Blockchain 2021, a che punto siamo? Numeri e tendenze di un mercato più maturo

Il covid non ha fermato la blockchain, anzi, il mercato è maturato. Questa la sintesi dalla ricerca dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger sul 2020, che ha sì rilevato un rallentamento, ma perlopiù focalizzato sul fenomeno degli annunci di nuovi progetti, calati dell’80%, a favore della realizzazione di progetti concreti, che hanno invece registrato una crescita del 59%.

Come scrive blockchain4innovation, “l’hype sembra al termine e l’attenzione è tutta sul lavoro e sui risultati dei progetti. E sullo sviluppo di ecosistemi.”

Blockchain 2020, i numeri

Nel 2020 sono stati 267 i progetti di sviluppo di tecnologie blockchain avviati in tutto il mondo da aziende e pubbliche amministrazioni, che comprendono 70 annunci e 197 progetti concreti (di cui 83 operativi, il resto sperimentazioni o proof of concept). Rispetto al 2019, sono cresciuti del 59% i progetti concreti, mentre gli annunci sono calati dell’80%: è segnale di un mercato più maturo, che si concentra su iniziative più operative e sulla creazione di ecosistemi.

I paesi più attivi nella blockchain sono Stati Uniti, con 72 progetti avviati negli ultimi cinque anni, e Cina, con 35 casi, seguiti da Giappone (28), Australia (23) e Corea Del Sud (19).

Nonostanta abbia subito un rallentamento, con investimenti che nel 2020 valgono 23 milioni di euro, il 23% in meno rispetto al 2019, l’Italia resta nella top ten dei paesi con più iniziative: al sesto posto al mondo con 18 casi. Seguendo la tendenza generale, anche il mercato italiano è più maturo, con il 60% della spesa destinata a progetti operativi.

Il settore più rappresentato è la finanza, con il 58% della spesa, e l’unico ad aver aumentato gli investimenti (+6%), seguito da agroalimentare (11%), utility (7%) e PA (6%).

Blockchain 2020, le tendenze

Nell’ultimo anno, l’attenzione degli operatori si sta spostando sempre più verso lo sviluppo di applicazioni e meno sulla creazione di nuove piattaforme: il 47% dei casi mappati di progetti con tecnologia blockchain, infatti, utilizza piattaforme esistenti. A questo tema si collega anche la potenziale sfida legata a una “convergenza” o collaborazione sia tra piattaforme diverse sia tra mondo permissionless e permissioned.

Anche grazie allo sviluppo di ecosistemi, il 2020 ha visto una crescita di interesse nella finanza decentralizzata (DeFi), con un aumento di utenti e capitale investito.

Si è innescato un processo di cambiamento dello scenario normativo, a partire dalla Digital Finance Package della Commissione Europea  che punta a indirizzare una regolamentazione per il mondo dei crypto-asset e per la tutela dei consumatori, con la prospettiva di una armonizzazione rispetto alle legislazioni vigenti. Cambia così cambia lo scenario per lo sviluppo di progetti stablecoin, in crescita assieme all’utilizzo di criptovalute.

Il 2020 è stato inoltre l’anno dell’avvio delle valute digitali delle Banche Centrali, dalla sperimentazione della DCEP cinese all’annuncio della BCE di voler realizzare il Digital Euro.

L’emergenza sanitaria ha infine dato una spinta all’adozione di soluzioni Blockchain anche per la gestione dell’identità in ambito clinico/sanitario o economico.

Leggi qui il report dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger

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Identità digitale: le soluzioni più innovative delle startup italiane

Dimostrare la propria identità digitale è diventato cruciale, con l’avvento dei nuovi sistemi di sicurezza per proteggere l’utente da frodi e furti d’identità o informazioni. Allo scopo di salvaguardare dati e transazioni, è stata sviluppata una pletora di soluzioni di riconoscimento e autenticazione, tramite credenziali di accesso o dati biometrici, come l’impronta digitale o il riconoscimento facciale.

Si stanno ora diffondendo sistemi ancora più avanzati, anche grazie agli innovativi contributi delle startup dell’identità digitale, su cui sono stati investiti 1,27 miliardi a livello globale.

Con l’obiettivo di capire quante sono le nuove imprese che hanno costruito la propria offerta in questo ambito e come è possibile classificarle, l’Osservatorio Startup Intelligence ha censito 173 startup internazionali operanti nell’ambito dell’identità digitale, concentrandosi su quelle nate a partire dal 2015 e che hanno ricevuto il loro ultimo finanziamento dal 2018. Sull’ammontare complessivo dei finanziamenti pari a circa 1,27 miliardi di dollari, la media è di poco meno di 10 milioni di dollari per startup, segno di un buon interesse da parte degli investitori.

Le startup censite sono state analizzate secondo diverse dimensioni di analisi, in alcuni casi scomposte in sottocategorie, al fine di descrivere in modo più preciso il panorama di riferimento. Le categorie più significative sono due: la Value proposition e l’Ambito applicativo in cui può essere valorizzata l’offerta della startup. I risultati della Ricerca sono stati presentati all’interno del Workshop di Startup Intelligence dedicato a questa tematica, che ha spitato il pitch di 9 startup di fronte alla platea della community degli Innovation Manager italiani.

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Utility/Energy

Tra le startup attive nell’ambito dell’Identità digitale rientrano le seguenti startup ospitate al Workshop: Biowetrics, Elysium, Floux, iProov, Keyless, Monokee e Vibre, selezionate per le loro soluzioni innovative.

Tra biometria, intelligenza artificiale e blockchain, ecco quali sono le loro proposte.

Continua a leggere l’articolo sul portale Economyup.

