Assicurazioni online: 1 italiano su 3 compra la polizza RC auto da smartphone

Le polizze digitali si fanno lentamente ma costantemente strada nel comparto RC Auto: secondo un’analisi di Facile.it, più di 1 italiano su 3 (34,2%) le acquista online direttamente dal proprio smartphone.

Dallo studio, realizzato su un campione di oltre 279.000 polizze Rc Auto sottoscritte online, emerge come la percentuale sia aumentata rispetto al periodo pre-pandemia, quando era pari al 24,8%.

“La pandemia e le restrizioni imposte hanno spinto gli italiani a digitalizzare molti processi”, spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Insurance di Facile.it. “Inevitabilmente anche il mondo delle assicurazioni è stato influenzato da queste dinamiche e l’acquisto da smartphone, device che può essere utilizzato in ogni momento e luogo, è ormai una realtà anche per il settore assicurativo”.

Banche e assicurazioni, il futuro è nella mobile digital bancassurance

Assicurazioni auto online: i maggiori clienti sono tra i 25 e i 44

Analizzando i dati dal punto di vista anagrafico, non stupisce notare come siano soprattutto gli individui con un’età compresa tra i 25 e i 44 anni ad utilizzare maggiormente il cellulare per rinnovare o sottoscrivere la copertura per la propria vettura (38,8%). Nonostante i 65-74enni siano i meno propensi, è interessante notare come quasi 3 italiani su 10 (28,5%) appartenenti a questa fascia anagrafica si affidino comunque al mobile per l’acquisto.

Assicurazioni auto online: Friuli, Sardegna e Emilia-Romagna sul podio

Se, come detto, a livello nazionale coloro che usano il cellulare per comprare l’RC Auto rappresentano il 34,2% del campione, la percentuale sale fino al 37,1% in Friuli-Venezia Giulia, che si posiziona così in cima alla classifica delle regioni più propense alla sottoscrizione di una assicurazione attraverso lo smartphone. Seguono sul podio la Sardegna (36,5%) e l’Emilia-Romagna (36,2%).

Le garanzie accessorie più richieste

Guardando alle scelte degli automobilisti in materia di garanzie accessorie emerge come, tra coloro che ne hanno inserita una in fase di preventivo, la più richiesta sia stata l’assistenza stradale (40%).

Il dato può essere letto anche in virtù di un parco auto che continua ad invecchiare: lo scorso mese l’età media dei veicoli italiani era pari a poco più di 11 anni e mezzo, valore in aumento rispetto a quello rilevato nello stesso periodo del 2021 (10 anni e 9 mesi).

Seguono tra le garanzie accessorie più richieste, sia pure a grande distanza, la copertura infortuni conducente (19%), la tutela legale (18,4%) e la garanzia furto e incendio (11%)

Aumentano anche le polizze moto online

Per quanto guarda l’assicurazione i motoveicoli, dallo studio realizzato su oltre 23.800 polizze RC Moto acquistate online emerge che nel primo trimestre del 2022 ben 1 italiano su 3 (33,9%) ha acquistato la polizza per le due ruote direttamente dal proprio cellulare; valore in aumento di 12 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2019.

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Tiassisto24, il “ponte” digitale tra assicurazioni e mondo automotive

Un ponte tra il settore assicurativo e quello automotive reso possibile dalla tecnologia: è Tiassisto24, tra le startup vincitrici di Open-F@b Call4Ideas 2021, l’ottava edizione del contest promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp dedicata al tema “L’Assicurazione + Accessibile”.

La sua sfida? Supportare le compagnie nel rendere l’assicurazione più attrattiva e accessibile grazie all’arricchimento con micro-servizi digitali per il veicolo che semplificano la vita quotidiana anche nelle piccole cose, dalle scadenze fino agli inconvenienti come una multa.

Come nasce Tiassisto24

Tiassisto24 nasce nel 2014 all’interno del programma di accelerazione di LUISS EnLabs a Roma, da un’idea di Michele e Giuseppe Romagnoli, co-founder, e Claudio Della Loggia, assicuratore. Il progetto nasce dall’incontro della necessità dei clienti di un supporto per la gestione dei veicoli e delle pratiche ad essi legate, rilevata da Della Loggia, e con l’esperienza nel settore dei servizi automotive dei fratelli Romagnoli.

Nel 2015, dopo un round di finanziamento da 350mila euro, va live la prima versione della piattaforma. Comincia così la fase di gavetta per capire come presentarsi ai mercati insurance e automotive.

“Tiassisto24 nasce come piattaforma B2C, pensata per l’uso diretto dei driver” racconta Michele Romagnoli, CEO e co-founder. “Nei successivi tre anni abbiamo notato come fosse molto apprezzata da chi li aveva come clienti: nel 2018 si sviluppa quindi una seconda anima per il mondo delle autofficine, con un’offerta di servizi come gestione di scadenze e multe, prenotazione della manutenzione o gestione dei documenti, da proporre al cliente per aumentare la fidelizzazione.”

Nel 2019 arriva un secondo round di crowdfounding da 130mila euro finalizzato allo sviluppo di tecnologie di intelligenza artificiale. Nascono così applicazioni “spin-off” come per esempio Multe24, app che attraverso tool di lettura delle immagini permette la gestione delle multe. Queste applicazioni possono essere scaricate e usate dagli utenti, ma sono pensate come un servizio professionale, basato su API per permettere l’integrazione in altri applicativi o con competenze verticali e facilmente scalabile.

Tiassisto24 diventa così quello che è oggi: una piattaforma basata su intelligenza artificiale e machine learning che permette la configurazione modulare e scalabile di soluzioni end-to-end per i canali B2C, B2B2C e B2B.

Negli ultimi anni, Tiassisto24 si è consolidata in particolare sul mercato B2B ed è stato scelto da clienti come Arval, società leader nel noleggio a lungo termine e nei servizi di mobilità sostenibile, e Arag Italia, compagnia assicurativa specializzata nella tutela legale.

Tiassisto24, come funziona la piattaforma

La piattaforma Tiassisto24 offre una serie di micro-servizi “driver-centric” per la gestione dei veicoli: da strumenti per gestione di scadenze e documenti a tagliandi, assicurazioni, multe, pagamenti online e servizi complementari di soccorso stradale, tutela legale e recupero dei punti della patente.

Per fare un esempio dell’utilizzo pratico, Romagnoli ci ha raccontato come funziona lo strumento Multe24, che permette non solo di pagare le multe, ma anche di fare ricorso per quelle considerate non corrette.

