Cross industry, l’assicurazione integrata per la smart home secondo Enel X

Continua l’onda delle alleanze cross-settore per le assicurazioni. Enel X, in collaborazione con il broker digitale Neosurance e la compagnia assicurativa Net Insurance, ha lanciato a fine luglio la sua prima assicurazione on-demand e pay-per-use per la casa: Homix Smart Protection, assicurazione flessibile che protegge l’abitazione dai furti, attivabile contestualmente all’acquisto del Multisensore della gamma Homix, la smart home di Enel X.

Il prodotto coniuga i servizi della smart home con quelli assicurativi di ultima generazione, andando a parare su un mercato consistente: secondo una ricerca di febbraio 2021 dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano in collaborazione con Doxa, soltanto in Italia il mercato della smart home attualmente vale già 500 milioni di Euro e la sicurezza occupa il primo posto tra le motivazioni di acquisto.

Grazie a questa operazione, d’ora in poi i clienti Homix che acquisteranno Homix Multisensore, il sensore di movimento, temperatura e luminosità dell’ecosistema smart home di Enel X, potranno attivare la polizza Homix Smart Protection e riceveranno in regalo 5 giorni di assicurazione contro i danni da furto per la propria casa.

Enel X, Neosurance e Net Insurance per l’assicurazione Smart Home integrata

“Quando progettiamo un nuovo prodotto o servizio mettiamo sempre al centro le esigenze dei nostri clienti, che chiedono convenienza, semplicità di utilizzo e sicurezza. Homix Smart Protection in questo senso è a misura di cliente perché offre un servizio attivabile solo quando serve, che consente di pagare solo ciò che si consuma, gestibile con un semplice click dallo smartphone, integrato con la nostra smart home Homix e in grado di garantire un ulteriore livello di protezione delle case. È con soluzioni innovative come queste che rendiamo i nostri prodotti davvero accessibili a tutti” ha dichiarato Andrea Scognamiglio, Responsabile Global e-Home di Enel X.

“Da sempre lavoriamo per un’industria assicurativa sempre più aperta a nuovi ecosistemi, che parta dai reali bisogni delle persone. Siamo entusiasti di aver contribuito ad un progetto così pionieristico, perché è la dimostrazione che il cambio di prospettiva è già in atto: questo mercato può fare un salto in avanti di anni se usiamo la tecnologia per abilitare una rete di alleanze con soggetti tradizionalmente lontani dal mondo delle assicurazioni, ma molto vicini ai nostri nuovi stili di vita. A beneficiarne saranno non solo gli assicurati, ma anche l’intero ecosistema”, ha commentato Pietro Menghi, CEO di Neosurance.

“La nuova polizza casa è un esempio di innovazione digitale customer centric, dove la tecnologia consente di confezionare un prodotto disegnato sullo stile di vita dei consumatori” ha spiegato Andrea Battista, Amministratore Delegato di Net Insurance. “Credo che questo possa essere un modello paradigmatico per evoluzione dei cosiddetti “incidental channels”, sempre più attori della nuova offerta assicurativa. Questi canali contribuiscono infatti a rendere le coperture più accessibili e a ridurre lo strutturale gap del nostro Paese in termini di Protezione” ha concluso Battista.

Come funziona la polizza

A differenza di una polizza assicurativa tradizionale, quella di Enel X non prevede il pagamento di un canone annuale ma solo di una tariffa a consumo. Così il cliente può decidere la durata della copertura assicurativa in base alle proprie esigenze e allo stesso tempo monitorare la spesa direttamente dal proprio smartphone tramite l’App Homix. Esauriti i primi giorni di copertura in regalo, attraverso un wallet ricaricabile, sarà possibile pagare solo il tempo reale di utilizzo e ricevere una notifica quando il credito sta per esaurirsi.

La soluzione – al momento disponibile sul mercato italiano per i clienti che possiedono o acquisteranno la smart home Homix di Enel X – consente una scalabilità futura a livello globale, grazie all’architettura garantita dal supporto tecnico riassicurativo di AXA XL, alla modularità della piattaforma di Neosurance oltreché alla piena conformità alle normative assicurative internazionali.

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Amazon spinge sulle assicurazioni: cos’è Amazon Insurance Accelerator

Negli ultimi anni, tra le sue varie “esplorazioni” in settori complementari, Amazon si è gradualmente affacciato anche nel mondo assicurativo. Dopo la collaborazione siglata con l’unicorno insurtech Next Insurance, il gigante e-commerce i compie un nuovo passo con il lancio del suo Amazon Insurance Accelerator: un servizio per supportare i venditori nella scelta e adozione di coperture assicurative a buon prezzo e da provider affidabili da affiancare ai propri prodotti.

Scrive Amazon nel suo blog:

“A lungo i nostri venditori sono stati tenuti a ottenere un’assicurazione sulla responsabilità per danni causati dai propri prodotti, e vogliamo renderlo più facile e conveniente. Abbiamo lavorato con un broker assicurativo per creare Amazon Insurance Accelerator, un network di fornitori di assicurazioni controllati che valuterà e, in caso sia necessario, offrirà un’assicurazione di responsabilità civile a tariffe competitive ai venditori idonei. I venditori pagheranno solo il costo dell’assicurazione stessa.”

Un nuovo strumento che non sarà obbligatorio utilizzare, precisa Amazon: i venditori potranno continuare a ottenere coperture assicurazione da qualsiasi provider autorizzato. Il servizio Amazon Insurance Accelerator viene incontro a tutti quei business, specialmente di piccole e medie dimensioni, che trovino difficoltà nel compiere questa scelta da soli, o siano interessati a tariffe agevolate.

“Amazon ha lanciato questo nuovo servizio in concomitanza con l’abbassamento a $10K della soglia di fatturato mensile oltre la quale Amazon richiede ad un venditore di dotarsi di una polizza RC Prodotti” scrive Yuri Poletto, Insurance Open Innovation Consultant e Responsabile dell’Osservatorio Open Insurance di Italian Insurtech Association. “Un ulteriore passo di Amazon nel mercato assicurativo, un’ottima notizia per il mercato che non potrà che beneficiare della maggiore concorrenza esercitata da questa mossa di Amazon.”

