Adas (guida assistita), a che punto siamo e quali effetti avrà sulle assicurazioni

Secondo un recente report di previsione di MarketsandMarkets il mercato dei sistemi di assistenza alla guida (ADAS) è  in crescita e raggiungerà gli 83 miliardi di dollari entro il 2030 (oggi ne vale 27). La crescente adozione di ADAS & altri sistemi di sicurezza, l’attenzione dei governi per migliorare la sicurezza dei veicoli e dei pedoni, le iniziative degli OEM per fornire caratteristiche di sicurezza avanzate e l’avvento di veicoli autonomi faranno aumentare la domanda di ADAS nei prossimi anni, nonostante la pandemia COVID-19, che ha portato alla sospensione della produzione di veicoli e a interruzioni delle forniture, avranno la loro influenza. Il mercato ADAS, tuttavia, dovrebbe registrare un significativo incremento nel 2022.

Cosa si intende per ADAS

La sigla sta per Advanced driver-assistance systems (sistemi di assistenza alla guida avanzati) e da il nome a una categorie di soluzioni elettroniche e digitali che forniscono assistenza alla guida, anche e soprattutto in situazioni di emergenza, e al parcheggio del veicolo.

Sono destinati ad aumentare la sicurezza delle auto e più in generale la sicurezza stradale. E’ noto che la maggior parte degli incidenti stradali è dovuta ad errori umani, pertanto i sistemi avanzati di assistenza alla guida sono sviluppati (oggi con il grande contributo degli sviluppi tecnologici come quelli in Intelligenza artificiale), per automatizzare, adattare e migliorare i sistemi dei veicoli per la sicurezza e una migliore guida. I primi sistemi ADAS sono stati i sensori pioggia, il sensore crepuscolare, il cruise control adattivo, la frenata automatica d’emergenza, i sensori di parcheggio, l’avviso di cambio corsia o il riconoscimento automatico dei segnali, ma è chiaro che questi sistemi suonano piuttosto elementari rispetto a quanto la tecnologia, che oggi sta portando l’auto verso la guida autonoma, può fare in ambito di assistenza alla guida.

ADAS si basa su input provenienti da molteplici fonti di dati, tra cui immagini automobilistiche, LiDAR, radar, elaborazione delle immagini, visione computerizzata e rete in auto. Ulteriori input sono possibili da altre fonti separate dalla piattaforma primaria del veicolo, come altri veicoli, indicati come Vehicle-to-vehicle (V2V), o Vehicle-to-Infrastructure (V2X), come la telefonia mobile o i sistemi di rete dati WiFi.

Attualmente, sistemi ADAS che molti produttori stanno integrando perché sono molto apprezzati ci sono l’avviso di collisione e il mantenimento di  carreggiata (Lane Keeping System).

In base alle disposizioni europee, dal 2022 gli ADAS diventeranno obbligatori in tutta Europa. In particolare, tutti i nuovi veicoli dovranno avere di serie la frenata automatica di emergenza o il mantenimento di corsia. Il nuovo regolamento prevede l’introduzione di circa trenta sistemi avanzati elettronici che garantiscano sicurezza a conducenti e passeggeri. I nuovi modelli che andranno sul mercato dal 2022 dovranno ovviamente essere in linea con le disposizioni, mentre per il parco auto circolante è data la possibilità di adeguarsi entro maggio 2024.

La Commissione prevede che le misure proposte contribuiranno a salvare oltre 25.000 vite umane ed evitare almeno 140.000 lesioni gravi entro il 2038. Ciò contribuirà all’obiettivo a lungo termine dell’UE di avvicinarsi a zero morti e feriti gravi entro il 2050 (“Visione Zero”).

L’Europa dovrebbe essere il più grande mercato ADAS nel 2020

Secondo il report di MarketsandMarkets, la domanda di ADAS in Europa sarà trainata appunto dalle disposizioni di legge europee.. La Francia è uno dei mercati in più rapida crescita per ADAS in Europa. Nel 2018, la Francia ha contribuito per circa il 12% alla produzione totale di veicoli nella regione secondo l’Associazione dei costruttori europei di automobili. Inoltre, diverse disposizioni in materia di sicurezza sono stati attuati dal governo francese. Ad esempio, nel 2015, il governo ha reso obbligatoria l’installazione della frenata d’emergenza automatica (AEB) e dell’avviso di deviazione dalla corsia (LDW) su tutti i nuovi autocarri pesanti.

La crescente produzione e vendita di veicoli di lusso, dovuta alla forte crescita economica, gioca un ruolo importante in Germania. I principali OEM tedeschi come Volkswagen e Daimler AG hanno incorporato caratteristiche avanzate per migliorare l’esperienza di guida. Questi OEM offrono la maggior parte delle caratteristiche ADAS di serie nei loro veicoli del segmento premium. Nei SUV e nelle berline del segmento medio, le caratteristiche essenziali dell’ADAS sono offerte in pacchetti aggiuntivi.

Sistemi ADAS e assicurazioni

E’ abbastanza lineare la considerazione che se si riduce in modo così consistente il numero di incidenti automobilistici grazie all’uso di sistemi ADAS, la conseguenza in ambito assicurativo è che dovrebbero scendere i premi dei prodotti RC, oggi calcolati anche su indici di rischio legati appunto alla sicurezza dei veicoli, delle strade e alle statistiche.

Swiss Re ed HERE hanno sottolineato in questa analisi sul tema, come sia fondamentale che assicuratori e case automobilistiche collaborino per condividere i dati  e valutare accuratamente come le tecnologie ADAS possano modificare i modelli di pricing del rischio.

In particolare si ribadisce il fatto che “Dato che sempre più compiti del conducente sono affidati all’auto, gli assicuratori non dovrebbero valutare il rischio solo in base alla persona che guida l’auto, come è stato fatto tradizionalmente, ma in base al veicolo che la persona sta guidando”.

Secondo l’analisi, i sistemi ADAS potrebbero portare a una riduzione dei premi assicurativi globali per le auto completamente equipaggiate tali sistemi di 20 miliardi di dollari entro il 2020.

Questo potrebbe essere considerato un vantaggio solo dal punto di vista dei consumatori, in quanto le compagnie non sono mai particolarmente contente di abbassare i premi soprattutto in ambito RC Auto, considerato a bassa marginalità ma che fornisce alta liquidità alle assicurazioni.

Tra gli aspetti che gli assicuratori considerano una barriera alla diminuzione dei premi c’è il fatto che, sebbene gli incidenti diminuiranno grazie ad ADAS, quelli che continueranno a verificarsi saranno molto più costosi per le compagnie, poiché le auto super accessoriate di sistemi di guida avanzati, che quindi montano più tecnologie, quando entrano in officina sono molto più costose.

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Cresce la diffusione della connected car, la barriera è il prezzo

“L’emergenza Covid19 ha inevitabilmente rallentato un mercato che stava mostrando grande dinamismo e che, una volta terminata la crisi sanitaria, tornerà a crescere rapidamente”, afferma Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Smart & Connected Car, presentando i dai dell’ultima ricerca. L’auto connessa è un work in progress che ci sta abituando a numerosi servizi innovativi, a una maggiore sicurezza, un nuovo comfort, i produttori stanno concentrando molti sforzi in questa direzione e la risposta, positiva,  del mercato è oramai piuttosto chiara, come ha registrato anche il report dell’Osservatorio.

La Smart Car è ormai nota ai consumatori italiani: il 75% ne ha sentito parlare almeno una volta, soprattutto attraverso Internet (37%), pubblicità in TV (35%), giornali e riviste (29%). Più di sei utenti su dieci possiedono almeno una delle funzionalità smart per l’auto, principalmente sistemi per facilitare le manovre di parcheggio tramite telecamere e sensori di posizione (37%), seguiti da assistenti vocali (27%), sistemi di assistenza alla guida (18%), dispositivi per la sicurezza attiva come la frenata automatica in caso di emergenza (18%) e la connettività Wi-Fi in auto (18%).

“La connettività integrata a bordo veicolo è in grado di abilitare nuovi servizi per gli utenti; la condivisione del veicolo si affermerà come nuova modalità di utilizzo accanto alla proprietà; l’auto sarà inoltre intelligente e autonoma, consentendo al conducente di dedicarsi ad altre attività; i veicoli alimentati a carburante fossile saranno progressivamernte sostituiti da quelli elettrici. – continua Salvadori – Questi cambiamenti stanno avvenendo rapidamente e coinvolgono produttori di auto, fornitori di servizi, giganti hi-tech e startup innovative: la creazione di un ecosistema solido e collaborativo sarà uno degli elementi su cui il mercato dovrà puntare”.

