E-health, che cos’è la sanità digitale e quali tecnologie usa

Negli ultimi dieci anni l’e-health, o sanità digitale, ha visto una forte crescita, spinta soprattutto di recente dalla pandemia.  Le tecnologie dedicate si sono diversificate e specializzate: app per la salute, dispositivi smart indossabili o impiantabili, sistemi di diagnostica digitale, soluzioni data driven potenziati dall’Augmented Reality e dall’Intelligenza Artificiale.

La trasformazione digitale della sanità porta con sé diversi vantaggi e benefici, che toccano il paziente, il medico e l’intero sistema sanitario, ed è un’opportunità per promuovere un modello sostenibile di miglior accesso alle cure.

A livello globale, PWC prevede una crescita del mercato della sanità digitale da 147 miliardi di dollari stimati nel 2019 a 234,5 miliardi di dollari nel 2023.

Sanità digitale, la spinta della pandemia

Secondo gli analisti di Deloitte il 65% (in Italia 66%) dei medici europei ha dichiarato che la propria organizzazione ha incrementato l’impiego di tecnologie digitali per supportare il lavoro degli operatori sanitari.

Per quanto riguarda invece l’utilizzo di tecnologie digitali per fornire supporto e modalità di ingaggio virtuali ai pazienti, il 64% dei rispondenti in Europa dichiara di aver assistito in generale a un incremento.

E-health, un approccio incentrato sul paziente

Rispetto alla sanità tradizionale, l’e-health si evolve in una direzione più integrata e disruptive, che mette al centro il paziente anziché il medico.

Il nuovo approccio digitale alla sanità vede il paziente non come destinatario passivo, ma come attore attivo, dandogli gli strumenti per accedere alle cure in modo più rapido e funzionale, potendo contare su consigli e informazioni affidabili. In parallelo, offre maggiori garanzie di trasparenza in merito ai dati sanitari, permettendo al paziente di mantenere il possesso per decidere con chi condividerli e per quali scopi. L’approccio paziente centrico permette inoltre di alimentare processi di prevenzione che si basano sull’identificare e riconoscere il paziente, così da seguirlo in maniera quanto più possibile personalizzata.

E-Health, le tecnologie

In Europa si sta registrando un frequente utilizzo delle tecnologie digitali per accedere all’assistenza sanitaria, compreso l’utilizzo di Internet per la ricerca delle informazioni, la prenotazione degli appuntamenti e le teleconsultazioni.

A favorire questo nuovo approccio alla sanità sono innanzitutto le le tecnologie di connessione di ultima generazione: il 4G e, ancora di più, il 5G, che abilitano rilevazioni, analisi dati e risposte in tempo reale.

Si diffonde anche l’utilizzo di intelligenza artificiale e deep learning, con funzioni di tecnologia predittiva, monitoraggio del dati biometrici e simili processi data driven.

Anche l’IoT viene in aiuto al medico, soprattutto applicato alle piattaforme di telemedicina e alla “smartificazione” di apparecchiature mediche in un sistema interconnesso.

Scopri i progetti di e-Health in Italia e molto altro nell’articolo integrale su ZeroUno

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2 milioni per Crea Assicurazioni, la startup per la distribuzione digitale delle polizze

Ha completato un round di investimento da oltre 2 milioni di euro Crea Assicurazioni, startup di polizze assicurative interamente in digitale. Partecipano al round l’italiana Step, che offre soluzioni per l’efficientamento della gestione di reti di filiali e punti vendita dei maggiori gruppi bancari e assicurativi, CDP Venture Capital Sgr attraverso il Fondo Acceleratori, con un investimento di 300 mila euro, e gli investitori esistenti, Digital Magics, Velocity Technology EIS Fund, Metrica e Roberto Montandon.

Crea, la startup insurtech per digitalizzare le assicurazioni

Crea Assicurazioni è una startup insurtech che si propone di ridisegnare il processo di distribuzione delle polizze e della sottoscrizione dei rischi nel settore assicurativo attraverso una piattaforma/API rivolta a banche e intermediari assicurativi. Il business model adottato da Coverholder è B2B/B2B2C e si rivolge a qualsiasi player che desidera distribuire prodotti assicurativi in cross/up selling.

Nata nel 2018, ha creato una piattaforma tecnologica che consente ad intermediari professionisti – broker, agenti e banche – e player di qualsiasi settore, di distribuire prodotti assicurativi digitali, attraverso una soluzione interamente digitale ed immediatamente integrabile all’interno della propria offerta.

Crea, che opera attraverso le managing general agent Insurtech MGA S.r.l. ed Insurtech MGA LTD, si pone come punto di riferimento nel segmento insurtech italiano, con oltre 45.000 polizze e 20 milioni di euro di premi intermediati.

Una spinta alla trasformazione digitale dell’insurance

 Feliciano Lombardi, Amministratore Delegato di Crea ha commentato: “Siamo entusiasti dell’ingresso di Step e CDP Venture Capital in CREA. Con loro avremo l’opportunità di valorizzare ulteriormente il nostro progetto digitale che punta ad offrire soluzioni assicurative efficienti, in particolare con il supporto di Step per il segmento bancario. Grazie alla tecnologia, sviluppata internamente, faciliteremo l’integrazione tra Banche e Compagnie di Assicurazioni a beneficio dell’intera filiera distributiva”.

