Coronavirus, che cosa siginifica per le assicurazioni e la loro innovazione

Coronavirus e assicurazioni, un legame inevitabile: un nuovo rischio che mette alla prova le aziende specializzate nella vendita di protezione. “Alla luce dell’emergenza COVID-19 e dei provvedimenti adottati dalle autorità competenti, l’ANIA, Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici, sta seguendo con attenzione gli sviluppi della situazione e sta attivando tutte le misure necessarie a fronteggiarla. In considerazione delle criticità operative, che prevedibilmente si verificheranno nelle zone interessate, l’ANIA ha attivato un’unità di coordinamento in stretta collaborazione con l’IVASS e le proprie Associate, al fine di monitorare la situazione e di predisporre le misure idonee a garantire i servizi assicurativi, a tutelare i lavoratori e la rete agenziale. In questo difficile momento l’ANIA e le sue associate esprimono vicinanza alle popolazioni colpite e offrono la massima disponibilità a intraprendere e a supportare ogni iniziativa utile ad affrontare l’emergenza”.

Così l’Ania, punto di riferimento per le Compagnie assicuratrici nazionali, in una nota stampa  ha segnalato la propria attenzione al tema ‘coronavirus’, che sta registrando un impatto notevole in ambito assicurativo, a tinte chiare e scure, un impatto che si è visto prima nei paesi asiatici (dove si sono viste anche le prime polizze ‘coronavirus) a adesso si sente in Italia. Anche nel nostro Paese negli ultimi giorni alcune Compagnie hanno lanciato sul mercato nuove coperture ‘Covid2019’, mentre altre, ci dicono dall’Ania,  stanno integrando le polizze malattia con le nuove coperture, adattando quindi le polizze già esistenti con clausole ad hoc per fronteggiare l’emergenza determinata dal coronavirus. Ad esempio alcune coperture malattia hanno introdotto una diaria giornaliera  o un indennizzo forfettario in caso di ricovero dovuto al contagio. Altre imprese hanno integrato le coperture già in essere con servizi aggiuntivi gratuiti come ad esempio il teleconsulto medico.

Coronavirus e assicurazioni, la situazione

“In Italia sono ancora pochi diffusi prodotti assicurativi specifici per il rischio pandemia/epidemia, ciò non toglie che in assenza di un’esclusione specifica questi rischi possano già essere coperti”, fanno sapere da Ania. “Ad esempio, le coperture malattia di norma non escludono il rischio di epidemia o di pandemia. Al momento la procedura per l’accertamento dell’infezione di coronavirus è esclusivamente pubblica e i pazienti infetti devono essere ricoverati nel reparto malattie infettive di un ospedale pubblico. Ciò non toglie che nel lungo periodo, se il servizio sanitario pubblico dovesse andare in sofferenza, si potrebbe avere un maggior ricorso da parte dell’utenza al settore sanitario privato. Nel breve periodo, gli assicurati che hanno una copertura malattia potrebbero avere la tendenza a sottoporsi a maggiori accertamenti sanitari per escludere la presenza di patologie indirettamente connesse al coronavirus”.

Coronavirus e assicurazioni, le aree di business più colpite

L’epidemia da Coronavirus tocca le assicurazioni in tre principali aree: polizze viaggi, polizze business e polizze sanitarie. In caso di pandemia/epidemia sono queste le aree di rischio più alte e le coperture più richieste dagli assicurati. In assenza di specifiche esclusioni per il rischio pandemia, le polizze si attivano regolarmente. Tuttavia nelle coperture viaggio il rischio pandemia rappresenta una delle esclusioni più diffuse. Resta da capire fino a quando saremo in una situazione di epidemia e se e quando ci sarà una dichiarazione di “pandemia”.

