La digi-intermediation e il futuro ibrido delle assicurazioni

Nello stesso momento in cui ci spingeva verso la dimensione digitale l’emergenza sanitaria ci ha mostrato la potenza, e la necessità, delle relazioni fisiche. Nella scuola, nel lavoro, nell’intrattenimento.. Dopo il 2020 gli scenari e i modelli full digital sono improbabili così come però diventano insostenibili  quelli che non riescono ancora ad accogliere e integrare le tecnologie digitali nei processi e nei prodotti, per quanto fisici possano essere.

Nel mondo dei servizi, e di quelli finanziari in particolare, la pandemia ha accelerato l’offerta digitale, ormai lo sappiamo. È stato uno strappo che non prevede un ritorno a come eravamo ma impone molte domande su come saremo. Sono diverse le parole usate per descrivere il mondo che verrà, da phygital a ibrido.

In ogni caso quel che conta è la produttiva convivenza di esperienze, canali e relazioni fisici e digitali in un flusso in cui è ancora più l’offerta che la domanda a fare la differenza fra online e offline. C’è una sola vita e c’è un solo cliente-utente-consumatore: è l’onlife definita qualche anno fa dal filosofo Luciano Floridi e drammaticamente esplosa con il Covid-19.

Per l’industria delle assicurazione c’è una grande opportunità per valorizzare competenze, capacità e professionalità di grade tradizione ma ancora poco propense all’ibridazione, soprattutto in alcuni snodi decisivi della filiera. Ma per coglierla ci sono ancora molte resistenze da vincere e qualche ostacolo da superare.

Più dell’80% dei contatti cliente-compagnie passa dai canali digitali su cui l’87% delle compagnie dichiara di voler investire, ricorda il World Insurance Report 2021 di Capgemini ed Efma, che nell’edizione post pandemia si concentra sulla filiera dell’insurance e sulla relazione con il cliente. Le assicurazioni, quindi, stanno investendo sul digitale ma circa il 70% considera questo canale poco produttivo: non fa vendere, insomma.

Qualcosa evidentemente ancora non torna. Ci sono valutazioni da fare sui target ma anche sui prodotti. Online è più dispoibile il cliente giovane ed è più facile vendere prodotti semplici, collegati a un’esigenza immediata, meno vincolanti nel tempo. È la frontiera dell’instant insurance in cui conta molto l’associazione con ecosistemi, che aiutano a individuare comunità e bisogni specifici, e in cui più accesa sarà la competizione di operatori extrasettore.

Nella nuova normalità la customer care è un’equazione in cui la cura diventa maiuscola, CARE, acronimo di Convenience, Advice e REach, suggerisce il Wolrd Insurance Report. Per stabilire una relazione di successo con i clienti contano 1) la convenience/comodità del prodotto-servizio, 2) la capacità di consulenza, 3) l’efficacia della comunicazione. L’equazione si risolve solo con massicce iniezioni di tecnologia digitale che valorizzi il capitale di esperienza, competenze e credibilità della filiera assicurativa.

Una recente indagine dell’Italia Insurtech Association ha acceso i riflettori sul ritardo digitale degli intermediari assicurativi: sono il 90% degli addetti del settore ma l’80% non ha neanche un sito Internet. Evidentemente broker e agenti non sono in sintonia con un mercato in cui oltre l’80% delle interazioni con le compagnie assicurative passa da una canale digitale. Ma questo non significa che non abbiano un ruolo. Anzi rappresentano ancora la migliore soluzione della contraddizione sopra ricordata: hanno un’efficacia commerciale superiore ai canali digitali soprattutto per i prodotti finanziari complessi e ad alta valore aggiunto (per la compagnia e il cliente).

Dal World Insurance Report 2021 arriva però un’indicazione netta. Ogni competizione fra canali digitali e intermediari è ormai antistorica: le compagnie ne sono abbastanza consapevoli, fra broker e agenti probabilmente serve ancora una più forte presa di coscienza anche se i più lungimiranti chiedono già il supporto delle tecnologie per ridurre i costi e avere una maggiore capacità di personalizzare le offerte grazie alla data intelligence. Il futuro è dell’augmented broker, consulente fisico potenziato dall’intelligenza artificiale.

Siamo in marcia vero la Digi-intermediation, come la definiziscono gli analisti di Capgemini nel Report: l’intermediazione sostenuta dalle tecnologie digitale, un ambiente in cui muoversi senza soluzione di continuità fra canali digitali e touchpoint fisici. È un percorso che tutta l’industry assicurativa deve condividere perché è quello che porta alla Customer CARE, alla soddisfazione del cliente nella Nuova Normalità.

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Wide Group, il broker insurtech con una doppia anima

“L’assicurazione cos’è in fondo? E’ una promessa di pagamento in una situazione del piffero e quando stai vivendo una situazione di questo tipo hai bisogno di una persona al tuo fianco e non di una macchina. Hai paura, hai un forte stress, hai magari un lutto, una malattia grave.  Un imprenditore che è davanti al suo capannone che sta bruciando, non vuole parlare con un call center, vuole avere una persona che lo rassicura’.

