Tapoi, l’ intelligenza artificiale che aiuta le aziende a conoscere meglio i clienti

Conoscere i propri clienti. Se dovessimo scegliere la chiave di successo di un’azienda, quella da cui dipende il futuro del business, la risposta non può che essere questa. L’azienda che conosce il cliente può anticiparne le esigenze e metterlo al centro delle proprie attività, formulare servizi ad hoc e sbaragliare, così, la concorrenza. È il caso di U-Hopper società che ha sviluppato Tapoi, un servizio di customer intelligence B2B2C basato sull’Intelligenza Artificiale, sul Machine Learning e sull’analisi semantica che permette alle aziende di conoscere meglio i propri clienti, migliorando e ampliando il processo e le attività di arricchimento dei dati, e favorendo così la creazione di esperienze del cliente personalizzate.

Un progetto arrivato alla fase finale dell’edizione 2019 di Open-F@b Call4Ideas di BNP Paribas Cardif, dedicata lo scorso anno alla human data science.

Come è nato Tapoi

Dietro la realizzazione di Tapoi ci sono Diego Taglioni e Iacopo Carreras. Il primo, 51 anni e un MBA in tasca, è inventore di tre brevetti internazionali nell’ambito dei servizi di mobilità personale, emergenza con localizzazione del chiamante e dell’efficienza energetica. Il secondo ha 44 anni ed è ceo di ThinkInside, spin-off di U-Hopper, società nella quale è stato realizzato Tapoi. Un progetto che i due mettono a punto partendo da una consapevolezza: la personalizzazione è oggi la chiave per una strategia marketing di successo. Ciò richiede alle aziende di conoscere a fondo i propri clienti, nel tentativo di anticipare le loro esigenze e di fornire loro ciò che stanno cercando. Finora sono state esplorate e adottate diverse soluzioni, una tra tutte l’utilizzo dei cookies, al fine di monitorare l’attività di navigazione online dell’utente. Con dei limiti noti: si tratta di una tecnica – spiegano da Tapoi – che richiede un’osservazione prolungata nel tempo e, in secondo luogo, è vincolata a un sito web specifico, escludendo quindi la possibilità di considerare le diverse altre informazioni derivanti da fonti di terze parti. Da qui l’intuito che ha portato a Tapoi: arricchire i profili dei clienti facendo leva su una più ampia fonte di informazioni, i social network.

Che cos’è e che cosa permette di fare

Tapoi significa “viaggio” in lingua maori. E il nome del prodotto non è casuale: Tapoi vuole affermarsi sul mercato come servizio di riferimento per l’arricchimento dei profili cliente contenuti all’interno dei CRM aziendali, con il fine di personalizzare l’esperienza di un cluster e/o di ciascun singolo cliente. “Se ci pensate, la relazione tra azienda e cliente nasce, si sviluppa, cresce, trova degli ostacoli e a volte termina a causa di questi stessi impedimenti. Pensiamo che questo percorso possa essere riassunto attraverso la metafora del viaggio e, in quest’ottica, il nostro obiettivo è fornire una soluzione a supporto di tale relazione” spiegano gli imprenditori che hanno messo a punto il progetto. Attraverso la conoscenza dei propri clienti, le aziende sono in grado di personalizzare le singole esperienze e rendere unico ogni cliente, che sarà meno incline a scegliere un nuovo fornitore.

Il progetto (che si basa su una tecnologia proprietaria che unisce Intelligenza artificiale, Machine learnig e analisi semantica) è stato sviluppato internamente da U-Hopper.

Il prodotto non è ancora sul mercato. La versione beta del servizio è attualmente utilizzata nel contesto di alcuni progetti pilota (per esempio, in ambito turismo e bancario/assicurativo) con il fine di apportare le modifiche tecnologiche necessarie al fine di rendere Tapoi un tool intuitivo, facile da utilizzare e soprattutto capace di apportare un valore misurabile ai clienti. Il lancio sul mercato è previsto entro la fine del 2020.

U-Hopper, la società in cui è nato Tapoi

U-Hopper è una società di consulenza con sede a Trento specializzata nello sviluppo di soluzioni tecnologiche basate su big data analytics e intelligenza artificiale.

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Intelligenza Artificiale

“La nostra missione è quella di guidare i nostri clienti alla scoperta del potere e del valore non ancora pienamente sfruttato dei dati aziendali che possiedono, offrendo un servizio per la loro analisi e per la creazione di soluzioni data-driven a supporto delle strategie aziendali, sia per l’Impresa 4.0 che per l’Industria 4.0”.

Ricerca e innovazione, dunque, sono parte del DNA di questa realtà trentina. L’azienda nasce nel 2010 come spin-off del centro di ricerca internazionale Fondazione Bruno Kessler (FBK). “Da allora, l’impegno del nostro team verso lo sviluppo e l’innovazione è rimasto una costante, portandoci nel 2015 a creare lo spin-off ThinkInside sulla base delle potenzialità di mercato di una soluzione proprietaria” continua il team di U-Hopper. Oggi l’azienda ThinkInside è autonoma e operativa sul mercato con una soluzione di location intelligence per indoor tracking. “Quest’anno U-Hopper è determinata a replicare l’esperienza: prevediamo infatti lo spin-off di Tapoi e quindi il lancio della startup entro la fine del 2020”.

Il modello di business

Tapoi è un Saas B2B2C che si rivolge alle aziende B2C operative sul mercato come fornitrici di servizi o di prodotti di consumo, che abbiano un touch-point online con i propri clienti. Attraverso un modello di business pay-per use, le aziende clienti corrispondono a U-Hopper una fee mensile sulla base del numero di profili analizzati attraverso Tapoi. Il servizio è in piena compliance con il GDPR in quanto il flow tecnologico prevede la richiesta di consenso ad ogni utente. Non solo. Tapoi salva esclusivamente il risultato dell’analisi effettuata, mentre le informazioni personali vengono prontamente eliminate.

La partecipazione a Open F@b Call4Ideas e l’importanza del prodotto per le compagnie assicurative

Come abbiamo detto, Tapoi ha partecipato all’edizione 2019 di Open-F@b Call4Ideas di BNP Paribas Cardif arrivando alla fase finale. Per l’occasione, è stata presentata la versione del prodotto declinata per le aziende bancarie e assicurative. “Tapoi permette a società operanti in questo settore di arricchire i profili CRM dei clienti esistenti, identificando informazioni human-centred rilevanti e di immediata fruizione che derivano da fonti e contesti di natura sociale ed emotiva, i social network. In questo modo, banche e assicurazioni trovano un concreto supporto per la creazione di esperienze clienti altamente personalizzate e cucite sulle esigenze individuali” conclude il team del progetto.

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Smart Home, crescita del 40%, ma le assicurazioni sono ancora marginali

Il mercato italiano della Smart Home raggiunge nel 2019 un valore di 530 milioni di euro: siamo ancora lontani da Germania (2,5 miliardi di euro), Regno Unito (2,5 miliardi) e Francia (1,1 miliardi), ma l’incremento registrato è del 40% rispetto al 2018, in linea con la media europea. E fa ben sperare sul futuro del mercato Smart Home e IoT in Italia. Ce lo dice l’ultima ricerca sulla Smart Home dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, presentata recentemente.

