L’impatto coronavirus sullo sviluppo dell’auto autonoma

Riporta un articolo di Mashable, realizzato dalla giornalista Sasha Lekach, che Motional, il nuovo marchio di auto a guida autonoma frutto della partnership tra la startup Aptiv e Hyundai, ha chiesto a circa 1.000 adulti statunitensi nel mese di lugliocosa ne pensassero del veicolo autonomo (AV). Più del 60% ha detto che gli AV “sono la via del futuro”. Un quarto degli intervistati ha detto di essere interessato a sperimentare la tecnologia regolarmente. Solo un anno fa, l’Associazione Automobilistica Americana (AAA) aveva intervistato un gruppo di americani di dimensioni simili con il risultato che il 71% aveva paura di guidare un’automobile autonoma.

Questo passaggio di mentalità è forse dovuto al Covid? Certamente la pandemia e il lockdown hanno avvicinato tutti, anche i più resistenti, al mondo digitale e alle nuove tecnologie, facendone scoprire i vantaggi. Ma forse sta cambiando proprio il concetto stesso di mobilità e anche come intendiamo la sicurezza.

Secondo il Ceo di Motional Karl Iagnemma, (come riporta sempre Mashable) ‘entro il 2025, se non avrai fatto un viaggio personalmente in un veicolo senza conducente, conoscerai senz’altro qualcuno che lo ha fatto”. La predizione è quindi che i prossimi cinque anni saranno decisivi per l’arrivo della driveless car e per la sua accettazione.

Il Covid ha spinto le persone verso nuove aspettative, che in relazione alle auto, interferiscono anche con il concetto di sicurezza, che adesso deve includere la sanificazione.

‘Gli effetti persistenti della pandemia cambieranno la nostra definizione di sicurezza. Oltre a un viaggio in auto senza incidenti, gli utenti vorranno anche un’esperienza sanitaria senza incidenti’, ha sottolineato Iagnemma.

Frank Menchaca, chief growth officer del gruppo di ingegneria automobilistica SAE International, ha fatto eco al fatto che la pulizia è una nuova preoccupazione che proseguirà nel design AV (autonomous vehicole), specialmente per le corse condivise. “Le regole di sanificazione devono essere applicate”, ha detto.

“I divisori popolari nei veicoli Lyft e Uber diventeranno ora un modo per mantenere i passeggeri separati in veicoli autonomi condivisi, come la navetta autoguidata Origin di Cruise svelata pochi mesi prima dell’epidemia”.

Il boom delle consegne a domicilio

Anthony Townsend, autore del libro pubblicato di recente, Ghost Road: Beyond the Driverless Car, suggerisce di pensare oltre l’uso personale, ma piuttosto alle consegne e alla movimentazione merci.

“C’è una domanda dei consumatori per la consegna senza contatto che persisterà a lungo”, ha detto in una conversazione poco dopo l’uscita del suo libro a giugno. “L’e-commerce sta esplodendo in questo momento, quindi invece di pensare a come spostare gli esseri umani in un’auto robotizzata, “si pensi a come potràcambiare la logistica per spostare tutti quei beni in modo più sicuro, affidabile ed economico grazie all’automazione”, ha osservato.

E’ un esempio già palese di questo l’acquisizione da parte di Amazon della startup Zoox . Qualcosa di nemmeno tanto vagamente ‘pericoloso’ secondo Towsend, che vede Amazon impadronirsi delle città, i furgoni per le consegne di Amazon sono ovunque, sta invadendo il sistema postale, si sta lentamente insinuando nello spazio del marciapiede con i robot di consegna, sta facendo chiudere i rivenditori locali, si sta espandendo nello spazio del negozio di alimentari e sta costruendo enormi impianti fisici che richiedono risorse energetiche sbalorditive.

Menchaca, di SAE International, considera anche lui l’automazione più importante  per gli autotrasportatori, lo shopping online e lo smart working. “Dobbiamo accettare la premessa che le persone saranno riluttanti a fare molto shopping nei negozi fisici”, ha detto. La pressione è alta per aumentare le operazioni di consegna dell’e-commerce.

Anche Katrin Zimmermann, amministratore delegato della società di consulenza per la gestione dell’industria automobilistica TLGG Consulting, ritiene che la consegna autonoma stia prendendo piede prima della mobilità personale. “La guida autonoma diventerà parte della nostra vita quotidiana”, ha previsto. “Non perché stiamo saltando sulle nostre Tesla autonome, ma perché Amazon sta usando un camion a guida autonoma per portarci l’accappatoio che abbiamo ordinato online”.

