Due anni di insurtech in Italia: i numeri di una svolta tra luci e ombre

“E pensare che due anni fa, quando è nata Italian Insurtech Association, il mercato insurtech muoveva i primi passi…”, ricorda Simone Ranucci Brandimarte, co-fondatore e presidente dell’Associazione che festeggia il suo secondo compleanno in un contesto profondamente cambiato. Il 2021 si è chiuso con 280 milioni di euro di investimenti complessivi (di cui 10 in startup), un incremento del 460% sul 2020, e di pari passo è aumentata nelle compagnie assicurative la consapevolezza dell’importanza della trasformazione digitale.

In due anni Italian Insurtech Association ha organizzato circa 170 eventi ai quali hanno partecipato oltre 30.000 persone, ha diffuso circa 40 report e ricerche per monitorare i trend di mercato su temi chiave, e un ambizioso Manifesto in 13 punti per sostenere la transizione digitale dell’industria, con l’obiettivo di raggiungere 1 miliardo di euro di investimenti nel 2023.

In occasione dell’entrata nell’Associazione di sei nuovi Soci Senior (Chubb, expert.ai, Generali, ICG, Sara e Telepass), abbiamo fatto con Presidente Simone Ranucci Brandimarte un bilancio dei primi due anni di Italian Insurtech Association, che è anche una riflessione sul mercato dell’innovazione nell’industria assicurativa.

Presidente, cominciamo dal 2020, quando avete creato Italian Insurtech Association. Com’era la situazione?

Non c’erano investimenti significativi, e quelli che c’erano erano principalmente negli Stati Uniti. L’Europa era ancora arretrata e aveva un ruolo secondario.

insurtech 2022

Nel tempo poi la situazione è cambiata e abbiamo assistito ad una crescita costante dell’Insurtech anche in Italia: sono infatti aumentati gli investimenti in startup da parte delle compagnie assicurative e degli intermediari, con quasi 10 milioni di euro nel 2021, rispetto ai 5,1 del 2020, secondo i dati emersi dall’Insurtech Investment Index 2022, ideato da IIA ed elaborato dall’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano.

Secondo la ricerca, durante il 2021, il 27% degli intervistati ha effettuato almeno un investimento in una startup Insurtech, contro il 19% del 2020, a conferma di un progressivo e continuo interesse verso il settore e la consapevolezza di dover accelerare su progetti innovativi e sullo sviluppo di nuovi servizi digitali, spesso realizzati dalle startup: e nel 2020 il 26% dei CEO di Compagnie Assicurative vedevano l’Insurtech come priorità, saliamo all’81% a inizio 2022.

A questi temi sono riconducibili 14 operazioni per un valore di 9,7 milioni di euro, e un capitale medio investito a circa 0,7 milioni. L’86% di questi investimenti sono diretti a startup con sede in Italia, mentre il 7% verso startup con sede in Europa e il 7% nel mondo.

Questi trend e i dati che abbiamo raccolto e che stiamo raccogliendo ci portano a credere che al 2023 arriveremo a 1 miliardo di investimenti in Insurtech.

Quali sono gli aspetti principali che avete visto migliorare?

Come già detto, abbiamo visto aumentare il valore degli investimenti in Insurtech e accanto a questa crescita abbiamo assistito – inevitabilmente – ad uno sviluppo delle competenze tecniche e digitali, ambito che è migliorato anche se non è ancora sufficiente.

Un altro aspetto molto rilevante poi, riguarda l’Open and Embedded Insurance che è un po’ al centro della rivoluzione Insurtech in quanto rappresenta da un lato un valore per il consumatore finale, dall’altro un valore per il fornitore di prodotti o servizi. Assicuratori e riassicuratori sono fortemente interessati ad adottare questo modello, perché offre la possibilità di conquistare clienti digitali, con costi pari a zero, sfruttando la base clienti di un partner distributivo, oltre ad offrire al cliente una customer experience di tipo digitale e in linea con le sue aspettative.

Sulla base delle nostre ricerche e stime, il numero di aziende non assicurative che offrono al loro parco clienti prodotti e servizi assicurativi è aumentato del 426% rispetto al 2018. A Giugno 2018 erano state censite 23 aziende che avevano venduto polizze a quasi 220 mila clienti. A Giugno 2021 il numero di queste aziende è aumentato a oltre 120 aziende con un numero di clienti superiori alle 810 mila unità, e prevediamo che entro il 2025 sia il numero delle aziende che il numero dei clienti possa aumentare fino a 10 volte.

Quali sono i principali obiettivi raggiunti finora dall’Associazione?

L’Associazione si è dotata di un Manifesto, che viene aggiornato di anno in anno e che verifichiamo con gli associati ogni mese, proprio per avere assoluta consapevolezza di dove siamo e di dove vogliamo andare.

Rispetto ai nostri obiettivi sicuramente ci sentiamo di avere dato, anche se indirettamente, una spinta agli investimenti, avendone comunicato costantemente e con forza la necessità. Inoltre, siamo gli unici in Italia a misurare nel dettaglio gli investimenti e a fare proposte concrete per l’Insurtech, e anche grazie a questo ci stiamo avvicinando al miliardo di investimenti al 2023.

Un altro obiettivo per il quale abbiamo lavorato tanto riguarda la formazione, ambito nel quale abbiamo portato avanti molte iniziative. Abbiamo realizzato con successo due edizioni del Master Insurtech, e stiamo già lavorando alla terza; in collaborazione con il Silicon Valley Innovation Center abbiamo realizzato due edizioni del Corso Executives; infine, abbiamo messo on line una piattaforma di e-learning accessibile a chiunque, la Tech Education Academy – TEA.

Non sono mancate poi le attività legate al Regtech, su cui abbiamo un tavolo permanente ci confrontiamo con IVASS. Abbiamo allargato la nostra rete stringendo numerose partnership internazionali, con la Gita e con il DIA per citarne due. Abbiamo dato una grande spinta all’adozione della SPID per gli associati, in accordo con Namirial e accelerato la creazione di un fronte comune portando l’Insurtech su tutte le testate, dalle più piccole alle più rilevanti.

Quali sono invece i principali punti critici del panorama italiano Insurtech?

Nonostante i numeri e nonostante gli investimenti in Insurtech in Italia siano cresciuti, c’è ancora tanta strada da fare per raggiungere l’obiettivo di un miliardo di euro di investimenti al 2023, specialmente per quanto riguarda le Startup.

