Ascione (Healthware): la salute del futuro è digitale, ma più umana (video)

Tra i player più rilevanti dello scenario digital health internazionale c’è Healthware, società nata in Italia dall’iniziativa di Roberto Ascione, basata a Salerno e con uffici principali a Milano, Londra e New York, che opera nella consulenza strategica, dei progetti, applicazioni e servizi innovativi per il settore della salute e sta espandendo già da alcuni anni la sua offerta nell’ambito della digital health e, più recentemente, dei digital therapeutics. Lo scorso gennaio ha raccolto 10 milioni di euro di investimenti venture capital da FII Tech Growth (Fondo italiano d’investimento) proprio per finanziare i suoi sviluppi e la sua crescita.

In questa video intervista, Roberto Ascione spiega in che cosa consiste la digital health, quali benefici porterà alle persone e ai sistemi sanitari.

E sottolinea che, nonostante la salute digitale sia basata sulle tecnologie, in realtà porterà a umanizzare la medicina stessa, grazie a percorsi di cura personalizzati, molta prevenzione e una maggiore disponibilità dei medici a sviluppare la relazione con i pazienti, perché avranno più tempo.

“Io credo che la digital health cambierà profondamente la gestione della salute. Siamo abituati a una medicina uguale per tutti, o che ragiona per grandi gruppi di individui. L’avvento del digitale nella salute offre una grande opportunità di personalizzazione. Poiché la nostra salute è molto variabile individualmente, questa personalizzazione della medicina, dei trattamenti, delle cure ci aspettiamo che darà grandi risultati.”

“Nel mio recente libro ‘Il futuro della salute’ parlo di come la tecnologia porterà a umanizzare le cure, non avremo una fredda tecno-medicina, ma un aumento di empatia, di umanizzazione, grazie alla maggiore personalizzazione e anche al maggior tempo che i medici avranno a disposizione per dedicarsi ai pazienti”.

Puoi leggere l’intervista integrale anche in questo articolo.

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2020, la scommessa dell’Open Insurance

Open Insurance: è la scommessa su cui si gioca il futuro dell’industria assicurativa all’inizio del terzo decennio di questo secolo. L’Open Banking, che tanto ha segnato il 2019, è stato solo il volano normativo di una più grande trasformazione che porta verso l’Open Finance, come segnala il nuovo report dell’Osservatorio Fintech e Insurtech del Politecnico di Milano: cioè l’open innovation applicata a tutto il mondo dei servizi finanziari, fino a quelli assicurativi.

C’è una grafica che rappresenta efficacemente la ragione, e forse la necessità, dell’Open Insurance. Di chi devono avere paura i player tradizionali della finanza e le compagnie assicurative? Delle startup o di Samsung, Volkswagen, Amazon, Facebook o Eni solo per citare alcuni nomi noti?

Detto in altri termini: ormai è chiaro che l’offerta di servizi finanziari non arriva più soltanto da operatori dell’industria, ma da altri settori. L’Osservatorio ne ha individuato addirittura 12 e analizzato in particolare quattro (Tech, Automotive, Utilities e Retail, compresi i pure player eCommerce), che hanno importanti basi di clienti, capacità di coinvolgerli e risorse finanziarie. Solo in Europa ne sono stati trovati 55, che offrono 256 servizi finanziari realizzati in proprio o con partner. E di che tipo sono prevalentemente questi servizi? Assicurativi nel 41% dei casi.

La tendenza è evidente. Il campo ormai è aperto a incursioni provenienti da ogni parte e non è possibile mantenere le posizioni se non ci si apre a contributi e stimoli esterni. L’Open Insurance è la via obbligata per mantenere il presidio delle compagnie di assicurazioni nell’industria dei servizi assicurativi.

“Stanno emergendo collaborazioni tra attori del mondo finanziario e attori non finanziari”, osserva Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio. E d’altro canto cambia il vissuto dei consumatori. “Iniziano a pensare ai servizi finanziari in maniera meno monolitica, identificando nei fornitori non più solo i player classici come le banche e le assicurazioni”. Insomma, ci si comincia a fidare anche di chi solitamente non era considerato un interlocutore per le proprie esigenze di sicurezza o di gestione del risparmio: è tutto spazio che si crea per i nuovi player insurtech.

Un altro dato su cui riflettere: il 54% delle piattaforme di open banking registrate in Europa arriva da nuovi attori. Solo il 23% è di un istituto finanziario e il rimanente 23% di un technology provider. L’industria finanziaria sta correndo il rischio di scivolare sulla buccia di banana delle tecnologie digitali.

La via dell’Open Insurance non è certo semplice. Perché bisogna imparare a dialogare con partner che hanno modelli organizzativi e di business completamente diversi. E perché il mercato va creato, stimolato e sostenuto. Non fermandosi di fronte ad apparenti paradossi come questo: tra i servizi meno utilizzati attualmente in Italia ci sono le assicurazioni istantanee/on demand (2%), che però ottengo il massimo gradimento fra chi utilizza i servizi Fintech & Insurtech.

