BNP Paribas Cardif, la nuova strategia “New health journey”: più prevenzione e digitalizzazione

In risposta alle nuove esigenze sanitarie della nuova normalità, BNP Paribas Cardif (tra le prime dieci compagnie assicurative in Italia secondo ANIA 2019) consolida la propria strategia, orientandola sempre più su salute e prevenzione per i propri clienti e i loro familiari. Nasce così “New health journey”, l’evoluzione di un percorso iniziato nel 2018, che si rinnova per andare incontro ai nuovi bisogni di salute delle persone, mettendo al centro la prevenzione, ancora prima della cura, l’assistenza – anche a domicilio – e la digitalizzazione, su cui BNP Paribas Cardif continua a investire.

Coerente con questa strategia, la polizza “Unica BNL”, la soluzione modulare di protezione realizzata in sinergia con BNL, mette a disposizione qauutro aree di intervento specifiche nel campo socio-sanitario.

BNP Paribas Cardif, quattro aree di intervento per la salute

Con “Assistenza medico-sanitaria” sarà possibile ottenere una visita medica a domicilio, ricevere farmaci a casa, assistenza per minori e familiari, monitorare il ricovero ospedaliero.

Novità anche per l’assistenza domiciliare post-ricovero, grazie all’area “Temporary Medical Care”.

Per la parte di “Personal Care” si allargano i confini di intervento: sarà possibile sia ricevere un supporto qualificato a casa (anche a seguitodi un intervento chirurgico), sia un servizio di spesa a domicilio. Per le persone con invalidità permanente, invece, è prevista la copertura per le spese di adattamento della casa e dell’auto.

Infine, con l’area “Family Care”, la polizza “Unica BNL” prevede la possibilità di richiedere una visita pediatrica a domicilio, il servizio di baby-sitting e l’accompagnamento dei figli a scuola in caso di ricovero dell’assistito.

Inoltre, grazie alla nuova app dedicata e gratuita di “Unica BNL” che già offre vari servizi – informazioni sulle garanzie, richiesta di rimborsi, appuntamenti presso le strutture convenzionate – è ora possibile effettuare una video-consulenza medica e gestire i propri dati sanitari in modo sicuro all’interno del Libretto sanitario digitale, che potrà essere anche condiviso con il medico in sede di visita.

Il cambio di prospettiva nel settore assicurativo

“La salute, oggi più che mai, è un bene prezioso da tutelare, non solo in termini di cura ma anche attraverso la prevenzione e l’educazione al benessere.” commenta Isabella Fumagalli, Head of Territory for Insurance in Italy di BNP Paribas Cardif. “Crediamo fortemente nel nostro ruolo sociale di impresa e vogliamo rappresentare un punto centrale nel benessere delle famiglie nel lungo periodo rendendo l’assicurazione, inclusa quella salute, sempre più accessibile”

“Nel settore assicurativo si sta assistendo ad un cambio di prospettiva, complice anche la Pandemia che ha trasformato in bisogno ciò che prima sembrava un plus: così un consulto medico a distanza o visualizzare in un’app la propria cartella clinica diventano oggi necessari e nel contempo distintivi, non più un’opzione. La creazione di ecosistemi salute, iniziata nel 2018 in collaborazione con le tech company, ci ha consentito di dare un focus maggiore proprio a questa componente di servizio, anche digitale, e di incentivare i comportamenti preventivi facilitando l’accesso ai prodotti e alle cure”.

Marco Tarantola, Vice Direttore Generale di BNL e Responsabile Divisione Commercial Banking e Reti Agenti della Banca, aggiunge: “Le sinergie tra BNL e BNP Paribas Cardif sono sempre più intense generando valore aggiunto nell’offerta di servizi e soluzioni innovativi ai clienti e ai loro familiari. Questo è uno dei tratti distintivi del modello di business del Gruppo BNP Paribas che in Italia è presente con società attive in diversi settori di attività. Nel campo dei servizi di protezione e assicurazione, in particolare, la tutela delle persone non è solo un modo per essere ulteriormente al fianco dei clienti, per di più in un momento ancora complesso a causa della Pandemia in corso, ma risponde anche alla nostra strategia di #PositiveBanking che coniuga il business con la sostenibilità, l’attenzione ai singoli e al loro benessere, nel rispetto di un ambiente più sano e di una Società migliore”.

BNP Paribas Cardif e BNL: azioni concrete in un momento difficile

Tutte queste novità hanno un elemento in comune: portare i servizi al cliente nei loro luoghi di vita e di cura. I clienti, infatti, possono usufruire dei nuovi servizi direttamente dove risiedono o dove sia più comodo; a ciò si aggiunge anche un servizio di prevenzione senza alcun limite di utilizzo, 24 ore al giorno 7 giorni su 7.

Il nuovo percorso salute testimonia il costante impegno di BNP Paribas Cardif e di BNL nel continuare a sostenere insieme i propri clienti in un momento in cui persistono le difficoltà legate all’emergenza sanitaria, sociale ed economica generata dal Covid-19. La compagnia e la banca sono infatti intervenute, già nella prima fase della Pandemia, con azioni concrete a favore di persone e delle famiglie, con l’ampliamento gratuito di alcune garanzie della polizza “Unica BNL” e favorendo servizi di Digital Care, campagne di screening per il Covid-19 e sconti su tamponi e test sierologici.

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Unicorni insurtech, le polizze sanitarie personalizzate di Sidecar Health

La startup insurtech americana Sidecar Health, fondata nel 2018,  è stata valutata per 1 miliardo di dollari, raggiungendo così lo status di unicorno, dopo aver chiuso un round di investimenti di Serie C da 125 milioni di dollari: un enorme passo avanti rispetto ai 20 milioni raccolti lo scorso luglio.

Come funziona Sidecar Health

Oggi negli Stati Uniti i processi assicurativi in campo sanitario sono generalmente associati a un labirinto burocratico o a costi insostenibili, tanto che nel 2019 più di 33 milioni di persone non avevano un’assicurazione. Sidecar Health punta a semplificare il settore offrendo polizze flessibili e digitalizzate, gestibili completamente online.

