La collaborazione tra Banche e FinTech non può più aspettare

“Il mondo è cambiato radicalmente negli ultimi due mesi. Le imprese si evolveranno e usciranno dalla crisi di COVID-19 in modi diversi e profondi. Per le banche tradizionali, ciò si tradurrà in un bisogno ancora maggiore di esperienza digitale attraverso un’ulteriore collaborazione con le FinTech. Da quando abbiamo iniziato questo rapporto, tre anni fa, le società FinTech si sono trasformate da disruptor in player maturi, ed è ora essenziale per le banche storiche considerarle non solo come formidabili concorrenti, ma come partner di prima scelta necessari per soddisfare le mutevoli aspettative dei consumatori.”

Così commenta  Monia Ferrari, Financial Services Director di Capgemini Business Italy in una nota stampa che presenta la nuova edizione del World FinTech Report 2020 di CapGemini ed Efma, caduto quest’anno in un momento così particolare come l’emergenza Covid-19, in grado di mettere sotto il massimo stress tutto il tessuto economico, banche comprese.

Il punto dolente che il rapporto mette in luce è soprattutto la distanza tra ciò che i clienti si aspettano e ciò che le banche tradizionali attualmente offrono, in uno scenatio che vede avanzare l’offerta di servizi innovativi e la customer experience delle Big Tech che si stanno posizionando nel settore (Amazon, Ant Financial, Apple, Facebook, Google, and Tencent) e le challenger Bank (quelle mobile only come N26, Revolut, Qonto, per citare quelle europee).

Il gap non è mai stato così ampio, registra il report, ma ora, forse ancor più a seguito dell’emergenza Covid-19, è il momento giusto per le banche di evolvere e recuperare il ritardo per offrire una migliore esperienza e dei migliori servizi ai clienti. Una delle strade percorribili per accelerare questo processo, di cui si parla a dire il vero da diverso tempo, è la collaborazione tra Banche e FinTech, volta a una reciproca contaminazione in ottica customer centric.

Le banche tradizionali hanno investito molto negli ultimi anni nell’infrastruttura IT di front-end per migliorare l’esperienza dei clienti, ma gli sforzi finora non si sono dimostrati all’altezza di quanto i clienti possono oggi sperimentare con altri fornitori di servizi finanziari. Le Big Tech  e le challenger bank  sono maestre nell’utilizzo di dati, nell’offerta di servizi innovativi, nell’usabilità e hanno dimostrato la loro capacità di conquistare i clienti. Ritorna con prepotenza l’importanza della customer experience, in questo rapporto, che è il risultato non solo di un bel design, ma del ripensamento delle operazioni di middle e back-office.

FORUM PA 6- 11 luglio

Innovazione e trasformazione digitale per la resilienza. Scopri il nuovo FORUM PA digitale
Big Data
CIO

Se le banche vogliono rimanere attraenti e competitive in questo panorama mutevole, anche per clienti Millennial, il rapporto dice che devono trasformarsi in Inventive Bank, cioè banche agili e incentrate sul cliente, abbracciando Open X e assumendo un ruolo specializzato, piuttosto che universale, come fornitore o aggregatore all’interno del nuovo ecosistema aperto.

Cos’è Open X

L’open banking è stato solo l’inizio, dicono CapGemini ed Efma. Sebbene sia stato un catalizzatore di trasformazione, esso non è un punto di arrivo ma un un trampolino di lancio verso un’informazione a flusso libero, la sharing economy in ambito FinTech. Open X fa un balzo in avanti rispetto all’approccio basato sulla conformità dell’open banking e passa a un continuo eXchange di dati e risorse, che ainnesca un ciclo di innovazione di prodotto potenziato  (eXpedited), che migliora continuamente la customer eXperience.

Quindi, le banche devono valutare dove possono giocare nel modo più efficiente e redditizio all’interno di questo processo di creazione di valore aperto  e di condivisione. Il processo inizia con la collaborazione, ma questo è solo il primo passo rispetto a tutto il potenziale di un ecosistema aperto. Quando i dati e le risorse sono condivisi, l’ambiente è maturo per l’innovazione, i prodotti, i servizi, l’esperienza del cliente possono essere esponenzialmente migliori.

“Le banche tradizionali si trovano in un momento critico. Devono abbracciare Open X o rischiano di diventare irrilevanti”, ha dichiarato John Berry, CEO di Efma. “Per stare al passo con le aspettative dei clienti in continua evoluzione nel mercato odierno, le banche storiche devono trasformarsi in Inventive Banks con il supporto collaborativo di partner qualificati di FinTech”.

Qui è possibile scaricare il report completo.

L’articolo La collaborazione tra Banche e FinTech non può più aspettare proviene da InsuranceUp.


Healthy Virtuoso selezionata da Plug & Play, uno dei migliori acceleratori al mondo

La startup insurtech Healthy Virtuoso dalla scorsa settimana è ufficialmente entrata a far parte di Plug & Play, uno dei programmi di accelerazione più importanti a livello mondiale, e che ha contribuito al successo di realtà come PayPal, N26 e Dropbox. Un trampolino per la società fondata a Cagliari da Andrea Severino e Nicola Tardelli (figlio del noto campione calcistico) che in un anno e mezzo circa di attività ha raccolto riconoscimenti e premi, tra i quali anche Open-F@b Call4Ideas 2019, il contest promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp, che giunto alla sua sesta edizione ha premiato le soluzioni più innovative sul tema dell’Human Data Science.

“In Italia l’adozione di soluzioni innovative da parte delle aziende è ancora troppo lenta” – dichiara Severino. “Per questo insieme a Plug & Play stiamo lavorando per esportare al più presto il nostro modello anche all’estero. Nelle ultime due settimane oltre a portare a bordo Alessandro Allotta come Country Manager UK (già Insurance & Start up lead di Rainmaking / Startupbootcamp), abbiamo anche avviato numerosi tavoli di lavoro con compagnie straniere e aperto un nuovo round di investimento da 1,5 Milioni per cui stiamo già ricevendo ottimo interesse.” – conclude il CEO della società.

Virtuoso è nato con l’obiettivo di incentivare le persone ad adottare uno stile di vita meno pigro e sedentario, invogliandole a fare maggiore attività fisica. Ma non solo, Virtuoso è considerata un’insurtech perché è costruita per fare sinergia con il mdondo assicuarivo, per le assicurazioni rappresenta infatti un nuovo touchpoint con il cliente, attraverso il quale è possibile costruire una fidelizzazione del cliente. Virtuoso permette una relazione diversa, quotidiana, basata su nuovi elementi, ingaggianti, premianti

Da un punto di vista tecnologico, Healthy Virtuoso sfrutta degli innovativi algoritmi tra psicologia comportamentale, gamification e big data.

Digital360 awards

Presenta il tuo progetto digitale ad una platea di CIO delle più importanti aziende
Digital Transformation
Open Innovation

Scopri come candidare il tuo progetto

Il risultato? Un importante aumento della fidelizzazione dei clienti, del loro engagement, ed un’innumerevole disponibilità di dati che, senza minare la privacy permettono di offrire il prodotto giusto, alla persona giusta, nel momento giusto aumentando così vertiginosamente la scalabilità dell’up selling ed il tasso di loyalty.

Per dimostrare questo, Virtuoso ha lanciato numerose collaborazioni con alcune delle più importanti realtà sul mercato, come rappresenta anche dalla crescita a doppia cifra del fatturato.

L’articolo Healthy Virtuoso selezionata da Plug & Play, uno dei migliori acceleratori al mondo proviene da InsuranceUp.


Google Hangouts Meet, videoconferenze online: cos’è, come funziona e costi

Google Meet è uno strumento utile per lo smart working e le lezioni a distanza basato sull’infrastruttura di Google e incluso in G Suite e G Suite for Education. Con conversazioni criptate, semplici da avviare e registrabili per poter essere riviste e condivise, Google Meet in versione Premier è gratis fino al 30 settembre 2020. Dopo quella data le funzioni avanzate saranno accessibili solo per i titolari di un piano G Suite.

google meet

Cos’è Google Meet

Google Meet nasce come evoluzione di Google Hangout, dismesso ad inizio 2019. L’obiettivo è mettere a disposizione una serie di strumenti per conversazioni a distanza, promuovere lo smart working, favorire l’e-learning e la didattida a distanza.

