Insurtech in Italia, un contesto ancora piccolo ma vivace

Nel video, tratto dagli interventi del primo Insurtech Summit italiano, Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio Fintech e Insurtech del PoliMi, presenta uno spaccato del mercato insurtech del nostro Paese.

Che al momento è ancora piuttosto contenuto, molto meno sviluppato del fratello fintech, ma è vivace, sottolinea l’analista e con proprie caratteristiche.

La crescita nell’ultimo anno è stata importante,  ma gli investimenti limitati, molto meno di altri sistemi, quest’anno non hanno raggiunto i 200 milioni, con finanziamenti medi molto bassi e  molto concentrati su alcune aziende.

Ma come si comportanto le startup insurtech? Soprattutto cercano collaborazioni nell’ecosistema.

Il desiderio delle startup italiane è di collaborare: con istituti finanziari, incumbent assicurativi, o con istituti non finanziari, e con altre startup.

Insomma, forse anche a fronte di un sistema del venture capital poco reattivo, le startup insurtech italiane hanno un approccio industriale più che finanziario, di crescita sana, con collaborazioni e azioni di ecosistema.

Lato domanda, come si vede nel grafico, l’indagine è andata a verificare come i servizi innovativi fanno presa sulle persone, scoprendo che in tanti conoscono (barra verde) i servizi fintech e usano (barra blu) gli stessi; meno conosciuti ma presenti sono i servizi insurtech.

La lettura dei dati guardando alla botte piena è che il contesto è ancora piccolo, ma evidenzia opportunità, perché c’è soddisfazione da parte dei clienti.

“Lato offerta c’è possibilità e c’è necessità di innovazione, – sottolinea Renga – ma bisogna prendersi qualche rischio, altrimenti non ci sono risultati. Bisogna innovare in maniera corretta e cogliere quello che il consumatore cerca; l’insurtech  è vero che è indietro rispetto a fintech, ma con iniziative di ecosistema e anche sfruttando la leva dell’open insurance e dell’open finance si può allargare il perimetro a una serie di soggetti che possono aiutare l’innovazione”.

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Wide Group, il broker insurtech con una doppia anima

“L’assicurazione cos’è in fondo? E’ una promessa di pagamento in una situazione del piffero e quando stai vivendo una situazione di questo tipo hai bisogno di una persona al tuo fianco e non di una macchina. Hai paura, hai un forte stress, hai magari un lutto, una malattia grave.  Un imprenditore che è davanti al suo capannone che sta bruciando, non vuole parlare con un call center, vuole avere una persona che lo rassicura’.

Gerardo Di Francesco, fondatore e managing partner di Wide Group, ha passione per quello che fa e una visione delle tecnologie e dell’insurance molto precisa, a tratti controintuitiva rispetto al comune storytelling del mondo insurtech in cui il software si mangerà tutto, per citare un celebre venture capitalist.

Si mangerà, per esempio, il lavoro dei broker secondo molti, sostituendo il loro contributo con chatbot e vari tool di intelligenza artificiale capaci di automatizzare, e sterilizzare, alcuni processi dell’onboarding assicurativo, così come del claim management.

Non così la pensa Wide Group, che ha recentemente ottenuto il riconoscimento come ‘Broker più innovativo” agli Insurtech Awards 2020,  e ha una sua idea in proposito, idea che si è tradotta in tecnologia per il mondo degli intermediari assicurativi e in un particolare modello di business.

“Wide è una insurtech nata a ottobre 2016, fondata da me, Gianluca Melani e Matteo Barbini – racconta Gerardo Di Francesco – ed  è nata concentrandosi sulla digital trasformation dell’intermediazione assicurativa. Fa analisi di processo, applica una tecnologia che viene chiamata RPA – robotic process automation – e un linguaggio di programmazione chiamato Ruby on Rails per automatizzare il lavoro del broker. La nostra infrastruttura è completamente in cloud. Tutto il software lo sviluppiamo noi, internamente, non esternalizziamo nessuna parte. Cerchiamo costantemente giovani talenti in Italia, li assumiamo, li formiamo, li facciamo crescere al nostro interno perché il controllo sulla nostra tecnologia è per noi fondamentale, è in continuo sviluppo e aggiornamento, per cui abbiamo rilasci quotidiani. Adesso ci stiamo concentrando molto con le attività di R&D su UX e customer journey, stiamo applicando metodologie scientifiche alla User Experience per migliorarla ulteriormente e stiamo anche lavorando molto su tutti i temi di connessione con l’ecosistema, con altri player, con tutte le tecnologie che riusciamo a mettere a terra, per favorire il dialogo machine2machine”.

Questa è l’anima ‘tech’ di Wide Group, che è naturalmente sinergica al modello di business.

“Siamo una società b2b2c che cresce prevalentemente tramite aggregazione, cioè ai broker più piccolini noi proponiamo  un pacchetto tecnologico chiavi in mano e di entrare nel network di Wide Group, da ottobre 2016 sono entrati tanti, tanti colleghi. Noi abbiamo iniziato senza finanziamenti esterni, non abbiamo preso soldi da nessuno, banche o investitori, e in 4 anni siamo arrivati a 100mln di euro di raccolta premi, che corrispondono a circa 60mila contratti. Siamo stati fortunati ma anche bravi, penso che possiamo considerarci tra le insurtech italiane di maggior successo a livello di kpi numerici”.

