Usage Based Insurance, il progetto di Vodafone e Cloudera per la profilazione del guidatore

La Usage Based Insurance (UBI) è l’ultima innovazione nel campo dell’assicurazione auto, e uno dei trend assicurativi di quest’anno. In questo contesto è nato il progetto di Vodafone Automotive (società del Gruppo Vodafone specializzata nello sviluppo di piattaforme tecnologiche connesse per il mondo della mobilità) in collaborazione con Cloudera, che applica l’Internet of Things al mondo automotive con una piattaforma per le blackbox utile per lo sviluppo di servizi legati al mondo assicurativo.

Il progetto si appoggia alla piattaforma di Cloudera, che si occupa proprio della gestione di blackbox: prevede l’installazione su veicolo di una blackbox dedicata che, tramite la piattaforma, si occupa della raccolta, gestione e analisi in tempo reale di dati sull’utilizzo del veicolo.

Il sistema consente così di ricostruire il percorso effettuato dal veicolo, partendo dai dati in real time di localizzazione e velocità e dalle informazioni geografiche acquisite attraverso il GPS e l’accelerometro presente nelle blackbox. Questo  permette di raccogliere informazioni sull’utilizzo del veicolo utili a fornire alle società di assicurazione i profili degli stili di guida degli assicurati, aiutandole a calcolare il rischio associato alla tipologia di guidatore e di conseguenza alla singola polizza. Grazie alle informazioni di profilazione, è possibile ottimizzare le offerte di Usage Based Insurance.

Non solo: la soluzione permette alla compagnia assicurativa di utilizzare i dati stessi anche per lo sviluppo di nuovi servizi, al fine di migliorare l’esperienza dei propri clienti e di conseguenza la loro fedeltà: possiamo pensare per esempio a servizi di assistenza e recupero veicoli rubati, prevenzione di furti, o gestione degli incidenti.

Il progetto, avviato tre anni fa, è giunto ora a piena maturità, ma già si pensa alle applicazioni future, a partire dall’integrazione di funzionalità di Machine Learning applicate alle fasi di controllo dei dati, che consentirebbero di accorgersi più velocemente di eventuali malfunzionamenti dei dispositivi di bordo.

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SafetyWing: come funziona la startup insurtech che assicura i digital nomad

Lo smartworking ha aperto la strada a nuovi modi di approcciarsi al lavoro fuori dall’ufficio, ma come gestire l’assicurazione di lavoratori in movimento? La startup SafetyWing nasce proprio per questo.

Abbandonare un luogo di lavoro fisso per viaggiare e spostarsi liberamente in giro per il mondo: è questo lo stile di vita scelto dai digital nomads, i “nomadi digitali” che grazie a un computer e una connessione internet ben funzionante possono lavorare completamente da remoto, ovunque si trovino.

Se l’idea di poter viaggiare e lavorare allo stesso tempo è sicuramente invitante, questa porta con sé una serie di complicazioni burocratiche che potrebbero spaventare molti potenziali nomads. Il problema si pone anche dal punto di vista assicurativo, dato che la maggior parte delle compagnie tradizionali richiede un indirizzo di residenza fisso come prerequisito per sottoscrivere una qualsiasi polizza.

La startup insurtech SafetyWing vuole cambiare questa situazione offrendo prodotti assicurativi estremamente flessibili e studiati appositamente per rispondere alle necessità dei lavoratori itineranti.

Come funziona SafetyWing

La startup è stata fondata nel 2017 a San Francisco da tre imprenditori norvegesi: Sondre Rasch, attuale Ceo, Sarah Sandnes (Cto) e Hans Nyvold Kjellby (Coo). Fin da subito SafetyWing si è concentrata sui lavoratori della gig economy che non seguono stili di vita standardizzati e si spostano spesso tra diversi Paesi e giurisdizioni.

Al momento la startup offre infatti un’assicurazione sanitaria globale, acquistabile completamente online e utilizzabile in tutto il mondo. Le opzioni principali sono due: la Nomad Insurance – che per 40 dollari al mese copre sia alcune procedure mediche che gli imprevisti di viaggio, come i bagagli persi o i voli in ritardo – e la Remote Health Insurance, che costa invece 153 dollari al mese e consiste in un’assicurazione medica completa e attiva a livello globale.

SafetyWing offre anche un pacchetto assicurativo pensato per le aziende il cui team lavora principalmente da remoto. In questo modo, le compagnie più innovative possono assumere dipendenti basati in qualunque Paese e garantire loro adeguata protezione medica, senza richiedere trasferimenti forzati che spesso portano con sé infinite complicazioni.

Nell’ultimo periodo la possibilità di creare un team internazionale è diventata particolarmente importante per molte aziende che, dopo essere rapidamente passate allo smart working nel corso della pandemia di Covid-19, hanno deciso di adottare questa nuova modalità operativa in modo permanente, lasciando i dipendenti liberi di scegliere se lavorare da casa – ovunque essa sia – o andare in ufficio.