“La differenza non è banale”, spiegano in Ania, ” in quanto  l’evento pandemico potrebbe comportare una esclusione di copertura.  L’OMS parla di pandemia quando un nuovo agente patogeno per il quale le persone non hanno immunità si diffonde rapidamente e con facilità in una zona molto più vasta e diffusa rispetto a quella solitamente interessata da un’ epidemia. Si fa presente che nel caso della Sars, il virus  non venne dichiarato pandemico dall’OMS nonostante avesse interessato 26 Paesi in quanto la sua diffusione fu contenuta rapidamente e poche nazioni ne furono significativamente colpite. Quanto alle coperture Business interruption, queste in Italia  sono ancora poco diffuse e generalmente sono connesse a danni materiali e diretti (es. incendio degli edifici dell’impresa) subiti dall’assicurato”.

L’uso della blockchain per la gestione dei sinistri

In Cina due compagnie (Ant Financial e Blue Cross) stanno gestendo i claim da coronavirus tramite piattaforme blockchain, ciò offre una prova provata di come la digital transformation sia in grado di supportare le compagnie nella gestione di nuove sfide, anche di tipo sanitario.

Ania ha già promosso in Italia sperimentazione della blockchain per l’RC auto, ed è lecito attendersi che vi sarà ora una spinta da parte dell’associazione e del mercato verso una maggiore sperimentazione anche per le coperture salute, business e travel, in quanto tali forme di protezione ben si conciliano con l’utilizzo del sistema blockchain e strumenti di natura parametrica (ossia in cui il risarcimento viene erogato sulla base dell’andamento di indici/parametri oggettivi).
“L’utilizzo della tecnologia blockchain e degli smart contract ottimizza il processo di emissione e gestione delle polizze e rende veloce e certa la liquidazione del danno agli assicurati”, confermano da Ania. “Inoltre, per la verifica dell’accadimento del sinistro, ad esempio, si utilizzano fonti terze, certificate e pubbliche che permettono di aprire la pratica di liquidazione e procedere automaticamente al rimborso al verificarsi di determinati eventi (ad esempio ritardo del volo nelle coperture viaggio o maltempo nelle coperture eventi). In questo modo il consumatore non dovrà più occuparsi di tutti i passaggi burocratici per la denuncia del sinistro, per il riconoscimento dell’ammontare del danno e l’importo sarà automaticamente accreditato”.

Le polizze per il rischio di Business Interruption

L’epidemia coronavirus è in realtà una tragedia annunciata: sono anni (l’ultima volta nel 2019) che l’OMS annuncia una nuova epidemia virale/influenzale come una delle 10 principali minacce globali nei prossimi anni. Sono quindi un nuovo rischio molto concreto sul quale il consumatore a livello personale è certamente pronto a raccogliere l’offerta di protezione da parte delle assicurazioni; e probabilmente anche in ambito aziendale, dove le polizze cosiddette di Business Interruption (BI) sono attualmente poco diffuse nello stivale, potranno conoscere tempi migliori e magari anche formule migliori grazie a nuovi sistemi per la valutazione del rischio.

“Come stiamo vedendo in questi giorni, il manifestarsi di una pandemia/epidemia può avere un impatto significativo sulle attività di impresa. – conclude Ania – In Italia le coperture BI legate a questa tipologia di rischi sono ancora poco diffuse. Inoltre, se il consumatore non ha la percezione di essere esposto ad un rischio difficilmente acquisterà una copertura per tutelarsi.
Ad esempio in USA le coperture BI legate ad eventi pandemici hanno iniziato a svilupparsi dopo  il manifestarsi di Pandemie anche più aggressive (Sars) del Covid-19. In USA nel 2018 è nato un  prodotto assicurativo parametrico specifico per risarcire le imprese dal rischio di Business Interruption consequente ad una pandemia/epidemia. Tale  prodotto si basa su un indice che misura il “sentimento comune” nel caso in cui si verifichi una pandemia. Anche i provvedimenti presi dalle autorità pubbliche rappresentano un parametro per misurare la portata dell’evento. La copertura è un ibrido tra un prodotto assicurativo tradizionale e una copertura parametrica dal momento che il danno economico non è stabilito a monte ma è risarcito secondo le consuete modalità di liquidazione del danno adottate dalla compagnia”.

