Adas (guida assistita), a che punto siamo e quali effetti avrà sulle assicurazioni

Secondo un recente report di previsione di MarketsandMarkets il mercato dei sistemi di assistenza alla guida (ADAS) è  in crescita e raggiungerà gli 83 miliardi di dollari entro il 2030 (oggi ne vale 27). La crescente adozione di ADAS & altri sistemi di sicurezza, l’attenzione dei governi per migliorare la sicurezza dei veicoli e dei pedoni, le iniziative degli OEM per fornire caratteristiche di sicurezza avanzate e l’avvento di veicoli autonomi faranno aumentare la domanda di ADAS nei prossimi anni, nonostante la pandemia COVID-19, che ha portato alla sospensione della produzione di veicoli e a interruzioni delle forniture, avranno la loro influenza. Il mercato ADAS, tuttavia, dovrebbe registrare un significativo incremento nel 2022.

Cosa si intende per ADAS

La sigla sta per Advanced driver-assistance systems (sistemi di assistenza alla guida avanzati) e da il nome a una categorie di soluzioni elettroniche e digitali che forniscono assistenza alla guida, anche e soprattutto in situazioni di emergenza, e al parcheggio del veicolo.

Sono destinati ad aumentare la sicurezza delle auto e più in generale la sicurezza stradale. E’ noto che la maggior parte degli incidenti stradali è dovuta ad errori umani, pertanto i sistemi avanzati di assistenza alla guida sono sviluppati (oggi con il grande contributo degli sviluppi tecnologici come quelli in Intelligenza artificiale), per automatizzare, adattare e migliorare i sistemi dei veicoli per la sicurezza e una migliore guida. I primi sistemi ADAS sono stati i sensori pioggia, il sensore crepuscolare, il cruise control adattivo, la frenata automatica d’emergenza, i sensori di parcheggio, l’avviso di cambio corsia o il riconoscimento automatico dei segnali, ma è chiaro che questi sistemi suonano piuttosto elementari rispetto a quanto la tecnologia, che oggi sta portando l’auto verso la guida autonoma, può fare in ambito di assistenza alla guida.

ADAS si basa su input provenienti da molteplici fonti di dati, tra cui immagini automobilistiche, LiDAR, radar, elaborazione delle immagini, visione computerizzata e rete in auto. Ulteriori input sono possibili da altre fonti separate dalla piattaforma primaria del veicolo, come altri veicoli, indicati come Vehicle-to-vehicle (V2V), o Vehicle-to-Infrastructure (V2X), come la telefonia mobile o i sistemi di rete dati WiFi.

Attualmente, sistemi ADAS che molti produttori stanno integrando perché sono molto apprezzati ci sono l’avviso di collisione e il mantenimento di  carreggiata (Lane Keeping System).

In base alle disposizioni europee, dal 2022 gli ADAS diventeranno obbligatori in tutta Europa. In particolare, tutti i nuovi veicoli dovranno avere di serie la frenata automatica di emergenza o il mantenimento di corsia. Il nuovo regolamento prevede l’introduzione di circa trenta sistemi avanzati elettronici che garantiscano sicurezza a conducenti e passeggeri. I nuovi modelli che andranno sul mercato dal 2022 dovranno ovviamente essere in linea con le disposizioni, mentre per il parco auto circolante è data la possibilità di adeguarsi entro maggio 2024.

La Commissione prevede che le misure proposte contribuiranno a salvare oltre 25.000 vite umane ed evitare almeno 140.000 lesioni gravi entro il 2038. Ciò contribuirà all’obiettivo a lungo termine dell’UE di avvicinarsi a zero morti e feriti gravi entro il 2050 (“Visione Zero”).

L’Europa dovrebbe essere il più grande mercato ADAS nel 2020

Secondo il report di MarketsandMarkets, la domanda di ADAS in Europa sarà trainata appunto dalle disposizioni di legge europee.. La Francia è uno dei mercati in più rapida crescita per ADAS in Europa. Nel 2018, la Francia ha contribuito per circa il 12% alla produzione totale di veicoli nella regione secondo l’Associazione dei costruttori europei di automobili. Inoltre, diverse disposizioni in materia di sicurezza sono stati attuati dal governo francese. Ad esempio, nel 2015, il governo ha reso obbligatoria l’installazione della frenata d’emergenza automatica (AEB) e dell’avviso di deviazione dalla corsia (LDW) su tutti i nuovi autocarri pesanti.

