Famiglia, salute, tecnologia: le assicurazioni nell’Italia del Covid-19

Famiglia, salute, tecnologia. Sono i valori fondanti della “nuova normalità” italiana, secondo la ricerca “Fiducia, relazioni e comunicazione: la società italiana nell’era del Covid-19” condotta da BNP Paribas Cardif, in collaborazione con l’istituto di ricerca Eumetra MR.

Secondo il quadro tracciato dall’indagine, gli italiani si fidano più della famiglia che di loro stessi, hanno riscoperto l’importanza della salute e della prevenzione e desiderano tornare alla socialità, ma senza rinunciare agli aspetti positivi della tecnologia. Una fotografia che mette a fuoco un indice di fiducia medio che tocca il 65%, con un alto grado di affidamento su famiglia e amici, ma anche fiducia nei colleghi, nel capo diretto e nel capo azienda, e verso il sistema sanitario, pubblico e privato.

Più della metà degli italiani si fida delle assicurazioni, di cui apprezzano i servizi digitali offerti e la chiarezza del linguaggio utilizzato nonostante le difficoltà del periodo. Nel rapporto con i brand, anche nel comparto bancassurance, sono più che mai fondamentali serietà, trasparenza e attenzione al cliente.

“Queste nuove relazioni basate sulla fiducia ci impongono come persone e come azienda di mantenerla e meritarla, di rinnovare il patto tanto con i nostri clienti quanto con i partner” commenta Isabella Fumagalli, CEO di BNP Paribas Cardif. “Diventa fondamentale costruire e rafforzare le relazioni basate su valori più forti e unificanti, e questa è la sfida che vogliamo accettare per rinnovare il dialogo con le persone. Lavoreremo anche di più sulla qualità dei contenuti per dare una risposta di valore alle istanze dell’ecosistema di riferimento nella sua interezza.”

“In ultima analisi” continua Fumagalli, “i messaggi che emergono dalla ricerca vertono sulla volontà di rafforzare le relazioni private e pubbliche, per esempio sul lavoro, per dare più importanza alle persone e superare le sfide e anche le paure insieme. E questa maggiore coesione rende più personale il rapporto che si è creato all’interno dei gruppi di lavoro, nei rapporti con i partner e nella relazione con i clienti. La grande occasione della pandemia è che ha messo al centro del dialogo delle persone il concetto di fiducia e quindi obbliga a intrattenere un’interazione più umana e che si affida al contributo, ai talenti e alle necessità di ogni individuo. Ed è un’occasione importante perché serve per impostare un futuro basato su un dialogo immediato, competente e perfettamente miscelato sulla fisicità e sul digital”.

L’Italia nell’era del Covid-19, la classifica della fiducia

Il primo dato che emerge dall’indagine è che gli italiani hanno molta fiducia in loro stessi: otto italiani su dieci (86%) ne hanno molta o abbastanza. La fiducia nei famigliari (95% molto o abbastanza) è superiore anche rispetto a quella in se stessi, con il 71% che si fida molto. Al secondo posto gli amici (86%), anche se solo il 45% sostiene di fidarsi molto o moltissimo. La crisi Covid, tra paura di contagio e di comportamenti individuali poco responsabili, sembra però aver peggiorato la fiducia verso il prossimo, sia tra i conoscenti, le persone del proprio ambiente sociale, sia nella propria comunità o città (si fida molto o moltissimo il 16%), una percentuale molto vicina a quella degli sconosciuti (indice di fiducia forte 8%).

Anche la fiducia nella propria azienda è altissima (84%), appena sotto quella negli amici. La fiducia si distribuisce in modo abbastanza regolare fra le diverse figure in azienda: i colleghi (77%), il proprio capo (75%), lo stesso capoazienda (72%), ottengono indici abbastanza omogenei.

Per quanto riguarda la fiducia nelle istituzioni invece, le più credibili risultano quelle no profit (70%), scientifiche o sovranazionali (66%). Tutte le altre hanno indici piuttosto bassi, con una preferenza per le figure elettive locali, come i sindaci (59%) e i Presidenti di Regione (50%). Lo stato italiano (49%) e il Governo (36%) si posizionano invece più giù.

Discorso inverso per la fiducia nel sistema sanitario, con la sanità pubblica che tocca quota 81% (in aumento nell’ultimo anno per il 38% degli italiani) e quella privata il 78% (in aumento per il 23%). Oltre al medico di famiglia, esiste un significativo sentimento sociale di riconoscenza e fiducia nei medici ospedalieri, negli infermieri e nel personale sanitario, ma anche nei farmacisti e nella medicina digitale.

Il quadro torna nel complesso positivo per quanto riguarda il mondo finance: la fiducia verso assicurazioni, banche e credito al consumo si posiziona attorno a metà classifica. Nel dettaglio, il 53% ha un livello elevato la fiducia nelle assicurazioni, di cui apprezzano soprattutto serietà e trasparenza (45%), attenzione ai clienti (40%) e il rapporto qualità-prezzo (37%). La fiducia nelle banche si attesta al 48%, mentre quella nelle società di credito al consumo al 40%.

“È interessante notare come, a livello mondiale, al top della classifica ci sia la tecnologia, considerata come entità neutra e slegata dalla mano umana che la utilizza, mentre da noi in Italia il primo posto è occupato dalla famiglia” nota Andrea Veltri, Deputy CEO Digital Transformation di BNP Paribas Cardif, “Mentre nel resto del mondo finanza, banche e assicurazioni tendono a trovarsi in fondo alla classifica, inoltre, vediamo che in Italia sono circa a metà. uestQuesto è segno di un lavoro ben svolto da parte degli attori assicurativi, che hanno saputo mostrarsi al fianco delle persone e sensibili ai loro bisogni.”

Nuova normalità, nuove forme di comunicazione: il focus sulle assicurazioni

In questo “new normal”, è la tecnologia che ci aiuta con i suoi mezzi a mantenere i contatti. Tra gli strumenti di comunicazione più diffusi spiccano soprattutto le videochiamate: il 43% degli italiani dichiara di usarle molto più di prima, con il 41% che esprime il desiderio di continuare a farlo. Rispetto all’era pre-Covid è cresciuto anche il numero di persone che hanno utilizzato di più messaggi (37%; con il 62% che intende continuare), telefonate (27%; 55%), email (24%; 36%) e social media (21%; 35%).

