Dai Big Data alla Human Data Science

Dai Big Data alla Human Data Science: è un’evoluzione culturale e strategica che attende tutte le grandi aziende, anche nel settore assicurativo. Che cosa significa? E che cosa comporta? Proviamo ad analizzare un percorso che è già cominciato e lungo il quale alcune compagnie stanno accelerando. La Human Data Science è il focus della sesta edizione del contest Open-F@b Call4Ideas, promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp (qui la pagina dedicata), chiedendo a start-up, scale-up, imprese innovative e giovani studenti di proporre soluzioni che possano arricchire la catena del valore alimentata dai dati, considerando anche il fattore umano.

L’analisi statistica e l’elaborazione dei dati sono storicamente uno dei fondamenti dell’attività delle imprese di assicurazione. I dati sono sempre stati raccolti ed elaborati per definire le decisioni di sottoscrizione, le politiche dei prezzi, la liquidazione dei sinistri e la prevenzione delle frodi.

Prima dell’era digitale, le fonti di dati erano costituite da informazioni mediche, demografiche, elementi di rischio, abitudini di vita e comportamenti, lo storico dei risarcimenti, l’esposizione bancaria, ecc. La ricerca di set di dati e modelli predittivi più granulari è stata quindi sempre oggetto di grande attenzione da parte delle compagnie di assicurazione, pertanto la rilevanza assunta oggi dai Big Data Analytics (BDA) non è una sorpresa.

Nell’era digitale i dati tradizionali sono acquisiti con maggiore completezza e precisione, ma non solo: sono sempre più spesso combinati con nuovi tipi di dati, come i dati dell’internet degli oggetti (Internet of Things – IoT), i dati online o i dati dei conti bancari e delle carte di credito, i dati genetici, addirittura un selfie può essere utilizzato per effettuare analisi più sofisticate e complete, in un processo definito ‘arricchimento dei dati’ o ‘data enrichment’. I dati a disposizione sono sempre di più perché aumentano le fonti, come si può vedere da questa tabella.

Big Data Analytics, quali effetti sulle assicurazioni

L’uso di BDA ha un impatto dirompente in tutta la catena del valore e dei processi: determinazione dei prezzi e sottoscrizione, vendita e distribuzione, servizi post-vendita e assistenza, gestione dei sinistri, sviluppo dei prodotti.

In poche parole, per le assicurazioni stiamo parlando di maggiore efficienza operativa, riduzione dei costi, maggiore capacità di soddisfare il cliente, evoluzione del proprio business.

Secondo Eiopa (Report Big Data Analytics in Motor and Health Insurance), l’utilizzo dei dati si è in particolare concentrato fino a questo momento in tutta la catena del valore dell’assicurazione auto e salute, alimentando nuovi modelli di business data-driven.

È chiaro che si tratta di un punto di ripartenza per l’industria assicurativa: la metamorfosi dell’insurance in insurtech è senza ritorno, l’uso dei dati ne è la precondizione e gli sviluppi cui assisteremo negli anni a venire riguarderanno tutti i rami assicurativi tradizionali e quelli nuovi che potranno essere concepiti per soddisfare le esigenze nate dai nuovi stili di vita (si pensi solo all’emergente richiesta di polizze in ambito sharing economy, cyber security, calamità naturali).

Big Data e assicurazioni: quali dati utilizzare e come

L’uso dei dati in ambito assicurativo non è quindi in discussione, il nodo vero è quali dati utilizzare e come. Innanzitutto ci sono le regole sulla data protection, sia quelle già in vigore, che devono essere ovviamente rispettate, sia quelle che ancora sono in corso di definizione dai legislatori di tutto il mondo. Ma ci sono anche le scelte che una Compagnia fa a monte, abbracciando una propria cultura del dato, una policy e una visione innovativa del business data-driven.

Bisogna andare oltre la ‘compliance’ con gli obblighi di legge: un’azienda che utilizza dati può fare di più, in base alla propria sensibilità, e incentivare maggiormente l’‘ethical approach’, l’approccio etico ai dati, quello che mette in primo piano l’impatto e il valore per il cliente (o il dipendente) rispetto all’interesse dell’azienda stessa.

“Si tratta di continuare a lavorare in questa ottica”, spiega Daniele De Vita, Chief Analytics Officer di BNP Paribas Cardif, “e fare in modo che i dati che ci vengono forniti dal cliente, oltre ad essere utilizzati in modo corretto e trasparente, siano utilizzati con efficacia ed efficienza per accrescere la qualità e le opportunità dei servizi offerti, rendendoli sempre più innovativi e soddisfacenti. Come Compagnia abbiamo l’obiettivo di migliorare la vita del cliente e oggi questo possiamo farlo attraverso la Human Data Science”.

BNP Paribas Cardif e gli Human Analytics

In Italia BNP Paribas Cardif ha accolto da qualche tempo il concetto di Human Analytics, un approccio ‘umano’ all’analisi e modellazione dei dati che valorizza i dati personali (preferenze, interessi, valori, emozioni, salute, tratti e caratteristiche personali, ecc) provenienti da molteplici fonti, integrandoli con informazioni più tradizionali, in un processo di ‘data enrichment’ volto a comprendere più a fondo i bisogni e le paure delle persone per offrire soluzioni innovative e migliorare la relazione con il cliente. Questi sforzi vengono indirizzati in particolare verso l’ambito ‘health’, quello più ‘umano’ di tutti e in cui circola una quantità immensa di dati sensibili; ma anche verso il welfare aziendale, dove i dati possono essere utilizzati per migliorare il benessere dei dipendenti.

In questo contesto e in questa visione nasce la scelta di dedicare alla Human Data Science la sesta edizione di Open-F@b Call4Ideas, l’iniziativa di open innovation organizzata con InsuranceUp, il cui bando è attualmente aperto fino al prossimo 28 ottobre.

Open-F@b Call4Ideas 2019, come funziona

BNP Paribas Cardif cerca start-up, scale-up, imprese innovative e giovani studenti che propongano soluzioni in grado di arricchire la catena del valore alimentata dai dati in tanti ambiti di applicazione, tra cui i servizi innovativi di micro-assicurazione grazie all’estrapolazione di valore aggiunto partendo dalle informazioni già in possesso, tool per la personalizzazione della relazione con il cliente, soluzioni per migliorare la customer journey e il customer well-being, nuovi prodotti assicurativi custom-designed, idee per il posizionamento nell’ecosistema Health, inclusi servizi in ambito nutrizionale e psicologico.

I finalisti di Open-F@b Call4Ideas 2019 saranno selezionati da un Comitato costituito da executive del Gruppo BNP Paribas e di BNP Paribas Cardif, da professionisti universitari nell’ambito delle tecnologie digitali e da esperti, e presenteranno le proprie idee innovative all’evento finale che si terrà a Milano a fine novembre. I tre vincitori avranno la possibilità di essere affiancati dal team R&D di BNP Paribas Cardif nello sviluppo e nella concretizzazione della loro idea o del loro progetto, tenendo in considerazione le esigenze di business e del mercato.

Su questa pagina maggiori informazioni e modalità di partecipazione.

L’articolo Dai Big Data alla Human Data Science proviene da InsuranceUp.


