RC auto e incidenti: cosa accade se alla guida non c’è il contraente?

Il contraente di un’assicurazione auto che si siede al posto destinato ai passeggeri, lasciando al guida ad un’altra persona, ai fini della RC auto diventa il terzo trasportato. È importante saperlo, e conoscere i possibili limiti di legge, per un eventuale risarcimento a seguito di un sinistro.

assicurazione incidente contraente terzo trasportato

Chi sono i soggetti coperti dalle polizze RC auto?

La polizza RC auto è obbligatoria per legge e in caso di sinistro causato dall’assicurato, copre i danni causati a terzi, e cioè:

  • terzi trasportati, i passeggeri del veicolo guidato da chi ha la responsabilità del sinistro, il danneggiante;
  • terzi non trasportati, soggetti coinvolti nell’incidente che non occupavano il veicolo guidato dal danneggiante, e cioè passeggeri dell’altro o degli altri veicoli (conducenti inclusi), pedoni, ciclisti, altri soggetti coinvolti nel sinistro.

In entrambi i casi questi soggetti sono coperti dall’assicurazione auto e hanno diritto al risarcimento e non è rilevante che il conducente abbia ragione o torto. La copertura assicurativa riguarda:

  • i danni fisici;
  • i danni agli oggetti di proprietà, ma soltanto se non vi è un rapporto di parentela o societario con il conducente che ha causato l’incidente.

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Un amico guida la tua auto e causa un incidente: che cosa succede?

Posto che la polizza RC auto non copre i danni causati al conducente per un incidente che egli stesso ha causato, c’è un caso particolare in cui l’assicurato potrebbe non trovarsi al posto del conducente e dunque essere considerato un terzo danneggiato ai fini del risarcimento.

In sostanza se sei tu l’assicurato e guidi abitualmente la tua auto ma, per qualsiasi motivo durante un incidente sei seduto in uno dei posti riservati ai passeggeri, mentre il responsabile dell’incidente è un tuo amico, parente o conoscente, hai diritto ad essere risarcito perché sei coperto come terzo trasportato dalla tua RC auto.

Se però tra te e la persona che ha causato un incidente con la tua auto c’è un rapporto di parentela o societario, non otterrai il risarcimento relativo ai danni alle cose (ad esempio la distruzione di un notebook o di uno smartphone che avevi con te).

Ci sono poi un elemento fondamentale da ricordare: la clausola di guida esclusiva. Se l’hai sottoscritta non puoi assolutamente far guidare ad altri il veicolo, altrimenti rischi di dover pagare di tasca tua i danni arrecati ai soggetti coinvolti. Dal momento che hai violato il contratto con l’assicurazione, infatti, la compagnia assicurativa può procedere con la rivalsa degli importi sborsati per i risarcimenti a terzi.

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Cashback: benzinai in rivolta

L’ultimo episodio a Lecco. 85 micro rifornimenti di benzina in meno di un’ora: è il fenomeno dei furbetti del cashback. Soggetti che totalizzano un numero elevato di transazioni attraverso micropagamenti prevalentemente presso le pompe di benzina fai da te.

cashback benzina

Cashback e benzinai: gli esercenti si stanno organizzando

Il gestore della stazione di rifornimento ha recuperato le immagini dalla videocamera di sorveglianza e, esasperato da questa pratica, ha deciso di pubblicarle sui social, nella speranza che i clienti desistano.

Pare infatti che lo stesso cliente non sia nuovo a questa operazione, ma soprattutto da più parti le associazioni di gestori di stazioni di rifornimento affermano che episodi di questo tipo si stiano verificando ovunque. Perché lo fanno?

Con questa “tecnica” tentano di scalare la classifica del Supercashback, concorso che premia con 1.500 euro chi nel Paese effettua il numero maggiore di transazioni in un semestre con pagamenti elettronici (bancomat, carte di credito e app di pagamento).

L’esercente di Lecco, intervistato dalla stampa locale, afferma:

La pompa rischia di rompersi con questo sistema. Quello che fa è perfettamente legale, ma se si rompe la pompa chi paga? Non ci potevo credere. Ho guardato i filmati delle telecamere, dove si vede questo giovane che dalle 2.33 alle 3.44 di sabato notte imposta la pompa, stacca la pistola, eroga un goccia di benzina e poi riaggancia. Per 85 volte. È riuscito a spendere somme che si aggirano fra gli 8 e i 12 Centesimi. Tutto questo sbattimento per sborsare meno di dieci Euro in totale.

Leggi anche il nostro articolo Super cashback per i primi 100mila con più transazioni: rimborso di 3mila euro l’anno

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Cashback e benzina: la risposta dello Stato

Come detto, purtroppo questa pratica è perfettamente legale pur essendo rischiosa per la tenuta degli impianti di rifornimento, come evidenziato dal benzinaio di Lecco. A questo si aggiunge un danno economico per gli esercenti che hanno commissioni fisse anche su pagamenti molto piccoli (che di fatto con questa tecnica dei clienti finiscono per perderci dei soldi).

Tuttavia il Ministero dell’Economia, anche per via dei numerosi appelli delle associazioni di categoria, sta lavorando a misure specifiche per contrastare queste pratiche disoneste da parte dei furbetti del cashback. Nel dettaglio il ministero pensa di:

  • imporre una soglia massima di transazioni da poter compiere in un solo giorno, presso un solo esercente;
  • introdurre una norma che consenta soltanto le transazioni di importi superiori all’euro, in modo da impedire i micropagamenti;
  • istituire sanzioni ad hoc per colpire i furbetti, inclusa l’esclusione dal programma del Cashback di Stato (negando ai furbetti l’incasso di rimborsi e premi accumulati).

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Monopattini e Codice della Strada: richieste modifiche

Monopattini e Codice della Strada sono compatibili? Le norme attualmente vigenti sono adeguate all’enorme crescita di questi mezzi di trasporto leggeri? Secondo l’Automobile Club, no.

monopattini codice della strada

Monopattini e Codice della Strada: l’allarme incidenti

Purtroppo sono numerosi gli incidenti tra autoveicoli e monopattini (nel febbraio 2021 a Genova è morta una donna che procedeva a bordo di un monopattino). L’Osservatorio Asaps, l’Associazione amici e sostenitori polizia stradale, fornisce i dati relativi al 2020, anno di boom di acquisto e adozione di monopattini elettrici, anche grazie al bonus mobilità.

Si stima che i monopattini in circolazione si attestino tra le 70 e le 80 mila unità. Nel 2020 si sono registrati un morto (come detto ce n’è già uno anche nel 2021) e 123 incidenti seri, un sinistro grave ogni tre giorni, insomma. Difficile rilevare la totalità degli incidenti poiché fortunatamente il più delle volte la questione si risolve con danni lievi.

