Le iscrizioni a Open-F@b Call4Ideas 2019 sono chiuse. Il 21 novembre la Final Challenge per votare la tua startup preferita!



Open-F@b Call4Ideas 2019
Human Data Science

I dati non dormono mai. E sono sempre di più. Attualmente i 7 miliardi di abitanti del mondo ne producono una quantità che si può misurare solo con terabyte alla potenza. Estrarre valore da questa miniera è la sfida che aspetta il sistema economico globale.

La tecnologia oggi è di grande aiuto nella gestione dei dati che però restano qualcosa di profondamente umano. È quindi la combinazione dei due fattori che permette di trarne il massimo valore possibile: Human Data Science, un approccio multidisciplinare che mantiene le persone al centro, per capire i loro bisogni e come soddisfarli.

A chi è rivolta la call

Grazie all’Human Analytics, BNP Paribas Cardif sta cambiando il suo approccio alle persone: analisi e modelli non possono basarsi solo sui dati ma anche sul contesto, le emozioni e l’irrazionalità che c’è in chiunque.

BNP Paribas Cardif cerca quindi startup in grado, alternativamente, di:

  • Arricchire la catena del valore dei dati tramite il Data Enrichment
  • Comprendere i bisogni delle persone tramite la modellazione dei dati
  • Migrare la Customer Experience dei clienti utilizzando un approccio Human Centric guidato dall’analisi dei dati

Quando i dati sono al servizio della Scienza della Vita, essi diventano un abilitatore in ambito prevenzione, salute e benessere.

Riconoscimenti per i vincitori e i finalisti

Open-F@b Call4Ideas ha ricevuto in cinque anni oltre 300 candidature da startup e innovatori, selezionando più di 16 idee che hanno portato a diverse collaborazioni e alla realizzazione di almeno un progetto l’anno.

Anche quest’anno, i vincitori avranno la possibilità di essere affiancati dal team R&D di BNP Paribas Cardif nello sviluppo e nella concretizzazione della loro idea o del loro progetto, tenendo in considerazione le esigenze di business e del mercato.

Inoltre, per tutti i finalisti saranno previsti i seguenti riconoscimenti:

  • inserimento del profilo della startup nel database di MEDICI powered by Let’s Talk Payments LCC, società americana di advisory e scouting specializzata su startup insurtech e fintech a livello globale, nonché partner dell’iniziativa, e ricevere un pacchetto di servizi di marketing a loro dedicati
  • presentazione del proprio pitch deck a Entrepreneurs, il fondo di venture capital creato da BNP Paribas Cardif con Cathay Innovation per accelerare l’innovazione della Compagnia attraverso investimenti in startup early stage
  • censimento della startup in Scoop, la piattaforma di Open Innovation di BNP Paribas International Financial Services utilizzata dalle diverse linee di business del Gruppo per condividere, gestire e promuovere la cooperazione con le startup

Come partecipare

Puoi consultare il REGOLAMENTO ed inviare la tua candidatura tramite il form di registrazione entro il 28 ottobre

Per ulteriori informazioni puoi contattare ricercaesviluppo@cardif.com

Come seguirci

Hashtag #call4ideas #openfab 

@BNPPCardifIT


Le iscrizioni a Open-F@b Call4Ideas 2019 sono chiuse, grazie per la partecipazione.

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Luciano Floridi, per avere successo con i dati ci vuole etica

I dati in mano alle aziende non sono un giacimento petrolifero da sfruttare per il proprio tornaconto, ma un’opportunità per offrire un servizio migliore al cliente o per mantenere la fedeltà dei propri dipendenti.

“Devono essere utilizzati dalle imprese in modo altruistico, perché l’etica fa bene all’economia” dice Luciano Floridi, filosofo e massimo esperto di Etica digitale, in un’intervista esclusiva a EconomyUp incentrata sulla Human Data Science. Un tema a cui BNP Paribas Cardif, per esempio, ha dedicato la sesta edizione del contest Open-F@b Call4Ideas, in collaborazione con InsuranceUp,  scaduto il 28 ottobre 2019.

Che cos’è la Human Data Science

Con Human Data Science si intende un modello multidisciplinare che vuole offrire una nuova chiave di lettura dei big data, mantenendo le persone al centro per capire i loro bisogni e verificare come soddisfarli.  Ogni giorno le persone producono una quantità di dati infinita: si parla di 2,5 x 1018 Terabyte, e il trend è destinato ad aumentare esponenzialmente. Come interpretarli e valorizzarli? Un aiuto arriva dalla tecnologia attraverso i big data e l’Intelligenza artificiale, ma per gestire questo prezioso patrimonio nel modo più opportuno stanno entrando in gioco nuovi modelli. Modelli che, appunto, devono riuscire a comprendere i bisogni delle persone tramite la modellazione dei dati utilizzando un approccio umano-centrico.