Gerardo Di Francesco, fondatore e managing partner di Wide Group, ha passione per quello che fa e una visione delle tecnologie e dell’insurance molto precisa, a tratti controintuitiva rispetto al comune storytelling del mondo insurtech in cui il software si mangerà tutto, per citare un celebre venture capitalist.

Si mangerà, per esempio, il lavoro dei broker secondo molti, sostituendo il loro contributo con chatbot e vari tool di intelligenza artificiale capaci di automatizzare, e sterilizzare, alcuni processi dell’onboarding assicurativo, così come del claim management.

Non così la pensa Wide Group, che ha recentemente ottenuto il riconoscimento come ‘Broker più innovativo” agli Insurtech Awards 2020,  e ha una sua idea in proposito, idea che si è tradotta in tecnologia per il mondo degli intermediari assicurativi e in un particolare modello di business.

“Wide è una insurtech nata a ottobre 2016, fondata da me, Gianluca Melani e Matteo Barbini – racconta Gerardo Di Francesco – ed  è nata concentrandosi sulla digital trasformation dell’intermediazione assicurativa. Fa analisi di processo, applica una tecnologia che viene chiamata RPA – robotic process automation – e un linguaggio di programmazione chiamato Ruby on Rails per automatizzare il lavoro del broker. La nostra infrastruttura è completamente in cloud. Tutto il software lo sviluppiamo noi, internamente, non esternalizziamo nessuna parte. Cerchiamo costantemente giovani talenti in Italia, li assumiamo, li formiamo, li facciamo crescere al nostro interno perché il controllo sulla nostra tecnologia è per noi fondamentale, è in continuo sviluppo e aggiornamento, per cui abbiamo rilasci quotidiani. Adesso ci stiamo concentrando molto con le attività di R&D su UX e customer journey, stiamo applicando metodologie scientifiche alla User Experience per migliorarla ulteriormente e stiamo anche lavorando molto su tutti i temi di connessione con l’ecosistema, con altri player, con tutte le tecnologie che riusciamo a mettere a terra, per favorire il dialogo machine2machine”.

Questa è l’anima ‘tech’ di Wide Group, che è naturalmente sinergica al modello di business.

“Siamo una società b2b2c che cresce prevalentemente tramite aggregazione, cioè ai broker più piccolini noi proponiamo  un pacchetto tecnologico chiavi in mano e di entrare nel network di Wide Group, da ottobre 2016 sono entrati tanti, tanti colleghi. Noi abbiamo iniziato senza finanziamenti esterni, non abbiamo preso soldi da nessuno, banche o investitori, e in 4 anni siamo arrivati a 100mln di euro di raccolta premi, che corrispondono a circa 60mila contratti. Siamo stati fortunati ma anche bravi, penso che possiamo considerarci tra le insurtech italiane di maggior successo a livello di kpi numerici”.

Nel nostro Paese l’ecosistema insurtech è ancora piuttosto piccolo e poco competitivo, l’Osservatorio Fintech e Insurtech del PoliMi,  ha contato circa 35 startup, e di queste la fetta maggiore va appunto in ambito distribution. Società che scommettono soprattutto nella crescita dell’online nei prossimi anni, considerato che attualmente la vendita di polizze online rappresenta circa l’1% del totale.

“Il nostro punto di partenza è stato diverso – dice ancora Di Francesco – Quanti intermediari ci sono in Italia? Sono ben 200mila, è un numero enorme, è la rete commerciale più forte del mondo. E allora, aiutiamoli questi intermediari, queste 200mila persone, ad abbracciare la digitalizzazione, perché i loro clienti abbracceranno la digitalizzazione in un periodo un po’ più lungo. Quando io ho fondato Wide avevo 31 anni e ho fatto questa considerazione: forse nei prossimi 10, 20 anni la sottoscrizione di polizze online può arrivare al 30%, crescerà lentamente questa percentuale. Io non sono certo che potrò vedere questo scenario assicurativo durante il mio lifetime come imprenditore. Ho scelto un’altra strada, ho preferito essere un po’ più umile, meno glitterato, meno marketing, ma molto tecnico e di impatto, con dei kpi molto misurabili, e i numeri ci hanno dato ragione. Molte società insurtech che erano partite dalla distribuzione, dal b2c online, adesso stanno iniziando a lavorare con gli intermediari perché alla fine è quello che devono fare se vogliono vedere profitti e pagare stipendi”.

Ma c’è anche un altro motivo, in fondo, per cui Wide Group è una tech company con un’anima ‘human’ che ‘non fa licenziare broker’, ma semmai li supporta, ed è un motivo in un certo senso più ideologico, che di business.

“Ci sono dei tipi di messaggi, delle conversazioni, che non possono essere fatte da un computer, ma si svolgono tra persone in carne e ossa. Ci si parla, con un certo calore, guardandosi negli occhi. Nonostante il Covid, nonostante la nostra vita sia ormai sempre più digitale, ci sono esperienze che probabilmente non diventeranno mai completamente digital, o almeno non lo diventeranno per tanto tempo ancora, perché sono espressione della nostra umanità. Vita, morte, salute, i risparmi e i sacrifici di tutta una vita, sono temi sui quali siamo tutti molto sensibili. La tecnologia non deve toglierci queste sensibilità, deve aiutarci a gestirle, essere qualcosa che facilita l’uomo, che lo solleva da determinati pesi e lo abilita in altri contesti.

