BNP Paribas Cardif, la nuova strategia “New health journey”: più prevenzione e digitalizzazione

In risposta alle nuove esigenze sanitarie della nuova normalità, BNP Paribas Cardif (tra le prime dieci compagnie assicurative in Italia secondo ANIA 2019) consolida la propria strategia, orientandola sempre più su salute e prevenzione per i propri clienti e i loro familiari. Nasce così “New health journey”, l’evoluzione di un percorso iniziato nel 2018, che si rinnova per andare incontro ai nuovi bisogni di salute delle persone, mettendo al centro la prevenzione, ancora prima della cura, l’assistenza – anche a domicilio – e la digitalizzazione, su cui BNP Paribas Cardif continua a investire.

Coerente con questa strategia, la polizza “Unica BNL”, la soluzione modulare di protezione realizzata in sinergia con BNL, mette a disposizione qauutro aree di intervento specifiche nel campo socio-sanitario.

BNP Paribas Cardif, quattro aree di intervento per la salute

Con “Assistenza medico-sanitaria” sarà possibile ottenere una visita medica a domicilio, ricevere farmaci a casa, assistenza per minori e familiari, monitorare il ricovero ospedaliero.

Novità anche per l’assistenza domiciliare post-ricovero, grazie all’area “Temporary Medical Care”.

Per la parte di “Personal Care” si allargano i confini di intervento: sarà possibile sia ricevere un supporto qualificato a casa (anche a seguitodi un intervento chirurgico), sia un servizio di spesa a domicilio. Per le persone con invalidità permanente, invece, è prevista la copertura per le spese di adattamento della casa e dell’auto.

Infine, con l’area “Family Care”, la polizza “Unica BNL” prevede la possibilità di richiedere una visita pediatrica a domicilio, il servizio di baby-sitting e l’accompagnamento dei figli a scuola in caso di ricovero dell’assistito.

Inoltre, grazie alla nuova app dedicata e gratuita di “Unica BNL” che già offre vari servizi – informazioni sulle garanzie, richiesta di rimborsi, appuntamenti presso le strutture convenzionate – è ora possibile effettuare una video-consulenza medica e gestire i propri dati sanitari in modo sicuro all’interno del Libretto sanitario digitale, che potrà essere anche condiviso con il medico in sede di visita.

Il cambio di prospettiva nel settore assicurativo

“La salute, oggi più che mai, è un bene prezioso da tutelare, non solo in termini di cura ma anche attraverso la prevenzione e l’educazione al benessere.” commenta Isabella Fumagalli, Head of Territory for Insurance in Italy di BNP Paribas Cardif. “Crediamo fortemente nel nostro ruolo sociale di impresa e vogliamo rappresentare un punto centrale nel benessere delle famiglie nel lungo periodo rendendo l’assicurazione, inclusa quella salute, sempre più accessibile”

“Nel settore assicurativo si sta assistendo ad un cambio di prospettiva, complice anche la Pandemia che ha trasformato in bisogno ciò che prima sembrava un plus: così un consulto medico a distanza o visualizzare in un’app la propria cartella clinica diventano oggi necessari e nel contempo distintivi, non più un’opzione. La creazione di ecosistemi salute, iniziata nel 2018 in collaborazione con le tech company, ci ha consentito di dare un focus maggiore proprio a questa componente di servizio, anche digitale, e di incentivare i comportamenti preventivi facilitando l’accesso ai prodotti e alle cure”.

Marco Tarantola, Vice Direttore Generale di BNL e Responsabile Divisione Commercial Banking e Reti Agenti della Banca, aggiunge: “Le sinergie tra BNL e BNP Paribas Cardif sono sempre più intense generando valore aggiunto nell’offerta di servizi e soluzioni innovativi ai clienti e ai loro familiari. Questo è uno dei tratti distintivi del modello di business del Gruppo BNP Paribas che in Italia è presente con società attive in diversi settori di attività. Nel campo dei servizi di protezione e assicurazione, in particolare, la tutela delle persone non è solo un modo per essere ulteriormente al fianco dei clienti, per di più in un momento ancora complesso a causa della Pandemia in corso, ma risponde anche alla nostra strategia di #PositiveBanking che coniuga il business con la sostenibilità, l’attenzione ai singoli e al loro benessere, nel rispetto di un ambiente più sano e di una Società migliore”.

BNP Paribas Cardif e BNL: azioni concrete in un momento difficile

Tutte queste novità hanno un elemento in comune: portare i servizi al cliente nei loro luoghi di vita e di cura. I clienti, infatti, possono usufruire dei nuovi servizi direttamente dove risiedono o dove sia più comodo; a ciò si aggiunge anche un servizio di prevenzione senza alcun limite di utilizzo, 24 ore al giorno 7 giorni su 7.

Il nuovo percorso salute testimonia il costante impegno di BNP Paribas Cardif e di BNL nel continuare a sostenere insieme i propri clienti in un momento in cui persistono le difficoltà legate all’emergenza sanitaria, sociale ed economica generata dal Covid-19. La compagnia e la banca sono infatti intervenute, già nella prima fase della Pandemia, con azioni concrete a favore di persone e delle famiglie, con l’ampliamento gratuito di alcune garanzie della polizza “Unica BNL” e favorendo servizi di Digital Care, campagne di screening per il Covid-19 e sconti su tamponi e test sierologici.