Fabrizio Crespi, Amministratore Delegato di Step ha commentato: “L’operazione oltre ad essere finalizzata a dare ulteriore impulso all’importante progetto di crescita che stiamo portando avanti in Step, e perfettamente coerente con la strategia di business che stiamo implementando: aiutare i nostri clienti a sviluppare il proprio business offrendo soluzioni sempre piu digitali – sia in termini di processo che di offerta di prodotti – in grado di semplificare l’operativita di tutti i giorni.”

Stefano Molino, Responsabile Fondo Acceleratori di CDP Venture Capital SGR – Fondo Italiano Innovazione, ha commentato: “Siamo entusiasti di partecipare alla crescita di una startup come Crea, che opera con successo in un ambito, quello Insurtech, tra i piu strategici e in forte crescita sia in Italia che nel resto del mondo. Si tratta infatti di uno dei settori verticali a cui stiamo rivolgendo particolare attenzione, con l’obiettivo di stimolare una crescita sostenibile dell’ecosistema innovativo italiano e un incremento delle capacita competitive del nostro Paese a livello internazionale”.

Michele Novelli, Partner di Digital Magics ha commentato: “L’operazione conferma la posizione di leadership di Digital Magics nel segmento fintech e insurtech, con un portfolio di 22 investimenti che hanno totalizzato una raccolta di oltre 25 M€ ed alla cessione di Moneymour a Klarna ad inizio 2020. Abbiamo seguito Crea fin dalla partecipazione al nostro programma di accelerazione verticale sul fintech e insurtech nel 2018 e proseguito con due follow on in linea con la strategia di investire nelle societa del portfolio con maggiore potenzialita”.

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Blockchain 2021, a che punto siamo? Numeri e tendenze di un mercato più maturo

Il covid non ha fermato la blockchain, anzi, il mercato è maturato. Questa la sintesi dalla ricerca dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger sul 2020, che ha sì rilevato un rallentamento, ma perlopiù focalizzato sul fenomeno degli annunci di nuovi progetti, calati dell’80%, a favore della realizzazione di progetti concreti, che hanno invece registrato una crescita del 59%.

Come scrive blockchain4innovation, “l’hype sembra al termine e l’attenzione è tutta sul lavoro e sui risultati dei progetti. E sullo sviluppo di ecosistemi.”

Blockchain 2020, i numeri

Nel 2020 sono stati 267 i progetti di sviluppo di tecnologie blockchain avviati in tutto il mondo da aziende e pubbliche amministrazioni, che comprendono 70 annunci e 197 progetti concreti (di cui 83 operativi, il resto sperimentazioni o proof of concept). Rispetto al 2019, sono cresciuti del 59% i progetti concreti, mentre gli annunci sono calati dell’80%: è segnale di un mercato più maturo, che si concentra su iniziative più operative e sulla creazione di ecosistemi.

I paesi più attivi nella blockchain sono Stati Uniti, con 72 progetti avviati negli ultimi cinque anni, e Cina, con 35 casi, seguiti da Giappone (28), Australia (23) e Corea Del Sud (19).

Nonostanta abbia subito un rallentamento, con investimenti che nel 2020 valgono 23 milioni di euro, il 23% in meno rispetto al 2019, l’Italia resta nella top ten dei paesi con più iniziative: al sesto posto al mondo con 18 casi. Seguendo la tendenza generale, anche il mercato italiano è più maturo, con il 60% della spesa destinata a progetti operativi.

Il settore più rappresentato è la finanza, con il 58% della spesa, e l’unico ad aver aumentato gli investimenti (+6%), seguito da agroalimentare (11%), utility (7%) e PA (6%).

Blockchain 2020, le tendenze

Nell’ultimo anno, l’attenzione degli operatori si sta spostando sempre più verso lo sviluppo di applicazioni e meno sulla creazione di nuove piattaforme: il 47% dei casi mappati di progetti con tecnologia blockchain, infatti, utilizza piattaforme esistenti. A questo tema si collega anche la potenziale sfida legata a una “convergenza” o collaborazione sia tra piattaforme diverse sia tra mondo permissionless e permissioned.

Anche grazie allo sviluppo di ecosistemi, il 2020 ha visto una crescita di interesse nella finanza decentralizzata (DeFi), con un aumento di utenti e capitale investito.

Si è innescato un processo di cambiamento dello scenario normativo, a partire dalla Digital Finance Package della Commissione Europea  che punta a indirizzare una regolamentazione per il mondo dei crypto-asset e per la tutela dei consumatori, con la prospettiva di una armonizzazione rispetto alle legislazioni vigenti. Cambia così cambia lo scenario per lo sviluppo di progetti stablecoin, in crescita assieme all’utilizzo di criptovalute.

Il 2020 è stato inoltre l’anno dell’avvio delle valute digitali delle Banche Centrali, dalla sperimentazione della DCEP cinese all’annuncio della BCE di voler realizzare il Digital Euro.