È (anche) l’offerta a fare la domanda, soprattutto quando si aprono nuovi mercati. I player tradizionali dell’industria dei servizi finanziari, assicurazioni comprese, devono solo decidere se lasciare alle startup e ad altri attori questo ruolo. O giocare invece la propria partita per assicurarsi un futuro da leader.

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Sharing mobility in Italia, fenomeno 2019

La sharing mobility è al momento un fenomeno che riguarda soprattutto le città e le aree metropolitane, laddove i problemi connessi con una circolazione complessa, caotica e altamente inquinante hanno generato quel bisogno di cambiamento che sta alla base del successo della sharing mobility.

Di successo e di fenomeno in ascesa si tratta, in tutto il mondo, così come nel nostro Paese, nelle sue diverse declinazioni: car, bike, scooter sharing (tra cui rientano i monopattini) e carpooling.

Purtroppo i dati più recenti, ma già significativi, sulla diffusione in Italia sono del 2018, quando indicavano 5,2 milioni di utenti in maggiornaza al Nord, dove è disponibile quasi il 60% di tutta l’offerta della sharing mobility italiana, per un totale di 271 Comuni con almeno un servizio accessibile.

Ma è chiaro, anche solo dalle cronache, che il fenomeno è in netta crescita e solo nell’ultimo anno ha vissuto al suo interno l’esplosione dello sharing di monopattini elettrici, che potrebbe essere incoronato il veicolo del 2019: si è addirittura reso necessaria una loro regolamentazione attraverso decreto del Ministero dei Trasporti di Danilo Toninelli che ha fissato le regole per la circolazione di questi mezzi.

Nel boom della sharing mobility c’è ovviamente lo zampino di tante startup, che hanno saputo rispondere a un nuovo bisogno della società e fare leva sulle piattaforme tecnologiche per spingere nuove forme di utilizzo dei veicoli, ampliandone anche la gamma, e ideare nuovi modelli di business, tra cui si distinguono quelli che nel circuito virtuoso della mobilità condivisa hanno inserito le aziende con le piattaforme di car pooling aziendale.

Per approfondire sul fenomeno sharing mobility in Italia si legga la guida di EconomyUP.

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Deloitte: 4 trend per le Assicurazioni nel 2020

La trasformazione in atto nel mondo assicurativo non è solo digitale, sostiene Deloitte, anche se è decisamente importante.

A demanding future – The four trends that define insurance in 2020” è l’analisi di fine anno della multinazionale della consulenza Deloitte che attraverso interviste con oltre 200 dirigenti assicurativi C-suite in tutta l’area EMEA, ha potuto identificare e raccogliere in 4 quattro tendenze principali i punti chiave per il futuro di questa industria miliardaria, o per lo meno, di quelle Compagnie che intendano rimanere sulla breccia della crescita.

“Gli assicuratori devono concepire e offrire ai clienti prodotti e servizi che siano rilevanti per loro. – ha commentato Andy Masters, partner assicurativo di Deloitte – A differenza delle nuove start-up insurtech, gli assicuratori tradizionali hanno milioni di clienti e devono costruire proposte coinvolgenti e fidelizzanti”.

Ovvero, ciò che è stato fino a oggi il processo di digital transformation delle Compagnie forse non ha ancora centrato quel concetto di customer centricity di cui tanto si parla: in Italia, come abbiamo recentemente riportato, solo il 14% dei consumatori compra polizze online, ed è del solo 2% l’utilizzo di servizi come le micro-insurance o la gestione dei claim da mobile. Forse è una questione generazionale, forse serve un passaggio culturale anche da parte dei clienti, forse serve migliorare i servizi assicurativi a livello di proposte, facendosi aiutare dal digitale certamente, ma il punto è mettersi soprattutto d’impegno a capire ‘chi sono oggi i clienti assicurativi e cosa desiderano’.

Il primo dei 4 trend di Deloitte è appunto questo:

1 – Un nuovo mondo, nuovi clienti, nuove soluzioni

Le esigenze, le conoscenze e le aspettative dei clienti si sono ampliate in modo esponenziale nell’ultimo decennio. Come possono gli assicuratori adattarsi alle loro esigenze?

I clienti sono la forza dirompente nel settore assicurativo. In un’epoca di immediatezza, di continui cambiamenti e di scelte schiaccianti in cui la fedeltà non è più un dato di fatto, il settore deve estendersi oltre i suoi prodotti e servizi principali se vuole mantenere la sua base clienti. Deve innovare radicalmente e cambiare approccio.

2 – Un nuovo approccio per crescere

Deloitte dice che la crescita del business per una Compagnia assicurativa verrà da un cambio di approccio, che dovrà trasformarsi da meramente protettivo in preventivo e protettivo, con una gamma di nuovi servizi e prodotti, nuovi modelli di business e una maggiore attenzione alla prevenzione.