L’obiettivo del miliardo di euro di investimenti al 2023 è importantissimo da un lato per aumentare la competitività del settore, che rischia di rimanere indietro e schiacciato rispetto ad altri players maggiormente digitalizzati e al passo coi tempi, dall’altro perché la domanda è completamente diversa oggi, e l’industry deve attrezzarsi per fornire risposte, servizi e prodotti adeguati.

In quest’ottica, le startup sono fondamentali, ma in Italia sono pochissime quelle che sono riuscite ad ottenere investimenti lo scorso anno, solamente 8. Un numero davvero piccolo se si pensa che in Inghilterra, Francia e Germania hanno ottenuto investimenti rispettivamente 30, 18 e 16 Startup. Se poi si guarda alle cifre, il dato è ancora più discordante. In Francia, nel 2021, sono stati investiti in Startup Insurtech 601 milioni di euro, in Germania 749 e in Inghilterra 882; in Italia , la cifra investita in Startup Insurtech nel 2021 ammonta solo a 17 milioni di euro.

Per quanto quindi rispetto al 2020 ci siano stati ampi miglioramenti, per il nostro Paese la strada è ancora in salita. Se volgiamo che l’economia cresca, se vogliamo essere un mercato interessante per gli investitori stranieri, se vogliamo che il PIL aumenti, gli investimenti Venture Capital in Startup dovranno aumentare e di conseguenza aumenteranno il numero di nuovi profili e di risorse assunte. C’è una fortissima correlazione tra questi tre fattori, e non ci sarà crescita del Paese senza crescita delle startup

insurtech 2022

La crescita della startup da sola, però, non può bastare. Che cos’altro serve?

Un altro punto critico del panorama italiano sono senza dubbio le competenze. Secondo il Report sulle Competenze che abbiamo pubblicato a febbraio, entro il 2024 saranno inseriti all’interno filiera 7 mila nuovi profili con competenze tecnologiche avanzate: ingegnere robotico, esperti di analisi dei dati e in cybersecurity, cloud architect, ecc., ma si punterà anche sulla formazione di top manager, intermediari e dipendenti in ambito tecnologico e digitale per superare il forte gap ancora esistente.

Il 50% dei profili ricercati oggi non è mai stato impiegato in azienda, ma assumerà nei prossimi 3 anni un ruolo strategico nella transizione digitale del settore, fondamentale per rafforzare la competitività dell’intero mercato assicurativo italiano. Al tempo stesso per allineare il mercato assicurativo ai nuovi trend e al ruolo sempre più strategico dell’insurtech, il settore dovrà fortemente investire in formazione: nei prossimi 3 anni, saranno formati circa 50 mila profili professionali.

Esiste un forte gap di competenze tecnologiche soprattutto tra gli intermediari, che rivestono un ruolo centrale all’interno della catena del settore, e i dipendenti di compagnie assicurative. Tra gli intermediari il 85% ritiene che la propria organizzazione non abbia competenze tech e digital adeguate al mercato e la metà è molto preoccupato di questo divario rispetto ai cambiamenti in atto nel settore. Per questo motivo circa 7 intermediari e dipendenti su dieci auspicano di ricevere una formazione digitale nei prossimi 12 mesi per rimanere al passo con l’evoluzione del mercato

Uno scenario differente viene fornito dal top management dell’azienda, secondo i quali le competenze tech e digital della propria organizzazione sono in linea con l’evoluzione del mercato, ma concordano sul fatto che la creazione di competenze tech e digital all’interno dell’organizzazione sia una priorità molto elevata.

Il Gap di competenze tech e digitali resta una delle sfide principali per il settore dell’Insurtech italiano. Le figure che si stanno cercando sono profili altamente tecnici, difficili da reperire, figure che sino a poco tempo fa non lavoravano all’interno dell’industria assicurativa, ma che sono fondamentali per far evolvere il settore verso una completa digitalizzazione e renderlo sempre più competitivo.

Non solo, la capacità di investire in innovazione consentirà di attrarre giovani talenti, cosa che oggi non avviene, ma anche la capacità di formare risorse più che mai necessarie.

insurtech 2022

Cosa c’è nel futuro prossimo di Italian Insurtech Association e cosa possiamo aspettarci per l’Insurtech in Italia?

Nel nostro futuro sostanzialmente ci sono tre filoni:

  1. contenuti e ricerche
  2. formazione
  3. eventi, di cui molti in presenza

Sui contenuti e sulle ricerche investiremo moltissime energie quest’anno abbiamo in calendario la pubblicazione di almeno una ricerca o report al mese, ma a maggio ad esempio ne avremo 3.

Stiamo lavorando con molti partner rilevanti per dare agli studi una profondità e un fondamento che costituiscano un reale valore per gli associati, per la community e per il mercato. Inoltre, abbiamo 15 tavoli di lavoro su tematiche verticali ai quali partecipano i nostri soci e che produrranno output accessibili a tutti.

Sulla formazione abbiamo un obiettivo alto, ma imprescindibile, ovvero arrivare al 2023 con 50.000 persone formate su tecnologia e digitale. Perseguiremo il nostro obiettivo attraverso i master, che porteremo avanti anche quest’anno e che hanno avuto ottimi riscontri; spingeremo sempre più utenti ad utilizzare la Tech Education Academy – TEA, la nostra piattaforma per e-learnig open e gratuita; infine, attraverso i webinar gratuiti, che organizziamo una volta a settimana, e gli eventi come il Summit, vogliamo stimolare e incentivare una cultura Insurtech.

Per quanto riguarda gli eventi torneremo maggiormente in presenza, sia per quanto riguarda gli incontri tra i soci, che ce lo chiedono a gran voce, sia per quanto riguarda gli eventi aperti. Stiamo organizzando l’Insurtech Day a giugno, occasione nella quale presenteremo una ricerca a tema Healthtech, in presenza a Milano, e sempre a Milano dedicheremo un’intera giornata in presenza al nostro Italian Insurtech Summit, arrivato alla terza edizione. Da qui a fine anno poi senza dubbio ci saranno altre occasioni per incontrarci di persona.

Infine, abbiamo come sempre il nostro manifesto a guidarci.

Chiudiamo con due anni in sintesi: quali i punti chiave?

Possiamo dire che dal 2020 al 2022 i cambiamenti più notevoli sono questi:

  1. È evidente che investimenti tech e digitali limitati condurranno a gap competitivo.
  2. È evidente che gli intermediari non sono minacciati.
  3. È evidente che la rivoluzione digitale per il comparto assicurativo porta ad un aumento del mercato e non alla sua riduzione.
  4. È evidente che la rivoluzione digitale sarà molto veloce e che la sfida reale sarà la rapida creazione di competenze.

L’articolo Due anni di insurtech in Italia: i numeri di una svolta tra luci e ombre proviene da InsuranceUp.