Il punto di forza principale della startup è la possibilità di personalizzare la copertura sanitaria in base alle esigenze individuali: i clienti possono infatti scegliere i servizi che desiderano includere nel proprio pacchetto assicurativo, visitare ogni medico disponibile (negli Stati Uniti spesso le assicurazioni sono vincolate a un singolo network di istituti ospedalieri), e comparare i prezzi offerti dai vari professionisti nella propria zona prima di effettuare una visita.

Inoltre, Sidecar Health mette a disposizione una carta di debito con la quale è possibile pagare l’importo dovuto immediatamente dopo aver ricevuto la prestazione richiesta: una novità negli Usa, dove generalmente le agenzie assicurative rimborsano i medici soltanto dopo aver completato una visita.

Secondo la compagnia, questa formula assicurativa permette di risparmiare fino al 40% rispetto al prezzo mensile delle polizze tradizionali.

Anche grazie al nuovo round di investimenti Sidecar Health intende raggiungere i 30mila utenti entro il 2021, e allargarsi rispetto ai 16 stati americani attualmente serviti arrivando a coprire l’intero territorio nazionale.

Gli unicorni insurtech

Nel corso degli ultimi anni diverse startup insurtech sono diventate “unicorni”: hanno quindi raggiunto una valutazione pari o superiore a $1 miliardo, pur non essendo ancora quotate in Borsa.

Oltre alla nuova arrivata Sidecar Health, l’ambito medico e sanitario presenta una serie di (ex)unicorni insurtech, tutti americani: Bright Health, Oscar Health, che ha appena avviato le operazioni per quotarsi in Borsa, e Clover Health, che è diventata pubblica lo scorso gennaio.

L’entrata nei mercati finanziari è infatti considerata da sempre più unicorni insurtech, in tutti i settori, come il naturale proseguimento della propria crescita. Già a luglio 2020 Lemonade, forte di una valutazione da $2 miliardi, è entrata in Borsa raccogliendo $319 milioni. La compagnia offre assicurazioni digitalizzate che coprono proprietari di immobili, affittuari, e anche animali domestici. A novembre, poi, è stato il turno di Root Insurance, insurtech specializzata nelle polizze auto, che con la quotazione ha raccolto più di $700 milioni.

Altri unicorni sono invece intenzionati a esordire sui mercati nel prossimo futuro. A fine luglio il colosso delle assicurazioni casa Hippo ha raccolto $150 milioni, facendo salire la propria valutazione a $1,5 miliardi, e potrebbe entrare in Borsa nel 2021. Interessata a fare il salto è anche l’insurtech Metromile, che offre assicurazioni auto in formula pay-per-mile e lo scorso novembre è stata valutata per $1,3 miliardi.

Infine, altre startup insurtech promettenti sono Next Insurance, specializzata nelle assicurazioni per le piccole imprese e valutata per $2 miliardi; e wefox, che offre invece piattaforme digitali pensate per connettere assicuratori, clienti e distributori.

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E-health, che cos’è la sanità digitale e quali tecnologie usa

Negli ultimi dieci anni l’e-health, o sanità digitale, ha visto una forte crescita, spinta soprattutto di recente dalla pandemia.  Le tecnologie dedicate si sono diversificate e specializzate: app per la salute, dispositivi smart indossabili o impiantabili, sistemi di diagnostica digitale, soluzioni data driven potenziati dall’Augmented Reality e dall’Intelligenza Artificiale.

La trasformazione digitale della sanità porta con sé diversi vantaggi e benefici, che toccano il paziente, il medico e l’intero sistema sanitario, ed è un’opportunità per promuovere un modello sostenibile di miglior accesso alle cure.

A livello globale, PWC prevede una crescita del mercato della sanità digitale da 147 miliardi di dollari stimati nel 2019 a 234,5 miliardi di dollari nel 2023.

Sanità digitale, la spinta della pandemia

Secondo gli analisti di Deloitte il 65% (in Italia 66%) dei medici europei ha dichiarato che la propria organizzazione ha incrementato l’impiego di tecnologie digitali per supportare il lavoro degli operatori sanitari.

Per quanto riguarda invece l’utilizzo di tecnologie digitali per fornire supporto e modalità di ingaggio virtuali ai pazienti, il 64% dei rispondenti in Europa dichiara di aver assistito in generale a un incremento.

E-health, un approccio incentrato sul paziente

Rispetto alla sanità tradizionale, l’e-health si evolve in una direzione più integrata e disruptive, che mette al centro il paziente anziché il medico.

Il nuovo approccio digitale alla sanità vede il paziente non come destinatario passivo, ma come attore attivo, dandogli gli strumenti per accedere alle cure in modo più rapido e funzionale, potendo contare su consigli e informazioni affidabili. In parallelo, offre maggiori garanzie di trasparenza in merito ai dati sanitari, permettendo al paziente di mantenere il possesso per decidere con chi condividerli e per quali scopi. L’approccio paziente centrico permette inoltre di alimentare processi di prevenzione che si basano sull’identificare e riconoscere il paziente, così da seguirlo in maniera quanto più possibile personalizzata.

E-Health, le tecnologie

In Europa si sta registrando un frequente utilizzo delle tecnologie digitali per accedere all’assistenza sanitaria, compreso l’utilizzo di Internet per la ricerca delle informazioni, la prenotazione degli appuntamenti e le teleconsultazioni.

A favorire questo nuovo approccio alla sanità sono innanzitutto le le tecnologie di connessione di ultima generazione: il 4G e, ancora di più, il 5G, che abilitano rilevazioni, analisi dati e risposte in tempo reale.

Si diffonde anche l’utilizzo di intelligenza artificiale e deep learning, con funzioni di tecnologia predittiva, monitoraggio del dati biometrici e simili processi data driven.

Anche l’IoT viene in aiuto al medico, soprattutto applicato alle piattaforme di telemedicina e alla “smartificazione” di apparecchiature mediche in un sistema interconnesso.