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Le prime polizze assicurative su blockchain sono dedicate ai viaggiatori

In ambito insurtech, il nuovo anno si apre all’insegna della blockchain, tecnologia di cui spesso abbiamo parlato per le rivoluzionarie opportunità che offre in vari campi compreso quello assicurativo, dove consentirà di ridurre i costi, accelerare le transazioni, distribuire il rischio e accrescere i mercati già presidiati. Fino a oggi il mercato italiano è stato molto cauto nell’affrontare il tema, ma i segnali di una inversione di tendenza sono già emersi dall’ultima edizione della ricerca dell’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano, di cui abbiamo parlato qui.

Un importante esempio dei passi avanti che si stanno facendo per tradurre ‘in pratica’ quanto la blockchain promette a livello teorico è certamente il risultato raggiunto con un progetto pilota realizzato sotto la supervisione di IVASS, Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni, CeTIF– Università Cattolica e la tech company Reply,  che ha coinvolto quattro compagnie assicurative (Mediolanum Assicurazioni, Cargeas, Nobis Filo Diretto e Reale Mutua), tre banche (Banca Mediolanum, Banca Popolare di Sondrio e UBI Banca) e Aon Benfield Italia S.p.A.

Dopo sei mesi circa di sperimentazione, avviata la scorsa primavera, si è chiuso positivamente il collocamento nel mercato italiano di tre tipologie di polizze parametriche legate al mondo viaggi: copertura del rischio maltempo, ritardo del volo aereo e smarrimento del bagaglio.

Obiettivo della sperimentazione era di verificare la possibilità di creare polizze smart e istantanee all’interno dell’Insurance Blockchain Sandbox, un ambiente a regime controllato che permette di collaudare prodotti e servizi assicurativi basati su blockchain.

Il progetto, all’avanguardia nel mercato assicurativo europeo, ha dimostrato in modo concreto che la blockchain rappresenta una tecnologia in grado di abilitare le imprese assicurative allo sviluppo di nuovi prodotti, per rispondere alle esigenze sempre più complesse e variegate del mercato.

I vantaggi dimostrati

Il primo vantaggio verificato è sul piano della customer experience: il tempo minimo di sottoscrizione è risultato essere di soli 6 minuti, elemento che ha portato a un elevato livello di soddisfazione dei clienti nei confronti della piattaforma e dei prodotti offerti.

Per le imprese di assicurazione, è stata stimata in oltre il 60% la riduzione dei costi operativi nella fase di apertura sinistri e liquidazione rispetto a un prodotto assicurativo tradizionale simile.

La tecnologia blockchain e gli smart contract, infatti, hanno garantito la riservatezza delle informazioni e l’esecuzione automatica dei contratti in caso di sinistro, permettendo l’ottimizzazione del processo di emissione e di gestione delle polizze, con una liquidazione immediata e certa del danno agli assicurati.

Visto l’esito positivo dell’iniziativa, la piattaforma sviluppata verrà utilizzata per il collocamento di polizze al pubblico dal secondo trimestre del 2020.

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Blockchain in Italia, un mercato da 30 milioni di euro. Le scommesse dell’insurance

La blockchain è una delle innovazioni che sta modificando velocemente e irrevocabilmente il settore delle polizze. Una tecnologia di trasformazione che consente di ridurre i costi, accelerare le transazioni, distribuire il rischio e accrescere i mercati già presidiati. Non a caso è anche di quelle che sta crescendo maggiormente, in Italia e nel mondo. E sulla quale le compagnie, e non solo stanno scommettendo sempre di più basta dare un’occhiata ai dati della ricerca dell’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano. Ecco che cosa emerge.

