Lami, la startup eHealth italiana che porta in casa l’assistenza medica

L’emergenza pandemica ha rivoluzionato il nostro modo di vivere e posto un forte stress sui sistemi sanitari di tutto il mondo, portandone a galla le criticità. La risposta è stata un rapido sviluppo del settore health tech ed eHealth, con diversi progetti nati per colmare i gap dei sistemi sanitari tradizionali. Nasce in questo contesto Lami, startup innovativa tutta italiana che rivoluziona il mondo della salute.

Lami nasce per fornire una soluzione a uno dei grandi problemi emersi durante la pandemia, cioè la grande difficoltà del principale presidio intorno a cui è costruito il nostro sistema sanitario: il medico di base, messo a dura prova dallo squilibrio tra il numero di pazienti e il numero di medici a disposizione.

La sua proposta? Una piattaforma per rispondere rapidamente a tutti i bisogni del paziente, a domicilio o in telemedicina.

Lami, la startup italiana che porta in casa l’assistenza medica

Lami è nata durante il lockdown da un’intuizione dei suoi fondatori Davide Barenghi, Chiara Frigerio e Tommaso de Mojana. Un’intuizione tanto semplice quanto efficace: assistere i malati di covid al proprio domicilio in modo efficiente e veloce, in un momento in cui in Italia -e non solo- anche le informazioni arrivavano a fatica, soprattutto dai medici di base travolti dal sovraccarico di lavoro, e i luoghi solitamente deputati alla cura, come gli ospedali e i Pronto Soccorso, erano luoghi da evitare, oltre che allo stremo.

L’efficacia del servizio offerto da Lami in quelle settimane ha fatto il resto: Lami è cresciuta rapidamente, ampliando i servizi e accompagnando le persone in tante e diverse necessità. Dalla diagnostica per immagini all’infermieristica, dai servizi per bambini e ragazzi – pediatra, psicologo, logopedista – ad ambiti medici specifici, tutto sempre con visite domiciliari e, quando possibile, in telemedicina.

Ad oggi ci sono 5mila pazienti iscritti alla piattaforma, a fronte di oltre 20mila prestazioni effettuate. Per ora Lami è presente in diverse città lombarde, a Torino e a Roma, ma sta crescendo velocemente ed entro il 2022 conta di raggiungere tutta l’Italia.

Una piattaforma eHealth per aiutare i pazienti a capire i propri bisogni (e non chiedere a Google)

“La principale differenza tra le piattaforme esistenti e Lami è il punto di partenza: noi non presumiamo che i pazienti sappiano sempre di cosa hanno bisogno. Il nostro lavoro, quindi, non è solo offrire servizi medici, ma anche e soprattutto aiutare le persone a mettere a fuoco il proprio bisogno e a definire il percorso di salute più adeguato” spiega Davide Barenghi, CEO di Lami. “Per farlo, ricorriamo a strumenti tecnologici che permettono, assieme al personale medico che lavora con noi e alla loro esperienza clinica, di erogare servizi di qualità per rendere più efficiente possibile la relazione medico-paziente, così che sia favorevole per entrambi.”

Lami è una piattaforma in cui il paziente può trovare una prima risposta ai propri quesiti di salute in tempi brevi, ed essere accompagnato in qualunque percorso diagnostico o terapeutico si riveli necessario.

“Sappiamo che le persone cercano di fugare i propri dubbi, anche in fatto di salute, cercando su Google e affidandosi all’auto-diagnosi, ottenendo risposte spesso inesatte, parziali o fuorvianti. Tutti aspetti da non sottovalutare, quando si parla di salute. L’Italia è uno dei paesi in Europa in cui si fa più ricorso a internet per questioni legate alla salute, con circa 4 miliardi di ricerche l’anno.” spiega Chiara Frigerio, CMO. “Noi rispondiamo alle domande delle persone che arrivano sulla nostra piattaforma con velocità e autorevolezza, cercando di prenderli per mano e rendere più semplice possibile l’accesso alle prestazioni. Spesso le persone hanno dubbi semplici, non sanno dove andare, chi sentire, e noi siamo pronti a supportarli in modo rapido.”

Come funziona Lami

Rendere semplice qualsiasi azione e servizio è l’obiettivo su cui lavora Lami: dalla prenotazione di un appuntamento, alla user experience facile e intuitiva del sito, all’assistenza ai pazienti che sfrutta tutte le potenzialità che oggi la tecnologia offre.

Entrato in Lami, il paziente hanno la possibilità di affidarsi a un team qualificato di professionisti che li guida e supporta velocemente nel percorso di scelta del servizio. Stabilito il percorso, il paziente può facilmente prenotare, sulla piattaforma, i servizi necessari che vengono resi online o al domicilio.

Oltre ai tre fondatori, Lami ha un comitato scientifico composto da un’equipe multidisciplinare che guida nella scelta dei professionisti, nella selezione dei servizi e delle soluzioni più innovative. È composta da figure chiave che garantiscono la scientificità e l’affidabilità del servizio che viene prestato ogni giorno.

“Il nostro direttore medico e i membri del comitato scientifico controllano e supervisionano lo sviluppo dei servizi e delle attività” racconta Tommaso de Mojana COO. “L’operatività e le richieste dei pazienti sono gestite da un team di infermieri esperti e dal nostro customer care, che guidano passo passo gli utenti attraverso un sistema integrato di presa in carico e assistenza clienti, evitando così inutili attese con sottofondi musicali snervanti”.

Lami, uno sguardo al futuro della sanità

Secondo l’Istat (marzo 2021), ci sono in Italia 42.200 medici di base. Entro il 2028, 33 mila di loro saranno andati in pensione, lasciando scoperto un servizio sul territorio essenziale.