Scopri i progetti di e-Health in Italia e molto altro nell’articolo integrale su ZeroUno

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Digital Health: Healthware Group acquisisce la finlandese Make Helsinki

Healthware, il gruppo italiano di consulenza, marketing e innovazione al servizio delle aziende dei settori life science e assicurazione, acquisisce l’agenzia finlandese Make Helsinki Ltd, fondata nel 2015, specializzata in servizi di comunicazione che vanno dalla Realtà Virtuale alla Customer Experience, dal Design alla Realtà Aumentata e al recruitment per studi clinici.

Dice il CEO di Healthware Roberto Ascione: “Un’operazione che estende la nostra presenza nell’area Nordics & Baltics, incrementando ulteriormente la copertura internazionale”.

Healthware, il gruppo italiano per la digital health

Healthware, fondata nel 1997 e guidata dall’esperto di salute digitale Roberto Ascione (che qui abbiamo intervistato e che ha fatto parte della giuria della settima edizione di Open-F@b CallforIdeas appena conclusa), ha visto una rapida crescita negli ultimi anni, diventando un partner in grado di guidare la trasformazione digitale delle aziende life-sciences e un player attivo nell’ecosistema dell’innovazione, con uno speciale focus sulle startup di digital health e di digital therapeutics.

Healthware, assieme al joint venture partner Intouch, rappresenta il primo player globale indipendente con un team combinato di oltre 1300 persone e una forte presenza internazionale con uffici a New York, Boston, Kansas City, Chicago, Londra, Colonia, Milan, Roma, Salerno e Mumbai.

All’inizio del 2019, Healthware Group ha beneficiato di un investimento da parte di FITEC (Fondo Italiano Tecnologia e Crescita), che ha contribuito ad accelerare il percorso di crescita, favorendo acquisizioni strategiche nell’ambito delle scienze della vita e della sanità digitale.

Che cosa fa Make Helsinki

Make Helsinki è un’agenzia con una vasta esperienza nello sviluppo di servizi e prodotti digitali per le aziende farmaceutiche e del benessere in settori come il mobile, il web, la realtà virtuale e la realtà aumentata e il marketing digitale. I progetti di Make Helsinki comprendono software GMP (Good Medical Practices), GCP (Good Clinical Practices) e software convalidati CE, servizi per studi clinici e soluzioni terapeutiche digitali.

Healthware e Make Helsinki, una collaborazione consolidata

Con l’acquisizione di Make Helsinki, frutto di una consolidata collaborazione tra le due realtà, il gruppo italiano si arricchisce delle conoscenze e competenze tipiche dei paesi nordici, come il design, la user experience avanzata e le tecnologie digitali più innovative. L’acquisizione combina così i servizi di digital health, consulenza strategica e di comunicazione di Healthware, con l’esperienza di Make Helsinki nella realtà virtuale, nella customer experience, nel design e nel reclutamento dei pazienti per le sperimentazioni cliniche.

Amplia la presenza internazionale del gruppo italiano, con la realizzazione di un hub dedicato al nord Europa e alla regione baltica, oltre le sedi di Salerno, Roma, Milano in Italia e le altre presenti in Germania, nel Regno Unito e negli Stati Uniti.

La società finlandese sarà ribrandizzata come Healthware, e Petteri Kolehmainen, CEO e co-founder di Make Helsinki, assumerà il ruolo di Managing Director Finland di Healthware Group.

“Abbiamo collaborato insieme per diversi anni – commenta Petteri Kolehmainen – scoprendo una forte affinità culturale e di obiettivi. Come parte di Healthware Group possiamo servire al meglio i nostri clienti attuali e futuri, più velocemente e con una competenza più ampia che mai”.

Roberto Ascione, CEO e fondatore di Healthware Group, aggiunge: “Siamo entusiasti di questa nuova acquisizione che estende la nostra presenza internazionale nell’area Nordics & Baltics e rafforza l’esperienza in discipline chiave sempre più importanti per il futuro della salute”.

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Come il Covid sta cambiando la percezione del rischio salute negli italiani

Il rischio rispetto alla perdita delle libertà personali sfiora appena il 7%  degli italiani, il 9% si preoccupa degli effetti psicologici del coronavirus, il 38% delle conseguenze economiche e il 43% è giustamente molto preoccupato della propria salute. Sono alcuni dei dati rilevati dallo studio di Deloitte ‘From now on – Future of health insurance COVID-19: come rispondere all’urgenza di servizi in ambito salute?‘.

L’indice di paura degli italiani è il più alto in Europa (i cittadini spaventati sono circa il 90%), ma sopratutto, nota lo studio,  oltre alla diffusione e alla pericolosità del virus, preoccupa  l’impatto del COVID-19 sul sistema sanitario nel suo complesso.

Fatto che finora è emerso poco nelle cronache, ma che i cittadini già percepiscono e vivono sulla propria pelle: le altre malattie non si sono scansate perché è arrivato il coronavirus, però tutta la gestione sanitaria ‘ordinaria’ è stata messa in secondo piano dall’emergenza, prova ne sia che, secondo quando dichiarato a Libero da Walter Ricciardi ” il rinvio di ricoveri e interventi sta già facendo aumentare del 10% la mortalità per malattie oncologiche e cardiovascolari”  in Italia. Ma non solo, i disservizi sanitari si manifestano in ogni area: si va dalla impossibilità di prenotare le visite specialistiche, ai farmaci che mancano, dai malati cronici e addirittura ai malati di cancro trascurati, ai quali vengono negate le cure.

Da una parte il servizio è stato messo in “stand by”, dice Deloitte, e ha preso in carico solo casi molto gravi. Questo ha avuto conseguenze significative: più di un italiano su due è costretto a rinunciare, sospendere o rimandare cure e terapie mediche a causa dell’attuale emergenza. Dall’altra, gli ospedali, i centri diagnostici, i centri per anziani, il pronto soccorso sono alcuni dei luoghi in cui il virus ha circolato con maggior forza e velocità. Proprio dove ci si sentiva al sicuro e curati.Questo ha generato timore e paura che hanno portato, ad esempio, alla diminuzione nel numero di pazienti che usufruiscono del pronto soccorso anche se urgente e necessario (es. -50% di pazienti con ictus celebrale nel Q1 2020 rispetto al Q1 20196; -40% di pazienti con infarto tra febbraio e marzo7). Le conseguenze sono facilmente immaginabili. La sempre più concreta percezione del rischio e le difficoltà di accesso al servizio hanno quindi generato negli italiani cambiamenti sostanziali rispetto al tema salute e benessere.

