia assicurativa, ma verificare solo di avere con sé in auto il documento richiesto per la circolazione all’estero.

L’ultima raccomandazione prima di mettersi al volante è di controllare che il codice della strada del Paese estero non preveda regole particolari che bisogna conoscere. In genere la normativa stradale è molto simile, ma è sempre meglio evitare sorprese!

 

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Come accedere al fondo vittime della strada

Casistica, procedure e massimali previsti: scopri tutto quello che devi sapere per accedere al fondo di garanzia per le vittime della strada.

Per ogni automobilista è sempre una brutta esperienza essere coinvolto in un incidente auto, ma l’incubo peggiore è che l’altro veicolo, che ha causato il sinistro, fugga via o non sia regolarmente assicurato. Nell’immaginario collettivo questa situazione si traduce nell’impossibilità di ottenere il risarcimento o nell’inizio di un’infinita trafila burocratica. Ma siamo sicuri che sia davvero così?

In questi casi entra in gioco il fondo di garanzia per le vittime della strada, che permette di risarcire i danni causati da un veicolo in seguito ad un incidente, quando la liquidazione da parte dell’assicurazione della controparte non sia possibile. Ecco come funziona e come accedere al fondo.

In cosa consiste il fondo e perché è stato istituito

Tutte le ipotesi che danno diritto a presentare richiesta di risarcimento

Ecco le procedure da seguire e la documentazione da allegare

I limiti di legge previsti per la liquidazione dei danni a carico del fondo di garanzia


Cos’è il fondo di garanzia per le vittime della strada

Stipulare una polizza auto è un preciso obbligo di legge, ma la copertura assicurativa dei veicoli in circolazione non è ancora totale, nonostante le severe sanzioni e gli interventi legislativi mirati. Per garantire la tutela agli automobilisti danneggiati dai mezzi privi di assicurazione, è stato istituito il fondo di garanzia per le vittime della strada.

Questo fondo è attivo dal 1971 ed è gestito dalla Consap, che è l’Organismo di Indennizzo Italiano, sotto il controllo da parte del Ministero dello Sviluppo Economico. Il fondo è alimentato da ciascuna compagnia assicurativa, che ogni anno è tenuta a versare uno quota proporzionale alle polizze stipulate.

Di fatto quindi sono gli stessi proprietari dei veicoli assicurati ad alimentare le casse del fondo di garanzia. Del resto ogni automobilista coinvolto in un sinistro stradale potrebbe accedere al fondo stesso per ottenere un indennizzo, ma solo a determinate condizioni.

Il 2,5% dei premi assicurativi viene versato nelle casse del fondo di garanzia, ma non è escluso che questa percentuale possa modificarsi nel tempo, soprattutto se le riserve disponibili dovessero ridursi eccessivamente.

Chi può accedere al fondo vittime della strada

È possibile attingere al fondo di garanzia solo in presenza di determinate situazioni previste tassativamente dal legislatore. Vediamo allora qual è la casistica e le varie ipotesi ammesse:

  • Veicoli non identificati, come nel caso del pirata della strada che fugge subito dopo un incidente. La copertura del fondo è prevista per i danni alla persona, mentre per i danni alle cose è prevista una franchigia di 500€ e la liquidazione è ammessa solo in presenza di lesioni gravi alla persona.
  • Veicoli non assicurati, sia nel caso di assicurazione scaduta che di veicolo mai assicurato. Si tratta dell’ipotesi più frequente e in caso di incidente è previsto sia il risarcimento del danno alla persona che alle cose, con una franchigia di 500€ per questi ultimi.
  • Veicoli assicurati presso compagnie poste in liquidazione coatta amministrativa. Le imprese in questione devono trovarsi in questa situazione al momento del sinistro e il proprietario del mezzo danneggiato può essere risarcito dal fondo di garanzia.
  • Veicoli messi in circolazione contro la volontà del proprietario, come nell’ipotesi del furto d’auto. La copertura riguarda i danni a cose o persone, sia che si tratti di terzi o di persone trasportate contro la loro volontà o ignare dell’illegalità della guida.

Queste sono le ipotesi più comuni, ma ci sono altre due casistiche che riguardano i veicoli esteri che si trovano nel territorio della Repubblica Italiana:

  • Veicoli esteri che viaggiano in Italia privi di targa corrispondente.
  • Veicoli esteri spediti nel territorio italiano da uno Stato facente parte dello Spazio Economico Europeo e che causino sinistri nel periodo tra l’accettazione della consegna del veicolo e i successivi 30 giorni.

Tutte queste situazioni previste dal Codice delle Assicurazioni, riguardano sia la circolazione dei veicoli su strada sia i natanti a motore, ossia tutte le imbarcazioni che si trovano in una delle ipotesi a cui abbiamo accennato e che sono soggetti all’obbligo di assicurazione.

Come fare richiesta per accedere al fondo vittime della strada

Finora abbiamo visto le casistiche che permettono di accedere al fondo di garanzia per le vittime della strada, ma bisogna ancora capire quali procedure bisogna seguire per presentare una regolare richiesta.

Prima di iniziare, è bene sapere che l’IVASS ogni 3 anni designa le compagnie che devono farsi carico della liquidazione di questi danni. La richiesta va quindi inviata mediante raccomandata con ricevuta di ritorno ad una compagnia designata dall’IVASS (diversa a seconda del luogo dell’incidente) e alla sede legale della Consap.

