Usage Based Insurance, il progetto di Vodafone e Cloudera per la profilazione del guidatore

La Usage Based Insurance (UBI) è l’ultima innovazione nel campo dell’assicurazione auto, e uno dei trend assicurativi di quest’anno. In questo contesto è nato il progetto di Vodafone Automotive (società del Gruppo Vodafone specializzata nello sviluppo di piattaforme tecnologiche connesse per il mondo della mobilità) in collaborazione con Cloudera, che applica l’Internet of Things al mondo automotive con una piattaforma per le blackbox utile per lo sviluppo di servizi legati al mondo assicurativo.

Il progetto si appoggia alla piattaforma di Cloudera, che si occupa proprio della gestione di blackbox: prevede l’installazione su veicolo di una blackbox dedicata che, tramite la piattaforma, si occupa della raccolta, gestione e analisi in tempo reale di dati sull’utilizzo del veicolo.

Il sistema consente così di ricostruire il percorso effettuato dal veicolo, partendo dai dati in real time di localizzazione e velocità e dalle informazioni geografiche acquisite attraverso il GPS e l’accelerometro presente nelle blackbox. Questo  permette di raccogliere informazioni sull’utilizzo del veicolo utili a fornire alle società di assicurazione i profili degli stili di guida degli assicurati, aiutandole a calcolare il rischio associato alla tipologia di guidatore e di conseguenza alla singola polizza. Grazie alle informazioni di profilazione, è possibile ottimizzare le offerte di Usage Based Insurance.

Non solo: la soluzione permette alla compagnia assicurativa di utilizzare i dati stessi anche per lo sviluppo di nuovi servizi, al fine di migliorare l’esperienza dei propri clienti e di conseguenza la loro fedeltà: possiamo pensare per esempio a servizi di assistenza e recupero veicoli rubati, prevenzione di furti, o gestione degli incidenti.

Il progetto, avviato tre anni fa, è giunto ora a piena maturità, ma già si pensa alle applicazioni future, a partire dall’integrazione di funzionalità di Machine Learning applicate alle fasi di controllo dei dati, che consentirebbero di accorgersi più velocemente di eventuali malfunzionamenti dei dispositivi di bordo.

Leggi qui l’articolo integrale

L’articolo Usage Based Insurance, il progetto di Vodafone e Cloudera per la profilazione del guidatore proviene da InsuranceUp.


Toothpic, una startup per l’autenticazione con lo smartphone: le applicazioni nell’insurance

Nata come spin-off del Politecnico di Torino e incubata in I3P, ToothPic è una startup innovativa che ha sviluppato una tecnologia di autenticazione MFA unica al mondo, utilizzando come chiave d’accesso le imperfezioni distintive nella fotocamera dello smartphone, impossibili da replicare.

Uno strumento semplice e user-friendly dalle grandi potenzialità, che potrebbe avere applicazioni interessanti anche nel mondo delle assicurazioni.

ToothPic, come è nata la startup

ToothPic nasce dal lavoro di un team di quattro ricercatori e professori del Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni del Politecnico di Torino. Non comincia da subito come un progetto di startup: si tratta inizialmente di un progetto di ricerca ERC (European Research Council), finanziato dall’unione europea.

“Si trattava di un progetto molto prestigioso, per ricerca di frontiera” racconta il founder e CEO Giulio Coluccia, “Un progetto dove si sa insomma da dove si parte, ma non dove si arriva”.

Mentre lavora al progetto, il team assiste allo speech di un professore di New York, che spiega delle impronte uniche che esistono all’interno della fotocamera di ogni smartphone: un pattern invisibile di imperfezioni che caratterizza univocamente ogni sensore fotografico, e costituisce una sorta di firma del dispositivo. Da lì nasce l’idea per trasformare il progetto di ricerca in una proposta concreta.

Comincia così l’iter dei percorsi brevettuali della tecnologia: ToothPic ne registra ben 4. È il 2016 quando la startup viene ufficialmente fondata: Giulio Coluccia ha 35 anni, e tutto il team è tra i 30 e i 50. ToothPic comincia un percorso con l’incubatore I3P del Politecnico di Torino.

Nel 2018 arriva un finanziamento dal fondo Vertis VV3TT, dedicato al trasferimento tecnologico dalla ricerca pubblica. Non solo è il primo finanziamento di ToothPic, ma anche il primo in Italia proveniente dalla piattaforma d’investimento ITAtech di CDP Venture Capital – Fondo Nazionale innovazione. E nel 2020 arriva un secondo round da 810mila euro, da parte del Club degli Investitori e Vertis SGR, per consolidare il percorso di crescita della sua innovativa soluzione.

Nello stesso anno ToothPic ottiene la certificazione FIDO, rilasciata da FIDO Alliance (Fast IDentity Online), associazione industriale senza scopo di lucro che promuove standard di autenticazione diversi dalla classica password a favore di moderne soluzioni di autenticazione, e rappresenta il nuovo standard di sicurezza promosso in tutto il mondo da aziende come Facebook, Amazon e Google.

“Abbiamo preso questa certificazione perché volevamo dimostrare che la nostra tecnologia non stravolge i flussi di autenticazione” spiega Coletta, “Non fornisce infatti un diverso protocollo, ma un nuovo metodo per proteggere le credenziali, compatibile con lo standard già in uso.”

La startup ha infatti sviluppato un SDK (Software Development Kit) per Android e iOS, compatibile coi più recenti protocolli e standard di autenticazione, da integrare in applicazioni e sistemi di autenticazione di terze parti.

Il prodotto è ora in fase pilota, e si prevede il go-to-market per la prima metà dell’anno.

Come funziona la tecnologia di autenticazione di Toothpic

La tecnologia di ToothPic permette di identificare i difetti esistenti nella fotocamera dello smartphone e di trasformarli in una vera e propria impronta digitale unica. Si tratta di una caratteristica che non può essere controllata dal produttore e, essendo legata alle proprietà fisiche imprevedibili del wafer di silicio del sensore, è praticamente impossibile produrre due smartphone con la stessa impronta digitale della fotocamera.

“È un sistema a prova di utente “distratto” , spiega Coletta, “Essendo le credenziali legate ad un componente fisico ed irreplicabile del dispositivo, se anche l’utente installasse per errore un malaware che clona il telefono, il dispositivo clonato non avrebbe ugualmente le stesse imperfezioni di quello originale, e non passerebbe l’autenticazione”.