La crescente produzione e vendita di veicoli di lusso, dovuta alla forte crescita economica, gioca un ruolo importante in Germania. I principali OEM tedeschi come Volkswagen e Daimler AG hanno incorporato caratteristiche avanzate per migliorare l’esperienza di guida. Questi OEM offrono la maggior parte delle caratteristiche ADAS di serie nei loro veicoli del segmento premium. Nei SUV e nelle berline del segmento medio, le caratteristiche essenziali dell’ADAS sono offerte in pacchetti aggiuntivi.

Sistemi ADAS e assicurazioni

E’ abbastanza lineare la considerazione che se si riduce in modo così consistente il numero di incidenti automobilistici grazie all’uso di sistemi ADAS, la conseguenza in ambito assicurativo è che dovrebbero scendere i premi dei prodotti RC, oggi calcolati anche su indici di rischio legati appunto alla sicurezza dei veicoli, delle strade e alle statistiche.

Swiss Re ed HERE hanno sottolineato in questa analisi sul tema, come sia fondamentale che assicuratori e case automobilistiche collaborino per condividere i dati  e valutare accuratamente come le tecnologie ADAS possano modificare i modelli di pricing del rischio.

In particolare si ribadisce il fatto che “Dato che sempre più compiti del conducente sono affidati all’auto, gli assicuratori non dovrebbero valutare il rischio solo in base alla persona che guida l’auto, come è stato fatto tradizionalmente, ma in base al veicolo che la persona sta guidando”.

Secondo l’analisi, i sistemi ADAS potrebbero portare a una riduzione dei premi assicurativi globali per le auto completamente equipaggiate tali sistemi di 20 miliardi di dollari entro il 2020.

Questo potrebbe essere considerato un vantaggio solo dal punto di vista dei consumatori, in quanto le compagnie non sono mai particolarmente contente di abbassare i premi soprattutto in ambito RC Auto, considerato a bassa marginalità ma che fornisce alta liquidità alle assicurazioni.

Tra gli aspetti che gli assicuratori considerano una barriera alla diminuzione dei premi c’è il fatto che, sebbene gli incidenti diminuiranno grazie ad ADAS, quelli che continueranno a verificarsi saranno molto più costosi per le compagnie, poiché le auto super accessoriate di sistemi di guida avanzati, che quindi montano più tecnologie, quando entrano in officina sono molto più costose.

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Cresce la diffusione della connected car, la barriera è il prezzo

“L’emergenza Covid19 ha inevitabilmente rallentato un mercato che stava mostrando grande dinamismo e che, una volta terminata la crisi sanitaria, tornerà a crescere rapidamente”, afferma Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Smart & Connected Car, presentando i dai dell’ultima ricerca. L’auto connessa è un work in progress che ci sta abituando a numerosi servizi innovativi, a una maggiore sicurezza, un nuovo comfort, i produttori stanno concentrando molti sforzi in questa direzione e la risposta, positiva,  del mercato è oramai piuttosto chiara, come ha registrato anche il report dell’Osservatorio.

La Smart Car è ormai nota ai consumatori italiani: il 75% ne ha sentito parlare almeno una volta, soprattutto attraverso Internet (37%), pubblicità in TV (35%), giornali e riviste (29%). Più di sei utenti su dieci possiedono almeno una delle funzionalità smart per l’auto, principalmente sistemi per facilitare le manovre di parcheggio tramite telecamere e sensori di posizione (37%), seguiti da assistenti vocali (27%), sistemi di assistenza alla guida (18%), dispositivi per la sicurezza attiva come la frenata automatica in caso di emergenza (18%) e la connettività Wi-Fi in auto (18%).

“La connettività integrata a bordo veicolo è in grado di abilitare nuovi servizi per gli utenti; la condivisione del veicolo si affermerà come nuova modalità di utilizzo accanto alla proprietà; l’auto sarà inoltre intelligente e autonoma, consentendo al conducente di dedicarsi ad altre attività; i veicoli alimentati a carburante fossile saranno progressivamernte sostituiti da quelli elettrici. – continua Salvadori – Questi cambiamenti stanno avvenendo rapidamente e coinvolgono produttori di auto, fornitori di servizi, giganti hi-tech e startup innovative: la creazione di un ecosistema solido e collaborativo sarà uno degli elementi su cui il mercato dovrà puntare”.