L’emergenza sanitaria ha infine dato una spinta all’adozione di soluzioni Blockchain anche per la gestione dell’identità in ambito clinico/sanitario o economico.

Leggi qui il report dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger

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Esenzioni bollo auto Lombardia: chi ne ha diritto?

Sono diverse le esenzioni dal bollo auto in Lombardia. Vediamo nel dettaglio quali veicoli danno diritto a esenzioni o sconti.

Esenzione bollo auto Lombardia: persone con disabilità

Il bollo auto non è dovuto se intestato ad una persona con disabilità o a persona cui il disabile risulta essere a carico. La Lombardia elenca i casi di esenzione:

  • disabilità ai sensi dell’art. 3, comma 3, Legge 104/1992;
  • disabilità psichica o mentale di gravità tale da aver determinato il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento;
  • persone non vedenti o sordomute assolute;
  • persone invalide pluriamputate;
  • persone invalide per ridotte o impedite capacità motorie limitatamente ai veicoli di proprietà delle stesse adattati, in funzione dell’invalidità accertata dalle competenti commissioni mediche pubbliche (occorre possedere la patente speciale e l’adattamento del veicolo deve risultare dalla carta di circolazione).

L’esenzione è concessa per un solo veicolo e la condizione di disabilità deve essere autocertificata e viene poi verificata dagli uffici della Regione.

Esenzione bollo auto Lombardia: auto storiche

Esenti dalla tassa automobilistica anche tutti gli autoveicoli e i motoveicoli iscritti nei registri storici, ad esempio Automotoclub Storico Italiano. Sono esenti, inoltre, gli autoveicoli e i motoveicoli che hanno più di 30 anni, purché non adibiti ad uso professionale o utilizzati nell’esercizio di attività di impresa, arti o professioni.

La Lombardia precisa che per i veicoli ultratrentennali che circolano su strade e aree pubbliche, è comunque dovuta una tassa di circolazione forfettaria con validità per l’intero anno solare (1° gennaio – 31 dicembre) a prescindere dal giorno in cui il pagamento è effettuato:

  • 30 euro per gli autoveicoli;
  • 20 euro per i motoveicoli.

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Bollo auto Lombardia: sconto domiciliazione bancaria

Il metodo di pagamento è uno strumento fondamentale per ottenere uno sconto sul bollo auto. Se paghi ad esempio in tabaccheria nel 2021 hai diritto al Casback di Stato del 10%.

In Lombardia però puoi ottenere uno sconto maggiore, pari al 15% dell’importo dovuto, se decidi di pagare tramite domiciliazione bancaria.

Possono attivare la domiciliazione bancaria del bollo auto:

  • cittadini residenti in Lombardia o iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero);
  • cittadini che intendono pagare per conto del proprietario/locatario di un veicolo (per esempio coniuge, convivente, figlio ecc.);
  • persone giuridiche, inclusi enti pubblici, titolari di non più di 50 veicoli.

Bollo auto Lombardia: esenzione veicoli a basse emissioni e contributi per la demolizione

Veniamo a quando previsto per i veicoli a ridotto impatto ambientale, favorite dalla Regione Lombardia nell’ambito delle politiche per la difesa della qualità dell’aria e la lotta all’inquinamento atmosferico.

Nel dettaglio la regione prevede:

  • un contributo pari a 90 euro per la demolizione di veicoli inquinanti;
  • l’esenzione, per le sole persone fisiche, dal pagamento della tassa per i primi tre anni per veicoli Euro 5 o Euro 6, con alimentazione alimentazione bifuel (benzina GPL o benzina/metano), ibrida (benzina/elettrica)o a benzina, e riduzione della tassa del 50% nei due anni successivi al terzo;
  • l’esenzione totale per veicoli elettrici e veicoli alimentati esclusivamente a gas (GPL o metano).

Qui trovi tutte le indicazioni necessarie Agevolazioni bollo auto

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Calcolo ISEE: quale dato indicare dell’auto e perché?

Auto e imbarcazioni sono parte del patrimonio familiare e per questo motivo vanno indicati ai fini del calcolo ISEE, indicatore che misura la ricchezza delle famiglie italiane.

calcolo isee autoveicolo

Auto e ISEE: quali sono i dati necessari?

L’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) serve a misurare le condizioni economiche delle famiglie. Si determina prendendo in considerazione reddito, patrimonio e caratteristiche del nucleo familiare.

Per ottenere il calcolo dell’indicatore occorre compilare la Dichiarazione Unica Sostitutiva o DSU, che raccoglie una serie di informazioni:

  • reddituali;
  • patrimoniali;
  • sulla composizione del nucleo familiare (numero dei membri, presenza di minori e persone con disabilità ecc.).

Tra le informazioni di carattere patrimoniale è necessario indicare quali sono i veicoli posseduti alla data della dichiarazione, dai membri del nucleo familiare:

  • targa o estremi di registrazione al PRA e/o al RID di autoveicoli e motoveicoli con una cilindrata pari o superiore a 500cc;
  • targa o estremi di registrazione al RID di navi e imbarcazioni da diporto.

Vanno indicati tutti i veicoli di ciascun membro del nucleo familiare e non del solo dichiarante.

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Cosa succede se non dichiaro l’auto nell’ISEE?