Nel comparto banche e assicurazioni, telefonate (29%) e email (26%) sono diventate essenziali, anche se il 24% ha comunque preferito gli incontri di persona in ufficio/sportello. Quando si parla di assicurazioni e banche, emerge proprio una certa voglia di relazionalità da parte degli italiani, con il 40% che per il futuro vorrebbe più incontri dal vivo. Ad aver soddisfatto i clienti in questi mesi di cambiamenti nel modo di usufruire dei servizi finanziari sono stati soprattutto la chiarezza nel linguaggio utilizzato (91%), i servizi digitali messi a disposizione e l’assistenza ricevuta (entrambi all’89%) e la velocità di risposta (84%). Tra tutte le misure messe in campo dal settore in questo periodo storico, il supporto e la solidarietà ai clienti attraverso bonus, sconti, sospensioni e rinvii dei pagamenti è stata quella che ha raccolto i consensi maggiori (34%).

“Sono molto interessanti due cose, soprattutto in prospettiva”, commenta Veltri, “Primo, vediamo come la chiamata per telefono continua ad essere considerata importante, ma il rapporto agile e veloce (ma al tempo stesso più formale) permesso dalle mail e dalla messaggistica arriverà in tendenza al primo posto: concilia l’agilità della telefonata con un po’ di formalismo e il necessario supporto documentale. Altra cosa che resta importantissima è il contatto di persona: nonostante tutte le soluzioni alternative della tecnologia, rimane essenziale rapportarsi con il cliente faccia a faccia, per guardarsi negli occhi e parlarsi con empatia.”

Covid-19, secondo 4 italiani su 10 banche e assicurazioni hanno aiutato

Risultati misti sulla percezione degli sforzi di banche e compagnie assicurative per venire incontro al cliente nel contesto della pandemia: sono 4 su 10 gli intervistati (1 su 2 escludendo quelli che non hanno un’opinione) che hanno notato “vicinanza o solidarietà” o aiuti indirizzati alla propria comunità o ai propri dipendenti.

“Nonostante siano state messe in atto grandi azioni di semplificazione dei processi ed agevolazioni per venire incontro al cliente, pare che questo impegno non sia stato molto percepito” spiega Veltri, “Ci sono una serie di azioni, implementate per rendere i processi più snelli, che magari possono apparire arbitrarie; per esempio chiedere documentazione per effettuare uno screening preventivo ed evitare di dover fare la richiesta più avanti, complicando il processo. È probabilmente necessario un maggiore sforzo di comunicazione, perché il cliente capisca il perché di certe procedure”.

Le azioni più apprezzate sono state innanzitutto quelle di supporto economico, come sconti o sospensione o rinvio dei pagamenti, o supporto ai lavoratori. Seguono misure per la comunicazione e la sicurezza di clienti e dipendenti.

“Guardando questa classifica, si può notare un’alternanza tra forma e sostanza” sottolinea Veltri, “come si vede dai punti 6 e 7, non importa soltanto cosa facciamo, ma anche il come”.

Assicurazioni e digitalizzazione, resta la centralità della persona

Durante la pandemia, tra le azioni intraprese dalle assicurazioni sono stati particolarmente apprezzati chiarezza nel linguaggio (91%), servizi digitali (89%) e assistenza ricevuta (89%).

Tuttavia, prendendo in considerazione la precedente immagine si può notare come, nella scala di importanza, le nuove tecnologie implementate da banche e assicurazioni per garantire la continuità dei servizi siano relativamente in basso: un punto che sembrerebbe contraddire il trend di crescente digitalizzazione.

“È un fattore che abbiamo avuto modo di notare nel nostro rapporto con il cliente” spiega Veltri, “Quando abbiamo fatto un focus group per definire quali servizi mettere a disposizione nella nostra polizza UNICA BNL, la richiesta di gran lunga preponderante era ‘digitalizzate il medico di base’. Non automatizzazioni o servizi più snelli, ma la possibilità di comunicazione con l’essere umano. Il cliente non vuole chiedere a un robot, vuole interfacciarsi con la persona”.

Resta quindi centrale agli occhi del cliente la possibilità di interfacciarsi di persona con il proprio contatto di fiducia, che la tecnologia non deve andare a sostituire, ma integrare e supportare per garantirne l’accessibilità nel rispetto della sicurezza.

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BNP Paribas Cardif: nel 2021 gli italiani sono più preoccupati e pessimisti, ma cresce la consapevolezza del rischio

Dopo un anno di pandemia, gli italiani sono più preoccupati per salute e lavoro e più pessimisti sul tempo necessario per tornare ad una normalità. Ma c’è anche qualcos’altro, che va considerato positivamente: aumenta la consapevolezza del rischio e il desiderio di protezione.

Sono i risultati della ricerca internazionale sulle preoccupazioni, le aspettative e le esigenze delle persone realizzata da BNP Paribas Cardif in collaborazione con Ipsos: uno studio eseguito su un campione di 21.000 persone, in 21 paesi e 3 continenti (Europa, America Latina e Asia).

Due anni dopo la sua prima edizione del 2019, la ricerca mostra il quadro di un’Italia più preoccupata e più pessimista, sia rispetto al 2019 sia alla media europea. Aumentano in particolare la paura di perdere il lavoro e di finire in ospedale, cresce il desiderio di maggior protezione della propria salute, della famiglia e della propria situazione economica.

“L’indagine fotografa un’Italia tra le nazioni più pessimiste d’Europa, con meno capacità di proiettarsi nel futuro ma con più consapevolezza sui rischi da cui proteggersi”, commenta Isabella Fumagalli, CEO di BNP Paribas Cardif. “La pandemia, infatti, da un lato ha impoverito le imprese e le famiglie con particolare impatto sui lavoratori precari, sui giovani e sulle donne, dall’altro ha inibito ogni progettualità a fronte dell’incertezza nel futuro. Le persone si sono rese conto dell’’importanza della protezione e della prevenzione, in particolare nella sfera della salute e dell’occupazione anche grazie alle nuove soluzioni di prossimità adottate tempestivamente dalle compagnie di assicurazione durante l’emergenza. Un’opportunità che non ci dobbiamo lasciar sfuggire per scrivere un nuovo patto coi nostri clienti basato su un dialogo continuativo che permetta di intercettare meglio insieme i bisogni emergenti dalla nuova normalità offrendo esperienze di protezione innovative.”