Che ci rivela anche quali sono i prodotti Smart Home che stanno attraendo l’interesse dei consumatori  (soluzioni per la sicurezza, smart home speaker ed elettrodomestici coprono oltre il 60% del mercato) e i canali attraverso i quali tali oggetti entrano dentro le nostre case.

Il boom degli assistenti vocali spinge l’avanzata dei retailer online e multicanale come principale canale di vendita di oggetti connessi per la casa (47%), mentre la filiera tradizionale – composta da produttori, architetti, costruttori edili, distributori di materiale elettrico e installatori – mantiene un ruolo rilevante (39%) ma perde quote di mercato.

Rilevante si sta dimostrando il ruolo delle telco, che hanno registrato un incremento del 140% rispetto al 2018 (toccando quota 50 milioni di euro, ovvero 10% del mercato), grazie agli sforzi in termini di semplificazione dell’offerta (soluzioni gestibili da App e pagamenti mensili), apertura di nuovi servizi (come i dispositivi per localizzare gli animali domestici e i wearable per monitorare gli anziani) e integrazione dell’offerta tradizionale con i nuovi oggetti smart. Utility e assicurazioni, invece, non hanno compiuto il salto di qualità che ci si attendeva lo scorso anno, mantenendo un peso marginale nel mercato (appena il 4% complessivo).

Cosa possono fare di più le assicurazioni nella Smart Home?

Tradizionalmente le assicurazioni già si occupano delle nostre case, offrendo copertura per una serie di infausti eventi (danni, furti, ecc) secondo lo schema tipico del risarcimento a danno avvenuto e accertato.

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Come trasformarsi in una intelligent enterprise?
Big Data

La trasformazione digitale ha abilitato le compagnie assicurative a fare un salto qualitativo molto importante della propria value proposition, passando dalla semplice copertura del danno alla prevenzione dello stesso. Di questo passaggio sono complici i big data, gli analytics, l’intelligenza artificiale, l’internet of things, quest’ultima anche nella sua specificazione di oggetti connessi per la casa, categoria denominata appunto Smart Home. Grazie all’utilizzo di oggetti connessi a supporto di una polizza, le Compagnie possono innanzitutto fare meglio quello che già fanno, ovvero dare protezione, e farlo anche preventivamente.

Pensiamo, ad esempio, a polizze danni che integrano anche dispositivi in grado di rilevare fumi, infiltrazioni, umidità e altre potenziali fonti di pericolo;  o a sistemi di sicurezza e video sorveglianza dotati di AI e gestibili anche da remoto.

Ma queste cose sono quelle più banali, secondo gli analisti di McKinsey, quello della Smart Home sarà uno dei 4 ecosistemi tecnologici più importanti in futuro per le assicurazioni, quello in cui si potranno sviluppare maggiormente servizi innovativi, ad esempio, con riferimento alle tecnologie di Ambient Assisted Living, un settore che si collega poi alla connected health, particolarmente rilevante a causa dell’invecchiamento della popolazione. Le persone a mobilità limitata, ad esempio, sono sempre più alla ricerca di servizi innovativi che aiutino le loro attività quotidiane e consentano loro di perseguire uno stile di vita indipendente a casa. I potenziali clienti di questo segmento avranno probabilmente un atteggiamento positivo nei confronti dell’internet degli oggetti e delle tecnologie correlate, così come nei confronti degli assicuratori che agiscono come fornitori globali di questo tipo di nuovi pacchetti di servizi.

In effetti, sempre più aziende stanno lavorando al lancio di nuovi servizi per la Smart Home, sottolinea il report degli Osservatori: gli esempi sono numerosi e spaziano dal pronto intervento garantito da aziende di vigilanza in caso di tentativo di infrazione, al supporto per la riduzione dei consumi energetici, al riordino automatico dei prodotti di cui si stanno esaurendo le scorte, fino alla possibilità di migliorare l’assistenza agli anziani. Si moltiplicano, inoltre, alleanze e partnership fra gli operatori per offrire nuovi servizi che sfruttano la progressiva integrazione tra intelligenza artificiale e dati raccolti attraverso gli oggetti connessi.

Insieme al mercato crescono la consapevolezza dei consumatori e la diffusione degli oggetti smart nelle case: il 68% degli italiani ha sentito parlare almeno una volta di casa intelligente e il 40% possiede almeno un oggetto smart, con soluzioni per la sicurezza e smart home speaker in cima alle preferenze degli acquirenti. Ma crescono anche i timori dei cittadini per i rischi legati alla cyber security e alla violazione della privacy: il 54% è restio a condividere i propri dati personali (+3% rispetto al 2018).

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Deloitte: 4 trend per le Assicurazioni nel 2020

La trasformazione in atto nel mondo assicurativo non è solo digitale, sostiene Deloitte, anche se è decisamente importante.

A demanding future – The four trends that define insurance in 2020” è l’analisi di fine anno della multinazionale della consulenza Deloitte che attraverso interviste con oltre 200 dirigenti assicurativi C-suite in tutta l’area EMEA, ha potuto identificare e raccogliere in 4 quattro tendenze principali i punti chiave per il futuro di questa industria miliardaria, o per lo meno, di quelle Compagnie che intendano rimanere sulla breccia della crescita.

“Gli assicuratori devono concepire e offrire ai clienti prodotti e servizi che siano rilevanti per loro. – ha commentato Andy Masters, partner assicurativo di Deloitte – A differenza delle nuove start-up insurtech, gli assicuratori tradizionali hanno milioni di clienti e devono costruire proposte coinvolgenti e fidelizzanti”.

Ovvero, ciò che è stato fino a oggi il processo di digital transformation delle Compagnie forse non ha ancora centrato quel concetto di customer centricity di cui tanto si parla: in Italia, come abbiamo recentemente riportato, solo il 14% dei consumatori compra polizze online, ed è del solo 2% l’utilizzo di servizi come le micro-insurance o la gestione dei claim da mobile. Forse è una questione generazionale, forse serve un passaggio culturale anche da parte dei clienti, forse serve migliorare i servizi assicurativi a livello di proposte, facendosi aiutare dal digitale certamente, ma il punto è mettersi soprattutto d’impegno a capire ‘chi sono oggi i clienti assicurativi e cosa desiderano’.

Il primo dei 4 trend di Deloitte è appunto questo:

1 – Un nuovo mondo, nuovi clienti, nuove soluzioni

Le esigenze, le conoscenze e le aspettative dei clienti si sono ampliate in modo esponenziale nell’ultimo decennio. Come possono gli assicuratori adattarsi alle loro esigenze?

I clienti sono la forza dirompente nel settore assicurativo. In un’epoca di immediatezza, di continui cambiamenti e di scelte schiaccianti in cui la fedeltà non è più un dato di fatto, il settore deve estendersi oltre i suoi prodotti e servizi principali se vuole mantenere la sua base clienti. Deve innovare radicalmente e cambiare approccio.

2 – Un nuovo approccio per crescere

Deloitte dice che la crescita del business per una Compagnia assicurativa verrà da un cambio di approccio, che dovrà trasformarsi da meramente protettivo in preventivo e protettivo, con una gamma di nuovi servizi e prodotti, nuovi modelli di business e una maggiore attenzione alla prevenzione.