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Covid-19, Lloyd’s of London con una startup per assicurare il trasporto del vaccino

Una storica compagnia assicurativa e una startup, alleate per assicurare il vaccino contro il Covid-19 nella delicata fase del trasporto. Sono i Lloyd’s of London e l’insurtech americana Parsyl i due attori che si sono presi l’onere di assicurare e proteggere il vaccino nella complessa fase della distribuzione di miliardi di dosi in tutto il mondo, nel minor tempo possibile e mitigando una lunga serie di rischi.

Trasportare i vaccini Pfizer-BioNTech e Moderna rappresenta una vera e propria impresa logistica. Specialmente per il primo: mentre il vaccino anti-covid di Moderna resiste alle temperature di un normale freezer, tra i 2 e gli 8 gradi, quallo di Pfizer-BioNTech deve essere conservato a una temperatura di -70 gradi, e ha quindi bisogno di speciali aerei, camion e freezer che assicurino il mantenimento costante della catena del freddo.

Esiste poi il rischio di incorrere in episodi di furto o danneggiamento, attacchi informatici e intrusioni cyber, e la necessità di assicurare una logistica senza ritardi imprevisti, che si tradurrebbero in pesanti perdite economiche per governi e organizzazioni di tutto il mondo.

Lloyd’s of London, corporazione inglese attiva a livello globale, e l’insurtech americana Parsyl hanno accettato la sfida, collaborando per creare una soluzione assicurativa ad hoc per proteggere i nuovi vaccini: la Global Health Risk Facility.

L’iniziativa coinvolge 14 partner internazionali attivi nel settore assicurativo o riassicurativo, tra cui AXA XL, McGill and Partners, Ascot Underwriting, Ernst & Young, RenaissanceRe e la U.S International Development Finance Corporation (DFC), che si sono impegnati a fornire coperture appropriate per il trasporto e la distribuzione dei vaccini e dei dispositivi medici a loro collegati. Sarà guidato da Syndicate 1796, il nuovo comitato pubblico-privato organizzato da Parsyl e operato da Lloyd’s – il primo comitato creato appositamente dal colosso inglese in 300 anni di attività.

Le prime polizze per il vaccino verranno sottoscritte a partire da gennaio 2021, e la copertura sarà attiva su tutte le fasi di trasporto e distribuzione in caso di furto, perdita, o danneggiamento del prodotto.

Scopri tutti i dettagli sulla polizza e sulla startup Parsyl nell’articolo integrale su Economyup.

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Come il Covid sta cambiando la percezione del rischio salute negli italiani

Il rischio rispetto alla perdita delle libertà personali sfiora appena il 7%  degli italiani, il 9% si preoccupa degli effetti psicologici del coronavirus, il 38% delle conseguenze economiche e il 43% è giustamente molto preoccupato della propria salute. Sono alcuni dei dati rilevati dallo studio di Deloitte ‘From now on – Future of health insurance COVID-19: come rispondere all’urgenza di servizi in ambito salute?‘.

L’indice di paura degli italiani è il più alto in Europa (i cittadini spaventati sono circa il 90%), ma sopratutto, nota lo studio,  oltre alla diffusione e alla pericolosità del virus, preoccupa  l’impatto del COVID-19 sul sistema sanitario nel suo complesso.

Fatto che finora è emerso poco nelle cronache, ma che i cittadini già percepiscono e vivono sulla propria pelle: le altre malattie non si sono scansate perché è arrivato il coronavirus, però tutta la gestione sanitaria ‘ordinaria’ è stata messa in secondo piano dall’emergenza, prova ne sia che, secondo quando dichiarato a Libero da Walter Ricciardi ” il rinvio di ricoveri e interventi sta già facendo aumentare del 10% la mortalità per malattie oncologiche e cardiovascolari”  in Italia. Ma non solo, i disservizi sanitari si manifestano in ogni area: si va dalla impossibilità di prenotare le visite specialistiche, ai farmaci che mancano, dai malati cronici e addirittura ai malati di cancro trascurati, ai quali vengono negate le cure.

Da una parte il servizio è stato messo in “stand by”, dice Deloitte, e ha preso in carico solo casi molto gravi. Questo ha avuto conseguenze significative: più di un italiano su due è costretto a rinunciare, sospendere o rimandare cure e terapie mediche a causa dell’attuale emergenza. Dall’altra, gli ospedali, i centri diagnostici, i centri per anziani, il pronto soccorso sono alcuni dei luoghi in cui il virus ha circolato con maggior forza e velocità. Proprio dove ci si sentiva al sicuro e curati.Questo ha generato timore e paura che hanno portato, ad esempio, alla diminuzione nel numero di pazienti che usufruiscono del pronto soccorso anche se urgente e necessario (es. -50% di pazienti con ictus celebrale nel Q1 2020 rispetto al Q1 20196; -40% di pazienti con infarto tra febbraio e marzo7). Le conseguenze sono facilmente immaginabili. La sempre più concreta percezione del rischio e le difficoltà di accesso al servizio hanno quindi generato negli italiani cambiamenti sostanziali rispetto al tema salute e benessere.