I Pronto Soccorso sono intasati da persone in codice bianco, che stazionano in ospedale per ore e ore, talvolta senza venire curati, perché i medici sono oberati di lavoro. Sempre per mancanza di medici ci sono ospedali in cui le prime visite, di alcune specialità, non possono essere effettuate, o sono sospese a tempo indeterminato.

Secondo il report di The Economist Intelligence Unit – The future of Healthcare, in Europa nel 2023 si spenderà mediamente il 14% del PIL per la Sanità. Le ragioni dell’aumento dei costi sono l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle malattie croniche, lo sviluppo delle tecnologie sanitarie, le richieste dei pazienti legate all’aumento delle conoscenze e agli stili di vita e un’organizzazione sanitaria focalizzata sui problemi sanitari del passato.

Le strutture sanitarie e il vissuto sociale sono costruiti per vecchi problemi e non per i nuovi (come le malattie croniche), che richiedono organizzazioni snelle, flessibili e diffuse.

Alla luce di questi dati si muove Lami, per offrire un servizio che certo non sostituisce quello del Servizio Sanitatio Nazionale, ma lo può accompagnare e sollevare rispetto a tante necessità.

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Startup insurtech, Italia e Svizzera a confronto: i numeri e le tendenze

Nel 2021 sono 128 le realtà insurtech con sede principale in Italia o founder italiano, di cui il 66% è attiva nel Nord, mentre le restanti si dividono fra il Centro (16%), Sud (12%) ed estero (6%).

Il mondo insurtech italiano risulta dinamico e in fermento, anche nel confronto con un ecosistema finanziariamente maturo come quello svizzero, dal quale emerge come le startup italiane siano più attente alla sostenibilità e più pronte alla collaborazione con centri di ricerca, istituti finanziari e altri attori, mentre le svizzere mostrano una maggiore proiezione internazionale.

Sono alcuni risultati dell’indagine “L’Ecosistema Insurtech tra Svizzera e Italia” dell’Osservatorio Fintech & Insurtech della School of Management del Politecnico di Milano.

Insurtech, il quadro in Svizzera

L’Osservatorio ha raccolto informazioni sulle principali 17 compagnie assicurative “incumbent” svizzere (che coprono l’86% del mercato locale) per indagare sulle iniziative Insurtech in Svizzera.

L’82% ha avviato dei progetti nel 2021 per un totale di 36 iniziative, in media circa 2,7 per ogni compagnia attiva in progetti Insurtech. Nel 39% dei casi si è trattato di partnership, in particolare con startup (54% di questi), incumbent (8%) o altri attori (38%) in ambito domestico (54% di questi) o internazionale (46%). Il 12% ha sviluppato in-house mobile app o ha lanciato corporate startup. Quasi due terzi, il 64%, ha investito in startup (83% di questi) o in altri ambiti (17%).

Startup insurtech italiane e svizzere a confronto

“L’innovazione digitale in ambito assicurativo è un fenomeno di dimensioni ancora non particolarmente rilevanti, con poche startup rispetto a quanto registrato nel Fintech, ma dal grande potenziale, dimostrato dall’entità dei finanziamenti ricevuti a livello globale, in media 1,4 volte più elevati rispetto proprio alle Fintech” commenta Marco Giorgino, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Fintech & Insurtech. “La Svizzera è un mercato che sta dando segnali importanti, da cui possiamo imparare in termini di proiezione internazionale e con un’offerta variegata e presente in diversi stadi della value chain. D’altro canto, le startup italiane si dimostrano più attente alla sostenibilità e aperte alla collaborazione con attori terzi. Intensificare gli scambi e le collaborazioni fra questi due ecosistemi potrebbe creare sinergie e opportunità interessanti di sviluppo per l’intero settore”.

Dal confronto fra le startup svizzere e quelle italiane emergono similitudini e divergenze. Fra i due Paesi c’è uno scambio intenso, con il 46% delle startup svizzere che opera in Italia e il 29% delle italiane che è attivo in Svizzera.

Le startup Insurtech elvetiche hanno una maggior proiezione internazionale: il 49% opera nel resto dell’Europa (contro il 37% delle italiane), il 37% in Asia (solo il 7% fra le italiane), un altro 37% in Africa (nessuna italiana), il 34% nelle Americhe (il 7% delle italiane) e il 45% in Oceania (contro il 4% delle italiane).

In entrambi gli ecosistemi si osserva una marcata concentrazione in un’area del Paese, a Milano per startup italiane (il 40%) e a Zurigo per quelle svizzere (il 54%).

Le tecnologie più utilizzate, infine, sono le stesse: API (rispettivamente il 71% per le italiane e il 46% per le svizzere), Big Data Analytics (63% e 54%) e AI (56% e 54%).

Il target: in Italia gli individui, in Svizzera le istituzioni finanziarie

Ad oggi, una importante differenza tra le startup italiane e quelle svizzere è il target a cui si rivolgono. Le Insurtech italiane propongono le proprie soluzioni soprattutto ai singoli individui (85%) e agli attori non finanziari (76%), che sono entrambi serviti solo dal 43% delle startup elvetiche, più orientate invece verso gli attori finanziari (71%, contro il 63% delle italiane).