Tuttavia, come sappiamo, l’italiano ha fatto di necessità virtù e ha cominciato a usare il digitale: dalla prenotazione dei servizi alle video visite,  dalla richiesta di farmaci e di specialisti a domicilio al monitoraggio delle cure. Anche gli operatori hanno dovuto adattare i propri modelli e spostarsi verso il “virtual care”. Ad oggi, i video e tele consulti specialistici, sono per la quasi totalità erogati da medici e strutture, spesso tramite piattaforme sviluppate ad hoc da società terze e start-up. I fondi erogati per le start-up di telemedicina e monitoraggio pazienti sono cresciuti rispettivamente del 1818% e 168% rispetto al Q1 2019 a livello mondiale.

Questi cambiamenti, questa digitalizzazione dei servizi sanitari, è destinata a restare anche una volta che la pandemia sarà vinta, perché tali sistemi hanno dimostrato di essere efficaci per migliorare i servizi sanitari, renderli più accessibili e capillari. Questo comporta, e comporterà sempre di più, un coinvolgimento delle compagnie assicurative e una rimodulazione del loro ruolo, dice Deloitte, per rispondere a nuovi bisogni delle persone.

La società di consulenza individua quattro leve di intervento:

A. Lanciare nuove soluzioni di servizio

B. Gestire l’innovazione industrialmente

C. Costruire modelli distributivi in grado di intercettare i giusti target

D. Disporre di un modello operativo dedicato ed abilitante

Ma soprattutto, dice, esiste un quinto punto, forse addirittura al di sopra di tutto questo e che in Italia sarebbe una vera rivoluzione, cioè aprire le porte ad una valutazione più profonda su come il settore assicurativo possa supportare il Sistema Sanitario Nazionale garantendo un pieno coordinamento tra pubblico e privato.

Qui di seguito una schematizzazione di come i servizi assicurativi in ambito salute potrebbero evolversi.

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Digital Health, 8 idee per innovare la salute e affrontare il Covid-19

Oggi, 29 ottobre 2020, per 8 startup della digital health prende il via Open Accelerator, il programma di accelerazione internazionale del Gruppo Zambon, che sarà erogato per 4 settimane, causa pandemia,  esclusivamente online. Si tratta di realtà provenienti da Italia, Spagna, Portogallo, Lussemburgo, Stati Uniti e Canada, selezionate tra numerose candidature pervenute per questa quarta edizione di Open Accelerator, che vedrà anche delle sessioni speciali che includono due approfondimenti interattivi con alcuni esperti nel settore: il primo dedicato alla raccolta di fondi realizzato grazie alla presenza di Venture Capital e Business Angel e il secondo sulle opportunità di collaborazione con le aziende assicurative per le startup digital health.

Un vero e proprio percorso di accelerazione a 360° che garantisce ai partecipanti una formazione di alto livello per un valore complessivo di circa 25.000€ a partecipante.

“L’avvio di Open Accelerator è uno sguardo al futuro di cui abbiamo sempre bisogno, ma mai come oggi le grandi sfide che attendono il mondo della salute e la sostenibilità del sistema, così come il ruolo importante che possono giocare le startup, sono così evidenti – commenta Elena Zambon, Presidente dell’omonima impresa farmaceutica e ideatrice del programma di accelerazione – Siamo sempre più convinti che la nostra responsabilità sia anche quella di promuovere imprenditorialità di valore, cercando di anticipare il futuro”.

LE 8 IDEE CHE PARTECIPERANNO AL PROGRAMMA

L’edizione 2020 di Open Accelerator è dedicata alle soluzioni digitali più all’avanguardia e utili a migliorare la vita dei pazienti, principalmente nelle aree terapeutiche del sistema nervoso centrale e respiratorio, e introduce anche una categoria speciale dedicata al Covid-19 e ai nuovi modi di interazione tra professionisti sanitari, Industria e comunità. Ma quali sono le idee ritenute particolarmente meritevoli? Eccole qui di seguito:

#1 – IL DISPOSITIVO INTERATTIVO PER LA RIABILITAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO

Proveniente dal Canada, la startup Hyivy Health si concentra sulla salute della donna attraverso un dispositivo di riabilitazione del pavimento pelvico. Il dispositivo è smart, validato clinicamente e può essere utilizzato comodamente a casa del paziente. Il loro prodotto, pensato per la riabilitazione post operatoria e post partum, include funzioni elettriche e meccaniche, nonché un’app per mostrare dati, video educativi e monitorare i progressi. L’obiettivo è quello di creare un dispositivo che monitora, traccia e previene diversi disagi vissuti dalle donne per capire se e come intervenire.

#2 – IL SOFTWARE CHE CALCOLA LA PROBABILITÀ DI AVERE MALATTIE RESPIRATORIE

La startup lussemburghese VoiceMed si è affidata all’intelligenza artificiale per elaborare il suo software che calcola la probabilità che una persona soffra di malattie respiratorie attraverso l’analisi dei biomarcatori vocali raccolti attraverso la tosse, il respiro ed il linguaggio. Un’idea innovativa, utile per far fronte all’emergenza sanitaria legata al COVID-19, che vuole semplificare l’accesso all’assistenza sanitaria attraverso uno screening delle malattie rapido, accurato e da remoto.

#3 – LA PIATTAFORMA DI NEGOZIAZIONE PER ACCELERARE L’ACCESSO A CURE INNOVATIVE

Axess4You è la startup milanese che sta lavorando a una piattaforma trasparente di negoziazione dei prezzi tra sistema sanitario e aziende farmaceutiche con l’obiettivo di accelerare l’accesso a cure innovative. Axess4You vuole creare il primo archivio integrato e certificato di dati per diverse aree terapeutiche al fine di migliorare le negoziazioni di market access e velocizzare gli iter di approvazione.

