Lemonade, l’unicorno Usa insurtech arriva in Francia

L’unicorno insurtech newyorkese Lemonade sbarca nel suo terzo paese europeo con il lancio in Francia, dopo essere entrata sul mercato olandese nei primi mesi di quest’anno e in quello tedesco a giugno 2019.

Si tratta di un mercato ad alta concorrenza, poiché in Francia l’assicurazione sulla casa è spesso richiesta per legge, ma questo non ha spaventato i fondatori. “Riusciremo a distinguerci grazie al nostro mix unico di valori e tecnologia. Daremo la possibilità ai consumatori francesi di ottenere coperture rapide, personalizzate, mission-oriented e acquistabili da qualsiasi smartphone attraverso la nostra app” ha dichiarato il CEO e fondatore Daniel Schreiber.

Lemonade, di cui abbiamo seguito l’evoluzione, è la prima insurtech certificata come B Corp e si è quotata al NYSE questo luglio raccogliendo tre volte i capitali che si era posta come obiettivo, con alle spalle colossi come SoftBank, Sequoia Capital, GV, Aleph. A luglio 2020 aveva raccolto 480 milioni di dollari in capitale di rischio, tra cui circa 300 milioni investiti dal colosso giapponese SoftBank, che detiene circa il 21,8% delle azioni.

La principale particolarità di Lemonade è il suo modello assicurativo basato sul business etico, che mette in pratica le teorie dell’economia comportamentale: Lemonade trattiene per sé una cifra fissa per le operazioni svolte, e devolve a fine anno il profitto di sottoscrizione non utilizzato a coprire i sinistri ad enti di beneficienza scelti dal cliente.

Costruita con tecnologie di intelligenza artificiale, machine learning e chatbot, Lemonade si distingue anche per essere tra le applicazioni più veloci nella gestione di un processo di sottoscrizione, che dura al massimo un paio di minuti, ed è arrivata a gestire un claim in soli 3 secondi. È probabilmente anche la prima assicurazione ad aver aperto al mondo degli sviluppatori le proprie API, permettendo ad operatori esterni quali ecommerce, servizi finanziari, sicurezza domestica e non solo di integrare le sue proposte assicurative nel proprio servizio, offrendo una copertura al cliente senza bisogno di passaggi successivi.

Veloce, open e customer centric, Lemonade progetta di continuare a crescere in Europa, e tra i suoi obiettivi c’è anche l’Italia. In un panorama insurtech che vede la crescita della propensione dei clienti a sperimentare attori non tradizionali, la società potrebbe trovare terreno fertile – e magari dare una scossa ad un settore dove l’offerta di digitalizzazione ancora fatica ad incontrare la crescente domanda.

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AppQuality, dal leader del crowdtesting italiano servizi bug free per le aziende

Fondata nel 2015 presso il Campus di Cremona del Politecnico di Milano e cresciuta in PoliHub, incubatore certificato del Politecnico di Milano, AppQuality è una startup di crowdtesting che aiuta le aziende a realizzare servizi Bug Free e a ottimizzare la User Experience di app, siti web, chatbot, dispositivi Internet of Things, e-commerce.

Tramite la tecnica del crowdtesting è in grado di portare gli utenti finali e i cercatori di bug direttamente nel design, nello sviluppo e nell’evoluzione di un prodotto digitale. La società ad oggi conta una community mondiale di 14.000 tester qualificati e certificati.

AppQuality è cresciuta a ritmi sostenuti negli ultimi anni, arrivando ad affermarsi il leader in Italia del crowdtesting. Dal 2017 ad oggi ha triplicato il fatturato e il personale, ampliando il mercato e portafoglio di prodotti, creando partnership con professionisti qualificati, e muove ora i primi passi nel mercato internazionale. AppQuality conta tra i propri clienti oltre 100 aziende corporate del calibro di Pirelli, BMW, Bending Spoons, Unicredit, Moncler, Allianz, Enel, Vodafone, Dyson.

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CX: perchè l’intelligenza emotiva è importante per fidelizzare i clienti?
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Ha di recente chiuso un nuovo round di finanziamenti da 3,5 milioni di euro guidato dal gestore di Venture Capital P101, con la partecipazione di IAG, Club degli Investitori e Club Italia Investimenti 2, già nel capitale della società insieme a Digital360.

I fondi raccolti verranno destinati, tra le altre cose, allo sviluppo di strumenti e tecnologie proprietarie in grado di rendere i servizi offerti ancora più rapidi, meno costosi e più efficaci rispetto ai metodi di testing tradizionali. Per AppQuality il focus continuerà ad essere quello di creare strumenti di Defect Detection e servizi per l’ottimizzazione della Customer Experience, creando un crowd di competenze sempre più profonde e aumentando il potenziale dell’intelligenza collettiva grazie a strumenti di collaboration sempre più efficaci, che si sono dimostrati particolarmente utili in questo periodo di emergenza dettata dal Coronavirus. Inoltre, aumenteranno gli investimenti per potenziare l’espansione internazionale sui mercati europei.

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Neosurance, l’insurtech italiana delle polizze istantanee, ha nuovi soci e capitali

Complessivamente ha raccolto in questi anni capitali per circa 3 milioni di euro. E’ una delle pochissime startup italiane che hanno avuto la possibilità di accedere a un percorso di accelerazione al Plug and Play Tech Center, Silicon Valley.

La società insurtech Neosurance, fondata a Milano da Neosperience e Digitaltech International, ovvero Andrea Silvello e Dario Melpignano, è giunta a un nuovo punto di spinta grazie  a una nuova iniezione di capitali per un valore di 1,1 milioni di euro, investimento che ha coinvolto nuovi soci tra cui Luiss Alumni 4 Growth, Net Insurance e un gruppo di investitori guidato da Mezzetti Advisory Group.

Gli investitori hanno complessivamente finanziato la scaleup per 1,1 milioni di euro, a una valutazione pre-money di 10 milioni.

“Sono orgoglioso che nonostante questo periodo così difficile sia stata conclusa questa operazione. Da un lato questa è un’ulteriore conferma del valore della nostra soluzione e dall’altro una testimonianza della fiducia e determinazione dei nostri nuovi investitori.” – ha commentato Andrea Silvello, Presidente di Neosurance.