L’Associazione rileva che:

La principale causa di sinistro è la caduta autonoma dovuta a ribaltamento, senza urto contro ostacoli fissi. Su questo aspetto, sicuramente, incide sia la distrazione alla guida sia l’inesperienza del guidatore, spesso giovanissimo, ma anche la manutenzione stradale di molte arterie cittadine, con buche ed avvallamenti che non facilitano l’utilizzo di un veicolo con ruote molto piccole, soprattutto nei centri storici.

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Monopattini e Codice della Strada: le richieste di Automobile Club e le regole attuali

Sulla questione è intervenuto l’Automobile Club, che chiede di modificare il Codice della Strada per venire incontro a questa innovazione nella mobilità cittadina dall’impatto crescente.

Il Club, chiede di intervenire sul Codice della Strada in modo da aggiornare le norme allo stato attuale delle cose. E al contempo ricorda quali sono le regole attualmente in vigore per la circolazione dei monopattini elettrici:

  • i monopattini elettrici possono circolare con limite massimo di velocità di 6 km/h in aree pedonali urbane solo ove prevista la circolazione dei velocipedi non condotti a mano, 25 km/h nelle piste ciclabili, su strade urbane con limite di velocità massima di 50 km/h e solo all’interno della pista ciclabile delle strade extraurbane;
  • vietata la circolazione sui marciapiedi o sugli spazi riservati ad altri veicoli o ai pedoni;
  • monopattini, biciclette e scooter, devono viaggiare in fila fra loro, è vietato trasportare altre persone, animali o oggetti o trainare veicoli;
  • si devono tenere sempre entrambe le mani sul manubrio;
  • le violazioni alle norme di circolazione sono punite con sanzioni amministrative vanno da 25 a 6.000 euro.

L’Automobile Club ricorda infine che:

se viene acquistato u n monopattino elettrico con la sella e/o con potenza superiore al limite di riferimento, il monopattino verrebbe considerato un ciclomotore con tutti gli obblighi di Legge derivanti: documento di circolazione, targa, sistema d’illuminazione anteriore e posteriore, specchietto retrovisore, casco e assicurazione.

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Contestare una multa: come funziona il ricorso e come farlo

Le multe sono sanzioni amministrative, applicate in caso di violazione del Codice della Strada: di conseguenza, raramente si possono trovare delle giustificazioni. Se ritieni di essere stato vittima di una sanzione ingiusta, allora puoi fare ricorso al Prefetto o al Giudice di Pace. Il ricorso è l’atto con il quale il cittadino contesta la violazione addebitatagli. Ecco i passi da fare a seconda della strada che intendi percorrere.

contestare multa ricorso

In quali casi puoi presentare ricorso per una multa?

Esistono una serie di casistiche per le quali puoi contestare una multa e procedere con il ricorso:

  • quando è presente un vizio di forma (errata indicazione della targa dell’auto per esempio);
  • consegna di un un doppio verbale in merito alla stessa infrazione;
  • la mancata notifica del verbale entro 90 giorni (dalla data dell’infrazione, non del successivo accertamento) o 150 giorni (se residente all’estero);
  • quando gli apparecchi che rilevano l’infrazione non sono omologati;
  • verbale incompleto, illeggibile o redatto da un agente esterno al territorio di competenza;
  • mancanza di segnaletica dell’autovelox;
  • se la multa è redatta dagli ausiliari del traffico e non riguarda sosta e/o fermata del mezzo;
  • nuova notifica del verbale anche dopo il pagamento;
  • notifica al vecchio proprietario dopo aver già effettuato il passaggio di proprietà.

Attenzione: nel primo e nell’ultimo caso puoi avvalerti dell’autotutela. Cosa significa? Che puoi presentare l’istanza di annullamento della multa direttamente all’Ente che l’ha emanata, senza passare dal Prefetto o dal Giudice di Pace.

Cosa deve contenere il verbale

Ricorda sempre che il verbale, se redatto in maniera completa, può decretare il successo o l’insuccesso del tuo ricorso. Ecco gli elementi fondamentali che dovrai inserire:

  • giorno, ora e località della violazione;
  • generalità e residenza del trasgressore, l’eventuale indicazione del proprietario del veicolo, o del soggetto solidale;
  • estremi della patente di guida, del tipo del veicolo e della targa;
  • descrizione del fatto;
  • norma violata;
  • dichiarazioni di cui il trasgressore chiede l’inserzione;
  • modalità per il pagamento in misura ridotta;
  • somma da pagare, i termini di essa, l’ufficio presso il quale questo può essere effettuato e il numero di conto corrente postale o bancario che può essere usato;
  • indicazione dell’autorità che deciderà l’eventuale ricorso;
  • indicazione del nominativo degli agenti accertatori, (o del responsabile del procedimento);
  • se prevista, la decurtazione dei punti dalla patente.

Contestare una multa presso il Prefetto

Il ricorso al Prefetto, disciplinato dall’articolo 203 del D.lgs. del 1992, prevede la possibilità di fare opposizione alla multa entro 60 giorni dalla contestazione o dall’avvenuta notifica della sanzione (da quando arrivi a casa). Il ricorso al Prefetto è gratuito.

Per quanto riguarda le modalità del ricorso, è previsto l’invio di una lettera in carta semplice tramite raccomandata con ricevuta di ritorno diretta al Prefetto o indirizzata al comando di Polizia Municipale o all’ufficio dell’organo accertatore. Puoi anche consegnarla a meno ricordando di inserire i dati utili all’istruttoria (nome, cognome, indirizzo, data e numero del verbale, motivo della contestazione).

È necessario inoltre allegare copia del verbale e il materiale utile a supportare la richiesta (ad esempio le fotografie). Entro 120 giorni dalla ricezione degli atti, il Prefetto tramite ordinanza può dichiarare di accogliere o rigettare le ragioni del ricorso presentato, ossia può annullare la multa o condannare il ricorrente al pagamento di un importo pari al doppio della multa, spiegando le motivazioni della sua decisione.

Qualora il ricorrente ne faccia richiesta, è prevista la procedura di ascolto da parte del Prefetto dei soggetti interessati. L’assenza di un’ordinanza da parte del Prefetto entro i termini previsti (120 giorni e 180 se la richiesta è stata presentata alla Polizia Municipale) equivale all’accoglimento del ricorso, secondo la logica del meccanismo di silenzio assenso. Nel caso in cui nell’ordinanza venga rigettato il ricorso e venga emessa un’ingiunzione al pagamento della sanzione, quest’ultima deve essere notificata entro 150 giorni. Il soggetto avrà tempo 30 giorni di tempo per pagare la multa.

Contestare una multa presso il Giudice di Pace

Il ricorso al Giudice di Pace, disciplinato dall’articolo 204 bis del D.lgs. del 1992, deve essere fatto entro 30 giorni dalla contestazione o dall’avvenuta notifica della sanzione (di fatto metà dei giorni rispetto al Prefetto).

