Midori, lo smart meter innovativo che può diventare la black box della casa

“I dati sono il petrolio del nuovo millennio. Ne avremo a disposizione una quantità sempre maggiore. E il vero problema, in futuro, non sarà il loro accesso, ma la loro analisi e comprensione. La differenza, però, la saprà fare solo chi metterà il fattore human al centro”. Christian Camarda ne è certo. “I dati ci aiutano a creare prodotti mirati ma se non mettiamo la persona al centro non c’è mercato e non c’è successo”. Torinese, 36 anni, ingegnere delle telecomunicazioni, Camarda è il Ceo di Midori, startup vincitrice della sesta edizione di Open-F@b Call4Ideas di BNP Paribas Cardif dedicata alla Human Data Science.

Midori, la pmi per un consumo energetico consapevole. La storia

Midori è una PMI innovativa nata nel 2011, ospitata dapprima all’interno dell’Incubatore I3P del Politecnico di Torino e dal 2018 con sede all’Energy Center del Politecnico di Torino. Si tratta di una società che realizza e vende servizi di analisi energetica e smart metering per fornire dati energetici precisi e di dettaglio. “L’idea è nata durante un master universitario a Torino dove ho incontrato colleghi che, come me, hanno la passione per l’efficienza energetica” racconta il founder della startup. “Insieme ad altri ingegneri ho iniziato a pensare alla possibilità di offrire alle persone strumenti più avanzati di quelli che erano (e che di fatto sono ancora) presenti sul mercato per un consumo consapevole dell’energia”. L’idea alla base dell’allora startup è chiara: realizzare soluzioni per far comprendere meglio a persone e aziende in che modo usano l’energia e come possono ridurre inutili sprechi. La consapevolezza è l’elemento che caratterizza ogni soluzione proposta da Midori, mentre la tecnologia e l’innovazione sono messe al servizio dell’individuo, parte attiva e responsabile di un nuovo modo di vivere sostenibile.

A Christian Camarda, si uniscono subito Awet Abraha Girmay (etiope, ingegnere delle telecomunicazioni), Davide Comba (senior developer, con esperienza nella programmazione web e mobile), Francesca De Santis (si occupa di comunicazione e clienti: “Abbiamo iniziato a vendere i prodotti e i feedback dei clienti sono fondamentali per noi” puntualizza Camarda), Virginia Vassallo (psicologa sociale, si occupa del design sociale del prodotto: l’analisi dei bisogni dei clienti si trasformano in funzionalità e servizi da inserire all’interno del prodotto).

Oggi questa pmi collabora con aziende del settore energetico come Iren, Liquigas, Repower, Evolvere e Domotica Labs, e ha saputo generare revenues sin dal primo anno di attività per una cifra complessiva di 1,2 milioni di euro, potendo autofinanziare così lo sviluppo delle sue tecnologie, frutto di un know-how accumulato in 7 anni di ricerca e sviluppo nel campo ICT.

Alla base di questo successo ci sono i prodotti realizzati da Midori, Kiui (il primo già lanciato sul mercato) e NED (il prodotto con cui la pmi ha vinto Open F@b).

Kiui, il primo prodotto di Midori (fratello maggiore di NED)

Kiui è una piattaforma web per il calcolo del profilo energetico di casa, pensato per essere integrato nei sistemi digitali di aziende di fornitura di energia elettrica e gas. Non serve hardware da installare. Tutto è sul web. Il funzionamento di Kiui si basa su un’intervista sull’abitazione analizzata e i dispositivi presenti e in pochi minuti viene generato un report dettagliato sui consumi di casa. In base al risultato del report, Kiui segnala come si possono ottimizzare i consumi di casa e limitare la spesa energetica, fornendo una simulazione dei consumi che si avrebbero adottando i suggerimenti di risparmio energetico. Kiui, infatti, fornisce una fotografia del consumo annuale degli elettrodomestici in kWh, Euro e kg di CO2; dati ad oggi sconosciuti perché nascosti all’interno del dato aggregato fornito dalla bolletta energetica. Grazie a questo prodotto, realizzato subito dopo la fondazione della startup, Midori avvia importanti collaborazioni con Repower, Liquigas, Iren ed Evolvere. “Con i ricavi ottenuti da queste partnership abbiamo lavorato su NED, il prodotto premiato a Open F@b” racconta Camarda.

NED, il primo smart meter Made in Italy che controlla i consumi degli elettrodomestici

NED è un dispositivo che permette di tenere sempre sotto controllo quanta energia consumano gli elettrodomestici di casa. Si connette contemporaneamente con tutti i dispositivi di casa, senza la necessità di installare numerosi, costosi e invasivi strumenti di misura. Oggi, infatti, il mercato del monitoraggio energetico offre soltanto soluzioni composte da strumenti di misura (Smart Plug) da collegare ad ogni elettrodomestico; questo significa alti costi per l’utente e l’impossibilità di installare le Plug in prossimità di elettrodomestici incassati o a muro. NED invece si collega facilmente al quadro elettrico di casa e tramite una sola app per smartphone permette di accedere a un’intera gamma di servizi, per scoprire il reale utilizzo dell’energia e imparare a risparmiare sulla bolletta fino al 20% ogni anno.

Come funziona NED

NED nasce da anni di ricerca e sviluppo nell’ambito del machine learning e del data analytics e il suo vero valore è negli algoritmi proprietari della piattaforma cloud di riconoscimento dei carichi elettrici. NED infatti analizza il consumo dell’appartamento catturato dal dispositivo di misura e ricerca le impronte elettriche che i principali elettrodomestici lasciano sul tracciato elettrico mentre sono in funzione, per scoprire quando vengono utilizzati e quanto consumano. Questo prodotto però è molto più di un semplice strumento di monitoraggio perché è in grado di segnalare consumi eccessivi ed anomalie elettriche, avvertire di possibili guasti degli elettrodomestici, suggerire tariffe energetiche più convenienti sul mercato o modelli più performanti di elettrodomestici.

“Il nostro obiettivo è rivoluzionare lo scenario della Smart Home applicata al settore energetico” puntualizza il CEO di Midori. “Grazie a NED saremo in grado di fornire a cittadini e aziende dati energetici precisi e di dettaglio, come quelli sui consumi degli elettrodomestici, fino ad oggi inaccessibili, ma fondamentali per conoscere come viene usata l’energia e comprendere quali azioni adottare per ridurre le emissioni e gli sprechi, oltre che il prezzo delle bollette”.

Il mercato di riferimento

Frigoriferi lasciati aperti o ghiacciati, lavatrici a mezzo carico, dispositivi obsoleti o malfunzionanti: ogni anno in Italia lo spreco energetico nel settore residenziale ammonta a oltre 4 miliardi di euro e di fatto 9 italiani su 10 dichiarano di non essere assolutamente consapevoli dei consumi dei propri elettrodomestici, né tanto meno di sapere come risparmiare ed evitare inutili sprechi. “NED nasce per rispondere a questa esigenza e rendere i cittadini sempre più green” continua il Ceo. Insieme a Sicurezza e Riscaldamento, le soluzioni per la gestione degli elettrodomestici trainano il mercato italiano dei servizi Smart Home rivolti a cittadini ed aziende, che nel 2017 nel nostro Paese valeva 250 milioni di euro (+35% rispetto al 2016). NED si inserisce in uno dei settori di maggiore interesse all’interno di un mercato in rapida ascesa, il cui valore atteso a livello europeo entro il 2020 è pari a 15 miliardi di euro.