Torna il Master della Cattolica per i professionisti del mondo delle assicurazioni: ultimi giorni per iscriversi

Torna il Master universitario per prepararsi a guidare il mondo delle assicurazioni del futuro. Ripartirà a marzo il Master di Cetif (Università Cattolica) – UCSC e ANIA Academy che prepara alla professione di Manager delle Assicurazioni, formando esperti capaci di interpretare la complessità del settore economico e sociale di oggi, sempre più vicini alle esigenze delle famiglie e delle imprese.

Il Master in “Gestione Assicurativa: innovazione, sostenibilità e scenari internazionali” si configura come un’esperienza formativa altamente professionalizzante, ingaggiante e interattiva, rivolta sia a studenti con Laurea Magistrale, sia a professionisti alla ricerca di opportunità di upskilling e reskilling delle proprie competenze.

“La disponibilità di figure professionali che coniughino skill tecniche con competenze digitali, con la capacità di operare in contesti internazionali e attente ai temi della sostenibilità, è diventata una leva strategica anche nel settore Assicurativo – ha commentato la prof.ssa Chiara Frigerio, Direttore del Master. Ne abbiamo avuta conferma dal tasso di placement del 100%, registrato dalla prima edizione del nostro Master e siamo pronti a continuare con la formazione dei professionisti che guidino il futuro delle Compagnie del nostro Paese”.

È possibile iscriversi qui entro il 22 febbraio

Un Master per prepararsi all’evoluzione delle assicurazioni

Il corso tiene conto dei trend evolutivi del settore assicurativo – innovazione, sostenibilità e internazionalizzazione – fotografati anche dai risultati delle ricerche svolte da Cetif, da cui emerge che:

  • il 75% delle imprese di assicurazione operanti in Italia ha un progetto di digitalizzazione attivo e il 60% considera il digitale e l’innovazione come una leva strategica del piano industriale;
  • l’80% delle Compagnie sostiene che i temi ESG sono tra le principali sfide del prossimo triennio ma solo il 10% dichiara di avere le competenze adeguate a gestire questa evoluzione.

Innovazione digitale, nuove tecnologie, analisi dei dati e insurtech verranno trattati approfonditamente nel corso del Master; specifiche attività didattiche saranno dedicate inoltre all’etica e alla sostenibilità delle assicurazioni (di business, sociale, tecnologica, ambientale, ecc), oltre che al quadro giuridico dell’attività assicurativa e alla disciplina applicabile all’insurtech.

Il programma si contraddistingue inoltre per contenuti aggiornati sulle principali evoluzioni del settore assicurativo anche in chiave internazionale (globalizzazione dei mercati, ecosistemi interconnessi, quadro legale dell’innovazione, profili geopolitici e sociologici, ecc.), con un’attenzione allo sviluppo delle competenze linguistiche applicate al settore assicurativo (English for Insurance) e per il rilievo dato allo studio delle strategie di comunicazione nel contesto globale

Come funziona il Master

La seconda edizione del Master si caratterizzerà per una formula didattica rinnovata in modalità duale, che garantisce ai partecipanti la possibilità di frequenza anche a distanza e la compatibilità con gli impegni lavorativi.

Parte integrante del percorso è anche l’attivazione di stage o project work, che gli studenti svolgeranno presso imprese assicurative associate all’ANIA e/o facenti parte del network di Cetif. Per supportare gli studenti nel proprio percorso di sviluppo professionale e accelerare il loro percorso di carriera, inoltre, verranno organizzate specifiche attività a tema Career e Networking.

La Faculty del Master è composta da Professori e Docenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore con esperienza e conoscenza specifiche nel mondo bancario e assicurativo nonché da professionisti – Manager ed Executive – provenienti da Banche, Compagnie di Assicurazioni ed Aziende. Il Master prevede inoltre la partecipazione di Manager e professionisti di ANIA che, grazie alle loro esperienze, arricchiscono la didattica con contributi innovativi e pragmatici, aiutando la contestualizzazione dei temi trattati.

Le iscrizioni sono aperte fino a martedì 22 febbraio sulla pagina dedicata del sito dell’Università Cattolica.

L’articolo Torna il Master della Cattolica per i professionisti del mondo delle assicurazioni: ultimi giorni per iscriversi proviene da InsuranceUp.


Assicurazioni, è caccia alle competenze digitali: i big cercano 7mila professioni in ambito tech e digital

Assicurazioni e competenze digitali, finalmente qualcosa si muove. È partita la ricerca di profili professionali tech e digital da inserire nel mercato assicurativo: secondo le previsioni di IIA – Italina Insurtech Association, entro il 2024 saranno inseriti all’interno filiera 7 mila nuovi profili con competenze tecnologiche avanzate. Si parla di posizioni come ingegnere robotico, esperti di analisi dei dati e in cybersecurity e cloud architect, ma si punterà anche sulla formazione di top manager, intermediari e dipendenti in ambito tecnologico e digitale per superare il forte gap ancora esistente.

È quanto emerge dal Report Competenze 2022 realizzato da IIA – Italian Insurtech Association, dedicato ad analizzare il livello di competenze dei professionisti all’interno della filiera assicurativa in rappoto all’evoluzione del mercato e che ha coinvolto oltre 150 soggetti del settore assicurativo relativi a 85 aziende.

Assicurazioni e competenze digitali, lo stato attuale in Italia

L’indagine evidenzia come il 50% dei profili ricercati oggi non è mai stato impiegato in azienda, ma assumerà nei prossimi 3 anni un ruolo strategico nella transizione digitale del settore, fondamentale per rafforzare la competitività dell’intero mercato assicurativo italiano.

Al tempo stesso per allineare il mercato assicurativo ai nuovi trend e al ruolo sempre più strategico dell’insurtech, il settore dovrà fortemente investire in formazione: nei prossimi 3 anni, secondo i dati di IIA, saranno formati circa 50 mila profili professionali.

Il rapporto evidenzia un forte gap di competenze tecnologiche soprattutto tra gli intermediari, che rivestono un ruolo centrale all’interno della catena del settore, e i dipendenti di compagnie assicurative. Tra gli intermediari l’85% ritiene che la propria organizzazione non abbia competenze tech e digital adeguate al mercato (percentuale che scende al 65% presso i dipendenti) e la metà (precisamente il 54% degli intermediari e il 45% dei dipendenti) è molto preoccupato di questo divario rispetto ai cambiamenti in atto nel settore. Per questo motivo circa 7 intermediari e dipendenti su dieci auspicano di ricevere una formazione digitale nei prossimi 12 mesi per rimanere al passo con l’evoluzione del mercato. Il 57% del campione intervistato degli intermediari è convinto che il settore cambierà molto nei prossimi 2-3 anni sotto la spinta dell’insurtech e teme (per il 52%) di non essere preparato per stare al passo con i nuovi trend.