Il ricorso al Giudice di Pace è un procedimento civile ossia un atto giurisdizionale e come tale implica dei costi (pari a 43 euro per le sanzioni di importo inferiore ai 1.100 euro). La domanda di ricorso deve essere depositata presso la cancelleria del Giudice di Pace o inviata tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. Occorre allegare:

  • copia originale del ricorso e quattro fotocopie;
  • fotocopia dei documenti che si vogliono sottoporre all’esame del Giudice;
  • copia del documento di riconoscimento in corso di validità;
  • ricevuta del pagamento del contributo unificato dell’imposta di bollo.

Visionati gli atti, il Giudice di Pace potrà:

  • ordinare il ricorso inammissibile;
  • convalidare la sanzione tramite un’ordinanza se il ricorrente non fosse presente;
  • annullare la multa in parte o totalmente;
  • rigettare il ricorso e sanzionare il ricorrente al pagamento di una somma compresa tra il minimo e il massimo delle previsione edittale.

La presenza di un avvocato non è necessaria, ma diventa indispensabile se il Giudice di Pace rigetta il ricorso. In questo caso, infatti, ci si può ancora rivolgere a  un tribunale e l’assistenza legale è d’obbligo. Il tempo per il pagamento della sanzione a seguito della sentenza è di 30 giorni dalla notifica.

Posso contestare una multa passati 30 o 60 giorni dalla notifica?

In linea di massima la risposta a questo dubbio è no. La multa va contestata davanti al Giudice di Pace entro 30 giorni o davanti al Prefetto entro 60 giorni dalla data in cui la si è ricevuta o ritirata in posta. Se non viene ritirata in posta si verifica la così detta “compiuta giacenza” ed allora i termini decorrono da questa data, non da quella in cui effettivamente riesci a mettere le mani sulla temuta busta.

Può però capitare il caso di multa mai notificata (perché spedita all’indirizzo sbagliato, ad esempio) e che l’automobilista rimanga nella totale inconsapevolezza della contravvenzione. In questo caso, non avendo mai ricevuto l’atto, sarà possibile contestarla successivamente, ad esempio quando arriverà la cartella esattoriale di Agenzia Riscossione. Impugnando la cartella si potrà rilevare il mancato ricevimento della multa e la decorrenza dei termini entro cui questa doveva esser portata a conoscenza dell’automobilista, ottenendo in questa sede l’annullamento della sanzione.

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Errori da non commettere in caso di ricorso per multa

Se vuoi fare ricorso e vincerlo è bene evitare alcuni errori che vengono frequentemente commessi:

  1. Pagare la multa – Sebbene l’introduzione del meccanismo di sconto tale per cui se paghi la multa entro 5 giorni ottieni uno sconto del 30% sull’ammontare della sanzione venga utilizzato da molti, prima di pagare la multa è bene porti la domanda? “È una sanzione ingiusta? Perché devo pagarla?” Se ritieni di avere buone probabilità di vincere il ricorso, valuta bene se pagarla o presentare domanda di ricorso agli organi competenti.
  2. Credere che procedere con il ricorso sia costoso – Una delle “leggende” che girano in rete sia credere che contestare una multa sia costoso. Come precedentemente sottolineato, presentare ricorso al Prefetto è gratuito mentre per presentarlo al Giudice di Pace è previsto un contributo unificato e una marca da bollo.
  3. Fasciarsi la testa prima di essersela rotta” – Un grave errore che molti commettono è credere che il ricorso sia perso in partenza. Se parti in questo modo hai poche chance di perorare la tua causa. Cerca di essere ottimista, motiva bene il tuo ricorso e allega nella domanda tutta la documentazione necessaria a supporto della tua tesi. Ricorda che, in caso di ricorso al Prefetto, qualora fossero trascorsi più di 120 giorni, il tuo ricorso è automaticamente accolto poiché vale il silenzio assenso.
  4. Buttare la busta della notifica della sanzione – Ricorda che per presentare regolare ricorso una delle cose da fare allegare la busta verde dell’avvenuta notifica della sanzione. Buttarla e non esserne più in possesso quindi non invalida il ricorso ma ti obbliga a richiedere all’ufficio postale territorialmente competente un duplicato della busta o un’attestazione alternativa con il numero della raccomandata. Una bella seccatura che ti suggeriamo di evitare.
  5. Affidarti a persone non qualificate – Qualora lo ritenessi utile, in virtù anche delle moltissime fonti del diritto e delle specificità di alcune leggi, è bene affidarsi a degli avvocati specializzati in alcuni ambiti. Il “fai da te”, che può essere una valida alternativa in alcuni casi, non sempre è vincente. Quindi, prima di presentare ricorso, valuta sempre la possibilità di rivolgerti ad un professionista.

Contestare una multa con il ricorso online

Come detto, contestare una multa davanti al Giudice di Pace è possibile e non richiede necessariamente l’assistenza di un avvocato. Certo però che sapere esattamente cosa chiedere al giudice può fare la differenza tra tra vincere e perdere la causa. Per questo particolarmente utile si rivela l’ultima iniziativa del Ministero della Giustizia: un modello di ricorso on line, facile da completare perché in parte già compilato e guidato nei passaggi più complessi. Utilizzarlo è semplice: basta accedere alla pagina del Giudice di pace, scegliere la voce “Compila il ricorso” dal menu a sinistra, selezionare la regione e la città di competenza (cioè quella in cui ha sede l’Ufficio del Giudice di Pace che dovrà decidere della multa) ed iniziare a lavorare alla propria contestazione.

Paura di sbagliare la compilazione? Nessun problema, noi di 6sicuro l’abbiamo provato. Basta seguire passo passo le indicazioni.

Prima pagina: le generalità di chi contesta

La pagina iniziale del ricorso richiede tutti i dati e le generalità di chi contesta la multa, compreso recapito telefonico ed e-mail. È possibile indicare un domicilio, nel caso che questo sia differente dalla residenza e, soprattutto, nel caso che la residenza sia in una provincia diversa da quella in cui si trova il Giudice di Pace. È pure possibile indicare un indirizzo di Posta Elettronica Certificata (PEC): con la PEC è si ottiene una ricevuta di consegna della comunicazione, proprio come una raccomandata a/r. Per questo, se si possiede una PEC,  tutte le comunicazioni del Giudice di Pace arriveranno direttamente lì. Non hai una PEC? Meglio allora informarsi presso la cancelleria, per verificare se la fissazione di udienza verrà comunicata a mezzo posta o se sarà necessario prendere informazioni direttamente presso l’ufficio. Sempre possibile anche la verifica online, come vedremo più avanti.

