Cassa integrazione: come funziona

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“Siamo entrati in cassa integrazione” o “La cassa integrazione è la nostra unica salvezza”. Se sei un lavoratore dipendente o lo sei stato, ti sarà capitato di trovarti in una situazione simile o di scoprire che un tuo amico/parente/conoscente è in cassa integrazione.

Ma cosa si intende con queste due parole? Che tipo di misura è: a favore o meno dei dipendenti? Lo vediamo in questo articolo.

Cosa significa Cassa integrazione?

Intanto partiamo con la definizione. La cassa integrazione è uno tra gli ammortizzatori sociali che viene utilizzato quando è in corso un rapporto di lavoro. Uno strumento, dunque, previsto dalla Legge e che consiste in un contributo economico a carico dell’Inps o eventualmente di altre casse previdenziali, esempio Inpgi (giornalisti), Inarcassa (architetti e ingegneri) ecc.

Come funziona la cassa integrazione?

Si tratta, pertanto, di un ammortizzatore che, come dice la parola stessa, permette una integrazione consentendo a un’azienda in crisi industriale, economica o finanziaria di tagliare il costo del lavoro senza che in effetti tagli il personale. Questo per dare tempo – o almeno così dovrebbe essere sulla carta – all’azienda di organizzarsi e possibilmente di superare il momento difficile. Tutto questo, inoltre, avviene nella continuità del salario e nel garantire la retribuzione.

Si può distinguere in cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga, questo dipende dal tipo di misura messa in atto e dai soggetti interessati.

In tutti i tipi di cassa integrazione permane la seguente caratteristica: resta il rapporto di lavoro tra il prestatore (ossia il lavoratore) e il datore di lavoro

E questo, dunque, la differenzia dallindennità di disoccupazione, misura sempre erogata dai vari istituti di previdenza, ma che prevede il rapporto di lavoro si sia interrotto (licenziamento per giusta causa o giustificato motivo oggettivo)

Vengono però sospesi, totalmente o parzialmente gli obblighi connessi a questo tipo di lavoro ossia la prestazione di lavoro e la retribuzione. Cosa significa? Che con la cassa integrazione c’è una riduzione parziale o totale dell’orario di lavoro che è compensata, entro un certo limite, da un’indennità erogata dallo Stato.

Cos’è e come funziona la cassa integrazione: le differenze, a chi spetta, la durata Click To Tweet

Cassa integrazione e Coronavirus

Vista la situazione critica nella quale tutta l’Italia si trova e dato che molte attività produttive si trovano a chiudere, il nuovo decreto antivirus che il Governo dovrebbe varare entro il 15 marzo 2020 al massimo, dovrebbe prevedere tra le misure di sostegno proprio la concessione della cassa integrazione in deroga come prosecuzione dei trattamenti in corso. Vale a dire per quelle aziende che sono già in Cassa integrazione ordinaria ma anche per chi fa il passaggio dalla straordinaria alla cassa ordinaria. Sono previsti poi anche assegni di solidarietà.

Nel primo caso, è previsto dunque l’accesso al al trattamento ordinario di integrazione salariale per le aziende che si trovano già in cassa integrazione straordinaria. La concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale, sempre per un massimo di nove settimane, può riguardare anche gli stessi lavoratori beneficiari delle integrazioni salariali straordinarie e questo per la totale copertura dell’orario di lavoro.

Viene invece previsto il trattamento di assegno ordinario per i datori di lavoro che usufruiscono del cosiddetto FIS ossia il Fondo d’Integrazione salariale, ossia strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa dei lavoratori dipendenti di aziende appartenenti a settori non coperti dalla normativa in materia d’integrazione salariale. In tal caso, l’onere è già ricompreso nelle valutazione relative all’assegno ordinario che già hanno.

Per quanto riguarda invece i privati, compreso il settore agricolo che non rientrano in quanto detto sopra, è concesso a Regioni e Province autonome la possibilità di concedere cassa in deroga.

Sarà concessa per la durata della sospensione del rapporto di lavoro e per un periodo non superiore a nove settimane. Per i lavoratori sono riconosciuti i contributi figurativi e i relativi oneri accessori.