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Insurtech, fintech, blockchain: ecco sei startup su cui puntare nel 2020 secondo Digital Magics

“In questo momento dove lo smart-working ed il digitale sono d’obbligo, Magic Wand diventa tutto Virtuale! Abbiamo lavorato assiduamente da remoto con le startup in collaborazione coi Partner dando tutti prova di una reattività e capacità di adattamento eccezionale. Il mio hashtag è  #INSIEMESIPUO”.

Così Gabriele Ronchini, Amministratore Delegato di Digital Magics commenta la conclusione della selezione, svoltasi completamente da remoto, delle startup che accederanno alla seconda fase di “Magic Wand Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity”, la terza edizione del programma di accelerazione internazionale Magic Wand per le startup Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity.

La terza edizione di Magic Wand era stata lanciata il 4 novembre 2019 scorso e a gennaio 2020 erano state selezionate 11 startup che hanno avuto accesso alla prima fase dell’acceleratore, che prevedeva circa 200 ore di formazione qualificata e di advisoring nei mesi di febbraio e marzo 2020. Dopo aver concluso questa prima fase, che ha visto partecipi startup provenienti da tutto il mondo, sono risultate 6 le startup votate dalla Giuria composta dalle Aziende partecipanti all’iniziativa (BNL Gruppo BNP Paribas, Credem Banca, Crif, Innogest, Intesa Sanpaolo, Poste Italiane, Online SIM Gruppo Ersel, SisalPay, Reale Group, TIM, Fintech District) e da Digital Magics. Tali startup accederanno ora alla seconda fase del programma, che consentirà loro di validare i propri modelli di business, di avere l’opportunità di ricevere investimenti fino a 150.000 euro, entrando a far parte del portfolio di Digital Magics. L’Investor Day è in programma il prossimo 30 giugno.

“Siamo estremamente soddisfatti della qualità di tutte le partecipanti alla prima fase del percorso di accelerazione e la scelta delle vincitrici è stata più ardua di altre volte. – ha commentato Michele Novelli, Partner e Senior Advisor di Digital Magics – Le Start up vincitrici sono accumunate dall’ avere team completi, grande capacità di execution e ambizioni internazionali. Siamo anche estremamente soddisfatti dell’effetto “community” che si sta creando sia tra le partecipanti al percorso di accelerazione che tra le start up già nel portafogli di Digital Magics aggiungendo un ulteriore elemento che aiuta in maniera evidente la crescita”.

Le startup vincitrici di Magic Wand Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity

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CX: perchè l’intelligenza emotiva è importante per fidelizzare i clienti?
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AWorld: è una startup innovativa con uffici a Torino e a New York che investe nella sostenibilità e nel futuro del pianeta, con l’obiettivo di creare una cultura sostenibile attraverso il pubblico, le aziende e le istituzioni. AWorld ha creato una piattaforma social-gamified che premia gli utenti per azioni e comportamenti sostenibili, usando il sistema della gamification.

 

Affitto Certificato: è una startup innovativa che sta costruendo la prima banca dati che racchiude buoni affittuari. La startup si propone di prendere il concetto di feedback e di curriculum e di applicarli al mercato degli affitti, approfittando di prodotti bancari e assicurativi aperti, in modo da consentire ai proprietari di trovare buoni inquilini e agli inquilini di dimostrare di essere dei corretti e bravi affittuari. Sulla base di ciò, Affitto Certificato ha creato il Tenant Digital Curriculum, un report unico che permette agli inquilini di dimostrare di essere bravi inquilini. La mission della startup è quindi quella di creare uno standard per affittare una casa in modo rapido e sicuro. 

 

Amon: ha progettato un portafoglio per utilizzare cryptocurrencies nella vita quotidiana, integrando investimenti, AI e le caratteristiche di spesa che rendono i crypto facili da usare. Per sostenere le decisioni degli utenti sui loro investimenti, Amon sta sviluppando un’AI per analizzare la strategia di rischio di portafoglio di ogni utente. Inoltre, per gli utenti che vogliono utilizzare i crypto come spendingcurrency, Amon sta rilasciando una crypto debit card con UnionPay International. 

 

Bits of Stock: è una piattaforma consumer rewards che guida la fedeltà del marchio, consentendo alle aziende partner di innovare i loro programmi di fidelizzazione fornendo ai consumatori le quote frazionarie di azioni della prossima generazione. Bits of Stock si impegna a supportare le aziende nel fare investire i propri consumatori e ad aiutare i millenials a costruire un portafoglio di investimenti facendo acquisti quotidiani, consentendo loro di investire anche sul proprio futuro benessere finanziario. Inoltre, Bits of Stock supporta le aziende a fare investire i propri consumatori.  

 

Plurima: è la prima rete italiana di Agenti di assicurazione indipendenti. Plurima offre agli intermediari l’accesso a prodotti di svariati vettori, come: compagnie di assicurazioni, MGA e altri vettori e operational networks di intermediari. Plurima consente, dunque, ai propri clienti assicurativi di farsi consigliare da esperti assicurativi indipendenti con una vasta gamma di prodotti e un insieme avanzato di tecnologie e strumenti. 

 

Unchained Carrot: propone una serie di applicazioni reward-based e di real time marketing che vengono incontro ai bisogni sia del consumatore che del marketer, offrendo alle aziende la capacità di creare più facilmente campagne di marketing, rendendo i loro sforzi più impattanti e redditizi.  Unchained Carrot si propone di consentire ai professionisti del marketing di sfruttare a pieno il potenziale della tecnologia blockchain nello spazio del marketing digitale.