Gli utenti acquistano queste soluzioni soprattutto per i benefici legati a comodità (37%) e sicurezza (34%), o per necessità di sostituire un veicolo datato (20%). Le principali barriere all’uso sono invece il prezzo (29%) e la scarsa percezione dei benefici ottenibili (14%). Oltre metà dei consumatori ha in programma di acquistare un’auto connessa, di cui il 22% entro il prossimo anno: le soluzioni più desiderate sono i dispositivi per la sicurezza attiva (61%), quelli per l’assistenza al parcheggio (55%) e alla guida (51%).

L’emergenza Covid19 ha colpito duramente il settore automotive, rallentando anche lo sviluppo della Smart Car per il 2020, ma nei prossimi anni il mercato è destinato a ripartire sulla spinta delle nuove esigenze di distanziamento sociale, a cui l’auto privata più di ogni altro mezzo è in grado di rispondere. Un’ulteriore accelerazione arriverà dagli obblighi di legge, con gli effetti dell’entrata in vigore della normativa legata all’eCall del 2018 (l’avviso automatico ai soccorsi in caso di incidente, obbligatorio per i nuovi veicoli) e l’entrata in vigore nel 2022 della normativa europea che impone l’adozione di sistemi ADAS, come la frenata automatica o il mantenimento in corsia. Avrà un impatto positivo sul mercato anche il crescente numero di aziende in grado di raccogliere grandi quantità di dati sugli utenti delle smart car e utilizzarli per migliorare i servizi o proporne di nuovi, se si pensa che la componente dei servizi già nel 2019 vale 330 milioni di euro, +20% sull’anno precedente.

Altri dati di mercato

Nel 2019 il mercato delle soluzioni per l’auto intelligente e connessa raggiunge un valore di 1,2 miliardi di euro in Italia, con una crescita del 14% rispetto al 2018 in linea con l’incremento dei principali paesi occidentali (compreso fra il 10% e il 15%), per un totale di 16,7 milioni di veicoli connessi, pari a oltre il 40% delle vetture circolanti. I dispositivi più diffusi sono i box GPS/GPRS per la localizzazione e la registrazione dei parametri di guida con finalità assicurative, il 63% del totale (10,5 milioni, +9%), ma la crescita è trainata dalle auto nativamente connesse tramite SIM (2,2 milioni, +47%) o tramite sistemi bluetooth (4 milioni, +33%). Numeri di mercato che si riflettono nel comportamento dei consumatori: il 75% ha sentito parlare di Smart Car, il 61% possiede già almeno una funzionalità smart per l’auto, come soluzioni per il parcheggio assistito, assistenti vocali e sistemi di assistenza alla guida, oltre metà dei consumatori ha in programma di acquistare un’auto connessa entro i prossimi tre anni.

La Smart Mobility assume sempre più rilevanza in Italia: l’87% delle PA locali considera di grande rilevanza questo ambito; il 36% dei comuni sopra i 25mila abitanti ha attivato almeno un progetto, nel 58% dei casi si tratta di inziative a uno stadio avanzato ed estese a tutta l’area urbana; il 39% degli utenti ha usato almeno una volta un servizio di mobilità condivisa, soprattutto car sharing (21% degli utenti) e car pooling (25%).

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Smart mobility e smart car un tema che piace alle startup italiane

E’ un mercato che cresce quello della Smart Car & Smart Mobility e in cui le startup hanno un ruolo centrale, introducendo evoluzioni tecnologiche e nuovi modelli di business, in grado di stimolare un crescente interesse da parte di potenziali investitori, dai produttori di auto, passando per le compagnie assicurative fino alle telco.

Gli Osservatori Startup Intelligence e Smart & Connected Car del Politecnico di Milano hanno censito ben 174 startup, operanti proprio in questo campo, che complessivamente hanno raccolto 21 miliardi di dollari da gennaio 2016 a giugno 2019. 

Dalla ricerca emerge un sostanziale testa a testa tra le aree applicative Smart Car e Smart Mobility, con una leggera prevalenza di startup operanti in ambito Smart Car. Ecco quelle italiane.

Smart Car

Con i termini smart car ci si riferisce a una nuova generazione di veicoli più intelligenti, connessi, a minore impatto ambientale.

AIR – Connecting Things, Auting e TUC Technology,  Air si definisce come un “digital ecosystem orchestrator” e offre un prodotto che permette agli utenti di controllare la posizione della propria autovettura, gestire le proprie trasferte lavorative, verificare il livello di carburante, controllare che non vi siano guasti e anomalie.