Google Meet fa parte di G Suite, il pacchetto di funzionalità di casa Google, con cui si integra perfettamente.

Fra le funzioni specifiche di Google Meet meritano di essere citati la possibilità di:

  • partecipare ad un evento a distanza anche ricevendo un invito via email tramite Calendar
  • registrare la riunione sullo spazio cloud associato al proprio profilo Google
  • avere collegato ad ogni evento un numero di telefono da comporre quando magari si è in viaggio e non si dispone né di una connessione internet

Per partecipare ad una video call di Meet non è necessario disporre di un account Google, perché è possibile invitare i partecipanti con link diretto, tramite mail o altri sistemi di messaggistica: cliccandoci sul link ogni partecipante ha accesso immediato alla stanza virtuale.

Possono partecipare agli eventi fino ad un massimo di 250 persone, mentre le trasmissioni in live streaming supportano fino a 100.000 spettatori.

Google Meet quanto costa

Normalmente Google Meet è utilizzabile gratuitamente per 14 giorni. In via eccezionale le funzioni premium sono però accessibili gratuitamente fino al 30 settembre 2020. Dopo quella data, per continuare ad utilizzare la piattaforma è necessario sottoscrivere un abbonamento a G Suite.

Il costo dell’abbonamento varia dai 4,68 €/mese (piano Basic) ai 23 €/mese (piano Enterprises). Nel piano basic non sono disponibili le funzioni di Backup protetti in Vault e quella di Clodu Search.

Per il resto delle funzionalità sono tutte invariate, cambia solo lo spazio cloud (30 GB in Basic, illimitato in Business ed Enterprises) e il numero di partecipanti ammesso (100 in Basic, 150 in Business, 250 in Enterprises).

Funzioni di Google Meet

All’interno di Google Meet sono disponibili diverse funzionalità particolari.

Personalizzare le riunioni video

  • Cambiare i layout dello schermo in una riunione
  • Fissare, disattivare l’audio o rimuovere partecipanti
  • Utilizzare i sottotitoli in una riunione video
  • Utilizzare il telefono per l’audio in una riunione video

Condividere le risorse in una riunione video

  • Visualizzare i dettagli e gli allegati di una riunione
  • Inviare messaggi di chat ai partecipanti a riunioni video
  • Esporre una presentazione durante una riunione video

Trasmettere riunioni video a un gruppo più grande

  • Registrare una riunione
  • Trasmettere una riunione video in live streaming

Google Meet per lo smart working

Grazie alle funzionalità di organizzazione rese disponibili da Meet è possibile gestire i tempi dedicati alla casa e al lavoro. Quando si lavora da casa, è importante trovare un equilibrio tra il lavoro e la vita privata. Google Meet ti dà la possibilità di

  • impostare l’orario di lavoro, comunicare la tua disponibilità e organizzare il calendario in modo che i tuoi interlocutori sappiano quando sei disponibile per una riunione
  • modificare le tue impostazioni di Google Calendar in modo che gli organizzatori sappiano quando devono riprogrammare un dato evento per un momento più opportuno
  • aggiungere fusi orari al calendario

Inoltre con gli strumenti Meet, email o chat e l’integrabilità con i Fogli Google hai la possibilità di

  • condividere aggiornamenti dello stato giornalieri e imposta obiettivi settimanali in un piano di progetto del team condiviso
  • impostare obiettivi settimanali: usa un piano di progetto del team per definire gli obiettivi e assegnare priorità alle attività lavorative

L’articolo Google Hangouts Meet, videoconferenze online: cos’è, come funziona e costi sembra essere il primo su https://www.6sicuro.it

Seguici su Google+


Webex Cisco: cos’è, come funziona, quanto costa

Per favorire il ricorso allo smart working, Cisco ha deciso di mettere a disposizione una versione gratuita della piattaforma con un limite di 100 utenti.

cisco webex come funziona

Webex Meetings è simili ad altre piattaforme per webinar online e riunioni in streaming come Skype o Zoom.

Come Zoom, Webex permette di partecipare alla videochiamata attraverso la condivisione di un semplice link e di programmare riunioni nel futuro. Come pressoché tutti gli strumenti di Web Conferencing ha la possibilità di interagire con gli altri partecipanti attraverso la funzionalità di chat.

Ma diversamente da Zoom, Skype e altri sistemi di video conferencing, Webex mette a disposizione una serie di funzionalità molto utili e specifiche.

Funzionalità di Webex Meetings

Fra le principali funzioni di WebEx Meetings troviamo:

  • Possibilità di registrare una riunione
  • Possibilità di condividere praticamente qualsiasi tipo di documento o applicazione. La condivisione dei documenti richiede una larghezza di banda relativamente ridotta, di conseguenza funziona bene a velocità di connessione minori. La condivisione dell’applicazione richiede maggiore larghezza di banda.
  • È possibile salvare presentazioni o documenti contenenti annotazioni e visualizzarli online
  • È possibile pianificare riunioni da Microsoft Outlook. I partecipanti invitati possono unirsi alla riunione dell’utente dai propri calendari Outlook. Per attivare questa funzionalità è necessario scaricare e installare gli Strumenti di produttività Cisco WebEx dalla pagina Download di WebEx
  • Possibilità di avviare due riunioni contemporanee come organizzatore
  • Possibilità di inviare messaggi email predefiniti
  • Aggiunta di materiale per il corso scaricabile anche in anticipo rispetto alla riunione
  • Possibilità di tracciamento dell’attenzione dei partecipanti
  • Condivisioni di file e lavagne
  • Utilizzo di annotazioni e puntatori
  • Salvataggio e stampa di presentazioni, documenti o lavagne
  • Condivisione di applicazioni e software
  • Condivisione del desktop
  • Condivisione di un computer remoto
  • Gestione di un computer remoto condiviso
  • Sondaggio degli invitati
  • Gestione di Q&A con possibilità di moderazione delle risposte e di rispondere individualmente o pubblicamente
  • Salvataggio delle sessioni di Q&A
  • Possibilità di richiedere feedback ai partecipanti con visusalizzazione della tabella riepilogativa delle risposte
  • Possibilità di creare e gestire laboratori pratici
  • Creazione di test e assegnazione voti

Come scaricare Webex Meetings

Per usare Webex è necessario disporre dell’applicazione Cisco WebEx Meetings. La prima volta che si avvia o si accede a una riunione, l’applicazione viene automaticamente scaricata sul computer. È anche possibile scaricare l’applicazione in qualsiasi momento selezionando Scarica dal sito di WebEx.

Cisco WebEx Meetings Server supporta:

  • Apple iPhone o iPad: Apple iOS 6.0 e successivi
  • Dispositivi Android: Android 2.1 e successivi

Come partecipare ad una riunione Webex Meetings

Per partecipare ad una riunione WebEx è necessario visualizzare l’invito alla riunione WebEx nel messaggio e-mail e fare clic sul collegamento per partecipare alla riunione.

In alternativa è possibile eseguire l’accesso all’account WebEx e accedere dalla schermata Riunioni personali.

Oppure ancora, si può accedere all’account WebEx e utilizzare la funzione Partecipa per numero inserendo il numero di riunione.

Quando si partecipa a una riunione, viene chiesto se si desidera essere richiamati al proprio telefono dal sistema o se eseguire la connessione alla conferenza audio utilizzando Internet. Se si seleziona Connetti tramite Internet, il sistema esegue immediatamente la connessione alla conferenza audio.

In caso si voglia accedere tramite chiamata considera che il sistema chiama il primo numero configurato sulla schermata di informazioni della riunione. Se preferisci usare un numero diverso, selezionare Richiama per ricevere una chiamata ad un altro numero. È possibile anche comporre manualmente il numero per accedere alla conferenza audio selezionando Chiamata o utilizzando il numero di chiamata in ingresso riportato nella schermata di informazioni della riunione.

Quanto costa WebEx

I piani variano dalla versione Free (fino a 100 partecipanti) ai 26,95$ al mese per host, per la versione Business con massimo di 200 partecipanti. Esistono anche due piani intermedi Starter (13.50$ per massimo di 50 partecipanti) e Plus (17.95$ fino massimo di 100 partecipanti.