Quando noi proponiamo tecnologia ai nostri broker è per liberare tempo, per permettere di fare un lavoro ad alto valore aggiunto, di fare consulenza professionale, customer service e tutto quello che serve con maggiore creatività, sfruttando il tempo diversamente, dedicandolo a ciò che è davvero importante”.

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Ivass, le prime misure adottate in relazione al Covid-19

I giganti assicurativi e tutta l’industria fino all’ultimo broker vivono un momento di alta tensione a seguito dell’emergenza coronavirus, che rischia di mettere un settore da sempre considerato tra i più ricchi al mondo in serie difficoltà. Da un lato il rischio di ingenti richieste risarcitorie, che in parte potrebbero essere contenute dalla dichiarazione ufficiale di pandemia, ma saranno globalmente molto elevate; dall’altro la perdite dovute alle ripercussioni sui mercati azionari, in particolare all’ampliamento dello spread che non fa bene alle assicurazioni che hanno tipicamente grandi partecipazioni in titoli di Stato. La situazione è complicata e in continua evolutzione, pertanto anche le organizzazioni di questa industria sono caute nell’affrontare il momento e si distinguono in questo momento per un atteggiamento di prudenza, volto a tranquillizzare tutti gli stakeholder.

Nei giorni scorsi avevamo parlato di Ania, che ha attivato una sorta di task force in stretta collaborazione con l’IVASS e le proprie Associate, al fine di monitorare la situazione e di predisporre le misure idonee a garantire i servizi assicurativi, a tutelare i lavoratori e la rete agenziale; e abbiamo parlato con Anra che ci ha indicato come l’emergenza in atto porterà grandi cambiamenti anche nella cultura del rischio.

Anche l’Ivass è impegnato in un monitoraggio costante della situazione sotto un duplice ambito, quello del consumatore e quello delle imprese assicurative. “L’IVASS sta proseguendo il confronto con gli operatori del mercato assicurativo con l’obiettivo di contemperare le esigenze di tutela di cittadini, assicurati e danneggiati, con il corretto esercizio delle funzioni di vigilanza. Nei prossimi giorni sarà comunicata l’adozione di nuove misure.” riporta una nota stampa.

Le prime misure operative – qui il documento –  sono state rivolte proprio agli operatori del mercato e riguardano fondamentalmente un alleggerimento di determinate incombenze amministrative o una proroga adempimenti, che rispondono alle concrete esigenze e difficoltà riscontrate in questo momento nell’attività di imprese e intermediari.

Pochi punti,  piuttosto semplici, che rispecchiano lo stesso approccio cauto e flessibile (in attesa di sviluppi dell’emergenza)  adottato anche dal Governo italiano che nell’ultimo DL appena pubblicato ha previsto disposizioni per il settore assicurativo, stabilendo una estensione a 30 giorni del periodo di mora per le polizze auto e una proroga di ulteriori 60 giorni dei termini per la formulazione dell’offerta di indennizzo o della contestazione; e da Eiopa, l’autorità di vigilanza europea, che ha invitato le autorità nazionali ad adottare un approccio flessibile nei tempi di segnalazione e divulgazione delle attività di vigilanza relative al 2019. (Qui la nota integrale di Eiopa)

Tornando a Ivass, ecco cosa ha stabilito l’Istituto.

In relazione alla distribuzione assicurativa (Regolamento IVASS n. 40/2018)  e in deroga a quanto disposto dall’art. 90, comma 5, Ivass stabilisce che i test di verifica dei corsi di formazione professionale potranno essere effettuati a distanza, con le modalità previste dagli artt. 91, 92, 93 e 94;  inoltre, il termine per la trasmissione all’Istituto della Relazione sulle reti distributive (art. 46) è prorogato al 29 marzo 2020.

In relazione alla Home insurance (Regolamento IVASS n. 41/2010) è stato prorogato il termine per l’adozione obbligatoria da parte delle imprese delle c.d. aree internet riservate, originariamente fissato al 1° maggio, ora spostato al 1°luglio 2020; infine, in relazione ai Reclami (Regolamento IVASS n. 24/2008) il termine per la trasmissione all’Istituto della Relazione sui reclami e dei relativi documenti (art.9) è prorogato al 29 marzo 2020.

L’Istituto, che ha sospeso tutti gli eventi aperti al pubblico e ha deciso di ricorrere in misura significativa al lavoro delocalizzato (smart-working) per assicurare i servizi previsti dalla mission istituzionale, fa anche sapere che per agevolare il regolare svolgimento delle attività in favore del pubblico, si invitano gli utenti che ne avessero bisogno a ricorrere di preferenza ai canali telematici di comunicazione (sito web www.ivass.it e caselle di posta elettronica presenti nella pagina dei Contatti).

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Dati comportamentali, Concirrus dimostra che sono il migliore indicatore di rischio

La valutazione del rischio è oggi rivoluzionata dall’utilizzo di tecnologie Big Data e può permettersi di prendere in considerazione fattori poco utilizzati in passato e addirittura fattori emergenti in tempo reale.

