Elon Musk sta progettando una compagnia assicurativa tutta sua

Tesla prevede di lanciare una “grande compagnia di assicurazioni”, ha annunciato il CEO Elon Musk durante una recente telefonata con gli investitori, riporta Business Insider.

Un annuncio che non sorprende del tutto, poichè sono un paio di anni che l’imprenditore visionario è attratto dal settore assicurativo, anche per via della gran quantità di dati che le sue auto raccolgono, sulla base dei quali Musk ritiene si possa offrire polizze molto più evolute rispetto alle esistenti, con tariffe determinate in base all’aggressività di guida.

Tesla offre già un prodotto assicurativo di base in California, che l’anno scorso ha visto un lancio piuttosto rocambolesco, avendo sospeso il sito dedicato appena poche ore dopo la sua messa online, adducendo un “aggiornamento dell’algoritmo”. Alcuni clienti che sono stati in grado di ottenere preventivi prima della sospensione hanno detto di essere quotati a tariffe più alte rispetto ai loro piani di assicurazione di terze parti, nonostante il pitch di Tesla di tariffe più basse del 20%. Quel prodotto era “versione 0.9”, ha detto Musk.

Acqua passata, Tesla sta ora pensando più in grande.

“Stiamo costruendo una grande compagnia di assicurazioni”, ha detto l’amministratore delegato Elon Musk agli investitori in occasione della conference call sugli utili del secondo trimestre di Tesla, che continua a regalare soddisfazioni.

“In definitiva, il punto a cui vogliamo arrivare con Tesla Insurance è quello di poter utilizzare i dati acquisiti in auto, nel profilo di guida della persona in auto, per poter valutare le correlazioni e le probabilità di incidente e poter poi valutare un premio su base mensile per quel cliente”, ha detto.

L’interesse di Musk nell’offrire un prodotto assicurativo più economico ai proprietari di Tesla non è una novità. Ciò deriva dal fatto che i suoi clienti, i proprietari di Tesla, lamentano sempre i costi assicurativi più elevati cui vanno incontro con le compagnie tradizionali, basata sul fatto che le riparazioni siano molto più costose rispetto ad altri marchi. Per andare quindi incontro ai suoi clienti, quindi, Musk ha pensato di farsi una compagnia, che sarà secondo lui in grado di sfidare e battere la concorrenza proprio sul prezzo, grazie all’uso dei dati.  La compagnia ha parlato per la prima volta di assicurazioni nell’aprile del 2019, prima di lanciare un prodotto in California qualche mese dopo.

Tesla conta di lanciare la sua assicurazione in una manciata di stati americani entro la fine dell’anno, ha detto Musk, se riesce a trovare attuari rivoluzionari.

“Mi piacerebbe avere alcuni attuari ad alta energia, soprattutto”, ha detto. “Ho un grande rispetto per la professione attuariale. I vostri ragazzi sono bravissimi in matematica. Vi prego di unirvi a Tesla, soprattutto se volete cambiare le cose, e siete infastiditi dalla lentezza del settore. Tesla è il posto giusto. Vogliamo attuari rivoluzionari”.

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Google nel digital health (e nell’insurance) con Fitbit, ma c’è un ma

Google ha acquisito Fitbit (werable Device) per 2,1 miliardi. Un’operazione che secondo i commentatori, è indirizzata a un rilancio di Big G in un settore – l’hardware – dominato da Apple. E’ vero, ma perché le serve l’hardaware: il vero obiettivo dell’acquisizione di Fitbit è un altro, ovvero non rimanere indietro (sempre rispetto a Apple) nel settore dell’assistenza sanitaria, un mercato da 3,5 trilioni di dollari, in cui il competitor per eccellenza si sta ritagliando un posizionamento ben preciso e costruito ad arte partendo dal prodotto hardware.

Google, o meglio Alphabet, si sta impegnando da tempo nell’healthcare: ha dalla sua un dominio incontrastato nell’archiviazione e nell’analisi dei dati, la propria eccellenza nell’intelligenza artificiale e una partecipata, Verily Life Sciences, che ha l’obiettivo di combinare data science ed healthcare per una medicina più evoluta e di precisione.