Ma come può una Compagnia innovare velocemente i propri servizi e prodotti? Deloitte indica la strada delle startup.

3 – Tutti convocati al tavolo delle trattative

In un ambiente altamente competitivo, le aziende esistenti non possono più fare affidamento sulla crescita organica o sull’innovazione interna. Largo dunque a fusioni e acquisizioni, equity partnership e collaborazioni, i vincitori saranno quelli che potranno stringere alleanze con start-up innovative, allearsi con InsurTech e consolidarsi con i loro concorrenti. Un’industria in rapida evoluzione richiederà capacità di fare affari senza precedenti.

L’attenzione alle startup sarà necessaria anche per il quarto e ultimo trend proposto da Deloitte: l’implementazione di nuove tecnologie. “L’attività di M&A sarà incentrata sui mercati chiave e sui prodotti, ma sarà anche utilizzata, attraverso acquisizioni o partnership, per accedere a tecnologie che consentono miglioramenti all’interno del settore. – afferma Ian Sparshott, partner assicurativo di Deloitte – Ciò potrebbe comprendere la distribuzione, nuovi prodotti, capacità di sottoscrizione o miglioramenti del processo di liquidazione dei sinistri. Tuttavia, il successo dell’integrazione dei nuovi attivi acquisiti sarà fondamentale per determinare il successo di questa strategia”.

4 – Digital disruption: dalla teoria alla pratica

I cambiamenti tecnologici sono un dato di fatto. Ma saperlo e intervenire di conseguenza sono cose molto diverse. Come possono gli assicuratori utilizzare a loro vantaggio tecnologie come gli analytics, la blockchain e il cloud? Le compagnie di assicurazione devono essere in grado di utilizzare la tecnologia giusta per lo scopo giusto o rischiano di rimanere indietro.

Secondo Deloitte, gli assicuratori sono troppo ottimisti circa i progressi dell’industria nell’adozione e nell’uso delle tecnologie, in realtà si trova in ritardo rispetto a molti altri settori. Le compagnie non sono prorpiamente consapevoli della disruption tecnologica su larga scala che sta per abbattersi su di loro, e tra coloro che la cavalcheranno ci sono i giganti della tecnologia che stanno già entrando in altri spazi fortemente regolamentati, come le banche, e hanno una capacità di analisi dei clienti senza precedenti che permetterà loro di creare modelli assicurativi facili da comprendere, flessibili e incentrati sul cliente.

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Deloitte: 4 trend per le Assicurazioni nel 2020

La trasformazione in atto nel mondo assicurativo non è solo digitale, sostiene Deloitte, anche se è decisamente importante.

A demanding future – The four trends that define insurance in 2020” è l’analisi di fine anno della multinazionale della consulenza Deloitte che attraverso interviste con oltre 200 dirigenti assicurativi C-suite in tutta l’area EMEA, ha potuto identificare e raccogliere in 4 quattro tendenze principali i punti chiave per il futuro di questa industria miliardaria, o per lo meno, di quelle Compagnie che intendano rimanere sulla breccia della crescita.

“Gli assicuratori devono concepire e offrire ai clienti prodotti e servizi che siano rilevanti per loro. – ha commentato Andy Masters, partner assicurativo di Deloitte – A differenza delle nuove start-up insurtech, gli assicuratori tradizionali hanno milioni di clienti e devono costruire proposte coinvolgenti e fidelizzanti”.

Ovvero, ciò che è stato fino a oggi il processo di digital transformation delle Compagnie forse non ha ancora centrato quel concetto di customer centricity di cui tanto si parla: in Italia, come abbiamo recentemente riportato, solo il 14% dei consumatori compra polizze online, ed è del solo 2% l’utilizzo di servizi come le micro-insurance o la gestione dei claim da mobile. Forse è una questione generazionale, forse serve un passaggio culturale anche da parte dei clienti, forse serve migliorare i servizi assicurativi a livello di proposte, facendosi aiutare dal digitale certamente, ma il punto è mettersi soprattutto d’impegno a capire ‘chi sono oggi i clienti assicurativi e cosa desiderano’.

Il primo dei 4 trend di Deloitte è appunto questo:

1 – Un nuovo mondo, nuovi clienti, nuove soluzioni

Le esigenze, le conoscenze e le aspettative dei clienti si sono ampliate in modo esponenziale nell’ultimo decennio. Come possono gli assicuratori adattarsi alle loro esigenze?

I clienti sono la forza dirompente nel settore assicurativo. In un’epoca di immediatezza, di continui cambiamenti e di scelte schiaccianti in cui la fedeltà non è più un dato di fatto, il settore deve estendersi oltre i suoi prodotti e servizi principali se vuole mantenere la sua base clienti. Deve innovare radicalmente e cambiare approccio.

2 – Un nuovo approccio per crescere

Deloitte dice che la crescita del business per una Compagnia assicurativa verrà da un cambio di approccio, che dovrà trasformarsi da meramente protettivo in preventivo e protettivo, con una gamma di nuovi servizi e prodotti, nuovi modelli di business e una maggiore attenzione alla prevenzione.

Ma come può una Compagnia innovare velocemente i propri servizi e prodotti? Deloitte indica la strada delle startup.

3 – Tutti convocati al tavolo delle trattative

In un ambiente altamente competitivo, le aziende esistenti non possono più fare affidamento sulla crescita organica o sull’innovazione interna. Largo dunque a fusioni e acquisizioni, equity partnership e collaborazioni, i vincitori saranno quelli che potranno stringere alleanze con start-up innovative, allearsi con InsurTech e consolidarsi con i loro concorrenti. Un’industria in rapida evoluzione richiederà capacità di fare affari senza precedenti.

L’attenzione alle startup sarà necessaria anche per il quarto e ultimo trend proposto da Deloitte: l’implementazione di nuove tecnologie. “L’attività di M&A sarà incentrata sui mercati chiave e sui prodotti, ma sarà anche utilizzata, attraverso acquisizioni o partnership, per accedere a tecnologie che consentono miglioramenti all’interno del settore. – afferma Ian Sparshott, partner assicurativo di Deloitte – Ciò potrebbe comprendere la distribuzione, nuovi prodotti, capacità di sottoscrizione o miglioramenti del processo di liquidazione dei sinistri. Tuttavia, il successo dell’integrazione dei nuovi attivi acquisiti sarà fondamentale per determinare il successo di questa strategia”.

4 – Digital disruption: dalla teoria alla pratica

I cambiamenti tecnologici sono un dato di fatto. Ma saperlo e intervenire di conseguenza sono cose molto diverse. Come possono gli assicuratori utilizzare a loro vantaggio tecnologie come gli analytics, la blockchain e il cloud? Le compagnie di assicurazione devono essere in grado di utilizzare la tecnologia giusta per lo scopo giusto o rischiano di rimanere indietro.

Secondo Deloitte, gli assicuratori sono troppo ottimisti circa i progressi dell’industria nell’adozione e nell’uso delle tecnologie, in realtà si trova in ritardo rispetto a molti altri settori. Le compagnie non sono prorpiamente consapevoli della disruption tecnologica su larga scala che sta per abbattersi su di loro, e tra coloro che la cavalcheranno ci sono i giganti della tecnologia che stanno già entrando in altri spazi fortemente regolamentati, come le banche, e hanno una capacità di analisi dei clienti senza precedenti che permetterà loro di creare modelli assicurativi facili da comprendere, flessibili e incentrati sul cliente.