La startup insurtech Concirrus ha sviluppato Quest, un software di intelligenza artificiale e machine learning, focalizzato sui mercati delle assicurazioni marittime e automobilistiche commerciali, che cerca, accede e interpreta grandi serie di dati industriali o provenienti da sensori (ad esempio, i movimenti di una flotta, le prestazioni di un motore o le condizioni meteorologiche),  combina tali dati con informazioni storiche sui sinistri per ricavare insight sui comportamenti correlati ai sinistri stessi.

‘Abbiamo dimostrato che i dati comportamentali sono un indicatore di rischio migliore rispetto alla demografia tradizionale. Ad ogni cliente abbiamo fornito insight e nuovi fattori di valutazione che semplicemente non esistevano prima e che hanno permesso un aumento dei profitti e delle sottoscrizioni,  la riduzione dei costi amministrativi” dice la società sul suo sito.

Nell’ultimo anno Concirrus ha triplicato la sua base di clienti, una traiettoria di crescita che la società spera di mantenere attraverso l’espansione internazionale e la diversificazione del business target attraverso il rafforzamento della piattaforma tecnologica, ambizioni che può coltivare grazie anche alla recente (e non unica) raccolta di capitali, tra le più alte realizzate da una insurtech europea.

Andrew Yeoman, CEO di Concirrus, afferma in una nota stampa: “Secondo Willis Towers Watson, l’investimento in società insurtech ha raggiunto il massimo storico nel 2019 e quest’anno sarà molto caratterizzato da aziende in grado di sfondare. Questa iniezione di investimenti ci fornisce la base finanziaria per diventare i migliori nel nostro settore. Ci porta inoltre alla prossima fase di crescita che ci permetterà di internazionalizzarci, di ampliare la forza della nostra offerta di prodotti e di diversificare le nostre attività su più linee di business”.

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Robert Whitby-Smith, Partner di AlbionVC, il suo principale investitore sottolinea la qualità tecnologica della società: “Concirrus si è affermata come leader di categoria nell’applicazione dell’analisi predittiva che alimenta una piattaforma di sottoscrizione comportamentale, e sta fornendo all’ecosistema globale (inclusi proprietari di immobili, broker, assicuratori e investitori) le informazioni e gli strumenti per trasformare un aspetto fondamentale del loro business – il modo in cui comprendono, valutano e gestiscono il rischio. Crediamo che Concirrus, guidata da Andrew, sia pronta a diventare una significativa società di software globale”.

Concirrus è stata inserita dalla società di consulenza britannica Oxbow Partners tra le 25 InsurTech con il maggior potenziale di crescita al mondo, sulla base del potenziale impatto sul mercato assicurativo e la scalabilità del progetto. (Qui puoi leggere il report in versione completa).

La crescita della società nel 2019 e l’importante finanziamento ‘guadagnato’ in questo primo trimestre 2020, confermano che si tratti di una tech company dal grande potenziale, grazie alla sua capacità di fornire all’industria del ‘rischio’ uno strumento capace di trasformare sia i dati di nuova raccolta che quelli storici in un patrimonio con cui realizzare nuovi modelli di business.

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PolicyGenius, perché il broker online data-driven ha conquistato altri 100 milioni di dollari

Ci sono startup destinate a crescere non tanto perché il loro prodotto sia particolarmente originale, ma perché hanno saputo mettere al centro il cliente rispondendo alle sue esigenze in maniera precisa, rapida e puntuale. È il caso di PolicyGenius, startup dell’insurance US che opera come broker online data-driven e che, dalla sua fondazione, sta raccogliendo finanziamenti da milioni di dollari. L’ultimo, il più recente, un round di serie D da 100 milioni al quale hanno partecipato KKR & Co, Axa SA, Massachusetts Mutual Life Insurance Co. e Transamerica.

PolicyGenius, il broker online fondato dagli ex analisti di McKinsey

La startup con sede a New York è stata fondata da due ex analisti di McKinsey esperti di assicurazioni. Come abbiamo già raccontato in questo articolo, la società unisce fattore umano e tecnologia innovativa: opera come broker, assistita da una forte tecnologia che ha sviluppato per l’analisi dei dati e che permette all’utente di scoprire con pochi passaggi di cosa ha bisogno (con l’Insurance CheckUp), quali sono le offerte delle diverse compagnie, quale può essere la migliore soluzione e procedere direttamente all’acquisto.

Dunque, mettendo il cliente al centro e rispondendo alle sue esigenze. Non a caso, il rating della piattaforma, cioè la soddisfazione da parte degli utenti è, dice la società, pari al 9.1 per cento. E su questo modo di lavorare ha costruito il suo business.

PolicyGenius, la startup US che ha raccolto finanziamenti per 21 milioni di dollari

PolicyGenius è diverso dagli altri siti assicurativi: ecco perché

In che modo PolicyGenius differisce da altri siti assicurativi? Eccone tre.