Polizze parametriche, ecco l’innovativa sperimentazione su blockchain

Blockchain: i numeri del 2019

Il 2019 è stato l’anno della conferma dell’importanza della Blockchain. Grandi aziende hanno avviato progetti di innovazione; governi e istituzioni pubbliche hanno iniziato a investirci; le “big tech” hanno fatto il loro ingresso con Libra di Facebook e TON di Telegram, ma anche con le soluzioni “Blockchain as a Service” di Amazon, Microsoft e Alibaba. Nonostante la grande attenzione, però, le tecnologie non sono ancora pienamente mature e sono ancora poche le applicazioni concrete. Nel 2019, si contano 488 progetti Blockchain e Distributed Ledger avviati nel mondo (che portano a 1.045 quelli degli ultimi 4 anni), in crescita del 56% rispetto al 2018. Ma di questi solo 158 sono implementativi (di cui appena 47 già operativi, il resto sono sperimentazioni o proof of concept), mentre ben 330 sono solo annunci. I progetti implementativi si concentrano nel settore finanziario (67), seguito da Pubbliche Amministrazioni (25), agro-alimentare (15) e logistica (11). Riguardano in particolare i pagamenti (44), la gestione documentale (42) e la supply chain (31). Nella maggioranza dei casi – il 65% – le aziende hanno creato nuove piattaforme, piuttosto che utilizzare quelle esistenti.

La Blockchain nel mondo: i numeri

Nel mondo, Stati Uniti, Corea del Sud e Cina sono i Paesi più attivi, rispettivamente con 53, 31 e 29 casi censiti. Ma in Europa, appena dopo il Regno Unito con i suoi 17 progetti, arriva l’Italia con 16, che evidenzia un buon fermento.

Lo scenario in Italia: un mercato da 30 milioni di euro

Gli investimenti in Blockchain e Distributed Ledger nella penisola nel 2019 hanno raggiunto 30 milioni di euro, ancora limitati ma in crescita del 100% rispetto al 2018. Nel nostro Paese oltre il 40% della spesa si concentra nella finanza e nelle assicurazioni, ma è molto attivo anche l’ambito supply chain e tracciabilità di prodotto (in particolare nell’agro-alimentare che, sommando i vari settori in cui è applicato, vale il 30% degli investimenti) e la Pubblica Amministrazione.

Ad ogni modo, in Italia, le imprese sono ancora lontane da una piena consapevolezza: solo il 37% delle grandi aziende e il 20% delle PMI conoscono le possibili applicazioni di Blockchain e Distributed Ledger, appena il 12% delle grandi e il 3% delle medio-piccole pensano che impatteranno sul proprio business nei prossimi cinque anni. E nelle applicazioni concrete siamo all’inizio: meno del 2% delle grandi aziende e dell’1% delle piccole-medie ad oggi ha già avviato dei progetti.

Nel 2019 le tecnologie Blockchain e Distributed Ledger si sono consolidate e oggi sono guardate con grande interesse da tutti: sviluppatori, startup, aziende, big tech, pubbliche amministrazioni, governi e istituzioni – afferma Valeria Portale, Co-Direttore dell’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger -. Sono cresciuti molti progetti avviati negli anni precedenti, sono state migliorate le prestazioni delle piattaforme, sono in arrivo importanti innovazioni tecnologiche come la ‘Proof of Stake’ di Ethereum 2.0. Sono entrati nuovi attori come Facebook e Telegram, si sono mosse le istituzioni pubbliche, si veda il caso dell’European Blockchain Service Infrastructure. Ma sono ancora poche le applicazioni delle aziende in tutto il mondo, perché il mercato fino ad oggi si è concentrato sulla realizzazione di nuove piattaforme che richiedono mesi o anni per passare al progetto operativo, piuttosto che sullo sviluppo di applicazioni e progetti”.

Che cosa aspettarsi nel 2020

“Per il pieno sviluppo delle tecnologie Blockchain e Distributed Ledger, in modo che possano davvero sbloccare l’‘Internet of Value’1, nel prossimo futuro è necessario innanzitutto chiarire il contesto regolamentale, che attualmente è frammentato e non uniforme – dice Francesco Bruschi, Co-Direttore dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger -. Si osserverà lo sviluppo e il consolidamento delle piattaforme, anche razionalizzando quelle esistenti e migliorandone l’interoperabilità. Infine, bisogna creare nuove applicazioni, focalizzandosi su quelle in grado di creare benefici concreti e reali. Nel 2020 ci attendiamo un ulteriore sviluppo in particolare nell’ambito della ‘finanza decentralizzata’, con prodotti finanziari realizzati tramite protocolli sicuri e trasparenti senza intermediari, nella ‘Self Sovereign Identity’, che consente di dare singoli individui strumenti di controllo dell’identità digitale, e di nuovi sistemi monetari, per cui forse potremo assistere alle prime valute digitali emesse da banche centrali”.