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Midori, lo smart meter innovativo che può diventare la black box della casa

“I dati sono il petrolio del nuovo millennio. Ne avremo a disposizione una quantità sempre maggiore. E il vero problema, in futuro, non sarà il loro accesso, ma la loro analisi e comprensione. La differenza, però, la saprà fare solo chi metterà il fattore human al centro”. Christian Camarda ne è certo. “I dati ci aiutano a creare prodotti mirati ma se non mettiamo la persona al centro non c’è mercato e non c’è successo”. Torinese, 36 anni, ingegnere delle telecomunicazioni, Camarda è il Ceo di Midori, startup vincitrice della sesta edizione di Open-F@b Call4Ideas di BNP Paribas Cardif dedicata alla Human Data Science.

Midori, la pmi per un consumo energetico consapevole. La storia

Midori è una PMI innovativa nata nel 2011, ospitata dapprima all’interno dell’Incubatore I3P del Politecnico di Torino e dal 2018 con sede all’Energy Center del Politecnico di Torino. Si tratta di una società che realizza e vende servizi di analisi energetica e smart metering per fornire dati energetici precisi e di dettaglio. “L’idea è nata durante un master universitario a Torino dove ho incontrato colleghi che, come me, hanno la passione per l’efficienza energetica” racconta il founder della startup. “Insieme ad altri ingegneri ho iniziato a pensare alla possibilità di offrire alle persone strumenti più avanzati di quelli che erano (e che di fatto sono ancora) presenti sul mercato per un consumo consapevole dell’energia”. L’idea alla base dell’allora startup è chiara: realizzare soluzioni per far comprendere meglio a persone e aziende in che modo usano l’energia e come possono ridurre inutili sprechi. La consapevolezza è l’elemento che caratterizza ogni soluzione proposta da Midori, mentre la tecnologia e l’innovazione sono messe al servizio dell’individuo, parte attiva e responsabile di un nuovo modo di vivere sostenibile.

A Christian Camarda, si uniscono subito Awet Abraha Girmay (etiope, ingegnere delle telecomunicazioni), Davide Comba (senior developer, con esperienza nella programmazione web e mobile), Francesca De Santis (si occupa di comunicazione e clienti: “Abbiamo iniziato a vendere i prodotti e i feedback dei clienti sono fondamentali per noi” puntualizza Camarda), Virginia Vassallo (psicologa sociale, si occupa del design sociale del prodotto: l’analisi dei bisogni dei clienti si trasformano in funzionalità e servizi da inserire all’interno del prodotto).

Oggi questa pmi collabora con aziende del settore energetico come Iren, Liquigas, Repower, Evolvere e Domotica Labs, e ha saputo generare revenues sin dal primo anno di attività per una cifra complessiva di 1,2 milioni di euro, potendo autofinanziare così lo sviluppo delle sue tecnologie, frutto di un know-how accumulato in 7 anni di ricerca e sviluppo nel campo ICT.

Alla base di questo successo ci sono i prodotti realizzati da Midori, Kiui (il primo già lanciato sul mercato) e NED (il prodotto con cui la pmi ha vinto Open F@b).

Kiui, il primo prodotto di Midori (fratello maggiore di NED)

Kiui è una piattaforma web per il calcolo del profilo energetico di casa, pensato per essere integrato nei sistemi digitali di aziende di fornitura di energia elettrica e gas. Non serve hardware da installare. Tutto è sul web. Il funzionamento di Kiui si basa su un’intervista sull’abitazione analizzata e i dispositivi presenti e in pochi minuti viene generato un report dettagliato sui consumi di casa. In base al risultato del report, Kiui segnala come si possono ottimizzare i consumi di casa e limitare la spesa energetica, fornendo una simulazione dei consumi che si avrebbero adottando i suggerimenti di risparmio energetico. Kiui, infatti, fornisce una fotografia del consumo annuale degli elettrodomestici in kWh, Euro e kg di CO2; dati ad oggi sconosciuti perché nascosti all’interno del dato aggregato fornito dalla bolletta energetica. Grazie a questo prodotto, realizzato subito dopo la fondazione della startup, Midori avvia importanti collaborazioni con Repower, Liquigas, Iren ed Evolvere. “Con i ricavi ottenuti da queste partnership abbiamo lavorato su NED, il prodotto premiato a Open F@b” racconta Camarda.

NED, il primo smart meter Made in Italy che controlla i consumi degli elettrodomestici

NED è un dispositivo che permette di tenere sempre sotto controllo quanta energia consumano gli elettrodomestici di casa. Si connette contemporaneamente con tutti i dispositivi di casa, senza la necessità di installare numerosi, costosi e invasivi strumenti di misura. Oggi, infatti, il mercato del monitoraggio energetico offre soltanto soluzioni composte da strumenti di misura (Smart Plug) da collegare ad ogni elettrodomestico; questo significa alti costi per l’utente e l’impossibilità di installare le Plug in prossimità di elettrodomestici incassati o a muro. NED invece si collega facilmente al quadro elettrico di casa e tramite una sola app per smartphone permette di accedere a un’intera gamma di servizi, per scoprire il reale utilizzo dell’energia e imparare a risparmiare sulla bolletta fino al 20% ogni anno.

Come funziona NED

NED nasce da anni di ricerca e sviluppo nell’ambito del machine learning e del data analytics e il suo vero valore è negli algoritmi proprietari della piattaforma cloud di riconoscimento dei carichi elettrici. NED infatti analizza il consumo dell’appartamento catturato dal dispositivo di misura e ricerca le impronte elettriche che i principali elettrodomestici lasciano sul tracciato elettrico mentre sono in funzione, per scoprire quando vengono utilizzati e quanto consumano. Questo prodotto però è molto più di un semplice strumento di monitoraggio perché è in grado di segnalare consumi eccessivi ed anomalie elettriche, avvertire di possibili guasti degli elettrodomestici, suggerire tariffe energetiche più convenienti sul mercato o modelli più performanti di elettrodomestici.

“Il nostro obiettivo è rivoluzionare lo scenario della Smart Home applicata al settore energetico” puntualizza il CEO di Midori. “Grazie a NED saremo in grado di fornire a cittadini e aziende dati energetici precisi e di dettaglio, come quelli sui consumi degli elettrodomestici, fino ad oggi inaccessibili, ma fondamentali per conoscere come viene usata l’energia e comprendere quali azioni adottare per ridurre le emissioni e gli sprechi, oltre che il prezzo delle bollette”.

Il mercato di riferimento

Frigoriferi lasciati aperti o ghiacciati, lavatrici a mezzo carico, dispositivi obsoleti o malfunzionanti: ogni anno in Italia lo spreco energetico nel settore residenziale ammonta a oltre 4 miliardi di euro e di fatto 9 italiani su 10 dichiarano di non essere assolutamente consapevoli dei consumi dei propri elettrodomestici, né tanto meno di sapere come risparmiare ed evitare inutili sprechi. “NED nasce per rispondere a questa esigenza e rendere i cittadini sempre più green” continua il Ceo. Insieme a Sicurezza e Riscaldamento, le soluzioni per la gestione degli elettrodomestici trainano il mercato italiano dei servizi Smart Home rivolti a cittadini ed aziende, che nel 2017 nel nostro Paese valeva 250 milioni di euro (+35% rispetto al 2016). NED si inserisce in uno dei settori di maggiore interesse all’interno di un mercato in rapida ascesa, il cui valore atteso a livello europeo entro il 2020 è pari a 15 miliardi di euro.