In Italia il quadro insurtech è più variegato, in Svizzera più verticale

In Italia, poi, il ramo assicurativo di riferimento è molto variegato, con una startup su due con orientamento trasversale a molti comparti (49%) e un sostanziale equilibrio fra i singoli settori (29% salute, 27% casa, 27% vita e 27% professionale). In Svizzera, invece, ci si concentra sui settori auto (40%) e casa (20%) o su soluzioni trasversali (37%). Se si guarda alle attività della value chain, le startup di entrambi i Paesi sono attive soprattutto nella vendita, gestione e sottoscrizione dei contratti (86% le svizzere, 76% le italiane).

Oltre una Insurtech elvetica su due si occupa anche di product development (54%) e gestione sinistri (54%), più di un terzo di attività di back-office (37%), mentre In Italia le altre attività sono secondarie: il 41% si focalizza sulla gestione sinistri, un quinto lavora a product development (20%), back office (22%) e asset management (20%).

Ancora poca attenzione alla sostenibilità (ma l’Italia va meglio)

Sia le startup italiane sia quelle svizzere appaiono poco attente alla sostenibilità, con il 66% delle prime e l’83% delle seconde che non sta lavorando a nessun obiettivo di sviluppo sostenibile.

Fra quelle interessate le italiane sono più attive: il 27% si impegna per una maggiore sostenibilità socio-economica (contro il 15% delle svizzere) e il 15% per quella ambientale (appena il 9% fra le elvetiche). Le Insurtech italiane sono anche più aperte rispetto alle svizzere alla collaborazione con altri attori come istituti finanziari (rispettivamente 49% e 37%), istituti non finanziari (37% e 31%), associazioni (15% e 9%), centri di ricerca (27% e 6%) e altre startup (10% e 3%).

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Leocare, 116 milioni di dollari per l’insurtech francese che ora punta all’espansione

Un unico contratto per assicurare casa, auto, moto e oggetti personali: è questo l’ambizioso obiettivo di Leocare, startup insurtech francese che il 23 novembre ha chiuso un round di investimenti di Serie B da 116 milioni di dollari, portando il totale dei fondi raccolti dal lancio a più di 130 milioni di dollari.

Ecco come funzionano i suoi servizi.

Leocare: un’unica applicazione per tutte le polizze 

Leocare è stata fondata nel 2017 a Parigi da Christophe Dandois, attuale Ceo, e Noureddine Bekar. Oggi la startup offre polizze assicurative digitalizzate su casa, auto, moto e smartphone. I suoi servizi si contraddistinguono per la loro grande flessibilità e la facilità di gestione: tutti, infatti, possono essere sottoscritti e modificati direttamente tramite l’app per mobile sviluppata da Leocare.

Grazie all’uso della tecnologia la startup automatizza i processi ed elimina molti dei passaggi tradizionali che generalmente rallentano le procedure. La componente umana però non viene completamente eliminata, e i clienti possono sempre accedere a un servizio di assistenza su misura.

Anche i prezzi delle polizze di Leocare sono particolarmente competitivi: le assicurazioni sulla casa partono da una base di circa 7 euro al mese, e quelle sull’auto da 17,50 euro al mese. I premi, inoltre, sono dinamici e vengono calcolati in base a diverse variabili che tengono conto delle caratteristiche e delle esigenze personali di ogni utente, dal modello di smartphone ai canali utilizzati per l’attivazione delle polizze.

Al momento Leocare conta 65 mila clienti attivi, e per il prossimo anno prevede di generare entrate per 100 milioni di dollari.

I piani per il futuro

Sul lungo termine l’obiettivo principale di Leocare è quello di riunire sotto un unico contratto diverse polizze assicurative, in modo da creare un servizio olistico e rendere più semplice la gestione di diverse polizze. Anche per questo – secondo TechCrunch – in futuro la startup ha in programma di ampliare il portfolio di prodotti offrendo, tra le altre cose, assicurazioni per le biciclette o per i viaggi.

A fine novembre Leocare ha raccolto 116 milioni di dollari, divisi tra equity e debito finanziato, con un round di investimenti di Serie B guidato da Eight Roads a cui hanno partecipato, tra gli altri, Felix Capital, Ventech e Daphni.

I fondi saranno utilizzati per migliorare la tecnologia ed espandersi in nuovi mercati nell’Europa meridionale, a partire dalla Spagna.

Un altro cambiamento importante potrebbe riguardare la modalità con cui Leocare sottoscrive le proprie polizze. Al momento infatti la startup opera come Managing General Agent (MGA) e si appoggia quindi a compagnie assicurative esterne, ma in futuro punta a ottenere la licenza necessaria per operare in modo completamente autonomo.

“Grazie a questo round di finanziamenti continueremo a seguire lo stesso modello operativo, ma aggiungeremo la capacità di sostenere autonomamente le polizze” ha dichiarato il CEO Christophe Dandois a TechCrunch.

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Le novità del nuovo Codice della Strada 2021

Nuove regole da rispettare, più tutele per la sicurezza stradale, maggiore attenzione all’ambiente e stop alle pubblicità sessiste. Vediamo le novità.

Con la Legge 9 novembre 2021, n. 156 di conversione del decreto-legge “Infrastrutture”, approvata giovedì 4 novembre in Senato sono stati modificati 40 articoli del Codice della Strada. Divieto di uso di tablet e pc portatili quando si guida, e norme per aumentare la sicurezza dei pedoni, sono solo alcune delle novità che ogni automobilista deve conoscere. Vediamo di cosa si tratta.