Le maggiori preoccupazioni sono salute e lavoro

Secondo l’indagine, il livello di preoccupazione è in generale alto, con le percentuali più elevate concentrate sui temi della salute e del lavoro.

“È interessante notare come in Italia gli aspetti reddituali e la preoccupazione finanziaria siano addirittura superiori a quelli legati alla salute, con 75% (+2% sul 2019) del campione che dichiara di temere una perdita di reddito contro il 71% (+1%) una malattia grave” sottolinea Andrea Veltri, Deputy CEO Digital Transformation di BNP Paribas Cardif, “In generale, tutte le voci più alte sono un’alternanza tra questioni di salute e lavoro: sono aumentati di ben 4 punti percentuali rispetto al 2019 sia il timore di perdere il lavoro (65%, 58% in Europa), sia quello dell’ospedalizzazione (65%).”

Se nel 2019 la paura di un disastro naturale, proprio come una pandemia, colpiva il 49% della popolazione, ora la percentuale sale al 56% (+ 7%). In compenso, le nuove abitudini hanno contribuito ad abbattere i timori relativi a furto o danneggiamento d’auto (53%, -4%), aggressione (49%, -4%), e attentato terroristico, (34%, -7%, inferiore alla media europea).

In Italia, donne e giovani i più preoccupati

Entrando più in profondità nei dati, si rileva in generale una maggiore preoccupazione nel campione femminile rispetto a quello maschile.

Per quanto riguarda i cluster di età, è emerso che gli over 55 risultano in media meno preoccupati: la preoccupazione più alta per i rischi di salute è infatti largamente compensata da una minore sensibilità per i rischi legati a reddito e stabilità economica.

Coerentemente, la fascia più preoccupata in assoluto è quella dei giovani tra i 25 e i 34 anni, specialmente per quanto riguarda lavoro e situazione economica: ben il 78% si dichiara preoccupato di perdere il reddito. Balza all’occhio anche un secondo dato: il 64% dei giovani segnala tra le proprie preoccupazioni il rischio di depressione, ben al di sopra dalla media del 51%.

Relativamente tranquilli invece i giovanissimi (18-24), che risultano più sensibili a voci quali “furto dell’auto” rispetto alle preoccupazioni economiche o sanitarie.

Gli effetti della crisi economica

A causa della crisi, il 64% degli intervistati ha subito o pensa che subirà una riduzione delle entrate: una percentuale ben superiore rispetto alla media europea (58%) e a paesi come Germania (45%) e Francia (48%).

A determinarla è per il 35% degli intervistati una temporanea riduzione del salario, per il 24% l’abbassamento delle ore di lavoro e per il 21% la perdita del lavoro. Proprio a causa dell’emergenza, inoltre, più della metà degli italiani (il 56%, contro il 53% a livello europeo) ha dovuto o dovrà posticipare o rinunciare del tutto ad un acquisto importante. Solo il 16%, invece, ha avuto o si aspetta di avere difficoltà nel saldare le bollette: un dato che sorprende se confrontato con la media europea (20%).

Ritorno alla normalità: gli italiani tra i più pessimisti

Ma quanto ci vorrà per ripristinare il tasso di disoccupazione ai livelli pre-Covid? Su questo gli italiani sono più pessimisti rispetto agli altri europei. Solo per il 3% (il 7% in Europa) bisognerà attendere fine anno, mentre il 59% (contro il 48% europeo) crede che ci vorranno 3 anni o più. A livello mondiale, invece, il 13% degli intervistati crede che servirà meno di un anno per tornare ai livelli pre-pandemia, il 50% da 1 a 3 anni e per il 38% più di tre anni.

Crescono consapevolezza del rischio e desiderio di protezione

L’emergenza sanitaria ha sicuramente aumentato la consapevolezza del rischio, e sottolineato l’importanza del tutelarsi da eventi imprevisti. Il 62% degli italiani ritiene positivo il fatto di poter disporre della protezione di una polizza, contro il 55% del 2019.

È comunque solo il 7% (contro l’11% europeo) a definirsi “molto ben protetto” (+1% sul 2019) anche se aumenta però la percentuale di chi si sente “abbastanza protetto” (55%, +6%) e diminuisce chi si sente “non molto protetto” (30%, -7%).

La pandemia ha, quindi, accentuato il desiderio di protezione degli italiani in particolari su alcuni ambiti ritenuti più rilevanti. Al primo posto la malattia grave (40%, +7%; in Germania è solo il 26%), seguita dalla perdita del lavoro (36%, +7%; il 19% in Germania) e dalle perdite finanziarie/riduzioni delle entrate (35%, +6%). In forte aumento anche le risposte relative alla malattia cronica (32%, +8%), alla perdita di indipendenza (31%, +7%), all’incidente (26%, +6%), e alla morte (23%, +7%).

consapevolezza rischio

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Ricorso al credito: si punta su salute e preparazione del futuro

La crisi ha avuto un forte impatto anche sulla propensione a fare ricorso al credito. Il nuovo contesto reindirizza i progetti soprattutto verso la salute o la preparazione del futuro.

Gli italiani sono propensi a ricorrere al credito per accedere a cure mediche (54%, + 2%) molto più che in altri paesi europei (35%) e per finanziare gli studi dei figli (47%, +5%, contro il 34% europeo), mentre cala la richiesta di prestiti per acquisto di immobili, ristrutturazioni o auto, soprattutto per paura di non poterli ripagare a causa delle instabili condizioni economiche.

Cresce la popolarità delle polizze di assicurazione del credito

Se cala la propensione all’indebitamento, aumenta quella per la protezione del credito. Il 69% degli italiani ha dichiarato di essere a conoscenza delle polizze di assicurazione del credito (+10% sul 2019), con il 16% (+2%) che ne ha già attivato una. Gli intervistati hanno un’opinione positiva di questo tipo di prodotto, e lo vedono come un modo intelligente per proteggere il proprio patrimonio (77%, +3%), i propri cari (76%, +3%) e per “dormire sonni tranquilli” (74%,+2%).

