Sicurezza stradale: divieti estesi a pc portatili e tablet

Nel nuovo Codice della Strada, oltre agli smartphone cresce la platea dei dispositivi mobili vietati

La distrazione alla guida è senza dubbio una delle principali cause di incidenti stradali, comportamenti vietati come bere alcolici, parlare o chattare con lo smartphone, spesso non vengono reputati rischiosi. Il Traffic Safety Culture Index, un recente studio realizzato negli Stati Uniti, rivela che molti automobilisti ammettono di leggere o parlare al telefono, quando sono al volante. In Italia le cose non vanno meglio, e i dati Istat definiscono un quadro molto preoccupante: il 96% dei guidatori ammette di usare il telefono quando è al volante, oltre che per telefonare, per controllare i social, chattare e inviare sms. Nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione realizzate negli ultimi anni, la situazione non sembra cambiare in modo significativo, perciò nel nuovo Codice della Strada, entrato in vigore il 10 novembre, vi sono regole e sanzioni severe. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Il nuovo Codice della Strada

Divieto di utilizzo di tutti i device per navigare online, come pc portatili, notebook e tablet

Più sicurezza per i pedoni

Lo smartphone è pericoloso nei centri urbani a basse velocità. Più tutele per le persone in strada

Tecnologie per comunicare

Sono disponibili una serie di integrazioni per continuare a parlare in viva voce, mentre si guida

Il nuovo Codice della Strada

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto legge infrastrutture e trasporti, convertito in legge dal Parlamento, sono entrate in vigore le novità introdotte nel Codice della Strada che è stato modificato anche nei suoi principi ispiratori: non più soltanto la sicurezza ma anche la tutela della salute delle persone e la tutela dell’ambiente rientrano tra le finalità primarie di ordine sociale e economico, perseguite dallo Stato attraverso la disciplina della circolazione stradale.

Per quanto riguarda i vari device con i quali è possibile navigare online e chattare, il divieto, ora espressamente previsto per i telefonini, è stato esteso all’uso di computer portatili, notebook, tablet e qualunque altro dispositivo che comporti anche solo temporaneamente l’allontanamento delle mani dal volante.

Confermate le sanzioni per chi non rispetta la regola che vanno da un minimo di 165,00 a un massimo di 660,00 euro. Si applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi se la stessa persona commette un’ulteriore violazione nel corso di un biennio.

Telefonare alla guida è una pessima abitudine, i rischi di causare un incidente sono troppo alti, perciò è obbligatorio dotarsi di apparecchi vivavoce e bluetooth in automobile, in modo da tenere sempre salde le mani sul volante e non distrarsi.

Più sicurezza per i pedoni

Usare lo smartphone o un device mobile durante la guida, è molto pericolo anche a basse velocità, nei centri urbani in mezzo al traffico, con il serio rischio di investire i pedoni. Anche da questo punto di vista la sensibilità si è alzata e il nuovo Codice della Strada ha introdotto dei cambiamenti per tutelare la sicurezza delle persone che attraversano una strada priva di semafori, introducendo più puntualmente obblighi di cautela per gli automobilisti. In corrispondenza degli attraversamenti pedonali, chi è alla guida di veicoli è infatti obbligato a dare la precedenza, rallentando o fermandosi, non solo ai pedoni che hanno iniziato l’attraversamento, ma anche a chi si accinge a farlo.

Tecnologie per comunicare

Non è richiesto di smettere completamente di comunicare durante la guida, sono disponibili una serie di integrazioni per continuare a parlare in viva voce, perciò è utile sensibilizzare gli automobilisti ad utilizzare la tecnologia nel modo corretto.

Per evitare di distrarsi togliendo lo sguardo dalla strada e le mani dal volante, sono disponibili sul mercato i controlli integrati nell’auto (al volante, vocali, assistente virtuale, ecc.) molto utili per guidare in sicurezza. Tuttavia se non si dispone di un kit vivavoce, infotainment connesso e altri strumenti “hands-free”, la soluzione più sicura è riporre lo smartphone in un vano dell’auto, per tutta la durata del tragitto, evitando distrazioni.

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Come evitare le assicurazioni false online

Le truffe con polizze false, soprattutto per RC Auto, sono in aumento. I suggerimenti dell’IVASS per scoprire i siti ingannevoli e riconoscere i truffatori

Le assicurazioni false online sono un serio problema che riguarda soprattutto le polizze RC Auto, in particolare quelle di breve durata. Intermediari fittizi utilizzano blog, siti irregolari, email e social media per truffare gli automobilisti. Vediamo come operano e cosa fare per proteggersi.

La minaccia delle truffe online
Ecco come agiscono gli intermediari fittizi

I controlli di IVASS
I siti irregolari vengono oscurati e rimossi dai motori di ricerca

Come proteggersi dalle truffe online
Alcuni suggerimenti prima di sottoscrivere l’assicurazione

La minaccia delle truffe online

Secondo i dati dell’Autorità di Vigilanza sulle Assicurazioni IVASS, nel 2020 i siti fraudolenti segnalati e bloccati sono stati 241, contro i 168 del 2019. Se si pensa che nel 2015 erano solo quattro, sono evidenti le dimensioni e la gravità del problema.

Tutti cercano condizioni vantaggiose e risparmi sulla polizza assicurativa, è normale richiedere preventivi online. Gli utenti credono di navigare in un ambiente virtuale legale, invece può capitare di imbattersi in siti gestiti da persone disoneste. Siti ingannevoli che offrono prodotti assicurativi a prezzi bassissimi, ai quali si può arrivare facilmente tramite i motori di ricerca su internet, annunci pubblicitari, banner, social network o anche con il passaparola su WhatsApp o altre app di messaggistica.

Solitamente vengono chiesti pagamenti con mezzi piuttosto inusuali, come ricariche di conti online o di carte prepagate, in modo che il flusso di denaro non diventi tracciabile, né revocabile. Al momento della sottoscrizione dei documenti irregolari, spesso vengono chiesti il numero di conto corrente della banca e i dati personali.

I controlli di IVASS

I servizi online sono una grande opportunità e migliorano concretamente la vita di tutti, ma vanno utilizzati con attenzione. Si può risparmiare tempo, denaro e inutili spostamenti, ma è importante orientarsi sul web consultando solo siti autorevoli e ufficiali.

Le compagnie di assicurazioni, gli agenti e i broker regolari sono rispettivamente iscritti negli albi IVASS e nel registro unico degli intermediari assicurativi e riassicurativi RUI dell’IVASS consultabili online. Le polizze false, invece, sono proposte da truffatori che si fingono regolari.

Le irregolarità vengono trovate dal personale dell’Autorità di Vigilanza sulle Assicurazioni tramite le ricerche autonome sul web, gli avvisi delle autorità di polizia e grazie alle denunce dei cittadini, delle associazioni dei consumatori, degli intermediari e delle Compagnie assicuratrici. Se il sito segnalato non risulta regolare, IVASS chiede all’Autorità giudiziaria di poter provvedere all’oscuramento e messa offline.

Come proteggersi dalle truffe online

Come difendersi dalle frodi? Ecco alcune indicazioni da seguire quando state per sottoscrivere una polizza RC Auto.