Ma come può una Compagnia innovare velocemente i propri servizi e prodotti? Deloitte indica la strada delle startup.

3 – Tutti convocati al tavolo delle trattative

In un ambiente altamente competitivo, le aziende esistenti non possono più fare affidamento sulla crescita organica o sull’innovazione interna. Largo dunque a fusioni e acquisizioni, equity partnership e collaborazioni, i vincitori saranno quelli che potranno stringere alleanze con start-up innovative, allearsi con InsurTech e consolidarsi con i loro concorrenti. Un’industria in rapida evoluzione richiederà capacità di fare affari senza precedenti.

L’attenzione alle startup sarà necessaria anche per il quarto e ultimo trend proposto da Deloitte: l’implementazione di nuove tecnologie. “L’attività di M&A sarà incentrata sui mercati chiave e sui prodotti, ma sarà anche utilizzata, attraverso acquisizioni o partnership, per accedere a tecnologie che consentono miglioramenti all’interno del settore. – afferma Ian Sparshott, partner assicurativo di Deloitte – Ciò potrebbe comprendere la distribuzione, nuovi prodotti, capacità di sottoscrizione o miglioramenti del processo di liquidazione dei sinistri. Tuttavia, il successo dell’integrazione dei nuovi attivi acquisiti sarà fondamentale per determinare il successo di questa strategia”.

4 – Digital disruption: dalla teoria alla pratica

I cambiamenti tecnologici sono un dato di fatto. Ma saperlo e intervenire di conseguenza sono cose molto diverse. Come possono gli assicuratori utilizzare a loro vantaggio tecnologie come gli analytics, la blockchain e il cloud? Le compagnie di assicurazione devono essere in grado di utilizzare la tecnologia giusta per lo scopo giusto o rischiano di rimanere indietro.

Secondo Deloitte, gli assicuratori sono troppo ottimisti circa i progressi dell’industria nell’adozione e nell’uso delle tecnologie, in realtà si trova in ritardo rispetto a molti altri settori. Le compagnie non sono prorpiamente consapevoli della disruption tecnologica su larga scala che sta per abbattersi su di loro, e tra coloro che la cavalcheranno ci sono i giganti della tecnologia che stanno già entrando in altri spazi fortemente regolamentati, come le banche, e hanno una capacità di analisi dei clienti senza precedenti che permetterà loro di creare modelli assicurativi facili da comprendere, flessibili e incentrati sul cliente.

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I clienti italiani fedeli ai canali tradizionali: solo il 14% compra la polizza online

L’innovazione digitale del settore bancario, finanziario e assicurativo inizia ad avere un impatto finalmente visibile, con effetti che diventeranno via via più marcati. Non v’è dubbio che assisteremo ad una profonda trasformazione dell’industria, con una forte ridefinizione dei confini della competizione. Tre le direttrici su cui agire, innanzitutto, gli operatori devono saper definire strategie di open innovation e collaborare con attori anche diversi, in primis fintech e insurtech, per sviluppare il cambiamento. Inoltre, le fintech e le insurtech devono saper dialogare con gli incumbent per ‘scalare’ più velocemente e ottimizzare il rapporto tra i costi e i benefici della crescita. Infine, sarà necessario pensare ad operazioni straordinarie per raggiungere quelle dimensioni coerenti con gli investimenti necessari alle economie di scala e di scopo del mercato digitale“.

Così Marco Giorgino, Direttore scientifico dell’Osservatorio Fintech & Insurtech, incornicia in una nota stampa, gli ultimi dati dell’Osservatorio relativi al mercato italiano.

Il digitale in Italia è un processo di tranquilla metabolizzazione che conduce a progressi visibili e solidi di anno in anno, ma senza exploit. Questa lettura vale sia lato aziende che lato clienti.

Sono 12,7 milioni di italiani utilizzano servizi Fintech & Insurtech con alto livello di soddisfazione.

Lo scorso anno, lo stesso report ne aveva contati 11 milioni, quindi non si può parlare di grande entusiasmo degli italiani per i servizi finanziari e assicurativi erogati via internet.

C’è da sottolineare che il dato cambia notevolmente se si guarda alla fascia d’età:  i giovani tra i 18 e 24 anni usano nettamente di più i canali digitali nella loro relazione con banche e assicurazioni, infatti, dice il report, l’89% conosce bene almeno un servizio finanziario digitale e il 72% ne usa almeno uno. I servizi più utilizzati sono il Mobile Payment (14%) e i Chatbot per comunicare con la banca (10%), mentre tra i meno utilizzati ci sono le assicurazioni istantanee/on demand (2%), la gestione dei sinistri da mobile (2%) e le assicurazioni con premi basati sul comportamento (1%). Tutti servizi, questi ultimi, che però riscuotono il maggior grado di soddisfazione.