  1. Lavora con agenti reali – Molti siti di assicurazione sulla vita presenti sul web sono di proprietà di aziende leader che vendono le informazioni della clientela ad altre agenzie assicurative attraverso un processo chiamato “ping tree”, che consiste nel raccogliere e vendere dati a terzi. PolicyGenius invece lavora direttamente e personalmente con la clientela, aiutando i consumatori ad acquistare un’assicurazione sulla vita.
  1. Esperienza utente – PolicyGenius ha studiato la propria esperienza utente per essere tra le migliori del settore: il sito è esteticamente bello, coinvolgente e innovativo. E dispone di un calcolatore di copertura assicurativa e di altre tecnologie dall’utilizzo intuitivo.
  2. Il processo si può completare completamente online – PolicyGenius fornisce preventivi immediati e una procedura completamente online: in cui non è necessario parlare con un agente, anche se è possibile se lo si desidera. E non viene effettuata alcuna pressione per l’acquisto, circostanza che consente al cliente di sentirsi a proprio agio e di prendersi il tempo necessario per riflettere e decidere.

Dai primi investimenti ai cento milioni di dollari

Fin dalla sua fondazione, PolicyGenius ha raccolto milioni di investimenti. Il primo round, 5,3 milioni a un anno dalla nascita della startup, l’ultimo da 100 milioni solo qualche settimana fa.

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Secondo quanto riferisce Bloomberg, la società ha un fatturato annuo di 60 milioni di dollari, che è 10 volte superiore rispetto al 2017, anno in cui ha chiuso l’ennesimo round di raccolta fondi. I capitali raccolti verranno utilizzati per assumere personale e sviluppare nuovi prodotti. Obiettivi che la società sta perseguendo anche grazie all’apertura di una nuova sede a Durham, nella Carolina del Nord.

L’obiettivo di PolicyGenius: più trasparenza nel settore assicurativo

Come abbiamo già specificato in questo articolo, l’obiettivo di PolicyGenius è portare “più trasparenza nel settore assicurativo, per consentire ai consumatori di prendere le decisioni giuste per le loro esigenze”, ha detto Jennifer Fitzgerald, co-fondatore e CEO di PolicyGenius in una nota ufficiale. “Milioni di americani non sono per niente agevolati dal modello di distribuzione assicurativo corrente, ed è questo che stiamo cambiando. Rimettendo il potere nelle mani del consumatore, dandogli strumenti per poter decidere in modo intelligente, informazioni imparziali e le quotazioni più accurate del settore”.

“Internet ha rivoluzionato una serie di settori, ma la maggior parte dei consumatori ancora acquista l’assicurazione nello stesso modo dei loro nonni”, ha dichiarato Steve Case, fondatore e Partner di Revolution Ventures. “PolicyGenius sta usando strumenti e dati on-line per dare alle persone maggiori possibilità di scelta, di controllo e di convenienza per affrontare un’importante decisione di vita”.

 

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Bright Health, l’insurtech che ha raccolto più di un miliardo di dollari

Che fosse una delle startup destinate a lasciare il segno nella storia dell’insurtech era chiaro già qualche anno fa. Nel 2018 Bright Health, insurtech per la salute, era stata valutata quasi un miliardo di dollari. Era una delle realtà del settore più finanziate di sempre, faceva gola ai finanziatori e, a distanza di due anni, la startup continua a crescere. Con un nuovo finanziamento di 635 milioni di dollari che portano il totale del capitale raccolto a più di un miliardo di dollari.

Insurtech, la vera gara è scoprire il “valore intrappolato”

Bright Health, l’insurtech per la salute

Bright Health, startup insurtech che ha sede a Minneapolis, offre polizze sanitarie accessibili (anche come costi) a singoli e famiglie ed è autorizzata dallo Stato per i Medicare Advantage healthcare plans (assicurazioni sanitarie particolari per gli over 65) in diversi stati, Alabama, Arizona, Colorado, New York City, Ohio e Tennessee.

La storia della startup, una delle più finanziate

Co-fondata a Minneapolis da un veterano del settore assicurativo, l’ex amministratore delegato di una compagnia piuttosto grande come United Healthcare, e altri due manager del settore sanitario, Bright Health si impone nel panorama US delle insurtech già nel 2016, quando ottiene un primo finanziamento di 80 milioni. La società nasce customer centric, grazie all’uso dei big data. E fa leva sull’esperienza del cliente, offrendogli servizi sanitari attraverso un’app. Ecco la sua storia.

80 milioni di dollari per Bright Health, la startup che vende polizze personalizzate

I numeri della crescita di Bright Health

Prima dell’ultimo finanziamento da 635 milioni di dollari, nel 2018 Bright Health ha chiuso un round di investimento proveniente dal mondo del venture capital americano da 200 milioni di dollari. Che segue altri 160 milioni raccolti nel 2017 e 80 nel 2016. Il finanziamento di 200 milioni, quello del 2018, portava la valutazione della startup a 950 milioni di dollari (quasi un unicorno), più del doppio rispetto alla valutazione di 400 milioni di dollari relativa al precedente round d’investimento da 160 milioni di dollari. Valutazione che ora è destinata a salire.

Più di 1 miliardo di dollari di finanziamenti

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Di recente, infatti, ai corposi investimenti già ottenuti, si è aggiunto il round di serie D da 635 milioni di dollari che portano gli investimenti complessivi a oltre un miliardo di dollari. Il round è stato condotto dalla società di venture capital NEA (New Enterprise Associates), insieme a Bessemer Venture Partners, Cross Creek Advisors, Declaration Partners, Flare Capital Partners, Greenspring Associates, Meritech Capital, Redpoint Ventures e Town Hall Ventures.