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Coronavirus, che cosa siginifica per le assicurazioni e la loro innovazione

Coronavirus e assicurazioni, un legame inevitabile: un nuovo rischio che mette alla prova le aziende specializzate nella vendita di protezione. “Alla luce dell’emergenza COVID-19 e dei provvedimenti adottati dalle autorità competenti, l’ANIA, Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici, sta seguendo con attenzione gli sviluppi della situazione e sta attivando tutte le misure necessarie a fronteggiarla. In considerazione delle criticità operative, che prevedibilmente si verificheranno nelle zone interessate, l’ANIA ha attivato un’unità di coordinamento in stretta collaborazione con l’IVASS e le proprie Associate, al fine di monitorare la situazione e di predisporre le misure idonee a garantire i servizi assicurativi, a tutelare i lavoratori e la rete agenziale. In questo difficile momento l’ANIA e le sue associate esprimono vicinanza alle popolazioni colpite e offrono la massima disponibilità a intraprendere e a supportare ogni iniziativa utile ad affrontare l’emergenza”.

Così l’Ania, punto di riferimento per le Compagnie assicuratrici nazionali, in una nota stampa  ha segnalato la propria attenzione al tema ‘coronavirus’, che sta registrando un impatto notevole in ambito assicurativo, a tinte chiare e scure, un impatto che si è visto prima nei paesi asiatici (dove si sono viste anche le prime polizze ‘coronavirus) a adesso si sente in Italia. Anche nel nostro Paese negli ultimi giorni alcune Compagnie hanno lanciato sul mercato nuove coperture ‘Covid2019’, mentre altre, ci dicono dall’Ania,  stanno integrando le polizze malattia con le nuove coperture, adattando quindi le polizze già esistenti con clausole ad hoc per fronteggiare l’emergenza determinata dal coronavirus. Ad esempio alcune coperture malattia hanno introdotto una diaria giornaliera  o un indennizzo forfettario in caso di ricovero dovuto al contagio. Altre imprese hanno integrato le coperture già in essere con servizi aggiuntivi gratuiti come ad esempio il teleconsulto medico.

Coronavirus e assicurazioni, la situazione

“In Italia sono ancora pochi diffusi prodotti assicurativi specifici per il rischio pandemia/epidemia, ciò non toglie che in assenza di un’esclusione specifica questi rischi possano già essere coperti”, fanno sapere da Ania. “Ad esempio, le coperture malattia di norma non escludono il rischio di epidemia o di pandemia. Al momento la procedura per l’accertamento dell’infezione di coronavirus è esclusivamente pubblica e i pazienti infetti devono essere ricoverati nel reparto malattie infettive di un ospedale pubblico. Ciò non toglie che nel lungo periodo, se il servizio sanitario pubblico dovesse andare in sofferenza, si potrebbe avere un maggior ricorso da parte dell’utenza al settore sanitario privato. Nel breve periodo, gli assicurati che hanno una copertura malattia potrebbero avere la tendenza a sottoporsi a maggiori accertamenti sanitari per escludere la presenza di patologie indirettamente connesse al coronavirus”.

Coronavirus e assicurazioni, le aree di business più colpite

L’epidemia da Coronavirus tocca le assicurazioni in tre principali aree: polizze viaggi, polizze business e polizze sanitarie. In caso di pandemia/epidemia sono queste le aree di rischio più alte e le coperture più richieste dagli assicurati. In assenza di specifiche esclusioni per il rischio pandemia, le polizze si attivano regolarmente. Tuttavia nelle coperture viaggio il rischio pandemia rappresenta una delle esclusioni più diffuse. Resta da capire fino a quando saremo in una situazione di epidemia e se e quando ci sarà una dichiarazione di “pandemia”.

“La differenza non è banale”, spiegano in Ania, ” in quanto  l’evento pandemico potrebbe comportare una esclusione di copertura.  L’OMS parla di pandemia quando un nuovo agente patogeno per il quale le persone non hanno immunità si diffonde rapidamente e con facilità in una zona molto più vasta e diffusa rispetto a quella solitamente interessata da un’ epidemia. Si fa presente che nel caso della Sars, il virus  non venne dichiarato pandemico dall’OMS nonostante avesse interessato 26 Paesi in quanto la sua diffusione fu contenuta rapidamente e poche nazioni ne furono significativamente colpite. Quanto alle coperture Business interruption, queste in Italia  sono ancora poco diffuse e generalmente sono connesse a danni materiali e diretti (es. incendio degli edifici dell’impresa) subiti dall’assicurato”.

L’uso della blockchain per la gestione dei sinistri

In Cina due compagnie (Ant Financial e Blue Cross) stanno gestendo i claim da coronavirus tramite piattaforme blockchain, ciò offre una prova provata di come la digital transformation sia in grado di supportare le compagnie nella gestione di nuove sfide, anche di tipo sanitario.

Ania ha già promosso in Italia sperimentazione della blockchain per l’RC auto, ed è lecito attendersi che vi sarà ora una spinta da parte dell’associazione e del mercato verso una maggiore sperimentazione anche per le coperture salute, business e travel, in quanto tali forme di protezione ben si conciliano con l’utilizzo del sistema blockchain e strumenti di natura parametrica (ossia in cui il risarcimento viene erogato sulla base dell’andamento di indici/parametri oggettivi).
“L’utilizzo della tecnologia blockchain e degli smart contract ottimizza il processo di emissione e gestione delle polizze e rende veloce e certa la liquidazione del danno agli assicurati”, confermano da Ania. “Inoltre, per la verifica dell’accadimento del sinistro, ad esempio, si utilizzano fonti terze, certificate e pubbliche che permettono di aprire la pratica di liquidazione e procedere automaticamente al rimborso al verificarsi di determinati eventi (ad esempio ritardo del volo nelle coperture viaggio o maltempo nelle coperture eventi). In questo modo il consumatore non dovrà più occuparsi di tutti i passaggi burocratici per la denuncia del sinistro, per il riconoscimento dell’ammontare del danno e l’importo sarà automaticamente accreditato”.

