Connected Insurance nel settore auto: la rivoluzione delle polizze usage-based

Il mondo della connected insurance – assicurazioni dinamiche e personalizzabili in base alle reali abitudini dei clienti – ha trovato nel settore automotive uno dei suoi principali ambiti di applicazione.

Le polizze auto infatti ben si prestano all’uso di dispositivi cloud intelligenti che permettono di tracciare le caratteristiche alla guida degli utenti, dalla velocità all’uso corretto delle cinture. In base a queste informazioni è quindi possibile modificare i premi, dando vita a un nuovo prodotto assicurativo: le polizze usage-based.

Vediamo quali sono i principali elementi del modello connected insurance applicato al settore auto, e come le compagnie più innovative ne stanno approfittando.

Come funziona la Connected Insurance per le auto

Le assicurazioni connesse hanno fin da subito trovato terreno fertile nel mondo delle polizze auto. Come detto, particolarmente interessante è la possibilità di creare prodotti assicurativi usage-based (anche detti pay-per-use), i cui premi non sono fissi ma vengono calcolati in modo flessibile sulla base di quanto e come realmente ogni cliente utilizza la propria vettura nella vita quotidiana.

Per tener traccia delle abitudini di guida i veicoli assicurati con una polizza usage-based vengono generalmente equipaggiati con dispositivi IoT (Internet of Things) telematici che registrano in tempo reale diversi parametri, tra cui velocità, distanza percorsa, frenate improvvise e anche l’uso del telefono al volante. In alcuni casi, i dati possono essere raccolti direttamente tramite un’apposita app installata sul telefono cellulare dell’utente.

Le assicurazioni connesse per auto tendono quindi a premiare i guidatori più cauti e rispettosi delle regole, mentre i costi per i viaggiatori spericolati risulteranno inevitabilmente più alti.

Un mercato da 125 miliardi di dollari

Secondo Global Markets Insights Inc., il mercato delle polizze auto connesse e usage-based potrebbe raggiungere i 125 miliardi di dollari entro il 2027, con un tasso annuo di crescita composto (CAGR) di più del 20% tra il 2021 e il 2027, sia a livello globale che nel solo mercato europeo. Una precedente analisi di Markets&Markets stimava che il settore avrebbe raggiunto i 96 miliardi di dollari entro il 2025.

Il segmento più promettente è quello della raccolta dati tramite smartphone, considerato come il metodo più veloce da inizializzare più semplice da utilizzare per gli utenti. La possibilità di tracciare le informazioni soltanto attraverso il proprio telefono, inoltre, ha reso le assicurazioni usage-based accessibili alla grande maggioranza degli utenti.

Promettente anche il settore dei dispositivi IoT per auto, considerati tra le altre cose un importante strumento per migliorare i livelli generali di sicurezza stradale e incentivare l’adozione di comportamenti responsabili alla guida.

Le compagnie chiave

Molte compagnie insurtech hanno già approfittato delle assicurazioni connesse per sviluppare polizze auto innovative e integrate. Tra queste troviamo Metromile, startup di San Francisco (California) fondata nel 2011 che offre polizze personalizzate e basate sui chilometri percorsi. In 10 anni di attività Metromile ha raccolto più di 460 milioni di dollari in nove round di investimenti. L’ultimo, da 170 milioni di dollari, è stato chiuso a febbraio 2021.

Di stampo simile anche l‘americana Root Insurance, che utilizza gli smartphone dei clienti per tracciare le loro abitudini alla guida e offrire polizze personalizzate e calcolate in base ai reali livelli di rischio.

Nel Regno Unito invece si fa notare By Miles, che offre polizze connesse studiate appositamente per i guidatori occasionali che raramente percorrono lunghe distanze: sul sito della compagnia si legge infatti lo slogan “meno guidi, meno paghi”. Le polizze di By Miles sono composte da un prezzo fisso che copre l’auto mentre questa è parcheggiata, e un premio variabile da determinare in base alle abitudini.

Sempre a Londra troviamo poi Carrot – Rewarding Insurance, che invece installa nei veicoli dei clienti una “scatola nera” telematica per raccogliere tutte le informazioni necessarie. Tramite una dashboard interattiva i clienti possono controllare le statistiche relative al comportamento alla guida e il “punteggio” loro attribuito, in base al quale vengono calcolati i premi.

Connected Insurance e auto, il mercato italiano

Le compagnie italiane non hanno intenzione di rimanere indietro: un report curato dalla società di consulenza PwC ha calcolato come già nel 2016 più del 50% delle aziende stessero offrendo soluzioni assicurative connesse per il settore auto.

