Insurtech: cos’è e come cambierà il mondo delle assicurazioni

Che cos’è l’insurtech

La parola insurtech, formato dalle parole insurance + technology, identifica praticamente tutto ciò che è innovazione technology – driven in ambito assicurativo: software, applicazioni, startup, prodotti, servizi, modelli di business. Mutuato dal termine fintech che afferisce al mondo più propriamente bancario, l’insurtech è considerato anche un figlio di questo ed è pertanto molto simile, sia come impatto che sta producendo sulle imprese tradizionali del settore, sia come fondamenti su cui si basa e velocità con la quale si va affermando.

Come le banche, anche le assicurazioni sono state tra le industrie più lente nell’adattarsi alla digitalizzazione e nel cogliere le opportunità offerte dalla digital transformation.

Se in epoca di internet 1.0 la digitalizzazione delle imprese (in Italia particolarmente difficoltosa) veniva interpretata come la banale apertura di un sito web aziendale, inteso come trasposizione online della brochure cartacea; e in epoca di internet 2.0 come ingresso nel mondo dei social o nell’ecommerce; ora, in epoca industria 4.0, la tecnologia digitale ha un impatto ancora più profondo e incide direttamente sui modelli di business e la tipologia di servizi. E ha investito l’industria assicurativa con la forza di un tornado, imponendo un cambiamento radicale che travolge cultura aziendale,  processi,  gestione dei dati, relazione con i clienti. L’industria assicurativa è cambiata per sempre.

Negli ultimi anni vi è stata una netta accelerazione, che ha condotto alla moltiplicazione degli investimenti, in startup e società che sviluppano soluzioni per l’industria assicurativa, sia da parte di fondi di Venture Capital, sia da parte delle stesse Compagnie assicurative, attraverso i propri fondi di Corporate Venture Capital.

Insurtech, gli investimenti

CBInsights, società di consulenza e reportistica che segue da tempo l’insurtech, va indietro nel tempo fino al 2011 nell’individuazione dei primi investimenti nel settore, ma è nel 2015, come riporta il grafico, che avviene internazionalmente (sebbene con forte concentrazione in US) il vero boom. 

numeri dell'insutech

Quello che ha caratterizzato gli ultimi anni in ambito insurtech è stato, oltre al numero e all’entità degli investimenti, anche il fatto che, con diverse modalità, le compagnie tradizionali hanno “abbracciato” questo mondo: hanno cominciato a guardare al mondo delle startup insurtech e a collaborare con esse, spesso a finanziarle con i propri fondi di venture capital o ad acquisirle. Sono sorti innovation lab aziendali, programmi di accelerazione, incubatori, eventi dedicati.

Il taglio degli investimenti è cresciuto esponenzialmente, con cifre da capogiro ora che i venture capitalist puntano non più solo su startup early stage, ma su startup in espansione e scaleup, portanda alla nascita di veri e propri unicorni insurtech. Secondo recenti report, per esempio quello di Willis Tower, il 2020 ha visto 2,5 miliardi di dollari investiti solo nel terzo trimestre.

Il 2021 è partito in quarta, raggiungendo nell primo trimestre il maggior numero totale di round di finanziamento insurtech dal 2019.

Quali sono i pilastri dell’insurtech

SHARING ECONOMY

Secondo quanto indicato da Enrico Aprico, Adjunct Professor Università Cattolica del Sacro Cuore, esperto di sharing economy e marketing, uno dei temi chiave per il settore insurtech è rappresentato dalla sharing economy. L’intera catena del valore delle compagnie è minacciata dai nuovi modelli di business legati all’economia della condivisione  e alla digitalizzazione. Prodotti, marketing, distribuzione, prezzi si trasformano.

Un caso emblematico è rappresentato da Lemonade, startup insurtech newyorkese molto aggressiva, la cui intuizione è stata ripensare non solo i prodotti assicurativi, ma ogni parte della value chain, per creare un’offerta sempre più responsive, modulata sulle reali esigenze dei clienti, perfettamente collocata all’interno della contemporaneità. Il risultato è un pacchetto assicurativo technology‐first e legacy‐free, capace di offrire un prodotto istantaneo, smart e completamente incantevole. Già nei suoi primi mesi di attività, Lemonade ha battuto anche un record sulla gestione dei claim: un cliente lo ha risolto in 3 secondi. Lemonade è rapidamente diventata un’unicorno, e nel 2020 ha debuttato alla Borsa di New York, raddoppiando in pochi giorni il valore della sua IPO.

BLOCKCHAIN

La tecnologia blockchain è considerata da molti non solo utile alle assicurazioni, ma un vero e proprio volano. Kevin Wang, Ali Safavi, Scott Robinson del Plug and Play Tech Center, (un acceleratore per startup della Silicon Valley che ha sede in 22 Paesi al mondo, focalizzato in programmi verticali tra cui uno dedicato all’Insurance), sostengono che il potere di questa tecnologia risieda nella sua capacità di alimentare nuove modalità di transazioni finanziarie, di migliorare i processi di assicurazione esistenti, e tenere traccia dei documenti. Le valute digitali basate su blockchain possono supportare molti nuovi modelli assicurativi, in particolare le micro assicurazioni e il P2P. Molte delle applicazioni blockchain potrebbero essere raggruppate in una nuova categoria di “smart contracts” cioè contratti intelligenti: in termini semplici, questi contratti sarebbero software sviluppato ed eseguito all’interno di un sistema blockchain. La tecnologia blockchain ha il potere di far fare alle assicurazioni un salto in una nuova era, a partire proprio dai nuovi modelli delle micro assicurazioni, del P2P, delle assicurazioni parametriche.

Blockchain, quali concreti vantaggi per le Compagnie assicurative?

CYBER SECURITY

Per le assicurazioni il tema rappresenta un grande sfida, che può valere decine di miliardi di dollari.

In questi ultimi anni,  le assicurazioni per la cyber security sono cresciute moltissimo come dimensione del mercato e fatturato, nonostante si trattasse inizialmente di un settore in cui entrare con i piedi di piombo per le Compagnie, viste le oggettive difficoltà a prevedere, contenere, gestire gli attacchi informatici. Sono ancora pochi i dati storici necessari per stabilire un pricing corretto delle polizze e vi è una grande variazione di anno in anno nel tipo di attacchi informatici e danni che le aziende si trovano ad affrontare di più. Uno studio di Ibm ha stimato che nel 2019 le violazioni informatiche sono costate in media 3,5 milioni di dollari a ogni azienda italiana, e questi costi sono destinati a crescere con la diffusione della digitalizzazione e dell’integrazione digitale di tutta la supply chain delle organizzazioni aziendali.

Secondo quanto evidenziato dal nuovo studio pubblicato da Fortune Business Insights, il mercato della cyber security ha raggiungo un valore di 153,16 miliardi di dollari nel 2020, ed è destinato a raggiungere un valore pari a 366 miliardi di dollari nel 2028.

MICRO-INSURANCE

Devie Mohan di BurnMark dice che le compagnie stanno cominciando a sfruttare i dati in modo sempre più sofisticato per fornire prodotti più personalizzati che soddisfano le aspettative sempre più specifiche dei consumatori. Inoltre, l’economia della condivisione richiede prodotti di nicchia, e solo quei prodotti che sono rilevanti per i modelli di utilizzo e di comportamento degli utenti avrà successo. Questa evoluzione ha portato a uno degli sviluppi più interessanti dell’insurtech, cioè la possibilità di stipulare polizze solo quando e solo per il tempo necessario (vedi ad esempio Trov e l’italiana Neosurance), di pagare assicurazioni auto solo per le miglia o le ore di guida reali (usage based insurance come Metromile).