Il network, per la creazione del quale Amazon si è avvalsa della collaborazione del broker assicurativo Marsh, includ e Chubb, Harborway Insurance underwritten by Spinnaker Insurance Company, Hiscox, Liberty Mutual Insurance, Markel, e Travelers. Per la digitalizzazione delle polizze e dei processi il network si avvale invece dei servizi offerti dalle insurtech BOLD PENGUIN e Simply Business.

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Flock, come funziona l’insurtech che assicura i droni

Dall’assicurazione per i droni a quella per le auto, tutto all’insegna di tecnologie all’avanguardia e degli ultimi sistemi di telematica: è questo il percorso di Flock, startup insurtech britannica che proprio questa estate ha chiuso un nuovo round di investimenti, di Serie A, raccogliendo 17 milioni di dollari.

Ecco come funzionano i prodotti di Flock e cosa vede la startup nel suo futuro.

Flock, dai droni alle auto

Flock è nata a Londra, nel Regno Unito, nel 2015 dall’idea di Antton Peña (oggi Chief Product Officer) ed Ed Leon Klinger, attuale Ceo. “Flock è stata fondata con la convinzione che il settore assicurativo non fosse più adatto per le necessità di un mondo iper-connesso, che si muove velocemente” si legge sul sito della startup. Fin dai primi momenti di attività quindi l’obiettivo è stato quello di creare una compagnia globale e completamente digitalizzata, al passo con i tempi che cambiano.

Le prime polizze, pensate per i droni, sono state lanciate nel 2018, e due anni dopo Flock ha deciso di allargare la propria offerta con prodotti assicurativi studiati per flotte di veicoli commerciali.

Nel corso degli anni i prodotti assicurativi per droni di Flock sono stati scelti da aziende di primo livello come Netflix, BBC e anche il National Health Service, il servizio sanitario nazionale britannico. Per quanto riguarda le polizze auto, invece, queste sono utilizzate per esempio da Jaguar Land Rover.

Il punto di forza della startup sta nell’uso di tecnologie all’avanguardia e di dispositivi telematici che, collegati ai veicoli assicurati, permettono di attivare le polizze soltanto quando i mezzi sono effettivamente in movimento. Se l’auto è parcheggiata invece, e quindi il livello di rischio è minimo, la copertura viene temporaneamente disattivata.

Secondo Reuters, i premi per droni e auto vengono personalizzati anche in base a elementi estremamente specifici come le condizioni metereologiche, le abitudini degli autisti e la distanza effettivamente percorsa dai  veicoli.

“La proliferazione delle auto elettriche, l’arrivo di nuovi modelli di business con il ridesharing, e l’emergere di veicoli a guida autonoma rappresentano importanti sfide per le quali gli assicuratori tradizionali non sono preparati” ha detto Klinger a TechCrunch.

L’uso di sistemi API e di tecnologie interconnesse si è rivelato vincente per la startup, che fino ad oggi ha raccolto più di 21 milioni di dollari.

L’ultimo round di investimenti

Il 29 luglio Flock ha chiuso un round di investimenti di Serie A – il primo dopo una serie di seed round – raccogliendo 17 milioni di dollari. Le operazioni sono state guidate da Social Capital, il veicolo di investimenti guidato da Chamath Palihapitiya, investitore SPAC e chairman di Virgin Galactic.

“Flock sta chiudendo il divario rimasto tra l’industria assicurativa di oggi e il mondo dei trasporti di domani” ha detto Palihapitiya, aggiungendo: “Grazie all’utilizzo dati raccolti ed elaborati in tempo reale per comprendere realmente i rischi a cui vanno incontro i veicoli, Flock risponde alle necessità di un mondo iper connesso e in rapida evoluzione”.

Grazie alla nuova liquidità la startup intende ampliare il suo staff, passando da 20 a 80 dipendenti, e rafforzare l’espansione a livello europeo.

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Insurtech, investimenti da record: nella prima metà del 2021 superata la cifra complessiva raccolta nel 2020

Non si arresta la crescita del mondo insurtech, in tutti i continenti. Secondo l’ultimo report rilasciato dalla società di consulenza Willis Tower Watson, i fondi raccolti dalle startup del settore nella prima metà del 2021 superano già il valore complessivo degli investimenti raggiunto nell’intero 2020.

Insurtech, investimenti record

Nei primi sei mesi del 2021 il mondo insurtech ha raccolto investimenti dal valore complessivo di 7,4 miliardi di dollari, superando nella prima metà dell’anno i 7,1 miliardi totali raccolti lo scorso anno.

Nel secondo trimestre, da aprile a giugno, è stata inoltre raggiunta la cifra record di 4,8 miliardi di dollari: il 210% in più rispetto allo stesso periodo nel 2020, che però è stato fortemente segnato dalla pandemia di Covid-19. L’aumento è comunque notevole anche se comparato al primo trimestre del 2021: +89%.

Grande spinta è stata data agli investimenti early-stage, cresciuti del 9% rispetto al trimestre precedente e del 200% rispetto al periodo aprile-giugno 2020. In crescita anche gli investimenti mid-stage, di Serie B o C, il cui peso sul totale è salito dal 6% al 23%.

Il 55% delle operazioni del secondo trimestre 2021 ha interessato startup attive nella distribuzione dei prodotti assicurativi. Se l’obiettivo principale in questo caso è quello di allentare il rapporto di dipendenza creatosi con gli agenti assicurativi, un’eccezione alla regola è rappresentata da Wefox, che punta invece a mantenere vivo il ruolo degli agenti nella sua strategia di distribuzione.