  • Verificate che l’indirizzo del sito che vi propone l’assicurazione sia sempre preceduto dal protocollo di sicurezza https://…
  • Non effettuate mai pagamenti online con metodi non tracciabili, come le ricariche di carte prepagate
  • Diffidate delle offerte che vi arrivano su WhatsApp o altre piattaforme chat
  • Consultate l’elenco dei siti internet irregolari pubblicato sul sito dell’IVASS
  • Dopo l’acquisto controllate l’esistenza della copertura assicurativa sul ilportaledellautomobilista.it 

Con il preventivo sono trasmesse le condizioni generali di assicurazione e le informative pre contrattuali. In caso contrario, diffidate della proposta che vi è stata inoltrata.

In questo video di IVASS e del Ministero dello Sviluppo Economico trovate tutti gli approfondimenti sulle truffe online.

Per eventuali dubbi o richieste di maggiori informazioni, chiamate l’IVASS al numero 800 486661.

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Scegliere l’auto più adatta per “giovani anziani”

Quali caratteristiche devono avere le automobili più adatte alle persone anziane? Alcuni consigli per scegliere i modelli più adatti allo stile di guida di chi è avanti con gli anni

Le persone anziane con la patente non hanno necessità di nessun permesso particolare per circolare con la macchina, ma devono fare attenzione al momento della scelta del modello. Con l’avanzare dell’età le condizioni fisiche potrebbero rendere scomode alcune manovre e posizioni, perciò ci sono automobili adatte alle specifiche esigenze delle persone anziane. Quali dotazioni è opportuno installare nelle auto che guidano gli anziani? Cosa bisogna domandare nel momento dell’acquisto? Quali sono i dettagli ai quali fare attenzione?

Attenzione alle dimensioni, al comfort e alla posizione di guida

Sensori di parcheggio, frenata assistita e cambio automatico sono ideali per una guida sicura

Valutate i costi di manutenzione e i vantaggi delle nuove tecnologie

Quali domande fare prima dell’acquisto

Quando si sceglie un’automobile per anziani bisogna informarsi sulle dimensioni, che tengano in considerazione eventuali difficoltà di movimento. Il sedile deve essere comodo per evitare lo stress muscolare quando si guida, in particolare quando si affrontano le lunghe distanze. Meglio che il conducente faccia qualche prova per salire facilmente in auto senza bisogno di aiuto, scegliendo l’auto con le caratteristiche, le misure e le dotazioni giuste.

Le automobili troppo ingombranti sono difficili da gestire, soprattutto per i parcheggi e le soste, ma ci sono tantissimi modelli inferiori ai quattro metri e mezzo di lunghezza, adatte a tutte le disponibilità di spesa.

Se avete dei nipoti o bambini piccoli da trasportare, informatevi sul numero di seggiolini che si possono montare, contemporaneamente. E verificate che il bagagliaio sia abbastanza spazioso per eventuali passeggini.

Fate una prova per allacciare la cintura di sicurezza e capire quanto è facile raggiungerla, senza sentire dolori alla schiena o alle spalle.

Quali sono gli accessori più indicati

La seduta alta è di fondamentale importanza, specialmente se si soffre di dolori alla schiena. I modelli che hanno questa caratteristica sono i SUV e i monovolumi. Anche alcune piccole city car moderne offrono una guida comoda, con ottima visibilità.

Ma vi sono anche numerosi optional utili che potrebbero far parte dell’allestimento o eventualmente che si potrebbero aggiungere, a pagamento. Ad esempio tra le richieste necessarie per effettuare una scelta della quale non pentirsi, ci sono i sensori di parcheggio e la telecamera per la retromarcia.

Un’altra caratteristica importante è la frenata automatica, utile non solo nei momenti di eventuali distrazioni, ma anche in caso di frenate improvvise a causa di ostacoli, specialmente nel traffico delle città.

Se dovete assumere farmaci ad orari prestabiliti è senz’altro utile dotare la vettura del portaoggetti refrigerato, specialmente in previsione di un lungo viaggio.

Chiedete sempre un’auto col cambio automatico, indispensabile per ridurre l’affaticamento alla guida e fastidiosi indolenzimenti della gamba, spingendo la frizione. Non tutti apprezzano questo accessorio, poiché sono abituati a guidare da molti anni con il cambio manuale, perciò è meglio fare qualche prova su strada, per capire se può essere la soluzione ideale.

Se ci sono optional di connettività e infotainment, verificatene la facilità di utilizzo, senza che vi provochino distrazioni.

Le caratteristiche ideali

Nel settore automotive sono disponibili tantissimi veicoli adatti agli anziani, con un’ampia scelta di design che comprende citycar e utilitarie per la mobilità urbana, berline per le strade extraurbane e SUV spaziosi ed eleganti per le gite fuoriporta. Non è necessario un motore potente, la velocità non rappresenta un requisito necessario, meglio privilegiare il comfort e la sicurezza quando si sceglie un modello tra le varie categorie disponibili.

Oltre al rapporto qualità prezzo e alla valutazione sul tipo di alimentazione del motore, a seconda dello stile di guida e della previsione del chilometraggio annuale – sono disponibili modelli ibridi plug-in e versioni a metano, con consumi ed emissioni molto bassi – un’auto perfetta per una persona anziana deve essere facile da guidare, dotata di ampia visibilità anteriore e posteriore, agile nel traffico urbano, e pratica nella configurazione della strumentazione nell’abitacolo.

Lo sterzo deve essere leggero, con strumentazioni chiare e nelle dotazioni non dovrebbero mancare l’assistenza per le partenze in salita, il cruise control e l’avviso per il cambio di corsia, oltre ai sensori di parcheggio posteriori.

La macchina deve essere dotata di tutti i dispositivi ADAS che assicuri la sicurezza attiva e passiva e la protezione dei suoi occupanti.

Meglio nuova o usata?

È meglio acquistare un’auto nuova o usata per un anziano? Un modello usato è più economico, ma potrebbero essere necessari più interventi di manutenzione, oltre ad avere meno optional di quelli installati sulle automobili di ultima generazione.

Acquistando un’auto per anziani nuova si può usufruire dei diversi sgravi fiscali, maggiori funzionalità, minor rischi di guasti e sicuramente un minor consumo di carburante dovuto alle ottimizzazioni dei consumi dei nuovi motori. Un’auto nuova ha un costo maggiore ma offre livelli di comfort e sicurezza più elevati.

In tutti i casi l’auto per anziani deve essere pratica, spaziosa e dotata dei principali sistemi di sicurezza. Sul mercato non esistono auto esclusivamente dedicate a questa fascia di età, ma sono disponibili tantissimi modelli con determinate caratteristiche in grado di renderle più comode e adatte a persone avanti con l’età.