Il modello di business

Il modello di business è B2B: “Vogliamo coinvolgere partner come utilities, ma anche assicurazioni e banche. Questi 3 player potranno proporre NED alla loro clientela” spiega Camarda. “Ad esempio l’assicurazione può essere interessata a dare ai propri clienti quella che noi definiamo la scatola nera della casa, un servizio di efficientamento energetico: è anche uno strumento utile all’assicuratore per comprendere meglio le necessità dei propri clienti, aumentando il valore della loro offerta” continua il Ceo. Che è anche al lavoro con una utility piemontese per l’installazione e la prova di mille NED. “Verranno installati l’anno prossimo e si sta creando una partnership con loro per poter rinnovare questo ordine” spiega. Inoltre, “ne abbiamo venduti 200 sul nostro e-commerce: costa 249 euro, inclusi il sensore di misura, l’accesso all’app, il servizio di monitoraggio e di efficientamento elettrico, e tutti gli aggiornamenti software dell’app sono compresi nel prezzo”.

Presto, però, Camarda e il suo team sperano di trovare accordi con i fornitori di energia elettrica e gas: “Immaginate che bello se un giorno il vostro fornitore possa consegnarvi non solo una bolletta, ma anche uno strumento che vi permetta di risparmiare soldi ed energia. Questo è il futuro che sogniamo”.

Al momento la pmi è concentrata solo sul mercato italiano. “È un contesto interessante – continua Camarda – Noi italiani siamo sensibili ai temi energetici. Inoltre nel nostro Paese ci sono circa 700 rivenditori di energia elettrica, realtà di medie e piccole dimensioni ma molto forti a livello territoriale. Crediamo sia un Paese interessante sul quale puntare”.

La vittoria della di Open F@b call4ideas di BNP Paribas Cardif

“Iniziative come quelle di Open F@b sono una grande occasione per le startup perché permettono di avere una vetrina difficilmente raggiungibile seguendo il classico iter commerciale” dice il Ceo. E ci anticipa: “Hanno mostrato interesse verso il nostro prodotto; nelle prossime settimane ci incontreremo per poter aprire dei tavoli di lavoro e ci auguriamo di poter lanciare dei progetti pilota sulla loro clientela e avviare una partnership con loro”.

L’articolo Midori, lo smart meter innovativo che può diventare la black box della casa proviene da InsuranceUp.


Midori e Healthy Virtuoso vincono la 6a edizione di Open-F@b Call4Ideas di BNP Paribas Cardif

Midori e Healthy Virtuoso, che si è aggiudicato anche il premio social, sono i vincitori della 6a edizione di Open-F@b Call4Ideas 2019, il contest internazionale lanciato per la prima volta nel 2014 da BNP Paribas Cardif, tra le prime dieci compagnie assicurative in Italia, in collaborazione con InsuranceUp.it (Gruppo Digital360).

L’evento di premiazione che si è tenuto ieri 21 novembre a Milano ha visto, tra gli altri, l’intervento di Isabella Fumagalli, Head of Territory for Insurance in Italy di BNP Paribas Cardif, Andrea Rangone, CEO di Digital360 e la testimonianza di realtà importanti come quella guidata da Roberto Ascione, CEO di Healthware Group. L’evento si è concluso con la premiazione dei progetti vincitori a cura di Isabella Fumagalli, Head of Territory for Insurance in Italy di BNP Paribas Cardif, Andrea Veltri, Deputy CEO Digital Transformation di BNP Paribas Cardif e Giovanni Iozzia, Direttore, EconomyUp e InsuranceUp.

“Fin dalla prima edizione di Open-F@b Call4Ideas abbiamo cercato, e trovato, compagni di viaggio con cui creare nuovi prodotti e servizi innovativi per i nostri clienti” – ha commentato Andrea Veltri, Deputy CEO di BNP Paribas Cardif. “Un rapporto di reciproca collaborazione che ci ha consentito nelle scorse edizioni di avviare progetti importanti come nel caso di D-Heart che è parte del nostro ecosistema Salute o Amodo con cui stiamo innovando la protezione in mobilità o il più recente MABASTA con cui vi stupiremo a breve. Quest’anno abbiamo voluto valorizzare un tema, l’Human Data Science, che rispecchia l’essenza di BNP Paribas Cardif fatta di innovazione e centralità delle persone. Un approccio che unisce all’analisi dei dati la capacità di valorizzarli attraverso le cosiddette scienze della vita, considerando quindi tutti gli aspetti che hanno al centro le persone e il loro benessere, anche psicofisico. Le startup vincitrici hanno saputo interpretare al meglio questo obiettivo proponendo progetti che ci consentiranno di restituire valore reale ai clienti in termini qualitativi, aprendo nuovi scenari finora inesplorati.”

Le startup vincitrici verranno ora affiancate dal team R&D di BNP Paribas Cardif che li seguirà nello sviluppo e nella concretizzazione del loro progetto, tenendo in considerazione le esigenze del mercato e della Compagnia.

Open-F@b Call4Ideas 2019: i progetti vincitori

MIDORI

Midori ha realizzato NED, un vero assistente energetico di casa in grado di riconoscere quanta energia consumano gli elettrodomestici di casa usando un solo semplice strumento di misura a batteria connesso al quadro elettrico. NED da subito impara le abitudini di consumo delle persone che abitano l’appartamento e propone, su un’app per smartphone, giorno dopo giorno. indicazioni personalizzate su come ridurre inutili sprechi di energia ed essere più consapevoli nell’uso di un bene tanto importante come l’energia.

Progetto – Innovazione, Semplicità, Consapevolezza

NED è un sistema di monitoraggio dei consumi elettrici domestici in grado di riconoscere l’utilizzo e l’attività dei principali elettrodomestici di casa usando un solo strumento di misura: un misuratore di corrente a batteria da installare al quadro elettrico in totale sicurezza e semplicità.

Human Data Science factor

NED è la scatola nera di casa. Attraverso l’intelligenza del suo cervello IA è in grado di ottenere dati sul consumo energetico degli elettrodomestici, il loro stato di salute e molto altro, fino ad ora inaccessibili. L’analisi di questi dati, ed i servizi digitali ad essi connessi, consentono all’utente di NED di essere consapevole di come usa l’energia di casa e di accrescere la propria cultura al risparmio energetico attraverso continui riscontri oggettivi e stimoli positivi. La sostenibilità è un valore e va perseguita con un approccio data-driven.

Team

Christian Camarda, Davide Comba, Awet Abraha Girmay, Virginia Vassallo, Francesca De Santis

HEALTHY VIRTUOSO (VINCITORE ANCHE DEL PREMIO SOCIAL)

Virtuoso incentiva, remunera e premia le persone che si impegnano a mantenere uno stile di vita salutare.

Grazie ad un forte connubio tra psicologia comportamentale, gamification e big data e alla connessione con più di 20.000 applicazioni per la salute, ogni giorno gli utenti hanno la possibilità di ottenere dei crediti utili per sbloccare voucher, sconti e premi messi in palio da Virtuoso o dai propri partner commerciali. Attivo in 115 paesi, Virtuoso ha ottenuto più di 120.000 download con meno di 15.000€ investiti in marketing dimostrando un fortissimo tasso di engagement e miglioramento da parte degli utilizzatori.

Progetto – Engagement, scalabilità, prevenzione della salute

Virtuoso è un’innovativa applicazione che, attraverso un profondo connubio tra psicologia comportamentale, gamification e big data provenienti da oltre 20.000 applicazioni connesse all’app (per fitness, benessere e per salute), incentiva e remunera le persone che si impegnano ad adottare e mantenere uno stile di vita salutare.