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Le professionalità dei dati: quali competenze per i Data Science?
Intelligenza Artificiale
Risorse Umane/Organizzazione

“Sono molto soddisfatto di accogliere nella compagine di Neosurance soci di questa levatura, che sono certo contribuiranno con la loro esperienza e sistema di relazioni a sviluppare ancor più velocemente questa nostra scale-up verticale, dedicata al mondo insurtech, già così apprezzata in Italia e all’estero.” ha dichiarato Dario Melpignano, CEO di Neosperience e Consigliere di Neosurance.

Cosa fa Neosurance

Neosurance ha sviluppato una soluzione evoluta, basata sul Machine Learning e la Digital Customer Experience, in grado di raccogliere ed elaborare i dati contestuali con un approccio di auto-apprendimento. Compagnie assicurative e community possono utilizzare la soluzione per offrire la polizza assicurativa più adatta, quando e dove serve: una notifica personalizzata sullo smartphone permette di acquistare una copertura specifica con pochi clic e a un costo minimo. L’offerta di Neosurance è stata recentemente ampliata per offrire digitalmente anche polizze innovative “a consumo” e di lunga durata, anche attraverso altri intermediari assicurativi.

“Connettiamo le assicurazioni (anche riassicuratori e broker) – ci aveva detto in questa intervista Pietro Menghi – con community digitali di utenti, costituite da app e siti web, interessate a veicolare proposte assicurative che siano interessanti per il cliente finale perché tagliate su misura sulle sue specifiche esigenze contingenti: un’assicurazione, tipicamente temporanea, utile proprio per quel momento e luogo in cui si trova l’utente; un’assicurazione le cui condizioni sono per tutti chiare e trasparenti; un’assicurazione che si può comprare semplicemente con qualche click sul proprio smartphone, e immediatamente attiva.”

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Bright Health, l’insurtech che ha raccolto più di un miliardo di dollari

Che fosse una delle startup destinate a lasciare il segno nella storia dell’insurtech era chiaro già qualche anno fa. Nel 2018 Bright Health, insurtech per la salute, era stata valutata quasi un miliardo di dollari. Era una delle realtà del settore più finanziate di sempre, faceva gola ai finanziatori e, a distanza di due anni, la startup continua a crescere. Con un nuovo finanziamento di 635 milioni di dollari che portano il totale del capitale raccolto a più di un miliardo di dollari.

Insurtech, la vera gara è scoprire il “valore intrappolato”

Bright Health, l’insurtech per la salute

Bright Health, startup insurtech che ha sede a Minneapolis, offre polizze sanitarie accessibili (anche come costi) a singoli e famiglie ed è autorizzata dallo Stato per i Medicare Advantage healthcare plans (assicurazioni sanitarie particolari per gli over 65) in diversi stati, Alabama, Arizona, Colorado, New York City, Ohio e Tennessee.

La storia della startup, una delle più finanziate

Co-fondata a Minneapolis da un veterano del settore assicurativo, l’ex amministratore delegato di una compagnia piuttosto grande come United Healthcare, e altri due manager del settore sanitario, Bright Health si impone nel panorama US delle insurtech già nel 2016, quando ottiene un primo finanziamento di 80 milioni. La società nasce customer centric, grazie all’uso dei big data. E fa leva sull’esperienza del cliente, offrendogli servizi sanitari attraverso un’app. Ecco la sua storia.

80 milioni di dollari per Bright Health, la startup che vende polizze personalizzate

I numeri della crescita di Bright Health

Prima dell’ultimo finanziamento da 635 milioni di dollari, nel 2018 Bright Health ha chiuso un round di investimento proveniente dal mondo del venture capital americano da 200 milioni di dollari. Che segue altri 160 milioni raccolti nel 2017 e 80 nel 2016. Il finanziamento di 200 milioni, quello del 2018, portava la valutazione della startup a 950 milioni di dollari (quasi un unicorno), più del doppio rispetto alla valutazione di 400 milioni di dollari relativa al precedente round d’investimento da 160 milioni di dollari. Valutazione che ora è destinata a salire.

Più di 1 miliardo di dollari di finanziamenti

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Big Data

Di recente, infatti, ai corposi investimenti già ottenuti, si è aggiunto il round di serie D da 635 milioni di dollari che portano gli investimenti complessivi a oltre un miliardo di dollari. Il round è stato condotto dalla società di venture capital NEA (New Enterprise Associates), insieme a Bessemer Venture Partners, Cross Creek Advisors, Declaration Partners, Flare Capital Partners, Greenspring Associates, Meritech Capital, Redpoint Ventures e Town Hall Ventures.

I nuovi fondi saranno utilizzati per l’espansione internazionale e diversificare l’offerta dei prodotti.

Bright Health, i punti di forza che piacciono agli investitori

Ma come ha fatto una insurtech del settore health a crescere in così poco tempo? Bright Health ha almeno 5 punti di forza che fanno gola agli investitori:

  1. IL TEAM: l’azienda è stata fondata da tre non più giovanissimi signori con alcuni decenni di esperienza manageriale di vertice in ambito assicurativo;
  2. LA TECNOLOGIA: Bright Health è data-driven, la sua missione è migliorare la customer experience delle persone rispetto all’intera esperienza sanitaria, facendo leva sui dati e sul digitale nel suo complesso;
  3. IL MODELLO DI BUSINESS: la startup non si sostituisce ai broker ma collabora con loro;
  4. LA CRESCITA: continua sovraperformance dell’azienda, elevati tassi di rinnovo nei mercati esistenti, significativa pipeline di partner;
  5. I PIANI DI SVILUPPO: secondo i cofounder, esiste una straordinaria prospettiva di crescita e un enorme desiderio dei provider sanitari di avvicinarsi al consumatore attraverso Bright

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L’insurtech per la salute Bright Health valutata quasi un miliardo di dollari

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Le prime polizze assicurative su blockchain sono dedicate ai viaggiatori

In ambito insurtech, il nuovo anno si apre all’insegna della blockchain, tecnologia di cui spesso abbiamo parlato per le rivoluzionarie opportunità che offre in vari campi compreso quello assicurativo, dove consentirà di ridurre i costi, accelerare le transazioni, distribuire il rischio e accrescere i mercati già presidiati. Fino a oggi il mercato italiano è stato molto cauto nell’affrontare il tema, ma i segnali di una inversione di tendenza sono già emersi dall’ultima edizione della ricerca dell’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano, di cui abbiamo parlato qui.