Nel nostro Paese l’ecosistema insurtech è ancora piuttosto piccolo e poco competitivo, l’Osservatorio Fintech e Insurtech del PoliMi,  ha contato circa 35 startup, e di queste la fetta maggiore va appunto in ambito distribution. Società che scommettono soprattutto nella crescita dell’online nei prossimi anni, considerato che attualmente la vendita di polizze online rappresenta circa l’1% del totale.

“Il nostro punto di partenza è stato diverso – dice ancora Di Francesco – Quanti intermediari ci sono in Italia? Sono ben 200mila, è un numero enorme, è la rete commerciale più forte del mondo. E allora, aiutiamoli questi intermediari, queste 200mila persone, ad abbracciare la digitalizzazione, perché i loro clienti abbracceranno la digitalizzazione in un periodo un po’ più lungo. Quando io ho fondato Wide avevo 31 anni e ho fatto questa considerazione: forse nei prossimi 10, 20 anni la sottoscrizione di polizze online può arrivare al 30%, crescerà lentamente questa percentuale. Io non sono certo che potrò vedere questo scenario assicurativo durante il mio lifetime come imprenditore. Ho scelto un’altra strada, ho preferito essere un po’ più umile, meno glitterato, meno marketing, ma molto tecnico e di impatto, con dei kpi molto misurabili, e i numeri ci hanno dato ragione. Molte società insurtech che erano partite dalla distribuzione, dal b2c online, adesso stanno iniziando a lavorare con gli intermediari perché alla fine è quello che devono fare se vogliono vedere profitti e pagare stipendi”.

Ma c’è anche un altro motivo, in fondo, per cui Wide Group è una tech company con un’anima ‘human’ che ‘non fa licenziare broker’, ma semmai li supporta, ed è un motivo in un certo senso più ideologico, che di business.

“Ci sono dei tipi di messaggi, delle conversazioni, che non possono essere fatte da un computer, ma si svolgono tra persone in carne e ossa. Ci si parla, con un certo calore, guardandosi negli occhi. Nonostante il Covid, nonostante la nostra vita sia ormai sempre più digitale, ci sono esperienze che probabilmente non diventeranno mai completamente digital, o almeno non lo diventeranno per tanto tempo ancora, perché sono espressione della nostra umanità. Vita, morte, salute, i risparmi e i sacrifici di tutta una vita, sono temi sui quali siamo tutti molto sensibili. La tecnologia non deve toglierci queste sensibilità, deve aiutarci a gestirle, essere qualcosa che facilita l’uomo, che lo solleva da determinati pesi e lo abilita in altri contesti.

Quando noi proponiamo tecnologia ai nostri broker è per liberare tempo, per permettere di fare un lavoro ad alto valore aggiunto, di fare consulenza professionale, customer service e tutto quello che serve con maggiore creatività, sfruttando il tempo diversamente, dedicandolo a ciò che è davvero importante”.

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Healthy Virtuoso, dopo Open-F@b continua la sua crescita

“Siamo davvero onorati di aver ricevuto il premio per l’Innovazione in occasione dell’Italian Insurtech Awards 2020. E’ la conferma che, il nostro progetto nato per aiutare le aziende ad aumentare la salute e l’engagement dei propri clienti e collaboratori, sia sulla strada giusta. Speriamo che iniziative come questa organizzata dall’Italian Insurtech Association, possano aiutare le grandi compagnie assicurative a lavorare in maniera ancora più efficace e con una maggiore ambizione nel delicato ambito dell’innovazione. Dopo aver avviato collaborazioni di successo con numerose multinazionali, speriamo quindi di poter trovare presto il giusto partner anche in ambito assicurativo.”

Così Andrea Severino, fondatore e Ceo di Healthy Virtuoso, commenta a caldo con InsuranceUp il riconoscimento appena ottenuto il Premio Innovazione 2020 nell’ambito dei primi Italian Insurtech Awards.

Un riconoscimento importante poiché segnala che evidentemente in questo post Covid che ha dato filo da torcere a tante startup, la value proposition di Healthy Virtuoso è invece quanto mai attuale: come diversi interventi nell’ambito della prima edizione dell’Italian Insurtech Summit, organizzato dall’Italian Insurtech Association (IIA), hanno evidenziato la salute è diventato il tema dominante (e il driver per molte industry compresa quella assicurativa) per tutte le persone a livello planetario e le organizzazioni aziendali sanno che dovrà essere una parte importante del proprio programma di welfare.

Perciò una soluzione come Healthy Virtuoso, che è stata anche lo scorso anno vincitrice di Open-F@b Call4Ideas 2019, il contest promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp, è particolarmente azzeccata e fa di questa startup una delle più promettenti in circolazione in Italia in questo momento.