Il modello di business

Il modello di business è B2B: “Vogliamo coinvolgere partner come utilities, ma anche assicurazioni e banche. Questi 3 player potranno proporre NED alla loro clientela” spiega Camarda. “Ad esempio l’assicurazione può essere interessata a dare ai propri clienti quella che noi definiamo la scatola nera della casa, un servizio di efficientamento energetico: è anche uno strumento utile all’assicuratore per comprendere meglio le necessità dei propri clienti, aumentando il valore della loro offerta” continua il Ceo. Che è anche al lavoro con una utility piemontese per l’installazione e la prova di mille NED. “Verranno installati l’anno prossimo e si sta creando una partnership con loro per poter rinnovare questo ordine” spiega. Inoltre, “ne abbiamo venduti 200 sul nostro e-commerce: costa 249 euro, inclusi il sensore di misura, l’accesso all’app, il servizio di monitoraggio e di efficientamento elettrico, e tutti gli aggiornamenti software dell’app sono compresi nel prezzo”.

Presto, però, Camarda e il suo team sperano di trovare accordi con i fornitori di energia elettrica e gas: “Immaginate che bello se un giorno il vostro fornitore possa consegnarvi non solo una bolletta, ma anche uno strumento che vi permetta di risparmiare soldi ed energia. Questo è il futuro che sogniamo”.

Al momento la pmi è concentrata solo sul mercato italiano. “È un contesto interessante – continua Camarda – Noi italiani siamo sensibili ai temi energetici. Inoltre nel nostro Paese ci sono circa 700 rivenditori di energia elettrica, realtà di medie e piccole dimensioni ma molto forti a livello territoriale. Crediamo sia un Paese interessante sul quale puntare”.

La vittoria della di Open F@b call4ideas di BNP Paribas Cardif

“Iniziative come quelle di Open F@b sono una grande occasione per le startup perché permettono di avere una vetrina difficilmente raggiungibile seguendo il classico iter commerciale” dice il Ceo. E ci anticipa: “Hanno mostrato interesse verso il nostro prodotto; nelle prossime settimane ci incontreremo per poter aprire dei tavoli di lavoro e ci auguriamo di poter lanciare dei progetti pilota sulla loro clientela e avviare una partnership con loro”.

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La Call for Innovation MIA – Miss in Action, il programma che supporta le imprese femminili

Nella sua prima edizione sono state Bestest, InTribe, Transactionale, WorkWideWomen le startup fondate da donne che si sono aggiudicate la partecipazione al primo percorso di accelerazione italiano dedicato a startup e pmi innovative al femminile promosso da Digital Magics con BNP Paribas.

MIA – Miss In Action, così si chiama questo programma di supporrto all’imprenditorialità femminile,  è stato rilanciato anche quest’anno: fino a febbraio 2020 sarà possibile candidarsi facendo l’application online sul sito dedicato: www.missinaction.it. La Call è destinata esclusivamente a startup e PMI italiane composte da un team con prevalenza femminile.

Il ventaglio di settori d’interesse è piuttosto ampio e comprende smart home, smart mobility, open banking, CSR, welfare, well-being, insurtech, banking, investments, real estate e fintech; a livello di tecnologie il focus è su analytics, intelligenza artificiale, cloud, machine learning, blockchain, smart data.

Tra tutte le candidature ricevute entro il 2 febbraio 2020, verranno selezionate 10 startup innovative e tecnologiche, che avranno la possibilità di presentare i loro progetti, durante la giornata dell’Innovation Day del 3 marzo 2020, nell’ambito della quale una commissione, composta da Digital Magics, dal Gruppo BNP Paribas e da una giuria di eccellenza tutta al femminile di top manager, imprenditrici e business angels, sceglierà le 3 migliori startup che avranno accesso al Programma di Accelerazione e le supporterà nell’execution della loro idea fino al “go to market”.

Programma di accelerazione

Il percorso di accelerazione, che si svolgerà a Milano presso Digital Magics, prevede come primo step un’approfondita fase di assessment per accompagnare al meglio le startup nel loro percorso di crescita. Successivamente verranno concordati dei KPI che dovranno essere raggiunti dalle startup con il supporto di un team di esperti. Tali KPI verranno pianificati con l’obiettivo di consolidare il modello di business e la tecnologia utilizzata per l’erogazione del servizio o del prodotto.

Verrà inoltre creato un programma formativo articolato in workshop di mezza giornata su aree tematiche utili allo sviluppo delle startup selezionate per il percorso di accelerazione. Successivamente alla fase di accelerazione è prevista la fase di MVP. Durante questa seconda fase, le startup lavoreranno direttamente con il Gruppo BNP Paribas, con l’obiettivo di sviluppare un prototipo di servizio e/o prodotto che potrà eventualmente essere integrato nell’offerta del Gruppo BNP Paribas. Al termine del programma di accelerazione vi sarà un evento finale per presentare i progetti realizzati.

Le startup interessate possono candidarsi qui: www.missinaction.it.

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Startup a impatto sociale, così Moodìka promuove la donazione del sangue

“Una startup innovativa a vocazione sociale”. Fulvio Miraglia non ci pensa su due volte quando si tratta di descrivere Moodìka, la startup che ha fondato insieme all’amico Marco Cannemi nel 2014. Una startup nata nella provincia di Caltanissetta che ha ideato una soluzione innovativa per la creazione e la valorizzazione della più grande community italiana di donatori di sangue. Un’impresa di positive impact innovation, dunque. Non a caso la startup siciliana è stata selezionata tra i finalisti dell’edizione 2018 di Open F@b Call4Ideas, il contest lanciato da BNP Paribas Cardif e dedicato, lo scorso anno, proprio a questo tema.

La storia della startup

“La startup nasce come tutte le imprese a vocazione sociale: si individua un problema o un’emergenza sociale e si cerca una soluzione” racconta Miraglia. Ingegnere gestionale, 42 anni, originario della provincia di Caltanissetta, Miraglia conosce il presidente della sede locale di Fidas, associazioni per i donatori volontari di sangue. È lui che racconta ai due amici (oggi fondatori della startup) i problemi che riscontrano associazioni come Fidas: “Il sistema trasfusionale nazionale si scontra con problemi quali il progressivo invecchiamento della popolazione, la diminuzione dell’offerta e l’aumento della domanda di sangue, lo scarso coinvolgimento dei giovani che impedisce il ricambio generazionale dei donatori, il contrasto tra la cultura della spontaneità, alla base della donazione volontaria di sangue e la programmazione territoriale” racconta l’ingegnere imprenditore. I due ragazzi iniziano così a pensare a come la tecnologia possa contribuire alla soluzione di questi problemi e, nel 2014, fondano in Sicilia Moodìka. L’idea progettuale, dunque, nasce da un’esigenza sentita a Caltanissetta (come nel resto del Sud Italia): la necessità di incrementare le donazioni volontarie di sangue, attualmente insufficienti, al fine di gestire al meglio le richieste provenienti dai servizi ospedalieri.