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BeSafe Rate, l’insurtech italiana per agevolare il turismo

Uno dei settori più colpiti dalla pandemia covid, il turismo ha perso solo in Italia miliardi di euro di profitti durante il 2020. L’attuale regime di stop & go non rende certo le cose facili, né per gli albergatori, che rischiano di perdere tutti i proventi se attuano politiche di rimborso, né per i clienti, che a loro volta non si sentono sicuri a prenotare con il timore di restare a casa dopo aver pagato.

In questo momento complesso, viene in aiuto al turismo BeSafe Rate, startup insurtech italiana che offre una soluzione win-win.

BeSafe Rate nasce nel 2018 per risolvere una problematica sempre più sentita nel settore turismo e hospitality: da un lato la minore disponibilità da parte dei viaggiatori nel prenotare con tariffe prepagate e, dall’altro, le difficoltà degli albergatori nel vendere i loro servizi con una tariffa “non rimborsabile”.

La startup ha ideato un servizio digitale che si integra con tutti i software di prenotazione delle strutture ricettive, abilitando una tariffa alberghiera prepagata con assicurazione di viaggio inclusa a favore del viaggiatore, che tutela il viaggiatore in caso di cancellazione, assicurando contemporaneamente il guadagno alla struttura ricettiva. In caso di un evento inaspettato che comprometta il soggiorno, inclusa l’impossibilità di viaggiare per alcune delle ragioni connesse agli sviluppi della pandemia come la contrazione del virus e la quarantena, sarà infatti l’assicurazione partner di BeSafe Rate a gestire la pratica e ad occuparsi di erogare il rimborso.

Accelerata nel 2020 da LUISS EnLabs, il Programma di Accelerazione di LVenture Group, BeSafe Rate ha oggi raggiunto oltre 550 strutture in tutta Italia, tra cui importanti catene alberghiere come VOIhotels del Gruppo Alpitour, JSH Hotels & Resorts, Club Esse Hotels & Resorts, Arbatax Park Resort e Felix Hotels. Dalla sua nascita, sono più di 35 mila i turisti che hanno usufruito della tariffa, con quasi 11 mila prenotazioni generate.

Ha ricevuto a febbraio 2021 il suo ultimo round di finanziamento, raccogliendo 485 milioni di euro.

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Assistenza Vaccini Covid-19: BNP Paribas Cardif, BNL ed Europ Assistance lanciano un’infoline dedicata per le vaccinazioni

Il mondo finanziario e assicurativo si muove rapidamente per rispondere in modo efficace ai nuovi bisogni delle persone e all’esigenza di poter avere punti di contatto e di informazione qualificati riguardo al Covid-19. È da qui che parte la nuova collaborazione tra BNP Paribas Cardif, BNL ed Europ Assistance Italia grazie alla quale nasce Assistenza Vaccini Covid-19, legata ad una polizza assicurativa, per consulenza e assistenza telefoniche qualificate e di consulto medico post vaccino anti Covid-19.

Assistenza Vaccini Covid-19 è offerta a tutti gli Assicurati attuali di Polizza Unica BNL e a coloro che sottoscriveranno il piano entro il 25 settembre 2021. Polizza Unica BNL, realizzata da BNP Paribas Cardif in sinergia con BNL, mette a disposizione soluzioni modulari con aree di intervento specifiche in campo socio-sanitario, sia per il sottoscrittore sia per i suoi cari, e strumenti di Digital Care per dare assistenza digitale e a domicilio attraverso un’app dedicata.

Con Assistenza Vaccini Covid-19, in particolare, i clienti avranno una Infoline Vaccinazione Covid-19 dedicata per fornire informazioni e indicazioni sulle vaccinazioni, dando un orientamento qualificato che aiuti anche a distinguere tra notizie fondate e “fake news”. Per chi si è già sottoposto alla vaccinazione è disponibile poi un consulto medico telefonico per valutare lo stato di salute e, nel caso si rendesse necessario, è previsto anche l’invio di un medico al domicilio.

I consulti medici e l’assistenza sono gestiti dalla Centrale Medica di Europ Assistance che dal 2013 ha ottenuto la qualifica di struttura sanitaria, composta da un direttore sanitario, 20 medici disponibili in Centrale Operativa 24/7, 42 medici pronti a partire per assistere i clienti all’estero e 45 operatori altamente specializzati e aggiornati.

“In questo scenario di emergenza in cui evolvono in maniera repentina le necessità legate alla salute, noi rispondiamo alle mutate esigenze reinventando l’assistenza e continuando così ad affiancare i nostri clienti nelle loro necessità più attuali. Siamo lieti di far parte di questo progetto, offrendo la nostra esperienza nell’ambito dell’assistenza a distanza e contribuendo ad aiutare le persone a distinguere tra informazioni fondate e fakenews grazie alla nostra Centrale Medica” spiega Fabio Carsenzuola, amministratore delegato di Europ Assistance.ù

“Oggi sentiamo forte la responsabilità di dover assumere un ruolo sempre più attivo nel più ampio ecosistema della salute restando al fianco delle persone” ha affermato Isabella Fumagalli, CEO di BNP Paribas Cardif. “La nostra missione, rendere l’assicurazione più accessibile, si sostanzia anche nel rispondere prontamente ai bisogni non solo in termini di cura ma anche informativi ed assistenziali, mettendo in sinergia diversi operatori intorno allo stesso valore condiviso.”

“Oggi un’azienda socialmente responsabile deve sapersi confrontare con un contesto in costante cambiamento a causa della straordinaria situazione sanitaria, sociale ed economica che tutti ancora viviamo,” conclude Mauro Bombacigno, Direttore Engagement BNL e BNP Paribas in Italia, “In BNL Gruppo BNP Paribas siamo impegnati nell’interpretare i nuovi bisogni e le aspettative delle diverse comunità cui ci rivolgiamo e sviluppiamo iniziative concrete per essere al fianco delle persone in modo utile ed efficace. Questo nuovo servizio di assistenza sui vaccini è un modo per informare i nostri clienti e contribuire a renderli più consapevoli e sereni su un argomento che riguarda la salute, la vita e il futuro di tutti noi”.