Notevole, poi, la geografia degli investimenti: nel secondo trimestre 2021 questi hanno coinvolto startup insurtech provenienti da 35 Paesi, nove in più rispetto ai primi mesi dell’anno. Per la prima volta, inoltre, hanno partecipato anche compagnie provenienti da Paesi relativamente nuovi al mondo delle assicurazioni digitali, come Botswana, Mali, Romania e Turchia.

I mega-round

Nel corso dei primi sei mesi dell’anno sono stati conclusi 162 accordi – l’11% in più rispetto al periodo precedente – di cui 15 mega-round da più di 100 milioni di dollari. Il loro valore complessivo, da 3,3 miliardi di dollari, ha rappresentato il 67% del totale dei fondi raccolti.

Protagonista degli ultimi mesi è stata la startup tedesca Wefox, che a giugno ha raccolto 650 milioni di dollari, raggiungendo una valutazione di 3 miliardi. Wefox offre polizze per auto, casa e responsabilità personale, puntando sull’automatizzazione dei processi e la gestione digitalizzata di tutte le procedure.

Notevoli anche i risultati della startup britannica Bought By Many – specializzata in polizze assicurative per animali domestici – che ha incassato 350 milioni di dollari, e di Collective Health (280 milioni), Alan (223 milioni) e Shift Technology (220 milioni).

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Open Insurance, le prospettive per un (corretto) approccio normativo

Per crescere e diffondersi, il modello Open Insurance ha bisogno di un quadro normativo. È un concetto riconosciuto dalla maggioranza dei suoi promotori, ma un’operazione più facile a dirsi che a farsi.

Così come con l’Open Banking, l’assicurazione aperta tocca temi estremamente sensibili come la privacy e l’utilizzo e la condivisione dei dati del consumatore. Tuttavia, il suo ambito applicativo è più esteso e complesso rispetto a quello che regolamenta il mondo delle banche e del fintech, e richiede particolare attenzione per trovare un giusto equilibrio tra apertura e sicurezza.

L’approccio normativo applicato all’Open Insurance è stato il tema di una delle tavole rotonde che hanno accompagnato la presentazione del report 2021 dell’Osservatorio Open Insurance di Italian Insurtech Association, una finestra sullo stato attuale del modello di assicurazione aperta in Italia e delle sue prospettive.

Il confronto ha portato a galla gli ostacoli principali e i necessari fattori da tenere in considerazione nella stesura di una regolamentazione del modello aperto applicato alle assicurazioni. Ecco cosa è emerso.

Il primo passo: definire cos’è Open Insurance

Il primo scoglio che si pone alla creazione di una normativa per il modello di Open Insurance sta proprio nel concetto stesso di assicurazione aperta: non esiste ad oggi una chiara definizione di Open Insurance e dei suoi esatti ambiti di applicazione.

Su questo tema EIOPA (European Insurance and Occupational Pensions Authority), l’istituzione per la regolamentazione finanziaria dell’Unione Europea, ha pubblicato un discussion paper basato sulle sue indagini: “Open Insurance: Accessing And Sharing Insurance-Related Data.”

“Le recenti iniziative dell’Unione Europea riconoscono l’importanza dell’innovazione data-driven e dello scambio dei dati nel mercato interno EU” spiega Andres Lehmets, Insurtech Expert del Consumer Protection Department EIOPA. “Il GDPR è nato per la protezione delle persone rispetto all’utilizzo dei loro dati personali, ed è stato consolidato per l’industria finanziaria con la PSD2, che ha segnato un passo importante verso la condivisione dei dati, con il consenso del consumatore, tra istituzioni bancarie e terze parti per creare nuovi servizi.”

“Tuttavia” continua Andres, “L’ambito applicativo della PSD2 è limitato ai pagamenti. L’Open Insurance non ha una chiara definizione. Oggi esistono sia una sua interpretazione in senso stretto sia un’applicazione più ampia. E non esiste una legislazione analoga alla PSD2 per alcuni suoi ambiti d’interesse, come i fondi pensione e i prodotti assicurativi. Per questo abbiamo messo insieme questo discussion paper per analizzare il tema e decidere i prossimi passi”.

Il primo sarà, necessariamente, definire cosa si intenda esattamente per assicurazione aperta.

“Non ci aspettiamo che una regolamentazione per l’Open Insurance sia un copia incolla della PSD2 usata per l’Open Banking” afferma Dario Focarelli, Direttore Generale ANIA. “I dati gestiti dalle compagnie assicurative sono molto più complessi e sensibili rispetto a quelli di cui si occupa la PSD2. Sarà necessario una regolamentazione ad hoc, e naturalmente una chiara definizione di cosa vogliamo regolamentare”.

Mettere in conto i nuovi player nella normativa

La regolamentazione per l’utilizzo dei dati nel modello di assicurazione aperta dovrà inoltre confrontarsi con l’entrata nel settore di nuovi attori cross industry, per loro natura meno regolamentati rispetto alle assicurazioni, e garantire una competizione leale.

“Sono due i temi di cui tenere conto” spiega Andres Lehmets, “La distribuzione, e la competizione. L’Open Insurance abilita nuovi canali di distribuzione tramite la collaborazione con attori esterni al settore assicurativo. Tuttavia, l’entrata nel settore di questi nuovi player porterà a una maggiore competizione. La regolamentazione giocherà un ruolo molto importante per assicurare che tutti i player seguano le stesse regole e si confrontino con gli stessi rischi”.

“Sono due i topic da tenere in considerazione” aggiunge Dario Focarelli, “Uno, il consumatore deve avere lo stesso livello di protezione dei dati a prescindere dal tipo di compagnia con cui si interfacci. Due, è necessaria un’equa distribuzione dei costi tra tutti gli attore, specialmente per la creazione della nuova infrastruttura.”

La competizione con i nuovi player sarà senza dubbio ardua per le compagnie assicurative, che si troveranno a confrontarsi, per esempio, con grandi aziende del big tech, telecomunicazioni ed energia. Per le quali, al momento, la regolamentazione per l’uso dei dati è molto più blanda, e permette la monetizzazione dei dati comportamentali raccolti – il che mette in una posizione di svantaggio le assicurazioni, a cui questo non è concesso.

