Il cliente al centro: come l’open insurance abilita un approccio customer centric

Può il modello Open Insurance abilitare un approccio customer centric nella trasformazione dell’assicurazione? Mettere il cliente al centro è una strategia essenziale per il mondo assicurativo, e continuerà ad esserlo anche con la sua trasformazione. Tuttavia, a differenza di altri comparti, sono ancora pochi i casi di utilizzo dei dati a sostegno di un approccio customer centric nel settore insurtech.

Questa questione è stata uno dei maggiori topic di interesse esplorati in occasione del webinar di Presentazione del report 2021 Osservatorio Open Insurance a cura di Italian Insurtech Association in collaborazione con Accenture.

L’Open Insurance è un’onda già partita: il quadro in Italia

Nel corso del keynote speech “Ripensare l’approccio customer centric per cogliere le opportunità dell’Open Insurance: una nuova strategia di crescita per le compagnie tradizionali”, Stefano Maggioni e Alena Tsishchanka di SAS hanno portato ad esempio il caso d’uso del progetto vincitore del Celent model insurer award 2020, per esplorare le potenzialità dell’Open Insurance in rapporto ad una strategia customer centric, e la sua compatibilità con l’approccio tradizionale.

In particolare, due le domande affrontate: Possono innovazione e Open Insurance migliorare il rapporto con la rete di vendita tradizionale? E come può l’accesso a nuovi dati contribuire a personalizzare i prodotti tradizionali?

Open Insurance, le opportunità per la customer satisfaction

“Il progetto parte dalla collezione di dati sul cliente: normali dati di anagrafica, dati specifici all’attuale momento della sua vita, dati comportamentali sulla sua quotidianità” spiega Stefano Maggioni, Presales Manager Advanced Analytics & AI di SAS, “Raccogliere queste informazioni ha lo scopo di far emergere le necessità reali della persona, così da indirizzare la copertura assicurativa ai suoi bisogni.”

L’acquisizione dei dati comportamentali può essere una patata bollente, poiché va a interferire nella sfera della privacy e delle sue normative. Tuttavia, si tratta un di un problema che grazie alle nuove tecnologie può essere superato.

Innanzitutto, buona parte di questi dati possono in realtà essere ottenuti analizzando accuratamente dati già interni alla compagnia, come mail e interazioni con customer service. Inoltre, possono venire in aiuto sistemi di intelligenza artificiale e machine learning.

“Queste tecniche permettono di costruire una micro-segmentazione, in modo da trovare clienti simili tra di loro senza la necessità di tutte le informazioni di profilazione per tutti i clienti, in una logica peer-to-peer” precisa Maggioni.

Quali sono le potenzialità di questa iper-profilazione?

Da una parte, permettere di trovare i gap di protezione di ogni cliente, così da offrire servizi personalizzati in base alle esigenze percepite – un sistema di raccomandazione che, grazie al modello di assicurazione aperta, è accessibile e semplice da utilizzare anche per attori cross-industry come telco o mobilità.

Dall’altro lato, l’iper-profilazione consente di capire “quali sono i clienti più recettivi a determinate sollecitazioni di prodotto, aumentando la retention delle campagne e proponendo offerte più personalizzate, con l’effetto di aumentare la customer satisfaction”. Una skill, ricorda Maggioni, essenziale all’interno di un mercato che sarà sempre più competitivo.

Open Insurance per il modello customer centric, quali le sfide?

“Sono tre le sfide principali del modello customer centric, che l’open insurance può aiutare a superare attraverso l’utilizzo dati” afferma Alena Tsishchanka, Insurance Leader EMEA di SAS. “Prima di tutto, sfruttare appieno il potenziale dei clienti esistenti. Poi, essere riconosciuti dal cliente come una compagnia in grado di capire e soddisfare i suoi bisogni nei momenti giusti. Infine, ottenere la fiducia della rete di vendita nell’efficacia di una collaborazione e nelle informazioni fornite dalla direzione di marketing e vendite”.

La coesistenza tra assicurazione tradizionale e innovazione è quindi non solo possibile, ma facilitata dall’Open Insurance. Il modello aperto apre la strada alla possibilità di avere più informazioni e combinare la (tradizionale) empatia umana con la (innovativa) capacità elaborativa e analitica dell’intelligenza artificiale applicata ai dati.

I dati diventano così uno strumento per conoscere meglio il cliente, fermo restando la necessità di saper leggere tra le righe e capire i bisogni del cliente meglio di lui. Perché, come disse Ford, “Se avessi chiesto ai miei clienti cosa avessero voluto, la loro risposta sarebbe stata: cavalli più veloci.”

“Fondamentale ora è convergere” conclude Tsishchanka, “Combinare l’innovazione e il focus sul cliente con quello che la compagnia può offrire. Oggi abbiamo tutti gli strumenti necessari per farlo accadere.”

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BNP Paribas Cardif, partnership con l’insurtech Qover per digitalizzare l’offerta

Co-innovazione è uno dei pilastri di BNP Paribas Cardif per sviluppare servizi più vicini ai bisogni dei consumatori, con un’attenzione particolare al nuovo consumatore digitale. Per dare una spinta al suo percorso di digitalizzazione, BNP Paribas Cardif Belgio ha stretto una partnership con l’insurtech Qover, con cui svilupperà una soluzione B2C per la sua Mortgage Payment Protection Insurance (MPPI), uno dei prodotti di punta della compagnia.

La nuova soluzione digitale può essere integrata da tutti i partner BNP Paripas Cardif grazie alla sua tecnologia basata su API. È già stata adottata dalla banca online Keytrade Bank.