TUC Technology,  permette agli utenti di controllare l’intera esperienza a bordo grazie a TUC, piattaforma di connessione e personalizzazione, che è stata definita uno “Smartphone per la mobilità”.

V2X Network, presentata dal CEO Ahsan Shamim, che incentiva i proprietari di automobili a condividere i dati raccolti tramite la propria auto connessa attraverso una piattaforma, offrendo l’accesso ad essa anche a sviluppatori e OEMs (original equipment manufacturers).

Smart Mobility

Con i termini smart mobility ci si riferisce alla nuova mobilità intelligente, abilitata dalla tecnologia, indirizzata alla soluzione di tutti quei problemi che hanno contraddistinto fino a oggi la mobilità, in particolare quella urbana: inquinamento, congestione del traffico, sicurezza, costi, efficienza. Dentro questo tema ci sono dunque tecnologie, infrastrutture per la mobilità (parcheggi, reti di ricarica, segnaletica, veicoli), soluzioni per la mobilità dei veicoli  (tra cui i modelli di new mobility e di pagamento in mobilità) e delle persone. La smart mobility coinvolge diverse industry differenti dall’automotive classico, come le tech company, le startup, banche e assicurazioni e ha tra i suoi piastri i servizi di sharing. Vediamo alcune startup italiane.

Sharge-Me,  mira a creare una nuova modalità di condivisione e ricarica delle batterie delle auto elettriche connettendo gli utenti tramite un’app e consentendo loro una gestione intelligente della carica residua in funzione delle proprie necessità.

E-GAP,  è uno dei primi operatori mobili di ricarica per veicoli elettrici a proporre una ricarica in mobilità e on demand, quindi ovunque si trovi il veicolo senza la necessità che sia presente anche il proprietario.

BicinCittà, cerca di soddisfare le richieste di utenti e municipalità per la condivisione di bici e scooter elettrici, fondendo il modello di business “free floating” con il tradizionale dock.

Dott, permette agli utenti di una community di condividere l’utilizzo di monopattini elettrici all’interno della propria città, senza dover fare ritorno a una stazione di deposito.

GaiaGo, piattaforma di mobilità multi-elettrica (scooter, ebike e automobili) per comunità residenziali, che mira a fornire mobilità gratuita attraverso un marketplace dove le ore di mobilità degli utenti sono sovvenzionate da advertiser.

Auting –  piattaforma di car sharing tra privati in Italia che collega da un lato i possessori di un’automobile che vogliono abbattere i costi di gestione e dall’altro chi cerca una soluzione di mobilità sicura, comoda e conveniente.

Park Smart, ha sviluppato un sistema basato su IoT e telecamere per riconoscere lo stato dei parcheggi (liberi o occupati) e trasmettere questa informazione agli utenti che si trovano nel traffico alla ricerca di un posto libero.

Sense Square, che sviluppa prodotti e servizi nell’ambito del monitoraggio della qualità dell’aria outdoor. In particolare, la startup ha avviato una sperimentazione a Milano in collaborazione con DHL che vede oltre cinquanta veicoli dell’operatore della logistica coinvolti in attività di monitoraggio sulla concentrazione di inquinanti grazie ai sensori di Sense Square a bordo.

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Auto connessa, perché il mercato è destinato a crescere ancora

Nel 2018, il mercato Internet of Things (IoT) in Italia è arrivato a toccare i 5 miliardi di euro, con una crescita del +35% rispetto al 2017. Più della metà del fatturato IoT continua a essere generato dai contatori gas ed elettrici e dalle auto connesse. La Smart Car da soddisfazione, con un mercato che supera di poco il miliardo di euro (21%, +37% rispetto al 2017), e può contare su 14 milioni di veicoli connessi a fine 2018, oltre un terzo del parco circolante in Italia.

A prevalere in termini di di diffusione sono i box GPS/GPRS per la localizzazione e la registrazione dei parametri di guida con nalità assicurative (69%, +14% nel 2018), sul mercato ormai da molti anni, ma la crescita è trainata principalmente dalle auto nativamente connesse (31%, +69% nel 2018): il 70% dei veicoli immatricolati nel 2018 è dotato di sistema di connessione tramite SIM o bluetooth fin dalla fase di produzione. Dall’altro lato troviamo le soluzioni di Smart Logistics a supporto del trasporto (465 milioni di euro, +29%), utilizzate per la gestione delle otte aziendali e di antifurti satellitari (a ne 2018 si registrano 1,5 milioni di mezzi per il trasporto merci connessi tramite SIM).