Quali lavoratori possono accedere alla cassa integrazione?

In generale riguarda tutti i lavoratori in forza all’azienda, indipendentemente dal fatto di avere un contratto a tempo determinato o indeterminato, esclusi i dirigenti e i lavoratori a domicilio.

Però, per essere ammessi a questo tipo di integrazione salariale, è necessario avere un rapporto di lavoro da almeno 90 giorni (quindi 90 giorni di anzianità) all’interno dell’unità produttiva interessata dall’intervento, eccezion fatta per l’intervento ordinario qualora ci siano situazioni che non possono essere evitati.

Come avviene l’individuazione dei lavoratori che devono andare in cassa integrazione? Deve essere fatta con criteri che siano coerenti con i motivi per cui è richiesto l’intervento. Inoltre, è prevista la rotazione della sospensione ossia se sei stato scelto per la cassa integrazione con sospensione del lavoro, sappi che puoi passare a orario ridotto e viceversa.

Cassa integrazione: chi la paga

A pagarla, come accennavamo sopra, è l‘INPS, o eventuale altra cassa previdenziale, che per l’appunto eroga in favore dei lavoratori di aziende che si trovano in una delle situazioni che descriviamo sotto, un sussidio economico in caso di sospensione dell’attività lavorativa o di riduzione

Vediamo ora i diversi tipi di cassa integrazione e in cosa si differenziano.

Cassa integrazione guadagni

Conosciuta con la sigla CIG o CIGO ossia Cassa Integrazione Guadagni cui si aggiunge la O di ordinaria, questa misura si applica alle aziende industriali (comprese le cooperative di produzione lavoro).
Viene prevista nelle seguenti situazioni che non dipendono dalla direzione o dalla proprietà:

  • alluvioni o situazioni meteo di vario tipo come calamità naturali, incluse anche i maltempi stagionali
  • problemi legati al mercato che dovrebbero essere temporanee.

In pratica, è una misura che viene data qualora la “colpa” non sia dell’azienda e di come è stata gestita.

La CIGO nel dettaglio spetta ai dipendenti impiegati, quadri, operai sia part time che full time, eccezion fatta per i dirigenti e i lavoratori a domicilio.

Nello specifico, può riguardarti se sei dipendente di una di queste tipologie di imprese:

  • industriali
  • che operano nell’agricoltura
  • forestali
  • edilizia
  • che realizzano lapidi

E in più spetta anche alle cooperative.

Con la CIGO si riduce il monte orario dei lavoratori e, va da sé, anche le retribuzioni. Quanto all’orario, non deve superare 1/3 del monte ore, ossia le ore “lavorabili” su cui avviene il calcolo riguardano le ore che i lavoratori hanno effettuato nel semestre precedente la richiesta della cassa integrazione.

Quanto dura

La durata può arrivare fino a 13 settimane consecutive, nel caso in cui ci sia sospensione dal lavoro, che sono prorogabili ogni tre mesi e sempre fino a un massimo di 52 settimane in tutto, qualora sia stato ridotto l’orario lavoratovio. Questo limite vale anche se il periodo di cassa integrazione non dovesse essere di settimane consecutive, purché per l’appunto tale misura si svolga entro due anni.

Cosa succede a te e ai tuoi colleghi una volta che la cassa integrazione è finita? Dovrai tornare a lavorare, tutti i lavoratori in sospeso dovranno tornare a farlo.

Le ore di lavoro previste

L’azienda può decidere in che modo applicare la cassa integrazione. Può farlo in modo parziale ossia con riduzione dell’orario previsto, per esempio passando da 40 settimanali a 20, oppure farla a zero ore il che prevede che l’attività venga completamente sospesa,imanali previste nel contratto.

Da sapere: la cassa integrazione viene applicata a rotazione e questa turnazione viene deciso di comune accordo con l’esame congiunto tra impresa e sindacati.

Ti viene il sospetto di essere stato scelto ma senza un criterio oggettivo? Comunque sia, sappi che le modalità raggiunte possono essere soggetto ad accertamento da parte degli ispettori.

