Healthy Virtuoso selezionata da Plug & Play, uno dei migliori acceleratori al mondo

La startup insurtech Healthy Virtuoso dalla scorsa settimana è ufficialmente entrata a far parte di Plug & Play, uno dei programmi di accelerazione più importanti a livello mondiale, e che ha contribuito al successo di realtà come PayPal, N26 e Dropbox. Un trampolino per la società fondata a Cagliari da Andrea Severino e Nicola Tardelli (figlio del noto campione calcistico) che in un anno e mezzo circa di attività ha raccolto riconoscimenti e premi, tra i quali anche Open-F@b Call4Ideas 2019, il contest promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp, che giunto alla sua sesta edizione ha premiato le soluzioni più innovative sul tema dell’Human Data Science.

“In Italia l’adozione di soluzioni innovative da parte delle aziende è ancora troppo lenta” – dichiara Severino. “Per questo insieme a Plug & Play stiamo lavorando per esportare al più presto il nostro modello anche all’estero. Nelle ultime due settimane oltre a portare a bordo Alessandro Allotta come Country Manager UK (già Insurance & Start up lead di Rainmaking / Startupbootcamp), abbiamo anche avviato numerosi tavoli di lavoro con compagnie straniere e aperto un nuovo round di investimento da 1,5 Milioni per cui stiamo già ricevendo ottimo interesse.” – conclude il CEO della società.

Virtuoso è nato con l’obiettivo di incentivare le persone ad adottare uno stile di vita meno pigro e sedentario, invogliandole a fare maggiore attività fisica. Ma non solo, Virtuoso è considerata un’insurtech perché è costruita per fare sinergia con il mdondo assicuarivo, per le assicurazioni rappresenta infatti un nuovo touchpoint con il cliente, attraverso il quale è possibile costruire una fidelizzazione del cliente. Virtuoso permette una relazione diversa, quotidiana, basata su nuovi elementi, ingaggianti, premianti

Da un punto di vista tecnologico, Healthy Virtuoso sfrutta degli innovativi algoritmi tra psicologia comportamentale, gamification e big data.

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Il risultato? Un importante aumento della fidelizzazione dei clienti, del loro engagement, ed un’innumerevole disponibilità di dati che, senza minare la privacy permettono di offrire il prodotto giusto, alla persona giusta, nel momento giusto aumentando così vertiginosamente la scalabilità dell’up selling ed il tasso di loyalty.

Per dimostrare questo, Virtuoso ha lanciato numerose collaborazioni con alcune delle più importanti realtà sul mercato, come rappresenta anche dalla crescita a doppia cifra del fatturato.

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Dati comportamentali, Concirrus dimostra che sono il migliore indicatore di rischio

La valutazione del rischio è oggi rivoluzionata dall’utilizzo di tecnologie Big Data e può permettersi di prendere in considerazione fattori poco utilizzati in passato e addirittura fattori emergenti in tempo reale.

La startup insurtech Concirrus ha sviluppato Quest, un software di intelligenza artificiale e machine learning, focalizzato sui mercati delle assicurazioni marittime e automobilistiche commerciali, che cerca, accede e interpreta grandi serie di dati industriali o provenienti da sensori (ad esempio, i movimenti di una flotta, le prestazioni di un motore o le condizioni meteorologiche),  combina tali dati con informazioni storiche sui sinistri per ricavare insight sui comportamenti correlati ai sinistri stessi.

‘Abbiamo dimostrato che i dati comportamentali sono un indicatore di rischio migliore rispetto alla demografia tradizionale. Ad ogni cliente abbiamo fornito insight e nuovi fattori di valutazione che semplicemente non esistevano prima e che hanno permesso un aumento dei profitti e delle sottoscrizioni,  la riduzione dei costi amministrativi” dice la società sul suo sito.

Nell’ultimo anno Concirrus ha triplicato la sua base di clienti, una traiettoria di crescita che la società spera di mantenere attraverso l’espansione internazionale e la diversificazione del business target attraverso il rafforzamento della piattaforma tecnologica, ambizioni che può coltivare grazie anche alla recente (e non unica) raccolta di capitali, tra le più alte realizzate da una insurtech europea.

Andrew Yeoman, CEO di Concirrus, afferma in una nota stampa: “Secondo Willis Towers Watson, l’investimento in società insurtech ha raggiunto il massimo storico nel 2019 e quest’anno sarà molto caratterizzato da aziende in grado di sfondare. Questa iniezione di investimenti ci fornisce la base finanziaria per diventare i migliori nel nostro settore. Ci porta inoltre alla prossima fase di crescita che ci permetterà di internazionalizzarci, di ampliare la forza della nostra offerta di prodotti e di diversificare le nostre attività su più linee di business”.

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Robert Whitby-Smith, Partner di AlbionVC, il suo principale investitore sottolinea la qualità tecnologica della società: “Concirrus si è affermata come leader di categoria nell’applicazione dell’analisi predittiva che alimenta una piattaforma di sottoscrizione comportamentale, e sta fornendo all’ecosistema globale (inclusi proprietari di immobili, broker, assicuratori e investitori) le informazioni e gli strumenti per trasformare un aspetto fondamentale del loro business – il modo in cui comprendono, valutano e gestiscono il rischio. Crediamo che Concirrus, guidata da Andrew, sia pronta a diventare una significativa società di software globale”.

Concirrus è stata inserita dalla società di consulenza britannica Oxbow Partners tra le 25 InsurTech con il maggior potenziale di crescita al mondo, sulla base del potenziale impatto sul mercato assicurativo e la scalabilità del progetto. (Qui puoi leggere il report in versione completa).

La crescita della società nel 2019 e l’importante finanziamento ‘guadagnato’ in questo primo trimestre 2020, confermano che si tratti di una tech company dal grande potenziale, grazie alla sua capacità di fornire all’industria del ‘rischio’ uno strumento capace di trasformare sia i dati di nuova raccolta che quelli storici in un patrimonio con cui realizzare nuovi modelli di business.

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Intelligenza artificiale e i principi di non discriminazione nei contratti assicurativi

Nell’ultimo approfondimento ci siamo occupati del rapporto tra Intelligenza Artificiale (“IA”) e mutualità dei rischi nell’industria assicurativa. Argomento ad esso strettamente contiguo è il potenziale effetto discriminatorio causato o enfatizzato dall’utilizzo dell’IA nell’industria assicurativa.

I pregiudizi algoritmici

Una prima considerazione generale da cui partire – al fine di aprire una riflessione – è che in settori diversi dalle assicurazioni si sono riscontrati sistemi di IA discriminatori, non perché il sistema fosse di per sé “cattivo” ma perché ereditava comportamenti sbagliati che poi ripeteva “ad libitum” nel futuro. Pensiamo – senza menzionare specifici precedenti – all’ipotesi di uso di un’IA per la selezione del personale di un’azienda: un sistema che si basi prevalentemente su dati del passato (“negli ultimi 20 anni sono stati assunti solo dirigenti maschi sopra i 40 anni”) può giungere a selezionare in maniera distorta i candidati (ossia, nell’esempio, l’IA selezionerà i curricula scartando tutte le donne e tutti coloro che hanno meno di 40 anni, a prescindere dalle loro competenze).

La tailorizzazione dei contratti assicurativi tramite intelligenza artificiale, i rischi

Fatta questa premessa, ci si chiede quindi se l’enfasi sulla personalizzazione del prodotto assicurativo, volto a rispondere alle esigenze assicurative del cliente (principio valorizzato dalla IDD), realizzata tramite l’uso di IA possa avere quale contraltare l’accentuare un effetto di eccessiva selettività, considerando che l’IA, lavorando per obiettivi, non ha la sensibilità per gestire eventi e casi “extra ordinari” rispetto a quelli già contemplati dal sistema; altro problema, completamente diverso ma che si origina dalle stesse caratteristiche dell’IA, è invece quello legato al fatto che un’estrema personalizzazione della tariffa possa risultare in una vera e propria condotta discriminatoria oppure in ogni caso condurre ad un’eccessiva selettività del processo (nei rischi da assumere o nel premio da applicare) o ad un’eccessiva tailorizzazione del testo contrattuale.

Si pensi ad esempio – per quanto concerne il primo tema – al cliente che non ricade nel target market positivo: l’intermediario avrebbe comunque la possibilità di vendere il prodotto, assicurandosi che comunque (i) il cliente non ricada nel target market negativo e (ii) il prodotto soddisfi comunque le esigenze assicurative del cliente. Una distribuzione assicurativa totalmente automatizzata, che non sia in grado di compiere questa analisi di secondo livello, potrebbe difatti scartare tout court il cliente dal paniere in quanto extra target market positivo e si limiterebbe a non permettergli di acquistare il prodotto.

