Aprire partita IVA nel 2019: come fare?

aprire partita iva

Mettersi in proprio e aprire partita IVA: un sogno per molti, pronti a lanciarsi nella libera professione. Ecco come affrontare il primo passo e quali sono le decisioni da prendere.

In questa sede ci occuperemo dell’apertura della partita IVA di un singolo individuo, mentre non parleremo di società, per le quali oltre a quanto descritto di seguito saranno necessari l’intervento del notaio e una serie di adempimenti aggiuntivi.

Aprire la partita IVA: quanto costa?

Qual è il costo per l’apertura della partita IVA?In linea generale quindi l’apertura della partita IVA è gratuita, ad esclusione dei costi di segreteria ed imposta di bolla.

Partiamo da zerose sei un professionista e procedi autonomamente con le aperture presso l’Agenzia delle Entrate e l’INPS, ha un valore variabile a seconda dell’attività svolta se ci si avvale delle prestazioni di un commercialista o di un patronato, soprattutto nel caso tu debba aprire una ditta. Le pratiche riguardanti Agenzia delle Entrate e INPS, infatti, non hanno un costo se non quello da corrispondere al consulente che le sta chiudendo al posto del contribuente.

Se invece bisogna iscrivere la ditta in Camera di Commercio, al costo del consulente vanno aggiunti i diritti camerali (bollo e segreteria) che ad esempio per un’impresa artigiana ammontano a euro 35,50.

Nello svolgimento del proprio lavoro sarà necessario realizzare dei contratti con clienti, ad esempio un contratto di prestazione d’opera professionale.
Il contratto d’opera può essere utilizzato sia per opere manuali (come lo svolgimento di lavori da parte di operai, muratori, idraulici, elettricisti, imbianchini, ma anche sviluppo software o sito web) che intellettuali (come una consulenza tecnica, contabile, gestionale, finanziaria o di qualsiasi altro genere).

Partita IVA per la ditta individuale

Prima di aprire partita IVA bisogna stabilire se l’attività che andremo a svolgere è di tipo professionale oppure se sia necessario aprire una ditta. Se mi occupo di consulenza aziendale sono un professionista; se invece intendo produrre pane sono un artigiano e dovrò aprire una ditta. La differenza è rilevante poiché comporta degli adempimenti in più per chi deve aprire partita IVA come ditta individuale.

Tutto gira intorno ai codici ATECO: si tratta della classificazione delle attività economiche adottata dall’ISTAT. Ogni attività (o quasi) ha un codice proprio. Ad esempio al codice 02.20.00 corrisponde l’attività di “abbattimento di alberi e foreste”, ma magari non fa al caso nostro.

Le ditte individuali per aprire partita IVA sono tenute all’iscrizione presso il Registro delle Imprese, tenuto nelle Camere di Commercio. Nel 2010 è stata predisposta la Comunicazione Unica, al fine di semplificare le operazioni di avvio delle attività:

  • richiedere il codice fiscale e la partita IVA;
  • aprire la posizione assicurativa presso l’INAIL;
  • chiedere l’iscrizione all’INPS dei dipendenti o dei lavoratori autonomi;
  • chiedere l’iscrizione al Registro delle Imprese tenuto dalle Camere di Commercio.

La Comunicazione Unica può essere trasmessa esclusivamente in via telematica attraverso i software messi a disposizione dalle Camere di Commercio.

Partita IVA per libero professionista

liberi professionisti, a differenza delle ditte individuali, devono seguire altre regole per l’avvio dell’attività e quindi dell’apertura della partita IVA. Più nello specifico devono provvedere a presentare alcuni documenti e completare delle iscrizioni:

  • modello di inizio attività all’Agenzia delle Entrate;
  • modello AA9 se si tratta di persona fisica;
  • modello AA7 per soggetti diversi da persone fisiche;
  • modello ANR3 per soggetti non residenti in Italia.
  • Iscrizione gestione separata INPS, a meno che non vadano a svolgere una professione con previdenza professionale indipendente, come può essere l’INPGI per i giornalisti.

I documenti vanno compilati e consegnati all’Agenzia delle Entrate e per farlo è possibile inviare i moduti online attraverso il portale dedicato o mandare i documenti per mezzo raccomandata. L’ultimo passo è l’iscrizione all’INPS, cosa che è possibile fare anche telefonicamente.

