Blockchain 2021, a che punto siamo? Numeri e tendenze di un mercato più maturo

Il covid non ha fermato la blockchain, anzi, il mercato è maturato. Questa la sintesi dalla ricerca dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger sul 2020, che ha sì rilevato un rallentamento, ma perlopiù focalizzato sul fenomeno degli annunci di nuovi progetti, calati dell’80%, a favore della realizzazione di progetti concreti, che hanno invece registrato una crescita del 59%.

Come scrive blockchain4innovation, “l’hype sembra al termine e l’attenzione è tutta sul lavoro e sui risultati dei progetti. E sullo sviluppo di ecosistemi.”

Blockchain 2020, i numeri

Nel 2020 sono stati 267 i progetti di sviluppo di tecnologie blockchain avviati in tutto il mondo da aziende e pubbliche amministrazioni, che comprendono 70 annunci e 197 progetti concreti (di cui 83 operativi, il resto sperimentazioni o proof of concept). Rispetto al 2019, sono cresciuti del 59% i progetti concreti, mentre gli annunci sono calati dell’80%: è segnale di un mercato più maturo, che si concentra su iniziative più operative e sulla creazione di ecosistemi.

I paesi più attivi nella blockchain sono Stati Uniti, con 72 progetti avviati negli ultimi cinque anni, e Cina, con 35 casi, seguiti da Giappone (28), Australia (23) e Corea Del Sud (19).

Nonostanta abbia subito un rallentamento, con investimenti che nel 2020 valgono 23 milioni di euro, il 23% in meno rispetto al 2019, l’Italia resta nella top ten dei paesi con più iniziative: al sesto posto al mondo con 18 casi. Seguendo la tendenza generale, anche il mercato italiano è più maturo, con il 60% della spesa destinata a progetti operativi.

Il settore più rappresentato è la finanza, con il 58% della spesa, e l’unico ad aver aumentato gli investimenti (+6%), seguito da agroalimentare (11%), utility (7%) e PA (6%).

Blockchain 2020, le tendenze

Nell’ultimo anno, l’attenzione degli operatori si sta spostando sempre più verso lo sviluppo di applicazioni e meno sulla creazione di nuove piattaforme: il 47% dei casi mappati di progetti con tecnologia blockchain, infatti, utilizza piattaforme esistenti. A questo tema si collega anche la potenziale sfida legata a una “convergenza” o collaborazione sia tra piattaforme diverse sia tra mondo permissionless e permissioned.

Anche grazie allo sviluppo di ecosistemi, il 2020 ha visto una crescita di interesse nella finanza decentralizzata (DeFi), con un aumento di utenti e capitale investito.

Si è innescato un processo di cambiamento dello scenario normativo, a partire dalla Digital Finance Package della Commissione Europea  che punta a indirizzare una regolamentazione per il mondo dei crypto-asset e per la tutela dei consumatori, con la prospettiva di una armonizzazione rispetto alle legislazioni vigenti. Cambia così cambia lo scenario per lo sviluppo di progetti stablecoin, in crescita assieme all’utilizzo di criptovalute.

Il 2020 è stato inoltre l’anno dell’avvio delle valute digitali delle Banche Centrali, dalla sperimentazione della DCEP cinese all’annuncio della BCE di voler realizzare il Digital Euro.

L’emergenza sanitaria ha infine dato una spinta all’adozione di soluzioni Blockchain anche per la gestione dell’identità in ambito clinico/sanitario o economico.

Leggi qui il report dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger

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Gestione del risparmio e finanza digitale nel post-Covid

La liquidità nei portafogli delle famiglie italiane è aumentata di 34,4 miliardi di euro nei tre mesi più neri dell’epidemia (febbraio-aprile): una cifra quasi uguale al valore del Mes per l’Italia di cui oggi tanto si discute. Sono risorse che si aggiungono ai 121 miliardi di euro di liquidità aggiuntiva accumulata negli ultimi tre anni, prima dell’esplosione dell’epidemia (+8,4% in termini reali nel triennio): una cifra pari a nove volte le risorse del Piano Marshall destinate al nostro Paese per la ricostruzione del dopoguerra rapportate ai valori attuali.

Sono alcuni dei dati che arrivano da uno studio realizzato dal Censis per Assogestioni, associazione italiana del risparmio gestito, che ha voluto fotografare situazione e tendenze del risparmio in Italia in questa prima parte dell’anno segnata dalla pandemia. I dati dimostrano che i sentimenti di paura e vulnerabilità rendono gli italiani ancora più propensi al risparmio e meno al rischio: per il prossimo futuro il 34,1% degli italiani considera la liquidità lo strumento principale per la propria protezione, insieme all’ampliamento del sistema di welfare pubblico (34%) e all’acquisto di strumenti assicurativi, mutualistici, integrativi (18,6%).