#4 – UNA WEARABLE TECHNOLOGY PER VALUTARE LA CAPACITÀ MOTORIA PER I MALATI DI PARKINSON

La startup pisana WEARnCARE fa leva sulla combinazione di wearable technology, intelligenza artificiale e protocolli standardizzati, per fornire ai neurologi un sistema accurato e affidabile per valutare le capacità motorie dei malati di Parkinson, rendere oggettiva la diagnosi clinica e monitorare la progressione della patologia. Il prodotto serve da supporto decisionale nella valutazione dei primi sintomi e per monitorare le variazioni dovute a cambiamenti della terapia farmacologica.

#5 – IL VIDEOGAME PERSONALIZZATO PER MIGLIORARE LA SALUTE MENTALE

La portoghese Nevaro ricorre all’espediente del serious game, ovvero dei videogame che vanno oltre l’intrattenimento e diventano dei veri e propri strumenti educativi, per migliorare la salute mentale, aiutando in modo particolare chi soffre di esaurimento nervoso. Il videogame, grazie anche a una serie di bio marcatori fisiologici e comportamentali e a un visore, analizza agli stati d’animo dei giocatori, si adatta agli stati d’animo e fornisce contenuti terapeutici in tempo reale in grado di alleviare lo stress o di mitigare gli stati d’ansia.

#6 – IL SISTEMA DI MONITORAGGIO PER PREVENIRE LE COMPLICAZIONI POST OPERATORIE

The BreatheCore Adaptive Autopilot e la startup italoamericana che partecipa a Open Accelerator con un progetto sulle malattie del sistema respiratorio. In particolare, il team internazionale ha ipotizzato un sistema di monitoraggio del drenaggio toracico che offre l’analisi dei dati in tempo reale, in modo da poter migliorare i risultati clinici, evitare complicazioni prevedibili e potenzialmente fatali e modulare lo stato funzionale intrapleurico.

#7 – IL PULSOSSIMETRO INDOSSABILE PER IL MONITORAGGIO CONTINUO DELLA SATURAZIONE

Anche la spagnola Oxifing è scesa in campo per dare il suo contributo all’assistenza per i malati di COVID-19. In particolare, il team spagnolo propone un pulsossimetro indossabile utile a monitorare in modo continuo la saturazione periferica di ossigeno e la frequenza cardiaca. La soluzione, brevettata, è particolarmente precisa, è personalizzata sui parametri fisiologici del paziente ed è utilizzabile anche per l’attività sportiva e per la fisioterapia domiciliare.

#8 – LO SMARTWATCH PER LE PERSONE AFFETTE DA MALATTIE NEURODEGENERATIVE

Nemo Lab, Hub italiano per lo sviluppo di innovazioni tecnologiche nelle malattie neuromuscolari sostenuto dal Centro Clinico Nemo, propone una soluzione efficace per seguire da remoto i pazienti affetti da malattie neurodegenerative o con marker genetici che ne indicano una predisposizione. Il servizio nasce dalla combinazione di tre elementi: uno smartwatch – che raccoglie dati dal paziente – un’app – che convalida i dati raccolti dal dispositivo e propone dei test cognitivi – e un sito dove vengono integrati tutti i dati raccolti dei pazienti.

A dicembre, al termine del programma, i progetti ritenuti più meritevoli (fino a un massimo di 3) saranno premiati con un investimento fino a € 100.000 ciascuno.

“L’impatto della pandemia ha evidenziato come solo preparandoci sia possibile gestire l’imprevisto. Per questo lavorare sui processi di innovazione, “istituzionalizzarli” e renderli una parte costante della nostra società diventa fondamentale. Con Open Accelerator vogliamo conciliare l’esigenza di soddisfare in modo etico e sostenibile un bisogno primario, ovvero la tutela della salute umana, con l’esigenza di creare dei percorsi di crescita imprenditoriale sostenibili e di impatto. Siamo orgogliosi delle proposte arrivate quest’anno e non vediamo l’ora di premiare le idee tecnologicamente innovative che avranno anche un chiaro impatto in termini di progresso e miglioramento della qualità della vita dei cittadini” – ha dichiarato Fabrizio Conicella, General Manager e Board Member di OpenZone e Zcube.

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Microassicurazioni e telemedicina, l’insurtech Bima raccoglie altri 30 milioni

A cominciare dal 2016 BIMA ha fatto molto parlare di sè. Svedese, guidata da due giovani manager, Gustavf Agartson (un talento della sostenibilità) e la sua vice Mathilda Strom, la società ha raccolto fino a oggi oltre 200 milioni di dollari, tra cui un recente investimento da 30 milioni che coinvolge Allianz X e Leapfrog, che avevano già partecipazioni e il fondo cinese  CreditEase Fintech Investment Fund (CEFIF).  E’ nata proponendo microassicurazioni mobile-first nei Paesi emergenti attraverso un modello di business molto particolare: Bima stringe partnership con operatori di telefonia mobile e compagnie di assicurazione, in sostanza fa da ponte tra questi due provider per fornire polizze vita, salute e infortuni tramite telefono cellulare. I vantaggi emergono per tutti: i provider di servizi mobile rafforzano la propria relazione con i clienti e le assicurazioni aumentano la base clienti in mercati difficili da raggiungere, inoltre la società offre loro la collaborazione sul fronte dello sviluppo del prodotto e della distribuzione attraverso una propria rete di agenti locali “formati”: nei mercati di riferimento per BIMA è infatti molto importante creare la “cultura” sull’importanza dell’assicurazione e il contatto umano è sotto questo profilo insostituibile.

Questo modello è attecchito e ha cominciato a crescere come un veloce rampicante, sostenuto da investimenti.

Con lo scoppio della pandemia, Bima oltre alle polizze di assicurazione vita e sanitaria, a cominciato a offrire servizi di telemedicina e ha fatto boom di richieste del servizio, e anche di  ampliamento dello stesso per includere programmi sanitari per la gestione delle malattie e l’offerta di sconti per le farmacie.

Gustaf Agartson, fondatore e CEO della BIMA, ha dichiarato in una nota stampa: “L’inizio di COVID-19 ha reso evidente il valore della telemedicina, per aiutare a prevenire la diffusione delle malattie, e l’importanza dell’assicurazione, per la pace della mente. Attraverso soluzioni digitali, e un tocco umano, siamo stati in grado di servire le comunità difficili da raggiungere con strumenti e servizi che portano loro sicurezza in un momento così difficile. I fondi che abbiamo raccolto ci permetteranno di espandere le nostre attività e di investire ulteriormente nella nostra offerta di prodotti che ci aiuteranno a crescere rapidamente per soddisfare la domanda senza precedenti dei nostri servizi”.