Inoltre, la micro-assicurazione si sta rivelando anche un sistema per garantire coperture assicurative in aree a bassissimo reddito perchè offre polizze a prezzi accessibili, pagabili in piccole rate che sono sottoscrivibili da molte più persone. (Per esempio, in tale direzione si muove la svedese BIMA)

IOT E INSURTECH

La proliferazione di aziende tecnologiche concentrate sull’IoT, avrà un enorme impatto su banche e imprese di assicurazione, perchè offriranno dati più rilevanti che possono ridurre i costi, fornire al cliente così come all’assicuratore maggiore efficienza, e creare un’esperienza coerente attraverso tutti i punti di contatto, essere alla base di polizze usage based, che rappresentano un trend certo nel settore auto. In ambito IoT possiamo ricomprendere anche sottocategorie come la smart home e lo smart building, che offrono molteplici opportunità al mondo assicurativo.

Le tecnologie IoT abilitano inoltre un nuovo trend insurtech: quello dell’assicurazione connessa o connected insurance.

Connected insurance, che cos’è e qual è lo stato del mercato

DRIVERLESS CAR

Il settore assicurativo auto sta per essere modificato in modo consistente, a causa dell’arrivo di driverless car e avanzati sistemi ADAS, KPMG prevede che il mercato assicurativo auto può ridursi del 60% entro il 2040 e Peter Diamandis, cofondatore della Singularity University,  ritiene che sia addirittura una sottostima dell’impatto. 

Ogni grande casa automobilistica sta lavorando sulla driverless car, e dal momento che queste auto, si dice, ridurranno gli incidenti fino al 90%, potrebbe trattarsi della fine per l’assicurazione auto.

Benchè a monte ci sia una battaglia legislativa incombente per rimodellare il sistema RCA nell’ambito del nuovo scenario: la responsabilità ricadrà su case automobilistiche? sui possessori dell’auto? sugli ingegneri del software? E’ ancora tutto da stabilire.

In merito a questo tema il Regno Unito sarà probabilmente il primo Paese al mondo a regolamentare il settore con una disciplina che stabilisce responsabilità dell’assicuratore e del costruttore, dopo essere stato il primo a procedere con l’inquadramento a “livello normativo” della guida autonoma.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CHATBOT, ROBO-ADVISOR

Qualcuno prevede una fine della figura dell’agente: robo-advisor e chatbot dotati di intelligenza artificiale, sostituiscono già ora i broker tradizionali, questo è certo per un buon numero di nuove tipologie di polizze, per esempio quelle consumer on-demand. “Gli utenti sono sempre più connessi al web e preferiscono usare i dispositivi mobile, lo scorso ottobre per la prima volta il traffico Internet ‘mobile’ ha superato quello da pc. – afferma Gabriele Antoniazzi, Founder e CEO di Responsa, società che sviluppa chatbot – Gli utenti oggi vogliono gestire tutto da smartphone e tablet ed avere la possibilità di accedere a ogni prodotto o servizio in mobilità e in autonomia, senza doversi rivolgere a terzi, senza dover aspettare e soprattutto senza doversi scomodare.”

Il trend del momento in campo di intelligenza artificiale sono i chatbot, assistenti virtuali che interagiscono con gli utenti come fossero operatori umani e che li supportano durante il loro processo di acquisto, di richiesta di informazioni e di assistenza online. Questi nuovi strumenti stanno avendo largo impiego in molteplici settori e stanno riscuotendo grande consenso tra il pubblico ma anche tra le aziende, perché aumentano la qualità del servizio riducendo i costi di supporto.

Ma non necessariamente la figura degli agenti deve tramontare, c’è anche chi ritiene che almeno per il momento il mercato ne abbia ancora bisogno e che l’innovazione tecnologica debba essere complementare e supportare il lavoro degli agenti  “L’alfabetizzazione digitale non è ancora completa – ci ha detto Diego Pizzocaro, Ceo e founder di Sellf, startup che ha sviluppato una piattaforma di CRM per agenti – Inoltre la stipula di una polizza richiede spesso anche un rapporto di fiducia e riservatezza, anche per la delicatezza dei dati privati condivisi, per cui molte tipologie di clienti preferiscono ancora oggi l’agente in carne e ossa”.

Certamente la customer experience dei clienti varia in base anche all’età e altre caratteristiche personali e di stile di vita, come ha evidenziato Accenture che individua Nomadi digitali, Value explorer, Quality seeker, tre tipologie di clienti assicurativi di oggi.

Le tecnologie di intelligenza artificiale come chatbot e robo-advisor sono probabilmente il mezzo più efficace per raggiungere i millennial sono soluzioni cui le assicurazioni guardano con estremo interesse. Un caso è rappresentato da Spixii, startup fondata da due italiani a Londra, che ha vinto tra gli altri premi anche Open-F@b Call4Ideas 2016, il contest pan-europeo promosso da BNP Paribas Cardif con InsuranceUp e Polihub.  La startup sviluppa un chatbot per il settore assicurativo, di cui abbiamo parlato in questo articolo, ed è nata proprio dall’osservazione del processo di acquisto delle giovani generazioni rispetto a una polizza.

Insurtech, gli effetti sulle PMI

Secondo una ricerca condotta dall’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano nel 2020, l’84% delle PMI italiane ha almeno una copertura assicurativa attiva e, di queste, il 42% acquista le polizze in modalità tradizionale, quindi tramite incontri di persona con un agente e utilizzo di documentazione cartacea. Tuttavia, il canale d’acquisto sta attraversando un significativo processo di digitalizzazione, considerato che il 38% delle PMI italiane si affida ad una modalità ibrida, cioè parzialmente digitale, e il 26% utilizza esclusivamente canali digitali.

Questo è possibile anche grazie al numero sempre maggiore di compagnie assicurative che si impegnano a supportare digitalmente i propri clienti nella gestione delle assicurazioni, garantendo la possibilità di rinnovare e verificare polizze, gestire i sinistri e aggiungere coperture tramite sistemi digitali.

La pandemia da Covid-19 ha dato un ulteriore importante impulso a questo percorso di digitalizzazione: a seguito dell’emergenza sanitaria gli incontri fisici con agenti e consulenti si sono ridotti del 32% a favore di videoconferenze, così come l’accesso ai servizi in filiale ha registrato un calo del 39% spostandosi parzialmente sul sito web della compagnia. C’è quindi un trend crescente di affidamento alla tecnologia, che potrebbe preparare il terreno per una maggiore penetrazione di tecnologie e attori insurtech anche tra le PMI.

I dati e le startup dell’insurtech in italia

Il panorama insurtech italiano presenta alcuni casi di successo, ma ha ancora ancora significativi margini di sviluppo.

Guardando al trend nelle operazioni di investimento degli ultimi anni si può osservare una costante crescita, con una punta rappresentata da Prima.it, intermediario digitale al momento prevalentemente nel ramo auto, che nel 2018 ha realizzato un mega round di finanziamento di oltre 100 milioni di euro, l’operazione maggiore mai realizzata in Italia.

Dal 2010 al 2019 il numero di iniziative nel settore sono cresciute del 255%. Nel 2019 il volume di investimenti attratto è stato di 35 milioni di dollari, non certo elevato rispetto a quello di altri paesi come la Francia e la Germania ma non del tutto trascurabile.

Tra le startup italiane più promettenti ci sono Yolo, intermediario digitale B2B2C che lavora nel campo della cosiddetta “instant insurance”, Claider, che ha completamente reingegnerizzato il processo di denuncia e gestione di un sinistro offrendo una customer experience completamente digitale,
Insoore, piattaforma per il riconoscimento delle immagini a supporto dei processi di gestione dei sinistri, e Virtuoso, piattaforma digitale a supporto dei programmi di welfare e wellbeing aziendali.

