Auto, il Grande Cambiamento. Siamo pronti per l’accelerazione?

Se c’è un’industria che meglio esprime le contraddizioni e le opportunità in cui ci troviamo in questa difficile ripartenza dopo la pandemia è certamente quella dell’auto che costituisce un’importante arena competitiva per il settore delle assicurazioni.

Due mesi abbondanti di blocco non potevano che mettere in ginocchio chi lavora per la nostra mobilità: i numeri sono devastanti e, anche se le previsioni parlano di un ritorno al mezzo privato e quindi di una ripresa delle vendite, ci vorrà tempo per recuperare il valore perso, e non solo in termini di ricavi. Si stima che sui piazzali d’Europa siano immobilizzati milioni di veicoli, la svalutazione media quotidiana è di circa 7 euro, la perdita di valore è difficilmente recuperabile.

L’industria dell’auto è un pezzo importante del sistema economico europeo, il 7% del PIL. E non a caso, mentre in Italia si stava dietro alla polemica politica su un prestito  garantito dallo Stato per l’unico brand con una radice italiana, in Francia il presidente Macron annunciava un piano da 8miliardi a sostegno della filiera automotive, con un focus sui veicoli elettrici.

Investimenti di retroguardia per puntellare un’industria pesante senza alcune prospettiva che non leccarsi le ferite? Per nulla, perché c’è un grande futuro per l’industria dell’auto ma sarà molto diverso dal suo passato. “La pandemia ha provocato il più grande cambiamento da quando Henry Ford inventò il modello T, mi ha detto Marco Marlia, fondatore e CEO di MotorK, nel corso di un recente incontro (puoi vederlo qui). MotorK è una tech company italiana leader in Europa, che lavora con il 90% delle case auto per digitalizzare la filiera, soprattutto nella fase di vendita.

Un solo dato per rendersi conto di quel che sta accadendo: prima dell’era Internet per comprare un’auto si andava in concessionaria circa 8,5 volte. In epoca pre-Covid 2,5. MotorK stima che questo numero scenderà a poco più di 1. Una rivoluzione che cambierà tutto: l’uso delle tecnologie, i modelli organizzativi, la gestione degli spazi, il modo di ingaggiare i clienti. Che dovrà essere sempre di più digitale.

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Potrebbe sembrare un paradosso il fatto che un’industria così maledettamente fisica come quella dell’auto debba fare ricorso al digitale per riprendere fiato. Ma non lo è poi così tanto se si guarda in avanti, seguendo le evoluzioni che già si intravvedono per i prossimi decenni. Oggi digital marketing e reputazione sono fondamentali per tornare a vendere, domani Big Data, Internet delle Cose, Intelligenza Artificiale saranno il software indispensabile per fare girare le quattro ruote, come le due e qualsiasi altro veicolo verrà inventato.

Solo due flash per capire dove sta andando il valore: Intel a inizio maggio ha comprato Moovit per un cifra che si avvicina al miliardo di dollari. La startup tedesca Lilium all’inizio di questa primavera ha ricevuto un finanziamento di 240milioni di dollari in un round guidato dalla cinese Tencent. Moovit è il più grande aggregatore mondiale di dati sulla mobilità, che ora servono alla regina dei microchip per i suoi progetti di auto a guida autonoma. Lilium sta costruendo a Monaco, la città di BMW, un veicolo volante per la mobilità urbana che nel 2025 sarà utilizzato per un servizio di taxi.

L’auto è in crisi, W l’auto! anche se sarà molto diversa.

L’impatto sulle assicurazioni sarà importante perché qui non si tratta più di vendere una polizza on line ma di pensarne nuove per veicoli e situazioni mai previste. Cambieranno anche i profili di rischio, ma aumenteranno a dismisura le informazioni a disposizione per gestirli, a patto di saperle usare per cogliere il business e ottimizzare i costi.  Se le compagnie di assicurazione non cominciano a prepararsi adesso per comprendere il cambiamento ed essere pronte a cavalcarlo, il rischio è che a bordo dell’auto dei prossimi decenni del XXI secolo salgano altri player, che stanno già puntando verso il grande business della mobilità.

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Gabriele Benedetto, come cambierà la mobilità nel post-Covid

La mobilità delle persone è tra i settori in cui l’emergenza coronavirus ha avuto un impatto devastante non solo nelle fasi del lockdown che hanno azzerato ogni possibilià di movimento, con gravi ripercussioni economiche tra le aziende dei trasporti. Anche nel post-Covid, i nuovi bisogni di tipo sanitario rendono evidente che certi cambiamenti saranno per sempre. Il CEO di Telepass, Gabriele Benedetto, racconta il nuovo scenario: servizi pubblici in crisi e nuove soluzioni per la micromobilità come biciclette elettriche, monopattini, Green e Clean saranno le parole d’ordine.