“La parola chiave è reciprocità” conclude Focarelli, “Sarà importante costituire una base legale perché, oltre a permettere ad attori esterni l’accesso dei dati delle compagnie assicurative, anche le compagnie assicurative abbiano accesso ai dati disponibili al loro concorrenti. Creare un sistema di Open Insurance efficace significa creare un intero ecosistema dove tutti gli attori hanno gli stessi strumenti. Si potrebbe pensare di permettere l’accesso anche ai dati del settore pubblico, per migliorare prodotti e servizi assicurativi per i cittadini”.

Perché l’Open Insurance è importante in Italia

Nonostante gli scogli normativi, l’acquisizione di un modello di assicurazione aperta porterebbe grandi vantaggi, specialmente qui in Italia.

Non solo spingerebbe la digitalizzazione di un settore ancora molto indietro rispetto alla domanda del nuovo – ma ormai predominante – consumatore digitale. “L’Open Insurance permetterebbe di mettere a disposizione prodotti e servizi assicurativi all’interno di servizi terzi, aumentando l’accessibilità e l’attrattività per il consumatore” spiega Andrea Lorenzoni di Accenture.

Questo darebbe una decisiva spinta al mercato, proponendo coperture assicurative in parallelo ad un servizio/prodotto “concreto”, come ad esempio l’acquisto di un’auto o di un viaggio. In altre parole, porterebbe la copertura assicurativa dove e quando sorge un bisogno puntuale, incentivando il consumatore ad usufruirne.

“Ci aspettiamo che questa spinta aiuti a colmare il “protection gap” italiano, e sollevare l’italia dalla posizione di uno dei Paesi del mondo occidentali più sotto-assicurati” conclude Lorenzoni.

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C. Entrepreneurs Fund: storia e obiettivi del fondo che investe nelle nuove startup fintech e insurtech

È partita l’ottava edizione di Open-F@b Call4Ideas, il contest promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp per premiare le idee e i progetti più innovativi nel mondo assicurativo. Tema di quest’anno è “L’Assicurazione + Accessibile”: creare soluzioni e prodotti semplici e trasparenti da comprendere e utilizzare, che si adattino alle necessità dei singoli utenti per soddisfare al meglio le esigenze di tutti.

Partner importante dell’iniziativa è C. Entrepreneurs Fund, il fondo venture capital di BNP Paribas Cardif con Cathay Innovation, con cui tutti i progetti vincitori avranno la possibilità di interfacciarsi. Negli anni il fondo ha investito in diverse compagnie di successo: vediamo come funziona e quali sono le sue modalità operative.

Cos’è C. Entrepreneurs Fund

Il fondo venture capital C. Entrepreneurs Fund nasce dalla collaborazione tra BNP Paribas Cardif, polo assicurativo del Gruppo BNP Paribas, e Cathay Innovation, un venture capital di portata globale dedicato agli investimenti in startup innovative.

C. Entrepreneurs Fund nasce con l’intento di investire in startup ancora agli inizi, in fase early-stage, che puntano a rivoluzionare il mondo fintech, con un focus particolare per il settore insurtech. Oltre alla liquidità, il fondo fornisce alle compagnie scelte anche l’opportunità di collaborare direttamente con BNP Paribas Cardif e di avere quindi accesso a un ampio gruppo di professionisti, partner distributivi, mentori e potenziali clienti.

Sul sito ufficiale del fondo si legge che il range degli investimenti varia da 250 mila dollari fino a 2 milioni di dollari. Gli importi vengono destinati a startup attive in tutto il mondo.

Gli investimenti di successo

Il portfolio di C. Entrepreneurs Fund conta diverse startup innovative che si sono fatte notare grazie a idee capaci di rivoluzionare il proprio settore d’attività.

Tra queste troviamo Housfy, compagnia proptech nata a Barcellona nel 2017 che permette di vendere proprietà immobiliari in modo estremamente semplice, eliminando le commissioni e gli intermediari. In questo modo le operazioni di compravendita possono essere concluse in 60 giorni, e i clienti di Housfy risparmiano fino a 15mila euro per transazione. Nel 2019 C. Entrepreneurs Fund ha partecipato a un round di investimenti che ha permesso a Housfy di raccogliere 6 milioni di euro.

Di primo piano anche Another Brain, startup parigina che punta a creare una nuova intelligenza artificiale, sul modello del cervello umano, per creare sensori intelligenti da utilizzare nell’automatizzazione industriale, nell’Internet of Things e nel settore automotive. Nel 2018 Cathay Capital, tramite C. Entrepreneurs Fund, ha investito in un venture round con cui la compagnia ha raccolto 10 milioni di euro.

Tra gli investimenti insurtech del fondo troviamo Qover, pioniere delle assicurazioni digitalizzate nato a Bruxelles nel 2016 che progetta, costruisce e distribuisce soluzioni innovative per aiutare la crescita globale di aziende attive in molteplici settori. Tutti i suoi prodotti sono facilmente integrabili grazie all’uso dei sistemi API o alla modalità di progettazione in white-label.

Oggi tra i suoi clienti Qover vanta nomi importanti, da Deliveroo a Decathlon, passando per Revolut e Immoweb. Di recente, ad aprile 2021, la startup ha raccolto 25 milioni di dollari con un round di investimenti di Serie B a cui ha partecipato anche C. Entrepreneurs fund.

Nel portfolio insurtech di C. Entrepreneurs Fund troviamo anche società quali Igloo, prima compagnia digitalizzata full-stack di Singapore, e Coverfy, che da Barcellona opera come un digital broker e aiuta gli utenti nella gestione di polizze e coperture assicurative.

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Sicurezza stradale, agosto è il mese più critico

Torna la voglia di viaggiare, 20 milioni di italiani sulle strade ad agosto. Prudenza e controlli sono fondamentali, ma anche le campagne di sensibilizzazione per gli automobilisti hanno un ruolo importante. Un esempio arriva dall’Argentina.