Quando si accede tramite smartphone ad un account (ad esempio quello bancario) o si finalizzano pagamenti, il sistema grazie a ToothPic acquisisce del tutto automaticamente delle immagini con la fotocamera e ne verifica l’impronta del sensore, che viene a sua volta utilizzata per ricavare una chiave crittografica privata. In questo modo viene verificato il reale possesso dello smartphone da parte dell’utente e si procede velocemente al login o al pagamento.

Le applicazioni per il settore assicurazioni

Il sistema di autenticazione di ToothPic apre una serie di possibilità per la trasformazione digitale dell’insurance.

“La prima applicazione è naturalmente quella di introdurre, al pari delle app di banking, un sistema di autenticazione forte in linea con le direttive PSD2” Ma si può pensare anche ad utilizzi più “avanzati”, che semplifichino il processo burocratico. “Una possibilità potrebbe essere quella di usare l’autenticazione di ToothPic per permettere di firmare documenti assicurativi con il proprio device, che diventa una firma digitale”.

E ancora, un esempio concreto di utilizzo nell’ambito delle perizie in caso di sinistri: “Immaginiamo che avvenga un incidente. Anziché la compilazione manuale del CID, si può pensare all’implementazione di un CID smaterializzato, con un sistema che permetta di trasmettere direttamente le foto all’assicurazione per la verifica dei danni. ToothPic può in quel caso utilizzare la “firma” della fotocamera per validare le foto fatte sul posto, e garantire che non ci siano stati rimaneggiamenti”.

“Questo sistema potrebbe portare poi a pensare a un canale preferenziale di liquidazione della pratica, dove non essendo necessario verificare la veridicità delle foto il processo potrebbe essere velocizzato”.

Non mancano infine ipotesi di applicazione più di frontiera, come il mondo blockchain: ToothPic potrebbe subentrare nel processo di validazione a garantire che una transazione sia effettivamente partita da un preciso device, lavorando in sinergia con altre applicazioni per garantire la sicurezza dell’utente.

L’articolo Toothpic, una startup per l’autenticazione con lo smartphone: le applicazioni nell’insurance proviene da InsuranceUp.


Assicurazione auto, fino a 26 click per avere un preventivo online

Quanti click servono per chiedere il preventivo di una polizza auto? Si direbbe una domanda quasi banale eppure è una misura che può dire molto sulla esperienza online degli utenti che sono interessati all’acquisto di una polizza, specialmente da mobile.

Oggi, secondo una ricerca dell’Osservatorio  di Prima.it, 4 contratti su 10 vengono stipulati o rinnovati da cellulare, un dato che potrebbe migliorare puntando su una user experience senza frizioni e senza troppi ‘passaggi’ e rimbalzi. AppQuality, società che fa crowdtesting ha messo alla prova 19 compagnie di assicurazione, sia quelle tradizionali (come Vittoria Assicurazioni, Helvetia, Allianz, Cattolica, Generali) che quelle digitali (Genialclick, Linear, Prima.it).
I risultati mostrano che c’è un’enorme disparità tra le assicurazioni, il cui digital journey per richiedere un preventivo va da un minimo di 3 click per il più veloce a un massimo di 26. A sorpresa, non necessariamente il basso numero di click (o meglio di tap, come si dice per il mobile) è correlato all’essere una compagnia full digital o meno.
“Secondo il Risk Radar 2020 del Global Insurance Law Connect, il settore assicurativo è in profonda trasformazione dovuto principalmente a temi normativi e regolatori ma anche, e soprattutto, a temi di mercato. – dice Luca Manara, Ceo e cofondatore di AppQuality – Il Covid ha modificato ulteriormente il mercato in questi mesi e la concorrenza, anche da parte dei nuovi player entranti, ha introdotto nuove priorità. Il mercato assicurativo, secondo il Risk Radar, registra un giro d’affari che supera i 160 miliardi di euro e deve investire su nuovi prodotti e innovazione tecnologica che portano anche a cambiamenti strutturali. Da quanto emerge dalla ricerca AppQuality  però per quanto riguarda il processo di acquisto digitale si possono fare ancora molti miglioramenti”.
Come notavamo precedentemente, alcune delle assicurazioni tradizionali non hanno nulla da invidiare a quelle full digital, occupando le prime posizioni senza troppa differenza di click/tap. Inoltre, si nota subito come, ad eccezione di sole due assicurazioni, il processo di richiesta preventivo via desktop, sia il medesimo di quello proposto via mobile. Margini di miglioramento sono visibili nel fondo della classifica, per le assicurazioni che ancora non prevedono un collegamento diretto con i database di ANIA (Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici) e dunque, prima di mostrare il preventivo richiedono alcuni dati aggiuntivi, aumentando così il numero di click/tap necessari.
“Il mercato delle startup cambia spesso le regole in gioco, soprattutto quando banche e fondi di private equity acquisiscono nuove soluzioni tecnologicamente avanzate. – continua Manara – Il digitale porta nuovi processi e nuovi modi per entrare sul mercato. Processi soprattutto adatti ai più giovani. Il cambiamento epocale sta avvicinando anche loro al mercato assicurativo, prima del Covid solo il 22% degli over 23 aveva acquistato un’assicurazione non RC Auto, mentre oggi più del 50% ha modificato le proprie prospettive e acquisterebbe un’assicurazione di questo tipo. Il mercato che muta si porta molte opportunità e per coglierle però è fondamentale sviluppare un’offerta semplice, intuitiva e digitale”.
Non solo digitale, possiamo aggiungere, ma pensata per il mobile. Il concetto di mobile first in ambito assicurativo è il pilastro attorno al quale costruiscono la propria proposta molte startup, soprattutto all’estero, pensiamo anche a giganti come Lemonade.
Da un punto di vista tecnico e di user experience c’è una bella differenza tra desktop e mobile e il minimo indispensabile oggi per qualsiasi tipo di sito (soprattutto se vende qualcosa) è essere mobile friendly, il che lo si ottiene con siti responsive o web app fino ad arrivare alle app vere e proprie.
L’analisi di AppQuality in questo ambito ha preso in considerazione solamente la distinzione tra siti responsive e web app e dato i seguenti risultati.
Solo 3 delle assicurazioni in oggetto non hanno ancora provveduto alla costruzione di soluzioni mobile friendly. L’importanza di avere un sito mobile friendly, sia esso solo responsive o web app, risiede tutta nella capacità di una società di raggiungere quanti più utenti possibili e di convertire i visitatori in clienti.
“L’obiettivo della ricerca è quello di sensibilizzare le realtà italiane a porre l’attenzione su funnel di conversione più efficaci, che non vuole per forza dire di limitarsi a uno, due o tre click per l’acquisto. Se è vero che il design della UX si basa sul comportamento dell’utente reale, è proprio lui che bisogna coinvolgere tanto in fase di design quanto in quella di test” conclude Manara.