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Auto, il Grande Cambiamento. Siamo pronti per l’accelerazione?

Se c’è un’industria che meglio esprime le contraddizioni e le opportunità in cui ci troviamo in questa difficile ripartenza dopo la pandemia è certamente quella dell’auto che costituisce un’importante arena competitiva per il settore delle assicurazioni.

Due mesi abbondanti di blocco non potevano che mettere in ginocchio chi lavora per la nostra mobilità: i numeri sono devastanti e, anche se le previsioni parlano di un ritorno al mezzo privato e quindi di una ripresa delle vendite, ci vorrà tempo per recuperare il valore perso, e non solo in termini di ricavi. Si stima che sui piazzali d’Europa siano immobilizzati milioni di veicoli, la svalutazione media quotidiana è di circa 7 euro, la perdita di valore è difficilmente recuperabile.

L’industria dell’auto è un pezzo importante del sistema economico europeo, il 7% del PIL. E non a caso, mentre in Italia si stava dietro alla polemica politica su un prestito  garantito dallo Stato per l’unico brand con una radice italiana, in Francia il presidente Macron annunciava un piano da 8miliardi a sostegno della filiera automotive, con un focus sui veicoli elettrici.

Investimenti di retroguardia per puntellare un’industria pesante senza alcune prospettiva che non leccarsi le ferite? Per nulla, perché c’è un grande futuro per l’industria dell’auto ma sarà molto diverso dal suo passato. “La pandemia ha provocato il più grande cambiamento da quando Henry Ford inventò il modello T, mi ha detto Marco Marlia, fondatore e CEO di MotorK, nel corso di un recente incontro (puoi vederlo qui). MotorK è una tech company italiana leader in Europa, che lavora con il 90% delle case auto per digitalizzare la filiera, soprattutto nella fase di vendita.

Un solo dato per rendersi conto di quel che sta accadendo: prima dell’era Internet per comprare un’auto si andava in concessionaria circa 8,5 volte. In epoca pre-Covid 2,5. MotorK stima che questo numero scenderà a poco più di 1. Una rivoluzione che cambierà tutto: l’uso delle tecnologie, i modelli organizzativi, la gestione degli spazi, il modo di ingaggiare i clienti. Che dovrà essere sempre di più digitale.

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Potrebbe sembrare un paradosso il fatto che un’industria così maledettamente fisica come quella dell’auto debba fare ricorso al digitale per riprendere fiato. Ma non lo è poi così tanto se si guarda in avanti, seguendo le evoluzioni che già si intravvedono per i prossimi decenni. Oggi digital marketing e reputazione sono fondamentali per tornare a vendere, domani Big Data, Internet delle Cose, Intelligenza Artificiale saranno il software indispensabile per fare girare le quattro ruote, come le due e qualsiasi altro veicolo verrà inventato.

Solo due flash per capire dove sta andando il valore: Intel a inizio maggio ha comprato Moovit per un cifra che si avvicina al miliardo di dollari. La startup tedesca Lilium all’inizio di questa primavera ha ricevuto un finanziamento di 240milioni di dollari in un round guidato dalla cinese Tencent. Moovit è il più grande aggregatore mondiale di dati sulla mobilità, che ora servono alla regina dei microchip per i suoi progetti di auto a guida autonoma. Lilium sta costruendo a Monaco, la città di BMW, un veicolo volante per la mobilità urbana che nel 2025 sarà utilizzato per un servizio di taxi.

L’auto è in crisi, W l’auto! anche se sarà molto diversa.

L’impatto sulle assicurazioni sarà importante perché qui non si tratta più di vendere una polizza on line ma di pensarne nuove per veicoli e situazioni mai previste. Cambieranno anche i profili di rischio, ma aumenteranno a dismisura le informazioni a disposizione per gestirli, a patto di saperle usare per cogliere il business e ottimizzare i costi.  Se le compagnie di assicurazione non cominciano a prepararsi adesso per comprendere il cambiamento ed essere pronte a cavalcarlo, il rischio è che a bordo dell’auto dei prossimi decenni del XXI secolo salgano altri player, che stanno già puntando verso il grande business della mobilità.

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Tra 10 anni 3000 km di strade intelligenti in Italia: il progetto Smart Road di Anas

Entro i prossimi 10 anni 3000 km di strade italiane diventeranno smart road: è l’ambizioso progetto di Anas, che prevede un investimento di  1 miliardo di euro. Consentirà ai veicoli che percorrono le autostrade italiane di dialogare tra loro, in modo da scambiarsi dati che possano poi essere utilizzati in vari modi, in particolare per garantire maggiore sicurezza agli automobilisti.