Tuttavia, come sappiamo, l’italiano ha fatto di necessità virtù e ha cominciato a usare il digitale: dalla prenotazione dei servizi alle video visite,  dalla richiesta di farmaci e di specialisti a domicilio al monitoraggio delle cure. Anche gli operatori hanno dovuto adattare i propri modelli e spostarsi verso il “virtual care”. Ad oggi, i video e tele consulti specialistici, sono per la quasi totalità erogati da medici e strutture, spesso tramite piattaforme sviluppate ad hoc da società terze e start-up. I fondi erogati per le start-up di telemedicina e monitoraggio pazienti sono cresciuti rispettivamente del 1818% e 168% rispetto al Q1 2019 a livello mondiale.

Questi cambiamenti, questa digitalizzazione dei servizi sanitari, è destinata a restare anche una volta che la pandemia sarà vinta, perché tali sistemi hanno dimostrato di essere efficaci per migliorare i servizi sanitari, renderli più accessibili e capillari. Questo comporta, e comporterà sempre di più, un coinvolgimento delle compagnie assicurative e una rimodulazione del loro ruolo, dice Deloitte, per rispondere a nuovi bisogni delle persone.

La società di consulenza individua quattro leve di intervento:

A. Lanciare nuove soluzioni di servizio

B. Gestire l’innovazione industrialmente

C. Costruire modelli distributivi in grado di intercettare i giusti target

D. Disporre di un modello operativo dedicato ed abilitante

Ma soprattutto, dice, esiste un quinto punto, forse addirittura al di sopra di tutto questo e che in Italia sarebbe una vera rivoluzione, cioè aprire le porte ad una valutazione più profonda su come il settore assicurativo possa supportare il Sistema Sanitario Nazionale garantendo un pieno coordinamento tra pubblico e privato.

Qui di seguito una schematizzazione di come i servizi assicurativi in ambito salute potrebbero evolversi.

Photo by engin akyurt on Unsplash

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Alan, l’insurtech francese che ha raccolto 54,5 milioni di euro

Con 77mila utenti, 200 dipendenti e 58 milioni di profitto, la startup francese Alan si prepara a diventare un player fondamentale nel mercato delle assicurazioni sanitarie.

L’azienda è stata fondata nel febbraio 2016 da Jean-Charles Samuelian – già a capo di Expliseat – e Charles Gorintin, data analyst con un passato in Twitter, Facebook e Instagram. Da quel momento, Alan ha già raccolto complessivamente  125 milioni di euro per finanziare la sua crescita. L’ultimo successo è un round di investimenti di serie C da €50 milioni: un record tra le insurtech francesi, a cui hanno contribuito società del calibro di Temasek Holding Private, di Singapore, e Index Ventures. “Abbiamo iniziato le contrattazioni prima del lockdown – ha detto il Ceo Samuelian in un’intervista a Le Figaro e abbiamo poi gestito tutte le pratiche da remoto. Gli investitori sono motivati, ci hanno dato fiducia”.

Alan offre polizze di assicurazione medica a cittadini, imprese, hotel e ristoranti, in modo completamente digitalizzato e gestibile tramite il proprio smartphone. I numeri sono estremamente promettenti: nell’ultimo anno, gli utenti sono passati da 27 mila a 76 mila, e i profitti sono aumentati del 165%.

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La startup non si è fatta trovare impreparata davanti al diffondersi della pandemia di coronavirus. “Fin dalla sua fondazione, Alan si è mossa per rendere il sistema sanitario semplice, equo e a misura d’uomo. Nella situazione di crisi in cui ci troviamo, questo è diventato più importante che mai. L’epidemia di Covid-19 ha convinto le persone ad interessarsi di più alla propria salute, rendendo inequivocabile la necessità di migliorare il sistema sanitario su tutti i livelliha detto Samuelian.

Tramite l’app di Alan è ora possibile prendere appuntamenti e parlare direttamente con medici e professionisti tramite il servizio di videoconferenza offerto in partnership con la piattaforma Livi. Questo rende possibile, ad esempio, rinnovare ricette o richiedere consigli senza alcun tipo di contatto sociale, riducendo così notevolmente il rischio di contagi. Inoltre, la Alan Map offre la possibilità di trovare il medico più vicino in tempi estremamente rapidi e calcolando in anticipo la spesa che si andrà a sostenere. Il servizio “Coup de Pouce”, poi, offre informazioni aggiornate e verificate sugli sviluppi dell’emergenza coronavirus, oltre alla possibilità di seguire video-lezioni di yoga e meditazione con Headspace.

Ora, Alan punta ad investire i fondi raccolti in quattro campi principali: migliorare le polizze offerte ai propri clienti, promuovere la digitalizzazione delle coperture mediche per le imprese, consolidare il ruolo di leadership nel mercato delle app per la salute e promuovere un progetto a lungo termine mirato all’esportazione dei propri servizi. Dopo la Spagna e il Belgio, la startup punta infatti a raggiungere i principali Paesi europei nel corso dei prossimi cinque anni. Sbarcherà anche in Italia?