Il nuovo round di finanziamenti e i progetti futuri

Secondo il Ceo Sondre Rasch, la missione principale di SafetyWing è riuscire a esportare il sistema di protezione sociale norvegese in tutto il mondo: “Per costruire i nostri prodotti prendiamo ogni parte della rete di protezione sociale. Siamo partiti dalla copertura sanitaria, e ci allargheremo poi al resto” ha detto a Forbes.

A fine gennaio SafetyWing ha chiuso un round di investimenti di Serie A raccogliendo 8 milioni di dollari. Con i nuovi fondi, la startup ha intenzione di creare l’infrastruttura digitale necessaria per andare in pensione da remoto senza preoccuparsi di poter perdere i propri risparmi. Fondamentale sarà anche lo sviluppo di soluzioni legate alla telemedicina, che permettano quindi ai clienti assicurati di effettuare visite mediche in modo completamente virtuale.

La compagnia conta attualmente circa 30 dipendenti, tutti operativi da remoto, ma ha intenzione di allargare presto il team.

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Coperture aggiuntive assicurazione auto: come funzionano?

Furto, incendio, atti vandalici, danni al conducente, sono solo alcuni dei casi per i quali la sola polizza RC auto obbligatoria per legge, non garantisce la copertura. Dunque a fronte di una tariffa più elevata è possibile applicare delle coperture aggiuntive all’assicurazione auto, per tutelarsi in ogni eventualità.

assicurazione auto coperture aggiuntive

Coperture aggiuntive assicurazione auto: che cosa sono?

Le coperture aggiuntive o garanzie accessorie, sono coperture assicurative che riguardano l’assicurazione auto ma che forniscono delle tutele in più rispetto alla RC auto obbligatoria.

La RC auto copre infatti la responsabilità civile per la guida dei veicoli a motore. In sostanza tutela il tuo patrimonio dal risarcimento dei danni provocati a terzi nel caso tu sia responsabile di un incidente.

L’assicurazione si occupa del risarcimento senza intaccare il tuo patrimonio, insomma.

Questo però significa che qualsiasi altro tipo di risarcimento non è compreso. Un esempio immediato è quello dei danni al tuo veicolo a causa di un incendio.

Vediamo dunque nel dettaglio le principali coperture aggiuntive all’assicurazione auto, in modo che tu possa decidere se è il caso di attivarle in tutto o in parte, anche a seconda delle tue abitudini di gestione del veicolo e di guida.

Infortuni al conducente

Il conducente è di fatto l’unico soggetto non tutelato dalla polizza RC auto, nel caso in cui sia responsabile di un sinistro. Per questo motivo sul fronte degli incidenti, sottoscrivere questa garanzia è molto importante.

Leggi il nostro approfondimento Garanzie Accessorie RCA: Infortuni al conducente

Furto e Incendio

In questo caso è abbastanza chiaro lo scopo della garanzia: assicurare il veicolo per i casi di furto e di incendio, appunto. Quasi sempre queste garanzie vengono proposte insieme.
Ricordiamo che oltre al furto, la compagnia risarcisce anche per i danni causati dai tentativi di scasso non andati a buon fine.

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Kasko

Si tratta della garanzia accessoria più costosa, poiché serve a tutelarti dai danni che provochi tu al tuo veicolo, dunque anche nel caso di tua responsabilità. È un’ottima idea nei casi in cui la tua auto sia nuova di fabbrica o abbia un notevole valore e costi elevati per eventuali riparazioni.

Leggi il nostro approfondimento Kasko e Mini Kasko nell’assicurazione auto

Atti vandalici

Serve a tutelarsi dai danneggiamenti arrecati all’auto, soprattutto se abitualmente si lascia il veicolo incustodito su strada nelle ore notturne. Tipicamente è prevista una franchigia con un importo abbastanza ridotto (circa 100 euro), dunque per i piccoli danni subiti, dovrai provvedere alle riparazioni di tasca tua, mentre la compagnia assicurativa interverrà a copertura della spesa che supera la franchigia.

Altre coperture aggiuntive:

  • Cristalli. Garanzia che prevede un risarcimento in caso di rottura dei vetri del veicolo, cioè parabrezza, lunotto e finestrini e copre sia la sostituzione sia la riparazione (in alcuni casi può essere ricompresa nella polizza furto e incendio o nella kasko).
  • Tutela legale o giudiziaria. Copre le spese legali di eventuali procedimenti legati ai sinistri, e altri costi connessi (ad esempio spese di perizia, consulenze legali ed eventuali risarcimenti stabiliti dal giudice).
  • Assistenza Stradale. Molto utile per chi usa il veicolo per lavoro, spostandosi molto su strade extraurbane e autostrade, dal momento che risarcisce le spese sostenute per il recupero del veicolo e il trasporto fino al primo centro di assistenza o officina, nel caso si resti in panne.
  • Rivalsa. Una tutela in più nel caso di sinistro causato da te ad esempio mentre guidavi in stato di ebbrezza. Sottoscrivendo questa clausola, la compagnia si impegna a rinunciare in tutto o entro limiti prestabiliti, a rivalersi sul tuo patrimonio personale una volta liquidato il risarcimento ai soggetti da te danneggiati.