Insurtech Global Outlook 2019, crescono investimenti, ma le big tech incombono

L’insurtech è in crescita, nel biennio 2016-2018 gli investimenti  hanno raggiunto gli 11,2 miliardi di dollari, più del doppio rispetto al periodo 2010-2015. Gli investitori sono molto attratti dal settore e sebbene la maggior parte dei fondi si distribuisca ancora sulle startup early stage, vi sono ormai anche operazioni importanti a favore di società innovative più mature.

Dal 2010 al 2018, gli assicuratori hanno partecipato attivamente all’ecosistema delle start-up, investendo in quasi 270 aziende tecnologiche.

La multinazionale di consulenza everis, insieme a NTT DATA, ha pubblicato la terza edizione di InsurTech Outlook 2019, in cui viene analizzato il panorama tecnologico all’interno del mercato assicurativo e la sua evoluzione degli ultimi anni.

Quali sono le principali evidenze del report?

Quali tecnologie sono importanti

Tecnologie cloud (app emobile) intelligenza artificiale, big data, blockchain, sono ritenute i driver della trasformazione e attirano anche gli investimenti. Per esempio, le startup basate sull’Intelligenza Artificiale hanno registrato la crescita (degli investimenti) più elevata: +665% tra i due periodi periodi messi a confronto (2010-2015 cone 2016-2018). Anche le applicazioni mobile avranno un ruolo cruciale: il loro impatto aumenterà nei prossimi anni perché orientate verso la personalizzazione e le piattaforme di aggregazione e confronto.

Rischi e opportunità per le Compagnie

L’importanza assunta dalle nuove tecnologie nel mondo assicurativo ha fatto sì che diverse compagnie in questi ultimi anni abbiano fatto di necessità virtù, cominciando a collaborare con le startup insurtech per affrontare appunto le sfide tecnologiche e sfruttare le nuove opportunità. In questa direzione, è evedente che ci sia ancora molta strada da fare per le Compagnie, l’indagine infatti (condotta tra dirigenti di 43 compagnie assicurative presenti in oltre 10 paesi in Europa, Asia Pacifico e America Latina), evidenzia una consapevolezza che è anche una paura: la stragrande maggioranza degli intervistati ritiene che l’insurtech avrà un impatto dirompente sia sulle loro aziende che sul settore assicurativo nel suo complesso; in particolare, 9 assicuratori su 10 ritengono che una parte delle loro attività correnti sia a rischio a causa delle attività assicurative. 

Entrando nello specifico, il 90% e il 95% degli intervistati ritiene che i rami Salute e Auto, rispettivamente, saranno fortemente stravolti nei prossimi anni; il 60% degli intervistati percepisce un elevato livello di disruption nel settore Commerciale.

La grande minaccia: le tech company

Tra i principali pregi di questo report, l’attenzione dedicata al ruolo delle tech company nell’industria assicurativa dei prossimi anni. E’ un monito: state attente Compagnie perché la vostra più grande minaccia è la disruption che porteranno i colossi tecnologici, Amazon, Alibaba, Apple, Baidu, Facebook, Google.

E’ evidente che queste società hanno la tecnologia, grandi quantità di dati, organizzazioni veloci, modelli di business data-driven, la ‘fiducia’ di miliardi di persone, cultura e strategie di business piuttosto aggressive, l’abitudine a sconfinare in nuove industrie.

Questi colossi tecnologici stanno cercando di innovare nel settore assicurativo collaborando con  startup disruptive per iniziare ad entrare ad esempio nelle assicurazioni sanitarie o delle Pmi. La loro attenzione si sta in particolare concentrando in prodotti assicurativi adattati alle nuove abitudini di vita (casa connessa, auto a guida autonoma) collegandoli attraverso le loro piattaforme e trasformando così il modello di distribuzione assicurativa.

Lo scenario attuale è quanto mai variegato e vede i colossi tecnologici portare avanti inziative proprie in settori che hanno impatto sull’insurance (es: l’auto a guida autonoma di Waymo/Google); alleanze cross-industry che coinvolgono techgiant e startup,  aziende teconologiche, compagnie assicurative. E’ un momento entropico, da seguire con attenzione, anche perché non bisogna dimenticare che tutto questo ha alla sua radice i dati degli utenti/clienti.

Come sottolinea il report, attualmente assicuratori e colossi tecnologici stanno formando alleanze rilevanti, ma non è completamente chiaro (o non è stato ancora affrontato dai legislatori) se, nel lungo termine, questi ultimi potranno utilizzare i dati dei loro utenti e le loro capacità tecnologiche per sfruttarli nel settore assicurativo.

L’articolo Insurtech Global Outlook 2019, crescono investimenti, ma le big tech incombono proviene da InsuranceUp.


Sharing economy, una sfida aperta per le Compagnie assicurative

Che il successo e la crescita della sharing economy abbiano aperto nuove prospettive nei settori direttamente coinvolti dal nuovo modello di attività economiche (dal car sharing al coworking, dal food delivery all’housing, solo per citare le più note) è ormai palese. Meno evidente, ma altrettanto profondo, è invece l’impatto su settori trasversali che costituiscono l’infrastruttura abilitante della sharing economy: uno su tutti, quello assicurativo. E proprio nel settore insurance la sharing economy apre grandi opportunità, dato che attualmente le polizze sono nella maggior parte dei casi studiati per attività tradizionali e non per coprire i rischi riferibili al nuovo ecosistema.

Sharing economy e polizze: l’expectation gap

Per quanto riguarda le piattaforme p2p, ad esempio, il Lloyds’ Innovation Report 2018 sulla gestione dei rischi da parte di imprese e utenti della sharing economy ha messo in luce quello che viene definito “expectation gap”: il 53% delle piattaforme di sharing ritiene che la responsabilità ultima dell’utilizzo del servizio debba essere del consumatore, mentre il 53% dei consumatori è convinta che debba essere delle piattaforme. È chiaro quindi che in scenari come questo, dove domina l’incertezza relativa alla copertura dei rischi, le compagnie assicurative potrebbero trovare terreno fertile per proporre prodotti ad hoc, ritagliandosi una nuova fetta di mercato e, al tempo stesso, determinando uno standard in un mercato che, al momento, soffre ancora dei problemi di gioventù (e di una certa anarchia che certamente non aiuta né le imprese né i consumatori in quanto a fiducia nel sistema).

Sharing economy e polizze: che cosa manca

Lo stesso rapporto dei Lloyds mette infatti in luce che il 71% degli utenti sarebbe più propenso a utilizzare i servizi della sharing economy se questi fossero coperti da una polizza assicurativa, il 70% di coloro che non condividono i propri beni (che siano auto, case o qualunque altro oggetto dell’economia condivisa) sarebbe più propenso a farlo se una polizza assicurativa li tutelasse, e il 78% dei fornitori di servizi potrebbe attrarre più utenti se a fornire la copertura assicurativa fosse nativamente la piattaforma. Le compagnie assicurative potrebbero quindi avere un ruolo fondamentale nello sviluppo, fornendo quelle certezze al momento assenti.