È necessario spiegare le dinamiche dell’incidente e allegare i documenti e i dati da cui emerge il danno subito. In base alla categoria di danno risarcibile che abbiamo visto sopra, è possibile che la documentazione sia diversa. Ad esempio in qualche caso sarà necessario il verbale di denuncia del furto d’auto, in altri servirà il referto del pronto soccorso o la querela contro il pirata della strada fuggito dopo l’impatto.

La richiesta è gratuita e al termine della procedura sarà la stessa società assicurativa designata a liquidare il danno agli aventi diritto, in base alla documentazione presentata e alle necessarie perizie.

Quali sono i massimali del fondo di garanzia per le vittime della strada

I risarcimenti a carico del fondo di garanzia per le vittime della strada sono soggetti a dei precisi limiti, rappresentati dal massimale. La somma che si può liquidare, com’era prevedibile, è più alta per i danni alla persona e inferiore per quelli alle cose.

Mentre per i danni alla cose è previsto un massimale di 1.220.000€ per sinistro, la cifra che il fondo può liquidare per i danni alla persona è di 6.070.000€ per incidente. Questi limiti sono stati aggiornati nel giugno 2017 e periodicamente vengono modificati con un apposito decreto.

 

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Come calcolare il costo del viaggio in auto

Devi calcolare quanto costa il tuo viaggio in auto? Ecco tutte le voci di spesa da conteggiare per le partenze in macchina in Italia e all’estero.

Quando si tratta di viaggiare, l’auto è considerata l’opzione più economica rispetto all’aereo o al treno, soprattutto se ci sono diversi passeggeri in partenza. In realtà il costo del carburante e del pedaggio autostradale può far lievitare molto la spesa, vanificando il tentativo di risparmiare.

Il modo migliore per verificare la convenienza della trasferta o della vacanza, è calcolare il costo del viaggio in automobile e tenere conto di tutte le voci di spesa. Ecco allora qualche consiglio per fare il calcolo e spendere meno.

Ecco come conteggiare i chilometri e il consumo di carburante

Scopri gli strumenti online che fanno il conteggio per te con pochi click

Cosa cambia per il budget quando il viaggio in auto ti porta fuori dai confini nazionali

Tutti gli extra a cui non avevi pensato prima di metterti in viaggio in auto


Come calcolare il costo del carburante in un viaggio in auto

I viaggi a media e lunga percorrenza possono essere molto costosi e la voce di spesa che incide più di tutte è sempre quella del carburante. È per questo che conviene partire subito dalla pianificazione economica, in modo da conoscere già in anticipo il prezzo che si andrà a pagare.

Una volta scelta la destinazione e l’itinerario da seguire, non sarà difficile calcolare la distanza in chilometri da coprire. Uno strumento semplice come Google Maps permette di conoscere in pochi minuti i km da percorrere in base al tragitto selezionato.

È probabile che si tratti di una stima approssimativa, perché può accadere che il traffico consigli di fare qualche deviazione, ad esempio a causa di lavori di manutenzione alla strada. Anche la situazione meteo può costringerti a prendere delle strade alternative rispetto alla tratta prestabilita per la strada di andata o di ritorno.

Ora che conosci quanti km andranno percorsi, puoi utilizzare il libretto di istruzioni e manutenzione della tua vettura. Qui troverai l’indicazione del consumo al litro ogni 100 chilometri. Tieni conto che il consumo cambierà in base al tipo di strada e il tragitto in autostrada avrà un impatto più basso sul conto totale rispetto ai percorsi misti che comprendono anche le strade di città.

La spesa sarà chiaramente variabile con carburanti diversi, perché fare rifornimento di metano o diesel in genere è più economico in confronto ad un pieno di benzina, ma anche il tipo di motore e l’età o la classe di appartenenza della macchina possono far variare molto il preventivo calcolato alla partenza.

Se fare questi calcoli ti risulta troppo complicato, alcuni siti web possono fare il conteggio per te. Uno di questi strumenti è offerto ad esempio da ViaMichelin, che in base al percorso calcola la distanza, il consumo calcolato in media e i tempi di percorrenza.

Come calcolare il costo del pedaggio autostradale in un viaggio in auto

I pedaggi autostradali sono una spesa che tendiamo a sottovalutare prima di partire, ma per risparmiare un po’ bisognerebbe tenerla sotto controllo. Il pagamento della tratta autostradale si può preventivare con grande precisione quando si conoscono con esattezza l’indirizzo di partenza e di arrivo e il percorso da fare.

Lo strumento principale per gli automobilisti che viaggiano col proprio veicolo in Italia è il sito web ufficiale di Autostrade per l’Italia. Per il calcolo dei pedaggi autostradali basta digitare il casello di entrata e quello di uscita, ma se non si conosce il nome del casello è possibile anche selezionarlo sulla mappa.

Occorre anche indicare il tipo di mezzo (selezionando auto/moto oppure il numero di assi del veicolo) e poi cliccare sul pulsante OK. Il sistema fornirà le distanze, le indicazioni stradali e il costo del pedaggio.