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BNP Paribas Cardif, la nuova strategia “New health journey”: più prevenzione e digitalizzazione

In risposta alle nuove esigenze sanitarie della nuova normalità, BNP Paribas Cardif (tra le prime dieci compagnie assicurative in Italia secondo ANIA 2019) consolida la propria strategia, orientandola sempre più su salute e prevenzione per i propri clienti e i loro familiari. Nasce così “New health journey”, l’evoluzione di un percorso iniziato nel 2018, che si rinnova per andare incontro ai nuovi bisogni di salute delle persone, mettendo al centro la prevenzione, ancora prima della cura, l’assistenza – anche a domicilio – e la digitalizzazione, su cui BNP Paribas Cardif continua a investire.

Coerente con questa strategia, la polizza “Unica BNL”, la soluzione modulare di protezione realizzata in sinergia con BNL, mette a disposizione qauutro aree di intervento specifiche nel campo socio-sanitario.

BNP Paribas Cardif, quattro aree di intervento per la salute

Con “Assistenza medico-sanitaria” sarà possibile ottenere una visita medica a domicilio, ricevere farmaci a casa, assistenza per minori e familiari, monitorare il ricovero ospedaliero.

Novità anche per l’assistenza domiciliare post-ricovero, grazie all’area “Temporary Medical Care”.

Per la parte di “Personal Care” si allargano i confini di intervento: sarà possibile sia ricevere un supporto qualificato a casa (anche a seguitodi un intervento chirurgico), sia un servizio di spesa a domicilio. Per le persone con invalidità permanente, invece, è prevista la copertura per le spese di adattamento della casa e dell’auto.

Infine, con l’area “Family Care”, la polizza “Unica BNL” prevede la possibilità di richiedere una visita pediatrica a domicilio, il servizio di baby-sitting e l’accompagnamento dei figli a scuola in caso di ricovero dell’assistito.

Inoltre, grazie alla nuova app dedicata e gratuita di “Unica BNL” che già offre vari servizi – informazioni sulle garanzie, richiesta di rimborsi, appuntamenti presso le strutture convenzionate – è ora possibile effettuare una video-consulenza medica e gestire i propri dati sanitari in modo sicuro all’interno del Libretto sanitario digitale, che potrà essere anche condiviso con il medico in sede di visita.

Il cambio di prospettiva nel settore assicurativo

“La salute, oggi più che mai, è un bene prezioso da tutelare, non solo in termini di cura ma anche attraverso la prevenzione e l’educazione al benessere.” commenta Isabella Fumagalli, Head of Territory for Insurance in Italy di BNP Paribas Cardif. “Crediamo fortemente nel nostro ruolo sociale di impresa e vogliamo rappresentare un punto centrale nel benessere delle famiglie nel lungo periodo rendendo l’assicurazione, inclusa quella salute, sempre più accessibile”

“Nel settore assicurativo si sta assistendo ad un cambio di prospettiva, complice anche la Pandemia che ha trasformato in bisogno ciò che prima sembrava un plus: così un consulto medico a distanza o visualizzare in un’app la propria cartella clinica diventano oggi necessari e nel contempo distintivi, non più un’opzione. La creazione di ecosistemi salute, iniziata nel 2018 in collaborazione con le tech company, ci ha consentito di dare un focus maggiore proprio a questa componente di servizio, anche digitale, e di incentivare i comportamenti preventivi facilitando l’accesso ai prodotti e alle cure”.

Marco Tarantola, Vice Direttore Generale di BNL e Responsabile Divisione Commercial Banking e Reti Agenti della Banca, aggiunge: “Le sinergie tra BNL e BNP Paribas Cardif sono sempre più intense generando valore aggiunto nell’offerta di servizi e soluzioni innovativi ai clienti e ai loro familiari. Questo è uno dei tratti distintivi del modello di business del Gruppo BNP Paribas che in Italia è presente con società attive in diversi settori di attività. Nel campo dei servizi di protezione e assicurazione, in particolare, la tutela delle persone non è solo un modo per essere ulteriormente al fianco dei clienti, per di più in un momento ancora complesso a causa della Pandemia in corso, ma risponde anche alla nostra strategia di #PositiveBanking che coniuga il business con la sostenibilità, l’attenzione ai singoli e al loro benessere, nel rispetto di un ambiente più sano e di una Società migliore”.

BNP Paribas Cardif e BNL: azioni concrete in un momento difficile

Tutte queste novità hanno un elemento in comune: portare i servizi al cliente nei loro luoghi di vita e di cura. I clienti, infatti, possono usufruire dei nuovi servizi direttamente dove risiedono o dove sia più comodo; a ciò si aggiunge anche un servizio di prevenzione senza alcun limite di utilizzo, 24 ore al giorno 7 giorni su 7.

Il nuovo percorso salute testimonia il costante impegno di BNP Paribas Cardif e di BNL nel continuare a sostenere insieme i propri clienti in un momento in cui persistono le difficoltà legate all’emergenza sanitaria, sociale ed economica generata dal Covid-19. La compagnia e la banca sono infatti intervenute, già nella prima fase della Pandemia, con azioni concrete a favore di persone e delle famiglie, con l’ampliamento gratuito di alcune garanzie della polizza “Unica BNL” e favorendo servizi di Digital Care, campagne di screening per il Covid-19 e sconti su tamponi e test sierologici.

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Blockchain 2021, a che punto siamo? Numeri e tendenze di un mercato più maturo

Il covid non ha fermato la blockchain, anzi, il mercato è maturato. Questa la sintesi dalla ricerca dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger sul 2020, che ha sì rilevato un rallentamento, ma perlopiù focalizzato sul fenomeno degli annunci di nuovi progetti, calati dell’80%, a favore della realizzazione di progetti concreti, che hanno invece registrato una crescita del 59%.

Come scrive blockchain4innovation, “l’hype sembra al termine e l’attenzione è tutta sul lavoro e sui risultati dei progetti. E sullo sviluppo di ecosistemi.”