“Per prima cosa, l’applicazione acquisisce l’immagine della multa tramite foto e ne ricava le informazioni necessarie. Attraverso un bot, conferma i dati necessari alla valutazione e richiede quelli mancanti. A questo punto rilascia uno scoring che indica la percentuale di successo in caso di ricorso. Il processo si completa con il reindirizzamento a consulenti legali se ricorribile, o in alternativa al pagamento per la pubblica amministrazione, completamente digitale grazie all’integrazione di PagoPA.”

Uno sguardo al futuro: incentivare i componenti virtuosi dell’automobilista

“Open-F@b Call4Ideas ha rappresentato per noi un riconoscimento importante perché è l’evidenza del perfetto marketfit del nostro modello con le nuove logiche del mercato delle corporate, che non a caso arriva in questo momento storico di grandi cambiamenti paradigmatici nella relazione con i clienti” afferma Romagnoli.

“Non è facile scalare su mercati come quello assicurativo e automotive perché si tratta di settori che devono imprimere una forte accelerazione sulla trasformazione digitale. Ma oggi, con le seconde generazioni “digitali”, cominciano ad esserci maggiori opportunità”.

L’obiettivo ora è crescere e scalare attraverso questa nuova ventata di digitalizzazione, strutturata e spinta anche dalle grandi corporate grazie all’open innovation.

“Abbiamo dovuto aspettare un bel po’ affinché questo mondo si muovesse, ma ora siamo di fronte a una nuova era di relazione con il cliente finale, che può e deve diventare un soggetto responsabile, un ‘driver virtuoso’” – spiega Romagnoli. “Non è solo un tema hardware. Ci aspetta un periodo grigio e ibrido di transizione, dove ci saranno ancora veicoli endotermici. Per i prossimi 10-15 anni sarà importante il ruolo del driver virtuoso che adotta i componenti migliori – scadenzati e organizzati grazie a tecnologie come la nostra e all’intelligenza artificiale – per rendere il parco circolante più possibile ecosostenibile. Penso che abbiamo il ruolo essenziale di supportare il driver con servizi che gli offrano la possibilità di adottare quotidianamente comportamenti sostenibili e monitorarli nel tempo”.

Per quanto riguarda il modello di business, il focus di Tiassisto24 sarà sempre più focalizzato su B2B e B2B2C brandizzati, ma resterà l’anima di B2C puro come laboratorio di messa a punto dei servizi.

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Mobilità del futuro: come cambierà l’assicurazione auto nel 2031

Assicurazioni e mobilità sono due settori che si trovano oggi a un punto di svolta. Cosa possiamo aspettarci dalle assicurazioni auto (e non solo) per i prossimi anni?

Si propone di rispondere a questa ambiziosa domanda il rapporto Move to the future: la mobilità del 2031, una collaborazione tra la società di consulenza EY e l’Italian Insurtech Association (IIA), l’associazione italiana per gli attori della filiera assicurativa, con l’obiettivo di guardare all’evoluzione dei prodotti assicurativi e dei trend nel mondo della mobilità per anticipare le caratteristiche che rivoluzioneranno il settore nei prossimi dieci anni.

Per quando riguarda il mondo insurance, molte delle novità citate dallo studio si possono intravedere già oggi: secondo il rapporto infatti “la pandemia da Covid-19 ha accelerato il processo di trasformazione digitale in atto nel settore assicurativo”, e per adattarsi al nuovo scenario le compagnie “stanno sviluppando nuove tipologie di prodotti abilitati dalle nuove tecnologie e in linea con i nuovi trend della mobilità”. Vediamo quali sono i meccanismi da tenere d’occhio.

Le assicurazioni auto del futuro: dal plug and play al Mobility as a Service

Il primo elemento rilevante consiste nelle polizze assicurative istantanee, on-demand o “Plug and Play”: coperture completamente personalizzabili e attivabili anche all’ultimo minuto, pensate per coprire periodi di breve durata o addirittura un singolo evento.

Continueranno a imporsi anche le soluzioni usage-based, come le polizze pay per mile o pay when you drive. Queste permettono ai clienti di personalizzare il premio in base ai chilometri effettivamente percorsi, calcolati tramite dispositivi interconnessi Internet of Things (IoT) da installare sulla propria auto o sullo smartphone. Già oggi questa tipologia di polizze sta ricevendo grande successo, come dimostrato dalle esperienze fortunate di startup insurtech come la britannica By Miles o l’americana Root Insurance.

Fondamentale anche il concetto di data-driven insurance, o “assicurazione comportamentale”: un modello, come spiegato da EY e IIA, che passa dal risarcimento dei danni alla loro prevenzione, incentivando i clienti ad adottare abitudini sicure tramite una logica di reward. Oltre che al settore automotive, dove le assicurazioni comportamentali possono spronare gli utenti a migliorare il proprio stile di guida – un esempio è la startup insurtech Carrot Insurance – questo modello può essere applicato anche al settore delle polizze mediche, offrendo sconti o rimborsi ai clienti che mostrano di seguire uno stile di vita salutare.

Altro trend da tenere d’occhio è quello delle assicurazioni embedded, quindi polizze integrate in modo quasi automatico con l’acquisto di un prodotto o un servizio offerto magari da partner esterni. Secondo il rapporto, si tratta di un cambiamento che “punta a trasformare il modello di distribuzione e che invoglia gli utenti a dotarsi di uno strumento di protezione grazie ai vantaggi in termini economici e di customer experience”. Le assicurazioni integrate semplificano infatti le procedure di acquisto delle polizze, e in questo modo attirano anche gli utenti non particolarmente interessati ad acquistarle.

C’è poi l’ampio settore dei prodotti assicurativi pensati per la micro-mobilità – pattini, biciclette, e-bike – e al Mobility as a Service, polizze legate non tanto a uno specifico mezzo di trasporto quanto a un singolo individuo che utilizza mezzi diversi, sia privati che pubblici o in sharing. Questi pacchetti, sicuramente innovativi, offrono generalmente polizze di breve durata attivabili all’occorrenza direttamente dallo smartphone: una vera e propria rivoluzione rispetto ai processi di sottoscrizione tradizionali, che possono richiedere mesi e coprono un arco di tempo ben più impegnativo.

Infine, elementi importanti per le assicurazioni auto del 2031 saranno anche i servizi di “valore aggiunto” offerti da terze parti, importanti soprattutto per garantire la soddisfazione e fidelizzazione dei clienti; e l’assistenza stradale attivata in modalità digitale, sfruttando per esempio il gps dello smartphone.