Gli utenti acquistano queste soluzioni soprattutto per i benefici legati a comodità (37%) e sicurezza (34%), o per necessità di sostituire un veicolo datato (20%). Le principali barriere all’uso sono invece il prezzo (29%) e la scarsa percezione dei benefici ottenibili (14%). Oltre metà dei consumatori ha in programma di acquistare un’auto connessa, di cui il 22% entro il prossimo anno: le soluzioni più desiderate sono i dispositivi per la sicurezza attiva (61%), quelli per l’assistenza al parcheggio (55%) e alla guida (51%).

L’emergenza Covid19 ha colpito duramente il settore automotive, rallentando anche lo sviluppo della Smart Car per il 2020, ma nei prossimi anni il mercato è destinato a ripartire sulla spinta delle nuove esigenze di distanziamento sociale, a cui l’auto privata più di ogni altro mezzo è in grado di rispondere. Un’ulteriore accelerazione arriverà dagli obblighi di legge, con gli effetti dell’entrata in vigore della normativa legata all’eCall del 2018 (l’avviso automatico ai soccorsi in caso di incidente, obbligatorio per i nuovi veicoli) e l’entrata in vigore nel 2022 della normativa europea che impone l’adozione di sistemi ADAS, come la frenata automatica o il mantenimento in corsia. Avrà un impatto positivo sul mercato anche il crescente numero di aziende in grado di raccogliere grandi quantità di dati sugli utenti delle smart car e utilizzarli per migliorare i servizi o proporne di nuovi, se si pensa che la componente dei servizi già nel 2019 vale 330 milioni di euro, +20% sull’anno precedente.

Altri dati di mercato

Nel 2019 il mercato delle soluzioni per l’auto intelligente e connessa raggiunge un valore di 1,2 miliardi di euro in Italia, con una crescita del 14% rispetto al 2018 in linea con l’incremento dei principali paesi occidentali (compreso fra il 10% e il 15%), per un totale di 16,7 milioni di veicoli connessi, pari a oltre il 40% delle vetture circolanti. I dispositivi più diffusi sono i box GPS/GPRS per la localizzazione e la registrazione dei parametri di guida con finalità assicurative, il 63% del totale (10,5 milioni, +9%), ma la crescita è trainata dalle auto nativamente connesse tramite SIM (2,2 milioni, +47%) o tramite sistemi bluetooth (4 milioni, +33%). Numeri di mercato che si riflettono nel comportamento dei consumatori: il 75% ha sentito parlare di Smart Car, il 61% possiede già almeno una funzionalità smart per l’auto, come soluzioni per il parcheggio assistito, assistenti vocali e sistemi di assistenza alla guida, oltre metà dei consumatori ha in programma di acquistare un’auto connessa entro i prossimi tre anni.

La Smart Mobility assume sempre più rilevanza in Italia: l’87% delle PA locali considera di grande rilevanza questo ambito; il 36% dei comuni sopra i 25mila abitanti ha attivato almeno un progetto, nel 58% dei casi si tratta di inziative a uno stadio avanzato ed estese a tutta l’area urbana; il 39% degli utenti ha usato almeno una volta un servizio di mobilità condivisa, soprattutto car sharing (21% degli utenti) e car pooling (25%).

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Acciona, la reazione della micromobilità sostenibile al coronavirus

Diventato quest’anno il più grande operatore di scooter sharing al mondo per numero di veicoli, con una flotta di ben 10.000 mezzi, Acciona è uno degli esempi di efficace reazione alla crisi coronavirus nel settore smart mobility.

La mobilità ha subito grandi cambiamenti a fronte della pandemia e delle necessarie misure di contenimento e sicurezza per arginare i rischi di contagio. Un ruolo molto importante è stato giocato e ancora sarà giocato dalla cosiddetta micromobilità urbana, un’alternativa di mobilità sicura e sostenibile, in quanto aiuta ad evitare il sovraffollamento dei trasporti pubblici, e allo stesso tempo decongestiona gli spazi urbani precedentemente occupati dai mezzi privati.

L’utilizzo di veicoli elettrici, inoltre, ha il bonus aggiuntivo di ridurre le emissioni e contribuire ad uno spazio urbano più sostenibile e pulito. Dal suo lancio nell’ottobre 2018, il servizio di mobilità di Acciona ha evitato l’emissione nell’atmosfera di 1.000 tonnellate di CO2. Inoltre, l’uso degli scooter condivisi ha liberato 36 ettari di spazio pubblico al giorno

Naturalmente, la mobility as a service ha dovuto adattarsi rapidamente alla sfida delle nuove esigenze di utilizzo capillare ed igienizzazione. Acciona ha stabilito un rigido protocollo igienico giornaliero e progettato in conformità con tutti i requisiti e le indicazioni delle autorità sanitarie nazionali e locali.

Tutti gli scooter elettrici sono dotati di salviettine umidificate per la pulizia delle aree di maggior contatto, come il manubrio. Sono disponibili inoltre sotto-caschi monouso e gel idroalcolico per le mani, da applicare prima e dopo ogni utilizzo. In aggiunta, l’app di Acciona offre informazioni e raccomandazioni per l’autoprotezione, l’igiene e l’uso corretto dei veicoli condivisi.

Per garantire l’igienizzazione di tutte le moto e la sostituzione dei dispositivi di protezione individuale, l’orario di disponibilità del servizio – che prima della pandemia era di 24 ore su 24, 7 giorni su 7 – è stato ridotto ed è ora attivo dalle 6:00 del mattino alle 2:00 di notte.

Per maggiori informazioni su come funziona il servizio Acciona, leggi l’articolo integrale sul portale Economyup.

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Colpo di sonno alla guida: cosa fare?

La stanchezza è sempre in agguato e può provocare il temutissimo assopimento, con conseguenze gravi. Ecco i consigli per prevenire la sonnolenza alla guida.

Stanchezza e sonnolenza alla guida spesso provocano incidenti stradali e conseguenze gravi; rimanere anche un solo secondo a occhi chiusi a una velocità di 100 km/h, significa percorrere quasi 28 metri senza vedere. Secondo l’Associazione Italiana di Medicina del Sonno (AIMS), la sonnolenza è paragonabile all’ebbrezza: dopo 18 ore senza dormire, le prestazioni in macchina o in motocicletta sono compromesse come quando si ha una concentrazione di alcool nel sangue di 0,5 mg/dl, che è il limite di legge in Italia. Le statistiche indicano che gli incidenti per colpo di sonno vanno dal 15% al 40% del totale, alzando considerevolmente il rischio di mortalità alla guida.

Un nemico insidioso soprattutto durante i lunghi viaggi. Anche la Cassazione si è pronunciata.

I sintomi che anticipano la stanchezza, compromettendo la vostra concentrazione alla guida

Una lista di suggerimenti pratici per contrastare sonnolenza e distrazioni


Colpo di sonno alla guida: cosa fare?

Il colpo di sonno colpisce chi non ha riposato bene, ed è alla guida da troppo tempo, soprattutto quando si macinano molti chilometri in autostrada. Le cause sono diverse e spesso gli effetti sono facili da individuare come, ad esempio, il tamponamento violento senza segni di frenata.

I colpi di sonno colpiscono soprattutto i guidatori di sesso maschile al di sotto dei 30 anni di età, anche quando si tratta di soggetti perfettamente sani. Lentezza dei riflessi, calo dell’attenzione, difficoltà nella messa a fuoco dei segnali stradali, compromissione del campo di visibilità, sono tutte avvisaglie che devono indurre il guidatore a fermarsi subito, e sostare in sicurezza, evitando pericoli.

Per rafforzare le contromisure per prevenire il colpo di sonno, l’Italia ha recepito la Direttiva Europea 2014/85/UE del luglio 2014 che stabilisce i requisiti necessari per ottenere o per rinnovare la patente di guida se si è affetti dalla sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS). La normative prevede che “la patente di guida non deve essere né rilasciata né rinnovata a candidati o conducenti affetti da disturbi del sonno causati da apnee ostruttive notturne che determinano una grave ed incoercibile sonnolenza diurna, con accentuata riduzione delle capacità dell’attenzione non adeguatamente controllate con le cure prescritte”.

Le conseguenze del colpo di sonno purtroppo potrebbero anche prefigurare il reato di omicidio stradale e le relative sanzioni, tra cui è prevista una pena fino a 18 anni di reclusione. Come del resto ha confermato la sentenza 27410/2018 della Corte di Cassazione, secondo cui è legittimo ipotizzare il reato di omicidio stradale “qualora siano presenti elementi idonei a far ritenere che la perdita di controllo del veicolo sia stata determinata non da un malore, ma da un altro fattore non imprevedibile (sonno/stanchezza, ndr), che avrebbe dovuto indurre il conducente a desistere dalla guida”.