Le startup insurtech nel mondo

Secondo la ricerca del 2020 di AmCham Italy, si contano a livello globale, circa 1.200 startup insurtech: un significativo incremento, se si pensa che nel 2014 erano meno della metà (574).

Complessivamente queste startup hanno raccolto, sino ad oggi, all’incirca 19,6 miliardi di dollari di finanziamenti in capitale di rischio da parte di investitori terzi. Questi numeri potrebbero sembrare modesti se comparati alle oltre 16.000 startup operanti nel fintech, con circa 213,7 miliardi di dollari di finanziamenti raccolti negli ultimi 20 anni. Tuttavia, il tasso di crescita degli investimenti in insurtech negli ultimi 2 anni (2018/19) è stato significativamente maggiore: circa 40% nell’insurtech contro il 28% del fintech.

Non bisogna però dimenticare che il settore insurtech ha sfornato negli ultimi anni non pochi unicorni (startup dalla valutazione superiore a un miliardo): a partire da Lemonade, che ora si è quotato in borsa, passando per altri grandi nomi come Hippo Insurance, Oscar Health, Next Insurance, Zego, Alan, Shift Technology.

Insurtech, 11 startup che stanno cambiando le assicurazioni

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Keyless, 3 milioni per la startup che ha vinto Open-F@b Call4Ideas 2020

Keyless, piattaforma per il riconoscimento biometrico e la gestione delle identità vincitrice di Open-F@b Call4Ideas 2020, chiude un round di investimento da 3 milioni di dollari guidato dal gestore di Venture Capital P101 SGR, attraverso il suo secondo veicolo P102 e ITALIA 500 (fondo di venture capital istituito da Azimut Libera Impresa sgr e gestito in delega da P101). All’operazione hanno partecipato inoltre investitori italiani e internazionali quali Primomiglio SGRInventures Investment Partners e Gumi Cryptos Capital.

Il round porta il totale raccolto dalla startup in poco più di due anni a 9,2 milioni dollari.

Keyless, la startup che usa la fotocamera per l’autenticazione

Fondata a gennaio 2019 a Londra da Andrea CarmignaniFabian Eberle, Giuseppe Ateniese e Paolo Gasti, Keyless, di cui abbiamo parlato qui, è una società di cybersecurity che ha sviluppato una tecnologia unica per abilitare il riconoscimento biometrico dei dipendenti di banche e imprese, che potranno così accedere ai propri account in modalità passwordless, in tutta sicurezza, utilizzando qualsiasi device con una fotocamera.

“Se utilizzate correttamente, le soluzioni di autenticazione biometrica possono aiutare a semplificare l’esperienza di accesso, proteggendo allo stesso tempo milioni di utenti da frodi e furti di identità.” spiega Andrea Carmignani, CEO, “Abbiamo sviluppato una soluzione sofisticata che non solo può eliminare truffe, phishing e minacce di furto degli account, ma è in grado anche di garantire che le informazioni biometriche sensibili non vadano perse, vengano rubate o gestite in modo improprio”.

Le attuali soluzioni di mercato archiviano dati altamente sensibili direttamente sul dispositivo dell’utente. Keyless ha sviluppato una tecnologia che permette di archiviare in una rete di cloud distribuiti, anziché su singoli dispositivi o server centralizzati, i dati biometrici (fisionomia del volto e comportamento) di ogni utente, in totale sicurezza, perché crittografati tramite tecniche di “zero-knowledge” e “secure multi-party computation” – quindi non ricollegabili all’identità degli utenti e in linea con la normativa GDPR. La tecnologia brevettata dalla società permette quindi di offrire soluzioni senza password di multi-factor authentication per i dipendenti delle aziende, e di strong customer authentication per i clienti di banche e fintech.

Biometria per la cybersecurity, un mercato fiorente

Keyless ha registrato negli ultimi 12 mesi una forte crescita, con un fatturato di 250.000 dollari che ha permesso alla società di ampliare il proprio team e sviluppare nuove tecnologie avanzate che saranno implementate a quelle attuali. Uno sviluppo in linea con il trend di crescita del mercato della cybersecurity e in particolare della biometria applicata alla sicurezza informatica, che secondo le stime varrà a livello mondiale 59 miliardi di dollari entro il 2025 (dati CB Insights), con un tasso di crescita del +13,6% tra il 2020 e il 2027 (fonte Data Bridge).

A guidare il mercato è la crescente adozione di dispositivi mobili per l’esecuzione di transazioni finanziarie, che spingerà entro il 2022 il 60% delle multinazionali e il 90% delle medie imprese implementerà metodi di autenticazione passwordless (Gartner).

Non solo, secondo l’ultimo Data Breach Investigations Report di Verizon Business, nel 2020 a causare la maggior parte degli attacchi di hacking (circa l’80%) sono stati proprio episodi di furto di credenziali. In particolare, durante la pandemia, le segnalazioni di furto di identità sono raddoppiate, mentre per quanto riguarda l’attività di phising, Google ha segnalato un aumento del 27% dei siti noti e gli attacchi di questo tipo hanno rappresentato l’80% degli incidenti di sicurezza.

Keyless, come sarà usato il finanziamento

I fondi raccolti in questo nuovo round di finanziamento verranno destinati al potenziamento della ricerca e sviluppo legata al tema della privacy e di soluzioni di autenticazione biometrica, in particolare con l’introduzione della biometria comportamentale, che si affiancherà a quella facciale. Inoltre la startup intende accelerare la propria strategia go-to-market per puntare all’espansione internazionale, anche grazie all’introduzione di nuove partnership con i fornitori di IAM (Identity and Access Management) in Europa, come quelle già strette nel corso degli ultimi 12 mesi con Microsoft, OneLogin, Auth0 e FIDO Alliance.

In particolare, grazie all’accordo con Microsoft Azure AD B2C, i clienti B2C della piattaforma potranno usufruire della prima autenticazione senza password tramite biometria facciale, in conformità alle linee guida PSD2 e GDPR.

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Toothpic, una startup per l’autenticazione con lo smartphone: le applicazioni nell’insurance

Nata come spin-off del Politecnico di Torino e incubata in I3P, ToothPic è una startup innovativa che ha sviluppato una tecnologia di autenticazione MFA unica al mondo, utilizzando come chiave d’accesso le imperfezioni distintive nella fotocamera dello smartphone, impossibili da replicare.

Uno strumento semplice e user-friendly dalle grandi potenzialità, che potrebbe avere applicazioni interessanti anche nel mondo delle assicurazioni.

ToothPic, come è nata la startup

ToothPic nasce dal lavoro di un team di quattro ricercatori e professori del Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni del Politecnico di Torino. Non comincia da subito come un progetto di startup: si tratta inizialmente di un progetto di ricerca ERC (European Research Council), finanziato dall’unione europea.

“Si trattava di un progetto molto prestigioso, per ricerca di frontiera” racconta il founder e CEO Giulio Coluccia, “Un progetto dove si sa insomma da dove si parte, ma non dove si arriva”.

Mentre lavora al progetto, il team assiste allo speech di un professore di New York, che spiega delle impronte uniche che esistono all’interno della fotocamera di ogni smartphone: un pattern invisibile di imperfezioni che caratterizza univocamente ogni sensore fotografico, e costituisce una sorta di firma del dispositivo. Da lì nasce l’idea per trasformare il progetto di ricerca in una proposta concreta.