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ABS: cos’è e cosa fare se si accende la spia

Il sistema anti bloccaggio delle ruote impedisce lo scivolamento del veicolo consentendo di mantenere il controllo e la sicurezza, anche su strade con scarsa aderenza

ABS è una sigla che identifica un importante dispositivo di sicurezza in grado di evitare il blocco delle ruote durante le frenate più brusche e repentine, specialmente su strade con scarsa aderenza. Un’assistenza durante la frenata per assicurare una maggior aderenza delle gomme sulla strada e un miglior controllo dello sterzo. L’ABS fa parte dei dispositivi per la guida assistita ADAS, moderne tecnologie che aiutano i conducenti durante la guida e migliorano la sicurezza stradale, obbligatori a partire dal 2022 sulle auto di nuova omologazione. Vediamo come funzionano i sistemi antibloccaggio ABS e le caratteristiche principali di questi accessori.

Sistema antibloccaggio di assistenza alla frenata, per impedire la perdita di aderenza

Sensori e centralina elettronica che controllano le ruote, intervenendo in caso di brusco bloccaggio

Possono verificarsi diversi problemi meccanici, elettronici, ai fusibili e ai cablaggi

Spegnete e riaccendete il veicolo per resettare il computer. Se non basta, recatevi in officina

ABS: cosa significa e a cosa serve

L’ABS è acronimo di anti brake locking system ed è uno dei principali dispositivi di sicurezza presenti nelle automobili. Un sistema di assistenza alla frenata che impedisce alla vettura di scivolare e sbandare in modo incontrollato sull’asfalto, assicurandone la stabilità e la possibilità di direzionare l’auto in caso di frenata improvvisa. Questi dispositivi sono installati su tutti i veicoli, automobili, camion e moto, e hanno lo scopo di impedire che una ruota si blocchi dopo un’improvvisa frenata, mantenendo un adeguato spazio e tempo di arresto.

L’utilità dell’ABS è particolarmente evidente sull’asfalto bagnato, oppure in presenza di neve o ghiaccio, in modo che la frenata brusca non provochi il cosiddetto effetto “a saponetta” sul veicolo, rendendo difficile il suo controllo.

Gli ABS modulano la giusta resistenza degli pneumatici durante una frenata di emergenza evitando a tutte le ruote, anteriori e posteriori, di bloccarsi bruscamente, col rischio di causare un incidente, specialmente sui fondi stradali a bassa aderenza. Il vecchio sistema frenante manuale a pedale, senza il supporto della tecnologia, era molto meno sicuro e non assicurava lo standard di sicurezza proprio perché non consentiva il controllo assistito delle traiettorie dei veicoli durante i bruschi rallentamenti.

Come funziona l’ABS

L’ABS è un sistema meccanico ed elettronico complesso, con un funzionamento particolare: entra in azione grazie ai sensori posizionati sulle singole ruote, che si interfacciano con una centralina elettronica preposta al monitoraggio della velocità di rotazione, e qualora rilevi il bloccaggio di una o più ruote in frenata, è in grado di intervenire istantaneamente sulla pompa idraulica per diminuire la forza di arresto del veicolo. La centralina dosa correttamente la forza frenante evitando la perdita di direzionalità del mezzo.

Grazie all’ABS appena una delle ruote anteriori si blocca, il sistema provvede a far diminuire la pressione sulla pinza del freno di quella ruota quanto basta per farle riprendere la rotazione, consentendo quindi allo sterzo di svolgere la sua funzione direzionale.

Nel momento in cui l’ABS entra in funzione solitamente si avvertono delle vibrazioni nel pedale del freno, ma è importante non alleggerire la pressione altrimenti si annullerebbe l’entrata in funzione del dispositivo.

Il sistema ABS è costituito da una ruota detta “ruota fonica“, dentata o forata, molto resistente, installata all’interno di ogni ruota, un sensore elettromagnetico fissato di fronte ai denti della ruota fonica, una centralina elettronica che riceve una serie segnali dai sensori, le valvole di ritorno, una per ogni pinza del freno, che permettono al liquido del freno di tornare indietro verso il serbatoio grazie a delle tubazioni di ritorno.

Queste componenti possono variare se sono installate su autobus, autocarri, rimorchi e motocicli di tutte le dimensioni e peso.

Ogni ruota è munita di sensori che rilevano il numero di dentini della ruota fonica in una precisa unità di tempo e invia questa informazione alla centralina dell’ABS, che analizza i dati relativi a tutte le ruote e quando emerge che una di esse si sta bloccando, invia immediatamente un impulso che riduce momentaneamente la pressione all’interno del circuito idraulico dell’impianto frenante. Non appena la situazione torna normale, l’ABS consente alla frenata di riprendere piena potenza.

La centralina ripete il ciclo dei controlli venti volte ogni secondo, esaminando gli impulsi provenienti dai sensori e fornendo i relativi comandi alla valvola delle ruote che ritiene bloccata, mentre le altre girano.

Spia ABS accesa: cause principali

La spia del sistema antibloccaggio è raffigurata da cerchio in cui sono raffigurate le lettere “ABS“. Questa spia è di colore arancione, ma in alcuni casi può anche essere gialla o addirittura rossa.

Possono esserci diversi motivi per cui la luce si accende: danni ai sensori o a qualche componente elettrica, alla ruota fonica, ai cablaggi o ai fusibili, oppure una perdita d’olio. Possono verificarsi problemi di comunicazione con la centralina ABS, difetti del motore della pompa ed errori sui sensori di pressione e sensori ruota, dovuti a connessioni allentate. Il computer potrebbe accendere la luce della spia ABS anche nel caso di basso livello del liquido dei freni o di un fusibile bruciato.

In tutti i casi si tratta di tecnologie complesse, che spesso manifestano problemi di tipo elettrico, perciò è bene recarsi in un’officina professionale per una revisione dell’impianto frenante, e la relativa manutenzione una volta individuato il guasto.

Cosa fare se si accende la spia dell’ABS

Ma cosa è opportuno fare quando la luce ABS si accende? Appena potete fermate il veicolo, in condizioni di sicurezza, e poi spegnetelo e riavviatelo: a volte è sufficiente un azzeramento del computer di bordo per eliminare un’anomalia transitoria. Purtroppo, nella maggior parte dei casi, la soluzione non è così semplice e l’anomalia del sistema farà puntualmente riaccendere la spia.

Potete provare a rimuovere le ruote e ispezionare i sensori di velocità e i cavi; successivamente controllate il fusibile del sistema ABS. Potete provare a cambiarli, ma se il problema di fondo permane, la sostituzione è solo una soluzione temporanea. In tutti i casi, sono operazioni difficili che solo alcuni automobilisti esperti sanno svolgere. Meglio rivolgersi a un tecnico specializzato, che grazie a strumenti di diagnostica dei guasti individuerà i problemi e provvederà alla sostituzione dei pezzi malfunzionanti.

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Ciclomotore o motociclo: qual è la differenza?

I veicoli a due ruote differiscono per dimensione di cilindrata e velocità massima raggiungibile. Vediamo le differenze e cosa stabilisce la normativa, per poterli guidare

Il ciclomotore è un veicolo a motore a due o tre ruote, a bassa potenza, con una cilindrata non superiore ai 50 centimetri cubici (cc). Il motociclo, anche detto motocicletta, invece è un veicolo a due ruote, con o senza carrozzeria che appartiene alla categoria dei motoveicoli per il trasporto di due persone, conducente e passeggero, con una cilindrata superiore ai 50 cc. Come ogni altro veicolo in circolazione, entrambe queste categorie di mezzi omologati devono rispettare i requisiti imposti dal Codice della Strada. Vediamo le loro caratteristiche e in cosa si differenziano.