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Dpcm 22 febbraio: Spostamenti e Regioni

Il nuovo dpcm interviene sugli spostamenti, mantenendo le restrizioni e rafforzandole in parte. Vediamo quali sono le regole da rispettare.

nuovo dpcm 22 febbraio

Nuovo Dpcm valido fino al 27 marzo

Il nuovo decreto, approvato dal neonato governo Draghi, introduce due importanti regole valide fino al 27 marzo 2021:

  • confermato il divieto di spostamento tra Regioni, fatte salve le consuete deroghe per motivi di lavoro, salute e necessità;
  • vietate le visite ad amici e parenti nelle aree che finiscono in zona rossa.

In sostanza viene confermata e rafforzata la linea di rigore tenuta dal governo precedente, nel timore del diffondersi della terza ondata anche a causa delle varianti inglese, sudafricana e brasiliana, rilevate già in diverse zone del Paese e che purtroppo sembrano velocizzare il contagio tra i cittadini.

Dunque permane il divieto di spostamento anche fra due regioni gialle confinanti tranne per gli “spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità o motivi di salute”.

Resta sempre consentito il rientro presso:

  • residenza;
  • domicilio;
  • abitazione.

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Lockdown stretto per le zone rosse

Per le Regioni o le località che finiscono in zona rossa, torna il lockdown stretto, con la chiusura di tutte le attività non essenziali, il divieto di spostamenti se non motivati da esigenze sanitarie, lavorative e di necessità, anche all’interno dello stesso comune.

Ma soprattutto viene reintrodotto il divieto di recarsi presso le abitazioni di amici e parenti, che prima aveva una deroga: la possibilità di andare presso un’abitazione altrui, nel numero massimo di due adulti (senza limiti per minori di 14 anni e disabili), al massimo una volta al giorno tra le 5 e le 22. Nelle zone rosse dal 25 febbraio al 27 marzo non è più possibile farlo.

La possibilità di recarsi presso le abitazioni private di amici e parenti, con i limiti numerici e orari illustrati, permane per chi vive nelle zone arancioni e gialle.

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Insurtech Innovation Index: nel 2020 una risicata sufficienza per l’Italia

Per poter influenzare un fenomeno bisogna prima misurarlo. Per questo l’Italian Insurtech Association ha elaborato assieme all’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano l’Insurtech Innovation Index, un indice che, a partire dal 2020, mappa e misura lo stato degli investimenti insurtech in Italia per tenere traccia della sua evoluzione.

Si tratta del primo indicatore italiano dedicato al settore insurtech, utile non solo di capirne l’andamento all’interno del Paese, ma anche di comparare le dinamiche italiane con quelle internazionali.

Venerdì 12 febbraio sono stati presentati nel corso dell’evento digitale dedicato i risultati del primo report.

Qui il link per rivedere la presentazione del report

Insurtech innovation Index, com’è calcolato

L’Insurtech Innovation Index è stato calcolato sui dati del campione delle prime 20 compagnie italiane per raccolta premi (riferite alle polizza di danni), quest’anno secondo la classifica del 2019, che hanno costituito il 73% del market share.

L’indice prende in considerazione tre diverse dimensioni:

  • Investimenti di capitale nelle startup insurtech e PMI innovative del settore assicurativo
  • Investimenti di innovazione interna nello sviluppo digitale compiuti da compagnie, intermediari professionali e fornitori dell’industria assicurativa
  • Investimenti nella collaborazione fra attori della filiera finalizzati a sviluppare soluzioni innovative

Le percentuali ottenute sono infine pesate in base al loro impatto e vanno a formare un indice espresso in trentesimi.

Insurtech innovation Index, il risultato del 2020

Secondo le rilevazioni, durante il 2020, solo il 19% delle compagnie assicurative analizzate ha effettuato almeno un investimento in una startup Insurtech. A queste compagnie sono riconducibili 13, con un controvalore totale di poco più di 5 milioni di euro, e un capitale medio investito a circa 0,4 milioni.

Per quanto riguarda l’innovazione interna, i risultati sono più rosei: il 63% delle compagnie assicurative ha avviato progetti sviluppati internamente in campo Insurtech, per un totale di 127 operazioni. Il controvalore totale supera i 31 milioni di €, ed il valore medio investito sul singolo progetto è di circa 0,3 milioni.