Assicurazioni per la mobilità: la situazione attuale

Secondo il sondaggio di EY e IIA, oggi i trend più diffusi sono proprio quelli del valore aggiunto e dell’assistenza stradale digitale, già presenti nel portfolio di prodotti offerti da circa il 70% degli assicuratori intervistati.

La metà delle compagnie che hanno partecipato allo studio sta inoltre puntando su prodotti per la micro-mobilità, sui pacchetti comportamentali o data driven e sulle assicurazioni integrate. Risultano ancora poco diffusi invece i prodotti on-demand, pay per mile o dedicati al Mobility as a Service, attualmente offerti soltanto dal 30% degli intervistati.

Il 78% dei partecipanti ha intenzione di investire su prodotti assicurativi specifici per i veicoli elettrici, e il 52% è convinto che le assicurazioni contro i rischi cyber dei dispositivi interconnessi – per fare un esempio, possibili violazioni della privacy legate ai gps installati a bordo dei veicoli – diventeranno un elemento cruciale entro i prossimi cinque anni.

Assicurazioni auto, la prospettiva delle digital claims

Altro elemento innovativo evidenziato dal rapporto consiste nelle digital claims, la gestione digitalizzata delle pratiche e delle richieste di compensazione avanzate dai clienti. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, le nuove tecnologie IoT e l’analisi dei dati aumentata permetteranno infatti di “ottimizzare l’ecosistema dei sinistri”, gestendo in modo automatizzato le pratiche e riducendo le necessità di intervento umano.

Da questo punto di vista sarà fondamentale, per esempio, la possibilità di effettuare perizie tramite video per valutare automaticamente i danni, riducendo i tempi e rendendo quindi più rapida l’erogazione delle liquidazioni. Anche i sensori e i dispositivi interconnessi installati a bordo dei veicoli permetteranno di conoscere nel dettaglio la dinamica degli incidenti, eliminando il rischio di frodi o incomprensioni.

Secondo il sondaggio di EY e IIA, l’83% degli assicuratori intervistati ha intenzione di adottare le tecnologie necessarie per digitalizzare la gestione dei sinistri, il 61% intende investire su servizi di assistenza innovativi e il 44% su dispositivi IoT per la prevenzione delle frodi.

Il nuovo modello porterà benefici economici?

Secondo molti la tecnologia ridurrà le perdite per gli assicuratori: più della metà degli intervistati sostiene infatti che la progressiva digitalizzazione dei veicoli porterà a una riduzione del numero dei sinistri e quindi a un calo tra il 2% e il 10% del loss ratio, il rapporto tra sinistri avvenuti e premi incassati da un assicuratore.

Non tutti però concordano su questo punto, sicuramente invitante per le compagnie: un terzo degli intervistati crede che la digitalizzazione non porterà benefici significativi sul loss ratio perché, seppure il numero di sinistri dovesse diminuire, quelli che continueranno a verificarsi saranno più dispendiosi. L’11% degli intervistati crede invece che nel 2031 i costi per gli assicuratori, alla fine, aumenteranno.

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Lemonade non si ferma: l’unicorno insurtech lancia le sue polizze auto digitalizzate

L’offerta di Lemonade si arricchisce: dopo le polizze su casa, affitto, vita e animali domestici, l’unicorno americano è ora in grado di assicurare anche le auto grazie a una serie di prodotti innovativi e personalizzati.

Come tutti i suoi servizi anche le nuove assicurazioni faranno largamente affidamento sulla tecnologia, ma la startup continuerà – almeno nelle prime fasi – ad affiancarla a metodologie più tradizionali per decidere i premi e servire gli utenti.

Digitalizzazione, la chiave del successo di Lemonade

Lemonade è stata fondata a New York nel 2015 da Daniel Schreiber, attuale Ceo, Shai Wininger e Ty Sagalow. La startup ha lanciato le proprie attività offrendo assicurazioni su casa e affitto, e ha poi allargato l’offerta entrando nel settore delle polizze per animali domestici, a luglio 2020, sulla vita a febbraio 2021 e infine ora anche in quelle delle auto.

Il punto di forza di Lemonade sta nella digitalizzazione di tutta la sua offerta: le sue polizze sono infatti acquistabili in pochi minuti direttamente dal sito, e gestibili poi completamente online. I tradizionali processi di sottoscrizione, basati sull’inserimento manuale dei dati e su polizze standardizzate, vengono quindi sostituiti da prodotti personalizzati e al passo con i tempi e le richieste degli utenti.

In cinque anni di attività Lemonade ha raccolto quasi mezzo miliardo di dollari – 481,5 milioni – in 11 round di investimenti, di cui uno di Serie D chiuso ad aprile 2019 per ben 300 milioni di dollari. Il 2 luglio 2020, forte di una valutazione da 1,7 miliardi di dollari, la startup si è quotata sulla Borsa di New York raccogliendo 319 milioni.

Come sottolineato dal Wall Street Journal, però, la startup non ha ancora generato profitti e nel 2021 il costo delle sue azioni è calato del 40% anno-su-anno. Nel secondo trimestre, inoltre, la compagnia ha registrato perdite nette per 55,6 milioni di dollari anche a causa degli aumenti nei costi legati all’amministrazione, al marketing, alle vendite e alla tecnologia.

Le nuove polizze auto

Come tutte le sue polizze anche le nuove assicurazioni auto offerte da Lemonade offriranno un’esperienza utente intuitiva e digitalizzata. Inoltre, la compagnia intende fare affidamento sulla tecnologia e sui dispositivi telematici per monitorare le abitudini di guida degli utenti e proporre di conseguenza premi e servizi personalizzati.

Allo stesso tempo, il CEO e co-founder Daniel Schreiber ha dichiarato al Wall Street Journal che, almeno nelle fasi iniziali, Lemonade continuerà a tenere in considerazione anche metodi più tradizionali come l’età dei guidatori, il genere o il “credit score”.

Un’attenzione particolare è inoltre dedicata all’ambiente: con i suoi dispositivi telematici infatti Lemonade è in grado di calcolare quanta anidride carbonica viene rilasciata dai veicoli che assicura, e collaborerà con una serie di non-profit per piantare alberi e compensare le emissioni nocive.

Le polizze auto di Lemonade sono attualmente disponibili in Illinois, ma verranno presto lanciate in altri stati americani.