Comincia così l’iter dei percorsi brevettuali della tecnologia: ToothPic ne registra ben 4. È il 2016 quando la startup viene ufficialmente fondata: Giulio Coluccia ha 35 anni, e tutto il team è tra i 30 e i 50. ToothPic comincia un percorso con l’incubatore I3P del Politecnico di Torino.

Nel 2018 arriva un finanziamento dal fondo Vertis VV3TT, dedicato al trasferimento tecnologico dalla ricerca pubblica. Non solo è il primo finanziamento di ToothPic, ma anche il primo in Italia proveniente dalla piattaforma d’investimento ITAtech di CDP Venture Capital – Fondo Nazionale innovazione. E nel 2020 arriva un secondo round da 810mila euro, da parte del Club degli Investitori e Vertis SGR, per consolidare il percorso di crescita della sua innovativa soluzione.

Nello stesso anno ToothPic ottiene la certificazione FIDO, rilasciata da FIDO Alliance (Fast IDentity Online), associazione industriale senza scopo di lucro che promuove standard di autenticazione diversi dalla classica password a favore di moderne soluzioni di autenticazione, e rappresenta il nuovo standard di sicurezza promosso in tutto il mondo da aziende come Facebook, Amazon e Google.

“Abbiamo preso questa certificazione perché volevamo dimostrare che la nostra tecnologia non stravolge i flussi di autenticazione” spiega Coletta, “Non fornisce infatti un diverso protocollo, ma un nuovo metodo per proteggere le credenziali, compatibile con lo standard già in uso.”

La startup ha infatti sviluppato un SDK (Software Development Kit) per Android e iOS, compatibile coi più recenti protocolli e standard di autenticazione, da integrare in applicazioni e sistemi di autenticazione di terze parti.

Il prodotto è ora in fase pilota, e si prevede il go-to-market per la prima metà dell’anno.

Come funziona la tecnologia di autenticazione di Toothpic

La tecnologia di ToothPic permette di identificare i difetti esistenti nella fotocamera dello smartphone e di trasformarli in una vera e propria impronta digitale unica. Si tratta di una caratteristica che non può essere controllata dal produttore e, essendo legata alle proprietà fisiche imprevedibili del wafer di silicio del sensore, è praticamente impossibile produrre due smartphone con la stessa impronta digitale della fotocamera.

“È un sistema a prova di utente “distratto” , spiega Coletta, “Essendo le credenziali legate ad un componente fisico ed irreplicabile del dispositivo, se anche l’utente installasse per errore un malaware che clona il telefono, il dispositivo clonato non avrebbe ugualmente le stesse imperfezioni di quello originale, e non passerebbe l’autenticazione”.

Quando si accede tramite smartphone ad un account (ad esempio quello bancario) o si finalizzano pagamenti, il sistema grazie a ToothPic acquisisce del tutto automaticamente delle immagini con la fotocamera e ne verifica l’impronta del sensore, che viene a sua volta utilizzata per ricavare una chiave crittografica privata. In questo modo viene verificato il reale possesso dello smartphone da parte dell’utente e si procede velocemente al login o al pagamento.

Le applicazioni per il settore assicurazioni

Il sistema di autenticazione di ToothPic apre una serie di possibilità per la trasformazione digitale dell’insurance.

“La prima applicazione è naturalmente quella di introdurre, al pari delle app di banking, un sistema di autenticazione forte in linea con le direttive PSD2” Ma si può pensare anche ad utilizzi più “avanzati”, che semplifichino il processo burocratico. “Una possibilità potrebbe essere quella di usare l’autenticazione di ToothPic per permettere di firmare documenti assicurativi con il proprio device, che diventa una firma digitale”.

E ancora, un esempio concreto di utilizzo nell’ambito delle perizie in caso di sinistri: “Immaginiamo che avvenga un incidente. Anziché la compilazione manuale del CID, si può pensare all’implementazione di un CID smaterializzato, con un sistema che permetta di trasmettere direttamente le foto all’assicurazione per la verifica dei danni. ToothPic può in quel caso utilizzare la “firma” della fotocamera per validare le foto fatte sul posto, e garantire che non ci siano stati rimaneggiamenti”.

“Questo sistema potrebbe portare poi a pensare a un canale preferenziale di liquidazione della pratica, dove non essendo necessario verificare la veridicità delle foto il processo potrebbe essere velocizzato”.

Non mancano infine ipotesi di applicazione più di frontiera, come il mondo blockchain: ToothPic potrebbe subentrare nel processo di validazione a garantire che una transazione sia effettivamente partita da un preciso device, lavorando in sinergia con altre applicazioni per garantire la sicurezza dell’utente.

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Keyless, un sistema universale per l’identità online

Un sistema di autenticazione biometrica universale, assicurata dalla crittografia ed utilizzabile in tutte le piattaforme e su tutti i dispositivi. È questa la scommessa di Keyless, startup innovativa co-fondata da Andrea Carmignani e Fabian Eberle, selezionata tra i tre vincitori del contest Open-F@b Call4Ideas 2020 promosso da BNP Paribas Cardif con InsuranceUp.

Come nasce Keyless

Keyless nasce da un’idea di Andrea Carmignani, mentre conseguiva un MBA alla business school internazionale INSEAD (Institut Européen d’Administration des Affaires). Assieme al compagno di studi e co-founder Fabian Eberle, realizza le potenzialità di un sistema identificativo universale che possa dare agli utenti un maggior controllo delle proprie informazioni e della propria identità in rete.

Carmignani ed Eberle si impegnano così a realizzare una soluzione universale capace di unificare il processo di autenticazione attraverso l’intera rete Internet e per tutti i servizi digitali. Unendo le forze con Paolo Gasti e Giuseppe Antinesse, esperti di privacy e security, danno vita a Keyless, una soluzione di autenticazione biometrica avanzata che permette all’utente di usare il proprio corpo per autenticarsi con facilità ovunque nel mondo digitale, a prescindere da device, piattaforma o sistema operativo, e senza mettere a rischio la propria privacy e la sicurezza dei propri dati.

Come funziona il sistema di Keyless

“Keyless offre soluzioni di autenticazione senza l’uso di password, basate sui più recenti progressi nella tecnologia biometrica e nella crittografia”, spiega Eberle. “Il nostro sistema sfrutta la tecnologia privacy-first, per garantire che i dati biometrici non siano mai soggetti a rischi di compromissione, persi o rubati”.

Il sistema funziona acquisendo e crittografando sul dispositivo dell’utente modelli biometrici, che poi vengono frammentati e distribuiti sulla sua rete cloud proprietaria per l’archiviazione, ed utilizzati nell’autenticazione su tutti i dispositivi. Basandosi su un unico modello biometrico di partenza, il sistema garantisce che ogni utente sia effettivamente chi dichiara di essere.

“Le soluzioni Keyless sono inoltre progettate per integrarsi negli attuali sistemi di gestione delle identità e degli accessi e con le applicazioni rivolte ai consumatori”, sottolinea Eberle. “In questo modo, Keyless può essere integrato e distribuito anche senza particolari competenze tecniche”.

Cosa distingue Keyless da altre forme di autenticazione biometrica

La particolarità principale di Keyless è il suo Keyless Network: “una serie di server cloud che non si appoggiano ad alcun device fisico e sono utilizzati esclusivamente per l’archiviazione e l’elaborazione dei modelli biometrici per l’autenticazione”, spiega Eberle.

La sua tecnologia privacy-first, oltre a proteggere i dati biometrici dal rischio di compromissione, consente anche un’ampia gamma di funzionalità esclusive basate sull’autenticazione locale per la memorizzazione e l’elaborazione della biometria. Queste funzionalità includono l’identificazione univoca dell’utente e il backup, il ripristino e la revoca dei dispositivi in modalità self-service.