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Healthy Virtuoso selezionata da Plug & Play, uno dei migliori acceleratori al mondo

La startup insurtech Healthy Virtuoso dalla scorsa settimana è ufficialmente entrata a far parte di Plug & Play, uno dei programmi di accelerazione più importanti a livello mondiale, e che ha contribuito al successo di realtà come PayPal, N26 e Dropbox. Un trampolino per la società fondata a Cagliari da Andrea Severino e Nicola Tardelli (figlio del noto campione calcistico) che in un anno e mezzo circa di attività ha raccolto riconoscimenti e premi, tra i quali anche Open-F@b Call4Ideas 2019, il contest promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp, che giunto alla sua sesta edizione ha premiato le soluzioni più innovative sul tema dell’Human Data Science.

“In Italia l’adozione di soluzioni innovative da parte delle aziende è ancora troppo lenta” – dichiara Severino. “Per questo insieme a Plug & Play stiamo lavorando per esportare al più presto il nostro modello anche all’estero. Nelle ultime due settimane oltre a portare a bordo Alessandro Allotta come Country Manager UK (già Insurance & Start up lead di Rainmaking / Startupbootcamp), abbiamo anche avviato numerosi tavoli di lavoro con compagnie straniere e aperto un nuovo round di investimento da 1,5 Milioni per cui stiamo già ricevendo ottimo interesse.” – conclude il CEO della società.

Virtuoso è nato con l’obiettivo di incentivare le persone ad adottare uno stile di vita meno pigro e sedentario, invogliandole a fare maggiore attività fisica. Ma non solo, Virtuoso è considerata un’insurtech perché è costruita per fare sinergia con il mdondo assicuarivo, per le assicurazioni rappresenta infatti un nuovo touchpoint con il cliente, attraverso il quale è possibile costruire una fidelizzazione del cliente. Virtuoso permette una relazione diversa, quotidiana, basata su nuovi elementi, ingaggianti, premianti

Da un punto di vista tecnologico, Healthy Virtuoso sfrutta degli innovativi algoritmi tra psicologia comportamentale, gamification e big data.

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Il risultato? Un importante aumento della fidelizzazione dei clienti, del loro engagement, ed un’innumerevole disponibilità di dati che, senza minare la privacy permettono di offrire il prodotto giusto, alla persona giusta, nel momento giusto aumentando così vertiginosamente la scalabilità dell’up selling ed il tasso di loyalty.

Per dimostrare questo, Virtuoso ha lanciato numerose collaborazioni con alcune delle più importanti realtà sul mercato, come rappresenta anche dalla crescita a doppia cifra del fatturato.

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Colossi insurtech, Lemonade adesso vuole assicurare gli animali domestici

Lemonade, l’unicorno insurtech di New York che vende polizze casa, intende entrare anche nel mercato dell’assicurazione sanitaria per animali domestici. La società, che ha raccolto circa mezzo miliardo di dollari in finanziamenti venture capital ed è presente dallo scorso anno anche in Germania, ha annunciato a febbraio i suoi piani per espandersi nel settore delle assicurazioni per animali domestici. In questo momento, l’azienda sta aspettando le autorizzazioni, un passaggio che potrebbe richiedere “mesi”, secondo il fondatore e CEO Daniel Schreiber.

Perciò non si hanno ancora notizie su ‘come saranno’ queste ‘polizze pet’, che prezzo avranno o che tipo di copertura offriranno, si sa però che saranno destinate esclusivamente a cani e gatti e a copertura della loro salute. E sappiamo anche che Lemonade sa già a chi andare a proporre tali polizze, i suoi clienti delle assicurazioni casa ai quali in fase di sottoscrizione ha chiesto se possiedono animali domestici. Per esempio, Schreiber ha spiegato che la proprietà di un cane è uno dei tanti segnali usati da Lemonade per determinare le quotazioni dell’assicurazione per proprietari e affittuari di case, in quanto i cani possono a volte giocare un ruolo nella valutazione del rischio di una casa, come ad esempio scoraggiare i furti con scasso.

Il nuovo prodotto assicurativo, dice la società, si baserà sugli stessi principi seguiti dalla Compagnia per gli altri prodotti assicurativi: un’esperienza digitale  semplice, condizioni chiare e leggibili, zero problemi con pagamenti di sinistri fulminei, un servizio clienti al top della categoria e il give back del premio residuo a cause caritatevoli scelte dai clienti.

“Molti al team Lemonade, me compreso, sono genitori di animali domestici devoti, così abbiamo deciso di costruire il prodotto di assicurazione sanitaria da sogno per i nostri migliori amici”, ha detto Shai Wininger, COO e co-fondatore di Lemonade. “Molti di noi pensano ai nostri animali domestici come a membri della famiglia, eppure così pochi di noi fanno il passo importante per ottenere un’assicurazione sanitaria. Ci siamo sfidati a creare un prodotto che colmi questa lacuna e renda l’assicurazione sanitaria per animali domestici accessibile e conveniente”.