Luciano Floridi, professore ordinario di Filosofia ed Etica dell’informazione all’Università di Oxford, direttore del Digital Ethics Lab e chairman del Data Ethics Group dell’Alan Turing Institute, condivide questa tesi. “Ormai qualsiasi azienda – dice – deve avere una cultura del dato che vada a cogliere gli aspetti umano centrici e customer-oriented”.

“I dati NON sono il nuovo petrolio”

“Si dice che i dati sono il nuovo petrolio – prosegue Floridi intervistato da EconomyUp – ma io non la penso così. È una pessima idea, per un’impresa, considerare i dati come un giacimento petrolifero. Secondo me oggi il business non lo fa abbastanza ed è un’enorme opportunità mancata”.
“Le aziende devono essere più altruiste”
Cosa dovrebbero dunque fare le aziende per sfruttare le opportunità offerte dai dati? “Essere altruiste in maniera intelligente. Vincono quelle che hanno capito che la maggior parte del valore aggiunto è intangibile: know how, reputazione, forza lavoro”.

Human Data Science e Insurance

Floridi passa poi a elencare alcuni esempi concreti di come la Human Data Science può essere applicata nei diversi settori di mercato. Per esempio nell’insurance. “Immagino un’assicurazione che, in cambio dei dati, offra ai clienti un servizio di prevenzione gratuito oppure di supporto, per esempio quando si accorge che l’utente è bloccato con l’auto in mezzo alla campagna. Grazie alla disponibilità e alla gestione dei dati, la compagnia assicurativa sa che il cliente è fermo in quel punto, perciò lo può contattare in automatico e chiedergli se va tutto bene. Se poi quella compagnia ha un controllo sull’auto e si rende conto che sta funzionando male, potrebbe far arrivare sul posto il carroattrezzi. Il cliente gliene sarebbe infinitamente grato”.

Human Data Science e Banking

Possono essere molteplici anche le applicazioni della Human Data Science nel banking. E altrettanti possono essere gli esempi. Al filosofo originario di Roma e trapiantato ad Oxford ne viene in mente uno: “Una banca che non mi fa riempire i bollettini perché già conosce tutti i miei dati”.

Human Data Science per il welfare aziendale

“Se in una fabbrica 4.0 – ipotizza il docente – i sensori realizzano che, nell’uso di alcuni macchinari da parte di un operaio, c’è qualcosa che non va, l’azienda dovrebbe usare questi dati per prevenzione, cura e supporto della persona, non per licenziarlo. Oppure immaginiamo che un altro dipendente faccia molte assenze. Con i big data oggi in possesso delle imprese, l’assenteismo è immediatamente identificabile. Il passo successivo dovrebbe essere quello di chiedersi perché la persona in questione sta facendo tante assenze e se l’impresa può darle una mano. È insomma necessario un utilizzo umano-centrico e altruista dei dati”.

La tecnologia non è neutrale: va usata a favore di clienti e forza lavoro, non solo delle aziende.
In conclusione, sintetizza Floridi, non è vero, come qualcuno dice, che la tecnologia di per sé non è né un bene né un male, ma dipende da come viene usata. “La tecnologia è come un coltello: non si può dire che taglia o non taglia a seconda di come viene usato, un coltello taglia sempre. Diciamo piuttosto che è un coltello bilama, ovvero ha doppia valenza. La richiesta che deve arrivare dal mondo del lavoro, e anche da quella parte di sindacato più collaborativo, deve essere: facciamo in modo che almeno questo coltello tagli da entrambe le parti. Cioè che la bivalenza della tecnologia sia o a favore della forza lavorativa, o anche a favore della forza lavorativa. Non può e non deve essere soltanto a favore della produzione dell’azienda”.

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Luciano Floridi, per avere successo con i dati ci vuole etica

I dati in mano alle aziende non sono un giacimento petrolifero da sfruttare per il proprio tornaconto, ma un’opportunità per offrire un servizio migliore al cliente o per mantenere la fedeltà dei propri dipendenti.

“Devono essere utilizzati dalle imprese in modo altruistico, perché l’etica fa bene all’economia” dice Luciano Floridi, filosofo e massimo esperto di Etica digitale, in un’intervista esclusiva a EconomyUp incentrata sulla Human Data Science. Un tema a cui BNP Paribas Cardif, per esempio, ha dedicato la sesta edizione del contest Open-F@b Call4Ideas, in collaborazione con InsuranceUp (qui la pagina dedicata) che scade il 28 ottobre 2019.

Che cos’è la Human Data Science

Con Human Data Science si intende un modello multidisciplinare che vuole offrire una nuova chiave di lettura dei big data, mantenendo le persone al centro per capire i loro bisogni e verificare come soddisfarli.  Ogni giorno le persone producono una quantità di dati infinita: si parla di 2,5 x 1018 Terabyte, e il trend è destinato ad aumentare esponenzialmente. Come interpretarli e valorizzarli? Un aiuto arriva dalla tecnologia attraverso i big data e l’Intelligenza artificiale, ma per gestire questo prezioso patrimonio nel modo più opportuno stanno entrando in gioco nuovi modelli. Modelli che, appunto, devono riuscire a comprendere i bisogni delle persone tramite la modellazione dei dati utilizzando un approccio umano-centrico.

