Auto, il Grande Cambiamento. Siamo pronti per l’accelerazione?

Se c’è un’industria che meglio esprime le contraddizioni e le opportunità in cui ci troviamo in questa difficile ripartenza dopo la pandemia è certamente quella dell’auto che costituisce un’importante arena competitiva per il settore delle assicurazioni.

Due mesi abbondanti di blocco non potevano che mettere in ginocchio chi lavora per la nostra mobilità: i numeri sono devastanti e, anche se le previsioni parlano di un ritorno al mezzo privato e quindi di una ripresa delle vendite, ci vorrà tempo per recuperare il valore perso, e non solo in termini di ricavi. Si stima che sui piazzali d’Europa siano immobilizzati milioni di veicoli, la svalutazione media quotidiana è di circa 7 euro, la perdita di valore è difficilmente recuperabile.

L’industria dell’auto è un pezzo importante del sistema economico europeo, il 7% del PIL. E non a caso, mentre in Italia si stava dietro alla polemica politica su un prestito  garantito dallo Stato per l’unico brand con una radice italiana, in Francia il presidente Macron annunciava un piano da 8miliardi a sostegno della filiera automotive, con un focus sui veicoli elettrici.

Investimenti di retroguardia per puntellare un’industria pesante senza alcune prospettiva che non leccarsi le ferite? Per nulla, perché c’è un grande futuro per l’industria dell’auto ma sarà molto diverso dal suo passato. “La pandemia ha provocato il più grande cambiamento da quando Henry Ford inventò il modello T, mi ha detto Marco Marlia, fondatore e CEO di MotorK, nel corso di un recente incontro (puoi vederlo qui). MotorK è una tech company italiana leader in Europa, che lavora con il 90% delle case auto per digitalizzare la filiera, soprattutto nella fase di vendita.

Un solo dato per rendersi conto di quel che sta accadendo: prima dell’era Internet per comprare un’auto si andava in concessionaria circa 8,5 volte. In epoca pre-Covid 2,5. MotorK stima che questo numero scenderà a poco più di 1. Una rivoluzione che cambierà tutto: l’uso delle tecnologie, i modelli organizzativi, la gestione degli spazi, il modo di ingaggiare i clienti. Che dovrà essere sempre di più digitale.

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Potrebbe sembrare un paradosso il fatto che un’industria così maledettamente fisica come quella dell’auto debba fare ricorso al digitale per riprendere fiato. Ma non lo è poi così tanto se si guarda in avanti, seguendo le evoluzioni che già si intravvedono per i prossimi decenni. Oggi digital marketing e reputazione sono fondamentali per tornare a vendere, domani Big Data, Internet delle Cose, Intelligenza Artificiale saranno il software indispensabile per fare girare le quattro ruote, come le due e qualsiasi altro veicolo verrà inventato.

Solo due flash per capire dove sta andando il valore: Intel a inizio maggio ha comprato Moovit per un cifra che si avvicina al miliardo di dollari. La startup tedesca Lilium all’inizio di questa primavera ha ricevuto un finanziamento di 240milioni di dollari in un round guidato dalla cinese Tencent. Moovit è il più grande aggregatore mondiale di dati sulla mobilità, che ora servono alla regina dei microchip per i suoi progetti di auto a guida autonoma. Lilium sta costruendo a Monaco, la città di BMW, un veicolo volante per la mobilità urbana che nel 2025 sarà utilizzato per un servizio di taxi.

L’auto è in crisi, W l’auto! anche se sarà molto diversa.

L’impatto sulle assicurazioni sarà importante perché qui non si tratta più di vendere una polizza on line ma di pensarne nuove per veicoli e situazioni mai previste. Cambieranno anche i profili di rischio, ma aumenteranno a dismisura le informazioni a disposizione per gestirli, a patto di saperle usare per cogliere il business e ottimizzare i costi.  Se le compagnie di assicurazione non cominciano a prepararsi adesso per comprendere il cambiamento ed essere pronte a cavalcarlo, il rischio è che a bordo dell’auto dei prossimi decenni del XXI secolo salgano altri player, che stanno già puntando verso il grande business della mobilità.