La cilindrata non può superare i 50 cc e la velocità deve essere inferiore ai 45 km orari

A differenza del ciclomotore, la cilindrata può essere maggiore di 50 cc e superare i 45 km orari

Indossate sempre il casco, documenti in ordine, targa leggibile e guida prudente

La copertura assicurativa è obbligatoria per tutte le categorie di veicoli a due ruote

Quali sono le caratteristiche di un ciclomotore

Il ciclomotore è comunemente chiamato “cinquantino”, proprio perché la sua cilindrata non può superare i 50 centimetri cubici. La sua velocità massima è di 45 km/h ed è un limite valido sia su strada urbana che su strada extraurbana. L‘età minima per guidare i ciclomotori è di 14 anni, e se non si ha la patente di guida è necessario superare un esame per il rilascio del Certificato di Idoneità.

Per guidarlo quindi è necessario possedere la cosiddetta Patente AM detto anche patentino ciclomotore. Per tutti i documenti necessari per poter accedere all’esame, bisogna rivolgervi alla motorizzazione civile o a una scuola guida.

La revisione è obbligatoria dopo 4 anni dalla prima immatricolazione e successivamente ogni 2 anni.

Che cos’è e come si riconosce un motociclo

I motocicli si differenziano dai ciclomotori per alcune importanti caratteristiche: hanno una cilindrata superiore ai 50 cc e possono superare la velocità di 45 Km, sempre rimanendo nei limiti imposti dal Codice della Strada. Se la cilindrata è superiore ai 125 cc. è necessario essere in possesso della patente A. Ai motocicli è concessa la circolazione su strade urbane ed extraurbane, ma per le autostrade è necessario che la cilindrata sia pari ad almeno 150 cc per assicurare che il mezzo non sia troppo lento, e abbia a disposizione la potenza sufficiente per non essere d’intralcio alla circolazione veloce delle altre vetture.

I motocicli destinati all’uso stradale sono di diverse categorie: i più noti sono i naked, privi quasi completamente di carene, i cruiser con motori di grossa cilindrata e accessoriati per viaggi a lunghe tratte, i race che riprendono le linee delle moto da competizione, e le enduro. Invece i motocicli ad uso da fuoristrada sono, ad esempio, le motocross per i percorsi sterrati e sconnessi.

Tutte le tipologie di motoveicoli, compresi i motocicli, devono rispettare anche dei limiti di dimensioni: non possono superare 1,60 m di larghezza, 4,00 m di lunghezza e 2,50 m di altezza. La massa complessiva a pieno carico di un motoveicolo non può eccedere 2,5 t.

Ciclomotore e motociclo: quali sono le buone norme

Vi sono alcune buone norme sempre valide da seguire per guidare i veicoli a due ruote. Per i ciclomotori oltre alla documentazione necessaria da portare sempre con sé – documento di identità personale, certificato di idoneità alla guida di ciclomotori o patente di guida della categoria A, certificato di circolazione e certificato di assicurazione obbligatoria – bisogna mantenere il numero di targa sempre leggibile e pulito. In caso di smarrimento, sottrazione o distruzione della targa, l’intestatario deve, entro 24 ore, farne denuncia agli organi di Polizia e richiedere una targa nuova.

Per poter circolare con motocicli di cilindrata fino a 125 cc e di potenza fino a 11kW il conducente deve avere con sé la patente di guida della categoria A1, la carta di circolazione sulla quale sono riportati i dati costruttivi e di identificazione del veicolo, il numero di targa, i dati del proprietario, e il certificato di assicurazione obbligatoria.

Guidando un ciclomotore a due ruote o un motociclo, bisogna sempre indossare il casco protettivo, avere libero uso delle braccia, delle mani e delle gambe, e stare seduti in posizione corretta, tenendo ben stretto il manubrio con ambedue le mani, senza distrarsi.

Bisogna sempre evitare di sollevare la ruota anteriore, le cosiddette impennate, molto frequente tra adolescenti. È vietato trainare o farsi trainare da altri veicoli o trasportare oggetti che non siano solidamente assicurati, che sporgano lateralmente rispetto all’asse del veicolo o longitudinalmente rispetto alla sua sagoma oltre i 50 cm.

Non guidate mai in modo superficiale e spericolato procedendo a zig zag, col serio rischio di confondere i conducenti degli altri veicoli, compromettendo la sicurezza stradale.

Non manomettere la marmitta per alterare la prestazione della moto, e posizionare sempre lo specchietto retrovisore in modo corretto.

Assicurazione e sanzioni per ciclomotori e motocicli

Il Codice della Strada impone a tutti i veicoli che debbano circolare su strada la copertura assicurativa, compresi i ciclomotori e i motocicli, per tutelarsi in caso di sinistro stradale o danni.

L’articolo 193 stabilisce che i veicoli a motore senza guida di rotaie, compreso i filoveicoli e i rimorchi, non possono essere posti in circolazione sulla strada senza la copertura assicurativa. Un obbligo che si estende anche all’interno di aree private, come ha stabilito recentemente la Corte di Cassazione. La circolazione o lo stazionamento di un veicolo in proprietà private comporta l’obbligo di assicurazione, ad esempio in un cortile condominiale o nel vialetto di casa, o in un parcheggio privato, prevedendo così una protezione ulteriore in caso di incidente, anche in zone ritenute solitamente a basso rischio.

Per motociclisti senza la copertura dell’assicurazione sono previste delle sanzioni amministrative di una somma da 849,00 ad euro 3.396,00 oltre alla perdita di 5 punti sulla patente. La multa è ridotta alla metà se si provvede ad assicurare il veicolo tra il 16° e il 30° giorno dopo la scadenza della vecchia polizza, ossia dopo i 15 giorni di tolleranza, in cui l’assicurato è comunque protetto dalla propria compagnia.

La multa si riduce della metà anche se, entro 30 giorni dalla contestazione della violazione, si provvede alla demolizione e radiazione della moto.

Bisogna fare attenzione in quanto chi viene sorpreso a circolare per almeno due volte senza assicurazione nell’arco di un biennio, pagherà una multa doppia (quasi 6.800,00 euro), oltre alla sospensione la patente fino a due mesi. In più, dopo il pagamento della sanzione, è disposto anche il fermo amministrativo della moto per 45 giorni.

Il mezzo potrà tornare a circolare quando il motociclista provvederà al pagamento della multa e a versare il premio assicurativo, oltre a farsi carico delle spese di prelievo, trasporto e custodia del motociclo sequestrato.

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Tipi di pneumatici: come scegliere quelli giusti

Scegliere le gomme adatte alle condizioni meteorologiche e stradali è una decisione molto importante per gli automobilisti. Vediamo le caratteristiche degli pneumatici e quando sostituirli.