Come evitare di avere colpi di sonno alla guida

Il colpo di sonno solitamente si fa precedere da alcuni segnali utili per reagire in tempo: sbadigli frequenti, le palpebre pesanti, bruciore agli occhi, sensazione di irrequietezza, oppure la testa che tende a cadere in avanti, la perdita del senso di velocità del veicolo e pensieri confusi, sono disturbi che devono mettere in allarme il conducente, perché potrebbe arrivare da un momento all’altro un addormentamento improvviso al volante.

Esistono differenti accortezze per stare svegli alla guida, e non compromettere i tempi di reazione: se prevedete di affrontare un lungo tragitto pianificate con cura tutto il viaggio, valutate orari e distanze, fate delle soste nelle aree di ristoro, compresa una notte in albergo se il tempo di viaggio supera le dieci ore.

Evitate cibi ipercalorici e restate leggeri nelle ore immediatamente precedenti alla guida. Assumete alimenti energetici per restare reattivi molte ore. Meglio non esagerare con la caffeina che oltre ad aumentare irritabilità e stress, offre dei benefici molto circoscritti nel tempo. Sono preferibili bevande energetiche soft come il ginseng e guaranà.

Infine è importante evitare di assumere alcolici, cannabis e farmaci: guidare in stato psicofisico alterato, oltre che essere un comportamento punito dalla legge, è molto pericoloso.

Per evitare di addormentarsi può essere utile regolare la temperatura dell’abitacolo: l’aria calda, infatti, potrebbe produrre un eccessivo rilassamento, perciò durante il viaggio aprite il finestrino o accendete l’aria condizionata per rinfrescare l’ambiente. Inoltre la sonnolenza è associata alla mancanza di luce durante i viaggi notturni, perciò potete a tenere accesa l’illuminazione dentro dell’abitacolo.

Consigli e soluzioni per non avere colpi di sonno alla guida

Come evitare i colpi di sonno che potrebbe farvi perdere il controllo del veicolo? Vi forniamo alcuni consigli pratici per una guida sicura durante un lungo viaggio in auto, per garantire l’incolumità vostra e dei passeggeri, e prevenire i fattori di rischio.

Dormire a sufficienza: prima di intraprendere un viaggio in automobile o in motocicletta è molto importante essere ben riposati e avere dormito a sufficienza. Meglio rimandare la partenza dopo una notte di sonno insufficiente. Inoltre sarebbe opportuno fare un sonnellino ogni quattro ore, non più lungo di 20 o 30 minuti.

Evitare gli orari inappropriati e la guida notturna: adeguate l’orario della partenza al vostro ritmo biologico per restare reattivi durante la veglia. Gli orari più problematici sono solitamente tra le 2 e le 5 di primo mattino e tra le 13 e le 15 del pomeriggio.

Fate pause regolari, scendete dall’auto e prendetevi un po’ di tempo per una breve passeggiata all’aria fresca in un’area di sosta.

Alimentazione: non partite affamati o con lo stomaco troppo pieno, entrambe le situazioni compromettono la vostra efficienza. Durante la guida fate solo spuntini leggeri. Evitate i dolci che vi danno una sferzata di energia nell’immediato, ma subito dopo possono provocare sonnolenza, dovuta alla loro digestione.

Bevande: tenete a bordo bevande in quantità sufficiente, non solo per lunghi tragitti in auto. Bevete molta acqua oppure succhi o bibite non zuccherati. Evitate rigorosamente bevande alcoliche.

Diversivi: un audiolibro interessante può tenervi svegli durante un’attività monotona come un lungo viaggio in auto, e quando viaggiate assieme ad altre persone alternatevi alla guida.

Farmaci: l’abuso di farmaci e gli effetti collaterali di alcuni di essi possono comprendere sonnolenza alla guida e una diminuzione della soglia dell’attenzione, fino ad arrivare a un possibile colpo di sonno. Perciò se avete dubbi sugli effetti di un farmaco o se soffrite di disturbi del sonno, contattate il vostro medico o farmacista.

Anche la musica ad alto volume, contrariamente a quanto pensano in molti, non aiuta ad allontanare la stanchezza e viaggiare in sicurezza.

I sistemi di assistenza al conducente possono essere molto utili in caso di stanchezza improvvisa, per mantenere una traiettoria costante in carreggiata, anticipare un ostacolo prevedibile o effettuare un arresto tempestivo quando necessario. Se disponete nella vostra vettura dei sensori per l’assistente al volante e il controllo della corsia, sarete allertati se eseguite manovre brusche o sbandamenti. Se i sistemi si attivano perché state cercando di contrastare la stanchezza, dovreste fare assolutamente una pausa.

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Come si legge la patente

Da alcuni anni è scomparso il vecchio formato cartaceo della patente di guida a sei facciate, sostituito dal tesserino plastificato in dimensioni ridotte. Vediamo cosa contiene e come leggerlo.

Tutti gli Stati membri dell’Unione Europea si sono dovuti attenere, in tema di patenti di guida, alle nuove disposizioni. Saper leggere la patente è un‘operazione importante che spesso sottovalutiamo; vi sono diversi elementi che ci consentono di sapere quando e da chi è stata rilasciata, la sua scadenza per rinnovarla in tempo, alcuni codici speciali e tanto altro. Tutte informazioni semplici da trovare perché indicate da appositi numeri. Vediamo cosa contiene la patente e come leggerla correttamente.

La classificazione dei dati nel nuovo formato della patente di guida europea

La card contiene una serie di voci numeriche che indicano informazioni di base indispensabili

I codici indicano le limitazioni e restrizioni associate al nome del conducente


Come si legge la patente di guida

Dal 2013, con l’entrata in vigore della terza direttiva EU è stata introdotta la patente di guida europea, è stato definitivamente abbandonato  il vecchio formato cartaceo. Ci si è adeguati al modello europeo e la patente di guida ha preso le forme di una tesserina rigida plastificata, con l’immagine in formato fototessera in bianco e nero, grande una carta di credito (formato card), stampato con tecnologia laser per rendere difficile ogni tipo di falsificazione. La rigidità del documento lo rende meno suscettibile al logorio nel corso dei dieci anni successivi alla sua emissione.

Nella licenza di guida sono indicati numerosi elementi per sapere quando e da chi è stata rilasciata, la scadenza per rinnovarla e altre informazioni indispensabili per guidare. Un nuovo formato più sicuro che allontana il rischio della frode. Vediamo come individuare gli elementi chiave del nostro permesso di guida, a cominciare dal numero della patente.

La legenda della patente di guida

Le patenti che consentono la circolazione in strada con il vostro veicolo o motoveicolo, di varie potenze e cilindrate, con diverse tonnellate di peso adibiti al trasporto di merci e passeggeri, hanno tutte lo stesso aspetto e in entrambe i lati, frontale e posteriore, sono stampate delle sigle e numerazioni associate a tutti i dati. La documentazione necessaria per ottenere la patente, e le informazioni in esse contenute, è la stessa per chiunque, compresi i neopatentati.

1 Cognome del titolare

2 Nome del titolare

3 Data e luogo di nascita del titolare

4a. Data del rilascio

4b. Data di scadenza

4c. Sigla dell’ufficio di rilascio del documento, cui segue il codice dell’Ufficio competente, Questura o Motorizzazione)

5 Numero della patente che solitamente si usa per compilare i moduli, ottenere macchine a noleggio o per conoscere il saldo dei punti ancora presente sulla propria licenza. Si tratta di una stringa alfanumerica che deve essere fornita in caso di incidente e di compilazione del CID.

Il dato 6 non è riportato sulla patente e corrisponde alla foto

7 Firma del titolare

8 Indica la residenza per le patenti in vigore prima della normativa europea (prima del 2013)

9 Categoria (patente A, patente B, patente C e altre categorie) che abilita l’automobilista a guidare uno o più tipi di veicoli

Le indicazioni sul retro della patente di guida

Sul retro è indicata una tabella contenente tutte le categorie di patenti, dalla AM, alla DE, per un totale di 15 sigle. Ci sono anche delle colonne numerate, da 9 a 13, che riportano la data del primo rilascio, ossia valida dal… (casellina numero 10), quella di scadenza, ossia valida fino al… (casellina numero 11), oltre ad alcune indicazioni supplementari in forma codificata come le modifiche del veicolo e particolari condizioni del conducente (casellina numero 12). Se ad esempio si ha l’obbligo di indossare gli occhiali o apparecchi acustici, se si hanno protesi o se si può condurre il veicolo solo durante le ore di luce, ognuno di questi casi è contrassegnato da uno specifico codice. È la Commissione medica locale, in sede di accertamento sanitario per il rilascio e la conferma di validità della patente che può imporre un eventuale codice unionale armonizzato.
Lo spazio numero 13, in alto a sinistra, è riservato all’eventuale iscrizione da parte dello Stato membro ospitante, delle indicazioni indispensabili alla gestione della patente (solo per le patenti emesse a partire dal Gennaio 2013). I due riquadri in alto a sinistra erano utilizzati prima della patente europea per apporre eventuali contrassegni adesivi con i cambiamenti di residenza e i rinnovi.