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L’auto elettrica avanza, ora si può ricaricare in 6 minuti

Il tempo di un veloce caffè al bar, tanto ci mette la nuova batteria al litio per auto elettrica concepita da Echion Technologies, startup fondata da alcuni ricercatori dell’università di Cambridge, che ha annunciato di aver messo a punto un sistema che permette di ricaricare qualsiasi tipo di batteria a litio in tempi rapidissimi: dalla ricarica istantanea per quelle dei telefonini ai 6 minuti necessari per “riempire” gli accumulatori di un’auto elettrica.

Alla base della rivoluzione c’è un materiale, la cui composizione è coperta dal segreto, messo a punto da Jean De La Verpilliere e dal suo team di ricercatori: sostituendo questo composto alla polvere di grafite che attualmente viene utilizzata per rivestire le lamine di rame delle batterie al litio, è possibile trasferire in tempi brevissimi grandi quantità di energia senza che le batterie si surriscaldino ed esplodano.

Se tutto procede bene, il nuovo componente per le batterie a ricarica ultrarapida potrebbe essere disponibile ai costruttori già l’anno prossimo e rappresentare una tappa importante nel processo di sviluppo e miglioramento di quella che secondo tanti è l’auto del futuro, il cui successo dipende ancora in larga misura dalla tecnologia di immagazzinamento dell’energia. L’autonomia garantita dagli accumulatori da un lato e il tempo di ricarica delle batterie dall’altro, infatti, stanno ancora frenando l’espansione degli veicoli elettrici.

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Auto elettrica, avanti tutta, ecco la guida per orientarsi

Gli incentivi sono arrivati, il 2019 si è aperto con l’introduzone dell’ecotassa per le auto più inquinanti e gli incentivi per le auto elettriche e ibride. L’auto elettrica non è più una scelta elitaria, ma sempre più comune, sono i dati a parlare: nel primo semestre del 2018 in Italia sono state immatricolate quasi tante auto elettriche quante se ne erano immatricolate nell’intero anno precedente, e lo stesso “raddoppio” si è misurato tra il 2017 ed il 2016. Attualmente in circolazione sono oltre 5mila veicoli elettrici. L’auto elettrica è uno dei mega trend del settore automotive che sarà ulteriormente incentivato dagli incentivi statali.

Ma quali sono i vantaggi e gli svantaggi di queste auto ecologiche? E come sceglierla?

I VANTAGGI

Grazie alle auto elettriche è possibile non soltanto salvaguardare l’ambiente inquinando di meno, ma anche risparmiare notevolmente sui costi del carburante.

Alcuni comuni (tra cui Milano, Roma, Torino e Firenze) consentono ai vei­coli elettrici l’accesso gratuito alle ZTL e/o la possibilità di parcheg­giare gratuitamente nelle zone di sosta a pagamento o riservate ai re­sidenti.

Sono poi previsti sconti ed esenzioni dal bollo auto diversi da regione a regione e da comune a comune.

GLI SVANTAGGI

  • Il prezzo

Nel grafico tratto da e-mobility report 2018 viene rappresentata la dif­ferenza tra un veicolo elettrico e un veicolo tradizionale equivalente in termini di prezzo (riferito al modello base) nei primi 3 segmenti di mercato (quelli maggiormente rappresentativi delle immatricolazioni).

Le differenze tra i modelli analizza­ti sono evidenti e nell’ordine dei 10.000 euro. Sono inoltre ancor più marcate se confrontate con il prezzo medio del segmento. Guardando alla struttura del mercato, i prezzi dei vei­coli elettrici paiono ancora troppo alti per garantire la conquista di una «market share» importante.

Bisogna tuttavia considerare in primo luogo che i veicoli elettrici fornisco­no allestimenti superiori rispetto ai «modelli base» dei veicoli tradiziona­li. In secondo luogo che un veicolo elettrico sconta lungo la vita costi inferiori rispetto a un veicolo a com­bustione interna, legati ad una mino­re usura dei componenti (in quanto i pezzi fisicamente in movimento in un motore elettrico sono di gran lunga inferiori rispetto a uno a combustione interna), ad una spesa generalmente minore per il rifornimento e, ad oggi, riduzioni sulle imposte di possesso e circolazione.

L’unica soluzione competitiva ad oggi è l’acquisto tramite incentivo. Ecco gli incentivi previsti dal Mise.

