Pronta la sandbox insurtech per sperimentare i progetti di innovazione nelle assicurazioni

C’è una bella notizia per insurtech e compagnie d’assicurazioni in tutta Italia: nasce una sandbox regolamentare per il settore, un progetto realizzato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in collaborazione con l’Ivass, la Banca d’Italia e la CONSOB.

Come si legge sul sito ufficiale dell’Ivass, si tratta di “un ambiente controllato nel quale operatori tradizionali e del fintech / insurtech potranno testare prodotti e servizi tecnologicamente innovativi beneficiando di un regime semplificato transitorio, in costante dialogo e confronto con le Autorità di vigilanza.”

Dal 15 novembre 2021 al 15 gennaio 2022 sarà possibile presentare all’Ivass le richieste di ammissione.

Perché una sandbox regolamentare?

Quello della mancanza di regolamentazione adeguata è uno dei più grossi ostacoli per lo sviluppo del modello open insurance, e per la trasformazione digitale del settore assicurativo in generale. È per questo che l’iniziativa rappresenta un importante passo avanti per la digitalizzazione del settore in Italia.

Commenta Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di IIA e Founder di YOLO: “Secondo l’Italian Insurtech Association è una iniziativa UNICA per creare sperimentazione, metriche e nuove iniziative. Speriamo vivamente i progetti siano numerosi e di qualità”.

Come funziona la sandbox regolamentare per l’insurtech

La sandbox agisce come un ambiente controllato all’interno del quale sarà possibile testare prodotti e servizi tecnologicamente innovativi in ambito insurtech e fintech, beneficiando di un regime semplificato e transitorio.

L’Ivass utilizzarà la sandbox come banco di prova, per valutare i progetti insurtech e attuare gli interventi normativi necessari per agevolare lo sviluppo tecnologico e digitale del settore assicurativo riducendo i potenziali rischi.

Come sperimentare nella sandbox

Dal 15 novembre 2021 al 15 gennaio 2022, e in seguito in altre finestre temporali determinate dalle autorità, sarà possibile presentare richiesta d’ammissione tramite il modulo scaricabile in questa pagina.

Potranno partecipare attività “significativamente innovative”, in uno stato sufficientemente avanzato per la sperimentazione e sostenibili da un punto di vista economico e finanziario.

Qui i criteri per la valutazione stabiliti dall’Ivass.

L’articolo Pronta la sandbox insurtech per sperimentare i progetti di innovazione nelle assicurazioni proviene da InsuranceUp.


Competenze digitali nelle assicurazioni: due corsi dell’Italian Insurtech Association

Due percorsi formativi per sostenere le competenze digitali nel mondo delle assicurazioni: è la risposta di IIA – Italian Insurtech Associtation, al forte ritardo digitale che penalizza il settore.

Oggi, infatti, in Italia solo il 34% delle compagnie ha una struttura dedicata all’innovazione, contro il 77% in Europa e solo il 24% intermediari assicurativi (indagine IIA, EMF Group elipsLife) ritengono di avere un livello di business molto digitalizzato, mentre per il 52% il processo si trova in uno stato di avanzamento e per il 24% è solo alle fasi iniziali.

“Il Gap di competenze tecniche e digitali rappresenta uno dei principali limiti dell’Insurtech italiano – commenta Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di IIA “Per superarlo prevediamo per i prossimi 5 anni un fortissimo sforzo in termini di formazione, transfer di competenze tramite collaboratività e rinnovamento delle compagnie attraverso l’apertura alle nuove discipline del digitale. Il nostro impegno formativo è proprio quello di incoraggiare i professionisti a guidare l’evoluzione digitale nell’industria assicurativa. Per questo auspichiamo inoltre che gli investimenti in formazione per la digital transformation diventino massivi e invitiamo gli Amministratori Delegati, i CDA e i management ad affrontare questa esigenza nel più breve tempo possibile. Non basterà l’open innovation a creare un humus su cui far germogliare l’insurtech”.

Assicurazioni, il ritardo digitale in Italia

Secondo una survey realizzata da IIA, il grave gap in termini di competenze tecnologiche e digitali nel comparto assicurazioni è percepito dal 71% degli impiegati del settore, di cui il 53% che si dice molto preoccupato per questo divario che rischia di limitare la capacità del settore di sviluppare nuovi prodotti e servizi in linea con le esigenze di un consumatore sempre più digitale.

Il 39% ritiene di non essere in grado di usare al meglio strumenti tecnologici di base come la mail o strumenti operativi e il 65% non conosce il significato di tecnologie e soluzioni alla base della rivoluzione digitale in atto in qualsiasi settore: IoT, Blockchain, Machine learning.

Competenze digitali, il gap che frena il mercato assicurativo in Italia

Non solo: dalla ricerca EY realizzata in collaborazione con IIA sull’impatto dell’innovazione sull’organizzazione delle aziende assicurative emerge inoltre che il 43% dei professionisti del settore non sappia cosa siano le polizze on demand. Di fronte a questa consapevolezza di un mismatch di competenze rispetto alle esigenze del mercato, l’82% degli intervistati dall’indagine richiede nei prossimi 12 mesi più formazione e training proprio in ambito tecnologico e digitale.

Due iniziative per la formazione in competenze digitali per le assicurazioni

Per rispondere a questa esigenza, IIA, da sempre impegnata nel promuovere la formazione tecnica e la condivisione di best practice tecnologiche degli operatori del settore, ha aperto le iscrizioni per due nuovi percorsi formativi: il Master in Insurtech e il corso The Digital Reinvention of Insurance – The Future of Insurance Technology. Le due iniziative hanno l’obbiettivo di amplificare le competenze dei futuri professionisti del mondo assicurativo.

Il Master in Insurtech

In partenza il 1 novembre la seconda edizione del Master in Insurtech, organizzato da IIA con fintechjobs.today, la community che offre servizi di recruitment e formazione innovativi  e focalizzati sul mercato finanziario italiano.

Il Master ha l’obiettivo di fornire gli strumenti per comprendere e gestire le innovazioni digitali che stanno trasformando l’industria assicurativa. Il percorso avrà la durata di 6 settimane e sarà articolato in 5 moduli di studio. Per chi avrà superato l’80% della frequenza, verrà rilasciato un Executive Master Certificate.