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Humn, storia dell’insurtech che rivoluziona con i dati le polizze per flotte di veicoli commerciali

Tecnologie all’avanguardia per usare i dati e calcolare i rischi, così da offrire preventivi personalizzati e minimizzare le perdite per tutte le parti coinvolte: è il modello di Humn, startup insurtech britannica specializzata nelle polizze per flotte di veicoli commerciali, che ha raccolto 10,1 milioni di sterline – pari a circa 12 milioni di euro – con un nuovo, fortunato round di investimenti di Serie A guidato da BXR Group e Shell Ventures.

Vediamo come funzionano, quindi, i servizi di Humn e quali sono i suoi punti di forza.

Flotte di veicoli commerciali: tra assicurazioni e calcolo del rischio

Humn.ai è stata fondata nel 2017 a Londra da Alberto Romero, Chris Clarke, Mark Musson e Peter Bousquet. La startup sfrutta la tecnologia per combinare i servizi assicurativi con quelli di calcolo del rischio, offrendo così prodotti personalizzati e minimizzando le perdite per tutte le parti coinvolte.

RiskOS, la piattaforma di controllo del rischio sviluppata da Humn, è infatti in grado di analizzare migliaia di data points in tempo reale e fornire quindi una valutazione contestualizzata del rischio alla guida. Le previsioni vengono poi ingerite da Rideshur, il servizio di assicurazione dinamica della startup, che modifica continuamente i premi proprio in base all’esposizione in tempo reale a potenziali ostacoli o pericoli.

I servizi sono pensati per le flotte di veicoli commerciali, che grazie ai servizi di Humn possono ridurre gli incidenti del 65% e risparmiare fino al 20% sui premi rispetto alle polizze tradizionali.

Durante la pandemia di Covid-19 Humn ha ottenuto la licenza assicurativa rilasciata dalla Financial Conduct Authority britannica, e può quindi sottoscrivere autonomamente le proprie polizze.

Gli investimenti e i progetti di Humn

Dalla sua fondazione Humn ha raccolto più di 23 milioni di dollari – circa 17 milioni di sterline – in cinque round di investimenti. L’ultimo, in particolare, è stato chiuso lo scorso 13 ottobre per 10,1 milioni di sterline.

Secondo il CEO Mark Musson la nuova liquidità permetterà di “accelerare la nostra fase di scaleup”. L’obiettivo, infatti, è “crescere in modo esponenziale nel Regno Unito e in alcune aree europee”, con un focus iniziale su Spagna e Francia. Allo stesso tempo, la compagnia intende allargare il team – attualmente composto da circa 40 dipendenti –tramite l’assunzione di nuove figure professionali nei settori vendite, marketing e customer success. In futuro, poi, Humn punta a “realizzare la prima polizza assicurativa per veicoli a guida autonoma”.

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Flock, come funziona l’insurtech che assicura i droni

Dall’assicurazione per i droni a quella per le auto, tutto all’insegna di tecnologie all’avanguardia e degli ultimi sistemi di telematica: è questo il percorso di Flock, startup insurtech britannica che proprio questa estate ha chiuso un nuovo round di investimenti, di Serie A, raccogliendo 17 milioni di dollari.

Ecco come funzionano i prodotti di Flock e cosa vede la startup nel suo futuro.

Flock, dai droni alle auto

Flock è nata a Londra, nel Regno Unito, nel 2015 dall’idea di Antton Peña (oggi Chief Product Officer) ed Ed Leon Klinger, attuale Ceo. “Flock è stata fondata con la convinzione che il settore assicurativo non fosse più adatto per le necessità di un mondo iper-connesso, che si muove velocemente” si legge sul sito della startup. Fin dai primi momenti di attività quindi l’obiettivo è stato quello di creare una compagnia globale e completamente digitalizzata, al passo con i tempi che cambiano.

Le prime polizze, pensate per i droni, sono state lanciate nel 2018, e due anni dopo Flock ha deciso di allargare la propria offerta con prodotti assicurativi studiati per flotte di veicoli commerciali.

Nel corso degli anni i prodotti assicurativi per droni di Flock sono stati scelti da aziende di primo livello come Netflix, BBC e anche il National Health Service, il servizio sanitario nazionale britannico. Per quanto riguarda le polizze auto, invece, queste sono utilizzate per esempio da Jaguar Land Rover.

Il punto di forza della startup sta nell’uso di tecnologie all’avanguardia e di dispositivi telematici che, collegati ai veicoli assicurati, permettono di attivare le polizze soltanto quando i mezzi sono effettivamente in movimento. Se l’auto è parcheggiata invece, e quindi il livello di rischio è minimo, la copertura viene temporaneamente disattivata.

Secondo Reuters, i premi per droni e auto vengono personalizzati anche in base a elementi estremamente specifici come le condizioni metereologiche, le abitudini degli autisti e la distanza effettivamente percorsa dai  veicoli.

“La proliferazione delle auto elettriche, l’arrivo di nuovi modelli di business con il ridesharing, e l’emergere di veicoli a guida autonoma rappresentano importanti sfide per le quali gli assicuratori tradizionali non sono preparati” ha detto Klinger a TechCrunch.

L’uso di sistemi API e di tecnologie interconnesse si è rivelato vincente per la startup, che fino ad oggi ha raccolto più di 21 milioni di dollari.

L’ultimo round di investimenti

Il 29 luglio Flock ha chiuso un round di investimenti di Serie A – il primo dopo una serie di seed round – raccogliendo 17 milioni di dollari. Le operazioni sono state guidate da Social Capital, il veicolo di investimenti guidato da Chamath Palihapitiya, investitore SPAC e chairman di Virgin Galactic.

“Flock sta chiudendo il divario rimasto tra l’industria assicurativa di oggi e il mondo dei trasporti di domani” ha detto Palihapitiya, aggiungendo: “Grazie all’utilizzo dati raccolti ed elaborati in tempo reale per comprendere realmente i rischi a cui vanno incontro i veicoli, Flock risponde alle necessità di un mondo iper connesso e in rapida evoluzione”.

Grazie alla nuova liquidità la startup intende ampliare il suo staff, passando da 20 a 80 dipendenti, e rafforzare l’espansione a livello europeo.

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Connected Insurance nel settore auto: la rivoluzione delle polizze usage-based

Il mondo della connected insurance – assicurazioni dinamiche e personalizzabili in base alle reali abitudini dei clienti – ha trovato nel settore automotive uno dei suoi principali ambiti di applicazione.

Le polizze auto infatti ben si prestano all’uso di dispositivi cloud intelligenti che permettono di tracciare le caratteristiche alla guida degli utenti, dalla velocità all’uso corretto delle cinture. In base a queste informazioni è quindi possibile modificare i premi, dando vita a un nuovo prodotto assicurativo: le polizze usage-based.