Solo una piccolissima parte dei proprietari di animali domestici negli Stati Uniti ha oggi un’assicurazione per animali domestici, con numeri che vanno dall’1 al 2%. Nel frattempo, secondo Schreiber, il 70% dei clienti di Lemonade che hanno acquistato una polizza casa sono anche proprietari di animali domestici.  Circa il 90% dei clienti di Lemonade sono Millennials e hanno acquistato per la prima volta una polizza assicurativa.

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Considerando questi numeri, ha senso che Lemonade si rivolga a quel segmento massiccio del suo pubblico con un nuovo prodotto.

E non guasta il fatto che, in generale, gli americani spendono sempre di più per i loro animali domestici, con una spesa stimata di 75 miliardi di dollari solo nel 2019. E infatti il mercato sta iniziando a crescere sia con le startup (ad esempio Figo e Wagmo), sia con gli operatori tradizionali  (ad esempio, l’acquisizione di PetFirst Healthcare da parte di MetLife e la nuova copertura per animali esotici di Nationwide).

“L’assicurazione sanitaria per gli animali domestici risale a oltre 100 anni fa”, ha detto Schreiber a Techcrunch. “E’ iniziata con i cavalli nei Paesi Bassi, e l’erede di quell’assicurazione per animali domestici è in realtà un’assicurazione auto”. I cavalli erano un mezzo di trasporto, e l’assicurazione aveva lo scopo di proteggervi se succedeva qualcosa a quel mezzo di trasporto. Ma gli animali domestici sono ora membri della famiglia”.

Lemonade è stata fondata nel 2015, è una B Corp certificata, e ha un modello di business basato su Intelligenza Artificiale e Behavioural Economics. Sui premi pagati trattiene una fee fissa, mentre l’accantonamento degli stessi premi che non viene utilizzato per i risarcimenti ogni anno viene donata a un’organizzazione selezionata dal cliente stesso (give back).

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Colossi insurtech, Lemonade adesso vuole assicurare gli animali domestici

Lemonade, l’unicorno insurtech di New York che vende polizze casa, intende entrare anche nel mercato dell’assicurazione sanitaria per animali domestici. La società, che ha raccolto circa mezzo miliardo di dollari in finanziamenti venture capital ed è presente dallo scorso anno anche in Germania, ha annunciato a febbraio i suoi piani per espandersi nel settore delle assicurazioni per animali domestici. In questo momento, l’azienda sta aspettando le autorizzazioni, un passaggio che potrebbe richiedere “mesi”, secondo il fondatore e CEO Daniel Schreiber.

Perciò non si hanno ancora notizie su ‘come saranno’ queste ‘polizze pet’, che prezzo avranno o che tipo di copertura offriranno, si sa però che saranno destinate esclusivamente a cani e gatti e a copertura della loro salute. E sappiamo anche che Lemonade sa già a chi andare a proporre tali polizze, i suoi clienti delle assicurazioni casa ai quali in fase di sottoscrizione ha chiesto se possiedono animali domestici. Per esempio, Schreiber ha spiegato che la proprietà di un cane è uno dei tanti segnali usati da Lemonade per determinare le quotazioni dell’assicurazione per proprietari e affittuari di case, in quanto i cani possono a volte giocare un ruolo nella valutazione del rischio di una casa, come ad esempio scoraggiare i furti con scasso.

Il nuovo prodotto assicurativo, dice la società, si baserà sugli stessi principi seguiti dalla Compagnia per gli altri prodotti assicurativi: un’esperienza digitale  semplice, condizioni chiare e leggibili, zero problemi con pagamenti di sinistri fulminei, un servizio clienti al top della categoria e il give back del premio residuo a cause caritatevoli scelte dai clienti.

“Molti al team Lemonade, me compreso, sono genitori di animali domestici devoti, così abbiamo deciso di costruire il prodotto di assicurazione sanitaria da sogno per i nostri migliori amici”, ha detto Shai Wininger, COO e co-fondatore di Lemonade. “Molti di noi pensano ai nostri animali domestici come a membri della famiglia, eppure così pochi di noi fanno il passo importante per ottenere un’assicurazione sanitaria. Ci siamo sfidati a creare un prodotto che colmi questa lacuna e renda l’assicurazione sanitaria per animali domestici accessibile e conveniente”.

Solo una piccolissima parte dei proprietari di animali domestici negli Stati Uniti ha oggi un’assicurazione per animali domestici, con numeri che vanno dall’1 al 2%. Nel frattempo, secondo Schreiber, il 70% dei clienti di Lemonade che hanno acquistato una polizza casa sono anche proprietari di animali domestici.  Circa il 90% dei clienti di Lemonade sono Millennials e hanno acquistato per la prima volta una polizza assicurativa.

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Considerando questi numeri, ha senso che Lemonade si rivolga a quel segmento massiccio del suo pubblico con un nuovo prodotto.

E non guasta il fatto che, in generale, gli americani spendono sempre di più per i loro animali domestici, con una spesa stimata di 75 miliardi di dollari solo nel 2019. E infatti il mercato sta iniziando a crescere sia con le startup (ad esempio Figo e Wagmo), sia con gli operatori tradizionali  (ad esempio, l’acquisizione di PetFirst Healthcare da parte di MetLife e la nuova copertura per animali esotici di Nationwide).