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AppQuality, dal leader del crowdtesting italiano servizi bug free per le aziende

Fondata nel 2015 presso il Campus di Cremona del Politecnico di Milano e cresciuta in PoliHub, incubatore certificato del Politecnico di Milano, AppQuality è una startup di crowdtesting che aiuta le aziende a realizzare servizi Bug Free e a ottimizzare la User Experience di app, siti web, chatbot, dispositivi Internet of Things, e-commerce.

Tramite la tecnica del crowdtesting è in grado di portare gli utenti finali e i cercatori di bug direttamente nel design, nello sviluppo e nell’evoluzione di un prodotto digitale. La società ad oggi conta una community mondiale di 14.000 tester qualificati e certificati.

AppQuality è cresciuta a ritmi sostenuti negli ultimi anni, arrivando ad affermarsi il leader in Italia del crowdtesting. Dal 2017 ad oggi ha triplicato il fatturato e il personale, ampliando il mercato e portafoglio di prodotti, creando partnership con professionisti qualificati, e muove ora i primi passi nel mercato internazionale. AppQuality conta tra i propri clienti oltre 100 aziende corporate del calibro di Pirelli, BMW, Bending Spoons, Unicredit, Moncler, Allianz, Enel, Vodafone, Dyson.

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Ha di recente chiuso un nuovo round di finanziamenti da 3,5 milioni di euro guidato dal gestore di Venture Capital P101, con la partecipazione di IAG, Club degli Investitori e Club Italia Investimenti 2, già nel capitale della società insieme a Digital360.

I fondi raccolti verranno destinati, tra le altre cose, allo sviluppo di strumenti e tecnologie proprietarie in grado di rendere i servizi offerti ancora più rapidi, meno costosi e più efficaci rispetto ai metodi di testing tradizionali. Per AppQuality il focus continuerà ad essere quello di creare strumenti di Defect Detection e servizi per l’ottimizzazione della Customer Experience, creando un crowd di competenze sempre più profonde e aumentando il potenziale dell’intelligenza collettiva grazie a strumenti di collaboration sempre più efficaci, che si sono dimostrati particolarmente utili in questo periodo di emergenza dettata dal Coronavirus. Inoltre, aumenteranno gli investimenti per potenziare l’espansione internazionale sui mercati europei.

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Welfare aziendale, così Healthy Virtuoso crea coesione tra dipendenti

Uno dei fondatori di Healthy Virtuoso, Andrea Severino, società innovativa vincitrice di Open-F@b Call4Ideas 2019, il contest promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp, è intervistato in questo video da Emil Abirascid, direttore di Startupbusiness – Gruppo Digital360. La startup, che ha realizzato un’app per la salute e il benessere che motiva e incoraggia i suoi utenti proponendo sfide e premi, ha monitorato nel periodo dell’emergenza i comportamenti della sua community, composta da circa 120mila utenti.

Scoprendo fatti interessanti, per esempio come ci siano state persone in grado di correre chilometri intorno al proprio palazzo, e come abbiano preso piede tutte le attività indoor, dalla cyclette allo yoga.

La società ha aiutato la sua community ad affrontare l’emergenza proponendo dirette live differenti rispetto al solito con posturologi (per chi lavora da casa in smart working), psicologi, nutrizionisti, prendendosi cura della salute anche mentale delle persone.  E scoprendo che l’app può essere di aiuto alle aziende e alle organizzazioni che desiderano mantenere un rapporto attivo con i dipendenti che lavorano in remoto. 

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Octo Telematics porta la tecnologia Nasa a bordo dell’auto per sanificare l’abitacolo

Dopo il tragico impatto del coronavirus sul settore auto nei primi mesi dell’anno (ad aprile -97% di immatricolazioni, complici il blocco della circolazione e la chiusura delle concessionarie), che ha coinvolto naturalmente anche le assicurazioni, cominciano a vedersi i segni della ripresa. Secondo Segugio.it sono ripratite alla grande le vendite auto, nuove e usate, delle due ruote, e con queste anche le polizze RC. Il mercato si è rimesso quasi in pari con il 2019, ma c’è da attendersi che possa addirittura andare meglio, poichè tra le tendenze della nuova smart mobility c’è un ritorno all’auto privata.