“Il nome della startup viene da ‘muddrica’, termine che nel dialetto siciliano significa ‘mollica’ o, meglio, ‘briciola di pane’” continua il co-founder. Il messaggio della startup, infatti, è che tutti possiamo – e dobbiamo – fare la nostra parte con un piccolo gesto e una donazione.

Per centrare l’obiettivo, la startup ha ideato SmartDonor, piattaforma che mette in contatto donatori e associazioni per la donazione del sangue. Con benefici e vantaggi per entrambi.

Come funziona SmartDonor

Attraverso la piattaforma web e un’app per tablet e smartphone, SmartDonor offre ai donatori di sangue e alle associazioni dei donatori un set gratuito e completo di funzioni in grado di unire gli aspetti dell’informazione e della socializzazione con le dinamiche della promozione, della programmazione e della razionalizzazione della raccolta del sangue. La piattaforma creata da Moodìka, infatti, contribuisce a garantire un maggiore coinvolgimento e la fidelizzazione dei più giovani per innescare il ricambio generazionale dei donatori. Non solo. SmartDonor contribuisce anche alla diffusione della cultura della donazione programmata e razionale per ottenere una migliore gestione del flusso delle donazioni e il rispetto della pianificazione sulla base delle reali esigenze territoriali.

I vantaggi, dunque, sono per entrambe le realtà che la piattaforma mette in collegamento: associazioni e volontari. Nel primo caso, l’operatore delle associazioni può gestire le attività in maniera immediata ed efficiente e, al tempo stesso, accrescere e fidelizzare la propria community. SmartDonor permette, infatti, di caricare e gestire i propri punti di raccolta presenti nella mappa (orari di apertura, capacità di ricezione, reale fabbisogno di sangue, ecc.), ricevere e gestire le programmazioni di donazioni da parte dei donatori (confermare, suggerire altra data, ecc.) relative ai propri punti di raccolta, inviare a gruppi selezionati di donatori comunicazioni relative alle associazioni e alert per emergenze di sangue, inviare in automatico messaggi di aggiornamento e ringraziamento ai singoli donatori per le donazioni effettuate, inviare le analisi in formato digitale.

Per quanto riguarda invece il donatore, tramite SmartDonor può gestire le attività in autonomia ed efficienza, essere sempre informato e consapevole, sentirsi costantemente membro di una community e agire come efficace strumento di promozione e sensibilizzazione. Come? In pratica, il donatore può visualizzare nella mappa le sedi e i punti di raccolta delle Associazioni e i relativi reali fabbisogni di sangue del territorio, visualizzare come raggiungere i punti di raccolta evidenziati sulla mappa, programmare le proprie donazioni sulla base dei reali fabbisogni e del proprio storico, collegare le proprie programmazioni con il calendario smartphone, salvare il proprio storico di donazioni, ricevere le analisi, ricevere news, alert per le emergenze di sangue, aggiornamenti, ringraziamenti per le donazioni effettuate e per l’impegno profuso come donatore, condividere sui social network le proprie attività e tutte le comunicazioni ricevute dalle associazioni, ricevere la tessera digitale dell’associazione.

Premi e riconoscimenti

Moodìka è una startup che non è passata inosservata nell’ecosistema italiano. Oltre ad essere uno dei finalisti dell’edizione 2018 di Open F@b Call for Ideas, infatti, dal 2014 ha ricevuto diversi grant e riconoscimenti. Nel 2015, la startup è stata selezionata per la categoria Incubazione del Premio Marzotto, nel 2016 è la volta di Welfare Che Impresa! per la categoria Sud Italia, seguono i programmi di accelerazione Innolabs e Social Challenges nel 2017 e 2018 e poi il Proof of exellence nel 2019.

Il modello di business

“Proprio perché siamo una startup a vocazione sociale, il modello di business non si basa sul pagamento di app e piattaforma: per associazioni e volontari, queste, nelle versioni base, sono gratuite” spiega il founder. Che anticipa: “Stiamo lavorando a versioni avanzate con servizi basati su data analytics e machine learning: è su questi che vogliamo costruire un vero modello di business” conclude il Ceo di Moodìka, Fulvio Miraglia.

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Le iscrizioni a Open-F@b Call4Ideas 2019 sono chiuse. Il 21 novembre la Final Challenge per votare la tua startup preferita!



Open-F@b Call4Ideas 2019
Human Data Science

I dati non dormono mai. E sono sempre di più. Attualmente i 7 miliardi di abitanti del mondo ne producono una quantità che si può misurare solo con terabyte alla potenza. Estrarre valore da questa miniera è la sfida che aspetta il sistema economico globale.

La tecnologia oggi è di grande aiuto nella gestione dei dati che però restano qualcosa di profondamente umano. È quindi la combinazione dei due fattori che permette di trarne il massimo valore possibile: Human Data Science, un approccio multidisciplinare che mantiene le persone al centro, per capire i loro bisogni e come soddisfarli.

A chi è rivolta la call

Grazie all’Human Analytics, BNP Paribas Cardif sta cambiando il suo approccio alle persone: analisi e modelli non possono basarsi solo sui dati ma anche sul contesto, le emozioni e l’irrazionalità che c’è in chiunque.

BNP Paribas Cardif cerca quindi startup in grado, alternativamente, di:

  • Arricchire la catena del valore dei dati tramite il Data Enrichment
  • Comprendere i bisogni delle persone tramite la modellazione dei dati
  • Migrare la Customer Experience dei clienti utilizzando un approccio Human Centric guidato dall’analisi dei dati

Quando i dati sono al servizio della Scienza della Vita, essi diventano un abilitatore in ambito prevenzione, salute e benessere.

Riconoscimenti per i vincitori e i finalisti

Open-F@b Call4Ideas ha ricevuto in cinque anni oltre 300 candidature da startup e innovatori, selezionando più di 16 idee che hanno portato a diverse collaborazioni e alla realizzazione di almeno un progetto l’anno.

Anche quest’anno, i vincitori avranno la possibilità di essere affiancati dal team R&D di BNP Paribas Cardif nello sviluppo e nella concretizzazione della loro idea o del loro progetto, tenendo in considerazione le esigenze di business e del mercato.

Inoltre, per tutti i finalisti saranno previsti i seguenti riconoscimenti:

  • inserimento del profilo della startup nel database di MEDICI powered by Let’s Talk Payments LCC, società americana di advisory e scouting specializzata su startup insurtech e fintech a livello globale, nonché partner dell’iniziativa, e ricevere un pacchetto di servizi di marketing a loro dedicati
  • presentazione del proprio pitch deck a Entrepreneurs, il fondo di venture capital creato da BNP Paribas Cardif con Cathay Innovation per accelerare l’innovazione della Compagnia attraverso investimenti in startup early stage
  • censimento della startup in Scoop, la piattaforma di Open Innovation di BNP Paribas International Financial Services utilizzata dalle diverse linee di business del Gruppo per condividere, gestire e promuovere la cooperazione con le startup

Come partecipare

Puoi consultare il REGOLAMENTO ed inviare la tua candidatura tramite il form di registrazione entro il 28 ottobre

Per ulteriori informazioni puoi contattare ricercaesviluppo@cardif.com

Come seguirci

Hashtag #call4ideas #openfab 

@BNPPCardifIT


Le iscrizioni a Open-F@b Call4Ideas 2019 sono chiuse, grazie per la partecipazione.