Blockchain 2020, i numeri

Nel 2020 sono stati 267 i progetti di sviluppo di tecnologie blockchain avviati in tutto il mondo da aziende e pubbliche amministrazioni, che comprendono 70 annunci e 197 progetti concreti (di cui 83 operativi, il resto sperimentazioni o proof of concept). Rispetto al 2019, sono cresciuti del 59% i progetti concreti, mentre gli annunci sono calati dell’80%: è segnale di un mercato più maturo, che si concentra su iniziative più operative e sulla creazione di ecosistemi.

I paesi più attivi nella blockchain sono Stati Uniti, con 72 progetti avviati negli ultimi cinque anni, e Cina, con 35 casi, seguiti da Giappone (28), Australia (23) e Corea Del Sud (19).

Nonostanta abbia subito un rallentamento, con investimenti che nel 2020 valgono 23 milioni di euro, il 23% in meno rispetto al 2019, l’Italia resta nella top ten dei paesi con più iniziative: al sesto posto al mondo con 18 casi. Seguendo la tendenza generale, anche il mercato italiano è più maturo, con il 60% della spesa destinata a progetti operativi.

Il settore più rappresentato è la finanza, con il 58% della spesa, e l’unico ad aver aumentato gli investimenti (+6%), seguito da agroalimentare (11%), utility (7%) e PA (6%).

Blockchain 2020, le tendenze

Nell’ultimo anno, l’attenzione degli operatori si sta spostando sempre più verso lo sviluppo di applicazioni e meno sulla creazione di nuove piattaforme: il 47% dei casi mappati di progetti con tecnologia blockchain, infatti, utilizza piattaforme esistenti. A questo tema si collega anche la potenziale sfida legata a una “convergenza” o collaborazione sia tra piattaforme diverse sia tra mondo permissionless e permissioned.

Anche grazie allo sviluppo di ecosistemi, il 2020 ha visto una crescita di interesse nella finanza decentralizzata (DeFi), con un aumento di utenti e capitale investito.

Si è innescato un processo di cambiamento dello scenario normativo, a partire dalla Digital Finance Package della Commissione Europea  che punta a indirizzare una regolamentazione per il mondo dei crypto-asset e per la tutela dei consumatori, con la prospettiva di una armonizzazione rispetto alle legislazioni vigenti. Cambia così cambia lo scenario per lo sviluppo di progetti stablecoin, in crescita assieme all’utilizzo di criptovalute.

Il 2020 è stato inoltre l’anno dell’avvio delle valute digitali delle Banche Centrali, dalla sperimentazione della DCEP cinese all’annuncio della BCE di voler realizzare il Digital Euro.

L’emergenza sanitaria ha infine dato una spinta all’adozione di soluzioni Blockchain anche per la gestione dell’identità in ambito clinico/sanitario o economico.

Leggi qui il report dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger

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2020, il migliore peggiore anno di sempre

Il migliore peggiore anno di sempre il 2020. Il virus è ancora fra noi e ci sta facendo comprendere l’importanza della ricerca e dell’innovazione, che ci hanno permesso di avere vaccini in tempi record. Tutto sembra sospeso ma tutto è andato avanti velocemente in questi mesi in cui si sono alternati paura, dolore, speranze e illusioni.

Siamo stati messi di fronte a una sfida che va colta come un’opportunità, anche quando nell’immediato sembra produrre solo danni. Nel mondo delle assicurazioni questo è apparso subito chiaro, e a fine anno lo confermano i numeri sulle polizze anti Covid: c’è una nuova domanda di protezione e di sicurezza, che va dalla salute ovviamente ma arriva fino alla vita digitale, dove aumentano i rischi per aziende e persone visto la crescita delle attività online.

Abbiamo dovuto ridurre la nostra mobilità nel 2020 ma non siamo rimasti fermi. Il Pil registrerà una pesante battuta d’arresto ma ci sono comparti che hanno retto bene alla crisi, aziende che hanno reagito immediatamente con coraggio, determinazione e innovazione. I fatturati hanno sofferto certo, ma gli investimenti in tecnologia hanno tenuto perché chi guarda lontano (e ha i polmoni sufficientemente robusti per resistere a una temporanea rarefazione dell’ossigeno finanziario) sa che l’emergenza ha creato le condizioni per una profonda trasformazione dei nostri modelli di vita, di relazione, di consumo e che il digitale sarà sempre più centrale.

Gli investimenti tecnologici in Europa nel 2020 sono cresciuti nonostante il coronavirus, dice l’annuale report di Atomico. Ma non in Italia, che si trova al 19° posto per investimenti pro capite. C’è molto terreno da recuperare e in parte nel 2020 sono state create le premesse per un’inversione di tendenza con l’attivazione di diversi interventi da parte del Governo, direttamente e attraverso Cassa Depositi e Prestiti. Il Fondo Nazionale Innovazione è una realtà che ha cominciato a operare per “stimolare” l’ecosistema italiano; ENEA Tech, la Fondazione che gestisce un fondo da mezzo miliardo per il trasferimento tecnologico, è pronta al debutto. Trasformazione digitale ed economia circolare poi sono le parole chiave dei piani europei per fronteggiare la crisi prodotta dalla pandemia: importanti risorse arriveranno nel futuro prossimo grazie al Next Generation Eu.

Nel 2020 anche le imprese hanno fatto la loro parte, con importanti investimenti su startup e scaleup (da Poste Italiane a Campari solo per ricordare le operazioni di maggiori dimensioni). Ma c’è da fare molto di più. La pandemia ha rappresentato per tutti uno stress digitale: smart working, didattica a distanza, ecommerce. In questo contesto è aumentato la domanda di servizi di nuova generazione che non tutte le aziende sono state in grado di garantire con il livello di qualità a cui le big tech company hanno abituato gli utenti. È stato l’anno, il 2020, in cui anche gli scettici hanno dovuto accettare che il mondo sta cambiando.

In questo contesto il fintech non poteva non esplodere: il 2020 è stato l’anno in cui si è cominciato a parlare di “fintegration”: finanza hitech e industria tradizionale dei servizi finanziari vanno ormai verso un inevitabile incontro dopo una prima fase di presunto conflitto. La PSD2 ha fatto la sua parte anche se non ha ancora espresso tutti gli effetti potenziali. Accordi, partnership, investimenti dicono che il cantiere è aperto: a fare la differenza saranno visione e velocità, anche nel mondo delle assicurazioni, che sarà sempre più integrato in un grande flusso di servizi dove confluiscono salute, mobilità, sicurezza.