Le polizze per il rischio di Business Interruption

L’epidemia coronavirus è in realtà una tragedia annunciata: sono anni (l’ultima volta nel 2019) che l’OMS annuncia una nuova epidemia virale/influenzale come una delle 10 principali minacce globali nei prossimi anni. Sono quindi un nuovo rischio molto concreto sul quale il consumatore a livello personale è certamente pronto a raccogliere l’offerta di protezione da parte delle assicurazioni; e probabilmente anche in ambito aziendale, dove le polizze cosiddette di Business Interruption (BI) sono attualmente poco diffuse nello stivale, potranno conoscere tempi migliori e magari anche formule migliori grazie a nuovi sistemi per la valutazione del rischio.

“Come stiamo vedendo in questi giorni, il manifestarsi di una pandemia/epidemia può avere un impatto significativo sulle attività di impresa. – conclude Ania – In Italia le coperture BI legate a questa tipologia di rischi sono ancora poco diffuse. Inoltre, se il consumatore non ha la percezione di essere esposto ad un rischio difficilmente acquisterà una copertura per tutelarsi.
Ad esempio in USA le coperture BI legate ad eventi pandemici hanno iniziato a svilupparsi dopo  il manifestarsi di Pandemie anche più aggressive (Sars) del Covid-19. In USA nel 2018 è nato un  prodotto assicurativo parametrico specifico per risarcire le imprese dal rischio di Business Interruption consequente ad una pandemia/epidemia. Tale  prodotto si basa su un indice che misura il “sentimento comune” nel caso in cui si verifichi una pandemia. Anche i provvedimenti presi dalle autorità pubbliche rappresentano un parametro per misurare la portata dell’evento. La copertura è un ibrido tra un prodotto assicurativo tradizionale e una copertura parametrica dal momento che il danno economico non è stabilito a monte ma è risarcito secondo le consuete modalità di liquidazione del danno adottate dalla compagnia”.

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Coronavirus, perché accelererà l’innovazione nelle assicurazioni

Prima e dopo il coronavirus. Per le compagnie di assicurazione l’emergenza arrivata dalla Cina rappresenterà un punto di svolta, perché l’epidemia sta facendo emergere criticità ma anche opportunità, bisogni e soluzioni possibili.

Nel disorientamento generale provocato dal COVID-19, tra fake news e danni reali per l’economia globale, è difficile concentrarsi sulla parte mezza piena del bicchiere ma, come insegna la cultura dell’innovazione, c’è da apprendere anche e soprattutto dalle crisi e dagli errori. Le reazioni e i comportamenti di questo inizio di decennio mettono in evidenza le fragilità di una società connessa e  complessa com’è quella in cui viviamo, ma anche nuove domande insieme a nuovi possibili modelli sociali che l’emergenza ha imposto rispetto a quelli consolidati (dall’organizzazione del lavoro alla smart mobility e l’ecommerce).

La paura, più o meno giustificata, segnala un crescente bisogno di protezione, che resta il business centrale dell’industry assicurativa. A livello internazionale i vertici delle grandi compagnie si stanno interrogando sulla necessità di rivedere la propensione al rischio anche sulla base di nuovi modelli di analisi delle catastrofi. E c’è chi nel Far East ha già lanciato sul mercato polizze anti-coronavirus. Ma questo è solo il caso del momento che richiede la capacità di affrontarne altri, anche meno diffusi e drammatici.

L’emergenza porta in primo piano la prima cosa da proteggere: la salute. Le formule tradizionali non sono più sufficienti e sostenibili di fronte a “sinistri” di dimensioni come quelle di un’epidemia. In Cina, dove tutto è cominciato, Ant Financial, il braccio fintech di Alibaba Group, ha prontamente proposto soluzioni assicurative basate sulla blockchain, che riduce drasticamente i tempi (e i costi di gestione) delle pratiche e della loro liquidazione. Sono arrivati a gestire fino a mille pratiche al secondo! Si può offrire nuova e maggiore protezione, in maniera economicamente sostenibile, solo facendo ricorso alle tecnologie esponenziali.

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Dopo il coronavirus le compagnie di assicurazioni dovranno accelerare i loro percorsi di innovazione, investendo sulla digitalizzazione di processi e prodotti per rispondere con efficacia ed efficienza alle nuove domande di protezione. L’uso dell’Intelligenza Artificiale nelle fabbriche delle polizze, per esempio, non potrà più essere un’eccezione. Il digital health è un fronte sempre più caldo e competitivo, come conferma l’ingresso di player che si chiamano Google e Apple: per affrontarlo con successo è necessaria una grande capacità di analisi. Può venire solo da un uso sapiente di algoritmi e big data. Anche i virus si possono “anticipare” nelle loro direzioni di sviluppo e ritmi di crescita, dicono gli esperti di AI. Non solo: la gestione intelligente di dati e informazioni permetterà l’attivazione di servizi prima impossibili o economicamente onerosi per le compagnie e quindi per i clienti.

Pensiamo infine al boom, obbligato, dello smart working. Nel mese di febbraio, anche in Italia, lo ha sperimentato anche chi prima non aveva voluto e potuto. In molti casi, specie nel settore dei servizi, s’è visto che lontano dall’ufficio la produttività non cala. Come questa nuova consapevolezza potrà impattare sulle aziende assicurative, che sono sostanzialmente centri di servizi? Potranno e dovranno da una parte affrontare con maggiore convinzione i temi e le opportunità del lavoro a distanza e allo stesso tempo potranno (e dovranno) misurarsi con gli effetti che la sua diffusione avrà sulla mobilità (se io uso meno l’auto per muovermi, forse avrò bisogno di una polizza più flessibile…), ad esempio, ma anche sulla sicurezza di chi lavora lontano dall’azienda e delle informazioni che tratta. La cybersecurity diffusa sarà senz’altro più complessa.