Clicca qui per maggiori informazioni

The Digital Reinvention of Insurance

Il corso The Digital Reinvention of Insurance si rivolge agli executive, ai quali è stata affidata la responsabilità di guidare l’innovazione e la digital trasformation della propria azienda. Si tratta di 5 giornate, dal 18 al 22 ottobre, svolte in modalità live streaming, in lingua inglese e con la presenza di speaker delle principali compagnie assicurative, dell’ecosistema insurtech e di aziende tecnologiche della Silicon Valley, che porteranno la loro visione innovative del settore.

Al termine del corso verrà rilasciata una certificazione.

Clicca qui per maggiori informazioni

Mercato assicurativo, le nuove sfide

Tra le nuove sfide per il mercato assicurativo, emerge sempre più la nuova figura dell’assicuratore che deve avere competenze che sappiano fondere data science, intelligenza artificiale, ingegneria matematica. Nei prossimi 10 anni tutte le compagnie dovranno assumere e formare personale sulla base delle nuove professionalità emergenti, quali: Digital Trasformation Managers, IG Data Scientist; & Business Analyst, IA and Machine Learning Expert, Digital Project Manager, Cloud Architect, Growth Hacker, Scrum Master, UX Designer, Digital Marketing & Performance Leader, Digital Strategy Leaders, Business Process Automation Leaders, Cybersecurity Leaders, Robotics Engineers, Fintech Engineers e Digital Underwriters.

L’articolo Competenze digitali nelle assicurazioni: due corsi dell’Italian Insurtech Association proviene da InsuranceUp.


Digital Health 2020, la crescita e le startup

La digital health, o salute digitale è il punto d’incontro tra tecnologie digitali e il settore della salute personale, del benessere, dell’assistenza sanitaria. La digital health è telemedicina, ma è anche fascicolo sanitario elettronico, app salute, ricetta sanitaria elettronica, digital therapeutics,  IoT e dispositivi indossabili, robotica, ecc.

E’ un settore piuttosto ampio, che cerca di rispondere fondamentalmente a una mission: una sanità migliore, più accessibile per tutti, più efficiente, più intelligente.

La digital health e la sanità territoriale

La salute digitale fa rima con prevenzione, personalizzazione, sanità di prossimità, sanità territoriale.

Quest’ultima è quella che ha fatto acqua in Italia nell’emergenza Covid e che ci ha distinto per numero di morti da Paesi come la Germania, dove il supporto sanitario a domicilio è molto più diffuso, come dice l’Osservatorio delle Malattie Rare, che sottolinea: ‘Tra gli addetti ai lavori, ma anche nella consapevolezza collettiva, è ormai piuttosto chiaro che il problema di gestione sanitaria dell’emergenza COVID-19 non fosse tanto, o anzitutto, nella quantità di posti letto, quanto nella facoltà di ‘arrivare prima’ del ricovero, e semmai evitarlo. Facoltà che da anni si invoca con la formula della “sanità territoriale”, che altro non è che la possibilità di dialogo tempestivo e assistenza diretta. Semplice, a casa, addirittura a portata di smartphone o PC. Basta chiedere a Paesi europei come la Germania, dove il ‘mistero dei pochi morti’, a fronte di contagi vicini ai nostri, in realtà non c’è, perché trova risposta in un sistema personalizzato di supporto sanitario, anzitutto a domicilio“.

Sono anni che la digital health si va sviluppando in tutto il mondo e che molti esperti ci dicono che è il futuro della medicina e della sanità, ne avevamo parlato con Roberto Ascione fondatore di Healthware, ma con la pandemia ogni possibile remora culturale, comportamentale, organizzativa ha ceduto di fronte alla necessità di farvi ricorso, mostrando palesemente quanto gli strumenti tecnologici possano fare la differenza nella gestione sanitaria. Lo hanno capito i medici in primis.

Secondo un report di CompuGroup Medical (CGM) sulla risposta digitale in Italia all’emergenza Covid-19, oltre 4mila medici, farmacisti, dentisti, psicologi e altri operatori hanno utilizzato la piattaforma di teleconsulto Clickdoc, fornita gratuitamente durante l’emergenza per alimentare la relazione medico-paziente, salvaguardare la continuità assistenziale, con particolare riferimento alla cronicità. Quasi 5.300 farmacie hanno già aderito a ricettainfarmacia.it, sistema che, fornito anch’esso gratuitamente, permette al paziente l’invio della ricetta elettronica (NRE) direttamente alla sua farmacia, così da ridurre spostamenti e file e ricevere i medicinali anche a domicilio.

Questi sono solo una parte dello scenario ‘competitor’ tra le applicazioni di telemedicina che hanno registrato una straordinaria crescita nei mesi scorsi o che sono nate sull’onda dell’emergenza: l’ Instant Report COVID-19 n. 8 di ALTEMS (Università Cattolica) pubblicato lo scorso maggio, ha censito quasi 140 soluzioni di telemedicina, avviate dalla singole aziende sanitarie a partire dall’inizio di marzo, oltre i due terzi delle quali dedicate all’assistenza dei pazienti “non covid”. Vi sono poi diverse piattaforme ‘private’: PagineMediche.it (che a marzo in 10 giorni ha visto l’iscrizione di oltre mille medici alla piattaforma di videovisita), Miodottore.it, DaVinci Salute, Telemedicina del Centro medico Santagostino, Topdoctors, LiviConnect, Ultraspecialisti, ecc.

Come riporta la tabella precedente, l’universo digital health, comprende altro oltre alla telemedicina: è anche fascicolo sanitario elettronico, app salute, ricetta sanitaria elettronica, digital therapeutics,  IoT e dispositivi indossabili, robotica, ecc.

L’ecosistema digital health

A livello di player l’ecosistema comprende grandi aziende, start-up, istituzioni, investitori, il mondo dei medici, degli operatori sanitari e dei farmacisti, le strutture ospedaliere pubbliche e private, le RSA, i pazienti stessi e i caregiver, il mondo della formazione, delle università, della ricerca, ma anche quello delle assicurazioni. Il successo della digital health dipende da tutti questi elementi ed è un processo anche culturale, che mette la persona al centro e ha come obiettivo il miglioramento della salute individuale e del sistema sanitario.

Sul fronte del venture capital e delle startup, che tendono a dettare le tendenze di quello che chiamiamo ‘futuro’ , è opinioni degli esperti che nonostante un rallentamento generale degli investimenti dall’inizio dell’anno, causa coronavirus, nei prossimi mesi il settore sarà probabilmente più vivace proprio nei settori direttamente coinvolti nella lotta alla pandemia (i.e., settore dei dispositivi medici e biotecnologie) o in quelli che prevediamo possano influenzare la ripresa dell’economia mondiale nella fase post-Covid-19 , in primis la digital health.