Ulteriori limitazioni per i device mobili>

Il divieto, ora previsto per i telefonini, si estende all’uso di pc portatili, notebook e tablet

Attenzione agli utenti fragili>

Maggiori sicurezza per i pedoni e tutele per le donne in gravidanza

Modificata l’estensione del foglio rosa>

Il periodo di validità passa a 12 mesi, è possibile effettuare la prova pratica di guida per tre volte

Ricariche elettriche e lancio di rifiuti dal finestrino>

Dopo 1 ora dalla ricarica, sarà vietato sostare. Sanzioni per chi lancia oggetti dal finestrino

Stop pubblicità sessiste o con messaggi violenti>

Puniti i messaggi lesivi delle libertà individuali, dei diritti, del credo religioso o dell’appartenenza etnica

Ulteriori limitazioni per i device mobili

Il decreto legge infrastrutture e trasporti è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, facendo entrare in vigore novità importanti: non più soltanto la sicurezza, ma anche la tutela della salute delle persone e dell’ambiente rientrano tra le finalità principali del nuovo Codice della Strada. Tra le novità introdotte vi è la nuova regolamentazione dei monopattini elettrici e il divieto dell’uso di tablet mentre si guida.

Per i monopattini viene prevista una velocità limitata di 20km/h nelle strade urbane e di 6 km/h nelle zone pedonali, il divieto di sosta sui marciapiedi, la confisca dei monopattini truccati e l’obbligo di frecce e segnali di stop.

Per quanto riguarda i device mobili, il divieto che era espressamente previsto per smartphone e telefonini, si estende all’uso di computer portatili, notebook, tablet e tutti i dispositivi che comportino anche solo temporaneamente l’allontanamento delle mani dal volante. Confermate le sanzioni per chi non rispetta questa regola che vanno da un minimo di 165,00 a un massimo di 660,00 euro. Si applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi, se la stessa persona commette un’ulteriore violazione, nel corso di un biennio.

Raddoppiano le sanzioni per chi parcheggia senza il contrassegno, nelle aree riservate ai veicoli delle persone disabili. La multa va da un minimo di 168,00 a un massimo di 672,00 euro. Dal primo gennaio 2022 i veicoli per il trasporto delle persone con disabilità potranno essere parcheggiati gratuitamente nelle aree a pagamento, parcheggi a strisce blu, nel caso i posti riservati risultino occupati.

Attenzione agli utenti fragili

Il nuovo Codice della Strada alza ulteriormente il livello della sicurezza per i cosiddetti utenti fragili della strada, particolarmente esposti a rischi come i pedoni che attraversano una strada priva di semafori, introducendo obblighi di cautela per gli automobilisti. In corrispondenza degli attraversamenti pedonali, chi è alla guida di auto o moto è obbligato a dare la precedenza, rallentando o fermandosi, non solo ai pedoni che hanno iniziato l’attraversamento, ma anche a chi si accinge a farlo. Perciò in prossimità delle strisce pedonali il conducente deve sempre prestare la massima attenzione, e fermarsi appena il pedone si avvicina al punto di attraversamento.

Il nuovo Codice della Strada ha introdotto anche i parcheggi rosa, spazi riservati alle donne incinte, e apposite aree di sosta per tutti i genitori che viaggiano in auto con figli al di sotto dei 2 anni di età. In realtà i parcheggi rosa esistevano da tempo in Italia, ma erano i comuni a decidere se e dove prevederli, all’interno del proprio territorio di competenza. Ora invece esiste una legge nazionale che li disciplina ad hoc.

Modificata l’estensione del foglio rosa

La validità del foglio rosa passa da sei mesi a un anno. Durante il periodo di validità è possibile effettuare la prova pratica di guida per tre volte, anziché due volte come prevedeva la norma precedente. Coloro che si esercitano senza istruttore incorrono in una sanzione da un minimo di 430,00 a un massimo di 1.731,00 euro e nella sanzione accessoria del fermo amministrativo del veicolo, per tre mesi. Per conseguire il CAP (certificato di abilitazione professionale) sarà necessario aver frequentato con profitto un corso di formazione di primo soccorso. Inoltre i neopatentati potranno condurre veicoli potenti solo se hanno a fianco una persona munita di patente B da almeno dieci anni, o di patente superiore (prima era vietato per il primo anno).

La comunicazione dell’avvenuta decurtazione dei punti della patente non sarà più fatta per posta, ma pubblicata sul portale dell’automobilista.

Per chi viene sorpreso alla guida senza patente, permane la multa di 42,00 euro, scontata del 30% se la si paga entro 5 giorni, ma non c’è più l’obbligo di presentarsi fisicamente presso le Forze dell’ordine per esibire la patente.

Al fine di garantire mezzi sempre più in linea con l’ambiente, dal 30 giugno 2022 sarà vietata la circolazione dei veicoli Euro 1 di categoria M2 e M3 e dal 1° gennaio 2023 anche quelli Euro 2, fino ad arrivare al 1° gennaio 2024 dove il divieto per i mezzi di categoria M2 ed M3, riguarderà anche gli Euro 3.

Ricariche elettriche e lancio di rifiuti dal finestrino

Il divieto di sosta, con le relative sanzioni, si estende anche alle aree dove si trovano le colonnine per la ricarica elettrica dei veicoli. Una limitazione che vale anche per gli stessi veicoli elettrici che non stanno effettuando la ricarica, oppure se hanno completato l’operazione da oltre un’ora. Dopo al massimo un’ora dalla ricarica completa, infatti, sarà vietato sostare ulteriormente. Il divieto non vale tra le 23 e le 7 del mattino, ad eccezione degli spazi riservati alle colonnine fast e alle super fast, che dovranno essere liberati non appena terminata l’operazione di ricarica.

Raddoppiano le sanzioni per chi getta rifiuti dell’auto in sosta o in movimento, sporcando gli spazi pubblici: le multe vanno da un minimo di 216,00 a un massimo di 866,00 euro; sanzioni raddoppiate anche per chi getta dal finestrino dei veicoli in movimento un qualsiasi oggetto (ad esempio mozziconi o cartacce), da un minimo di 52,00 a un massimo di 204,00 euro.