Il trend e i fattori che influenza il mercato

L’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano sostiene che il mercato dell’auto connessa continuerà a crescere ed essere uno dei pilastri della crescita IoT in Italia, anche perché alcuni fattori giocano a suo favore. Per esempio,  l’entrata in vigore – a marzo 2018 – dell’obbligo normativo legato all’eCall farà vedere i suoi frutti nei prossimi anni, perché riguarda le nuove omologazioni e non le semplici immatricolazioni di veicoli già sul mercato. Inoltre, tutti i produttori di auto si sentono oramai più sicuri in questo mercato potendo contare sulla componente hardware già installata in fase di produzione e sono in grado di puntare sui servizi abilitati dalla connettività come differenziale competitivo, fattore importante in un mercato ormai molto maturo come quello dell’auto: manutenzione preventiva/predittiva basata sul monitoraggio dei componenti, fornitura di consigli per ridurre il consumo di carburante, possibilità di gestire l’apertura o la regolazione della temperatura dell’auto da remoto sono alcuni esempi dei servizi offerti.

Effettivamente, osservando dal punto di vista del consumatore la proposta di servizi innovativi, legati alla connettività, in ambito auto è molto più chiara da comprendere, contrariamente a quanto avviene in ambito smart home, dove ancora molti servizi non hanno, o non sono percepiti, come reale valore dalle persone.

Aggiungiamo, inoltre, che anche altre disposizioni di legge potrebbero influenzare il settore, come abbiamo raccontato in questo articolo, la stessa black box potrebbe diventare obbligatoria entro il 2022 in tutta Europa: obiettivo è rendere le strade più sicure, ma è chiaro che la scatola nera è un dispositivo che si presta a molteplici utilizzi.

Per l’Osservatorio, un ulteriore stimolo all’innovazione sarà dato nei prossimi mesi dalla crescente integrazione degli smart speaker nelle auto, consentendo agli utenti di interagire con l’auto tramite la voce. In questo ambito, determinante sarà (come successo anche nel mercato smart home) il ruolo delle big tech: Amazon sta puntando sull’utilizzo di un dispositivo fisico, Echo Auto, che può essere acquistato e installato sulle auto già in circolazione e che progressivamente sta iniziando a essere integrato in alcuni Paesi in diversi modelli di auto. Simile strategia per Google, che sta anche esplorando la strada dell’integrazione con dispositivi e asset con cui l’auto interagisce, come ad esempio le colonnine di ricarica per le auto elettriche. L’auto a guida autonoma per il momento può attendere: siamo ancora in fase sperimentale e in Italia solo Modena e Torino sono tra le prime città che, nel corso del 2018, hanno permesso alle aziende di iniziare a testare anche in Italia queste soluzioni.

L’opportunità ‘smart car’ per il mercato assicurativo

Per il settore assicurativo, la crescita del mercato smart car è una buona notizia, ed è arrivato il momento di pensare a nuovi servizi e nuovi modelli di polizza: auto connessa significa “dati” e i dati forniscono nuovi elementi per la definizione di rischio, prezzi, modelli di business. Non è un caso che alcune dei principali casi di startup insurtech di successo, come Metromile e Cuvva, siano proprio dei disruptor delle polizze auto.

Secondo McKinsey, l’aumento delle applicazioni per l’auto connessa sta creando un ecosistema digitale completamente nuovo intorno all’auto, che comprende non solo gli OEM automobilistici, ma gli operatori di telecomunicazioni, i produttori di sensori e chip, gli operatori di piattaforme digitali come Uber, gli istituti di ricerca, i centri di standardizzazione e, naturalmente, gli assicuratori.

Le auto connesse consentono alle Compagnie una determinazione dei rischi più precisa. Gli assicuratori del settore auto, ad esempio, hanno sempre fatto affidamento su indicatori indiretti, come l’età, l’indirizzo e la solvibilità di un conducente, per la determinazione dei premi. Ora sono disponibili dati sul comportamento del conducente e sull’utilizzo di un veicolo, come la velocità di guida e la frequenza di guida notturna.

Un altro aspetto positivo è che le auto connesse consentono agli assicuratori di interagire più frequentemente con i propri clienti e di offrire nuovi servizi sulla base dei dati raccolti. Attualmente, spesso nella relazione con l’assicurato l’unico touchpoint è rappresentato da agenti o broker e limitato ai momenti del rinnovo contrattuale e della gestione del sinistro.