Le startup in primo piano

Rock Health

Negli Stati Uniti, un nuovo report di Rock Health, ha evidenziato un’esplosione degli investimenti in digital health, dall’inizio della pandemia, con una raccolta di capitali che ha raggiunto i 5,4 miliardi di dollari (4,79 miliardi di euro) nei primi sei mesi del 2020 e i tagli delle operazioni aumentano. E’ recentissima la notizia dell’investimento pari a 200 milioni di dollari nella startup RO, una piattaforma digitale per la salute che si prende cura del paziente dalla diagnosi alla delivery della cura e all’assistenza. Il suo Ceo CEO Zachariah Reitano ha espresso un concetto molto importante a Crunchbase.

“Pensiamo che l’assistenza sanitaria digitale sia qui per restare”, ha detto Reitano. “Anche se non tutte le problematiche sanitarie sono adatte per l’assistenza a distanza, pensiamo di essere nel bel mezzo di un massiccio cambiamento paradigmatico verso una mentalità digitale, dove i pazienti penseranno prima di tutto se possono ricevere un’assistenza sicura e di alta qualità online, e poi cercheranno un’assistenza di persona, se può servire meglio le circostanze specifiche”.

1000Farmacie

Un esempio italiano recente è invece 1000Farmacie, che ha chiuso un round di investimento da 1,5 milioni di euro, sottoscritto da gruppi industriali, investitori, come Fin Posillipo Spa ed Healthware Ventures.

La società è nata nel 2019 con lo scopo di unire le migliori farmacie italiane, con i rispettivi magazzini, per mettere a disposizione degli utenti la possibilità di scegliere tra un’ampia gamma di prodotti al prezzo migliore e riceverli direttamente a casa tramite il servizio di consegna, ma, complice il Covid, ha già ampliato la sua missione.

“L’attuale esperienza sanitaria è estremamente frammentata comportando disagi per il cliente finale. 1000Farmacie punta ad unificare l’esperienza sanitaria digitale: dall’acquisizione di informazioni attendibili online alla consegnadi farmaci a domicilio in poche ore, passando per teleconsulto e test diagnostici. La nostra piattaforma riunisce in modo sinergico circa 1000Farmacie autorizzate, con l’obiettivo di offrire ai consumatori il più grande assortimento disponibile e la possibilità̀ di acquistare in sicurezza online direttamente dalle farmacie di fiducia”, ha affermato il CEO e cofondatore Nicolò Petrone.

DaVinci Healthcare

Un altro esempio, sempre italiano, è DaVinci Healthcare, che ha sta vivendo una grandissima crescita, ‘del 70% al mese negli ultimi 12 mesi e con questo passo li triplicheremo ancora nei prossimi mesi. Entro il 2020 prevediamo una crescita del 300%”, dice in questa intervista Stefano Casagrande CEO della società –  commentando la chiusura della loro campagna di equity crowdfunding in overfunding prima del termine.

DaVinci è una startup innovativa che fa telemedicina, in particolare teleconsulti e telemonitoraggi, facendo leva sulle più avanzate tecnologie, offrendo servizi medici e psicologici a distanza in video o chat. Il servizio è offerto tramite app o webapp e garantisce un tempo di attesa massimo di 20 minuti.

Le piattaforme di telemedicina stanno facendo un grande lavoro di supporto all’assistenza territoriale, DaVinci Healthcare, per esempio, sta collaborando con la più grande cooperativa di medici di medicina generale che copre tutto il territorio lombardo e vede 750 medici di famiglia coinvolti.

Anche l’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano ha registrato un’evoluzione nel comportamento sia dei professionisti sanitari che dei pazienti negli ultimi mesi. Secondo i dati, “oltre al 13% dei medici di medicina generale e al 23% di medici specialisti che utilizzavano già questi strumenti e vorranno farlo anche in futuro, rispettivamente ben il 56% e il 37% dei medici che non avevano mai usato questi strumenti si è convertito e intende farlo in futuro”.

Metawellness

Altra startup italiana che possiamo inserire nell’universo digital health, ma è diverso dalla telemedicina, è Metawellness, che ha ideato un braccialetto sinteticamente definito anti-Covid: si chiama Labby Light e ha due funzioni, una per il distanziamento sociale, l’altra per il tracciamento dei contagi. Recentemente la società ha avviato una campagna di crowdfunding per realizzare  il primo bracciale al mondo in grado di rilevare congiuntamente battito cardiaco, temperatura corporea ed ossigenazione del sangue, che troverà applicazione sia in ambito sportivo sia nel campo della telemedicina essendo certificato come dispositivo medico.

Il Next Normal è della Digital Health

La prova provata che il boom della salute digitale non si sgonfierà ci arriva da un’altra startup italiane di teleassistenza infermieristica specializzata fornita da ParkinsonCare. Il servizio, ideato da Careapt – startup del gruppo Zambon – e reso gratuito fin dalle primissime fasi dell’emergenza grazie alla collaborazione con Confederazione Parkinson Italia Onlus, che ha registrato negli ultimi tre mesi (a lockdown concluso)  4.500 chiamate, 3.389 interventi di teleassistenza, 235 video-consulti con neurologi e altri professionisti del team multidisciplinare, e riducendo a 7 accessi al MMG (medici di medicina generale) e 2 soli accessi al Pronto Soccorso.

Di questo esempio italiano hanno parlato anche pubblicazioni scientifiche internazionali,  come il  Journal of Parkinsonisms and Related Disorders o su The Lancet, per sottolineare l’importanza della telemedicina per l’assistenza ai malati di particolari patologie, in particolare di quelle neurodegenerative, che possono essere costantemente monitorate da una rete di figure altamente specializzate all’interno del proprio ambiente domestico, in grado di restituire una prospettiva più realistica delle loro condizioni.
Si tratta del cosiddetto modello “home-hub-and-spoke”.

Quello della salute digitale (Digital Health) è stato uno dei temi di riferimento della settima edizione del contest internazionale promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp, dedicata al Next Normal, il futuro dopo la pandemia. E appartiene a questa categoria uno dei tre vincitori: Morphogram, piattaforma innovativa dedicata ai professionisti del mondo della nutrizione.

Morphogram®, la piattaforma innovativa per il mondo della nutrizione

L’articolo Digital Health 2020, la crescita e le startup proviene da InsuranceUp.