Un importante esempio dei passi avanti che si stanno facendo per tradurre ‘in pratica’ quanto la blockchain promette a livello teorico è certamente il risultato raggiunto con un progetto pilota realizzato sotto la supervisione di IVASS, Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni, CeTIF– Università Cattolica e la tech company Reply,  che ha coinvolto quattro compagnie assicurative (Mediolanum Assicurazioni, Cargeas, Nobis Filo Diretto e Reale Mutua), tre banche (Banca Mediolanum, Banca Popolare di Sondrio e UBI Banca) e Aon Benfield Italia S.p.A.

Dopo sei mesi circa di sperimentazione, avviata la scorsa primavera, si è chiuso positivamente il collocamento nel mercato italiano di tre tipologie di polizze parametriche legate al mondo viaggi: copertura del rischio maltempo, ritardo del volo aereo e smarrimento del bagaglio.

Obiettivo della sperimentazione era di verificare la possibilità di creare polizze smart e istantanee all’interno dell’Insurance Blockchain Sandbox, un ambiente a regime controllato che permette di collaudare prodotti e servizi assicurativi basati su blockchain.

Il progetto, all’avanguardia nel mercato assicurativo europeo, ha dimostrato in modo concreto che la blockchain rappresenta una tecnologia in grado di abilitare le imprese assicurative allo sviluppo di nuovi prodotti, per rispondere alle esigenze sempre più complesse e variegate del mercato.

I vantaggi dimostrati

Il primo vantaggio verificato è sul piano della customer experience: il tempo minimo di sottoscrizione è risultato essere di soli 6 minuti, elemento che ha portato a un elevato livello di soddisfazione dei clienti nei confronti della piattaforma e dei prodotti offerti.

Per le imprese di assicurazione, è stata stimata in oltre il 60% la riduzione dei costi operativi nella fase di apertura sinistri e liquidazione rispetto a un prodotto assicurativo tradizionale simile.

La tecnologia blockchain e gli smart contract, infatti, hanno garantito la riservatezza delle informazioni e l’esecuzione automatica dei contratti in caso di sinistro, permettendo l’ottimizzazione del processo di emissione e di gestione delle polizze, con una liquidazione immediata e certa del danno agli assicurati.

Visto l’esito positivo dell’iniziativa, la piattaforma sviluppata verrà utilizzata per il collocamento di polizze al pubblico dal secondo trimestre del 2020.

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Cover Genius, l’insurtech b2b che protegge gli acquisti online

Cover Genius, insurtech fondata in Australia (Nuovo Galles) nel 2014 da Angus McDonald e Chris Bayley, si è guadagnata un posto di primo piano nell’insurtech mondiale e anche la fiducia di importanti investitori che le hanno recentemente spianato la strada di un ulteriore sviluppo mettendo a disposizione della società 10 milioni di dollari.

Cover Genius è un’insurtech B2B, ovvero vende la propria a soluzione ad altre aziende, in particolare (ma non solo ecommerce) alle quali permette di offrire ai propri clienti una polizza assicurativa a copertura di quello che stanno acquistando. In sostanza, la sua piattaforma che è anche in grado di gestire e pagare i claim istantaneamente in più di 90 valute, si integra attraverso le API con la piattaforma del cliente/partner e permetterà a quest’ultimo di offrire polizze all’occorrenza senza che il cliente finale percepisca interruzioni e passaggi da un fornitore all’altro. Una customer experience ‘seamless’ assicura la società, che è parte della sua forza.

Dice il CEO e co-fondatore di Cover Genius, Angus McDonald:
“Il settore assicurativo è stato frenato per decenni da sistemi tradizionali e dalla mancanza di coordinamento globale e di centralità del cliente. Abbiamo cercato di cambiare questa situazione e creare polizze semplici ma utili, snellire il processo di liquidazione dei sinistri e consentire alle maggiori compagnie online del mondo di proteggere i loro clienti globali. Le esigenze dei clienti si sono evolute e oggi vogliono una protezione per una varietà di articoli come attrezzature sportive, animali domestici, elettronica, lavori in appalto, gioielli, biglietti aerei e automobili. Stiamo evolvendo l’esperienza assicurativa per coprire tutte le cose di cui si prendono cura e che acquistano online”, ha detto.

I fondi sosterranno l’investimento della società, che ha sede a Sidney, per finanziare un robusto piano di assunzioni e l’espansione internazionale in Regno Unito, negli Stati Uniti e in Asia.

Chris Barter, uno degli investitori (King River Capital), dice di loro: “La loro straordinaria crescita negli ultimi anni non è una sorpresa, se si considerano i numerosi punti di attrito che hanno risolto ai consumatori e le opportunità che offrono ai partner per offrire protezione a tutti i loro clienti in tutto il mondo e aumentare la fedeltà dei clienti. Siamo lieti di sostenere la loro continua crescita e la loro continua espansione internazionale”.

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Le iscrizioni a Open-F@b Call4Ideas 2019 sono chiuse. Il 21 novembre la Final Challenge per votare la tua startup preferita!



Open-F@b Call4Ideas 2019
Human Data Science

I dati non dormono mai. E sono sempre di più. Attualmente i 7 miliardi di abitanti del mondo ne producono una quantità che si può misurare solo con terabyte alla potenza. Estrarre valore da questa miniera è la sfida che aspetta il sistema economico globale.

La tecnologia oggi è di grande aiuto nella gestione dei dati che però restano qualcosa di profondamente umano. È quindi la combinazione dei due fattori che permette di trarne il massimo valore possibile: Human Data Science, un approccio multidisciplinare che mantiene le persone al centro, per capire i loro bisogni e come soddisfarli.

A chi è rivolta la call

Grazie all’Human Analytics, BNP Paribas Cardif sta cambiando il suo approccio alle persone: analisi e modelli non possono basarsi solo sui dati ma anche sul contesto, le emozioni e l’irrazionalità che c’è in chiunque.