Riguardo alle assicurazioni, solo il 14% degli utenti ha già acquistato una polizza completamente online (l’86% di questi una polizza auto, poche coperture per la casa e prodotti vita). La maggioranza (66%) dei consumatori non ha mai acquistato polizze in forma digitale e non intende farlo nel prossimo futuro, principalmente per mancanza di fiducia e perché soddisfatto del canale tradizionale. La condivisione dei dati è sempre più rilevante: già oggi il 12% della popolazione italiana condivide informazioni sullo stile di guida tramite black box e a le preclusioni sono limitate, con il 65% che condividerebbe informazioni sullo stile di guida, il 66% sulla sicurezza della casa, il 62% sulla salute fisica.

Il comportamento delle PMI

Nella scelta delle assicurazioni, le PMI si rivolgono principalmente ad attori tradizionali, come compagnie assicurative (90%) e banche (36%), acquistando soprattutto con modalità tradizionali (il 78% delle PMI opta per un canale completamente fisico), ma il 18% che si affida a soluzioni ibride, dove il digitale supporta il processo.

Questo dato è rimasto praticamente invariato rispetto allo scorso anno, anche allora infatti, le PMI risultavano poco propense ad allontanarsi dal classico rapporto con l’agente assicurativo.

Servizi online e offline in concorrenza

Alla luce di tali dati è d’obbligo domandarsi quale fattore freni ancora un pieno slancio in Italia da parte dei consumatori verso i servizi finanziari e assicurativi digitali.

Certamente un ruolo decisivo è giocato in ambito assicurativo dal rapporto di fiducia che lega consumatori e agenti assicurativi che, anche se non sono a disposizione H24 e sempre connessi, hanno però la capacità di umanizzare la relazione, di dare suggerimenti, consigli, accompagnare all’interno di processi che ancora oggi risultano complessi per la maggior parte delle persone. Inoltre, bisogna ricordare che la digital transformation riguarda moltissimo  i processi interni e gli strumenti messi a disposizione degli agenti, il che conduce al fatto che oggi l’agente può spesso offrire anche un prezzo migliore di quello che trova online.

In definitiva, i clienti non cercano il servizio digitale a tutti i costi, cercano il servizio migliore e che li fa sentire tranquilli.

La chiave è quindi, per le Compagnie, mettere l’innovazione digitale al servizio del cliente e farlo bene, un percorso in cui possono aiutare le startup e la open innovation.

Startup fintech e insurtech

Sono 326 le startup Fintech & Insurtech censite in Italia, per un volume di finanziamenti complessivo di 654 milioni di euro. In media 2,6 milioni per azienda, non ancora capitali consistenti (con l’eccezione alcuni di casi limitatissimi come i 100 milioni di Prima Assicurazioni e gli oltre 70 di MoneyFarm). I settori in cui operano sono eterogenei: dai servizi bancari (42%) ai servizi tecnologici orientati al mondo finanziario e assicurativo (25%).

Il 44% delle startup fintech & insurtech ritiene che sarebbe utile creare un Sandbox Italiano, la sperimentazione di un’attività disciplinata dalla normativa del settore bancario, finanziario, assicurativo, previsto dal legislatore a giugno 2019, a prescindere dal rientrare o meno nel perimetro regolamentato di Banca d’Italia – evidenzia Laura Grassi, co-Direttore dell’Osservatorio Fintech & Insurtech -. Le ragioni principali sono poter crescere di più riducendo i costi, potendo sperimentare nuove soluzioni, creando fiducia negli stakeholder, e adempiere più efficientemente alla regolamentazione“.

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RC Auto familiare: da quando e come funziona?

Arriva la nuova RC Auto familiare, la classe di merito riguarderà l’interno nucleo familiare e non il singolo assicurato, garantendo la classe del componente della famiglia più virtuoso a tutti gli altri componenti assicurati.

RC Auto familiare quando entra in vigore?

Nel decreto milleproroghe è stato inserito un differimento di 45 giorni per l’entrata in vigore delle nuove RC Auto Familiari, quindi le nuove norme sull’RC Auto saranno pienamente operative dai rinnovi dei contratti successivi all’8 febbraio 2020, in virtù del fatto che la legge di conversione del Dl fiscale è entrata in vigore il 25 dicembre scorso. Per averne certezza dovremo attendere la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre.

Il nucleo familiare potrà assicurare tutti i veicoli posseduti, auto e moto, utilizzando la miglior classe di merito presente nel nucleo. Il passaggio alla classe di merito più favorevole non sarà automatico ma potrà essere richiesto a partire dal rinnovo della polizza, questo significa che se hai appena rinnovato, dovrai attendere la scadenza della polizza per cambiare.

Come funziona la RC auto Familiare?

La norma estende l’obbligo per le compagnie assicurative di assegnare la classe di merito più favorevole ai componenti del nucleo familiare risultante dall’ultimo attestato di rischio. A differenza della Legge Bersani, il contratto di assicurazione con classe di merito più favorevole si potrà estendere anche a un’altra tipologia di veicolo. Ad esempio, da a auto a motorino.