 Il progetto si chiama Piano Smart Road ed è realizzato da Anas, dal 2018 parte del gruppo Ferrovie dello Stato, che gestire strade e autostrade di proprietà dello Stato.  Luigi Carrarini, Responsabile Unità Infrastrutturazione tecnologica della Direzione Operation e Coordinamento territoriale di Anas SpA, spiega: “Di fatto la strada è un grande network, una ragnatela che arriva nei posti più disparati, perciò abbiamo immaginato una grande rete di fibra ottica che collegasse le nostre strade, accompagnata da sistemi di comunicazione radio.”

Il programma Smart Road è in corso di attuazione ed è suddiviso in step, le prime tratte saranno attrezzate entro la fine del 2020. Il traguardo finale è dotare il Paese di una rete stradale efficiente e aperta alle nuove sfide del futuro, dall’alimentazione elettrica alla guida assistita e oltre, come nel caso dei veicoli senza conducente.

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In questo momento, sulla Roma-Fiumicino si sta sperimentando il progetto Wi-fi in motion attraverso un’app in beta test con comandi vocali. Il guidatore che usa l’app otterrà una serie di informazioni utili per il suo percorso come se avesse un’auto connessa, per esempio potrà essere avvertito se sta arrivando un’altra vettura da un’angolazione nascosta alla sua vista.

Il piano prevede diverse tecnologie all’avanguardia, sistemi di sicurezza ed automazione con connessioni di ultima generazione V2X (Vehicle To Everything).  C’è anche una particolare attenzione per la sostenibilità, con la realizzazione di apposite aree denominate Green Island in cui verrà prodotta energia elettrica rinnovabile.

Leggi tutti i dettagli del progetto spiegati da Carrarini nell’articolo integrale su Economyup.

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Driverless car, driverless Tir, a che punto è Google

Driverless car: sul fatto che il potenziale sia enorme, tutti convengono; ma sul fatto che possa essere disponibile in tempi relativamente rapidi, molti sono parecchio scettici.

Alcuni, comunque, negli ultimi anni ci hanno scommesso, investendo miliardi. Il rischio, però, è che il grande entusiasmo iniziale per l’auto a guida autonoma possa rapidamente scemare: prova ne è il fatto che a fine settembre Morgan Stanley abbia deciso di declassare il rating di Waymo, divisione di Alphabet (la holding di Google) che si occupa di guida autonoma: nonostante i proclami e le aspettative degli ultimi anni, infatti, i test vanno a rilento, e nonostante gli investimenti miliardari (secondo Forbes Google ha iniettato nella divisione auto autonome ben oltre 5 miliardi di dollari) i tempi di commercializzazione si stanno sempre più allungando.

Leader del settore negli Usa, Waymo (i cui test più avanzati vengono condotti con i robotaxi a Phoenix, in Arizona) ha anche annunciato poche settimane fa la chiusura della sede di Austin (dove la società ha condotto, nel 2015, il primo test di auto autonoma), in Texas, con lo spostamento di tutto il personale a Phoenix e a Chicago. In un comunicato l’azienda ha sottolineato che la chiusura della sede texana non implica né l’abbandono del campo né un ridimensionamento del programma, ma semplicemente “la necessità di riunire i nostri team operativi” per concentrarsi su Waymo One, il progetto in corso in Arizona.

E sempre a Phoenix la società ha avviato a settembre anche un secondo programma, con test di guida autonoma dedicati ai Tir: si tratta di Waymo Driver, l’estensione di test che Waymo conduce già da un paio d’anni in Georgia, in California e nella stessa Arizona, e che ora verranno concentrati sulle strade urbane di Phoenix e sull’autostrada I-10, tra Phoenix e Tucson. Una scommessa ancor più difficile di quella relativa alle auto: manovrare un camion è molto più difficile, e frenare e cercare di evitare ostacoli più complicato a causa della massa enormemente più grande da rallentare e mantenere in asse per evitare sbandamenti.