Il secondo tema è più complesso, ma non del tutto nuovo (almeno per quanto riguarda i canoni del ragionamento): si tratta difatti del dilemma tra una tariffa riguardante un insieme omogeneo di soggetti (tra cui si crea una mutualità) e la necessità per l’assicuratore di attribuire il premio più corretto per l’assicurato, previa applicazione di parametri di personalizzazione (che hanno il pregio peraltro di diminuire l’asimmetria informativa a carico dell’assicuratore). Il problema si ripropone ora, se possibile con una maggiore intensità, laddove i criteri di personalizzazione (pur definiti dall’assicuratore) sono affidati alla valutazione operata da un’IA. Oltre ad un problema di trasparenza nei confronti dell’assicurato in merito alle metodologie ed ai criteri utilizzati, l’uso di nuove tecnologie difatti, deve armonizzarsi con la legislazione vigente, ed in tema di contrasto alla discriminazione, la normativa europea e nazionale trova una molteplicità di fonti: dal “TUI” (Testo Unico sull’Immigrazione) alla normativa in materia di discriminazione razziale, dalla “Carta di Nizza” fino alla Direttiva del Consiglio 2004/113/EC con cui viene sancito il principio di non discriminazione di genere nell’accesso a beni e servizi.

Da un punto di vista dell’assicuratore che realizza il prodotto, in un’ottica di bilanciamento di interessi contrapposti (selezione ed assunzione dei rischi volti al mantenimento della stabilità finanziaria dell’impresa versus non discriminazione rispetto a modelli precostituiti) gli è consentito operare una discriminazione laddove ciò possa essere il frutto di una scelta basata su criteri obiettivi ed in presenza di cause giustificatrici.

Già infatti nel TUI (art. 55 quater, comma 2) veniva stabilito che sono consentite differenze proporzionate nei premi o nelle prestazioni individuali, ove il fattore sesso sia determinante nella valutazione dei rischi, in base a dati attuariali e statistici pertinenti ed accurati […] (come noto, il pincipio fu poi superato dal divieto sancito dal diritto comunitario, a seguito della pronuncia della Corte di Giustizia nel Test/Achats case C236/09). Così come è stato ribadito anche dalla Corte Costituzionale nella (pronuncia n. 432 del 2 dicembre 2005) che un trattamento discriminatorio, che non leda principi fondamentali della persona, può essere “giustificato” in presenza di una “specifica, trasparente e razionale causa giustificatrice idonea a spiegare, sul piano costituzionale, le ragioni poste a base della deroga”.

Peraltro, con riferimento all’RC Auto, il medesimo codice delle assicurazioni private prevede che le compagnie possano legittimamente e liberamente selezionare i fattori di rischio per la determinazione del premio, a condizione che tale metodologia sia giustificata da basi tecniche e statistiche, riferite almeno ai cinque anni precedenti, e certificate da un attuario (si vedano in proposito artt. 34 e 35 CAP).

La discriminazione (rectius: selezione) dell’assicuratore viene quindi svolta su base statistica a cui poi si aggiungono, per mitigarne o migliorarne l’efficienza, altri fattori che tengono conto del quadro normativo (si veda ad esempio l’obbligo a contrarre nella RCA) e del contesto sociale (si veda ad esempio allo sviluppo dei prodotti assicurativi cyber, visto l’incremento degli acquisti on line da parte dei consumatori).

L’uso cauto dell’Intelligenza Artificiale

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L’uso dell’IA può aiutare a selezionare meglio il paniere dei rischi, a formare classi di rischio più omogenee o a ripartire meglio il rischio all’interno della collettività degli assicurati, proprio perché riesce, meglio e più velocemente di quanto si possa fare “tradizionalmente” ad elaborare modelli statistico predittivi sulla base dei dati raccolti.

Fino a che punto si può tuttavia affidare ad un’IA la valutazione di una variabile di personalizzazione, o comunque l’assunzione di un rischio o il premio corretto da applicare allo stesso?
In proposito, convinti che non vi sia in assoluto incompatibilità tra l’uso dell’IA ed i processi assuntivi dei rischi, abbiamo alcuni suggerimenti:

1) l’utilizzo dovrà essere cauto allorquando si agisca su di un parametro rientrante nel novero dei dati sensibili, o nell’ambito dei parametri non utilizzabili ai fini discriminatori. Si pensi ad esempio:
(i) ad un sistema di IA che calcoli il premio sulla base dell’età apparente del cliente (rilevata attraverso webcam), correggendo quello che risulterebbe all’esito dell’età anagrafica effettiva. Laddove l’IA fosse strutturata in maniera tale da penalizzare sistematicamente una determinata etnia, si presenterebbe difatti un chiaro caso di discriminazione razziale sanzionato dalle normative sopra menzionate; ovvero
(ii) al caso in cui l’IA rilevi le abitudini alimentari del cliente, calcolando il premio (ex ante o in corso di contratto) in base alle stesse: si potrebbe sostenere che si tratti di una discriminazione indiretta di talune comunità e dunque di talune razze (secondo l’equivalenza nazionalità=razza statuita dalla nostra giurisprudenza)?
(iii) ad un’assicurazione tutela legale, che si basi, per la quantificazione del premio, sui dati raccolti circa la provenienza geografica ed etnica del cliente e sul suo patrimonio, poiché in base alle statistiche, si è rilevato che la popolazione carceraria ha una determinata percentuale di popolazione che proviene da determinate aree geografiche ed è priva di reddito (se non quello frutto di attività illecita).

Un tale uso dell’IA sarebbe evidentemente fallace, concretizzandosi quell’uso deterministico che invece si vuole scongiurare.
Del resto le normative da noi elencate sono (correttamente) di ambito applicativo molto ampio, dal momento che sanzionano non solo le ipotesi di discriminazione diretta, ma anche quelle di discriminazione indiretta (quali risulterebbero, verosimilmente, quelle degli esempi delinati).

Inoltre, è stato sollecitato anche da parte delle istituzioni europee una vigilanza “rinforzata” sull’uso di IA, soprattutto quando il trattamento dei dati si basa direttamente o indirettamente su dati “sensibili”, che possono includere l’origine razziale o etnica, le condizioni socio-economiche, le opinioni politiche, la fede religiosa o filosofica, l’appartenenza a un sindacato, i dati genetici, i dati biometrici, i dati sanitari o i dati relativi alla vita sessuale o all’orientamento sessuale e (nell’ambito “Orientamenti etici per un’IA affidabile”) si è espressamente ricordato che “l’uguaglianza implica che il funzionamento del sistema non possa generare risultati ingiustamente distorti (ad esempio, i dati utilizzati per istruire i sistemi di IA dovrebbero essere il più inclusivi possibile e rappresentare gruppi di popolazione diversi)”.

2) Il discorso precedente varrà naturalmente non soltanto con riferimento al premio, ma anche con riguardo al testo contrattuale di polizza, laddove il sistema di IA sia in grado di proporre un normativo di prodotto esattamente disegnato sulle specifiche caratteristiche del cliente (sul tema ci eravamo già espressi nel precedente articolo, laddove parlavamo dell’esigenza di testi contrattuali omogenei, in conformità al principio di mutualità).

3) Al fine di non giungere ad un meccanismo non conforme al principio di mutualità della classe di rischio, è opportuno che i parametri di personalizzazione, quando arrivino all’estremo dettaglio (ad es. perché correlati all’attività fisica effettivamente svolta e rilevata in corso di contratto) agiscano come un meccanismo premiale a favore del singolo assicurato, nei limiti della sostenibilità del fabbisogno tariffario.

In conclusione, un buon uso dell’IA deve essere accompagnato da presidi di controllo e verifica da parte di chi se ne avvale, al fine di verificare che i procedimenti ed i parametri adottati siano conformi alla normativa volte a scongiurare la discriminazione, diretta o indiretta. Punto di partenza utile, oltre alle singole norme specifiche del mercato assicurativo, è sicuramente costituito dagli Orientamenti etici per un’IA affidabile e dal decalogo di misure da adottare al fine di verificare che l’IA risulti equa e non discriminatoria.

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Mobility as a service, tutto sul nuovo sistema di mobilità che sta impattando sulle assicurazioni

L’evoluzione del trasporto, dalla smart mobility alla MaaS (mobility as a service), rappresenta una grande sfida non solo per i produttori di automobili ma anche per il mercato assicurativo. Da un lato perché con l’incremento dei servizi di mobilità in bundle e in sharing il numero di polizze auto individuali è destinato a calare. Dall’altro perché proprio la crescita dei nuovi servizi costituisce un’opportunità per entrare in nuovi segmenti di mercato. Da parte dei player del mondo assicurativo, però, sarà necessario studiare nuovi modelli di business per poter riuscire a cogliere appieno queste occasioni. E capire bene che cosa si intende per mobility as a service, come funziona, quali sono i vantaggi. Ecco una guida di EconomyUp con tutte le risposte. 

Mobility as a service, che cos’è

La MaaS – Mobility as a Service è mobilità come servizio. Si basa sul concetto di abbonamento, oppure sulla formula del pay per use (pagamento  in base al concreto utilizzo), e si sta diffondendo in modo particolare nelle grandi città.