Avendo ricevuto tanti commenti in merito, rispondiamo a questa domanda: cosa succede in caso di incidente con torto? Sicuramente ci sarà un aumento della classe di merito dell’assicurazione dell’auto coinvolta nell’incidente, ma non coinvolgerà le altre auto del nucleo familiare.

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Si risparmia con l’RC Auto Familiare?

Sulla carta questa possibilità dovrebbe comportare un notevole risparmio dal momento che darà l’opportunità di applicare la classe di merito migliore a tutti i membri della famiglia. Sono già state effettuate diverse simulazioni con l’esempio più eclatante, quello di una famiglia con un’auto in 1° classe e un motorino in 14°. Se la città presa in considerazione è Milano, ad esempio, l’importo versato per il motorino può ridursi di oltre 300 euro.

Ovviamente ci sono tanti altri fattori da tenere presente e queste simulazioni servono a far capire solo il potenziale risparmio. Staremo a vedere nella pratica, ad ogni modo, a parità di condizioni, una classe di merito più bassa comporta solitamente una riduzione della tariffa da pagare e dovrebbe essere una buona notizia per i consumatori.

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App di Natale 2019: foto, video, adesivi e auguri

app di natale 2019

App Natale 2019: video personalizzati

Sei pronto a vivere lo spirito natalizio? Ti piacerebbe realizzare un video con il tuo volto mentre balli vestito da elfo o da Babbo Natale? Ci sono diverse app, per Android e iOS, che possono realizzare video natalizi personalizzati:

  • JibJab
  • Xmas Dance 3D Yourself
  • Xmas Dance Yourself
  • Elf Yourself

Inserisci le foto che vuoi, scegli il ballo che ti piace di più e in pochi istanti avrai un video natalizio esilarante con il tuo volto e quello di amici e familiari da condividere via WhatsApp, Facebook e Instagram.

Segui Babbo Natale con Google Santa Tracker

Google Santa Tracker è il sito web di Google per seguire in tempo reale il viaggio di Babbo Natale durante la consegna dei regali. È possibile visionare la mappa di tutto il mondo e il percorso seguito da Babbo Natale, inoltre, sono presenti diverse funzionalità  e giochi.

google santa tracker

App per chiamare Babbo Natale

L’app PNP Polo Nord Portatile permette di simulare telefonate e video da parte di Babbo Natale! Inizia caricando tutto il materiale necessario per realizzare un video gratuito: nomi di amici e familiari, il luogo in cui vivi e le foto che hai scattato.

La grande qualità di quest’app ti sarà chiara appena guarderai il risultato. Se abiliterai il Registratore di reazioni, potrai persino immortalare l’espressione dei tuoi figli alla vista di Babbo Natale.

Puoi utilizzarla anche per far recapitare messaggi di auguri ad amici e parenti in modo del tutto originale.

App foto e auguri di Natale

Per iOS consigliamo Natale editor di foto cornice e per Android Natale Foto Cornici. Ottieni una enorme collezione di cornici e adesivi per foto di Natale e Capodanno. Puoi creare anche cartoline di Natale personalizzate da inviare ad amici e parenti per le festività natalizie.

In merito alle frasi di auguri sia su Android che iOS ci sono tantissime app, ti basterà scrivere “Frasi Natale”. Oppure su https://www.frasimania.it/auguri-buon-natale-frasi ne potrai trovare diverse, alcune già con immagine pronte per la condivisione.

Adesivi di Natale 2019 di WhatsApp

Gli adesivi di Natale 2019 sono disponibili anche direttamente da WhatsApp. Ti spieghiamo come fare per scaricarli.

  • apri WhatsApp e clicca su una conversazione
  • alla destra della casella per scrivere il testo c’è l’icona “Adesivi”, rappresentata da un quadratino con un angolo piegato
  • trovato? Ora clicca sul tasto +
  • ora sei nel menu degli adesivi da scaricare.
  • il pacchetto di Natale di auguri Whatsapp è stato chiamato Merry and Bright: clicca sul tasto download e scaricalo.

Ci sono anche app esterne, come ad esempio Xmas Stickers oppure Sticker Maker.

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Migliori auricolari Bluetooth: i 10 scegli per te

migliori auricolari bluetooth

Vuoi, telefonare ascoltare musica, vedere film, giocare o navigare in rete isolandoti dal mondo esterno? Abbiamo selezionato per te i 10 migliori auricolari Bluetooth. Pratici e semplici da usare, garantiscono un’ ottima qualità del suono, lasciando libertà di movimento senza il fastidioso vincolo dei fili.