Buono anche il dato riferito alle partnership, che vede il 75% delle compagnie attive in collaborazioni con altri attori. In totale le partnership sono state 27, circa 2 per compagnia assicurativa.

Un dato interessante, che mostra un’apertura del settore a pensare ed agire come un ecosistema, per fornire al consumatore pacchetti che includano anche servizi non prettamente assicurativi, sempre più richiesti.

Nel complesso, l’indagine mostra un settore aperto alla collaborazione, ma che ancora predilige sviluppare internamente la maggior parte delle progettualità, con poca propensione all’investimento in startup.

Il voto complessivo per l’anno 2020 è 18/30: una sufficienza risicata. Un risultato comunque positivo, ma che lascia spazio a molto potenziale inespresso.

Naturalmente, bisogna tenere in considerazione come, essendo questo il primo anno in cui l’indice viene realizzato, manchi un framework di confronto in cui collocarlo. Servirà tuttavia da importante baseline per tenere traccia con più consapevolezza delle evoluzioni future.

Investimenti nelle startup insurtech in Italia, un problema culturale

Approfondendo i risultati raccolti sugli investimenti destinati a startup del settore insurtech, si può osservare un interessante distinzione: sebbene il grosso delle operazioni sia stato diretto a startup con base in Italia (83%), degli oltre 5 milioni complessivi ben il 73% è raccolto da quell’8% di startup con sede fuori dall’Europa, mentre le startup italiane raccolgono in totale solo il 25%.

L’investimento medio in startup italiane è insomma estremamente inferiore rispetto a quello in startup internazionali (0,1 milioni di euro contro i 3,7 delle extra europee), segnale di un mercato dei capitali italiano non ancora sviluppato rispetto ad altri Paesi.

“È interessante come il 73% degli investimenti siano andati a startup internazionali” commenta Gianluca De Cobelli, founder e CEO della startup insurtech YOLO, “C’è forse ancora un problema di cultura: gli stessi italiani non guardano all’Italia.”

Non solo: dall’indagine risulta che la maggioranza delle startup considera come competitor principali altre startup anziché gli incumbent – che pure destinano molti più investimenti in innovazione interna che in realtà innovative esterne.

“Ancora, un problema culturale” fa notare De Cobelli, “Gli incumbent non vedono nelle startup italiane possibilità di crescita”.

Investimenti insurtech, le proiezioni per il 2021

Cosa possiamo aspettarci per l’anno a venire?

In base alle risposte raccolte dall’indagine, le compagnie assicurative sembrano confermare una preferenza per i progetti Insurtech sviluppati internamente (per il 61% l’attività di maggior rilievo). Lieve aumento previsto per l’investimento in startup (priorità per il 25% delle compagnie), che resta però nettamente inferiore.

Secondaria anche l’attenzione che nel 2021 verrà data alla creazione di nuove partnership, prioritaria solo per il 14% delle compagnie assicurative.

Nonostante la diminuzione di attenzione verso le partnership, il quadro complessivo indica, almeno nelle intenzioni, un incremento generale.

Per quanto riguarda le tecnologie di destinazione degli investimenti, su un campione di 34 startup Insurtech italiane l’81% mostra di riconoscere l’importanza dell’utilizzo di Big Data Analytics, e il 75% di far uso di Artificial Intelligence.

Un segnale positivo anche il fatto che più della metà delle startup ha inoltre dichiarato di utilizzare API, tecnologia abilitante di una logica di ecosistema.

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Toothpic, una startup per l’autenticazione con lo smartphone: le applicazioni nell’insurance

Nata come spin-off del Politecnico di Torino e incubata in I3P, ToothPic è una startup innovativa che ha sviluppato una tecnologia di autenticazione MFA unica al mondo, utilizzando come chiave d’accesso le imperfezioni distintive nella fotocamera dello smartphone, impossibili da replicare.

Uno strumento semplice e user-friendly dalle grandi potenzialità, che potrebbe avere applicazioni interessanti anche nel mondo delle assicurazioni.

ToothPic, come è nata la startup

ToothPic nasce dal lavoro di un team di quattro ricercatori e professori del Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni del Politecnico di Torino. Non comincia da subito come un progetto di startup: si tratta inizialmente di un progetto di ricerca ERC (European Research Council), finanziato dall’unione europea.

“Si trattava di un progetto molto prestigioso, per ricerca di frontiera” racconta il founder e CEO Giulio Coluccia, “Un progetto dove si sa insomma da dove si parte, ma non dove si arriva”.

Mentre lavora al progetto, il team assiste allo speech di un professore di New York, che spiega delle impronte uniche che esistono all’interno della fotocamera di ogni smartphone: un pattern invisibile di imperfezioni che caratterizza univocamente ogni sensore fotografico, e costituisce una sorta di firma del dispositivo. Da lì nasce l’idea per trasformare il progetto di ricerca in una proposta concreta.