Che cosa fa Qover

Qover nasce nel 2015 a Bruxelles, fondata da Quentin Colmant e Jean-Charles Velge. Pioniere nell’industria assicurativa digitale, offre prodotti assicurativi innovativi tramite API aperte e white label, progettate per una facile integrazione nelle piattaforme digitali dei suoi partner.

Presente in 32 paesi europei con 1 milioni di utenti, conta tra i suoi partner importanti nomi come Deliveroo, Revolut, Wolt, Decathlon, Cowboy e Immoweb.

“Siamo entusiasti di essere il partner prescelto per la digitalizzazione di uno dei prodotti di punta di BNP Paribas Cardif in Belgio,” ha commentato Quentin Colmant, Ceo e cofondatore di Qover. Una collaborazione come questa, tra uno scaleup e un importante player storico, è un passo nella giusta direzione in un mondo in piena trasformazione digitale. In Qover, aspiriamo a creare valore reale per i nostri partner. Velocità e flessibilità fanno parte del nostro DNA.”

Qover e BNP Paribas Cardif Belgio per la digitalizzazione dell’offerta

In un periodo critico di instabilità economica e precarietà lavorativa a causa della pandemia coronavirus, un’assicurazione come quella sul mutuo è un prodotto particolarmente vicino ai bisogni del consumatore. Scopo della partnership con l’insurtech Qover è lavorare in sinergia per la rivisitazione dell’offerta MPPI in chiave digitale, così da renderla più fruibile ad un target più ampio.

La soluzione, che copre il costo mensile del mutuo casa in caso di malattia o perdita del lavoro, richiede un processo di sottoscrizione che può diventare complesso, in particolare a causa dei necessari accertamenti a livello medico. La collaborazione tra le due compagnie ha permesso una completa revisione del processo, semplificandolo ed assicurando una customer experience più user-friendly ed efficiente per i suoi partner e consumatori finali.

La nuova soluzione può essere ora sottoscritta con facilità dal sito web di BNP Paribas Cardif, rispondendo ad alcune domande per ricevere un’offerta personalizzata e su misura delle proprie esigenze. Il processo di firma e sottoscrizione è completamente digitalizzato, e l’intera operazione può essere conclusa senza necessità di recarsi in filiale e senza intermediari o broker assicurativi.

“Collaborando con Qover, siamo stati in grado di beneficiare sia della loro conoscenza tecnica che dell’esperienza assicurativa digitale. Hanno sviluppato una soluzione per noi in tempi record e ci hanno anche aiutato a semplificare processi come la firma e l’accettazione medica. Non vediamo l’ora di esplorare altri progetti insieme” ha commentato Jean-Michel Hermange, Chief Strategy and Digital Officer di BNP Paribas Cardif in Belgio.

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Insurtech: cos’è e come cambierà il mondo delle assicurazioni

Che cos’è l’insurtech

La parola insurtech, formato dalle parole insurance + technology, identifica praticamente tutto ciò che è innovazione technology – driven in ambito assicurativo: software, applicazioni, startup, prodotti, servizi, modelli di business. Mutuato dal termine fintech che afferisce al mondo più propriamente bancario, l’insurtech è considerato anche un figlio di questo ed è pertanto molto simile, sia come impatto che sta producendo sulle imprese tradizionali del settore, sia come fondamenti su cui si basa e velocità con la quale si va affermando.

Come le banche, anche le assicurazioni sono state tra le industrie più lente nell’adattarsi alla digitalizzazione e nel cogliere le opportunità offerte dalla digital transformation.

Se in epoca di internet 1.0 la digitalizzazione delle imprese (in Italia particolarmente difficoltosa) veniva interpretata come la banale apertura di un sito web aziendale, inteso come trasposizione online della brochure cartacea; e in epoca di internet 2.0 come ingresso nel mondo dei social o nell’ecommerce; ora, in epoca industria 4.0, la tecnologia digitale ha un impatto ancora più profondo e incide direttamente sui modelli di business e la tipologia di servizi. E ha investito l’industria assicurativa con la forza di un tornado, imponendo un cambiamento radicale che travolge cultura aziendale,  processi,  gestione dei dati, relazione con i clienti. L’industria assicurativa è cambiata per sempre.

Negli ultimi anni vi è stata una netta accelerazione, che ha condotto alla moltiplicazione degli investimenti, in startup e società che sviluppano soluzioni per l’industria assicurativa, sia da parte di fondi di Venture Capital, sia da parte delle stesse Compagnie assicurative, attraverso i propri fondi di Corporate Venture Capital.

Insurtech, gli investimenti

CBInsights, società di consulenza e reportistica che segue da tempo l’insurtech, va indietro nel tempo fino al 2011 nell’individuazione dei primi investimenti nel settore, ma è nel 2015, come riporta il grafico, che avviene internazionalmente (sebbene con forte concentrazione in US) il vero boom. 

numeri dell'insutech

Quello che ha caratterizzato gli ultimi anni in ambito insurtech è stato, oltre al numero e all’entità degli investimenti, anche il fatto che, con diverse modalità, le compagnie tradizionali hanno “abbracciato” questo mondo: hanno cominciato a guardare al mondo delle startup insurtech e a collaborare con esse, spesso a finanziarle con i propri fondi di venture capital o ad acquisirle. Sono sorti innovation lab aziendali, programmi di accelerazione, incubatori, eventi dedicati.

Il taglio degli investimenti è cresciuto esponenzialmente, con cifre da capogiro ora che i venture capitalist puntano non più solo su startup early stage, ma su startup in espansione e scaleup, portanda alla nascita di veri e propri unicorni insurtech. Secondo recenti report, per esempio quello di Willis Tower, il 2020 ha visto 2,5 miliardi di dollari investiti solo nel terzo trimestre.

Il 2021 è partito in quarta, raggiungendo nell primo trimestre il maggior numero totale di round di finanziamento insurtech dal 2019.