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Le prime polizze assicurative su blockchain sono dedicate ai viaggiatori

In ambito insurtech, il nuovo anno si apre all’insegna della blockchain, tecnologia di cui spesso abbiamo parlato per le rivoluzionarie opportunità che offre in vari campi compreso quello assicurativo, dove consentirà di ridurre i costi, accelerare le transazioni, distribuire il rischio e accrescere i mercati già presidiati. Fino a oggi il mercato italiano è stato molto cauto nell’affrontare il tema, ma i segnali di una inversione di tendenza sono già emersi dall’ultima edizione della ricerca dell’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano, di cui abbiamo parlato qui.

Un importante esempio dei passi avanti che si stanno facendo per tradurre ‘in pratica’ quanto la blockchain promette a livello teorico è certamente il risultato raggiunto con un progetto pilota realizzato sotto la supervisione di IVASS, Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni, CeTIF– Università Cattolica e la tech company Reply,  che ha coinvolto quattro compagnie assicurative (Mediolanum Assicurazioni, Cargeas, Nobis Filo Diretto e Reale Mutua), tre banche (Banca Mediolanum, Banca Popolare di Sondrio e UBI Banca) e Aon Benfield Italia S.p.A.

Dopo sei mesi circa di sperimentazione, avviata la scorsa primavera, si è chiuso positivamente il collocamento nel mercato italiano di tre tipologie di polizze parametriche legate al mondo viaggi: copertura del rischio maltempo, ritardo del volo aereo e smarrimento del bagaglio.

Obiettivo della sperimentazione era di verificare la possibilità di creare polizze smart e istantanee all’interno dell’Insurance Blockchain Sandbox, un ambiente a regime controllato che permette di collaudare prodotti e servizi assicurativi basati su blockchain.

Il progetto, all’avanguardia nel mercato assicurativo europeo, ha dimostrato in modo concreto che la blockchain rappresenta una tecnologia in grado di abilitare le imprese assicurative allo sviluppo di nuovi prodotti, per rispondere alle esigenze sempre più complesse e variegate del mercato.

I vantaggi dimostrati

Il primo vantaggio verificato è sul piano della customer experience: il tempo minimo di sottoscrizione è risultato essere di soli 6 minuti, elemento che ha portato a un elevato livello di soddisfazione dei clienti nei confronti della piattaforma e dei prodotti offerti.

Per le imprese di assicurazione, è stata stimata in oltre il 60% la riduzione dei costi operativi nella fase di apertura sinistri e liquidazione rispetto a un prodotto assicurativo tradizionale simile.

La tecnologia blockchain e gli smart contract, infatti, hanno garantito la riservatezza delle informazioni e l’esecuzione automatica dei contratti in caso di sinistro, permettendo l’ottimizzazione del processo di emissione e di gestione delle polizze, con una liquidazione immediata e certa del danno agli assicurati.

Visto l’esito positivo dell’iniziativa, la piattaforma sviluppata verrà utilizzata per il collocamento di polizze al pubblico dal secondo trimestre del 2020.

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Blockchain in Italia, un mercato da 30 milioni di euro. Le scommesse dell’insurance

La blockchain è una delle innovazioni che sta modificando velocemente e irrevocabilmente il settore delle polizze. Una tecnologia di trasformazione che consente di ridurre i costi, accelerare le transazioni, distribuire il rischio e accrescere i mercati già presidiati. Non a caso è anche di quelle che sta crescendo maggiormente, in Italia e nel mondo. E sulla quale le compagnie, e non solo stanno scommettendo sempre di più basta dare un’occhiata ai dati della ricerca dell’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano. Ecco che cosa emerge.

Polizze parametriche, ecco l’innovativa sperimentazione su blockchain

Blockchain: i numeri del 2019

Il 2019 è stato l’anno della conferma dell’importanza della Blockchain. Grandi aziende hanno avviato progetti di innovazione; governi e istituzioni pubbliche hanno iniziato a investirci; le “big tech” hanno fatto il loro ingresso con Libra di Facebook e TON di Telegram, ma anche con le soluzioni “Blockchain as a Service” di Amazon, Microsoft e Alibaba. Nonostante la grande attenzione, però, le tecnologie non sono ancora pienamente mature e sono ancora poche le applicazioni concrete. Nel 2019, si contano 488 progetti Blockchain e Distributed Ledger avviati nel mondo (che portano a 1.045 quelli degli ultimi 4 anni), in crescita del 56% rispetto al 2018. Ma di questi solo 158 sono implementativi (di cui appena 47 già operativi, il resto sono sperimentazioni o proof of concept), mentre ben 330 sono solo annunci. I progetti implementativi si concentrano nel settore finanziario (67), seguito da Pubbliche Amministrazioni (25), agro-alimentare (15) e logistica (11). Riguardano in particolare i pagamenti (44), la gestione documentale (42) e la supply chain (31). Nella maggioranza dei casi – il 65% – le aziende hanno creato nuove piattaforme, piuttosto che utilizzare quelle esistenti.

La Blockchain nel mondo: i numeri

Nel mondo, Stati Uniti, Corea del Sud e Cina sono i Paesi più attivi, rispettivamente con 53, 31 e 29 casi censiti. Ma in Europa, appena dopo il Regno Unito con i suoi 17 progetti, arriva l’Italia con 16, che evidenzia un buon fermento.