Gli pneumatici sono fondamentali per la trazione del veicolo, la sua stabilità e la sicurezza stradale; perciò vanno costantemente controllati per verificarne lo stato di mantenimento, il livello di usura, la pressione di gonfiaggio indicata dalla casa costruttrice e l’eventuale presenza di una foratura. Soprattutto prima di mettersi in viaggio bisogna accertarsi che le gomme siano in buone condizioni, e in caso di dubbi, bisogna rivolgersi al gommista o in un’officina professionale, per controllare il battistrada. Vediamo quali tipi di pneumatici scegliere e alcuni consigli per effettuare la sostituzione correttamente.

L’importanza degli pneumatici per la sicurezza

Gli pneumatici sono l’unico punto di contatto tra i mezzi in circolazione e il suolo, svolgendo alcune funzioni indispensabili per la sicurezza del veicolo, sia nella stagione invernale con pioggia, ghiaccio e basse temperature, che nel periodo estivo con il caldo e l’asfalto rovente.

Gomme consumate o di scarsa qualità riducono le prestazioni della vettura, aumentando la possibilità di perdere aderenza, col rischio di compromettere lo spazio di frenata. Inoltre, quando sono usurate o non raggiungono la giusta pressione, aumentano i consumi di carburante. Per questo è fondamentale viaggiare sempre con pneumatici sicuri, non usurati e al giusto livello di gonfiaggio.

Sulle gomme passano tutte le forze e le sollecitazioni che la vettura scarica a terra; un veicolo con pneumatici sgonfi o di dimensioni non adeguate, richiede molta più energia per circolare, non assicurando un rotolamento regolare, specialmente in curva.

Grazie alla corretta pressione di gonfiaggio supportano l’intero peso della vettura e dei suoi occupanti. L’azoto o l’aria contenuti all’interno delle gomme agiscono come molla che aumenta in maniera sensibile il comfort durante il viaggio in auto, assorbendo le asperità del terreno.

Se l’attrito tra pneumatico e fondo stradale si riduce, ad esempio sulla neve o semplicemente quando piove, si rischia di compromettere l’aderenza e la sicurezza del veicolo.

Com’è fatto uno pneumatico

L’elemento esterno degli pneumatici è il battistrada che grazie al suo disegno e alla mescola più o meno morbida, assicura trazione al veicolo. Resiste all’usura e protegge l’intera struttura dello pneumatico, attutendo i traumi e i colpi. Il disegno del battistrada influisce sul comfort e sulla rumorosità della vettura, e determina la tenuta del veicolo sulla strada bagnata, ad esempio riducendo lo spazio di frenata e i rischi di aquaplaning. Il battistrada, grazie alle scanalature, consente il drenaggio e l’espulsione dell’acqua in caso di guida su strada allagata. Il disegno è composto da parti piene (tasselli) e parti vuote (incavi e lamelle) che in presenza di terreni viscosi, aiutano a migliorarne l’aderenza.

La tela, detta anche carcassa, costituisce la struttura portante dello pneumatico e permette di resistere a tutte le forze di carico, di frenatura e di sterzo che si creano tra ruota e manto stradale. È formata da fili di nylon sovrapposti e incrociati, oppure disposti in maniera radiale, che in base al loro differente spessore possono garantire resistenza o scorrevolezza.

La cintura radiale è un insieme di strati multipli formati da cavi o fili o fili d’acciaio, agganciata sotto il battistrada per avvolgere la circonferenza della carcassa. Serve a migliorare la resistenza dello pneumatico e a rendere più stabile il battistrada. La cintura radiale permette inoltre la distribuzione uniforme della pressione, e una maggiore impronta a terra.

Il fianco, o spalla, è composto da strisce di gomma molto resistenti e ripara le tele dagli agenti atmosferici e ossidanti, oltre a opporsi alle flessioni continue a cui lo pneumatico è sottoposto.

Il tallone è uno strato di tela gommata che unisce il cerchio e lo pneumatico ostacolando il deterioramento provocato dal suo sfregamento contro il bordo del cerchio.

Tipi di pneumatici: come scegliere quello adatto alle nostre esigenze

Quali sono i migliori? Come scegliere quelli che meglio si adattano alle nostre esigenze? Sul mercato sono disponibili ottime gomme e tantissimi modelli diversi, per caratteristiche, performance e prezzi.

La scelta dipende anche dallo stile di guida e dalle tipologie di vetture: guidare un fuoristrada in campagna con il fango o un SUV di grandi dimensioni in montagna, o in città su strade asciutte, ovviamente è diverso rispetto alle auto sportive ad alte prestazioni. Mescole dei materiali, dimensione, diametro dei cerchi e larghezza del battistrada presentano differenze che orientano la scelta. Vi sono vantaggi e svantaggi che vanno valutati, caso per caso, ricordando sempre che la priorità è la tenuta di strada del veicolo.

Per capire quali sono gli pneumatici adatti prima di tutto bisogna controllare la loro misura riportata sia sulla spalla della gomma, che nel libretto di circolazione, per evitare di ritrovarsi con gomme inadatte e che talvolta non possono neppure essere installate. Scegliete pneumatici con misure identiche a quelle riportate nel libretto, anche se è possibile montare coperture con misure differenti, ma in questo caso bisognerà ottenere una nuova omologazione presso la Motorizzazione Civile.

La distinzione principale è quella tra pneumatici estivi e invernali, oppure gomme quattro stagioni vale a dire che si possono utilizzare tutto l’anno. In questo caso la scelta va fatta considerando le condizioni climatiche in cui si usa il mezzo per la maggior parte dell’anno, e del numero dei chilometri che si percorrono.

Chi si trova a fare i conti con un clima freddo e contraddistinto da nevicate e gelate, dovrà affidarsi a pneumatici invernali, da alternare con quelli estivi nella stagione calda. Se invece gli spostamenti in macchina si svolgono in prevalenza in aree con temperature miti, si possono scegliere gomme quattro stagioni.

Altri due parametri importanti sono gli indici di carico e di velocità, entrambi riportati sul fianco della gomma, e all’interno del libretto di circolazione. Devono essere entrambi pari oppure superiori ai valori indicati nel libretto, in caso contrario non è possibile montare quelle gomme col rischio di sanzioni amministrative – e addirittura al sequestro dell’auto – in caso di controlli.

Tipi di pneumatici: controlli e manutenzione

Le gomme non hanno una data di scadenza, dipende soprattutto dell’utilizzo, dal modo di guidare e dal tipo di auto che si possiede. In Italia la legge prevede che vengano sostituite quando il battistrada ha un’altezza inferiore a 1,6 mm. Per quelle da neve, invece, lo spessore deve scendere sotto i 4 mm per il cambio.

Le gomme andrebbero cambiate anche in seguito a danneggiamenti, forature o rotture. In tutti i casi vanno sempre sostituiti gli pneumatici che hanno oltre 6 anni di vita.

Quelli montati sullo stesso asse devono essere identici o quasi e nel caso in cui la differenza di spessore tra i due è maggiore di 1,5 mm, allora è arrivato il momento di sostituirli.