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10 startup italiane dei big data

Wecash è una piattaforma cinese per la valutazione dei big data in ambito creditizio che fornisce soluzioni per le aziende tecnologiche. Utilizza algoritmi di apprendimento automatico per fornire valutazioni del credito in meno di 15 minuti. Grazie all’estrazione di dati pubblici su mobili da circa 600 milioni di utenti, Wecash è in grado di fornire rapidamente valutazioni di credito estese e costruire modelli predittivi per valutare il livello di rischio dei clienti. Ha ottenuto investimenti per oltre 327 milioni di dollari.

Secondo una ricerca degli Osservatori del Polimi che ha preso in esame 790 startup internazionali del settore Big Data è tra le aziende più finanziate al mondo in ambito big data, insieme a Helix e Confluent. Gli investimenti globali in società di questo settore hanno toccato i 6,4 miliardi di dollari di finanziamento.

Per quanto riguarda il mercato, sempre secondo gli Osservatori, quello italiano ha raggiunto nel 2018 un valore complessivo di 1,393 miliardi di euro, in crescita del 26% rispetto all’anno precedente. Un risultato che conferma il trend positivo degli ultimi tre anni, in cui il settore è cresciuto in media del 21% ogni dodici mesi.

Il 45% della spesa in Analytics è dedicata ai software (database e strumenti per acquisire, elaborare, visualizzare e analizzare i dati, applicativi per specifici processi aziendali), il 34% ai servizi (personalizzazione dei software, integrazione con i sistemi informativi aziendali, consulenza di riprogettazione dei processi) e il 21% alle risorse infrastrutturali (capacità di calcolo, server e storage da impiegare nella creazione di servizi di Analytics). I software sono anche l’ambito con la crescita più elevata (+37%), seguito dai servizi (+23%) e risorse infrastrutturali (+9%). Tra i comparti merceologici, invece, i primi per quota di mercato sono le banche (28% della spesa), manifatturiero (25%) e telco – media (14%), seguiti da servizi (8%), GDO/Retail (7%), assicurazioni (6%), utility (6%) e PA e sanità (6%).

Un mercato che è dunque pronto ad assorbire le proposte anche delle startup italiane che l’Osservatorio Startup Intelligence, ha ricondotto a quattro categorie principali:

le Technology, si occupano della raccolta, elaborazione, immagazzinamento e integrazione dei dati, in questa categoria rientra:

  • Bottega52, startup mette a disposizione know how e consulenza strategica nell’implementazione e manutenzione di sistemi e servizi in ambito Internet delle Cose, Fast Data Engineering, e Cloud Computing Scalabile;

i Data Enricher, si occupano di raccogliere e mettere direttamente a disposizione i dati (Data Provider) o di offrire sistemi che ne favoriscano lo scambio tra privati o tra aziende (Data Marketplace);

  • Hoda ha creato la piattaforma Weople-Lifekosmos che mette a disposizione un database raccolto in maniera non solo conforme alla normativa, ma anche eticamente utilizzabile; inoltre tutte le informazioni raccolte sono certificate dalle stesse persone, permettendo di comunicare con i consumatori in logica altamente personalizzata;

gli Analytics System, ovvero piattaforme di Analytics orientate a supportare specifiche tipologie di analisi non riconducibili univocamente a un ambito di utilizzo, in questa categoria rientrano:

  • AirHive, focalizzata sull’identificazione della posizione migliore in cui installare i sensori, utilizzando tecniche di machine learning per prevedere la diffusione degli inquinanti nell’aria e allertare le autorità in caso di potenziali fattori di rischio per la salute (ma fornisce anche strumenti al grande pubblico per conoscere il livello di inquinamento degli ambienti);
  • Arbitryum, soluzione che abilita le aziende ad offrire servizi di comparazione (principalmente pensati per i settori telco, energy e insurance) con time-to-market e prezzi competitivi;
  • ARGO Vision, startup innovativa che progetta soluzioni basate su intelligenza artificiale, specializzata nello sviluppo di algoritmi di Computer Vision e Machine Learning e operativa su molteplici mercati quali: Realtà Aumentata / Virtuale, Smart Manufacturing e Industria 4.0, Analisi Video e Biometrica, Big Data e molti altri;
  • ElifLab, una data science boutique che offre progettazione di algoritmi, sviluppo di diverse tipologie di analisi (behavioural analytics, text analytics, network analytics, image analytics)e di prototipi e software per l’analisi e la visualizzazione dei dati;
  • Studiomapp che è specializzata in Sistemi informativi territoriali, analisi di dati satellitari, Open data, Software Analysis and Development; è stata premiata dalla NATO in un progetto per il monitoraggio marittimo e dal Pentagono in un concorso orientato a trovare soluzioni innovative per la sicurezza nazionale e le operazioni di soccorso in caso di calamità;

le Application, in cui sono contenute tutte quelle startup che hanno sviluppato un’offerta specializzata per una particolare Industry (Healthcare, Finance, Agriculture…) o per un’area aziendale, le Department Oriented (Marketing, HR, Finance & Controlling, etc.):

  • Axyon, è specializzata nello sviluppo di software basati su algoritmi di deep learning; integrando dati ottenuti tramite partnership con i principali data provider del settore e dati forniti dalla stessa azienda cliente, offre modelli predittivi che forniscono una maggiore accuratezza rispetto ai modelli tradizionali;
  • GenomeUp, una startup che offre una soluzione in Cloud di supporto clinico alla decisione medica; la soluzione applica gli algoritmi di apprendimento automatico sui dati di sequenziamento del DNA, al fine di accelerare la diagnosi di malattie rare;
  • Zeotap, propone una soluzione che abilita il “People Based Marketing”: grazie ad accordi con data partner internazionali e locali, la startup è in grado di identificare e produrre profilazioni di clienti basati su dati deterministici, sociodemografici, di purchase intent e legati agli interessi.

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Data enrichment, cos’è e perché serve alle assicurazioni

Arricchimento dei dati, o Data Enrichment: come suggeriscono i termini è un’aggiunta di dati a quelli di cui già si dispone. Ma è un’aggiunta all’insegna della qualità: l’obiettivo è da un lato quello di ottimizzare, affinare, migliorare l’insieme dei dati grezzi per ottenere insight, cioè analisi, utili alle attività di una società (ma non solo); dall’altro, quello di tenere ‘pulito’ un database, soggetto tipicamente a molti errori e obsolescenza.

A cosa serve il data enrichment

Uno dei temi che affrontano aziende e organizzazioni quando si parla di Big Data è quello di come trasformare i propri dati in valore e farne una leva strategica. I cosiddetti analytics sono oramai una parte centrale di molte attività aziendali come la segmentazione dei clienti, la competitive intelligence, il rilevamento delle frodi, il design di nuovi prodotti o servizi. Ma i dati che ogni organizzazione acquisisce attraverso i propri canali (piattaforme tecnologiche e processi), non sono però sufficienti, così molte aziende stanno cercando di arricchire i record di dati interni con quelli provenienti da fonti esterne. Il vecchio modello di acquisto statico di dati da uno o più fornitori è considerato oramai inefficiente a causa sia della veloce obsolescenza dei dati stessi, sia per la rapida crescita di nuove forme di acquisizione dinamiche di dati utili disponibili online, che possono essere acquisite al patrimonio aziendale attraverso tool, processi e soluzioni di data enrichment.