Aprire partita IVA nel 2019: regime forfettario agevolato

Il regime forfettario agevolato è stato istituito dalla Legge di Stabilità 2015. E in questo 2019, come forse saprai, ha avuto un notevole cambiamento che riguarda il limite reddituale e la tassazione, quella che viene chiamata flat tax.

Ma andiamo per ordine, fino al 31 dicembre 2018 il limite reddituale era così suddiviso in più categorie:

  • 30 mila euro per professionisti, artigiani e imprese;
  • 50 mila euro per commercianti, alberghi e ristoranti;
  • 40 mila euro per ambulanti di alimentari e bevande;
  • 30 mila euro per ambulanti di altri prodotti.

Prevedeva, inoltre, una determinazione del reddito imponibile in maniera forfettaria, appunto (non è quindi possibile scaricare alcun costo, in quanto l’imponibile sarà una mera percentuale del fatturato) e un’imposta sostitutiva pari al 15% dell’imponibile stesso.

Cosa cambia nel 2019 per le partite IVA con regime forfettario

La partita IVA con regime forfettario ha subito notevoli cambiamenti con la Legge di Bilancio 2019. Il più importante e rilevante cambiamento riguarda l’innalzamento del limite dei ricavi a 65 mila euro. Rimangono invece invariati i coefficienti di redditività, ovvero la percentuale di fatturato sulla quale vengono determinate le imposte.

Dal 1 gennaio, si è allargata la base di chi può “aderire” al regime forfettario. Possono farlo tutti i professionisti che nell’anno precedente hanno “rispettato” i seguenti requisiti:

  • hanno ottenuto ricavi o percepito dei compensi che non vanno oltre i 65mila euro, nuovo limite per il regime forfettario. Non più dunque entro i 30 o 40mila euro;
  • non abbiano partecipato e non partecipino a imprese familiari, società di persone o associazioni né tantomeno abbiano il controllo di Srl o ancora associazioni in partecipazione  che svolgano attività che possono essere direttamente collegate (ma anche indirettamente) a quella che svolge il professionista con il regime forfettario.

Questo ovviamente perché non si possono avere i vantaggi di un regime fiscale agevolato e fare attività simili a quella prevista dal codice Ateco in altra modalità.

Passaggio da regime semplificato a regime forfettario 2019

Buone notizie per chi volesse effettuare il passaggio dal regime ordinario a quello forfettario. Se si rientra nei limiti di reddito sopra enunciato è possibile passare dal regime ordinario al regime forfettario, semplicemente comunicando la propria volontà attraverso la prima dichiarazione IVA presentata successivamente alla propria scelta.

Le agevolazioni spettano anche ai i vecchi contribuenti minimi: rimane l’imposta al 5% fino al quinto anno dopo l’apertura dell’attività oppure fino al compimento del 35° anno di età, con l’obbligo ovviamente di rispettare i limiti dei ricavi previsti.

La flat tax: cos’è e come funziona

Altra parola sulla bocca di tutti è la flat tax che è, poi l’altra novità, per le partita IVA nel 2019.
Ecco come funziona:

  • fatturato fino a 65mila la tassazione è del 15%
  • fatturato tra i 65mila i 100 mila, la tassazione è del 20%
  • attività che è in fase startup, tassazione al 5% (ossia chi apre un’attività nuova che non aveva svolto nei 3 anni precedenti a quello di riferimento)

Chi è in questo regime, inoltre, ha un vantaggio anche dal punto di vista dei contributi: viene applicata una riduzione del 35% a seguito di richiesta dell’Inps.

Coefficienti di redditività

Legati alla flax tax sono ovviamente i coefficienti di redditività che servono a calcolare il reddito imponibile di un soggetto fiscale in regime forfettario. Per calcolarlo si applica al volume complessivo di ricavi e compensi il coefficiente di redditivà relativo al proprio codice ATECO.

Dalla cifra che viene fuori, vengono poi tolti i contributi e, una volta fatto questo, si ha la base imponibile, quella cioè su cui si applica la flat tax (ricordiamo 5% per startup, 15% per chi è sotto i 65mila euro, 20% per chi arriva fino a 20mila euro).