Luciano Floridi, professore ordinario di Filosofia ed Etica dell’informazione all’Università di Oxford, direttore del Digital Ethics Lab e chairman del Data Ethics Group dell’Alan Turing Institute, condivide questa tesi. “Ormai qualsiasi azienda – dice – deve avere una cultura del dato che vada a cogliere gli aspetti umano centrici e customer-oriented”.

“I dati NON sono il nuovo petrolio”

“Si dice che i dati sono il nuovo petrolio – prosegue Floridi intervistato da EconomyUp – ma io non la penso così. È una pessima idea, per un’impresa, considerare i dati come un giacimento petrolifero. Secondo me oggi il business non lo fa abbastanza ed è un’enorme opportunità mancata”.
“Le aziende devono essere più altruiste”
Cosa dovrebbero dunque fare le aziende per sfruttare le opportunità offerte dai dati? “Essere altruiste in maniera intelligente. Vincono quelle che hanno capito che la maggior parte del valore aggiunto è intangibile: know how, reputazione, forza lavoro”.

Human Data Science e Insurance

Floridi passa poi a elencare alcuni esempi concreti di come la Human Data Science può essere applicata nei diversi settori di mercato. Per esempio nell’insurance. “Immagino un’assicurazione che, in cambio dei dati, offra ai clienti un servizio di prevenzione gratuito oppure di supporto, per esempio quando si accorge che l’utente è bloccato con l’auto in mezzo alla campagna. Grazie alla disponibilità e alla gestione dei dati, la compagnia assicurativa sa che il cliente è fermo in quel punto, perciò lo può contattare in automatico e chiedergli se va tutto bene. Se poi quella compagnia ha un controllo sull’auto e si rende conto che sta funzionando male, potrebbe far arrivare sul posto il carroattrezzi. Il cliente gliene sarebbe infinitamente grato”.

Human Data Science e Banking

Possono essere molteplici anche le applicazioni della Human Data Science nel banking. E altrettanti possono essere gli esempi. Al filosofo originario di Roma e trapiantato ad Oxford ne viene in mente uno: “Una banca che non mi fa riempire i bollettini perché già conosce tutti i miei dati”.

Human Data Science per il welfare aziendale

“Se in una fabbrica 4.0 – ipotizza il docente – i sensori realizzano che, nell’uso di alcuni macchinari da parte di un operaio, c’è qualcosa che non va, l’azienda dovrebbe usare questi dati per prevenzione, cura e supporto della persona, non per licenziarlo. Oppure immaginiamo che un altro dipendente faccia molte assenze. Con i big data oggi in possesso delle imprese, l’assenteismo è immediatamente identificabile. Il passo successivo dovrebbe essere quello di chiedersi perché la persona in questione sta facendo tante assenze e se l’impresa può darle una mano. È insomma necessario un utilizzo umano-centrico e altruista dei dati”.

La tecnologia non è neutrale: va usata a favore di clienti e forza lavoro, non solo delle aziende.
In conclusione, sintetizza Floridi, non è vero, come qualcuno dice, che la tecnologia di per sé non è né un bene né un male, ma dipende da come viene usata. “La tecnologia è come un coltello: non si può dire che taglia o non taglia a seconda di come viene usato, un coltello taglia sempre. Diciamo piuttosto che è un coltello bilama, ovvero ha doppia valenza. La richiesta che deve arrivare dal mondo del lavoro, e anche da quella parte di sindacato più collaborativo, deve essere: facciamo in modo che almeno questo coltello tagli da entrambe le parti. Cioè che la bivalenza della tecnologia sia o a favore della forza lavorativa, o anche a favore della forza lavorativa. Non può e non deve essere soltanto a favore della produzione dell’azienda”.

Open-F@b Call4Ideas 2019, come funziona

BNP Paribas Cardif cerca startup, scaleup, imprese innovative e giovani studenti che propongano soluzioni in grado di arricchire la catena del valore alimentata dai dati in tanti ambiti di applicazione. Tra questi i servizi innovativi di micro-assicurazione grazie all’estrapolazione di valore aggiunto partendo dalle informazioni già in possesso, tool per la personalizzazione della relazione con il cliente, soluzioni per migliorare la customer journey e il customer well-being, nuovi prodotti assicurativi custom-designed, idee per il posizionamento nell’ecosistema Health, inclusi servizi in ambito nutrizionale e psicologico.
I finalisti di Open-F@b Call4Ideas 2019 saranno selezionati da un Comitato costituito da executive del Gruppo BNP Paribas e di BNP Paribas Cardif, da professionisti universitari nell’ambito delle tecnologie digitali e da esperti, e presenteranno le proprie idee innovative all’evento finale che si terrà a Milano a fine novembre. I tre vincitori avranno la possibilità di essere affiancati dal team R&D di BNP Paribas Cardif nello sviluppo e nella concretizzazione della loro idea o del loro progetto, tenendo in considerazione le esigenze di business e del mercato.