Secondo pagina: oggetto e motivi della contestazione

Il ricorso prosegue chiedendo di specificare l’oggetto della contestazione: nel caso di una multa (ma anche di cartella esattoriale fondata su multe non pagate o di ordinanza del Prefetto) la voce da scegliere è “Violazione del codice della strada”. Bisogna poi scegliere di compilare il ricorso: cliccando su questa scelta compare una maschera in cui è possibile descrivere liberamente le ragioni per cui si ritiene che la multa debba essere annullata.

Un consiglio: cerca di essere sintetico, chiaro e di fare riferimento ad elementi oggettivi (ad esempio: mancanza di elementi che devono essere indicati nel verbale o mancanza di segnali stradali che avrebbero dovuto esserci). Assolutamente da evitare le spiegazioni a base di disavventure personali: al giudice non interessa se hai lasciato la macchina in sosta vietata giusto il tempo di comprare lo shampoo al supermercato in chiusura.

Non bisogna farsi ingannare dal nome dell’ufficio: il Giudice di Pace si comporta a tutti gli effetti come un giudice e valuta soltanto le circostanze di fatto e di diritto che effettivamente rendono ingiusta o illegittima una sanzione. E tra queste non compaiono i problemi di organizzazione della spesa.

Il rigo successivo consente di scegliere se chiedere la provvisoria sospensione dei termini di pagamento e dell’esecuzione del provvedimento in attesa del giudizio. In pratica si chiede al giudice di dichiarare che, fino a che non si sarà definita la causa, i termini e l’operatività della multa resteranno sospesi, ragioni per cui non potranno essere intraprese azioni in merito.

Infine, il modulo riporta in automatico ciò che si deve chiedere al giudice, ovvero:

  1. Fissare l’udienza di comparizione delle parti: momento fondamentale per spiegare le proprie ragioni al giudice. Quindi, non bisogna essere timidi: presentarsi all’udienza è indispensabile. Il giudice è tenuto a decidere sulla base dei fatti descritti e dei documenti prodotti anche se nessuno partecipa, ma non farsi vedere e non dimostrarsi pronti a dare tutte le risposte necessarie è un clamoroso autogol.  Di conseguenza, diventa fondamentale scoprire per tempo la data dell’udienza. Se si è indicata una P.E.C., questa andrà controllata periodicamente, in caso di comunicazioni dall’ufficio del Giudice di Pace. Altrimenti, si può contattare telefonicamente la cancelleria, oppure verificare la data dell’udienza on line, sullo stesso sito tramite cui viene presentato il ricorso. Per trovare la propria udienza basta utilizzare il numero di R.G. che viene fornito al momento dell’iscrizione della contestazione.
  2. Accogliere l’opposizione e, per l’effetto, annullare il provvedimento impugnato (ovvero la multa/cartella esattoriale/ordinanza del Prefetto).
  3. In caso di rigetto dell’opposizione, di applicare la sanzione nel minimo edittale: è una richiesta che il giudice deve considerare soltanto nella malaugurata ipotesi che l’intera contestazione fosse respinta. In quel caso, poiché il giudice condannerà al pagamento della multa, gli si chiede che l’importo sia quello minimo previsto per quella violazione dal Codice della Strada.

Da questa pagina è possibile anche indicare i documenti che si vogliono allegare alla contestazione (ad esempio: una foto del tratto di strada dove è stata elevata la multa, da cui si veda che la segnaletica è inesistente o illeggibile) e chiedere altre prove (ad esempio: indicare i nomi e gli indirizzi delle persone che si vorrebbero sentire come testimoni dei fatti).

Terza pagina: i dati della multa

È la pagina dedicata alla multa che si contesta. Occorre quindi indicarne tutti gli estremi utili ad identificarla: il numero di verbale, la data in cui è stato emesso e la data in cui è stato notificato, l’Autorità che l’ha emesso (ad esempio, il Comune di Milano), la violazione contestata, l’articolo del Codice della Strada che si riferisce alla violazione, l’importo della sanzione, il numero di punti tolti sulla patente, l’eventuale sanzione amministrativa accessoria. La pagina deve essere compilata con la massima precisione, verbale alla mano.

Quarta e quinta pagina: resistente e valore della causa

La quarta pagina chiede l’indicazione del resistente principale. Cioè della autorità che ha emesso la multa, che deve essere chiamata in giudizio in quanto interessata. Ad esempio, il resistente può essere il nostro amico Comune di Milano.

La quinta pagina, infine, chiede di indicare il valore della causa (data dall’importo della multa contestata) e il contributo unificato necessario. Richiesta da non sottovalutare, la mancata indicazione del valore può portare la conseguenza di salate sanzioni.

Invio del ricorso online

Sei arrivato in fondo, hai compilato tutte le pagine e puoi confermare l’invio del tuo ricorso. Attenzione però: con l’invio fatto da PC non hai completato tutti i passi necessari alla contestazione. Perché l’iscrizione della causa sia definitiva occorre stampare l’atto compilato, firmarlo e datarlo a penna per poi consegnarlo o spedirlo al Giudice di Pace, insieme alla copia della multa e ad altri eventuali documenti che vuoi sottoporre alla visione del giudice. L’atto va depositato o spedito in un originale (quello con la firma autografa) e in almeno tre copie (da fare dopo aver apposto la propria sottoscrizione). Non dimenticare inoltre di tenere una copia per te, con la tua firma e la data che avrai apposto a penna.

Si tratta di un ottimo servizio, grazie al quale viene inviata una preiscrizione della causa e l’atto viene compilato in automatico, tramite i passaggi guidati.

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Auto elettrica: guida ai pro e contro

Postazioni di ricarica, chilometri percorribili, costo dei veicoli, benefici economici e per l’ambiente. Ecco tutto quello che devi sapere sull’auto elettrica, per decidere se è la scelta che fa per te.

auto elettrica pro contro

Vantaggi dell’auto elettrica

Nel nostro Paese le auto elettriche non hanno ancora preso piede, sebbene i benefici economici riservati a chi fa questa scelta sono molto interessanti (ad esempio in Lombardia lo sconto per l’acquisto di un veicolo elettrico può toccare quota 10mila euro).

Vediamo quindi schematicamente e uno per uno quali sono i vantaggi dell’auto elettrica:

  • emissioni pari a 0, dunque la tua mobilità non ha più un impatto negativo sull’ambiente;
  • costo dell’alimentazione del veicolo inferiore rispetto a tutti gli altri tipi di alimentazione non elettrica;
  • esenzioni e sconti sul bollo auto;
  • accesso consentito e gratuito alle Zone a Traffico Limitato (ZTL);
  • parcheggi pubblici gratuiti, le cosiddette strisce blu.

Differenza tra auto elettriche e auto ibride

Auto elettriche e ibride sono spesso affiancate e questo può generare una qualche confusione. Tuttavia si tratta di veicoli differenti:

  • le auto elettriche utilizzano per l’alimentazione la sola energia elettrica;
  • le auto ibride presentano anche un motore a combustione interna.