+Simple, in Italia la piattaforma per abilitare il cross-industry per gli intermediari assicurativi

Approda in Italia +Simple, la società francese che offre agli intermediari assicurativi la possibilità di arricchire il portafoglio d’offerta con i prodotti di primarie compagnie per diverse categorie professionali (come dottori commercialisti, avvocati, commercianti, artigiani) e piccole imprese.

Tramite +Simple, gli intermediari hanno la possibilità di offrire ai propri clienti un’ampia gamma di prodotti in modo immediato e semplificando i processi amministrativi.

Interamente digitale, la sua proposta è un esempio di strumenti utili per colmare il gap del mercato degli intermediari assicurativi in Italia, un comparto che in quanto a digitalizzazione ancora lascia desiderare.

Insurtech, il ritardo digitale degli intermediari assicurativi

La versione italiana della piattaforma sarà disponibile entro la fine del 2021.

Cosa fa +Simple

Fondata nel 2015 in Francia, l’insurtech +Simple propone una gamma di prodotti che includono le polizze per RC Professionale, D&O, MedMal, Tutela Legale, Vita e Salute, Auto e Mobilità, Casa e Tempo Libero.

La proposta di +Simple, interamente digitale, è rivolta agli intermediari indipendenti e agli agenti mandatari di compagnie che non hanno in portafoglio prodotti in grado di rispondere ai bisogni assicurativi di categorie professionali (avvocati, dottori commercialisti, ecc.) e imprenditoriali (piccole e medie imprese, artigiani, ecc.).

Come funziona la tecnologia

L’attività di +Simple è supportata dalla tecnologia robo broker che incrementa l’efficienza dell’attività d’intermediazione semplificando operatività e processi di sottoscrizione, senza trascurare l’importanza della consulenza assicurativa. Facilita inoltre la gestione della relazione con i clienti e il cross-selling aumentando il tasso di fidelizzazione.

+Simple, un modello di successo

Il modello di servizio di +Simple ha dimostrato di essere efficace in Francia, mercato assicurativo con una distribuzione analoga all’italiana. Nel 2020 la società ha raggiunto un fatturato di 10 milioni di euro con 55.000 assicurati raggiunti grazie a una rete distributiva di 6.000 collaboratori e prevede di generare nel 2021 20 milioni di commissioni, grazie anche alle diverse acquisizioni effettuate a livello europeo.

“Gli intermediari professionali esercitano un ruolo centrale nel mercato assicurativo italiano, accentuato dalla crescente domanda di consulenza da parte di imprese e professionisti”, dichiara Fabrice Kron, CEO di +Simple Italia Agency “Questa funzione essenziale può essere esercitata con maggiore efficacia estendendo ed affinando l’offerta di soluzioni assicurative e migliorando l’efficienza della gestione. Il modello di +Simple è stato sperimentato in Francia con successo. Riteniamo che nel mercato italiano ci siano oggi le condizioni adatte per ottenere risultati analoghi”.

L’articolo +Simple, in Italia la piattaforma per abilitare il cross-industry per gli intermediari assicurativi proviene da InsuranceUp.


Italian Insurtech Summit 2021, ecco di che cosa si parlerà

Il più grande evento innovativo del settore assicurativo italiano torna a settembre con la sua seconda edizione. Si terrà il prossimo 20 e 21 settembre con il sottotitolo “Ora o mai più” Italian Insurtech Summit 2021, organizzato da IIA – Italian Insurtech Association.

L’evento, rivolto ad assicurazioni, broker, agenti tecnologici, all’industria e ai liberi professionisti, si articolerà in due giorni completamente dedicati all’innovazione digitale del settore, e agli scenari che l’ecosistema Insurtech ha davanti, anche alla luce delle conseguenze della pandemia.

Italian Insurtech Summit 2021, due giornate all’insegna dell’insurtech

Come nell’edizione precendente a partecipazione gratuita, l’evento si terrà in forma ibrida, sia in streaming sia live, nel rispetto delle normative Covid-19: una vera e propria maratona in due giorni con circa 30 ore di interventi di oltre 150 speaker, italiani ed esteri, provenienti dal mondo dei servizi finanziari, dell’innovazione, della tecnologia e della creatività, che porteranno la loro esperienza per creare contaminazione e sperimentazione, le chiavi per aiutare a evolvere e crescere il mercato assicurativo italiano.

Durante il pomeriggio del secondo giorno avrà luogo la seconda edizione degli Insurtech Awards: verranno premiate le migliori realtà che nel 2020/2021 si sono distinte per capacità innovativa e di eccellenza in 16 categorie che meglio rappresentano il concetto di Insurtech.

italian insurtech summit

Amazon spinge sulle assicurazioni: cos’è Amazon Insurance Accelerator

Negli ultimi anni, tra le sue varie “esplorazioni” in settori complementari, Amazon si è gradualmente affacciato anche nel mondo assicurativo. Dopo la collaborazione siglata con l’unicorno insurtech Next Insurance, il gigante e-commerce i compie un nuovo passo con il lancio del suo Amazon Insurance Accelerator: un servizio per supportare i venditori nella scelta e adozione di coperture assicurative a buon prezzo e da provider affidabili da affiancare ai propri prodotti.

Scrive Amazon nel suo blog:

“A lungo i nostri venditori sono stati tenuti a ottenere un’assicurazione sulla responsabilità per danni causati dai propri prodotti, e vogliamo renderlo più facile e conveniente. Abbiamo lavorato con un broker assicurativo per creare Amazon Insurance Accelerator, un network di fornitori di assicurazioni controllati che valuterà e, in caso sia necessario, offrirà un’assicurazione di responsabilità civile a tariffe competitive ai venditori idonei. I venditori pagheranno solo il costo dell’assicurazione stessa.”

Un nuovo strumento che non sarà obbligatorio utilizzare, precisa Amazon: i venditori potranno continuare a ottenere coperture assicurazione da qualsiasi provider autorizzato. Il servizio Amazon Insurance Accelerator viene incontro a tutti quei business, specialmente di piccole e medie dimensioni, che trovino difficoltà nel compiere questa scelta da soli, o siano interessati a tariffe agevolate.