Quali sono i pilastri dell’insurtech

SHARING ECONOMY

Secondo quanto indicato da Enrico Aprico, Adjunct Professor Università Cattolica del Sacro Cuore, esperto di sharing economy e marketing, uno dei temi chiave per il settore insurtech è rappresentato dalla sharing economy. L’intera catena del valore delle compagnie è minacciata dai nuovi modelli di business legati all’economia della condivisione  e alla digitalizzazione. Prodotti, marketing, distribuzione, prezzi si trasformano.

Un caso emblematico è rappresentato da Lemonade, startup insurtech newyorkese molto aggressiva, la cui intuizione è stata ripensare non solo i prodotti assicurativi, ma ogni parte della value chain, per creare un’offerta sempre più responsive, modulata sulle reali esigenze dei clienti, perfettamente collocata all’interno della contemporaneità. Il risultato è un pacchetto assicurativo technology‐first e legacy‐free, capace di offrire un prodotto istantaneo, smart e completamente incantevole. Già nei suoi primi mesi di attività, Lemonade ha battuto anche un record sulla gestione dei claim: un cliente lo ha risolto in 3 secondi. Lemonade è rapidamente diventata un’unicorno, e nel 2020 ha debuttato alla Borsa di New York, raddoppiando in pochi giorni il valore della sua IPO.

BLOCKCHAIN

La tecnologia blockchain è considerata da molti non solo utile alle assicurazioni, ma un vero e proprio volano. Kevin Wang, Ali Safavi, Scott Robinson del Plug and Play Tech Center, (un acceleratore per startup della Silicon Valley che ha sede in 22 Paesi al mondo, focalizzato in programmi verticali tra cui uno dedicato all’Insurance), sostengono che il potere di questa tecnologia risieda nella sua capacità di alimentare nuove modalità di transazioni finanziarie, di migliorare i processi di assicurazione esistenti, e tenere traccia dei documenti. Le valute digitali basate su blockchain possono supportare molti nuovi modelli assicurativi, in particolare le micro assicurazioni e il P2P. Molte delle applicazioni blockchain potrebbero essere raggruppate in una nuova categoria di “smart contracts” cioè contratti intelligenti: in termini semplici, questi contratti sarebbero software sviluppato ed eseguito all’interno di un sistema blockchain. La tecnologia blockchain ha il potere di far fare alle assicurazioni un salto in una nuova era, a partire proprio dai nuovi modelli delle micro assicurazioni, del P2P, delle assicurazioni parametriche.

Blockchain, quali concreti vantaggi per le Compagnie assicurative?

CYBER SECURITY

Per le assicurazioni il tema rappresenta un grande sfida, che può valere decine di miliardi di dollari.

In questi ultimi anni,  le assicurazioni per la cyber security sono cresciute moltissimo come dimensione del mercato e fatturato, nonostante si trattasse inizialmente di un settore in cui entrare con i piedi di piombo per le Compagnie, viste le oggettive difficoltà a prevedere, contenere, gestire gli attacchi informatici. Sono ancora pochi i dati storici necessari per stabilire un pricing corretto delle polizze e vi è una grande variazione di anno in anno nel tipo di attacchi informatici e danni che le aziende si trovano ad affrontare di più. Uno studio di Ibm ha stimato che nel 2019 le violazioni informatiche sono costate in media 3,5 milioni di dollari a ogni azienda italiana, e questi costi sono destinati a crescere con la diffusione della digitalizzazione e dell’integrazione digitale di tutta la supply chain delle organizzazioni aziendali.

Secondo quanto evidenziato dal nuovo studio pubblicato da Fortune Business Insights, il mercato della cyber security ha raggiungo un valore di 153,16 miliardi di dollari nel 2020, ed è destinato a raggiungere un valore pari a 366 miliardi di dollari nel 2028.

MICRO-INSURANCE

Devie Mohan di BurnMark dice che le compagnie stanno cominciando a sfruttare i dati in modo sempre più sofisticato per fornire prodotti più personalizzati che soddisfano le aspettative sempre più specifiche dei consumatori. Inoltre, l’economia della condivisione richiede prodotti di nicchia, e solo quei prodotti che sono rilevanti per i modelli di utilizzo e di comportamento degli utenti avrà successo. Questa evoluzione ha portato a uno degli sviluppi più interessanti dell’insurtech, cioè la possibilità di stipulare polizze solo quando e solo per il tempo necessario (vedi ad esempio Trov e l’italiana Neosurance), di pagare assicurazioni auto solo per le miglia o le ore di guida reali (usage based insurance come Metromile).

Inoltre, la micro-assicurazione si sta rivelando anche un sistema per garantire coperture assicurative in aree a bassissimo reddito perchè offre polizze a prezzi accessibili, pagabili in piccole rate che sono sottoscrivibili da molte più persone. (Per esempio, in tale direzione si muove la svedese BIMA)

IOT E INSURTECH

La proliferazione di aziende tecnologiche concentrate sull’IoT, avrà un enorme impatto su banche e imprese di assicurazione, perchè offriranno dati più rilevanti che possono ridurre i costi, fornire al cliente così come all’assicuratore maggiore efficienza, e creare un’esperienza coerente attraverso tutti i punti di contatto, essere alla base di polizze usage based, che rappresentano un trend certo nel settore auto. In ambito IoT possiamo ricomprendere anche sottocategorie come la smart home e lo smart building, che offrono molteplici opportunità al mondo assicurativo.

Le tecnologie IoT abilitano inoltre un nuovo trend insurtech: quello dell’assicurazione connessa o connected insurance.