Come funziona

Una volta corrisposto un forfait mensile al service provider, l’utente può pianificare il proprio viaggio su una piattaforma software che in automatico propone e permette di prenotare tutti i mezzi necessari, sia pubblici sia privati (treni, bus, taxi, car e bike sharing) per compiere il percorso. Oltre naturalmente alla propria destinazione, a seconda delle opzioni proposte dalla applicazione, ogni persona può indicare preferenze sul mezzo da utilizzare e così via; sarà poi il tool a suggerire la combinazione più efficace e conveniente, integrando le diverse opportunità di movimento che un agglomerato urbano può offrire, dal sistema di trasporti pubblici a tutti i vari servizi che possono trovarsi nelle città (bike sharing, car sharing eccetera).

Queste piattaforme – riporta ancora EconomyUp – lavorano con l’obiettivo di ottimizzare i tempi, ma anche di paragonare i costi e tengono addirittura conto delle condizioni meteo. A questo punto, una volta individuato ciò che si preferisce fare, mediante lo stesso sistema si potrà prenotare e pagare per la soluzione prescelta.

EVENTO

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Automotive

In pratica, mobility as a service si caratterizza per tre aspetti principali: per il fatto di poter fruire di tutti i servizi di mobilità a consumo; in quanto è un servizio utilizzabile ovunque e perché rende semplice e immediato il pagamento.

Cloud, IoT -Internet of Things, Intelligenza artificiale e machine learning sono le principali tecnologie su cui si basa la possibilità di proporre un servizio di mobility as a service.

Mobility as a service, quali sono i vantaggi

Premesso che l’obiettivo delle pubbliche amministrazioni che promuovono questa modalità di spostamento è quello di fare in modo che si vada abbandonando l’utilizzo dell’auto privata, sono molteplici i vantaggi determinati dal MaaS per i privati, per le aziende che offrono servizi di trasporto e per la collettività. Prima fra tutti, la riduzione del traffico e dell’inquinamento (sia atmosferico sia acustico).

Inoltre, gli utenti del servizio potranno spendere meno per i loro spostamenti, diminuirne i tempi,  muoversi in maniera più sicura, grazie al fatto, tra l’altro, che potranno sempre avere informazioni aggiornate in tempo reale sulla situazione del percorso che stanno compiendo.

D’altra parte, gli operatori del mondo del trasporto, avendo una vasta mole di dati su cui costruire le proprie strategie, potranno ottimizzare i loro servizi rispondendo in maniera puntuale alle necessità dei propri interlocutori. A questo proposito anche i gestori del traffico, così come le autostrade potranno optare per soluzioni e prezzi modulari in base all’utilizzo, agli orari, alla situazione della strada eccetera.

Un giro d’affari miliardario

Nel KPMG Global Automotive Executive Survey 2019  la metà degli intervistati con una macchina di proprietà hanno detto di aspettarsi di non averla più entro il 2025. Lo stesso trend, si legge nel medesimo studio, andrà affermandosi nelle aziende dove si procederà a una ottimizzazione del parco auto. Sono le conseguenze della rapida diffusione di servizi di mobilità alternativi.

Secondo i dati di una ricerca BIS Research dell’anno scorso, negli anni che trascorreranno tra il 2018 e il 2028 il concetto di trasporto come servizio a livello globale genererà un giro di affari in incremento anno su anno di quasi il 50%, le revenue derivate da questo mercato dagli oltre 31 miliardi di dollari dei 12 mesi scorsi passeranno a quasi 1.760 miliardi.

Osservando questo fenomeno da un altro punto di vista, e ciò è stato fatto in uno studio recente di McKinsey sulla mobilità integrata, gli analisti si aspettano un aumento degli spostamenti, ossia della volontà di muoversi da parte delle persone, grazie al fatto di poter fruire di soluzioni di viaggio più convenienti. E’ previsto un incremento tra il 20 e il 50%, il che innesca un circolo virtuoso, anche in termini economici, che può avere un impatto importante su tutta la collettività.

Gli analisti si aspettano, in generale, che con l’affermazione del 5G si assista a una accelerazione dell’utilizzo di queste piattaforme applicative. Poter contare su connettività più efficace significa infatti inviare comunicazioni in tempo reale per rispondere in maniera precisa alle esigenze dei viaggiatori.

Mobility as a service, case study italiani e internazionali

I primi a sperimentare questa tipologia di servizi sono stati i finlandesi e, nello specifico, gli abitanti di Helsinki che già dal 2016 hanno la possibilità di fruire della Whim app che si occupa proprio di identificare per loro la modalità migliore per raggiungere una località.

In uno studio Deloitte di qualche tempo fa sono riportati diversi esempi di applicazioni e progetti pilota di Mobility as a service. Tra questi il progetto Communauto/Bixi avviato nel Quebec in Canada dove alcune aziende municipalizzate di trasporti hanno deciso di proporre pacchetti che includessero nella propria offerta di mezzi pubblici la possibilità di usare sia il servizio di bikesharing (di Bixi) sia quello di carsharing (dell’altro fornitore).

A Gothenburg, in Germania, UbiGo alle precedenti tipologie di mezzi di trasporto aggiunge la possibilità di affittare la macchina, di utilizzare taxi, il tutto sfruttabile mediante una sola applicazione che, tra l’altro, ha l’interessante possibilità di assegnare bonus agli utenti nel caso facciano scelte di spostamento sostenibili. Ma ci sono molti altri esempi di app di questo tipo in tutto il mondo, inclusa l’Italia.

In particolare – puntualizza EconomyUp – proprio alla fine di marzo di quest’anno, lgiunta comunale di Torino ha approvato un progetto MaaS teso a disincentivare l’uso dei veicoli privati che prevede buoni di mobilità da utilizzare per spostarsi in città sfruttando servizi di trasporto a basso impatto ambientale, sostenibili e in condivisione, così come bike sharing, corse di taxi e sempre più le opportunità si apriranno ad altri servizi di sharing.

Anche a Milano, tra le città italiane che si caratterizzano per il proprio modello di mobilità evolute, si sta riflettendo su mobility as a service per proseguire nell’impegno sulla mobility di nuova generazione.

L’importanza del pagamento mobile

Per poter diffondere questi servizi di MaaS rendendoli sempre più appetibili per gli utilizzatori, come abbiamo visto negli esempi precedenti, è fondamentale costruire un ecosistema di provider coinvolgendo vari attori e tipologie di proposte. Ugualmente essenziale è garantire soluzioni di pagamento mobile che rendano immediato e agevole l’utilizzo dei servizi.

A tal proposito, Telepass ha lanciato “Telepass Pay X” in collaborazione con BNL-Bnp Paribas che consiste in un conto corrente e una carta prepagata per servizi di mobilità, ma anche per pagamenti quotidiani . Questo servizio garantisce transazioni veloci e sicure sempre e ovunque, è aperto a terze parti e quindi vi si possono costruire intorno soluzioni che man mano si possono arricchire coinvolgendo più aziende, non necessariamente legate alla mobilità in senso stretto. Un esempio concreto in questo senso è WashOut,  la startup milanese che ha presentato l’app per lavare auto e moto ovunque siano parcheggiati. Il limite dell’offerta di servizi è dunque davvero solo quello rappresentato dalla fantasia.

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Droni, per le assicurazioni sono un doppio affare

Tra il 2015 e il 2019 le prime 20 università di ingegneria al mondo hanno prodotto 700 pubblicazioni scientifiche relative ai droni, che si sono concentrate in particolare su sistemi di guida, navigazione e controllo (27%), applicazioni (25%) e telecomunicazioni (19%). Da un punto di vista tecnologico l’innovazione galoppa rapidamente, permettendo a nuove soluzioni alternative di superare i limiti dei multirotori classici: ci sono i convertiplani (droni con un sistema propulsivo capace di variare la configurazione come un multirotore per il volo verticale e come un velivolo ad ala fissa per il volo avanzato), i tail sitter (capaci di atterraggio e decollo verticale e grandi variazioni di assetto) e le macchine a propulsione duale (con rotori per la propulsione verticale e di eliche per la propulsione longitudinale).

I droni sono un fenomeno affascinante sotto molti punti di vista e per diverse industrie, tra cui quella assicurativa, come in precedenti articoli abbiamo già accennato, per la quale rappresenta un tema d’interesse da un duplice punto di vista: un nuovo mercato assicurativo, ma anche un innovativo strumento a disposizione delle Compagnie per realizzare ispezioni, verifiche, sopralluoghi, perizie.

Un vero matrimonio, però, tra il mondo assicurativo e quello dei droni ancora non c’è stato, almeno in Italia, per quanto i segnali ci siano tutti.

Per esempio, sotto l’aspetto del nuovo mercato assicurativo, c’è da sapere che dallo scorso 15 dicembre è in Italia obbligatorio per tutti gli operatori dei droni stipulare una polizza assicurativa per responsabilità civile, anche per chi vola per scopi ricreativi.