L’obbligo di indicare in dichiarazione i veicoli posseduti, è stato introdotto con l’ISEE 2015. Questa informazione, in realtà, non incide sul calcolo dell’ISEE, dunque la mancata dichiarazione non abbassa il valore dell’indicatore.

L’introduzione dei dati relativi ai veicoli ha una funzione diversa: serve a dare indicazioni ad Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza, circa la presenza di situazioni ambigue in cui il nucleo familiare ha un ISEE relativamente basso ma possiede appunto veicoli che rivelano un tenore di vita incongruente, parliamo insomma dei cosiddetti falsi poveri. Dunque è possibile che vengano avviate delle attività di accertamento.

Se il tuo nucleo familiare possiede dei veicoli la mancata indicazione degli stessi comporta una dichiarazione falsa, e ci sono due alternative:

  • se si tratta di una svista, puoi fare una DSU integrativa entro 10 giorni dall’attestazione;
  • se invece gli organi accertatori verificano che si tratta di una dichiarazione falsa vera e propria e sono previsti fino a 3 anni di reclusione oltre alle sanzioni pecuniarie.

Leggi anche il nostro approfondimento Calcolo ISEE: formula e simulazione

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Il fattore P(eople) per essere Insurtech nel 2021

Il 2021 sarà un anno decisivo per l’Italia, per le sue imprese, per tutti noi. C’è da vincere la battaglia con il Covid-19, reagire a una crisi di sistema come mai ne abbiamo vissute dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, cogliere le opportunità che da questa ne deriverà con il Recovery Plan europeo che sarebbe meglio da adesso chiamare con il suo vero nome: Next Generation EU.

Adesso comincia il vero, e duro, lavoro per costruire il futuro, per pensare alla prossima generazione di imprese e di clienti. Digitalizzazione e sostenibilità non possono essere più solo ingredienti di visioni strategiche ma priorità operative da perseguire con convinzione e determinazione. Le risorse, pubbliche e private, non mancheranno ma servono piani, progetti e modelli organizzativi efficaci. E questo vale sia a livello di Governo, nonostante il livello insoddisfacente dell’attuale dibattito politico, sia a livello della singola impresa e dei suoi ecosistemi. Fermarsi alle questioni tecnologiche potrebbe essere un grave errore, perché decisivo in questo processo di trasformazione sarà il fattore P(eople): dalla scuola alla formazione in azienda.

Sappiamo che l’Italia è in ritardo nel percorso di trasformazione digitale ma non è ferma. Proprio come l’industria delle assicurazioni, che non parte certo da zero ma deve cambiare passo per mantenere competitività, quote di mercato, margini. Il 2020 ha amplificato la distanza fra l’offerta di servizi digitali e la domanda, una crepa pericolosa da sanare velocemente per evitare che vi si insinuino nuovi player. Ci sarebbe poco da preoccuparsi se fossero solo startup e scaleup. In agguato, pronti a scattare, ci sono i Digital Giants, soprattutto statunitensi ma non solo, che non hanno cultura assicurativa certo ma tecnologie, dati e capacità di combinarli per arrivare sul mercato con proposte aggressive, semplici e soprattutto convenienti.

L’Italia è un Paese di grandi tradizioni. La storia ci ricorda che il primo contratto di assicurazione di cui si ha traccia fu stipulato a Genova nel 1189. Ma la tradizione non è più sufficiente e anzi può diventare un handicap se non viene potenziata con visioni e azioni capaci di comprendere il cambiamento, un macigno che trattiene le imprese e ne frena la trasformazione e la crescita.

Che cosa manca al’insurance italiano per essere insurtech?  C’è il know how, la tradizione e il trust dei clienti, anche quando la reputation non è al massimo. E c’è anche la consapevolezza dei propri limiti, e non è cosa di poco conto, come ci dice una survey condotta da Italian Insurtech Association con EY, che viene presentata mercoledì 27 gennaio nel corso del webinar L’impatto dell’innovazione sui modelli organizzativi delle assicurazioni” (qui puoi registrati all’evento).

Anche se solo 1 azienda su tre ha un Chief Innovation Officer, la maggioranza considera una priorità la diffusione di un mindset innovativo all’interno dell’ organizzazione. Nella maggioranza dei casi prevale l’open innovation sull’innovazione interna, ma quando si domanda quali siano le priorità per favorire l’innovazione le prime due risposte sono: formazione e acquisizione di nuove competenze.

Per diventare insurtech, quindi, alle compagnie di assicurazione servono prima di tutto “startupper in azienda”, per usare il titolo del libro di Roberto Battaglia, appena pubblicato da Egea, che sviluppa questa tesi: si può diventare imprenditori all’interno di un’organizzazione. Come? Gli ingredienti base sono: aziende che mettono a disposizione “spazi di espressione” non momentanei, dall’altra persone pronte a occuparli con coraggio. Perché la miscela funzioni, però, non possono mancare pochi e chiari meccanismi per l’uso di questi spazi e una cassetta degli attrezzi per trasformare problemi e sfide in soluzioni concrete.