Connected insurance, che cos’è e qual è lo stato del mercato

DRIVERLESS CAR

Il settore assicurativo auto sta per essere modificato in modo consistente, a causa dell’arrivo di driverless car e avanzati sistemi ADAS, KPMG prevede che il mercato assicurativo auto può ridursi del 60% entro il 2040 e Peter Diamandis, cofondatore della Singularity University,  ritiene che sia addirittura una sottostima dell’impatto. 

Ogni grande casa automobilistica sta lavorando sulla driverless car, e dal momento che queste auto, si dice, ridurranno gli incidenti fino al 90%, potrebbe trattarsi della fine per l’assicurazione auto.

Benchè a monte ci sia una battaglia legislativa incombente per rimodellare il sistema RCA nell’ambito del nuovo scenario: la responsabilità ricadrà su case automobilistiche? sui possessori dell’auto? sugli ingegneri del software? E’ ancora tutto da stabilire.

In merito a questo tema il Regno Unito sarà probabilmente il primo Paese al mondo a regolamentare il settore con una disciplina che stabilisce responsabilità dell’assicuratore e del costruttore, dopo essere stato il primo a procedere con l’inquadramento a “livello normativo” della guida autonoma.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CHATBOT, ROBO-ADVISOR

Qualcuno prevede una fine della figura dell’agente: robo-advisor e chatbot dotati di intelligenza artificiale, sostituiscono già ora i broker tradizionali, questo è certo per un buon numero di nuove tipologie di polizze, per esempio quelle consumer on-demand. “Gli utenti sono sempre più connessi al web e preferiscono usare i dispositivi mobile, lo scorso ottobre per la prima volta il traffico Internet ‘mobile’ ha superato quello da pc. – afferma Gabriele Antoniazzi, Founder e CEO di Responsa, società che sviluppa chatbot – Gli utenti oggi vogliono gestire tutto da smartphone e tablet ed avere la possibilità di accedere a ogni prodotto o servizio in mobilità e in autonomia, senza doversi rivolgere a terzi, senza dover aspettare e soprattutto senza doversi scomodare.”

Il trend del momento in campo di intelligenza artificiale sono i chatbot, assistenti virtuali che interagiscono con gli utenti come fossero operatori umani e che li supportano durante il loro processo di acquisto, di richiesta di informazioni e di assistenza online. Questi nuovi strumenti stanno avendo largo impiego in molteplici settori e stanno riscuotendo grande consenso tra il pubblico ma anche tra le aziende, perché aumentano la qualità del servizio riducendo i costi di supporto.

Ma non necessariamente la figura degli agenti deve tramontare, c’è anche chi ritiene che almeno per il momento il mercato ne abbia ancora bisogno e che l’innovazione tecnologica debba essere complementare e supportare il lavoro degli agenti  “L’alfabetizzazione digitale non è ancora completa – ci ha detto Diego Pizzocaro, Ceo e founder di Sellf, startup che ha sviluppato una piattaforma di CRM per agenti – Inoltre la stipula di una polizza richiede spesso anche un rapporto di fiducia e riservatezza, anche per la delicatezza dei dati privati condivisi, per cui molte tipologie di clienti preferiscono ancora oggi l’agente in carne e ossa”.

Certamente la customer experience dei clienti varia in base anche all’età e altre caratteristiche personali e di stile di vita, come ha evidenziato Accenture che individua Nomadi digitali, Value explorer, Quality seeker, tre tipologie di clienti assicurativi di oggi.

Le tecnologie di intelligenza artificiale come chatbot e robo-advisor sono probabilmente il mezzo più efficace per raggiungere i millennial sono soluzioni cui le assicurazioni guardano con estremo interesse. Un caso è rappresentato da Spixii, startup fondata da due italiani a Londra, che ha vinto tra gli altri premi anche Open-F@b Call4Ideas 2016, il contest pan-europeo promosso da BNP Paribas Cardif con InsuranceUp e Polihub.  La startup sviluppa un chatbot per il settore assicurativo, di cui abbiamo parlato in questo articolo, ed è nata proprio dall’osservazione del processo di acquisto delle giovani generazioni rispetto a una polizza.

Insurtech, gli effetti sulle PMI

Secondo una ricerca condotta dall’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano nel 2020, l’84% delle PMI italiane ha almeno una copertura assicurativa attiva e, di queste, il 42% acquista le polizze in modalità tradizionale, quindi tramite incontri di persona con un agente e utilizzo di documentazione cartacea. Tuttavia, il canale d’acquisto sta attraversando un significativo processo di digitalizzazione, considerato che il 38% delle PMI italiane si affida ad una modalità ibrida, cioè parzialmente digitale, e il 26% utilizza esclusivamente canali digitali.

Questo è possibile anche grazie al numero sempre maggiore di compagnie assicurative che si impegnano a supportare digitalmente i propri clienti nella gestione delle assicurazioni, garantendo la possibilità di rinnovare e verificare polizze, gestire i sinistri e aggiungere coperture tramite sistemi digitali.

La pandemia da Covid-19 ha dato un ulteriore importante impulso a questo percorso di digitalizzazione: a seguito dell’emergenza sanitaria gli incontri fisici con agenti e consulenti si sono ridotti del 32% a favore di videoconferenze, così come l’accesso ai servizi in filiale ha registrato un calo del 39% spostandosi parzialmente sul sito web della compagnia. C’è quindi un trend crescente di affidamento alla tecnologia, che potrebbe preparare il terreno per una maggiore penetrazione di tecnologie e attori insurtech anche tra le PMI.

I dati e le startup dell’insurtech in italia

Il panorama insurtech italiano presenta alcuni casi di successo, ma ha ancora ancora significativi margini di sviluppo.