La sfida di Open-F@b Call4Ideas e i progetti per il futuro

Keyless è stato uno dei tre progetti innovativi vincitori della settima edizione di Open-F@b Call4Ideas, la call internazionale promossa da BNP Paribas Cardif, in collaborazione con InsuranceUp, che quest’anno ha rivolto l’attenzione alla ricerca di soluzioni per il Next Normal, la normalità del futuro.

“Questa particolare sfida è stata interessante in quanto non solo dovevamo convincere i giudici, ma anche il pubblico” ha commentato il co-founder Fabian Eberle. È stato infatti il pubblico a votare per far avanzare i progetti fino alla finale. “La sfida stava nel fatto che ogni pitch aveva un limite massimo di un minuto per presentare la soluzione. Sebbene la nostra soluzione sia semplice, le sue applicazioni sono sfaccettate e si basano su tecnologie complesse come la biometria avanzata e la crittografia, per risolvere un problema complicato. Quindi avere solo un minuto per approfondire il problema e spiegare i vantaggi della nostra particolare soluzione è stato impegnativo.” Questo non ha fermato il team, che è riuscito a sfruttare il tempo concesso ed aggiudicarsi la vittoria.

Nonostante l’anno difficile, Keyless ha fatto molti progressi nel 2020, raddoppiando il suo team e riuscendo a lanciare soluzioni di autenticazione senza password a supporto di un largo bacino di workforce e consumer use-cases. Nel 2021, l’obiettivo è di accelerare la strategia go-to-market in tutta Europa ed estendere il portafoglio prodotti, con particolare focus su nuove feature per l’autenticazione senza password.

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Keyless, un sistema universale per l’identità online

Un sistema di autenticazione biometrica universale, assicurata dalla crittografia ed utilizzabile in tutte le piattaforme e su tutti i dispositivi. È questa la scommessa di Keyless, startup innovativa co-fondata da Andrea Carmignani e Fabian Eberle, selezionata tra i tre vincitori del contest Open-F@b Call4Ideas 2020 promosso da BNP Paribas Cardif con InsuranceUp.

Come nasce Keyless

Keyless nasce da un’idea di Andrea Carmignani, mentre conseguiva un MBA alla business school internazionale INSEAD (Institut Européen d’Administration des Affaires). Assieme al compagno di studi e co-founder Fabian Eberle, realizza le potenzialità di un sistema identificativo universale che possa dare agli utenti un maggior controllo delle proprie informazioni e della propria identità in rete.

Carmignani ed Eberle si impegnano così a realizzare una soluzione universale capace di unificare il processo di autenticazione attraverso l’intera rete Internet e per tutti i servizi digitali. Unendo le forze con Paolo Gasti e Giuseppe Antinesse, esperti di privacy e security, danno vita a Keyless, una soluzione di autenticazione biometrica avanzata che permette all’utente di usare il proprio corpo per autenticarsi con facilità ovunque nel mondo digitale, a prescindere da device, piattaforma o sistema operativo, e senza mettere a rischio la propria privacy e la sicurezza dei propri dati.

Come funziona il sistema di Keyless

“Keyless offre soluzioni di autenticazione senza l’uso di password, basate sui più recenti progressi nella tecnologia biometrica e nella crittografia”, spiega Eberle. “Il nostro sistema sfrutta la tecnologia privacy-first, per garantire che i dati biometrici non siano mai soggetti a rischi di compromissione, persi o rubati”.

Il sistema funziona acquisendo e crittografando sul dispositivo dell’utente modelli biometrici, che poi vengono frammentati e distribuiti sulla sua rete cloud proprietaria per l’archiviazione, ed utilizzati nell’autenticazione su tutti i dispositivi. Basandosi su un unico modello biometrico di partenza, il sistema garantisce che ogni utente sia effettivamente chi dichiara di essere.

“Le soluzioni Keyless sono inoltre progettate per integrarsi negli attuali sistemi di gestione delle identità e degli accessi e con le applicazioni rivolte ai consumatori”, sottolinea Eberle. “In questo modo, Keyless può essere integrato e distribuito anche senza particolari competenze tecniche”.

Cosa distingue Keyless da altre forme di autenticazione biometrica

La particolarità principale di Keyless è il suo Keyless Network: “una serie di server cloud che non si appoggiano ad alcun device fisico e sono utilizzati esclusivamente per l’archiviazione e l’elaborazione dei modelli biometrici per l’autenticazione”, spiega Eberle.

La sua tecnologia privacy-first, oltre a proteggere i dati biometrici dal rischio di compromissione, consente anche un’ampia gamma di funzionalità esclusive basate sull’autenticazione locale per la memorizzazione e l’elaborazione della biometria. Queste funzionalità includono l’identificazione univoca dell’utente e il backup, il ripristino e la revoca dei dispositivi in modalità self-service.

La sfida di Open-F@b Call4Ideas e i progetti per il futuro

Keyless è stato uno dei tre progetti innovativi vincitori della settima edizione di Open-F@b Call4Ideas, la call internazionale promossa da BNP Paribas Cardif, in collaborazione con InsuranceUp, che quest’anno ha rivolto l’attenzione alla ricerca di soluzioni per il Next Normal, la normalità del futuro.

“Questa particolare sfida è stata interessante in quanto non solo dovevamo convincere i giudici, ma anche il pubblico” ha commentato il co-founder Fabian Eberle. È stato infatti il pubblico a votare per far avanzare i progetti fino alla finale. “La sfida stava nel fatto che ogni pitch aveva un limite massimo di un minuto per presentare la soluzione. Sebbene la nostra soluzione sia semplice, le sue applicazioni sono sfaccettate e si basano su tecnologie complesse come la biometria avanzata e la crittografia, per risolvere un problema complicato. Quindi avere solo un minuto per approfondire il problema e spiegare i vantaggi della nostra particolare soluzione è stato impegnativo.” Questo non ha fermato il team, che è riuscito a sfruttare il tempo concesso ed aggiudicarsi la vittoria.

Nonostante l’anno difficile, Keyless ha fatto molti progressi nel 2020, raddoppiando il suo team e riuscendo a lanciare soluzioni di autenticazione senza password a supporto di un largo bacino di workforce e consumer use-cases. Nel 2021, l’obiettivo è di accelerare la strategia go-to-market in tutta Europa ed estendere il portafoglio prodotti, con particolare focus su nuove feature per l’autenticazione senza password.

L’articolo Keyless, un sistema universale per l’identità online proviene da InsuranceUp.


I rischi della vita online, come aumentare la sicurezza

Dal lockdown in avanti, si sono di fatto ‘imposti’ la scuola a distanza, lo smart working, l’ecommerce, gli eventi virtuali, le conference call, la telemedicina, l’intrattenimento e tutta una serie di attività si sono trasformate in qualcosa di digitale, persino gli ‘aperitivi’.

Secondo la società Sandvine (fonte: The Global Internet Phenomena Report ), che dal 2011 pubblica un’analisi semestrale del traffico, la crescita del traffico globale è stata del 40% durante il Covid. E bisogna tener conto che tutte le principali piattaforme di streaming hanno adottato (volontariamente) politiche di riduzione della qualità, senza le quali il traffico sarebbe stato ancora maggiore.

Internet ha salvato il salvabile, in questo drammatico momento mondiale, che non è ancora finito, durerà come emergenza probabilmente per tutto il 2020, e forse si trascinerà nel 2021.

In ogni caso la nostra vita è diventata decisamente molto più digitale e conseguentemente si è molto più esposti ai rischi cibernetici.