Le varie versioni si differenziano, oltre che per il numero massimo di partecipanti, anche per la quantità di spazio cloud disponibile e per le funzioni abilitate.

L’articolo Webex Cisco: cos’è, come funziona, quanto costa sembra essere il primo su https://www.6sicuro.it

Seguici su Google+


Emergenza Covid-19 e CIG in deroga: circolare Ministero del Lavoro 8 2020

Con circolare n. 8 dell’8 aprile 2020 il Ministero del Lavoro si è espresso per dare alcune indicazioni interpretative in materia di concessione di trattamenti ordinari di integrazione salariale e di cassa integrazione in deroga rivolte ai datori di lavoro di imprese rimaste bloccate, inattive o comunque in difficoltà per le misure di contenimento e di sospensione delle attività produttive connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Obiettivo della Circolare è

  • fornire indicazioni sulla cassa integrazione ordinaria
  • definire i criteri per la presentazione della domanda di sospensione di CIGS (Cassa Integrazione Straordinaria) già autorizzata e
  • definire i criteri per l’approvazione della CIG in deroga rivolta alle imprese plurilocalizzate.

Indicazioni su cassa integrazione ordinaria secondo Circolare 8 2020

Le principali precisazioni per la CIG ordinaria sono relative all’esonero dei datori di lavoro da:

  • Dall’obbligo di informazione e consultazione sindacale
  • Dal rispetto del termine dei 15 giorni dall’inizio della sospensione o della riduzione oraria per la presentazione della domanda relativa alla CIGO;
  • Dal rispetto del termine previsto dall’ articolo 30, comma 2, del d.lgs. n. 148/2015, (non prima di 30 giorni e non oltre 15 giorni dall’inizio delle sospensioni o riduzioni orarie).

Resta fermo l’obbligo di fare ricorso al modulo ex comma 4 di cui all’articolo 14, comma 1, del d.lgs. n. 148/2015.

Per quanto riguarda invece le aziende che si trovano già in cassa integrazione guadagni straordinaria, queste possono presentare domanda per la concessione del trattamento di integrazione salariale ordinario con causale Emergenza COVID 19- sospensione CIGS per un periodo non superiore a tre mesi.

Per la sospensione del trattamento di CIGS in corso, le aziende devono inoltrare apposita richiesta, da trasmettere attraverso il canale di comunicazione già attivato nella piattaforma di CIGSon-line avendo cura di indicare sia la data da cui decorre la sospensione della CIGS, sia la data di ripresa del programma di cassa integrazione straordinaria.

Durata della Cassa Integrazione Ordinaria concessa con Causale Emergenza COVID 19

Il periodo massimo richiedibile per la Cassa Integrazione Ordinaria è di 13 settimane e l’arco temporale di riferimento è dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020.

Il periodo CIG ordinaria concesso con la causale Emergenza COVID 19 e con la causale COVID 19 Nazionale non concorre al computo della durata massima complessiva del trattamento di integrazione salariale autorizzabile nel biennio mobile, né al limite dei 24 mesi nel quinquennio mobile previsto per il computo della durata massima dei trattamenti di integrazione salariale straordinaria.

Un datore di lavoro che abbia già usufruito delle 52 settimane, nel biennio mobile, di cui all’articolo 12 del citato d.lgs. n. 148/2015, può quindi usufruire di un ulteriore periodo per la causale specifica Emergenza COVID 19.

Altro chiarimento importante riguarda il fatto che la domanda per l’accesso al trattamento di integrazione salariale può essere presentata per tutti i dipendenti assunti alla data del 17 marzo 2020: viene quindi considerato non necessario il requisito dell’anzianità di effettivo lavoro dei 90 giorni previsto dalla normativa vigente.

Circolare 8 del 2020 e cassa integrazione in deroga

La cassa integrazione in deroga è uno degli strumenti più importanti per gestire l’emergenza occupazionale scatenata dal Coronavirus; si tratta, infatti, dell’unica tutela disponibile per le imprese che non hanno accesso alle altre forme di ammortizzatori sociali.

La disposizione si rivolge ai datori di lavoro del settore privato, inclusi quelli agricoli, della pesca e del terzo settore, compresi anche gli enti religiosi civilmente riconosciuti, non coperti dalle tutele previste a legislazione vigente in caso di sospensione o riduzione di orario. Possono accedere al trattamento di cassa integrazione in deroga anche i datori di lavoro che avendo accesso esclusivamente alla cassa integrazione guadagni straordinaria non possono accedere alla CIGO Covid-19 e COVID 19 Nazionale.

La norma del decreto Cura Italia che disciplina la cassa in deroga prevede che le Regioni gestiscano lo strumento previo accordo sindacale.

Le domande dovranno essere corredate dall’accordo sindacale. Tale obbligo non vige per i datori di lavoro che occupano fino a cinque dipendenti.

La cassa integrazione in deroga può essere riconosciuta anche in favore di lavoratori che siano tuttora alle dipendenze di imprese fallite, benché sospesi.

Anche in questo caso l’istanza, unitamente alla documentazione come sopra evidenziata, deve essere inoltrata in modalità telematica tramite la piattaforma CIGSonline con la causale COVID – 19 Deroga.

I trattamenti in deroga sono concessi con appositi decreti delle Regioni e Province autonome in cui hanno sede le unità produttive e/o operative interessate dalle sospensioni o riduzioni di orario. Per maggiori indicazioni relative alla procedura di presentazione delle domande, precisa la circolare 8 del 2020, è necessario fare riferimento alla precedente circolare n. 47 del 28 marzo 2020.

L’articolo Emergenza Covid-19 e CIG in deroga: circolare Ministero del Lavoro 8 2020 sembra essere il primo su https://www.6sicuro.it

Seguici su Google+


Fase 2, piano Colao: ripresa in base alla classificazione del rischio INAIL

La task force per la ripresa ha presentato il cosiddetto Piano Colao al Governo, che con un DPCM dovrà dire l’ultima parola sulle strategie messe a punto per la Fase 2.

fase 2 piano colao colori inail

Piano Colao per la Fase 2

Vittorio Colao, a capo della task force che sta supportando il Governo per disegnare la strategia di uscita dal lockdown, spiega fin da subito che la ripartenza potrà avvenire il 27 aprile o il 4 maggio ma che “sta alla politica decidere”.

Quello che è certo è che non si tratterà di un “liberi tutti” con conseguente ritorno alla vita che conducevamo fino al febbraio scorso.

La ripresa sarà graduale e ci sono ancora due criticità da valutare a livello centrale ma anche con gli enti locali:

  • gestione dei trasporti;
  • applicazione delle nuove misure.

Entrati in Fase 2, occorrerà comunque valutare costantemente tre aspetti:

  • situazione epidemiologica, con rilevazione di anomalie e picchi (anche grazie al tracciamento dei contatti mediante app);
  • situazione degli ospedali e disponibilità dei posti letto;
  • disponibilità dei dispositivi di protezione.

Valutazioni che andranno fatte a livello locale e nel caso le tre condizioni non siano rispettate, quel territorio tornerebbe al blocco totale e alle misure restrittive della Fase 1.

Approfondisci il tema del tracciamento dei contatti con il nostro articolo Contact Tracing: come funziona l’app Immuni?

Documento tecnico INAIL Fase 2

Il Piano Colao è stato costruito attorno alla guida INAIL che ha classificato il rischio sulla base delle attività economiche.

L’INAIL ha preso in considerazione due coefficienti, rischio normale e rischio di aggregazione, e ha classificato in questo modo le attività sulla base dei codici ATECO ad oggi sospesi.

Vediamo la classificazione per colori individuata dall’INAIL, per attività ma anche per mansioni (dunque troverai delle mansioni in una classe di rischio diversa da quella delle attività presso cui vengono svolte).