Comincia così l’iter dei percorsi brevettuali della tecnologia: ToothPic ne registra ben 4. È il 2016 quando la startup viene ufficialmente fondata: Giulio Coluccia ha 35 anni, e tutto il team è tra i 30 e i 50. ToothPic comincia un percorso con l’incubatore I3P del Politecnico di Torino.

Nel 2018 arriva un finanziamento dal fondo Vertis VV3TT, dedicato al trasferimento tecnologico dalla ricerca pubblica. Non solo è il primo finanziamento di ToothPic, ma anche il primo in Italia proveniente dalla piattaforma d’investimento ITAtech di CDP Venture Capital – Fondo Nazionale innovazione. E nel 2020 arriva un secondo round da 810mila euro, da parte del Club degli Investitori e Vertis SGR, per consolidare il percorso di crescita della sua innovativa soluzione.

Nello stesso anno ToothPic ottiene la certificazione FIDO, rilasciata da FIDO Alliance (Fast IDentity Online), associazione industriale senza scopo di lucro che promuove standard di autenticazione diversi dalla classica password a favore di moderne soluzioni di autenticazione, e rappresenta il nuovo standard di sicurezza promosso in tutto il mondo da aziende come Facebook, Amazon e Google.

“Abbiamo preso questa certificazione perché volevamo dimostrare che la nostra tecnologia non stravolge i flussi di autenticazione” spiega Coletta, “Non fornisce infatti un diverso protocollo, ma un nuovo metodo per proteggere le credenziali, compatibile con lo standard già in uso.”

La startup ha infatti sviluppato un SDK (Software Development Kit) per Android e iOS, compatibile coi più recenti protocolli e standard di autenticazione, da integrare in applicazioni e sistemi di autenticazione di terze parti.

Il prodotto è ora in fase pilota, e si prevede il go-to-market per la prima metà dell’anno.

Come funziona la tecnologia di autenticazione di Toothpic

La tecnologia di ToothPic permette di identificare i difetti esistenti nella fotocamera dello smartphone e di trasformarli in una vera e propria impronta digitale unica. Si tratta di una caratteristica che non può essere controllata dal produttore e, essendo legata alle proprietà fisiche imprevedibili del wafer di silicio del sensore, è praticamente impossibile produrre due smartphone con la stessa impronta digitale della fotocamera.

“È un sistema a prova di utente “distratto” , spiega Coletta, “Essendo le credenziali legate ad un componente fisico ed irreplicabile del dispositivo, se anche l’utente installasse per errore un malaware che clona il telefono, il dispositivo clonato non avrebbe ugualmente le stesse imperfezioni di quello originale, e non passerebbe l’autenticazione”.

Quando si accede tramite smartphone ad un account (ad esempio quello bancario) o si finalizzano pagamenti, il sistema grazie a ToothPic acquisisce del tutto automaticamente delle immagini con la fotocamera e ne verifica l’impronta del sensore, che viene a sua volta utilizzata per ricavare una chiave crittografica privata. In questo modo viene verificato il reale possesso dello smartphone da parte dell’utente e si procede velocemente al login o al pagamento.

Le applicazioni per il settore assicurazioni

Il sistema di autenticazione di ToothPic apre una serie di possibilità per la trasformazione digitale dell’insurance.

“La prima applicazione è naturalmente quella di introdurre, al pari delle app di banking, un sistema di autenticazione forte in linea con le direttive PSD2” Ma si può pensare anche ad utilizzi più “avanzati”, che semplifichino il processo burocratico. “Una possibilità potrebbe essere quella di usare l’autenticazione di ToothPic per permettere di firmare documenti assicurativi con il proprio device, che diventa una firma digitale”.

E ancora, un esempio concreto di utilizzo nell’ambito delle perizie in caso di sinistri: “Immaginiamo che avvenga un incidente. Anziché la compilazione manuale del CID, si può pensare all’implementazione di un CID smaterializzato, con un sistema che permetta di trasmettere direttamente le foto all’assicurazione per la verifica dei danni. ToothPic può in quel caso utilizzare la “firma” della fotocamera per validare le foto fatte sul posto, e garantire che non ci siano stati rimaneggiamenti”.

“Questo sistema potrebbe portare poi a pensare a un canale preferenziale di liquidazione della pratica, dove non essendo necessario verificare la veridicità delle foto il processo potrebbe essere velocizzato”.

Non mancano infine ipotesi di applicazione più di frontiera, come il mondo blockchain: ToothPic potrebbe subentrare nel processo di validazione a garantire che una transazione sia effettivamente partita da un preciso device, lavorando in sinergia con altre applicazioni per garantire la sicurezza dell’utente.