Mettersi la volane e usare il telefono cellulare è senza dubbio una delle peggiori abitudini, e purtroppo diffusissima tra gli automobilisti. Guidare con una mano mentre l’altra usa il cellulare, oppure scrivere o rispondere ai messaggi distogliendo lo sguardo dalla strada e dalla circolazione, sono comportamenti irresponsabili che mettono a repentaglio vite umane. Leggerezze che possono costare carissimo per la sicurezza, soprattutto nel periodo estivo con la massima concentrazione di mezzi sulla rete stradale a causa degli spostamenti per recarsi nei luoghi di villeggiatura.

Ad agosto 20 milioni di italiani sulle strade

È prevista una forte ripresa dei viaggi, con criticità sulla rete. La sicurezza stradale è prioritaria

Nuovo Codice della Strada, pene più severe

Sanzioni fino a 2.588,00 euro e sospensione della patente per chi usa il cellulare

Social Crash, la campagna di comunicazione per la guida sicura

In Argentina auto incidentate posizionate contro icone giganti raffiguranti i social network

Ad agosto 20 milioni di italiani sulle strade

È tornata voglia viaggiare e godersi l’estate dopo le pesanti restrizioni imposte dalla pandemia nei mesi precedenti; il livello dell’attenzione e i comportamenti prudenti non devono mai venire a mancare quando ci si mette alla guida, soprattutto in questo periodo estivo con l’aumento del traffico. Basti pensare che solo a luglio sono stati circa 15 milioni gli italiani che hanno deciso di andare in vacanza, con un aumento del 9% rispetto allo scorso anno. Numeri in aumento ad agosto con circa 20 milioni di italiani in viaggio, in particolare la Polizia di Stato prevede che il 14 agosto sarà una giornata da bollino rosso con possibili criticità su tutta la rete. Numeri imponenti che ogni anno si ripetono e che in assenza di ripensamenti degli stili di guida e cambiamenti radicali dei comportamenti pericolosi al volante rischiano di compromettere la sicurezza stradale.

Prima di mettersi alla guida bisognerebbe pensare al rischio che si corre ogni volta che si commette l’imprudenza di utilizzare lo smartphone: uno studio recente della Commissione Europea conferma che le distrazioni alla guida causano tra il 10 e il 30% di incidenti stradali all’interno dell’Unione Europea. Uno dei principali fattori di distrazione è certamente l’utilizzo del cellulare al volante, come qualsiasi altro device.

Per rendersi conto di quanto la sicurezza stradale sia a repentaglio, basti pensare che appena 10 secondi di distrazione, ad una velocità di 100km/h, equivale a percorrere a occhi chiusi una distanza simile a quella di 3 campi da calcio.

Perciò il suggerimento è quello di seguire quanto prescritto dal Codice della Strada e di limitare l’uso di supporti tecnologici durante la guida. Se dovete effettuare o ricevere telefonate fatelo solo dopo aver installato e attivato il vivavoce nell’abitacolo. Prestate sempre la massima attenzione, e soprattutto in questi giorni di forte traffico sulla rete autostradale e stress, evitate distrazioni, fate le soste per riposarvi al primo segnale di stanchezza, e allontanate il cellulare dalla vostra attenzione, per evitare di avere la tentazione scrivere messaggi o fare telefonate.

Nuovo Codice della Strada, pene più severe

Il nuovo Codice della Strada in vigore da quest’anno, proprio per limitare il più possibile questa pessima abitudine, prevede un inasprimento delle sanzioni: l’uso del cellulare, così come del tablet o del computer, comporta multe di un importo da 422,00 a 1.697,00 euro con la sospensione della patente da sette giorni, a due mesi, e decurtazione di 5 punti dalla patente.

In caso di recidiva la sanzione sale fino a 2.588,00 euro, con sospensione della patente da uno a tre mesi e decurtazione di 10 punti dalla patente.

Social Crash, la campagna di comunicazione per la guida sicura

Suggerimenti e avvertimenti evidentemente non sono sufficienti, servono nuove campagne di sensibilizzazione per spingere gli automobilisti a cambiare i propri comportamenti. Un esempio interessante viene dall’Argentina, dove per sensibilizzare l’opinione pubblica, in passato, hanno ideato la campagna di comunicazione “social crash” con installazioni di auto schiantate contro le icone delle piattaforme social media più diffuse. Un’iniziativa molto dura, ma in grado di attirare l’attenzione su un problema diffusissimo, soprattutto nel periodo estivo con l’aumento del traffico.

Lo slogan della campagna pubblicitaria “Manejás o mensajeás” significa “Se guidi, guida e basta!” ed è scritto sui tabelloni luminosi in autostrada. Ma l’attenzione degli automobilisti è colpita da quello che affianca lo slogan: delle macchine realmente danneggiate in seguito ad incidenti stradali, posizionate contro delle icone giganti raffiguranti i social media. Il messaggio è chiarissimo, se usi lo smartphone per chattare, guardare i social, rispondere ai messaggi, rischi di mettere in pericolo la tua vita e quella di altre persone.

Un’auto vera schiantata contro un “social” ai bordi dell’autostrada, non è certamente una cosa che si vede spesso, ma le autorità argentine sperano che un messaggio, così esplicito e duro, possa prevenire il sempre maggiore numero di incidenti.

 

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Cambio olio del motore dell’auto: ogni quanto cambiarlo e perché

Il lubrificante delle parti meccaniche impedisce danneggiamenti al motore e contribuisce al suo raffreddamento, ma va periodicamente controllato e cambiato. Vediamo a cosa serve e quando sostituirlo

L’olio lubrificante per l’auto è la linfa vitale del motore e tutti gli automobilisti devono sapere quando cambiarlo. La funzione dell’olio nella macchina è di lubrificare le componenti meccaniche del motore per preservarle quanto più a lungo possibile dall’usura d’attrito, per proteggerle dalla corrosione, mantenerle pulite e aiutare a raffreddare il motore. Bisognerebbe sempre scegliere l’olio di migliore qualità, quello più adatto al veicolo secondo le indicazioni delle case costruttrici e di meccanici esperi. Vediamo di cosa si tratta.