Sulle auto ibride è poi necessario sapere due cose:

  • non necessariamente l’alimentazione elettrica deve avvenire presso una stazione esterna, il motore infatti potrebbe autoalimentarsi durante la guida;
  • il motore non funziona in modalità esclusivamente elettrica.

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Stazioni di ricarica: pubbliche o private?

Come abbiamo detto le auto elettriche vanno ricaricate, dunque per l’alimentazione sono necessarie le stazioni di ricarica: postazioni collegate alla rete elettrica che riforniscano di energia i veicoli.

La ricarica può avvenire presso due tipologie di stazioni:

  • ricarica privata, con colonnina installata presso la propria abitazione (installazione per la quale si ha accesso agli ecobonus legati al risparmio energetico nelle abitazioni), e in questo caso il costo viene addebitato nella bolletta energetica casalinga;
  • ricarica pubblica, presso le stazioni installate da distributori di energia o privati, con costi che variano a seconda dell’operatore coinvolto (con offerte sia a consumo che ad abbonamento flat mensile).

Svantaggi dell’auto elettrica

Chiudiamo con le problematiche ancora irrisolte che riguardano le auto elettriche. Anche in questo caso li vediamo uno per uno:

  • costo di acquisto elevato rispetto ad un analogo modello con alimentazione a combustione, tuttavia come detto lo Stato e le Regioni stanno applicando sostanziosi ecobonus e dal 2022 si prevede un convergenza tra prezzi delle auto elettriche e prezzi dei veicoli a combustione;
  • scarsa presenza delle postazioni di ricarica pubbliche, il che scoraggia dall’investimento a meno che non si decida di installare una colonnina presso la propria abitazione (sostenendo un costo aggiuntivo rispetto a quello dell’auto);
  • autonomia delle batterie, cioè i chilometri percorsi tra una ricarica e l’altra, che può andare da 50 a 500 a seconda dei modelli, dunque è una discriminante importante;
  • tempi di ricarica, uno dei più grossi svantaggi delle auto elettriche è rappresentato dal tempo necessario per alimentarle: a differenza del rifornimento delle auto a combustione che è immediato, per le elettriche ci voglio delle ore (da 3 a 10 a seconda dei modelli), il che è problematico soprattutto se non si possiede una colonnina domestica utile per sfruttare le ore notturne per la ricarica;
  • scarsa disponibilità delle postazioni di ricarica pubbliche, pressoché assenti al Sud italia e ancora troppo poche al Nord.

Leggi anche i nostri articoli:

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Conviene comprare l’auto elettrica? L’opinione degli italiani

L’inchiesta Electric Report, ha realizzato un sondaggio in collaborazione con Citynews e 2B Research in 50 città italiane, su un campione di 882 persone durante 7 giorni, l’obiettivo era capire il livello di conoscenza degli intervistati circa la mobilità elettrica, e in che modo rispondono alla domanda: conviene comprare un’auto elettrica?

convenienza auto elettrica

Italiani e auto elettriche

Ecco i principali dati emersi dall’indagine circa la conoscenza della mobilità elettrica da parte degli italiani:

  • circa le conoscenze della mobilità elettrica soltanto il 16% dichiara di padroneggiare il tema, mentre il 24% non nasconde di avere conoscenze insufficienti in materia;
  • il 54% degli intervistati non ha ancora molto chiara la differenza tra auto elettriche, ibride, mild hybrid e plug-in;
  • tuttavia il 43% afferma che la sua prossima auto sarà ibrida, mentre il 19% propenderebbe per un veicolo totalmente elettrico;
  • il principale freno all’acquisto di un’auto elettrica o ibrida (47%), è rappresentato dal costo considerato molto più alto rispetto a quello delle auto a combustione;
  • 4 su 10 aggiungono che un limite è legato alla disponibilità di postazioni di ricarica, mentre 2 su 10 si sentono frenati dai tempi di ricarica.

Insomma, una conoscenza ancora limitata dei veicoli ad alimentazione elettrica, legata ai costi elevati e alle carenze infrastrutturali. Ed è su questi tre punti che si apre il divario fra Nord e Sud del Paese.

La differenza nella disponibilità di postazioni di ricarica è abissale, se si pensa alle 1.100 unità di Milano rispetto alle 83 disponibili a Palermo. Se non bastasse, chi vive al Nord può contare su incentivi locali che potenziano l’ecobonus nazionale, favorendo l’acquisto di veicoli ibridi ed elettrici.

Ok, questo è quanto dicono gli italiani intervistati da Eletric Report, tu cosa ne pensi? In questo articolo ti riportiamo i pro e i contro dell’auto elettrica

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Incentivi auto elettriche in Lombardia

E veniamo dunque agli incentivi locali che potenziano l’ecobonus nazionale rendendo più conveniente l’acquisto di auto elettriche o ibride.

Parliamo in particolare degli incentivi della Regione Lombardia. Ecco gli incentivi lombardi validi soltanto in caso di rottamazione di un vecchio veicolo (ad eccezione delle auto elettriche o a idrogeno per le quali è previsto comunque un incentivo ridotto anche senza rottamazione):

  • 8mila euro per auto a zero emissioni (elettrica o idrogeno), 4mila euro senza rottamazione;
  • 5mila con CO2 ≤60 g/km e NOX ≤ 85.8 mg/km;
  • 4mila con CO2 ≤60 g/km e con NOX ≤ 126 mg/km;
  • 4mila con CO2 tra 60 e 110 g/km e con NOX ≤ 85.8 mg/km;
  • 3mila con CO2 tra 60 e 110 g/km e con NOX ≤ 126 mg/km;
  • 3mila con CO2 tra 110 e 145 g/km e NOX ≤ 85.8 mg/km;
  • 2mila con CO2 tra 110 e 145 g/km e NOX ≤ 126 mg/km.

CO2 indica l’anidride carbonica NOx sono ossidi di azoto.

Questi bonus sono cumulabili con quelli statali, il che significa che è possibile arrivare ad uno sconto massimo pari a 18mila euro sui veicoli elettrici con contestuale rottamazione.

Leggi anche il nostro approfondimento Bonus incentivi auto 2021, tutte le novità

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Assicurazione matrimonio: gestire gli imprevisti del giorno più bello

Quando si decide di organizzare le proprie nozze, gli imprevisti sono una ulteriore fonte di stress. Ma alcuni accorgimenti e l’assicurazione sul matrimonio, possono limitare i problemi.

assicurazione matrimonio imprevisti

Matrimonio e pandemia: come gestire gli imprevisti

Purtroppo nel corso del 2020, sono stati molti i matrimoni rinviati o annullati. Il matrimonio è un evento importante nella vita delle persone, e in qualità di evento comporta la prenotazione di servizi, il coinvolgimento di differenti fornitori, la ricerca di luoghi adatti per celebrazione e festeggiamenti.

Insomma una vera impresa in cui occorre far quadrare tutto, incluse merce deperibili come cibo e fiori freschi.