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BNP Paribas Cardif, la nuova strategia “New health journey”: più prevenzione e digitalizzazione

In risposta alle nuove esigenze sanitarie della nuova normalità, BNP Paribas Cardif (tra le prime dieci compagnie assicurative in Italia secondo ANIA 2019) consolida la propria strategia, orientandola sempre più su salute e prevenzione per i propri clienti e i loro familiari. Nasce così “New health journey”, l’evoluzione di un percorso iniziato nel 2018, che si rinnova per andare incontro ai nuovi bisogni di salute delle persone, mettendo al centro la prevenzione, ancora prima della cura, l’assistenza – anche a domicilio – e la digitalizzazione, su cui BNP Paribas Cardif continua a investire.

Coerente con questa strategia, la polizza “Unica BNL”, la soluzione modulare di protezione realizzata in sinergia con BNL, mette a disposizione qauutro aree di intervento specifiche nel campo socio-sanitario.

BNP Paribas Cardif, quattro aree di intervento per la salute

Con “Assistenza medico-sanitaria” sarà possibile ottenere una visita medica a domicilio, ricevere farmaci a casa, assistenza per minori e familiari, monitorare il ricovero ospedaliero.

Novità anche per l’assistenza domiciliare post-ricovero, grazie all’area “Temporary Medical Care”.

Per la parte di “Personal Care” si allargano i confini di intervento: sarà possibile sia ricevere un supporto qualificato a casa (anche a seguitodi un intervento chirurgico), sia un servizio di spesa a domicilio. Per le persone con invalidità permanente, invece, è prevista la copertura per le spese di adattamento della casa e dell’auto.

Infine, con l’area “Family Care”, la polizza “Unica BNL” prevede la possibilità di richiedere una visita pediatrica a domicilio, il servizio di baby-sitting e l’accompagnamento dei figli a scuola in caso di ricovero dell’assistito.

Inoltre, grazie alla nuova app dedicata e gratuita di “Unica BNL” che già offre vari servizi – informazioni sulle garanzie, richiesta di rimborsi, appuntamenti presso le strutture convenzionate – è ora possibile effettuare una video-consulenza medica e gestire i propri dati sanitari in modo sicuro all’interno del Libretto sanitario digitale, che potrà essere anche condiviso con il medico in sede di visita.

Il cambio di prospettiva nel settore assicurativo

“La salute, oggi più che mai, è un bene prezioso da tutelare, non solo in termini di cura ma anche attraverso la prevenzione e l’educazione al benessere.” commenta Isabella Fumagalli, Head of Territory for Insurance in Italy di BNP Paribas Cardif. “Crediamo fortemente nel nostro ruolo sociale di impresa e vogliamo rappresentare un punto centrale nel benessere delle famiglie nel lungo periodo rendendo l’assicurazione, inclusa quella salute, sempre più accessibile”

“Nel settore assicurativo si sta assistendo ad un cambio di prospettiva, complice anche la Pandemia che ha trasformato in bisogno ciò che prima sembrava un plus: così un consulto medico a distanza o visualizzare in un’app la propria cartella clinica diventano oggi necessari e nel contempo distintivi, non più un’opzione. La creazione di ecosistemi salute, iniziata nel 2018 in collaborazione con le tech company, ci ha consentito di dare un focus maggiore proprio a questa componente di servizio, anche digitale, e di incentivare i comportamenti preventivi facilitando l’accesso ai prodotti e alle cure”.

Marco Tarantola, Vice Direttore Generale di BNL e Responsabile Divisione Commercial Banking e Reti Agenti della Banca, aggiunge: “Le sinergie tra BNL e BNP Paribas Cardif sono sempre più intense generando valore aggiunto nell’offerta di servizi e soluzioni innovativi ai clienti e ai loro familiari. Questo è uno dei tratti distintivi del modello di business del Gruppo BNP Paribas che in Italia è presente con società attive in diversi settori di attività. Nel campo dei servizi di protezione e assicurazione, in particolare, la tutela delle persone non è solo un modo per essere ulteriormente al fianco dei clienti, per di più in un momento ancora complesso a causa della Pandemia in corso, ma risponde anche alla nostra strategia di #PositiveBanking che coniuga il business con la sostenibilità, l’attenzione ai singoli e al loro benessere, nel rispetto di un ambiente più sano e di una Società migliore”.

BNP Paribas Cardif e BNL: azioni concrete in un momento difficile

Tutte queste novità hanno un elemento in comune: portare i servizi al cliente nei loro luoghi di vita e di cura. I clienti, infatti, possono usufruire dei nuovi servizi direttamente dove risiedono o dove sia più comodo; a ciò si aggiunge anche un servizio di prevenzione senza alcun limite di utilizzo, 24 ore al giorno 7 giorni su 7.