E c’è da sapere anche che, secondo un recente report dell’Osservatorio Droni della School of Management del Politecnico di Milano, il settore dei droni italiano (tra i più regolamentati al mondo e per alcuni esperti con una certa confusione)  sta crescendo: sono già 700 le imprese della filiera civile dei droni, principalmente piccoli operatori, ma  ci sono anche 650 aziende utilizzatrici hanno chiesto l’autorizzazione ENAC. Dal 2016 al 2019 sono stati registrati 13.479 droni in Italia, in media +13% l’anno.

“Il settore civile dei droni sembra avere tutte le caratteristiche per potersi sviluppare in Italia nei prossimi anni – affermano Alessandro Perego e Giuseppe Sala, rispettivamente Direttore del Dipartimento di Ingegneria Gestionale e Direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Aerospaziali -. Stiamo parlando di un mercato emergente, anche se ancora economicamente modesto e con aziende prevalentemente piccole, ma con un grande potenziale di crescita nei prossimi 3 anni. A livello applicativo i droni sono già impiegati in numerosi settori, come ad esempio l’agricoltura, la gestione di emergenze, il monitoraggio di territori a seguito di catastrofi naturali e nel settore delle utility per lo svolgimento di ispezioni e sopralluoghi. Sono invece ancora poche le applicazioni nei trasporti di merci e persone, soprattutto in ambito urbano”.

Le applicazioni potenziali dei droni sono svariate, si va dalle consegne a domicilio alle ispezioni in ambito industriale, dal soccorso al trasporto di persone.

In ambito assicurativo, gli analisti sottolineano che vi sono parecchi motivi per cui una Compagnia potrebbe giovarsi dell’aiuto dei droni in tutte le fase del ciclo di vita di una polizza, dal recupero di informazioni in fase di sottoscrizione (pensiamo alle immagini di un immobile da assicurare ottenute prima di fornire la copertura); durante tutto il periodo di copertura assicurativa grazie a un più agevole e meno costoso sistema di ispezione per aiutare nella manutenzione preventiva; per valutare i danni dopo un evento, pensiamo alle ispezioni anche in casi estremi come disastri e catastrofi, quando sarebbe impossibile per un essere umano intervenire mentre un drone può fornire un feedback sull’entità del danno molto prima che il sito sia sicuro o accessibile. Questo renderebbe i tempi di risposta in caso di sinistro decisamente ridotti.

Eppure, come mostra la mappatura delle applicazioni realizzata dall’Osservatorio, su una base internazionale di 258 progetti, le assicurazioni non spiccano ancora per grande operatività.

“Gli ambiti di applicazione più maturi sono costituiti da ispezioni e sopralluoghi, che coprono la metà dei progetti operativi e il 39% delle sperimentazioni, e dal trasporto, in grande fermento ma ancora poca concreto – dice Cristina Rossi Lamastra, Responsabile Scientifica dell’Osservatorio Droni –. Poiché la tecnologia è ancora poco matura è difficile parlare di benefici e soprattutto quantificarli, ma coloro che hanno iniziato le sperimentazioni sottolineano un aumento della sicurezza, una riduzione dei tempi per svolgere le operazioni e una riduzione dei costi”.

Certamente si tratta di un terreno in cui le startup si stanno già muovendo più velocemente delle Compagnie e con maggiore dose di innovatività. Per fare un esempio fra tanti, una startup insurtech nata per il mondo droni è la statunitense SkyWatch.ai che ha progettato, ingegnerizzato, una polizza on-demand che fa leva su una piattaforma digitale basata su AI per fornire un’analisi del rischio in tempo reale, e permette ai piloti di ridurre i loro costi man mano che diventano più affidabili e stabiliscono record di sicurezza. Inoltre con SkyWatch i piloti possono ricevere una copertura di responsabilità civile oraria, direttamente dal cellulare, oppure per mese o anno – e avere a disposizione gli strumenti necessari per analizzare pianificare i propri voli e verificare le proprie prestazioni di volo.

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Virtuoso, l’app che ti paga per stare bene

Fatturato e internazionalizzazione: sono le due parole d’ordine per il 2020 di Healthy Virtuoso, la startup fondata a Cagliari da Andrea Severino e Nicola Tardelli (figlio del noto campione calcistico) che in un anno e mezzo circa di attività ha raccolto riconoscimenti e premi, tra i quali il più recente è stato Open-F@b Call4Ideas 2019, il contest promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp, che giunto alla sua sesta edizione ha premiato le soluzioni più innovative sul tema dell’Human Data Science.

“Virtuoso è un nuovo modello di business assicurativo che ruota intorno a un’app che aiuta e premia gli utenti a mantenere uno stile di vita salutare. – spiega Andrea Severino, fondatore e Ceo – Il primo step è stato proprio costruire l’app gratuita, un’app costruita non intorno all’assicurazione, ma alla persona. Dietro Virtuoso c’è ricerca e sviluppo, ci sono studi di psicologia clinica e comportamentale, il lavoro di un’equipe di ricercatori dell’Università Cattolica; dopo c’è la tecnologia, che fa leva su gamification, user experience e dati. La nostra app non vuole essere ‘bella’, vuole essere stimolante e motivante, spingere le persone a darsi ogni giorno degli obiettivi per la propria salute”.

Le app per la salute e il benessere, che possiamo inquadrare nel più ampio settore della digital health,  sono un fenomeno del momento e si stanno dimostrando estremamente efficaci nell’aiutare le persone a mantenere uno stile di vita più sano. Rappresentano un valido aiuto nella prevenzione ed è anche per questo che sono diventate interessanti sia per tutte le aziende in relazione ai programmi di welfare aziendale; sia per le compagnie assicurative, la cui ambizione è oggi proprio quella di offrire non solo una copertura ‘a danno fatto’, ma piuttosto un servizio che prevenga il verificarsi del danno.

Come funziona Healthy Virtuoso

Virtuoso è nato con l’obiettivo di incentivare le persone ad adottare uno stile di vita meno pigro e sedentario, invogliandole a fare maggiore attività fisica. Al contrario di molte altre app per il fitness e lo sport, Virtuoso non utilizza il GPS e non traccia direttamente nessuna attività fisica. Si basa unicamente sui dati che arrivano da Google Fit (Android) e app Salute (iOS) e altre app compatibili con questi sistemi. Lo svolgimento di attività fisica giornaliera e la partecipazione a ‘sfide’ permette di accumulare crediti che possono essere convertiti in sconti e premi. Nello sviluppo prossimo dell’applicazione saranno inseriti altri ‘indicatori’ di benessere, come il monitoraggio del sonno o la meditazione.
In un anno e mezzo, da quando è stata lanciata, Virtuoso ha registrato oltre 120 mila download, in 113 Paesi. Piace, ha un alto numero di utenti attivi e ogni utente ha coinvolto in media almeno un’altra persona. L’applicazione è già stata utilizzata da diverse aziende, tra le prime KPMG, per realizzare delle sfide tra dipendenti, con l’obiettivo ultimo di aiutare le aziende stesse a migliorare il benessere dei dipendenti e spingere questi ultimi ad adottare comportamenti salutari.
Virtuoso si è dimostrata un’app particolarmente ingaggiante. – continua Severino – Cosa succede se si implementa una soluzione così sulla base clienti di un’assicurazione o di una banca? Succede che sarà la banca o l’assicurazione a creare questo tipo di coinvolgimento (l’applicazione può in teoria essere anche personalizzata). L’app, proprio per le sue caratteristiche, rappresenta quindi un’opportunità interessante anche per banche e assicurazioni, che per esempio possono utilizzarla anche nello sviluppo della fase della client acquisition.”.

Healthy Virtuoso, un nuovo touchpoint con il cliente

“Per le assicurazioni rappresentiamo un nuovo touchpoint con il cliente: sappiamo che fino a oggi i punti di contatto sono stati due, la sottoscrizione e il sinistro, momenti delicati in cui è difficile costruire una fidelizzazione del cliente. Virtuoso permette una relazione diversa, quotidiana, basata su nuovi elementi, ingaggianti, premianti. – continua Severino – Inoltre, permette all’assicurazione di conoscere meglio le abitudini e le reali necessità dei suoi clienti e da qui riuscire a proporre il prodotto giusto, al momento giusto, alla persona giusta. Così può restituire reale valore al cliente. Cambia completamente la value proposition, si passa dalla copertura di un generico rischio alla copertura del rischio specifico di quella certa persona: questo è certamente molto più ingaggiante per un cliente.”

Healthy Virtuoso e welfare aziendale

Incentivare stili di vita salutari sul posto di lavoro rappresenta per le aziende un’importante opportunità per migliorare la produttività e il coinvolgimento dei propri dipendenti.
“I risultati che abbiamo raggiunto con Virtuoso ci dimostrano che è in grado di coinvolgere e di modificare i comportamenti delle persone. Perciò lo abbiamo proposto alle aziende come strumento di welfare aziendale, dimostrando che anche sul posto di lavoro, dove le persone passano la maggior parte della loro vita, si può fare prevenzione, engagement, si può creare salute. La nostra proposta per le aziende, la Corporate Health Challenge, permette ad esempio di creare dei contest tra dipendenti attraverso i quali si possono vincere viaggi, voucher, ecc, e il risultato è stato ottimo, per i dipendenti è molto coinvolgente. Siamo molto soddisfatti dei primi progetti realizzati e dell’eco che ciò ha evidentemente avuto, perché molte aziende ci stanno chiamando. Ora il prossimo passo è costruire con assicurazioni e banche un prodotto, per il b2b principalmente, che sia anche un programma di prevenzione.”