Lo stile di vita contemporaneo ti porta sempre più spesso a condividere lo spazio con colleghi, amici, compagni di viaggio e spesso a dover svolgere il tuo lavoro o a poter godere i momenti di relax in luoghi caotici o affollati. Tutti i migliori auricolari Bluetooth, poco ingombranti da trasportare, per nulla vincolanti da indossare, permettono di isolarti per il tempo necessario dalla confusione. La loro portata, superiore a quella di un normale auricolare con cavetto, ti consente perfino di ballare sulle note della tua canzone preferita muovendoti da una stanza all’altra.

Scopri quali sono le migliori cuffie wireless del momento e scegli la più adatta a te!

Sony WF-1000XM3

Sony WF-1000XM3 sono i più performanti tra i migliori auricolari Bluetooth, con totale isolamento acustico, con lunga autonomia e custodia di ricarica, Bluetooth, ottimizzate per Google Assistant, iPhone/iPod/Android, Nero.

Se ascolti contenuti video dal tuo smartphone o tablet o lavori in movimento, hai bisogno di una connessione wireless avanzata. Le cuffie WF-1000XM3 si sincronizzano con l’audio del tuo dispositivo in maniera precisa, isolandoti in totale sicurezza dall’ambiente esterno. Sony, leader mondiale nell’eliminazione dei rumori esterni, ti offre ore di libertà per l’ascolto durante la giornata, in viaggio come a casa, senza alcun vincolo ai tuoi movimenti, senza cavetti e col minimo ingombro, assicurandoti una qualità del suono eccezionale.

Scopri nel dettaglio tutte le caratteristiche di Sony WF-1000XM3, i migliori auricolari del momento:

  • connessione Bluetooth;
  • completamente wireless;
  • tecnologia noise cancelling, completa eliminazione dei rumori ambientali;
  • durata della batteria fino a 6 ore per ricarica in modalità noise cancelling, 8 ore in modalità normale;
  • 3 ulteriori ricariche nella custodia;
  • Quick charge: 90 minuti di autonomia con 10 minuti di ricarica;
  • design completamente wireless;
  • struttura ergonomica Tri-hold, con contatto su tre diversi punti dell’orecchio per offrire un’aderenza stabile e confortevole;
  • superficie in gomma ad attrito elevato per mantenere gli auricolari saldamente ancorati;
  • funzione wearing detection, la riproduzione musicale si interrompe quando togli le cuffie;
  • funzioni quick attention, per prestare attenzione all’ambiente circostante.

Cambridge Audio Melomania 1

I Cambridge Audio Melomania 1, meritano i primi posti tra i migliori auricolari Bluetooth, con un’incredibile durata della batteria, True Wireless di ultima generazione e una straordinaria prestazione acustica garantita da mezzo secolo di esperienza della Cambridge Audio. Disegnati e progettati a Londra, dallo stesso team responsabile del kit pluripremiato dell’azienda, Melomania 1 ti regala solo suoni di alta qualità, ovunque tu sia, senza il vincolo dei cavi. Dai bassi più profondi, agli alti incredibilmente chiari, goditi un’esperienza di ascolto impareggiabile.

Scopri tutte le prestazioni superiori di questi auricolari Bluetooth leggeri e con tecnologie avanzate:

  • fino a 45 ore di attività: 9 ore di riproduzione senza ricarica, 4 ricariche effettuabili nella custodia, 30 minuti per caricare gli auricolari e 2 ore per ricaricare la custodia tramite micro-USB (cavo incluso);
  • connettività avanzata: Melomania 1 si collega con tecnologia Bluetooth 5.0, senza cadute di segnale e una lunga portata fino a quasi 30 metri. Supporta A2DP, AVRCP, HSP, HFP;
  • codec audio aptX, AAC e SBC premium per garantirti nitidezza del suono con qualsiasi sistema operativo, Phone o Android;
  • auricolari Blutooth wireless per IPhone, IPad e Android, da usare facilmente con smartphone, tablet o PC;
  • Voice Assistant compatibile con Siri (iOS) e Google Assistant (Android);
  • potente performance e ingombro minimo: ogni auricolare pesa solo 4,6 g e la custodia per il trasporto pesa 37 g.

Klipsch T5

Tra i migliori prodotti del settore dell’anno, Klipsch T5, è un elegante set di auricolari Bluetooth wireless dal design ovale.

Finalmente comodità, stile, efficienza e chiarezza acustica si combinano in un unico prodotto. L’inconfondibile performance audio di Klipsch T5, la tecnologia dynamic moving coil con un suono dettagliato e dinamico, l’eccellente brevettato isolamento acustico, la lunga durata della ricarica con tanto di custodia recharger, le app compatibili e l’assoluta libertà di movimento grazie alla mancanza di cavi, ne fanno uno tra gli articoli più scelti.