BNP Paribas Cardif cerca quindi startup in grado, alternativamente, di:

  • Arricchire la catena del valore dei dati tramite il Data Enrichment
  • Comprendere i bisogni delle persone tramite la modellazione dei dati
  • Migrare la Customer Experience dei clienti utilizzando un approccio Human Centric guidato dall’analisi dei dati

Quando i dati sono al servizio della Scienza della Vita, essi diventano un abilitatore in ambito prevenzione, salute e benessere.

Riconoscimenti per i vincitori e i finalisti

Open-F@b Call4Ideas ha ricevuto in cinque anni oltre 300 candidature da startup e innovatori, selezionando più di 16 idee che hanno portato a diverse collaborazioni e alla realizzazione di almeno un progetto l’anno.

Anche quest’anno, i vincitori avranno la possibilità di essere affiancati dal team R&D di BNP Paribas Cardif nello sviluppo e nella concretizzazione della loro idea o del loro progetto, tenendo in considerazione le esigenze di business e del mercato.

Inoltre, per tutti i finalisti saranno previsti i seguenti riconoscimenti:

  • inserimento del profilo della startup nel database di MEDICI powered by Let’s Talk Payments LCC, società americana di advisory e scouting specializzata su startup insurtech e fintech a livello globale, nonché partner dell’iniziativa, e ricevere un pacchetto di servizi di marketing a loro dedicati
  • presentazione del proprio pitch deck a Entrepreneurs, il fondo di venture capital creato da BNP Paribas Cardif con Cathay Innovation per accelerare l’innovazione della Compagnia attraverso investimenti in startup early stage
  • censimento della startup in Scoop, la piattaforma di Open Innovation di BNP Paribas International Financial Services utilizzata dalle diverse linee di business del Gruppo per condividere, gestire e promuovere la cooperazione con le startup

Come partecipare

Puoi consultare il REGOLAMENTO ed inviare la tua candidatura tramite il form di registrazione entro il 28 ottobre

Per ulteriori informazioni puoi contattare ricercaesviluppo@cardif.com

Come seguirci

Hashtag #call4ideas #openfab 

@BNPPCardifIT


Le iscrizioni a Open-F@b Call4Ideas 2019 sono chiuse, grazie per la partecipazione.

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Human Data Science, come tirare fuori il meglio dai dati a vantaggio dei clienti

Ascoltare i dati è importante…ma anche l’esperienza e l’intuizione. Dopo tutto, che cos’è l’intuizione al suo meglio, se non una grande quantità di dati di ogni tipo filtrati attraverso un cervello umano piuttosto che un modello matematico?” Potrebbe essere la citazione di un guru della data science, invece a usare queste parole, molto prima che si parlasse di Big Data, era Andrew Lang, scrittore scozzese morto nel 1912 noto per le sue fiabe folkloristiche, pensatore e soprattutto etnologo. Un umanista che ha studiato l’uomo e la sua complessità, le sue relazioni, osservando dati, modelli di comportamento, correlazioni tra popoli con lo scopo di capire di più l’uomo stesso.

La relazione tra il dato e l’elemento umano è di grande attualità: la trasformazione digitale ci ha regalato la possibilità di generare, archiviare e utilizzare quantità di dati spropositate, difficili anche da immaginare, quantificate in unità di misura che facciamo fatica a imparare: dal byte allo zettabyte e allo yottabyte. Siamo tutti generatori più o meno consapevoli di dati. Ognuno di noi ne produce oltre 1.7 megabytes al secondo, complici le piattaforme social, le app, i motori di ricerca, l’ecommerce, i siti web e le recensioni, ecc. In più ci sono tutti i dati che lasciamo alle aziende: la banca, l’assicurazione, le organizzazioni sanitarie, il datore di lavoro. Fino a che punto siamo consapevoli delle tracce digitali che disseminiamo e dell’uso che ne viene fatto?

Human Data Science è il tema della sesta edizione del contest Open-F@b Call4Ideas, promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp (qui la pagina per candidarsi). Di open data ed etica dei dati abbiamo parlato con Daniele De Vita, Chief Analytics Officer della compagnia assicurativa.

Daniele De Vita, Chief Analytics Officer di BNP Paribas Cardif

“Il principale tema di riflessione rispetto all’uso dei dati è sicuramente l’etica. – esordisce De Vita – Se ne sta parlando tanto, anche in ambito assicurativo, in tanti modi diversi, sia a livello di modellistica, dove di fondamentale importanza è limitare il più possibile i “pregiudizi” che possono influenzare le intelligenze artificiali, ma soprattutto a livello di trattamento, dove l’urgenza è fare un uso del dato a vantaggio della persona e non viceversa. Non è un caso infatti che Cardif abbia scelto di posizionare la struttura di Analytics all’interno della Direzione di Customer Experience, perché il nostro fine ultimo è proprio quello di riuscire ad offrire valore aggiunto al cliente.
Inoltre, uno dei temi più conosciuti e di diretta esperienza, parlando di etica, è senza dubbio la privacy: in Europa siamo stati tra i primi a renderci conto dell’esigenza di una regolamentazione e, forse sulla nostra scia, cominciano ora ad arrivarci anche altrove. Da gennaio del prossimo anno, per esempio, in California entrerà in vigore un omologo “light” del nostro GDPR, il Consumer Privacy Act, un passo in avanti per la terra delle grandi società tecnologiche”.

“Il terzo tema importante è quello della consapevolezza: siamo tutti produttori di dati, attraverso i social, le piattaforme, i motori di ricerca e una serie di altri elementi, regaliamo informazioni su di noi che vengono utilizzate in maniera più o meno etica, cosa che non è chiara a tutti. In BNP Paribas Cardif il tema della consapevolezza è molto sentito ed è strettamente correlato alla finalità per la quale si utilizzano i dati, nel nostro caso migliorare il servizio e i prodotti che offriamo, ai nostri clienti o ai nostri dipendenti. La missione è quella di restituire il valore: se io prendo i tuoi dati, tu devi essere consapevole delle informazioni che mi stai dando e io li uso per restituirti qualcosa per te vantaggiosa, cioè valore. Valore che può essere espresso, per esempio, come una maggiore attenzione alla salute del cliente. Poterlo seguire in un percorso di benessere utile a prevenire problemi e possibili malattie, offrirgli assistenza sempre più personalizzata e istantanea”.