“L’assicurazione sanitaria per gli animali domestici risale a oltre 100 anni fa”, ha detto Schreiber a Techcrunch. “E’ iniziata con i cavalli nei Paesi Bassi, e l’erede di quell’assicurazione per animali domestici è in realtà un’assicurazione auto”. I cavalli erano un mezzo di trasporto, e l’assicurazione aveva lo scopo di proteggervi se succedeva qualcosa a quel mezzo di trasporto. Ma gli animali domestici sono ora membri della famiglia”.

Lemonade è stata fondata nel 2015, è una B Corp certificata, e ha un modello di business basato su Intelligenza Artificiale e Behavioural Economics. Sui premi pagati trattiene una fee fissa, mentre l’accantonamento degli stessi premi che non viene utilizzato per i risarcimenti ogni anno viene donata a un’organizzazione selezionata dal cliente stesso (give back).

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Bright Health, l’insurtech che ha raccolto più di un miliardo di dollari

Che fosse una delle startup destinate a lasciare il segno nella storia dell’insurtech era chiaro già qualche anno fa. Nel 2018 Bright Health, insurtech per la salute, era stata valutata quasi un miliardo di dollari. Era una delle realtà del settore più finanziate di sempre, faceva gola ai finanziatori e, a distanza di due anni, la startup continua a crescere. Con un nuovo finanziamento di 635 milioni di dollari che portano il totale del capitale raccolto a più di un miliardo di dollari.

Insurtech, la vera gara è scoprire il “valore intrappolato”

Bright Health, l’insurtech per la salute

Bright Health, startup insurtech che ha sede a Minneapolis, offre polizze sanitarie accessibili (anche come costi) a singoli e famiglie ed è autorizzata dallo Stato per i Medicare Advantage healthcare plans (assicurazioni sanitarie particolari per gli over 65) in diversi stati, Alabama, Arizona, Colorado, New York City, Ohio e Tennessee.

La storia della startup, una delle più finanziate

Co-fondata a Minneapolis da un veterano del settore assicurativo, l’ex amministratore delegato di una compagnia piuttosto grande come United Healthcare, e altri due manager del settore sanitario, Bright Health si impone nel panorama US delle insurtech già nel 2016, quando ottiene un primo finanziamento di 80 milioni. La società nasce customer centric, grazie all’uso dei big data. E fa leva sull’esperienza del cliente, offrendogli servizi sanitari attraverso un’app. Ecco la sua storia.

80 milioni di dollari per Bright Health, la startup che vende polizze personalizzate

I numeri della crescita di Bright Health

Prima dell’ultimo finanziamento da 635 milioni di dollari, nel 2018 Bright Health ha chiuso un round di investimento proveniente dal mondo del venture capital americano da 200 milioni di dollari. Che segue altri 160 milioni raccolti nel 2017 e 80 nel 2016. Il finanziamento di 200 milioni, quello del 2018, portava la valutazione della startup a 950 milioni di dollari (quasi un unicorno), più del doppio rispetto alla valutazione di 400 milioni di dollari relativa al precedente round d’investimento da 160 milioni di dollari. Valutazione che ora è destinata a salire.

Più di 1 miliardo di dollari di finanziamenti

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Di recente, infatti, ai corposi investimenti già ottenuti, si è aggiunto il round di serie D da 635 milioni di dollari che portano gli investimenti complessivi a oltre un miliardo di dollari. Il round è stato condotto dalla società di venture capital NEA (New Enterprise Associates), insieme a Bessemer Venture Partners, Cross Creek Advisors, Declaration Partners, Flare Capital Partners, Greenspring Associates, Meritech Capital, Redpoint Ventures e Town Hall Ventures.

I nuovi fondi saranno utilizzati per l’espansione internazionale e diversificare l’offerta dei prodotti.

Bright Health, i punti di forza che piacciono agli investitori

Ma come ha fatto una insurtech del settore health a crescere in così poco tempo? Bright Health ha almeno 5 punti di forza che fanno gola agli investitori:

  1. IL TEAM: l’azienda è stata fondata da tre non più giovanissimi signori con alcuni decenni di esperienza manageriale di vertice in ambito assicurativo;
  2. LA TECNOLOGIA: Bright Health è data-driven, la sua missione è migliorare la customer experience delle persone rispetto all’intera esperienza sanitaria, facendo leva sui dati e sul digitale nel suo complesso;
  3. IL MODELLO DI BUSINESS: la startup non si sostituisce ai broker ma collabora con loro;
  4. LA CRESCITA: continua sovraperformance dell’azienda, elevati tassi di rinnovo nei mercati esistenti, significativa pipeline di partner;
  5. I PIANI DI SVILUPPO: secondo i cofounder, esiste una straordinaria prospettiva di crescita e un enorme desiderio dei provider sanitari di avvicinarsi al consumatore attraverso Bright

Leggi tutti i dettagli

L’insurtech per la salute Bright Health valutata quasi un miliardo di dollari

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Insurtech Global Outlook 2019, crescono investimenti, ma le big tech incombono

L’insurtech è in crescita, nel biennio 2016-2018 gli investimenti  hanno raggiunto gli 11,2 miliardi di dollari, più del doppio rispetto al periodo 2010-2015. Gli investitori sono molto attratti dal settore e sebbene la maggior parte dei fondi si distribuisca ancora sulle startup early stage, vi sono ormai anche operazioni importanti a favore di società innovative più mature.