Vediamo quali sono i principali elementi del modello connected insurance applicato al settore auto, e come le compagnie più innovative ne stanno approfittando.

Come funziona la Connected Insurance per le auto

Le assicurazioni connesse hanno fin da subito trovato terreno fertile nel mondo delle polizze auto. Come detto, particolarmente interessante è la possibilità di creare prodotti assicurativi usage-based (anche detti pay-per-use), i cui premi non sono fissi ma vengono calcolati in modo flessibile sulla base di quanto e come realmente ogni cliente utilizza la propria vettura nella vita quotidiana.

Per tener traccia delle abitudini di guida i veicoli assicurati con una polizza usage-based vengono generalmente equipaggiati con dispositivi IoT (Internet of Things) telematici che registrano in tempo reale diversi parametri, tra cui velocità, distanza percorsa, frenate improvvise e anche l’uso del telefono al volante. In alcuni casi, i dati possono essere raccolti direttamente tramite un’apposita app installata sul telefono cellulare dell’utente.

Le assicurazioni connesse per auto tendono quindi a premiare i guidatori più cauti e rispettosi delle regole, mentre i costi per i viaggiatori spericolati risulteranno inevitabilmente più alti.

Un mercato da 125 miliardi di dollari

Secondo Global Markets Insights Inc., il mercato delle polizze auto connesse e usage-based potrebbe raggiungere i 125 miliardi di dollari entro il 2027, con un tasso annuo di crescita composto (CAGR) di più del 20% tra il 2021 e il 2027, sia a livello globale che nel solo mercato europeo. Una precedente analisi di Markets&Markets stimava che il settore avrebbe raggiunto i 96 miliardi di dollari entro il 2025.

Il segmento più promettente è quello della raccolta dati tramite smartphone, considerato come il metodo più veloce da inizializzare più semplice da utilizzare per gli utenti. La possibilità di tracciare le informazioni soltanto attraverso il proprio telefono, inoltre, ha reso le assicurazioni usage-based accessibili alla grande maggioranza degli utenti.

Promettente anche il settore dei dispositivi IoT per auto, considerati tra le altre cose un importante strumento per migliorare i livelli generali di sicurezza stradale e incentivare l’adozione di comportamenti responsabili alla guida.

Le compagnie chiave

Molte compagnie insurtech hanno già approfittato delle assicurazioni connesse per sviluppare polizze auto innovative e integrate. Tra queste troviamo Metromile, startup di San Francisco (California) fondata nel 2011 che offre polizze personalizzate e basate sui chilometri percorsi. In 10 anni di attività Metromile ha raccolto più di 460 milioni di dollari in nove round di investimenti. L’ultimo, da 170 milioni di dollari, è stato chiuso a febbraio 2021.

Di stampo simile anche l‘americana Root Insurance, che utilizza gli smartphone dei clienti per tracciare le loro abitudini alla guida e offrire polizze personalizzate e calcolate in base ai reali livelli di rischio.

Nel Regno Unito invece si fa notare By Miles, che offre polizze connesse studiate appositamente per i guidatori occasionali che raramente percorrono lunghe distanze: sul sito della compagnia si legge infatti lo slogan “meno guidi, meno paghi”. Le polizze di By Miles sono composte da un prezzo fisso che copre l’auto mentre questa è parcheggiata, e un premio variabile da determinare in base alle abitudini.

Sempre a Londra troviamo poi Carrot – Rewarding Insurance, che invece installa nei veicoli dei clienti una “scatola nera” telematica per raccogliere tutte le informazioni necessarie. Tramite una dashboard interattiva i clienti possono controllare le statistiche relative al comportamento alla guida e il “punteggio” loro attribuito, in base al quale vengono calcolati i premi.

Connected Insurance e auto, il mercato italiano

Le compagnie italiane non hanno intenzione di rimanere indietro: un report curato dalla società di consulenza PwC ha calcolato come già nel 2016 più del 50% delle aziende stessero offrendo soluzioni assicurative connesse per il settore auto.

Secondo l’Osservatorio Connected Car & Mobility del Politecnico di Milano, a fine 2020 erano attivi 17,3 milioni di veicoli connessi – il 45% di quelli in circolazione – e il mercato valeva quasi 1,2 miliardi di euro. Le soluzioni più diffuse erano i dispositivi Gps, capaci di localizzare il veicolo e tracciare le sue caratteristiche principali, ma stanno attraversando una forte crescita anche le auto connesse tramite SIM o con sistemi bluetooth.

Tra le diverse compagnie che offrono assicurazioni connesse per auto nel nostro Paese troviamo Allianz: la sua formula Sesto Senso installa un dispositivo GPS con speciali sensori in grado di localizzare l’auto e allertare i soccorsi in caso di emergenza o di furto.

Nel 2018 invece Generali Italia ha lanciato Jeniot, una società ad hoc dedicata allo sviluppo dell’Internet of Things e di dispositivi innovativi per la connected insurance in ambito auto, casa e salute.

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Guida autonoma in Europa, i primi passi sulle normative

Il settore della guida autonoma è in fermento. Dopo tante attese, finalmente qualcosa si sta muovendo in Europa sul piano della regolamentazione: a fine aprile il Regno Unito ha annunciato di voler procedere con l’inquadramento a livello normativo della guida autonoma, e a giugno è stato approvato da una delle due Camere in Germania un provvedimento che autorizza la guida autonoma su strade pubbliche.

Ora UK e Germania si sfidano in un vero testa a testa su chi sarà il primo a permettere la circolazione su strade pubbliche vetture a guida autonoma. Per ora in vantaggio sembra il Regno Unito, che conta di vedere le prime vetture con sistemi ALKS circolare “da sole” entro la fine del 2021, mentre in Germania si parla di guida autonoma a livello 4 nel 2022.

Se da un lato l’UK ha compiuto il primo passo ufficiale, dall’altra la Germania aveva impostato già nel 2017 un disegno di legge per disciplinare la circolazione delle auto driverless. A detta del governo tedesco, una volta passata l’approvazione del Bundestat (la Camera delle Regioni), sarebbe il primo quadro giuridico al mondo per l’integrazione dei veicoli autonomi nel traffico regolare, da bus navetta a veicoli privati.

La sua soluzione, secondo il ministero dei Trasporti, è stata ideata per essere il più flessibile possibile, eliminando la necessità di un autista umano in stand-by: molta più libertà rispetto alla soluzione del governo britannico, che permetterebbe al guidatore di staccare le mani dal volante solo sotto condizioni specifiche, in autostrada, e con la postilla di rimanere sempre pronto a riprendere il controllo del veicolo.