Le preoccupazioni per il contagio e il possibile contatto con il virus ha fatto nascere molte resistenze rispetto all’uso di taxi e auto condivise (car pooling e car sharing). Un vero peccato, considerato che tali forme di mobilità rappresentavano oramai in diverse città italiane ad alto tasso di traffico e inquinamento come Milano, una vera e propria soluzione verde. Ma forse non tutto è perduto, perché cominciano ad affacciarsi le nuove soluzioni tecnologiche per fare fronte alla necessità di sanificazione degli abitacoli.

Ci ha pensato Octo, nota meglio agli assicuratori come Octo Telematics, il principale fornitore di servizi telematici e di soluzioni avanzate di analisi dei dati per il settore assicurativo, che ha appena lanciato OCTO PurePlace, una soluzione che utilizza niente meno che la nano tecnologia originariamente sviluppata dalla National Aeronautics and Space Administration (NASA), un sistema di ossidazione fotocalitica che elimina virus, batteri, funghi, nonché odori e composti organici volatili nell’aria e sulle superfici. Si tratta di una soluzione non invasiva, facile da installare, sicura per le persone e per tutti i materiali comunemente trovati all’interno del veicolo. Oltre al dispositivo OCTO Purifier, la soluzione OCTO PurePlace è costituita da un dispositivo telematico di bordo (OCTO Smartdiag o OCTO Supereasy) e da un’applicazione compatibile con smartphone iOS e Android.

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OCTO PurePlace è stato progettato per proteggere conducenti e passeggeri delle flotte aziendali, flotte di noleggio, operatori di car sharing, taxi e veicoli privati. Permette una facile ed efficace sanificazione dei veicoli durante il viaggio tramite un’auto-attivazione intermittente e, alla fine di ogni percorso, attraverso un ciclo di sanificazione completo. Per garantire un’assoluta sicurezza, prima di entrare nel veicolo, sia il conducente sia il passeggero possono essere informati sullo stato di sanificazione tramite l’App. L’operatore di car sharing o il Fleet Manager, se la sanificazione non fosse completa, potrà predisporre il temporaneo fermo del veicolo.

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Tutti i bonus e provvedimenti del Decreto Rilancio

Imprese, famiglie, lavoratori e poi settori economici specifici come turismo ed edilizia. Numerosi i provvedimenti contenuti nel Decreto Rilancio per affrontare la crisi e stimolare la ripartenza delle attività economiche.

Analizziamo i principali provvedimenti contenuti nel Decreto Bilancio punto per punto. A partire dalle misure di sostegno al reddito, passando per quelle previste per i genitori e per i bonus volti al rilancio di determinati settori economici in particolare sofferenza, e infine i provvedimenti a sostegno delle aziende.

Chiudiamo con tre temi trasversali che toccano imprese e famiglie:

  • la circolare INAIL dedicata al contagio sul lavoro;
  • i BTP Italia emessi per finanziare le misure contenute nel Decreto Rilancio;
  • le regole per la riapertura delle scuole a settembre.

bonus decreto rilancio

Sostegno al reddito

Per sostenere i redditi dei lavoratori sono state messe in campo una serie di iniziative a tutela del lavoro dipendente ed autonomo.

Cassa integrazione:

  • spetta ai lavoratori dipendenti delle aziende che ne fanno richiesta;
  • con la cassa in deroga si allarga la platea delle aziende che possono accedervi, includendo anche le microimprese come ad esempio un bar con un solo dipendente;
  • 9 settimane con il Decreto Cura Italia più altre 9 settimane con il Decreto Rilancio;
  • si può richiedere un anticipo di 1.400 euro presso le banche, sarà poi l’INPS a rimborsare l’anticipo;
  • l’indennità è pari all’80% della retribuzione con un importo massimo stabilito per il 2020 a 998,18 euro (lordi) per le retribuzioni fino a 2.159,48 euro, 1.199,72 euro (lordi) per le retribuzioni che superano i 2.159,48 euro.

Per un approfondimento: Cassa integrazione: Decreto Rilancio proroga 9 settimane e pagamenti aprile maggio

Bonus autonomi e partite IVA:

  • indennità di 600 euro esentasse per due mesi, marzo e aprile;
  • per marzo e aprile non sono previsti vincoli di reddito, è sufficiente essere iscritti alle gestioni INPS per farne domanda e ottenere il beneficio;
  • per il mese di maggio bonus innalzato a 1.000 euro ma riguarda soltanto chi, nel rispetto dei provvedimenti di contrasto alla pandemia, è stato costretto a chiudere l’attività o abbia subito una riduzione di almeno il 33% del fatturato o dei corrispettivi del secondo bimestre 2020 (marzo e aprile), rispetto a quelli del secondo bimestre 2019;
  • la riduzione di fatturato va autocertificata all’INPS che potrà in seguito operare dei controlli.