Il nuovo percorso salute testimonia il costante impegno di BNP Paribas Cardif e di BNL nel continuare a sostenere insieme i propri clienti in un momento in cui persistono le difficoltà legate all’emergenza sanitaria, sociale ed economica generata dal Covid-19. La compagnia e la banca sono infatti intervenute, già nella prima fase della Pandemia, con azioni concrete a favore di persone e delle famiglie, con l’ampliamento gratuito di alcune garanzie della polizza “Unica BNL” e favorendo servizi di Digital Care, campagne di screening per il Covid-19 e sconti su tamponi e test sierologici.

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RC auto e incidenti: cosa accade se alla guida non c’è il contraente?

Il contraente di un’assicurazione auto che si siede al posto destinato ai passeggeri, lasciando al guida ad un’altra persona, ai fini della RC auto diventa il terzo trasportato. È importante saperlo, e conoscere i possibili limiti di legge, per un eventuale risarcimento a seguito di un sinistro.

assicurazione incidente contraente terzo trasportato

Chi sono i soggetti coperti dalle polizze RC auto?

La polizza RC auto è obbligatoria per legge e in caso di sinistro causato dall’assicurato, copre i danni causati a terzi, e cioè:

  • terzi trasportati, i passeggeri del veicolo guidato da chi ha la responsabilità del sinistro, il danneggiante;
  • terzi non trasportati, soggetti coinvolti nell’incidente che non occupavano il veicolo guidato dal danneggiante, e cioè passeggeri dell’altro o degli altri veicoli (conducenti inclusi), pedoni, ciclisti, altri soggetti coinvolti nel sinistro.

In entrambi i casi questi soggetti sono coperti dall’assicurazione auto e hanno diritto al risarcimento e non è rilevante che il conducente abbia ragione o torto. La copertura assicurativa riguarda:

  • i danni fisici;
  • i danni agli oggetti di proprietà, ma soltanto se non vi è un rapporto di parentela o societario con il conducente che ha causato l’incidente.

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Un amico guida la tua auto e causa un incidente: che cosa succede?

Posto che la polizza RC auto non copre i danni causati al conducente per un incidente che egli stesso ha causato, c’è un caso particolare in cui l’assicurato potrebbe non trovarsi al posto del conducente e dunque essere considerato un terzo danneggiato ai fini del risarcimento.

In sostanza se sei tu l’assicurato e guidi abitualmente la tua auto ma, per qualsiasi motivo durante un incidente sei seduto in uno dei posti riservati ai passeggeri, mentre il responsabile dell’incidente è un tuo amico, parente o conoscente, hai diritto ad essere risarcito perché sei coperto come terzo trasportato dalla tua RC auto.

Se però tra te e la persona che ha causato un incidente con la tua auto c’è un rapporto di parentela o societario, non otterrai il risarcimento relativo ai danni alle cose (ad esempio la distruzione di un notebook o di uno smartphone che avevi con te).

Ci sono poi un elemento fondamentale da ricordare: la clausola di guida esclusiva. Se l’hai sottoscritta non puoi assolutamente far guidare ad altri il veicolo, altrimenti rischi di dover pagare di tasca tua i danni arrecati ai soggetti coinvolti. Dal momento che hai violato il contratto con l’assicurazione, infatti, la compagnia assicurativa può procedere con la rivalsa degli importi sborsati per i risarcimenti a terzi.

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Cashback: benzinai in rivolta

L’ultimo episodio a Lecco. 85 micro rifornimenti di benzina in meno di un’ora: è il fenomeno dei furbetti del cashback. Soggetti che totalizzano un numero elevato di transazioni attraverso micropagamenti prevalentemente presso le pompe di benzina fai da te.

cashback benzina

Cashback e benzinai: gli esercenti si stanno organizzando

Il gestore della stazione di rifornimento ha recuperato le immagini dalla videocamera di sorveglianza e, esasperato da questa pratica, ha deciso di pubblicarle sui social, nella speranza che i clienti desistano.

Pare infatti che lo stesso cliente non sia nuovo a questa operazione, ma soprattutto da più parti le associazioni di gestori di stazioni di rifornimento affermano che episodi di questo tipo si stiano verificando ovunque. Perché lo fanno?

Con questa “tecnica” tentano di scalare la classifica del Supercashback, concorso che premia con 1.500 euro chi nel Paese effettua il numero maggiore di transazioni in un semestre con pagamenti elettronici (bancomat, carte di credito e app di pagamento).

L’esercente di Lecco, intervistato dalla stampa locale, afferma:

La pompa rischia di rompersi con questo sistema. Quello che fa è perfettamente legale, ma se si rompe la pompa chi paga? Non ci potevo credere. Ho guardato i filmati delle telecamere, dove si vede questo giovane che dalle 2.33 alle 3.44 di sabato notte imposta la pompa, stacca la pistola, eroga un goccia di benzina e poi riaggancia. Per 85 volte. È riuscito a spendere somme che si aggirano fra gli 8 e i 12 Centesimi. Tutto questo sbattimento per sborsare meno di dieci Euro in totale.