BIMA ha ora registrato 2 milioni di consulenze di teleassicurazioni e ha in portafoglio circa 35 milioni di polizze assicurative e sanitarie, facendo crescere la sua base di clienti di circa 11 milioni di persone negli ultimi due anni. Attualmente è attiva in 10 Paesi – Ghana, Tanzania e Senegal in Africa; e in Bangladesh, Cambogia, Indonesia, Malesia, Malesia, Pakistan, Filippine e Sri Lanka in tutta l’Asia.

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Digital health, la startup della salute mentale Ginger che ha raccolto 120 Mln $

Salute mentale on-demand, questo è Ginger, startup fondata nel 2011 a San Francisco che ha in questi anni progressivamente convinto sempre più gli investitori e raccolto parecchi finanziamenti, fino ad arrivare al round chiuso proprio ai primi di agosto 2020 pari a 50 milioni di dollari, che le permetteranno una forte crescita in uno scenario di maggiore richiesta del mercato dovuto alla pandemia. Il round d’investimento è stato guidato da Advance Venture Partners e Bessemer Venture Partners, tra gli altri partecipanti vi sono Cigna Ventures e investitori esistenti come Jeff Weiner, presidente esecutivo di LinkedIn, e Kaiser Permanente Ventures. Quest’ultimo round di investimenti porta il finanziamento totale della società a oltre 120 milioni di dollari.

Ginger riunisce educatori comportamentali, terapisti e psichiatri, che forniscono cure personalizzate attraverso il proprio smartphone. Questi includono il coaching comportamentale, la video terapia e le attività autoguidate – tutte attività che vengono misurate e personalizzate utilizzando la piattaforma dati proprietaria dell’azienda.

Il suo modello di business è attualmente rivolto soprattutto al welfare: milioni di persone  usano Ginger attraverso le partnership dell’azienda con i datori di lavoro, i piani sanitari e i partner strategici, e oggi più di 200 società, dalle startup alle Fortune 100, collaborano con l’azienda.

La società ha sottolineato che negli ultimi mesi ha registrato “una domanda alle stelle” per la cura dell’ansia e della depressione tra i lavoratori statunitensi. A luglio, ad esempio, i suoi tassi di utilizzo settimanale per il coaching e la terapia/psichiatria erano rispettivamente del 125% e del 265% superiori ai tassi pre-COVID-19.

“Il nostro sistema di salute mentale è stato a lungo inadeguato. Ma nel bel mezzo di una pandemia mondiale e di un clima sociopolitico tumultuoso, ci troviamo di fronte a un territorio inesplorato, la gente chiede cure migliori e i maggiori finanziatori dell’assistenza sanitaria riconoscono la necessità di rispondere. Ginger è l’unico in grado di invertire il corso di questa crisi su vasta scala. Con questo investimento, possiamo accelerare il nostro lavoro per fornire un’incredibile assistenza sanitaria mentale a una frazione del costo per le centinaia di milioni di persone in tutto il mondo che la meritano”. – ha affermato Russell Glass, CEO di Ginger.

Quello della salute digitale (Digital Health) è uno dei temi di riferimento della settima edizione del contest internazionale promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp, quest’anno dedicata al Next Normal, il futuro dopo la pandemia. Si cercano, quindi, idee, soluzioni e prodotti innovativi in tutti gli ambiti della vita delle persone.  Candidature aperte fino al 30 settembre, questo il sito dedicato dove si può fare application.

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Digital Health, la crescita e le startup

La digital health, o  salute digitale è il punto d’incontro tra tecnologie digitali e il settore della salute personale, del benessere, dell’assistenza sanitaria. La digital health è telemedicina, ma è anche fascicolo sanitario elettronico, app salute, ricetta sanitaria elettronica, digital therapeutics,  IoT e dispositivi indossabili, robotica, ecc.

E’ un settore piuttosto ampio, che cerca di rispondere fondamentalmente a una mission: una sanità migliore, più accessibile per tutti, più efficiente, più intelligente.

La digital health e la sanità territoriale

La salute digitale fa rima con prevenzione, personalizzazione, sanità di prossimità, sanità territoriale.

Quest’ultima è quella che ha fatto acqua in Italia nell’emergenza Covid e che ci ha distinto per numero di morti da Paesi come la Germania, dove il supporto sanitario a domicilio è molto più diffuso, come dice l’Osservatorio delle Malattie Rare, che sottolinea: ‘Tra gli addetti ai lavori, ma anche nella consapevolezza collettiva, è ormai piuttosto chiaro che il problema di gestione sanitaria dell’emergenza COVID-19 non fosse tanto, o anzitutto, nella quantità di posti letto, quanto nella facoltà di ‘arrivare prima’ del ricovero, e semmai evitarlo. Facoltà che da anni si invoca con la formula della “sanità territoriale”, che altro non è che la possibilità di dialogo tempestivo e assistenza diretta. Semplice, a casa, addirittura a portata di smartphone o PC. Basta chiedere a Paesi europei come la Germania, dove il ‘mistero dei pochi morti’, a fronte di contagi vicini ai nostri, in realtà non c’è, perché trova risposta in un sistema personalizzato di supporto sanitario, anzitutto a domicilio“.

Sono anni che la digital health si va sviluppando in tutto il mondo e che molti esperti ci dicono che è il futuro della medicina e della sanità, ne avevamo parlato con Roberto Ascione fondatore di Healthware, ma con la pandemia ogni possibile remora culturale, comportamentale, organizzativa ha ceduto di fronte alla necessità di farvi ricorso, mostrando palesemente quanto gli strumenti tecnologici possano fare la differenza nella gestione sanitaria. Lo hanno capito i medici in primis.