Tutto ciò le ha permesso di attivarsi nell’insurtech: è infatti uno dei principali investitori dei ormai colossi Oscar, Applied System e Clover. Ma non solo: la sua supremazia tecnologica (e i dati) la rendno il partner tecnologico ideale per le assicurazioni. Un esempio: Verily  (la sussidiaria che si occupa di life science ed healthcare), la Compagnia assicurativa statunitense John Hancock (braccio assicurativo di Manulife Financial Corporation) e la clinica virtuale per il diabete Onduo hanno realizzato insieme una innovativa polizza per i diabetici.

Perché Fitbit è importante per Google

A Google manca quello che può essere considerato il touchpoint con il consumatore finale, rappresentato per Apple da iPhone, iPod e Apple Watch, fondamentale in ambito salute perchè rappresenta sia la fonte di dati che lo strumento per erogare servizi di digital health.

In buona sostanza, senza questo touchpoint, Google potrebbe essere tagliata fuori completamente da un rapporto diretto con il mercato salute consumer. Non che non abbia da fare business nel B2B, per esempio con le assicurazioni, ma è ovvio che anche sotto questo punto di vista un device personale che registri e permetta di accedere a dati dell’utente costantemente aggiornati è insostituibile.

Si capisce dunque perché Fitbit è importante per Google: nonostante il suo wearable device non sia diffuso come l’Apple Watch ha comunque venduto 100 milioni di dispositivi in grado di raccogliere dati di altissima qualità.

Rispetto allo sviluppo di business con le compagnie assicurative avere un dispositivo wearable, già diffuso, offre nuove opportunità.

Ci si può spingere anche più avanti con le ipotesi: e cioè che grazie a Fitbit Google possa decidere di vendere le proprie polizze.

Già anni fa la società aveva tentato di entrare nel retail assicurativo: nel 2015, Google aveva ha acquisito le licenze per vendere assicurazioni in 26 stati US e collaborato con diversi vettori, e acquisito Compare.com (un comparatore) che venne trasformato in Google Compare e che non funzionò, nel 2016 venne chiuso. 

In questi anni di investimenti nell’insurtech, ha affinato la sua conoscenza del mercato assicurativo e ora che ha a disposizione un werable device potrebbe essere tentata di riprovarci. D’altro canto, gli studi confermano che i consumatori sono pronti e anche impazienti di acquistare polizze dai tech giant come Google.

Le criticità dell’operazione Google-Fitbit

“Con l’acquisizione di Fitbit si prospetta una concentrazione pericolosa nel controllo dei dati – ha detto Antonello Soro Garante Privacy a CorCom –. Si va nella direzione di una sempre più spinta concentrazione nell’economia digitale, direzione opposta a quella tra l’altro indicata anche dalla risoluzione del Parlamento europeo del 2017 contraria a questi processi. Il controllo di un così grande patrimonio informativo produce – come nel caso degli altri giganti del web – un potere abnorme nella disponibilità di pochi soggetti privati che incide negativamente sulla tenuta delle democrazie nel pianeta.”

Persino negli Stati Uniti, dove certamente la legislazione in materia di tutela dei dati è molto più blanda rispetto all’Europa in cui vige il GDPR, Google è da tempo nel mirino delle autorità per i medesimi motivi.

In un commento pubblicato da Agenda Digitale, Stefano Quintarelli, presidente Comitato d’Indirizzo Agenzia per l’Italia Digitale, dice: “L’acquisizione dell’azienda di wearable Fitbit da parte di Google apre scenari politici e regolamentari che l’unione europea dovrà decidersi ad affrontare. Intanto c’è un tema di consenso: chi ha acquistato un dispositivo indossabile Fitbit ha dato a questa azienda, e non a Google, il consenso per il trattamento dei dati. Per cui, io utente mi aspetto che Google chieda nuovamente il mio consenso per poterglielo eventualmente rifiutare dato che si tratta di dati sensibili, attinenti alla salute che non voglio vengano uniti al profilo e a tutte le informazioni di varia natura – dagli acquisti agli spostamenti – che Google ha di me. La concentrazione delle informazioni è un rischio. Qual è il livello a cui vogliamo arrivare? Fino a dove deve arrivare Google prima che si ritenga che concentrare troppa informazione è un problema? La concentrazione delle informazioni è un rischio. Qual è il livello a cui vogliamo arrivare? Fino a dove deve arrivare Google prima che si ritenga che concentrare troppa informazione è un problema? Questo regime regolatorio deve cambiare e la Commissione europea dovrebbe aprire una serie riflessione”.