L’unico limite di questa applicazione web è che fornisce solo i dati in merito alle autostrade italiane in concessione alla società, ma in compenso offre anche altre informazioni di grande utilità, come i lavori in corso e gli eventi di viabilità più importanti.

Come calcolare il costo di un viaggio in auto all’estero

Chi deve raggiungere la propria destinazione all’estero con l’auto e vuole calcolare le spese del viaggio, dovrà tenere conto che il costo del carburante potrebbe essere diverso in un altro Stato. Sono informazioni che si possono comunque trovare online, anche se il prezzo in euro può subire delle piccole variazioni anche da un giorno all’altro.

Per calcolare il costo del pedaggio autostradale all’estero puoi utilizzare ancora una volta il sito web ViaMichelin, che fornisce queste informazioni anche quando il tragitto prevede di attraversare uno o più paesi esteri.

Il costo stimato da questo strumento online è suddiviso in base alle varie voci di spesa, come ad esempio pedaggio, carburante e l’eventuale bollino.

Come calcolare i costi extra in un viaggio in auto

Quando si programma un viaggio in auto sulla cartina, il preventivo tende ad essere sempre più basso di quello reale, perché spesso non si tengono in considerazione le spese extra che non si possono proprio evitare.

All’interno del budget devono essere inclusi anche i costi di manutenzione del veicolo. L’auto dovrà percorrere molti chilometri durante il viaggio e l’ultima cosa che vogliamo è rimanere in panne mentre ci troviamo molto lontano da casa.

Oltre alla manutenzione ordinaria del motore, con il cambio di olio e filtri, bisogna prestare particolare attenzione agli pneumatici, che per ovvie ragioni di sicurezza devono trovarsi in condizioni perfette prima che ci mettiamo alla guida.

Tieni conto che anche le necessarie fermate all’autogrill possono costare parecchio. Anche se la sosta serve solo a fare benzina e far riposare il guidatore, la tentazione di comprare un libro, un cd o qualche snack in più, sarà molto forte perché si trovano sempre delle offerte molto interessanti.

Durante i viaggi invernali tra le spese extra potrebbero esserci anche quelle per l’acquisto degli pneumatici invernali o delle catene da neve. Come consigliano le migliori guide, non dimenticare che l’attrezzatura da sci renderà necessario un capiente portasci, in moda da riporre comodamente tutto quello che servirà sulle piste innevate.

Se invece il viaggio prevede l’uso del traghetto, bisogna mettere in preventivo il costo del biglietto per il trasporto del veicolo e alcuni extra che potrebbero rendersi necessari durante la navigazione, come l’acquisto dei pasti o delle bevande.

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Quando avviene la prescrizione del bollo auto

Sapevi che un ritardo della pubblica amministrazione può comportare la prescrizione del bollo auto? Ecco quali sono i termini di decorrenza e come funzionano.

Il rispetto delle scadenze è uno degli obblighi di ogni automobilista, che deve pagare il bollo auto entro dei termini precisi. Molti non sanno che anche le pubbliche amministrazioni sono tenute a rispettare dei termini per la riscossione del bollo e che un eventuale ritardo può anche liberare il contribuente dall’obbligo del pagamento.

Può essere utile, quindi, conoscere il termine della prescrizione del bollo auto e capire quando la lentezza degli enti pubblici gioca a favore degli automobilisti. Scopriamo allora come funziona la prescrizione del bollo e quando si verifica.

In cosa consiste la tassa automobilistica che chiamiamo bollo auto

I termini da conoscere in caso di prescrizione del bollo

Ecco quando la prescrizione si interrompe e con quali atti

Tutte le modalità per difendersi quando si riceve una richiesta di pagamento ma il bollo è prescritto

Sanzioni, interessi di mora e le conseguenze delle cartella esattoriale


Cos’è il bollo auto

Il bollo auto rappresenta la tassa automobilistica che è legata alla proprietà del veicolo e non alla circolazione. Questo significa che il proprietario è tenuto a pagare il bollo anche se il mezzo non è marciante e rimane posteggiato in garage o in un’area privata.

Per il calcolo del bollo auto si tiene conto della potenza del motore espressa in Kw e della classe ambientale delle vetture, dalla classe 0 fino ad Euro 6. Inoltre i veicoli che hanno una potenza superiore a 185 Kw pagano anche il superbollo, ossia una somma ulteriore pari a circa 20€ per ogni Kw eccedente, che va ad aggiungersi al bollo.

Esistono diversi strumenti per la verifica della validità del bollo auto e di altre informazioni, come l’importo, la data di scadenza e l’esistenza di eventuali arretrati da pagare. Questo controllo si può effettuare sul sito web dell’Agenzia delle Entrate, inserendo targa e categoria del veicolo, o sul sito dell’ACI, specificando se si tratta di rinnovo o prima immatricolazione.

Anche per la scadenza del bollo auto le regole sono un po’ particolari, infatti non si tratta di una data uguale per tutti i veicoli. Se ad esempio il bollo scade a giugno, il versamento va effettuato dal primo giorno del mese successivo e cioè a partire dal 1° luglio.

Il sistema per calcolare l’importo e la scadenza di certo è un po’ macchinoso e questa piccola difficoltà genera spesso confusione e ritardi nei pagamenti. In questi casi possono scattare la mora, le sanzioni e nelle ipotesi più gravi anche l’accertamento da parte degli organi di riscossione.