Sharing economy e polizze: pochi investimenti

Ciononostante, il settore assicurativo sembra ancora restio a investire: stando al 2018 Technology Vision Report di Accenture solo il 2% dei manager delle compagnie assicurative crede che la sharing economy abbia “un buon potenziale” e per questo ha già lanciato prodotti dedicati a questo mercato, mentre il 44% indica genericamente di essere pronto a entrarvi “presto”, e il 27% sta valutando l’opportunità. Il 6%, infine, crede che qualche potenzialità ci sia ma non sta considerando di investire con nuovi prodotti dedicati al settore, e l’1% è convinto che la sharing economy non abbia alcuna potenzialità per il mondo assicurativo.

Sharing economy e polizze: un business senza precedenti

Eppure i numeri sembrano far intravedere una possibilità di business senza precedenti: secondo eMarketer la sharing economy crescerà a livello globale dai 15 miliardi di dollari di fatturato del 2014 a 335 miliardi di dollari nel 2025, e nel 2021, solo negli Stati Uniti, ben 86 milioni e mezzo di persone parteciperà in qualche misura come p2p alla sharing economy. Il rischio per le compagnie assicurative, che in molti casi sono state alla finestra a guardare, è dunque ora quello di non riuscire a stare al passo: nelle scorse settimane Tesla ha lanciato la propria polizza assicurativa per i possessori delle sue auto in California, annunciando già di avere in programma una polizza ad hoc anche per supportare il network di Tesla ride sharing. E già nel 2016 il CEO della francese Axa (tra le prime, nel 2015, a testare il settore con una partnership con BlaBlaCar), Thomas Buberl, aveva spiegato al Financial Times che “oggi i nostri competitor sono Allianz e Generali, ma domani potrebbero essere Google e Facebook”. Per i grandi gruppi assicurativi, ma anche per le snelle startup del mondo insurance, dunque, la sfida della sharing economy è aperta. Ma va presa al volo, prima che ad approfittarne siano i colossi della Silicon Valley.

L’articolo Sharing economy, una sfida aperta per le Compagnie assicurative proviene da InsuranceUp.


Nel 2018 la prima causa di incidenti è stata la distrazione alla guida

Lo conferma il rapporto ACI-Istat: le distrazioni, sommate al mancato rispetto della precedenza e alla velocità troppo elevata, causano il 40,8% degli incidenti.  

La distrazione alla guida si conferma tra i maggiori pericoli sulle strade, ma almeno nel 2018 il numero dei morti sulle strade italiane è complessivamente diminuito rispetto a quello precedente (-1,6%), sebbene siano aumentate le vittime sulle autostrade: da 296 nel 2017, a 327 nel 2018, (+10,5%).

In calo anche il numero complessivo degli incidenti (- 1,5%), mentre per ciclomotori e pedoni le cose non vanno meglio. In generale nel confronto tra il 2018 e il 2010 (anno di benchmark per la sicurezza stradale) i decessi si riducono del 21% in Europa e del 19,2% in Italia.

Nel complesso si tratta di numeri incoraggianti, che tuttavia ci posizionano ancora molto lontani dell’obiettivo, ormai fallito, del dimezzamento delle vittime in Europa previsto per il decennio 2010-2020

  • La distrazione alla guida si conferma tra i maggior pericoli sulle strade

Distrazione, mancata precedenza e velocità elevata le prime tre cause di incidenti.

  • Panoramica sui numeri del rapporto ACI-Istat

Meno morti, meno incidenti e feriti. Aumentano vittime tra i giovani e gli anziani.

  • A piedi e su due ruote, il rischio è sempre alto. Anno nero sulle autostrade

Più pedoni e ciclomotori coinvolti. Il dato peggiore arriva dal crollo del ponte Morandi.

  • Quando prestare maggiore attenzione?

I mesi estivi si confermano il periodo con il maggior numero di incidenti e vittime.

Distrazione alla guida, tra i maggiori pericoli sulle strade

Tra le più frequenti cause che provocano comportamenti errati alla base delle situazioni pericolose che spesso si trasformano in collisioni tra autoveicoli, si confermano la distrazione alla guida, il mancato rispetto della precedenza o del semaforo, e la velocità troppo elevata (sommati raggiungono il 40,8% dei casi).

Ancora una conferma, quindi, delle conseguenze potenzialmente drammatiche della distrazione alla guida. Le azioni più rischiose sono le chiamate da cellulare, ma anche solo tenere in mano lo smartphone prestando attenzione agli alert sonori o notifiche può essere molto pericoloso.

Per rendersi conto di quanto la sicurezza stradale sia a repentaglio, basti pensare che appena 10 secondi di distrazione, ad una velocità di 100km/h, equivale a percorrere a occhi chiusi una distanza simile a quella di 3 campi da calcio.

Siamo quindi di fronte ad una realtà diversa rispetto a qualche anno fa, quando il rischio maggiore era quello della guida in stato di ebbrezza. Adesso il nemico numero uno è tecnologico (da non demonizzare, la tecnologia è utilissima se utilizzata responsabilmente) sebbene basterebbero pochi semplici accorgimenti per evitare il peggio.

Cellulare, ma non solo: anche i navigatori possono essere motivo di incidenti. In questo caso il rischio di disattenzione si può prevenire facilmente: basta impostare partenza e destinazione prima di mettersi al volante, e studiare bene il percorso suggerito.

Le tecnologie però non sono le uniche cause di distrazione, ve ne sono alcune molto più “tradizionali” come mangiare o bere (aprire bottigliette d’acqua in macchina mentre si guida, ad esempio), fumare o cercare oggetti da qualche parte dell’abitacolo: tutte azioni potenzialmente molto pericolose.

Anche le emozioni giocano un ruolo importante quando si è al volante: guidare in preda all’ira, all’agitazione aumenta di dieci volte il rischio di fare un incidente. Senza dimenticare che guidare al di sopra dei limiti di velocità, aumenta il rischio di incidente di 13 volte.

Panoramica sui numeri del rapporto ACI-Istat

In Italia nel 2018 i decessi causati da incidenti stradali sono fortunatamente diminuiti (3.325 contro i 3.378 del 2017: -1,6%), così come gli incidenti (172.344 rispetto ai 174.933 dell’anno precedente: -1,5%) e i feriti (242.621, erano 246.750 nel 2017: -1,7%).

I giovani tra 15 e 24 anni si confermano una fascia particolarmente a rischio. Poi troviamo gli anziani tra 70 e 74 anni che rappresentano 6,7% del totale.

Per gli uomini si rilevano picchi in tre fasce d’età: 40-44, 20-24e 55-59. Per le donne le frequenze sono maggiori per le età tra i 70 e gli 84 anni.

Incoraggiate il dato sui bambini: nel 2018 si sono registrate infatti 9 vittime in meno tra quelli di 0-14 anni (-20,9% rispetto al 2017).

Tra i giovanissimi neo patentati, la probabilità di collisioni è molto più alta, mentre decresce a partire dai 25 anni.

Prendendo in rassegna le diverse voci riportate nel recente rapporto ACI-Istat, tra le altre cause di incidenti troviamo: distanza di sicurezza (20.443), manovra irregolare (15.192), comportamento scorretto verso il pedone (7.243) o del pedone (7.021), presenza di buche o ostacoli accidentali (6.753): rispettivamente il 9,2%, il 6,9%, il 3,3%, il 3,2% e il 3,1% del totale.