Ma nulla è ancora scolpito nella pietra, e la gara è ancora aperta. Nel frattempo, il mondo delle assicurazioni farà meglio a prepararsi: la transizione a guida autonoma potrebbe sconvolgere gli equilibri del settore car insurance. Saranno inoltre non poche le patate bollenti da affrontare a livello di responsabilità e copertura in caso di sinistri – ma altrettante le opportunità per chi saprà venire incontro alla nuova domanda.

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Connected Car, le prospettive per le assicurazioni in un mercato da oltre un miliardo

Quello della connected car è un settore particolarmente interessante per le assicurazioni per la sua stretta (e complessa) relazione con la sfera della sicurezza. In particolare, l’implementazione dei sistemi ADAS presenta notevoli opportunità per l’insurance.

Nonostante in Italia il mercato dell’auto nel suo complesso abbia subito un crollo del -27,9% nel 2020, quello della Connected Car ha registrato solo una lieve flessione del -2%. Secondo i dati della ricerca dell’Osservatorio Connected Car & Mobility del Politecnico di Milano, sono 17,3 milioni i veicoli connessi a fine 2020, quasi il 45% del parco circolante in Italia.

Un target quindi molto interessante per il settore assicurazioni, specialmente considerando che la sicurezza rappresenta una delle motivazioni di acquisto più importanti per gli utenti finali, il che denota una tendenza di consapevolezza del rischio e desiderio di soluzioni mirate a minimizzarlo.

Sempre più integrati nei nuovi veicoli sono i sistemi di assistenza alla guida (ADAS), quali la frenata automatica di emergenza o la verifica della presenza di veicoli nell’angolo cieco. Questi sistemi fanno registrare a fine 2020 un valore di 600 milioni di euro.

Adas (guida assistita): a che punto siamo e quali effetti avrà sulle assicurazioni

Emerge quindi la possibilità di capitalizzare su questo trend, sviluppando l’offerta di polizze assicurative in cui il premio varia sulla base del numero e della tipologia di sistemi ADAS presenti a bordo veicolo.

Sono sempre più numerose le compagnie assicurative che lavorano a offerte di questo tipo, che tengano conto della presenza di tali sistemi, e quindi del ridotto rischio di incidente, per offrire uno sconto sul premio assicurativo. In particolare, secondo alcune stime dell’Osservatorio, prendendo come riferimento un campione di auto dotate di sistemi ADAS con cilindrata compresa tra 1.300 e 1.800 cc, e a fronte di un premio equo iniziale compreso tra 170 e 200 €/anno, è possibile ottenere una riduzione del rischio di incidente compresa tra il 15 e il 20%, con conseguente decremento del premio equo pari 25-40 €/anno.

L’articolo Connected Car, le prospettive per le assicurazioni in un mercato da oltre un miliardo proviene da InsuranceUp.


Insurtech: cos’è e come cambierà il mondo delle assicurazioni

Che cos’è l’insurtech

La parola insurtech, formato dalle parole insurance + technology, identifica praticamente tutto ciò che è innovazione technology – driven in ambito assicurativo: software, applicazioni, startup, prodotti, servizi, modelli di business. Mutuato dal termine fintech che afferisce al mondo più propriamente bancario, l’insurtech è considerato anche un figlio di questo ed è pertanto molto simile, sia come impatto che sta producendo sulle imprese tradizionali del settore, sia come fondamenti su cui si basa e velocità con la quale si va affermando.

Come le banche, anche le assicurazioni sono state tra le industrie più lente nell’adattarsi alla digitalizzazione e nel cogliere le opportunità offerte dalla digital transformation.

Se in epoca di internet 1.0 la digitalizzazione delle imprese (in Italia particolarmente difficoltosa) veniva interpretata come la banale apertura di un sito web aziendale, inteso come trasposizione online della brochure cartacea; e in epoca di internet 2.0 come ingresso nel mondo dei social o nell’ecommerce; ora, in epoca industria 4.0, la tecnologia digitale ha un impatto ancora più profondo e incide direttamente sui modelli di business e la tipologia di servizi. E ha investito l’industria assicurativa con la forza di un tornado, imponendo un cambiamento radicale che travolge cultura aziendale,  processi,  gestione dei dati, relazione con i clienti. L’industria assicurativa è cambiata per sempre.

Negli ultimi anni vi è stata una netta accelerazione, che ha condotto alla moltiplicazione degli investimenti, in startup e società che sviluppano soluzioni per l’industria assicurativa, sia da parte di fondi di Venture Capital, sia da parte delle stesse Compagnie assicurative, attraverso i propri fondi di Corporate Venture Capital.

Insurtech, gli investimenti

CBInsights, società di consulenza e reportistica che segue da tempo l’insurtech, va indietro nel tempo fino al 2011 nell’individuazione dei primi investimenti nel settore, ma è nel 2015, come riporta il grafico, che avviene internazionalmente (sebbene con forte concentrazione in US) il vero boom. 

numeri dell'insutech

Quello che ha caratterizzato gli ultimi anni in ambito insurtech è stato, oltre al numero e all’entità degli investimenti, anche il fatto che, con diverse modalità, le compagnie tradizionali hanno “abbracciato” questo mondo: hanno cominciato a guardare al mondo delle startup insurtech e a collaborare con esse, spesso a finanziarle con i propri fondi di venture capital o ad acquisirle. Sono sorti innovation lab aziendali, programmi di accelerazione, incubatori, eventi dedicati.

Il taglio degli investimenti è cresciuto esponenzialmente, con cifre da capogiro ora che i venture capitalist puntano non più solo su startup early stage, ma su startup in espansione e scaleup, portanda alla nascita di veri e propri unicorni insurtech. Secondo recenti report, per esempio quello di Willis Tower, il 2020 ha visto 2,5 miliardi di dollari investiti solo nel terzo trimestre.

Il 2021 è partito in quarta, raggiungendo nell primo trimestre il maggior numero totale di round di finanziamento insurtech dal 2019.

Quali sono i pilastri dell’insurtech

SHARING ECONOMY

Secondo quanto indicato da Enrico Aprico, Adjunct Professor Università Cattolica del Sacro Cuore, esperto di sharing economy e marketing, uno dei temi chiave per il settore insurtech è rappresentato dalla sharing economy. L’intera catena del valore delle compagnie è minacciata dai nuovi modelli di business legati all’economia della condivisione  e alla digitalizzazione. Prodotti, marketing, distribuzione, prezzi si trasformano.