Healthy Virtuoso e la collaborazione con BNP Paribas Cardif

Fino a oggi Healthy Virtuoso ha raccolto circa 700mila euro, da amici, familiari e qualche investitore privato, non ha ancora coinvolto nessun fondo di venture capital vero e proprio. Anche perché, spiega Severino, sia in ambito assicurativo così come nella salute, i tempi per far decollare le cose sono più lunghi rispetto ad altri settori e questo non si concilia con tutti gli investitori early stage. “Noi ci siamo attrezzati per camminare sulle nostre gambe e indirizzare le nostre energie in questo momento non al fund raising ma al mercato, a trovare clienti, a fatturare.”

Anche la partecipazione a Open-F@b Call4Ideas di BNP Paribas Cardif 2019 è stata per la startup un passo nella direzione ‘mercato’ poiché le ha permesso di sviluppare un rapporto diretto con la Compagnia.

“Siamo contenti di aver avviato la collaborazione con BNP Paribas Cardif, avendo esperienza di altri contest non ci aspettavamo nemmeno la tempestività con cui fin da subito il team R&D ci ha affiancato per mandare avanti i nostri progetti – conclude il Ceo della startup – Dopo aver vinto il contest, nei giorni successivi ci siamo subito incontrati per definire una roadmap dei passi da fare insieme, con l’obiettivo di individuare in quale direzione concentrare gli sforzi per realizzare un prodotto assicurativo innovativo. Siamo proprio felici di constatare una precisa volontà di andare avanti da parte della Compagnia, una concretezza che apprezziamo molto, e che siamo certi potrà dare i suoi frutti”.

L’articolo Virtuoso, l’app che ti paga per stare bene proviene da InsuranceUp.


Intelligenza Artificiale e assicurazioni: quale compatibilità con la mutualità del rischio?

L’industria assicurativa da tempo sta riflettendo su come utilizzare le nuove tecnologie, tra cui l’Intelligenza Artificiale, per ottenere prodotti da offrire sul mercato più fruibili, di più facile ed immediata sottoscrizione e che meglio si attaglino al target market individuato. L’utilizzo di nuove tecnologie solleva di riflesso domande sulla compatibilità ed i limiti che l’introduzione di simili innovazioni possono avere nel settore, soprattutto laddove le basi della disciplina giuridica sono state gettate da un legislatore che neanche lontanamente poteva immaginare un simile progresso.

Una definizione di Intelligenza Artificiale

Per rispondere alla domanda del titolo, pare opportuno dare una definizione di Intelligenza Artificiale, pur nella difficoltà di delimitare i confini del fenomeno, rifacendoci alla definizione delineata dalla Commissione Europea in uno dei suoi rapporti: “Intelligenza artificiale’ (I.A.) indica sistemi che mostrano un comportamento intelligente analizzando il proprio ambiente e compiendo azioni, con un certo grado di autonomia, per raggiungere specifici obiettivi. I sistemi basati sull’I.A. possono consistere solo in software che agiscono nel mondo virtuale (ad esempio assistenti vocali, software per l’analisi delle immagini, motori di ricerca, sistemi di riconoscimento vocale e facciale), oppure incorporare l’I.A. in dispositivi hardware (per esempio in robot avanzati, auto a guida autonoma, droni o applicazioni dell’Internet delle cose).”

(Comunicazione della Commissione europea al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – L’intelligenza artificale per l’Europa, Bruxelles 25 aprile 2018)

Tanto premesso, riteniamo altresì utile ricordare, anche se sembra scontato, che l’Intelligenza Artificiale opera attraverso le istruzioni che vengono date (dall’uomo) al sistema per il raggiungimento di un determinato obiettivo. In altre parole, l’I.A. non ha un’intelligenza emotiva, le è sconosciuto il “buon senso” ed il raggiungimento dell’obiettivo prescinde da un qualsiasi motivo, movente o ragione.

Proprio per ciò e per la potenziale applicazione pervasiva dell’Intelligenza Artificiale, la Commissione europea ha approvato specifiche linee guida (“Orientamenti Etici per un’I.A. affidabile”) che riassumono e stabiliscono gli standard a cui deve tendere chi sviluppa e realizza applicazioni basate sull’IA (a questo link è possibile approfondire).

L’Intelligenza Artificiale nell’industria assicurativa

L’Intelligenza Artificiale nell’industria assicurativa è applicata in fasi e momenti diversi:

· La raccolta, l’analisi e la classificazione dei dati

· Logistica ed efficientamento nei processi di back office

· Customer care, sottoscrizione e liquidazione dei sinistri

· Processi antifrode

Ultimo, ma non di minore importanza, è l’uso di applicativi di I.A. in ambito consulenziale e di risk management, settore di fondamentale importanza per la prevenzione dei rischi e l’ottimizzazione delle risorse. Attraverso l’uso di tali applicativi i vantaggi che si prospettano per il cliente sono notevoli: dall’abbassamento del premio (conseguenza del minor numero di frodi), alla riduzione dei tempi nell’emissione della polizza ad una più veloce liquidazione del sinistro (si ricorda sul punto il tema smart contract e block chain, di cui costituisce un esempio la polizza “autoliquidante” in caso di cancellazione o ritardo del volo).

Aspetti legali dell’I.A. nelle assicurazioni

Quali sono gli aspetti giuridicamente più complessi legati all’uso di I.A. da parte delle compagnie assicurative? Entro quali limiti, cioè, le nuove possibilità favorite dall’I.A. sono compatibili con le fondamenta giuridiche del contratto di assicurazione e del diritto assicurativo, o comunque meritano una più attenta riflessione?

Partiamo dai fondamentali: una delle basi giuridiche su cui è incardinato il contratto di assicurazione e su cui si impernia l’industria assicurativa, è la comunione dei rischi. In altri termini: intanto l’assicuratore riesce a coprire il rischio che un evento incerto accada, in quanto tale rischio viene condiviso dall’intera collettività, sia in termini di assoggettamento ad una sorte comune, sia in termini di contributo alla costituzione delle riserve e di “condivisione” (indiretta) delle stesse. E’ il c.d. trasferimento del rischio dal singolo alla collettività (o massa) rappresentata e gestita dall’assicuratore, massima espressione della logica mutualistica. Come noto poi, il premio pagato dal contraente a fronte del rischio assicurato viene calcolato su basi statistico attuariali e la probabilità e la frequenza che l’evento si avveri, rappresentano il “rischio imprenditoriale” – senza giochi di parole! – dell’assicuratore: più il numero e la frequenza degli eventi si avvicinano alle previsioni dell’assicuratore, maggiore sarà l’efficienza (e la profittabilità) dell’impresa.

Problemi di compatibilità tra mutualità e Intelligenza Artificiale

Mutualità e comunione dei rischi presuppongono quindi la realizzazione di una collettività di assicurati omogenei a cui i rischi afferiscono. Ed è proprio qui che possono arrivare gli attriti con l’uso di applicativi di I.A. che, per loro essenza, operano attraverso un automatismo e potrebbero portare a disgregare in moltitudine di singolarità il paniere della mutualità: come è stato sostenuto, la mutualità/solidarietà è concetto che – almeno a prima vista – si pone in antitesi rispetto alla personalizzazione/individualismo, ponendo quindi in ultima istanza, interrogativi sui metodi di calcolo delle riserve e, più in generale, sui sistemi di tecnica finanziaria su cui si reggono le assicurazioni. L’essenza del problema è dunque: fin dove però può arrivare la personalizzazione della polizza (o del rischio: la c.d. “tailorizzazione”, secondo un neologismo di matrice anglosassone), esasperata dall’uso di applicazioni e automatismi propri dell’I.A. in grado di rilevare le specificità peculiari di un singolo assicurato, costruendo una polizza su misura in termini di premio e/o eventualmente di condizioni (seppur predeterminate dal sottoscrittore della polizza)?

L’interrogativo non è di agevole risposta.