Uno scenario differente viene fornito dalle risposte ottenute dal top management dell’azienda, secondo i quali le competenze tech e digital della propria organizzazione sono in linea con l’evoluzione del mercato (45% degli intervistati), ma concordano (per 73% del campione) sul fatto che la creazione di competenze tech e digital all’interno dell’organizzazione sia una priorità molto elevata.

Il settore assicurativo a caccia di talenti “digitali”

I dati emersi dimostrano una forte consapevolezza da parte del settore assicurazioni sull’importanza di aumentare le competenze tecnologiche e digitali delle persone anche perché le polizze digitali in Italia aumenteranno nei prossimi dieci anni in maniera esponenziale, soprattutto in settori oggi poco sensibili all’utilizzo di prodotti assicurativi, determinando una forte crescita della domanda.

Ad esempio, le polizze vita il cui valore nel 2019 era praticamente inconsistente, nel 2030 avranno una penetrazione del 30% sulla popolazione italiana, con premi per un valore di oltre 16 milioni di euro. Un forte incremento è previsto anche per il settore travel, con un aumento dal 4 al 12%, e quello della mobility, oggi praticamente inesistete (0,001%) che dovrebbe raggiungere il 12%, per premi del valore di 200 mila euro.

“Il Gap di competenze tech e digitali resta una delle sfide principali per il settore dell’Insurtech italiano – commenta Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di IIA “Ad oggi le principali compagnie assicurative sono alla ricerca di oltre 7 mila profili altamente tecnici, difficili da reperire. Parliamo di figure che sino a poco tempo fa non lavoravano all’interno dell’industria assicurativa, ma che sono fondamentali per far evolvere il settore verso una completa digitalizzazione e renderlo sempre più competitivo.”

“Non solo, la capacità di investire in innovazione consentirà di attrarre giovani talenti, cosa che oggi non avviene, e il settore assicurativo non è in grado di fare, dal momento che quello assicurativo non è inoltre tra le prime 10 scelte da parte di un giovane neo-laureato in materie STEM. Come annunciato nel Manifesto 2022-23, IIA è impegnata nel supportare il settore a formare oltre 50 mila risorse su tematiche tech e digital attraverso la creazione di academy, master, programmi di formazione per diffondere questo genere di competenze”

L’articolo Assicurazioni, è caccia alle competenze digitali: i big cercano 7mila professioni in ambito tech e digital proviene da InsuranceUp.


Insurtech, 10 previsioni per il mercato 2022

Insurtech, quali evoluzioni possiamo aspettarci per 2022? Turismo spaziale, micro-mobilità urbana, health tech ed entrata in campo dei giovani sono alcune delle esigenze emergenti individuate da IIA – Italian Insurtech Association per il 2022.

Dopo un 2021 che ha visto un incremento del +460% gli investimenti per il settore in Insurtech, con 280 milioni di euro investiti contro i soli 50 milioni del 2020, la crescita sarà ancora più significativa per l’anno appena iniziato, permettendo all’Italia di recuperare il gap oggi esistente con gli altri Paesi europei.

“Siamo soddisfatti dell’aumento degli investimenti in Insurtech in Italia e il traguardo di oltre 1 miliardo di Euro per il 2023 che come associazione avevamo indicato sembra finalmente raggiungibile. Già per il 2022 stimiamo di toccare la cifra di 500 milioni di euro, grazie soprattutto agli investimenti dei grandi player stranieri”, ha spiegato Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di IIA. “Sulla base dei dati raccolti dal nostro Osservatorio possiamo prevedere quelle che saranno le direzioni future del settore: da un lato, ci sarà il rafforzamento degli ecosistemi esistenti, dall’altro la crescita e lo sviluppo di nuovi ecosistemi legati all’Insurtech, con maggior focus sul cliente e proposte assicurative personalizzate”.

Ecco gli ambiti, i relativi trend e gli investimenti che secondo le proiezioni di IIA caratterizzeranno il settore insurtech nel 2022.

Insurtech, le previsioni per il 2022

  1. Aumento degli investimenti in Insurtech, anche sull’onda dell’ingresso in Italia di nuovi operatori Internazionali

Continuerà la crescita del volume degli investimenti in Insurtech, per la quale si stima di passare da 280 milioni di euro del 2021 ad oltre 500 milioni, trainati da fondi di investimento stranieri, sviluppo di progetti Insurtech da parte di compagnie, intermediari tech e digital player, progetti di collaborazione su crossover digitali.

  1. Aumento degli investimenti in startup Insurtech, verso i 100 milioni

Si stima che gli investimenti in startup insurtech supereranno di 5 volte quelli dell’anno appena trascorso, sfiorando i 100 milioni di euro nel 2022. Sono stati appena 20 milioni di euro nel 2021 contro i 650 milioni in Francia e gli 800 in Gran Bretagna.

Questa crescita sarà possibile grazie agli investimenti in innovazione che potranno aumentare ulteriormente sotto la spinta di incentivi fiscali per creare un circolo virtuoso all’interno dell’ecosistema assicurativo e del mondo digitale.

  1. La cooperazione fra startup e compagnie assicurative arriverà al 90%

Per rimanere competitivi sul mercato sarà fondamentale promuovere il processo di cooperazione tra assicurazioni, aziende tecnologiche e start up. Dall’Insurtech investment Index del 2021 era emerso che solo il 65% delle compagnie aveva collaborato con startup; si prevede che tale valore supererà il 90% nel 2022, superando in questo modo il gap con gli altri europei.

  1. I nuovi ecosistemi acquisteranno massa critica raddoppiando le polizze

Turismo spaziale, identità digitali, eSport, realtà virtuale, criptovalute e nuovi modi di socializzare online, come promesso da Facebook con il Metaverso, saranno i nuovi settori per i quali già dal 2022 l’offerta assicurativa classica non sarà più sufficiente.

Da una stima di IIA, l’assicurazione del futuro varrà 10 milioni di euro di premi solo in Italia entro il 2030, ma per far fronte a questi nuovi bisogni sarà necessario innovarsi con nuovi prodotti e soluzioni. Nel 2022 IIA stima che le polizze digitali provenienti da nuovi ecosistemi raddoppieranno rispetto al 2021 con l’ingresso di offerte specializzate.