Human Data Science factor

Attraverso la psicologia comportamentale, Healthy Virtuoso è in grado non solo di coinvolgere e motivare le persone, ma anche di raccogliere in real time i dati comportamentali dei suoi utilizzatori, da oltre 20.000 sorgenti dati per la salute, per il fitness o per il lifestyle, aiutando così le aziende a conoscere meglio le abitudini dei propri clienti e abilitandole ad offrire in maniera del tutto automatizzata il miglior servizio, per la miglior persona nel miglior momento (sia esso assicurativo, di salute o comportamentale).

Team

Andre Severino, Lorenzo Asuni, Carlo Buccoli, Flavio Filoni, Nicola Tardelli, Claudio Sabia.

Final Challenge: un evento anche social

Svoltasi negli spazi della Fondazione Feltrinelli di Milano, la Final Challenge ha visto confrontarsi i 12 finalisti con i loro progetti sul tema dell’Human Data Science. I loro pitch sono stati votati in tempo reale da una giuria di esperti e il pubblico in sala attraverso un’app. In linea con il carattere innovativo di BNP Paribas Cardif, il format rinnovato di quest’anno di Open-F@b Call4Ideas 2019 ha previsto anche la scelta di un vincitore Social votato, per il progetto più apprezzato, tramite la piattaforma Facebook. Per la prima volta, infatti, gli utenti del web hanno potuto seguire tutta l’avvincente battle con una diretta live sulla pagina corporate Facebook della Compagnia. Chiunque ha, così, potuto utilizzare il canale social per esprimere con un “like” la propria preferenza, collaborando in modo diretto a individuare le idee maggiormente innovative e utili.

Open-F@b Call4Ideas, un percorso duraturo di open innovation

Open-F@b Call4Ideas si conferma un appuntamento importante e atteso per tutti gli innovatori di realtà italiane ed estere. Dal 2014 sono state proposte in totale oltre 350 candidature – la metà provenienti dall’estero -, selezionate più di 70 idee innovative, che hanno portato a diverse collaborazioni industriali con un investimento di circa un milione di euro in totale.

Un caso unico in Italia per longevità dell’iniziativa, per efficacia e concretezza, come è stato anche sottolineato nel corso dell’evento di ieri da Isabella Fumagalli, che ha evidenziato anche il lavoro interno all’organizzazione per concepire nuovi temi come la ‘human data science’ (temi che devono tradursi poi in soluzioni per i clienti); e da Andrea Rangone, che ha sottolineato la serietà con la quale BNP Paribas Cardif l’iniziativa, che si è espressa anche nella call di quest’anno dedicata a un tema estremamente importante oggi come i dati.

Anche per il 2019 il contest vede la collaborazione di Medici powered by Let’s Talk Payments LCC, società di advisory e scouting di startup insurtech e fintech a livello globale. Tutti i finalisti verranno inseriti nel database di Medici e riceveranno un pacchetto di servizi di marketing a loro dedicati. Inoltre, le startup finaliste in cerca di fondi fino a un round di Serie A+ saranno presentate a C Entrepreneurs Fund, il fondo venture capital di BNP Paribas Cardif che con Cathay Innovation ha l’obiettivo di accelerare l’innovazione della Compagnia attraverso investimenti in start-up.

L’articolo Midori e Healthy Virtuoso vincono la 6a edizione di Open-F@b Call4Ideas di BNP Paribas Cardif proviene da InsuranceUp.


10 startup italiane dei big data

Wecash è una piattaforma cinese per la valutazione dei big data in ambito creditizio che fornisce soluzioni per le aziende tecnologiche. Utilizza algoritmi di apprendimento automatico per fornire valutazioni del credito in meno di 15 minuti. Grazie all’estrazione di dati pubblici su mobili da circa 600 milioni di utenti, Wecash è in grado di fornire rapidamente valutazioni di credito estese e costruire modelli predittivi per valutare il livello di rischio dei clienti. Ha ottenuto investimenti per oltre 327 milioni di dollari.

Secondo una ricerca degli Osservatori del Polimi che ha preso in esame 790 startup internazionali del settore Big Data è tra le aziende più finanziate al mondo in ambito big data, insieme a Helix e Confluent. Gli investimenti globali in società di questo settore hanno toccato i 6,4 miliardi di dollari di finanziamento.

Per quanto riguarda il mercato, sempre secondo gli Osservatori, quello italiano ha raggiunto nel 2018 un valore complessivo di 1,393 miliardi di euro, in crescita del 26% rispetto all’anno precedente. Un risultato che conferma il trend positivo degli ultimi tre anni, in cui il settore è cresciuto in media del 21% ogni dodici mesi.

Il 45% della spesa in Analytics è dedicata ai software (database e strumenti per acquisire, elaborare, visualizzare e analizzare i dati, applicativi per specifici processi aziendali), il 34% ai servizi (personalizzazione dei software, integrazione con i sistemi informativi aziendali, consulenza di riprogettazione dei processi) e il 21% alle risorse infrastrutturali (capacità di calcolo, server e storage da impiegare nella creazione di servizi di Analytics). I software sono anche l’ambito con la crescita più elevata (+37%), seguito dai servizi (+23%) e risorse infrastrutturali (+9%). Tra i comparti merceologici, invece, i primi per quota di mercato sono le banche (28% della spesa), manifatturiero (25%) e telco – media (14%), seguiti da servizi (8%), GDO/Retail (7%), assicurazioni (6%), utility (6%) e PA e sanità (6%).

Un mercato che è dunque pronto ad assorbire le proposte anche delle startup italiane che l’Osservatorio Startup Intelligence, ha ricondotto a quattro categorie principali:

le Technology, si occupano della raccolta, elaborazione, immagazzinamento e integrazione dei dati, in questa categoria rientra:

  • Bottega52, startup mette a disposizione know how e consulenza strategica nell’implementazione e manutenzione di sistemi e servizi in ambito Internet delle Cose, Fast Data Engineering, e Cloud Computing Scalabile;

i Data Enricher, si occupano di raccogliere e mettere direttamente a disposizione i dati (Data Provider) o di offrire sistemi che ne favoriscano lo scambio tra privati o tra aziende (Data Marketplace);

  • Hoda ha creato la piattaforma Weople-Lifekosmos che mette a disposizione un database raccolto in maniera non solo conforme alla normativa, ma anche eticamente utilizzabile; inoltre tutte le informazioni raccolte sono certificate dalle stesse persone, permettendo di comunicare con i consumatori in logica altamente personalizzata;

gli Analytics System, ovvero piattaforme di Analytics orientate a supportare specifiche tipologie di analisi non riconducibili univocamente a un ambito di utilizzo, in questa categoria rientrano:

  • AirHive, focalizzata sull’identificazione della posizione migliore in cui installare i sensori, utilizzando tecniche di machine learning per prevedere la diffusione degli inquinanti nell’aria e allertare le autorità in caso di potenziali fattori di rischio per la salute (ma fornisce anche strumenti al grande pubblico per conoscere il livello di inquinamento degli ambienti);
  • Arbitryum, soluzione che abilita le aziende ad offrire servizi di comparazione (principalmente pensati per i settori telco, energy e insurance) con time-to-market e prezzi competitivi;
  • ARGO Vision, startup innovativa che progetta soluzioni basate su intelligenza artificiale, specializzata nello sviluppo di algoritmi di Computer Vision e Machine Learning e operativa su molteplici mercati quali: Realtà Aumentata / Virtuale, Smart Manufacturing e Industria 4.0, Analisi Video e Biometrica, Big Data e molti altri;
  • ElifLab, una data science boutique che offre progettazione di algoritmi, sviluppo di diverse tipologie di analisi (behavioural analytics, text analytics, network analytics, image analytics)e di prototipi e software per l’analisi e la visualizzazione dei dati;
  • Studiomapp che è specializzata in Sistemi informativi territoriali, analisi di dati satellitari, Open data, Software Analysis and Development; è stata premiata dalla NATO in un progetto per il monitoraggio marittimo e dal Pentagono in un concorso orientato a trovare soluzioni innovative per la sicurezza nazionale e le operazioni di soccorso in caso di calamità;

le Application, in cui sono contenute tutte quelle startup che hanno sviluppato un’offerta specializzata per una particolare Industry (Healthcare, Finance, Agriculture…) o per un’area aziendale, le Department Oriented (Marketing, HR, Finance & Controlling, etc.):