Ecco quali sono i coefficienti di redditività:

  • Industrie alimentari e delle bevande: 40%
  • Commercio di alimenti e bevande: 40%
  • Servizio di alloggio e ristorazione: 40%
  • Commercio al dettaglio e all’ingrosso: 40%
  • Commercio ambulante non alimentare: 54%
  • Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi: 78%
  • Altre attività economiche: 67%
  • Costruzione e attività immobiliari: 86%
  • Intermediari del commercio: 62%

Aprire partita IVA nel 2019: regime ordinario

Se chi intende aprire partita IVA non rispetta le caratteristiche dei regimi agevolati di cui sopra, occorrerà utilizzare il regime che chiameremo ordinario. Il che comporta:

  • liquidazioni e versamenti IVA (nei regimi dei minimi e forfettario non si è soggetti IVA);
  • tenuta dei registri contabili;
  • assoggettamento agli studi di settore che, a partire dall’anno d’imposta 2018, saranno sostituiti dagli indici sintetici di affidabilità;
  • imposizione fiscale ordinaria, dunque IRPEF progressiva per scaglioni;
  • possibilità di assumere dei dipendenti e/o di avvalersi liberamente di collaboratori;
  • nessun limite ai ricavi;
  • nessun limite alle esportazioni.

Partita IVA: imposizione fiscale

Come descritto sopra, i titolari di Partita IVA pagano l’IRPEF. Sappiamo che i forfettari verseranno il 15% del proprio reddito determinato con un coefficiente di redditività applicato al fatturato. Per gli ordinari, invece, ci sono le aliquote IRPEF progressive per scaglioni:

  • 23% per i redditi fino a 15.000 euro;
  • 27% per la parte di reddito che va da 15.001 a 28.000 euro;
  • 38% per la parte tra 28.001 e 55.000 euro;
  • 41% per la parte tra 55.001 e 75.000 euro;
  • 43% per la parte di reddito superiore a 75.000 euro.

Facciamo un esempio. Per un reddito di 78.000 euro pagheremo (valori arrotondati all’unità di euro): 3.450 euro per il primo scaglione, 3.510 per il secondo scaglione, 10.260 per il terzo scaglione, 8.200 euro per il quarto scaglione, 1.290 euro per il quarto scaglione, per un totale di 26.710 euro (all’incirca il 34% del reddito).

Partita IVA costi deducibili

Mentre per i forfettari non esistono costi deducibili poiché la base imponibile si determina a forfait moltiplicando i ricavi per un coefficiente, per i possessori di una partita IVA ordinaria bisogna determinare il reddito sottraendo ai ricavi i costi, purché siano deducibili.

I costi sono deducibili se inerenti l’attività svolta. Banalmente se mi occupo di catering potrò scaricare una spesa di tipo alimentare, se invece faccio l’idraulico no. Nel caso in cui si decida di lavorare da casa e si indichi il proprio indirizzo all’apertura della partita IVA, si potrà dedurre, scaricare, il 50% delle spese legate all’abitazione come affitto, riscaldamento, elettricità ecc.

Attenzione alle spese telefoniche e a quelle sostenute per l’automobile. Si tratta delle spese che negli anni hanno maggiormente subito delle modifiche in quanto a deducibilità. Bisognerà verificare di anno in anno quali sono le percentuali deducibili che potrebbero variare anche in base all’attività svolta, e ritorniamo al famigerato codice ATECO.

Aprire partita IVA: costo e calcoloClick To Tweet

Partita IVA comunitaria

L’iva comunitaria è stata introdotta dall’Unione Europea nel 2006 con la direttiva comunitaria numero 112. Il decreto legislativo 2012 n. 78 prevede invece che i titolari di partita IVA all’estero intracomunitaria vengano registrati in archivi creati appositamente per tale scopo.

Nel caso in cui si sappia già in partenza che avverranno acquisti o vendite con altri Paesi UE, si pensi banalmente a chi vende a Google gli spazi pubblicitari sul proprio sito/blog, occorre un’ulteriore operazione: l’iscrizione al VIES, VAT information exchange system, un registro telematico che consente sia agli operatori economici che al Fisco di controllare l’effettiva esistenza e le relative autorizzazioni ad operare di chi vende o compra tra paesi UE.
L’iscrizione avviene automaticamente selezionando la voce “Operazioni Intracomunitarie” nel modello AA9 utilizzato per l’apertura della Partita IVA.

L’avvenuta inclusione può essere verificata già dal giorno stesso in cui si è aperta la partita IVA, è sufficiente collegarsi al sito dell’Agenzia delle Entrate accedendo ai sistemi di interrogazione telematica delle partite IVA comunitarie.

Inoltre all’interno del sito è possibile verificare controlli sulle partite IVA intracomunitarie di cliente o fornitori in modo da essere sicuro che si ha a che fare con un’azienda vera e non si sia in odore di truffa. Come si effettua questo controllo? Basta scegliere lo Stato di interesse, inserire il numero di partita IVA e cliccare invio.