L’ideale sarebbe sostituire sempre tutte le gomme nello stesso momento, ma se non è possibile allora si possono sostituire anche solo i due pneumatici sullo stesso asse, più usurati. Questo però, solo se si parla di gomme estive o quattro stagioni. In caso di pneumatici invernali, invece, è sempre raccomandabile sostituirli tutti e quattro assieme, per mantenere lo stesso livello di efficienza su ogni superficie. Stesso discorso, vale per le auto a quattro ruote motrici.

È bene ricordare che dal 15 ottobre, e comunque entro il 15 novembre, è obbligatorio montare gli pneumatici invernali (gomme termiche) che dovranno essere tenuti fino al 15 aprile, quando scatterà l’obbligo del montaggio delle gomme estive, più adatte al manto stradale asciutto. Chi non provvede al cambio ha comunque l’obbligo di portare le catene da neve a bordo, in modo da poterle montare in caso di necessità.

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MoVe-In, basse emissioni, senza blocchi alla circolazione

Progetto sperimentale della Regione Lombardia al quale partecipa anche il Piemonte, per ridurre i gas inquinanti degli autoveicoli, monitorando le percorrenze e assegnando una deroga chilometrica

MoVe-In (MOnitoraggio dei VEicoli INquinanti) è il progetto per ridurre le emissioni delle auto più inquinanti, senza limitare la mobilità dei cittadini, realizzato dalla Regione Lombardia e al quale partecipa anche il Piemonte, per incentivare uno stile di guida virtuoso. Consente a tutti i proprietari di veicoli con limitazioni, di circolare potendosi avvalere di una deroga chilometrica, in base alla categoria e alla classe emissiva del veicolo, in tutti i giorni della settimana e a tutte le ore (24 ore).

Chi aderisce al servizio si impegna a rispettare la soglia dei chilometri assegnati su base annuale, limitando così le emissioni inquinanti del proprio veicolo. Queste categorie di veicoli potranno, quindi, circolare senza blocchi orari o giornalieri, ma rispettando il tetto massimo di percorrenza chilometrica annuale, calcolato in base alla tipologia e alla classe ambientale del veicolo.

Il risparmio delle emissioni viene così trasformato in chilometri che possono essere redistribuiti nell’arco della giornata e della settimana, rispetto a quelli attualmente percorribili agli autoveicoli limitati. In questo modo il veicolo non sarà più soggetto ai blocchi orari e giornalieri vigenti, e sarà monitorato attraverso il conteggio totale dei km percorsi in qualsiasi fascia oraria.

Il monitoraggio delle percorrenze avviene attraverso una scatola nera installata sui veicoli, che rileva e registra i chilometri tramite un collegamento satellitare, e una piattaforma tecnologica dedicata. Sarà sempre possibile controllare i chilometri residui con l’app dello smartphone o dal sito web. In caso di controllo su strada, il superamento o meno della soglia chilometrica potrà essere verificato dalla polizia municipale.

La deroga chilometrica Move-In non si applica nel caso di attivazione delle misure temporanee, che si attivano quando si rileva un perdurante accumulo degli inquinanti nell’aria.

Il servizio si estende per un anno, con possibilità di rinnovo. Una volta raggiunta la soglia chilometrica, tuttavia, non si potrà più usufruire della deroga e non si può usare il veicolo fino alla conclusione dell’anno di validità del servizio. Possono aderire al servizio Move-In tutti i proprietari dei veicoli circolanti in Regione Lombardia e Piemonte oggetto di limitazioni della circolazione. Aderendo al servizio si sceglie di passare alla nuova modalità di limitazione della circolazione. Il progetto è aperto a tutte le restanti regioni italiane che decideranno di aderire.

Vi sono apposite tabelle per orientarsi a seconda del veicolo inquinante che utilizzate, infatti le soglie chilometriche tengono conto della categoria e della classe del veicolo e il conteggio è effettuato solo sui tratti percorsi all’interno delle aree oggetto di limitazione. A partire dal 1° dicembre 2020 possono aderire a Move-In anche i veicoli Euro 1 benzina.

Per aderire i cittadini di entrambe le regioni registrarsi sulla piattaforma informatica della regione Lombardia (www.movein.regione.lombardia.it) utilizzando SPID o CNS, inserendo i dati personali e quelli del veicolo. Per l’installazione delle scatole nere è necessario selezionare l’operatore accreditato TSP.

È possibile consultare i dettagli del progetto sui portali della Regione Lombardia e della Regione Piemonte.

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I giovani, alleati per la mobilità del futuro

Un contest per ragazzi promosso da Fondazione Unipolis e Cittadinanzattiva, per la realizzazione del primo Manifesto della mobilità sostenibile della scuola italiana

Immaginare e progettare la mobilità e le comunità del futuro, migliorando la sicurezza sulle strade: il Manifesto della mobilità sostenibile della scuola italiana è online, costruito con le parole e le idee degli studenti, dopo un lungo percorso iniziato nel 2019 che ha visto coinvolti 1.863 studenti di 93 classi, provenienti dalle 14 Città Metropolitane. Un’iniziativa nata dalla consapevolezza di un’urgenza: servono interventi per migliorare la sicurezza stradale, ridurre le emissioni, favorire la mobilità connessa. L’Agenda Onu 2030 per lo Sviluppo Sostenibile promuove la progettazione di comunità intelligenti, inclusive, sostenibili, e i giovani studenti sono i protagonisti più importanti per un diffuso cambio di mentalità orientato a scelte consapevoli e responsabili.

Per queste ragioni la Fondazione Unipolis e Cittadinanzattiva hanno ideato il progetto O.R.A. – Open Road Alliance, l’alleanza dei giovani che uniscono le idee per progettare le comunità del futuro, realizzando il primo Manifesto della mobilità sostenibile della scuola italiana.

Il progetto O.R.A.

La community promossa da Fondazione Unipolis e Cittadinanzattiva. Linear Assicurazioni è partner.

La presentazione del Manifesto

Un progetto per immaginare e progettare concretamente le comunità del futuro

Le quattro aree tematiche del Manifesto

Determinazioni, Cambiamenti, Proposte e Futuro: idee e proposte per la mobilità

La mobilità sostenibile e la sicurezza stradale

Conoscere le regole del Codice della Strada ci farà vivere la mobilità in modo responsabile

Il progetto O.R.A.

Il Progetto O.R.A. è una Open Road Alliance che include la community che ha realizzato il Manifesto, nasce dalla consapevolezza che la promozione di una nuova cultura del muoversi e della strada come bene comune, rappresentino la strategia migliore per affrontare le questioni connesse alla mobilità nelle aree metropolitane.

L’educazione svolge un ruolo fondamentale per raggiungere un nuovo modello di mobilità sostenibile, basato non solo sull’attenzione ai temi ambientali, ma anche sulla condivisione dei mezzi, la sicurezza, un orientamento alla multimodalità e all’interoperabilità, oltre che a un approccio più sostenibile al mondo dei servizi pubblici locali. Linear Assicurazioni è partner del progetto.

La presentazione del Manifesto

Il 16 settembre 2021 in occasione della settimana europea della mobilità 2021, le studentesse e gli studenti dell’Open Road Alliance hanno presentato al Ministro Enrico Giovannini, il primo Manifesto della mobilità sostenibile della scuola italiana. Un lavoro iniziato nel 2019 nelle aree metropolitane italiane, partendo dall’analisi dello stato della mobilità nella sua dimensione sociale, economica, ambientale e della sicurezza stradale.