Parallelamente alla cautela sembra però cresciuta l’attenzione a strumenti finanziari innovativi  Esg (Environmental, Social, Governance), basati su criteri di investimento responsabile: il 52,3% degli italiani si dice interessato a investirvi (il 68,2% tra i laureati, il 70,2% tra i dirigenti e i quadri). Una voglia di sostenibilità che oggi si lega al tema della tutela e promozione della salute, balzato in cima alle priorità delle persone con l’emergenza sanitaria.

Finanzia digitale: il crowdinvesting cresce

L’attenzione agli strumenti finanziari innovativi sembra confermata anche dal quinto Report italiano sul Crowdinvesting realizzato dall’Osservatorio omonimo della School of Management del Politecnico di Milano, secondo il quale il crowdinvesting (finanza digitale per le imprese) in Italia non è stato per niente frenato dalla pandemia e al 30 giugno 2020 risulta avere un valore raddoppiato rispetto al 2019, infatti, i fondi erogati in totale ammontano a 908 milioni di euro contro i 517 di un anno fa.

In particolare, l’equity crowdfunding (la raccolta fondi online da parte di startup e pmi innovative che consente agli investitori di cedere denaro in cambio di quote dell’impresa) è arrivato a 159 milioni (erano 82 a giugno 2019 e già avevano moltiplicato per due il risultato del 2018).

Il lending crowdfunding ha raggiunto quota 749 (410 relativi a prestiti a persone fisiche e 339 a imprese) contro i 435 del 2019, a loro volta il doppio del 2018. Gli ultimi 12 mesi da soli hanno contribuito con la cifra record di 390,8 milioni di euro, 76,6 raccolti nell’equity (erano 49 l’anno precedente) e 314,2 nel lending (207), con un tasso di crescita relativo che non fa sfigurare l’Italia rispetto ad altri Stati europei, anche se il gap sui volumi si mantiene significativo. Va inoltre segnalata la sensibile crescita nel real estate: i portali di equity specializzati hanno erogato negli ultimi 12 mesi risorse per 19,5 milioni di euro, quelli di lending per 29,2 (48,7 milioni in totale), quasi triplicando rispetto al periodo precedente.

Certamente, per quanto in crescita, il settore del crowdinvesting rimane un ambito di nicchia, ancora ‘per esperti’, rispetto al volume di capitali del risparmio italiano che potrebbero essere movimentati.

Come appunto suggerisce lo studio del Censis, nell’immediato futuro gli italiani sentono un forte bisogno di protezione e ritengono la liquidità uno strumento idoneo a garantire lo stile di vita e le necessità della vita quotidiana nell’eventualità di una degenerazione della situazione economica generale e personale. Si rinuncia alla pianificazione in favore di una liquidità pronta ad affrontare il ‘tutto può succedere’ nel quotidiano. Il bisogno di protezione, però, si prevede possa spingere un maggiore ricorso all’acquisto di strumenti assicurativi, mutualistici, integrativi; e probabilmente, per lo stesso motivo di ricerca della stabilità, anche nel comparto del crowdinvesting si è vista una sensibile crescita del segmento real estate.

L’educazione finanziaria degli italiani

I sentimenti di cautela e di ansia vanno a instaurarsi in una popolazione, quella italiana, che è notoriamente poco istruita in materia finanziaria e fa dunque molta fatica a cogliere i perché e i per come della gestione del risparmio.

Un’indagine BVA-Doxa è andata a misurare la salute finanziaria delle famiglie  e capire quali sono le aree di maggiore criticità proprio in rapporto alla resilienza e alle competenze finanziarie, scoprendo diverse cose interessanti.

Per esempio,  che dall’inizio dell’emergenza COVID-19, circa 4 famiglie su 10 dichiarano di aver rivisto i propri obiettivi di lungo periodo del tutto o in parte. Inoltre, una famiglia su quattro dichiara di non avere obiettivi di medio-lungo termine. Il 35% degli intervistati dichiara di provare una sensazione d’ansia pensando alla propria situazione finanziaria. Circa un decisore finanziario su due valuta questa situazione emergenziale come una grave minaccia per il proprio benessere finanziario.

Ma, la bassa conoscenza in materia finanziaria sembra incidire negativamente persino nell’uso degli aiuti pubblici messi a disposizione dallo Stato, figuriamoci come può influire su scelte più complesse che richiedono un investimento, ad esempio una polizza previdenziale: solo il 27% sa cosa sia il rischio di longevità e meno della metà del campione (45%) conosce gli strumenti di previdenza complementare.

Partecipa alla Call4Ideas

Quello della gestione del risparmio (Savings) è uno dei temi di riferimento della settima edizione del contest internazionale promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp, quest’anno dedicata al Next Normal, il futuro dopo la pandemia. Si cercano, quindi, idee, soluzioni e prodotti innovativi in tutti gli ambiti della vita delle persone.  Candidature aperte fino al 30 settembre, questo il sito dedicato dove si può fare application.

Photo by Damir Spanic on Unsplash

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