A cosa serve l’olio del motore della macchina

L’olio che viene utilizzato nelle nostre macchine e nelle moto è una miscela liquida che serve a lubrificare le componenti meccaniche in movimento del motore, attraverso la coppa dell’olio, che garantisce fluidità e drenaggio del lubrificante.

È costituito da una base idrocarburica e da una serie di additivi, presenti in genere dal 10 al 30% in volume. Questi possono essere di origine minerale, i più indicati per le macchine agricole, oppure di origine sintetica o semi-sintetica. L’olio motore ha diverse funzioni che vengono espletate anche grazie all’utilizzo di additivi speciali che permettono prestazioni migliori nel lungo periodo.

Il lubrificante, inoltre, contribuisce a raffreddare il propulsore e proteggere le superfici metalliche dalla corrosione, mantenendo puliti i componenti e riducendo la formazione di residui di combustione.

Ogni quanto cambiare l’olio del motore della macchina

L’olio viene sottoposto ad elevati livelli di stress, a causa dell’alta temperatura che si raggiunge all’interno del motore e delle reazioni chimiche che si sviluppano durante la combustione. È soggetto a una fisiologica degradazione e al consumo, per cui è importante effettuarne il rabbocco nel caso in cui il livello sia inferiore a quello minimo previsto, oppure la totale sostituzione.

Si tratta di un’operazione semplice che potete fare anche da soli, ma è importante ricordarsi periodicamente di effettuare un controllo per sicurezza. Per evitare un malfunzionamento o anche danni gravi al mezzo, l’olio va cambiato con regolarità seguendo scrupolosamente le raccomandazioni della casa produttrice della propria auto e le istruzioni contenute nel manuale, ossia il libretto di uso e manutenzione dell’auto.

La frequenza per la sostituzione dell’olio sui veicoli dipende quindi dal chilometraggio e dai modelli di auto.

In commercio si trovano numerosi tipi di oli, che differiscono sia per il tipo di propulsore (a due o quattro tempi) che per il loro grado specifico di viscosità. A seconda del carburante utilizzato, c’è una diversa tipologia di olio.

In generale sulle vetture moderne si può dire che in caso di motore relativamente nuovo a benzina, bisogna cambiare l’olio al raggiungimento dei 15.000 chilometri, invece per i motori diesel è buona regola effettuare il cambio olio motore vecchio tra i 25.000 e i 30.000 chilometri. È opportuno intervenire tempestivamente nel caso in cui si dovesse accendere sul cruscotto la spia luminosa dell’olio.

Ci si può rivolgere ad un’officina specializzata per l’intervento di sostituzione, oppure potete procedere in autonomia nel vostro garage utilizzando sempre un prodotto affidabile e soprattutto adatto al vostro veicolo. Per esempio, i motori alimentati a GPL tendono a sviluppare temperature più alte rispetto ai motori a benzina, perciò necessitano di olii specifici con caratteristiche di viscosità e qualità adatte.

Cosa succede se non si cambia l’olio del motore

L’assenza di lubrificante può portare a conseguenze piuttosto serie, infatti la diminuzione dell’attrito delle parti meccaniche dovuta ad un livello di olio appropriato evita il surriscaldamento e impedisce la fusione del motore. Invece se l’olio manca o è eccessivamente deteriorato, l’attrito cresce. Tutti i componenti meccanici del motore sono collegati tra di loro ed il malfunzionamento di uno solo di essi può danneggiare l’intero propulsore. Bielle, pistoni, cilindri possono gripparsi compromettendo definitivamente il funzionamento del motore.

Il degrado dell’olio deriva in primo luogo dalle altissime temperature che si sviluppano a motore acceso, favorendo la rottura dei legami molecolari del lubrificante e l’evaporazione. A ciò si aggiunge la dannosa azione inquinante dei residui carboniosi, degli idrocarburi incombusti e combusti e dell’acqua di condensazione. Un olio di scarsa qualità degradato provoca, così, malfunzionamento del motore e perdite di prestazioni.

Se effettuate il regolare tagliando alla vostra automobile e rispettate i tempi previsti per la revisione, non dovreste avere problemi con il lubrificante, evitando così malfunzionamenti e costosi interventi di riparazione. In alternativa, quando vi fermate dal distributore per controllare la pressione delle gomme, oppure dal vostro meccanico di fiducia per un controllo di freni e ammortizzatori, potete chiedere anche di controllare il livello dell’olio della vettura.

Filtro dell’olio: quando cambiarlo

L’olio, durante il suo lavoro di protezione, pulizia, lubrificazione e raffreddamento del motore, ovviamente si sporca, perciò è importante avere la possibilità di ripulirlo con un apposito filtro, altrimenti occorrerebbe sempre cambiarlo.

Quando si cambia l’olio è bene procedere anche con il cambio del filtro, a cui spetta il compito di raccogliere le particelle originate dal processo di combustione. I filtri sono formati da una serie di membrane in grado di mantenere l’olio pulito. Se il veicolo è vecchio almeno 10 anni, si consiglia il cambio olio e filtro sporco ogni 10.000 km; se invece usate pochissimo l’auto il filtro andrebbe cambiato una volta all’anno.

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Obbligo di cinture di sicurezza: cosa dice la legge

I dispositivi di sicurezza sono obbligatori per tutti, sia nei sedili anteriori che in quelli posteriori, con alcune eccezioni e casi particolari. Multe e punti decurtati dalla patente per gli inadempienti.