Il mindset per l’innovazione, quindi, non si costruisce solo attivando e diffondendo competenze tecnologiche ma avviando  un cambiamento culturale capace di rendere le tecnologie produttive per il business. Lavorando sul fattore P(eople). Scrive provocatoriamente Battaglia: “Per andare in questa direzione è necessario vivere di più con chi in azienda si occupa dei clienti esterni, pensare come loro e, soprattutto, entrare nella loro area di azione fino a quasi diventarne parte integrante”.

C’è da fare, quindi, una vera rivoluzione culturale nelle organizzazione, e quindi nelle assicurazioni, per arrivare all’altro lato del fattore umano. Da una parte la “rivalutazione”, il reskilling, delle persone interne e il reclutamento di nuovi talenti con profili di innovazione, dall’altra l’attenzione, potremmo quasi dire la simbiosi, con le persone esterne, i clienti. Non a caso la customer centricity è una delle direttrici di innovazione individuate dall’Italian Insurtech Association e uno dei mantra di qualsiasi progetto di trasformazione digitale.

Per le compagnie di assicurazioni creare questa simbiosi significa passare dalla logica del prodotto a quella del servizio e di fatto ripensare i modelli organizzativi come quelli di business, le relazioni con la filiera, l’apertura verso nuovi ecosistemi. Startup e scalup possono essere fonti di ispirazione e di stimolo ma il capitale da valorizzare è già dentro le compagnie, nella loro storia, nei loro portafogli. Va reinvestito con strategie adeguate ai cambiamenti del mercato e con consapevolezza che nel business non si è più soli. La vera sorpresa, alla fine, sarà scoprire che essere insurtech significa prestare più attenzione alle persone e ai loro bisogni, dentro e fuori le aziende.

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Competenze digitali, il gap che frena il mercato assicurativo in Italia

Competenze digitali, ecco la sfida per l’insurance. Se la domanda del potenziale cliente assicurativo è matura per un’interazione completamente digitale con la propria compagnia, l’offerta tarda ad essere sviluppata e proposta adeguatamente.

Appuntamenti virtuali, customer service automatizzati e in sintonia con le  esigenze del singolo cliente, acquisti attraverso social network come Tik Tok: questo è il panorama nel quale siamo sempre più immersi, ma il mercato assicurativo non si sta muovendo con la stessa velocità con cui cambia e soprattutto in linea con le aspettative del nuovo consumatore digitale.

La tecnologia ha profondamente trasformato l’economia, la società ed i modelli di erogazione dei servizi e le competenze digitali diventano fondamentali: questo è il vero gap da colmare ed uno dei principali limiti alla digital trasformation del nostro settore.

Le competenze tecnologiche e digitali nel settore assicurativo: una ricerca

Da una survey realizzata da Italian Insurtech Association a fine 2020 (analisi su base associati – Impiegati, Quadri, Agenti, Brokers) emergono dati che confermano una situazione sulla quale è necessario e urgente intervenire :

  • Il 71% degli operanti nel settore assicurativo ritiene ci sia un gap di competenze tecniche e digitali nel proprio settore;
  • Il 39% degli operanti nel settore assicurativo ritiene ci sia un gap di competenze digitali di base (alfabetizzazione digitale, come il corretto uso dell’email) nel proprio settore;
  • Il 65% degli operanti nel settore assicurativo non sa dare una definizione di 3 concetti quali BlockChain, IOT e Machine Learning;
  • Il 43% degli operanti nel settore assicurativo non sa cosa sono polizze on demand;
  • Al 58% degli operanti nel settore assicurativo non è mai stato proposto un corso di formazione Tecnico e/o Digitale;
  • Al 67% degli operanti nel settore assicurativo non è mai stato proposto un corso di formazione Tecnico e/o Digitale coordinato internamente dalla propria azienda;
  • Il 45% degli operanti nel settore assicurativo ritiene ci sia un gap con i propri clienti in termini di competenze Tecniche e/o Digitali;
  • L’82% degli operanti nel settore assicurativo auspica di avere più formazione Tecnico e/o Digitale.
  • Il 54% di coloro che auspicano ci possa essere più formazione Tecnico e/o Digitale, pagherebbero di tasca propria tale formazione.

Competenze digitali, il rischio di un technology gap

Emerge quindi un quadro con una forte esigenza di creazione di nuove competenze all’interno del settore assicurativo, tramite sperimentazione, collaborazione con aziende native digitali, ma soprattutto percorsi di formazione ad hoc, che vanno sistematizzati, strutturati e resi disponibili all’intera filiera assicurativo. Il rischio è  – laddove questo non succeda –  veder crescere un gap di competenze che potrebbe presto trasformarsi in un gap di competitività professionale ed anche aziendale.

D’altro canto i dati parlano chiaro: il 2019 è stato un anno record per l’insurtech con 6,8 miliardi investiti nel mondo attraverso 250 operazioni (+62% rispetto ai 2,6 miliardi del 2018), tuttavia in Europa sono stati investiti solo 897 milioni e l’Italia, negli ultimi tre anni, ha assorbito meno del 5% del totale investito in Europa.