Tipicamente il processo di data enrichment riguarda la profilazione degli utenti e dei clienti di un’azienda, è un processo quindi molto utile nel marketing e nello sviluppo di nuovi prodotti, perché consente di conoscere meglio il target di clientela. Questo vale anche in ambiti come quello sanitario o nel pharma, dove grazie all’uso dei dati e dei processi di data enrichment si possono raggiungere migliori conoscenze e migliori risultati.

Si consideri l’esempio (si legge in questo paper di Accenture Technology Labs) in cui la banca dati dei consumatori di un’impresa abbia il nome e l’indirizzo dei suoi consumatori. Essere in grado di utilizzare fonti di dati pubblicamente disponibili come LinkedIn o Facebook per trovare informazioni come dettagli e interessi, può aiutare l’azienda a raccogliere informazioni aggiuntive per attività come la segmentazione dei clienti.

I vantaggi del data enrichment (esempi)

Profilazione dei clienti dettagliata

La profilazione dei clienti (cosiddetti personas) a 360° è diventata un Santo Graal in ambito consumer, specialmente in settori verticali come la vendita al dettaglio e la sanità, dice ancora il documento di Accenture. Spesso le aziende invitano i clienti per registrarsi a programmi reward o li convolgono sui social media con l’obiettivo di avere accesso a informazioni di base su un cliente, come nome, e-mail, indirizzo e account dei social media. Tuttavia, nella grande maggioranza dei casi, tali informazioni sono incomplete e non sono uniformi. Ad esempio, per un cliente John Doe, un’azienda potrebbe avere il nome, l’indirizzo e un numero di telefono, mentre per Jane Doe, le informazioni disponibili saranno nome, e-mail e un account Twitter. Sfruttando le informazioni di base e completando le lacune, la profilazione ha però molte applicazioni, tra cui:

– promozioni personalizzate e mirate: più informazioni ha un’azienda sui propri clienti, meglio può personalizzare le offerte e le promozioni. Ma non solo: in ambito assicurativo ‘sapere di più’ sul cliente permette di agire in un’ottica di preventive insurance, di personalizzare servizi e pricing, di creare modelli alternativi come le polizze peer-to-peer, on demand, micropolizze, ecc.;

– migliore segmentazione e analisi: il fornitore potrebbe aver bisogno di maggiori informazioni sui propri clienti, al di là di ciò che hanno nel profilo, per una migliore segmentazione e analisi. Per una compagnia, conoscere meglio i clienti significa capire meglio i loro bisogni assicurativi, soddisfarli con polizze innovative e raggiungerli attraverso i canali più efficaci;

– rilevazione delle frodi: il fornitore potrebbe aver bisogno di maggiori informazioni sui propri clienti per individuare le frodi. I provider in genere creano profili dettagliati dei clienti per prevedere i loro comportamenti e rilevare le anomalie. In ambito assicurativo, il claim management è reso molto più efficente dall’uso di dati di qualità.

Gli strumenti del data enrichment

Il data enrichment è una bella sfida e molto dipende dalla qualità dei dati esistenti nei database aziendali. Se le informazioni esistenti sono errate o troppo incomplete, sarà molto più difficile trovare un ordine nel caos, modellare i dati, utilizzarli per analisi e per scopi specifici.

Il lavoro per ottimizzare un database con processi di data enrichment è certosino e molte volte richiede lavoro manuale, ma sono sempre più numerosi i tool, i software che hanno questo scopo e si differenziano in base allo scopo che si intende raggiungere. I sistemi più basici sono quelli di web scraping, i sistemi più completi, sicuri ed evoluti sono messi a punto da software house e tech startup (enrichment providers).

I vari sistemi aziendali e non aziendali attraverso i quali i dati vengono raccolti vanno integrati, e i dati stessi mappati e riorganizzati.

Avere in mente lo scopo preciso verso il quale è indirizzato il data enrichment è importante per capire quali fonti di dati utilizzare: per fare un esempio banale, se si intende arricchire il profilo professionale del cliente si potrà usare come fonte di dati Linkedin, ma non Facebook; quest’ultimo social network sarà invece maggiormente utile se si intende sapere di più sui gusti personali, gli hobby, le vacanze, le abitudini, la sensibilità e anche il temperamento delle persone.

In ambito assicurativo è molto importante raccogliere informazioni che contribuiscono all’analisi di comportamenti, anche quelli più irrazionali, ed è per questo motivo che una nuova fonte di dati alla quale prestare attenzione è il gaming.

I dati sono una caratteristica chiave di tutti i tipi di giochi, non solo per l’attività di gioco in sé, ma per ciò che possono apportare anche alla data science al di fuori del gioco. Durante il gioco si raccolgono costantemente dati, e si tratta di dati che hanno molto a che fare con le emozioni, le attitudini, i comportamenti e la sfera più istintiva dei giocatori.

BNP Paribas Cardif sta portando avanti il concetto di Human Data Science, dove l’analisi dei dati si avvale anche delle conoscenze che arrivano dal settore delle scienze umane. Questo tipo di approccio richiede un grande sforzo in direzione dell’arricchimento dei dati ed è per questo che l’edizione 2019 del contest Open-F@b Call4Ideas promosso dalla Compagnia assicurativa, la cui raccolta di candidature si è chiusa lo scorso 28 ottobre, cercava startup, soluzioni, progetti in grado di arricchire la catena del valore dei dati tramite il Data Enrichment. 

L’arricchimento dei dati in ambito assicurativo

L’elaborazione dei dati dell’attività assicurativa ha tradizionalmente riguardato dati demografici, dati sull’esposizione o dati comportamentali, ma oggi, queste serie di dati tradizionali sono sempre più spesso combinate con nuovi tipi di dati, come i dati dell’internet degli oggetti (Internet of Things – IoT), i dati che arrivano dai social network e i comportamenti online, i dati dei conti bancari e delle carte di credito, al fine di effettuare analisi più sofisticate e complete, in un processo comunemente noto come “data enrichment”. Che attraverso intelligenza artificiale e analytics, forniscono alle Compagnie lo strumento per rivoluzionare processi, costi operativi, offerte, relazione con il cliente.

Privacy, Gdpr e data enrichment

L’arricchimento dei dati non riguarda l’accesso a dati privati. Piuttosto, l’attenzione si concentra su raccolta e uso di dati che sono già pubblici e sul loro collegamento. I fornitori di sistemi di data enrichment offrono generalmente un tracciamento verificabile di come vengono catturati i dati grezzi.

Diverso è il diritto di controllare ed elaborare tali dati, rispetto al quale sono le disposizioni contenute nel GDPR a stabilire quali tipi di consensi siano necessari per il loro trattamento.

La corretta gestione dei dati è qualcosa che tuttavia va oltre la compliance e riguarda l’approccio etico ai dati che ogni azienda intende promuovere nelle proprie attività.

(Cover image credits: Garry Killian)

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