Per un approfondimento: Bonus partite IVA da 600 a 1.000 euro

Reddito di emergenza:

  • indennità che va dai 400 agli 800 euro mensili (corrisposta per due mesi), a seconda del numero di componenti del nucleo famigliare;
  • residenza in Italia;
  • reddito familiare inferiore ad una soglia pari all’ammontare del beneficio;
  • patrimonio mobiliare familiare nell’anno 2019 inferiore a una soglia di euro 10.000, accresciuta di euro 5.000 per ogni componente successivo al primo e fino ad un massimo di euro 20.000;
  • ISEE inferiore ad euro 15.000;
  • domanda entro il 30 giugno 2020.

Per un approfondimento: Reddito di Emergenza: cos’è e come funziona

Genitori e figli

Il Governo ha tentato di dare delle risposte alle famiglie con figli, che da febbraio/marzo hanno subito la chiusura delle scuole dovendo comunque lavorare.

Bonus baby sitter:

  • 1.200 euro da utilizzare tramite il Libretto Famiglia per pagare servizi di babysitting oppure per pagare centri estivi o servizi educativi;
  • richiesta in capo ad un solo genitore e in alternativa al congedo parentale (dunque spetta un solo bonus a famiglia e soltanto se nessuno dei genitori ha fruito del congedo);
  • figli di età inferiore a 12 anni (per le famiglie con figli disabili cade il limite di età);
  • ad ogni famiglia spettano al massimo 1.200 (o 2.000 per le categorie citate), indipendentemente dal numero di figli minori di 12 anni o disabili presenti nel nucleo famigliare.

Per un approfondimento: Bonus babysitter 2020: domanda Inps, requisiti e come ottenerlo

Smartworking per famiglie con figli minori di 14 anni:

  • lavoratori dipendenti del settore privato che hanno almeno un figlio minore di anni 14;
  • diritto a svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile;
  • lo smart working deve essere compatibile con le caratteristiche della prestazione;
  • la prestazione lavorativa in lavoro agile può essere svolta anche attraverso strumenti informatici del dipendente se non forniti dal datore di lavoro.

Per un approfondimento: Smart working, lavoro agile: dipendenti privati e pubblica amministazione

Bonus per il rilancio di mobilità sostenibile, turismo ed edilizia

Pur in una situazione di crisi generalizzata, alcuni settori stanno soffrendo più di altri. Il Governo tenta di dare una risposta utilizzando il sistema dei bonus per incentivare la spesa.

Bonus bici:

  • bonus dedicato ai maggiorenni, per l’acquisto di bici, anche a pedalata assistita, e veicoli elettrici come monopattini, segway e hoverboard, ma anche per fruire dei servizi di car sharing, bike sharing, scooter sharing ecc.;
  • beneficio pari al 60% dell’importo speso fino ad un valore massimo di 500 euro;
  • obbiettivo stimolare la mobilità alternativa e decongestionare mezzi pubblici e traffico delle auto private;
  • ne hanno diritto i residenti di città metropolitane o aree urbana con oltre 50mila abitanti.

Per un approfondimento: Bonus Bici: buono mobilità di 500 euro per l’acquisto di bici e monopattini elettrici

Bonus vacanze:

  • 500 euro per ogni nucleo familiare, che si riduce a 300 euro per i nuclei familiari composti da due persone e a 150 euro per quelli composti da una sola persona;
  • reddito ISEE non superiore a 40.000;
  • bonus per il pagamento dei servizi offerti in ambito nazionale da imprese turistico ricettive, bed&breakfast e agriturismo;
  • utilizzabile dal 1° luglio al 31 dicembre 2020;
  • può essere usato per l’80% in forma di sconto sul corrispettivo dovuto (anticipato dai fornitori presso i quali la spesa è stata sostenuta) e per il 20% in forma di detrazione di imposta in sede di dichiarazione dei redditi.