“Amazon ha lanciato questo nuovo servizio in concomitanza con l’abbassamento a $10K della soglia di fatturato mensile oltre la quale Amazon richiede ad un venditore di dotarsi di una polizza RC Prodotti” scrive Yuri Poletto, Insurance Open Innovation Consultant e Responsabile dell’Osservatorio Open Insurance di Italian Insurtech Association. “Un ulteriore passo di Amazon nel mercato assicurativo, un’ottima notizia per il mercato che non potrà che beneficiare della maggiore concorrenza esercitata da questa mossa di Amazon.”

Il network, per la creazione del quale Amazon si è avvalsa della collaborazione del broker assicurativo Marsh, includ e Chubb, Harborway Insurance underwritten by Spinnaker Insurance Company, Hiscox, Liberty Mutual Insurance, Markel, e Travelers. Per la digitalizzazione delle polizze e dei processi il network si avvale invece dei servizi offerti dalle insurtech BOLD PENGUIN e Simply Business.

L’articolo Amazon spinge sulle assicurazioni: cos’è Amazon Insurance Accelerator proviene da InsuranceUp.


Cross industry, l’assicurazione integrata per la smart home secondo Enel X

Continua l’onda delle alleanze cross-settore per le assicurazioni. Enel X, in collaborazione con il broker digitale Neosurance e la compagnia assicurativa Net Insurance, ha lanciato a fine luglio la sua prima assicurazione on-demand e pay-per-use per la casa: Homix Smart Protection, assicurazione flessibile che protegge l’abitazione dai furti, attivabile contestualmente all’acquisto del Multisensore della gamma Homix, la smart home di Enel X.

Il prodotto coniuga i servizi della smart home con quelli assicurativi di ultima generazione, andando a parare su un mercato consistente: secondo una ricerca di febbraio 2021 dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano in collaborazione con Doxa, soltanto in Italia il mercato della smart home attualmente vale già 500 milioni di Euro e la sicurezza occupa il primo posto tra le motivazioni di acquisto.

Grazie a questa operazione, d’ora in poi i clienti Homix che acquisteranno Homix Multisensore, il sensore di movimento, temperatura e luminosità dell’ecosistema smart home di Enel X, potranno attivare la polizza Homix Smart Protection e riceveranno in regalo 5 giorni di assicurazione contro i danni da furto per la propria casa.

Enel X, Neosurance e Net Insurance per l’assicurazione Smart Home integrata

“Quando progettiamo un nuovo prodotto o servizio mettiamo sempre al centro le esigenze dei nostri clienti, che chiedono convenienza, semplicità di utilizzo e sicurezza. Homix Smart Protection in questo senso è a misura di cliente perché offre un servizio attivabile solo quando serve, che consente di pagare solo ciò che si consuma, gestibile con un semplice click dallo smartphone, integrato con la nostra smart home Homix e in grado di garantire un ulteriore livello di protezione delle case. È con soluzioni innovative come queste che rendiamo i nostri prodotti davvero accessibili a tutti” ha dichiarato Andrea Scognamiglio, Responsabile Global e-Home di Enel X.

“Da sempre lavoriamo per un’industria assicurativa sempre più aperta a nuovi ecosistemi, che parta dai reali bisogni delle persone. Siamo entusiasti di aver contribuito ad un progetto così pionieristico, perché è la dimostrazione che il cambio di prospettiva è già in atto: questo mercato può fare un salto in avanti di anni se usiamo la tecnologia per abilitare una rete di alleanze con soggetti tradizionalmente lontani dal mondo delle assicurazioni, ma molto vicini ai nostri nuovi stili di vita. A beneficiarne saranno non solo gli assicurati, ma anche l’intero ecosistema”, ha commentato Pietro Menghi, CEO di Neosurance.

“La nuova polizza casa è un esempio di innovazione digitale customer centric, dove la tecnologia consente di confezionare un prodotto disegnato sullo stile di vita dei consumatori” ha spiegato Andrea Battista, Amministratore Delegato di Net Insurance. “Credo che questo possa essere un modello paradigmatico per evoluzione dei cosiddetti “incidental channels”, sempre più attori della nuova offerta assicurativa. Questi canali contribuiscono infatti a rendere le coperture più accessibili e a ridurre lo strutturale gap del nostro Paese in termini di Protezione” ha concluso Battista.

Come funziona la polizza

A differenza di una polizza assicurativa tradizionale, quella di Enel X non prevede il pagamento di un canone annuale ma solo di una tariffa a consumo. Così il cliente può decidere la durata della copertura assicurativa in base alle proprie esigenze e allo stesso tempo monitorare la spesa direttamente dal proprio smartphone tramite l’App Homix. Esauriti i primi giorni di copertura in regalo, attraverso un wallet ricaricabile, sarà possibile pagare solo il tempo reale di utilizzo e ricevere una notifica quando il credito sta per esaurirsi.

La soluzione – al momento disponibile sul mercato italiano per i clienti che possiedono o acquisteranno la smart home Homix di Enel X – consente una scalabilità futura a livello globale, grazie all’architettura garantita dal supporto tecnico riassicurativo di AXA XL, alla modularità della piattaforma di Neosurance oltreché alla piena conformità alle normative assicurative internazionali.

L’articolo Cross industry, l’assicurazione integrata per la smart home secondo Enel X proviene da InsuranceUp.


Insurtech, investimenti da record: nella prima metà del 2021 superata la cifra complessiva raccolta nel 2020

Non si arresta la crescita del mondo insurtech, in tutti i continenti. Secondo l’ultimo report rilasciato dalla società di consulenza Willis Tower Watson, i fondi raccolti dalle startup del settore nella prima metà del 2021 superano già il valore complessivo degli investimenti raggiunto nell’intero 2020.

Insurtech, investimenti record

Nei primi sei mesi del 2021 il mondo insurtech ha raccolto investimenti dal valore complessivo di 7,4 miliardi di dollari, superando nella prima metà dell’anno i 7,1 miliardi totali raccolti lo scorso anno.

Nel secondo trimestre, da aprile a giugno, è stata inoltre raggiunta la cifra record di 4,8 miliardi di dollari: il 210% in più rispetto allo stesso periodo nel 2020, che però è stato fortemente segnato dalla pandemia di Covid-19. L’aumento è comunque notevole anche se comparato al primo trimestre del 2021: +89%.

Grande spinta è stata data agli investimenti early-stage, cresciuti del 9% rispetto al trimestre precedente e del 200% rispetto al periodo aprile-giugno 2020. In crescita anche gli investimenti mid-stage, di Serie B o C, il cui peso sul totale è salito dal 6% al 23%.