Le classi che hanno partecipato hanno presentato un elaborato multimediale che attraverso diversi linguaggi artistici e creativi racconta la mobilità sicura e sostenibile.

I 10 lavori selezionati sono online in un portale interattivo dove si trovano i consigli e le parole chiave del progetto, per raccontare la mobilità sostenibile in modi differenti.

Mappature dei territori e proposte di miglioramenti sullo stato della mobilità, ma anche la denuncia del profondo senso di insicurezza sulla strada che i ragazzi vivono nella loro esperienza.

Entro dicembre 2021 il Manifesto sarà presentato​ in tutte le città metropolitane e gli studenti delle classi partecipanti saranno coinvolti negli incontri locali, per presentare gli elaborati e condividere con la cittadinanza la propria idea di futuro e di mobilità​.​​​

Le quattro sezioni del Manifesto

Il Manifesto della mobilità sostenibile della scuola italiana si compone di quattro sezioni: Determinazioni, Cambiamenti, Proposte e Futuro.

Definizione del concetto di mobilità sostenibile elaborate dagli studenti, i cambiamenti che dovrebbero realizzarsi nelle diverse città, proposte concrete per le amministrazioni comunali e pillole di futuro per immaginare e descrivere la mobilità del domani.

La mobilità sostenibile e la sicurezza stradale

Tra le varie determinazioni e proposte del Manifesto, la sicurezza stradale è strettamente collegata alla mobilità sostenibile, proprio perché non può esserci mobilità senza conoscere le regole del Codice della Strada, per spostarsi in modo responsabile e maturo.

Il concetto di mobilità sostenibile per far comprendere come i sistemi di trasporto debbano corrispondere ai bisogni di sicurezza e di rispetto dell’ambiente, cercando di minimizzare le ripercussioni negative anche in campo economico e sociale. Le modalità di spostamento risultano sostenibili da un punto di vista sociale nella misura in cui sono accessibili agli utenti deboli, contribuendo a migliorare la sicurezza per chi viaggia. Di conseguenza gli utenti della strada possono rendere la città funzionale, sicura e sostenibile solo conoscendo e rispettando il Codice della Strada.

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Sostituzione specchietto retrovisore esterno e interno: quando e come farlo

È fondamentale per la sicurezza stradale, ma è soggetto a frequenti danneggiamenti e usura. Vediamo come mantenere gli specchietti perfettamente funzionanti

Gli specchietti retrovisori esterni durante la guida permettono di conoscere l’ambiente esterno, lateralmente e posteriormente, senza doversi voltare. Sono essenziali per la sicurezza stradale, e a seconda dell’anno di messa su strada del veicolo, si possono regolare manualmente o con un pulsante elettrico. Nel corso del tempo sono diventati oggetti di design che contribuiscono a rendere le linee delle vetture belle e aereodinamiche. Lo specchietto esterno non va confuso con quello interno, installato sulla porzione centrale alta del parabrezza anteriore. Gli specchietti retrovisori esterni svolgono diverse funzioni, includendo altre componenti come l’indicatore di direzione e il riscaldamento per mantenere una visuale perfetta in ogni condizione climatica, senza condense, ghiaccio e appannamenti. Sono sofisticati, spesso costosi e richiedono manutenzione periodica. Vediamo quando vanno sostituiti in caso di danneggiamento, e alcuni consigli per la loro rimozione e sostituzione, senza recarsi dal meccanico.


Danneggiamento specchietto retrovisore: come può accadere

Le cause che possono danneggiare lo specchio retrovisore esterno sono numerose, dal sinistro stradale agli atti di vandalismo.

Una manovra maldestra di un automobilista che accidentalmente lo colpisce e nel peggiore dei casi potrebbe persino staccarlo interamente dall’autovettura, rendendone necessaria la completa sostituzione. All’interno di questa casistica rientrano anche le manovre nelle zone di sosta: ad esempio può capitare di parcheggiare l’auto in perfette condizioni, e al ritorno trovare lo specchietto rotto o addirittura divelto.

Può succedere quando si posteggia il veicolo in una zona non custodita, ma può anche avvenire sotto casa. Qualche bambino giocando potrebbe colpire l’auto parcheggiata, danneggiando uno degli specchietti. Purtroppo non si può escludere nemmeno un atto di vandalismo di qualche malintenzionato.

Il contatto può avvenire con un altro veicolo in fase di sorpasso o contro lo specchietto di un’altra auto che viaggia in senso di marcia contrario.

Anche il proprietario del veicolo può essere responsabile del danneggiamento, ad esempio strisciando lo specchietto contro un muro durante le manovre nel parcheggio.

Sostituzione dello specchietto retrovisore: quando e perché farla

Lo specchietto va sostituito quando impedisce, anche parzialmente, la piena visibilità degli altri veicoli che sopraggiungono posteriormente. È  un componente fondamentale per la sicurezza stradale ed è obbligatorio su qualsiasi veicolo omologato. Dopo un urto o danneggiamento, anche solo una piccola scalfittura del rivestimento, vanno verificate le condizioni dello specchietto affinché sia perfettamente agganciato alla vettura, e lo si possa posizionare con l’angolazione più funzionale alla piena visuale del conducente.

La maggior parte degli specchietti laterali sono provvisti di una leva per la regolazione manuale; altri modelli più moderni, invece, utilizzano un tipo di regolazione elettrica in cui il posizionamento dello specchietto è garantito dall’ausilio di un motorino azionato da pulsanti all’interno dell’abitacolo.

Sostituzione specchietto retrovisore esterno e interno: come fare

Gli interventi si differenziano in modo sostanziale a seconda che lo specchietto sia dotato di un comando di regolazione manuale, a levetta, o sia collegato al sistema di regolazione elettrico.

Se il danneggiamento riguarda la calotta, gli attacchi o il vetro, si può procedere alla riparazione. Il modo più rapido è di recarsi dalla concessionaria o in officina, ma la sostituzione dello specchio si può eseguire anche “fai da te”, acquistando un modello compatibile, fabbricato con materiali resistenti. È  preferibile acquistare un ricambio originale garantito dalla casa automobilistica produttrice.

Nel caso di specchietti a comando manuale, bisogna sollevare con un cacciavite la placchetta interna dove si trovano le viti che bloccano il braccio fisso dello specchietto. Allentatele e sfilate il cappuccio dell’astina di comando, estraete lo specchietto con il suo braccio, e la calotta. In alcuni modelli per lavorare e riparare lo snodo bisogna anche rimuovere lo specchio che solitamente è inserito a pressione, facendo leva cautamente per sfilarlo dalle clip che lo tengono agganciato.

Nel caso di specchietti con regolazione elettrica centralizzata, lo smontaggio si esegue nello stesso modo descritto per lo specchietto manuale, ma bisogna scollegare i cavi elettrici che entrano nel braccio e vanno verso i motorini. In genere vi è un connettore a incastro che va sconnesso. In questi specchietti, inoltre, è spesso presente una resistenza elettrica di deghiacciamento collegata a un sensore, posizionato sulla calotta dello specchietto.