Ma non solo. Sebbene molte funzionalità dell’auto connessa siano indirizzate a diminuire la frequenza dei sinistri, tutta la tecnologia a bordo del veicolo, come i sensori, farà lievitare l’importo medio dei sinistri, per gli elevati costi di riparazione, dice McKinsey. Un rischio che potrebbe indurre le Compagnie ad aumentare i premi: ma già qui, una più scrupolosa differenziazione tra clienti ad alto e basso rischio consentita dai dati aggiuntivi ottenuti dal nuovo ecosistema, permette una maggiore personalizzazione della polizza ‘meritocratica’ sulla base della profilazione senza ricorrere ad aumentare le tariffe per gli automobilisti ad alto rischio. Inoltre, le Compagnie possono individuare nuove strade per compensare la ‘perdita’ riducendo la spesa per i sinistri attraverso una selezione del rischio ottimizzata: con una lotta più efficace alle frodi, l’aumento dell’uso di officine di riparazione alleate e l’offerta di assistenza e servizi smart, come segnalare agli automobilisti gli interventi di manutenzione necessari o individuare soluzioni di parcheggio intelligenti. Gli assicuratori possono anche vendere i loro dati e le loro soluzioni di analisi a terzi, come le agenzie mediatiche che si concentrano sulla pubblicità basata sulla localizzazione.

Insomma, la tecnologia hardware c’è: la partita si sposta tutta su come utilizzarla creando valore e servizi smart.

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Scatola nera obbligatoria dal 2022, ecco cosa cambierà

Secondo gli analisti di mercato, le automobili arrivano a poter processare fino a 25 gigabyte di dati all’ora; ci si aspetta che queste potenzialità aumenteranno. Si tratta di tantissime informazioni, e sempre più anche contenuti multimediali, che riguardano, il traffico, il clima, lo stato delle strade, il loro affollamento, ma soprattutto la guida del veicolo.

Il cuore dei veicoli nei prossimi anni sarà il telematic box, la scatola nera, ovvero un device che integra un modulo per connettersi alle reti di comunicazione cellulare, un dispositivo per la geolocalizzazione (GPS) e un accelerometro. Combinando le funzioni di questi 3 elementi è possibile rilevare la posizione, la velocità di guida così come il tipo di frenata, lo stato delle strade e del traffico e inviare le informazioni. Dotare la propria auto di una scatola nera può determinare diversi vantaggi, a seconda dell’uso che se ne fa. E gli utilizzi possono essere molteplici.

Ma soprattutto, dotare l’auto di una scatola nera, potrebbe diventare entro il 2022 obbligatorio: se il nuovo Parlamento europeo che sarà eletto prossimamente confermerà quanto già previsto in un accordo con un pacchetto di misure dedidate alla sicurezza stradale,  macchine, furgoni e camion dovranno  essere dotate di diversi nuovi dispositivi, tra cui una black box che registri velocità, accelerazioni, stile di guida e tutti i dati relativi a quanto accaduto subito prima e immediatamente dopo l’incidente.

Fino a oggi a fare da apripista delle telematic box sono state le Compagnie assicurative, molte delle quali, offrono l’opportunità ai propri clienti di ottenere sconti se scelgono di installare una scatola nera. Oggi le macchine possono arrivare ad avere montate fino a 4 scatole nere e tanti modelli escono dalla fabbrica con la scatola nera del produttore che offre (al produttore stesso) tutta una serie di dati che riguardano il funzionamento, i consumi, le particelle inquinanti emesse e così via.

L’obbligo normativo potrebbe essere un utile stimolo anche sotto questo punto di vista: avere un solo sistema, intelligente e super partes, in grado di raccogliere tutti i dati utili agli attori interessati (il guidatore, la casa produttrice, la finanziaria, l’assicurazione) rappresenta sicuramente una soluzione più efficace e aprire le porte allo sviluppo di molte altre funzionalità.

“Guardando al futuro – spiega Nicola Lavenuta, CEO Macnil GTAlarm, la società del Gruppo Zucchetti specializzata nello sviluppo di progetti M2M e IoT – si aprono tantissimi scenari di utilizzo di questi sistemi. Nei nostri centri di ricerca e sviluppo stiamo lavorando a varie occasioni per sfruttarli, arricchendoli di nuove funzioni. Per esempio, sarà possibile, dotando le scatole nere di interfaccia per il pagamento, corrispondere in modo veloce e automatico le somme per i parcheggi, per le autostrade, ma anche il dovuto alla stazione di rifornimento e servizio. Non solo, guardando al sempre più diffuso mondo dell’e-commerce, che vede proprio nel recapito di quanto si è acquistato una delle sue difficoltà, nei nostri laboratori stiamo pensando a soluzioni di apertura del bagagliaio della macchina da proporre, in piena sicurezza per tutti, agli e-tailer per consentire loro di offrire un ulteriore servizio”.