Il 55% delle operazioni del secondo trimestre 2021 ha interessato startup attive nella distribuzione dei prodotti assicurativi. Se l’obiettivo principale in questo caso è quello di allentare il rapporto di dipendenza creatosi con gli agenti assicurativi, un’eccezione alla regola è rappresentata da Wefox, che punta invece a mantenere vivo il ruolo degli agenti nella sua strategia di distribuzione.

Notevole, poi, la geografia degli investimenti: nel secondo trimestre 2021 questi hanno coinvolto startup insurtech provenienti da 35 Paesi, nove in più rispetto ai primi mesi dell’anno. Per la prima volta, inoltre, hanno partecipato anche compagnie provenienti da Paesi relativamente nuovi al mondo delle assicurazioni digitali, come Botswana, Mali, Romania e Turchia.

I mega-round

Nel corso dei primi sei mesi dell’anno sono stati conclusi 162 accordi – l’11% in più rispetto al periodo precedente – di cui 15 mega-round da più di 100 milioni di dollari. Il loro valore complessivo, da 3,3 miliardi di dollari, ha rappresentato il 67% del totale dei fondi raccolti.

Protagonista degli ultimi mesi è stata la startup tedesca Wefox, che a giugno ha raccolto 650 milioni di dollari, raggiungendo una valutazione di 3 miliardi. Wefox offre polizze per auto, casa e responsabilità personale, puntando sull’automatizzazione dei processi e la gestione digitalizzata di tutte le procedure.

Notevoli anche i risultati della startup britannica Bought By Many – specializzata in polizze assicurative per animali domestici – che ha incassato 350 milioni di dollari, e di Collective Health (280 milioni), Alan (223 milioni) e Shift Technology (220 milioni).

L’articolo Insurtech, investimenti da record: nella prima metà del 2021 superata la cifra complessiva raccolta nel 2020 proviene da InsuranceUp.


Unicorni insurtech, la lista completa: gli Stati Uniti guidano la rivoluzione nelle assicurazioni

Ecco gli unicorni insurtech: startup e scaleup che sono riuscite a raggiungere una valutazione pari o superiore a un miliardo di dollari ancora prima dell’entrata in Borsa. Un titolo, quello di unicorno, che è ormai sinonimo di successo ma anche di visione e strategie dirompenti.

In ambito insurtech sono 15 le startup, nate principalmente negli Stati Uniti o in Europa, che hanno visto lievitare la propria valutazione fino al miliardo. Vediamo che cosa propongono e in quali settori operano. Non è certamente una lista chiusa, perché altri unicorni arriveranno nelle praterie dell’insurtech.

Unicorni insurtech – assicurazioni mediche

Alan, Francia

Alan nasce in Francia nel 2016 da un’idea di Jean-Charles Samuelian, già co-founder dell’azienda di sedili per aviazione Expliseat, e Charles Gorintin, data analyst con esperienza in Twitter e Facebook. Negli anni la startup si è allargata ed è oggi attiva, oltre che nel suo Paese natale, anche in Belgio e in Spagna.

Nel portfolio della compagnia troviamo polizze mediche virtuali pensate per diverse tipologie di potenziali clienti: cittadini privati, startup e grandi aziende, ma anche hotel e ristoranti. Tutte le soluzioni sono semplici da sottoscrivere e intuitive da gestire, e offrono anche la possibilità di ricevere consulti medici virtuali direttamente tramite l’apposita app per mobile.

Alan è diventata unicorno nell’aprile 2021, dopo aver raccolto 185 milioni di euro in un round di investimenti di Serie D.

Bright HealthCare, Stati Uniti

Nata a Minneapolis, Minnesota (Usa) nel 2015, Bright HealthCare ha raccolto fino a oggi  1,6 miliardi di dollari in cinque round di investimenti. Nel corso degli anni ha portato a termine tre acquisizioni: la prima nel 2017 con Spyder Trap, startup specializzata nella progettazione di siti web, campagne social e app per mobile; seguita nel 2020 da Brand New Day, attiva in ambito Medicare e infine Zipnosis, che invece offre servizi di diagnosi e triage in modalità virtuale.

La startup opera in 14 stati americani e offre un’ampia gamma di polizze mediche pensate per imprese, famiglie, singoli individui e clienti del programma Medicare, finanziato dal governo americano e dedicato ai cittadini over 65 meno abbienti. Tutti i servizi di Bright Healthcare sono gestibili in modo completamente virtuale.

A giugno 2021 la compagnia ha debuttato sui mercati finanziari, vendendo 51 milioni di azioni per un totale complessivo di 924 milioni di dollari. La sua valutazione, da record, ha ormai superato i 10 miliardi di dollari.

Clover Health, Stati Uniti

Clover Health nasce in Tennessee, nel sud degli Stati Uniti, nel 2014. In sette anni di attività ha raccolto investimenti per più di 1 miliardo di dollari e nel 2017 ha raggiunto lo status di unicorno, dopo aver chiuso un round di Serie D da 130 milioni.

La startup offre polizze mediche pensate per i clienti del programma governativo Medicare. La sua piattaforma, chiamata Clover Assistant, è infatti in grado di raccogliere, strutturare e analizzare i dati sanitari e comportamentali degli utenti per migliorare i propri servizi e i programmi di cura.

Clover Health è entrata in Borsa nel 2020 tramite una fusione con la special acquisition company (SPAC) Social Capital Hedosophia Holding Corp. III.

Oscar Health, Stati Uniti

1,6 miliardi di dollari raccolti in 11 round di investimenti e una valutazione da 9,5 miliardi, aggiornata a marzo 2021: sono solo alcuni dei numeri di Oscar Health, startup insurtech nata a New York nel 2012. Tra i fondatori, oltre a Kevin Nazemi e Mario Schlosser, troviamo anche un nome particolarmente conosciuto: Joshua Kushner, fratello del genero di Donald Trump Jared Kushner.

Oscar Health offre polizze mediche pensate per soddisfare diverse esigenze, dai programmi Medicare alle coperture per famiglie o singoli individui: anche grazie alla flessibilità della sua offerta, a gennaio 2021 la compagnia serviva 529mila clienti in 291 contee americane, sparse per 18 stati.

Valutata per 3,2 miliardi di dollari già nel 2018, a marzo 2021 ha fatto il suo ingresso a Wall Street raccogliendo 1,2 miliardi di dollari.