Sulle strade urbane la prima causa di incidente è il mancato rispetto di precedenza o semafori (17%), seguito dalla guida distratta (14,9%); sulle strade extraurbane la guida distratta o andamento indeciso (20,1%), velocità troppo elevata (14%) e mancata distanza di sicurezza (13,8%).

Le violazioni al Codice della Strada risultano in diminuzione del 4% rispetto al 2017: ai primi posti l’inosservanza del rispetto della segnaletica (365.697; -6,6%), seguita dal mancato uso delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuta dei bambini (202.941; -0,03%).

Un dato inatteso e positivo riguarda la sanzione dell’uso improprio del cellulare alla guida: -6,1% rispetto al 2017 (136.950 casi).

In diminuzione anche le contravvenzioni per eccesso di velocità, (2.513.936; -11,6%). Tra le probabili cause il fatto che, nei mesi di giugno e luglio, il sistema Tutor sia stato inattivo.

A piedi e su due ruote, il rischio è sempre alto. Anno nero in autostrada

I conducenti di ciclomotori  si confermano tra le categorie più a rischio. Purtroppo per questa categoria di guidatori (bastano 14 anni di età per guidare un ciclomotore) la mortalità è incrementata notevolmente (+17,4%). Anche i dati inerenti i pedoni nel 2018 non sono incoraggianti (+1,5%).

Ma il vero dato sconfortante arriva dalla circolazione in autostrada: nel 2018 si è verificato un incremento della mortalità del 10,5% mentre le cose sono andate meglio in città (-4,4%) e sulle strade extraurbane (-1,2%). Il dato sulle autostrade risente pesantemente del crollo del Ponte Morandi della A10 Genova-Savona-Ventimiglia, il 14 agosto 2018, che ha coinvolto numerosi veicoli causando 43 vittime.

Quando prestare particolarmente attenzione?

Dal lunedì al venerdì in corrispondenza degli spostamenti casa-lavoro e intorno alle 13, nel fine settimana tra le 11 e le 13, e tra le 16 e le 20 sono le fasce più a rischio per gli incidenti.

Gli incidenti più gravi avvengono tra l’una e le 6 del mattino e fuori dal centro abitato.

I mesi estivi si confermano il periodo peggiore, registrando il maggior numero di incidenti e vittime e con il tasso di occupazione delle autovetture più alto. In particolare giugno e luglio presentano picchi per numero di incidenti – quasi 17mila ogni mese – e luglio e agosto per le vittime – oltre 700 in totale.

Agosto è il mese più pericoloso per il numero di incidenti gravi in tutti gli ambiti stradali (2,7 morti ogni 100 incidenti).

In generale possiamo dire che la riduzione media annua del numero di vittime della strada del nostro paese, pari a 2,6% nel periodo 2010-2018, è inferiore all’obiettivo europeo di dimezzare il numero di morti in incidenti stradali entro il 2020. Un obiettivo ormai irrealizzabile nei tempi previsti.

L’articolo Nel 2018 la prima causa di incidenti è stata la distrazione alla guida sembra essere il primo su Blog Linear.


Cambio gomme invernali 2019

Il calendario per il cambio dei pneumatici è il seguente:

  • Estivo
    dal 15 aprile 2019 (con un mese di tolleranza, quindi fino al 15 maggio 2019) al 15 ottobre 2019 (con un mese di tolleranza quindi fino al 15 novembre)
  • Invernale
    dal 15 ottobre 2019 (con un mese di tolleranza, quindi fino al 15 novembre 2019) al 15 maggio 2019 quelli invernali (o quanto meno le catene da neve).

Per chi non segue le regole è prevista una sanzione amministrativa oltre ritiro del libretto di circolazione. Un dettaglio: se il mancato cambio gomme invernali viene registrato dopo un incidente, l’assicurazione probabilmente non coprirà i danni. Stessa cosa vale anche per le gomme estive.

Quando cambiare le gomme in inverno?

Il 15 novembre scatta l’obbligo per montare sulla tua auto gli pneumatici invernali o catene da neve. Per la precisione la legge impone il cambio di gomme il 15 ottobre salvo ordinanze regionali che indicano diversamente. Potrebbero esserci, infatti, delle condizioni climatiche così rigide da costringere i singoli enti a emanare delle circolari per imporre l’uso degli pneumatici invernali o catene da neve in periodi diversi.

Ma devo per forza mettere le gomme invernali?

L’obbligo del cambio gomme estive a invernali scatta il 15 ottobre 2019, ma la circolare ministeriale (n° 1049) concede un mese di tempo per adattare l’auto alle esigenze stagionali.

Se i tuoi pneumatici invernali non sono idonei a circolare, dal 15 novembre potresti ricevere una sanzione amministrativa da 85 (ridotta a 59,50 se viene pagata entro cinque giorni) a 1.695 euro e il ritiro del libretto di circolazione. Per cui rimboccati le maniche e scegli le gomme giuste per la tua auto.

Puoi tenere gli pneumatici estivi anche d’inverno, e avere le catene nel bagagliaio. In ogni caso è una soluzione sconsigliata perché gli pneumatici estivi hanno un’efficacia minore su fondi stradali difficili come quelli che si presentano nei periodi invernali. Puoi approfondire leggendo questo articolo: meglio catene da neve o gomme invernali? Ovviamente dipende da dove abiti, i tragitti che percorri solitamente e dalle ordinanze locali, in merito scriveremo un post a breve.

I migliori pneumatici invernali

Il Touring Club Svizzero ha testato 28 modelli nelle dimensioni 175/65 R14 e 205/55 R16. I punti forti e deboli di questi prodotti sono definiti sulla base di 18 criteri di prova simili alla pratica.

Pneumatici invernali – dimensione 175/65 R14 82T (fino a 190 km/h)

Ti presentiamo i modelli consigliati di cui i primi due “molto consigliati”:

Pneumatici invernali – dimensione 205/55 R16 91H (fino a 210 km/h)

Il primo tre modello sono “molto consigliato”, i successivi “consigliati”:

Pneumatici invernali: posso usarli anche in estate?

Dipende dal tipo di pneumatico che attualmente usi. In linea di massima è consigliabile eseguire sempre il cambio gomme estate/inverno per avere gli pneumatici adatti ad affrontare al meglio le condizioni stradali dovute al clima.

Gli pneumatici che la normativa vieta durante il periodo estivo sono riconoscibili dalla dicitura M+S (Mud+Snow) riportata sul lato della gomma. L’uso di questo pneumatico, perfetto per dare al veicolo aderenza su neve e fango, è stato limitato con circolare n.1049 del 17 gennaio 2014 dal Ministero dei Trasporti.

Gli pneumatici M+S da sostituire sono quelli che riportano un indice di velocità inferiore a quello dichiarato sulla carta di circolazione.