Lo scenario in Italia: un mercato da 30 milioni di euro

Gli investimenti in Blockchain e Distributed Ledger nella penisola nel 2019 hanno raggiunto 30 milioni di euro, ancora limitati ma in crescita del 100% rispetto al 2018. Nel nostro Paese oltre il 40% della spesa si concentra nella finanza e nelle assicurazioni, ma è molto attivo anche l’ambito supply chain e tracciabilità di prodotto (in particolare nell’agro-alimentare che, sommando i vari settori in cui è applicato, vale il 30% degli investimenti) e la Pubblica Amministrazione.

Ad ogni modo, in Italia, le imprese sono ancora lontane da una piena consapevolezza: solo il 37% delle grandi aziende e il 20% delle PMI conoscono le possibili applicazioni di Blockchain e Distributed Ledger, appena il 12% delle grandi e il 3% delle medio-piccole pensano che impatteranno sul proprio business nei prossimi cinque anni. E nelle applicazioni concrete siamo all’inizio: meno del 2% delle grandi aziende e dell’1% delle piccole-medie ad oggi ha già avviato dei progetti.

Nel 2019 le tecnologie Blockchain e Distributed Ledger si sono consolidate e oggi sono guardate con grande interesse da tutti: sviluppatori, startup, aziende, big tech, pubbliche amministrazioni, governi e istituzioni – afferma Valeria Portale, Co-Direttore dell’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger -. Sono cresciuti molti progetti avviati negli anni precedenti, sono state migliorate le prestazioni delle piattaforme, sono in arrivo importanti innovazioni tecnologiche come la ‘Proof of Stake’ di Ethereum 2.0. Sono entrati nuovi attori come Facebook e Telegram, si sono mosse le istituzioni pubbliche, si veda il caso dell’European Blockchain Service Infrastructure. Ma sono ancora poche le applicazioni delle aziende in tutto il mondo, perché il mercato fino ad oggi si è concentrato sulla realizzazione di nuove piattaforme che richiedono mesi o anni per passare al progetto operativo, piuttosto che sullo sviluppo di applicazioni e progetti”.

Che cosa aspettarsi nel 2020

“Per il pieno sviluppo delle tecnologie Blockchain e Distributed Ledger, in modo che possano davvero sbloccare l’‘Internet of Value’1, nel prossimo futuro è necessario innanzitutto chiarire il contesto regolamentale, che attualmente è frammentato e non uniforme – dice Francesco Bruschi, Co-Direttore dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger -. Si osserverà lo sviluppo e il consolidamento delle piattaforme, anche razionalizzando quelle esistenti e migliorandone l’interoperabilità. Infine, bisogna creare nuove applicazioni, focalizzandosi su quelle in grado di creare benefici concreti e reali. Nel 2020 ci attendiamo un ulteriore sviluppo in particolare nell’ambito della ‘finanza decentralizzata’, con prodotti finanziari realizzati tramite protocolli sicuri e trasparenti senza intermediari, nella ‘Self Sovereign Identity’, che consente di dare singoli individui strumenti di controllo dell’identità digitale, e di nuovi sistemi monetari, per cui forse potremo assistere alle prime valute digitali emesse da banche centrali”.

Blockchain: come può funzionare in 27 settori (comprese le assicurazioni)

Blockchain, barriere e benefici

Il basso numero di progetti operativi in Italia non è da imputare solamente a una mancanza di fiducia nelle tecnologie, ma anche alle scarse conoscenze, competenze e limitate risorse allocate per la gestione di progetti che richiedono alta complessità. Da un’indagine dell’Osservatorio su 75 grandi aziende italiane con qualche esperienza su queste tecnologie emerge che il 52% ha sviluppato una visione strategica, conoscendo la tecnologia e comprendendo la portata rivoluzionaria, ma solo il 9% ha già definito persone e risorse economiche. Il 45% ha attivato sperimentazioni o progetti operativi, mentre il 55% non ha ancora realizzato nulla: le principali barriere all’adozione riscontrate da chi non ha implementato progetti sono le difficoltà a individuare i benefici, sviluppare delle competenze e allocare risorse.

Viceversa, i principali benefici riscontrati dalle grandi aziende che hanno già progetti (34) sono il migliore rapporto con partner e fornitori per condividere informazioni (evidenziato dal 35%), la riduzione di frodi e manipolazione dati (29%) e una migliore riconciliazione di dati e pagamenti (29%). Poi vengono la maggiore fiducia verso partner e fornitori (26%), una maggior fiducia da parte dei clienti (26%) e l’automatizzazione dei processi (26%). Nell’avvio dei progetti di Blockchain e Distributed Ledger risulta fondamentale il ruolo del top management che spesso è principale promotore delle sperimentazioni (è così nel 69% dei casi). Le sperimentazioni però poi sono tendenzialmente portate avanti da unità di innovazione con il supporto dei sistemi informativi, con un ruolo importante del marketing.

Libra e TON

In questi anni sono proliferate le piattaforme, che per diventare più facilmente utilizzabili e migliorare alcuni punti di debolezza si stanno evolvendo. Nel contempo però si sono affacciate nuove realtà che possono rendere più semplice l’adozione delle criptovalute e delle soluzioni basate su Blockchain e Distributed Ledger tra il grande pubblico, per l’alto numero di utenti potenziali che possono coinvolgere e la facile user experience che si propongono di offrire. Nel 2020 verrà lanciata Libra di Facebook, moneta globale che punta a raggiungere gli “unbanked” e tutti i 2,4 miliardi di utenti del social network. Ed è in fase di finalizzazione il Telegram Open Network (TON) di Telegram, attraverso cui i 240 milioni utenti dell’app di messaggistica potranno scambiarsi valore. Su Libra e TON sarà possibile realizzare smart contract e dApp, abilitando l’utilizzo di token.