Cosa fa Healthy Virtuoso

Virtuoso è un’app che ha l’obiettivo di incentivare le persone ad adottare uno stile di vita meno pigro e sedentario, invogliandole a fare maggiore attività fisica. Al contrario di molte altre app per il fitness e lo sport, Virtuoso non utilizza il GPS e non traccia direttamente nessuna attività fisica. Si basa unicamente sui dati che arrivano da Google Fit (Android) e app Salute (iOS) e altre app compatibili con questi sistemi. Lo svolgimento di attività fisica giornaliera e la partecipazione a ‘sfide’ permette di accumulare crediti che possono essere convertiti in sconti e premi. Da un punto di vista tecnologico, Healthy Virtuoso sfrutta degli innovativi algoritmi tra psicologia comportamentale, gamification e big data.

Virtuoso è considerata un’insurtech dperchè è costruita per fare sinergia con il mondo assicurativo, da un lato per le assicurazioni rappresenta infatti un nuovo touchpoint con il cliente, attraverso il quale è possibile costruire una fidelizzazione del cliente. Virtuoso permette una relazione diversa, quotidiana, basata su nuovi elementi, ingaggianti, premianti.

Dall’altro lato è il partner perfetto per il welfare aziendale, in quanto fornisce alle aziende una piattaforma per coinvolgere i dipendenti e aiutarli a mantenere alto il loro benessere, il loro umore e anche il senso di community.

Ti segnaliamo che l’edizione 2020 di Open-F@b Call4Ideas, che Healthy Virtuoso ha vinto lo scorso anno, è ancora aperta alle candidature ed è dedicata alle soluzioni per il Next Normal. Tutte le informazioni su questa pagina.

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Pagamento Cedolino Pensione Ottobre 2020

Vediamo il calendario per il pagamento del cedolino della pensione di ottobre 2020: pagamenti anticipati e scaglionati per far fronte all’emergenza Covid-19 ed evitare gli assembramenti.

cedolino pensione ottobre 2020

Pagamento cedolino pensione ottobre 2020: ecco le date degli anticipi

Per chi ha deciso di far accreditare la pensione sul conto corrente bancario o postale, nulla cambia. L’accredito della pensione di ottobre avverrà regolarmente giovedì 1° ottobre.

Per chi invece intende ritirare la pensione presso le Poste, il calendario è il seguente:

  • 25 settembre, cittadini con le iniziali del cognome A e B;
  • 26 settembre, ma solo di mattina (dal momento che è un sabato), lettere C e D;
  • 28 settembre, dalla E alla K;
  • 29 settembre, le lettere da L a O;
  • 30 settembre, dalla P alla R;
  • 1° ottobre, cognomi che iniziano dalla S alla Z.

Ricordiamo che la pensione resta disponibile per il ritiro comunque fino al 28 novembre 2020.

Per chi fosse invece impossibilitato a recarsi in posta, per tutto il periodo dell’emergenza sanitaria, ancora in corso, è possibile richiedere il servizio di consegna della pensione a domicilio organizzato da Poste italiane e Carabinieri. Il servizio è dedicato ai cittadini con età pari o superiore a 75 anni.

Per maggiori informazioni puoi contattare il numero verde 800 55 66 70 messo a disposizione da Poste o chiamare la Stazione dei Carabinieri più vicina.

Se il tuo conguaglio IRPEF da 730 è a debito, troverai nel cedolino anche l’addebito della seconda rata. La terza e ultima rata verrà addebitata sul cedolino di novembre.

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Cedolino ottobre 2020 sul sito INPS

Per scoprire qual è l’importo che riceverai per il mese di ottobre, devi sapere che è possibile visualizzare i cedolini a partire dal giorno 20 del mese precedente (in questo caso dal 20 settembre).

Ecco le indicazioni per consultare il cedolino di ottobre 2020 e conoscere l’importo del pagamento che riceverai:

  • collegati al portale INPS;
  • accedi all’area riservata con il tuo PIN INPS oppure con lo SPID o con la carta CNS;
  • entra nella sezione “verifica pagamenti” e clicca su “vuoi visualizzare il cedolino”;
  • scarica il cedolino corrispondente al mese di ottobre 2020.

Il cedolino pensione online fornisce una serie di informazioni, oltre all’importo dovuto:

  • l’emissione del pagamento;
  • i possibili errori negli importi;
  • ulteriori servizi, come la modifica dei dati anagrafici, la possibilità di trasmettere delle comunicazioni all’INPS, la visualizzazione dei cedolini precedenti ecc.

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Sconto in bolletta: automatico dal 2021

Sconto in bolletta luce e gas automatico dal 2021. Un’importante novità in vista per le famiglie che usufruiscono di questo beneficio e che devono di volta in volta rinnovare la domanda per il bonus sociale.

sconto in bolletta 2020

Sconto in bolletta automatico

A dare l’annuncio dell’importante novità a partire dal 2021, è Stefano Basseghini, presidente di ARERA (Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente). Una “rivoluzione copernicana” come afferma lo stesso Basseghini.

Dal 1° gennaio 2021, infatti, le famiglie in possesso dei requisiti per l’accesso al bonus sociale, lo otterranno in automatico con sconti in bolletta luce, gas e acqua per oltre 100 euro l’anno.

Non occorrerà più rivolgersi ai CAF o al Comune per farne domanda, i 2 milioni di famiglie aventi diritto si ritroveranno lo sconto già in bolletta.