La metodologia utilizzata

Alcune precisazioni su come AppQuality ha raggiunto questi risultati:
– I click e i tap sono stati contati partendo dal campo di inserimento della targa per ciascuna assicurazione. La pagina per la richiesta del preventivo è stata trovata tramite Home Page e non da Landing Page dedicate;
– il conteggio è terminato al primo preventivo RC Auto visualizzato: non sono stati aggiunti servizi extra (es. “furto/incendio”);
– la compilazione dei singoli campi anagrafici è stata conteggiata come “un click/tap”. Non sono stati conteggiati quelli per selezionare eventuali suggerimenti di compilazione;
– sono stati conteggiati solo i click/tap per la compilazione di dati obbligatori, eventuali informazioni extra non obbligatorie, non sono state conteggiate;
– la ricerca è focalizzata sul numero di click/tap necessari per richiedere un preventivo, non tiene in considerazione il tempo impiegato per il raggiungimento dell’obiettivo.

L’articolo Assicurazione auto, fino a 26 click per avere un preventivo online proviene da InsuranceUp.


Auto, il Grande Cambiamento. Siamo pronti per l’accelerazione?

Se c’è un’industria che meglio esprime le contraddizioni e le opportunità in cui ci troviamo in questa difficile ripartenza dopo la pandemia è certamente quella dell’auto che costituisce un’importante arena competitiva per il settore delle assicurazioni.

Due mesi abbondanti di blocco non potevano che mettere in ginocchio chi lavora per la nostra mobilità: i numeri sono devastanti e, anche se le previsioni parlano di un ritorno al mezzo privato e quindi di una ripresa delle vendite, ci vorrà tempo per recuperare il valore perso, e non solo in termini di ricavi. Si stima che sui piazzali d’Europa siano immobilizzati milioni di veicoli, la svalutazione media quotidiana è di circa 7 euro, la perdita di valore è difficilmente recuperabile.

L’industria dell’auto è un pezzo importante del sistema economico europeo, il 7% del PIL. E non a caso, mentre in Italia si stava dietro alla polemica politica su un prestito  garantito dallo Stato per l’unico brand con una radice italiana, in Francia il presidente Macron annunciava un piano da 8miliardi a sostegno della filiera automotive, con un focus sui veicoli elettrici.

Investimenti di retroguardia per puntellare un’industria pesante senza alcune prospettiva che non leccarsi le ferite? Per nulla, perché c’è un grande futuro per l’industria dell’auto ma sarà molto diverso dal suo passato. “La pandemia ha provocato il più grande cambiamento da quando Henry Ford inventò il modello T, mi ha detto Marco Marlia, fondatore e CEO di MotorK, nel corso di un recente incontro (puoi vederlo qui). MotorK è una tech company italiana leader in Europa, che lavora con il 90% delle case auto per digitalizzare la filiera, soprattutto nella fase di vendita.

Un solo dato per rendersi conto di quel che sta accadendo: prima dell’era Internet per comprare un’auto si andava in concessionaria circa 8,5 volte. In epoca pre-Covid 2,5. MotorK stima che questo numero scenderà a poco più di 1. Una rivoluzione che cambierà tutto: l’uso delle tecnologie, i modelli organizzativi, la gestione degli spazi, il modo di ingaggiare i clienti. Che dovrà essere sempre di più digitale.

Call4Startup

Hai un progetto innovativo in area Energy? La Responsabilità sociale al centro della Call4Startup

Partecipa alla Call4Startup

Potrebbe sembrare un paradosso il fatto che un’industria così maledettamente fisica come quella dell’auto debba fare ricorso al digitale per riprendere fiato. Ma non lo è poi così tanto se si guarda in avanti, seguendo le evoluzioni che già si intravvedono per i prossimi decenni. Oggi digital marketing e reputazione sono fondamentali per tornare a vendere, domani Big Data, Internet delle Cose, Intelligenza Artificiale saranno il software indispensabile per fare girare le quattro ruote, come le due e qualsiasi altro veicolo verrà inventato.

Solo due flash per capire dove sta andando il valore: Intel a inizio maggio ha comprato Moovit per un cifra che si avvicina al miliardo di dollari. La startup tedesca Lilium all’inizio di questa primavera ha ricevuto un finanziamento di 240milioni di dollari in un round guidato dalla cinese Tencent. Moovit è il più grande aggregatore mondiale di dati sulla mobilità, che ora servono alla regina dei microchip per i suoi progetti di auto a guida autonoma. Lilium sta costruendo a Monaco, la città di BMW, un veicolo volante per la mobilità urbana che nel 2025 sarà utilizzato per un servizio di taxi.

L’auto è in crisi, W l’auto! anche se sarà molto diversa.

L’impatto sulle assicurazioni sarà importante perché qui non si tratta più di vendere una polizza on line ma di pensarne nuove per veicoli e situazioni mai previste. Cambieranno anche i profili di rischio, ma aumenteranno a dismisura le informazioni a disposizione per gestirli, a patto di saperle usare per cogliere il business e ottimizzare i costi.  Se le compagnie di assicurazione non cominciano a prepararsi adesso per comprendere il cambiamento ed essere pronte a cavalcarlo, il rischio è che a bordo dell’auto dei prossimi decenni del XXI secolo salgano altri player, che stanno già puntando verso il grande business della mobilità.

L’articolo Auto, il Grande Cambiamento. Siamo pronti per l’accelerazione? proviene da InsuranceUp.


Colossi insurtech, Lemonade adesso vuole assicurare gli animali domestici

Lemonade, l’unicorno insurtech di New York che vende polizze casa, intende entrare anche nel mercato dell’assicurazione sanitaria per animali domestici. La società, che ha raccolto circa mezzo miliardo di dollari in finanziamenti venture capital ed è presente dallo scorso anno anche in Germania, ha annunciato a febbraio i suoi piani per espandersi nel settore delle assicurazioni per animali domestici. In questo momento, l’azienda sta aspettando le autorizzazioni, un passaggio che potrebbe richiedere “mesi”, secondo il fondatore e CEO Daniel Schreiber.

Perciò non si hanno ancora notizie su ‘come saranno’ queste ‘polizze pet’, che prezzo avranno o che tipo di copertura offriranno, si sa però che saranno destinate esclusivamente a cani e gatti e a copertura della loro salute. E sappiamo anche che Lemonade sa già a chi andare a proporre tali polizze, i suoi clienti delle assicurazioni casa ai quali in fase di sottoscrizione ha chiesto se possiedono animali domestici. Per esempio, Schreiber ha spiegato che la proprietà di un cane è uno dei tanti segnali usati da Lemonade per determinare le quotazioni dell’assicurazione per proprietari e affittuari di case, in quanto i cani possono a volte giocare un ruolo nella valutazione del rischio di una casa, come ad esempio scoraggiare i furti con scasso.