Leggi anche il nostro articolo Super cashback per i primi 100mila con più transazioni: rimborso di 3mila euro l’anno

Furbetti del cashback: benzinai in rivolta Click To Tweet

Cashback e benzina: la risposta dello Stato

Come detto, purtroppo questa pratica è perfettamente legale pur essendo rischiosa per la tenuta degli impianti di rifornimento, come evidenziato dal benzinaio di Lecco. A questo si aggiunge un danno economico per gli esercenti che hanno commissioni fisse anche su pagamenti molto piccoli (che di fatto con questa tecnica dei clienti finiscono per perderci dei soldi).

Tuttavia il Ministero dell’Economia, anche per via dei numerosi appelli delle associazioni di categoria, sta lavorando a misure specifiche per contrastare queste pratiche disoneste da parte dei furbetti del cashback. Nel dettaglio il ministero pensa di:

  • imporre una soglia massima di transazioni da poter compiere in un solo giorno, presso un solo esercente;
  • introdurre una norma che consenta soltanto le transazioni di importi superiori all’euro, in modo da impedire i micropagamenti;
  • istituire sanzioni ad hoc per colpire i furbetti, inclusa l’esclusione dal programma del Cashback di Stato (negando ai furbetti l’incasso di rimborsi e premi accumulati).

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Monopattini e Codice della Strada: richieste modifiche

Monopattini e Codice della Strada sono compatibili? Le norme attualmente vigenti sono adeguate all’enorme crescita di questi mezzi di trasporto leggeri? Secondo l’Automobile Club, no.

monopattini codice della strada

Monopattini e Codice della Strada: l’allarme incidenti

Purtroppo sono numerosi gli incidenti tra autoveicoli e monopattini (nel febbraio 2021 a Genova è morta una donna che procedeva a bordo di un monopattino). L’Osservatorio Asaps, l’Associazione amici e sostenitori polizia stradale, fornisce i dati relativi al 2020, anno di boom di acquisto e adozione di monopattini elettrici, anche grazie al bonus mobilità.

Si stima che i monopattini in circolazione si attestino tra le 70 e le 80 mila unità. Nel 2020 si sono registrati un morto (come detto ce n’è già uno anche nel 2021) e 123 incidenti seri, un sinistro grave ogni tre giorni, insomma. Difficile rilevare la totalità degli incidenti poiché fortunatamente il più delle volte la questione si risolve con danni lievi.

L’Associazione rileva che:

La principale causa di sinistro è la caduta autonoma dovuta a ribaltamento, senza urto contro ostacoli fissi. Su questo aspetto, sicuramente, incide sia la distrazione alla guida sia l’inesperienza del guidatore, spesso giovanissimo, ma anche la manutenzione stradale di molte arterie cittadine, con buche ed avvallamenti che non facilitano l’utilizzo di un veicolo con ruote molto piccole, soprattutto nei centri storici.

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Monopattini e Codice della Strada: le richieste di Automobile Club e le regole attuali

Sulla questione è intervenuto l’Automobile Club, che chiede di modificare il Codice della Strada per venire incontro a questa innovazione nella mobilità cittadina dall’impatto crescente.

Il Club, chiede di intervenire sul Codice della Strada in modo da aggiornare le norme allo stato attuale delle cose. E al contempo ricorda quali sono le regole attualmente in vigore per la circolazione dei monopattini elettrici:

  • i monopattini elettrici possono circolare con limite massimo di velocità di 6 km/h in aree pedonali urbane solo ove prevista la circolazione dei velocipedi non condotti a mano, 25 km/h nelle piste ciclabili, su strade urbane con limite di velocità massima di 50 km/h e solo all’interno della pista ciclabile delle strade extraurbane;
  • vietata la circolazione sui marciapiedi o sugli spazi riservati ad altri veicoli o ai pedoni;
  • monopattini, biciclette e scooter, devono viaggiare in fila fra loro, è vietato trasportare altre persone, animali o oggetti o trainare veicoli;
  • si devono tenere sempre entrambe le mani sul manubrio;
  • le violazioni alle norme di circolazione sono punite con sanzioni amministrative vanno da 25 a 6.000 euro.

L’Automobile Club ricorda infine che:

se viene acquistato u n monopattino elettrico con la sella e/o con potenza superiore al limite di riferimento, il monopattino verrebbe considerato un ciclomotore con tutti gli obblighi di Legge derivanti: documento di circolazione, targa, sistema d’illuminazione anteriore e posteriore, specchietto retrovisore, casco e assicurazione.

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