Basseghini, in audizione alla Camera dei Deputati lo scorso 17 settembre, ha affermato:

Con il provvedimento è infatti diventato legge l’automatismo del bonus sociale elettricità, gas e idrico in bolletta che l’Autorità aveva richiesto nella segnalazione inviata a Parlamento e Governo. Grazie all’interazione fra le banche dati dell’INPS e le banche dati di energia, gas e acqua (Sistema informativo integrato e Anagrafe territoriale idrica), non sarà più necessario per le famiglie, richiedere formalmente il bonus al quale hanno diritto.

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Chi ha diritto al bonus sociale?

Il bonus sociale spetta ai nuclei familiari con ISEE inferiore a 8.256 euro o, in alternativa, a:

  • nuclei familiari con almeno 4 figli a carico e indicatore ISEE inferiore a 20mila euro;
  • famiglia titolare di reddito di cittadinanza (o pensione di cittadinanza);
  • presenza di grave malattia per cui si utilizzino apparecchiature mediche elettriche indispensabili per il mantenimento in vita.

Tutti requisiti che fino alla fine del 2020 vanno dichiarati nella domanda per ottenere il bonus, ma che a partire dal 2021, grazie all’incrocio dei dati già in possesso di INPS e operatori, renderanno il diritto al bonus automatico.

Approfondisci questo tema con il nostro articolo Bonus sociale 2020: come ottenere lo sconto sulle bollette

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Sfratti bloccati: proroga fino al 31 dicembre 2020

Gli sfratti bloccati fino a fine 2020 raccolgono il plauso degli inquilini e il biasimo dei proprietari, che minacciano di portare la norma fino in Corte Costituzionale. Vediamo perché.

sfratti bloccati

Sfratti bloccati: proroga per l’emergenza Covid-19

Tra i diversi provvedimenti volti a tutelare i soggetti più fragili dalla crisi economica dovuta alla pandemia, troviamo anche il blocco degli sfratti.

Blocco prorogato fino al 31 dicembre 2020 grazie ad un emendamento inserito in fase di conversione in legge del Decreto Rilancio.

Questo significa che fino alla fine del 2020, non possono essere eseguite procedure di sfratto sia per morosità che per fine locazione.

Se rischi lo sfratto perché non hai pagato i canoni di locazione oppure il tuo contratto di affitto è scaduto, potrai restare nell’immobile oggetto di sfratto fino al 31 dicembre 2020. Dopodiché devi sapere che ripartiranno le procedure volte a liberare la casa per farla tornare a disposizione dei proprietari.

La proroga agisce anche sugli immobili non abitativi, come alberghi, negozi ed esercizi commerciali di vario genere.

L’Unione Inquilini plaude a questo provvedimento, che di fatto tutela i soggetti che stanno affrontando maggiori difficoltà per via, ad esempio, della perdita di lavoro a causa della crisi economica da Covid-19.

Il segretario nazionale di Unione Inquilini, Massimo Pasquini, ritiene che la proroga sia un:

risultato concreto che di fatto evita per tutto il 2020 a decine di migliaia di famiglie e anche a commercianti e artigiani di essere messi per strada o costretti a chiudere l’attività proprio durante la difficile fase di post, speriamo, autunnale e invernale.

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Sfratti bloccati: le proteste di Confedilizia

Se Unione Inquilini concorda con il provvedimento, c’è chi invece protesta vivamente: Confedilizia, organizzazione che rappresenta i proprietari di immobili.

Confedilizia in un comunicato afferma che il blocco degli sfratti rappresenta:

una norma di una gravità inaudita, che sta mettendo in ginocchio migliaia di famiglie.

E aggiunge, nella medesima nota, che la proroga può avere gravi effetti depressivi sul mercato immobiliare, svalutando di fatto gli investimenti nel settore.

Ma c’è un’altra questione che viene sollevata da Confedilizia: a fronte della proroga del blocco degli sfratti, non è stata prevista una proroga nel pagamento delle imposte sugli immobili. Il che significa che i proprietari sono tenuti comunque a versare il dovuto e alle scadenze prestabilite, anche nei casi in cui l’inquilino risulti moroso e dunque non siano stati incassati i canoni di locazione.

IMU e cedolare secca sugli affitti, infatti, non hanno subito alcuna proroga e vanno versate alle consuete scadenze.

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Contratto MOG: cos’è e come funziona il Monte Ore Garantito

La sigla è di quelle il cui significato non è facile ricordare, MOG, ma il contratto Monte Ore Garantito  può essere vantaggioso per i lavoratori. Vediamo in questo articolo in cosa consiste, quali sono i vantaggi e tutto quello che c’è da sapere riguardo alla retribuzione, le ferie, la malattia, gli orari di lavoro e tanto altro ancora.

mog monte ore garantito

In cosa consiste il contratto MOG

Iniziamo con il vedere in cosa consiste e anche nel capire quando questo tipo di contratto è stato creato.
Intanto c’è da dire che siamo nel campo della sommistrazione lavoro ossia di quei contratti che vengono fatti tramite delle ApL, ossia agenzie per il lavoro.