Il nuovo prodotto assicurativo, dice la società, si baserà sugli stessi principi seguiti dalla Compagnia per gli altri prodotti assicurativi: un’esperienza digitale  semplice, condizioni chiare e leggibili, zero problemi con pagamenti di sinistri fulminei, un servizio clienti al top della categoria e il give back del premio residuo a cause caritatevoli scelte dai clienti.

“Molti al team Lemonade, me compreso, sono genitori di animali domestici devoti, così abbiamo deciso di costruire il prodotto di assicurazione sanitaria da sogno per i nostri migliori amici”, ha detto Shai Wininger, COO e co-fondatore di Lemonade. “Molti di noi pensano ai nostri animali domestici come a membri della famiglia, eppure così pochi di noi fanno il passo importante per ottenere un’assicurazione sanitaria. Ci siamo sfidati a creare un prodotto che colmi questa lacuna e renda l’assicurazione sanitaria per animali domestici accessibile e conveniente”.

Solo una piccolissima parte dei proprietari di animali domestici negli Stati Uniti ha oggi un’assicurazione per animali domestici, con numeri che vanno dall’1 al 2%. Nel frattempo, secondo Schreiber, il 70% dei clienti di Lemonade che hanno acquistato una polizza casa sono anche proprietari di animali domestici.  Circa il 90% dei clienti di Lemonade sono Millennials e hanno acquistato per la prima volta una polizza assicurativa.

WHITEPAPER

Quali sono i diversi approcci al Design Thinking e quali benefici producono?
CIO
Open Innovation

Scopri di più

Considerando questi numeri, ha senso che Lemonade si rivolga a quel segmento massiccio del suo pubblico con un nuovo prodotto.

E non guasta il fatto che, in generale, gli americani spendono sempre di più per i loro animali domestici, con una spesa stimata di 75 miliardi di dollari solo nel 2019. E infatti il mercato sta iniziando a crescere sia con le startup (ad esempio Figo e Wagmo), sia con gli operatori tradizionali  (ad esempio, l’acquisizione di PetFirst Healthcare da parte di MetLife e la nuova copertura per animali esotici di Nationwide).

“L’assicurazione sanitaria per gli animali domestici risale a oltre 100 anni fa”, ha detto Schreiber a Techcrunch. “E’ iniziata con i cavalli nei Paesi Bassi, e l’erede di quell’assicurazione per animali domestici è in realtà un’assicurazione auto”. I cavalli erano un mezzo di trasporto, e l’assicurazione aveva lo scopo di proteggervi se succedeva qualcosa a quel mezzo di trasporto. Ma gli animali domestici sono ora membri della famiglia”.

Lemonade è stata fondata nel 2015, è una B Corp certificata, e ha un modello di business basato su Intelligenza Artificiale e Behavioural Economics. Sui premi pagati trattiene una fee fissa, mentre l’accantonamento degli stessi premi che non viene utilizzato per i risarcimenti ogni anno viene donata a un’organizzazione selezionata dal cliente stesso (give back).

L’articolo Colossi insurtech, Lemonade adesso vuole assicurare gli animali domestici proviene da InsuranceUp.


Colossi insurtech, Lemonade adesso vuole assicurare gli animali domestici

Lemonade, l’unicorno insurtech di New York che vende polizze casa, intende entrare anche nel mercato dell’assicurazione sanitaria per animali domestici. La società, che ha raccolto circa mezzo miliardo di dollari in finanziamenti venture capital ed è presente dallo scorso anno anche in Germania, ha annunciato a febbraio i suoi piani per espandersi nel settore delle assicurazioni per animali domestici. In questo momento, l’azienda sta aspettando le autorizzazioni, un passaggio che potrebbe richiedere “mesi”, secondo il fondatore e CEO Daniel Schreiber.

Perciò non si hanno ancora notizie su ‘come saranno’ queste ‘polizze pet’, che prezzo avranno o che tipo di copertura offriranno, si sa però che saranno destinate esclusivamente a cani e gatti e a copertura della loro salute. E sappiamo anche che Lemonade sa già a chi andare a proporre tali polizze, i suoi clienti delle assicurazioni casa ai quali in fase di sottoscrizione ha chiesto se possiedono animali domestici. Per esempio, Schreiber ha spiegato che la proprietà di un cane è uno dei tanti segnali usati da Lemonade per determinare le quotazioni dell’assicurazione per proprietari e affittuari di case, in quanto i cani possono a volte giocare un ruolo nella valutazione del rischio di una casa, come ad esempio scoraggiare i furti con scasso.

Il nuovo prodotto assicurativo, dice la società, si baserà sugli stessi principi seguiti dalla Compagnia per gli altri prodotti assicurativi: un’esperienza digitale  semplice, condizioni chiare e leggibili, zero problemi con pagamenti di sinistri fulminei, un servizio clienti al top della categoria e il give back del premio residuo a cause caritatevoli scelte dai clienti.

“Molti al team Lemonade, me compreso, sono genitori di animali domestici devoti, così abbiamo deciso di costruire il prodotto di assicurazione sanitaria da sogno per i nostri migliori amici”, ha detto Shai Wininger, COO e co-fondatore di Lemonade. “Molti di noi pensano ai nostri animali domestici come a membri della famiglia, eppure così pochi di noi fanno il passo importante per ottenere un’assicurazione sanitaria. Ci siamo sfidati a creare un prodotto che colmi questa lacuna e renda l’assicurazione sanitaria per animali domestici accessibile e conveniente”.

Solo una piccolissima parte dei proprietari di animali domestici negli Stati Uniti ha oggi un’assicurazione per animali domestici, con numeri che vanno dall’1 al 2%. Nel frattempo, secondo Schreiber, il 70% dei clienti di Lemonade che hanno acquistato una polizza casa sono anche proprietari di animali domestici.  Circa il 90% dei clienti di Lemonade sono Millennials e hanno acquistato per la prima volta una polizza assicurativa.

Digital360 awards

Presenta il tuo progetto digitale ad una platea di CIO delle più importanti aziende
Digital Transformation
Open Innovation

Scopri come candidare il tuo progetto

Considerando questi numeri, ha senso che Lemonade si rivolga a quel segmento massiccio del suo pubblico con un nuovo prodotto.