Verde, rischio basso:

  • agricoltura, silvicoltura e pesca;
  • attività manifatturiere;
  • fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata;
  • fornitura di acqua; reti fognarie, attività di gestione rifiuti e risanamento;
  • costruzioni;
  • commercio all’ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli;
  • trasporto e magazzinaggio;
  • attività dei servizi di alloggio e ristorazione;
  • servizi di informazione e comunicazione;
  • attività finanziarie e assicurative;
  • attività professionali, scientifiche e tecniche,
  • amministrazione pubblica e difesa; assicurazione sociale obbligatoria;
  • altre attività di servizi.

Giallo, rischio medio-basso:

  • istruzione;
  • attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento;
  • operatori ecologici;
  • operai edili;
  • cassieri.

Arancione, rischio medio-alto:

  • manutentori;
  • corrieri;
  • addetti alle mense;
  • camerieri;
  • microbiologi;
  • lavoratori dello spettacolo;
  • interpreti;
  • badanti.

Rosso, rischio alto:

  • sanità e assistenza sociale;
  • agenzie funebri;
  • parrucchieri;
  • farmacisti;
  • forze dell’ordine;
  • atleti professionisti.

Apertura anticipata al 27 aprile

Possibile la ripartenza anticipata per alcuni settori, che sarebbero a basso rischio di contagio, purché adottino protocolli di sicurezza:

  • automotive;
  • moda;
  • componentistica.

I protocolli di sicurezza riguardano:

  • turni scaglionati per entrata e uscita;
  • postazioni di lavoro distanziate;
  • misurazione della temperatura all’ingresso;
  • dispositivi di protezione individuale adeguati.

Piano Colao per la Fase 2: ripresa in base al rischio INAIL Click To Tweet

Chi ricomincerà a lavorare dal 4 maggio?

Ritorneranno al lavoro quasi 3 milioni di soggetti. In realtà sarebbero più di 4 milioni, ma bisogna escludere 860mila persone in smartworking e 370mila “over 60”, che la task force vorrebbe tenere a casa. Ma sugli over 60 non c’è accordo ad oggi tra task force e Governo.

Di seguito le attività che ripartiranno il 4 maggio:

  • settore manifatturiero e tessile;
  • costruzioni;
  • commercio all’ingrosso;
  • laboratori e altre attività di ricerca.

Come detto per la riapertura occorreranno le precondizioni sanitarie sul territorio e l’adozione di “adeguati protocolli di sicurezza condivisi con parti sociali”.

Riaperture dell’11 maggio

La settimana successiva dovrebbero riaprire, a determinate condizioni:
.commercio al dettaglio, con obbligo di protezione individuali degli addetti alle vendite e di sanificazione dei prodotti per alcune categorie (come abbigliamento e calzature);
.parrucchieri e centri estetici, che nella gestione dei clienti e della sanificazione dovranno operare come gli studi medici, solo su appuntamento e con strumentazione sterile; il rapporto cliente-addetto dovrà sempre essere di uno a uno.

Riaperture del 18 maggio

Nella seconda metà di maggio, sarà il turno di bar e ristoranti che nel frattempo dovranno mettere in sicurezza i propri spazi e alcuni accorgimenti:

  • privilegiare l’asporto;
  • dotare il personale di mascherine e guanti;
  • distanziamento, di almeno due metri, o divisori tra i tavoli.

Chi non riaprirà a maggio?

Purtroppo ci sono delle attività che non potranno ripartire affatto all’avvio della Fase 2:

  • cinema;
  • teatro;
  • concerti;
  • eventi sportivi.

Nessuna di queste attività ha ancora una data di possibile ripartenza poiché si tratta di attività di aggregazione con rischio elevatissimo.

Faranno eccezione i cinema all’aperto e i drive-in, poiché si può assicurare il distanziamento.

Piano Colao: spostamenti

Dal 4 maggio si dovrebbe tornare alla possibilità di spostamenti all’interno del Comune e tra Comuni della stessa Regione senza dove esibire autocertificazioni.

Non sarà tuttavia ancora possibile spostarsi da Regione a Regione, se non per gli ormai noti motivi lavorativi, sanitari o di necessità, da documentare con autocertificazione.

Sui mezzi del trasporto pubblico saranno limitati gli ingressi, probabilmente legati alla disponibilità dei posti a sedere e comunque distanziati. E sarà obbligatorio indossare la mascherina, come sul posto di lavoro.

Approfondisci il tema degli spostamenti in Fase 2 con il nostro articolo Fase 2: linee guida spostamenti tra comuni e regioni dal 4 maggio

L’articolo Fase 2, piano Colao: ripresa in base alla classificazione del rischio INAIL sembra essere il primo su https://www.6sicuro.it

Seguici su Google+


Recovery Fund: cos’è e come funziona

Il Presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, nella serata del 23 aprile ha dichiarato che gli Stati membri hanno “convenuto di lavorare per la creazione di un fondo per la ripresa, che è necessario e urgente”. C’è quindi un accordo sul Recovery Fund. Ma di cosa si tratta? E come funziona?

recovery fund cosa e come funziona

Recovery Fund: cos’è

Il Presidente Michel illustra in sintesi il Recovery Fund:

Il fondo dovrà essere di entità adeguata, mirato ai settori e alle aree geografiche dell’Europa maggiormente colpiti e destinato a far fronte a questa crisi senza precedenti.

Concetti ampi che andranno riempiti di significato e di euro, con il Consiglio Europeo (i capi di Stato e di Governo dei Paesi UE) che ha affidato alla Commissione UE l’arduo compito di dare forma a questo strumento solidale tra i Paesi membri, per incentivare la ripresa economica.

Il Recovery Fund sarà sicuramente agganciato al Quadro Finanziario Pluriennale (QFP), cioè il bilancio pluriennale UE 2021-2027.

La proposta, avanzata inizialmente dalla Francia, riguarda un fondo garantito dunque dal bilancio UE finalizzato all’emissione dei cosiddetti recovery bond o Ursula bond (dal nome della Presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen), cioè obbligazioni europee per finanziare la ripartenza economica a seguito della crisi epidemiologica.

Come funziona il Recovery Fund: fondo perduto o prestito?

Appare subito chiaro che la decisione sul Recovery Fund, presa dal Consiglio Europeo il 23 aprile, è un punto di partenza e non di arrivo. Un accordo su un contenitore entro il quale trattare le condizioni degli aiuti.

L’accordo riguarda l’istituzione del Fondo per l’emissione dei recovery bond agganciati al bilancio UE 2021-2027, dunque una mutualità tra Paesi che tiene conto del futuro lasciando intaccati i debiti del passato dei diversi Paesi (che dunque non saranno mutualizzati, cioè condivisi fra gli Stati membri).

La liquidità raccolta con i bond europei verrebbe poi distribuita fra i Paesi membri per finanziarne la ripresa economica.

Ma la costruzione e gestione del Fondo dovrà essere gestita dalla Commissione Europea alla guida di Ursula von der Leyen. L’idea è quella di piano composto da diversi strumenti finanziari che inneschino un valore di 2.000 miliardi di euro in investimenti, prestiti e spese.

Nelle prossime settimane, dunque occorrerà discutere, partendo da punti di vista anche molto distanti tra i Paesi del Nord e quelli del Sud, di tutto quanto riguarda il Fondo:

  • caratteristiche;
  • finalità;
  • finanziamento;
  • dimensioni.

E proprio in termini di dimensioni, il Governo italiano ha già comunicata che il fondo dovrebbe essere di 1.500 miliardi e fornire agli stati non solo prestiti ma anche finanziamenti a fondo perduto (cioè da non restituire).

Recovery Fund: cos’è e come funzioneràClick To Tweet

Le tappe del Recovery Fund

Vediamo adesso il calendario europeo che detterà le tappe utili all’istituzione del Recovery Fund:

  • 6 maggio. La Commissione dovrà presentare la sua proposta di Recovery Fund agganciato al bilancio 2021-2017.
  • 7 maggio. La Commissione pubblicherà le Previsioni di primavera, una relazione sulla salute finanziaria dei 27 Stati membri.
  • 18 maggio. L’Eurogruppo, organo informale composto dai ministri UE, riceverà la proposta della Commissione e inizieranno le trattative sui provvedimenti poposti. Si pensa comuinque ad anticipare questa data e organizzare il Consiglio a ridosso della presentazione del piano della Commissione.
  • 1° giugno. In questa data, saranno già attivi gli strumenti già approvati, prima del 23 aprile, dal Consiglio UE: fondi Bei (Banca europea per gli investimenti) pari a 200 miliardi per gli aiuti alle imprese, MES senza condizionalità per coprire le spese sanitarie dirette e indirette legate all’emergenza epidemiologica e pari a 240 miliardi, il Piano Sure o cassa integrazione europea per 100 miliardi.
  • 11 giugno. Nuova riunione dell’Eurogruppo per lavorare su Recovery Fund e bilancio UE 2021-2027.
  • 18-19 giugno. In programma il Consiglio UE in cui occorrerà dare l’ok definitivo all’impianto dei Recovery Fund affinché sia operativo già dal 1° luglio.
  • 1° luglio. Il semestre di presidenza UE della Germania.
  • Autunno. Il Parlamento UE deve approvare il bilancio 2021-2027.