Il MOG aveva fatto la sua comparsa durante il 2014 quando, in modo sperimentale, era stato introdotto in favore dei lavoratori somministrati appunto impiegati in settori caratterizzati da forte discontinuità e stagionalità in modo da venire incontro ai datori di lavoro ma anche ai lavoratori che, grazie al monte ore garantito appunto, sapevano che firmando un contratto di questo tipo avrebbero avuto delle garanzie in più.

Ma è nel 2019 che è diventato un contratto realmente utilizzato, non più dunque in modo sperimentale.

A regolarlo, essendone diventato un istituto strutturale di esso, è l’articolo n.51 del CCNL somministrazione lavoro delle Agenzie per il Lavoro, siglato il 15/10/2019, come modalità propria di utilizzo della somministrazione. Nel mese di novembre del 2019 è stato inoltre sottoscritto l’accordo tra i sindacati della somministrazione lavoro ossia Felsa Cisl, Uiltemp e Nidil Cigl e le associazioni datoriali Assosomm e Assolavoro per regolarizzare l’utilizzo di questo contratto anche nelle aziende del settore alimentare che tra le altre cose prevede un uso complessivo inferiore ai 30 lavori somministrati per ogni singola ApL e un contratto iniziale di 3 mesi che può essere prorogato

I settori in cui viene applicato il MOG

Il MOG viene applicato oltre che nell’industria alimentare, come abbiamo detto, anche nel turismo, logistica, GDO, agricoltura, telecomunicazioni, servizi alla persona, ma in generale può essere applicato in tutti i settori che prevedano stagionalità e incremento del lavoro in determinati periodi dell’anno, un po’ come i settori che abbiamo detto sopra.

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Come funziona il MOG: retribuzione, durata e orari di lavoro

Tale tipo di contratto, lo ricordiamo, è un contratto di somministrazione a tempo determinato.
Dal punto di vista del pagamento, è prevista parità di trattamento retributivo secondo quanto previsto dal CCNL applicato, garantendo una retribuzione minima pari al 25% su base mensile dell’orario normale (ossia full time) che viene applicato nell’azienda che di fatto utilizza tale tipologia di contratto.

Le ore eccedenti il monte ore minimo fanno parte del cosiddetto lavoro ordinario, se queste superano il normale orario di lavoro a tempo pieno previsto in azienda sono ore di lavoro straordinario.
Lo stipendio viene dato mensilmente. Le ferie maturate e non godute e il TFR vengono dati alla scadenza del contratto.

Come dicevamo sopra, la durata minima è di 3 mesi che possono essere prorogabili. È possibile anche stipulare un contratto di 1 mese, purché appunto ci sia un confronto con i sindacati e venga garantito al lavoratore una retribuzione minima pari al 30% sempre rispetto alla base mensile dell’orario di lavoro full time.

Per quanto riguarda i giorni e gli orari dei lavoratori, sappi che il tuo datore te li deve comunicare con un preavviso di almeno 24 ore, indicando anche le fasce orarie:

  • Antimerdiana dalle 6 alle 13
  • Post meridiana dalle 14 alle 22
  • Serale notturna dalle 22 alle 6

É prevista anche una fascia alternativa della durata di massimo 6 ore estendibili a 8 purché ci sia il tuo consenso come lavoratore. Questa fascia, però, deve essere indicata nel contratto di assunzione.

Da sapere: la fascia oraria può essere modificata purché tu sia avvisato almeno una settimana prima. Se questo non dovesse avvenire, ti verrà riconosciuta una maggiorazione del 10% da quando viene comunicato il cambio di fascia e orario. Se questo avviene più di 4 volte, tale maggiorazione del 10% ci sarà fino alla scadenza del contratto.

Dal canto tuo sei tenuto a essere disponibile nelle fasce indicate, e non fuori da esse. In caso di rifiuto da parte tua giustificato non ti viene riconosciuta nessuna retribuzione. Se il rifiuto non è giustificato vale come assenza e puoi avere delle conseguenze disciplinari come rimproveri, ammonizioni, trasferimento o interruzione del rapporto di lavoro.

Periodo di prova e dimissioni

Come ogni contratto di lavoro somministrato è previsto un periodo di prova che è esigibile solo nel primo mese di attività.
Quanto alle dimissioni puoi rassegnarle in tranquillità perché non è prevista la penalità di risoluzione anticipata.

Le ferie e la malattia

Per quanto riguarda le ferie, vengono maturate sulle ore effettivamente lavorate.
Quanto alla malattia, se questa avviene prima del raggiungimento del minimo del monte ore garantito si calcola sul periodo residuo di monte ore minimo riferito alla settimana mentre se il minimo è stato superato non è prevista nessuna indennità.

Ferie: maturate sulle ore effettivamente lavorate. In caso di malattia del lavoratore si possono verificare due ipotesi:

  1. malattia che interviene prima del raggiungimento del monte ore minimo garantito: l’indennità di malattia si calcola sul periodo residuo di monte ore minimo riferito alla settimana;
  2. malattia che interviene quando si è già superato il limite minimo: non è dovuta nessuna indennità

Si ottiene la Naspi con il MOG?