Un rinvio o un annullamento, dunque, può comportare delle perdite economiche per gli sposi, si pensi alle caparre pagate ai diversi fornitori.

E allora come fare?

È molto importante fare attenzione agli accordi con i diversi fornitori, meglio se scritti. Se esiste un contratto scritto, infatti, in esso saranno indicate le condizioni legate alla caparra e al pagamento dell’intero importo anche in caso di disdetta dell’evento. Un accordo scritto tutela meglio tutti, clienti e fornitori, chiarendo proprio quegli aspetti potenzialmente critici in caso di imprevisti. E nel 2020 abbiamo vissuto tutti un imprevisto enorme che ha comportato un lockdown generalizzato prima, e forti limitazioni anche per quanto riguarda i matrimoni, poi.

Ma al di là della crisi pandemica, quando si organizza un matrimonio può essere davvero utile sottoscrivere una polizza assicurativa che copra dai diversi rischi legati all’eventuale annullamento o rinvio delle nozze.

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Assicurazione matrimonio: cos’è e come funziona

L’assicurazione matrimonio è una polizza assicurativa che copre i rischi di annullamento e riorganizzazione della cerimonia nuziale. Sostanzialmente ti tutela dalle eventuali perdite economiche in cui l’evento non avvenga.

L’assicurazione matrimonio può comprendere altre tutele oltre alle garanzie già menzionate:

  • responsabilità civile nel corso dell’evento;
  • copertura in caso di infortunio degli sposi;
  • costi di annullamento della luna di miele;
  • tutela giudiziaria;
  • assistenza agli sposi e alla loro casa per un determinato periodo di tempo.

Insomma una soluzione per vivere serenamente il gran giorno, la sua preparazione, e le settimane e mesi successivi.

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Monopattino elettrico, cosa dice la legge

Nelle nostre città i monopattini sono praticamente ovunque, una soluzione di micromobilità elettrica urbana smart, facile ed ecologica. Offrono numerosi vantaggi ma vanno usati rispettando le norme recentemente entrate in vigore.

Il monopattino elettrico è la scelta “smart” per muoversi in città, lo si può usare a noleggio in modalità sharing. È particolarmente comodo nelle zone a traffico limitato per gli spostamenti dai parcheggi al centro storico, verso il luogo di lavoro e per chi predilige una modalità di spostamento attenta all’ambiente. Bassissimi costi di manutenzione, facili e divertenti da guidare, ma vanno usati con prudenze, adempiendo alle normative vigenti. Vediamo di cosa si tratta e cosa prevede la legge italiana per questi comodi mezzi di trasporto.


Sono equiparati alle biciclette, è possibile circolare in strada, piste ciclabili e zone pedonali

Si può andare sulle strade urbane negli spazi per le biciclette, e nelle piste ciclabili delle strade extraurbane

Vietato superare il limite dei 25 km/h sulle strade urbane e i 6 km/h in quelle pedonali.

Le regole per la sicurezza: casco, giubbotto e bretelle retroriflettenti sono obbligatori

Le nuove norme italiane sul monopattino elettrico

La diffusione dell’utilizzo dei monopattini elettrici purtroppo comporta anche cattivi comportamenti: chi li usa contromano, chi sfreccia a tutta velocità tra le persone nei centri storici, e chi lo utilizza per trasportare un’altra persona, percorrendo lunghi tragitti in due, compromettendo stabilità e sicurezza. Ragion per cui il legislatore è corso ai ripari con una recente normativa pubblicata in Gazzetta Ufficiale, che ne disciplina l’uso.

Fino a poco tempo fa i monopattini non potevano circolare per strada, ma a partire dal 1° gennaio 2020 la situazione è cambiata. La legge n.8 del 28/02/20 ha convertito il decreto legge detto milleproroghe equiparando i monopattini elettrici ai velocipedi (biciclette). Si è data così attuazione al decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti che introduce la sperimentazione della circolazione su strada dei monopattini elettrici, prorogata fino al 27 luglio 2022 e valida per i segway, hoverboard e monowheel.

Ora i monopattini, nonostante siano dotati di un motore elettrico, rientrano nell’equiparazione con le biciclette, purché abbiano un limite di potenza massima di 0,50 Kw. C’è anche un limite di età minima, infatti li potranno usare solo coloro che hanno più di 14 anni.

Possono circolare solo sulle strade urbane dove è previsto il limite dei 50 km/h (dove non è vietata la circolazione dei velocipedi) e sulle strade extraurbane, ma solo sulle piste ciclabili.

Su questo mezzo di locomozione è vietato trasportare altre persone, oggetti e animali, oltre che il traino di altri veicoli.

I monopattini non necessitano di targa, omologazione, copertura assicurativa, patente e devono riportare la marchiatura “CE” prevista dalla direttiva 2006/42/CE.

Inoltre nel 2020 è stato possibile richiedere il Bonus Mobilità, ovvero un rimborso del 60% (fino a 500 euro) del prezzo del monopattino elettrico acquistato. Bonus che è stato prorogato, perciò è possibile richiedere il rimborso fino al 15 febbraio 2021 per questo tipo di veicolo.

Dove circolare con i monopattini elettrici

In linea generale la circolazione dei monopattini elettrici è legalmente permessa sulle strade urbane, dove è consentita la circolazione dei velocipedi, nonché sulle strade extraurbane, se è presente una pista ciclabile. Il monopattino può essere usato in ogni condizione meteorologica che non pregiudichi la visibilità della strada, come ad esempio, la nebbia.

Non potranno circolare monopattini privi di luci anteriori e posteriori nelle ore di scarsa illuminazione di sera e notte e di giorno, in particolari condizioni atmosferiche. In tali casi gli stessi potranno essere portati o condotti a mano.

I monopattini dovranno procedere su un’unica fila e il conducente deve avere braccia e mani sul manubrio, tranne che per segnalare la manovra di svolta. Specialmente nella circolazione in città bisogna prestare la massima attenzione ai pedoni evitando di transitare sui marciapiedi. Stesso discorso per la sosta, vanno utilizzati gli spazi riservati ai ciclomotori e alle bicilette.

Limiti di velocità dei monopattini elettrici

I monopattini possono transitare solo sulle strade urbane che hanno un limite di velocità massima di 50 Km/h, non possono superare però i 25 Km/h. Nelle aree pedonali, il monopattino non può superare i 6 Km/h. Il divieto sulle strade extraurbane è derogato in presenza di piste ciclabili.

Sono previste multe da 100 a 400 euro relativamente alle violazioni di obblighi di velocità o sulle luci o sull’uso del casco. Il monopattino è equiparato al velocipede e per tutto il resto si applica il Codice della Strada vigente (l’art.182 CdS che ne disciplina la circolazione).