Un caso emblematico è rappresentato da Lemonade, startup insurtech newyorkese molto aggressiva, la cui intuizione è stata ripensare non solo i prodotti assicurativi, ma ogni parte della value chain, per creare un’offerta sempre più responsive, modulata sulle reali esigenze dei clienti, perfettamente collocata all’interno della contemporaneità. Il risultato è un pacchetto assicurativo technology‐first e legacy‐free, capace di offrire un prodotto istantaneo, smart e completamente incantevole. Già nei suoi primi mesi di attività, Lemonade ha battuto anche un record sulla gestione dei claim: un cliente lo ha risolto in 3 secondi. Lemonade è rapidamente diventata un’unicorno, e nel 2020 ha debuttato alla Borsa di New York, raddoppiando in pochi giorni il valore della sua IPO.

BLOCKCHAIN

La tecnologia blockchain è considerata da molti non solo utile alle assicurazioni, ma un vero e proprio volano. Kevin Wang, Ali Safavi, Scott Robinson del Plug and Play Tech Center, (un acceleratore per startup della Silicon Valley che ha sede in 22 Paesi al mondo, focalizzato in programmi verticali tra cui uno dedicato all’Insurance), sostengono che il potere di questa tecnologia risieda nella sua capacità di alimentare nuove modalità di transazioni finanziarie, di migliorare i processi di assicurazione esistenti, e tenere traccia dei documenti. Le valute digitali basate su blockchain possono supportare molti nuovi modelli assicurativi, in particolare le micro assicurazioni e il P2P. Molte delle applicazioni blockchain potrebbero essere raggruppate in una nuova categoria di “smart contracts” cioè contratti intelligenti: in termini semplici, questi contratti sarebbero software sviluppato ed eseguito all’interno di un sistema blockchain. La tecnologia blockchain ha il potere di far fare alle assicurazioni un salto in una nuova era, a partire proprio dai nuovi modelli delle micro assicurazioni, del P2P, delle assicurazioni parametriche.

Blockchain, quali concreti vantaggi per le Compagnie assicurative?

CYBER SECURITY

Per le assicurazioni il tema rappresenta un grande sfida, che può valere decine di miliardi di dollari.

In questi ultimi anni,  le assicurazioni per la cyber security sono cresciute moltissimo come dimensione del mercato e fatturato, nonostante si trattasse inizialmente di un settore in cui entrare con i piedi di piombo per le Compagnie, viste le oggettive difficoltà a prevedere, contenere, gestire gli attacchi informatici. Sono ancora pochi i dati storici necessari per stabilire un pricing corretto delle polizze e vi è una grande variazione di anno in anno nel tipo di attacchi informatici e danni che le aziende si trovano ad affrontare di più. Uno studio di Ibm ha stimato che nel 2019 le violazioni informatiche sono costate in media 3,5 milioni di dollari a ogni azienda italiana, e questi costi sono destinati a crescere con la diffusione della digitalizzazione e dell’integrazione digitale di tutta la supply chain delle organizzazioni aziendali.

Secondo quanto evidenziato dal nuovo studio pubblicato da Fortune Business Insights, il mercato della cyber security ha raggiungo un valore di 153,16 miliardi di dollari nel 2020, ed è destinato a raggiungere un valore pari a 366 miliardi di dollari nel 2028.

MICRO-INSURANCE

Devie Mohan di BurnMark dice che le compagnie stanno cominciando a sfruttare i dati in modo sempre più sofisticato per fornire prodotti più personalizzati che soddisfano le aspettative sempre più specifiche dei consumatori. Inoltre, l’economia della condivisione richiede prodotti di nicchia, e solo quei prodotti che sono rilevanti per i modelli di utilizzo e di comportamento degli utenti avrà successo. Questa evoluzione ha portato a uno degli sviluppi più interessanti dell’insurtech, cioè la possibilità di stipulare polizze solo quando e solo per il tempo necessario (vedi ad esempio Trov e l’italiana Neosurance), di pagare assicurazioni auto solo per le miglia o le ore di guida reali (usage based insurance come Metromile).

Inoltre, la micro-assicurazione si sta rivelando anche un sistema per garantire coperture assicurative in aree a bassissimo reddito perchè offre polizze a prezzi accessibili, pagabili in piccole rate che sono sottoscrivibili da molte più persone. (Per esempio, in tale direzione si muove la svedese BIMA)

IOT E INSURTECH

La proliferazione di aziende tecnologiche concentrate sull’IoT, avrà un enorme impatto su banche e imprese di assicurazione, perchè offriranno dati più rilevanti che possono ridurre i costi, fornire al cliente così come all’assicuratore maggiore efficienza, e creare un’esperienza coerente attraverso tutti i punti di contatto, essere alla base di polizze usage based, che rappresentano un trend certo nel settore auto. In ambito IoT possiamo ricomprendere anche sottocategorie come la smart home e lo smart building, che offrono molteplici opportunità al mondo assicurativo.

Le tecnologie IoT abilitano inoltre un nuovo trend insurtech: quello dell’assicurazione connessa o connected insurance.

Connected insurance, che cos’è e qual è lo stato del mercato

DRIVERLESS CAR

Il settore assicurativo auto sta per essere modificato in modo consistente, a causa dell’arrivo di driverless car e avanzati sistemi ADAS, KPMG prevede che il mercato assicurativo auto può ridursi del 60% entro il 2040 e Peter Diamandis, cofondatore della Singularity University,  ritiene che sia addirittura una sottostima dell’impatto. 

Ogni grande casa automobilistica sta lavorando sulla driverless car, e dal momento che queste auto, si dice, ridurranno gli incidenti fino al 90%, potrebbe trattarsi della fine per l’assicurazione auto.

Benchè a monte ci sia una battaglia legislativa incombente per rimodellare il sistema RCA nell’ambito del nuovo scenario: la responsabilità ricadrà su case automobilistiche? sui possessori dell’auto? sugli ingegneri del software? E’ ancora tutto da stabilire.