  1. Health tech: ingresso di nuovi operatori specializzati italiani ed esteri

Un discorso a parte va fatto sicuramente per tutto il ramo salute, anche alla luce del perdurare dell’emergenza sanitaria, che avrà un impatto consistente sulle polizze del futuro. Ad oggi nel mondo i principali investimenti in insurtech sono stati fatti in ambito healthtech, con cifre superiori ai 2 miliardi di dollari.

Per quanto concerne il mercato italiano si stima che la penetrazione di polizze digitali nel segmento salute possa arrivare al 2030 al 7% del mercato per un totale di 1.8 milioni di soggetti assicurati. Nel 2022 si prevede inoltre l’ingresso di nuovi operatori specializzati nell’offerta Assicurativa Healthtech.

  1. Mobilità: previsto il raddoppiando delle polizze digitali

Le nuove tendenze legate al mondo degli spostamenti alternativi, come la micro-mobilità urbana e la sharing economy influenzeranno fortemente anche l’offerta delle compagnie assicurative, che saranno sempre più legate all’analisi comportamentale e dei dati di guida del consumatore (behavioural/data driven insurance per il 74% del campione) o calcolate in base ai km percorsi (pay per mile/pay as you drive per 59%).

IIA stima, inoltre, che nel 2022 raddoppieranno rispetto al 2021 le polizze on demand legate a questo settore.

  1. Embedded Insurance volaneranno per l’Insurtech

IIA ha valutato che il mercato dell’embendded insurance, ovvero le coperture assicurative offerte come servizio aggiuntivo assieme all’acquisto di un prodotto o servizio – come la polizza venduta con lo skipass – varrà nei prossimi 10 anni fino al 20% del valore del mercato assicurativo totale. Come avvenuto nel 2021, assisteremo anche quest’anno a un incremento di player non assicurativi che distribuiranno polizze in ottica open insurance; non solo gli Over The Top, ma anche catene retail, operatori TLC, player dell’elettronica di consumo, brand di sport, etc.

Si tratta di un’importante leva per allargare il numero di utenti che attualmente non vengono intercettati dall’offerta assicurativa e di conseguenza aumentare il valore complessivo dei premi. Nel 2022 raddoppieranno gli operatori non assicurativi che venderanno prodotti assicurativi.

  1. Digital Bancassurance: triplicheranno le banche coinvolte nella distribuzione di polizze digitali

Un altro numero che salirà inevitabilmente nel 2022 è quello legato al Digital bancassurance, perché i prodotti assicurativi saranno sempre più integrati nell’offerta online delle banche.

In Italia, nel 2021, sono state circa 10 le banche che hanno offerto polizze assicurative digitali e ci si aspetta che a dicembre 2022 si arrivi a quota 30. La distribuzione delle polizze assicurative nelle banche non seguirà la semplice digitalizzazione dei prodotti tradizionali, ma richiede la creazione di un’offerta nuova che possa essere distribuita via web e mobile.

  1. Triplicheranno gli investimenti in Data Analytics e IA da parte del comparto assicurativo

L’analisi di dati, l’integrazione IoT, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale avranno un ruolo cruciale nel 2022 per aiutare gli operatori a costruire prodotti e polizze sempre più personalizzate sul singolo cliente, come polizze sportive limitate alla durata di una partita di calcetto o di un’arrampicata in montagna, oppure polizze salute in linea con le condizioni dell’utente in un preciso momento della sua vita.

Nel 2022 gli investimenti in Data Analytics e IA aumenteranno del 200% rispetto allo scorso anno.

  1. Nuove competenze ed opportunità professionali nell’Insurtech renderanno il settore attrattivo per i giovani

Il settore assicurativo conta un grave gap in termini di competenze tecnologiche e digitali, come rilevano il 71% degli impiegati in ambito assicurativo, secondo una ricerca di EY in collaborazione con IIA. Il 53% si dice molto preoccupato per questo divario che rischia di limitare la capacità del settore di sviluppare nuovi prodotti e servizi in linea con le esigenze di un consumatore sempre più digitale.

Tra le nuove sfide per il mercato assicurativo, emerge quindi la nuova figura dell’assicuratore che deve avere competenze in grado di coniugare data science, intelligenza artificiale, ingegneria matematica. Il settore insurtech e le crescenti attività di formazione promosse consentiranno di superare questo divario e portare l’industria assicurativa tra i 5 settori su cui i giovani potranno puntare nei prossimi anni per trovare lavoro.

L’articolo Insurtech, 10 previsioni per il mercato 2022 proviene da InsuranceUp.


Competenze digitali nelle assicurazioni: due corsi dell’Italian Insurtech Association

Due percorsi formativi per sostenere le competenze digitali nel mondo delle assicurazioni: è la risposta di IIA – Italian Insurtech Associtation, al forte ritardo digitale che penalizza il settore.

Oggi, infatti, in Italia solo il 34% delle compagnie ha una struttura dedicata all’innovazione, contro il 77% in Europa e solo il 24% intermediari assicurativi (indagine IIA, EMF Group elipsLife) ritengono di avere un livello di business molto digitalizzato, mentre per il 52% il processo si trova in uno stato di avanzamento e per il 24% è solo alle fasi iniziali.

“Il Gap di competenze tecniche e digitali rappresenta uno dei principali limiti dell’Insurtech italiano – commenta Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di IIA “Per superarlo prevediamo per i prossimi 5 anni un fortissimo sforzo in termini di formazione, transfer di competenze tramite collaboratività e rinnovamento delle compagnie attraverso l’apertura alle nuove discipline del digitale. Il nostro impegno formativo è proprio quello di incoraggiare i professionisti a guidare l’evoluzione digitale nell’industria assicurativa. Per questo auspichiamo inoltre che gli investimenti in formazione per la digital transformation diventino massivi e invitiamo gli Amministratori Delegati, i CDA e i management ad affrontare questa esigenza nel più breve tempo possibile. Non basterà l’open innovation a creare un humus su cui far germogliare l’insurtech”.

Assicurazioni, il ritardo digitale in Italia

Secondo una survey realizzata da IIA, il grave gap in termini di competenze tecnologiche e digitali nel comparto assicurazioni è percepito dal 71% degli impiegati del settore, di cui il 53% che si dice molto preoccupato per questo divario che rischia di limitare la capacità del settore di sviluppare nuovi prodotti e servizi in linea con le esigenze di un consumatore sempre più digitale.

Il 39% ritiene di non essere in grado di usare al meglio strumenti tecnologici di base come la mail o strumenti operativi e il 65% non conosce il significato di tecnologie e soluzioni alla base della rivoluzione digitale in atto in qualsiasi settore: IoT, Blockchain, Machine learning.