Non c’è la colonna numero 8 che nella vecchia versione della patente era riservato all’indirizzo di residenza del titolare; si è infatti preferito tralasciare questo campo per evitare l’insorgere di problemi per la compresenza in Italia, per alcuni anni, del vecchio e del nuovo modello europeo di patente; il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha recepito la normativa che abolisce il talloncino adesivo da applicare in caso di rinnovo o di cambio residenza, perciò quando si deve rinnovare la licenza di circolazione di guida, viene rilasciata nel nuovo formato tessera, con i dati aggiornati, ma priva della residenza, per contrastare i tentativi di falsificazioni.

Tutte le eventuali restrizioni sono indicate nella card da esibire durante un controllo della polizia.

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Cosa succede in caso di omissione di soccorso stradale?

Non prestare aiuto in caso di incidente è un reato, anche nel caso in cui il comportamento omissivo non generi conseguenze gravi. Bisogna sempre fermarsi e accertarsi delle condizioni delle persone coinvolte, prestando soccorso. Vediamo cose prevedono le norme.

Nel sistema giuridico italiano l’omissione di soccorso è un reato contro la persona e in quanto tale sanzionato e punito. Un comportamento grave, soprattutto quando è necessario accertarsi dell’integrità fisica delle persone coinvolte, o infortunati privi di sensi in stato di bisogno. Si tratta di circostanze disciplinate nell’ordinamento giuridico dal Codice Penale e dal Codice della Strada la cui inosservanza comporta pene severe. Vediamo cosa prevede la normativa per offrire garanzie dirette per assicurare assistenza e protezione in caso di incidenti.

Non offrire solidarietà e non prestare assistenza durante eventi lesivi alle persone coinvolte

Il Codice Penale prevede sanzioni severe per i responsabili di comportamenti omissivi

Un comportamento disciplinato dal Codice della Strada e dal Codice Penale con alcune precisazioni


Cosa si intende per omissione di soccorso stradale

Per omissione di soccorso stradale si intende non adempiere all’obbligo fondamentale a carico dell’utente della strada – l’autista di un veicolo, a motore e non, e anche i pedoni – di fermarsi e prestare l’assistenza a coloro che abbiano subito danno in seguito a un incidente. Assistenza che va prestata  a tutti gli utenti della strada coinvolti.

Secondo l’articolo 593 del Codice Penale chiunque può essere accusato di omissione di soccorso stradale se di fronte a feriti, o a una macchina danneggiata in uno scontro, ignora  deliberatamente l’accaduto.

In tutti i casi, a prescindere da un effettivo urto diretto tra i mezzi, permane la responsabilità in capo al conducente del veicolo coinvolto, che deve fermarsi obbligatoriamente. Non basta una breve sosta momentanea, è necessario trattenersi fino a quando le forze dell’ordine intervenute non consentono l’allontanamento, avendo accertato tutte le circostanze e le eventuali violazioni.

L’obbligo di fermarsi  impone di restare sul luogo del sinistro non solo per prestare soccorso alla vittima, ma anche per mettersi a disposizione degli organi di Polizia giudiziaria o Carabinieri per i rilevamenti e l’identificazione. Non è sufficiente l’eventuale intervento di terzi, e la procedura non consente di allontanarsi delegando sul posto una persona di fiducia. Non è nemmeno permesso andarsene, lasciando alla vittima del sinistro i dati come, ad esempio, il numero di targa del veicolo.

La Corte di Cassazione con una sentenza del 2019 ha precisato alcuni aspetti importanti che disciplinano il reato: in caso di incidenti con feriti ha stabilito che non ci sia solo l’obbligo di fermarsi per fornire i dati della propria assicurazione, ma anche quello di prestare soccorso. In caso contrario, scatta un secondo reato, quello appunto di omissione di soccorso per essersene andati dal luogo dell’incidente, con la consapevolezza della presenza di feriti, a prescindere dall’entità delle lesioni.

Questo significa che fermarsi dopo un incidente è sempre doveroso, ma in caso di violazione dell’obbligo scatta il duplice reato (fuga e omissione di soccorso) solo se ci sono feriti. Perciò allontanarsi dal luogo dell’incidente non basta per essere responsabili del reato di omissione di soccorso, è necessario che l’allontanamento avvenga nella consapevolezza di aver verosimilmente cagionato lesioni alle persone coinvolte. La consapevolezza di aver cagionato lesioni ad altre persone coinvolte, può essere causa di responsabilità penale.

Cosa succede in caso di omissione di soccorso stradale

L’omissione di soccorso in genere è un reato penale. Nel caso si parli di una persona ferita o in pericolo di vita il codice implica un’aggravante molto seria per chi non interviene. Chi ignora l’emergenza rischia come minimo l’accusa di lesioni; chi passa oltre una persona in grave pericolo di vita che potrebbe sopravvivere con la dovuta assistenza, rischia l’accusa di omicidio.

È prevista la reclusione da 3 mesi a 3 anni con sanzione accessoria del ritiro della patente da 1 a 3 anni, per chi non si ferma in caso di incidente con danno alle persone. Il tribunale inoltre può imporre la reclusione da 6 mesi a 3 anni e la sospensione della patente da 1 anno e 6 mesi a 5 anni per chi non rispetta l’obbligo di assistere una persona ferita. Quando nell’incidente siano configurabili l’omicidio colposo o le lesioni personali colpose, il guidatore che si ferma, che presta tutto l’aiuto che può e che si mette subito a disposizione dell’autorità giudiziaria, non può essere arrestato in flagranza.

La condotta di chi non si ferma dopo un incidente senza feriti è punita, invece, con una sanzione amministrativa pecuniaria da 296 a 1.184 euro. Se il danno procurato all’altro veicolo è grave, può operare anche l’obbligo di sottoporre a revisione l’auto e la sospensione della patente da 15 giorni a 2 mesi.

Che reato è l’omissione di soccorso

Nel diritto positivo italiano l’ipotesi generale della omissione di assistenza e solidarietà è prevista all’articolo 593 del Codice Penale.

Il legislatore ha stabilito che si configura il reato di omissione di soccorso in due eventualità ben precise: la prima circostanza è quella prevista dal comma 1, in cui a seguito del ritrovamento di un bambino minore di 10 anni o di una persona incapace di provvedere a sé non si avvisino le autorità competenti (comma 1). La seconda eventualità in cui si configura il reato nel Codice Penale al comma 2, si verifica quando non venga prestata assistenza, o non si avvisino le autorità davanti a un corpo esanime, come ad esempio, l’incidente stradale.

Nel Codice della Strada invece all’art. 189 disciplina la condotta che gli automobilisti devono tenere in caso di incidente. La norma come primo obbligo impone di fermarsi, prestare assistenza e porre in atto misure adatte a salvaguardare la sicurezza della circolazione stradale, e fornire eventuali prove che aiutino a ricostruire i fatti. Si tratta dell’obbligo giuridico di attivarsi durante un sinistro di qualsiasi tipo, compresi i tamponamenti, anche per proteggere altri utenti coinvolti dal pericolo derivante da un ritardato soccorso. Per il reato previsto dal Codice della Strada (inottemperanza all’obbligo di fermarsi in caso di incidente stradale) è competente il Giudice di pace.

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Quando scade una multa?

Prescrizioni, tempistiche, modalità di pagamento ed eventuali ricorsi: tutto quello che c’è da sapere quando viene notificata una contravvenzione.

Pagare multe non piace a nessuno, tuttavia per considerare una contravvenzione valida è necessario che le autorità preposte rispettino i vincoli di notifica e contestazione dell’infrazione. Anche la multa ha una data di scadenza, oltre la quale non deve essere più onorata. I termini che l’amministrazione deve rispettare sono più di uno e il loro mancato adempimento potrebbe determinare l’illegittimità della pretesa di pagamento da parte del Comune, della Polizia stradale o di qualsiasi altro ente accertatore o titolare del credito.
Vediamo quando scatta la prescrizione delle multe, come presentare ricorso, quali sono i termini di scadenza della notifica.

Dopo 5 anni dal giorno in cui è stata commessa la violazione

La multa va notificata al trasgressore entro 90 giorni dalla data dell’accertamento

Dopo 60 mesi scatta la decadenza, ma fate attenzione ai solleciti di pagamento

Dopo la prescrizione la multa perde validità. Ma si può ricorrere anche al Prefetto e Giudici di pace


Quando scade una multa

Le multe sono sanzioni amministrative pecuniarie, e in Italia vanno notificate al trasgressore entro 90 giorni dalla data dell’accertamento. Il diritto a riscuotere le somme dovute per le violazioni contestate, è limitato dalla data di scadenza e si prescrive nel termine di 5 anni dal giorno in cui è stata commessa la violazione.