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Apple nella salute digitale, come sta entrando nei sistemi sanitari

Il settore della digital health, in cui il ruolo della tecnologia è fondamentale, avvantaggia le tech company che non possono dire di no al business dei business, quello della salute. Alphabet, Amazon, Apple e Microsoft (si veda la tabella) sono tutte impegnate nel settore e hanno anche da offrire molto in ambito healthcare, viste le loro competenze e considerato il fatto che la tecnologia può trasformare l’industria della salute radicalmente e positivamente, permettendole di fare nuove scoperte, e di raggiungere maggiore efficacia e personalizzazione nelle cure e maggiore sostenibilità dei sistemi sanitari.

Rispetto alle altre big tech, Apple,  sta trasformando i suoi prodotti di consumo in piattaforme per la salute dei pazienti, ad esempio con Apple Watch, che nella sua ultima versione è stato dotato anche di un sensore per elettrocardiogramma. Secondo la tabella di Business Insider le opportunità che si presentano a Apple sono soprattutto nel settore della mobile health (cioè tutto quello che per la salute si può erogare su smartphone) e delle polizze salute personalizzate, un fronte sul quale sta in effetti già lavorando avendo in corso un accordo con Aetna, assicuratore americano, con il quale ha sviluppato un’applicazione chiamata Attain collegata all’Apple Watch.

 Lo sviluppo della mHealth

La strategia con la quale Apple sta entrando nel mondo salute è quello suo consueto, ovvero costruire un enorme business ed ecosistema di funzionalità innovative attorno ai suoi prodotti.

I suoi iPhone e iPod Touch, per esempio, con la funzionalità Health Records (in Italia è l’app Salute) lanciata nel 2018, sono diventati piattaforme personali per la gestione della propria salute e non solo nel senso che ognuno se vuole inserisce manualmente dei dati per tenere in ordine determinate informazioni: in US tale funzionalità è più evoluta, perchè Apple ha già stretto accordi con decine di organizzazioni sanitarie che supportano le cartelle cliniche su iPhone e iPod touch, consentendoti di visualizzare dati importanti come vaccinazioni, risultati di laboratorio, farmaci e dati vitali direttamente nell’app Salute.

Questo elenco di partner Apple, sempre più lungo, ha recentemente visto l’ingresso di VA – Department of Veterans Affairs, agenzia governativa statunitense che si occupa della sanità dei veterani di guerra. Il VA è il più grande sistema sanitario integrato degli Stati Uniti, con oltre 1.200 strutture, tra cui 170 centri medici e almeno 9 milioni di pazienti.

Come sottolinea Business Insider, l’iscrizione di VA alla sua lista di partner non si limiterà a garantire al colosso tecnologico l’accesso a una moltitudine di nuovi clienti. Si tratta in definitiva anche di un endorsement da parte di un enorme sistema sanitario governativo che guadagnare valore al brand Apple in ambito sanità, inviando un segnale positivo ad altri sistemi che stanno considerando l’integrazione delle cartelle cliniche in Health Records.

L’impegno di Apple nella ricerca scientifica

Per capire quello che Apple vuole diventare in ambito salute, bisogna fare riferimento a tutto quello che realizza in US, non certo in Italia o Europa.

Per esempio il suo impegno nella ricerca scientifica è visibile solo in US, dove i suoi utenti possono scaricare la Research App e contribuire a studi scientifici importanti grazie alla condivisione volontaria dei propri dati.

Nei giorni scorsi, per esempio, Apple ha annunciato che i clienti (negli Stati Uniti)  possono iscriversi a tre studi di riferimento sulla salute: l’Apple Women’s Health Study, l’Apple Heart and Movement Study e l’Apple Hearing Study, che sono condotti in collaborazione con i principali istituti accademici e di ricerca.

La Research App non da solo la possibilità agli istituti che realizzano gli studi di avere accesso a molti più dati con modalità più semplici: rappresenta proprio un cambio paradigmatico nella relazione tra scienza e persone. I partecipanti agli studi contribuiscono a scoperte mediche potenzialmente rivoluzionarie e a creare la prossima generazione di prodotti sanitari innovativi grazie a uno smartphone.  “Oggi segna un momento importante per l’avvio di iniziative di ricerca che possono offrire incredibili apprendimenti in aree a lungo ricercate dalla comunità medica”, ha dichiarato Jeff Williams, Chief Operating Officer di Apple. “I partecipanti all’app Research hanno l’opportunità di avere un impatto enorme che potrebbe portare a nuove scoperte e aiutare milioni di persone a condurre una vita più sana”.