L’articolo Recovery Fund: cos’è e come funziona sembra essere il primo su https://www.6sicuro.it

Seguici su Google+


Smart mobility, cos’è e come regge alla prova del coronavirus

In questi ultimi anni tante riflessioni e molta progettualità si sono spese per trovare  il miglior punto di equilibrio tra esigenze di mobilità ed esigenze di sostenibilità. Che di questo in fondo parliamo quando si tratta di ‘smart mobility’, terminologia che rieccheggia anche ‘smart city’, ‘smart home, ”smart building’, ‘smart car’, ecc.

Smart in tutti questi casi sta per ‘intelligente’: tipicamente, l’intelligenza è quella portata dall’uso di nuove tecnologie che possono essere il nuovo prodotto dotato di funzionalità innovative o anche la gestione più intelligente delle risorse tramite app e piattaforme o l’integrazione tra queste due cose.

Fenomeni come il car o il bike sharing o i monopattini elettrici; l’avvento di veicoli connessi, elettrici, addirittura autonomi; l’idea di treni ultrarapidi come Hyperloop, sono tutti esempi che stanno contribuendo a creare la nuova industria dei trasporti intelligenti, facendoci immaginare e sperimentare nuovi modi di muoversi in città, ma anche tra città.

Smart mobility e coronavirus

L’emergenza Covid19 e il blocco totale che ne è scaturito suggeriscono però nuove riflessioni.

Intanto guardiamo a quale è stato l’impatto dell’emergenza sui trasporti.

Secondo dati recentemente divulgati da Moovit (la principale app per la mobility-as-a-service al mondo, 750 milioni di utenti), dal 15 gennaio, i viaggi sulle modalità di transito tracciate dall’applicazione – che comprendono autobus, treno, metropolitana, metropolitana, metropolitana leggera, ride-hail e opzioni di mobilità condivisa come biciclette e scooter – sono diminuiti dell’86% a Milano e in Lombardia, dell’84% a Madrid e del 54% nell’area metropolitana di New York City.

In Italia, che come sappiamo è uno dei Paesi più colpiti dal virus, il trasporto pubblico ha subito una drastica riduzione rispetto ai mesi precedenti. In Lombardia si è osservato un calo del 47% nell’utilizzo dei mezzi pubblici, mentre a Parma, Piacenza e Reggio Emilia si è registrato un calo del 43%. In tutto il Paese, la quota di utilizzo del trasporto pubblico è diminuita del 50% all’inizio di marzo.

Non parliamo poi di come il coronavirus abbia svuotato cieli e treni.

E’ difficile immaginare il viaggio, lo spostamento, in questo momento. Riusciremo a prendere nuovamente un treno, un aereo, la metropolitana, in tranquillità? Il lockdown ha messo in ginocchio l’industria dei trasporti, ma non solo: ha messo persino in discussione l’idea stessa di sfrenata mobilità che ha caratterizzato la società più moderna, in parte effetto della globalizzazione, ha messo in crisi il trasporto pubblico. Nessuna minaccia di tipo ambientale aveva fino a oggi messo freni all’industria dei trasporti, che contribuisce in maniera consistente all’inquinamento atmosferico.

Il coronavirus invece, potrebbe cambiare le nostre abitudini e incidere notevolmente nell’evolversi della mobilità, per lo meno quella delle persone, che da ora in avanti considereranno la sicurezza di un mezzo di trasporto anche da un punto di vista sanitario. Quindi, cosa sarà davvero smart nei prossimi mesi e anni?

Su alcune punti di partenza possiamo essere tutti d’accordo: il più grande esperimento globale di smart working è andato alla grande, e da questo non si tornerà indietro, quindi ci saranno meno pendolari sulle strade; se fino a oggi il tema della sostenibilità ci ha spinto verso la condivisione dei mezzi,  pubblici o anche privati, cioè più persone a stretto contatto sullo stesso mezzo, la richiesta di distanziamento sociale tende a spingere verso un ritorno a veicoli propri o a uso esclusivo; la tecnologia digitale sarà sempre più protagonista.

Proviamo allora a guardare la Smart Mobility alla luce delle nuove esigenze sanitarie.

Cos’è la smart mobility

Fino a un paio di mesi fa la smart mobility era considerata la ‘nuova era della mobilità’.

“La popolazione mondiale arriverà a 10 miliardi di persone entro il 2050. Di fronte a questa rapida crescita, i sistemi di mobilità nelle megalopoli si stanno sovraccaricando, mentre le aree rurali sono ancora più arretrate. Come si può garantire una mobilità sostenibile e inclusiva? ” diceva il WEF, che ha dedicato parecchia attenzione all’argomento, alimentando il dibattito e l’accelerazione verso soluzioni innovative.

Definizione di smart mobility

Secono la definizione che riporta EconomyUp, la smart mobility è un modello di mobilità volto a ottenere lo sviluppo sostenibile, delle città in particolare. Il termine racchiude in sé una serie di elementi: la tecnologia, le infrastrutture per la mobilità (parcheggi, reti di ricarica, segnaletica, veicoli), le soluzioni per la mobilità (tra cui i modelli di new mobility) e le persone. La smart mobility punta offrire un’esperienza di mobilità senza soluzione di continuità, dal primo all’ultimo miglio, che sia flessibile, integrata, sicura, on demand e conveniente. La mobilità urbana può essere innovata attraverso nuove tecnologie mobile e applicazioni in grado di integrare il trasporto pubblico, una migliore infrastruttura e il car sharing (o comunque la condivisione di veicoli). Smart mobility significa anche green, che si tratti di auto elettriche o di piste ciclabili. L’obiettivo finale dell’introduzione di una mobilità smart nelle nostre città è ridurre il traffico, ridurre l’inquinamento, creare flussi intelligenti e senza interruzioni, e rafforzare le economie di scala per promuovere una mobilità accessibile a tutti.

monopattini elettrici

Pilastri della mobilità intelligente sono l’efficienza, un positivo impatto ambientale, un miglioramento della qualità della vita delle persone e delle comunità. Nel dopo Covid, pilastro della mobilità intelligente dovrà essere anche la sicurezza sanitaria.

Se le tecnologie sono state un tassello fondamentale nello sviluppo della smart mobility fino a oggi, in particolare le tecnologie Cloud, Internet of Things, Big Data Analytics e Intelligenza Artificiale, ancor di più lo saranno in futuro, basti sapere che anche in Italia tra le soluzioni al vaglio della politica per far ripartire i trasporti in modo sicuro si ipotizzano sistemi per monitorare uno sfruttamento massimo del 60% della capacità dei mezzi e app per agevolare il distanziamento sociale.

Esempi di smart mobility

La Smart mobility può contribuire a combattere efficaciemente traffico e inquinamento, una necessità sempre più urgente in tutto il pianeta; ma è anche in grado di abbattere il livello di congestione del trafico, di rendere più fluidi gli spostamenti, e di ridurre così l’impatto negativo sulla vita e la salute delle persone derivante dalle ore spese nel traffico. La condivisione degli autoveicoli, i servizi on demand, la micomobilità sono le risposte della mobilità intelligente ai problemi di sostenibilità, ambientale e personale.