Investire in risorse umane per creare nuova offerta

Per questo, per scongiurare un Technology Gap del mercato dobbiamo creare le condizioni per cui si possa instaurare un sistema di rapido sviluppo tecnologico del settore assicurativo, un sistema nel quale gli investimenti – economici, di brain power, di risorse umane – portino a creare una nuova offerta, nuove tecnologie, nuove competenze e nuovi modelli operativi.

La risposta, celere e positiva, non può essere demandata ai singoli attori, ma richiesta al sistema Paese, all’interno del quale Compagnie, Intermediari e Fornitori operano: se il sistema non creerà il contesto favorevole, il settore assicurativo Italiano perderà di competitività.

In quest’ottica, all’interno del suo manifesto programmatico Italian Insurtech Association indica la creazione di nuove competenze digitali diffuse una delle direttive principali di investimento del comparto assicurativo, insieme allo stimolo agli Investimenti in Insurtech tramite incentivi e alla collaboratività di Assicurazioni e Banche con aziende tecnologiche e Start-up Insurtech.

In ambito formativo bisognerà favorire corsi di base gratuiti e un progetto di rinascimento digitale che sia inclusivo e diffuso su tutta la filiera, un rinascimento che sia veloce come i tempi e al contempo rassicurante, in modo tale che tutti i lavoratori abbiano fiducia nelle conseguenze positive che la tecnologia potrà apportare alla qualità del loro lavoro.

Se il 2021 dovrà essere l’anno della rinascita e dell’Insurtech – e noi ne siamo certi – bisognerà partire dalla creazione delle competenze.

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Gender Equality, BNP Paribas Cardif ottiene la certificazione per il sostegno alle donne sul lavoro

Il rispetto dell’equità remunerativa, una significativa presenza di donne ai livelli manageriali in azienda, pratiche aziendali inclusive ed aperte alla tutela della maternità. Sono questi i principi che hanno fatto ottenere a BNP Paribas Cardif la certificazione «Gender equality» da parte dell’associazione Winning Women Institute.

Dai percorsi di mentoring dedicati alle giovani collaboratrici donne alla creazione di una community al femminile, dai progetti sulla sicurezza a un programma di accelerazione dedicato all’imprenditoria femminile fino all’istituzione del Chief Diversity Officer, questo è il modello di BNP Paribas Cardif per affrontare il tema della diversity e dell’inclusione nell’ambiente lavorativo.

Perché BNP Paribas Cardif ha ottenuto la certificazione “Gender Equality”

La diversità vista come valore e arricchimento culturale, in grado di stimolare e unire anziché dividere. E’ questo l’approccio di BNP Paribas Cardif, tra le prime dieci compagnie assicurative in Italia che grazie al proprio impegno concreto sul tema della diversity ha recentemente ottenuto la certificazione «Gender equality» da parte dell’associazione Winning Women Institute, ente finalizzato a diffondere il principio della parità di genere all’interno del mondo del lavoro.

Un importante riconoscimento che arriva a seguito di un percorso consolidato attraverso le molte iniziative messe in campo dalla Compagnia assicurativa guidata da Isabella Fumagalli, da anni in prima linea per costruire un ambiento lavorativo meritocratico ed equo e favorire la diffusione di una cultura inclusiva anche fuori dall’azienda.

Il valore che BNP Paribas Cardif assegna alla gender equality è testimoniato dall’istituzione nel 2020 della figura del Chief Diversity Officer, ruolo affidato a Paola Del Curatolo, CFO della Compagnia e membro del Comitato Esecutivo.

BNP Paribas Cardif, i progetti per sostenere le donne

L’emergenza generata dalla pandemia non ha fermato l’impegno in ambito diversity di BNP Paribas Cardif che anche nel 2020 ha lanciato numerosi progetti che coinvolgono sia i propri collaboratori sia il mondo esterno.

4U Young Women Mentorship

Partendo dalle giovani collaboratrici, le under 35 che più di altre fanno parte di questo processo di cambiamento, con “4U YOUNG WOMEN MENTORSHIP” la Compagnia ha avviato un percorso di mentoring interno dedicato a 26 collaboratrici che sono state affiancate da 26 senior manager donne dell’azienda. Un’idea nata proprio dalle donne con funzioni apicali che hanno messo a disposizione di altre donne più junior la loro esperienza, condividendo percorsi, successi, difficoltà e consigli attraverso 6 incontri.

L’iniziativa è partita nei mesi del lockdown, rivelandosi un valido supporto in un momento in cui le giovani colleghe erano alle prese con la gestione dei figli piccoli e il lavoro a casa, e ha posto le basi per la formazione di una community che si è già estesa, coinvolgendo molte altre donne dell’azienda e anche colleghi uomini.

Inspiring Women

Sempre nell’ottica della formazione, l’adesione a “INSPIRING WOMEN”, un progetto della Camera di Commercio Italo-francese che ha visto il coinvolgimento dal 2019 di 11 giovani donne e 2 mentor di BNP Paribas Cardif, e la collaborazione con l’associazione “Valore D”, di cui BNP Paribas Cardif è da anni sostenitrice, che ha consentito nel 2020 a 16 collaboratrici di partecipare gratuitamente a 12 percorsi formativi e a 4 di mentorship.