Dal 2010 al 2018, gli assicuratori hanno partecipato attivamente all’ecosistema delle start-up, investendo in quasi 270 aziende tecnologiche.

La multinazionale di consulenza everis, insieme a NTT DATA, ha pubblicato la terza edizione di InsurTech Outlook 2019, in cui viene analizzato il panorama tecnologico all’interno del mercato assicurativo e la sua evoluzione degli ultimi anni.

Quali sono le principali evidenze del report?

Quali tecnologie sono importanti

Tecnologie cloud (app emobile) intelligenza artificiale, big data, blockchain, sono ritenute i driver della trasformazione e attirano anche gli investimenti. Per esempio, le startup basate sull’Intelligenza Artificiale hanno registrato la crescita (degli investimenti) più elevata: +665% tra i due periodi periodi messi a confronto (2010-2015 cone 2016-2018). Anche le applicazioni mobile avranno un ruolo cruciale: il loro impatto aumenterà nei prossimi anni perché orientate verso la personalizzazione e le piattaforme di aggregazione e confronto.

Rischi e opportunità per le Compagnie

L’importanza assunta dalle nuove tecnologie nel mondo assicurativo ha fatto sì che diverse compagnie in questi ultimi anni abbiano fatto di necessità virtù, cominciando a collaborare con le startup insurtech per affrontare appunto le sfide tecnologiche e sfruttare le nuove opportunità. In questa direzione, è evedente che ci sia ancora molta strada da fare per le Compagnie, l’indagine infatti (condotta tra dirigenti di 43 compagnie assicurative presenti in oltre 10 paesi in Europa, Asia Pacifico e America Latina), evidenzia una consapevolezza che è anche una paura: la stragrande maggioranza degli intervistati ritiene che l’insurtech avrà un impatto dirompente sia sulle loro aziende che sul settore assicurativo nel suo complesso; in particolare, 9 assicuratori su 10 ritengono che una parte delle loro attività correnti sia a rischio a causa delle attività assicurative. 

Entrando nello specifico, il 90% e il 95% degli intervistati ritiene che i rami Salute e Auto, rispettivamente, saranno fortemente stravolti nei prossimi anni; il 60% degli intervistati percepisce un elevato livello di disruption nel settore Commerciale.

La grande minaccia: le tech company

Tra i principali pregi di questo report, l’attenzione dedicata al ruolo delle tech company nell’industria assicurativa dei prossimi anni. E’ un monito: state attente Compagnie perché la vostra più grande minaccia è la disruption che porteranno i colossi tecnologici, Amazon, Alibaba, Apple, Baidu, Facebook, Google.

E’ evidente che queste società hanno la tecnologia, grandi quantità di dati, organizzazioni veloci, modelli di business data-driven, la ‘fiducia’ di miliardi di persone, cultura e strategie di business piuttosto aggressive, l’abitudine a sconfinare in nuove industrie.

Questi colossi tecnologici stanno cercando di innovare nel settore assicurativo collaborando con  startup disruptive per iniziare ad entrare ad esempio nelle assicurazioni sanitarie o delle Pmi. La loro attenzione si sta in particolare concentrando in prodotti assicurativi adattati alle nuove abitudini di vita (casa connessa, auto a guida autonoma) collegandoli attraverso le loro piattaforme e trasformando così il modello di distribuzione assicurativa.

Lo scenario attuale è quanto mai variegato e vede i colossi tecnologici portare avanti inziative proprie in settori che hanno impatto sull’insurance (es: l’auto a guida autonoma di Waymo/Google); alleanze cross-industry che coinvolgono techgiant e startup,  aziende teconologiche, compagnie assicurative. E’ un momento entropico, da seguire con attenzione, anche perché non bisogna dimenticare che tutto questo ha alla sua radice i dati degli utenti/clienti.

Come sottolinea il report, attualmente assicuratori e colossi tecnologici stanno formando alleanze rilevanti, ma non è completamente chiaro (o non è stato ancora affrontato dai legislatori) se, nel lungo termine, questi ultimi potranno utilizzare i dati dei loro utenti e le loro capacità tecnologiche per sfruttarli nel settore assicurativo.

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L’insurtech Oscar Health reinventa l’assicurazione sanitaria (e vale 3,2 mld di $)

Tra i suoi più rilevanti investitori c’è Alphabet, anche attraverso CapitalG e Verily (sue holding); ma anche molti altri nomi di primo piano del venture capital d’oltreoceano, come Khosla Ventures, Fidelity Investments, General Catalyst, Founders Found. Da quando nel 2012 Mario Schlosser (attuale Ceo), Kevin Nazemi (che è fuoriuscito dalla società), e Joshua Kushner, fratello del genero di Trump Jared Kushner, hanno fondato questa società, sono riusciti a raccogliere capitali per ben 1,3 mld di dollari secondo i conteggi di Crunchbase, una delle startup che hanno raccolto più fondi al mondo in ambito insurance.