Essendo un istituto strutturale del contratto di somministrazione lavoro, se si sono maturati i requisiti previsti dalla Naspi, si ha diritto all’indennità di disoccupazione. I requisiti sono: lo stato di disoccupazione, le 13 settimane di contributi nei 4 anni che precedono l’inizio della disoccupazione e i 30 giorni di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti l’inizio dell’occupazione.

I vantaggi e gli svantaggi del MOG

I vantaggi sono diversi. Per il datore di lavoro si riducono i costi di quando ha bisogno di forza lavoro per picchi di produzione. Inoltre si è anche flessibili nella gestione dei lavoratori.
Quanto al lavoratore, visto i settori in cui si applica, tale tipo di contratto è una garanzia in più rispetto al lavoro sommerso o in nero. Inoltre, il fatto di potersi dimettere senza penali garantisce, a nostro avviso, l’elasticità. Sono poi garantite le tutele riservate a lavoratori assunti con altre tipologie di contratto.

Lo stipendio viene riconosciuto mensilmente che di solito per i lavoratori stagionali non regolarizzati non è garantito così come è garantita una retribuzione minima.

Ovviamente non si tratta di un contratto a tempo indeterminato, ma determinato e anche se prorogabile non dà quella stabilità che magari si potrebbe volere per chi lavora da anni nei settori in cui il MOG è applicato.

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Addio al PIN INPS: dal 1° ottobre ci vorrà lo SPID

Sarà graduale il passaggio definitivo da PIN INPS a SPID, per l’accesso ai servizi online dell’Istituto. Dal 1° ottobre 2020 non verranno rilasciati nuovi PIN ma saranno ancora operativi quelli ottenuti prima di quella data.

addio pin inps

PIN INPS: rottamazione a tappe

Il 1° ottobre 2020 scatta la prima tappa per la rottamazione del PIN INPS, che andrà in pensione lasciando il posto allo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale).

Le indicazioni dell’INPS sono state fornite con la circolare n. 87/2020, che definisce le scadenze per il pensionamento del PIN:

  • dal 1° ottobre 2020 non saranno rilasciati nuovi PIN agli utenti;
  • i PIN già in possesso degli utenti continueranno ad essere validi e potranno essere rinnovati alla naturale scadenza fino alla conclusione della fase transitoria (la data deve ancora essere definita).

Se sei già in possesso del PIN INPS, dunque, potrai continuare ad utilizzarlo per i servizi online dell’INPS.

Ma il nostro consiglio è comunque quello di munirsi di SPID al più presto, dal momento che è utile ad accedere anche ad altri servizi della PA e non solo a quelli dell’Istituto di previdenza.

L’INPS ricorda che:

Il PIN dispositivo sarà mantenuto per gli utenti che non possono avere accesso alle credenziali SPID, come i minori di diciotto anni, le persone che non hanno documenti di identità italiana o le persone soggette a tutela, curatela o amministrazione di sostegno, e per i soli servizi loro dedicati. Tutti gli altri utenti dovranno pertanto dotarsi di credenziali di autenticazione alternative al PIN.

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Cos’è lo SPID?

Lo SPID è un sistema unico di identificazione digitale. Con le credenziali SPID è possibile accedere a tutti i servizi online della Pubblica Amministrazione. È un sistema utilizzabile su tutti i dispositivi: PC, smartphone e tablet.

Per ottenere lo SPID occorre rivolgersi ad un identity provider accreditato registrandosi ed effettuando il riconoscimento, che può essere fatto di persona o via web.

Lo SPID non è utile solo per l’accesso ai servizi INPS, ma serve per tutti i servizi online della PA, come l’Agenzia delle Entrate, ad esempio.

E serve anche per accedere ad una serie di benefici, ultimo in ordine cronologico il bonus vacanze.

Approfondisci con il nostro articolo Come richiedere lo SPID? Cos’è, a cosa serve e quando usarlo

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Italian Insurtech Summit, parola chiave: collaborazione