E non guasta il fatto che, in generale, gli americani spendono sempre di più per i loro animali domestici, con una spesa stimata di 75 miliardi di dollari solo nel 2019. E infatti il mercato sta iniziando a crescere sia con le startup (ad esempio Figo e Wagmo), sia con gli operatori tradizionali  (ad esempio, l’acquisizione di PetFirst Healthcare da parte di MetLife e la nuova copertura per animali esotici di Nationwide).

“L’assicurazione sanitaria per gli animali domestici risale a oltre 100 anni fa”, ha detto Schreiber a Techcrunch. “E’ iniziata con i cavalli nei Paesi Bassi, e l’erede di quell’assicurazione per animali domestici è in realtà un’assicurazione auto”. I cavalli erano un mezzo di trasporto, e l’assicurazione aveva lo scopo di proteggervi se succedeva qualcosa a quel mezzo di trasporto. Ma gli animali domestici sono ora membri della famiglia”.

Lemonade è stata fondata nel 2015, è una B Corp certificata, e ha un modello di business basato su Intelligenza Artificiale e Behavioural Economics. Sui premi pagati trattiene una fee fissa, mentre l’accantonamento degli stessi premi che non viene utilizzato per i risarcimenti ogni anno viene donata a un’organizzazione selezionata dal cliente stesso (give back).

L’articolo Colossi insurtech, Lemonade adesso vuole assicurare gli animali domestici proviene da InsuranceUp.


Ivass, le prime misure adottate in relazione al Covid-19

I giganti assicurativi e tutta l’industria fino all’ultimo broker vivono un momento di alta tensione a seguito dell’emergenza coronavirus, che rischia di mettere un settore da sempre considerato tra i più ricchi al mondo in serie difficoltà. Da un lato il rischio di ingenti richieste risarcitorie, che in parte potrebbero essere contenute dalla dichiarazione ufficiale di pandemia, ma saranno globalmente molto elevate; dall’altro la perdite dovute alle ripercussioni sui mercati azionari, in particolare all’ampliamento dello spread che non fa bene alle assicurazioni che hanno tipicamente grandi partecipazioni in titoli di Stato. La situazione è complicata e in continua evolutzione, pertanto anche le organizzazioni di questa industria sono caute nell’affrontare il momento e si distinguono in questo momento per un atteggiamento di prudenza, volto a tranquillizzare tutti gli stakeholder.

Nei giorni scorsi avevamo parlato di Ania, che ha attivato una sorta di task force in stretta collaborazione con l’IVASS e le proprie Associate, al fine di monitorare la situazione e di predisporre le misure idonee a garantire i servizi assicurativi, a tutelare i lavoratori e la rete agenziale; e abbiamo parlato con Anra che ci ha indicato come l’emergenza in atto porterà grandi cambiamenti anche nella cultura del rischio.

Anche l’Ivass è impegnato in un monitoraggio costante della situazione sotto un duplice ambito, quello del consumatore e quello delle imprese assicurative. “L’IVASS sta proseguendo il confronto con gli operatori del mercato assicurativo con l’obiettivo di contemperare le esigenze di tutela di cittadini, assicurati e danneggiati, con il corretto esercizio delle funzioni di vigilanza. Nei prossimi giorni sarà comunicata l’adozione di nuove misure.” riporta una nota stampa.

Le prime misure operative – qui il documento –  sono state rivolte proprio agli operatori del mercato e riguardano fondamentalmente un alleggerimento di determinate incombenze amministrative o una proroga adempimenti, che rispondono alle concrete esigenze e difficoltà riscontrate in questo momento nell’attività di imprese e intermediari.

Pochi punti,  piuttosto semplici, che rispecchiano lo stesso approccio cauto e flessibile (in attesa di sviluppi dell’emergenza)  adottato anche dal Governo italiano che nell’ultimo DL appena pubblicato ha previsto disposizioni per il settore assicurativo, stabilendo una estensione a 30 giorni del periodo di mora per le polizze auto e una proroga di ulteriori 60 giorni dei termini per la formulazione dell’offerta di indennizzo o della contestazione; e da Eiopa, l’autorità di vigilanza europea, che ha invitato le autorità nazionali ad adottare un approccio flessibile nei tempi di segnalazione e divulgazione delle attività di vigilanza relative al 2019. (Qui la nota integrale di Eiopa)

Tornando a Ivass, ecco cosa ha stabilito l’Istituto.

In relazione alla distribuzione assicurativa (Regolamento IVASS n. 40/2018)  e in deroga a quanto disposto dall’art. 90, comma 5, Ivass stabilisce che i test di verifica dei corsi di formazione professionale potranno essere effettuati a distanza, con le modalità previste dagli artt. 91, 92, 93 e 94;  inoltre, il termine per la trasmissione all’Istituto della Relazione sulle reti distributive (art. 46) è prorogato al 29 marzo 2020.

In relazione alla Home insurance (Regolamento IVASS n. 41/2010) è stato prorogato il termine per l’adozione obbligatoria da parte delle imprese delle c.d. aree internet riservate, originariamente fissato al 1° maggio, ora spostato al 1°luglio 2020; infine, in relazione ai Reclami (Regolamento IVASS n. 24/2008) il termine per la trasmissione all’Istituto della Relazione sui reclami e dei relativi documenti (art.9) è prorogato al 29 marzo 2020.

L’Istituto, che ha sospeso tutti gli eventi aperti al pubblico e ha deciso di ricorrere in misura significativa al lavoro delocalizzato (smart-working) per assicurare i servizi previsti dalla mission istituzionale, fa anche sapere che per agevolare il regolare svolgimento delle attività in favore del pubblico, si invitano gli utenti che ne avessero bisogno a ricorrere di preferenza ai canali telematici di comunicazione (sito web www.ivass.it e caselle di posta elettronica presenti nella pagina dei Contatti).

L’articolo Ivass, le prime misure adottate in relazione al Covid-19 proviene da InsuranceUp.


Mobility as a service, tutto sul nuovo sistema di mobilità che sta impattando sulle assicurazioni

L’evoluzione del trasporto, dalla smart mobility alla MaaS (mobility as a service), rappresenta una grande sfida non solo per i produttori di automobili ma anche per il mercato assicurativo. Da un lato perché con l’incremento dei servizi di mobilità in bundle e in sharing il numero di polizze auto individuali è destinato a calare. Dall’altro perché proprio la crescita dei nuovi servizi costituisce un’opportunità per entrare in nuovi segmenti di mercato. Da parte dei player del mondo assicurativo, però, sarà necessario studiare nuovi modelli di business per poter riuscire a cogliere appieno queste occasioni. E capire bene che cosa si intende per mobility as a service, come funziona, quali sono i vantaggi. Ecco una guida di EconomyUp con tutte le risposte. 