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Amazon potrebbe diventare un broker delle assicurazioni casa

Segnali di fumo al mondo assicurativo Amazon ne sta facendo da tempo: già nel 2016, come avevamo scritto qui, Amazon.co.uk aveva lanciato Amazon Protect, una polizza contro danni accidentali, guasti, furti degli oggetti (dalla lavatrice al telefonino) acquistati attraverso la stessa piattaforma di ecommerce, polizza realizzata in collaborazione con The Warranty Group, una polizza caratterizzata da una totale integrazione nel processo di acquisto dei prodotti sulla piattaforma da essere assolutamente seamless e ‘indolore’ per il cliente, il massimo in termini di customer experience.

Nel 2018 ha acquisito Acko, una startup insurtech indiana, una compagnia assicurativa vera e propria, digital-first, che punta sull’offerta di polizze low-cost ma altamente personalizzate, in un mercato enorme e in cui il business assicurativo cresce, sostenuto da iniziative pubbliche.

Sempre nel 2018, Amazon ha stretto una partnership con Berkshire Hathaway, la Compagnia di Warren Buffet, e  JPMorgan Chase & Co. volta a offrire una polizza per un’assistenza sanitaria semplice, di alta qualità e trasparente, a costi ragionevoli, ai loro dipendenti statunitensi, progettata per migliorare la soddisfazione dei dipendenti e ridurre i costi; e un’altra partnership con la Compagnia statunitense Travelers per l’offerta di prodotti smart home, e collegata polizza, attraverso il marketplace Amazon.

Certamente, la smart home è un nuovo ecosistema di sviluppo del business in cui ci sta dentro benissimo anche una polizza.

Per la società di consulenza CB Insights, l’industria assicurativa è uno dei settori in cui nei prossimi anni porterà disruption: la spiegazione è in breve che può farlo.

CB Insights ha osservato che l’azienda ha un vantaggio competitivo rispetto alle startup insurtech grazie alla sua larga clientela fedele e all’ampia gamma di prodotti esistenti, il che significa che l’aggiunta di un’assicurazione costituirebbe solo un cambiamento delle user experience di lieve entità.

CB Insights ha osservato che l’azienda ha un vantaggio competitivo rispetto alle start-up insurtech grazie alla vasta clientela fedele e alla vasta gamma di prodotti esistenti, il che significa che l’aggiunta di un’assicurazione costituirebbe solo un cambiamento della user experience di lieve entità.

Per quanto riguarda la distribuzione, Amazon potrebbe semplicemente applicare alle compagnie assicurative tradizionali una consistente commissione per re-indirizzare i clienti, come ha già fatto con il Warranty Group, che assicura Amazon Protect nel Regno Unito.

Il marchio forte di Amazon e la fiducia dei clienti potrebbe renderla un’opzione molto interessante per i consumatori alla ricerca di un’offerta assicurativa maggiormente soddisfacente.

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Amazon potrebbe diventare un broker delle assicurazioni casa

Segnali di fumo al mondo assicurativo Amazon ne sta facendo da tempo: già nel 2016, come avevamo scritto qui, Amazon.co.uk aveva lanciato Amazon Protect, una polizza contro danni accidentali, guasti, furti degli oggetti (dalla lavatrice al telefonino) acquistati attraverso la stessa piattaforma di ecommerce, polizza realizzata in collaborazione con The Warranty Group, una polizza caratterizzata da una totale integrazione nel processo di acquisto dei prodotti sulla piattaforma da essere assolutamente seamless e ‘indolore’ per il cliente, il massimo in termini di customer experience.

Nel 2018 ha acquisito Acko, una startup insurtech indiana, una compagnia assicurativa vera e propria, digital-first, che punta sull’offerta di polizze low-cost ma altamente personalizzate, in un mercato enorme e in cui il business assicurativo cresce, sostenuto da iniziative pubbliche.