Lo stipendio

Chi beneficia della cassa integrazione ordinaria può arrivare a prendere fino all’80% del proprio stipendio, ovviamente dipende dal numero di ore non lavorate. Va da sé che, anche se non perderai il lavoro, comunque una riduzione dello stipendio ci sarà, per tutto il periodo della cassa integrazione.

La cassa integrazione straordinaria

Conosciuta anche con la sigla CIGS, sono diversi i motivi per cui può essere richiesta. Come quando:

  • è necessaria una riorganizzazione aziendale dentro cui rientrano: ristrutturazione (cambiamento di tecnologie), riorganizzazione (mutamento dell’organizzazione aziendale), riconversione aziendale (mutamento dell’attività stessa)
  • c’è una crisi aziendale con ricadute importanti

A quali lavoratori spetta

Come quella ordinaria, anche quella Guadagni Straordinaria spetta ai dipendenti, operai, impiegati e quadri, full time e part time. Eccezion fatta per i dirigenti, gli apprendisti e i lavoratori a domicilio.
Di questa tipologia di imprese:

  • Industriali
  • Artigiane
  • Cooperative
  • Editrici
  • Zootecniche
  • Aeroportuali
  • D’appalto di mensa o pulizia
  • Commerciali con più di 50 dipendenti
  • Di vigilanza conpiù di 15 dipendenti.

La durata del trattamento di CIGS varia in base alla motivazione dell’azienda:

  • Crisi aziendale per cui si prevede un piano di risanamento finalizzato alla continuazione dell’attività e alla salvaguardia occupazionale: 12 mesi
  • Riorganizzazione per cui si prevede un piano di interventi ed investimenti (anche in formazione) per fronteggiare le inefficienze: 24 mesi
  • Contratto di solidarietà che implica una riduzione media oraria non superiore al 60 per cento dell’orario – giornaliero, settimanale o mensile – dei lavoratori interessati nel complesso, riduzione che non puà in ogni caso superare il 70% rispetto al singolo lavoratore: 24 mesi con la possibilità di arrivare a 36 mesi.

Questi periodi che abbiamo detto valgono sia in maniera continuativa che non, devono essere all’interno dei 5 anni.
Fino al 2020, poi, è possibile avere un ulteriore intervento di CIGS di dodici mesi nei casi di crisi o di riorganizzazione complessa.

La cassa integrazine straordinaria per cessazione attività

Tra i motivi per cui un’azienda può chiedere la cassa integrazione, dal 2018, con esattezza dal 13 settembre scorso, c’è anche la cessazione dell’attività. Lo ha deciso il Consiglio dei Ministri che ha riportato in auge per il biennio 2019 e 2020 l’ammortizzatore sociale che era stato sospso con il Job Act 2 anni fa.

In pratica, secondo il cosiddetto “Decreto Urgenze”, le aziende che si trovano in cessazione d’attività possono richiedere l’autorizzazione alla cassa integrazione straordinaria per massimo 12 mesi.

Questo purché siano imprese che abbiano cessato l’attività produttiva o che stiano per farlo. E questo anche se ci dovesse essere una reindustrializzazione del sito produttivo o se l’azienda ha serie possibilità di essere ceduta con riassorbimento della forza lavoro.

Cassa integrazione straordinaria e stipendio

Così come per la CIGO, anche per la cassa integrazione straordinaria, la retribuzione varia in base al numero di ore lavorate e può arrivare fino all’80% dello stipendio.

Questo tra le zero ore e il limite orario contrattuale. Di solito a dare lo stipendio è direttamente il datore di lavoro che anticipa, ma può capitare che sia l’Inps a pagare direttamente i lavoratori qualora decida così il Ministero del Lavoro, e questo ovviamente accade se ci sono difficoltà di carattere finanziario.

La cassa integrazione in deroga

In questo caso si tratta di uno strumento di sostegno cui possono beneficiare aziende che non hanno avuto né la CIGO né la CIGS o perché ne hanno già usufruito – e come abbiamo visto non è prorogabile – o perché non hanno le caratteristiche richieste.

Con il d.lgs 148 del 2015 la cassa integrazione in deroga è stata sospesa dal 2017, ma di fatto viene attuata qualora sia previsto in alcune situazioni ben precise previste dalle Regioni.

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