Per un approfondimento: Bonus vacanze 2020: come funziona e come richiederlo

Ecobonus ristrutturazioni 110%:

  • detrazioni ecobonus e sismabonus innalzati al 110%;
  • lavori di efficientamento energetico e riduzione del rischio sismico;
  • spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021;
  • si può optare per un contributo pari al 100% delle spese sostenute, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e a quest’ultimo rimborsato sotto forma di credito d’imposta, pari al 110% delle spese sostenute, da utilizzare esclusivamente in compensazione in cinque quote annuali di pari importo.

Per un approfondimento: Ristrutturazioni: Ecobonus e sismabonus al 110 percento nel Decreto Rilancio

Aiuti alle imprese

Sono state poi previste alcune forme di sostegno alle imprese, in alcuni casi di settori specifici,

IRAP e IMU sospesi a giugno:

  • eliminati saldo 2019 e primo acconto 2020 IRAP, che andrebbero versati a giugno;
  • l’eliminazione dell’IRAP interessa le sole imprese (e lavoratori autonomi) con fatturato inferiore a 250 milioni di euro;
  • soppressa per alberghi e pensioni, la prima rata IMU in scadenza alla data del 16 giugno 2020, a condizione che i possessori degli stessi siano anche gestori delle attività ricettive.

Gli aiuti alle PMI:

  • contributi a fondo perduto per PMI, artigiani, commercianti e lavoratori autonomi con ricavi o compensi fino a 5 milioni di euro.
  • il contributo spetta se ad aprile 2020 si sia registrato un calo del 33% del fatturato, mentre i soggetti che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019, il contributo spetta anche in assenza del requisito del calo di fatturato/corrispettivi;
  • indennità calcolata in percentuale sulla differenza di fatturato fra aprile 2019 e aprile 2020, con percentuali che vanno dal 10 al 20% a seconda del fatturato 2019;
  • contributo minimo è pari a 1.000 euro per le persone fisiche e 2.000 euro per gli altri;
  • previsti inoltre per i mesi di maggio, giugno e luglio, degli sconti sulle bollette energetiche di PMI, autonomi e professionisti;
  • il taglio delle bollette riguarda gli oneri di sistema, le spese fisse non legate ai consumi che incidono di circa il 20% sul prezzo finale delle bollette per le utenze non domiciliari.

Titoli di Stato, INAIL e Scuola

Chiudiamo con tre temi importanti che pur non riguardando strettamente il Decreto Rilancio, hanno ripercussioni molto importanti sulla ripresa dopo i provvedimenti di contenimento a causa dell’emergenza epidemiologica.

BTP Italia 2020:

  • emessi BTP (Buono del Tesoro Pluriennale) a 5 anni, indicizzato all’inflazione, finalizzati al finanziamento dei provvedimenti anti crisi;
  • raccolti 22,3 miliardi di euro, con 14 miliardi dai risparmiatori e 8,3 dagli investitori istituzionali;
  • le caratteristiche dello strumento sono tasso cedolare annuo definitivo fissato all’1,4%, cedola semestrale, premio fedeltà pari all’8 per mille del capitale investito, ma soltanto per chi conserverà i titoli fino alla scadenza, cioè per 5 anni, tassazione agevolata del 12,5%.

Per un approfondimento: Nuovo BTP Italia 2020: record da 22 miliardi

Contagio sul lavoro:

  • l’INAIL, con la circolare n. 22 del 20 maggio 2020, fornisce chiarimenti riguardo la responsabilità del datore di lavoro in caso di contagio sul lavoro;
  • si precisa che i casi di astensione dal lavoro per via del contagio da Covid-19 sono da trattare non come malattia ma come infortunio;
  • la circolare afferma che non vi sono tuttavia conseguenze sull’accertamento degli eventuali profili di responsabilità civile e penale del datore di lavoro;
  • le responsabilità civili e penali andranno accertate in sede giudiziaria.

Per un approfondimento: Contagio sul lavoro, circolare n. 22/2020 dell’Inail: risarcimenti e rischi penali

Rientro a scuola:

  • presentato il documento del Comitato Tecnico Scientifico per il rientro a scuola;
  • mascherine obbligatorie per l’intera giornata scolastica, salvo pasti e interrogazioni, per bambini e ragazzi maggiori di 6 anni, ad eccezione dei disabili la cui disabilità non sia compatibile con l’uso della mascherina;
  • divieto di andare a scuola con febbre, tosse e raffreddore;
  • attività fisica e ricreazione il più possibile all’aperto;
  • ingresso alle 10 per i ragazzi delle superiori;
  • pasto da consumare in classe se i locali mensa non consentono il distanziamento;
  • gli istituti potranno decidere autonomamente alternanza, turnazione e periodi di didattica a distanza.