Sempre nel 2018, Amazon ha stretto una partnership con Berkshire Hathaway, la Compagnia di Warren Buffet, e  JPMorgan Chase & Co. volta a offrire una polizza per un’assistenza sanitaria semplice, di alta qualità e trasparente, a costi ragionevoli, ai loro dipendenti statunitensi, progettata per migliorare la soddisfazione dei dipendenti e ridurre i costi; e un’altra partnership con la Compagnia statunitense Travelers per l’offerta di prodotti smart home, e collegata polizza, attraverso il marketplace Amazon.

Certamente, la smart home è un nuovo ecosistema di sviluppo del business in cui ci sta dentro benissimo anche una polizza.

Per la società di consulenza CB Insights, l’industria assicurativa è uno dei settori in cui nei prossimi anni porterà disruption: la spiegazione è in breve che può farlo.

CB Insights ha osservato che l’azienda ha un vantaggio competitivo rispetto alle startup insurtech grazie alla sua larga clientela fedele e all’ampia gamma di prodotti esistenti, il che significa che l’aggiunta di un’assicurazione costituirebbe solo un cambiamento delle user experience di lieve entità.

CB Insights ha osservato che l’azienda ha un vantaggio competitivo rispetto alle start-up insurtech grazie alla vasta clientela fedele e alla vasta gamma di prodotti esistenti, il che significa che l’aggiunta di un’assicurazione costituirebbe solo un cambiamento della user experience di lieve entità.

Per quanto riguarda la distribuzione, Amazon potrebbe semplicemente applicare alle compagnie assicurative tradizionali una consistente commissione per re-indirizzare i clienti, come ha già fatto con il Warranty Group, che assicura Amazon Protect nel Regno Unito.

Il marchio forte di Amazon e la fiducia dei clienti potrebbe renderla un’opzione molto interessante per i consumatori alla ricerca di un’offerta assicurativa maggiormente soddisfacente.

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Amazon Alexa pronta a occuparsi anche della tua salute

L’annuncio è stato fatto attraverso Alexa Blog ai primi di aprile.

“Siamo entusiasti di annunciare che l’Alexa Skills Kit permette ora alle società selezionate soggette all’Health Insurance Portability and Accountability Act del 1996 (HIPAA), di sviluppare funzionalità di Alexa per trasmettere e ricevere informazioni sanitarie protette, nell’amito di un programma solo su invito. Già attualmente, sei nuove ‘skill’ sanitarie di Alexa sono state realizzate con fornitori di servizi sanitari leader del settore, gestori di prestazioni farmaceutiche e società di coaching sanitario digitale, che stanno ora operando nel nostro ambiente HIPAA. In futuro, ci aspettiamo di permettere ad altri sviluppatori di trarre vantaggio da questa capacità.”

Una breve premessa: Alexa è il servizio vocale basato sul cloud e l’intelligenza che alimenta Amazon Echo e altri dispositivi con Alexa integrata. Alexa fornisce delle funzionalità vocali, chiamte  Skill, che consentono al cliente di creare un’esperienza più personalizzata attraverso un’interazione basata sulla comunicazione verbale. Alexa è anche una piattaforma aperta alle terze parti che vogliano sviluppare ‘skill’ per i propri fini: l’Alexa Skills Kit (ASK) è una raccolta di API self-service, strumenti, documentazioni e esempi di codice che rendono lo sviluppo di skill su Alexa più rapido e semplice per le terze parti. ASK consente a programmatori, sviluppatori e brand di creare delle skill interessanti e di raggiungere quindi i clienti attraverso Amazon Echo e altri dispositivi.

Cosa significa esattamente questo annuncio di Amazon? Da un punto di vista business, che Amazon è sempre più dentro l’industria della salute, in cui ha già fatto diverse mosse.

E lo sta facendo portando all’interno di questa industria la sua tecnologia e il suo standard di ‘customer experience’:  Alexa Skills Kit per l’Healthcare permetterà di promuovere un nuovo tipo di esperienza nella gestione della propria salute. Le competenze di cui si parla nell’annuncio sono di fatto i programmi vocali che permetteranno alle persone, solo con l’uso della voce, di gestire una varietà di esigenze sanitarie a casa, in modo naturale e con facilità,  che si tratti di prenotare un appuntamento medico, ricordarsi di prendere le pillole, controllare le proprie analisi del sangue.