Quando avviene la prescrizione

La legge prevede che il bollo auto si prescriva in 3 anni e questo significa che se l’automobilista non riceve un avviso di omesso pagamento, una cartella esattoriale o un sollecito in questo lasso di tempo, il pagamento non è più dovuto.

Bisogna però sapere che i termini di prescrizione non iniziano a decorrere dalla scadenza del bollo, ma dal 1° gennaio dell’anno successivo. Se per ipotesi il bollo scade a luglio 2019, la decorrenza dei termini inizia il 1° gennaio 2020 e scade il 31 dicembre 2022.

Quando questi 3 anni trascorrono senza che gli automobilisti abbiano ricevuto una notifica, una cartella dell’agenzia di riscossione o un avviso bonario, si configura il bollo auto prescritto e ogni provvedimento successivo della pubblica amministrazione rimane privo di efficacia e si può considerare illegittimo.

Anche le amministrazioni pubbliche hanno quindi dei limiti temporali da rispettare e la lentezza della burocrazia in alcuni casi può favorire i cittadini più smemorati, che si dimenticano di avere il bollo scaduto.

Se invece il bollo non è ancora prescritto, il proprietario del veicolo può ancora pagare attraverso il ravvedimento operoso, ma se il ritardato pagamento viene effettuato dopo oltre un anno dalla scadenza, agli interessi di mora si aggiungono anche le sanzioni.

Cosa cambia in caso di atti interruttivi

Affinché il bollo risulti prescritto in modo definitivo, è necessario che questi 3 anni di prescrizione non siano stati interrotti dalla ricezione da parte dell’automobilista di una comunicazione della Regione di residenza o dell’Agenzia delle Entrate.

Esistono diversi tipi di atto interruttivo, come ad esempio un sollecito di pagamento, una cartella esattoriale o un avviso di accertamento. In presenza di uno di questi atti, i termini di prescrizione di 3 anni iniziano nuovamente a decorrere, fino alla successiva interruzione.

Chi vuole difendersi in caso di bollo prescritto, deve quindi fare molta attenzione alla data di ricezione di questi atti, che allungano i tempi a disposizione degli enti pubblici per richiedere il pagamento.

Come difendersi da una richiesta di pagamento illegittima

In realtà l’automobilista deve fare anche un ulteriore verifica, perché oltre ai termini di prescrizione del bollo deve tenere conto anche dei termini di decadenza della cartella di pagamento.

Infatti la cartella esattoriale si prescrive dopo 2 anni da quando il titolare del tributo ha consegnato il ruolo all’ente di riscossione. Chi riceve una cartella di pagamento scaduta, si può quindi difendere dalla richiesta di riscossione illegittima.

È possibile presentare un’istanza di sospensione all’agenzia di riscossione entro 60 giorni dalla notifica. Ricevuta la richiesta, l’ente a questo punto avrà 220 giorni di tempo per rispondere all’istanza e il silenzio vale a tutti gli effetti come un’accettazione del ricorso, che produce l’annullamento della cartella esattoriale.

I proprietari delle autovetture in questione che hanno presentato tutta la documentazione, durante il periodo di sospensione non rischiano il fermo amministrativo dell’auto o il pignoramento.

Esiste anche un altro modo per difendersi da una richiesta di pagamento illegittima ed è quello di presentare ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale. Anche in questo caso bisogna agire entro 60 giorni dalla notifica e se la somma da versare è inferiore a 3.000€, la procedura è più snella e non occorre neanche l’assistenza di un avvocato o di un commercialista.

Le conseguenze del mancato pagamento del bollo auto

La normativa, sebbene preveda alcune scappatoie per l’automobilista inadempiente, afferma con forza che pagare il bollo è comunque un obbligo e in caso di violazione o ritardi scattano delle conseguenze.

In caso di pagamento effettuato fino a 14 giorni dopo la scadenza, si applica una sanzione pari allo 0,1% per ogni giorno di ritardo, mentre da 15 a 30 giorni di ritardo la maggiorazione è dell’1,5%. Chi invece paga dal 31° al 90° giorno dopo la scadenza, è tenuto a pagare anche l’1,67% in più per ogni giorno di ritardo, mentre superati i 90 giorni e fino ad un anno, la sanzione è pari al 3,75%.

Il ravvedimento operoso è possibile quindi fino ad un anno dalla scadenza, ma superati i 365 giorni è prevista una multa del 30% e anche un interesse di mora pari allo 0,5% per ogni 6 mesi di ritardo.

La ricezione di una cartella esattoriale potrebbe peggiorare ulteriormente la situazione e portare a conseguenze ben più serie, come il fermo dell’auto o un pignoramento. Per evitare questo, si consiglia quindi di pagare sempre il bollo entro la scadenza e di conservare bene le ricevute di pagamento.

Tutte le sanzioni a cui abbiamo accennato non si applicano a chi ha diritto all’esenzione totale del bollo auto oppure a delle esenzioni parziali.

Il pagamento non è dovuto neanche da chi abbia venduto l’auto oppure se la vettura è stata rubata. In questi due casi vanno presentati agli uffici preposti, rispettivamente, copia dell’atto di vendita con passaggio di proprietà e una certificazione di perdita del possesso, da dichiarare al Pubblico Registro Automobilistico o presso un giudice di pace.