European Blockchain Service Infrastructure

Tra le attività delle istituzioni pubbliche, si segnala l’European Blockchain Service Infrastructure (EBSI), un’infrastruttura portata avanti da 28 Paesi UE per supportare molte applicazioni nella notarizzazione, nella gestione dei titoli di studio, nella “Self Sovereign Identity” (creare e controllare la propria identità in modo più flessibile, autonomo ed interoperabile) e nella condivisione affidabile di dati. La possibilità di utilizzare un’infrastruttura a livello europeo con standard ben definiti potrà accelerare la diffusione di tecnologie Blockchain e Distributed Ledger, favorendo la nascita di ulteriori use case da poter implementare.

L’articolo Blockchain in Italia, un mercato da 30 milioni di euro. Le scommesse dell’insurance proviene da InsuranceUp.


Deloitte: 4 trend per le Assicurazioni nel 2020

La trasformazione in atto nel mondo assicurativo non è solo digitale, sostiene Deloitte, anche se è decisamente importante.

A demanding future – The four trends that define insurance in 2020” è l’analisi di fine anno della multinazionale della consulenza Deloitte che attraverso interviste con oltre 200 dirigenti assicurativi C-suite in tutta l’area EMEA, ha potuto identificare e raccogliere in 4 quattro tendenze principali i punti chiave per il futuro di questa industria miliardaria, o per lo meno, di quelle Compagnie che intendano rimanere sulla breccia della crescita.

“Gli assicuratori devono concepire e offrire ai clienti prodotti e servizi che siano rilevanti per loro. – ha commentato Andy Masters, partner assicurativo di Deloitte – A differenza delle nuove start-up insurtech, gli assicuratori tradizionali hanno milioni di clienti e devono costruire proposte coinvolgenti e fidelizzanti”.

Ovvero, ciò che è stato fino a oggi il processo di digital transformation delle Compagnie forse non ha ancora centrato quel concetto di customer centricity di cui tanto si parla: in Italia, come abbiamo recentemente riportato, solo il 14% dei consumatori compra polizze online, ed è del solo 2% l’utilizzo di servizi come le micro-insurance o la gestione dei claim da mobile. Forse è una questione generazionale, forse serve un passaggio culturale anche da parte dei clienti, forse serve migliorare i servizi assicurativi a livello di proposte, facendosi aiutare dal digitale certamente, ma il punto è mettersi soprattutto d’impegno a capire ‘chi sono oggi i clienti assicurativi e cosa desiderano’.

Il primo dei 4 trend di Deloitte è appunto questo:

1 – Un nuovo mondo, nuovi clienti, nuove soluzioni

Le esigenze, le conoscenze e le aspettative dei clienti si sono ampliate in modo esponenziale nell’ultimo decennio. Come possono gli assicuratori adattarsi alle loro esigenze?

I clienti sono la forza dirompente nel settore assicurativo. In un’epoca di immediatezza, di continui cambiamenti e di scelte schiaccianti in cui la fedeltà non è più un dato di fatto, il settore deve estendersi oltre i suoi prodotti e servizi principali se vuole mantenere la sua base clienti. Deve innovare radicalmente e cambiare approccio.

2 – Un nuovo approccio per crescere

Deloitte dice che la crescita del business per una Compagnia assicurativa verrà da un cambio di approccio, che dovrà trasformarsi da meramente protettivo in preventivo e protettivo, con una gamma di nuovi servizi e prodotti, nuovi modelli di business e una maggiore attenzione alla prevenzione.

Ma come può una Compagnia innovare velocemente i propri servizi e prodotti? Deloitte indica la strada delle startup.

3 – Tutti convocati al tavolo delle trattative

In un ambiente altamente competitivo, le aziende esistenti non possono più fare affidamento sulla crescita organica o sull’innovazione interna. Largo dunque a fusioni e acquisizioni, equity partnership e collaborazioni, i vincitori saranno quelli che potranno stringere alleanze con start-up innovative, allearsi con InsurTech e consolidarsi con i loro concorrenti. Un’industria in rapida evoluzione richiederà capacità di fare affari senza precedenti.

L’attenzione alle startup sarà necessaria anche per il quarto e ultimo trend proposto da Deloitte: l’implementazione di nuove tecnologie. “L’attività di M&A sarà incentrata sui mercati chiave e sui prodotti, ma sarà anche utilizzata, attraverso acquisizioni o partnership, per accedere a tecnologie che consentono miglioramenti all’interno del settore. – afferma Ian Sparshott, partner assicurativo di Deloitte – Ciò potrebbe comprendere la distribuzione, nuovi prodotti, capacità di sottoscrizione o miglioramenti del processo di liquidazione dei sinistri. Tuttavia, il successo dell’integrazione dei nuovi attivi acquisiti sarà fondamentale per determinare il successo di questa strategia”.

4 – Digital disruption: dalla teoria alla pratica

I cambiamenti tecnologici sono un dato di fatto. Ma saperlo e intervenire di conseguenza sono cose molto diverse. Come possono gli assicuratori utilizzare a loro vantaggio tecnologie come gli analytics, la blockchain e il cloud? Le compagnie di assicurazione devono essere in grado di utilizzare la tecnologia giusta per lo scopo giusto o rischiano di rimanere indietro.