  • Axyon, è specializzata nello sviluppo di software basati su algoritmi di deep learning; integrando dati ottenuti tramite partnership con i principali data provider del settore e dati forniti dalla stessa azienda cliente, offre modelli predittivi che forniscono una maggiore accuratezza rispetto ai modelli tradizionali;
  • GenomeUp, una startup che offre una soluzione in Cloud di supporto clinico alla decisione medica; la soluzione applica gli algoritmi di apprendimento automatico sui dati di sequenziamento del DNA, al fine di accelerare la diagnosi di malattie rare;
  • Zeotap, propone una soluzione che abilita il “People Based Marketing”: grazie ad accordi con data partner internazionali e locali, la startup è in grado di identificare e produrre profilazioni di clienti basati su dati deterministici, sociodemografici, di purchase intent e legati agli interessi.

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10 startup italiane dei big data

Wecash è una piattaforma cinese per la valutazione dei big data in ambito creditizio che fornisce soluzioni per le aziende tecnologiche. Utilizza algoritmi di apprendimento automatico per fornire valutazioni del credito in meno di 15 minuti. Grazie all’estrazione di dati pubblici su mobili da circa 600 milioni di utenti, Wecash è in grado di fornire rapidamente valutazioni di credito estese e costruire modelli predittivi per valutare il livello di rischio dei clienti. Ha ottenuto investimenti per oltre 327 milioni di dollari.

Secondo una ricerca degli Osservatori del Polimi che ha preso in esame 790 startup internazionali del settore Big Data è tra le aziende più finanziate al mondo in ambito big data, insieme a Helix e Confluent. Gli investimenti globali in società di questo settore hanno toccato i 6,4 miliardi di dollari di finanziamento.

Per quanto riguarda il mercato, sempre secondo gli Osservatori, quello italiano ha raggiunto nel 2018 un valore complessivo di 1,393 miliardi di euro, in crescita del 26% rispetto all’anno precedente. Un risultato che conferma il trend positivo degli ultimi tre anni, in cui il settore è cresciuto in media del 21% ogni dodici mesi.

Il 45% della spesa in Analytics è dedicata ai software (database e strumenti per acquisire, elaborare, visualizzare e analizzare i dati, applicativi per specifici processi aziendali), il 34% ai servizi (personalizzazione dei software, integrazione con i sistemi informativi aziendali, consulenza di riprogettazione dei processi) e il 21% alle risorse infrastrutturali (capacità di calcolo, server e storage da impiegare nella creazione di servizi di Analytics). I software sono anche l’ambito con la crescita più elevata (+37%), seguito dai servizi (+23%) e risorse infrastrutturali (+9%). Tra i comparti merceologici, invece, i primi per quota di mercato sono le banche (28% della spesa), manifatturiero (25%) e telco – media (14%), seguiti da servizi (8%), GDO/Retail (7%), assicurazioni (6%), utility (6%) e PA e sanità (6%).

Un mercato che è dunque pronto ad assorbire le proposte anche delle startup italiane che l’Osservatorio Startup Intelligence, ha ricondotto a quattro categorie principali:

le Technology, si occupano della raccolta, elaborazione, immagazzinamento e integrazione dei dati, in questa categoria rientra:

  • Bottega52, startup mette a disposizione know how e consulenza strategica nell’implementazione e manutenzione di sistemi e servizi in ambito Internet delle Cose, Fast Data Engineering, e Cloud Computing Scalabile;

i Data Enricher, si occupano di raccogliere e mettere direttamente a disposizione i dati (Data Provider) o di offrire sistemi che ne favoriscano lo scambio tra privati o tra aziende (Data Marketplace);

  • Hoda ha creato la piattaforma Weople-Lifekosmos che mette a disposizione un database raccolto in maniera non solo conforme alla normativa, ma anche eticamente utilizzabile; inoltre tutte le informazioni raccolte sono certificate dalle stesse persone, permettendo di comunicare con i consumatori in logica altamente personalizzata;

gli Analytics System, ovvero piattaforme di Analytics orientate a supportare specifiche tipologie di analisi non riconducibili univocamente a un ambito di utilizzo, in questa categoria rientrano:

  • AirHive, focalizzata sull’identificazione della posizione migliore in cui installare i sensori, utilizzando tecniche di machine learning per prevedere la diffusione degli inquinanti nell’aria e allertare le autorità in caso di potenziali fattori di rischio per la salute (ma fornisce anche strumenti al grande pubblico per conoscere il livello di inquinamento degli ambienti);
  • Arbitryum, soluzione che abilita le aziende ad offrire servizi di comparazione (principalmente pensati per i settori telco, energy e insurance) con time-to-market e prezzi competitivi;
  • ARGO Vision, startup innovativa che progetta soluzioni basate su intelligenza artificiale, specializzata nello sviluppo di algoritmi di Computer Vision e Machine Learning e operativa su molteplici mercati quali: Realtà Aumentata / Virtuale, Smart Manufacturing e Industria 4.0, Analisi Video e Biometrica, Big Data e molti altri;
  • ElifLab, una data science boutique che offre progettazione di algoritmi, sviluppo di diverse tipologie di analisi (behavioural analytics, text analytics, network analytics, image analytics)e di prototipi e software per l’analisi e la visualizzazione dei dati;
  • Studiomapp che è specializzata in Sistemi informativi territoriali, analisi di dati satellitari, Open data, Software Analysis and Development; è stata premiata dalla NATO in un progetto per il monitoraggio marittimo e dal Pentagono in un concorso orientato a trovare soluzioni innovative per la sicurezza nazionale e le operazioni di soccorso in caso di calamità;

le Application, in cui sono contenute tutte quelle startup che hanno sviluppato un’offerta specializzata per una particolare Industry (Healthcare, Finance, Agriculture…) o per un’area aziendale, le Department Oriented (Marketing, HR, Finance & Controlling, etc.):

  • Axyon, è specializzata nello sviluppo di software basati su algoritmi di deep learning; integrando dati ottenuti tramite partnership con i principali data provider del settore e dati forniti dalla stessa azienda cliente, offre modelli predittivi che forniscono una maggiore accuratezza rispetto ai modelli tradizionali;
  • GenomeUp, una startup che offre una soluzione in Cloud di supporto clinico alla decisione medica; la soluzione applica gli algoritmi di apprendimento automatico sui dati di sequenziamento del DNA, al fine di accelerare la diagnosi di malattie rare;
  • Zeotap, propone una soluzione che abilita il “People Based Marketing”: grazie ad accordi con data partner internazionali e locali, la startup è in grado di identificare e produrre profilazioni di clienti basati su dati deterministici, sociodemografici, di purchase intent e legati agli interessi.