Secondo l’Osservatorio Connected Car & Mobility del Politecnico di Milano, a fine 2020 erano attivi 17,3 milioni di veicoli connessi – il 45% di quelli in circolazione – e il mercato valeva quasi 1,2 miliardi di euro. Le soluzioni più diffuse erano i dispositivi Gps, capaci di localizzare il veicolo e tracciare le sue caratteristiche principali, ma stanno attraversando una forte crescita anche le auto connesse tramite SIM o con sistemi bluetooth.

Tra le diverse compagnie che offrono assicurazioni connesse per auto nel nostro Paese troviamo Allianz: la sua formula Sesto Senso installa un dispositivo GPS con speciali sensori in grado di localizzare l’auto e allertare i soccorsi in caso di emergenza o di furto.

Nel 2018 invece Generali Italia ha lanciato Jeniot, una società ad hoc dedicata allo sviluppo dell’Internet of Things e di dispositivi innovativi per la connected insurance in ambito auto, casa e salute.

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Open Insurance, 7 ecosistemi ad alto potenziale per il futuro dell’assicurazione

Il futuro dell’ecosistema assicurativo è nell’open insurance. Come già avvenuto per l’open banking in relazione al mondo dei pagamenti digitali, anche il settore assicurativo si sta aprendo ad ecosistemi esterni, con la possibilità di proporre e fruire di polizze su piattaforme operanti in settori non assicurativi: un trend che rivoluzionerà il rapporto tra assicurazioni e clienti.

L’applicazione dell’open innovation al settore insurance è una grande scommessa per il futuro dell’ecosistema: un’opportunità di attirare sul mercato nuovi attori e creare, con le loro proposte, la nuova domanda per conquistare i clienti in cerca di innovazione.

“Per innovare realmente il settore assicurativo non basta proporre online quello che prima si vendeva in agenzia, ma serve un totale cambio di approccio” spiega Pietro Menghi, CEO di Neosurance, scaleup insurtech globale che ha sviluppato una Open Insurance Platform As A Service. “Se il cliente è prima di tutto un consumatore digitale, il dialogo deve iniziare dalle community digitali per lui più rilevanti nei vari momenti della sua giornata.”

Con l’open insurance, l’assicurazione “entra” nei contesti digitalizzati che frequentiamo ogni giorno, dall’app per fare sport a quella per noleggiare un monopattino elettrico e così via.

Ecco quali saranno i maggiori ambiti di applicazione.

Open insurance e Smart Home

Si prevede che i ricavi globali previsti per le tecnologie, i prodotti e i servizi delle città intelligenti raggiungeranno i 129 miliardi di dollari nel 2021. Tra questi sono inclusi anche prodotti smart home.

La possibilità di controllare le case attraverso la domotica sta aprendo diverse possibilità in materia di assicurazione contro furti, incendi e altri rischi domestici. L’integrazione fra sistemi assicurativi e dispositivi intelligenti consentirà ad esempio di attivare (e pagare) una polizza contro furto o incendio solo quando un sensore non rileva la nostra presenza in casa o se porte e finestre sono state chiuse con uno smart lock. L’impatto sarà notevole anche sul fronte riduzione delle frodi, grazie a un migliore controllo sui dati.

Open Insurance e Sport

Il settore sport & fitness sta subendo una grande trasformazione, con la sempre maggiore integrazione di servizi digitali. Solo Nel 2020, complice l’emergenza covid, nel mondo sono state lanciate 71.000 nuove app dedicate al fitness e alla salute: segno di un mercato in rapida espansione.

Le community digitali di sportivi, utenti molto attivi di app di prenotazioni, corsi online e fitness tracker, rappresentano inoltre una delle categorie più soggette a infortuni. La condizioni ricorrenti di rischio in quest’ambito cambiano sensibilmente in base a disciplina, età e molti altri aspetti che, analizzati in chiave big data, possono fornire informazioni preziose per la proposta di micro-polizze istantanee o prodotti più complessi, personalizzati in base alle reali esigenze dei singoli.

Open Insurance e Energia

Altro ambito di grande potenziale è il settore energia. L’integrazione con i sistemi di smart metering dei nuovi contatori connessi e le app con cui paghiamo le bollette consente di attivare coperture di vario tipo per garantire la continuità del servizio anche quando, ad esempio, una persona perde il lavoro o si trova ad affrontare spese inattese. Solo negli Stati Uniti, nell’ultimo anno, si è generato un debito di circa 40 miliardi di dollari di bollette non pagate, secondo i dati riportati dalla National Energy Assistance Directors’ Association.