Indice di velocità Velocità in km/h
Q 160
R 170
S 180
T 190
U 200
H 210
V 240
ZR Oltre 240

Se lo pneumatico invernale M+S ha un indice di velocità uguale o migliore a quello indicato dalla carta di circolazione può circolare anche d’estate. Al contrario, se ha un indice di velocità inferiore deve essere cambiato. Ecco una sintesi di quanto detto in un’infografica Pirelli.

Cambio gomme invernali

C’è anche un’altra opzione per non cambiare pneumatici: scegliere le gomme all season. Ovvero una via di mezzo tra invernali ed estive che offrono aderenza su diverse condizioni stradali, sia in condizioni di asfalto asciutto che in caso di pioggia o neve.

In ogni caso sono un compromesso, e come tale non danno il massimo in nessuna condizione. La regola è sempre la stessa: ogni stagione ha il suo pneumatico.

Cambio gomme invernali 2019: date e sanzioni Click To Tweet

Conviene cambiare le gomme?

Certo che conviene. In molti casi è obbligatorio per evitare multe salate oltre a possibili incidenti. Se usi gomme all season puoi bypassare il cambio, così come avviene per gli pneumatici con codice velocità uguale a quanto indicato sulla carta di circolazione, ma in ogni caso le prestazioni migliori in termini di risparmio/sicurezza si ottengono con uno pneumatico dedicato.

Molti automobilisti lamentano costi eccessivi per montaggio e smontaggio degli pneumatici sugli stessi cerchioni. Chi abita in montagna o in campagna preferisce rimanere con gli pneumatici invernali date le condizioni del terreno, anche perché i costi del gommista in questi casi possono diventare proibitivi.

In ogni caso il consiglio è chiaro: conviene avere due treni di gomme (uno estivo e uno invernale) montati su quattro paia di cerchioni. In questo modo il cambio gomme invernale o estivo diventa un’operazione semplice.

La tua esperienza

Questa è la notizia da fissare in agenda: dal 15 ottobre al 15 novembre devi fare il cambio gomme invernali. Per il cambio gomme estive devi aspettare il 15 aprile. Se vieni fermato e le gomme non sono in regola rischi pesanti sanzioni oltre a mettere in pericolo te e le persone che ti stanno intorno.

Il costo del cambio gomme si ammortizzerà nel tempo: meglio sostenere una piccola spesa in più e viaggiare tranquilli, non credi? Ovviamente dipende anche dall’uso che fa dell’auto.

Perché è consigliabile cambiare gli pneumatici?

È la domanda che spesso gli automobilisti si fanno: perché il cambio gomme invernali (o gomme termiche) è obbligatorio? La risposta è semplice: sicurezza ed è su questo che ci concentreremo in questo post. Il materiale delle gomme invernali permette di mantenere una buona aderenza quando le temperature crollano e in caso di manto stradale bagnato, grazie a scanalature più profonde e tagli lamellari fitti.

Lo stesso vale, in senso inverso, per le gomme estive: per guidare in tutta sicurezza durante i mesi più caldi devi usare pneumatici con una mescola dura che non si deteriora a contatto con il manto stradale incandescente.

L’elemento fondamentale è la mescola del battistrada: può essere composto da materiali capaci di lavorare con maggiore facilità a temperature basse o alte, quindi caratterizzare gli pneumatici per renderli più efficaci in determinate circostanze.

Nel caso invernale, il freddo irrigidisce le gomme e le rende meno aderenti al suolo: ecco perché hai bisogno di mescole capaci di riscaldarsi e mantenere caratteristiche di flessibilità. Discorso differente per le ruote estive: sono studiate per temperature sopra i sette gradi e per resistere all’usura dell’asfalto bollente.

E per viaggiare sulla neve? Le gomme idonee sono contrassegnate dalle marcature M+S (oppure MS, M-S, M&S) e devono rispondere alle caratteristiche indicate nel libretto di circolazione.

L’uso di pneumatici idonei al manto nevoso ti esonera dall’uso di catene da neve, anche se il consiglio è quello di portarle sempre in auto. Inoltre, in molte località, c’è l’obbligo assoluto delle catene a prescindere dagli pneumatici montati.

La sicurezza del cambio gomme invernali

La sicurezza è un aspetto fondamentale: quando hai una gomma studiata per una determinata situazione puoi contare su spazi di frenata ottimizzati. Questo significa più sicurezza per te e per le persone che ti stanno intorno, oltre a evitare inutili spese per la tua auto. Gli spazi di frenata si allungano quando non hai un battistrada capace di gestire le condizioni dell’asfalto nel miglior modo possibile. Questo vale per un uso scorretto degli pneumatici estivi o invernali, ma anche quando hai gomme usurate.

Quindi la manutenzione delle gomme prescinde dal discorso estate/inverno: un’attenzione in più ti permette di evitare brutte sorprese. Il limite minimo dello spessore delle gomme? Per legge è di 1.6 millimetri. In ogni caso, per ottenere la massima efficacia su ogni tipo di manto stradale, dovresti cambiare gli pneumatici quando lo spessore diminuisce oltre i 4 millimetri.

L’articolo Cambio gomme invernali 2019 sembra essere il primo su https://www.6sicuro.it

Seguici su Google+


Pagelle ISA: no a controlli automatici con voti bassi

Se le pagelle ISA riportano voti bassi, i controlli non saranno automatici. La rassicurazione arriva direttamente dal MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze).

Il calcolo punteggio ISA (indici sintetici di affidabilità) è un meccanismo che va a sostituire i vecchi studi di settore. Il conteggio rappresenta una sorta di pagella fiscale con voti da 0 a 10 che misurano l’affidabilità del contribuente sulla base di elaborazioni statistico-economiche.

Il meccanismo premiale alla base del nuovo strumento del fisco per favorire l’emersione del “nero”, comporta dei benefici per chi ottiene un punteggio alto e svantaggi per chi invece si attesta nella fascia bassa, come la bocciatura che a scuola attende chi non arriva alla sufficienza.

I timori più grandi si stanno infatti concentrando tra chi ottenendo una votazione bassa. Tipico il caso di chi nel 2018 ha fatturato meno o molto meno che nel 2017 e sta ottenendo un punteggio ISA molto basso, con il conseguente consiglio di adeguarsi dichiarando un maggior reddito su cui pagare ulteriori tasse per evitare accertamenti automatici.

In molti si trovano esattamente in questa situazione e il MEF ha voluto “metterci una pezza”.

Pagelle ISA: no a controlli automatici con voti bassi Click To Tweet

Pagelle fiscali senza accertamenti automatici

Ecco quanto comunica il Ministero dell’Economia e delle Finanze nelle parole del sottosegretario Pierpaolo Baretta in commissione Finanze alla Camera:

  • il MEF si impegna a discutere “con gli operatori per rendere sempre più equo ed efficiente l’intero processo, rivedendone eventuali criticità”;
  • il punteggio ottenuto “non comporta , di per sé (ossia sulla base degli elementi di rischio “insiti” nella valutazione di affidabilità fiscale operata dall’ISA), l’attivazione di attività di controllo”;
  • “è escluso qualsiasi automatismo nell’accertamento, dovuto al risultato conseguito dal contribuente come effetto della soggezione agli ISA”;
  • il nuovo meccanismo “non implica un rigido automatismo nello svolgimento di attività di controllo e le risultanze di tale nuovo strumento di compliance rappresenteranno uno degli strumenti che consentirà all’Agenzia una sempre più ragionata azione di analisi del rischio, finalizzata a rendere più efficiente e a programmare in modo mirato l’azione di contrasto all’evasione, a concentrare le proprie risorse destinate all’attività di controllo sulle posizioni di coloro che mostrano reali e significativi elementi di criticità”.