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Intelligenza artificiale contro il rischio sismico, ecco cosa fa ProntoSisma

In Italia solo l’1%, al massimo il 2%, delle abitazioni ha copertura assicurativa nel caso di terremoto. Il 98% delle costruzioni edilizie nel nostro Paese non sono assicurate per danni sismici. Eppure la situazione attuale italiana è quella di un patrimonio edilizio sostanzialmente fragile e generalmente inadeguato a sopportare terremoti di magnitudo importanti. Adeguare il patrimonio edilizio per portarlo in sicurezza è un’operazione possibile ma richiede un investimento economico consistente.
Negli ultimi anni sono state fatte alcune stime in merito: vanno dalle più ottimistiche redatte dall’Oice (Associazione che rappresenta le organizzazioni italiane di ingegneria, architettura e consulenza tecnico-economica) che parla di 36 miliardi di euro per mettere in sicurezza le abitazioni private con un costo variabile tra i 100 e i 300 euro al metro quadro, a quelle più pessimistiche (e forse realistiche) del Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri, che parla addirittura di oltre 93 miliardi di euro con un costo variabile tra i 300 e gli 800 euro al metro quadrato.

Ma quanto è sicura la nostra casa in caso di scosse sismiche? La verità è che ci poniamo questa domanda solo subito dopo un terremoto: solo in quel momento vorremmo risposte certe e immediate sulla sicurezza della nostra abitazione e su cosa fare per renderla più sicura. La Start Up ProntoSisma nasce da questa consapevolezza. Finalista dell’edizione 2018 di Open-F@b Call4Ideas lanciata da BNP Paribas Cardif e dedicata, l’anno scorso, proprio alla positive impact innovation. ProntoSisma è il primo portale online che permette di verificare la sicurezza sismica del proprio immobile. “La mission della Start Up è quella di aiutare le persone ad essere consapevoli del rischio sismico della propria abitazione e delle opportunità di miglioramento” spiega Paolo Mottura, founder della Start Up.

La storia della Start Up

Ingegnere, torinese, 34 anni, Paolo Mottura, founder di ProntoSisma, ha la passione per i cantieri e l’edilizia. Ma anche per l’imprenditoria. Perché prima di dare vita a questa startup fonda, con un team di ingegneri liberi professionisti, Greenovation, altra startup torinese che si occupa dell’aspetto energetico degli edifici. ProntosiSma nasce come spinoff di Greenovation. “Ci siamo accorti la gente non era informata e formata sulla sicurezza sismica” racconta il founder.
Prima di ProntoSisma, per avere una risposta certa sulla sicurezza di un edificio in caso di terremoto, bisognava rivolgersi a un tecnico o un ingegnere, che, una volta effettuato il sopralluogo e gli opportuni rilievi, fosse in grado di valutare quanto richiesto. Il tutto con tempi lunghi e costi notevoli. “Dopo il terremoto del 2012 che ha colpito l’Emilia Romagna, abbiamo ricevuto diverse richieste da parte di aziende che volevano valutare la sicurezza dei propri immobili” racconta il giovane imprenditore che, allora, aveva già iniziato a lavorare sul progetto senza fondare la Start Up. “Quando un’azienda con molti immobili ci ha chiesto una valutazione certa e immediata abbiamo capito che era il momento di dar vita a una società”. Nel gennaio 2018 nasce ProntoSisma.

Come funziona ProntoSisma

Grazie a un sistema di intelligenza artificiale, ProntoSisma sensibilizza e informa l’utente, indipendentemente dalle sue conoscenze, anche chi non è esperto della materia, sulla sicurezza della propria abitazione, proponendo anche degli interventi personalizzati volti a renderla sicura.
L’algoritmo di calcolo proprietario basato sulla modellazione strutturale degli edifici è in grado di restituire in maniera immediata un audit sismico completo e affidabile a partire da pochi semplici dati sull’immobile inseriti dall’utente su un form online, frutto di un’analisi di user experience.
L’analisi, in relazione alla tipologia di pacchetto acquistato, fornisce un’indicazione sulla classe di rischio sismico del territorio italiano e dell’abitazione, elenco degli interventi migliorativi e dei rispettivi costi, detrazione fiscale grazie al Sisma Bonus e validazione dell’analisi.

Usare ProntoSisma è semplice: basta andare sul sito prontosisma.it e inserire i dati sull’immobile da valutare, specificando il luogo (provincia e comune), tipologia di terreno (pianeggiante o collinare), anno di costruzione e materiale (legno, cemento, acciaio). Con questi dati l’utente ottiene il progetto, disponibile in tre versioni: la versione free, gratuita, volta a informare gli utenti sulla classe di rischio sismico della propria abitazione; la versione base, a pagamento (199 euro), con indicazione degli interventi migliorativi da realizzare, i rispettivi costi e detrazioni fiscali, la versione pro (999 euro) che aggiunge alle precedenti la validazione e certificazione del progetto da parte di un tecnico.

“Il progetto non solo fornisce informazioni su come l’immobile si comporta dal punto di vista sismico ma definisce anche la classe di rischio che, simile alla classe energetica, ci fa capire quanto un edificio è sicuro in una scala dalla A alla G. Vengono fornite, poi, le soluzioni migliorative, cioè i consigli da attuare sull’edificio per aumentarne la sicurezza. Per ogni soluzione viene spiegato a cosa serve l’intervento e il grado di invasività dei lavori. Inoltre vi è una stima dei costi per rendere l’edificio più sicuro. Infine ci sono le analisi del sisma bonus: come esistono le detrazioni fiscali per l’efficienza energetica allo stesso modo esistono sgravi fiscali per il miglioramento del rischio simico che arrivano addirittura all’85% dell’importo dei lavori” continua Mottura.

ProntoSisma e l’open innovation

Prontosisma nasce dalla richiesta di un’azienda per colpare un gap e non sorprende, quindi, che la Start Up abbia già intrapreso un percorso di open innovation: “eViso, utility nel cuneese che vende energia elettrica, utilizza e promuove il nostro sistema tra le pmi che sono suoi clienti” continua il giovane imprenditore. Che spiega anche quale sia la chiave di successo di questa startup: “Un linguaggio semplice e comprensibile da chiunque. Voglio mettere sullo stesso piano il tecnico e l’ingegnere con chi la casa la vive” puntualizza.

Il team e il mercato di riferimento

Oltre al founder Paolo Mottura, nel team di ProntoSisma ci sono il CTO&Developer Diego Banovaz (laureato in Informatica ed Ingegneria Informatica all’Università degli Studi di Trieste e diverse esperienze come consulente per soluzioni Microsoft Enterprise presso grandi realtà italiane ed internazionali, lavora anche come sviluppatore e architect di soluzioni SharePoint, Mobile e Web), l’RDT Davide Ponzone (geometra con circa 40 anni di esperienza nei cantieri, ha supportato il team nella realizzazione dell’algoritmo di calcolo) e il Social Media Strategist Christian Zegna.

Il mercato di riferimento è quello degli interventi di ristrutturazione edilizia preposti a migliorare la stabilità di un edificio, in risposta a scosse di terremoto. In particolare, ProntoSisma, si basa sulla legislazione antisismica nel 2003 che ha emanato i criteri di nuova classificazione sismica del territorio nazionale, distinguendo quattro zone in base all’intensità e alla magnitudo del terremoto: zona 1 (la zona più pericolosa, si possono verificare fortissimi terremoti), zona 2 (possono verificarsi forti terremoti), zona 3 (possono verificarsi forti terremoti ma rari) e zona 4 (la zona meno pericolosa perché i terremoti sono rari). La zona 1 è storicamente assoggettata a fenomeni sismici di alta intensità, pertanto gli immobili nella maggior parte dei casi sono già edificati con presidi antisismici, diversamente, le zona 2, 3 e 4 che sono meno o completamente impreparata a fenomeni sismici. Ed è a queste aree, con un totale di circa 12 milioni di edifici che equivalgono ad altrettanti progetti di ristrutturazione preventiva, che si rivolge il servizio di ProntoSisma.