Quando si riceve una multa per aver commesso un’infrazione al Codice della Strada vi sono alcune opzioni possibili: pagare nei termini indicati la somma indicata nel verbale, anche per evitare che l’importo cresca progressivamente, maturando gli interessi; in tal caso si può scegliere di recarsi al comando della Polizia Municipale, in un ufficio postale, in banca, oppure eseguire l’operazione online.

La seconda possibilità è di proporre ricorso e fare valere le proprie ragioni se si ritiene di aver ingiustamente ricevuto la sanzione.

La terza via possibile è di verificare i temi di prescrizione nel caso non siate nelle condizioni di pagare l’importo richiesto: ci sono infatti scadenze precise oltre le quali non sussiste più la pretesa di pagamento della sanzione, richiedendo la somma contestata per l’infrazione stradale.

Dopo quanto tempo arriva una multa

Qualora la violazione non possa essere immediatamente contestata, al trasgressore deve essere notificato il verbale con gli estremi dettagliati della violazione e con l’indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione sul posto: ad esempio l’impossibilità a raggiungere un veicolo che passa ad eccessiva velocità col semaforo rosso, un sorpasso vietato, un rilevamento dell’autovelox, oppure l’ingresso dell’automobile in zone a traffico limitato o aree pedonali, senza permesso.

Inoltre la contestazione non può essere immediatamente notificata al conducente quando l’accertamento della violazione avviene per mezzo di appositi apparecchi di rilevamento, direttamente gestiti dagli organi di Polizia Stradale.

Secondo l’art. 201 del Codice della Strada la multa va notificata al trasgressore entro 90 giorni dalla data dell’accertamento dell’illecito; la data si deduce dal timbro postale sulla busta verde al momento della spedizione della multa al recapito della persona sanzionata; quella della violazione invece è sul verbale.  Qualora il trasgressore abbia la residenza all’estero, i tempi necessari si allungano fino a 360 giorni. Solo un giustificato motivo, dettato dalla difficoltà di individuazione dell’automobilista, potrebbe far slittare questi termini: in tal caso i 90 giorni non decorrono più dal momento dell’infrazione, ma da quando avviene l’accertamento del proprietario dell’auto (si pensi a una persona con residenza estera o con auto in leasing, ad esempio).

Il semplice fatto che la multa venga rilevata con un dispositivo di controllo automatico (ad esempio autovelox, photored, tutor, ecc.) e poi controllata e verbalizzata presso l’ufficio dell’amministrazione non fa slittare il termine di 90 giorni che continua, quindi, a decorrere dalla data dell’illecito.

È bene precisare che per considerare rispettato questo temine, è necessario che entro il 90esimo giorno l’amministrazione porti la busta all’ufficio postale. Fa fede il timbro di accettazione con cui la posta attesta che l’atto le è stato consegnato per il recapito. Per il conteggio dei 90 giorni se l’ultimo quest’ultimo è festivo, si va al giorno feriale successivo.

Multe non pagate: quando vanno in prescrizione

La prescrizione delle multe scatta a partire da 5 anni dopo la data in cui è stata commessa l’infrazione, come previsto dall’art. 209 del Codice della Strada. Perciò è importante controllare la multa di riferimento del provvedimento di riscossione, verificando che non siano trascorsi più di questo numero di anni.

Il discorso è diverso in presenza di notifiche, infatti ogni sollecito di pagamento comporta l’annullamento di questo termine, facendo scattare un nuovo conteggio. Ad esempio, se dopo 3 anni si riceve una notifica di verbale, non bisogna più contare i 5 anni per la prescrizione a partire dalla data della violazione, ma da quella dell’ultimo sollecito ricevuto.

Quando una multa non è valida e non bisogna pagarla

Nel caso di violazione, se entro 5 anni (60 mesi) non arriva nessun avviso o sollecito, non si è più obbligati a pagare la sanzione in base a quanto previsto dalle normative. Lo stesso vale per le cartelle esattoriali, alle quali si applicano i medesimi termini.

In base alle norme di legge gli agenti di riscossione non possono svolgere funzioni di recupero crediti e attività finanziarie, perciò lo Stato affidava questo servizio a società esterne come Equitalia. Recentemente i suoi compiti sono passati in mano all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, la quale si occupa della riscossione delle multe e delle cartelle esattoriali. Secondo le disposizioni normative, come previsto dall’articolo 1 della Finanziaria 2008, le sanzioni scattano a partire da 90 giorni dopo la ricezione della cartella di pagamento.

Ricevuta la contestazione immediata, o la notifica differita, di un atto di accertamento di violazione al Codice della Strada, l’interessato ha a disposizione due alternative per l’impugnazione: presentare ricorso al Prefetto oppure al Giudice di Pace. In entrambi i casi la procedura non richiede l’intervento di un avvocato e affinché il ricorso sia possibile è necessario che la contravvenzione non sia stata pagata.

Presso il Prefetto si può fare ricorso gratuito e va presentato entro 60 giorni dalla data delle infrazioni o dal giorno della notifica. La richiesta si presenta in carta semplice e va inviata mediante raccomandata con avviso di ricevimento. Il giudizio comporta la sospensione della multa fino alla decisione che deve arrivare entro 180 giorni. In caso di silenzio, il ricorso si considera accolto (regola del “silenzio assenso”). In caso di rigetto, si può fare ricorso contro l’ordinanza-ingiunzione entro 30 giorni al Giudice di pace, per una nuova interpretazione dei fatti.

In alternativa al ricorso presso il Prefetto, l’automobilista può rivolgersi al Giudice di pace e presentare la richiesta entro 30 giorni dall’accertamento o dalla notifica del verbale. In questo caso il ricorso ha dei costi, che rimangono comunque piuttosto contenuti e al momento sono pari a 43 euro nel caso in cui la multa abbia un importo inferiore a 1.100 euro.

Oltre alla dichiarazione che illustra i motivi del ricorso, bisogna allegare anche la copia dei documenti di riconoscimento, del verbale, dei documenti necessari alla decisione e della ricevuta dell’imposta di 43 euro. Il Giudice di Pace ha il potere di confermare la sanzione, stabilirne la nullità o modificarla, ma anche in questo caso la sua decisione non è definitiva.

In caso di rigetto il richiedente ha il diritto di impugnare l’ordinanza del Giudice davanti al Tribunale entro 30 giorni della notifica, nella speranza di ottenere un’ultima sentenza favorevole. Se la cartella non viene impugnata entro 30 giorni diventa definitiva.

L’Agente della riscossione può iscrivere un fermo auto, entro al massimo 5 anni dall’ultima richiesta di pagamento. Il fermo auto deve essere proceduto da un preavviso nei 30 giorni, altrimenti è nullo. Se arriva un preavviso di fermo auto senza che mai sia stata notificata la cartella di pagamento, il fermo è illegittimo. Se la cartella di pagamento non viene onorata, in aggiunta o in sostituzione al fermo auto, l’agente della riscossione può procedere al pignoramento. Il pignoramento è illegittimo se effettuato dopo 1 anno dalla cartella di pagamento: è necessaria infatti la notifica di una nuova intimazione di pagamento.

Infine la multa può essere considerata illegittima se presenta dei vizi macroscopici sugli elementi essenziali e può, a seguito di ricorso, essere annullata.

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Tassa sui conti correnti: imposta di bollo in scadenza a fine giugno

tassa conti correnti

Non si tratta di una nuova tassa, anzi, ma molti cittadini avevano ipotizzato che anche per la tassa sui conti correnti potesse esserci uno slittamento. L’imposta di bollo ammonta a 34,20 euro l’anno per le persone fisiche e 100 euro per le società. La somma non dovrà essere versata dai contribuenti ma sarà prelevata direttamente dai conti correnti e anche dai libretti di risparmio bancari e postali, che non sono esclusi da questo prelievo.

Tassa sui conti correnti: prelievo il 30 giugno

L’imposta di bollo, per i soggetti che hanno optato per la rendicontazione bancaria trimestrale (cioè più del 90% dei risparmiatori) viene prelevata ogni tre mesi direttamente da conti correnti e libretti di risparmio bancari e postali per un importo pari a:

  • 8,55 euro a trimestre per le persone fisiche;
  • 25 euro a trimestre per i soggetti diversi dalle persone fisiche, come società o associazioni.

L’importo annuo è dunque pari a 34,20 euro per le persone fisiche e 100 euro per le società.