Competenze digitali, il gap che frena il mercato assicurativo in Italia

Non solo: dalla ricerca EY realizzata in collaborazione con IIA sull’impatto dell’innovazione sull’organizzazione delle aziende assicurative emerge inoltre che il 43% dei professionisti del settore non sappia cosa siano le polizze on demand. Di fronte a questa consapevolezza di un mismatch di competenze rispetto alle esigenze del mercato, l’82% degli intervistati dall’indagine richiede nei prossimi 12 mesi più formazione e training proprio in ambito tecnologico e digitale.

Due iniziative per la formazione in competenze digitali per le assicurazioni

Per rispondere a questa esigenza, IIA, da sempre impegnata nel promuovere la formazione tecnica e la condivisione di best practice tecnologiche degli operatori del settore, ha aperto le iscrizioni per due nuovi percorsi formativi: il Master in Insurtech e il corso The Digital Reinvention of Insurance – The Future of Insurance Technology. Le due iniziative hanno l’obbiettivo di amplificare le competenze dei futuri professionisti del mondo assicurativo.

Il Master in Insurtech

In partenza il 1 novembre la seconda edizione del Master in Insurtech, organizzato da IIA con fintechjobs.today, la community che offre servizi di recruitment e formazione innovativi  e focalizzati sul mercato finanziario italiano.

Il Master ha l’obiettivo di fornire gli strumenti per comprendere e gestire le innovazioni digitali che stanno trasformando l’industria assicurativa. Il percorso avrà la durata di 6 settimane e sarà articolato in 5 moduli di studio. Per chi avrà superato l’80% della frequenza, verrà rilasciato un Executive Master Certificate.

Clicca qui per maggiori informazioni

The Digital Reinvention of Insurance

Il corso The Digital Reinvention of Insurance si rivolge agli executive, ai quali è stata affidata la responsabilità di guidare l’innovazione e la digital trasformation della propria azienda. Si tratta di 5 giornate, dal 18 al 22 ottobre, svolte in modalità live streaming, in lingua inglese e con la presenza di speaker delle principali compagnie assicurative, dell’ecosistema insurtech e di aziende tecnologiche della Silicon Valley, che porteranno la loro visione innovative del settore.

Al termine del corso verrà rilasciata una certificazione.

Clicca qui per maggiori informazioni

Mercato assicurativo, le nuove sfide

Tra le nuove sfide per il mercato assicurativo, emerge sempre più la nuova figura dell’assicuratore che deve avere competenze che sappiano fondere data science, intelligenza artificiale, ingegneria matematica. Nei prossimi 10 anni tutte le compagnie dovranno assumere e formare personale sulla base delle nuove professionalità emergenti, quali: Digital Trasformation Managers, IG Data Scientist; & Business Analyst, IA and Machine Learning Expert, Digital Project Manager, Cloud Architect, Growth Hacker, Scrum Master, UX Designer, Digital Marketing & Performance Leader, Digital Strategy Leaders, Business Process Automation Leaders, Cybersecurity Leaders, Robotics Engineers, Fintech Engineers e Digital Underwriters.

L’articolo Competenze digitali nelle assicurazioni: due corsi dell’Italian Insurtech Association proviene da InsuranceUp.


Insurtech, quali sono i provvedimenti che servono nel PNRR

L’industria assicurativa italiana è entrata nella fase di digitalizzazione, ma ancora siamo agli inizi. Cosa può fare il PNRR per l’insurtech?

Per rendere il mercato italiano competitivo ed evitare che il gap di innovazione e competenze i trasformi in un gap di performance, a beneficio di attori stranieri più tecnologici, l’Italian Insurtech Association (IIA) ritiene che gli sforzi in termini di investimenti debbano crescere sia in termini di intensità che di partecipazione pubblica e privata.

Per questo propone 7 misure per utilizzare le risorse del Recovery Fund messe a disposizione del PNRR per accelerare la trasformazione del settore insurance e insurtech. Vediamo in sintesi quali.

  1. Copertura a fondo perduto degli investimenti in Tecnologie Digitali con un “Insurtech Bonus” eventualmente con massimali legati alle dimensioni dei riceventi

La prima proposta sono incentivi fiscali su investimenti in startup per compagnie assicurative, fondi e business angel, e sugli investimenti in tecnologie per compagnie assicurative, broker e agenti. Incentivi inoltre alla formazione insurtech, e infine accesso al credito per startup e intermediari del settore assicurativo che vogliano sviluppare assets insurtech.

  1. Copertura degli investimenti finalizzati alla collaborazione di assicurazioni e banche con terze parti e startup per la realizzazione di progetti digitali con l’“Insurtech Bonus”

Accanto agli incentivi fiscali, per stimolare l’ecosistema si potrebbero creare incentivi economici per la creazione di progetti di scaleup e iniziative di open innovation.

  1. Creazione di Regulatory Sandbox

L’innovazione è sperimentazione, specialmente in un mondo in trasformazione come quello del fintech. Il Regulatory Sandbox diventerebbe uno “spazio sicuro” dove sperimentare prodotti, servizi o modelli di business innovativi, senza trovarsi le mani legate dalle rigide normative vigenti.

  1. Coperture degli investimenti in formazione ed educazione digitali con un “Insurtech Education Act” , facendo leva su Incentivi già stanziati o su nuovi fondi dedicati.

Le competenze digitati e tecnologiche sono alla base dell’evoluzione del settore: per questo è necessaria la creazione di competenze digitali diffuse nel comparto assicurativo, favorendo corsi di base gratuiti e realizzando un progetto di Rinascimento digitale che sia inclusivo e diffuso su tutta la filiera.

  1. Supporto agli investimenti sulle Startup Insurtech

Sono diversi i punti su cui far leva per investire in statup del settore: dall’istituzione di Fondi dei Fondi dedicati, all’adozione di un Tech Transfer Act, e ancora rivedere i parametri delle norme relative alla crisi d’impresa quando applicate alle startup.

  1. Creazione di un piano nazionale di supporto alle reti di agenti ed ai broker con incentivi all’implementazione di tecnologie ed alla formazione di competenze digitali

Un provvedimento essenziale ad evitare che alcuni soggetti, magari quelli con meno risorse, rimangano indietro su un asset essenziali come le competenze, e si crei un gap legato alla dimensione degli operatori.

  1. Creazione di Poli Digitali Insurtech che facciano capo a diversi soggetti promotori

Questi Poli, che potrebbero essere promossi da compagnie Assicurative, Incubatori & Acceleratori, Università ma anche dalle startup, avrebbero la possibilità di creare iniziative di massa critica sufficiente per sviluppare competenze e progettualità Insurtech sul territorio, cercando di “aggregare” risorse sufficienti per evitare la estrema frammentazione dei settori innovativi italiani come l’Insurtech.