Diversi elementi inducono tuttavia ad avere un atteggiamento flessibile e possibilista, di fronte a tale amletico dilemma. Difatti:

a) la legislazione RCA già è fortemente sbilanciata nel senso della personalizzazione dei meccanismi contrattuali, anche mediante l’uso di tecnologie (le scatole nere) volte a rilevare la condotta del singolo assicurato, che verrà dunque premiato o penalizzato a sfavore o a favore dell’intera collettività. Il distinguo sembra dunque essere ammesso dallo stesso legislatore seppure, emblematicamente, in relazione a condotte degli assicurati possibili/accessibili per l’intera collettività in comunione di rischio. Su questa scia, ad esempio, alcuni assicuratori stanno sperimentando l’idea di una polizza salute basata sul concetto “pay-as-you-live”. In pratica ciò significa che le tariffe (cioè: i premi assicurativi) vengono determinati sulla base di un profilo individuale di salute, in ciò agevolato da nuove generazioni di sensori e nuove applicazioni digitali (smart watch e “tracker”) che registrano il comportamento della persona con estrema precisione;

b) sempre l’RCA, ha in particolare aperto la frontiera all’utilizzo di tecnologie in grado di differenziare il premio sulla base di strumenti tecnologici in grado di sorvegliare sull’assicurato (di nuovo: la scatola nera o i meccanismi di misurazione del livello di alcol nel sangue), impedendo l’accadimento del sinistro. Una personalizzazione non effettuata dunque sulla base di un parametro operante “a priori” (ossia sulla base delle caratteristiche proprie del soggetto assicurato), ma su base di una logica di “prevenzione” del sinistro: apertura significativa, che potrebbe addirittura portare a considerare determinate tecnologie di prevenzione del rischio (dall’allarme al sistema antincendio) funzionali ed ancillari all’attività assicurativa;

c) la personalizzazione dei contratti assicurativi non è fenomeno recente, essendo da sempre invalso l’utilizzo di termini (librerie di clausole predeterminate) o condizioni (franchigie/scoperti) per tener conto delle peculiarità del caso di specie. Da questo punto di vista, l’.I.A. (come già avvenne per il calcolatore, in ambito matematico) è forse semplicemente destinata ad introdurre una maggiore capacità di combinazione ed una più precisa ed oggettiva capacità di analisi. Ciò naturalmente a patto di rispettare alcune specifiche condizioni:

i. nel caso sopra esemplificato della polizza sanitaria “pay-as-you-live”, la compagnia di assicurazione dovrebbe aver predisposto adeguate procedure per evitare di creare inique distorsioni e/o pregiudizi (cc.dd. unfair bias, che minano la realizzazione di classi omogenee: ad esempio eseguendo test su un campione di popolazione con determinate caratteristiche o casi particolari (ad esempio persone con disabilità) che non devono aprioristicamente rimanere escluse dal sistema. Così come, ulteriormente, dovrebbero essere stati predisposti dei processi in modo che l’applicativo di I.A. sia fedele e affidabile ed affinché, ad esempio, possano essere riconosciuti e superati errori di sistema dati da variabili non rappresentate o immaginate nella realizzazione delle istruzioni ed obiettivi dell’applicativo di I.A (ad esempio l’incapacità del sistema di valutare allo stesso modo l’età effettiva – vs l’età anagrafica – rispetto a determinate tipologie di persone). Gli Orientamenti della Commissione Europea sopra citati forniscono, non a caso, una serie di test esemplificativi che operatori che usano applicativi di I.A. dovrebbero sottoporre ai loro sistemi, per verificarne la compatibilità con i principi ed i requisiti fondamentali sopra elencati;

ii. il livello di personalizzazione dovrebbe essere tale da non individuare una nuova classe di rischio. Nell’assemblare le diverse opzioni disponibili (che costituiranno, ci si augura, un universo chiuso non troppo numeroso), l’I.A. non dovrà cioè introdurre un elemento differenziale che – incidendo su di uno degli elementi essenziali della classe di rischio (ossia la copertura o le esclusioni) – sia tale da far venir meno la comunione di rischi tra quel singolo assicurato e gli altri acquirenti del medesimo prodotto;

d) la normativa in materia di distribuzione ha di recente introdotto – anche per i prodotti assicurativi di puro rischio – il concetto di “consulenza”, collegata alla raccomandazione del prodotto più indicato a soddisfare le richieste ed esigenze del cliente. Un concetto oggi collegato alla selezione tra i prodotti a disposizione dell’intermediario, che domani potrebbe essere esteso alle variabili di personalizzazione dei prodotti a sua disposizione.

La risposta alla domanda del titolo quindi è: sì, mutualità e I.A. sono compatibili e possono convivere. Ora rimane da rispondere al successivo e contiguo tema, relativo al confine tra la “tailorizzazione” del prodotto tramite I.A. e la possibile illegittima discriminazione nel processo di selezione del rischio.

Ma a questo argomento sarà dedicato il prossimo articolo, a cui vi rimandiamo sperando di offrirvi sempre una buona lettura.

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Midori, lo smart meter innovativo che può diventare la black box della casa

“I dati sono il petrolio del nuovo millennio. Ne avremo a disposizione una quantità sempre maggiore. E il vero problema, in futuro, non sarà il loro accesso, ma la loro analisi e comprensione. La differenza, però, la saprà fare solo chi metterà il fattore human al centro”. Christian Camarda ne è certo. “I dati ci aiutano a creare prodotti mirati ma se non mettiamo la persona al centro non c’è mercato e non c’è successo”. Torinese, 36 anni, ingegnere delle telecomunicazioni, Camarda è il Ceo di Midori, startup vincitrice della sesta edizione di Open-F@b Call4Ideas di BNP Paribas Cardif dedicata alla Human Data Science.

Midori, la pmi per un consumo energetico consapevole. La storia

Midori è una PMI innovativa nata nel 2011, ospitata dapprima all’interno dell’Incubatore I3P del Politecnico di Torino e dal 2018 con sede all’Energy Center del Politecnico di Torino. Si tratta di una società che realizza e vende servizi di analisi energetica e smart metering per fornire dati energetici precisi e di dettaglio. “L’idea è nata durante un master universitario a Torino dove ho incontrato colleghi che, come me, hanno la passione per l’efficienza energetica” racconta il founder della startup. “Insieme ad altri ingegneri ho iniziato a pensare alla possibilità di offrire alle persone strumenti più avanzati di quelli che erano (e che di fatto sono ancora) presenti sul mercato per un consumo consapevole dell’energia”. L’idea alla base dell’allora startup è chiara: realizzare soluzioni per far comprendere meglio a persone e aziende in che modo usano l’energia e come possono ridurre inutili sprechi. La consapevolezza è l’elemento che caratterizza ogni soluzione proposta da Midori, mentre la tecnologia e l’innovazione sono messe al servizio dell’individuo, parte attiva e responsabile di un nuovo modo di vivere sostenibile.

A Christian Camarda, si uniscono subito Awet Abraha Girmay (etiope, ingegnere delle telecomunicazioni), Davide Comba (senior developer, con esperienza nella programmazione web e mobile), Francesca De Santis (si occupa di comunicazione e clienti: “Abbiamo iniziato a vendere i prodotti e i feedback dei clienti sono fondamentali per noi” puntualizza Camarda), Virginia Vassallo (psicologa sociale, si occupa del design sociale del prodotto: l’analisi dei bisogni dei clienti si trasformano in funzionalità e servizi da inserire all’interno del prodotto).

Oggi questa pmi collabora con aziende del settore energetico come Iren, Liquigas, Repower, Evolvere e Domotica Labs, e ha saputo generare revenues sin dal primo anno di attività per una cifra complessiva di 1,2 milioni di euro, potendo autofinanziare così lo sviluppo delle sue tecnologie, frutto di un know-how accumulato in 7 anni di ricerca e sviluppo nel campo ICT.

Alla base di questo successo ci sono i prodotti realizzati da Midori, Kiui (il primo già lanciato sul mercato) e NED (il prodotto con cui la pmi ha vinto Open F@b).

Kiui, il primo prodotto di Midori (fratello maggiore di NED)

Kiui è una piattaforma web per il calcolo del profilo energetico di casa, pensato per essere integrato nei sistemi digitali di aziende di fornitura di energia elettrica e gas. Non serve hardware da installare. Tutto è sul web. Il funzionamento di Kiui si basa su un’intervista sull’abitazione analizzata e i dispositivi presenti e in pochi minuti viene generato un report dettagliato sui consumi di casa. In base al risultato del report, Kiui segnala come si possono ottimizzare i consumi di casa e limitare la spesa energetica, fornendo una simulazione dei consumi che si avrebbero adottando i suggerimenti di risparmio energetico. Kiui, infatti, fornisce una fotografia del consumo annuale degli elettrodomestici in kWh, Euro e kg di CO2; dati ad oggi sconosciuti perché nascosti all’interno del dato aggregato fornito dalla bolletta energetica. Grazie a questo prodotto, realizzato subito dopo la fondazione della startup, Midori avvia importanti collaborazioni con Repower, Liquigas, Iren ed Evolvere. “Con i ricavi ottenuti da queste partnership abbiamo lavorato su NED, il prodotto premiato a Open F@b” racconta Camarda.

NED, il primo smart meter Made in Italy che controlla i consumi degli elettrodomestici

NED è un dispositivo che permette di tenere sempre sotto controllo quanta energia consumano gli elettrodomestici di casa. Si connette contemporaneamente con tutti i dispositivi di casa, senza la necessità di installare numerosi, costosi e invasivi strumenti di misura. Oggi, infatti, il mercato del monitoraggio energetico offre soltanto soluzioni composte da strumenti di misura (Smart Plug) da collegare ad ogni elettrodomestico; questo significa alti costi per l’utente e l’impossibilità di installare le Plug in prossimità di elettrodomestici incassati o a muro. NED invece si collega facilmente al quadro elettrico di casa e tramite una sola app per smartphone permette di accedere a un’intera gamma di servizi, per scoprire il reale utilizzo dell’energia e imparare a risparmiare sulla bolletta fino al 20% ogni anno.