Un segnale, quello dell’estensione ai Tir dei test di guida autonoma, che l’auto di Waymo è finalmente pronta? Nonostante lo scetticismo di Morgan Stanley, non è escluso: a giugno Waymo ha infatti stretto un accordo con Renault e Nissan per far uscire i veicoli a guida autonoma dagli States facendoli approdare in Europa e in Giappone; e a ottobre l’azienda ha iniziato a eliminare dai veicoli del programma Waymo One l’operatore umano (che finora era seduto al posto di guida per poter intervenire in caso di problemi), lanciando, come è stato annunciato agli utenti, un servizio “completely driverless”. Il programma prevede dunque che ora alcuni (ma non tutti) robotaxi di Waymo One viaggino senza controllore umano: segno che la società ritiene di aver raggiunto una tale affidabilità con i propri algoritmi da “rischiare” di metterli alla prova senza rete di sicurezza. E segno anche che, forse, l’arrivo di una vera driverless car può essere più vicino di quanto si osasse sperare.

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Smart mobility, quello che devi sapere e le ultime novità sulla nuova mobilità

Una grande piattaforma che si occuperà di car sharing, ride-hailing, ricariche per veicoli elettrici, trasporto multi-modale e parking. In poche parole, una piattaforma dedicata alla smart mobility. È quella targata BMW-Daimler, progetto nel quale rientra la fusione tra due protagonisti del car sharing, car2go e DriveNow, già preannunciata circa un anno fa dalle case automobilistiche tedesche. Il nuovo servizio di condivisione auto nato da questa fusione si chiamerà Share Now, e l’investimento complessivo nella joint venture è calcolato in 1,13 miliardi di dollari.

Questa è solo l’ultima iniziativa nel settore della nuova mobilità. Un segnale concreto della trasformazione nel modo di usare l’auto e di muoversi che si sta diffondendo anche grazie all’uso delle tecnologie digitali: oggi ci muoviamo in città noleggiando auto on demand, usufruendo di servizi di car sharing e bike sharing, ricorrendo a nuovi servizi e modalità di pagamento, guidando veicoli elettrici o senza autista. La smart mobility è già realtà e, oltre al modo di muoversi e viaggiare, sta impattando anche sul business delle assicurazioni mettendo in crisi alcuni prodotti e richiedendone di nuovi.

Smart mobility: che cos’è

Come riporta EconomyUp, la Smart Mobility è una mobilità altamente tecnologica, a misura di cittadino e a basso impatto ambientale. Il termine smart mobility include una serie di elementi: la tecnologia, le infrastrutture per la mobilità (parcheggi, reti di ricarica, segnaletica, veicoli), le soluzioni per la mobilità (tra cui i modelli di new mobility) e le persone. La Smart mobility punta a offrire un’esperienza di mobilità senza soluzione di continuità, dal primo all’ultimo miglio, che sia flessibile, integrata, sicura, on demand e conveniente dal punto di vista economico. L’obiettivo finale dell’introduzione di una mobilità smart nelle nostre città è ridurre traffico e inquinamento, creare flussi di traffico intelligenti e senza interruzioni, e rafforzare le economie di scala per promuovere una mobilità accessibile a tutte le tasche.

Smart mobility e assicurazioni: che cosa sta cambiando

Con l’espansione della smart mobility, è ovviamente destinato a cambiare profondamente anche il mercato assicurativo relativo ai nuovi stili di mobilità. A partire dalle modalità di calcolo del premio assicurativo, che ovviamente non potranno più essere calibrate legando il singolo individuo, la sua età, la professione e le sue abitudini di mobilità al singolo veicolo come accade oggi. Senza contare che nel futuro, con l’avvento della guida autonoma, le cose potrebbero complicarsi ancor di più. Non a caso, un paio d’anni fa, un report di Deloitte si era domandando proprio, nel momento in cui le persone smetteranno di guidare, chi dovrà essere l’oggetto dell’assicurazione auto. E la risposta è che gli assicuratori devono (e dovranno sempre più) ripensare al proprio ruolo all’interno dell’ecosistema della mobilità, e alle loro relazioni con i guidatori, i proprietari e i veicoli. Qualunque siano le politiche adottate dalle assicurazioni per modulare i premi, in ogni caso, la previsione è che, dopo un picco tra il 2025 e il 2030, i costi assicurativi caleranno e saranno ripartiti piuttosto equamente tra auto personali, car sharing e auto autonome. Nel frattempo, alcune compagnie stanno già iniziando a offrire prodotti concepiti proprio per la smart mobility, come ad esempio polizze “on demand” oppure coperture integrate che, oltre alle esigenze di mobilità, riguardino ad esempio casa e famiglia. Non solo. Le compagnie stanno elaborando soluzioni di Instant Insurance, polizze personalizzabili ideate per rispondere alle nuove esigenze di mobilità multimodale e condivisa. L’Instant Insurance segue la persona e non il veicolo, permette di godere della libertà di viaggiare e spostarsi, usando diversi mezzi di trasporto, con tutta la sicurezza e la tranquillità di una protezione personalizzata. Un prodotto che viene incontro ai bisogni di assistenza e copertura assicurativa che emergono prevalentemente tra i giovani, gli abitanti delle aree metropolitane e i professional che effettuano trasferte di lavoro di breve-media distanza utilizzando più mezzi. Fenomeno che si osserva con l’affermarsi di una nuova concezione di mobilità, sempre più multimodale, smart e condivisa, oltre che di forme sempre più diffuse di uso più che di possesso.