Open Insurance e Micromobilità 

La micromobilità urbana sta vivendo un boom e con essa stanno crescendo i bisogni di copertura. Secondo recenti studi, ad oggi sarebbero circa 30mila i monopattini in sharing e circa 800mila quelli di proprietà. Se per i primi è già obbligatoria l’assicurazione per responsabilità civile verso terzi, resta il problema dei mezzi privati e comunque della copertura infortuni/danni subiti dal conducente.

Integrando su ogni mezzo un dispositivo connesso, è possibile identificare il monopattino/bici e, quindi, renderlo assicurabile attraverso una sorta di ”RCA” dedicata, che presto potrebbe essere obbligatoria. Grazie ai paradigmi dell’Open Insurance, gli assicuratori potranno interagire con app e community della micromobilità urbana, pubblica e privata, fornendo proposte assicurative più complete e soluzioni attivabili solo in base al reale utilizzo del mezzo.

Open Insurance e lavoro freelance e Gig economy 

Nel 2020 il 72% delle nuove P.IVA è stato aperto da una persona fisica. Anche se sempre più numerosi, i lavoratori autonomi godono ancora di scarse tutele in termini di salute, assistenza legale, infortuni, maternità e altri fattori che possono mettere seriamente a rischio la possibilità di lavorare e di avere un reddito continuativo.

Tramite piattaforme interconnesse, chi svolge un lavoro freelance – che si tratti di un consulente, di un rider o di un autista – sarà in grado di accedere più facilmente a polizze personalizzate in termini di costo, tempi e bisogni. Il canale digitale metterà a disposizione soluzioni molto più semplici e accessibili per queste categorie produttive, che si tratti di una protezione giornaliera sugli infortuni o di una annuale contro i rischi informatici in smart working.

Un esempio di successo in questo ambito è Zego, startup insurtech londinese dedicata proprio alla copertura dei nuovi servizi di mobilità, che ad aprile 2021ha raggiunto lo status di unicorno.

Open Insurance e Sanità digitale

Secondo Statista il mercato delle soluzioni di telemedicina, o eHealth, oggi vale 45 miliardi di dollari e potrebbe toccare i 175 miliardi entro il 2026.

La possibilità di accedere a parametri e indicatori sulla salute delle persone permette di elaborare profili di rischio sempre più precisi e suggerire strumenti di protezione e assistenza anche agli utenti meno consapevoli, grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale. Non solo: è possibile valorizzare gli stili di vita più virtuosi, monitorando attività legate a sport e benessere. Una sempre maggiore integrazione tra ecosistemi di telehealth e wellness con quelli assicurativi faciliterà anche l’intero processo di gestione delle informazioni, rimborso delle cure, erogazione di indennizzi, riducendo sensibilmente il rischio di frodi e i tempi di istruttoria e burocrazia.

Open Insurance e Connected Car

Quella dell’auto connessa è uno dei maggiori settori trainanti della connected insurance. Secondo il sondaggio Insurance Nexus condotto da Reuters Events, circa il 78% degli assicuratori automobilistici ha già almeno un prodotto connesso sul mercato. ABI Research stima che saranno messe sul mercato oltre 115 milioni di auto connesse entro il 2025, e secondo una ricerca dell’Osservatorio Connected Car & Mobility del Politecnico di Milano, a fine 2020 sono 17,3 milioni i veicoli connessi solo in Italia, quasi il 45% del parco circolante.

Il settore assicurativo ha iniziato ad integrarsi con dispositivi e app collegati alle automobili, per offrire polizze digitali più flessibili, basate sui chilometri effettivamente percorsi o sullo stile di guida, premiando i soggetti più virtuosi. Analizzando velocità, frenate, sterzate e altri parametri, non solo è possibile elaborare assicurazioni profilate, ma anche prevenire i rischi attraverso suggerimenti personalizzati.

Secondo alcune stime dell’Osservatorio, prendendo come riferimento un campione di auto dotate di sistemi ADAS con cilindrata compresa tra 1.300 e 1.800 cc, e a fronte di un premio equo iniziale compreso tra 170 e 200 €/anno, è possibile ottenere una riduzione del rischio di incidente compresa tra il 15 e il 20%, con conseguente decremento del premio equo pari 25-40 €/anno.

Allo stesso tempo, risulta più semplice ed efficace fornire assistenza in tempo reale in caso di incidente e aprire un sinistro.

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