Si tratta dunque di una tassa patrimoniale obbligatoria che non dipende dalle giacenze o dai saldi presenti su conti o libretti. È una tassa fissa che riguarda nella stessa misura tutti i conti e libretti per il solo fatto di essere stati aperti.

L’imposta di bollo sui conti correnti non va versata ma viene prelevata direttamente dai conti e libretti dal momento che istituti di credito e Poste fungono da sostituti d’imposta.

L’imposta viene applicata al momento dell’emissione dell’estratto conto mensile o trimestrale, dunque il 30 giugno riguarderà tutti i correntisti obbligati che si vedranno decurtare la tassa dai loro rapporti finanziari.

La tassa sui conti correnti riguarda ciascun conto e libretto e non il singolo correntista, dunque va pagata per ciascun conto e/o libretto posseduto.

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Chi è escluso dalla tassa sui conti correnti?

Ci sono dei casi che permettono di essere esonerato dal pagamento dell’imposta di bollo sui conti correnti, nel dettaglio:

così come i conti correnti Paypal che non rientrano nella categoria “conti correnti bancari” e i correntisti con Isee inferiore a 7.500 euro.

  • conti e libretti con un limite di giacenza media inferiore ai 5.000 euro;
  • carte prepagate, anche se dotate di IBAN;
  • conti correnti Paypal che non rientrano nella categoria “conti correnti bancari”;
  • correntisti con ISEE inferiore a 7.500 euro.

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Rinnovo patente scaduta: costo, documenti e scadenze

rinnovo patente scaduta

Quando fare il rinnovo patente? Sono le scadenze, i documenti necessari e i costi? Vediamo insieme tutto quello che devi sapere quando devi affrontare questo adempimento burocratico.

Rinnovo Patente Scaduta

Per sapere quando scade la patente di guida basta controllare la parte frontale della tessera, al punto “4a” è riportata la data di rilascio e al punto “4b” quella di scadenza. Per fortuna, il rinnovo della patente è un’operazione che dobbiamo compiere ad intervalli di tempo piuttosto lunghi e dipende dall’età e categoria della patente.

Rinnovo patente A:

  • ogni 10 anni fino ai 50 anni di età;
  • ogni 5 anni per età compresa tra 50 e 70 anni;
  • ogni 3 anni per età compresa tra 70 e 80 anni;
  • ogni 2 anni oltre gli 80 anni.

Rinnovo patente B:

  • ogni 10 anni fino ai 50 anni di età;
  • ogni 5 anni per età compresa tra 50 e 70 anni;
  • ogni 3 anni per età compresa tra 70 e 80 anni;
  • ogni 2 anni oltre gli 80 anni.

Rinnovo patente C:

  • rinnovo ogni 5 anni fino ai 65 anni di età;
  • rinnovo ogni 2 anni dopo i 65 anni.

Rinnovo patente D:

  • ogni 5 anni fino ai 60 anni di età;
  • ogni anno dopo i 60 anni.

La patente E vale come la patente a cui è associata (BE, CE, etc.).

Regola del compleanno

Per il rinnovo della patente vale la “regola del compleanno”: la scadenza coincide con il compleanno dell’automobilista, proprio come avviene con la carta d’identità. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha chiarito che bisogna rinnovare la patente rispettando la scadenza segnata sul documento e che la “regola del compleanno” si applica a partire dal rinnovo successivo.

Facciamo un esempio: la mia patente scade il 15 luglio 2020, il mio compleanno invece è il 15 settembre. Questo significa che dovrò presentarmi per il rinnovo entro il 15 luglio, come indicato sulla patente, e sul nuovo documento la scadenza sarà il 15 settembre 2030, la data di compleanno immediatamente successiva al compimento dei 10 anni dall’ultimo rinnovo.

Come si rinnova la patente di guida?

È possibile rinnovare la patente prima della scadenza, a partire dal quarto mese precedente. Ad esempio, se la tua patente scade a settembre, puoi rinnovarla già in maggio.

Per rinnovare la patente è necessario fare una visita medica, le possibilità sono molteplici, dal medico della ASL a quello dei Vigili del Fuoco, dal medico delle Ferrovie all’ispettore medico del ministero del Lavoro, più avanti entreremo nel dettaglio. Inoltre, bisogna essere in possesso di alcuni documenti utili al rinnovo:

  • documento d’identità valido;
  • patente in scadenza o scaduta;
  • codice fiscale;
  • per i soggetti affetti da limitazioni visive correggibili con lenti: occhiali e/o lenti a contatto;
  • ricevuta del pagamento dei diritti sanitari;
  • attestazione del versamento di 10,20 euro su conto corrente intestato al ministero dei Trasporti (il c/c 9001 è disponibile precompilato presso gli uffici postali);
  • attestazione del versamento di 16,00 euro (la vecchia marca da bollo) sul c/c 4028, anche in questo caso il bollettino precompilato è reperibile direttamente alle Poste;
  • una foto formato tessera recente.

Il medico, dopo aver accertato il possesso di tutti i requisiti psicofisici per una guida sicura, compilerà un modulo online, completo di firma e foto aggiornata del conducente, che verrà spedito alla motorizzazione civile.

Il dottore rilascerà al titolare, una ricevuta completa di tutti gli estremi anagrafici e le informazioni del conducente, nella quale verrà riportata anche la nuova data di scadenza della licenza di guida. La ricevuta rimpiazzerà, in via provvisoria, la patente di guida nell’attesa che quest’ultima venga recapitata direttamente a casa del titolare. Il documento provvisorio ha una durata di 60 giorni, ma la nuova patente arriva nel giro di pochissimi giorni. Ricordiamo nuovamente che il titolare riceverà una patente nuova in formato tessera e dovrà versare 6,86 euro per il ritiro della posta assicurata.

Qual è il costo della visita medica per il rinnovo patente?

Dicevamo che è possibile eseguire la visita per rinnovare la patente in diversi modi che si differenziano per tempi e costi.

ASL

Si può fare la visita medica per il rinnovo della patente rivolgendosi al più vicino ambulatorio della ASL previo appuntamento e se l’esito sarà positivo verrà rilasciato un documento sostitutivo che attesta il rinnovo in attesa del documento del Ministero dei Trasporti che viene inviato direttamente a casa. I costi sono quelli relativi alla documentazione elencata nel precedente paragrafo, quindi 26,20 euro, a cui è necessario aggiungere il pagamento dei diritti sanitari (tra i 20 e i 50 euro a seconda della struttura sanitaria, ad esempio a Torino l’importo è pari a 32 euro per il rinnovo delle patente B).

ACI e scuola guida

Si tratta di due alternative molto convenienti in termini di tempo (gli appuntamenti vengono fissati velocemente e in molti casi è sufficiente presentarsi in giornate ed orari prestabiliti), ma possono essere più care di altre alternative se il nostro obiettivo è risparmiare denaro. Ai costi elencati in caso di visita presso l’ambulatorio ASL vanno infatti aggiunte le spese per il servizio ottenuto e la cifra può anche raddoppiare. Purtroppo parliamo di cifre variabili e possiamo dirvi che in alcuni casi il costo totale si attesta tra gli 80 e i 130 euro.

Ferrovie

Il rinnovo presso le Ferrovie è sicuramente il metodo più veloce ed economico insieme, se si vive in una grande città. Bisogna informarsi sull’ubicazione dell’Unità Sanitaria Territoriale e sugli orari delle visite. Il costo della visita è pari a 45 euro per patenti A e B (quindi è opportuno confrontarlo con quello della propria ASL di appartenenza) che, sommati alla marca da bollo e al versamento al Ministero dei Trasporti, comportano una spesa totale di circa 60 euro. Non è necessario prenotare, bisogna attendere con pazienza il proprio turno, ma si torna a casa con il rinnovo in tasca.

Studi medici

La visita per il rinnovo della patente può essere effettuata anche presso gli studi medici in cui siano presenti medici autorizzati dalla motorizzazione. I medici in questione possiedono un numero identificativo univoco, rilasciato appunto dalla motorizzazione, che verrà indicato nelle certificazioni mediche trasmesse al Ministero. Come nel caso precedente, la procedura risulta veloce ed economica. Per conoscere i nominativi dei medici certificatori più vicini è sufficiente rivolgersi all’ufficio provinciale della motorizzazione, è possibile che l’elenco sia direttamente disponibile online.

Rinnovo patente online

Pur dovendo comunque fare la visita medica di persona, per ovvi motivi, sono sempre più diffusi i servizi di prenotazione e pagamento online della stessa, con un costo totale di rinnovo di 80 euro circa.

In questo caso puoi ottenere un risparmio sia economico che in termini di tempo, anche perché sempre online puoi confrontare le diverse tariffe dei servizi e consultare il parere di chi ne ha fruito prima di te.

Si può rinnovare la patente dopo la scadenza?