Il modello di business e gli obiettivi futuri

Il modello di business è B2B2C. Il servizio è fruibile non solo dall’utente online ma “vogliamo venderlo in modalità custom a assicurazioni, banche e aziende specializzate in sistemi antisismici che potranno utilizzare il sistema come strumento per offrire ai clienti, insieme ai loro prodotti, una cura e attenzione a 360 gradi”, spiega il founder.

La Start Up conta di chiudere il 2021 con 3 milioni di persone messe in sicurezza e un beneficio sull’economia nazionale di 110 miliardi di euro (frutto del differenziale tra il costo di messa in sicurezza di 500 euro al metro quadrato contro i 1600 euro al metro quadro per ricostruzione).

Il fatturato previsto al terzo anno ammonta a circa 2 Ml di euro, realizzato anche grazie allo sviluppo di soluzioni custom B2B.

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L’auto elettrica avanza, ora si può ricaricare in 6 minuti

Il tempo di un veloce caffè al bar, tanto ci mette la nuova batteria al litio per auto elettrica concepita da Echion Technologies, startup fondata da alcuni ricercatori dell’università di Cambridge, che ha annunciato di aver messo a punto un sistema che permette di ricaricare qualsiasi tipo di batteria a litio in tempi rapidissimi: dalla ricarica istantanea per quelle dei telefonini ai 6 minuti necessari per “riempire” gli accumulatori di un’auto elettrica.

Alla base della rivoluzione c’è un materiale, la cui composizione è coperta dal segreto, messo a punto da Jean De La Verpilliere e dal suo team di ricercatori: sostituendo questo composto alla polvere di grafite che attualmente viene utilizzata per rivestire le lamine di rame delle batterie al litio, è possibile trasferire in tempi brevissimi grandi quantità di energia senza che le batterie si surriscaldino ed esplodano.

Se tutto procede bene, il nuovo componente per le batterie a ricarica ultrarapida potrebbe essere disponibile ai costruttori già l’anno prossimo e rappresentare una tappa importante nel processo di sviluppo e miglioramento di quella che secondo tanti è l’auto del futuro, il cui successo dipende ancora in larga misura dalla tecnologia di immagazzinamento dell’energia. L’autonomia garantita dagli accumulatori da un lato e il tempo di ricarica delle batterie dall’altro, infatti, stanno ancora frenando l’espansione degli veicoli elettrici.

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Come sta cambiando la popolazione mondiale: invecchiamento, longevità e megalopoli

La crescita della popolazione mondiale

Nel 2050 ci saranno circa 10 miliardi di individui sul pianeta. La storia dell’umanità ci dice che ci sono volute migliaia di anni (dalla comparsa dell’uomo fino al 1800) prima che la popolazione mondiale raggiungesse il primo miliardo, ma sono stati sufficienti un paio di secoli per raggiungere i 7,7 miliardi odierni: il secondo miliardo è stato raggiunto in 130 anni (1930), il terzo miliardo in 30 anni (1960), il quarto miliardo in 15 anni (1974) e il quinto miliardo in soli 13 anni (1987). (fonte Worldometers).

Solo nel corso del solo XX secolo, la popolazione mondiale è passata da 1,65 miliardi a 6 miliardi, nel 1970 c’erano circa la metà delle persone che ci sono oggi. Dopo questo picco, il tasso di crescita è progressivamente rallentato, ma ciononostante, la popolazione mondiale cresce,  sebbene non ovunque nello stesso modo: nei paesi meno sviluppati il tasso di fertilità è ancora alto e si prevede che condurrà al raddoppio, persino alla triplicazione, della loro popolazione. In particolare dopo il 2060 lo slancio demografico sarà trainato quasi esclusivamente dai livelli di fertilità nei paesi meno sviluppati del mondo. Africa, principalmente, ma anche Medio Oriente e Asia.

La crescita della popolazione mondiale negli ultimi due secoli è infatti dovuta ai progressi della medicina e al miglioramento del tenore di vita, che hanno ridotto significativamente la mortalità infantile e materna, e ad aumentare la speranza di vita. Nel paesi meno sviluppati, invece, miglioramento delle condizioni di vita e della sanità sono traguardi che solo oggi si stanno cominciando a raggiungere, permettendo un più alto tasso di sopravvivenza e un allungamento della vita. E’ matematico che sebbene il tasso di crescita della popolazione su base globale sia in diminuzione, il fatto stesso che esso sia riferito a una popolazione progressivamente maggiore conduce a un aumento netto di individidui sul pianeta.

Questi dati aggregati del pianeta, non sono però sufficienti a capire quello che avviene.

Il cambiamento demografico si sta polarizzando in due direzioni: una parte del mondo, tra cui c’è l’Italia, ha un tasso di crescita negativo (il famoso problema ‘non si fanno più bambini’) e un forte invecchiamento della popolazione (in Italia e Giappone l’età media è 48 anni); dall’altra, nei paesi emergenti, il tasso di crescita è ancora molto elevato e l’età media è piuttosto bassa (in tutti i paesi africani si aggira tra i 16 e 20 anni). Ecco cosa dice PWC in proposito:

Il ritmo dei cambiamenti varierà sostanzialmente da una regione all’altra. La popolazione africana – quella a più alta crescita – è destinata a raddoppiare entro il 2050, quella europea si ridurrà. La fertilità in America Latina rimarrà superiore alla mortalità. L’età media in Giappone nel 2050 sarà di 53 anni – in Nigeria sarà di 23.

Questi sviluppi hanno profonde implicazioni sia a livello locale che globale. Tutti i paesi dovranno attuare politiche coraggiose per far fronte a questi cambiamenti demografici. In Nord America e in Europa, così come in gran parte dell’Asia e dell’America Latina, sostenere l’invecchiamento della popolazione richiederà una maggiore partecipazione delle donne e degli anziani alla forza lavoro, e forse anche livelli di immigrazione più elevati. La popolazione più giovane dell’Africa è una grande opportunità, ma richiederà le giuste condizioni politiche per massimizzare i benefici di questo dividendo demografico: più giovani è un vantaggio solo se si possono generare abbastanza posti di lavoro per loro.

La maggioranza della popolazione mondiale risiederà, nei prossimi decenni, nell’area geografica che comprende India, Pakistan, Cina, Indonesia, Filippine, Bangladesh, Vietnam.

Fino a quando la popolazione continuerà a crescere?

L’imprenditore visionario Elon Musk, cavalcando le tesi di alcuni teorici della demografia, ha già in più occasioni segnalato con preoccupazione che lo slancio demografico non durerà per sempre, a un certo punto ci sarà un’implosione demografica che potrebbe addirittura portare al collasso della nostra società. Sicuramente l’attuale tendenza mette a rischio la tenuta di sistemi sociali di welfare come quello pensionistico o lo stesso sistema sanitario. Sta quindi ai governi individuare politiche adeguate ad evitare i tracolli che, senza correttivi, necessariamente ci saranno.