Mobility as a service, che cos’è

La MaaS – Mobility as a Service è mobilità come servizio. Si basa sul concetto di abbonamento, oppure sulla formula del pay per use (pagamento  in base al concreto utilizzo), e si sta diffondendo in modo particolare nelle grandi città.

Come funziona

Una volta corrisposto un forfait mensile al service provider, l’utente può pianificare il proprio viaggio su una piattaforma software che in automatico propone e permette di prenotare tutti i mezzi necessari, sia pubblici sia privati (treni, bus, taxi, car e bike sharing) per compiere il percorso. Oltre naturalmente alla propria destinazione, a seconda delle opzioni proposte dalla applicazione, ogni persona può indicare preferenze sul mezzo da utilizzare e così via; sarà poi il tool a suggerire la combinazione più efficace e conveniente, integrando le diverse opportunità di movimento che un agglomerato urbano può offrire, dal sistema di trasporti pubblici a tutti i vari servizi che possono trovarsi nelle città (bike sharing, car sharing eccetera).

Queste piattaforme – riporta ancora EconomyUp – lavorano con l’obiettivo di ottimizzare i tempi, ma anche di paragonare i costi e tengono addirittura conto delle condizioni meteo. A questo punto, una volta individuato ciò che si preferisce fare, mediante lo stesso sistema si potrà prenotare e pagare per la soluzione prescelta.

EVENTO

Quattroruote Professional e l’AI: uno dei casi utenti protagonisti dello streaming IBM Cloud on Air
Automotive

In pratica, mobility as a service si caratterizza per tre aspetti principali: per il fatto di poter fruire di tutti i servizi di mobilità a consumo; in quanto è un servizio utilizzabile ovunque e perché rende semplice e immediato il pagamento.

Cloud, IoT -Internet of Things, Intelligenza artificiale e machine learning sono le principali tecnologie su cui si basa la possibilità di proporre un servizio di mobility as a service.

Mobility as a service, quali sono i vantaggi

Premesso che l’obiettivo delle pubbliche amministrazioni che promuovono questa modalità di spostamento è quello di fare in modo che si vada abbandonando l’utilizzo dell’auto privata, sono molteplici i vantaggi determinati dal MaaS per i privati, per le aziende che offrono servizi di trasporto e per la collettività. Prima fra tutti, la riduzione del traffico e dell’inquinamento (sia atmosferico sia acustico).

Inoltre, gli utenti del servizio potranno spendere meno per i loro spostamenti, diminuirne i tempi,  muoversi in maniera più sicura, grazie al fatto, tra l’altro, che potranno sempre avere informazioni aggiornate in tempo reale sulla situazione del percorso che stanno compiendo.

D’altra parte, gli operatori del mondo del trasporto, avendo una vasta mole di dati su cui costruire le proprie strategie, potranno ottimizzare i loro servizi rispondendo in maniera puntuale alle necessità dei propri interlocutori. A questo proposito anche i gestori del traffico, così come le autostrade potranno optare per soluzioni e prezzi modulari in base all’utilizzo, agli orari, alla situazione della strada eccetera.

Un giro d’affari miliardario

Nel KPMG Global Automotive Executive Survey 2019  la metà degli intervistati con una macchina di proprietà hanno detto di aspettarsi di non averla più entro il 2025. Lo stesso trend, si legge nel medesimo studio, andrà affermandosi nelle aziende dove si procederà a una ottimizzazione del parco auto. Sono le conseguenze della rapida diffusione di servizi di mobilità alternativi.

Secondo i dati di una ricerca BIS Research dell’anno scorso, negli anni che trascorreranno tra il 2018 e il 2028 il concetto di trasporto come servizio a livello globale genererà un giro di affari in incremento anno su anno di quasi il 50%, le revenue derivate da questo mercato dagli oltre 31 miliardi di dollari dei 12 mesi scorsi passeranno a quasi 1.760 miliardi.

Osservando questo fenomeno da un altro punto di vista, e ciò è stato fatto in uno studio recente di McKinsey sulla mobilità integrata, gli analisti si aspettano un aumento degli spostamenti, ossia della volontà di muoversi da parte delle persone, grazie al fatto di poter fruire di soluzioni di viaggio più convenienti. E’ previsto un incremento tra il 20 e il 50%, il che innesca un circolo virtuoso, anche in termini economici, che può avere un impatto importante su tutta la collettività.

Gli analisti si aspettano, in generale, che con l’affermazione del 5G si assista a una accelerazione dell’utilizzo di queste piattaforme applicative. Poter contare su connettività più efficace significa infatti inviare comunicazioni in tempo reale per rispondere in maniera precisa alle esigenze dei viaggiatori.

Mobility as a service, case study italiani e internazionali

I primi a sperimentare questa tipologia di servizi sono stati i finlandesi e, nello specifico, gli abitanti di Helsinki che già dal 2016 hanno la possibilità di fruire della Whim app che si occupa proprio di identificare per loro la modalità migliore per raggiungere una località.

In uno studio Deloitte di qualche tempo fa sono riportati diversi esempi di applicazioni e progetti pilota di Mobility as a service. Tra questi il progetto Communauto/Bixi avviato nel Quebec in Canada dove alcune aziende municipalizzate di trasporti hanno deciso di proporre pacchetti che includessero nella propria offerta di mezzi pubblici la possibilità di usare sia il servizio di bikesharing (di Bixi) sia quello di carsharing (dell’altro fornitore).

A Gothenburg, in Germania, UbiGo alle precedenti tipologie di mezzi di trasporto aggiunge la possibilità di affittare la macchina, di utilizzare taxi, il tutto sfruttabile mediante una sola applicazione che, tra l’altro, ha l’interessante possibilità di assegnare bonus agli utenti nel caso facciano scelte di spostamento sostenibili. Ma ci sono molti altri esempi di app di questo tipo in tutto il mondo, inclusa l’Italia.

In particolare – puntualizza EconomyUp – proprio alla fine di marzo di quest’anno, lgiunta comunale di Torino ha approvato un progetto MaaS teso a disincentivare l’uso dei veicoli privati che prevede buoni di mobilità da utilizzare per spostarsi in città sfruttando servizi di trasporto a basso impatto ambientale, sostenibili e in condivisione, così come bike sharing, corse di taxi e sempre più le opportunità si apriranno ad altri servizi di sharing.

Anche a Milano, tra le città italiane che si caratterizzano per il proprio modello di mobilità evolute, si sta riflettendo su mobility as a service per proseguire nell’impegno sulla mobility di nuova generazione.