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Internet of Things, i 4 ecosistemi digitali più importanti per le assicurazioni

Che le tecnologie digitali siano una enorme opportunità per le Compagnie assicurative non è più una novità e lo stesso tema IoT (Internet of Things) è entrato ufficialmente tra i driver che guidano la trasformazione digitale dell’industria assicurativa. La società di consulenza McKinsey ha individuato 4 ecosistemi IoT in cui le assicurazioni possono innovare e portare valore nel mercato.

L’espansione dell’IoT

L’internet degli oggetti sta trasformando radicalmente il mondo e nei prossimi anni i dispositivi connessi costituiranno una parte sostanziale di tale cambiamento, sostengono gli analisti di McKinsey. Nel 2010, le persone possedevano 12,5 miliardi di dispositivi collegati in rete; si stima che entro il 2025 tale numero raggiungerà, e forse supererà, i 50 miliardi.  Le persone utilizzano tali dispositivi, molti dei quali sono dotati di sensori e funzioni di attivazione automatica, sono indossabili o possono essere installati facilmente, praticamente in tutti gli ambiti della loro vita, dal lavoro al tempo libero. Questi dispositivi possono trasferire enormi volumi di dati ai loro fornitori o a terzi – sia per analisi in tempo reale o per innescare automaticamente reazioni o servizi – e stanno già alterando i tradizionali modelli operativi e di business in molteplici settori.

Le opportunità per le Compagnie

In che modo le assicurazioni hanno interpretato fino a oggi l’integrazione dei dispositivi connessi?

Secondo McKinsey, finora gli assicuratori hanno utilizzato principalmente le capacità dell’internet degli oggetti per facilitare le interazioni con i clienti e per accelerare o semplificare la sottoscrizione e il trattamento dei sinistri.

Ma si può fare molto di più: il nuovo ambiente tecnologico permette agli assicuratori di sviluppare nuovi prodotti, aprire nuovi canali di distribuzione ed estendere il proprio ruolo per includere la previsione, la prevenzione e l’assistenza.

Nel contesto di questi nuovi modelli di business, il collegamento in rete attraverso l’internet degli oggetti potrebbe diventare una componente strategica per gli assicuratori. Ad esempio, gli assicuratori potrebbero collaborare con le imprese per fornire prodotti e servizi intersettoriali nuovi o migliorati che sfruttino le tecnologie dell’internet degli oggetti e i nuovi ecosistemi‘.

Come mostra l’infografica che segue, si tratta di innovazioni che agiscono sui due fronti del business ben noti e precisi: la riduzione dei costi e l’individuazione di nuovi canali di guadagno.

I dispositivi connessi sono in grado di consentire alle Compagnie una determinazione dei rischi più precisa. Gli assicuratori del settore auto, ad esempio, hanno sempre fatto affidamento su indicatori indiretti, come l’età, l’indirizzo e la solvibilità di un conducente, per la determinazione dei premi. Ora sono disponibili dati sul comportamento del conducente e sull’utilizzo di un veicolo, come la velocità di guida e la frequenza di guida notturna.

Un altro aspetto positivo è che i dispositivi connessi consentono agli assicuratori di interagire più frequentemente con i propri clienti e di offrire nuovi servizi sulla base dei dati raccolti. Attualmente, spesso nella relazione con l’assicurato l’unico touchpoint è rappresentato da agenti o broker e limitato ai momenti del rinnovo contrattuale e della gestione del sinistro. L’internet degli oggetti potrebbe quindi avere notevoli vantaggi per le relazioni con i clienti, consentendo alle imprese di stabilire un contatto più intenso e mirato con i clienti.

Quali sono gli ecosistemi IoT più interessanti per le Assicurazioni?

Mobilità/connected car, smart home, connected health e linee commerciali, sono le aree in cui le Compagnie possono giocare un ruolo importante e innovare ed essere più competitive, purché siano in grado di costruire strategie specifiche per ciascuna di esse.

Vediamo dunque le indicazioni di McKinsey per ogni ecosistema.