Per un approfondimento: CTS, scuola: regole per la riapertura

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CTS, scuola: regole per la riapertura

Pronte le linee guida per la riapertura delle scuole a settembre. Il CTS le ha presentate al Ministero dell’Istruzione. Vediamo gli obblighi previsti e le novità per bambini e ragazzi.

riapertura scuola settembre

Come funzionerà la riapertura delle scuole a settembre?

Vediamo nel dettaglio le linee guida presentate dal Comitato Tecnico-Scientifico al Ministero dell’Istruzione.

Rientro a scuola e malattia:

  • per rientrare bisogna non essere stati in quarantena o isolamento domiciliare negli ultimi 14 giorni, e non essere stati a contatto con persone positive, per quanto di propria conoscenza, negli ultimi 14 giorni;
  • chi ha il raffreddore, la tosse o la febbre non potrà andare a scuola;
  • almeno 3 giorni senza febbre per poter rientrare a scuola.

Ingressi e didattica a distanza:

  • per garantire gli ingressi scaglionati e ridurre i picchi di traffico, i ragazzi delle scuole superiori devono entrare dopo le 9 e fino alle 10;
  • genitori sempre fuori dagli ambienti scolastici, a meno che non vi siano casi di stretta necessità;
  • gli istituti scolastici, sulla base della propria autonomia, potranno stabilire l’alternanza e le turnazioni tra lezioni in presenza e didattica a distanza, in rapporto all’età degli alunni e al contesto educativo.

Mascherine e altri dispositivi di protezione:

  • mascherina obbligatoria dai 6 anni in su, potrà essere rimossa durante i pasti e le interrogazioni;
  • esonerati dall’uso della mascherina gli studenti disabili la cui disabilità sia incompatibile con l’uso della protezione;
  • gli insegnanti di sostegno, che non possono mantenere il distanziamento, saranno dotati di ulteriori protezioni;
  • i bambini di nidi e materne non dovranno indossare le mascherine, per questo motivo il CTS consiglia classi numericamente ridotte e ulteriori dispositivi di protezione per gli operatori (come guanti in nitrile e dispositivi di protezione per occhi, viso e mucose).

Riapertura delle scuole: le regole del CTS Click To Tweet

Distanziamento interpersonale:

  • distanza interpersonale di un metro sia in classe che quando ci si muove nei corridoi;
  • attività fisica e ricreazione devono essere svolte prevalentemente all’aperto;
  • in palestra il distanziamento deve essere di almeno 2 metri;
  • distanziamento di almeno un metro da rispettare anche nei locali adibiti a mensa e ove non fosse possibile, fornitura da parte delle refezioni di lunch box da consumare in classe.

Disposizioni sulle strutture scolastiche:

  • finestre sempre aperte nei bagni;
  • percorsi con segnaletica negli ambienti comuni e nelle aule per indicare il distanziamento;
  • pulizia giornaliera.

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Renault a rischio fallimento: è possibile secondo il ministro Le Maire

A mettere in all’erta l’opinione pubblica sulla possibilità di fallimento del colosso transalpino è stato lo stesso ministro dell’economia francese, Bruno Le Marie, che ha parlato di “seria difficoltà finanziaria” della casa della Losanga, paventando misure urgenti per evitare la definitiva scomparsa.

Le preoccupazioni dello Stato francese non sono certo infondate. Oltre ad un ovvio interesse nel proteggere gli operai francesi in questo caso entra in gioco anche il fattore economico, vista la quota posseduta (15%).

Tra pochi giorni verrà presentato il piano strategico realizzato dai vertici Renault, tra cui il presidente Jean-Dominique Senard, insieme al governo transalpino. L’obiettivo è quello di evitare il fallimento, attraverso una serie di regole interne che dovrebbero ridefinire i parametri economici e finanziari dell’azienda.

Fallimento Renault: chiusura degli stabilimenti in Francia?

Se da un lato la volontà della casa madre e dello Stato francese è quella di non chiudere gli stabilimenti sul territorio nazionale, dall’altro non si può ignorare la situazione di profonda crisi a cui andrà incontro il settore delle automobili nel mondo. Una delle possibilità che è stata paventata in queste settimane è quella che vede la chiusura di alcuni stabilimenti minori, e il riadattamento ad altri usi dello stabilimento parigino di Filins, che produce 400.000 veicoli all’anno e dà lavoro a 2.600 persone.

Tra gli stabilimenti che rischiano il lucchetto ai cancelli c’è anche quello di Dieppe, in cui da anni si producono i veicoli marchiati Alpine.