Parlare di approccio etico ai dati in un’industria in cui il dato è alla base del business, non è banale: impone rigore, coerenza e anche innovazione. BNP Paribas Cardif ha accolto da qualche tempo il concetto di Human Data Science, un approccio ‘umano’ all’analisi e modellazione dei dati.

“La Human Data Science è la scienza dei dati, l’analisi statistica, il machine learning, contaminato dalle scienze umane e sociali, come la psicologia o il marketing stesso. – continua De Vita – In tutte le aziende si prendono decisioni sulla base dell’esperienza e, spesso, delle proprie intuizioni: in ogni dipartimento aziendale l’esperienza è una risorsa che tutti i giorni è messa sul tavolo e guida molte scelte. Se riusciamo a integrare questo elemento con il dato oggettivo, con l’informazione che emerge dai dati stessi, si arriva a decisioni, scelte, soluzioni ancora migliori. Si potrebbe dire che l’elemento ‘human’ fa da guida, ma deve essere supportato dagli analytics”.

“La riflessione da cui siamo partiti per questo contest di open innovation è stata proprio quella di cercare di tirar fuori il meglio da questi due mondi, human e big data, e andare in questo modo a confermare la nostra natura di ‘compagno di viaggio’ per il cliente finale. Come Compagnia noi siamo B2b2c, quindi arriviamo al consumatore attraverso i nostri partner distributivi, ma ogni cosa che facciamo, dal design dei prodotti e dei servizi al miglioramento dei processi, lo facciamo avendo sempre in mente lui, il nostro cliente, quello che compra la polizza e per il quale lavoriamo al fine di migliorare la sua esperienza”.

Ma come si traduce la Human Data Science in vantaggio per il cliente finale? Attraverso Open-F@b Call4Ideas 2019 BNP Paribas Cardif offre la possibilità a start-up, scale-up, imprese innovative e giovani studenti di contribuire con le proprie idee e soluzioni alla costruzione di questo nuovo paradigma.

“Ci interessano prioritariamente soluzioni e idee per il data enrichment, in particolare cerchiamo modalità innovative per l’arricchimento dei dati, ad esempio attraverso la gamification. – spiega De Vita – Ci interessa anche molto tutto ciò che è legato alle analisi emozionali e alle neuroscienze, ambiti di studio che applicati alla modellazione dei dati ci permettono di conoscere sempre meglio i nostri clienti e i comportamenti umani. Questo, inquadrato in un’ottica di etica dei dati, ci permette di migliorare i servizi, di consigliare i clienti, di proteggerli meglio dagli eventi meno positivi della vita, evitando di sfruttare quanto sappiamo di lui (che può essere tanto) per orientare attività di marketing invadenti. Riprendendo quanto già detto in precedenza, vorremmo essere un compagno di viaggio dei nostri clienti, e aggiungo, un compagno quieto e che non rompe le scatole, ma ti fa notare se ti stai addormentando alla guida”.

“Siamo molto sensibili anche sulle applicazioni blockchain, – conclude De Vita – una tecnologia che può essere utile alle assicurazioni in molti ambiti, dalla riduzione dei costi di amministrazione al miglioramento del risk management, alla creazione di processi più sicuri e solidi. Tutto quello che facciamo sfocia in un modo o nell’altro nel cliente, l’obiettivo finale è sempre portargli del valore, e in questo senso non si tratta solo di realizzare ‘il prodotto nuovo’ o raffinare il marketing, si tratta di ‘servirlo’ in modo migliore, passando anche dall’innovazione dei processi”.

“Un esempio: pensiamo al claim management, dove il concetto di human data science ci porta sicuramente verso una customer experience più fluida, semplice, rispettosa anche dei sentimenti del cliente. Questo aspetto è stato in passato trascurato, ma se pensiamo che un sinistro parte sempre da un fatto negativo avvenuto al cliente (che si tratti di tamponamento stradale in una polizza auto o di un decesso in una polizza vita) è evidente che offrire una copertura assicurativa che scatta e risarcisce nel modo più semplice e veloce possibile, ha per il cliente stesso un valore altissimo in quel momento di difficoltà”.

Ricordiamo che Open-F@b Call4Ideas 2019 sarà aperta alle candidature sino al prossimo 28 ottobre, le modalità di partecipazione su questa pagina.

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Open-F@b 2019: è l’unione uomo-dati la nuova frontiera per l’innovazione

Human Data Science. E’ questo il tema scelto per la sesta edizione di Open-F@b Call4Ideas 2019, il contest internazionale promosso da BNP Paribas Cardif, tra le prime dieci compagnie assicurative in Italia, che fino al 28 ottobre dà la possibilità a chiunque abbia un’idea innovativa di presentare il proprio progetto (qui il form per candidarsi). I tre vincitori, che saranno selezionati da un Comitato di valutazione e premiati durante l’evento finale che si terrà a Milano a fine novembre, verranno affiancati dal team R&D di BNP Paribas Cardif nello sviluppo e nella concretizzazione dell’idea, tenendo in considerazione le esigenze del mercato e della Compagnia.

Negli ultimi anni l’analisi dei big data e l’AI hanno dato una forte spinta alla competitività delle imprese, aprendo nuove opportunità fino a poco tempo fa impensabili. Le aziende hanno iniziato a capire le potenzialità dei Big Data Analytics, settore che nel 2018 ha raggiunto un valore complessivo di quasi 1,4 mld di euro (+26% rispetto al 2017), ma bisogna andare oltre. Per valorizzare e interpretare correttamente la mole di informazioni che ogni giorno vengono prodotte in Italia e nel mondo, è necessario creare nuovi modelli che combinino all’analisi dei dati anche il fattore umano puntando al benessere non solo come assenza di malattie ma in termini più ampi di vivere bene. Ed è proprio dall’unione di questi due elementi che nasce l’Human Data Science, un modello multidisciplinare che mantiene le persone al centro, comprendendo ciò che conta davvero per loro, e puntando ad un approccio olistico di medicina, wellness, alimentazione, lifestyle.