In merito a questo tema il Regno Unito sarà probabilmente il primo Paese al mondo a regolamentare il settore con una disciplina che stabilisce responsabilità dell’assicuratore e del costruttore, dopo essere stato il primo a procedere con l’inquadramento a “livello normativo” della guida autonoma.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CHATBOT, ROBO-ADVISOR

Qualcuno prevede una fine della figura dell’agente: robo-advisor e chatbot dotati di intelligenza artificiale, sostituiscono già ora i broker tradizionali, questo è certo per un buon numero di nuove tipologie di polizze, per esempio quelle consumer on-demand. “Gli utenti sono sempre più connessi al web e preferiscono usare i dispositivi mobile, lo scorso ottobre per la prima volta il traffico Internet ‘mobile’ ha superato quello da pc. – afferma Gabriele Antoniazzi, Founder e CEO di Responsa, società che sviluppa chatbot – Gli utenti oggi vogliono gestire tutto da smartphone e tablet ed avere la possibilità di accedere a ogni prodotto o servizio in mobilità e in autonomia, senza doversi rivolgere a terzi, senza dover aspettare e soprattutto senza doversi scomodare.”

Il trend del momento in campo di intelligenza artificiale sono i chatbot, assistenti virtuali che interagiscono con gli utenti come fossero operatori umani e che li supportano durante il loro processo di acquisto, di richiesta di informazioni e di assistenza online. Questi nuovi strumenti stanno avendo largo impiego in molteplici settori e stanno riscuotendo grande consenso tra il pubblico ma anche tra le aziende, perché aumentano la qualità del servizio riducendo i costi di supporto.

Ma non necessariamente la figura degli agenti deve tramontare, c’è anche chi ritiene che almeno per il momento il mercato ne abbia ancora bisogno e che l’innovazione tecnologica debba essere complementare e supportare il lavoro degli agenti  “L’alfabetizzazione digitale non è ancora completa – ci ha detto Diego Pizzocaro, Ceo e founder di Sellf, startup che ha sviluppato una piattaforma di CRM per agenti – Inoltre la stipula di una polizza richiede spesso anche un rapporto di fiducia e riservatezza, anche per la delicatezza dei dati privati condivisi, per cui molte tipologie di clienti preferiscono ancora oggi l’agente in carne e ossa”.

Certamente la customer experience dei clienti varia in base anche all’età e altre caratteristiche personali e di stile di vita, come ha evidenziato Accenture che individua Nomadi digitali, Value explorer, Quality seeker, tre tipologie di clienti assicurativi di oggi.

Le tecnologie di intelligenza artificiale come chatbot e robo-advisor sono probabilmente il mezzo più efficace per raggiungere i millennial sono soluzioni cui le assicurazioni guardano con estremo interesse. Un caso è rappresentato da Spixii, startup fondata da due italiani a Londra, che ha vinto tra gli altri premi anche Open-F@b Call4Ideas 2016, il contest pan-europeo promosso da BNP Paribas Cardif con InsuranceUp e Polihub.  La startup sviluppa un chatbot per il settore assicurativo, di cui abbiamo parlato in questo articolo, ed è nata proprio dall’osservazione del processo di acquisto delle giovani generazioni rispetto a una polizza.

Insurtech, gli effetti sulle PMI

Secondo una ricerca condotta dall’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano nel 2020, l’84% delle PMI italiane ha almeno una copertura assicurativa attiva e, di queste, il 42% acquista le polizze in modalità tradizionale, quindi tramite incontri di persona con un agente e utilizzo di documentazione cartacea. Tuttavia, il canale d’acquisto sta attraversando un significativo processo di digitalizzazione, considerato che il 38% delle PMI italiane si affida ad una modalità ibrida, cioè parzialmente digitale, e il 26% utilizza esclusivamente canali digitali.

Questo è possibile anche grazie al numero sempre maggiore di compagnie assicurative che si impegnano a supportare digitalmente i propri clienti nella gestione delle assicurazioni, garantendo la possibilità di rinnovare e verificare polizze, gestire i sinistri e aggiungere coperture tramite sistemi digitali.

La pandemia da Covid-19 ha dato un ulteriore importante impulso a questo percorso di digitalizzazione: a seguito dell’emergenza sanitaria gli incontri fisici con agenti e consulenti si sono ridotti del 32% a favore di videoconferenze, così come l’accesso ai servizi in filiale ha registrato un calo del 39% spostandosi parzialmente sul sito web della compagnia. C’è quindi un trend crescente di affidamento alla tecnologia, che potrebbe preparare il terreno per una maggiore penetrazione di tecnologie e attori insurtech anche tra le PMI.

I dati e le startup dell’insurtech in italia

Il panorama insurtech italiano presenta alcuni casi di successo, ma ha ancora ancora significativi margini di sviluppo.

Guardando al trend nelle operazioni di investimento degli ultimi anni si può osservare una costante crescita, con una punta rappresentata da Prima.it, intermediario digitale al momento prevalentemente nel ramo auto, che nel 2018 ha realizzato un mega round di finanziamento di oltre 100 milioni di euro, l’operazione maggiore mai realizzata in Italia.

Dal 2010 al 2019 il numero di iniziative nel settore sono cresciute del 255%. Nel 2019 il volume di investimenti attratto è stato di 35 milioni di dollari, non certo elevato rispetto a quello di altri paesi come la Francia e la Germania ma non del tutto trascurabile.

Tra le startup italiane più promettenti ci sono Yolo, intermediario digitale B2B2C che lavora nel campo della cosiddetta “instant insurance”, Claider, che ha completamente reingegnerizzato il processo di denuncia e gestione di un sinistro offrendo una customer experience completamente digitale,
Insoore, piattaforma per il riconoscimento delle immagini a supporto dei processi di gestione dei sinistri, e Virtuoso, piattaforma digitale a supporto dei programmi di welfare e wellbeing aziendali.

Le startup insurtech nel mondo

Secondo la ricerca del 2020 di AmCham Italy, si contano a livello globale, circa 1.200 startup insurtech: un significativo incremento, se si pensa che nel 2014 erano meno della metà (574).

Complessivamente queste startup hanno raccolto, sino ad oggi, all’incirca 19,6 miliardi di dollari di finanziamenti in capitale di rischio da parte di investitori terzi. Questi numeri potrebbero sembrare modesti se comparati alle oltre 16.000 startup operanti nel fintech, con circa 213,7 miliardi di dollari di finanziamenti raccolti negli ultimi 20 anni. Tuttavia, il tasso di crescita degli investimenti in insurtech negli ultimi 2 anni (2018/19) è stato significativamente maggiore: circa 40% nell’insurtech contro il 28% del fintech.

Non bisogna però dimenticare che il settore insurtech ha sfornato negli ultimi anni non pochi unicorni (startup dalla valutazione superiore a un miliardo): a partire da Lemonade, che ora si è quotato in borsa, passando per altri grandi nomi come Hippo Insurance, Oscar Health, Next Insurance, Zego, Alan, Shift Technology.

Insurtech, 11 startup che stanno cambiando le assicurazioni

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