Guardando al trend nelle operazioni di investimento degli ultimi anni si può osservare una costante crescita, con una punta rappresentata da Prima.it, intermediario digitale al momento prevalentemente nel ramo auto, che nel 2018 ha realizzato un mega round di finanziamento di oltre 100 milioni di euro, l’operazione maggiore mai realizzata in Italia.

Dal 2010 al 2019 il numero di iniziative nel settore sono cresciute del 255%. Nel 2019 il volume di investimenti attratto è stato di 35 milioni di dollari, non certo elevato rispetto a quello di altri paesi come la Francia e la Germania ma non del tutto trascurabile.

Tra le startup italiane più promettenti ci sono Yolo, intermediario digitale B2B2C che lavora nel campo della cosiddetta “instant insurance”, Claider, che ha completamente reingegnerizzato il processo di denuncia e gestione di un sinistro offrendo una customer experience completamente digitale,
Insoore, piattaforma per il riconoscimento delle immagini a supporto dei processi di gestione dei sinistri, e Virtuoso, piattaforma digitale a supporto dei programmi di welfare e wellbeing aziendali.

Le startup insurtech nel mondo

Secondo la ricerca del 2020 di AmCham Italy, si contano a livello globale, circa 1.200 startup insurtech: un significativo incremento, se si pensa che nel 2014 erano meno della metà (574).

Complessivamente queste startup hanno raccolto, sino ad oggi, all’incirca 19,6 miliardi di dollari di finanziamenti in capitale di rischio da parte di investitori terzi. Questi numeri potrebbero sembrare modesti se comparati alle oltre 16.000 startup operanti nel fintech, con circa 213,7 miliardi di dollari di finanziamenti raccolti negli ultimi 20 anni. Tuttavia, il tasso di crescita degli investimenti in insurtech negli ultimi 2 anni (2018/19) è stato significativamente maggiore: circa 40% nell’insurtech contro il 28% del fintech.

Non bisogna però dimenticare che il settore insurtech ha sfornato negli ultimi anni non pochi unicorni (startup dalla valutazione superiore a un miliardo): a partire da Lemonade, che ora si è quotato in borsa, passando per altri grandi nomi come Hippo Insurance, Oscar Health, Next Insurance, Zego, Alan, Shift Technology.

Insurtech, 11 startup che stanno cambiando le assicurazioni

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Lemonade, l’unicorno Usa insurtech arriva in Francia

L’unicorno insurtech newyorkese Lemonade sbarca nel suo terzo paese europeo con il lancio in Francia, dopo essere entrata sul mercato olandese nei primi mesi di quest’anno e in quello tedesco a giugno 2019.

Si tratta di un mercato ad alta concorrenza, poiché in Francia l’assicurazione sulla casa è spesso richiesta per legge, ma questo non ha spaventato i fondatori. “Riusciremo a distinguerci grazie al nostro mix unico di valori e tecnologia. Daremo la possibilità ai consumatori francesi di ottenere coperture rapide, personalizzate, mission-oriented e acquistabili da qualsiasi smartphone attraverso la nostra app” ha dichiarato il CEO e fondatore Daniel Schreiber.

Lemonade, di cui abbiamo seguito l’evoluzione, è la prima insurtech certificata come B Corp e si è quotata al NYSE questo luglio raccogliendo tre volte i capitali che si era posta come obiettivo, con alle spalle colossi come SoftBank, Sequoia Capital, GV, Aleph. A luglio 2020 aveva raccolto 480 milioni di dollari in capitale di rischio, tra cui circa 300 milioni investiti dal colosso giapponese SoftBank, che detiene circa il 21,8% delle azioni.

La principale particolarità di Lemonade è il suo modello assicurativo basato sul business etico, che mette in pratica le teorie dell’economia comportamentale: Lemonade trattiene per sé una cifra fissa per le operazioni svolte, e devolve a fine anno il profitto di sottoscrizione non utilizzato a coprire i sinistri ad enti di beneficienza scelti dal cliente.

Costruita con tecnologie di intelligenza artificiale, machine learning e chatbot, Lemonade si distingue anche per essere tra le applicazioni più veloci nella gestione di un processo di sottoscrizione, che dura al massimo un paio di minuti, ed è arrivata a gestire un claim in soli 3 secondi. È probabilmente anche la prima assicurazione ad aver aperto al mondo degli sviluppatori le proprie API, permettendo ad operatori esterni quali ecommerce, servizi finanziari, sicurezza domestica e non solo di integrare le sue proposte assicurative nel proprio servizio, offrendo una copertura al cliente senza bisogno di passaggi successivi.

Veloce, open e customer centric, Lemonade progetta di continuare a crescere in Europa, e tra i suoi obiettivi c’è anche l’Italia. In un panorama insurtech che vede la crescita della propensione dei clienti a sperimentare attori non tradizionali, la società potrebbe trovare terreno fertile – e magari dare una scossa ad un settore dove l’offerta di digitalizzazione ancora fatica ad incontrare la crescente domanda.

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AppQuality, dal leader del crowdtesting italiano servizi bug free per le aziende

Fondata nel 2015 presso il Campus di Cremona del Politecnico di Milano e cresciuta in PoliHub, incubatore certificato del Politecnico di Milano, AppQuality è una startup di crowdtesting che aiuta le aziende a realizzare servizi Bug Free e a ottimizzare la User Experience di app, siti web, chatbot, dispositivi Internet of Things, e-commerce.

Tramite la tecnica del crowdtesting è in grado di portare gli utenti finali e i cercatori di bug direttamente nel design, nello sviluppo e nell’evoluzione di un prodotto digitale. La società ad oggi conta una community mondiale di 14.000 tester qualificati e certificati.