A Open-F@b Call4Ideas 2019, start-up, scale-up, imprese innovative e giovani studenti possono così proporre idee per, alternativamente e sempre nel rispetto della confidenzialità, arricchire la catena del valore dei dati tramite il Data Enrichment, comprendere i bisogni delle persone tramite la modellazione dei dati oppure migliorare la Customer Experience dei clienti utilizzando un approccio Human Centric guidato dall’analisi dei dati.

“Il percorso di digital transformation avviato dalle aziende ha di fatto spostato l’attenzione sull’importanza del ruolo dei dati – commenta Andrea Veltri, Deputy CEO di BNP Paribas Cardif –. Con i processi di Data enrichment le imprese hanno già fatto enormi passi in avanti per migliorare il rapporto con i propri clienti, perfezionando le informazioni e portandosi a un livello successivo nella catena del valore dei dati. Ma per restituire valore reale ai nostri clienti, la sfida è passare dal focus sulla quantità del dato alla qualità e capacità di lettura delle informazioni, combinando anche la componente umana, più emotiva e irrazionale. La nuova edizione di Open-F@b Call4Ideas punterà l’attenzione proprio sul tema dell’Human Data Science, dando l’opportunità agli innovatori – in una perfetta simbiosi tra tecnologia e scienze umane – di sfidarsi su un argomento che diventerà nei prossimi mesi sempre più centrale, soprattutto nell’industry assicurativa dove l’analisi dei dati è sempre stata una leva strategica.”

Le proposte di partecipazione dovranno essere inviate entro il 28 ottobre 2019 tramite il form di registrazione al link: http://www.insuranceup.it/it/call4ideas.

Open-F@b Call4Ideas 2019 – Il progetto

Rivolta a chiunque abbia un’idea innovativa (start-up, scale-up e imprese innovative, imprenditori, giovani studenti, ecc.), Open-F@b Call4Ideas è un progetto di Open Innovation, lanciato per la prima volta nel 2014 da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp.it.
Dopo aver trattato nelle scorse edizioni la Customer Acquisition, l’Internet of Things e i Big Data, la Customer Experience e la Preventive Insurance e raccolto nel 2018 le migliori soluzioni tecnologiche che hanno un impatto sociale positivo sulle persone e sulla società, l’edizione 2019 premierà le tre idee più innovative sul tema dell’Human Data Science.
Un Comitato costituito da executive del Gruppo BNP Paribas e di BNP Paribas Cardif, da professionisti universitari nell’ambito delle tecnologie digitali e da esperti, selezionerà i finalisti, che presenteranno dal vivo i propri progetti all’evento finale atteso a Milano nel mese di novembre. I tre vincitori verranno affiancati dal team R&D di BNP Paribas Cardif nello sviluppo e nella concretizzazione del loro progetto, tenendo in considerazione le esigenze del mercato e della Compagnia.
Anche per il 2019, il contest vedrà la collaborazione di Medici powered by Let’s Talk Payments LCC, società di advisory e scouting di startup insurtech e fintech a livello globale. Tutti i finalisti potranno, inoltre, essere inseriti nel database di MEDICI, e ricevere un pacchetto di servizi di marketing a loro dedicati, essere presentati a C Entrepreneurs Fund, il fondo venture capital di BNP Paribas Cardif ed essere inseriti nella piattaforma di Open Innovation Scoop del polo International Financial Services del Gruppo BNP Paribas.
Quali sono i risultati di Open-F@b Call4Ideas? Nelle ultime cinque edizioni sono state proposte oltre 300 candidature – la metà provenienti dall’estero -, selezionate più di 60 idee innovative, che hanno portato a diverse collaborazioni e alla realizzazione di almeno un progetto l’anno, e investiti circa 800mila euro totali.

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I Big Data nelle assicurazioni, tra opportunità e approccio etico

I Big Data, nelle assicurazioni, sono un tema centrale, che oggi pone diverse sfide, ma presenta enormi opportunità. Le Compagnie hanno accesso a dati granulari come mai prima, ognuno di noi quotidianamente produce dati, un’enorme quantità di dati, consapevolmente (carte di credito, social, le app, ricerche online, messaggistica, email, foto, video, wearable); ma anche inconsapevolmente, attraverso cartelle cliniche digitali e pratiche amministrative e di vario genere digitalizzate che ci riguardano. E non sono solo le persone a generare dati, sono anche le aziende, le organizzazioni pubbliche e private, gli oggetti connessi, a cominciare dai nostri smartphone. I dati sono informazioni in formato digitale e ne generiamo talmente tanti che non esiste stima davvero attendibile, sono tutte necessariamente approssimative. IDC nel 2013 in uno studio per EMC prevedeva che nel 2020 la produzione raggiungerà circa 44 zettabyte a livello mondiale, ogni persona ne genererà 1.7 megabytes ogni secondo; ma uno stesso studio più recente (2018) di IDC per Seagate, parla addirittura di 175 ZB entro il 2025, oltre il 60% di crescita all’anno.

Sono numeri che impressionano anche quando non se ne coglie appieno la dimensione, ma possiamo dire che si tratta di una crescita esponenziale.

IDC fa un esempio per far comprendere la misura di 175 ZB (l’intera Global Datasphere) e dice: se si fosse in grado di memorizzare 175 ZB su DVD, allora si avrebbe una pila di DVD che ci potrebbe portare alla luna 23 volte o intorno alla Terra 222 volte.

Definizione di big data

I big data sono tutte le informazioni in formato digitale, sono enormi volumi di dati eterogenei per fonte e formato, che possono essere raccolti, immagazzinati e attraverso appositi software analizzati, diventare conoscenza e valore.

Secondo la maggior parte degli esperti, i big data sono caratterizzati da determinate caratteristiche. Nel 2001, Doug Laney, allora vice presidente e Service Director dell’azienda Meta Group, descrisse in un report il Modello delle 3V relativo alle 3V dei Big Data: Volume, Velocità e Varietà. Oggi il paradigma di Laney è stato arricchito dalle variabili di Veridicità e Valore e per questo si parla di 5V dei Big Data

Cosa significano le 5V dei Big Data

Volume – Il volume si riferisce alla grande quantità di dati generati ogni secondo. I set di dati sono diventati troppo grandi per essere gestiti, archiviati e analizzati utilizzando la tradizionale tecnologia di database, oggi si utilizzano sistemi distribuiti, dove parti dei dati sono memorizzati in luoghi diversi, collegati in rete e riuniti da software.