Vuoi sapere di più? Leggi l’articolo integrale su Economyup

L’articolo Insurtech, quali sono i provvedimenti che servono nel PNRR proviene da InsuranceUp.


Le competenze necessarie per accelerare l’innovazione delle assicurazioni

Fatto l’Insurtech, adesso bisogna fare gli “Insurtechiani”.  La citazione da Massimo D’Azeglio può aiutarci per mettere a fuoco una delle sfide che l’industria delle assicurazioni deve affrontare e vincere per poter entrare nel futuro: creare le competenze digitali per comprendere e gestire i cambiamenti del mercato e dei clienti e strutturare correttamente il dialogo con le startup.

La consapevolezza sulla necessità della trasformazione digitale è sempre più diffusa, come dimostrano diverse indagini. La pandemia ha evidentemente impresso una accelerazione in questo senso. La pressione delle startup sugli incumbent aumenta e i migliori sempre più spesso riescono a tradurla in nuove opportunità di business e di sviluppo. Ma la sensazione, anche all’interno delle aziende, è che ancora si faccia meno di quel che dovrebbe e potrebbe fare. E non certo per cattiva volontà.

Il recente Insurtech Innovation Index elaborato dall’Italian Insurtech Association con con l’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano ci ricorda che nel 2020 ben il 63% delle compagnie assicurative ha avviato progetti interni di Insurtech. Meno è stato fatto aprendosi verso l’esterno (partnership e progetti con startup pesano per circa il 40%).

L’innovazione dell’industria assicurativa, quindi, è ancora prevalentemente interna. Ma il 71% degli operatori del settore assicurativo ritiene che ci sia un gap di competenze tecniche e digitali e addirittura l’82% chiede più formazione tecnica e digitale (questi dati provengono da un’altra indagine di Italian Insurtech association con EY).

Il problema appare a questo punto evidente. Da una parte le assicurazioni stanno lavorando per la loro trasformazione digitale contando prevalentemente su risorse e modelli interni (magari sostenute da supporti consulenziali esterni), dall’altra non si sentono adeguatamente attrezzati per farlo. Non è certamente la migliore condizione per affrontare la sfida della trasformazione digitale che diventerà sempre di più una sfida per la competitività.

Servono quindi nuove competenze digitali. Arriveranno dall’esterno, certamente. Ma dovranno soprattutto essere “generate” dalla riqualificazione di chi lavora già dentro le compagnie di assicurazione. Il binomio Skills e Reskill diventerà un’ossessione nell’insurance e non solo per gli HR manager. “Non basta più avere nuove idee, nel fintech come nell’insurtech, servono nuove persone”, sostiene con convinzione Laura Grassi, direttore dell’Osservatorio Fintech & Insurtech. Nuove persone che possono venire fuori anche dalle “vecchie”, se inserite in percorsi di formazione efficienti ed efficaci.

L’esigenza delle aziende è chiara, come anche la domanda del mercato: anche le startup stesse e le scaleup stanno diventando datori di lavoro alla ricerca dei “lavoratori della trasformazione digitale”. E poi ci sono le autorità regolatorie che hanno bisogno di figure capaci di comprendere e affrontare i cambiamenti della tecnologia e del business. Non a caso il MIP, la School of Management del Politecnico di Milano ha appena lanciato il primo programma online di formazione per i Fintech Professional

Quando anche nelle assicurazioni entreranno (o aumenteranno)  UX Designer o Data Scientist, Ethical Hacker o Blockchain Advisor certamente aumenterà la velocità di innovazione. Anche se fatta all’interno.

L’articolo Le competenze necessarie per accelerare l’innovazione delle assicurazioni proviene da InsuranceUp.


Competenze digitali, il gap che frena il mercato assicurativo in Italia

Competenze digitali, ecco la sfida per l’insurance. Se la domanda del potenziale cliente assicurativo è matura per un’interazione completamente digitale con la propria compagnia, l’offerta tarda ad essere sviluppata e proposta adeguatamente.

Appuntamenti virtuali, customer service automatizzati e in sintonia con le  esigenze del singolo cliente, acquisti attraverso social network come Tik Tok: questo è il panorama nel quale siamo sempre più immersi, ma il mercato assicurativo non si sta muovendo con la stessa velocità con cui cambia e soprattutto in linea con le aspettative del nuovo consumatore digitale.

La tecnologia ha profondamente trasformato l’economia, la società ed i modelli di erogazione dei servizi e le competenze digitali diventano fondamentali: questo è il vero gap da colmare ed uno dei principali limiti alla digital trasformation del nostro settore.

Le competenze tecnologiche e digitali nel settore assicurativo: una ricerca

Da una survey realizzata da Italian Insurtech Association a fine 2020 (analisi su base associati – Impiegati, Quadri, Agenti, Brokers) emergono dati che confermano una situazione sulla quale è necessario e urgente intervenire :

  • Il 71% degli operanti nel settore assicurativo ritiene ci sia un gap di competenze tecniche e digitali nel proprio settore;
  • Il 39% degli operanti nel settore assicurativo ritiene ci sia un gap di competenze digitali di base (alfabetizzazione digitale, come il corretto uso dell’email) nel proprio settore;
  • Il 65% degli operanti nel settore assicurativo non sa dare una definizione di 3 concetti quali BlockChain, IOT e Machine Learning;
  • Il 43% degli operanti nel settore assicurativo non sa cosa sono polizze on demand;
  • Al 58% degli operanti nel settore assicurativo non è mai stato proposto un corso di formazione Tecnico e/o Digitale;
  • Al 67% degli operanti nel settore assicurativo non è mai stato proposto un corso di formazione Tecnico e/o Digitale coordinato internamente dalla propria azienda;
  • Il 45% degli operanti nel settore assicurativo ritiene ci sia un gap con i propri clienti in termini di competenze Tecniche e/o Digitali;
  • L’82% degli operanti nel settore assicurativo auspica di avere più formazione Tecnico e/o Digitale.
  • Il 54% di coloro che auspicano ci possa essere più formazione Tecnico e/o Digitale, pagherebbero di tasca propria tale formazione.

Competenze digitali, il rischio di un technology gap

Emerge quindi un quadro con una forte esigenza di creazione di nuove competenze all’interno del settore assicurativo, tramite sperimentazione, collaborazione con aziende native digitali, ma soprattutto percorsi di formazione ad hoc, che vanno sistematizzati, strutturati e resi disponibili all’intera filiera assicurativo. Il rischio è  – laddove questo non succeda –  veder crescere un gap di competenze che potrebbe presto trasformarsi in un gap di competitività professionale ed anche aziendale.