Carpooling (o ridesharing) –  Il carpooling punta su una risorsa abbondante ma sottoutilizzata: i sedili vuoti delle automobili. Questa opzione non aggiunge alcun nuovo veicolo al servizio ed è per questo che contribuisce ad evitare le congestioni di traffico e l’inquinamento. Si tratta solitamente di veicoli privati condivisi grazie alla mediazione di una piattaforma digitale che ne gestisce l’organizzazione, per intenderci Blablacar o anche quello aziendale dell’italiana JoJob.

Bike sharing – Il ricorso alla condivisione di biciclette è cresciuto negli anni più recenti, soprattutto in Europa e nelle città in pianura, con abbondanti piste ciclabili e altre infrastrutture. Per chi si deve spostare per pochi chilometri, il bike sharing è un’ottima soluzione.

Car sharing – Anche il car sharing si sta diffondendo nel mondo da quando la tecnologia ha reso possibile ad aziende e singoli individui il noleggio di auto per ore o addirittura per minuti. In Italia la capitale del car sharing è Milano.

Servizi on-demand – Società come Uber e Lyft, che consentono di chiamare un’auto a noleggio attraverso un’applicazione, hanno provocato una rivoluzione nelle città dove è consentita la libera circolazione dei loro mezzi. Oltre a rendere il mercato dei taxi più competitivo.

Scooter sharing – Lo scooter sharing si è sviluppato molto negli ultimi due anni in città come Milano e Roma, perché presenta rispetto al car sharing anche indubbi vantaggi di parcheggio, sono più maneggevoli e molto sostenibili. Tuttavia non è un mezzo che tutti considerano.

Micromobilità –  I monopattini elettrici  sono stati nell’ultimo anno sotto osservazione, come molti altri mezzi per la mobilità dell’ultimo miglio, la cosiddetta micromobilità. Non solo monopattini, anche hoverboard, skateboard e molto altro, all’insegna di spostamenti sempre più ecologici, silenziosi, agili nel traffico e che conquistano giovani e lavoratori. Secondo le previsioni di Abi Research 2020, il settore della micomobilità è destinato a crescere, una previsione che anche se fatta in tempi pre-Covid, potrebbe adattarsi benissimo anche all’era post-Covid.

In effetti,  tutti questi esempi di smart mobility tendono a reggere alla prova del coronavirus: secondo una prima ricerca svolta in Cina da Ipsos Group un primo effetto della pandemia è stato il crollo nell’uso dei mezzi pubblici a favore di quelli privati e ciò rimarrà come tendenza traducendosi anche in una spinta positiva al car sharing.

E’ evidente che i mezzi come scooter, moto, biciclette, monopattini hanno un grande futuro; il car sharing dovrà adottare dei presidi di sicurezza sanitaria importanti, così come tutto il mondo taxi e dintorni; mentre il car pooling stile Blablacar potrebbe essere il settore che subisce il vero contraccolpo: la paura del contagio mette a dura prova il senso di fiducia nei pari richiesto da questo tipo di piattaforme.

Veicoli elettrici

La sostenibilità perseguita dalla smart mobility include anche l’attenzione a veicoli connessi e meno inquinanti come quelli elettrici. La mobilità elettrica si sta espandendo a ritmo serrato. Nel 2018 il parco auto elettrico mondiale ha superato i 5,1 milioni, con un incremento di 2 milioni rispetto all’anno precedente e quasi il raddoppio delle vendite di nuove auto elettriche. La Repubblica Popolare Cinese rimane il più grande mercato mondiale di auto elettriche, seguita da Europa e Stati Uniti. La Norvegia è il leader mondiale in termini di quota di mercato delle auto elettriche. (Per approfondire, Global EV Outlook 2019 di IEA)

Se è vero, come si diceva in precedenza, che nel dopo Covid si potrebbe verificare un massiccio ritorno alle auto private, l’ancora di salvezza per la sostenibilità ambientale diventano i veicoli elettrici. Pertanto, l’augurio che tutti dovremo farci è che l’industria automotive colga l’opportunità e si sbizzarrisca nell’offerta di veicoli agili anche in città e soprattutto meno costosi di quanto siano stati fino a oggi, rendendo maggiormente accessibile a un pubblico più ampio l’acquisto in uno scenario di crisi economica.

MaaS – Mobility as a Service

Mobility as a service – mobilità come servizio – è una tipologia di servizio offerto tramite piattaforma web o app che permette all’utente di pianificare il proprio viaggio su una piattaforma software che in automatico propone e permette di prenotare tutti i mezzi necessari, sia pubblici sia privati (treni, bus, taxi, car e bike sharing) per compiere il percorso. Oltre naturalmente alla propria destinazione, a seconda delle opzioni proposte dalla applicazione, ogni persona può indicare preferenze sul mezzo da utilizzare e così via; sarà poi il tool a suggerire la combinazione più efficace e conveniente, integrando le diverse opportunità di movimento che un agglomerato urbano può offrire, dal sistema di trasporti pubblici a tutti i vari servizi che possono trovarsi nelle città (bike sharing, car sharing eccetera)

Queste piattaforme lavorano con l’obiettivo di ottimizzare i tempi, ma anche di paragonare i costi e tengono addirittura conto delle condizioni meteo. A questo punto, una volta individuato ciò che si preferisce fare, mediante lo stesso sistema si potrà prenotare e pagare per la soluzione prescelta.

In pratica, mobility as a service si caratterizza per tre aspetti principali: per il fatto di poter fruire di tutti i servizi di mobilità a consumo; in quanto è un servizio utilizzabile ovunque e perché rende semplice e immediato il pagamento.

Cloud, IoT -Internet of Things, Intelligenza artificiale e machine learning sono le principali tecnologie su cui si basa la possibilità di proporre un servizio di mobility as a service.

La principale startup mondiale di MaaS è l’israeliana Moovit: 750 milioni di utenti in tutto il mondo, 100 nazioni e 3100 città coperte dal suo servizio, un’app popolarissima che permette alle persone di muoversi in città in modo efficace e conveniente, utilizzando qualsiasi modalità di trasporto. La sua importanze è anche un’altra: grazie all’app accumula fino a sei miliardi di punti dati anonimi al giorno che contribuiscono al grande archivio mondiale di dati sui trasporti e sulla mobilità urbana. Perciò ai governi, le città, le agenzie di transito e le aziende private, Moovit può offrire soluzioni MaaS basate sull’Intelligenza Artificiale che coprono la pianificazione, le operazioni e l’ottimizzazione con un valore dimostrato per la riduzione della congestione, la crescita dell’utenza e l’aumento dell’efficienza. Grandi aziende come Microsoft, Uber e Cubic hanno collaborato con Moovit per potenziare le loro offerte di mobilità.

Un servizio come questo è cruciale nella smart mobility dopo Covid, e infatti la società è molto attiva in questo momento con diverse iniziative che le danno anche visibilità: per esempio si propone come partner delle organizzazioni pubbliche e private dei trasporti  e ha lanciato molto velocemente il nuovo Emergency Mobilization On-Demand service.

Quanto Moovit mette in atto va nella direzione indicata anche dal WEF, i cui esperti hanno recentemente indicato il ruolo chiave della partnership pubblico-privato e l’importanza delle piattaforme MaaS per il futuro della mobilità.

“Se negli ultimi anni abbiamo assistito all’aumento delle proposte di mobilità come servizio (MaaS), la pandemia COVID-19 è stata un’opportunità per l’ecosistema MaaS di solidificarsi e dimostrare il suo valore”. dice il WEF.

In sostanza, per il WEF, le piattaforme MaaS sono la spina dorsale di una sorta di transizione dalla mobilità intelligente alla mobilità agile, in grado di di rispondere con resilienza e velocità e di adattarsi al cambiamento, garantendo al contempo la sicurezza pubblica e la continua circolazione di persone e merci.

Auto autonome o driverless car

Lo sviluppo delle auto a guida autonoma è una delle grandi promesse della Smart Mobility. La tecnologia è davvero molto complessa, a livello soprattutto di software: l’Intelligenza Artificiale necessaria alla guida autonoma deve essere addestrata, ha bisogno di moltissimi dati, algoritmi sofisticati, casistiche, ha bisogno di sviluppare modelli di comportamenti in una quantità tale di situazioni impreviste e imprevedibili, che dopo gli entusiasmi degli scorsi anni si è giunti a un punto morto. “It’s 2020. Where are our self-driving cars?” ha titolato VOX, alludendo ai proclami del recente passato in cui le varie General Motors, Google’s Waymo, Toyota,  Honda, Tesla annunciavano che sarebbero stati pronti con l’auto autonoma nel 2020,  gli investimenti non sono mancati, ma in realtà ancora non si vede niente. L’articolo giudica con notevole scetticismo la capacità di arrivare in tempi brevi a un’intelligenza artificiale capace davvero di guidare in totale sicurezza in una città.