Velocità – Si riferisce alla velocità con cui vengono generati nuovi dati e alla velocità con cui i dati si muovono. Basti pensare ai post dei social media che diventano virali in pochi minuti, alla velocità con cui un’email o un messaggio raggiunge il destinatario o alle transazioni con carta di credito, ai millisecondi necessari ai sistemi di trading per analizzare i social media per raccogliere segnali che innescano decisioni di acquisto o vendita di azioni.

Varietà – Si riferisce ai diversi tipi di dati che possiamo utilizzare. In passato ci si limitava a dati strutturati che potevano essere inseriti in tabelle o database relazionali come i dati finanziari (ad esempio, vendite per prodotto o regione). Oggi la maggior parte dei dati è destrutturato, cioè eterogeneo – foto, video,  audio, testi, output di sensori o iot, aggiornamenti dei social media. Con le tecnologie big data oggi è possibile sfruttare anche questo tipo di dati destrutturati e riunirli con dati più tradizionali e strutturati, per ottenere ‘risposte’, indicazioni, previsioni, conoscenza.

Veridicità – Si riferisce sia alla confusione che all’affidabilità dei dati. Con i dati destrutturati, la qualità e l’accuratezza sono meno controllabili, ad esempio i post di Twitter con hashtag, abbreviazioni, errori di battitura e discorsi colloquiali a volte non sono affidabili. Ma i volumi spesso compensano la mancanza di qualità e precisione.

Valore – Si riferisce alla nostra capacità di estrarre dall’analisi dei dati elementi utili per migliorare il business, un servizio, la nostra salute, e qualsiasi altro contesto in cui determinate informazioni possono avere un impatto decisionale positivo. Molti definiscono il valore anche monetizzazione, che è corretto, ma insufficiente a capire la portata che l’analisi dei dati può avere nella qualità della vita e in diversi contesti in cui il valore non è solo economico, ma qualcosa di diverso come la salute, la sostenibilità ambientale, la ricerca, la sicurezza, la giustizia.

Secondo Bernard Marr (esperto di dati e autore del libro ‘Big Data – Using Smart Big Data, Analytics and Metrics To Make Better Decisions and Improve Performance) la V di Valore è l’unica che ha veramente importanza. Se i dati non vengono utilizzati, gestiti e capiti, non si trasformano in conoscenza, che in ultima analisi è ciò che serve per prendere decisioni più consapevoli, in ambito business e non solo. Dalla personalizzazione della comunicazione con il cliente all’efficientamento dei processi produttivi, passando per la gestione dei flussi e delle emergenze, i Big Data Analytics hanno un impatto in tutti i processi.

L’impatto dei Big Data

L’uso dei dati oggi sta trasformando il nostro modo di vivere e lavorare, sta trasformando le nostre economie. Le aziende di tutto il mondo utilizzano i dati per trasformarsi e diventare più agili, migliorare l’esperienza dei clienti, introdurre nuovi modelli di business e ottenere vantaggio competitivo. I consumatori vivono in un mondo sempre più digitale, che dipende dai canali online e mobili per connettersi con amici e familiari, accedere a beni e servizi, e gestire quasi ogni aspetto della loro vita, anche mentre dormono. Gran parte dell’economia di oggi si basa sui dati, anche in un settore come l’agricoltura, e questa dipendenza non potrà che aumentare in futuro, poiché le aziende catturano, catalogano e immagazzinano dati in ogni fase della loro catena di fornitura; le imprese raccolgono grandi quantità di dati dei clienti per fornire maggiori livelli di personalizzazione; e i consumatori integrano social media, intrattenimento, cloud storage, e servizi personalizzati in tempo reale nei loro flussi di vita. La conseguenza di questa crescente dipendenza dai dati sarà una continua espansione delle dimensioni della Global Datasphere.

Sul fronte del business, i settori che possono maggiormente trarre benefici dai big data sono: Banche, Manifatturiero, Telco e Media, Intrattenimento, Sanità, Servizi, Retail/GDO, Utility, Assicurazioni, Agricoltura, Marketing e comunicazione, Formazione, Education.

L’unico ‘ostacolo’ all’utilizzo dei dati da parte delle varie industrie, ma in particolare quelle che sviluppano business con l’utente finale, è costituito dai limiti imposti da questioni di privacy e tutela del consumatore, questioni che vanno risolte a monte con l’intervento del legislatore che a livello europeo ha adottato, per esempio, il GDPR. Ma la regolamentazione non è uguale in tutto il mondo.

Quali Big Data nelle assicurazioni: data enrichment

Le assicurazione sono un settore da sempre basato sull’uso di dati, necessari per una valutazione del rischio, e la conseguente fissazione del premio, quanto più accurata possibile. L’elaborazione dei dati dell’attività assicurativa ha tradizionalmente riguardato dati demografici, dati sull’esposizione o dati comportamentali, ma oggi, queste serie di dati tradizionali sono sempre più spesso combinate con nuovi tipi di dati, come i dati dell’internet degli oggetti (Internet of Things – IoT), i dati che arrivano dai social network e i comportamenti online, i dati dei conti bancari e delle carte di credito, al fine di effettuare analisi più sofisticate e complete, in un processo comunemente noto come “data enrichment”. Che attraverso intelligenza artificiale e analytics, forniscono alle Compagnie lo strumento per rivoluzionare processi, costi operativi, offerte, relazione con il cliente.