Prestito da cinque miliardi: quali condizioni?

Nell’intervista in questione il ministro Le Maire ha anche accennato ad una richiesta da parte di Renault allo Stato francese per un maxi-prestito da ben cinque miliardi. La risposta del governo non è stata negativa, anzi, ma ha chiesto in cambio degli impegni concreti da parte della casa automobilistica in materia di salvaguardia dei lavoratori francesi, di veicoli a propulsione elettrica e di tecnologie avanzate.

Nissan licenzia 20.000 operai

Anche il partner principale di Renault, Nissan, non se la sta passando bene in questo periodo: è degli ultimi giorni l’indiscrezione secondo cui la casa nipponica starebbe valutando il licenziamento di ben 20.000 operai, vista la drastica riduzione delle vendite negli ultimi mesi.

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Responsabilità del datore di lavoro e contagio da Covid: ecco perché va provata

Con il rientro al lavoro di molte persone e la ripresa graduale delle attività, si presenta un problema per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro e il possibile contagio per il Covid-19 nei luoghi di lavoro. Qual è la responsabilità del datore di lavoro in merito a un peggioramento della salute dei propri dipendenti e collaboratori? E il contagio può essere considerato al pari di un infortunio ossia di un incidente sul luogo di lavoro? E come provare che il datore di lavoro non abbia messo l’ambiente e i propri lavoratori in sicurezza?

Tutte queste domande sono oggetto di dibattito, in questi giorni, tra chi si occupa di diritto, gli stessi imprenditori e ovviamente hanno preoccupato anche gli stessi lavoratori che hanno dovuto dire addio allo smart working per tornare in azienda. Di recente però è stato approvato un emendamento da parte della Camera dei Deputati che chiarisce meglio il tutto.

Vediamo tutto quello che c’è da sapere su questo “nuovo” infortunio sul lavoro e la cosiddetta fase 2.

Responsabilità datore di lavoro per infortunio e Covid-19

Intanto, la prima risposta è sì: il contagio è equiparato all’infortunio sul lavoro. A indicarlo il Decreto Cura Italia che nei casi di contrazione di infezione da Coronavirus sui luoghi di lavoro riconosce al lavoratore la tutela in materia di infortunio.  Oltre a una circolare dell’Inail, la n.13 del 3 aprile 2020,  che ha equiparato la causa virulenta (ossia contratta da virus) a quella violenta quando si tratta di infortunio sul lavoro. Pertanto il datore di lavoro, anche per quanto riguarda il virus, è responsabile della salute del proprio dipendente, ma solo se non applica i protocolli di sicurezza.

La Camera dei Deputati, il 27 maggio scorso, ha infatti approvato un emendamento che prevede che l’obbligo di tutelare le condizioni di lavoro stabilite dal Codice Civile viene assolto, nel privato e nel pubblico, con l’applicazione delle prescrizioni contenute nel protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro.

Se dunque il datore di lavoro adotta e applica correttamente i protocolli, non può essere considerato responsabile del contagio del alvoratore.

Viceceversa, il datore di lavoro ne risponde dal punto di vista civile: secondo l’articolo 2087 del Codice Civile che prevede che per tutelare le condizioni di lavoro, l’imprenditore adotti tutte le misure necessarie per garantire l’integrità fisica e la personalità morale del lavoratore. Oltre alla legge 81/08 ossia il testo unico in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro che prevede l’individuazione dei fattori e delle sorgenti di rischio e la riduzione per avere il minimo dei rischi.

Pertanto, se un imprenditore di fatto non tutela la salute dei propri dipendenti provvedendo alla sanificazione degli ambienti ma anche prendendo tutte le misure di prevenzione anti-covid (mascherine, guanti, distanziamento, igienizzanti all’ingresso e tanto altro), di fatto è come se non tutelasse il lavoratore e ne è responsabile civilmente e penalmente per i danni che gli causa nonché perché diffonde il contagio.

Responsabilità del datore di lavoro e contagio da Covid: ecco perché va provataClick To Tweet

E questo anche se c’è una pandemia in atto ed è difficile stabilire in maniera precisa il momento del contagio. In fondo, un lavoratore potrebbe avere contratto il virus in ufficio come in metropolitana per recarsi al lavoro, ma anche, come sappiamo, mentre prende le scale o condivide l’ascensore con qualcuno. Nonostante questo, però, come si legge in una prima circolare emanata dall’Inail il 20 maggio scorso:

il riconoscimento dell’origine professionale del contagio, si fonda, su un giudizio di ragionevole probabilità ed è totalmente avulso da ogni valutazione in ordine alla imputabilità di eventuali comportamenti omissivi in capo al datore di lavoro che possano essere stati causa del contagio.