Ecco tutte le caratteristiche degli auricolari Bluetooth Klipsch T5:

  • massimo comfort dovuta alla forma dell’auricolare e alla disponibilità di gommini in diverse dimensioni per una tenuta perfetta;
  • nessun cavo;
  • perfettamente isolati dai suoni esterni;
  • 4 micro speaker con Clear Voice Chat;
  • dotato della più recente tecnologia Bluetooth 5.0;
  • combinato con la tecnologia di conversione di alta qualità aptX e AAC;
  • compatibilità con l’app Klipsch Connect;
  • connessione istantanea a Siri, Google Voice Assistant, Alexa o qualsiasi altro assistente digitale;
  • autonomia batteria da 8 e da 24 ore, con custodia formattata USB-C a ricarica rapida che offre più di due ore di ascolto dopo soli 15 minuti;
  • resistente all’acqua.

Migliori auricolari Bluetooth Click To Tweet

Migliori auricolari Bluetooth: dalla quarta alla decima posizione

Dalla quarta alla decima posizione, ecco i migliori e più venduti auricolari Bluetooth:

4 RHA TrueConnect:

  • stem design perfettamente adattabile all’orecchio;
  • lunga durata batteria: 5 ore di attività per ogni ricarica + 2,5 per ogni carica veloce da 15mins;
  • Sweatproof e impermeabile;
  • Bluetooth 5.0 per una connettività eccezionale;
  • controllo con assistente digitale;
  • 3 anni di garanzia.

5. Jabra Elite 65t:

  • 4 microfoni con protezione contro il vento;
  • eccezionale nitidezza del suono sa in chiamata che nell’ascolto della musica;
  • sistema risparmio batteria con auto-riconoscimento orecchio, auto-pause ed auto-power;
  • Hearthrough per un isolamento sicuro dai rumori esterni, mantenendo la percezione dell’ambiente circostante;
  • funzione Trova i miei Auricolari attraverso l’App Jabra Sound+;
  • Alexa integrata;
  • durabilità e garanzia contro i danni da polvere e acqua.

6. Beats Powerbeats Pro:

  • ottima qualità del suono e isolamento acustico
  • archetti regolabili e antiscivolo per massimo comfort e stabilità;
  • materiale rinforzato per resistenza al sudore e all’acqua anche durante gli allenamenti;
  • fino a 9 ore di riproduzione + 24 con custodia di ricarica;
  • controllo del volume e della traccia su entrambi i lati;
  • controlli vocali e funzione di riproduzione/pausa automatica.

7. Samsung Galaxy Buds:

  • batteria fino a 6 ore di riproduzione musicale e 5 ore di chiamata;
  • custodia per ricarica extra e carica rapida: 15 minuti di carica per 100 minuti di attività;
  • ottima vestibilità con tre set di archetti e copri-auricolari di diverse misure;
  • peso minimo per ascoltare la tua musica senza fastidio;
  • suono di alta qualità, bilanciato, dettagliato e naturale;
  • doppio microfono adattivo all’interno e all’esterno degli auricolari, per catturare la tua voce in modo chiaro e bloccare efficacemente i rumori esterni;
  • tecnologia Ambient Sound per sentire l’ambiente circostante anche mentre ascolti la musica.

8. Apple AirPods Pro:

  • confortevoli auricolari in tre taglie, in morbido silicone, per un’aderenza su misura;
  • isolamento dai rumori esterni;
  • modalità trasparenza per ascoltare l’ambiente intorno a te;
  • custodia di ricarica wireless per oltre 24 ore di autonomia;
  • resistenza all’acqua e al sudore;
  • equalizzazione adattiva che regola automaticamente la musica in base alla forma del tuo orecchio;
  • setup semplicissimo su tutti i dispositivi Apple;
  • attivazione rapida di Siri.

9. Huawei FreeBuds Lite:

  • True wireless double-tap control per gestire con un solo tocco smartphone con voice assistant e musica;
  • ottima qualità audio;
  • funzione wearing detection che attiva e disattiva la musica quando indossi o togli le cuffie.

10. Arbily:

  • connessione stabile a Bluetooth;
  • ottima qualità del suono con bassi profondi;
  • cancellazione del rumore esterno;
  • design in-ear;
  • 3,5 ore di riproduzione di carica per cuffia + 90 ore dalla custodia di ricarica da 3000 mAh, che può essere anche power bank per il cellulare;
  • touch-control per l’ascolto della musica e chiamate;
  • 3 paia di gommini di dimensioni diverse per un’ottima calzata e un migliore isolamento audio.

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Ascione (Healthware): la salute del futuro è digitale, ma più umana (video)

Tra i player più rilevanti dello scenario digital health internazionale c’è Healthware, società nata in Italia dall’iniziativa di Roberto Ascione, basata a Salerno e con uffici principali a Milano, Londra e New York, che opera nella consulenza strategica, dei progetti, applicazioni e servizi innovativi per il settore della salute e sta espandendo già da alcuni anni la sua offerta nell’ambito della digital health e, più recentemente, dei digital therapeutics. Lo scorso gennaio ha raccolto 10 milioni di euro di investimenti venture capital da FII Tech Growth (Fondo italiano d’investimento) proprio per finanziare i suoi sviluppi e la sua crescita.