I Big Data possono aiutare le Compagnie in diversi modi:

Valutazione del rischio e fissazione dei premi. Un esempio applicativo sotto gli occhi di tutti è in ambito polizze auto, dove attraverso i dati ulteriori forniti dalle black box è oggi possibile per le Compagnie ridurre il premio, fare sconti o addirittura fornire polizze usage-based;

–  Conoscere meglio i clienti e le sue esigenze. L’analisi dei dati offre una comprensione più profonda del comportamento dei clienti, di ciò che cercano con le polizze assicurative, di potenziali problemi che possono causare attriti, dei canali più efficaci per raggiungerli e così via; ciò significa in definitiva migliorare l’acquisizione di nuovi clienti, la soddisfazione e la fidelizzazione;

Realizzare nuovi modelli di distribuzione – assistenti virtuali, robot-consulenti e chatbot migliorano le interazioni con i clienti e rendono il marketing più mirato;

– Innovare il modello di business. I Big Data permettono alle Compagnie di ottimizzare e automatizzare i processi, riducendo costi e migliorando l’efficacia; ma soprattutto di agire in un’ottica di preventive insurance, aiutando il cliente a prevenire il danno piuttosto che occuparsi del mero risarcimento; di personalizzare servizi e pricing, di creare modelli alternativi come le polizze peer-to-peer,  on demand, micropolizze, ecc.;

Claim management. La gestione dei sinistri è uno degli ambiti che possono trarre vantaggio dai Big Data, sia in riferimento alla customer experience, sia rispetto alla riduzione delle frodi e dei costi operativi.

Le Assicurazioni stanno già utilizzando i Big Data, ma la situazione è leggermente diversa nei diversi rami.
Per esempio, nelle assicurazioni Vita e Salute, l’utilizzo di nuove fonti di dati (come i wearable) e i software di data analytics, permettono di sviluppare nuovi modelli assicurativi che non solo possono essere più mirati, ma incoraggiano anche i consumatori a migliorare il proprio stile di vita offrendo sconti a coloro che realizzano comportamenti più virtuosi. Tuttavia, in questi ambiti l’utilizzo di Big Data pone anche questioni circa la tutela della privacy, la sicurezza e l’etica.

La situazione è più semplice per il ramo danni, dove tali problemi relativi all’uso dei dati pongono meno problemi, in quanto si tratta spesso di dati crittografati (quelli dei GPS usati per le assicurazioni auto, per esempio) o in ogni caso dati meno afferenti la sfera personale, quindi dati non sensibili.

Un ambito in cui si sta verificando un’ampia applicazione di Big Data e tecnologie AI è quello del Travel Insurance. Il prezzo relativamente basso della polizza rende l’assicurazione viaggio una decisione piuttosto rapida e le tecnologie possono accelerare l’interazione con i clienti, fornire prodotti e servizi più personalizzati, automatizzare la comunicazione semplice, migliorare la soddisfazione del cliente e configurare rapidamente l’offerta più vantaggiosa.

Big Data in ambito salute

In ambito salute, l’approccio data-driven cambia radicalmente la prospettiva di servizi e soluzioni anche per le assicurazioni. La salute è un bene primario ad ogni latitudine e l’attenzione a questo tema è affidata a differenti entità pubbliche e private, oltre naturalmente al coinvolgimento della persona in prima persona. Il sistema sanitario è anche molto complesso, tradizionalmente afflitto da problemi di costi, di efficienza ed efficacia.

Le tecnologie Big Data nell’Healthcare possono condurre a numerosi benefici rispetto a tutti questi tipici, annosi problemi. Ma non solo, i big data permettono finalmente di spingere e fare leva sulla prevenzione come mai prima. Proprio in questa direzione stanno andando anche le assicurazioni, ribaltando la loro tradizionale posizione di risarcimento in caso di malattia verso un supporto alla prevenzione della malattia.

Grazie all’utilizzo di Big Data analytics e di sistemi digitali di monitoraggio della salute (wearable, tracker, dispositivi medici di nuova generazione, app), le assicurazioni possono oggi cambiare pelle ed avere un ruolo attivo nell’ecosistema della salute, rinnovando i propri modelli di business e la proposizione al cliente.

Come si evolve la Data Science

La Data Science è un settore interdisciplinare che utilizza metodi scientifici, processi, algoritmi e sistemi per estrarre valore dai dati. I data scientist combinano le competenze in varie discipline, tra cui statistica, informatica ed economia aziendale, per analizzare i dati raccolti dal Web, dagli smartphone, dai clienti, dai sensori e da altre fonti. Sempre di più il team data science delle aziende includerà profili umanistici, come psicologi, filosofi, antropologhi, comportamentisti, così come esperti di neuroscienze.

Perché?

Si è oramai capito che la raccolta e la gestione dei dati non può essere un ‘far west’, soprattutto laddove si parla di dati personali e sensibili: come dicevamo all’inizio, ognuno di noi quotidianamente produce dati, consapevolmente o inconsapevolmente. In questa prima decina di anni di boom della ‘data economy’ i limiti imposti alla privacy e al trattamento dati sono stati davvero pochi e i big data hanno già rivelato il loro lato oscuro. Pochi concreti vantaggi per gli utenti. L’Europa è stata pioniera con il GDPR di una regolamentazione standardizzata, ma in altri Paesi del mondo non ci sono ancora grandi limiti. Lo Stato della California, la terra delle tech company, ha da qualche mese approvato (sarà pienamente operativo nel 2020) una legge che si ispira al GDPR, il California Consumer Privacy Act. Un deciso passo avanti.

La legge, tuttavia, con i suoi tempi e le sue esigenze di contemperanza di diversi interessi, non riuscirà a stare al passo con lo sfruttamento dei dati e con le continue evoluzioni tecnologiche, è pertanto un bene che stia emergendo il cosiddetto ‘ethical approach’, l’approccio etico ai dati, che le aziende scelgono se fare proprio a prescindere da quanto la legge richiederebbe.

L’approccio etico ai dati richiede alle aziende trasparenza, equità e un utilizzo che abbia quale fine ultimo il miglioramento dei servizi in ottica customer centric, capace di restituire reale valore al cliente finale.  E’ una transizione importante che porta un campo prettamente tecnico, quello della Data Science tradizionale, all’integrazione con le Scienze Umane, che da un lato aiutano a capire e interpretare i dati stessi e li rendono più aderenti alla vita reale, cogliendo anche aspetti emotivi e irrazionali; dall’altro aiutano a coltivare l’etica dei dati e supportare decisioni aziendali profittevoli ma responsabili.

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