L’articolo Pagelle ISA: no a controlli automatici con voti bassi sembra essere il primo su https://www.6sicuro.it

Seguici su Google+


Accedi su Facebook come visitatore: ecco tutti i modi per farlo

È una delle pagine più visitate al giorno nonché una delle app più scaricate e utilizzate. Parliamo di Facebook, il social network che ancora la fa da padrone in Italia e che stando al Digital Report 2019 pubblicato da We are Social, insieme a Hootsuite, ha 31 milioni di iscritti, di cui il 52% sono uomini.

Ma, nonostante i numeri, c’è una fascia della popolazione italiana che magari era iscritto e non lo è più o che magari vuole accedere senza effettuare login. Sì, in incognito.

Ti stai chiedendo se questo è possibile? Lo è e vediamo come.

Accesso a Facebook da visitatore tramite desktop

Facebook, essendo comunque un sito Internet oltre a un social network, non solo permette a tutti di visualizzare un profilo purché sia pubblico, ma anche di poterci arrivare tramite una ricerca su Google o altro motore.

Per cercare dunque qualsiasi tuo amico o un personaggio famoso, come per esempio Emma Marrone, basta digitare su Google il nome della cantante aggiungendo profilo Facebook. Così facendo si viene subito reindirizzati alla pagina della cantante che si può visualizzare per alcuni secondi dopodiché il social network ti chiede di vedere altri contenuti di altre persone o di inserire le tue credenziali per entrare. O di registrarti, ovviamente, che è lo scopo principale di Facebook.

Puoi però “aggirare l’ostacolo” cliccando “non ora”. Va da sé che la stringa in basso che invita a registrarsi resterà ancora, ma tu puoi scendere giù con il mouse o con la tastiera e scorrere per vedere cosa ti interessa.

facebook senza login

Ovviamente visitando la pagina in questo modo, visto che Facebook è un social network e anche una community, non puoi fare granché, anzi diciamo praticamente nulla. Non puoi condividere il post, non puoi mettere mi piace, né commentare.

Però essendo il social anche molto “furbo”, se clicchi sul tasto acquista o qualsiasi tasto di call to action che rimandi a una pagina esterna, tutto funziona. Nel caso della pagina ufficiale di Emma Marrone, in questo momento, se clicchi su acquista verrai rimandato su Spotify dove potrei ascoltare il brano in anteprima.

Oltre a entrare dal motore di ricerca, puoi collegarti su www.facebook.com e cercare dal motore di ricerca di Facebook stesso la persona che ti interessa. Vale quanto detto prima purché abbia un profilo pubblico.

Accesso a Facebook da visitatore tramite mobile

Quello che ti abbiamo spiegato è l’accesso tramite browser, ma puoi fare la stessa cosa dal cellulare, sempre accedendo senza login. Anche in tal caso accedi dal browser di Internet del tuo telefono e vai su Facebook digitando www.facebook.com o cercando il profilo che ti interessa dal motore di ricerca.

Accedere a Facebook come visitatore tramite le directory

Ma non finisce qui: ci sono anche dei link di Facebook che ti permettono un accesso diretto al tipo di persone che tu stai cercando sul social network e questo sempre senza effettuare l’accesso.

Ti basta cliccare su facebook.com/people per arrivare, dopo che hai confermato di non essere un robot, a una pagina con un campo di ricerca e tutte le lettere in ordine alfabetico. Qui puoi o andare sul motore di ricerca in alto a destra e digitare il nome di chi ti interessa o scorrere tutte le lettere.

Directory simili ci sono anche per le pagine, ma non potrebbe essere diversamente visto che le pagine sono pubbliche e che molte aziende le usano al posto del sito o anche più di questo. Ti basta cliccare su facebook.com/pages perché ti appaia una schermata simile a quella per le persone: con le lettere dell’alfabeto e con un motore di ricerca interno in alto a destra.

Stessa cosa vale per i gruppi con il link facebook.com/groups (anche se poi la maggior parte dei gruppi è privato quindi puoi vedere poco e in ogni caso non puoi interagire) e anche per il lavoro.

Sapevi che Facebook ha una pagina careers? Il link è facebook.com/careers e ti permette di navigare tra le offerte di lavoro del social di Zuckerberg.

L’articolo Accedi su Facebook come visitatore: ecco tutti i modi per farlo sembra essere il primo su https://www.6sicuro.it

Seguici su Google+


Ritiro ranitidina: elenco farmaci ritirati dall’Aifa tra cui il Buscopan

ritiro ranitidina

Stai facendo uso di farmaci per curare un’ulcera o il tuo mal di stomaco? Dovrai fare molta attenzione, perché potrebbero essere tra i  prodotti con ranitidina che sono stati vietati o ritirati dal mercato.

Nei giorni scorsi l’Aifa (agenzia italiana del farmaco) aveva infatti disposto il ritiro di tutti i lotti di farmaci contenenti ranitidina prodotti dalla casa farmaceutica indiana Saraca Laboratories.

La causa del ritiro precauzionale dei medicinali contenenti ranitidina dalle farmacie italiane e dalla catena distributiva era stata la presenza, in alcuni lotti, di un’impurezza denominata N-nitrosodimetilammina (NDMA) che risulterebbe potenzialmente dannosa per i pazienti.

Oltre ai lotti prodotti dalla casa farmaceutica indiana, l’Aifa, sempre in via precauzionale, ha disposto anche il divieto di utilizzo di tutti i lotti commercializzati in Italia che contengono ranitidina, compresi quelli prodotti da altre officine farmaceutiche.

Nel frattempo, l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha avviato, insieme ad Aifa e altre agenzie del farmaco europee e internazionali, una revisione dei medicinali a base di ranitidina. Come Aifa, anche le altre agenzie del farmaco hanno disposto provvedimenti in via precauzionale nei rispettivi Stati.

Elenco farmici vietati

Moment, Nurofen e Buscofen non sono stati ritirati! L’agenzia italiana del farmaco ha aggiornato l’elenco dei medicinali vietati. Tra questi figurano anche Buscopan antiacido 75 mg compresse effervescenti, Zantac compresse 300 mg, fiale 5 ml e compresse effervescenti, Ranitidina eg 300, Hexal iniettabile, Ulcex compresse 150 e 300 mg.

Cosa è la ranitidina e a cosa serve

Se il medico ti ha prescritto medicinali contenenti ranitidina probabilmente stai curando ulcera gastrica, reflusso gastroesofageo o bruciore di stomaco.

Questo principio attivo è infatti tra i medicinali conosciuti come antagonisti del recettore dell’istamina H2, che bloccano i recettori dell’istamina nello stomaco e riducono la produzione di acido gastrico. Può essere prescritto sia agli adulti sia ai bambini e sono disponibili anche farmaci con ranitidina da banco, per cui non serve avere la prescrizione del medico.