Non guidi spesso e la tua patente è scaduta e ti sei dimenticato di rinnovarla? Niente paura, hai un po’ di tempo per farlo.

La patente scaduta, infatti può essere rinnovata entro 3 anni dalla data di scadenza della stessa. Ad esempio se la tua patente è scaduta il 30 settembre 2017, potrai rinnovarla entro il 30 settembre 2020 ma ricordati che non potrai comunque guidare fino al rinnovo, pena le sanzioni illustrate nei paragrafi successivi.

Circolare con la patente scaduta: ritiro e multa

Una volta scaduta la patente, mettersi alla guida può comportare due rischi: il ritiro della patente e una multa da 160 euro a 644 euro, in base a quanto disposto dall’articolo 126 del Codice della Strada.

È fondamentale ricordare, soprattutto per chi trascorre lunghi periodi senza guidare, che chi non rinnova la patente entro 3 anni dalla scadenza rischia sostenere nuovamente gli esami teorico e pratico.

Si può rinnovare la patente per azzeramento dei punti?

Se il guidatore compie una serie di infrazioni che lo portano ad esaurire tutti i punti della patente allora deve procedere al rinnovo. Nel caso specifico non è un semplice rinnovo, ma una revisione della patente, ovvero la persona coinvolta dovrà rifare gli esami di idoneità tecnica oltre a seguire tutto l’iter necessario al rinnovo.

Rinnovo patente e coronavirus

A causa dell’emergenza epidemiologica in corso da gennaio 2020, il Governo tramite un decreto ha prolungato la scadenza dei documenti.

Per questo motivo tutte le patenti scadute dopo il 31 gennaio 2020 possono essere rinnovate entro il 31 agosto 2020 e nel periodo che intercorre tra le due scadenze, chiunque verrà fermato in possesso di patente scaduta non incorrerà in sanzioni.

Rinnovo patente: casi particolari

Vediamo alcuni casi di rinnovo che richiedono dei documenti in più:

Rinnovo patente invalidi e disabili

Il percorso di persone invalide e disabili per il rinnovo patente richiede una visita presso una Commissione Medica Locale istituita appositamente, al fine di rilasciare un certificato di idoneità alla guida, la cosiddetta patente speciale, per la guida di veicoli che siano modificati ed adattati alle problematiche anatomiche, funzionali o sensoriali del soggetto che richiede il rinnovo. Rinnovo che va fatto ogni 5 anni o ad intervalli inferiori se il caso specifico dell’interessato lo richiede.

Rinnovo patente epilessia

Chi soffre di epilessia in fase di rinnovo patente deve presentare un documento di idoneità compilato e sottoscritto da un neurologo di una struttura pubblica. Tutta la documentazione va presentata alla Commissione Medica competente e per ottenere il rinnovo occorre un periodo libero da crisi di almeno un anno.

Rinnovo patente diabetici

Le persone diabetiche, oltre alla documentazione già citata, devono ottenere un certificato di idoneità alla guida rilasciata a seguito di visita diabetologica.

Rinnovo patente invalidità non dichiarata

Se al rinnovo patente hai delle patologie o invalidità e non le dichiari, rischi le sanzioni previste per falsa certificazione (ricorda che in questi casi ci sono risvolti anche penali). E ovviamente potrebbero sorgere notevoli problemi in caso di incidenti stradali.

Rinnovo patente: domande frequenti

Come richiedere la patente se l’ho rinnovata ma la nuova tessera non è ancora arrivata?

Nel caso in cui entro 15 giorni dalla visita medica non dovessi ricevere la nuova patente, puoi contattare:

  • il numero verde 800979416 di Poste Italiane, con risponditore automatico attivo 24 ore su 24 che fornisce informazioni circa la spedizione;
  • il numero verde 800232323 del Ministero dei Trasporti, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 14.00 e dalle 14.30 alle 17.30, con un operatore, per ottenere il numero dell’assicurata con la quale è stata spedita la patente.

Nel caso in cui non sia stato possibile consegnare la patente, questa viene restituita al Ministero e annullata. Dovrai quindi contattare il numero verde 800232323 e chiedere la creazione e l’invio di una nuova patente.

Come rinnovare la patente se è scaduta da oltre 3 anni?

Il tema circa il rinnovo oltre i tre anni e la necessità di revisione della patente è stato affrontato direttamente dal Ministero dei Trasporti, con la circolare n. 705/2009 che chiarisce che passati i tre anni dalla scadenza sarà la Motorizzazione Civile a valutare caso per caso la necessità di procedere con la revisione della patente o meno. Molto dipende anche dagli eventuali chiarimenti portati dall’interessato al rinnovo tardivo della patente. Quindi non fasciarti la testa prima del tempo e chiedi informazioni alla motorizzazione di competenza.

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Come possono ricevere la mia patente rinnovata se il postino che deve consegnarla non mi trova in casa?

Poste Italiane ha creato un’intera pagina sul suo sito per chiarire la questione mancata consegna della patente.

Ecco i punti salienti:

  • Assenza del destinatario al primo tentativo di consegna della patente. Il postino lascia un avviso e si potrà concordare telefonicamente una nuova data di consegna, entro 10 giorni dalla telefonata.
  • Assenza del destinatario alla data dell’appuntamento concordato per la consegna della patente. Il postino lascia un avviso che comunica che verrà effettuato un ulteriore tentativo tra l’undicesimo e il trentesimo giorno dal primo tentativo.
  • Assenza del destinatario all’ultimo tentativo di recapito a domicilio della patente. Il postino lascia un avviso di giacenza che indica l’ufficio postale presso cui è possibile ritirare la patente, che sarà conservata in detto ufficio per 60 giorni a partire dalla data dell’avviso stesso.
  • Annullamento della patente. Trascorsi i 60 giorni di cui al punto precedente, la patente verrà riconsegnata al Ministero dei Trasporti che procederà ad annullamento e distruzione del documento.

Come rinnovare la patente dopo 80 anni

C’è una particolare categoria di automobilisti che è tenuta a presentarsi ogni due anni per il rinnovo della patente: gli ultraottantenni. Una schiera di automobilisti sempre più consistente, vista la crescita della speranza di vita nel nostro Paese.

Ma gli over 80 sono tenuti ad ulteriori e particolari adempimenti in sede di rinnovo della patente, oltre a dover intensificare la frequenza delle visite mediche?

Il Ministero dei Trasporti dice di no. Gli ultraottantenni devono effettuare, ogni due anni, l’accertamento dei requisiti psico fisici presso i consueti sanitari abilitati previsti dall’articolo 119 del Codice della strada, come, ad esempio, i medici delle sezioni di medicina legale delle ASL, gli ispettori medici delle Ferrovie dello Stato o i medici militari.

I dubbi di molti dipendono dal fatto che per un breve periodo la norma aveva inasprito la procedura di rinnovo per le persone molto anziane, obbligandole ad effettuare la visita medica presso una Commissione medica locale. Ma dal febbraio 2012 tale norma è stata abolita.

Come rinnovare la patente senza i tagliandi adesivi

La nuova normativa prevede l’eliminazione dei tagliandi adesivi poiché la vecchia patente viene sostituita da un nuovo documento dotato di maggiori standard di sicurezza e nuova foto del titolare. La patente nuova di zecca arriva mediante posta assicurata, direttamente a casa.

La procedura è identica a quella descritta nel paragrafo sotto “Modalità di rinnovo”, ma bisogna considerare tra i costi anche i 6,86 euro, da versare al ricevimento della nuova patente, per la posta assicurata. Per questa operazione si stima che ogni anno vengono così stampate ben sette milioni di tessere e la stampa delle patenti avviene a Roma, a livello centralizzato.

Come rinnovare la patente italiana all’estero

Se possiedi una patente italiana e ti stabilisci in uno Stato membro dell’Unione Europea, il rinnovo patente potrà essere concesso solo da un’autorità dello Stato in cui ha sede la nuova residenza (come gli uffici consolari). Lo ha stabilito il Ministero dei Trasporti con la circolare n.30/99 che riportiamo:

“Nel caso in cui il titolare di una patente di guida rilasciata in Italia si stabilisca in un altro Stato membro e qui il documento scada di validità, competente al rinnovo è esclusivamente l’autorità dello Stato della nuova residenza. Infatti, lo Stato che ha rilasciato la patente, in generale, non può essere competente ad applicare le sue regole nazionali all’estero, secondo il principio di territorialità.