AppQuality è cresciuta a ritmi sostenuti negli ultimi anni, arrivando ad affermarsi il leader in Italia del crowdtesting. Dal 2017 ad oggi ha triplicato il fatturato e il personale, ampliando il mercato e portafoglio di prodotti, creando partnership con professionisti qualificati, e muove ora i primi passi nel mercato internazionale. AppQuality conta tra i propri clienti oltre 100 aziende corporate del calibro di Pirelli, BMW, Bending Spoons, Unicredit, Moncler, Allianz, Enel, Vodafone, Dyson.

WHITEPAPER

CX: perchè l’intelligenza emotiva è importante per fidelizzare i clienti?
Marketing
Inbound

Ha di recente chiuso un nuovo round di finanziamenti da 3,5 milioni di euro guidato dal gestore di Venture Capital P101, con la partecipazione di IAG, Club degli Investitori e Club Italia Investimenti 2, già nel capitale della società insieme a Digital360.

I fondi raccolti verranno destinati, tra le altre cose, allo sviluppo di strumenti e tecnologie proprietarie in grado di rendere i servizi offerti ancora più rapidi, meno costosi e più efficaci rispetto ai metodi di testing tradizionali. Per AppQuality il focus continuerà ad essere quello di creare strumenti di Defect Detection e servizi per l’ottimizzazione della Customer Experience, creando un crowd di competenze sempre più profonde e aumentando il potenziale dell’intelligenza collettiva grazie a strumenti di collaboration sempre più efficaci, che si sono dimostrati particolarmente utili in questo periodo di emergenza dettata dal Coronavirus. Inoltre, aumenteranno gli investimenti per potenziare l’espansione internazionale sui mercati europei.

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Neosurance, l’insurtech italiana delle polizze istantanee, ha nuovi soci e capitali

Complessivamente ha raccolto in questi anni capitali per circa 3 milioni di euro. E’ una delle pochissime startup italiane che hanno avuto la possibilità di accedere a un percorso di accelerazione al Plug and Play Tech Center, Silicon Valley.

La società insurtech Neosurance, fondata a Milano da Neosperience e Digitaltech International, ovvero Andrea Silvello e Dario Melpignano, è giunta a un nuovo punto di spinta grazie  a una nuova iniezione di capitali per un valore di 1,1 milioni di euro, investimento che ha coinvolto nuovi soci tra cui Luiss Alumni 4 Growth, Net Insurance e un gruppo di investitori guidato da Mezzetti Advisory Group.

Gli investitori hanno complessivamente finanziato la scaleup per 1,1 milioni di euro, a una valutazione pre-money di 10 milioni.

“Sono orgoglioso che nonostante questo periodo così difficile sia stata conclusa questa operazione. Da un lato questa è un’ulteriore conferma del valore della nostra soluzione e dall’altro una testimonianza della fiducia e determinazione dei nostri nuovi investitori.” – ha commentato Andrea Silvello, Presidente di Neosurance.

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“Sono molto soddisfatto di accogliere nella compagine di Neosurance soci di questa levatura, che sono certo contribuiranno con la loro esperienza e sistema di relazioni a sviluppare ancor più velocemente questa nostra scale-up verticale, dedicata al mondo insurtech, già così apprezzata in Italia e all’estero.” ha dichiarato Dario Melpignano, CEO di Neosperience e Consigliere di Neosurance.

Cosa fa Neosurance

Neosurance ha sviluppato una soluzione evoluta, basata sul Machine Learning e la Digital Customer Experience, in grado di raccogliere ed elaborare i dati contestuali con un approccio di auto-apprendimento. Compagnie assicurative e community possono utilizzare la soluzione per offrire la polizza assicurativa più adatta, quando e dove serve: una notifica personalizzata sullo smartphone permette di acquistare una copertura specifica con pochi clic e a un costo minimo. L’offerta di Neosurance è stata recentemente ampliata per offrire digitalmente anche polizze innovative “a consumo” e di lunga durata, anche attraverso altri intermediari assicurativi.

“Connettiamo le assicurazioni (anche riassicuratori e broker) – ci aveva detto in questa intervista Pietro Menghi – con community digitali di utenti, costituite da app e siti web, interessate a veicolare proposte assicurative che siano interessanti per il cliente finale perché tagliate su misura sulle sue specifiche esigenze contingenti: un’assicurazione, tipicamente temporanea, utile proprio per quel momento e luogo in cui si trova l’utente; un’assicurazione le cui condizioni sono per tutti chiare e trasparenti; un’assicurazione che si può comprare semplicemente con qualche click sul proprio smartphone, e immediatamente attiva.”

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Bright Health, l’insurtech che ha raccolto più di un miliardo di dollari

Che fosse una delle startup destinate a lasciare il segno nella storia dell’insurtech era chiaro già qualche anno fa. Nel 2018 Bright Health, insurtech per la salute, era stata valutata quasi un miliardo di dollari. Era una delle realtà del settore più finanziate di sempre, faceva gola ai finanziatori e, a distanza di due anni, la startup continua a crescere. Con un nuovo finanziamento di 635 milioni di dollari che portano il totale del capitale raccolto a più di un miliardo di dollari.

Insurtech, la vera gara è scoprire il “valore intrappolato”

Bright Health, l’insurtech per la salute

Bright Health, startup insurtech che ha sede a Minneapolis, offre polizze sanitarie accessibili (anche come costi) a singoli e famiglie ed è autorizzata dallo Stato per i Medicare Advantage healthcare plans (assicurazioni sanitarie particolari per gli over 65) in diversi stati, Alabama, Arizona, Colorado, New York City, Ohio e Tennessee.

La storia della startup, una delle più finanziate

Co-fondata a Minneapolis da un veterano del settore assicurativo, l’ex amministratore delegato di una compagnia piuttosto grande come United Healthcare, e altri due manager del settore sanitario, Bright Health si impone nel panorama US delle insurtech già nel 2016, quando ottiene un primo finanziamento di 80 milioni. La società nasce customer centric, grazie all’uso dei big data. E fa leva sull’esperienza del cliente, offrendogli servizi sanitari attraverso un’app. Ecco la sua storia.