Come funziona NED

NED nasce da anni di ricerca e sviluppo nell’ambito del machine learning e del data analytics e il suo vero valore è negli algoritmi proprietari della piattaforma cloud di riconoscimento dei carichi elettrici. NED infatti analizza il consumo dell’appartamento catturato dal dispositivo di misura e ricerca le impronte elettriche che i principali elettrodomestici lasciano sul tracciato elettrico mentre sono in funzione, per scoprire quando vengono utilizzati e quanto consumano. Questo prodotto però è molto più di un semplice strumento di monitoraggio perché è in grado di segnalare consumi eccessivi ed anomalie elettriche, avvertire di possibili guasti degli elettrodomestici, suggerire tariffe energetiche più convenienti sul mercato o modelli più performanti di elettrodomestici.

“Il nostro obiettivo è rivoluzionare lo scenario della Smart Home applicata al settore energetico” puntualizza il CEO di Midori. “Grazie a NED saremo in grado di fornire a cittadini e aziende dati energetici precisi e di dettaglio, come quelli sui consumi degli elettrodomestici, fino ad oggi inaccessibili, ma fondamentali per conoscere come viene usata l’energia e comprendere quali azioni adottare per ridurre le emissioni e gli sprechi, oltre che il prezzo delle bollette”.

Il mercato di riferimento

Frigoriferi lasciati aperti o ghiacciati, lavatrici a mezzo carico, dispositivi obsoleti o malfunzionanti: ogni anno in Italia lo spreco energetico nel settore residenziale ammonta a oltre 4 miliardi di euro e di fatto 9 italiani su 10 dichiarano di non essere assolutamente consapevoli dei consumi dei propri elettrodomestici, né tanto meno di sapere come risparmiare ed evitare inutili sprechi. “NED nasce per rispondere a questa esigenza e rendere i cittadini sempre più green” continua il Ceo. Insieme a Sicurezza e Riscaldamento, le soluzioni per la gestione degli elettrodomestici trainano il mercato italiano dei servizi Smart Home rivolti a cittadini ed aziende, che nel 2017 nel nostro Paese valeva 250 milioni di euro (+35% rispetto al 2016). NED si inserisce in uno dei settori di maggiore interesse all’interno di un mercato in rapida ascesa, il cui valore atteso a livello europeo entro il 2020 è pari a 15 miliardi di euro.

Il modello di business

Il modello di business è B2B: “Vogliamo coinvolgere partner come utilities, ma anche assicurazioni e banche. Questi 3 player potranno proporre NED alla loro clientela” spiega Camarda. “Ad esempio l’assicurazione può essere interessata a dare ai propri clienti quella che noi definiamo la scatola nera della casa, un servizio di efficientamento energetico: è anche uno strumento utile all’assicuratore per comprendere meglio le necessità dei propri clienti, aumentando il valore della loro offerta” continua il Ceo. Che è anche al lavoro con una utility piemontese per l’installazione e la prova di mille NED. “Verranno installati l’anno prossimo e si sta creando una partnership con loro per poter rinnovare questo ordine” spiega. Inoltre, “ne abbiamo venduti 200 sul nostro e-commerce: costa 249 euro, inclusi il sensore di misura, l’accesso all’app, il servizio di monitoraggio e di efficientamento elettrico, e tutti gli aggiornamenti software dell’app sono compresi nel prezzo”.

Presto, però, Camarda e il suo team sperano di trovare accordi con i fornitori di energia elettrica e gas: “Immaginate che bello se un giorno il vostro fornitore possa consegnarvi non solo una bolletta, ma anche uno strumento che vi permetta di risparmiare soldi ed energia. Questo è il futuro che sogniamo”.

Al momento la pmi è concentrata solo sul mercato italiano. “È un contesto interessante – continua Camarda – Noi italiani siamo sensibili ai temi energetici. Inoltre nel nostro Paese ci sono circa 700 rivenditori di energia elettrica, realtà di medie e piccole dimensioni ma molto forti a livello territoriale. Crediamo sia un Paese interessante sul quale puntare”.

La vittoria della di Open F@b call4ideas di BNP Paribas Cardif

“Iniziative come quelle di Open F@b sono una grande occasione per le startup perché permettono di avere una vetrina difficilmente raggiungibile seguendo il classico iter commerciale” dice il Ceo. E ci anticipa: “Hanno mostrato interesse verso il nostro prodotto; nelle prossime settimane ci incontreremo per poter aprire dei tavoli di lavoro e ci auguriamo di poter lanciare dei progetti pilota sulla loro clientela e avviare una partnership con loro”.

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Apple nella salute digitale, come sta entrando nei sistemi sanitari

Il settore della digital health, in cui il ruolo della tecnologia è fondamentale, avvantaggia le tech company che non possono dire di no al business dei business, quello della salute. Alphabet, Amazon, Apple e Microsoft (si veda la tabella) sono tutte impegnate nel settore e hanno anche da offrire molto in ambito healthcare, viste le loro competenze e considerato il fatto che la tecnologia può trasformare l’industria della salute radicalmente e positivamente, permettendole di fare nuove scoperte, e di raggiungere maggiore efficacia e personalizzazione nelle cure e maggiore sostenibilità dei sistemi sanitari.

Rispetto alle altre big tech, Apple,  sta trasformando i suoi prodotti di consumo in piattaforme per la salute dei pazienti, ad esempio con Apple Watch, che nella sua ultima versione è stato dotato anche di un sensore per elettrocardiogramma. Secondo la tabella di Business Insider le opportunità che si presentano a Apple sono soprattutto nel settore della mobile health (cioè tutto quello che per la salute si può erogare su smartphone) e delle polizze salute personalizzate, un fronte sul quale sta in effetti già lavorando avendo in corso un accordo con Aetna, assicuratore americano, con il quale ha sviluppato un’applicazione chiamata Attain collegata all’Apple Watch.

 Lo sviluppo della mHealth

La strategia con la quale Apple sta entrando nel mondo salute è quello suo consueto, ovvero costruire un enorme business ed ecosistema di funzionalità innovative attorno ai suoi prodotti.

I suoi iPhone e iPod Touch, per esempio, con la funzionalità Health Records (in Italia è l’app Salute) lanciata nel 2018, sono diventati piattaforme personali per la gestione della propria salute e non solo nel senso che ognuno se vuole inserisce manualmente dei dati per tenere in ordine determinate informazioni: in US tale funzionalità è più evoluta, perchè Apple ha già stretto accordi con decine di organizzazioni sanitarie che supportano le cartelle cliniche su iPhone e iPod touch, consentendoti di visualizzare dati importanti come vaccinazioni, risultati di laboratorio, farmaci e dati vitali direttamente nell’app Salute.

Questo elenco di partner Apple, sempre più lungo, ha recentemente visto l’ingresso di VA – Department of Veterans Affairs, agenzia governativa statunitense che si occupa della sanità dei veterani di guerra. Il VA è il più grande sistema sanitario integrato degli Stati Uniti, con oltre 1.200 strutture, tra cui 170 centri medici e almeno 9 milioni di pazienti.

Come sottolinea Business Insider, l’iscrizione di VA alla sua lista di partner non si limiterà a garantire al colosso tecnologico l’accesso a una moltitudine di nuovi clienti. Si tratta in definitiva anche di un endorsement da parte di un enorme sistema sanitario governativo che guadagnare valore al brand Apple in ambito sanità, inviando un segnale positivo ad altri sistemi che stanno considerando l’integrazione delle cartelle cliniche in Health Records.

L’impegno di Apple nella ricerca scientifica

Per capire quello che Apple vuole diventare in ambito salute, bisogna fare riferimento a tutto quello che realizza in US, non certo in Italia o Europa.

Per esempio il suo impegno nella ricerca scientifica è visibile solo in US, dove i suoi utenti possono scaricare la Research App e contribuire a studi scientifici importanti grazie alla condivisione volontaria dei propri dati.

Nei giorni scorsi, per esempio, Apple ha annunciato che i clienti (negli Stati Uniti)  possono iscriversi a tre studi di riferimento sulla salute: l’Apple Women’s Health Study, l’Apple Heart and Movement Study e l’Apple Hearing Study, che sono condotti in collaborazione con i principali istituti accademici e di ricerca.

La Research App non da solo la possibilità agli istituti che realizzano gli studi di avere accesso a molti più dati con modalità più semplici: rappresenta proprio un cambio paradigmatico nella relazione tra scienza e persone. I partecipanti agli studi contribuiscono a scoperte mediche potenzialmente rivoluzionarie e a creare la prossima generazione di prodotti sanitari innovativi grazie a uno smartphone.  “Oggi segna un momento importante per l’avvio di iniziative di ricerca che possono offrire incredibili apprendimenti in aree a lungo ricercate dalla comunità medica”, ha dichiarato Jeff Williams, Chief Operating Officer di Apple. “I partecipanti all’app Research hanno l’opportunità di avere un impatto enorme che potrebbe portare a nuove scoperte e aiutare milioni di persone a condurre una vita più sana”.