Cosa indossare alla guida del monopattino

I conducenti dei monopattini dovranno indossare il casco se minorenni e da mezz’ora dopo il tramonto, durante tutto il periodo di scarsa visibilità e di giorno, quando le condizioni atmosferiche richiedano l’illuminazione, i conducenti dei mezzi a propulsione elettrica hanno l’obbligo di indossare il giubbotto catarifrangente o le bretelle riflettenti ad alta visibilità. Tutte le violazioni prevedono sanzioni amministrative da 50 a 200 euro.

Per quanto riguarda l’assicurazione, quella per la responsabilità civile verso terzi non è ancora obbligatoria per i mezzi privati, ma lo è per quelli in condivisione, che sono la maggioranza sulle nostre strade. Lo prevede la legge n. 8 del 28 febbraio 2020 che impone ai comuni di includere, nella istituzione o nell’affidamento del servizio di noleggio in condivisione, anche in modalità free floating, l’obbligo di coperture assicurative come requisiti necessari.

 

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Il nuovo Codice della Strada, sanzioni per chi guida con il cellulare

La riforma è in discussione in Commissione Trasporti, ma alcune novità sono già valide da quest’anno: si introducono nuove tutele per le “utenze vulnerabili”. Inasprimento delle sanzioni per l’uso del cellulare durante la marcia.

Si dibatte della riforma complessiva del nuovo Codice della Strada da ormai due anni per migliorare la sicurezza stradale; attualmente il testo è in discussione in Commissione Trasporti per l’esame definitivo ma alcune modifiche sono state già state promulgate e sono entrate in vigore dal primo gennaio 2021. Vediamo le principali novità per sensibilizzare l’opinione pubblica, in particolare quelle che riguardano il divieto di usare il telefono cellulare alla guida.


Utenti vulnerabili, multe più leggere e cashback: più tutele e agevolazioni con il Covid

Leggera riduzione delle multe per infrazioni non gravi, con importi superiori a 250 euro

Restano valide le sanzioni senza contestazioni per i casi previsti dal Codice della Strada

Inasprimento delle sanzioni per chi guida con il cellulare, rischiando fino a 10 punti sulla patente

Le novità del Codice della Strada

La principale novità del Codice della Strada per il 2021 riguarda l’introduzione della categoria di “utenti vulnerabili”, ossia pedoni, ciclisti, conducenti di ciclomotori e motocicli e soggetti disabili. Per questa ampia categoria di utenti sono previste ulteriori tutele per agevolare gli spostamenti e ridurre i disagi. Per esempio sulle strisce i pedoni avranno sempre la precedenza nell’attraversamento rispetto al passaggio dei veicoli, mentre sino allo scorso anno avevano il diritto alla precedenza solo dopo aver iniziato a impegnare le strisce.

Altre novità riguardano la rimodulazione dell’importo di alcune sanzioni e il cashback sul pagamento del bollo e dell’assicurazione auto: pagando con carte, bancomat e app gli importi di assicurazioni, bollo auto e multe si potrà ottenere un rimborso del 10%, fino ad un massimo di 150 euro, purché siano effettuate almeno 50 transazioni a semestre, senza alcun importo minimo di spesa.

Novità anche per le revisioni delle auto obbligatorie ogni due anni: le scadenze da rispettare durante il 2020 sono posticipate per concedere più tempo agli automobilisti durante l’emergenza causata dalla pandemia Coronavirus.

Per quanto riguarda invece l’esame della patente, sono concessi fino a dodici mesi di tempo al fine di completare e passare positivamente l’esame di teoria, mentre le licenze in scadenza dal 31 gennaio 2020 avranno validità fino al 30 aprile 2021. Le visite di rinnovo della patente dovranno essere effettuate entro tre mesi dal termine dello stato di emergenza, che attualmente è fissato per la fine di gennaio 2021; tuttavia al vaglio del Governo c’è la concreta possibilità di una proroga al 31 marzo o addirittura al 31 luglio.

La riforma prevede anche altri punti, come ad esempio i nuovi limiti di velocità in autostrada, ma sono attualmente in discussione in Commissione Trasporti in attesa di approvazione.

Sanzioni previste per chi infrange la legge

Multa più leggera per certe categorie di infrazioni: il nuovo Codice della Strada prevede una piccola riduzione dell’importo da pagare in caso si venga sanzionati per un comportamento scorretto. Tutte le multe superiori ai 250 euro verranno ridotte dello 0,2%, un’agevolazione che tuttavia non sarà applicabile nella circostanza in cui l’infrazione commessa abbia ripercussioni in ambito penale.

Giro di vite per l’uso del telefono al volante, rafforzando il divieto dell’uso di smartphone, computer portatili, notebook, tablet e dispositivi analoghi che comportino anche solo temporaneamente l’allontanamento delle mani dal volante: multe da 422 a 1.697 euro. Nel caso di recidiva in cui la violazione si ripeta nel biennio, è previsto un ulteriore aumento della sanzione per il responsabile: da 644 a 2.588 euro.

L’uso del telefono cellulare alla guida durante la circolazione è disciplinato dall’articolo 173 del Codice della Strada che vieta al conducente di far uso durante la marcia di apparecchi radiotelefonici ovvero di usare cuffie sonore, fatta eccezione per i conducenti dei veicoli delle Forze armate e dei Corpi di cui all’art. 138, comma 11, e di polizia. È consentito l’uso di apparecchi a viva voce o dotati di auricolari purché il conducente abbia adeguata capacità uditive ad entrambe le orecchie che non richiedono per il loro funzionamento l’uso delle mani.

Telefonare alla guida è una pessima abitudine, i rischi di causare un incidente sono troppo alti perciò è obbligatorio dotarsi di apparecchi in vivavoce e bluetooth in automobile, in modo da tenere sempre salde le mani sul volante e non distrarsi utilizzando il cellulare per chiamare o inviare messaggi.

Multe senza essere fermati

Per quanto riguarda le multe differite rese note al guidatore attraverso notifiche, ossia quelle che le forze dell’ordine possono fare ad un automobilista senza contestarla al momento del rilevamento dell’infrazione, restano valide le eccezioni già previste dal Codice della Strada. Si tratta comunque di pochi casi, all’infuori dei quali è valida la norma della contestazione immediata.

Le multe differite sono possibili quando è impossibile raggiungere un veicolo poiché circolante a velocità eccessiva, quando la vettura attraversa un incrocio con il semaforo rosso o quando il conducente fa un sorpasso vietato; nel caso in cui il verbalizzante accerta la violazione al Codice della Strada mentre il proprietario del veicolo è assente oppure quando la contravvenzione viene accertata a mezzo di apparecchi di rilevamento elettronici che consentono l’accertamento dell’illecito dopo che l’auto si è allontanata.

Ritiro e sospensione della patente

Le circostanze che prevedono il ritiro della patente o la sua sospensione, previste dal Codice della Strada in seguito a un comportamento pericoloso, sono numerose, con sanzioni e tempi diversi a seconda dell’infrazione commessa.