Qui la pagina con l’application.

L’articolo Luciano Floridi, per avere successo con i dati ci vuole etica proviene da InsuranceUp.


Dai Big Data alla Human Data Science

Dai Big Data alla Human Data Science: è un’evoluzione culturale e strategica che attende tutte le grandi aziende, anche nel settore assicurativo. Che cosa significa? E che cosa comporta? Proviamo ad analizzare un percorso che è già cominciato e lungo il quale alcune compagnie stanno accelerando. La Human Data Science è il focus della sesta edizione del contest Open-F@b Call4Ideas, promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp (qui la pagina dedicata), chiedendo a start-up, scale-up, imprese innovative e giovani studenti di proporre soluzioni che possano arricchire la catena del valore alimentata dai dati, considerando anche il fattore umano.

L’analisi statistica e l’elaborazione dei dati sono storicamente uno dei fondamenti dell’attività delle imprese di assicurazione. I dati sono sempre stati raccolti ed elaborati per definire le decisioni di sottoscrizione, le politiche dei prezzi, la liquidazione dei sinistri e la prevenzione delle frodi.

Prima dell’era digitale, le fonti di dati erano costituite da informazioni mediche, demografiche, elementi di rischio, abitudini di vita e comportamenti, lo storico dei risarcimenti, l’esposizione bancaria, ecc. La ricerca di set di dati e modelli predittivi più granulari è stata quindi sempre oggetto di grande attenzione da parte delle compagnie di assicurazione, pertanto la rilevanza assunta oggi dai Big Data Analytics (BDA) non è una sorpresa.

Nell’era digitale i dati tradizionali sono acquisiti con maggiore completezza e precisione, ma non solo: sono sempre più spesso combinati con nuovi tipi di dati, come i dati dell’internet degli oggetti (Internet of Things – IoT), i dati online o i dati dei conti bancari e delle carte di credito, i dati genetici, addirittura un selfie può essere utilizzato per effettuare analisi più sofisticate e complete, in un processo definito ‘arricchimento dei dati’ o ‘data enrichment’. I dati a disposizione sono sempre di più perché aumentano le fonti, come si può vedere da questa tabella.

Big Data Analytics, quali effetti sulle assicurazioni

L’uso di BDA ha un impatto dirompente in tutta la catena del valore e dei processi: determinazione dei prezzi e sottoscrizione, vendita e distribuzione, servizi post-vendita e assistenza, gestione dei sinistri, sviluppo dei prodotti.

In poche parole, per le assicurazioni stiamo parlando di maggiore efficienza operativa, riduzione dei costi, maggiore capacità di soddisfare il cliente, evoluzione del proprio business.

Secondo Eiopa (Report Big Data Analytics in Motor and Health Insurance), l’utilizzo dei dati si è in particolare concentrato fino a questo momento in tutta la catena del valore dell’assicurazione auto e salute, alimentando nuovi modelli di business data-driven.

È chiaro che si tratta di un punto di ripartenza per l’industria assicurativa: la metamorfosi dell’insurance in insurtech è senza ritorno, l’uso dei dati ne è la precondizione e gli sviluppi cui assisteremo negli anni a venire riguarderanno tutti i rami assicurativi tradizionali e quelli nuovi che potranno essere concepiti per soddisfare le esigenze nate dai nuovi stili di vita (si pensi solo all’emergente richiesta di polizze in ambito sharing economy, cyber security, calamità naturali).

Big Data e assicurazioni: quali dati utilizzare e come

L’uso dei dati in ambito assicurativo non è quindi in discussione, il nodo vero è quali dati utilizzare e come. Innanzitutto ci sono le regole sulla data protection, sia quelle già in vigore, che devono essere ovviamente rispettate, sia quelle che ancora sono in corso di definizione dai legislatori di tutto il mondo. Ma ci sono anche le scelte che una Compagnia fa a monte, abbracciando una propria cultura del dato, una policy e una visione innovativa del business data-driven.

Bisogna andare oltre la ‘compliance’ con gli obblighi di legge: un’azienda che utilizza dati può fare di più, in base alla propria sensibilità, e incentivare maggiormente l’‘ethical approach’, l’approccio etico ai dati, quello che mette in primo piano l’impatto e il valore per il cliente (o il dipendente) rispetto all’interesse dell’azienda stessa.

“Si tratta di continuare a lavorare in questa ottica”, spiega Daniele De Vita, Chief Analytics Officer di BNP Paribas Cardif, “e fare in modo che i dati che ci vengono forniti dal cliente, oltre ad essere utilizzati in modo corretto e trasparente, siano utilizzati con efficacia ed efficienza per accrescere la qualità e le opportunità dei servizi offerti, rendendoli sempre più innovativi e soddisfacenti. Come Compagnia abbiamo l’obiettivo di migliorare la vita del cliente e oggi questo possiamo farlo attraverso la Human Data Science”.