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Midori e Healthy Virtuoso vincono la 6a edizione di Open-F@b Call4Ideas di BNP Paribas Cardif

Midori e Healthy Virtuoso, che si è aggiudicato anche il premio social, sono i vincitori della 6a edizione di Open-F@b Call4Ideas 2019, il contest internazionale lanciato per la prima volta nel 2014 da BNP Paribas Cardif, tra le prime dieci compagnie assicurative in Italia, in collaborazione con InsuranceUp.it (Gruppo Digital360).

L’evento di premiazione che si è tenuto ieri 21 novembre a Milano ha visto, tra gli altri, l’intervento di Isabella Fumagalli, Head of Territory for Insurance in Italy di BNP Paribas Cardif, Andrea Rangone, CEO di Digital360 e la testimonianza di realtà importanti come quella guidata da Roberto Ascione, CEO di Healthware Group. L’evento si è concluso con la premiazione dei progetti vincitori a cura di Isabella Fumagalli, Head of Territory for Insurance in Italy di BNP Paribas Cardif, Andrea Veltri, Deputy CEO Digital Transformation di BNP Paribas Cardif e Giovanni Iozzia, Direttore, EconomyUp e InsuranceUp.

“Fin dalla prima edizione di Open-F@b Call4Ideas abbiamo cercato, e trovato, compagni di viaggio con cui creare nuovi prodotti e servizi innovativi per i nostri clienti” – ha commentato Andrea Veltri, Deputy CEO di BNP Paribas Cardif. “Un rapporto di reciproca collaborazione che ci ha consentito nelle scorse edizioni di avviare progetti importanti come nel caso di D-Heart che è parte del nostro ecosistema Salute o Amodo con cui stiamo innovando la protezione in mobilità o il più recente MABASTA con cui vi stupiremo a breve. Quest’anno abbiamo voluto valorizzare un tema, l’Human Data Science, che rispecchia l’essenza di BNP Paribas Cardif fatta di innovazione e centralità delle persone. Un approccio che unisce all’analisi dei dati la capacità di valorizzarli attraverso le cosiddette scienze della vita, considerando quindi tutti gli aspetti che hanno al centro le persone e il loro benessere, anche psicofisico. Le startup vincitrici hanno saputo interpretare al meglio questo obiettivo proponendo progetti che ci consentiranno di restituire valore reale ai clienti in termini qualitativi, aprendo nuovi scenari finora inesplorati.”

Le startup vincitrici verranno ora affiancate dal team R&D di BNP Paribas Cardif che li seguirà nello sviluppo e nella concretizzazione del loro progetto, tenendo in considerazione le esigenze del mercato e della Compagnia.

Open-F@b Call4Ideas 2019: i progetti vincitori

MIDORI

Midori ha realizzato NED, un vero assistente energetico di casa in grado di riconoscere quanta energia consumano gli elettrodomestici di casa usando un solo semplice strumento di misura a batteria connesso al quadro elettrico. NED da subito impara le abitudini di consumo delle persone che abitano l’appartamento e propone, su un’app per smartphone, giorno dopo giorno. indicazioni personalizzate su come ridurre inutili sprechi di energia ed essere più consapevoli nell’uso di un bene tanto importante come l’energia.

Progetto – Innovazione, Semplicità, Consapevolezza

NED è un sistema di monitoraggio dei consumi elettrici domestici in grado di riconoscere l’utilizzo e l’attività dei principali elettrodomestici di casa usando un solo strumento di misura: un misuratore di corrente a batteria da installare al quadro elettrico in totale sicurezza e semplicità.

Human Data Science factor

NED è la scatola nera di casa. Attraverso l’intelligenza del suo cervello IA è in grado di ottenere dati sul consumo energetico degli elettrodomestici, il loro stato di salute e molto altro, fino ad ora inaccessibili. L’analisi di questi dati, ed i servizi digitali ad essi connessi, consentono all’utente di NED di essere consapevole di come usa l’energia di casa e di accrescere la propria cultura al risparmio energetico attraverso continui riscontri oggettivi e stimoli positivi. La sostenibilità è un valore e va perseguita con un approccio data-driven.

Team

Christian Camarda, Davide Comba, Awet Abraha Girmay, Virginia Vassallo, Francesca De Santis

HEALTHY VIRTUOSO (VINCITORE ANCHE DEL PREMIO SOCIAL)

Virtuoso incentiva, remunera e premia le persone che si impegnano a mantenere uno stile di vita salutare.

Grazie ad un forte connubio tra psicologia comportamentale, gamification e big data e alla connessione con più di 20.000 applicazioni per la salute, ogni giorno gli utenti hanno la possibilità di ottenere dei crediti utili per sbloccare voucher, sconti e premi messi in palio da Virtuoso o dai propri partner commerciali. Attivo in 115 paesi, Virtuoso ha ottenuto più di 120.000 download con meno di 15.000€ investiti in marketing dimostrando un fortissimo tasso di engagement e miglioramento da parte degli utilizzatori.

Progetto – Engagement, scalabilità, prevenzione della salute

Virtuoso è un’innovativa applicazione che, attraverso un profondo connubio tra psicologia comportamentale, gamification e big data provenienti da oltre 20.000 applicazioni connesse all’app (per fitness, benessere e per salute), incentiva e remunera le persone che si impegnano ad adottare e mantenere uno stile di vita salutare.

Human Data Science factor

Attraverso la psicologia comportamentale, Healthy Virtuoso è in grado non solo di coinvolgere e motivare le persone, ma anche di raccogliere in real time i dati comportamentali dei suoi utilizzatori, da oltre 20.000 sorgenti dati per la salute, per il fitness o per il lifestyle, aiutando così le aziende a conoscere meglio le abitudini dei propri clienti e abilitandole ad offrire in maniera del tutto automatizzata il miglior servizio, per la miglior persona nel miglior momento (sia esso assicurativo, di salute o comportamentale).

Team

Andre Severino, Lorenzo Asuni, Carlo Buccoli, Flavio Filoni, Nicola Tardelli, Claudio Sabia.

Final Challenge: un evento anche social

Svoltasi negli spazi della Fondazione Feltrinelli di Milano, la Final Challenge ha visto confrontarsi i 12 finalisti con i loro progetti sul tema dell’Human Data Science. I loro pitch sono stati votati in tempo reale da una giuria di esperti e il pubblico in sala attraverso un’app. In linea con il carattere innovativo di BNP Paribas Cardif, il format rinnovato di quest’anno di Open-F@b Call4Ideas 2019 ha previsto anche la scelta di un vincitore Social votato, per il progetto più apprezzato, tramite la piattaforma Facebook. Per la prima volta, infatti, gli utenti del web hanno potuto seguire tutta l’avvincente battle con una diretta live sulla pagina corporate Facebook della Compagnia. Chiunque ha, così, potuto utilizzare il canale social per esprimere con un “like” la propria preferenza, collaborando in modo diretto a individuare le idee maggiormente innovative e utili.

Open-F@b Call4Ideas, un percorso duraturo di open innovation

Open-F@b Call4Ideas si conferma un appuntamento importante e atteso per tutti gli innovatori di realtà italiane ed estere. Dal 2014 sono state proposte in totale oltre 350 candidature – la metà provenienti dall’estero -, selezionate più di 70 idee innovative, che hanno portato a diverse collaborazioni industriali con un investimento di circa un milione di euro in totale.

Un caso unico in Italia per longevità dell’iniziativa, per efficacia e concretezza, come è stato anche sottolineato nel corso dell’evento di ieri da Isabella Fumagalli, che ha evidenziato anche il lavoro interno all’organizzazione per concepire nuovi temi come la ‘human data science’ (temi che devono tradursi poi in soluzioni per i clienti); e da Andrea Rangone, che ha sottolineato la serietà con la quale BNP Paribas Cardif l’iniziativa, che si è espressa anche nella call di quest’anno dedicata a un tema estremamente importante oggi come i dati.

Anche per il 2019 il contest vede la collaborazione di Medici powered by Let’s Talk Payments LCC, società di advisory e scouting di startup insurtech e fintech a livello globale. Tutti i finalisti verranno inseriti nel database di Medici e riceveranno un pacchetto di servizi di marketing a loro dedicati. Inoltre, le startup finaliste in cerca di fondi fino a un round di Serie A+ saranno presentate a C Entrepreneurs Fund, il fondo venture capital di BNP Paribas Cardif che con Cathay Innovation ha l’obiettivo di accelerare l’innovazione della Compagnia attraverso investimenti in start-up.

L’articolo Midori e Healthy Virtuoso vincono la 6a edizione di Open-F@b Call4Ideas di BNP Paribas Cardif proviene da InsuranceUp.