80 milioni di dollari per Bright Health, la startup che vende polizze personalizzate

I numeri della crescita di Bright Health

Prima dell’ultimo finanziamento da 635 milioni di dollari, nel 2018 Bright Health ha chiuso un round di investimento proveniente dal mondo del venture capital americano da 200 milioni di dollari. Che segue altri 160 milioni raccolti nel 2017 e 80 nel 2016. Il finanziamento di 200 milioni, quello del 2018, portava la valutazione della startup a 950 milioni di dollari (quasi un unicorno), più del doppio rispetto alla valutazione di 400 milioni di dollari relativa al precedente round d’investimento da 160 milioni di dollari. Valutazione che ora è destinata a salire.

Più di 1 miliardo di dollari di finanziamenti

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Di recente, infatti, ai corposi investimenti già ottenuti, si è aggiunto il round di serie D da 635 milioni di dollari che portano gli investimenti complessivi a oltre un miliardo di dollari. Il round è stato condotto dalla società di venture capital NEA (New Enterprise Associates), insieme a Bessemer Venture Partners, Cross Creek Advisors, Declaration Partners, Flare Capital Partners, Greenspring Associates, Meritech Capital, Redpoint Ventures e Town Hall Ventures.

I nuovi fondi saranno utilizzati per l’espansione internazionale e diversificare l’offerta dei prodotti.

Bright Health, i punti di forza che piacciono agli investitori

Ma come ha fatto una insurtech del settore health a crescere in così poco tempo? Bright Health ha almeno 5 punti di forza che fanno gola agli investitori:

  1. IL TEAM: l’azienda è stata fondata da tre non più giovanissimi signori con alcuni decenni di esperienza manageriale di vertice in ambito assicurativo;
  2. LA TECNOLOGIA: Bright Health è data-driven, la sua missione è migliorare la customer experience delle persone rispetto all’intera esperienza sanitaria, facendo leva sui dati e sul digitale nel suo complesso;
  3. IL MODELLO DI BUSINESS: la startup non si sostituisce ai broker ma collabora con loro;
  4. LA CRESCITA: continua sovraperformance dell’azienda, elevati tassi di rinnovo nei mercati esistenti, significativa pipeline di partner;
  5. I PIANI DI SVILUPPO: secondo i cofounder, esiste una straordinaria prospettiva di crescita e un enorme desiderio dei provider sanitari di avvicinarsi al consumatore attraverso Bright

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L’insurtech per la salute Bright Health valutata quasi un miliardo di dollari

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Le prime polizze assicurative su blockchain sono dedicate ai viaggiatori

In ambito insurtech, il nuovo anno si apre all’insegna della blockchain, tecnologia di cui spesso abbiamo parlato per le rivoluzionarie opportunità che offre in vari campi compreso quello assicurativo, dove consentirà di ridurre i costi, accelerare le transazioni, distribuire il rischio e accrescere i mercati già presidiati. Fino a oggi il mercato italiano è stato molto cauto nell’affrontare il tema, ma i segnali di una inversione di tendenza sono già emersi dall’ultima edizione della ricerca dell’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano, di cui abbiamo parlato qui.

Un importante esempio dei passi avanti che si stanno facendo per tradurre ‘in pratica’ quanto la blockchain promette a livello teorico è certamente il risultato raggiunto con un progetto pilota realizzato sotto la supervisione di IVASS, Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni, CeTIF– Università Cattolica e la tech company Reply,  che ha coinvolto quattro compagnie assicurative (Mediolanum Assicurazioni, Cargeas, Nobis Filo Diretto e Reale Mutua), tre banche (Banca Mediolanum, Banca Popolare di Sondrio e UBI Banca) e Aon Benfield Italia S.p.A.

Dopo sei mesi circa di sperimentazione, avviata la scorsa primavera, si è chiuso positivamente il collocamento nel mercato italiano di tre tipologie di polizze parametriche legate al mondo viaggi: copertura del rischio maltempo, ritardo del volo aereo e smarrimento del bagaglio.

Obiettivo della sperimentazione era di verificare la possibilità di creare polizze smart e istantanee all’interno dell’Insurance Blockchain Sandbox, un ambiente a regime controllato che permette di collaudare prodotti e servizi assicurativi basati su blockchain.

Il progetto, all’avanguardia nel mercato assicurativo europeo, ha dimostrato in modo concreto che la blockchain rappresenta una tecnologia in grado di abilitare le imprese assicurative allo sviluppo di nuovi prodotti, per rispondere alle esigenze sempre più complesse e variegate del mercato.

I vantaggi dimostrati

Il primo vantaggio verificato è sul piano della customer experience: il tempo minimo di sottoscrizione è risultato essere di soli 6 minuti, elemento che ha portato a un elevato livello di soddisfazione dei clienti nei confronti della piattaforma e dei prodotti offerti.

Per le imprese di assicurazione, è stata stimata in oltre il 60% la riduzione dei costi operativi nella fase di apertura sinistri e liquidazione rispetto a un prodotto assicurativo tradizionale simile.

La tecnologia blockchain e gli smart contract, infatti, hanno garantito la riservatezza delle informazioni e l’esecuzione automatica dei contratti in caso di sinistro, permettendo l’ottimizzazione del processo di emissione e di gestione delle polizze, con una liquidazione immediata e certa del danno agli assicurati.

Visto l’esito positivo dell’iniziativa, la piattaforma sviluppata verrà utilizzata per il collocamento di polizze al pubblico dal secondo trimestre del 2020.