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Frizione auto: cos’è e come capire quando cambiarla

Dubbi sulla frizione auto? Scopri quello che bisogna sapere su questo importante componente, come funziona e quando è il momento di sostituirla.

Non può esistere vettura dotata di cambio senza la frizione ed è per questa ragione che si tratta di un elemento essenziale per cambiare marcia. Infatti la frizione auto è presente anche nei motori con cambio automatico o sequenziale, oltre che nei veicoli con cambio manuale.

Visto che si tratta di un elemento così importante, può essere utile capire come funziona e quando è necessario cambiarla. Per te sarà sufficiente conoscere il funzionamento della frizione e sarà il tuo meccanico di fiducia a procedere alla sostituzione.

Scopri cos’è la frizione e quali sono i suoi componenti

Ecco il meccanismo che c’è dietro al funzionamento della frizione

Tutti i campanelli d’allarme che ti suggeriscono che è il momento di cambiare la frizione

Quali sono i comportamenti da evitare per far durare di più la frizione


Cos’è la frizione in un’auto

Per prendere la patente è necessario avere un’infarinatura generale sul funzionamento del motore e sulla manutenzione necessaria. Si tratta di qualche nozione teorica e pochi consigli pratici, quindi capita spesso che rimangano dei dubbi sul funzionamento dei vari componenti.

Ciò che permette alla macchina di muoversi è la trasmissione del moto tra il propulsore e le ruote, ma ci sono dei momenti in cui bisogna fermare il movimento, senza dover per forza arrestare anche il propulsore e avviarlo di nuovo.

In pratica serve un elemento che si interpone tra il cambio e il motore (mentre il motore continua a girare) e questo elemento è proprio la frizione.

Molti credono che le auto con cambio automatico o sequenziale siano prive di frizione, ma in realtà non è così. L’unica differenza è legata al modo in cui la frizione si attiva: nel caso del cambio manuale per l’attivazione bisogna premere col piede il pedale della frizione, mentre nel cambio automatico o sequenziale non occorre l’attivazione manuale.

Gli elementi che compongono la frizione di una vettura sono il volano, lo spingidisco e il disco della frizione che sta in mezzo agli altri due componenti. Le frizioni a disco sono quelle più comuni, ma in alcuni casi viene usata una frizione a bagno d’olio, che garantisce una costante lubrificazione degli ingranaggi.

Adesso che abbiamo visto cos’è la frizione e quali sono i suoi componenti, è il momento di scoprire qual è il meccanismo che sta alla base del suo funzionamento.

Come funziona la frizione dell’auto

Grazie alla frizione la coppia motrice si può disinserire temporaneamente, in modo da arrestare il movimento del veicolo anche quando l’albero motore continua la sua rotazione. Si tratta quindi di una delle parti essenziali in una vettura, perché collega motore e ruote.

Il volano è il componente che è agganciato all’albero motore ed è collocato accanto al disco della frizione. Lo spingidisco, come dice la stessa parola, spinge il disco della frizione sul volano, generando una notevole forza d’attrito.

Come si può intuire da questa semplice spiegazione, sono componenti sottoposti ad una forte pressione e sollecitazione. Per avere la garanzia del loro corretto funzionamento, si deve trattare di ricambi di alta qualità e costruiti con materiali che siano in grado di resistere alla forza d’attrito.

Nel momento in cui si schiaccia il pedale della frizione, il cuscinetto reggispinta preme contro le molle dello spingidisco, che lo spostano all’indietro. Abbiamo visto che lo spingidisco è collegato al volano, che è in fase di rotazione, ma basta attivare la frizione per evitare l’attrito e scollegare cambio e motore.

In questa fase, se la marcia non è stata inserita, il cambio è a folle e con la frizione attivata si può inserire la marcia desiderata. Quando invece si rilascia il pedale della frizione, torna di nuovo il contatto e le due parti in rotazione raggiungono rapidamente la stessa velocità. Mentre siamo alla guida accade tutto in pochi secondi, sebbene si tratti di un meccanismo complesso.

Ogni quanto cambiare la frizione e come capire quando

Tutte le più importanti componenti dell’auto, come ad esempio pneumatici, freni e frizione dell’auto, necessitano di manutenzione periodica. Spesso nell’automobilista è forte il desiderio di risparmiare sul costo di questi interventi in officina, ma se si vuole evitare il rischio di un malfunzionamento, è necessario programmare la manutenzione.

Una delle difficoltà più grandi è capire quando la frizione va cambiata e in questo caso l’esperienza del meccanico giocherà un ruolo decisivo. I controlli periodici in officina ti permettono già di ridurre al minimo il rischio di danni, ma è importante anche fare attenzione ad alcuni campanelli di allarme.

Può accadere ad esempio che le marce non si inseriscano con fluidità oppure che il pedale della frizione diventi più duro del solito. Anche l’odore di bruciato può segnalare un problema, soprattutto quando la frizione slitta. In alcuni casi la frizione scivola e fa aumentare i giri del motore durante la marcia.

Ciascuna di queste ipotesi suggerisce che è il momento di guidare in direzione dell’officina meccanica e far controllare la frizione. È meglio non rimandare, perché continuare la marcia per chilometri in queste condizioni potrebbe comportare dei danni ancora maggiori.