Unicorni insurtech – Assicurazioni auto

Zego, Gran Bretagna

Nata a Londra nel 2016, Zego offre polizze innovative per veicoli aziendali, con soluzioni adatte sia a intere flotte che a singole vetture e autisti privati. I prodotti assicurativi sono estremamente flessibili e permettono di acquistare coperture che durano da un’ora, per esigenze occasionali, fino a un anno.

A luglio 2021 Zego ha assicurato più di 200mila veicoli per migliaia di compagnie e collabora con Uber, UberEats, Deliveroo e JustEat.

La startup è entrata a far parte del club degli unicorni insurtech a marzo 2021, dopo aver raccolto 150 milioni di dollari in un round di investimenti di Serie C. Al momento non è ancora quotata in Borsa.

Metromile, Stati Uniti

Metromile offre polizze auto pay-per-mile, i cui i premi vengono calcolati in base ai chilometri effettivamente percorsi dai clienti. Si tratta di un modello innovativo che si inserisce nel più ampio universo delle assicurazioni connesse, in forte espansione e caratterizzato dall’uso di sensori e dispositivi di tracciamento Internet of Things (IoT).

Metromile è nata a San Francisco nel 2011 e in dieci anni di attività ha raccolto quasi mezzo miliardo di dollari in nove round di investimenti, l’ultimo dei quali, da 170 milioni di dollari, chiuso a febbraio 2021.

Poco dopo la compagnia è entrata nei mercati finanziari tramite la fusione con la SPAC Insu Acquisition Corp II.

Root Insurance, Stati Uniti

Pioniera dell’innovazione a tutti gli effetti, Root Insurance è stata la prima compagnia assicurative mobile-first autorizzata per operare negli Stati Uniti. Le sue polizze auto sono usage-based: i premi vengono stabiliti in base alle abitudini di guida degli utenti, monitorate grazie a un’app da installare sullo smartphone. In questo modo, i guidatori più prudenti hanno la possibilità di risparmiare fino a 900 dollari all’anno rispetto ai costi delle polizze tradizionali.

Tutte le soluzioni assicurative sono acquistabili e gestibili in modo completamente virtuale, tramite il sito e l’app della compagnia.

Basata a Columbus, in Ohio, Root Insurance è stata lanciata nel 2015 e in meno di sei anni di attività ha raccolto investimenti per più di mezzo miliardo di dollari. Con la sua entrata in Borsa, a ottobre 2020, ha venduto 26,8 milioni di azioni a 27 dollari l’una, raccogliendo 724 milioni di dollari.

Assicurazioni casa

 Hippo, Stati Uniti

Hippo ha rivoluzionato il settore delle assicurazioni sulla casa. Le sue polizze smart, flessibili e digitalizzate, mettono infatti a disposizione degli utenti dispositivi Internet of Things (Iot) interconnessi e speciali sensori per monitorare costantemente le condizioni dell’abitazione e prevenire eventuali danni.

Sul sito di Hippo è possibile ottenere un preventivo personalizzato in soli 60 secondi e le sue polizze, disponibili attualmente in 37 stati americani, permettono di risparmiare fino al 25% rispetto ai premi tradizionali.

Hippo è stata fondata nel 2015 in California da Assaf Wand ed Eyal Navon, e ha oggi raccolto investimenti per più di 700 milioni di dollari. Dopo la fusione con la SPAC Reinvent Technology Partners Z – un’operazione da 5 miliardi di dollari che ha dato a Hippo liquidità per 1,2 miliardi – l’insurtech è entrata in Borsa nel marzo 2021.

Assicurazioni miste, aggregatori e tecnologia 

Bolttech, Stati Uniti

Tempistiche da record per Bolttech che, fondata nel 2020, in meno di due anni ha raggiunto lo status di unicorno dopo aver raccolto 180 milioni di dollari nel suo primo round di investimenti, chiuso a luglio 2021.

Bolttech gestisce una piattaforma digitale che connette diverse compagnie assicurative permettendo loro di offrire ai clienti prodotti anche al di fuori delle rispettive aree di specializzazione. Allo stesso tempo, la piattaforma è accessibile anche da piccole attività commerciali o compagnie non direttamente attive nel settore insurance, che però vogliono comprare polizze oppure offrire il servizio ai propri clienti.

La startup collabora oggi con 150 assicuratori in 14 Paesi, e i suoi servizi hanno permesso di chiudere operazioni con premi dal valore complessivo di 5 miliardi di dollari.

Lemonade, Stati Uniti

Tra i colossi del mondo insurtech è impossibile non menzionare Lemonade, startup che nel 2020 era valutata per più di 4 miliardi di dollari e lo scorso luglio ha debuttato sui mercati finanziari raccogliendo 319 milioni di dollari.

Nata nel 2015, Lemonade offre polizze su vita, casa e animali domestici, un mercato quest’ultimo in rapida espansione. Presto, inoltre, saranno attivati prodotti assicurativi anche per il mondo dell’auto. Tutti i servizi di Lemonade sono completamente digitalizzati e le tecnologie all’avanguardia utilizzate permettono di chiudere un contratto in soli 90 secondi e ricevere una compensazione in caso di sinistri in 3 minuti.

Lemonade è attualmente attiva in tutti i 50 Stati americani e in Francia, Germania e Paesi Bassi.

Next Insurance, Stati Uniti

Next Insurance è nata nel 2016 a Palo Alto, nel cuore della Silicon Valley californiana. A fronte di investimenti per 880 milioni di dollari e più di 200 mila clienti serviti, la sua valutazione ha ormai superato i 4 miliardi di dollari.

La startup offre polizze digitalizzate per le piccole e medie imprese, studiate per cinque diverse categorie di rischio: responsabilità civile e professionale, auto aziendali, attrezzature tecniche e danni e infortuni.

Nella prima metà del 2021 ha avviato una partnership con Amazon per permettere ai membri del programma Business Prime di poter acquistare coperture assicurative flessibili in modo semplificato.

Next Insurance non è ancora quotata in Borsa, e rimane quindi  di diritto fra gli unicorni insurtech.

PolicyBazaar, India

PolicyBazaar è l’unico tra gli unicorni insurtech insurtech basato nel continente asiatico, in particolare nello stato indiano di Haryana. Essendo in attività dal 2008 si posiziona anche come il più longevo. 

La startup opera come un aggregatore per polizze di diverso tipo – dalla vita all’auto, passando anche per il settore sanitario – offerte da più di 50 compagnie assicurative. In questo modo i clienti possono comparare le offerte e trovare rapidamente le soluzioni che più rispecchiano le loro esigenze.