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Cover Genius, l’insurtech b2b che protegge gli acquisti online

Cover Genius, insurtech fondata in Australia (Nuovo Galles) nel 2014 da Angus McDonald e Chris Bayley, si è guadagnata un posto di primo piano nell’insurtech mondiale e anche la fiducia di importanti investitori che le hanno recentemente spianato la strada di un ulteriore sviluppo mettendo a disposizione della società 10 milioni di dollari.

Cover Genius è un’insurtech B2B, ovvero vende la propria a soluzione ad altre aziende, in particolare (ma non solo ecommerce) alle quali permette di offrire ai propri clienti una polizza assicurativa a copertura di quello che stanno acquistando. In sostanza, la sua piattaforma che è anche in grado di gestire e pagare i claim istantaneamente in più di 90 valute, si integra attraverso le API con la piattaforma del cliente/partner e permetterà a quest’ultimo di offrire polizze all’occorrenza senza che il cliente finale percepisca interruzioni e passaggi da un fornitore all’altro. Una customer experience ‘seamless’ assicura la società, che è parte della sua forza.

Dice il CEO e co-fondatore di Cover Genius, Angus McDonald:
“Il settore assicurativo è stato frenato per decenni da sistemi tradizionali e dalla mancanza di coordinamento globale e di centralità del cliente. Abbiamo cercato di cambiare questa situazione e creare polizze semplici ma utili, snellire il processo di liquidazione dei sinistri e consentire alle maggiori compagnie online del mondo di proteggere i loro clienti globali. Le esigenze dei clienti si sono evolute e oggi vogliono una protezione per una varietà di articoli come attrezzature sportive, animali domestici, elettronica, lavori in appalto, gioielli, biglietti aerei e automobili. Stiamo evolvendo l’esperienza assicurativa per coprire tutte le cose di cui si prendono cura e che acquistano online”, ha detto.

I fondi sosterranno l’investimento della società, che ha sede a Sidney, per finanziare un robusto piano di assunzioni e l’espansione internazionale in Regno Unito, negli Stati Uniti e in Asia.

Chris Barter, uno degli investitori (King River Capital), dice di loro: “La loro straordinaria crescita negli ultimi anni non è una sorpresa, se si considerano i numerosi punti di attrito che hanno risolto ai consumatori e le opportunità che offrono ai partner per offrire protezione a tutti i loro clienti in tutto il mondo e aumentare la fedeltà dei clienti. Siamo lieti di sostenere la loro continua crescita e la loro continua espansione internazionale”.

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Le iscrizioni a Open-F@b Call4Ideas 2019 sono chiuse. Il 21 novembre la Final Challenge per votare la tua startup preferita!



Open-F@b Call4Ideas 2019
Human Data Science

I dati non dormono mai. E sono sempre di più. Attualmente i 7 miliardi di abitanti del mondo ne producono una quantità che si può misurare solo con terabyte alla potenza. Estrarre valore da questa miniera è la sfida che aspetta il sistema economico globale.

La tecnologia oggi è di grande aiuto nella gestione dei dati che però restano qualcosa di profondamente umano. È quindi la combinazione dei due fattori che permette di trarne il massimo valore possibile: Human Data Science, un approccio multidisciplinare che mantiene le persone al centro, per capire i loro bisogni e come soddisfarli.

A chi è rivolta la call

Grazie all’Human Analytics, BNP Paribas Cardif sta cambiando il suo approccio alle persone: analisi e modelli non possono basarsi solo sui dati ma anche sul contesto, le emozioni e l’irrazionalità che c’è in chiunque.

BNP Paribas Cardif cerca quindi startup in grado, alternativamente, di:

  • Arricchire la catena del valore dei dati tramite il Data Enrichment
  • Comprendere i bisogni delle persone tramite la modellazione dei dati
  • Migrare la Customer Experience dei clienti utilizzando un approccio Human Centric guidato dall’analisi dei dati

Quando i dati sono al servizio della Scienza della Vita, essi diventano un abilitatore in ambito prevenzione, salute e benessere.

Riconoscimenti per i vincitori e i finalisti

Open-F@b Call4Ideas ha ricevuto in cinque anni oltre 300 candidature da startup e innovatori, selezionando più di 16 idee che hanno portato a diverse collaborazioni e alla realizzazione di almeno un progetto l’anno.

Anche quest’anno, i vincitori avranno la possibilità di essere affiancati dal team R&D di BNP Paribas Cardif nello sviluppo e nella concretizzazione della loro idea o del loro progetto, tenendo in considerazione le esigenze di business e del mercato.

Inoltre, per tutti i finalisti saranno previsti i seguenti riconoscimenti:

  • inserimento del profilo della startup nel database di MEDICI powered by Let’s Talk Payments LCC, società americana di advisory e scouting specializzata su startup insurtech e fintech a livello globale, nonché partner dell’iniziativa, e ricevere un pacchetto di servizi di marketing a loro dedicati
  • presentazione del proprio pitch deck a Entrepreneurs, il fondo di venture capital creato da BNP Paribas Cardif con Cathay Innovation per accelerare l’innovazione della Compagnia attraverso investimenti in startup early stage
  • censimento della startup in Scoop, la piattaforma di Open Innovation di BNP Paribas International Financial Services utilizzata dalle diverse linee di business del Gruppo per condividere, gestire e promuovere la cooperazione con le startup

Come partecipare

Puoi consultare il REGOLAMENTO ed inviare la tua candidatura tramite il form di registrazione entro il 28 ottobre

Per ulteriori informazioni puoi contattare ricercaesviluppo@cardif.com

Come seguirci

Hashtag #call4ideas #openfab 

@BNPPCardifIT


Le iscrizioni a Open-F@b Call4Ideas 2019 sono chiuse, grazie per la partecipazione.

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