I prodotti a base di questo principio attivo si trovano sotto forma di compresse, anche effervescenti, sciroppi, e fiale per iniezioni.

Cosa è la N-nitrosodimetilammina

Come ti abbiamo spiegato, i lotti di farmaci di ranitidina sono stati vietati o ritirati per la presenza dell’impurezza N-nitrosodimetilammina. L’Airc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) ha classificato questa sostanza chimica organica come probabilmente cancerogena.

Questa sostanza è presente nell’acqua e in alcuni alimenti (soprattutto affumicati e stagionati) anche se non risulterebbe pericolosa se assunta in quantità molto basse.

Cosa devi fare se stai assumendo ranitidina

Se stai assumendo un farmaco a base di ranitidina che ti ha prescritto il tuo medico, consultalo il prima possibile per capire insieme a lui se puoi sostituirlo con altri. Anche se hai comprato il medicinale senza ricetta medica, prima di continuare ad assumerlo l’Aifa consiglia di consultare il farmacista o il medico.

In ogni caso, non devi assolutamente assumere prodotti contenenti ranitidina presenti nell’elenco dei medicinali ritirati, almeno fino a quando verranno resi noti i risultati delle analisi per stabilire l’eventuale presenza di NDMA.

L’articolo Ritiro ranitidina: elenco farmaci ritirati dall’Aifa tra cui il Buscopan sembra essere il primo su https://www.6sicuro.it

Seguici su Google+


La top 20 delle auto sportive low cost

Vuoi comprare un’auto nuova e ami il rombo del motore e da piccolo sognavi una Ferrari o magari una Lamborghini, Maserati e McLaren.  Continua a sognare, ma nel frattempo ti segnaliamo delle signore auto sportive.

Auto sportive: le 10 europee e americane

Abarth 124 spider

Partiamo con il botto con la versione muscle della piccola spider di casa Fiat. La casa bolognese fondata ormai nel lontano 1949 da Carlo Abarth ha lavorato duramente sulla 124 per renderla la più sportiva possibile, e si può dire che gli sforzi ne sono valsi la pena. Il risultato è un’auto graffiante e leggera, che dà l’impressione di guidare in una pista vista la ridottissima altezza da terra. Solo due saranno le persone che potranno salire a bordo, assaporando la magia di sfrecciare con il vento tra i capelli grazie ai 170 cavalli garantiti dal motore 1.4 Turbo. Prezzo? 42.500€.

abarth 124 spider

Audi TT coupè

La coupè di casa Audi è ormai un must per gli appassionati di auto sportive. Negli anni sono cambiate le versioni, ma la linea è rimasta riconoscibile grazie all’ampio cofano bombato, sotto al quale romba un 2.0 benzina da 245 cavalli. Rispetto al passato, l’ultima versione ha portato delle migliorie soprattutto sul piano degli allestimenti, con il Virtual Cockpit e il volante multifunzione plus di serie. Sotto ai 50.000 euro c’è l’imbarazzo della scelta, ma noi di 6sicuro consigliamo la 45 TFSI quattro S tronic da 245 cavalli e quattro ruote motrici, per restare sempre incollati all’asfalto (49.500€).

audi tt

BMW Z4

Un grande classico del passato, che è stato rivisitato dalla casa bavarese in maniera profonda, senza alcuna paura di rompere il legame con la propria storia. Ne è uscita una vettura dal passo ridotto (2,47m) ma dalla lunghezza complessiva maggiore (4,32m), perfetta da sfoggiare in estate grazie alla capote di tela. È forse la più versatile delle vetture da noi presentate in questo articolo, e per inserirla abbiamo deciso di fare un piccolo sgarro, visto che la versione sDrive20i MSport è disponibile a 50.100 euro, con i suoi 197 cavalli.

bmw z4

Chevrolet Camaro

Uscita nel 2018, si può dire con certezza che sulle strade italiane questa auto non passa inosservata. Stiamo parlando di quasi 5 metri di forza bruta, mossi da un quattro cilindri da 275 cavalli. La velocità massima è regolata a 240 km/h, mentre lo scatto da zero a cento avviene in 5,9 secondi. Il tutto ad un prezzo “abbordabile” (se così si può dire) di 47.230€. Se avete la possibilità di sforare i 50mila però la scelta non potrà che ricadere sulla V8 Coupè Sport, gioiello da 453 cavalli (52.810€).

chevrolet camaro

Ford Mustang

La casa dell’ovale blu con la Mustang si rivolge principalmente al mercato americano, da sempre follemente innamorato di queste super car che sembrano uscite da un film con Vin Diesel come protagonista. Negli ultimi anni però la Mustang ha saputo riscuotere un discreto successo anche nel vecchio continente, e l’ultima generazione del 2018 non è da meno. Con 47.500€ ci si porta a casa la Fastback V8 GT, che in parole povere significa 450 cavalli di potenza pura. Certo, bisogna mettere in conto un vero e proprio salasso al benzinaio, visto che in città con un litro si percorrono in media solo sei chilometri.

ford mustang

Lotus Elise

Si parla di auto sportive low cost, e dunque come non trattare la piccola sportiva per eccellenza? I cavalli di questa Elise possono sembrare pochi ad una prima occhiata (136), ma bastano e avanzano per portare i 951 kg di peso da 0 a 100 in 6 secondi e mezzo. La strada è davvero vicina, e ciò rende questa Elise un’auto da evitare per chi cerca comodità, mentre è assolutamente perfetta per chi vuole provare le emozioni di una gara su pista. Prezzo? Da 45.170€.

lotus elise

Mercedes Classe C coupè

La coupè della casa della stella è probabilmente la vettura più elegante tra quelle qui proposte, e “sportiva” potrebbe essere una descrizione piuttosto stringente per questa classe C. I 160 cavalli della versione Sport da 46.867€ però le garantiscono una buona ripresa ed una velocità di punta di tutto rispetto contando il peso non indifferente di 1605 kg: 226 km/h.

mercedes classe c coupè

Jaguar F-type

Costa più di 50mila euro? Sì, 64mila per la precisione. È un concentrato unico nel suo genere di sportività e tecnologia? Sì. Abbiamo ritenuto di doverla inserire perché parlare di auto sportive europee ad un prezzo tutto sommato accessibile senza nominare la casa del giaguaro di sembrava inopportuno. Vale ogni euro speso, con una velocità massima limitata a 250 km/h e un’accelerazione da zero a cento in 5.7 secondi.

jaguar f type

Alpine A110

Eccoci arrivati ad un’auto che di certo non si vede spesso sulle strade italiane. La Alpine A110 si ispira in tutto e per tutto alla sua antenata di successo. Come la prima edizione infatti questa vettura è molto leggera (1.200 kg soltanto) e costruita in alluminio, con trazione posteriore. Il compromesso è sulla comodità: è un’auto da pista più che da scampagnata, come dimostra il fatto che per regolare il sedile del guidatore ci si debba recare in officina. Per inserirla abbiamo sgarrato un poco sul prezzo, visto che stiamo parlando di 57.200€.

alpine a 110

Alfa Romeo Giulia

Non potendo inserire la 4C perché troppo costosa, abbiamo ripiegato su un’alternativa di lusso, la Giulia. Con 44.700€ ci si porta a casa una vettura che sprizza italianità da ogni poro, e che verrà invidiata da tutte le persone che la vedranno passare. Per avere la versione Quadrifoglio, decisamente più ruggente visti i 510 cavalli invece dei 201 della 2.0 Turbo, bisogna spendere molto di più: 86.500 euro.