Blockchain: come può funzionare in 27 settori (comprese le assicurazioni)

Blockchain, barriere e benefici

Il basso numero di progetti operativi in Italia non è da imputare solamente a una mancanza di fiducia nelle tecnologie, ma anche alle scarse conoscenze, competenze e limitate risorse allocate per la gestione di progetti che richiedono alta complessità. Da un’indagine dell’Osservatorio su 75 grandi aziende italiane con qualche esperienza su queste tecnologie emerge che il 52% ha sviluppato una visione strategica, conoscendo la tecnologia e comprendendo la portata rivoluzionaria, ma solo il 9% ha già definito persone e risorse economiche. Il 45% ha attivato sperimentazioni o progetti operativi, mentre il 55% non ha ancora realizzato nulla: le principali barriere all’adozione riscontrate da chi non ha implementato progetti sono le difficoltà a individuare i benefici, sviluppare delle competenze e allocare risorse.

Viceversa, i principali benefici riscontrati dalle grandi aziende che hanno già progetti (34) sono il migliore rapporto con partner e fornitori per condividere informazioni (evidenziato dal 35%), la riduzione di frodi e manipolazione dati (29%) e una migliore riconciliazione di dati e pagamenti (29%). Poi vengono la maggiore fiducia verso partner e fornitori (26%), una maggior fiducia da parte dei clienti (26%) e l’automatizzazione dei processi (26%). Nell’avvio dei progetti di Blockchain e Distributed Ledger risulta fondamentale il ruolo del top management che spesso è principale promotore delle sperimentazioni (è così nel 69% dei casi). Le sperimentazioni però poi sono tendenzialmente portate avanti da unità di innovazione con il supporto dei sistemi informativi, con un ruolo importante del marketing.

Libra e TON

In questi anni sono proliferate le piattaforme, che per diventare più facilmente utilizzabili e migliorare alcuni punti di debolezza si stanno evolvendo. Nel contempo però si sono affacciate nuove realtà che possono rendere più semplice l’adozione delle criptovalute e delle soluzioni basate su Blockchain e Distributed Ledger tra il grande pubblico, per l’alto numero di utenti potenziali che possono coinvolgere e la facile user experience che si propongono di offrire. Nel 2020 verrà lanciata Libra di Facebook, moneta globale che punta a raggiungere gli “unbanked” e tutti i 2,4 miliardi di utenti del social network. Ed è in fase di finalizzazione il Telegram Open Network (TON) di Telegram, attraverso cui i 240 milioni utenti dell’app di messaggistica potranno scambiarsi valore. Su Libra e TON sarà possibile realizzare smart contract e dApp, abilitando l’utilizzo di token.

European Blockchain Service Infrastructure

Tra le attività delle istituzioni pubbliche, si segnala l’European Blockchain Service Infrastructure (EBSI), un’infrastruttura portata avanti da 28 Paesi UE per supportare molte applicazioni nella notarizzazione, nella gestione dei titoli di studio, nella “Self Sovereign Identity” (creare e controllare la propria identità in modo più flessibile, autonomo ed interoperabile) e nella condivisione affidabile di dati. La possibilità di utilizzare un’infrastruttura a livello europeo con standard ben definiti potrà accelerare la diffusione di tecnologie Blockchain e Distributed Ledger, favorendo la nascita di ulteriori use case da poter implementare.

L’articolo Blockchain in Italia, un mercato da 30 milioni di euro. Le scommesse dell’insurance proviene da InsuranceUp.