In alcuni casi si tratterà di una riparazione di poco conto, come quando la pressione dell’olio del comando idraulico si è ridotta e il pedale della frizione rimane schiacciato fino in fondo. In altri casi l’acquisto dei ricambi e la manodopera potrebbero comportare un intervento più complicato e una spesa più elevata.

Come limitare l’usura della frizione

Visto che cambiare la frizione può essere piuttosto dispendioso, il consiglio da seguire è quello di preservare il più possibile questo componente, in modo da limitarne l’usura. Esiste un modo per far durare di più la frizione? Vediamo insieme alcuni comportamenti da evitare per prolungare la sua durata.

Ci sono alcune situazioni che più di altre fanno lavorare la frizione, come ad esempio la partenza da fermo in salita. Accelerazione e frizione vanno dosati con attenzione e quando possibile si dovrebbe evitare il gioco frizione-acceleratore e utilizzare piuttosto il freno a mano durante le partenze in salita.

A volte tendiamo a tenere la frizione premuta e la marcia inserita per molto tempo, ad esempio durante le attese al semaforo. Quest’abitudine causa una maggiore usura della frizione, infatti in questi casi è preferibile lasciare in cambio in folle.

Partire all’improvviso facendo slittare le gomme è un comportamento che va evitato in modo categorico, infatti è pericoloso e alla lunga può danneggiare la frizione.

Ci sono invece alcune situazioni che non si possono proprio evitare, ma che mettono sotto stress questo delicato componente. Ad esempio la guida nel traffico della città costringe il conducente a cambiare marcia molte volte, mentre una strada a scorrimento veloce in genere comporta un uso della frizione molto più sporadico.

In generale un guida responsabile e senza strappi, dovrebbe assicurare la salute della frizione per molto tempo, basta solo un po’ di buonsenso.

 

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Nuova Audi SQ8: motore, prezzi e consumi

audi sq8

Audi SQ8: quando esce

La data precisa con cui la Casa di Ingolstadt lancerà il suo gioiello sul mercato non è ancora stata resa nota. Di certo si sa che, nei concessionari italiani, i primi esemplari arriveranno nel corso del prossimo trimestre, e quindi verosimilmente entro settembre 2019.

L’Audi SQ8 sarà la versione sportiva (o sportivissima) del SUV coupè della casa dei quattro cerchi, e sarà riconoscibile sulle strade per via dei suoi splendidi cerchi in lega da 21 pollici, per l’estrattore total black e per i dettagli in alluminio, come gli specchietti retrovisori. La personalizzazione però non si fermerà solo alla parte esterna dell’abitacolo, ma riguarderà anche gli interni: qui saranno presenti dei particolari sul cruscotto in alluminio spazzolato e, in linea con la forte spinta “race” di questa versione, i sedili saranno rivestiti in Alcantara con cuciture a contrasto.

Interni, prezzo e allestimenti

In rete Audi non ha lasciato trapelare alcuna indiscrezione sulla fascia di prezzo in cui questa SQ8 andrà a posizionarsi. Verosimilmente però, visto che la qualità si fa pagare, per averla bisognerà essere pronti ad aprire il portafoglio, soprattutto se si vorrà optare per la versione S Plus, dotata di poggiatesta integrati nel sedile e fianchetti contenitivi, per rendere ancora più immersiva l’esperienza di guida.

Per quanto riguarda la dotazione interna, sarà di serie il volante a tre razze con virtual cockpit, mentre l’infotainment sarà affidato a due ampi display touch, che avranno funzioni ben definite tra di loro.

Il cambio sarà quello automatico a otto rapporti denominato Tiptronic, che garantirà fluidità e brillantezza alla guida e sarà accompagnato dall’ormai iconica trazione integrale Quattro.

Audi SQ8: motore e consumi

Passiamo ora al pezzo forte di questa macchina: il motore. Quello della SQ8 sarà infatti il più potente propulsore dell’intera gamma Audi: un 4.0 V8 diesel da 435 cavalli, abbinato al sistema Mild-Hybrid a 48V che sta ben figurando su tutti i modelli sportivi della gamma. La coppia di 900 Nm da 1.250 a 3.250 giri/minuto permette uno scatto 0/100 km/h in soli 4.8 secondi.

Quello che sorprende, poi, è la presenza di un sistema totalmente innovativo di sterzata, in cui tutte e quattro le ruote partecipano attivamente alla curva, in maniera tale da far rimanere sempre l’abitacolo ben incollato al terreno. Grazie al sistema Mild-Hybrid (MHEV) l’SQ8 sarà in grado di viaggiare a motore spento per più di quaranta secondi, a velocità comprese nell’intervallo 55-160 km/h.

Proprio questo sistema permetterà di risparmiare mezzo litro di carburante ogni cento chilometri: purtroppo non è ancora dato sapere il consumo medio, che però probabilmente rientrerà nella fascia 6/11 litri ogni 100 km, a seconda dello stile di guida e del terreno sotto alle ruote.

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Condizionatore portatile con e senza tubo: costo, consumi e incentivi fiscali

condizionatore portatile

Le temperature superano i 30 gradi e tutto diventa estremamente più complicato e stressante. La soluzione? Installare un condizionatore d’aria, ma quale scegliere?  La soluzione ideale sarebbe un impianto di climatizzazione fisso, ma bisogna valutare tempi e costi. Se vuoi una soluzione più rapida puoi usare i condizionatori d’aria portatili ma è bene tenere presenti diverse variabili.