BNP Paribas Cardif e gli Human Analytics

In Italia BNP Paribas Cardif ha accolto da qualche tempo il concetto di Human Analytics, un approccio ‘umano’ all’analisi e modellazione dei dati che valorizza i dati personali (preferenze, interessi, valori, emozioni, salute, tratti e caratteristiche personali, ecc) provenienti da molteplici fonti, integrandoli con informazioni più tradizionali, in un processo di ‘data enrichment’ volto a comprendere più a fondo i bisogni e le paure delle persone per offrire soluzioni innovative e migliorare la relazione con il cliente. Questi sforzi vengono indirizzati in particolare verso l’ambito ‘health’, quello più ‘umano’ di tutti e in cui circola una quantità immensa di dati sensibili; ma anche verso il welfare aziendale, dove i dati possono essere utilizzati per migliorare il benessere dei dipendenti.

In questo contesto e in questa visione nasce la scelta di dedicare alla Human Data Science la sesta edizione di Open-F@b Call4Ideas, l’iniziativa di open innovation organizzata con InsuranceUp, il cui bando è attualmente aperto fino al prossimo 28 ottobre.

Open-F@b Call4Ideas 2019, come funziona

BNP Paribas Cardif cerca start-up, scale-up, imprese innovative e giovani studenti che propongano soluzioni in grado di arricchire la catena del valore alimentata dai dati in tanti ambiti di applicazione, tra cui i servizi innovativi di micro-assicurazione grazie all’estrapolazione di valore aggiunto partendo dalle informazioni già in possesso, tool per la personalizzazione della relazione con il cliente, soluzioni per migliorare la customer journey e il customer well-being, nuovi prodotti assicurativi custom-designed, idee per il posizionamento nell’ecosistema Health, inclusi servizi in ambito nutrizionale e psicologico.

I finalisti di Open-F@b Call4Ideas 2019 saranno selezionati da un Comitato costituito da executive del Gruppo BNP Paribas e di BNP Paribas Cardif, da professionisti universitari nell’ambito delle tecnologie digitali e da esperti, e presenteranno le proprie idee innovative all’evento finale che si terrà a Milano a fine novembre. I tre vincitori avranno la possibilità di essere affiancati dal team R&D di BNP Paribas Cardif nello sviluppo e nella concretizzazione della loro idea o del loro progetto, tenendo in considerazione le esigenze di business e del mercato.

Su questa pagina maggiori informazioni e modalità di partecipazione.

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Open-F@b Call4Ideas 2019
Human Data Science

I dati non dormono mai. E sono sempre di più. Attualmente i 7 miliardi di abitanti del mondo ne producono una quantità che si può misurare solo con terabyte alla potenza. Estrarre valore da questa miniera è la sfida che aspetta il sistema economico globale.

La tecnologia oggi è di grande aiuto nella gestione dei dati che però restano qualcosa di profondamente umano. È quindi la combinazione dei due fattori che permette di trarne il massimo valore possibile: Human Data Science, un approccio multidisciplinare che mantiene le persone al centro, per capire i loro bisogni e come soddisfarli.

A chi è rivolta la call

Grazie all’Human Analytics, BNP Paribas Cardif sta cambiando il suo approccio alle persone: analisi e modelli non possono basarsi solo sui dati ma anche sul contesto, le emozioni e l’irrazionalità che c’è in chiunque.

BNP Paribas Cardif cerca quindi startup in grado, alternativamente, di:

  • Arricchire la catena del valore dei dati tramite il Data Enrichment
  • Comprendere i bisogni delle persone tramite la modellazione dei dati
  • Migrare la Customer Experience dei clienti utilizzando un approccio Human Centric guidato dall’analisi dei dati

Quando i dati sono al servizio della Scienza della Vita, essi diventano un abilitatore in ambito prevenzione, salute e benessere.

Riconoscimenti per i vincitori e i finalisti

Open-F@b Call4Ideas ha ricevuto in cinque anni oltre 300 candidature da startup e innovatori, selezionando più di 16 idee che hanno portato a diverse collaborazioni e alla realizzazione di almeno un progetto l’anno.

Anche quest’anno, i vincitori avranno la possibilità di essere affiancati dal team R&D di BNP Paribas Cardif nello sviluppo e nella concretizzazione della loro idea o del loro progetto, tenendo in considerazione le esigenze di business e del mercato.