La startup ha raccolto quasi 800 milioni di dollari in 13 round di investimenti, l’ultimo dei quali chiuso a marzo 2021 per 75 milioni di dollari. È diventata unicorno nel 2018, dieci anni dopo il lancio, e ha in programma di quotarsi in Borsa nei primi mesi del 2022.

Shift Technology, Francia

Startup all’avanguardia attiva in ambito Software as a Service (SaaS), Shift Technology sfrutta l’intelligenza artificiale per aiutare le compagnie assicurative a evitare possibili frodi nelle operazioni di sottoscrizione delle polizze, valutazione dei sinistri e gestione delle procedure finanziarie.

La compagnia è nata a Parigi nel 2014 e fino a oggi ha raccolto 320 milioni di dollari in 9 round di investimenti. L’ultimo, il più sostanzioso, è stato chiuso a maggio 2021 per ben 220 milioni di dollari e ha permesso a Shift Technology di entrare nell’universo degli unicorni insurtech francesi, al fianco di Alan.

La startup è già attiva in più di 25 Paesi e tra i suoi clienti troviamo nomi ben noti, da Generali France all’agenzia giapponese Mitsui Sumitomo.

Tractable, Gran Bretagna

Tractable nasce a Londra nel 2014 e, dopo aver chiuso un round di Serie D da 60 milioni di dollari, a giugno 2021 è entrata nel club degli unicorni insurtech.

La startup sfrutta le potenzialità di tecnologie all’avanguardia, come l’intelligenza artificiale e il machine learning, per analizzare rapidamente video o foto di veicoli o altre proprietà personali danneggiate e calcolare quindi l’ammontare della compensazione.

Nonostante le origini inglesi, Tractable ha ormai portata internazionale: fuori dal Regno Unito collabora con più di 20 agenzie assicurative attive negli Stati Uniti, in Giappone e in Francia, e conta attualmente 200 dipendenti.

Wefox Group, Germania

Dopo aver chiuso un megaround di investimenti da 650 milioni di dollari lo scorso giugno, la valutazione dell’insurtech tedesca Wefox ha raggiunto i 3 miliardi di dollari. La startup, basata a Berlino, è stata fondata nel 2015 e pur avendo raccolto quasi un miliardo di dolllari non ha ancora debuttato sui mercati finanziari.

Wefox si definisce come una “compagnia assicurativa digitale” e offre polizze virtuali per auto, casa e responsabilità personale. Il suo punto di forza sta nell’automatizzazione dei processi: tutte le operazioni sono gestibili completamente online, dalla propria abitazione, con in più la possibilità di poter sempre contare sui consigli e l’aiuto di un team di esperti.

 

L’articolo Unicorni insurtech, la lista completa: gli Stati Uniti guidano la rivoluzione nelle assicurazioni proviene da InsuranceUp.


BNP Paribas Cardif, partnership con l’insurtech Qover per digitalizzare l’offerta

Co-innovazione è uno dei pilastri di BNP Paribas Cardif per sviluppare servizi più vicini ai bisogni dei consumatori, con un’attenzione particolare al nuovo consumatore digitale. Per dare una spinta al suo percorso di digitalizzazione, BNP Paribas Cardif Belgio ha stretto una partnership con l’insurtech Qover, con cui svilupperà una soluzione B2C per la sua Mortgage Payment Protection Insurance (MPPI), uno dei prodotti di punta della compagnia.

La nuova soluzione digitale può essere integrata da tutti i partner BNP Paripas Cardif grazie alla sua tecnologia basata su API. È già stata adottata dalla banca online Keytrade Bank.

Che cosa fa Qover

Qover nasce nel 2015 a Bruxelles, fondata da Quentin Colmant e Jean-Charles Velge. Pioniere nell’industria assicurativa digitale, offre prodotti assicurativi innovativi tramite API aperte e white label, progettate per una facile integrazione nelle piattaforme digitali dei suoi partner.

Presente in 32 paesi europei con 1 milioni di utenti, conta tra i suoi partner importanti nomi come Deliveroo, Revolut, Wolt, Decathlon, Cowboy e Immoweb.

“Siamo entusiasti di essere il partner prescelto per la digitalizzazione di uno dei prodotti di punta di BNP Paribas Cardif in Belgio,” ha commentato Quentin Colmant, Ceo e cofondatore di Qover. Una collaborazione come questa, tra uno scaleup e un importante player storico, è un passo nella giusta direzione in un mondo in piena trasformazione digitale. In Qover, aspiriamo a creare valore reale per i nostri partner. Velocità e flessibilità fanno parte del nostro DNA.”

Qover e BNP Paribas Cardif Belgio per la digitalizzazione dell’offerta

In un periodo critico di instabilità economica e precarietà lavorativa a causa della pandemia coronavirus, un’assicurazione come quella sul mutuo è un prodotto particolarmente vicino ai bisogni del consumatore. Scopo della partnership con l’insurtech Qover è lavorare in sinergia per la rivisitazione dell’offerta MPPI in chiave digitale, così da renderla più fruibile ad un target più ampio.

La soluzione, che copre il costo mensile del mutuo casa in caso di malattia o perdita del lavoro, richiede un processo di sottoscrizione che può diventare complesso, in particolare a causa dei necessari accertamenti a livello medico. La collaborazione tra le due compagnie ha permesso una completa revisione del processo, semplificandolo ed assicurando una customer experience più user-friendly ed efficiente per i suoi partner e consumatori finali.

La nuova soluzione può essere ora sottoscritta con facilità dal sito web di BNP Paribas Cardif, rispondendo ad alcune domande per ricevere un’offerta personalizzata e su misura delle proprie esigenze. Il processo di firma e sottoscrizione è completamente digitalizzato, e l’intera operazione può essere conclusa senza necessità di recarsi in filiale e senza intermediari o broker assicurativi.

“Collaborando con Qover, siamo stati in grado di beneficiare sia della loro conoscenza tecnica che dell’esperienza assicurativa digitale. Hanno sviluppato una soluzione per noi in tempi record e ci hanno anche aiutato a semplificare processi come la firma e l’accettazione medica. Non vediamo l’ora di esplorare altri progetti insieme” ha commentato Jean-Michel Hermange, Chief Strategy and Digital Officer di BNP Paribas Cardif in Belgio.

L’articolo BNP Paribas Cardif, partnership con l’insurtech Qover per digitalizzare l’offerta proviene da InsuranceUp.