Ma c’è un elemento, il coronavirus,  che potrebbe introdurre una nuova spinta allo sviluppo di questa tecnologia. Come riporta EconomyUp,  è già emerso un caso study: Neolix, un produttore cinese di camioncini per le consegne urbane totalmente robotizzati, ha visto incrementare notevolmente i suoi ordini negli ultimi tempi. Le ragioni? Le misure di contenimento della pandemia hanno temporaneamente sgombrato le strade dagli altri automezzi e, allo stesso tempo, hanno portato i consumatori a riflettere sull’opportunità di far consegnare merci a sistemi robotici che, ovviamente, non possono contagiare né restare contagiati. Secondo la società che ha sede a Pechino, anche quando l’epidemia sarà finita, le nuove abitudini potrebbero persistere. Intanto è lo “sguardo” sulla guida autonoma che comincia a cambiare.

La nuova smart mobility secondo il WEF

La nuova parola d’ordine in ambito mobilità è ‘resilienza’ , secondo il WEF. Per forza si dovrà ricominciare a far viaggiare uomini e merci,  il trasporto e il movimento non solo hanno da sempre caratterizzato la storia dell’uomo e hanno contribuito alla sua evoluzione, ma sono un assett a cui non possiamo rinunciare. Dobbiamo assolutamente ripensare a trasporto e mobilità alla luce di due nuovi elementi, quello sanitario e quello emergenziale.

Il WEF richiama a una nuova alleanza pubblico-privato a favore della mobilità intelligente.

“In risposta a COVID-19 abbiamo visto persone mettere la propria auto al servizio della comunità, autobus che consegnano attrezzature al personale degli ospedali e micromobilità utilizzate dai primi soccorritori in servizio. Quando la nostra popolazione è in crisi, diventiamo molto più ingegnosi su come portare le persone e le cose dove devono andare. La crisi aiuta a snellire i nostri approcci e non pensiamo più a se un’auto sia “mia”, ma a come quell’auto possa aiutare la comunità.

Non è solo durante le pandemie che possiamo pensare in modo creativo di usare tutte le auto o gli autobus parcheggiati su percorsi vuoti fissi, possiamo farlo sempre. Non possiamo lasciare che queste lezioni vadano sprecate, siamo tutti collegati, stiamo tutti cercando di rendere questo mondo un po’ migliore in modo da poter avere tutti una vita pacifica, senza soluzione di continuità. Un partenariato pubblico-privato per la mobilità sembra essere la strada giusta da seguire”.

Il futuro di UBER, unicorno della smart mobility

Uber è stata probabilmente una delle società più disruptive nel settore dei trasporti degli ultimi anni, ha portato i tassisti allo sciopero, a infinite battaglie legali, ha preso investimenti per milioni di dollari e si è sempre distinta per la velocità e aggressività con cui si è posta sul mercato, che non è quello dei tassisti, ma quello della logistica. Il suo fondatore ed ex Ceo Travis Kalanick diceva ‘se possiamo portare una persona a dove desidera in 5 minuti, possiamo anche portare qualsiasi cosa a qualsiasi persona in 5 minuti’. In dieci anni Uber si è trasformato da un innovativo servizio tassì sintetizzato in “Tocca un bottone, fatti dare un passaggio” in qualcosa di molto più ampio: il ridesharing e il car pooling, la consegna dei pasti e il trasporto merci, le biciclette elettriche e gli scooter, le auto elettriche e l’aviazione urbana.

Questa sua multidimensionalità è ciò che in questo momento la sta salvando, perché ovviamente in emergenza Covid l’uso degli eleganti NCC partner della società per il trasporto di persone è precipitato in tutto il mondo.

Ma ciò non preoccupa l’attuale Ceo Dara Khosrowshahi che in una recente lettera per tranquillizzare i suoi investitori ha detto che la società è ben attrezzata per superare i problemi attuali, anche nel peggior scenario di un calo dell’80% del trasporto di persone per l’anno, perchè la compagnia sta già sfruttando la sua rete per la consegna di altre cose,  e intende ampliarsi a settori come medicine o beni di prima necessità. “Abbiamo già contatti nel settore sanitario, abbiamo tutti i processi di cui abbiamo bisogno”, ha detto, riferendosi a Uber Health.

Cosa ci dimostra UBER? Come la smart mobility del dopo Covid passi anche dall’evoluzione dei servizi e sposti il suo baricentro verso la circolazione delle merci piuttosto che le persone, un’altra prova ci arriva dal boom dei servizi di delivery in tutto il mondo anche nei piccoli centri, delivery a volte organizzate anche in modo ‘casalingo’ via Whatsapp dalle piccole attività che hanno trovato in questa modalità una forma di sopravvivenza al lockdown.

In conclusione, come per molti altri aspetti del nostro lifestyle, anche la smart mobility è in un momento di transizione, che coinvolge ed è condizionato dalla riflessione collettiva che saprà dare la nostra società (fatta di persone, aziende, istituzioni) a una nuova lista di priorità. Le tecnologie saranno fondamentali, ma solo una conseguenza.

Solna Centrum (Stockholms tunnelbana), Stockholm, Sweden

L’articolo Smart mobility, cos’è e come regge alla prova del coronavirus proviene da InsuranceUp.


Test sierologico: come funziona ed efficacia

Quasi al via la mappatura di soggetti fra i 6 e i 90 anni per rilevare tramite test sierologico qual è la percentuale della popolazione immune al COVID-19.

test sierologici coronavirus

Cos’è il test sierologico?

Il test sierologico è un esame del sangue alla ricerca degli anticorpi del virus COVID-19. Il test va dunque alla ricerca degli anticorpi IgM e IgG (immunoglobuline) e in alcuni casi IgA, anticorpi presenti sulla superficie delle mucose dell’apparato respiratorio.

Attenzione! Il test sierologico consiste in un prelievo venoso, mentre i cosiddetti test rapidi, che consistono nel prelievo di una goccia di sangue dal polpastrello, sono definiti test capillari e sono molto meno affidabili.

E proprio in merito all’affidabilità dei test, dal momento che si dovrà condurre uno studio nazionale su almeno 150mila soggetti tra i 6 e 90 anni, il Comitato Tecnico Scientifico del Ministero della Salute, ha definito le seguenti specifiche tecniche:

  • affidabilità del 95%;
  • velocità di esecuzione;
  • possibilità di impiego su vasta scala utilizzando i laboratori di analisi presenti in tutto il Paese.

Detto questo, se il test risulta positivo, dunque il soggetto ha sviluppato gli anticorpi, occorrerà fare comunque un tampone per essere certi che la persona in questione sia guarita e dunque immune.

Rimane ad oggi il problema legato alle incertezze legate all’immunità, dal momento che non si è sicuri di quanto questa duri nel tempo. Dunque c’è la possibilità di ammalarsi nuovamente anche se sono stati sviluppati gli anticorpi.

Test sierologico: come funziona ed efficacia Click To Tweet

Test sierologici: prezzo e fai da te

Esistono in commercio dei test fai da te, soprattutto i test rapidi o test capillari (quelli per i quali è sufficiente una goccia di sangue presa dal polpastrello).

Ma come detto in questo caso si pone un problema di affidabilità dei risultati.

Fatta questa doverosa premessa, nulla ti impedisce di procurarti un test in commercio per indagare autonomamente circa la presenza o meno di anticorpi, e di conseguenza scoprire se hai avuto la malattia in maniera asintomatica oppure in presenza di sintomi minimi.

Tra i prodotti in commercio per il test casalingo, segnaliamo un prezzo di circa 30 euro.