Wired US ha titolato un articolo così ‘Alexa, com’è la mia glicemia oggi?’. E’ questo il futuro della digital health, secondo Amazon.

E sarà possibile, perché da un lato Amazon ha sviluppato la tecnologia abilitante, dall’altro  sta coinvolgendo aziende sanitarie, pubbliche e private, aziende del pharma e assicurazioni, cioè gli operatori che in US si occupano della salute delle persone e che hanno in mano i dati sanitari. I vantaggi sono indubbi e riguardano l’accessibilità e la facilità di uso, e gli svantaggi?

La principale legge sulla privacy sanitaria negli Stati Uniti – l’Health Insurance Portability and Accountability Act del 1996 (HIPAA) – stabilisce  che le informazioni sanitarie possono essere condivise solo tra i pazienti e quelli del sistema sanitario, come medici o ospedali. In altre parole, informazioni come le diagnosi mediche e le prescrizioni farmaceutiche non sono disponibili a terzi.  Amazon a quanto pare ha creato un modo per le aziende di trasmettere queste informazioni tramite dispositivi Alexa e assicura di rimanere HIPAA-compliant. E ha già dalla sua una sorta di ‘sperimentazione’ avviata con 6 aziende di dimensioni ridotte rispetto ai colossi di questo ambiente, ma significativa, ecco alcuni esempi: i clienti di Express Script possono utilizzare Alexa per controllare lo stato di consegna delle loro prescrizioni; i clienti di Livongo possono collegare Alexa ai loro rilevatori di glucosio e chiedere informazioni sulla lettura della glicemia; i pazienti del programma ERAS (Enhanced Recovery After Surgery) del Boston Children’s Hospital possono ricevere informazioni sugli appuntamenti attraverso Alexa.

Se da un lato tutto ciò ha lo straordinario beneficio di rendere più accessibile e più efficace la cura della propria, dall’altro gli appunti non mancano: che ne sarà della privacy? dicono diversi osservatori. Perché deve essere ben chiaro che questa operazione rende accessibili i dati sanitari privati più accessibili all’utente, ma anche ad Alexa, cioè ad Amazon, che sta entrando in ambito sanitario, ma è una tech company, un ecommerce, tante cose, ma non esattamente un’azienda sanitaria pura.

Il magazine The Verge ha fatto alcune analisi, sottolineando che molto dipende dagli accordi tra Amazon e ogni singolo operatore coinvolto, su cui ancora non si sa molto: nel caso di Livongo, azienda healthcare che ha sviluppato un’app per Alexa che permette agli utenti di chieder vocalmente la lettura della glicemia, Alexa è soprattutto un modo per trasmettere le informazioni. Quando un paziente chiede ad Alexa di controllare la lettura della glicemia, il dispositivo accede a quei dati sul cloud di Livongo e lo comunica al paziente. Ma le informazioni sul paziente sono archiviate da Livongo e Amazon non può servirsene in alcun modo, ha garantito Amar Kendale, Chief Product Officer di Livongo a The Verge.

In altri casi, la situazione potrebbe essere diversa, si legge nell’articolo. E’ possibile infatti che le informazioni sui pazienti possano essere condivise e utilizzate per addestrare uno degli algoritmi di intelligenza artificiale di Amazon, potrebbero essere utilizzate per il marketing, per fornire informazioni su nuovi servizi, anche se questo servizio non è legato alle esigenze di salute del paziente. Insomma, ci sono tante zone grige, anche perché non esiste un processo di certificazione ufficiale per ottenere la conformità all’HIPAA (cioè la legge sulla pricacy sopracitata), che è affidata soprattutto alla buona volontà dell’operatore, benchè esistano organismi di vigilanza.

Charlotte Tschider, esperta di diritto sanitario presso l’Università DePaul, interpellata dal giornale, ha detto: “Sono allarmata da come una grande organizzazione che mi vende anche delle cose, potrebbe usare le mie informazioni sulla salute.”

Come dicevamo all’inizio, si tratta di funzionalità attualmente sviluppate da Amazon per il mercato US. La strada per implementare la medesima cosa in Europa e Italia potrebbe essere molto, molto più impervia e passa attraverso il GDPR.

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Le big tech entrano nell’industria della salute, cambieranno tutto?