Dall’inizio dell’anno gli attacchi si sono moltiplicati. A lanciare l’ultimo allarme è niente meno che Interpol, che ha registrato un aumento delle offensive informatiche in 50 Paesi, che hanno preso di mira soprattutto governi e istituzioni sanitarie, attaccato persino il sito dell’OMS lo scorso marzo.
Tra gli attacchi più diffusi l’Interpol segnala le frodi o il phishing per recuperare dati personali o credenziali d’accesso ai servizi online, con i criminali informatici che utilizzano account costruiti in modo da simulare comunicazioni che arrivano da autorità sanitarie o da istituzioni pubbliche. A seguire i malware con la richiesta di riscatto per sbloccare i dispositivi e la registrazione di domini “malevoli” che utilizzano parole chiave come “Coronavirus” o “Covid”. In questi casi, spiega l’Interpol, si assiste a un’evoluzione nella scelta degli obiettivi per “massimizzare il danno e il guadagno finanziario”.  I siti pirata, spiega l’agenzia, attirano gli utenti alla ricerca di apparecchiature mediche o informazioni sul Coronavirus” per ottenere informazioni personali e credenziali, o per diffondere informazioni false.

Il Rapporto sulle minacce informatiche nel 2020 in Italia elaborato dall’Osservatorio sulla Cybersecurity di Exprivia, segnala che giugno è stato il mese in cui dall’inizio dell’anno si sono verificati la maggior parte di attacchi, incidenti e violazioni della privacy a danno di aziende, privati e pubblica amministrazione.
Analizzando 40 fonti di informazione pubbliche è risultato che tra il primo trimestre dell’anno (quando gli attacchi erano stati 47) e il secondo (ben 171) l’incremento è stato superiore al 250% con un picco nel mese di giugno (ben 86 attacchi); complici l’incremento dello smart working, una maggiore connessione ai social network durante l’emergenza e la riapertura delle industrie subito dopo il lockdown.
La maggior parte degli attacchi sono da mettere in relazione all’emergenza Coronavirus e oltre il 60% degli episodi ha provocato come danno il furto dei dati con una crescita a tripla cifra rispetto al primo trimestre (+ 361%), superando di gran lunga sia le violazioni della privacy (11% dei casi) che le perdite di denaro (7%).
Quadruplicano, inoltre, le truffe tramite tecniche di phishing e social engineering (+307% rispetto al primo trimestre, oltre il 37% dei casi), che ingannano l’utente facendo leva su messaggi “esca” via e-mail o su tecniche subdole tramite social network per carpire dati finanziari (il numero di conto corrente o della carta di credito) oppure rubare i codici di accesso ai servizi a cui la persona è abbonata.

C’è modo di aumentare la sicurezza online?

Ovviamente sì, sia a livello aziendale che personale.

A livello aziendale, un recente studio condotto da Proofpoint,  ha rivelato che l’85% dei CISO italiani riconosce nei dipendenti la principale causa di vulnerabilità agli attacchi informatici, serve un cambio culturale e molta formazione. Le aziende devono fare in modo di prevenire gli attacchi, e ciò si fa sia attraverso l’utilizzo di particolari infrastrutture e sistemi informatici, sia una maggiore responsabilizzazione dei dipendenti sui rischi della cybersecurity e sull’uso appropriato dei diversi canali di comunicazione.

Per esempio, secondo lo studio, tra i 7 tipi di minacce principali dirette alle aziende, 5 sono riconducibili alle email. Il phishing (39%) è stato l’attacco più registrato, seguito dal business email compromise – BEC – (28%), dalle minacce interne (22%) e credential phishing (22%). Gli attacchi BEC insieme alla compromissione degli account cloud (15%) sono le minacce più costose per le aziende e incidono sulla reputazione, la perdita di dati, la business interruption. Eppure basta poco per essere in grado di riconoscere questo tipo di minacce e renderle inoffensive.

Ma naturalmente, in un futuro di smart working, vi sono anche particolari procedure informatiche che le aziende devono adottare per mettere in sicurezza i terminali e i flussi di dati, documenti, ecc che viaggiano digitalmente partendo dalla casa del dipendente e non dall’ufficio. E’ necessario rendere sicura la connessione del dipendente, la sue rete e wi-fi, dare indicazioni e magari software adeguati per connettersi in sicurezza da qualsiasi luogo, prevedere settaggi, antivirus e quant’altro dei dispositivi forniti.

L’utente privato, invece come deve difendersi?

Molto similmente, in una lista di do’s and don’ts potremmo inserire tra i primi informarsi costantemente e diffidare; tra i secondi, essere pigri, trascurati e automatizzare comportamenti (think before clicking!).

Le regole di sempre non vengono meno neanche in epoca Covid: usare connessioni sicure (non quelle pubbliche), usare password complesse e cambuiarle spesso, fare acquisti da siti sicuri, verificare le impostazioni privacy dei siti e social che usiamo e settiamoli nel modo che riteniamo più sicuro per noi, non scarichiamo file inviati da mail sconosciute e non apriamo file .exe se non siamo assolutamente sicuri della provenienza, non condividiamo informazioni personali e dati sensibili, di lavoro o personali, sui social. Se non avete mai usato antivirus, questo è il momento di cominciare.
Forse lo avrete già sentito, ma repetita iuvant: guardate con sospetto qualunque mail che citi o faccia riferimento al Covid, coronavirus, ecc; è certamente un cyber attack una mail che vi chieda dati sensibili, password, numeri di conto, ecc.

La sicurezza informatica è tema ‘caldo’ anche per l’Unione europea.

A fine luglio la Commissione europea ha presentato la nuova strategia per la sicurezza 2020-2025, che ha la caratteristica di superare la separazione tra sicurezza online e offline e trattare l’argomento nel suo complesso, perché, come sottolinea la Commissione, siamo orami davanti al ‘cybercrime-as-a-service’.

‘I sempre maggiori vantaggi che le tecnologie digitali apportano alla nostra vita hanno reso la sicurezza informatica  una questione di importanza strategica. Le case, le banche, i servizi finanziari e le imprese (in particolare le piccole e medie imprese) sono pesantemente colpite dai cyber-attacchi. Il danno potenziale è ulteriormente moltiplicato dall’interdipendenza tra sistemi fisici e digitali: qualsiasi impatto fisico è destinato ad influenzare i sistemi digitali, mentre i cyber-attacchi ai sistemi informatici e alle infrastrutture digitali possono arrestare i servizi essenziali.

L’ascesa di Internet delle cose e il maggiore uso dell’intelligenza artificiale porterà nuovi benefici e una nuova serie di rischi. Il nostro mondo si affida alle infrastrutture, alle tecnologie e ai sistemi online digitali, che ci permettono di creare business, consumare prodotti e godere di servizi. Tutti contano sulla comunicazione e sull’interazione. La dipendenza online ha aperto le porte a un’ondata di criminalità informatica.

‘Cybercrime-as-a-service’ e l’economia sotterranea della criminalità informatica consentono un facile accesso ai prodotti e ai servizi online della criminalità informatica. I criminali si adattano rapidamente a utilizzare le nuove tecnologie per i propri scopi. Ad esempio, i medicinali contraffatti e falsificati si sono infiltrati nella legittima catena di fornitura di prodotti farmaceutici.La crescita esponenziale del materiale pedopornografico online ha dimostrato le conseguenze sociali del cambiamento dei modelli di criminalità. Un recente sondaggio ha mostrato che la maggior parte delle persone nell’UE (55%) è preoccupata per l’accesso ai propri dati da parte di criminali e truffatori”.