Collaborazione è stata forse la parola più sentita ieri nel corso della prima edizione dell’Italian Insurtech Summit, organizzato dall’Italian Insurtech Association (IIA), e certamente è anche uno dei suoi più importanti messaggi.
Il livello degli interventi è stato quello di una grande manifestazione e ha permesso di fare il punto su diversi temi: lo scenario attuale dell’insurance e dell’insurtech in Italia e nel mondo, l’impatto e le aspettative generate dal Covid-19, i cambiamenti avvenuti nei comportamenti e nei bisogni delle persone, il ruolo delle startup per innovare e la responsabilità (verso i clienti) delle Compagnie, che in questo momento si giocano probabilmente la più grande partita dell’ultimo secolo: cambiare o soccombere, aut-aut.
Se già questo si era percepito in questi ultimi anni in riferimento al ritardo nella digitalizzazione, oggi nel post-Covid, è chiaro che non c’è più assolutamente tempo per procrastinare una trasformazione culturale, prima ancora che tecnologica, dei servizi e dei modelli di business.
Simone Ranucci Brandimarte, presidente di Yolo, socio fondatore e Presidente dell’IIA, ha dichiarato: “La grande partecipazione al primo summit dimostra che i tempi per accelerare l’innovazione tecnologica nel settore assicurativo sono maturi. Il cambiamento dei comportamenti di consumo e investimento sta generando una nuova domanda di protezione assicurativa alla quale si può rispondere solo con nuovi modelli d’offerta e distribuzione. C’è molto da fare, con urgenza, su tutti i fronti per dare una risposta efficace alla nuova domanda. L’IIA è nata per dare impulso alla digitalizzazione dell’industria e si propone come associazione aperta a tutti gli attori della filiera anche per rappresentarli nel confronto con le istituzioni. Anche la natura del Summit è stato innovativo ed ha messo in rilievo una filiera che sta cambiando non solo in Italia ma nel mondo”.
Se da un lato, quindi, è emersa chiaramente l’urgenza di un cambiamento, dall’altro è emersa con altrettanta forza la ricchezza di opportunità che rappresenta l’attuale momento storico per l’industria assicurativa, un momento decisamente espansivo per l’industria e gli operatori che sappiano interpretare la prossima normalità.
‘Le compagnie devono sentire un senso di urgenza – ha sottolineato Matteo Carbone, Global Ambassador IIA –  chi non innova perde competitività,  diventa meno rilevante.  L’insurtech è un super potere, l’unica chance per difendersi dai competitor, i newcomer e i tech giant‘.
In che modo le Compagnie devono accelerare, questa volta davvero, è presto detto: collaborazione con le startup. Che si tratti di open innovation, di partnership industriali o commerciali, tale collaborazione è la strada maestra per portare l’industria assicurativa al salto quantico di cui ha bisogno. Perché le startup hanno le idee, le tecnologie, l’agilità, la velocità.
Come sostenere un ecosistema fertile per questo tipo di collaborazione?
I messaggi emersi dalla giornata sono stati:
  1. Spingere gli investimenti per sostenere la digitalizzazione dell’industria assicurativa: serve per rispondere ai nuovi bisogni di protezione d’individui e famiglie e per consentire l’accesso al mercato assicurativo dei segmenti rimasti fin qui estranei all’offerta assicurativa
  2. Uno sforzo di tutti gli attori della filiera (compagnie, intermediari, fornitori di tecnologia), il sostegno degli investitori istituzionali (anche attraverso strumenti dedicati) e la definizione di un quadro regolamentare adeguato (autorità di controllo, istituzioni governative)
  3. Guardare agli eco-sistemi dei Paesi più avanti nell’insurtech che indicano qual è la strada da seguire

I premiati all’Italian Insurtech Awards

La parte conclusiva della giornata è stata dedicata alla premiazione dei 16 migliori progetti insurtech del 2020. Di seguito l’elenco dei vincitori:
  1. Toyota Insurance Services, miglior prodotto digital per il mercato retail
  2. Lokky, miglior prodotto digital per il mercato corporate
  3. Ticinum Aerospaces & Generali, miglior collaborazione tra compagnie e start-up
  4. Wide Group, broker più innovativo
  5. Wakam, compagnia più innovativa
  6. Quixa, miglior innovazione nella gestione dei sinistri
  7. Healthy Virtuoso, premio innovazione 2020
  8. Net Insurance, progetto Open Insurance di successo
  9. Yolo, miglior progetto di internazionalizzazione
  10. Mga Coverholder e Neosurance, servizi web più efficaci
  11. Quixa, progetto blockchain di successo
  12. Doyle, progetto intelligenza artificiale di successo
  13. Dacadoo, migliore iniziativa pro ecosistema insurtech dell’anno
  14. Yolo e Neosurance, start-up insurtech dell’anno (menzione d’onore ad entrambi)
  15. SMEs Tech underwriting, vertical workshop primo semestre 2020
  16. Vittoria Hub, premio della critica

Per chi si fosse perso l’evento, nel video seguente tutti gli interventi della giornata.

L’articolo Italian Insurtech Summit, parola chiave: collaborazione proviene da InsuranceUp.


Next normal vs new normal, quale differenza

In sintesi si potrebbe dire che il ‘new normal’ è il ‘next normal’: ovvero la nuova normalità è accettare il fatto che nei prossimi anni, a causa di una convergenza di fattori d’impatto, la trasformazione sarà continua. Per adeguarci al nuovo lifestyle imposto dal Covid, alla trasformazione digitale che ha raggiunto punti di evoluzione epocali, alla crisi climatica che incombe su ogni cosa, ai flussi migratori che mettono a dura prova culture e società civile, oltre che Governi.

Il concetto di normalità si lega tradizionalmente a quello di stabilità, ma non c’è stabilità nel prossimo futuro, c’è incertezza da affrontare con resilienza e agilità, è questo il next normal per persone, istituzioni, aziende.

Dice McKinsey nell’introduzione a una serie di insight sul dopo coronavirus:

È sempre più chiaro che la nostra era sarà definita da uno scisma fondamentale, il periodo prima di COVID-19 e la nuova normalità (new normal) che emergerà nell’era post-virale: la “prossima normalità” (next normal). In questa nuova realtà senza precedenti, assisteremo a una drammatica ristrutturazione dell’ordine economico e sociale in cui l’economia e la società hanno tradizionalmente operato. E nel prossimo futuro, vedremo l’inizio della discussione e del dibattito su ciò che la prossima normalità potrebbe comportare e su come i suoi contorni si discostino nettamente da quelli che in precedenza hanno plasmato la nostra vita‘.