Per quel che riguarda le novità in arrivo e gli inasprimenti delle pene per chi guida e usa il cellulare, la nuova proposta prevede la sospensione della patente da 7 giorni fino a 2 mesi.

Nel caso in cui la violazione si ripeta nel biennio, è previsto un ulteriore aumento della sanzione amministrativa con la sospensione della patente di guida da 1 a 3 mesi. La proposta di legge prevede, inoltre, un aggravio anche sulla decurtazione dei punti della patente, dai 5 ai 10 punti. L’obiettivo è la riduzione delle trasgressioni abituali e pericolose, delle distrazioni e degli incidenti stradali.

 

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Riserva di benzina, cosa fare quando si accende la spia

Gli indicatori del livello del carburante sono strumenti utili ma approssimativi, bisognerebbe sempre tenersi alla larga dal rischio di restare a secco. Alcuni suggerimenti per non restare a piedi per strada, ottimizzando i consumi.

Sarebbe sempre meglio avere il serbatoio di benzina pieno e non affidarsi unicamente alla spia della riserva che offre stime approssimative e variabili dell’autonomia: il livello nel serbatoio è misurato da un galleggiante che comunica col cruscotto la segnalazione dei consumi attraverso strumenti elettronici, o con l’uso di strisce metalliche e bobine. Ciò spiega perché il livello di benzina nel serbatoio può aumentare o diminuire a seconda se l’auto è in pendenza. La spia benzina luminosa è di colore giallo, e quando è accesa indica che il veicolo sta utilizzando una riserva di carburante variabile, a seconda del modello di auto, dal vostro stile di guida e del tragitto che state percorrendo. Alcuni consigli per non restare a secco ed arrivare al primo distributore senza rischi.


Adeguate lo stile di guida, rallentate e chiudete i finestrini

Evitate le accelerazioni, i sorpassi e non fatevi prendere dall’ansia.

Mediamente i modelli in commercio stimano 50 km di autonomia, ma dipende da molti fattori

Spegnere tutte gli accessori non indispensabili e usate dolcemente freni ed acceleratore                            

Impostate il navigatore satellitare cercando le aree di servizio più vicine

Cosa fare quando si è in riserva di benzina

Quando la benzina scarseggia nel serbatoio e il rischio di non arrivare a destinazione o alla prima stazione di servizio disponibile è concreto, vi sono alcuni accorgimenti molto utili per prolungare l’autonomia dell’auto e ottimizzare la resa del poco carburante rimasto.

Mediamente la riserva di un veicolo alimentato con carburante tradizionale (benzina o gasolio) dura fino a 50 km, ma la distanza percorribile effettivamente dipende dal tragitto, velocità e traffico. Perciò prima di tutto rallentate la velocità, le automobili consumano meno carburante quando vanno piano, a una velocità costante. Cercate di assestarvi sui 50 km all’ora ma se siete in autostrada verificate che non vi siano limiti minimi e che il vostro rallentare non metta a repentaglio la sicurezza degli utenti della strada.

Spegnete tutto ciò che comporta un consumo energetico, il climatizzatore, l’aria condizionata, lo stereo e tutti i dispositivi elettrici in carica, dal satellitare allo smartphone, al fine di ottimizzare la riserva di carburante.

Tenete i finestrini chiusi in modo da ridurre la resistenza al vento e gli attriti, sfruttando così i vantaggi dell’aerodinamica per sforzare meno il motore e consumare meno.

Se rimanete senza benzina non resta che posteggiare l’automobile, possibilmente in una zona riparata e lontana dal traffico per evitare situazioni di pericolo; indossate abbigliamento catarifrangente, chiamare aiuto e aspettate il soccorso dell’assistenza stradale in una zona in sicurezza.

Cosa non fare quando si è in riserva

L’ansia di rimanere a secco a bordo strada, dovendo chiamare un carro attrezzi per portare l’auto in una stazione di servizio potrebbe provocare comportamenti persino controproducenti. Evitate di accelerare ripetutamente, spingendo al massimo l’auto, pensando di raggiungere il prima possibile un distributore di carburante. Le accelerazioni seguite da brusche frenate comportano maggiori consumi.

Prestate attenzione, se possibile evitate di mettervi in viaggio con l’auto in riserva, usate la scorta solo brevi tratti. Ricordate che la pompa del carburante e gli iniettori potrebbero subire dei danni guidando in riserva perché la polvere e i sedimenti che si trovano sul fondo del serbatoio vengono rimessi in circolazione, causando un problema.

Autonomia della guida in riserva

Quante volte capita di essere a pochi km da casa e vedere che la spia del carburante che si accende? Molti decidono di proseguire e rischiare, ma altri preferiscono cercare una stazione di servizio per i rifornimenti prima che sia troppo tardi. Solitamente un serbatoio in riserva garantisce una cinquantina di km di autonomia ma la stima è molto variabile a seconda dell’utilizzo del veicolo e del tragitto. Un’auto in discesa ovviamente consuma molto meno rispetto ad un tratto in salita. Vi sono delle case costruttrici che stimano un’autonomia fino a 120 km per alcuni modelli, ma sono delle eccezioni.

Il discorso è molto diverso per quel che riguarda le auto elettriche, in tal caso si può incidere molto di più sull’estensione dell’autonomia rispetto ad una macchina tradizionale. Infatti utilizzando la frenata rigenerativa teoricamente si può recuperare fino al 20% dell’energia. Quindi questa energia elettrica che si produce rilasciando l’acceleratore può essere re-immagazzinata all’interno delle batterie e venire utilizzata per aumentare l’autonomia del veicolo.

Come risparmiare carburante

Per limitare i consumi non ci sono molte cose da fare, ma alcuni validi accorgimenti possono dimostrarsi utili. Se disponete di un navigatore satellitare impostate un percorso in pianura e possibilmente con lunghi tratti in rettilineo.

Rallentate il più possibile la velocità di marcia senza tuttavia essere di intralcio alla circolazione degli altri veicoli. Controllate il quadro cruscotto e spegnete tutte gli accessori non indispensabili, i sensori delle spie resteranno attivi ma le strumentazioni elettroniche superflue come impianto radio o digitale per la musica, vanno disattivati. L’ideale per consumare meno sarebbe avere penumatici con la giusta pressione, non troppo sgonfi. Di giorno se l’illuminazione è sufficiente spegnete i fari, abbaglianti, tenendo accese solo le luci di posizione.

Usate il freno dolcemente evitando bruschi stop e ripartenza rapide o sorpassi.

Individuare la stazione di servizio più vicina

Una volta limitati i consumi non vi resta che individuare una stazione di servizio per il rifornimento di benzina, gasolio o gas, solitamente indicate nei sistemi di navigazione satellitare, con mappe e servizi aggiornate.

 

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