Stop pubblicità sessiste o con messaggi violenti

Stop pubblicità sessiste o con messaggi violenti: in Italia è vietata qualsiasi forma di pubblicità su strade e veicoli, con un contenuto sessista, o che proponga messaggi violenti o discriminatori.

Si tratta di una novità importante e nello specifico riguarda i “messaggi lesivi del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso o dell’appartenenza etnica, oppure discriminatori con riferimento all’orientamento sessuale, all’identità di genere o alle abilità fisiche e psichiche”. Per chi commette infrazioni è prevista la revoca della relativa autorizzazione e la rimozione del cartello pubblicitario.

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Candele auto: a cosa servono e come funzionano

Per evitare malfunzionamenti le candele vanno controllate periodicamente. Vediamo a cosa servono e quando vanno sostituite

Le candele svolgono la funzione di dispositivi elettrici di piccole dimensioni, inserite nella testa di ognuno dei cilindri per generare una scintilla che avvii la combustione. Sono installate in tutte le auto con motore a benzina e sono necessarie per avviare i veicoli. Ogni candela è costituita da ceramica e da un corpo metallico, tramite una filettatura viene avvitata dentro la testata del motore. Il malfunzionamento può causare seri problemi compromettendo le performance dei veicoli, anche a basse velocità, fino a causarne il blocco. Vanno sottoposte periodicamente a pulizia e manutenzione. Vediamo come funzionano e quando vanno sostituite.

A cosa servono le candele dell’auto

Dispositivi elettrici indispensabili per attivare la combustione e l’avviamento dei veicoli

Dove si trovano e come funzionano le candele dell’auto

Sono agganciate ai cavi del motore, la loro posizione può cambiare a seconda del modello del mezzo

Candele dell’auto: ogni quanto fare un controllo

La sostituzione va effettuata dai 20.000 ai 60.000 km a seconda del tipo di vettura

Candele dell’auto: campanelli d’allarme

I segnali che devono metterci in guardia, vibrazioni, partenza a scatti e lenta accelerazione

A cosa servono le candele dell’auto>

Le candele si attivano con degli elettrodi e servono a fornire la scintilla per l’accensione della miscela di benzina e aria nella camera di combustione. Al contrario dei motori diesel, la temperatura in quelli alimentati a benzina non è sufficiente per l’accensione della miscela aria/carburante, perciò diventano indispensabili le candele. I motori diesel sono dotati invece di candelette, necessarie solo nella fase di avviamento, mentre la candela in quelli a benzina continua a lavorare anche quando il veicolo è in movimento. Il loro corretto funzionamento è essenziale per accendere il motore e far muovere l’automobile, con la tensione ottimale.

Sono sottoposte a un notevole stress termico e usura, si sporcano facilmente, perciò è necessario effettuare la manutenzione periodica per mantenere le prestazioni e il buon funzionamento del motore; dopo circa 60.000 km è opportuno cambiarle. Se le candele non funzionano bene, infatti, causano il malfunzionamento del motore, eccessive emissioni di scarico ed elevati consumi di carburante.

Le stesse candele usate per le auto a benzina non sono adatte per quelle alimentate a metano o GPL, quindi è consigliabile impiegare delle candele adatte a questi tipi di motori.

Dove si trovano e come funzionano le candele dell’auto

Leggete il libretto d’uso e manutenzione del costruttore per cercare l’alloggio delle candele nel motore, oltre che per conoscerne il numero, verificare la distanza degli elettrodi e conoscere la misura della chiave necessaria per smontarle. Solitamente sotto al cofano della macchina trovate un insieme di 4-8 cavi, nella cui parte terminale si trovano le candele, protette dal rivestimento della guaina isolante.

Su un propulsore a 4 cilindri sono montate in fila sopra o su un lato del motore. In quelli a 6 cilindri sono posizionate sulla parte superiore o a lato della testa del motore. Nei modelli V6 o V8 sono distribuite in maniera uniforme su ciascun lato. Alcune macchine sono dotate di un carter che protegge i cavi collegati alle candele.

Il funzionamento è semplice ed essenziale: le candele di accensione ricevono l’alimentazione elettrica dalle batterie dell’automobile, di solito a 12 Volts, una tensione troppo basa per far scoccare la scintilla tra gli elettrodi; perciò viene impiegata una bobina, in grado di aumentare la tensione di almeno 1.000 volte rispetto a quella della batteria. Quando mettete in moto un’autovettura, tra gli elettrodi della candela viene fatta scoccare la scintilla che incendia la miscela di aria e benzina aumentandone la pressione, in modo che il pistone venga spinto verso il punto morto inferiore. Tra gli elettrodi in collegamento si generano circa 12.000 Volts, che innescano la corrente e quindi fanno scoccare la scintilla che attiva la combustione della miscela di aria e combustibile. Nei motori moderni la tensione tra gli elettrodi in contatto può attivare anche a 30.000 Volts. A questo punto si attivano i cilindri, facendo così muovere l’automobile.

Dove si trovano e come funzionano le candele dell’autoCandele dell’auto: ogni quanto fare un controllo

La durata di ogni tipo di candela dell’automobile è variabile, dipende dal materiale, dal veicolo su cui sono installate e delle modalità di utilizzo. In linea di massima su tutte le vetture la rimozione delle candele avviene al seguente chilometraggio:

  • Fra i 15.000 ed i 20.000 km per le automobili più vecchie.
  • Fra i 40.000 ed i 60.000 km per quelle più recenti.