Insomma, il  “next normal” è il luogo in cui risiediamo fino a quando non passiamo al successivo next normal.

Ma c’è un’altra sfumatura ancora. Il new normal (terminologia che è stata originariamente utilizzata dopo la crisi finanziaria del 2007-2008) è qualcosa di statico, il next normal è dinamico, sottolinea l’analista di Mintel (marketing intelligence) Marcia Mogelonsky.

Per capire la differenza tra “il nuovo normale” e “il prossimo normale”, si consideri il significato delle parole e il loro ruolo nel linguaggio. Il “nuovo” descrive qualcosa di attuale, contemporaneo o attuale. E ciò che è nuovo oggi diventa rapidamente vecchio. Un’auto nuova, per esempio, è “nuova” per soli 200 miglia, secondo gli esperti del settore automobilistico. Una nuova idea è “nuova” fino a quando non viene diffusa attraverso le piattaforme dei social media.

Ma “prossima” ha un significato più complesso, suggerisce un movimento in avanti. Significa “la cosa/persona/situazione che segue la cosa/persona/situazione attuale”. E questo è il nostro attuale stato di cose, a causa di COVID-19. Poiché la progressione della malattia rimane sconosciuta, ci sono molte altre “prossime normalità” che ci sfideranno fino a quando il virus non sarà risolto‘.

Tale differenza ha poi diverse declinazioni in differenti settori, dice ancora l’osservatrice, nell’ambito privato, per esempio, il next normal assomiglia per molte persone alla vecchia normalità o è ancora in quella che è stata la fase 1: spostamenti circoscritti, smart working e didattica a distanza.

Partecipa alla Call4Ideas

Per altre persone l’impatto, e il cambiamento è stato devastante: hanno perso il lavoro, si barcamenano in enormi difficoltà economiche o sanitarie (malati Covid e i malati di altre patologie lasciati indietro causa Covid), la prospettiva di vita è per loro drammaticamente capovolta.

In un articolo di Forbes, Zabeen Hirji, executive advisor per ‘‘Future of Work’’ Deloitte Canada ed ex Capo delle Risorse Umane per la Royal Bank Canadese, dice che parlare di nuova normalità è prematuro, rimanda a un’idea di stabilizzazione che è lungi dall’essere raggiunta. Per il momento il mondo post Covid-19 sarà caratterizzato da cambiamenti continui, perciò è meglio definirlo ‘next normal’.

In questo momento di profonda transizione, per le aziende è più importante più che mai il contatto con il mondo agile delle startup, pronte con le loro idee a ricostruire il futuro di prodotti e servizi.

Next Normal è il tema che BNP Paribas Cardif ha scelto per la propria Call4Ideas Open-F@b, realizzata in collaborazione con InsuranceUp e giunta alla settimana edizione. E’ possibile candidarsi fino al 30 settembre, a questo indirizzo maggiori informazioni e il form con l’application.

Come dice Andrea VeltriDeputy Ceo di BNP Paribas Cardif, in questo video,cerchiamo talenti capaci di interpretare il Next Normal’, ovvero si cercano idee, progetti, soluzioni in grado di innovare il settore dei servizi assicurativi nel post pandemia, nei seguenti ambiti:

  • HEALTH: soluzioni che prevedano un nuovo approccio alla salute e all’utilizzo della tecnologia. Focus sui nuovi bisogni emersi durante la pandemia e sulle opportunità offerte dai servizi digitali per la cura delle persone, delle famiglie e degli animali domestici.

Digital Health, la crescita e le startup

  • DIGITAL LIFE: soluzioni per accompagnare tutte le generazioni, nell’uso delle tecnologie digitali, che ci hanno permesso di scoprire nuovi modi di vivere la quotidianità, come la didattica a distanza, lo smart working, l’e-commerce e le sempre più numerose modalità di comunicazione.

E-learning, come cambia la scuola e la formazione

  • WELFARE: soluzioni in grado di aumentare la qualità della vita dei dipendenti e delle proprie famiglie all’interno dell’ambiente lavorativo ma anche in quello domestico.
  • HOME: soluzioni innovative per quello che è diventato il rifugio durante l’emergenza sanitaria: la casa, in grado di offrire maggiore sicurezza, comofort e qualità della vita.
  • MOBILITY: soluzioni che grazie alle tecnologie possano garantire il giusto equilibrio fra sicurezza, efficienza e sostenibilità nella mobilità delle persone e delle cose.

Come cambia la mobilità nell’era del coronavirus

  • SECURITY: soluzioni che in una fase di crescente digitalizzazione possano garantire la connessione e l’interazione in massima sicurezza, per quanto riguarda la privacy, la reputazione ma anche la tutela dei beni fisici e digitali.
  • SAVINGS: soluzioni che permettano una più consapevole, dinamica e sicura gestione del proprio denaro, degli investimenti e dei risparmi.

Per approfondire:

Gestione del risparmio e finanza digitale nel post-Covid

Photo by Rinke Dohmen on Unsplash

L’articolo Next normal vs new normal, quale differenza proviene da InsuranceUp.