La Regione Emilia Romagna, tuttavia, sconsiglia assolutamente il fai da te “per scongiurare il rischio di risultati non idonei, dando false certezze e innescando potenziali comportamenti a rischio se effettuati su privati cittadini al di fuori del percorso di screening regionale”.

Infine, parlando dei prezzi dei test sierologici e capillari, riportiamo qui le indicazioni fornite dalla Regione Lazio ai laboratori di analisi (quindi parliamo di indicazioni di massima dal momento che le diverse Regioni hanno autonomia di manovra):

  • test sierologico, costo per il paziente 45 euro e costo sostenuto dalla struttura sanitaria 30 euro;
  • test capillare, costo per il paziente 20 euro e costo sostenuto dalla struttura sanitaria 15 euro.

L’articolo Test sierologico: come funziona ed efficacia sembra essere il primo su https://www.6sicuro.it

Seguici su Google+


Batteria auto scarica? Cosa fare per ricaricarla

batteria auto

La batteria auto è scarica. Cosa fare?

Non riuscire ad avviare la vettura a causa della batteria scarica è uno dei problemi in cui un automobilista incorrere più facilmente ma è anche uno di quelli a cui si può rimediare più velocemente.

Se al momento di avviare la vettura si accendono le spie del quadro, il motorino d’avviamento tossicchia non riuscendo a mettere in moto il motore, probabilmente siamo di fronte al classico caso di batteria scarica. Se invece non si accendono nemmeno le spie del quadro strumenti e la vettura non dà alcun segno di vita, è probabile che la batteria sia scollegata o abbia ceduto di colpo. Questo caso può accadere se utilizzi una batteria la cui erogazione di corrente, o portata espressa in Ampere/ora (Ah), sia insufficiente per il consumo di energia del nostro motore e delle apparecchiature elettriche come il condizionatore, il servosterzo, lo stereo, etc.

Se la vettura è rimasta a lungo sotto il sole d’estate con temperature elevate, può anche verificarsi il caso in cui si accenda il quadro ma il motorino d’avviamento non parta (non si senta nemmeno il classico rumore che fa la vettura quando giri la chiave). Il caldo potrebbe aver bloccato il motorino d’avviamento.

A motore spento e senza la chiave inserita, puoi provare a sbloccarlo con dei piccoli colpi utilizzando una chiave inglese o, in mancanza, persino la punta di un ombrello. A questo punto prova a riavviare la vettura normalmente. Se era per il motorino di avviamento bloccato, partirà al primo colpo.

Per quale motivo la batteria auto si è scaricata?

Un “semplice” basso livello di carica della batteria auto può avere diverse cause: l’utilizza prolungato dello stereo, i fari accesi con il motore spento, aver lasciato la vettura ferma molte ore con temperature molto rigide (o molto elevate) o anche semplicemente averla lasciata ferma per molti mesi. In quest’ultimo caso, se prevedi di lasciare a lungo ferma la vettura, conviene scollegare la batteria per evitare che le normali dispersioni di corrente, alla lunga, la scarichino.

Una volta constatato il basso livello di carica della batteria, puoi agire in due modi, a seconda della impellenza che hai di usare la vettura.

Puoi smontare la batteria e ricaricarla con un caricabatterie o farla ricaricare dall’elettrauto.

Ripartire se la batteria auto è scarica

Se hai fretta di partire hai 2 opzioni:

  • la partenza “a spinta”
  • collegando la batteria a quella di un’altra vettura

La partenza a spinta è il rimedio più semplice e immediato ma fai attenzione: sulle vetture con marmitta catalitica è altamente sconsigliato. Si tratta di un tipo di avviamento che può danneggiare, anche in modo irreversibile, il catalizzatore. Oltre alle conseguenze per le emissioni inquinanti della vettura, questo ti costringerà a sostituire la marmitta per passare la revisione ed il “bollino blu”.

La partenza “a spinta” o “a strappo” è da usare solo in caso non sia possibile per mancanza dei cavi batteria, o di altre vetture disponibili, avviare la vettura.

Batteria auto scarica? Ecco cosa fareClick To Tweet

Come si procede? È necessario inserire la chiave e girarla per accendere l’impianto elettrico. Va quindi inserita la seconda o la terza marcia e premuta la frizione. A questo punto va spinta la vettura e, una volta raggiunta una certa velocità, si lascia la frizione. Il motore deve restare acceso almeno 30 minuti per consentire di ricaricare la batteria ma ricordati di non usare accessori che consumano molta energia, come il condizionatore.

L’avviamento coi cavi rimane comunque la soluzione migliore. Il consiglio che ti diamo è quello di portare sempre con te i cavi batteria con le rispettive pinze. Ma come li dovrai usare?

In caso di necessità devi chiedere ad un automobilista nelle vicinanze di avvicinare la sua vettura alla tua. Aperto il cofano di entrambe, va collegato il cavo rosso ai poli positivi delle due batterie e il cavo nero ai poli negativi. Qualcuno consiglia di collegare il cavo nero al polo negativo della batteria della vettura che ti “assiste” mentre per quel che riguarda la tua vettura, di collegarlo alla carrozzeria per evitare scintille dalla batteria.

La vettura a cui ti sei collegato va avviata e, dopo qualche minuto, puoi provare con la tua auto. Se si avvia, tienila accesa per 10 minuti, poi procedi a scollegare prima il cavo nero, poi il cavo rosso. Tieni sempre il motore acceso per 20-30 minuti evitando accessori accesi come il climatizzatore.

Un altro metodo usato fino a pochi anni fa per far partire una vettura con la batteria auto scarica era con il cosiddetto starter: uno strumento da collegare alla batteria che la ricaricava in breve tempo. Oggi però, con la complessità elettronica delle auto moderne, l’utilizzo dello starter è sconsigliato, a meno che non si tratti di un modello di recente fabbricazione, che non dà eccessivi spunti di corrente.

Tutti i consigli finora esposti riguardano la maggioranza delle vetture. Per i modelli molto sofisticati (e costosi), è sconsigliato qualsiasi intervento diverso dal “chiamare l’assistenza ufficiale della casa produttrice”, per evitare problemi con l’elettronica della vettura.

Hai seguito tutti i passaggi e sei finalmente ripartito ma, dopo un viaggio e lo spegnimento del motore, l’auto non da nuovamente segni di vita. Probabilmente la batteria è arrivata alla fine della sua vita e va sostituita. Potrebbe trattarsi di un guasto dell’alternatore, ma questo normalmente è preannunciato dal fatto che la spia della batteria sul cruscotto rimane accesa durante l’uso della vettura e non solo durante l’avvio del motore.

Come ricaricare la batteria dell’auto?

E veniamo al caso di “non emergenza”, ossia il caso in cui hai lasciato la vettura ferma per molto tempo e disponi di un tuo caricabatterie.

Per caricare la batteria è necessario asportarla dalla vettura e allentare i  morsetti che la collegano all’auto. Una volta asportata si può collegare al caricabatterie, e a seconda del modello, va lasciata in carica per  circa 12 ore.

Quanto dura una batteria per auto?

Normalmente una batteria auto dura 3 anni, ma si può arrivare anche a 5 o più. I “sintomi” più semplici da individuare del fatto che la batteria auto si stia usurando sono riconducibili alla difficoltà nell’avvio del motore, sia in termini di tempo che di tentativi.

Una visita dall’elettrauto può toglierti definitivamente il dubbio se la batteria sia da sostituire, sia recuperabile o se non ci siano altri problemi più seri.

Quanto costa una batteria auto nuova?

Il prezzo di una batteria nuova dipende ovviamente dalle prestazioni, a cominciare dalla portata. Inutile dire che devi utilizzare una batteria auto di portata almeno pari a quella che c’è di primo equipaggiamento e si consiglia piuttosto, in caso di sostituzione, di montarne una a portata superiore. I prezzi variano da poco più di 50 € fino ad oltre 100 €, a seconda delle caratteristiche.

Da tenere presente, quando compri una batteria nuova, la data di produzione. Se la batteria è stata prodotta da più di 6 mesi potrebbe aver già perso un po’ di carica con la normale dispersione elettrica, quindi non è consigliabile l’acquisto.

L’articolo Batteria auto scarica? Cosa fare per ricaricarla sembra essere il primo su https://www.6sicuro.it

Seguici su Google+