L’importanza del pagamento mobile

Per poter diffondere questi servizi di MaaS rendendoli sempre più appetibili per gli utilizzatori, come abbiamo visto negli esempi precedenti, è fondamentale costruire un ecosistema di provider coinvolgendo vari attori e tipologie di proposte. Ugualmente essenziale è garantire soluzioni di pagamento mobile che rendano immediato e agevole l’utilizzo dei servizi.

A tal proposito, Telepass ha lanciato “Telepass Pay X” in collaborazione con BNL-Bnp Paribas che consiste in un conto corrente e una carta prepagata per servizi di mobilità, ma anche per pagamenti quotidiani . Questo servizio garantisce transazioni veloci e sicure sempre e ovunque, è aperto a terze parti e quindi vi si possono costruire intorno soluzioni che man mano si possono arricchire coinvolgendo più aziende, non necessariamente legate alla mobilità in senso stretto. Un esempio concreto in questo senso è WashOut,  la startup milanese che ha presentato l’app per lavare auto e moto ovunque siano parcheggiati. Il limite dell’offerta di servizi è dunque davvero solo quello rappresentato dalla fantasia.

L’articolo Mobility as a service, tutto sul nuovo sistema di mobilità che sta impattando sulle assicurazioni proviene da InsuranceUp.


I clienti italiani fedeli ai canali tradizionali: solo il 14% compra la polizza online

L’innovazione digitale del settore bancario, finanziario e assicurativo inizia ad avere un impatto finalmente visibile, con effetti che diventeranno via via più marcati. Non v’è dubbio che assisteremo ad una profonda trasformazione dell’industria, con una forte ridefinizione dei confini della competizione. Tre le direttrici su cui agire, innanzitutto, gli operatori devono saper definire strategie di open innovation e collaborare con attori anche diversi, in primis fintech e insurtech, per sviluppare il cambiamento. Inoltre, le fintech e le insurtech devono saper dialogare con gli incumbent per ‘scalare’ più velocemente e ottimizzare il rapporto tra i costi e i benefici della crescita. Infine, sarà necessario pensare ad operazioni straordinarie per raggiungere quelle dimensioni coerenti con gli investimenti necessari alle economie di scala e di scopo del mercato digitale“.

Così Marco Giorgino, Direttore scientifico dell’Osservatorio Fintech & Insurtech, incornicia in una nota stampa, gli ultimi dati dell’Osservatorio relativi al mercato italiano.

Il digitale in Italia è un processo di tranquilla metabolizzazione che conduce a progressi visibili e solidi di anno in anno, ma senza exploit. Questa lettura vale sia lato aziende che lato clienti.

Sono 12,7 milioni di italiani utilizzano servizi Fintech & Insurtech con alto livello di soddisfazione.

Lo scorso anno, lo stesso report ne aveva contati 11 milioni, quindi non si può parlare di grande entusiasmo degli italiani per i servizi finanziari e assicurativi erogati via internet.

C’è da sottolineare che il dato cambia notevolmente se si guarda alla fascia d’età:  i giovani tra i 18 e 24 anni usano nettamente di più i canali digitali nella loro relazione con banche e assicurazioni, infatti, dice il report, l’89% conosce bene almeno un servizio finanziario digitale e il 72% ne usa almeno uno. I servizi più utilizzati sono il Mobile Payment (14%) e i Chatbot per comunicare con la banca (10%), mentre tra i meno utilizzati ci sono le assicurazioni istantanee/on demand (2%), la gestione dei sinistri da mobile (2%) e le assicurazioni con premi basati sul comportamento (1%). Tutti servizi, questi ultimi, che però riscuotono il maggior grado di soddisfazione.

Riguardo alle assicurazioni, solo il 14% degli utenti ha già acquistato una polizza completamente online (l’86% di questi una polizza auto, poche coperture per la casa e prodotti vita). La maggioranza (66%) dei consumatori non ha mai acquistato polizze in forma digitale e non intende farlo nel prossimo futuro, principalmente per mancanza di fiducia e perché soddisfatto del canale tradizionale. La condivisione dei dati è sempre più rilevante: già oggi il 12% della popolazione italiana condivide informazioni sullo stile di guida tramite black box e a le preclusioni sono limitate, con il 65% che condividerebbe informazioni sullo stile di guida, il 66% sulla sicurezza della casa, il 62% sulla salute fisica.

Il comportamento delle PMI

Nella scelta delle assicurazioni, le PMI si rivolgono principalmente ad attori tradizionali, come compagnie assicurative (90%) e banche (36%), acquistando soprattutto con modalità tradizionali (il 78% delle PMI opta per un canale completamente fisico), ma il 18% che si affida a soluzioni ibride, dove il digitale supporta il processo.

Questo dato è rimasto praticamente invariato rispetto allo scorso anno, anche allora infatti, le PMI risultavano poco propense ad allontanarsi dal classico rapporto con l’agente assicurativo.

Servizi online e offline in concorrenza

Alla luce di tali dati è d’obbligo domandarsi quale fattore freni ancora un pieno slancio in Italia da parte dei consumatori verso i servizi finanziari e assicurativi digitali.

Certamente un ruolo decisivo è giocato in ambito assicurativo dal rapporto di fiducia che lega consumatori e agenti assicurativi che, anche se non sono a disposizione H24 e sempre connessi, hanno però la capacità di umanizzare la relazione, di dare suggerimenti, consigli, accompagnare all’interno di processi che ancora oggi risultano complessi per la maggior parte delle persone. Inoltre, bisogna ricordare che la digital transformation riguarda moltissimo  i processi interni e gli strumenti messi a disposizione degli agenti, il che conduce al fatto che oggi l’agente può spesso offrire anche un prezzo migliore di quello che trova online.

In definitiva, i clienti non cercano il servizio digitale a tutti i costi, cercano il servizio migliore e che li fa sentire tranquilli.

La chiave è quindi, per le Compagnie, mettere l’innovazione digitale al servizio del cliente e farlo bene, un percorso in cui possono aiutare le startup e la open innovation.

Startup fintech e insurtech

Sono 326 le startup Fintech & Insurtech censite in Italia, per un volume di finanziamenti complessivo di 654 milioni di euro. In media 2,6 milioni per azienda, non ancora capitali consistenti (con l’eccezione alcuni di casi limitatissimi come i 100 milioni di Prima Assicurazioni e gli oltre 70 di MoneyFarm). I settori in cui operano sono eterogenei: dai servizi bancari (42%) ai servizi tecnologici orientati al mondo finanziario e assicurativo (25%).