A Fior di pelle

La Compagnia non ha trascurato il tema della sicurezza, sempre più al centro del dibattito mediatico, coinvolgendo la startup innovativa a vocazione sociale Women Security con cui ha avviato “A Fior di pelle”, un programma di formazione e prevenzione per il rispetto di genere in azienda e nella vita quotidiana. A ottobre sono partiti una serie di incontri informativi sulle tematiche di sicurezza delle donne e dei loro familiari, per aiutarle a prevenire, gestire e ridurre le situazioni di rischio con il supporto di professionisti esperti, tecnologie e formazione.

MIA – Miss In Action

Il supporto e la collaborazione con startup e Pmi innovative al femminile è un percorso consolidato anche grazie a “MIA – MISS IN ACTION”, il primo programma di accelerazione dedicato all’imprenditoria femminile, lanciato nel 2018 da BNP Paribas Cardif insieme ad altre società del Gruppo BNP Paribas e a Digital Magics, il più importante business incubator italiano.

MIA, le 3 startup vincitrici del programma di accelerazione al femminile

Gender equality, un modello aziendale a tutto tondo

La diversità di genere rappresenta per BNP Paribas Cardif una tematica importante, parte di un modello sostenibile più ampio che riguarda l’inclusione in generale, rendendo l’assicurazione più accessibile, e che mette le persone al centro, inclusi naturalmente i suoi collaboratori.

La Compagnia offre un programma di welfare aziendale trasversale che tocca diverse sfere della vita privata e lavorativa a supporto dell’istruzione e della formazione dei figli (asili nido, rette scolastiche, ecc.), dell’assistenza familiare (baby sitter, assistenza anziani, ecc.), della previdenza, dei trasporti, dei viaggi, dello sport e del benessere (palestre, piscine, ecc.), della cultura e del tempo libero (cinema, teatro, ecc.), oltre alla possibilità di poter lavorare in smart working.

Inoltre, nel 2020 è stata posta una particolare attenzione al tema salute, per cui, oltre alle coperture tradizionali di cui beneficiano tutti i collaboratori, sono state introdotte soluzioni innovative per far fronte al Covid-19, tra cui la chatbot, la “Centrale assistenza info Covid H24”, lo sportello psicologico e la possibilità di effettuare da remoto visite mediche specialistiche con le televisite.

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Keyless, un sistema universale per l’identità online

Un sistema di autenticazione biometrica universale, assicurata dalla crittografia ed utilizzabile in tutte le piattaforme e su tutti i dispositivi. È questa la scommessa di Keyless, startup innovativa co-fondata da Andrea Carmignani e Fabian Eberle, selezionata tra i tre vincitori del contest Open-F@b Call4Ideas 2020 promosso da BNP Paribas Cardif con InsuranceUp.

Come nasce Keyless

Keyless nasce da un’idea di Andrea Carmignani, mentre conseguiva un MBA alla business school internazionale INSEAD (Institut Européen d’Administration des Affaires). Assieme al compagno di studi e co-founder Fabian Eberle, realizza le potenzialità di un sistema identificativo universale che possa dare agli utenti un maggior controllo delle proprie informazioni e della propria identità in rete.

Carmignani ed Eberle si impegnano così a realizzare una soluzione universale capace di unificare il processo di autenticazione attraverso l’intera rete Internet e per tutti i servizi digitali. Unendo le forze con Paolo Gasti e Giuseppe Antinesse, esperti di privacy e security, danno vita a Keyless, una soluzione di autenticazione biometrica avanzata che permette all’utente di usare il proprio corpo per autenticarsi con facilità ovunque nel mondo digitale, a prescindere da device, piattaforma o sistema operativo, e senza mettere a rischio la propria privacy e la sicurezza dei propri dati.

Come funziona il sistema di Keyless

“Keyless offre soluzioni di autenticazione senza l’uso di password, basate sui più recenti progressi nella tecnologia biometrica e nella crittografia”, spiega Eberle. “Il nostro sistema sfrutta la tecnologia privacy-first, per garantire che i dati biometrici non siano mai soggetti a rischi di compromissione, persi o rubati”.

Il sistema funziona acquisendo e crittografando sul dispositivo dell’utente modelli biometrici, che poi vengono frammentati e distribuiti sulla sua rete cloud proprietaria per l’archiviazione, ed utilizzati nell’autenticazione su tutti i dispositivi. Basandosi su un unico modello biometrico di partenza, il sistema garantisce che ogni utente sia effettivamente chi dichiara di essere.

“Le soluzioni Keyless sono inoltre progettate per integrarsi negli attuali sistemi di gestione delle identità e degli accessi e con le applicazioni rivolte ai consumatori”, sottolinea Eberle. “In questo modo, Keyless può essere integrato e distribuito anche senza particolari competenze tecniche”.

Cosa distingue Keyless da altre forme di autenticazione biometrica

La particolarità principale di Keyless è il suo Keyless Network: “una serie di server cloud che non si appoggiano ad alcun device fisico e sono utilizzati esclusivamente per l’archiviazione e l’elaborazione dei modelli biometrici per l’autenticazione”, spiega Eberle.