L’art. 1, comma 3, della Direttiva n.91/439/CEE stabilisce che gli Stati membri possono imporre le loro regole nazionali concernenti il periodo di validità delle patenti solo ai titolari che sono effettivamente residenti nello Stato membro. Per i titolari di patente di guida italiana che trasferiscono la loro residenza in uno Stato membro non si applicano dunque le disposizioni precisate nella circolare n.107/97, recante; “Rinnovo di validità di patente di guida all’estero”

Le stesse condizioni valgono per i cittadini italiani che si trasferiscono in uno Stato extra UE regolarmente iscritti all’ A.I.R.E. Per maggiori informazioni sulle ambasciate e i consolati più vicini ti consigliamo di consultare la pagina “rete diplomatica” della Farnesina.

Come riavere la patente se mi hanno rubato tutti i documenti, inclusa la patente B?

Cito la Polizia di Stato:

“In caso di furto, smarrimento o distruzione della patente di guida o della carta di circolazione, va presentata denuncia entro le 48 ore presso un ufficio di polizia il quale rilascia un’attestazione provvisoria.
Per la patente di guida è necessario portare due fotografie e un documento di identità. Il costo per ottenere il duplicato del documento è di 15,86 euro. Sempre per la patente se entro 45 giorni dalla denuncia il duplicato del documento non è ancora pervenuto si possono chiedere informazioni al numero verde 800-232323 del ministero dei Trasporti.”

Come rinnovare la patente in una città diversa da quella in cui risiedo?

È possibile rinnovare la patente su tutto il territorio nazionale.

Come guidare all’estero se ho rinnovato la patente ma non ho ancora il documento definitivo

Non puoi, per guidare all’estero è necessario il documento definitivo.
Le regole per guidare all’estero variano però da paese a paese, in quanto a seconda di dove si è vengono richiesti documenti specifici. Per tutti è necessario in ogni caso possedere la patente della propria nazionalità in corso di validità.

Come rinnovare la patente se soffro di apnee notturne?

Chi soffre di apnee notturne potrebbe avere alcuni problemi con il rinnovo della patente, essendo considerato “soggetto pericoloso per la sicurezza stradale”. La normativa redatta dal Ministero dei Trasporti parla chiaro:

“La patente di guida non deve essere né rilasciata né rinnovata a candidati o conducenti affetti da disturbi del sonno causati da apnee ostruttive notturne che determinano una grave ed incoercibile sonnolenza diurna, con accentuata riduzione delle capacità dell’attenzione non adeguatamente controllate con le cure prescritte”

Oltre la normale visita medica, dovrai compilare un apposito questionario e sottoporti a un test specifico per ottenere il rilascio della patente. Questo servirà a stabilire se la tua presenza sulle strade possa costituire un pericolo per la circolazione.

Se cambio residenza devo fare il rinnovo patente?

La risposta è no. Non è necessario affrontare la procedura di rinnovo poiché è sufficiente compilare l’apposito modulo dedicato alla patente in fase di cambio di residenza presso l’anagrafe.

Sarà poi il Comune a comunicare il dato al Ministero dei trasporti che aggiornerà i suoi database. Non ti verrà più inviato, invece, il tagliando da applicare alla patente, che ormai è in formato elettronico.

Resta invece il tagliando con la nuova residenza, inviato entro 180 giorni dalla comunicazione del cambio, da applicare sulla carta di circolazione del tuo veicolo. Fino ad allora dovrai portare con te la ricevuta rilasciata dall’anagrafe comunale.

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Vitamina D: a cosa serve, alimenti e integratori

vitamina d

La vitamina D è fondamentale per la crescita sana di denti e ossa, il suo integratore più importante è il Sole.

A cosa serve la vitamina D?

Innanzitutto occorre dire che la vitamina D esiste in natura in due varianti:

  • D2, presente prevalentemente in frutta e verdura;
  • D3, creata dalla nostra pelle a seguito dell’esposizione ai raggi solari ed è presente negli alimenti di origine animale.

Le proprietà della vitamina D sono molteplici:

  • fondamentale per la crescita e il mantenimento in buona salute di ossa e denti;
  • stimola l’assorbimento di calcio e fosforo e ne favorisce l’assorbimento;
  • è utile per la cura di psoriasi e dermatite atopica;
  • contribuisce al buon funzionamento del sistema immunitario;
  • previene e rallenta lo sviluppo del cancro.

Quali sono i sintomi da carenza di vitamina D?

Visto le numerose attività svolte dalla vitamina D per il nostro organismo, la sua carenza prolungata può portare a notevoli problemi e a patologie anche gravi.

Nei bambini può portare a rachitismo, sviluppo ridotto e irregolare di ossa e cartilagini, scarso sviluppo osseo o malformazioni, dal momento che si tratta di una fase delicatissima della vita che determina la forma fisica dell’adulto che verrà.

Nelle donne adulte a partire dai 40 anni è possibile che la perdita di massa ossea porti all’osteoporosi, malattia che comporta maggiori rischi di fratture, deformazioni, debolezza dell’apparato muscolare e dolori. Stessa sorte può toccare agli uomini over 50.

Vitamina D e Sole

Come abbiamo visto la vitamina D3 viene prodotta dal corpo grazie al “contatto” della nostra pelle con i raggi del Sole.

Sole e vita all’aria aperta sono dunque i più potenti integratori naturali per soddisfarne il fabbisogno. Basti pensare che è stato calcolato che con soli 15 minuti di esposizione al Sole, senza filtri ai raggi UV sulla pelle, si ottiene la vitamina D3 necessaria per la giornata.

15 minuti sono praticamente una passeggiata di un chilometro circa, fattibile anche per bambini e anziani senza particolari problemi di deambulazione, o un passaggio veloce ai giardinetti una volta usciti da scuola. Davvero poca cosa rispetto ai benefici che abbiamo visto nei paragrafi precedenti.
E se pratichi sport, valuta sempre l’opportunità di farlo all’aria aperta tutte le volte che puoi perché i benefici saranno molto maggiori rispetto alle attività indoor.

Vitamina D: a cosa serve, alimenti e integratori Click To Tweet

Vitamina D e coronavirus

Nel momento in cui si scrive quelle dei benefici della vitamina D, rispetto al contagio e all’impatto sull’organismo del Covid-19, sono soltanto delle ipotesi. Per cui il condizionale è d’obbligo nelle affermazioni che seguiranno.

Uno studio della Northwestern University osserva che ci sarebbe una potenziale associazione fra livelli più alti di vitamina D e un ridotto tasso di letalità di Covid-19. In sostanza un soggetto che presenti nel proprio organismo un quantitativo di vitamina D considerato normale, pari cioè al fabbisogno e non carente, correrebbe minori rischi nel decorso della malattia.

I dati raccolti e studiati riguardano soggetti affetti dal Covid-19 in diversi Paesi europei, inclusa l’Italia, alla data del 20 aprile 2020. Dalla ricerca emerge che il rischio di avere un’infezione Covid-19 grave fra chi ha una carenza rilevante di vitamina D sarebbe del 17,3% contro il 14,6% di chi presenta livelli normali.

Questa è soltanto una delle ricerche condotte, ma le informazioni raccolte ed elaborate sono ancora in fase embrionale, così come le conoscenze della malattia hanno bisogno di tempo e di una mole significativa di dati per giungere a conclusioni certe.

In quali alimenti si trova la vitamina D?

Diciamo subito che l’alimentazione da sola non può soddisfare completamente il fabbisogno di vitamina D. Tuttavia il regolare consumo di determinati alimenti è un utile contributo alla sua formazione, soprattutto nelle settimane o mesi in cui l’esposizione ai raggi solari è davvero carente.
Ecco gli alimenti più importanti ai fini dell’apporto di questo importante elemento:

  • alcuni tipi di pesce ricchi di grassi come salmone, aringa, sgombro e sardine;
  • latte e yogurt interi;
  • burro e formaggi grassi;
  • uova;
  • funghi, principale fonte vegetale;
  • frutta e verdura, ma in misura molto ridotta.

Integratori con vitamina D

Come abbiamo visto con una vita il più possibile all’aria aperta e un’alimentazione sana e varia, non dovrebbe essere necessario integrare l’apporto di vitamina D. Ma ci possono essere periodi dell’anno, si pensi all’inverno in cui il sole è poco presente sia in termini di ore sia per gli eventi atmosferici, oppure non è possibile uscire per motivi di salute o di lavoro.
In questi casi la soluzione per sopperire alla carenza naturale è quella di ricorrere agli integratori. Eccone alcuni:

  • Liquid Vita D3 (Solgar)
  • Vita D (Erba Vita)
  • Vitamin D3 (Rite-Flex)
  • Vitamina D3 (Vitamaze)
  • Vitamina D3 ( Vispura)

Vitamina D per neonati

Ecco gli integratori consigliati per i più piccoli:

  • Dicovit D (Dicofarm)
  • Smart D3 (Smartfarma)
  • Vitamin D3 (Vitabay)
  • Ditrevit Forte (Humana)
  • Super Daily D3 (Carlson)

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