Le cinture di sicurezza sono installate su tutte le automobili con la funzione di tutelare l’incolumità degli occupanti del veicolo e la sicurezza stradale, in caso di incidente o brusche frenate. L’utilizzo della cintura è obbligatorio per i conducenti e per i passeggeri, nei sedili anteriori e posteriori. Si tratta di un obbligo “salva vita” in quanto, tramite il sistema di ritenuta che trattiene il corpo del passeggero al sedile, si possono evitare danni gravi; basti pensare che in un urto frontale a 50 km/h, senza cintura di sicurezza un corpo impatterebbe contro il volante e il cruscotto con una decelerazione che può arrivare a 100 g. Questo significa che il peso del corpo si moltiplica per 100 volte. Si stima che negli anni siano state salvate il 28% delle persone coinvolte in incidenti che avrebbero potuto essere mortali. Si tratta di una protezione molto importante, valida per ogni persona sia in città che in autostrada, con alcune eccezioni. Vediamo cosa prevede la normativa in vigore e quali sono le eventuali esenzioni.


Obbligo cinture di sicurezza: quando metterle

Allacciare le cinture di sicurezza a bordo di un mezzo è obbligatorio per tutti, come prevede l’articolo 172 del Codice della Strada. I conducenti e passeggeri dei veicoli, sui sedili anteriori e posteriori, devono usare le cinture per adulti, mentre il bambino con statura inferiore a 1,50 m deve essere assicurato con sistemi di ritenuta omologati ed adeguati al suo peso (i seggiolini).

Il conducente si assume la responsabilità del mancato uso dei sistemi di sicurezza da parte dei passeggeri dell’auto, compreso il passeggero con età minore ai 18 anni.

Spesso chi siede sui sedili posteriori dimentica, o rifiuta, di impiegare le cinture di sicurezza posteriori, aumentando il rischio per la propria incolumità. Anche in questo caso l’obbligo di indossare le cinture di sicurezza posteriori è stabilito dal Codice della Strada e chi non rispetta questo vincolo rischia di incorrere in sanzioni amministrative.

Obbligo cinture di sicurezza: per quali categorie di veicoli

Le cinture vanno sempre allacciate, è un obbligo valido per conducenti e i passeggeri delle seguenti tipologie di veicoli:

  • minicar (veicoli L6);
  • veicoli aventi al massimo otto posti oltre i conducenti (veicoli M1), ossia gli autoveicoli e gli autocaravan;
  • veicoli aventi più di otto posti oltre al sedile del conducente, salvo che non siano autorizzati al trasporto di persone in piedi (veicoli M2), come piccoli autobus o pullman;
  • veicoli in circolazione destinati al trasporto merci (veicoli N1, N2 e N3), come gli autocarri.

Sono tutti obblighi validi a prescindere sia dalla velocità, sia dal posto che si occupa, avanti o dietro.

Inoltre il Decreto Legislativo n.150 del 2006 ha esteso l’uso obbligatorio delle cinture di sicurezza a tutte le categorie internazionali di autoveicoli adibiti al trasporto di persone e di merci, in particolare anche per quelli di massa superiore a 3,5 tonnellate (veicoli commerciali per il trasporto di carichi pesanti, autobus e pullman). I bambini sino a 3 anni non possono viaggiare su veicoli vecchi sprovvisti di cinture di sicurezza, mentre quelli di età superiore e di altezza fino a m 1,50 non possono occupare un sedile anteriore.

Il decreto proibisce anche l’installazione di seggiolini per bambini rivolti contromarcia sui posti protetti da airbag, a meno che non sia possibile disinserirlo.

I bambini di statura non superiore a 1,50 m, quando viaggiano negli autoveicoli per il trasporto di persone in servizio pubblico o negli autoveicoli adibiti al noleggio con conducente, possono non essere assicurati al sedile con un sistema di ritenuta per bambini, a condizione che non occupino un sedile anteriore e siano accompagnati da almeno un passeggero di età non inferiore ai 16 anni.

Obbligo cinture di sicurezza: in quali casi sono previste esenzioni

Vi sono delle eccezioni che riguardano casi particolari e alcune categorie di persone. La prima situazione nella quale è prevista l’esenzione dall’utilizzo delle cinture di sicurezza riguarda la salute del conducente e del passeggero, ossia tutti quei casi certificati nei quali l’utilizzo delle cinture può essere controproducente per il soggetto che dovrebbe indossarle. Si tratta di persone in condizioni fisiche inadatte a causa di patologie appurate e certificate dal medico.

Anche le donne in stato di gravidanza sono esenti dall’uso delle cinture di sicurezza, e in questo caso occorrerà richiedere un certificato dal ginecologo curante.

Altre patologie per le quali solitamente si concede l’esenzione sono le forme di obesità particolarmente gravi, insufficienze respiratorie, menomazioni o amputazioni che determinano la mancanza di punti di appoggio delle cinture, portatori di tutori per disarticolazione della spalla o dell’anca e portatori di particolari tipologie di busti ortopedici.

Sono inoltre esentati dall’obbligo di uso delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuta per bambini, le forze di polizia, polizia municipale e provinciale, forze armate, addetti ai servizi antincendio e sanitari in caso di intervento di emergenza, istruttori di guida, addetti ai servizi di vigilanza privati che effettuano scorte, conducenti dei veicoli per la raccolta e il trasporto locale dei rifiuti, in servizio in una zona urbana.

Obbligo cinture di sicurezza: quali sono le sanzioni

Il mancato rispetto della legge comporta l’applicazione di una multa e la sottrazione di punti dalla patente.

Gli automobilisti che non usano le cinture di sicurezza e i sistemi di ritenuta per bambini durante la circolazione sono soggetti alla sanzione amministrativa, con una somma che va da 80,00 euro a 323,00 euro, oltre alla decurtazione di 5 punti dalla patente di guida.

Qualora il mancato uso riguardasse il minore di età, della violazione risponde il conducente, che è il responsabile, oppure chi è tenuto alla sorveglianza del minore stesso, se è presente sul veicolo al momento dell’accertamento.

Qualora il conducente al volante incorresse, in un periodo di due anni, in una delle violazioni indicate almeno due volte, all’ultima infrazione consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente da quindici giorni a due mesi.