Secondo la Commissione è necessario una delle più importanti esigenze a lungo termine è quella di sviluppare una cultura della sicurezza informatica integrata sin dalla progettazione nei prodotti e nei servizi (cybersecurity by design). Un importante contributo in tal senso sarà il nuovo quadro di certificazione della sicurezza informatica nell’ambito del Cybersecurity Act,  che già prevede due schemi di certificazione e altri ne definirà nel corso di quest’anno. Tra le altre misure in preparazione, la creazione di una Joint Cyber Unit per fornire una cooperazione operativa strutturata e coordinata agli Stati membri.

Quello della Cybersecurity è uno dei temi di riferimento della settima edizione del contest internazionale promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp, quest’anno dedicata al Next Normal, il futuro dopo la pandemia. Si cercano, quindi, idee, soluzioni e prodotti innovativi in tutti gli ambiti della vita delle persone.  Candidature aperte fino al 30 settembre, questo il sito dedicato dove si può fare application.

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AppQuality, dal leader del crowdtesting italiano servizi bug free per le aziende

Fondata nel 2015 presso il Campus di Cremona del Politecnico di Milano e cresciuta in PoliHub, incubatore certificato del Politecnico di Milano, AppQuality è una startup di crowdtesting che aiuta le aziende a realizzare servizi Bug Free e a ottimizzare la User Experience di app, siti web, chatbot, dispositivi Internet of Things, e-commerce.

Tramite la tecnica del crowdtesting è in grado di portare gli utenti finali e i cercatori di bug direttamente nel design, nello sviluppo e nell’evoluzione di un prodotto digitale. La società ad oggi conta una community mondiale di 14.000 tester qualificati e certificati.

AppQuality è cresciuta a ritmi sostenuti negli ultimi anni, arrivando ad affermarsi il leader in Italia del crowdtesting. Dal 2017 ad oggi ha triplicato il fatturato e il personale, ampliando il mercato e portafoglio di prodotti, creando partnership con professionisti qualificati, e muove ora i primi passi nel mercato internazionale. AppQuality conta tra i propri clienti oltre 100 aziende corporate del calibro di Pirelli, BMW, Bending Spoons, Unicredit, Moncler, Allianz, Enel, Vodafone, Dyson.

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CX: perchè l’intelligenza emotiva è importante per fidelizzare i clienti?
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Inbound

Ha di recente chiuso un nuovo round di finanziamenti da 3,5 milioni di euro guidato dal gestore di Venture Capital P101, con la partecipazione di IAG, Club degli Investitori e Club Italia Investimenti 2, già nel capitale della società insieme a Digital360.

I fondi raccolti verranno destinati, tra le altre cose, allo sviluppo di strumenti e tecnologie proprietarie in grado di rendere i servizi offerti ancora più rapidi, meno costosi e più efficaci rispetto ai metodi di testing tradizionali. Per AppQuality il focus continuerà ad essere quello di creare strumenti di Defect Detection e servizi per l’ottimizzazione della Customer Experience, creando un crowd di competenze sempre più profonde e aumentando il potenziale dell’intelligenza collettiva grazie a strumenti di collaboration sempre più efficaci, che si sono dimostrati particolarmente utili in questo periodo di emergenza dettata dal Coronavirus. Inoltre, aumenteranno gli investimenti per potenziare l’espansione internazionale sui mercati europei.

Leggi l’articolo integrale su Economyup

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Identità digitale: le soluzioni più innovative delle startup italiane

Dimostrare la propria identità digitale è diventato cruciale, con l’avvento dei nuovi sistemi di sicurezza per proteggere l’utente da frodi e furti d’identità o informazioni. Allo scopo di salvaguardare dati e transazioni, è stata sviluppata una pletora di soluzioni di riconoscimento e autenticazione, tramite credenziali di accesso o dati biometrici, come l’impronta digitale o il riconoscimento facciale.

Si stanno ora diffondendo sistemi ancora più avanzati, anche grazie agli innovativi contributi delle startup dell’identità digitale, su cui sono stati investiti 1,27 miliardi a livello globale.

Con l’obiettivo di capire quante sono le nuove imprese che hanno costruito la propria offerta in questo ambito e come è possibile classificarle, l’Osservatorio Startup Intelligence ha censito 173 startup internazionali operanti nell’ambito dell’identità digitale, concentrandosi su quelle nate a partire dal 2015 e che hanno ricevuto il loro ultimo finanziamento dal 2018. Sull’ammontare complessivo dei finanziamenti pari a circa 1,27 miliardi di dollari, la media è di poco meno di 10 milioni di dollari per startup, segno di un buon interesse da parte degli investitori.

Le startup censite sono state analizzate secondo diverse dimensioni di analisi, in alcuni casi scomposte in sottocategorie, al fine di descrivere in modo più preciso il panorama di riferimento. Le categorie più significative sono due: la Value proposition e l’Ambito applicativo in cui può essere valorizzata l’offerta della startup. I risultati della Ricerca sono stati presentati all’interno del Workshop di Startup Intelligence dedicato a questa tematica, che ha spitato il pitch di 9 startup di fronte alla platea della community degli Innovation Manager italiani.

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Blockchain nel settore energetico: quali opportunità per lo scambio di energia P2P?
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Tra le startup attive nell’ambito dell’Identità digitale rientrano le seguenti startup ospitate al Workshop: Biowetrics, Elysium, Floux, iProov, Keyless, Monokee e Vibre, selezionate per le loro soluzioni innovative.

Tra biometria, intelligenza artificiale e blockchain, ecco quali sono le loro proposte.

Continua a leggere l’articolo sul portale Economyup.

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Insurtech, fintech, blockchain: ecco sei startup su cui puntare nel 2020 secondo Digital Magics

“In questo momento dove lo smart-working ed il digitale sono d’obbligo, Magic Wand diventa tutto Virtuale! Abbiamo lavorato assiduamente da remoto con le startup in collaborazione coi Partner dando tutti prova di una reattività e capacità di adattamento eccezionale. Il mio hashtag è  #INSIEMESIPUO”.

Così Gabriele Ronchini, Amministratore Delegato di Digital Magics commenta la conclusione della selezione, svoltasi completamente da remoto, delle startup che accederanno alla seconda fase di “Magic Wand Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity”, la terza edizione del programma di accelerazione internazionale Magic Wand per le startup Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity.

La terza edizione di Magic Wand era stata lanciata il 4 novembre 2019 scorso e a gennaio 2020 erano state selezionate 11 startup che hanno avuto accesso alla prima fase dell’acceleratore, che prevedeva circa 200 ore di formazione qualificata e di advisoring nei mesi di febbraio e marzo 2020. Dopo aver concluso questa prima fase, che ha visto partecipi startup provenienti da tutto il mondo, sono risultate 6 le startup votate dalla Giuria composta dalle Aziende partecipanti all’iniziativa (BNL Gruppo BNP Paribas, Credem Banca, Crif, Innogest, Intesa Sanpaolo, Poste Italiane, Online SIM Gruppo Ersel, SisalPay, Reale Group, TIM, Fintech District) e da Digital Magics. Tali startup accederanno ora alla seconda fase del programma, che consentirà loro di validare i propri modelli di business, di avere l’opportunità di ricevere investimenti fino a 150.000 euro, entrando a far parte del portfolio di Digital Magics. L’Investor Day è in programma il prossimo 30 giugno.

“Siamo estremamente soddisfatti della qualità di tutte le partecipanti alla prima fase del percorso di accelerazione e la scelta delle vincitrici è stata più ardua di altre volte. – ha commentato Michele Novelli, Partner e Senior Advisor di Digital Magics – Le Start up vincitrici sono accumunate dall’ avere team completi, grande capacità di execution e ambizioni internazionali. Siamo anche estremamente soddisfatti dell’effetto “community” che si sta creando sia tra le partecipanti al percorso di accelerazione che tra le start up già nel portafogli di Digital Magics aggiungendo un ulteriore elemento che aiuta in maniera evidente la crescita”.