Ma cosa fa esattamente Oscar Health?

Quando è nata a New York, la sua missione era quella di sfruttare il nuovo spazio di mercato per l’acquisto di un’assicurazione sanitaria creata dall’Affordable Care Act (Obamacare). Nei primi due anni concentrandosi prorpio solo nell’area di New York e New Jersey, ha raggiunto 40 mila clienti e 200 milioni di fatturato annuo: il suo modello si è dimostrato valido, attirando nuovi investitori e permettendo alla società di espandersi.

Oscar Health è un modello di ‘insurtech da manuale’: la componente tecnologica è il fondamento che permette un nuovo modello di business e di servizio customer-centric.

Facendo leva sulla propria tecnologia, semplifica l’approccio all’assicurazione con dei piani molto semplici, fa leva sulla facilità di utilizzo del sito, sull’attenzione alla persona e alla sua salute. L’immagine su cui intende fare leva (lo si intuisce anche dal nome) è quella del medico di famiglia e di fiducia, la comunicazione è fresca, l’offerta chiara: checkup gratuiti, televisite, consulenze specialistiche, applicazione mobile molto “friendly” per consulenze veloci e ricerche farmaci, supporto medico 24/7, selezione degli ospedali di riferimento. Insomma, la sensazione che offre al cliente è quella di avere qualcuno che si prenda davvero cura lui, una customer experience decisiva quando si ha a che fare con la salute.

L’idea di questa startup è nata da un bisogno personalmente vissuto dal fondatore e Ceo Mario Schlosser, che viene raccontata sul sito della società.

“La storia di Oscar inizia, guarda caso, in una stanza d’ospedale. Nel 2012, il CEO di Oscar Mario Schlosser e sua moglie affrontavano la prima gravidanza a New York. Di fronte a un labirinto di gergo assicurativo e all’impossibilità pratica di identificare il miglior ostetrico, la loro prima esperienza significativa con il sistema sanitario li ha messi in difficoltà per quanto riguarda le modalità di orientamento o di identificazione delle persone a cui rivolgersi.

L’amico di Mario, Josh Kushner, aveva anche lui recentemente avuto un’esperienza frustrante per quello che avrebbe dovuto essere un trattamento di routine per un infortunio. Mario e Josh sapevano che le loro esperienze riflettevano un problema più ampio nell’assistenza sanitaria: i consumatori sono totalmente impotenti. Quella primavera fondarono Oscar Health.”

Da allora, Oscar Health si è concentrata sull’essere una compagnia di assicurazione sanitaria incentrata sul paziente, capace di coinvolgerli e guidarli verso le giuste cure.

Attualmente ha un team multidisciplinare di circa 700 persone e conta circa 250.000 clienti tra persone fisiche e aziende.

In questi anni ha affrontato molte difficoltà, compresa la soppressione dell’ObamaCare; e il settore assicurativo e quello sanitario sono davvero molto duri da affrontare per gli ultimi arrivati. Ciò ha significato per la società conti in rosso fino al 2017, quando ha dichiarato, riporta Cnbc,  di aver raggiunto la “redditività del margine lordo” , il che significa che ha generato più soldi dai premi rispetto a quanto speso per la copertura medica dei clienti.

Nel rapporto annuale di fine anno (2018) pubblicato sul loro sito, Oscar porta in primo piano i suoi progressi e sottolinea come il proprio modello di servizio sia possibile grazie alla tecnologia: una tecnologia non banale, non frutto di integrazione di componenti già presenti nel mercato e magari utilizzate da altre Compagnie, bensì una piattaforma tecnologica che la società definisce (con una terminologia tipica del mondo IT)  ‘full stack’ ovvero completamente sviluppata da zero dalla società.

“In Oscar, constatiamo che l’assistenza sanitaria è troppo compromessa per essere riparata semplicemente riconfigurando le tecnologie esistenti o lavorando con gli stessi fornitori utilizzati da altri assicuratori. Ecco perché abbiamo costruito il nostro sistema tecnologico da zero, per consentirci di possedere tutti i nostri dati e strumenti in modo da poter lavorare costantemente per migliorare l’esperienza assicurativa senza essere rallentati dai sistemi legacy. Questo approccio ci distingue nettamente dai nostri concorrenti. È anche ciò che ci ha aiutato ad attrarre più di 1,2 miliardi di dollari in investimenti totali, di cui 375 milioni di dollari da Alphabet nel 2018. Questo capitale ci permetterà di investire nel supportare più clienti espandendoci in più mercati, entrando in nuove linee di prodotti come Medicare Advantage e concentrandoci sulle applicazioni della nostra tecnologia che possono ridurre ulteriormente il costo dell’assistenza.”

Un approccio che è piaciuto agli investitori e che permette di offrire una nuova customer experience che in definitiva sfocia nella digital health. Tra gli obiettivi futuri di Oscar c’è il potenziamento della telemedicina: attualmente ha già lanciato un servizio chiamato “Doctor on Call”, un sistema di assistenza virtuale sempre disponibile gratuitamente, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, che sarà migliorato costantemente per arrivare a trattare casi medici sempre più complessi.

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