Un recente libro, Empty Planet, scritto dal giornalista John Ibbitson e il politologo Darrell Bricker (qui un’intervista su Wired)  giunge a una conclusione ancora più radicale, sconfessando i modelli predittivi delle Nazioni Unite, che a loro parere tengono conto solo di tre variabili: i tassi di fertilità, morte e migrazione. Non tengono affatto in considerazione il fattore ‘conoscenza’, ovvero come anche attraverso l’accesso a internet anche nei paesi più poveri le persone, e le donne in particolare, siano in grado di conoscere meglio i temi della sessualità e contraccezione, dei propri diritti, cambiando la propria visione sulle vecchie norme intorno alle famiglie e alla fertilità. Ciò si rifletterà sui tassi di crescita della popolazione, che invece di continuare a crescere, si stabilizzerà tra circa 30 anni – e poi inizierà a diminuire, forse per sempre.

Da un punto di vista dei dati, è difficile fare previsioni a lungo termine su una materia come questa, poichè non si conoscono le variabili che possono entrare in gioco nel corso degli anni. Tuttavia le Nazioni Unite hanno provato a farne qualcuna: secondo lo scenario intermedio,  prevedono che per il 2300 la popolazione mondiale sarà poco meno di 9 miliardi. Infatti, una volta raggiunto il picco di incremento, dal 2050 in avanti comincerà a diminuire progressivamente. Sul lungo termine la più alta crescita della popolazione è prevista per l’Africa. Le zone attualmente conosciute come India, Cina, Stati Uniti e Pakistan rimarranno nel loro ordine come i più popolati al mondo.

Quali saranno le conseguenze?

Il primo pensiero va al consumo delle risorse: il pianeta ha risorse sufficienti per tutta questa popolazione? Cibo, acqua, energia?

E come impatterà sul nostro già compromesso equilibrio ambientale?

Ogni settimana si registrano 1,5 milioni di persone in più nel mondo, ogni secondo 5 persone nascono e due muoiono. Ma le risorse del nostro pianeta non sono infinite: la domanda umana di risorse come acqua, terra, alberi ed energia non può spingersi oltre un certo punto, già oggi a pagare il prezzo della antropizzazione è l’ecosistema naturale, piante, animali, clima.

“La sostenibilità ambientale necessaria non è raggiungibile senza la stabilizzazione della popolazione mondiale”, sostiene Il Population Media Center.

I rischi cui si va incontro sono dunque quelli connessi con la sovrapopolazione e l’aggravarsi dei problemi del degrado ambientale e del cambiamento climatico.

Invecchiamento della popolazione

Tutti i paesi del mondo registreranno progressivamente un invecchiamento della popolazione, ma sono i continenti Europa, Asia e America Latina ad avvertirne gli effetti: in Europa il calo della popolazione in età lavorativa sarà particolarmente acuto, con ripercussioni già fonte di preoccupazione, sui sistemi previdenziali, sanitari, economici e gli equilibri sociali. L’Asia, ad esempio, ha nove persone in età lavorativa per sostenere in media ogni persona anziana (anche se le tendenze variano notevolmente da paese a paese). Entro il 2050 tale numero si dimezzerà, passando a quattro persone. In Europa, per ogni quattro persone in età lavorativa per anziano nel 2015 ce ne saranno solo due entro il 2050, sostiene PWC. Per ovviare a tale carenza sarà necessaria una maggiore partecipazione della forza lavoro da parte di due gruppi: le donne e gli stessi anziani.

Il WEF dedica molta attenzione a questo tema, sottolineando rischi ma anche opportunità che il tema presenta. Le proiezioni globali per il 2050 sono da capogiro: 1,6 miliardi di persone oltre i 65 anni e 400 trilioni di dollari per le pensioni che mancano. Ciò si traduce in un deficit di 250.000 dollari per il pensionato medio, che farà fatica a pagare le spese di base come l’alloggio, il cibo e la sanità. Negli ultimi anni si è sviluppata maggiore consapevolezza tra le nazioni sul fatto che i fenomeni paralleli di  invecchiamento e longevità minacciano sia le economie sviluppate che quelle emergenti. C’è un pari riconoscimento del fatto che, a causa della realtà demografica, i tradizionali regimi pensionistici “pay as you go” non possono più essere l’unica fonte di reddito pensionistico adeguato. Anche perché altri fattori influenzano negativamente: la crescente urbanizzazione che spezza i legami familiari e rende più fragile la rete di solidarietà sociale; la crescita del ‘lavoro nero’, che non contribuisce al modello pensionistico e lascia senza previdenza sociale il lavoratore.

Ciò va affrontato da governi e organizzazioni aziendali in modo sinergico per raggiungere l’obiettivo da un lato di aumentare il numero di lavoratori agganciati al sistema pensionistico; dall’altro è necessario educare le persone a tutelarsi con  forme anche privatistiche di risparmio e previdenza che garantiscano una ‘vecchiaia’ serena.

L’invecchiamento della popolazione è destinato a diventare una delle trasformazioni sociali più significative del XXI secolo, con implicazioni per quasi tutti i settori della società,  dal mondo del lavoro al sistema economico (servizi finanziari, domanda di beni e servizi, come gli alloggi, i trasporti e la protezione sociale), fino ai fondamenti della società, come strutture familiari e legami intergenerazionali.

Secondo i dati di World Population Prospects 2017, il numero di persone anziane – di età pari o superiore ai 60 anni – dovrebbe più che raddoppiare entro il 2050 e più che triplicare entro il 2100, passando da 962 milioni nel 2017 a 2,1 miliardi nel 2050 e 3,1 miliardi nel 2100. A livello globale, la popolazione di 60 anni o più cresce più rapidamente di tutte le fasce di età più giovani.

Longevità

Secondo le Nazioni Unite, a livello globale, l’aspettativa di vita alla nascita è aumentata di 3,6 anni tra il 2000-2005 e il 2010-2015, ovvero è passata da 67,2 a 70,8 anni. Tutte le regioni hanno condiviso l’aumento dell’aspettativa di vita in questo periodo, ma i maggiori guadagni sono stati registrati in Africa, dove l’aspettativa di vita è aumentata di 6,6 anni tra questi due periodi, dopo essere aumentata di meno di 2 anni rispetto al decennio precedente. L’aspettativa di vita in Africa nel 2010-2015 è stata di 60,2 anni, rispetto ai 71,8 in Asia, 74,6 in America Latina e Caraibi, 77,2 in Europa, 77,9 in Oceania e 79,2 in Nord America.

L’allungarsi della vita media impone oggi di ripensare lo stesso modello di ciclo di vita umana suddiviso in 3 stadi, in cui la terza età (a partire dai 65 anni) rappresentava un tempo lo step finale. Oramai si parla di quarta e persino di quinta età, o forse si dovrebbe semplicemente spostare i paletti anagrafici di almeno 10-15 anni in avanti, come suggeriscono esperti e scienziati: i 75-80 anni di oggi sono i 65 di un tempo, l’aspettativa di vita si è allungata di molto ed è anche migliorata la salute. La vita più lunga non è un trascinarsi faticoso, un po’ malandati, negli anni: un’interessante ricerca realizzata da BNP Paribas Cardif, in Italia, dove ricordiamo l’invecchiamento è tra i più elevati al mondo, tra gli over 65  ha evidenziato che l’anziano di oggi (se così vogliamo chiamarlo) non ha nienete a che fare con quello della tradizione: il benessere e la salute aumentano, l’atteggiamento verso la vita è più positivo, è attivo, nel nostro Paese rappresentano un vero e proprio pilastro delle famiglie e delle comunità, e a dirlo sono i dati economici.