  • Infrastruttura di ricarica ancora debole

In Italia si possono stimare a fine 2017 circa 2.750 punti di ricarica pubblici a norma (+750 sul 2016), dei quali il 16% (443) high power, distribuiti in circa 1.300 colonnine. Nonostante la crescita registrata nell’ultimo anno, l’attuale infrastruttura di ricarica non è diffusa in modo omogeneo sul territorio italiano, con un divario evidente fra il Sud e le altre aree del Paese e con differenze notevoli anche fra regione e regione. Una caratteristica che risulta ancora più significativa se si considera l’infrastruttura di ricarica in DC (corrente continua), che oggi rappresenta circa il 10% dei punti di ricarica complessivi, localizzati per quasi due terzi al Nord (63%), poco più di un quarto al Centro (28%) e meno di un decimo al Sud e Isole (9%).

La maggior parte delle installazioni è localizzata nei contesti urbani (50%) e nei punti di interesse (45%), mentre fuori dalle città ce ne sono ancora poche (5%), anche se la minore diffusione è compensata dalla maggiore velocità di ricarica.

  • Autonomia limitata della batteria

Tra le barriere all’acquisto dell’auto elettrica c’è l’autonomia limitata. Tuttavia, le batterie delle moderne autovetture elettriche, per la maggior parte al Litio (Li), sono piuttosto durature. Come riferiscono gli addetti ai lavori, c’è un decadimento delle batterie abbastanza marcato nei primi 30mila km, decadimento che poi si assesta su un tasso molto contenuto. In ogni caso la capacità della batteria resta  compresa mediamente tra il 90% e il 95%, anche una volta raggiunti (e superati) i 200mila km.

Scegliere in base alla ricarica

La ricarica da 3,7 kW viene fornita su tutti i veicoli attualmente in com­mercio, mentre per le altre tipologie dipende da gruppo a gruppo e da veicolo a veicolo. La quasi totalità dei veicoli  full electric offrono anche la ricarica veloce in DC, con l’eccezione del­la Renault Zoe e della Smart Fortwo, per le quali si è ipotizzato un utilizzo prettamente urbano e quindi senza necessità di ricarica ultra-rapida.

I veicoli ibridi invece non sempre offrono la possibilità di una ricarica veloce, in virtù delle dimensioni ridotte della batteria, che solitamente non supera i 15 kWh.

In questa slide una panoramica dei sistemi di ricarica installati sui veicoli delle 20 mag­giori case automobilistiche.

Le opzioni di ricarica che verranno implementate nel prossimo futuro sono sostanzialmente due: Ricarica in AC lenta (fino a 3,7 o 7,4 kW), affiancata dalla ricarica in DC; Ricarica in AC veloce (fino a 22 o 43 kW), senza ricarica in DC.

Ad oggi non è ancora chiaro quale direzione prenderà il mercato, essendovi discordanza non solo tra case automobilistiche ma anche tra diversi modelli della stessa casa; le due opzioni di ricarica hanno infatti caratteristiche diverse.

Da una parte l’utilizzo di una ricarica in DC permetterà di ricaricare in tempi molto più rapidi (le nuo­ve stazioni di Ionity arriveranno a 350 kW), oltre alla possibilità di integrare pienamente i veicoli con la rete elettrica (VGI = Vehicle Grid Integration), che invece sarebbe limitata in caso di sola ricarica in AC. Questa però usufruisce di un’infrastruttura molto più economica e capillare sul territorio, ed è quindi favorita sotto questo punto di vista. È probabile che le due tipologie continueranno a coesistere, visto che possono essere più o meno adeguate a una certa tipologia di veicolo: un’autovettura pensata per un utilizzo prettamente urbano probabilmente non necessita la ricarica ultra-veloce in DC.

Un altro parametro per scegliere l’auto elettrica è dare uno sguardo agli investimenti delle case automobilistiche. Perché? Tutte le maggiori case automobilistiche stanno annunciando nuovi investimenti e modelli elettrici, indice del fatto che la direzione presa dal mercato dell’auto è quella dell’elettrificazione.

Per questa ragione ci si aspetta una progressiva riduzione del costo di acquisto al crescere dei volumi di vendita e/o per effetto delle politiche commerciali che potrebbe favorire ancor di più lo sviluppo della mobilità elettrica. Ecco i principali investimenti di cui tener conto:

(articolo originariamente pubblicato su EconomyUp)

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