Per prima cosa va smontato lo specchietto danneggiato: la calotta esterna presenta dei bordi in plastica e delle apposite fessure per il corretto inserimento a incastro della sagoma dello specchietto nell’automobile. Il vetro è collegato alla piastra interna a pressione. Dopo averlo montato, il vetro del retrovisore va pulito con un liquido sgrassante e anti opacizzante.

Va regolata l’angolazione del visore in funzione del nostro fabbisogno, oltre a verificare la connessione di tutti cavi (indicatore di direzione, regolazione di inclinazione elettronica, riscaldamento).

Può capitare di trovare calotte non verniciate, pertanto è necessario acquistare un barattolo di vernice del colore adatto al vostro veicolo, e un pennello di medie dimensioni.

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Luci anabbaglianti: tutto quello che c’è da sapere

Quando si parla di luci anabbaglianti intendiamo dispositivi utilizzati in caso di scarsa visibilità, per rendere il proprio veicolo visibile. Vediamo le differenze con gli altri tipi di fari e quando vanno accesi obbligatoriamente.

Tutti i modelli di automobili omologate sono dotati di luci obbligatorie: proiettori anabbaglianti, proiettori abbaglianti, luci di posizione, luci di stop, proiettori di retromarcia, indicatore luminoso di direzione a luci intermittenti, luci posteriori per la nebbia, luci della targa. Vi possono anche essere fari per la sosta di colore bianco, ma non sono obbligatori. Tra le luci abbaglianti e anabbaglianti spesso si genera confusione sul loro corretto utilizzo, e soprattutto per le luci anabbaglianti ci si domanda quando è obbligatorio accenderle per viaggiare in sicurezza. Vi sono regole molto precise che ne disciplinano l’utilizzo: vediamo cosa prevede il Codice della Strada e quali sono le differenze delle illuminazioni disponibili sui veicoli a motore.


Luci anabbaglianti: il corretto utilizzo

Le luci di posizione si trovano sul lato anteriore della vettura, su quello posteriore e sui fianchi. Gli anabbaglianti li troviamo sulla parte delle lampade poste nella parte anteriore dell’auto. I proiettori di profondità li troviamo sulla parte anteriore dell’automobile all’interno delle lampade poste in basso.

I fari anabbaglianti proiettano un fascio luminoso tenue, per illuminare le immediate vicinanze del veicolo e renderlo più visibile senza causare disturbo ai conducenti che viaggiano in senso contrario di marcia.

Alle tradizionali lampadine con filamento ad attivazione manuale, si sono aggiunti modelli che si accendono in automatico, realizzati con diverse tecnologie e con lampadine Xeno o a LED.

Bisognerebbe controllare i supporti delle luci anabbaglianti, per scongiurare eventuali difetti di costruzione che potrebbero abbagliare o ridurre la visibilità del conducente. Controllate che le lampade siano montate correttamente e l’inclinazione dei proiettori, che non devono mai essere troppo alti.

Quando è obbligatorio usare le luci anabbaglianti

L’articolo 153 del Codice della Strada disciplina il corretto uso dei dispositivi d’illuminazione auto durante la marcia diurna e notturna. Per quanto riguarda l’accensione delle luci anabbaglianti, è obbligatoria da mezz’ora dopo il tramonto del sole a mezz’ora prima dell’alba. Nello specifico gli anabbaglianti vanno azionati:

  • nei centri abitati, a partire da mezz’ora prima del tramonto fino a mezz’ora prima del suo sorgere;
  • sulle strade extraurbane, anche di giorno;
  • a qualsiasi orario, ovunque, in caso di scarsa visibilità in presenza di condizioni atmosferiche avverse, come nebbia o pioggia;
  • durante gli attraversamenti in galleria, anche se sono bene illuminate;
  • in caso di emergenza, per il trasporto di persone ferite o malate gravi;
  • quando l’illuminazione pubblica è insufficiente, in sostituzione degli abbaglianti.

Il Codice della Strada prevede che i conducenti devono spegnere i proiettori di profondità e passare a quelli anabbaglianti nei seguenti casi:

  • quando stanno per incrociare altri veicoli, effettuando la commutazione delle luci alla distanza necessaria affinché i conducenti dei veicoli incrociati possano continuare la loro marcia agevolmente, senza pericolo;
  • quando seguono un altro veicolo a breve distanza, salvo che l’uso dei proiettori di profondità avvenga brevemente, in modo intermittente, per segnalare al veicolo che precede l’intenzione di sorpassare;
  • gli abbaglianti vanno spenti in qualsiasi altra circostanza se vi sia pericolo di abbagliare gli altri utenti della strada.

I conducenti di ciclomotori e motocicli, che circolano su strade sia urbane che extraurbane, hanno l’obbligo di tenere sempre accese le luci di posizione e gli anabbaglianti.

Differenze tra luci anabbaglianti e abbaglianti

La differenza tra abbaglianti e anabbaglianti è molto importante, poiché il loro utilizzo risponde a situazioni di visibilità molto differenti nelle quali gli automobilisti possono trovarsi.

È  vietato l’uso dei proiettori abbaglianti della vettura nel traffico quando si incrociano veicoli in senso di marcia opposta, a causa della forte intensità della loro luminosità; in tal caso si rischia di abbagliare il conducente, compromettendo la sicurezza stradale col rischio di incidenti. In genere sono obbligatori se in autostrada non vi è illuminazione, se ci sono condizioni di scarsa visibilità e particolari fattori climatici come la nebbia.

Abbaglianti e anabbaglianti possono essere sostituiti dai proiettori fendinebbia anteriori, ma questa possibilità è consentita solo di giorno se c’è presenza di nebbia, foschia, fumo, caduta di neve ma anche pioggia intensa.

Gli abbaglianti accesi sono utili per segnalare la volontà di effettuare un sorpasso: in questo caso basta lampeggiare rapidamente per comunicare l’intenzione di superare l’auto posta dinnanzi alla propria, e attivare l’indicatore di direzione. Si può ricorrere a questo tipo di lampeggiamento se si vuole segnalare una qualsiasi situazione di pericolo.

La spia di segnalazione degli anabbaglianti è di colore verde e indica che le luci sono accese, mentre quella degli abbaglianti è blu.

Cosa si rischia se non si usano le luci anabbaglianti

In tutti i casi in cui non è rispettato l’obbligo dei proiettori anabbaglianti, il conducente è passibile di una multa che va da 42,00 a 173,00 euro. In caso di una o più luci anabbaglianti non funzionanti invece si incorre in sanzioni che vanno da 87,00 a 344,00 euro come stabilito dall’articolo 79 del Codice della Strada.

I veicoli a motore, infatti, e i loro rimorchi, durante la circolazione devono essere tenuti in condizioni di massima efficienza: pneumatici, freni, dispositivi di segnalazione visiva e di illuminazione, così come tutti gli accessori indispensabili alla sicurezza stradale, devono essere perfettamente funzionanti e sottoposti a manutenzione, così come bisogna prestare attenzione alla limitazione della rumorosità e alle emissioni inquinanti.

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