Per le compagnie di assicurazioni è ancora aperta una grande finestra di opportunità. Hanno i clienti, godono di riconoscibilità e, nonostante quel che di solito si dice, di fiducia. Devono, però, fare presto perché il 2020 ha mostrato e confermato che la domanda di servizi assicurativi digitali è molto superiore all’offerta. C’è quindi uno spazio di mercato e di sviluppo possibile ma non resterà a lungo vuoto. E se non ci penseranno i leader tradizionali lo faranno altri soggetti che arrivano da altri settori e si stanno velocemente attrezzando, dalle piattaforme digitali globali agli operatori della mobilità fino alle multiutility.

Prendiamo quindi quel che di buono ci lascia questo orribile 2020: una grande voglia di muoversi.

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Covid-19, Lloyd’s of London con una startup per assicurare il trasporto del vaccino

Una storica compagnia assicurativa e una startup, alleate per assicurare il vaccino contro il Covid-19 nella delicata fase del trasporto. Sono i Lloyd’s of London e l’insurtech americana Parsyl i due attori che si sono presi l’onere di assicurare e proteggere il vaccino nella complessa fase della distribuzione di miliardi di dosi in tutto il mondo, nel minor tempo possibile e mitigando una lunga serie di rischi.

Trasportare i vaccini Pfizer-BioNTech e Moderna rappresenta una vera e propria impresa logistica. Specialmente per il primo: mentre il vaccino anti-covid di Moderna resiste alle temperature di un normale freezer, tra i 2 e gli 8 gradi, quallo di Pfizer-BioNTech deve essere conservato a una temperatura di -70 gradi, e ha quindi bisogno di speciali aerei, camion e freezer che assicurino il mantenimento costante della catena del freddo.

Esiste poi il rischio di incorrere in episodi di furto o danneggiamento, attacchi informatici e intrusioni cyber, e la necessità di assicurare una logistica senza ritardi imprevisti, che si tradurrebbero in pesanti perdite economiche per governi e organizzazioni di tutto il mondo.

Lloyd’s of London, corporazione inglese attiva a livello globale, e l’insurtech americana Parsyl hanno accettato la sfida, collaborando per creare una soluzione assicurativa ad hoc per proteggere i nuovi vaccini: la Global Health Risk Facility.

L’iniziativa coinvolge 14 partner internazionali attivi nel settore assicurativo o riassicurativo, tra cui AXA XL, McGill and Partners, Ascot Underwriting, Ernst & Young, RenaissanceRe e la U.S International Development Finance Corporation (DFC), che si sono impegnati a fornire coperture appropriate per il trasporto e la distribuzione dei vaccini e dei dispositivi medici a loro collegati. Sarà guidato da Syndicate 1796, il nuovo comitato pubblico-privato organizzato da Parsyl e operato da Lloyd’s – il primo comitato creato appositamente dal colosso inglese in 300 anni di attività.

Le prime polizze per il vaccino verranno sottoscritte a partire da gennaio 2021, e la copertura sarà attiva su tutte le fasi di trasporto e distribuzione in caso di furto, perdita, o danneggiamento del prodotto.

Scopri tutti i dettagli sulla polizza e sulla startup Parsyl nell’articolo integrale su Economyup.

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2020, il migliore peggiore anno di sempre

Il migliore peggiore anno di sempre il 2020. Il virus è ancora fra noi e ci sta facendo comprendere l’importanza della ricerca e dell’innovazione, che ci hanno permesso di avere vaccini in tempi record. Tutto sembra sospeso ma tutto è andato avanti velocemente in questi mesi in cui si sono alternati paura, dolore, speranze e illusioni.

Siamo stati messi di fronte a una sfida che va colta come un’opportunità, anche quando nell’immediato sembra produrre solo danni. Nel mondo delle assicurazioni questo è apparso subito chiaro, e a fine anno lo confermano i numeri sulle polizze anti Covid: c’è una nuova domanda di protezione e di sicurezza, che va dalla salute ovviamente ma arriva fino alla vita digitale, dove aumentano i rischi per aziende e persone visto la crescita delle attività online.

Abbiamo dovuto ridurre la nostra mobilità nel 2020 ma non siamo rimasti fermi. Il Pil registrerà una pesante battuta d’arresto ma ci sono comparti che hanno retto bene alla crisi, aziende che hanno reagito immediatamente con coraggio, determinazione e innovazione. I fatturati hanno sofferto certo, ma gli investimenti in tecnologia hanno tenuto perché chi guarda lontano (e ha i polmoni sufficientemente robusti per resistere a una temporanea rarefazione dell’ossigeno finanziario) sa che l’emergenza ha creato le condizioni per una profonda trasformazione dei nostri modelli di vita, di relazione, di consumo e che il digitale sarà sempre più centrale.

Gli investimenti tecnologici in Europa nel 2020 sono cresciuti nonostante il coronavirus, dice l’annuale report di Atomico. Ma non in Italia, che si trova al 19° posto per investimenti pro capite. C’è molto terreno da recuperare e in parte nel 2020 sono state create le premesse per un’inversione di tendenza con l’attivazione di diversi interventi da parte del Governo, direttamente e attraverso Cassa Depositi e Prestiti. Il Fondo Nazionale Innovazione è una realtà che ha cominciato a operare per “stimolare” l’ecosistema italiano; ENEA Tech, la Fondazione che gestisce un fondo da mezzo miliardo per il trasferimento tecnologico, è pronta al debutto. Trasformazione digitale ed economia circolare poi sono le parole chiave dei piani europei per fronteggiare la crisi prodotta dalla pandemia: importanti risorse arriveranno nel futuro prossimo grazie al Next Generation Eu.