Auto sportive: le dieci asiatiche

Lexus RC

Apriamo le danze per le sportive asiatiche con questa giapponese sul mercato dal 2018. Le linee potrebbero ricordare alla lontana quelle della Audi TT, soprattutto per via del cofano arrotondato per garantire una migliore aerodinamicità. Con 223 cavalli ed una velocità massima di 190 km/h non è di certo la più sportiva tra le auto qui presentate, ma quello che perde in rapidità lo guadagna nell’attenzione ai particolari degli interni, in pieno stile Lexus (39.900€)

lexus rc

Mazda MX-5

Da quest’anno, con i 1050 kg dichiarati dalla casa giapponese, la quarta generazione della MX-5 è più asciutta delle precedenti. Il caratteristico frontale con i fari a LED è una vera e propria icona per le piccole sportive. La comodità non è certo il suo forte, ma volete mettere la soddisfazione di sfrecciare in autostrada con la capote richiusa? Il prezzo parte da 28.500€, mentre con 6.000 euro in più si possono mettere le mani sulla 2.0 RF Sport da 184 cavalli.

Nissan 370Z

Una macchina da Need4Speed fatta e finita, con le sue linee spigolose e quelle curve che si intrecciano in un virtuosismo di design ormai imitato da più parti. In questa versione è sul mercato dal 2015 ma sembra portare bene gli anni che ha, anche grazie al motore V6 da 344 cavalli che garantisce una velocità massima di 250 km/h e un’accelerazione da zero a cento in 5,2 secondi. Il prezzo per questa versione è di 45.910€.

Subaru BRZ

La casa della costellazione ci ha abituato ad auto ruvide, adatte a correre sullo sterrato nelle tappe del mondiale rally. Con questa BRZ la casa nipponica si sposta sul settore delle coupè sportive, e lo fa in grande stile: 200 cavalli e 1310 kg, accoppiata che la rende adatta ad ogni tipo di terreno e, perché no, di pista. Anche il prezzo è competitivo, visto che si parte da 35.000€ chiavi in mano.

Toyota GT86

Il pianale utilizzato è lo stesso della Subaru BRZ, e questo si può notare anche nel design, che lo ricorda per molti aspetti. La motorizzazione è una sola, ovvero il 2.0 da 200 cavalli, e per questo noi consigliamo di puntare sulla versione Racing Edition, che costa 35.700€ (tremila in più della versione base) e che porta in dote numerosi accessori tra cui il dispositivo HAC di aiuto alla partenza.

toyota gt86
fonte: www.toyota.it

Infiniti Q50

Il marchio del lusso legato a Nissan con questa Q50 si rivolge soprattutto a chi sta ricercando della sportività senza per questo voler rinunciare alla classe e alla comodità. La Q50 è dunque un compromesso ben riuscito tra queste due anime contrastanti, che viene venduta ad un prezzo di partenza di 44.700€.

Q50

Honda Civic Type-R

La linea della sportiva di casa Honda è, come da tradizione, al passo con i tempi se non addirittura futuristica. Il motore è un benzina turbo da 2.0 litri, che garantisce 315 cavalli di potenza, utili ad un’accelerazione da 0 a 100 in 5,7 secondi. La velocità massima è una delle più alte di questa lista, 270 km/h. Mica male per 37.000€.

Civic Type R

Suzuki Swift Sport 1.4 Boosterjet

Una piccola utilitaria in versione racing questa Suzuki, che punta a garantire il massimo piacere di guida possibile a chi la andrà a comprare. Il peso è ridottissimo, meno di 1000 chili, e dunque i 140 cavalli sono più che sufficienti a raggiungere i 210 km/h dichiarati dalla casa giapponese come velocità massima. Il prezzo per questa versione è di 21.690€.

suzuki swift sport

Mitsubishi Eclipse Cross

Non è una vera e propria sportiva, ne siamo consapevoli, ma il suv di casa Mitsubishi in quanto a potenza non ha nulla da invidiare ad altre vetture presenti in questa classifica. La nostra scelta va sull’1.5 turbo 2WD Inform, che costa 24.500€ chiavi in mano.

mitsubishi eclipse cross

Ssangyong Rexton

Stesso discorso fatto per la Mitsubishi Eclipse vale anche per questa Ssangyong, più adatta allo sterrato che alle prove di rapidità in pista. I cavalli a disposizione sono comunque 181, che bastano e avanzano per far scattare senza problemi gli oltre 2000 kg della vettura. La nostra scelta ricade sulla trazione integrale 4WD 2.2 Road, ad un prezzo di 39.900€.

ssangyong rexton

Alla fine, chi ha vinto secondo voi la sfida delle “sportive abbordabili” fra Oriente e Occidente?

L’articolo La top 20 delle auto sportive low cost sembra essere il primo su https://www.6sicuro.it

Seguici su Google+


Assicurazione di viaggio per lungo soggiorno all’estero

Assicurazione viaggio lungo soggiorno estero

Polizza viaggio annuale, lunga durata, multi trip o long stay

È importante capire le varie definizioni per sapere cosa si sta comprando, inoltre è importante non confondere la durata della polizza con i periodi di permanenza.

Devi soggiornare all’estero per più di 3 mesi?

Si parla di polizza long-stay quando il tuo viaggio prevede una permanenza all’estero di almeno 90 giorni. Ad esempio, è il caso di studenti che frequentano scuole all’estero, ricercatori scientifici, religiosi o pensionati che si trasferiscono all’estero per diversi mesi e rientrano a casa di tanto in tanto.

Viaggi frequenti di durata breve

Questo invece potrebbe essere il caso di un lavoratore, dirigente o tecnico, che fa frequenti viaggi settimanali e di pochi giorni all’estero. Per queste situazioni la polizza ideale è la classica multi-trip di 365 giorni. La polizza dura un anno, ma bisogna fare attenzione al periodo di permanenza all’estero per singolo viaggio: solitamente il limite per singolo viaggio è 3 mesi (superati i quali ti servirebbe una long-stay). Alcune compagnie abbassano a 45 o 30 giorni i giorni di permanenza per singolo viaggio.

Assicurazione per tutti i tuoi viaggi

Con polizzaviaggo.it tutto si semplifica, basta solo indicare i dati del tuo viaggio e compilare i campi che ti vengono richiesti per ottenere la copertura assicurativa corretta con la giusta tariffa. Alcune caratteristiche che la rendono davvero unica:

  • non pone limiti nella durata di copertura né per la durata del viaggio e non c’è bisogno di ricorrere ad una versione specifica
  • Vacanza, studio, lavoro, è indifferente

polizza viaggio

L’articolo Assicurazione di viaggio per lungo soggiorno all’estero sembra essere il primo su https://www.6sicuro.it

Seguici su Google+