I nuovi fondi saranno utilizzati per l’espansione internazionale e diversificare l’offerta dei prodotti.

Bright Health, i punti di forza che piacciono agli investitori

Ma come ha fatto una insurtech del settore health a crescere in così poco tempo? Bright Health ha almeno 5 punti di forza che fanno gola agli investitori:

  1. IL TEAM: l’azienda è stata fondata da tre non più giovanissimi signori con alcuni decenni di esperienza manageriale di vertice in ambito assicurativo;
  2. LA TECNOLOGIA: Bright Health è data-driven, la sua missione è migliorare la customer experience delle persone rispetto all’intera esperienza sanitaria, facendo leva sui dati e sul digitale nel suo complesso;
  3. IL MODELLO DI BUSINESS: la startup non si sostituisce ai broker ma collabora con loro;
  4. LA CRESCITA: continua sovraperformance dell’azienda, elevati tassi di rinnovo nei mercati esistenti, significativa pipeline di partner;
  5. I PIANI DI SVILUPPO: secondo i cofounder, esiste una straordinaria prospettiva di crescita e un enorme desiderio dei provider sanitari di avvicinarsi al consumatore attraverso Bright

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L’insurtech per la salute Bright Health valutata quasi un miliardo di dollari

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Social insurance, la startup Axieme conquista investitori con il crowdfunding

Axieme è un intermediario assicurativo, un broker quindi che collabora con le Compagnie, per le quali rappresenta un nuovo canale distributivo nativamente digitale, pensato per un pubblico Millennials. Adotta un modello di business molto innovativo figlio della trasformazione digitale: la social insurance.

Si rivolge infatti ai consumatori finali con una piattaforma attraverso la quale si formano gruppi di persone accomunati da una stessa esigenza assicurativa e che stipulano insieme una polizza, ottenendo risparmi e addirittura ottenendo un give back se non ci sono stati sinistri. Il gruppo condivide la probabilità che accadano sinistri ai suoi membri e controlla in modo trasparente il risparmio maturato in tempo reale, ottenendo quindi una ricompensa ed evitando le frodi.

Recentemente Axieme , di cui avevamo già parlato qui, ha lanciato la sua campagna di equity crowdfunding sulla piattaforma 200crowd, ottenendo immediatamente un grande riscontro: partita con un obiettivo minimo di raccolta di 150.000€, lo ha raggiunto in soli 10 giorni. E dopo aver puntato al secondo obiettivo di 350.000€, ha raggiunto anch’esso dopo 3 settimane dal lancio, con la conseguenza che ha rilanciato ulteriormente verso il suo obiettivo massimo di 500.000€. A chiusura campagna, ora in corso di validazione è arrivata a 505mila euro.

“Un risultato eccezionale – ha affermato Edoardo Monaco, CEO di Axieme – per il quale abbiamo lavorato duramente ma che non ci saremmo mai aspettati di raggiungere in così poco tempo. Questo dimostra che il mercato è pronto per un’idea rivoluzionaria, e anche gli investitori se ne stanno accorgendo. Gli investimenti arrivano persino da oltreoceano, tra gli investitori infatti , compare (dice la società)  anche un Business Angel dalla Silicon Valley con un importante track-record in startup di successo.

“Questo investimento – continua Edoardo – apre Axieme a nuovi scenari che le permetteranno di accelerare la propria crescita. Il recente lancio di Axieme Business, servizio insurtech dedicato alle aziende e l’ingresso in società di Massimo Michaud, ex CEO di Axa Assicurazioni e Allianz, sono solo alcune delle novità che contribuiranno, ne siamo certi, alla crescita esponenziale della startup.

La startup ha anche annunciato di essere recentemente stata ammessa al bando Smart & Start di Invitalia rivolto alle migliori startup innovative d’Italia, che porteranno nelle casse della società ulteriori 508.420€, (finanziamento a tasso zero e della durata di 8 anni + 2 di preammortamento),  permetterà di potenziare ulteriormente il capitale raccolto in equity, contribuendo a valorizzare ulteriormente la quota degli investitori nella campagna di crowdfunding.

Complessivamente, tra il nuovo obiettivo di raccolta con il crowdfunding e il prestito Smart&Start, la società mette assieme circa un milione di nuove risorse che le permettono di allargare il team, investire sullo sviluppo tecnologico della piattaforma e certamente rafforzare le operazioni di marketing.

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Hippo, la società insurtech US delle polizze casa, diventa un unicorno

E’ nata in California dall’iniziativa di due imprenditori seriali di orgini israeliane e sta rivoluzionando il mercato delle polizze casa, rivolgendosi con le sue proposte ai consumatori finali. Il suo modello di business, basato su un uso di diverse tecnologie integrate, le ha permesso di conquistare grossi finanziatori lungo il suo percorso e recentemente di chiudere un round da 100 milioni di dollari, che hanno portato la sua valutazione a oltre miliardo, accreditandola nel Club degli unicorni (società innovative valutate oltre il miliardo di dollari) che include già realtà come Clover, Lemonade, Zenefits, Oscar Health, Root Insurance.