In questa video intervista, Roberto Ascione spiega in che cosa consiste la digital health, quali benefici porterà alle persone e ai sistemi sanitari.

E sottolinea che, nonostante la salute digitale sia basata sulle tecnologie, in realtà porterà a umanizzare la medicina stessa, grazie a percorsi di cura personalizzati, molta prevenzione e una maggiore disponibilità dei medici a sviluppare la relazione con i pazienti, perché avranno più tempo.

“Io credo che la digital health cambierà profondamente la gestione della salute. Siamo abituati a una medicina uguale per tutti, o che ragiona per grandi gruppi di individui. L’avvento del digitale nella salute offre una grande opportunità di personalizzazione. Poiché la nostra salute è molto variabile individualmente, questa personalizzazione della medicina, dei trattamenti, delle cure ci aspettiamo che darà grandi risultati.”

“Nel mio recente libro ‘Il futuro della salute’ parlo di come la tecnologia porterà a umanizzare le cure, non avremo una fredda tecno-medicina, ma un aumento di empatia, di umanizzazione, grazie alla maggiore personalizzazione e anche al maggior tempo che i medici avranno a disposizione per dedicarsi ai pazienti”.

Puoi leggere l’intervista integrale anche in questo articolo.

L’articolo Ascione (Healthware): la salute del futuro è digitale, ma più umana (video) proviene da InsuranceUp.


2020, la scommessa dell’Open Insurance

Open Insurance: è la scommessa su cui si gioca il futuro dell’industria assicurativa all’inizio del terzo decennio di questo secolo. L’Open Banking, che tanto ha segnato il 2019, è stato solo il volano normativo di una più grande trasformazione che porta verso l’Open Finance, come segnala il nuovo report dell’Osservatorio Fintech e Insurtech del Politecnico di Milano: cioè l’open innovation applicata a tutto il mondo dei servizi finanziari, fino a quelli assicurativi.

C’è una grafica che rappresenta efficacemente la ragione, e forse la necessità, dell’Open Insurance. Di chi devono avere paura i player tradizionali della finanza e le compagnie assicurative? Delle startup o di Samsung, Volkswagen, Amazon, Facebook o Eni solo per citare alcuni nomi noti?

Detto in altri termini: ormai è chiaro che l’offerta di servizi finanziari non arriva più soltanto da operatori dell’industria, ma da altri settori. L’Osservatorio ne ha individuato addirittura 12 e analizzato in particolare quattro (Tech, Automotive, Utilities e Retail, compresi i pure player eCommerce), che hanno importanti basi di clienti, capacità di coinvolgerli e risorse finanziarie. Solo in Europa ne sono stati trovati 55, che offrono 256 servizi finanziari realizzati in proprio o con partner. E di che tipo sono prevalentemente questi servizi? Assicurativi nel 41% dei casi.

La tendenza è evidente. Il campo ormai è aperto a incursioni provenienti da ogni parte e non è possibile mantenere le posizioni se non ci si apre a contributi e stimoli esterni. L’Open Insurance è la via obbligata per mantenere il presidio delle compagnie di assicurazioni nell’industria dei servizi assicurativi.

“Stanno emergendo collaborazioni tra attori del mondo finanziario e attori non finanziari”, osserva Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio. E d’altro canto cambia il vissuto dei consumatori. “Iniziano a pensare ai servizi finanziari in maniera meno monolitica, identificando nei fornitori non più solo i player classici come le banche e le assicurazioni”. Insomma, ci si comincia a fidare anche di chi solitamente non era considerato un interlocutore per le proprie esigenze di sicurezza o di gestione del risparmio: è tutto spazio che si crea per i nuovi player insurtech.

Un altro dato su cui riflettere: il 54% delle piattaforme di open banking registrate in Europa arriva da nuovi attori. Solo il 23% è di un istituto finanziario e il rimanente 23% di un technology provider. L’industria finanziaria sta correndo il rischio di scivolare sulla buccia di banana delle tecnologie digitali.

La via dell’Open Insurance non è certo semplice. Perché bisogna imparare a dialogare con partner che hanno modelli organizzativi e di business completamente diversi. E perché il mercato va creato, stimolato e sostenuto. Non fermandosi di fronte ad apparenti paradossi come questo: tra i servizi meno utilizzati attualmente in Italia ci sono le assicurazioni istantanee/on demand (2%), che però ottengo il massimo gradimento fra chi utilizza i servizi Fintech & Insurtech.

È (anche) l’offerta a fare la domanda, soprattutto quando si aprono nuovi mercati. I player tradizionali dell’industria dei servizi finanziari, assicurazioni comprese, devono solo decidere se lasciare alle startup e ad altri attori questo ruolo. O giocare invece la propria partita per assicurarsi un futuro da leader.

L’articolo 2020, la scommessa dell’Open Insurance proviene da InsuranceUp.