Chiunque, pur facendo uso dei dispositivi di ritenuta, ne alteri od ostacoli il normale funzionamento è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 40,00 a 163,00 euro.

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Spia del motore accesa: cosa fare e quando preoccuparsi

La segnalazione fissa o lampeggiante indica un’avaria del propulsore, perciò serve assistenza per individuare il problema che potrebbe danneggiare l’auto. Vediamo di cosa si tratta. 

Da diversi anni le macchine comunicano in maniera sempre più sofisticata, utilizzando spie e sensori per effettuare continue diagnosi sulle componenti principali di tutti i tipi di motori. Con l’introduzione delle normative antinquinamento le automobili sono equipaggiate con una serie di tecnologie, per diminuire le emissioni nocive dei gas di scarico nell’atmosfera. Tra queste abbiamo la spia gialla di controllo dell’avaria del motore, per monitorare l’efficienza dell’impianto, segnalare un aumento delle emissioni e comunicare la necessità di sostituire eventuali componenti deteriorati. Vediamo come riconoscerla e cosa fare se inizia a lampeggiare.


Spia del motore: come riconoscerla e a cosa serve

La spia del motore, nota anche come spia controllo avaria motore, è visibile sul cruscotto e riproduce la forma di un propulsore. In condizioni normali si accende solamente quando si gira la chiave di avviamento, mentre le sonde collegate effettuano una diagnosi dei componenti collegati alle emissioni della vettura. Se non ci sono guasti la spia si spegne automaticamente appena il motore del veicolo si è acceso. Non va confusa con la spia di colore rosso della temperatura dell’acqua o quella della batteria.

È visibile nel quadro strumenti e fa parte del gruppo di indicatori che emettono una luce color giallo ambra. Si accende all’avvio della vettura per effettuare i check di sistema e segnalare la presenza di un difetto o di un problema che richiede una diagnostica approfondita o l’intervento di un meccanico in un’officina specializzata, con i ricambi necessari.

Cosa succede se rimane fissa o se si accende durante la marcia? Ecco come riconoscere eventuali problematiche alla power-unit.

Spia del motore fissa e lampeggiante: cosa vuol dire

Quando si gira la chiave di avviamento si accendono una serie di spie, ma dovrebbero spegnersi una volta messo in moto il veicolo. Una spia accesa segnala un malfunzionamento o un’inefficienza di una delle parti controllate dal sistema di bordo. Per sicurezza controllate il manuale, fate alcune prove, spegnete e riaccendete l’auto per verificare se la spia resta accesa.

La spia di colore giallo del motore fissa e continua significa che il guasto potrebbe essere serio, perciò è importante rivolgersi a un’officina specializzata per far controllare l’auto. Le cause dell’avaria possono riguardare il funzionamento del sistema di iniezione, un’anomalia nel pedale dell’acceleratore, una situazione da verificare inerente l’impianto di scarico. Spesso il problema della spia gialla motore fissa è riconducibile al combustibile sporco, soprattutto se si manifesta dopo un rifornimento di carburante. Questo si verifica specialmente quando il serbatoio è vuoto, poiché il nuovo liquido immesso andrà a staccare i sedimenti depositati sul fondo. Talvolta può accadere che la spia del motore si attivi, senza tuttavia notare alcuna differenza nelle prestazioni del veicolo e tutto sembra funzionare correttamente. In questo contesto la spia motore potrebbe indicare un’anomalia nel funzionamento delle valvole EGR, il dispositivo che serve a ridurre le emissioni nocive dal tubo di scarico.

In presenza della spia lampeggiante, invece, la causa del problema potrebbe risiedere nel catalizzatore. Si tratta di una situazione più seria rispetto a quelle precedenti, perciò per evitare danni moderate la velocità ed evitate di restare alla guida in strada per lunghi tragitti. Anche in questo caso rivolgetevi il prima possibile a un professionista per una revisione.

Il catalizzatore è un dispositivo antinquinamento, utilizzato nei vecchi modelli di auto prima che venisse rimpiazzato dai filtri antiparticolato (FAP). Grazie a una serie di reazioni chimiche, questo componente applicato all’impianto di scarico attira le particelle nocive liberate dalla combustione del carburante, affinché non vengano rilasciate nell’atmosfera. I sensori comunicano dati fondamentali alla centralina, quindi una lettura non corretta potrebbe essere causa di diverse anomalie.

Può anche presentarsi un’evenienza molto rara, ossia che la spia stessa sia rotta o malfunzionante. In questo caso basta resettare l’impianto, oppure cambiare il sensore che causa un banale problema elettrico.

Spia del motore accesa: cosa fare

Quando si nota la spia del motore gialla accesa, fissa o lampeggiante, per sicurezza è necessario far verificare l’anomalia da un tecnico esperto che sicuramente conosce le soluzioni al problema. Con la spia accesa fissa le cause potrebbero essere numerose, perciò non necessariamente di una condizione grave. Ma il problema non va sottovalutato, serve comunque assistenza.

Per diminuire il rischio che la spia del motore si accenda improvvisamente, è essenziale effettuare sempre i tagliandi di manutenzione, eseguendo almeno un check-up l’anno del veicolo per risolvere in anticipo i problemi. Una buona abitudine vi eviterà guasti improvvisi e situazioni di emergenza, mantenendo sempre in funzione il motore del vostro veicolo.

Spia del motore accesa: quando preoccuparsi

Se la spia gialla si accende, il rischio principale consiste nell’aumento dei consumi e delle emissioni inquinanti, oltre ad una perdita di efficienza dei veicoli piuttosto rilevante. Il malfunzionamento mette a rischio anche la conduzione del mezzo, poiché la centralina potrebbe decidere che i parametri sono eccessivi e compromettere l’andatura. Se il rapporto tra aria e carburante è errato, si perde potenza del motore e il veicolo potrebbe fermarsi del tutto, costringendovi a chiamare il soccorso stradale e sostenere i relativi costi di assistenza.

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