Cosa fa Hippo

Sensori collegati a Internet, immagini satellitari, automazione, big data: Hippo ha sviluppato un sistema di tecnologie integrate per offrire ai proprietari di case polizze assicurative migliori (e idealmente più economiche). L’azienda facilita il processo di sottoscrizione dei potenziali clienti compilando automaticamente le risposte ai questionari utilizzando open data pubblici. Tiene sotto controllo le estensioni delle proprietà dei clienti, come nuove piscine o ponti, utilizzando la fotografia aerea. E, in collaborazione con Comcast, che è anche uno dei suoi investitori, mette a disposizione gratuitamente kit di sensori collegati a Internet per aiutare i clienti a prevenire i danni causati da inondazioni, incendi, intrusioni e altri disastri.

Consente ai proprietari di ottenere un preventivo in 60 secondi, acquistare online velocemente e a costi contenuti un’assicurazione sulla casa e ottenere una polizza smart home, che  include la protezione di beni come elettrodomestici, elettronica di consumo, computer e altre attrezzature di uffici domestici.
Oltre ai suoi partner diretti dell’industria assicurativa, Hippo ha costruito una vasta rete di distribuzione di partner, tra cui costruttori di case come Lennar, finanziatori come Better.com, assicuratori proprietari di case come First American Property & Casualty Insurance Company e marchi chiave all’interno della Connected Home come Xfinity.

Con la sua formula assicurativa (che segue il concetto della preventive insurance), e la nuova iniziezione di capitali, è pronta a coprire l’80% del mercato statunitense dei proprietari di immobili.

“Abbiamo lanciato Hippo per trasformare l’ormai superato e spesso frustrante rapporto che le persone hanno con la loro assicurazione casa, rendendolo più accessibile, moderno, e che offre sempre un valore aggiunto”, ha detto Assaf Wand, co-fondatore e CEO di Hippo, in una nota stampa. “Non solo oltre il 60% dei proprietari di case statunitensi è sottoassicurato, ma l’assicurazione tradizionale interagisce con loro solo in occasione di una richiesta di risarcimento. Stiamo fornendo polizze più complete e aiutando i clienti a prevenire i sinistri attraverso servizi di protezione, programmi e avvisi che salvaguardano la loro casa, il più grande bene personale di una famiglia”.

“Hippo è risultata essere una delle aziende a più alta crescita che abbiamo visto tra i suoi omologhi assicurativi e più in generale in ambito FinTech”, ha detto Noah Knauf, general partner di Bond, uno dei fondi d’investimento coinvolti. “Il team di Hippo è di livello mondiale e siamo entusiasti di collaborare con loro per costruire la compagnia assicurativa di nuova generazione”.

Al momento Hippo è in realtà un nuovo modello di broker assicurativo, le sue polizze sono sottoscritte da Topa Insurance, Spinnaker Insurance e Canopius Insurance, a loro volta riassicurate con colossi dell’industria.

Hippo, esempio vincente di startup smart home

Lo sviluppo del mercato smart home abbiamo spesso indicato come possa trovare slancio grazie al coinvolgimento dell’industria assicurativa, che utilizzando  dispositivi connessi e big data può oggi offrire nuovi servizi e nuove formule assicurative, più vicine al cliente sul fronte della prevenzione dei danni, prima ancora che sulla riparazione.

Hippo è un esempio vincente della nuova frontiera di digital home insurance, ‘proattiva, non reattiva’ come loro stessi affermano: con i dispositivi smart home, nel suo caso kit di sensori Comcast oltre a dispositivi di altri partner, permette ai proprietari di rendere la casa più sicura e prevenire danni; di ottenere copertura non solo per i danni più tradizionali, ma per quelli legati a un moderno lifestyle, ad esempio quelli relativi ad attrezzature da ufficio o i costi del ripristino di una linea telefonica/internet per chi lavora da casa; offre polizze anche contro rischi di catastrofi naturali come i terremoti, alluvioni, forti venti.

“L’adozione della smart home è alla base di un cambiamento necessario nell’assicurazione sulla casa”, ha detto Yuval Harry, capo delle partnership a Hippo Insurance, in una nota stampa . “Il nostro focus sulla preventive insurance si traduce nel permettere a a tutti i nostri clienti di proteggere meglio le loro case prima che il danno si verifichi e fornire loro le soluzioni domestiche smart che aiutano il raggiungimento di questo obiettivo è una delle nostre priorità.”

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Insurtech, Yolo rafforza la propria tecnologia con SAS

Polizze on-demand e personalizzate in base alle esigenze e al profilo del cliente in tempo reale: questo è quanto le tecnologie di intelligenza artificiale e machine learning oggi permettono, se opportunamente utilizzate dalle Compagnie e dai broker.

Ed è effettivamente il modello verso il quale le assicurazioni si evolvono, posto anche che, in una decina d’anni il passaggio ai canali digitali per la sottoscrizione delle polizze sarà totale.