Le startup vincitrici di Magic Wand Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity

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CX: perchè l’intelligenza emotiva è importante per fidelizzare i clienti?
Marketing

AWorld: è una startup innovativa con uffici a Torino e a New York che investe nella sostenibilità e nel futuro del pianeta, con l’obiettivo di creare una cultura sostenibile attraverso il pubblico, le aziende e le istituzioni. AWorld ha creato una piattaforma social-gamified che premia gli utenti per azioni e comportamenti sostenibili, usando il sistema della gamification.

 

Affitto Certificato: è una startup innovativa che sta costruendo la prima banca dati che racchiude buoni affittuari. La startup si propone di prendere il concetto di feedback e di curriculum e di applicarli al mercato degli affitti, approfittando di prodotti bancari e assicurativi aperti, in modo da consentire ai proprietari di trovare buoni inquilini e agli inquilini di dimostrare di essere dei corretti e bravi affittuari. Sulla base di ciò, Affitto Certificato ha creato il Tenant Digital Curriculum, un report unico che permette agli inquilini di dimostrare di essere bravi inquilini. La mission della startup è quindi quella di creare uno standard per affittare una casa in modo rapido e sicuro. 

 

Amon: ha progettato un portafoglio per utilizzare cryptocurrencies nella vita quotidiana, integrando investimenti, AI e le caratteristiche di spesa che rendono i crypto facili da usare. Per sostenere le decisioni degli utenti sui loro investimenti, Amon sta sviluppando un’AI per analizzare la strategia di rischio di portafoglio di ogni utente. Inoltre, per gli utenti che vogliono utilizzare i crypto come spendingcurrency, Amon sta rilasciando una crypto debit card con UnionPay International. 

 

Bits of Stock: è una piattaforma consumer rewards che guida la fedeltà del marchio, consentendo alle aziende partner di innovare i loro programmi di fidelizzazione fornendo ai consumatori le quote frazionarie di azioni della prossima generazione. Bits of Stock si impegna a supportare le aziende nel fare investire i propri consumatori e ad aiutare i millenials a costruire un portafoglio di investimenti facendo acquisti quotidiani, consentendo loro di investire anche sul proprio futuro benessere finanziario. Inoltre, Bits of Stock supporta le aziende a fare investire i propri consumatori.  

 

Plurima: è la prima rete italiana di Agenti di assicurazione indipendenti. Plurima offre agli intermediari l’accesso a prodotti di svariati vettori, come: compagnie di assicurazioni, MGA e altri vettori e operational networks di intermediari. Plurima consente, dunque, ai propri clienti assicurativi di farsi consigliare da esperti assicurativi indipendenti con una vasta gamma di prodotti e un insieme avanzato di tecnologie e strumenti. 

 

Unchained Carrot: propone una serie di applicazioni reward-based e di real time marketing che vengono incontro ai bisogni sia del consumatore che del marketer, offrendo alle aziende la capacità di creare più facilmente campagne di marketing, rendendo i loro sforzi più impattanti e redditizi.  Unchained Carrot si propone di consentire ai professionisti del marketing di sfruttare a pieno il potenziale della tecnologia blockchain nello spazio del marketing digitale.

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Data Strategy: quali sono le 3 fasi principali del processo di relazione con il cliente?
Big Data
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Insurtech, fintech, blockchain: ecco sei startup su cui puntare nel 2020 secondo Digital Magics

“In questo momento dove lo smart-working ed il digitale sono d’obbligo, Magic Wand diventa tutto Virtuale! Abbiamo lavorato assiduamente da remoto con le startup in collaborazione coi Partner dando tutti prova di una reattività e capacità di adattamento eccezionale. Il mio hashtag è  #INSIEMESIPUO”.

Così Gabriele Ronchini, Amministratore Delegato di Digital Magics commenta la conclusione della selezione, svoltasi completamente da remoto, delle startup che accederanno alla seconda fase di “Magic Wand Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity”, la terza edizione del programma di accelerazione internazionale Magic Wand per le startup Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity.

La terza edizione di Magic Wand era stata lanciata il 4 novembre 2019 scorso e a gennaio 2020 erano state selezionate 11 startup che hanno avuto accesso alla prima fase dell’acceleratore, che prevedeva circa 200 ore di formazione qualificata e di advisoring nei mesi di febbraio e marzo 2020. Dopo aver concluso questa prima fase, che ha visto partecipi startup provenienti da tutto il mondo, sono risultate 6 le startup votate dalla Giuria composta dalle Aziende partecipanti all’iniziativa (BNL Gruppo BNP Paribas, Credem Banca, Crif, Innogest, Intesa Sanpaolo, Poste Italiane, Online SIM Gruppo Ersel, SisalPay, Reale Group, TIM, Fintech District) e da Digital Magics. Tali startup accederanno ora alla seconda fase del programma, che consentirà loro di validare i propri modelli di business, di avere l’opportunità di ricevere investimenti fino a 150.000 euro, entrando a far parte del portfolio di Digital Magics. L’Investor Day è in programma il prossimo 30 giugno.

“Siamo estremamente soddisfatti della qualità di tutte le partecipanti alla prima fase del percorso di accelerazione e la scelta delle vincitrici è stata più ardua di altre volte. – ha commentato Michele Novelli, Partner e Senior Advisor di Digital Magics – Le Start up vincitrici sono accumunate dall’ avere team completi, grande capacità di execution e ambizioni internazionali. Siamo anche estremamente soddisfatti dell’effetto “community” che si sta creando sia tra le partecipanti al percorso di accelerazione che tra le start up già nel portafogli di Digital Magics aggiungendo un ulteriore elemento che aiuta in maniera evidente la crescita”.

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Amon: ha progettato un portafoglio per utilizzare cryptocurrencies nella vita quotidiana, integrando investimenti, AI e le caratteristiche di spesa che rendono i crypto facili da usare. Per sostenere le decisioni degli utenti sui loro investimenti, Amon sta sviluppando un’AI per analizzare la strategia di rischio di portafoglio di ogni utente. Inoltre, per gli utenti che vogliono utilizzare i crypto come spendingcurrency, Amon sta rilasciando una crypto debit card con UnionPay International. 

 

Bits of Stock: è una piattaforma consumer rewards che guida la fedeltà del marchio, consentendo alle aziende partner di innovare i loro programmi di fidelizzazione fornendo ai consumatori le quote frazionarie di azioni della prossima generazione. Bits of Stock si impegna a supportare le aziende nel fare investire i propri consumatori e ad aiutare i millenials a costruire un portafoglio di investimenti facendo acquisti quotidiani, consentendo loro di investire anche sul proprio futuro benessere finanziario. Inoltre, Bits of Stock supporta le aziende a fare investire i propri consumatori.  

 

Plurima: è la prima rete italiana di Agenti di assicurazione indipendenti. Plurima offre agli intermediari l’accesso a prodotti di svariati vettori, come: compagnie di assicurazioni, MGA e altri vettori e operational networks di intermediari. Plurima consente, dunque, ai propri clienti assicurativi di farsi consigliare da esperti assicurativi indipendenti con una vasta gamma di prodotti e un insieme avanzato di tecnologie e strumenti. 

 

Unchained Carrot: propone una serie di applicazioni reward-based e di real time marketing che vengono incontro ai bisogni sia del consumatore che del marketer, offrendo alle aziende la capacità di creare più facilmente campagne di marketing, rendendo i loro sforzi più impattanti e redditizi.  Unchained Carrot si propone di consentire ai professionisti del marketing di sfruttare a pieno il potenziale della tecnologia blockchain nello spazio del marketing digitale.

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