La sua tecnologia privacy-first, oltre a proteggere i dati biometrici dal rischio di compromissione, consente anche un’ampia gamma di funzionalità esclusive basate sull’autenticazione locale per la memorizzazione e l’elaborazione della biometria. Queste funzionalità includono l’identificazione univoca dell’utente e il backup, il ripristino e la revoca dei dispositivi in modalità self-service.

La sfida di Open-F@b Call4Ideas e i progetti per il futuro

Keyless è stato uno dei tre progetti innovativi vincitori della settima edizione di Open-F@b Call4Ideas, la call internazionale promossa da BNP Paribas Cardif, in collaborazione con InsuranceUp, che quest’anno ha rivolto l’attenzione alla ricerca di soluzioni per il Next Normal, la normalità del futuro.

“Questa particolare sfida è stata interessante in quanto non solo dovevamo convincere i giudici, ma anche il pubblico” ha commentato il co-founder Fabian Eberle. È stato infatti il pubblico a votare per far avanzare i progetti fino alla finale. “La sfida stava nel fatto che ogni pitch aveva un limite massimo di un minuto per presentare la soluzione. Sebbene la nostra soluzione sia semplice, le sue applicazioni sono sfaccettate e si basano su tecnologie complesse come la biometria avanzata e la crittografia, per risolvere un problema complicato. Quindi avere solo un minuto per approfondire il problema e spiegare i vantaggi della nostra particolare soluzione è stato impegnativo.” Questo non ha fermato il team, che è riuscito a sfruttare il tempo concesso ed aggiudicarsi la vittoria.

Nonostante l’anno difficile, Keyless ha fatto molti progressi nel 2020, raddoppiando il suo team e riuscendo a lanciare soluzioni di autenticazione senza password a supporto di un largo bacino di workforce e consumer use-cases. Nel 2021, l’obiettivo è di accelerare la strategia go-to-market in tutta Europa ed estendere il portafoglio prodotti, con particolare focus su nuove feature per l’autenticazione senza password.

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Assicurazioni Online, Digital Magics entra nel capitale di viteSicure

L’incubatore di startup Digital Magics entra come azionista nel capitale del broker assicurativo Bridge Insurance Services Srl, per accelerare la crescita della startup viteSicure, il primo esempio in Italia di insurtech dedicato alla distribuzione B2C e B2B2C di assicurazioni vita e protezione che si rivolge primariamente a un segmento di mercato trascurato dei canali assicurativi tradizionali: le giovani famiglie con bassa capacità di risparmio.

“Abbiamo trovato viteSicure molto interessante fin dai primi incontri e la decisione di investire è perfettamente in linea con la nostra visione, in particolare in un comparto, il fintech, a elevata crescita nel nostro paese” ha dichiarato Gabriele Ronchini, CEO di Digital Magics “Sono sicuro che tra le nostre e le loro competenze si svilupperanno grandi sinergie”.

Digital Magics contribuirà agli sviluppi tecnologici e di business di viteSicure, sia direttamente, che attraverso la propria rete di partner, e costituirà un supporto fondamentale per l’aumento di capitale che viteSicure prevede nel corso del 2021.

viteSicure, l’insurtech per l’assicurazione vita dedicato alle giovani famiglie

Lanciato nel 2019 dai due Founder Eleonora del Vento e Alessandro Turra, viteSicure è una piattaforma digitale che permette di scegliere i propri servizi assicurativi direttamente sul web, costruendo il proprio preventivo ed acquistando la polizza on-line in totale autonomia. Si caratterizza per una user experience innovativa che, attraverso la piattaforma proprietaria, permette l’acquisto istantaneo di una polizza vita caso morte. La coniugazione di una polizza semplice e di qualità con la modalità di vendita immediata e completamente online hanno incontrato i favori del mercato e nel 2020 le vendite delle polizze viteSicure sono cresciute esponenzialmente.

“Siamo felici di iniziare il 2021 con un nuovo azionista come Digital Magics” ha commentato Eleonora Del Vento, CEO di viteSicure, “Se il 2020 è stato un buon anno per noi, la nostra intenzione per i prossimi 12 mesi è confermare viteSicure come il player vita con il tasso di crescita più veloce del mercato e grazie all’apporto di Digital Magics, acquisiamo know-how ed esperienze importanti, che ci permetteranno di raggiungere i nostri obiettivi”.

Il progetto 2021 di viteSicure è di attrarre capitali per continuare ad aumentare i tassi di crescita, potenziare gli sviluppi tecnologici ed essere fra i protagonisti dell’open innovation.

Digital Magic, l’incubatore per il digital made in Italy

Digital Magics, è un business incubator che supporta le startup del mondo digital e tech con servizi per il potenziamento e l’accelerazione del business. Digital Magics, Talent Garden e Tamburi Investment Partners hanno creato un hub nazionale di innovazione per il Digital Made in Italy, offrendo alle startup innovative il supporto per creare progetti di successo, dall’ideazione fino all’IPO. Digital Magics è partner di imprese innovative con i propri servizi di Open Innovation, creando un ponte sinergico fra le aziende e le startup digitali.

Tra le varie iniziative, è promotore di MIA – Miss In Action, la call per l’imprenditorialità femminile, e del programma di accelerazione internazionale Magic Wand per le startup Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity.

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