Insomma, in tema assicurativo quello della smart mobility è un mercato ancora totalmente da esplorare.

Dalla smart mobility alla sharing mobility

Tassello chiave della smart mobility, e tra i punti più interessanti per le polizze, la sharing mobility – riporta EconomyUp – è il fenomeno in base al quale i trasferimenti da un luogo ad un altro, ovvero la mobilità, avvengono con mezzi e veicoli condivisi: car sharing, bike sharing, scooter sharing, ma anche car pooling e analoghe modalità di condivisione. I business model ispirati dalla sharing economy (economia della condivisione) e dalle tecnologie digitali stanno contribuendo a creare modalità innovative di spostarsi da un luogo all’altro: si pensi ai servizi di ridesharing e on demand come Uber o Lyft o ai programmi di car sharing o bike sharing. L’obiettivo finale è rendere movimenti e flussi più efficienti e meno inquinanti.

Secondo dati dell’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility, a fine 2017 erano già 357 i diversi servizi di mobilità condivisa diffusi sul territorio italiano, tra bikesharing, carsharing, scootersharing, e altre forme, come carpooling e aggregatori. Un fenomeno che ha già messo 18,1 milioni di italiani (28% della popolazione) nella possibilità di usufruire di almeno un servizio di mobilità condivisa, con punte del 46% al nord.

Smart mobility e big data: come cambiano mobilità e trasporti

Alla base del cambiamento che sta interessando il mondo dei trasporti ci sono i big data. In un’intervista rilasciata a EconomyUp, Fabio Pressi, Ceo di Infoblu, ha spiegato come cambiano mobilità e trasporti grazie all’utilizzo, sempre crescente, dei big data. “La mobilità non è più legata al veicolo: oggi l’utente vuole spostarsi dal punto A al punto B nel miglior modo possibile, senza doversi occupare di scegliere il mezzo, ma attraverso una soluzione che gli consenta di muoversi risparmiando tempo o soldi, o entrambi – spiega Pressi -. In questi anni le aziende si sono attivate per capire come ottenere i dati per le soluzioni di mobilità e hanno iniziato a considerare il veicolo come un sensore e da lì a ottenere la mappatura del traffico. La tecnologia ci sta portando ad avere informazioni più complete e integrate. Non ci preoccuperemo più di sapere se in una certa zona c’è traffico, ma ci sarà chi ci suggerisce in automatico il percorso migliore personalizzato e diverso per ognuno di noi. Questa è la mobilità integrata: emergeranno soggetti in grado di dirci che conviene prendere l’auto per un determinato tratto di strada, per poi lasciarla in un parcheggio, salire sulla metro e magari percorrere l’ultimo miglio in monopattino”.

Non solo trasporto: i punti chiave della smart mobility

Smart mobility non significa solo forme alternative di trasporto, è un fenomeno più ampio e complesso ed è basato sui seguenti principi, sui quali anche le polizze sono chiamate a confrontarsi:

1. Flessibilità: Molteplici modalità di trasporto consentono a chi si sposta di scegliere quale di questa è la migliore in un determinato contesto;

2. Efficienza: Il viaggiatore è in grado di arrivare a destinazione con il minimo sforzo e nel più breve tempo possibile

3. Integrazione: Il tragitto completo è pianificato senza tener conto di quali mezzi di trasporto vengono usati

4. Tecnologie pulite: Dai veicoli che causano inquinamento ci si sposta verso quelli a zero emissioni.

5. Sicurezza: Morti e feriti vengono drasticamente ridotti

6. Accessibilità: Tutti devono poter avere accesso alle diverse forme di Smart Mobility.

7. Benefici sociali: La Smart Mobility deve contribuire a una migliore qualità della vita.

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