Yolo, startup insurtech italiana di cui ci siamo diverse volte occupati che ha tra i suoi primi investitori anche Mansutti, nata per offrire servizi evoluti d’intermediazione assicurativa totalmente digitali, ha annunciato la partnership con SAS, tra le società più importanti al mondo in ambito big data analytics. La collaborazione sarà evidentemente di tipo tecnologico, e permetterà a Yolo di rafforzare la sua proposizione di valore in ambito assicurativo facendo leva sulle soluzioni e le competenze del colosso US, in particolare sul motore analitico di SAS, basato su intelligenza artificiale e machine learning.

‘I clienti dei servizi assicurativi chiedono soluzioni personalizzate e flessibili: Yolo è nata per rispondere a queste tendenze. Alla partnership con SAS attribuiamo un’importanza strategica: ci permetterà di migliorare le capacità di analisi, profilazione e offerta della piattaforma e affinare le nostre soluzioni. Puntiamo a migliorare la velocità di leggere e soddisfare i bisogni di clienti e consumatori digitali’, ha dichiarato Gianluca De Cobelli, Co-founder e CEO di Yolo Group.

Yolo e SAS metteranno a disposizione la propria piattaforma alle imprese partner (banche, retailer, telco e utilities) che possono così offrire servizi assicurativi on-demand integrando la propria offerta e conferendo un nuovo valore al prodotto assicurativo. Utilizzando le soluzioni generate dall’intelligenza artificiale e dal machine learning, le imprese hanno la possibilità di ampliare il set d’informazioni disponibili (informazioni personali, i dati socio-demografici, comportamentali e di prossimità) e avere un visione completa del cliente ponendo le premesse per migliorare up-selling, fidelizzazione e value proposition.

La piattaforma tecnologica frutto della collaborazione include: analytics & reporting (reporting evoluto sulle vendite e sulle performance degli strumenti di promozione, comunicazione e cross selling); insurance customer insight (visione completa sul comportamento del cliente attraverso la creazione di profili, target e cluster); up&cross selling machine (motore mirato alla veicolazione incrementale dell’offerta di prodotti in ottica up e cross selling); recommendation engine (per formulazione di offerte basate sul profilo del cliente e comportamenti geolocalizzati per la next best offer).

‘L’idea alla base di Yolo è altamente innovativa. Per questo abbiamo deciso d’intraprendere questo viaggio insieme che ridisegnerà i confini del mercato assicurativo. Le tecniche d’intelligenza artificiale e machine learning diventano il motore di questo cambio di paradigma, un cambiamento che sono certa porterà enormi benefici ai nuovi attori coinvolti e soprattutto ai consumatori finali rendendoli liberi di scegliere la copertura assicurativa migliore per ogni momento’, ha commentato Mirella Cerutti, Managing Director di SAS Italy.

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Il primo incubatore insurtech italiano, apre il Mansutti Innovation Center (galleria fotografica)

Nasce il MIC – Mansutti Innovation Center: 1060 metri quadri, 230 posti, destinati e concepiti per essere il primo incubatore insurtech italiano. MIC è il primo incubatore italiano di startup innovative nel mondo insurance e ad attivarlo, come si evince anche dal nome, è il broker assicurativo indipendente Mansutti, che ha dato vita al progetto nella sua sede storica di Milano, in via Fabio Filzi, investendo 2,5 milioni di euro.

Il laboratorio di innovazione già ospita realtà innovative in cui Mansutti è direttamente coinvolto: Wefox piattaforma Insurtech, di cui Mansutti è il founding partner per l’Italia; Yolo, la piattaforma italiana più evoluta e flessibile per creare e gestire l’offerta assicurativa on-demand, che vede Mansutti tra i principali azionisti, e Lunalabs, startup focalizzata sulla creazione di piattaforme assicurative personalizzate.

Tomaso Mansutti

“In linea con quella che è la nostra vocazione verso lo sviluppo di idee, progetti e soluzioni innovative sempre più smart, abbiamo creato l’incubatore convinti della sua utilità e funzionalità nella realizzazione di soluzioni capaci di rivoluzionare in modo concreto il mondo dei servizi assicurativi – commenta Tomaso Mansutti, AD di Mansutti S.p.A. – Ricercare soluzioni sempre nuove e all’avanguardia, investire in nuove realtà e in startup insurtech risultano essere alcuni degli obiettivi di lungo periodo che ci siamo posti come gruppo – continua Mansutti – Nei lavori di realizzazione del MIC, abbiamo immaginato una spazialità che consenta l’interazione e che abbia le sembianze di una rete, ovvero un sistema che contenga essenzialmente una serie infinita di collegamenti, dove la logica della connettività e della non sequenzialità diventino il carattere fondamentale ”.

Il MIC si suddivide in due spazi: il MIC Work, in cui le startup operano e sviluppano le loro attività di ricerca e business, un coworking al cui interno si trovano tecnologie d’avanguardia; ogni aspetto è curato con dettagli di design esclusivi: il sistema d’illuminazione, per esempio, ricrea artificialmente la luce del sole, gran parte degli oggetti d’arredo sono regolabili elettronicamente, la qualità dell’aria è controllata attraverso un apposito sistema di monitoraggio; e e il MIC Meeting, spazio dedicato a riunioni e conferenze che può ospitare fino a 172 persone.

Qui di seguito un’anteprima degli spazi del MIC.














incubatore insurtech








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