Inoltre, per tutti i finalisti saranno previsti i seguenti riconoscimenti:

  • inserimento del profilo della startup nel database di MEDICI powered by Let’s Talk Payments LCC, società americana di advisory e scouting specializzata su startup insurtech e fintech a livello globale, nonché partner dell’iniziativa, e ricevere un pacchetto di servizi di marketing a loro dedicati
  • presentazione del proprio pitch deck a Entrepreneurs, il fondo di venture capital creato da BNP Paribas Cardif con Cathay Innovation per accelerare l’innovazione della Compagnia attraverso investimenti in startup early stage
  • censimento della startup in Scoop, la piattaforma di Open Innovation di BNP Paribas International Financial Services utilizzata dalle diverse linee di business del Gruppo per condividere, gestire e promuovere la cooperazione con le startup

Come partecipare

Puoi consultare il REGOLAMENTO ed inviare la tua candidatura tramite il form di registrazione entro il 28 ottobre

Per ulteriori informazioni puoi contattare ricercaesviluppo@cardif.com

Come seguirci

Hashtag #call4ideas #openfab 

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Digital Health, un mercato in crescita con le assicurazioni in primo piano

Come sta cambiando il mondo della salute? Quale ruolo giocano le nuove tecnologie e l’innovazione nella strategia delle grandi aziende? Living the new ecosystem è stato l’appuntamento della Milano Digital Week, lo scorso 15 marzo presso la Samsung Arena, in cui si è cercato di dare risposta a questi quesiti. Il momento è caldo, per diversi motivi: da un lato mega-trend globali come l’invecchiamento della popolazione e l’allungamento delle aspettative di vita rappresentano un successo della nostra società ma pongono anche diverse sfide che chiamano direttamente in causa non solo il settore pubblico ma le aziende private, come le assicurazioni; dall’altro, innovazione e tecnologie digitali permettono non solo di curare meglio le persone, ma di migliorare la qualità dei servizi, in un’ottica di prevenzione.

L’incontro milanese, sessione italiana di Frontiers Health, l’evento più importante in Europa in tema di innovazione digitale in ambito salute che si tiene ogni anno a Berlino, è stato organizzato da Healthware, società che si occupa di e-health, e BNP Paribas Cardif, gruppo assicurativo tra i primi dieci in Italia.

Che cosa è emerso dall’evento?

Prima di tutto che il mercato della digital health sta crescendo velocemente in tutto il mondo; che anche questo, come altri mercati, è diventato cross-industry e vede l’emergere di ecosistemi, in cui le assicurazioni assumono una nuova dimensione mentre le startup trovano partner che permettano alle loro soluzioni di frontiera di raggiungere il mercato.

Il boom della digital health

Nel 2018 a livello globale sono stati investiti ben 18 miliardi di dollari nelle startup legate al mondo della digital health in 598 operazioni, con una crescita del 56% in valore rispetto al 2017. “Siamo ai livelli dell’industria farmaceutica – ha sottolineato Roberto Ascione, fondatore e CEO di Healthware Group presentando questi dati – Si investe tantissimo nelle startup, ma anche nei consolidamenti e l’M&A diventerà un tema sempre più importante di interiorizzazione dell’innovazione in grandi aziende che hanno poi la capacità di distribuirle e di farle giungere al grande pubblico”.

Roberto Ascione segnala anche la crescente importanza dei Digital Therapeutics, soluzioni software o combinazioni di software + farmaco validati scientificamente, che molti investitori definiscono come la nuova frontiera della medicina, come lo sono stati i farmaci biologici.

‘E’ nata anche un’associazione internazionale, tra le grandi aziende che stanno investendo in questo settore e le prime startup che hanno costruito le prime digital therapeutics, – spiega Ascione – si chiama Digital Therapeutics Alliance (ndr.di cui Roberto Ascione è anche founding advisor) – Tra le prime esperienze interessanti che si sono viste, ci sono casi come quello di Novartis con Pear Therapeutics, le prime aziende che hanno saputo sfruttare le regole che l’FDA ha messo a disposizione da circa un anno, per sviluppare un servizio di Digital Therapeutics che ha ottenuto la prescrivibilità e la rimborsabilità dal servizio sanitario. E’ un tema molto interessante perché porta il mondo del ‘software as a service’ nel settore farmaceutico, una contaminazione che non abbiamo mai visto prima’.

Altri temi da tenere d’occhio sono, sempre secondo Ascione, le applicazioni dell’intelligenza artificiale, il settore del ‘lifestyle as a medicine’, ovvero il settore della prevenzione basata sul corretto stile di vita, delle interfacce uomo-macchina e delle competenze.

Per l’imprenditore e manager, il digitale permette passi da gigante in ambito salute, ma è fondamentale che risponda sempre a precise esigenze, monitorandi i bisogni non soddisfatti per poi allineare le possibili soluzioni con i punti di contatto nel ‘patient journey’ digitale. Le startup possono portare un contributo decisivo ma hanno bisogno di lavorare con le aziende per portare le loro soluzioni sul mercato.