Buone notizie: il decreto crescita, in vigore dal 1° luglio 2019, prevede bonus del 50% sull’acquisto di un condizionatore.

Condizionatore portatile con tubo

Il vantaggio principale dei condizionatori portatili è che puoi metterli in funzione quando e dove ti pare, non c’è necessità di effettuare opere murarie in casa e costa meno rispetto ad un impianto fisso. Una caratteristica negativa di questi impianti è che sono rumorosi, quindi è bene controllare i decibel indicati dal produttore sulla confezione, soprattutto se hai intenzione di usarli nelle camere.

Possibilmente i climatizzatori devono essere anche deumidificatori, in questo modo viene eliminata l’umidità che fa percepire almeno due gradi in più di caldo del normale. Ci sono anche molte offerte di deumidificatori portatili, che possono essere posti solo in alcune stanze, magari più soggette all’umidità di altre o ancora ideali per gli uffici.

In pratica si tratta di elettrodomestici che prevedono due sistemi:

Condizionatore aria-aria

L’aria viene raffreddata tramite un liquido refrigerante che nel passaggio da stato liquido a gassoso e da gassoso a liquido, assorbe il calore e poi lo rilascia nell’ambiente.

Condizionatore aria-acqua

L’aria viene raffreddata tramite acqua, contenuto in un serbatoio che dovremo riempire noi. Ci sono poi degli appositi filtri che fanno passare l’aria calda nel serbatoio dove è contenuta l’acqua fredda, permettendo così di raffreddarla in modo istantaneo. Chiaramente più è grande il serbatoio, più il condizionatore portatile sarà autonomo. È certamente più potente del metodo aria-aria, ma in questo caso l’inconveniente è che almeno una volta al giorno dovremo riempire il serbatoio di acqua.

Condizionatore portatile senza tubo?

Abbiamo notato che ci sono molte ricerche in merito, ma la verità è che non esistono condizionatori portatili senza tubo. Lo sai perché? Il tubo serve per trasferire all’esterno dell’ambiente l’aria calda, se non ci fosse il tubo che va fuori, praticamente non avresti nessun beneficio! Un condizionatore portatile senza tubo corrisponde a un ventilatore che sposta solo un po’ l’aria.

Condizionatore portatile: consumo energetico

Abbassa al massimo di 3 gradi la temperatura, non farti tentare dalle temperature polari in casa. Il rischio è di ammalarsi per un colpo di freddo, il che diventa paradossale con 40 gradi all’ombra fuori.

Non farti ingolosire dalle mega-offerte, scegli un modello che ti permetta di ottenere un buon risparmio energetico così da ottimizzare i costi nel tempo. Le classi A+, A++ e A+++ ti permettono di avere un condizionatore ad alta efficienza energetica, lo stesso per i moderni sistemi inverter che sono in grado di variare la loro potenza in base alla temperatura dell’ambiente.

Ecco qualche modello interessante:

Offerta

De’Longhi Pac CN94 Climatizzatore Portatile Pinguino, Bianco

De’Longhi – Tools & Home Improvement

Purline Rafy 81 Condizionatore Portatile

Purline – Cucina

249,90 €

ARGO POLIFEMO ION

ARGRZ – Tools & Home Improvement

184,99 €

Raffrescatore ad Acqua, 65 W

Zephir – Tools & Home Improvement

77,00 €

Condizionatori d’aria: spese detraibili

L’aria condizionata non è più un bene di lusso, ma una spesa detraibile per tutti dalla dichiarazione dei redditi. Le detrazioni sono però differenti a seconda del condizionatore che si sceglie.

Infatti, parlare propriamente di bonus condizionatori non è completamente esatto, in quanto gli impianti di climatizzazione estivi e invernali rientrano in categorie diverse di spese ammesse, rispetto alle specifiche agevolazioni fiscali che si possono ottenere.

Le detrazioni fiscali sono di 3 tipologie:

  • Ecobonus del 65%, per tutti i climatizzatori dotati di pompa di calore ad alta efficienza, scelti in sostituzione dei vecchi, nel pieno rispetto degli standard di risparmio energetico. Questa tipologia include dei possibili lavori di ristrutturazione necessari per installare il condizionatore;
  • Bonus ristrutturazioni del 50% per una scelta di condizionatori nel forte rispetto del risparmio energetico;
  • Bonus mobili del 50% dopo i lavori di ristrutturazione, calcolato su un massimo di 10.000 euro di spesa in riferimento agli elettrodomestici – come sono appunto considerati i condizionatori senza tubo – di classe A+. Questa detrazione è riconosciuta solo in caso di importanti cambiamenti straordinarie dell’edificio.

Informati in base al tipo di acquisto che devi fare, perché anche se è vero che puoi detrarre le spese, bisogna sempre valutare di quanto, in base all’acquisto che compi.

 

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Decreto crescita 2019: testo, pensioni, condizionatori e tutte le novità

decreto crescita 2019

Numerose le novità introdotte con il decreto crescita, dalla rottamazione delle cartelle al condono delle tasse locali passando per lo scivolo pensioni. Vediamole.