In tutti i casi andrebbero controllate ogni 10.000 km circa, per consentire al meccanico di procedere alla loro sostituzione o pulizia, con gli attrezzi appositi.

Se preferite pulirle senza recarvi in officina, basterà utilizzare una spazzola, un panno e un po’ di alcool etilico, oppure la pasta abrasiva specifica per rimuovere il grasso, a volte molto denso, e i residui che ne compromettono il corretto funzionamento. Effettuate l’operazione a motore a freddo. Quando il lavoro è completato dovete procedere al montaggio, ricollocando attentamente ogni cavo al proprio posto, collegato al rispettivo cilindro.

Candele dell’auto: campanelli d’allarme

Quando le candele hanno dei problemi solitamente non si provvede alla loro riparazione, preferendo pulirle o sostituirle. Il ricambio è molto più conveniente e sicuro. Vi sono alcuni segnali che devono allertare gli automobilisti.

  • Si avvertono delle vibrazioni quando il motore è al minimo
  • Il motore non è più efficiente e fatica ad avviarsi o perde colpi
  • La macchina inizia a procedere a scatti con molta frequenza
  • L’accelerazione è troppo lenta e sale di giri con un po’ di ritardo quando date gas

Se notate questi malfunzionamenti recatevi da un meccanico per effettuare il controllo delle candele ed eventualmente provvedere a pulirle o cambiarle. Potrebbe anche trattarsi di infiltrazioni di olio motore negli appositi alloggi delle candele; perciò servono mani esperte per provvedere al guasto e viaggiare in sicurezza.

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Guida a destra e guida a sinistra

Perché non c’è la stessa impostazione di guida in tutti i paesi? Volante a destra o a sinistra, vi sono vantaggi in entrambi i sistemi.

In circa due terzi dei paesi del mondo si usa la guida sul lato destro della strada, e quelli in cui si usa il lato sinistro sono prevalentemente la Gran Bretagna e le isole delle ex colonie britanniche. Ovviamente a seconda della carreggiata e del senso di marcia della circolazione, cambiano la collocazione del volante e della strumentazione all’interno dei veicoli. Vediamo le ragioni storiche, vantaggi e svantaggi di entrambi i sistemi di guida.

Perché in alcuni paesi si guida a destra e in altri a sinistra?
I paesi con guida a sinistra sono 70, vediamo le ragioni storiche alla base delle differenze

Vantaggi e svantaggi della guida a destra

Favoriti i destrimani, avendo a disposizione tutta la strumentazione

Vantaggi e svantaggi della guida a sinistra

Con la guida all’inglese curvare a sinistra può essere difficoltoso

Guidare a sinistra per la prima volta: consigli utili

Suggerimenti per adattarsi senza ansia, dalla leva del cambio al navigatore satellitare

Perché in alcuni paesi si guida a destra e in altri a sinistra?

In tutte le antiche civiltà la prevalenza di persone destrimane aveva l’abitudine di guidare sul lato sinistro della strada. Spostandosi a cavallo si poteva tendere facilmente la mano a un conoscente o, in caso di aggressione, sguainare l’arma con la mano destra e continuare a tenere le redini con la sinistra.

Per un destro, poi, è più facile montare a cavallo dal lato sinistro dell’animale, ed è più sicuro farlo al lato della strada e non in mezzo. Tenere la sinistra era anche più conveniente se si camminava a fianco del cavallo, perché permetteva di stringere le briglie con la mano sinistra, camminando nella parte di solito più asciutta, con meno fango. Le ragioni che hanno portato i paesi a scegliere un lato della strada invece dell’altro – o a cambiarlo, come ha fatto la Svezia nel 1967 – sono numerose. Le ricerche storiche dimostrano che nell’antichità, grandi civiltà come quelle greche e romane, tenevano la sinistra e in Europa questa consuetudine è stata mantenuta fino alla fine del Settecento.

Poi le cose iniziarono a cambiare con la necessità di trasportare i prodotti agricoli verso le città, con mezzi più grandi, trainati da coppie di cavalli. Il conducente sedeva sul cavallo di sinistra della coppia più vicina al rimorchio, per controllare gli animali con la frusta nella mano destra, e da questa posizione era più facile controllare chi proveniva dalla direzione opposta.

Uno dei primi editti ufficiali che istituzionalizzò il traffico a destra fu emanato in Russia nel 1752, ma la diffusione di quest’abitudine in Europa continentale si deve soprattutto alla Francia e alle conquiste territoriali sotto Napoleone.

Con l’arrivo delle automobili e la crescita della rete stradale, dalla fine dell’800 cominciò una tendenza all’unificazione che vide Belgio, Portogallo e Spagna adottare norme per passare al traffico a destra. In Italia negli anni Venti fu imposta la regola del tenere la destra e, dopo la Prima guerra mondiale, iniziarono anche le nazioni del dissolto impero austro-ungarico.

In America settentrionale l’iniziale abitudine inglese di tenere la sinistra fu sostituita dopo l’indipendenza. In Giappone, invece, l’abitudine di guidare a sinistra si era diffusa già in epoca antica.

Vantaggi e svantaggi della guida a destra

Guidare sulla corsia di destra favorisce i destrimani che hanno a disposizione tutta la strumentazione: la leva delle marce, sia manuali che automatiche, il freno a mano, il cruscotto e tutti i comandi per la navigazione a touch screen o con pulsanti, la radio e il lettore multimediale, altri accessori utili come la luce interna, la cintura di sicurezza che si aggancia sul lato destro.