La salute è il bene più prezioso per l’essere umano, è il pilastro delle politiche di welfare, è un’industria immensa, ed è oggi al centro di una grande trasformazione in cui il driver è tutto tecnologico. Ovvio che le big tech ci mettessero la loro grossa zampa, o forse addirittura impossibile che ne rimanessero fuori, visto l’intreccio creatosi tra healthcare e tecnology. La trasformazione digitale apre le porte alle startup, agli spin off, alla collaborazione tra grandi aziende della sanità o del pharma con le aziende tecnologiche; apre le porte a nuovi prodotti, servizi evoluti, a una maggiore prevenzione, a un nuovo a modello di servizio, a un customer journey differente. Per dirla in sintesi, le grandi organizzazioni consolidate in ambito salute, dal pubblico al privato, hanno bisogno di tecnologia e ne hanno bisogno in fretta: possono averla attraverso le startup, oppure attraverso la collaborazione con società tecnologiche.

Lo scorso luglio, Business Insider aveva pubblicato una tabella riassuntiva interessantissima di quanto Alphabet, Amazon, Apple e Microsoft hanno da offrire in ambito healthcare, cioè in che modo attraverso i propri asset, stanno contribuendo a trasformare l’industria della salute in US; sono indicati i punti di forza e di debolezza rispetto all’industria e anche nella competizione tra loro.

Come si può notare, spicca l’importanza di asset come le tecnologie cloud, l’intelligenza artificiale e l’esperienza delle aziende tecnologiche nella gestione e nell’analisi dei dati, insieme alla loro significativa potenza di calcolo.

I dati sono una risorsa incredibile verso la medicina personalizzata, verso un miglioramento nell’accesso ed erogazione di servizi, verso l’individuazione di nuovi servizi e la medicina preventiva.
Ciascuna delle 4 società fa leva sul proprio specifico campo di competenza per sviluppare strumenti e soluzioni per i consumatori, i fornitori e gli operatori.
Alphabet si concentra sullo sfruttamento del suo dominio nell’archiviazione e nell’analisi dei dati, sulla propria eccellenza nell’intelligenza artificiale e su Verily Life Sciences, società controllata che ha l’obiettivo di combinare data science ed healthcare per una medicina più evoluta e di precisione.

Amazon può contare sulla sua leadership nel cloud, ma soprattutto sulla sua capillarità, competenza, customer experience come piattaforma di distribuzione rafforzandosi nelle forniture mediche: per Alexa, il suo assistente vocale basato su AI sta sviluppando un servizio di concierge sanitario domiciliare. Inoltre lo scorso luglio ha acquisito una startup, PillPack, che è una farmacia online.

Apple, nella sua tipica strategia di ecosistema chiuso, sta trasformando i suoi prodotti di consumo in piattaforme per la salute dei pazienti. Un esempio? Apple Watch, che nella sua ultima versione è stato dotato anche di un sensore per elettrocardiogramma. Rispetto alle altre big tech, Apple è forse la più pronta a cogliere opportunità nel settore assicurativo, secondo la tabella di Business Insider: in effetti è abbastanza recente l’annuncio dell’accordo con Aetna, assicuratore americano, con il quale ha sviluppato un’applicazione chiamata Attain collegata all’Apple Watch, che dovrebbe essere lanciata nei prossimi mesi.

Microsoft si sta concentrando su cloud storage e analisi dei dati per entrare nella medicina di precisione. Le sue iniziative verticali e mirate sono Healthcare NExT (volta ad accelerare l’innovazione nel settore sanitario attraverso l’intelligenza artificiale e il cloud computing) e Microsoft Genomics (il cloud di Microsoft Azure, declinato per gli studi sulla genomica di ricercatori e medici).

Le organizzazioni sanitarie possono sfruttare l’opportunità offerta dall’ingresso della tecnologia nella sanità collaborando con i giganti della tecnologia per realizzare risparmi sui costi ed evolversi. E possono anche confrontarsi alla pari con i giganti del tech, perché, a ben guardare la tabella di Business Insider, una minaccia accomuna Amazon, Alphabet, Apple e Microsoft: il ‘consumer trust‘ ovvero la possibile mancanza di fiducia in loro da parte dei consumatori, e quando si parla di salute la fiducia è tutto. Sul terreno della fiducia, operatori tradizionali e assicurazioni hanno un vantaggio che devono sapersi giocare bene.

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