Per l’Inail la responsabilità deve essere accertata

In linea con quanto deciso dalla Camera dei Deputati, l’Istituto di previdenza sugli infortuni sul lavoro è intervenuto con una comunicazione il 15 maggio scorso per chiarire che il datore di lavoro risponde civilmente e penalmente dell’infezione di origine professionale solo se ne viene accertata la responsabilità per dolo o per colpa.

Cosa vuol dire? Che se un lavoratore si ammala sul luogo di lavoro, la responsabilità del datore di lavoro non è automatica, ma si legge: “queste responsabilità devono essere rigorsamente accertate attraverso la prova del dolo o della colpa del datore di lavoro, con criteri totalmente diversi da quelli previsti per il riconoscimento del diritto alle prestazioni assicurative Inail”.

Inoltre, l’Ente ricorda che sono diversi i presupposti per erogare un indennizzo per infortunio sul lavoro e che, oltre al fatto che le responsabilità devono essere acceertare, il riconoscimento da parte dell’istituto non assume alcun rilievo per sostenere l’accusa in sede penale, considerata la vigenza in tale ambito del principio di presunzione di innocenza nonché dell’onere della prova a carico del pubblico ministero”.

Questo vale sia in sede penale che civile, perché appunto bisogna sempre accertare la colpa del datore di lavoro di avere provocato il danno. Così come dicevamo sopra, vista la difficoltà di capire come si viene contagiati così come “la mutevolezza delle prescrizioni da adottare sui luoghi di lavoro, oggetto di continuo aggiornamento da parte delle autorità in relazione all’andamento epidemiologico” è sempre molto difficile configurare la responsabilità del datore di lavoro..

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Bonus ristrutturazione 110: le regole dell’Agenzia delle Entrate per la cessione del credito

L’Agenzia delle Entrate con la risposta all’interpello n.137 del 22 maggio 2020, fornisce chiarimenti sulla cessione del credito da ristrutturazione. Si tratta di una delle opzioni offerte con il ecobonus 110% sulle ristruttuazioni.

Cessione credito ristrutturazione: ecobonus e sismabonus

Cosa vuol dire “cessione del credito” in caso di ristrutturazione? La possibilità di cedere il credito con il Fisco (che si andrebbe a scalare con rate annuali in dichiarazione dei redditi) direttamente con il fornitore, decurtandolo dall’importo da pagare per i lavori svolti. In questo modo non sarà anticipare nessuna spesa, ma i lavori vengono integralmente pagati dall’impresa che esegue i lavori, che poi potrà chiedere il credito al Fisco.

Questo sistema permette di eseguire i lavori anche se non si dispone dei capitali, perché appunto non è necessario anticiparli per poi averli un po’ alla volta nella dichiarazione dei redditi. Per molte aziende del settore edile può essere un buon sistema per riprendere a lavorare, ovviamente saranno chiamate al momento ad eseguire un ulteriore sforzo per anticipare le spese.

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Le regole sulla cessione del credito da ristrutturazione

Nel caso specifico, il quesito all’Agenzia delle Entrate è stato posto da un persona che è sia cliente (proprietario dell’immobile) che il fornitore (azienda che si occuperà di eseguire i lavori).

L’Agenzia delle Entrate ritiene che nel caso prospettato dal contribuente, si possa procedere con la cessione del credito sebbene:

  • il proprietario dell’immobile sia anche titolare dell’azienda fornitrice;
  • l’azienda fornitrice abbia eseguito una parte e non la totalità dei lavori.

Nella risposta si richiama anche la circolare n. 11/2018, che chiarisce chi sono i soggetti a cui è possibile cedere il credito derivante dalle detrazioni per ristrutturazioni:

  • fornitori dei beni e servizi che hanno consentito la realizzazione dei lavori per cui spetta la detrazione;
  • altri soggetti privati, che possono essere sia persone fisiche, sia soggetti che esercitano attività di lavoro autonomo o d’impresa, anche in forma associata;
  • banche e intermediari finanziari nel solo caso di cessione del credito effettuate dai soggetti che ricadono nella no tax area, quei contribuenti cioè che non hanno un reddito al di sotto della soglia su cui si applicano le imposte e che dunque non potrebbero operare le detrazioni a cui hanno diritto.

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