Il 44% delle startup fintech & insurtech ritiene che sarebbe utile creare un Sandbox Italiano, la sperimentazione di un’attività disciplinata dalla normativa del settore bancario, finanziario, assicurativo, previsto dal legislatore a giugno 2019, a prescindere dal rientrare o meno nel perimetro regolamentato di Banca d’Italia – evidenzia Laura Grassi, co-Direttore dell’Osservatorio Fintech & Insurtech -. Le ragioni principali sono poter crescere di più riducendo i costi, potendo sperimentare nuove soluzioni, creando fiducia negli stakeholder, e adempiere più efficientemente alla regolamentazione“.

L’articolo I clienti italiani fedeli ai canali tradizionali: solo il 14% compra la polizza online proviene da InsuranceUp.


I clienti italiani fedeli ai canali tradizionali: solo il 14% compra la polizza online

L’innovazione digitale del settore bancario, finanziario e assicurativo inizia ad avere un impatto finalmente visibile, con effetti che diventeranno via via più marcati. Non v’è dubbio che assisteremo ad una profonda trasformazione dell’industria, con una forte ridefinizione dei confini della competizione. Tre le direttrici su cui agire, innanzitutto, gli operatori devono saper definire strategie di open innovation e collaborare con attori anche diversi, in primis fintech e insurtech, per sviluppare il cambiamento. Inoltre, le fintech e le insurtech devono saper dialogare con gli incumbent per ‘scalare’ più velocemente e ottimizzare il rapporto tra i costi e i benefici della crescita. Infine, sarà necessario pensare ad operazioni straordinarie per raggiungere quelle dimensioni coerenti con gli investimenti necessari alle economie di scala e di scopo del mercato digitale“.

Così Marco Giorgino, Direttore scientifico dell’Osservatorio Fintech & Insurtech, incornicia in una nota stampa, gli ultimi dati dell’Osservatorio relativi al mercato italiano.

Il digitale in Italia è un processo di tranquilla metabolizzazione che conduce a progressi visibili e solidi di anno in anno, ma senza exploit. Questa lettura vale sia lato aziende che lato clienti.

Sono 12,7 milioni di italiani utilizzano servizi Fintech & Insurtech con alto livello di soddisfazione.

Lo scorso anno, lo stesso report ne aveva contati 11 milioni, quindi non si può parlare di grande entusiasmo degli italiani per i servizi finanziari e assicurativi erogati via internet.

C’è da sottolineare che il dato cambia notevolmente se si guarda alla fascia d’età:  i giovani tra i 18 e 24 anni usano nettamente di più i canali digitali nella loro relazione con banche e assicurazioni, infatti, dice il report, l’89% conosce bene almeno un servizio finanziario digitale e il 72% ne usa almeno uno. I servizi più utilizzati sono il Mobile Payment (14%) e i Chatbot per comunicare con la banca (10%), mentre tra i meno utilizzati ci sono le assicurazioni istantanee/on demand (2%), la gestione dei sinistri da mobile (2%) e le assicurazioni con premi basati sul comportamento (1%). Tutti servizi, questi ultimi, che però riscuotono il maggior grado di soddisfazione.

Riguardo alle assicurazioni, solo il 14% degli utenti ha già acquistato una polizza completamente online (l’86% di questi una polizza auto, poche coperture per la casa e prodotti vita). La maggioranza (66%) dei consumatori non ha mai acquistato polizze in forma digitale e non intende farlo nel prossimo futuro, principalmente per mancanza di fiducia e perché soddisfatto del canale tradizionale. La condivisione dei dati è sempre più rilevante: già oggi il 12% della popolazione italiana condivide informazioni sullo stile di guida tramite black box e a le preclusioni sono limitate, con il 65% che condividerebbe informazioni sullo stile di guida, il 66% sulla sicurezza della casa, il 62% sulla salute fisica.

Il comportamento delle PMI

Nella scelta delle assicurazioni, le PMI si rivolgono principalmente ad attori tradizionali, come compagnie assicurative (90%) e banche (36%), acquistando soprattutto con modalità tradizionali (il 78% delle PMI opta per un canale completamente fisico), ma il 18% che si affida a soluzioni ibride, dove il digitale supporta il processo.

Questo dato è rimasto praticamente invariato rispetto allo scorso anno, anche allora infatti, le PMI risultavano poco propense ad allontanarsi dal classico rapporto con l’agente assicurativo.

Servizi online e offline in concorrenza

Alla luce di tali dati è d’obbligo domandarsi quale fattore freni ancora un pieno slancio in Italia da parte dei consumatori verso i servizi finanziari e assicurativi digitali.

Certamente un ruolo decisivo è giocato in ambito assicurativo dal rapporto di fiducia che lega consumatori e agenti assicurativi che, anche se non sono a disposizione H24 e sempre connessi, hanno però la capacità di umanizzare la relazione, di dare suggerimenti, consigli, accompagnare all’interno di processi che ancora oggi risultano complessi per la maggior parte delle persone. Inoltre, bisogna ricordare che la digital transformation riguarda moltissimo  i processi interni e gli strumenti messi a disposizione degli agenti, il che conduce al fatto che oggi l’agente può spesso offrire anche un prezzo migliore di quello che trova online.

In definitiva, i clienti non cercano il servizio digitale a tutti i costi, cercano il servizio migliore e che li fa sentire tranquilli.

La chiave è quindi, per le Compagnie, mettere l’innovazione digitale al servizio del cliente e farlo bene, un percorso in cui possono aiutare le startup e la open innovation.

Startup fintech e insurtech

Sono 326 le startup Fintech & Insurtech censite in Italia, per un volume di finanziamenti complessivo di 654 milioni di euro. In media 2,6 milioni per azienda, non ancora capitali consistenti (con l’eccezione alcuni di casi limitatissimi come i 100 milioni di Prima Assicurazioni e gli oltre 70 di MoneyFarm). I settori in cui operano sono eterogenei: dai servizi bancari (42%) ai servizi tecnologici orientati al mondo finanziario e assicurativo (25%).

Il 44% delle startup fintech & insurtech ritiene che sarebbe utile creare un Sandbox Italiano, la sperimentazione di un’attività disciplinata dalla normativa del settore bancario, finanziario, assicurativo, previsto dal legislatore a giugno 2019, a prescindere dal rientrare o meno nel perimetro regolamentato di Banca d’Italia – evidenzia Laura Grassi, co-Direttore dell’Osservatorio Fintech & Insurtech -. Le ragioni principali sono poter crescere di più riducendo i costi, potendo sperimentare nuove soluzioni, creando fiducia negli stakeholder, e adempiere più efficientemente alla regolamentazione“.

L’articolo I clienti italiani fedeli ai canali tradizionali: solo il 14% compra la polizza online proviene da InsuranceUp.