Mobilità/auto connessa

L’aumento delle applicazioni per la connected car sta creando un ecosistema digitale completamente nuovo intorno all’auto, che comprende non solo gli OEM automobilistici, ma gli operatori di telecomunicazioni, i produttori di sensori e chip, gli operatori di piattaforme digitali come Uber, gli istituti di ricerca, i centri di standardizzazione e, naturalmente, gli assicuratori.

Questo ecosistema altera i parametri competitivi per tutti i partecipanti, in particolare per gli assicuratori. Se da un lato la frequenza dei sinistri dei veicoli connessi diminuirà, tutta la tecnologia a bordo del veicolo, a cominciare dai numerosi sensori, farà lievitare il danno, cioè l’importo medio dei sinistri, per gli elevati costi di riparazione. Sebbene sia possibile distinguere i clienti ad alto rischio da quelli a basso rischio utilizzando i dati aggiuntivi ottenuti dal nuovo ecosistema, i premi complessivi potrebbero diminuire a causa degli sconti offerti per l’uso telematico. Gli automobilisti diligenti possono legittimamente aspettarsi riduzioni considerevoli dei premi assicurativi, ma gli assicuratori dovranno trovare nuove strade per compensare questa diminuzione senza ricorrere ad aumentare le tariffe per gli automobilisti ad alto rischio. Una di queste strade è ridurre la spesa per i sinistri attraverso una selezione del rischio ottimizzata: con una lotta più efficace alle frodi, l’aumento dell’uso di officine di riparazione alleate e l’offerta di assistenza e servizi smart, come segnalare agli automobilisti gli interventi di manutenzione necessari o individuare soluzioni di parcheggio intelligenti. Gli assicuratori possono anche vendere i loro dati e le loro soluzioni di analisi a terzi, come le agenzie mediatiche che si concentrano sulla pubblicità basata sulla localizzazione.

Smart Home e smart health

Il mercato assicurativo si è avvicinato con lentezza ai dispositivi della smart home, soprattutto a causa degli stessi limiti dei device.

Tuttavia, questa situazione è cambiata a mano a mano a mano che la tecnologia è maturata e l’avvento di Google, Amazon e altri provider in questo settore ha rimescolato le carte anche sul piano competitivo, oltre a dimostrare che la tecnologia ora è pronta. Sono diversi gli assicuratori a livello mondiale che hanno già cominciato a collaborare con le tech company, ma c’è spazio per fare di più, sono gli stessi consumatori ad attendersi dei nuovi servizi dai loro assicuratori, che fino a oggi hanno giocato la partita senza troppo slancio rispetto alle proposte tradizionali, senza tener conto dello sviluppo di servizi aggiuntivi o di modelli di prezzo più interessanti per i clienti.

Un’estensione della smart home sono le tecnologie di Ambient Assisted Living, un settore che si collega poi alla connected health, particolarmente rilevante a causa dell’invecchiamento della popolazione. Le persone a mobilità limitata, ad esempio, sono sempre più alla ricerca di servizi innovativi che aiutino le loro attività quotidiane e consentano loro di perseguire uno stile di vita indipendente a casa. I potenziali clienti di questo segmento avranno probabilmente un atteggiamento positivo nei confronti dell’internet degli oggetti e delle tecnologie correlate, così come nei confronti degli assicuratori che agiscono come fornitori globali di questo tipo di nuovi pacchetti di servizi.

Linee commerciali

Secondo McKinsey, l’IoT sarà una grande leva per lo sviluppo di innovazione e business nelle assicurazioni commerciali.

Un esempio è rappresentato dalla cybersecurity, in quanto solo attraverso servizi addizionali di gestione del rischio e di assistenza è possibile assicurare i rischi informatici: da qui deriva l’aumento, già rilevato, di nuove partnership tra assicuratori e fornitori di software e hardware per la cybersecurity legata  all’internet degli oggetti. Per fare un esempio pratico, la prevenzione dei rischi basata su IoT può comprendere sensori nei magazzini che permettano di valutare i rischi – e quindi il prezzo – a un livello più granulare.

Conclusioni

Il ventaglio di opportunità offerte dall’IoT è piuttosto ampio, ma richiede un forte sforzo alle Compagnie, che devono adottare una precisa strategia che definisca prima di tutto ‘il campo di gioco’, anche in base a quello che i propri clienti sono pronti ad accogliere; che stabilisca subito delle partnership adeguate e delle tempistiche rapide, ma in una prospettiva di investimento di lungo termine.

Per approfondire, qui l’articolo originale.

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