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Secondo un report di CompuGroup Medical (CGM) sulla risposta digitale in Italia all’emergenza Covid-19, oltre 4mila medici, farmacisti, dentisti, psicologi e altri operatori hanno utilizzato la piattaforma di teleconsulto Clickdoc, fornita gratuitamente durante l’emergenza per alimentare la relazione medico-paziente, salvaguardare la continuità assistenziale, con particolare riferimento alla cronicità. Quasi 5.300 farmacie hanno già aderito a ricettainfarmacia.it, sistema che, fornito anch’esso gratuitamente, permette al paziente l’invio della ricetta elettronica (NRE) direttamente alla sua farmacia, così da ridurre spostamenti e file e ricevere i medicinali anche a domicilio.

Questi sono solo una parte dello scenario ‘competitor’ tra le applicazioni di telemedicina che hanno registrato una straordinaria crescita nei mesi scorsi o che sono nate sull’onda dell’emergenza: l’ Instant Report COVID-19 n. 8 di ALTEMS (Università Cattolica) pubblicato lo scorso maggio, ha censito quasi 140 soluzioni di telemedicina, avviate dalla singole aziende sanitarie a partire dall’inizio di marzo, oltre i due terzi delle quali dedicate all’assistenza dei pazienti “non covid”. Vi sono poi diverse piattaforme ‘private’: PagineMediche.it (che a marzo in 10 giorni ha visto l’iscrizione di oltre mille medici alla piattaforma di videovisita), Miodottore.it, DaVinci Salute, Telemedicina del Centro medico Santagostino, Topdoctors, LiviConnect, Ultraspecialisti, ecc.

Come riporta la tabella precedente, l’universo digital health, comprende altro oltre alla telemedicina: è anche fascicolo sanitario elettronico, app salute, ricetta sanitaria elettronica, digital therapeutics,  IoT e dispositivi indossabili, robotica, ecc.

L’ecosistema digital health

A livello di player l’ecosistema comprende grandi aziende, start-up, istituzioni, investitori, il mondo dei medici, degli operatori sanitari e dei farmacisti, le strutture ospedaliere pubbliche e private, le RSA, i pazienti stessi e i caregiver, il mondo della formazione, delle università, della ricerca, ma anche quello delle assicurazioni. Il successo della digital health dipende da tutti questi elementi ed è un processo anche culturale, che mette la persona al centro e ha come obiettivo il miglioramento della salute individuale e del sistema sanitario.

Sul fronte del venture capital e delle startup, che tendono a dettare le tendenze di quello che chiamiamo ‘futuro’ , è opinioni degli esperti che nonostante un rallentamento generale degli investimenti dall’inizio dell’anno, causa coronavirus, nei prossimi mesi il settore sarà probabilmente più vivace proprio nei settori direttamente coinvolti nella lotta alla pandemia (i.e., settore dei dispositivi medici e biotecnologie) o in quelli che prevediamo possano influenzare la ripresa dell’economia mondiale nella fase post-Covid-19 , in primis la digital health.

Le startup in primo piano

Rock Health

Negli Stati Uniti, un nuovo report di Rock Health, ha evidenziato un’esplosione degli investimenti in digital health, dall’inizio della pandemia, con una raccolta di capitali che ha raggiunto i 5,4 miliardi di dollari (4,79 miliardi di euro) nei primi sei mesi del 2020 e i tagli delle operazioni aumentano. E’ recentissima la notizia dell’investimento pari a 200 milioni di dollari nella startup RO, una piattaforma digitale per la salute che si prende cura del paziente dalla diagnosi alla delivery della cura e all’assistenza. Il suo Ceo CEO Zachariah Reitano ha espresso un concetto molto importante a Crunchbase.

“Pensiamo che l’assistenza sanitaria digitale sia qui per restare”, ha detto Reitano. “Anche se non tutte le problematiche sanitarie sono adatte per l’assistenza a distanza, pensiamo di essere nel bel mezzo di un massiccio cambiamento paradigmatico verso una mentalità digitale, dove i pazienti penseranno prima di tutto se possono ricevere un’assistenza sicura e di alta qualità online, e poi cercheranno un’assistenza di persona, se può servire meglio le circostanze specifiche”.

1000Farmacie

Un esempio italiano recente è invece 1000Farmacie, che ha chiuso un round di investimento da 1,5 milioni di euro, sottoscritto da gruppi industriali, investitori, come Fin Posillipo Spa ed Healthware Ventures.

La società è nata nel 2019 con lo scopo di unire le migliori farmacie italiane, con i rispettivi magazzini, per mettere a disposizione degli utenti la possibilità di scegliere tra un’ampia gamma di prodotti al prezzo migliore e riceverli direttamente a casa tramite il servizio di consegna, ma, complice il Covid, ha già ampliato la sua missione.

“L’attuale esperienza sanitaria è estremamente frammentata comportando disagi per il cliente finale. 1000Farmacie punta ad unificare l’esperienza sanitaria digitale: dall’acquisizione di informazioni attendibili online alla consegnadi farmaci a domicilio in poche ore, passando per teleconsulto e test diagnostici. La nostra piattaforma riunisce in modo sinergico circa 1000Farmacie autorizzate, con l’obiettivo di offrire ai consumatori il più grande assortimento disponibile e la possibilità̀ di acquistare in sicurezza online direttamente dalle farmacie di fiducia”, ha affermato il CEO e cofondatore Nicolò Petrone.

DaVinci Healthcare

Un altro esempio, sempre italiano, è DaVinci Healthcare, che ha sta vivendo una grandissima crescita, ‘del 70% al mese negli ultimi 12 mesi e con questo passo li triplicheremo ancora nei prossimi mesi. Entro il 2020 prevediamo una crescita del 300%”, dice in questa intervista Stefano Casagrande CEO della società –  commentando la chiusura della loro campagna di equity crowdfunding in overfunding prima del termine.

DaVinci è una startup innovativa che fa telemedicina, in particolare teleconsulti e telemonitoraggi, facendo leva sulle più avanzate tecnologie, offrendo servizi medici e psicologici a distanza in video o chat. Il servizio è offerto tramite app o webapp e garantisce un tempo di attesa massimo di 20 minuti.

Le piattaforme di telemedicina stanno facendo un grande lavoro di supporto all’assistenza territoriale, DaVinci Healthcare, per esempio, sta collaborando con la più grande cooperativa di medici di medicina generale che copre tutto il territorio lombardo e vede 750 medici di famiglia coinvolti.