Oggi gli over 65 sono circa 13.672.000 (Istat), pari al 22,6% della popolazione attuale e saranno 34 milioni entro il 2050 (34%): l’impegno dei nonni (nella cura dei nipoti) vale oggi 24 miliardi di euro, il sostegno economico ai figli e alle loro famiglie vale 5,4 miliardi, danno lavoro a 3 milioni di assistenti familiari, contribuiscono all’industria turistica per 6 miliardi di euro all’anno (dati Federanziani).

Gli ‘over 65’ sono oggi un target per servizi finanziari e assicurativi molto più interessante dei Millennials.

La domanda che molti studiosi si pongono è se la longevità umana continuerà a migliorare ancora o, al contrario, arretrerà.

Anche in questo caso le previsioni a lungo termine sono difficili da fare, le variabili sono tantissime, tra lo scenario migliore e quello peggiore ci sono differenze drastiche, dovute soprattutto all’intervento o meno della società rispetto a fattori di rischio per la salute e la longevità umana che sono sotto gli occhi di tutti (si va da malattie contagiose come l’HIV alla malnutrizione dei paesi poveri, fino alle ‘piaghe dei paesi sviluppati come obesità e in generale cattiva alimentazione, fumo, alcol, inquinamento).

Tra gli scenari più pessimisti, uno studio su The Lancet, condotto all’Università di Washington, offre proiezioni sull’aspettativa di vita futura in 195 paesi nel 2040 e ipotizza anche un peggioramento in alcune condizioni dei fattori di rischio e di mortalità prematura legate a ipertensione, obesità, iperglicemia, fumo, alcol e inquinamento.

“Il processo di invecchiamento è molto più malleabile di quanto pensassimo e stiamo ancora, in un certo senso, cercando di recuperare il ritardo nella nostra ricerca per capire da cosa deriva questa malleabilità, fino a che punto potremmo andare avanti e, nelle nostre società, stiamo cercando di dare un senso a un mondo in cui continuiamo a invecchiare”. (Thomas Kirkwood, Associate Dean for Ageing at the University of Newcastle)

Da un punto di vista assicurativo, si sostiene in questa intervista di Odette Cesari di Axa IM, l’attenzione andrebbe portata oggi sull’aspettativa di vita calcolata dall’ingresso nella terza età (65 anni) piuttosto che considerarla secondo il metodo tradizionale, vale a dire dalla nascita. Una maggiore longevità significa in questo senso che si allunga la vita ‘da pensionati’, quindi il periodo in cui non si è più età lavorativa ma in cui si attivano ‘prodotti’ previdenziali che dovranno durare più a lungo di quanto originariamente considerato.

Megacity

Le megacity sono le città con oltre 10 milioni di abitanti, nel 1950 erano due: New York e Tokyo. Oggi sono 33 e saranno almeno 40 entro il 2030. L’area di Shanghai potrebbe già nei prossimi due anni trasformarsi in una gigacity con una popolazione di 170 milioni di abitanti, il doppio della Germania, si dice in questo articolo di Allianz.Entro il 2050, il 68% della popolazione mondiale (contro il 55% attuale) vivrà in città, in mega-città. Perché questa spinta all’urbanizzazione, combinata con la crescita complessiva della popolazione mondiale, porterà non solo altri 2,5 miliardi di persone alle aree urbane entro il 2050, (di cui il 90% di questo aumento in Asia e Africa), ma alla crescita esponenziale di determinate città, in determinati paesi. India, Cina e Nigeria rappresenteranno il 35% della crescita della popolazione urbana mondiale prevista tra il 2018 e il 2050. Entro il 2050, si prevede che l’India avrà aggiunto 416 milioni di abitanti delle città, la Cina 255 milioni e la Nigeria 189 milioni. La mappa interattiva qui di seguito realizzata da World Resources Institute mostra le città in espansione orizzontale e verticale.

La popolazione urbana del mondo è cresciuta rapidamente da 751 milioni nel 1950 a 4,2 miliardi nel 2018. L’Asia, nonostante il suo livello di urbanizzazione relativamente più basso, ospita il 54% della popolazione urbana mondiale, seguita da Europa e Africa con il 13% ciascuna.

Oggi, le regioni più urbanizzate comprendono il Nord America (con l’82% della popolazione che nel 2018 viveva in aree urbane), l’America Latina e i Caraibi (81%), l’Europa (74%) e l’Oceania (68%). Il livello di urbanizzazione in Asia è attualmente pari al 50% circa. Al contrario, l’Africa rimane prevalentemente rurale, con il 43% della popolazione che vive in aree urbane.

Ma nei prossimi anni sarà proprio l’Africa ad ottenere i più alti tassi di crescita della popolazione urbana, superando anche l’Asia.

Il fenomeno della megacity pone diversi problemi di tipo ambientale, sociale e anche politico. L’espansione delle città andrebbe gestita, poichè una crescita fuori controllo, come quella che è già in atto nei paesi a più basso reddito, equivale a creare dei giganteschi slum con un alto degrado, perdita dei diritti, involuzione sociale, criminalità diffusa.

Per fare un esempio Lagos, in Nigeria, è oggi una città di 22 milioni di abitanti, esplosa da piccola cittadina in megalopoli in pochi anni, estendendosi per lo più orizzontalmente in baraccopoli per 452 miglia quadrate: meno del 10% delle persone vive in case con allacciamenti fognari; meno del 20% ha accesso all’acqua del rubinetto. Un’idea molto lontana da quella delle ‘smart city’ iperconnesse, in grado di garantire il massimo benessere ai suoi abitanti.

La megalopoli ideale, la città intelligente, è un modello di sostenibilità possibile, che trova nella tecnologia, nell’innovazione e nella connettività una leva per migliorare la qualità della vita di tutti i suoi abitanti, attraverso un positivo impatto ambientale, l’accesso a risorse e servizi alla persona. Secondo il WEF sono 5 le principali sfide che si pongono alle megacity: salvaguardia ambientale, utilizzo delle risorse primarie (acqua, cibo, energia), disuguaglianze sociali, tecnologia e governo.

Urbanizzazione e megalopoli stanno ridefinendo il modo in cui gli esseri umani vivono, lo stile di vita, le sue priorità, i suoi bisogni e le sue preoccupazioni e rappresenta una grande sfida per il mondo assicurativo.

Tra i nuovi rischi cui le megacity dovranno far fronte vi sono le catastrofi naturali, epidemie, terrorismo e attacchi informatici.

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Smart building, Phononic Vibes, the Italian startup, receives 550 thousand euros from the Poli360 fund

It seems they’re holding a Rubik cube in their hands, yet these are prototypes to create innovative panels capable of absorbing noise and vibration 10 times more than any material used to date. Their quality does not derive from the material they are made of, but from their shape, from their geometry, characterized by “periodic, repetitive series” that convey and scatter vibrations and noises. Meta-materials, structures whose properties do not depend on material but rather on geometry, are what the founders of the Phononica Vibes startup also studied at MIT in Boston and at ETH in Zurich, before coming back to Politecnico di Milano where they developed their own idea and created their own startup, which now, after several awards, has also collected its first investment from the Poli360 fund, the 60 million euro fund set up by Politecnico di Milano and the Venture Capital 360 Capital Partners company. 

Phononic Vibes was founded by Luca D’Alessandro, Giovanni Capellari and Stefano Caverni, and is now undergoing field trials, thanks to the partnership with leading companies, including Ferrovie Nord and Franke. 

Phononic Vibes panels (made of recycled material, among other things, with a view to the circular economy) can be used in smart buildings. Not only is smart management of energy consumption, connected houses and environmental protection, but also safety and livability. It can also be applied in the automotive sector, in the smart city, in the industrial sector. 

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