I paesi che adottano questo verso di guida sono molto più numerosi e quindi sono facilmente confinanti con altri che adottano lo stesso senso di marcia, per cui non c’è il problema di conoscere in tempo i tratti in cui si inverte il verso di guida, ed entro i quali è necessario abbandonare il proprio per adottare quello del paese in ingresso.

C’è una precauzione antiabbagliamento alla quale prestare attenzione per circolare: i conducenti delle vetture di questo tipo, devono schermare il fascio asimmetrico degli anabbaglianti per non disturbare i veicoli provenienti dall’altra parte della strada.

Vantaggi e svantaggi della guida a sinistra

I paesi nei quali il senso di marcia è sulla carreggiata sinistra sono 70 e ovviamente la posizione del guidatore è sul lato destro del veicolo, con conseguente spostamento sulla sinistra di tutte le leve di guida e degli accessori.

Questa impostazione favorisce i mancini che hanno a disposizione tutta la strumentazione come la leva delle marce, il freno a mano, tutti i comandi del cruscotto e altri accessori relativi all’abitacolo. Ogni modello d’automobile ha le sue specificità ma i comandi non cambiano, il display centrale è il medesimo, le luci di posizione, luci diurne anabbaglianti, regolazione del volante, freno di stazionamento, avvisatore acustico, lampeggiatori di emergenza, retronebbia, lavacristalli vengono gestiti esattamente allo stesso modo, come nelle macchine con il volante a sinistra.

Di solito la gestione delle strade dove si guida a sinistra è molto ordinata, sono numerate secondo criteri di grandezza, da quelle urbane fino alle autostrade.

Per quanto riguarda, invece, gli svantaggi, alcuni sono decisamente speculari rispetto ai vantaggi della guida a destra. Curvare a sinistra, ad esempio, può essere difficoltoso non riuscendo a contrastare lo sbilanciamento del corpo, perché mancano sufficienti appoggi sulla gamba destra impegnata a premere l’acceleratore, rendendo difficile affrontare la forza centripeta. Diverse sollecitazioni che potrebbero influenzare sulla tecnica di guida.

Guidare a sinistra per la prima volta: consigli utili

Ecco alcuni suggerimenti per non irrigidirvi andando in ansia, e migliorare la confidenza con il veicolo, se vi capita un sistema di guida sulla corsia di sinistra per la prima volta.

Prima di tutto cercate di capire come è fatta la macchina e la disposizione dei pedali, facilitando il vostro adattamento all’interno dell’abitacolo.

Un’altra differenza non banale alla quale è bene prestare la massima attenzione, specialmente prima dei lunghi viaggi, riguarda la leva del cambio delle marce, che deve essere gestita con la mano sinistra: la prima marcia la gestirete come la quinta con guida a destra, mentre la quinta marcia la gestirete come la prima. Passando da una guida all’altra, specialmente durante i primi chilometri, serve molta concentrazione; perciò se vi rivolgete ad un servizio di noleggio auto, è preferibile una vettura con il cambio automatico.

La linea di mezzeria va tenuta alla propria destra e a destra vanno anche effettuati i sorpassi. Per quanto riguarda le rotatorie, bisogna entrare a sinistra e procedere in senso orario (mentre in Italia si entra a destra e si va avanti in senso antiorario).

Ricordatevi anche dove guardare quando fate retromarcia, in Italia siete abituati a voltarvi e guardare a destra, in Inghilterra o in altre nazioni dovete invece guardare verso sinistra.

Per svoltare a destra vi dovete posizionare al centro dell’incrocio (come si fa in Italia quando si gira a sinistra). Fate attenzione ai segnali che precedono gli incroci, la precedenza non è fissa ma viene indicata di volta in volta.

Cambierà anche il modo in cui guarderete gli specchietti retrovisori esterni, adattandolo al nuovo tipo di guida.

Anche se non siete abituati ad utilizzare un navigatore satellitare, in questo caso è opportuno attivarne uno, se avete uno smartphone andrà benissimo. Potrete vedere l’andamento della strada, pensando in anticipo a come comportarvi in prossimità di un innesto o un incrocio stradale.

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Come consumare meno benzina

Consigli pratici per ridurre i consumi di carburante ed energia, senza compromettere le prestazioni del veicolo

L’auto è un mezzo di trasporto indispensabile per molte persone, e il costo del carburante è una voce di spesa importante per i bilanci familiari degli automobilisti. Il consumo è uno degli aspetti che più interessa i conducenti di qualsiasi mezzo, tutti vorrebbero risparmiare denaro senza penalizzare troppo le prestazioni. Perciò è bene effettuare un controllo periodico dei consumi per la gestione economica del veicolo. Ecco qualche consiglio per aiutare il portafoglio e l’ambiente, con soluzioni semplici alla portata di tutti.

Consumo di benzina: come calcolarlo
Operazione da ripetere periodicamente, dividendo il numero dei chilometri per i litri totali

Le 5 regole per consumare meno benzina
Accelerazioni, frenate, velocità, i trucchi e le curiosità per ottimizzare i consumi

Quanto si può risparmiare consumando meno benzina
Con uno stile di guida attento si può ottenere un risparmio fino al 35% del carburante

Altri carburanti: qualche accorgimento per consumare meno

Frenata rigenerativa, funzioni “Eco” ed “EV” per impiegare meno energia nelle auto elettriche

Consumo di benzina: come calcolarlo

Per calcolare il consumo di carburante dell’auto, e quindi per tenere monitorati i costi, c’è un metodo molto semplice: dovete dividere il numero dei km per i litri totali. L’efficienza delle auto dichiarata dalle case automobilistiche solitamente è espressa in litri/100 chilometri, ovvero quanti litri di carburante sono necessari per poter percorrere 100 km. Ma si può anche effettuare un calcolo più pratico, passando da litri/100 chilometri a chilometri/litri: in questo modo si capirà facilmente quanti chilometri si percorrono con 1 litro di benzina. Dividendo i 100 chilometri per il numero di litri necessari, si otterrà il calcolo del km al litro.