Il ruolo delle compagnie assicurative nel digital health

Grazie alle tecnologie digitali, e non solo, il ruolo dei player assicurativi nel mercato della salute è destinato a cambiare rispetto agli schemi tradizionali: le compagnie possono avere un ruolo più attivo, propulsivo, persino semplificativo, in relazione a come le persone si prendono cura del proprio benessere. “Grazie alle nuove tecnologie e all’accesso a internet, le persone sono molto più attente alla salute, e questo a noi interessa – ha spiegato Isabella Fumagalli, CEO di BNP Paribas Cardif e Coordinatore di BNP Paribas International Financial Services (IFS) per l’Italia – perché se le persone si curano stanno meglio e ciò si sposa con quell’obiettivo, che come azienda ci siamo dati, di aiutare i nostri clienti a prevenire, prima che a curare. Ma non solo: le persone si fidano di noi, sono disposte a condividere i propri dati sanitari e in questo modo possiamo davvero aiutarle a prendersi cura del proprio benessere”. Una grande opportunità, spiega, non solo per avere un impatto positivo sulla società, ma per migliorare il proprio business; un’opportunità che per essere colta appieno deve essere condivisa in un ecosistema di partner. ‘Molte persone rinunciano a curarsi perché è troppo costoso o perché non sanno a chi rivolgersi, ma se si ragiona come ecosistema tecnologico si possono rendere facilmente accessibili a tutti i servizi utili per curarsi, ad esempio il tele-consulto con medici certificati”.

Isabella Fumagalli sottolinea come le aziende e le assicurazioni affrontino oggi una triplice sfida: trasformazione digitale, sociale e ambientale. “Solo con la collaborazione, in questo contesto, si possono ottenere risultati davvero potenti. Sono una sostenitrice dell’open innovation, che ci permette di trovare valore anche nelle capacità e idee degli altri, in un’ottica di ecosistema: è quello che stiamo facendo lavorando con diversi partner. Siamo in una fase in cui la creatività paga, la voglia e la disponibilità a mettere la nostra intelligenza emotiva o tecnica al servizio di una nuova idea è fondamentale per affrontare il futuro”.

Concorde con questo tipo di visione anche Andrea Veltri, Chief Marketing Officer and Strategy di BNP Paribas Cardif. “L’industria assicurativa deve trasformarsi da industry verticale a industry orizzontale, costruita intorno al cliente, dove l’assicurazione è un pezzo dell’offerta e al centro c’è l’assistenza, il servizio. In ambito health la nostra value proposition deve diventare sempre più preventive ‘io farò il possibile perché tu non ti ammali e se non riuscirò ti pagherò le cure’. In questa nostra missione siamo credibili e su questo possiamo costruire un nuovo patto con il cliente, ma dobbiamo anche trasformarci attraverso la collaborazione con altre aziende’.

Andrea Veltri ha ricordato che la stessa BNP Paribas Cardif sta lavorando in questa direzione e ha già creato un ecosistema di partner (tra cui EY, Healthware, D-Heart, Applix e altri).

‘Il futuro dell’industria assicurativa sta nella gestione di questa complessità di partner, che non è gestione dei fornitori, ma significa lavorare e collaborare assieme come ecosistema per offrire un servizio in cui la polizza è solo un tassello, in cui la customer journey complessiva permetta finalmente alle assicurazioni di essere preventive’.

Il ruolo delle startup nel digital health: il caso D-Heart

Tra le collaborazioni con startup attivate da BNP Paribas Cardif c’è quella con D-Heart, che ha vinto l’edizione 2016 della call Open-F@b Call4Ideas (realizzata in collaborazione con InsuranceUp). D-Heart, nata a Genova nel 2015, ha sviluppato una tecnologia eccezionale: il primo dispositivo ECG per smartphone semplice da usare, clinicamente affidabile, portatile ed economico. Permette a chiunque di eseguire un ECG ospedaliero in totale autonomia, ottenendo un responso immediato (un triage cardiologico a semaforo per dare indicazione al paziente su cosa fare) e inviando il referto al proprio medico di fiducia o a un servizio di tele-cardiologia 24/7.

D-Heart permette alle persone di monitorare la salute del proprio cuore, di registrare un ECG ogni volta che ci sono sintomi sospetti, di condividerli con il medico di fiducia e stabilire un processo decisionale condiviso. Ma non solo, D-Heart è anche una soluzione per il monitoraggio della salute anche in Paesi in via di sviluppo in cui i cardiologi sono pochissimi ma, come in altri Paesi occidentali, le patologie cardiache sono una delle principali cause di morte tra la popolazione. D-Heart è, infatti, una società a vocazione sociale e collabora anche con diverse ONG tra cui AMREF, Intersos e la Fondazione Corti. Grazie alla collaborazione con queste organizzazioni, la tecnologia D-Heart viene messa a disposizione all’interno di particolari progetti come quelli di supporto sanitario alle giovani madri in Kenia, o il monitoraggio dei migranti in Italia e Grecia.