Nel 2020 anche le imprese hanno fatto la loro parte, con importanti investimenti su startup e scaleup (da Poste Italiane a Campari solo per ricordare le operazioni di maggiori dimensioni). Ma c’è da fare molto di più. La pandemia ha rappresentato per tutti uno stress digitale: smart working, didattica a distanza, ecommerce. In questo contesto è aumentato la domanda di servizi di nuova generazione che non tutte le aziende sono state in grado di garantire con il livello di qualità a cui le big tech company hanno abituato gli utenti. È stato l’anno, il 2020, in cui anche gli scettici hanno dovuto accettare che il mondo sta cambiando.

In questo contesto il fintech non poteva non esplodere: il 2020 è stato l’anno in cui si è cominciato a parlare di “fintegration”: finanza hitech e industria tradizionale dei servizi finanziari vanno ormai verso un inevitabile incontro dopo una prima fase di presunto conflitto. La PSD2 ha fatto la sua parte anche se non ha ancora espresso tutti gli effetti potenziali. Accordi, partnership, investimenti dicono che il cantiere è aperto: a fare la differenza saranno visione e velocità, anche nel mondo delle assicurazioni, che sarà sempre più integrato in un grande flusso di servizi dove confluiscono salute, mobilità, sicurezza.

Per le compagnie di assicurazioni è ancora aperta una grande finestra di opportunità. Hanno i clienti, godono di riconoscibilità e, nonostante quel che di solito si dice, di fiducia. Devono, però, fare presto perché il 2020 ha mostrato e confermato che la domanda di servizi assicurativi digitali è molto superiore all’offerta. C’è quindi uno spazio di mercato e di sviluppo possibile ma non resterà a lungo vuoto. E se non ci penseranno i leader tradizionali lo faranno altri soggetti che arrivano da altri settori e si stanno velocemente attrezzando, dalle piattaforme digitali globali agli operatori della mobilità fino alle multiutility.

Prendiamo quindi quel che di buono ci lascia questo orribile 2020: una grande voglia di muoversi.

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2020, il migliore peggiore anno di sempre

Il migliore peggiore anno di sempre il 2020. Il virus è ancora fra noi e ci sta facendo comprendere l’importanza della ricerca e dell’innovazione, che ci hanno permesso di avere vaccini in tempi record. Tutto sembra sospeso ma tutto è andato avanti velocemente in questi mesi in cui si sono alternati paura, dolore, speranze e illusioni.

Siamo stati messi di fronte a una sfida che va colta come un’opportunità, anche quando nell’immediato sembra produrre solo danni. Nel mondo delle assicurazioni questo è apparso subito chiaro, e a fine anno lo confermano i numeri sulle polizze anti Covid: c’è una nuova domanda di protezione e di sicurezza, che va dalla salute ovviamente ma arriva fino alla vita digitale, dove aumentano i rischi per aziende e persone visto la crescita delle attività online.

Abbiamo dovuto ridurre la nostra mobilità nel 2020 ma non siamo rimasti fermi. Il Pil registrerà una pesante battuta d’arresto ma ci sono comparti che hanno retto bene alla crisi, aziende che hanno reagito immediatamente con coraggio, determinazione e innovazione. I fatturati hanno sofferto certo, ma gli investimenti in tecnologia hanno tenuto perché chi guarda lontano (e ha i polmoni sufficientemente robusti per resistere a una temporanea rarefazione dell’ossigeno finanziario) sa che l’emergenza ha creato le condizioni per una profonda trasformazione dei nostri modelli di vita, di relazione, di consumo e che il digitale sarà sempre più centrale.

Gli investimenti tecnologici in Europa nel 2020 sono cresciuti nonostante il coronavirus, dice l’annuale report di Atomico. Ma non in Italia, che si trova al 19° posto per investimenti pro capite. C’è molto terreno da recuperare e in parte nel 2020 sono state create le premesse per un’inversione di tendenza con l’attivazione di diversi interventi da parte del Governo, direttamente e attraverso Cassa Depositi e Prestiti. Il Fondo Nazionale Innovazione è una realtà che ha cominciato a operare per “stimolare” l’ecosistema italiano; ENEA Tech, la Fondazione che gestisce un fondo da mezzo miliardo per il trasferimento tecnologico, è pronta al debutto. Trasformazione digitale ed economia circolare poi sono le parole chiave dei piani europei per fronteggiare la crisi prodotta dalla pandemia: importanti risorse arriveranno nel futuro prossimo grazie al Next Generation Eu.

Nel 2020 anche le imprese hanno fatto la loro parte, con importanti investimenti su startup e scaleup (da Poste Italiane a Campari solo per ricordare le operazioni di maggiori dimensioni). Ma c’è da fare molto di più. La pandemia ha rappresentato per tutti uno stress digitale: smart working, didattica a distanza, ecommerce. In questo contesto è aumentato la domanda di servizi di nuova generazione che non tutte le aziende sono state in grado di garantire con il livello di qualità a cui le big tech company hanno abituato gli utenti. È stato l’anno, il 2020, in cui anche gli scettici hanno dovuto accettare che il mondo sta cambiando.

In questo contesto il fintech non poteva non esplodere: il 2020 è stato l’anno in cui si è cominciato a parlare di “fintegration”: finanza hitech e industria tradizionale dei servizi finanziari vanno ormai verso un inevitabile incontro dopo una prima fase di presunto conflitto. La PSD2 ha fatto la sua parte anche se non ha ancora espresso tutti gli effetti potenziali. Accordi, partnership, investimenti dicono che il cantiere è aperto: a fare la differenza saranno visione e velocità, anche nel mondo delle assicurazioni, che sarà sempre più integrato in un grande flusso di servizi dove confluiscono salute, mobilità, sicurezza.

Per le compagnie di assicurazioni è ancora aperta una grande finestra di opportunità. Hanno i clienti, godono di riconoscibilità e, nonostante quel che di solito si dice, di fiducia. Devono, però, fare presto perché il 2020 ha mostrato e confermato che la domanda di servizi assicurativi digitali è molto superiore all’offerta. C’è quindi uno spazio di mercato e di sviluppo possibile ma non resterà a lungo vuoto. E se non ci penseranno i leader tradizionali lo faranno altri soggetti che arrivano da altri settori e si stanno velocemente attrezzando, dalle piattaforme digitali globali agli operatori della mobilità fino alle multiutility.

Prendiamo quindi quel che di buono ci lascia questo orribile 2020: una grande voglia di muoversi.

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