Effettuate rifornimento in un distributore e riempite tutto il serbatoio, poi annotate il chilometraggio totale, e azzerate il contachilometri. Mettetevi al volante e utilizzate l’automobile cercando di consumare quasi tutta la benzina disponibile, arrivando alla fine della scorta di riserva. A questo punto tornate a fare il pieno di benzina, e annotatevi quanti litri vengono inseriti nuovamente nel serbatoio, perché si tratta del consumo effettivo. Annotatevi anche i km segnalati dal contachilometri. A questo punto dividete i km percorsi per i litri di benzina consumati, calcolando quanti km vengono percorsi con un litro di carburante.

Le 5 regole per consumare meno benzina

Cinque semplici suggerimenti per consumare meno carburante ed evitare sprechi:

  • Accelerate in modo delicato e progressivo, senza strappi al motore. Specialmente la partenza a piena potenza, al semaforo, è una pessima abitudine e provoca un grosso consumo di carburante. Il trucco è quello di accelerare gradualmente.
  • Mantenete una velocità di crociera costante, per quanto possibile, durante tutto il tragitto che dovrete coprire. Gli sbalzi di velocità comportano grossi consumi di carburante.
  • Anche frenare ha un impatto sui consumi, perciò, quando è possibile, per rallentare evitate frenate brusche e successive ripartenze a tutto gas; rilasciate l’acceleratore in modo graduale affinché il veicolo tenderà a rallentare da solo.
  • Attivate il climatizzatore solo in caso di necessità, non sottovalutate l’impatto sui consumi del riscaldamento/raffreddamento automatico una volta acceso il motore, sapendo che questo sistema provoca un grande spreco di benzina. A volte è sufficiente tenere i finestrini aperti per rinfrescare l’abitacolo.
  • Non lasciate inutilmente il motore acceso in folle, i veicoli accesi ma fermi, consumano considerevoli quantità di carburante.

Quanto si può risparmiare consumando meno benzina

Un utilizzo attento del veicolo seguendo poche semplici regole in strada, può avere effetti notevolmente positivi sui risparmi. Facciamo alcuni esempi: per quanto riguarda la regolazione della temperatura, un uso intelligente dell’aria condizionata – mantenendo la temperatura non troppo bassa – permette di consumare meno benzina, risparmiando fino a 55,00 euro l’anno.

Mantenere una velocità costante senza tirare le marce, può contribuire a risparmiare fino al 35% di carburante. In città con una guida tranquilla, evitando brusche accelerazioni e frenate, si possono ridurre i consumi di almeno il 10%.

Inserire le marce più alte quando le condizioni lo consentono, ad esempio preferendo la quarta alla terza quando viaggiate a 40 Km/h. Così risparmierete fino a 40,00 euro l’anno.

Prestate attenzione anche alla pressione degli pneumatici gonfiandoli secondo le indicazioni delle case costruttrici: con delle gomme non troppo sgonfie consumerete il 3% di carburante in meno, e una minore spesa di oltre 60,00 euro l’anno. Stesso discorso vale per l’olio, quando arriva il momento del cambio del lubrificante scegliete i fuel economy, durano il doppio e permettono di risparmiare fino al 4% di carburante.

Fate attenzione ai carichi: ogni chilogrammo influisce sui consumi, perciò evitate di viaggiare troppo pesanti se non è necessario, e non mettete i bagagli sul tetto. Un maggiore carico sulla parte superiore dell’automobile provoca resistenza aerodinamica, richiedendo più potenza per avanzare. Mettetevi in marcia con i finestrini chiusi, l’aria che entra nell’abitacolo ad alta velocità crea attrito e di conseguenza alza i consumi.

Altri carburanti: qualche accorgimento per consumare meno

I suggerimenti elencati sono validi per tutti i tipi di vetture alimentati con diesel, benzina verde o metano. C’è differenza, invece, per i veicoli elettrici dotati di una diversa tecnologia: la frenata rigenerativa è uno dei maggiori vantaggi, frenando o decelerando infatti va a generare energia che ricarica la batteria. L’efficacia della frenata rigenerativa aumenta guidando in maniera morbida e dolce.

Utilizzate la modalità “Eco” solo quando necessario, ad esempio nel traffico urbano, limitando la velocità di punta e lasciando all’auto la possibilità di decidere quanta potenza rilasciare, a seconda della pressione sull’acceleratore. È meglio evitare di inserirla negli spostamenti extraurbani, nei tratti collinari o montani.

Nelle auto ibride la modalità “EV” nasce per muoversi in elettrico ed è bene selezionarla quando la velocità non è mai elevata, mentre in autostrada significherebbe scaricare repentinamente la batteria e dover chiamare in causa più a lungo il motore termico, finendo per alzare i consumi. Nei tragitti extraurbani, dunque, meglio viaggiare in ibrido.

Per un consumo più efficiente, limitando al massimo gli sprechi fate attenzione ad utilizzare il freno motore, attivabile nelle macchine elettriche con il tasto “B”: può essere un vantaggio in pendenza, oppure in mezzo al traffico, per la sosta e la ripartenza. Ma in pianura se non ci sono necessità particolari è meglio evitarlo, sfruttando pienamente la frenata rigenerativa.

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