La società ha lanciato da pochi mesi il suo prodotto sul mercato, acquistabile on line, in ambulatori e farmacie. Con BNP Paribas Cardif ha cominciato a collaborare dopo la vittoria di Open-F@b Call4Ideas: da allora D-Heart è passata da MVP (Minimum Viable Product), cioè un test, a prodotto validato e affidabile, facile da usare, allineato agli standard richiesti dalla compagnia che lo integrerà nelle proprie offerte di nuove polizze salute improntate alla prevenzione.

L’articolo Digital Health, un mercato in crescita con le assicurazioni in primo piano proviene da InsuranceUp.


Le big tech entrano nell’industria della salute, cambieranno tutto?

La salute è il bene più prezioso per l’essere umano, è il pilastro delle politiche di welfare, è un’industria immensa, ed è oggi al centro di una grande trasformazione in cui il driver è tutto tecnologico. Ovvio che le big tech ci mettessero la loro grossa zampa, o forse addirittura impossibile che ne rimanessero fuori, visto l’intreccio creatosi tra healthcare e tecnology. La trasformazione digitale apre le porte alle startup, agli spin off, alla collaborazione tra grandi aziende della sanità o del pharma con le aziende tecnologiche; apre le porte a nuovi prodotti, servizi evoluti, a una maggiore prevenzione, a un nuovo a modello di servizio, a un customer journey differente. Per dirla in sintesi, le grandi organizzazioni consolidate in ambito salute, dal pubblico al privato, hanno bisogno di tecnologia e ne hanno bisogno in fretta: possono averla attraverso le startup, oppure attraverso la collaborazione con società tecnologiche.

Lo scorso luglio, Business Insider aveva pubblicato una tabella riassuntiva interessantissima di quanto Alphabet, Amazon, Apple e Microsoft hanno da offrire in ambito healthcare, cioè in che modo attraverso i propri asset, stanno contribuendo a trasformare l’industria della salute in US; sono indicati i punti di forza e di debolezza rispetto all’industria e anche nella competizione tra loro.

Come si può notare, spicca l’importanza di asset come le tecnologie cloud, l’intelligenza artificiale e l’esperienza delle aziende tecnologiche nella gestione e nell’analisi dei dati, insieme alla loro significativa potenza di calcolo.

I dati sono una risorsa incredibile verso la medicina personalizzata, verso un miglioramento nell’accesso ed erogazione di servizi, verso l’individuazione di nuovi servizi e la medicina preventiva.
Ciascuna delle 4 società fa leva sul proprio specifico campo di competenza per sviluppare strumenti e soluzioni per i consumatori, i fornitori e gli operatori.
Alphabet si concentra sullo sfruttamento del suo dominio nell’archiviazione e nell’analisi dei dati, sulla propria eccellenza nell’intelligenza artificiale e su Verily Life Sciences, società controllata che ha l’obiettivo di combinare data science ed healthcare per una medicina più evoluta e di precisione.

Amazon può contare sulla sua leadership nel cloud, ma soprattutto sulla sua capillarità, competenza, customer experience come piattaforma di distribuzione rafforzandosi nelle forniture mediche: per Alexa, il suo assistente vocale basato su AI sta sviluppando un servizio di concierge sanitario domiciliare. Inoltre lo scorso luglio ha acquisito una startup, PillPack, che è una farmacia online.

Apple, nella sua tipica strategia di ecosistema chiuso, sta trasformando i suoi prodotti di consumo in piattaforme per la salute dei pazienti. Un esempio? Apple Watch, che nella sua ultima versione è stato dotato anche di un sensore per elettrocardiogramma. Rispetto alle altre big tech, Apple è forse la più pronta a cogliere opportunità nel settore assicurativo, secondo la tabella di Business Insider: in effetti è abbastanza recente l’annuncio dell’accordo con Aetna, assicuratore americano, con il quale ha sviluppato un’applicazione chiamata Attain collegata all’Apple Watch, che dovrebbe essere lanciata nei prossimi mesi.

Microsoft si sta concentrando su cloud storage e analisi dei dati per entrare nella medicina di precisione. Le sue iniziative verticali e mirate sono Healthcare NExT (volta ad accelerare l’innovazione nel settore sanitario attraverso l’intelligenza artificiale e il cloud computing) e Microsoft Genomics (il cloud di Microsoft Azure, declinato per gli studi sulla genomica di ricercatori e medici).

Le organizzazioni sanitarie possono sfruttare l’opportunità offerta dall’ingresso della tecnologia nella sanità collaborando con i giganti della tecnologia per realizzare risparmi sui costi ed evolversi. E possono anche confrontarsi alla pari con i giganti del tech, perché, a ben guardare la tabella di Business Insider, una minaccia accomuna Amazon, Alphabet, Apple e Microsoft: il ‘consumer trust‘ ovvero la possibile mancanza di fiducia in loro da parte dei consumatori, e quando si parla di salute la fiducia è tutto. Sul terreno della fiducia, operatori tradizionali e assicurazioni hanno un vantaggio che devono sapersi giocare bene.

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