D’altro canto i dati parlano chiaro: il 2019 è stato un anno record per l’insurtech con 6,8 miliardi investiti nel mondo attraverso 250 operazioni (+62% rispetto ai 2,6 miliardi del 2018), tuttavia in Europa sono stati investiti solo 897 milioni e l’Italia, negli ultimi tre anni, ha assorbito meno del 5% del totale investito in Europa.

Investire in risorse umane per creare nuova offerta

Per questo, per scongiurare un Technology Gap del mercato dobbiamo creare le condizioni per cui si possa instaurare un sistema di rapido sviluppo tecnologico del settore assicurativo, un sistema nel quale gli investimenti – economici, di brain power, di risorse umane – portino a creare una nuova offerta, nuove tecnologie, nuove competenze e nuovi modelli operativi.

La risposta, celere e positiva, non può essere demandata ai singoli attori, ma richiesta al sistema Paese, all’interno del quale Compagnie, Intermediari e Fornitori operano: se il sistema non creerà il contesto favorevole, il settore assicurativo Italiano perderà di competitività.

In quest’ottica, all’interno del suo manifesto programmatico Italian Insurtech Association indica la creazione di nuove competenze digitali diffuse una delle direttive principali di investimento del comparto assicurativo, insieme allo stimolo agli Investimenti in Insurtech tramite incentivi e alla collaboratività di Assicurazioni e Banche con aziende tecnologiche e Start-up Insurtech.

In ambito formativo bisognerà favorire corsi di base gratuiti e un progetto di rinascimento digitale che sia inclusivo e diffuso su tutta la filiera, un rinascimento che sia veloce come i tempi e al contempo rassicurante, in modo tale che tutti i lavoratori abbiano fiducia nelle conseguenze positive che la tecnologia potrà apportare alla qualità del loro lavoro.

Se il 2021 dovrà essere l’anno della rinascita e dell’Insurtech – e noi ne siamo certi – bisognerà partire dalla creazione delle competenze.

L’articolo Competenze digitali, il gap che frena il mercato assicurativo in Italia proviene da InsuranceUp.


CoderKids, la startup che insegna ai bambini come si programma

CoderKids è fra i tre vincitori del concorso MIA – Miss in Action, il programma di accelerazione per l’imprenditoria femminile supportato da Digital Magics e dal Gruppo BNP Paribas in Italia, con il patrocinio del Comune di Milano.

La founder Federica Gambel racconta a InsuranceUp come funzionano i corsi curati dalla startup, i cambiamenti portati dall’epidemia di Covid-19 e i progetti per il futuro.

CoderKids: l’importanza di imparare a programmare

“Mi sono sempre occupata di digitale e consulenza. In quattro anni ho fatto tre figli: non riuscivo più a seguire i ritmi. Un video però mi ha aperto gli occhi sull’importanza del coding” spiega Gambel.

Oggi  CoderKids offre corsi di programmazione e coding studiati per bambini e ragazzi dagli 8 ai 16 anni: “Non vogliamo formare programmatori, il nostro obiettivo è aiutare ad acquisire consapevolezza con le nuove tecnologie”. Un elemento fondamentale, che guarda al lungo termine: “È dimostrato che l’85% dei lavori del futuro ancora non esistono. Sappiamo però che saranno necessarie alcune competenze specifiche, come quelle relative al digitale” afferma Gambel.

I corsi di CoderKids insegnano quindi un modo di pensare e di risolvere i problemi basato sull’approccio computazionale: un mindset già oggi richiesto in moltissimi ambiti, dall’intelligenza artificiale all’ingegneria, passando per la grafica e i social media.

Il Covid-19: che cosa è cambiato

Prima dell’arrivo dell’emergenza Coronavirus la startup collaborava con varie scuole – lavorando sia con i bambini che in ambito formazione docenti – ma organizzava anche workshop ed eventi con editori, creatori di contenuti e aziende. Poi, il Covid: “Siamo stati costretti a spostarci online e ad affidarci alla didattica a distanza” spiega la Ceo. L’esperimento, però è andato bene: molti genitori infatti si sono detti soddisfatti delle lezioni online, anche grazie al minor impiego di tempo e all’eliminazione di spostamenti continui.

Per tutta l’estate le attività di CoderKids continueranno online tramite lezioni live con piccoli gruppi e percorsi personalizzati. Le lezioni hanno cadenza giornaliera e sono fruibili da tutta Italia: bastano un pc e una connessione a internet. Durante le ore di lezione i bambini possono sperimentare e dare sfogo alla creatività tramite una serie di attività sempre diverse: imparano a creare un videogioco, un’applicazione, a muoversi nell’ambito del digital storytelling e a modellare i codici da diversi punti di vista.

La vittoria al MIA- Miss in Action 2020

CoderKids è tra le tre startup vincitrici della seconda edizione del concorso MIA – Miss in Action 2020, organizzato dall’incubatore Digital Magics e dal Gruppo BNP Paribas in Italia per promuovere l’imprenditoria femminile, con il patrocinio del Comune di Milano.

Dopo la proclamazione del 25 maggio scorso, oggi CoderKids ha appena concluso la parte di mentoring seguita da Digital Magics: “Ci è servito molto, abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con validi professionisti e chiarirci le idee su ciò che abbiamo fatto” dice Gambel, che poi sposta l’attenzione su problemi estremamente attuali: “Il MIA ci ha anche spronato a esplorare l’ambito dei corsi a distanza. Così abbiamo trasformato il Covid-19, che avrebbe potuto essere un grande problema per le nostre attività, in opportunità”. E sta funzionando.

Il futuro tra qualità e comunicazione

Nel futuro, Gambel intende migliorare sempre di più la qualità dei servizi offerti da CoderKids: “Vogliamo continuare a fare quello che ci piace, portare avanti tutte le nostre attività e riuscire a trovare una chiave di volta per la didattica a distanza” afferma. Fondamentale, però, è anche mantenere standard elevati per quanto riguarda il numero degli alunni (i corsi devono svolgersi in piccoli gruppi) e le lezioni, sempre in diretta.

Obiettivo importante è anche sensibilizzare riguardo all’importanza del coding: “Spesso è difficile far capire ai genitori cosa significhi imparare a programmare” spiega Gambel a InsuranceUp. Sul tema della digital literacy, in effetti, c’è ancora molto da lavorare, sia dal punto di vista concettuale che comunicativo.

Photo by Bermix Studio on Unsplash

L’articolo CoderKids, la startup che insegna ai bambini come si programma proviene da InsuranceUp.