Grazie a questo controllo, è possibile sapere le seguenti informazioni relative allo Stato che si è selezionato:

  • anno di adesione all’Unione Europea;
  • la moneta usata;
  • la situazione del collegamento con il sistema fiscale dello Stato membro scelto.

Il servizio però, non è H24, ma disponibile dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 20 e il sabato dalle ore 8 alle 13.

Partita IVA e lavoro dipendente possono esistere insieme?

A questo punto potrebbe sorgere una domanda: ma se sono un lavoratore dipendente e volessi aprire partita IVA per svolgere una seconda attività in proprio? In questo caso la prima risposta, che è valida per tutti, è regime ordinario.

Nel caso in cui si valuti invece il regime forfettario, occorre sapere che non possono avvalersi di tale regime coloro che abbiano conseguito, nell’anno antecedente a quello in cui intendono esercitare questa opzione, redditi di lavoro dipendente o assimilato, eccedenti la soglia di 30 mila euro.

Gestioni INPS

Doveroso un accenno alle gestioni INPS, soprattutto per capire in che modo le aliquote contributive incidono sul reddito da lavoro autonomo. Ecco quali sono le aliquote e i contributi fissi da versare per l’anno 2018, secondo quanto stabilito dalla circolare n. 27 dell’INPS del 12 febbraio:

  • Artigiani. Contributi fissi annui pari a 3.777,84 euro, ai quali va sommato il 24% della quota di reddito che va dal minimo di 15.710 euro a 46.630 euro e il 25% per la quota di reddito eccedente;
  • Commercianti. Contributi fissi annui pari a 3.791,98 euro, ai quali va sommato il 24,09% della quota compresa tra il reddito minimo, fissato a 15.710 euro e 46.630 euro e il 25,09% del reddito eccedente:
  • Gestione separata. L’aliquota per il 2018 è il 25,72% per chi non è assicurato presso altre forme pensionistiche obbligatorie e del 24% per i pensionati o per chi ha un’altra forma di tutela pensionistica obbligatoria.

Gli artigiani e i commercianti che accedono al regime forfettario verseranno i contributi fissi sul minimale ridotti del 35%. L’accesso alla riduzione è facoltativo e chi vuole versare contributi ridotti deve farne richiesta all’INPS, dichiarando di rispettare i requisiti richiesti dalla legge.
È comunque evidente che sul fronte contributivo la situazione è ancora più fluida che su quello fiscale, se possibile.

Aprire partita IVA: accessori utili

La tua avventura nel mondo dei lavoratori autonomi sta per partire, quindi perché non organizzare le proprie fatture al meglio?

Partita IVA: fai da te?

Come detto ognuna delle attività descritte sopra, dalla scelta del codice ATECO all’individuazione della corretta gestione INPS, possono essere effettuate avvalendosi dei servizi di patronati, professionisti abilitati (quali commercialisti o consulenti del lavoro), oppure in totale autonomia.

In teoria ognuno di noi ha gli strumenti per gestire autonomamente la propria attività economica, dalle aperture delle posizioni fiscali e contributive alla contabilità fino alle dichiarazioni dei redditi. Le istituzioni mettono a disposizione dei cittadini dei canali telematici dedicati e gestibili attraverso PIN personali e/o smart card, se parliamo di Registro Imprese.

Chi scrive però consiglia caldamente di valutare, alla luce della complessità delle normative italiane, se valga la pena di risparmiare sui costi da destinare alla consulenza amministrativa per poi usare molte, troppe ore del proprio lavoro per rincorrere le normative, gli aggiornamenti dei software fiscali e gli eventuali richiami dell’amministrazione finanziaria.

Insomma, sulla carta si può fare tutto da soli ma conviene valutarne bene la convenienza. Si tratta comunque di un esercizio molto utile per chi ha deciso di mettersi in proprio: stabilire quali attività internalizzare e quali no dimostra già da subito un’attitudine imprenditoriale.

Disclaimer: la materia trattata in questo articolo è decisamente ampia e non vi è alcuna pretesa di completezza dal momento che ogni singolo punto è oggetto di interpretazioni dottrinali e giurisprudenziali. Si consiglia pertanto di rivolgersi comunque agli Enti di riferimento, ai patronati o ai professionisti abilitati, per poter prendere le proprie decisioni nella maggior consapevolezza possibile.

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