Decreto crescita 2019: testo

Il decreto crescita, dopo l’ultimo passaggio per l’approvazione in Senato, è legge.
Il testo del decreto-legge 34/2019 prevede una serie di novità per il nostro ordinamento suddivise in:

  • misure fiscali;
  • misure finanziarie;
  • misure per il rilancio degli investimenti privati;
  • ulteriori misure per la crescita;
  • tutela del Made in Italy.

Vediamo nel dettaglio i provvedimenti di maggiore interesse.

Decreto crescita e bonus condizionatori

Non esiste una specifica voce dedicata ai condizionatori e agli impianti di climatizzazione, ma ci sono diversi sgravi a cui è possibile accedere, anche piuttosto consistenti. Ad esempio tramite il bonus ristrutturazioni, è possibile detrarre il costo del condizionatore al 50% dall’Irpef in dieci rate annuali. Il limite di spesa è di 96.000 euro per ciascuna unità immobiliare.

Oppure bonus mobili, anche in questo caso si ha una detrazione del 50% di quanto speso. L’agevolazione sarà applicata all’acquisto di elettrodomestici di classe A+.

Slittano al 31 luglio rottamazione ter e saldo e stralcio

Più tempo per l’adesione alla rottamazione ter, il pagamento delle cartelle esattoriali al netto di sanzioni e interessi, la cui scadenza slitta al 31 luglio 2019 (ricordiamo che l’adesione era scaduta il 30 aprile 2019, dunque si riaprono i termini).
La nuova scadenza riguarda anche il cosiddetto saldo e stralcio, il versamento ridotto delle cartelle al 16%, 20% o 35% a seconda dell’indicatore ISEE presentato.

Rottamazione tasse locali

Il decreto prevede che:

Con riferimento alle entrate, anche tributarie, delle regioni, delle province, delle città metropolitane e dei comuni, non riscosse a seguito di provvedimenti di ingiunzione fiscale ai sensi del testo unico delle disposizioni di legge relative alla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato, approvato con Regio decreto 14 aprile 1910, n. 639, notificati, negli anni dal 2000 al 2017, dagli enti stessi e dai concessionari della riscossione di cui all’articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, i predetti enti territoriali possono stabilire, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, con le forme previste dalla legislazione vigente per l’adozione dei propri atti destinati a disciplinare le entrate stesse, l’esclusione delle sanzioni relative alle predette entrate. Gli enti territoriali, entro trenta giorni, danno notizia dell’adozione dell’atto di cui al primo periodo mediante pubblicazione nel proprio sito internet istituzionale.

In sostanza si allarga la rottamazione cartelle ai debiti che i cittadini hanno con gli Enti Locali, come il bollo auto, limitatamente alle cartelle notificate tra il 2000 e il 2017. Ma la rottamazione deve essere accettata entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto crescita, dunque occorrerà informarti presso gli enti con cui hai delle cartelle in sospeso per capire se hai diritto alla rottamazione. Il decreto obbliga comunque gli enti aderenti a darne notizia sul proprio sito.

Scivolo pensioni

In pensione in anticipo con uno scivolo di 5 anni. Il provvedimento riguarda i dipendenti delle grandi aziende, quelle con più di 1.000 addetti e riorganizzazioni in atto in modo da favorire il turnover.
Queste aziende potranno licenziare i dipendenti più anziani offrendo appunto loro uno scivolo per la pensione, anticipandola fino a 60 mesi, 5 anni appunto.
Le caratteristiche dello scivolo:

  • i lavoratori devono trovarsi a non più di 60 mesi dal maturare il diritto alla pensione di vecchiaia e devono aver già maturato il requisito minimo contributivo;
  • l’indennità sarà commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato nel momento in cui cessa il rapporto di lavoro;
  • lo scivolo sarà pagato dall’azienda e potrà essere concesso anche ricorrendo ai fondi di solidarietà bilaterali, se già costituiti o in corso di costituzione, senza dover modificare i rispettivi statuti.

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Bonus veicoli elettrici

Il bonus per passare alla mobilità elettrica si allarga a tutti i veicoli, incluse le microcar.
Il beneficio sarà concesso in cambio della rottamazione di un vecchio mezzo e viene esteso a tutti i tipi di ciclomotori e motocicli da L1e a L7e.
L’agevolazione consiste in una riduzione del 30% del prezzo d’acquisto, con un tetto massimo di 3.000 euro per “coloro che nell’anno 2019 acquistano, anche in locazione finanziaria e immatricolano in Italia, un veicolo elettrico o ibrido nuovo di fabbrica”.

Altri provvedimenti inseriti nel decreto crescita

Di seguito elenchiamo altri provvedimenti di interesse:

  • prorogati al 30 settembre i versamenti delle imposte per i contribuenti soggetti ai nuovi indici sintetici di affidabilità fiscale (ex studi di settore);
  • multe fino a 5.000 euro per chi affitta in nero le case vacanza, ma anche per gli intermediari come Airbnb;
  • sospese per sei mesi, quindi fino al 31 dicembre 2019, le sanzioni per gli esercizi obbligati all’adozione dello scontrino elettronico che non si adeguano;
  • istituita, presso il Ministero per lo Sviluppo Economico, una piattaforma digitale denominata Incentivi.gov per il sostegno della politica industriale e della competitività del Paese.

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