Anche l’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano ha registrato un’evoluzione nel comportamento sia dei professionisti sanitari che dei pazienti negli ultimi mesi. Secondo i dati, “oltre al 13% dei medici di medicina generale e al 23% di medici specialisti che utilizzavano già questi strumenti e vorranno farlo anche in futuro, rispettivamente ben il 56% e il 37% dei medici che non avevano mai usato questi strumenti si è convertito e intende farlo in futuro”.

Metawellness

Altra startup italiana che possiamo inserire nell’universo digital health, ma è diverso dalla telemedicina, è Metawellness, che ha ideato un braccialetto sinteticamente definito anti-Covid: si chiama Labby Light e ha due funzioni, una per il distanziamento sociale, l’altra per il tracciamento dei contagi. Recentemente la società ha avviato una campagna di crowdfunding per realizzare  il primo bracciale al mondo in grado di rilevare congiuntamente battito cardiaco, temperatura corporea ed ossigenazione del sangue, che troverà applicazione sia in ambito sportivo sia nel campo della telemedicina essendo certificato come dispositivo medico.

Il Next Normal è della Digital Health

La prova provata che il boom della salute digitale non si sgonfierà ci arriva da un’altra startup italiane di teleassistenza infermieristica specializzata fornita da ParkinsonCare. Il servizio, ideato da Careapt – startup del gruppo Zambon – e reso gratuito fin dalle primissime fasi dell’emergenza grazie alla collaborazione con Confederazione Parkinson Italia Onlus, che ha registrato negli ultimi tre mesi (a lockdown concluso)  4.500 chiamate, 3.389 interventi di teleassistenza, 235 video-consulti con neurologi e altri professionisti del team multidisciplinare, e riducendo a 7 accessi al MMG (medici di medicina generale) e 2 soli accessi al Pronto Soccorso.

Di questo esempio italiano hanno parlato anche pubblicazioni scientifiche internazionali,  come il  Journal of Parkinsonisms and Related Disorders o su The Lancet, per sottolineare l’importanza della telemedicina per l’assistenza ai malati di particolari patologie, in particolare di quelle neurodegenerative, che possono essere costantemente monitorate da una rete di figure altamente specializzate all’interno del proprio ambiente domestico, in grado di restituire una prospettiva più realistica delle loro condizioni.
Si tratta del cosiddetto modello “home-hub-and-spoke”.

Quello della salute digitale (Digital Health) è uno dei temi di riferimento della settima edizione del contest internazionale promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp, quest’anno dedicata al Next Normal, il futuro dopo la pandemia. Si cercano, quindi, idee, soluzioni e prodotti innovativi in tutti gli ambiti della vita delle persone.  Candidature aperte fino al 30 settembre, questo il sito dedicato dove si può fare application.

Photo by National Cancer Institute on Unsplash

L’articolo Digital Health, la crescita e le startup proviene da InsuranceUp.


1000Farmacie, la startup italiana di online pharmacy

1000Farmacie ha appena annunciato di aver chiuso un round di investimento da 1,5 milioni di euro, sottoscritto da gruppi industriali, investitori, come Fin Posillipo Spa ed Healthware Ventures.

Nata nel 2019 con lo scopo di unire le migliori farmacie italiane, con i rispettivi magazzini, per mettere a disposizione degli utenti la possibilità di scegliere tra un’ampia gamma di prodotti al prezzo migliore e riceverli direttamente a casa tramite il servizio di consegna, la startup ha già ampliato la sua missione, complice forse l’emergenza Covid che ha messo in grandissima evidenza tutto il potenziale della digital health.

“L’attuale esperienza sanitaria è estremamente frammentata comportando disagi per il cliente finale. 1000Farmacie punta ad unificare l’esperienza sanitaria digitale: dall’acquisizione di informazioni attendibili online alla consegnadi farmaci a domicilio in poche ore, passando per teleconsulto e test diagnostici. La nostra piattaforma riunisce in modo sinergico circa 100Farmacie autorizzate, con l’obiettivo di offrire ai consumatori il più grande assortimento disponibile e la possibilità̀ di acquistare in sicurezza online direttamente dalle farmacie di fiducia”, afferma il CEO Nicolò Petrone, nominato tra gli Under 30 di Forbes Italia e in precedenza a capo della piattaforma fintech goMedici.com.

Il mercato delle farmacie online è in forte crescita in Europa e si stima che nel 2023 raggiungerà 10.88 miliardi di dollari nel 20231. In particolare, nel mercato italiano ci sono grandi opportunità di crescita dal momento che l’online pharmacy potrebbe essere la risposta a un mercato frammentato, favorendone la trasformazione digitale e allo stesso tempo offrire ai consumatori un maggiore scelta di prodotti. Proprio in questo scenario si posiziona 1000Farmacie che propone a farmacie, parafarmacie ed altri player sanitari una piattaforma tecnologica per digitalizzare il loro modello di business favorendo la creazione di un canale digitale integrato, sia per la vendita di prodotti autorizzati e con marchio di garanzia CE sia l’offerta di servizi.

Il nuovo round di investimenti consentirà alla startup di continuare a investire nello sviluppo del prodotto e rafforzare il posizionamento sul mercato.  “1000Farmacie rappresenta un servizio di digital health ad alto potenziale di crescita e un’opportunità notevole di digitalizzazione per il settore farmaceutico italiano” – dichiara Roberto Ascione, CEO di Healthware Group e Presidente di Healthware Ventures. “La piattaforma, che ad oggi riunisce già centinaia di farmacie italiane, punta a offrire un’esperienza integrata di salute digitale assicurandosi che il rapporto farmacista–consumatore continui a basarsi su fiducia e affidabilità”.

Durante i mesi di lockdown a causa dell’emergenza Coronavirus, la startup ha promosso diverse iniziative di responsabilità sociale tra cui la distribuzione a Milano di mascherine gratuite ai riders di Deliveroo, sostenendo così chi è stato impegnato in un servizio essenziale come la consegna di cibo a domicilio

Photo by Adam Nieścioruk on Unsplash

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