Secondo Deloitte, gli assicuratori sono troppo ottimisti circa i progressi dell’industria nell’adozione e nell’uso delle tecnologie, in realtà si trova in ritardo rispetto a molti altri settori. Le compagnie non sono prorpiamente consapevoli della disruption tecnologica su larga scala che sta per abbattersi su di loro, e tra coloro che la cavalcheranno ci sono i giganti della tecnologia che stanno già entrando in altri spazi fortemente regolamentati, come le banche, e hanno una capacità di analisi dei clienti senza precedenti che permetterà loro di creare modelli assicurativi facili da comprendere, flessibili e incentrati sul cliente.

L’articolo Deloitte: 4 trend per le Assicurazioni nel 2020 proviene da InsuranceUp.


Deloitte: 4 trend per le Assicurazioni nel 2020

La trasformazione in atto nel mondo assicurativo non è solo digitale, sostiene Deloitte, anche se è decisamente importante.

A demanding future – The four trends that define insurance in 2020” è l’analisi di fine anno della multinazionale della consulenza Deloitte che attraverso interviste con oltre 200 dirigenti assicurativi C-suite in tutta l’area EMEA, ha potuto identificare e raccogliere in 4 quattro tendenze principali i punti chiave per il futuro di questa industria miliardaria, o per lo meno, di quelle Compagnie che intendano rimanere sulla breccia della crescita.

“Gli assicuratori devono concepire e offrire ai clienti prodotti e servizi che siano rilevanti per loro. – ha commentato Andy Masters, partner assicurativo di Deloitte – A differenza delle nuove start-up insurtech, gli assicuratori tradizionali hanno milioni di clienti e devono costruire proposte coinvolgenti e fidelizzanti”.

Ovvero, ciò che è stato fino a oggi il processo di digital transformation delle Compagnie forse non ha ancora centrato quel concetto di customer centricity di cui tanto si parla: in Italia, come abbiamo recentemente riportato, solo il 14% dei consumatori compra polizze online, ed è del solo 2% l’utilizzo di servizi come le micro-insurance o la gestione dei claim da mobile. Forse è una questione generazionale, forse serve un passaggio culturale anche da parte dei clienti, forse serve migliorare i servizi assicurativi a livello di proposte, facendosi aiutare dal digitale certamente, ma il punto è mettersi soprattutto d’impegno a capire ‘chi sono oggi i clienti assicurativi e cosa desiderano’.

Il primo dei 4 trend di Deloitte è appunto questo:

1 – Un nuovo mondo, nuovi clienti, nuove soluzioni

Le esigenze, le conoscenze e le aspettative dei clienti si sono ampliate in modo esponenziale nell’ultimo decennio. Come possono gli assicuratori adattarsi alle loro esigenze?

I clienti sono la forza dirompente nel settore assicurativo. In un’epoca di immediatezza, di continui cambiamenti e di scelte schiaccianti in cui la fedeltà non è più un dato di fatto, il settore deve estendersi oltre i suoi prodotti e servizi principali se vuole mantenere la sua base clienti. Deve innovare radicalmente e cambiare approccio.

2 – Un nuovo approccio per crescere

Deloitte dice che la crescita del business per una Compagnia assicurativa verrà da un cambio di approccio, che dovrà trasformarsi da meramente protettivo in preventivo e protettivo, con una gamma di nuovi servizi e prodotti, nuovi modelli di business e una maggiore attenzione alla prevenzione.

Ma come può una Compagnia innovare velocemente i propri servizi e prodotti? Deloitte indica la strada delle startup.

3 – Tutti convocati al tavolo delle trattative

In un ambiente altamente competitivo, le aziende esistenti non possono più fare affidamento sulla crescita organica o sull’innovazione interna. Largo dunque a fusioni e acquisizioni, equity partnership e collaborazioni, i vincitori saranno quelli che potranno stringere alleanze con start-up innovative, allearsi con InsurTech e consolidarsi con i loro concorrenti. Un’industria in rapida evoluzione richiederà capacità di fare affari senza precedenti.

L’attenzione alle startup sarà necessaria anche per il quarto e ultimo trend proposto da Deloitte: l’implementazione di nuove tecnologie. “L’attività di M&A sarà incentrata sui mercati chiave e sui prodotti, ma sarà anche utilizzata, attraverso acquisizioni o partnership, per accedere a tecnologie che consentono miglioramenti all’interno del settore. – afferma Ian Sparshott, partner assicurativo di Deloitte – Ciò potrebbe comprendere la distribuzione, nuovi prodotti, capacità di sottoscrizione o miglioramenti del processo di liquidazione dei sinistri. Tuttavia, il successo dell’integrazione dei nuovi attivi acquisiti sarà fondamentale per determinare il successo di questa strategia”.

4 – Digital disruption: dalla teoria alla pratica

I cambiamenti tecnologici sono un dato di fatto. Ma saperlo e intervenire di conseguenza sono cose molto diverse. Come possono gli assicuratori utilizzare a loro vantaggio tecnologie come gli analytics, la blockchain e il cloud? Le compagnie di assicurazione devono essere in grado di utilizzare la tecnologia giusta per lo scopo giusto o rischiano di rimanere indietro.

Secondo Deloitte, gli assicuratori sono troppo ottimisti circa i progressi dell’industria nell’adozione e nell’uso delle tecnologie, in realtà si trova in ritardo rispetto a molti altri settori. Le compagnie non sono prorpiamente consapevoli della disruption tecnologica su larga scala che sta per abbattersi su di loro, e tra coloro che la cavalcheranno ci sono i giganti della tecnologia che stanno già entrando in altri spazi fortemente regolamentati, come le banche, e hanno una capacità di analisi dei clienti senza precedenti che permetterà loro di creare modelli assicurativi facili da comprendere, flessibili e incentrati sul cliente.

L’articolo Deloitte: 4 trend per le Assicurazioni nel 2020 proviene da InsuranceUp.