Google nel digital health (e nell’insurance) con Fitbit, ma c’è un ma

Google ha acquisito Fitbit (werable Device) per 2,1 miliardi. Un’operazione che secondo i commentatori, è indirizzata a un rilancio di Big G in un settore – l’hardware – dominato da Apple. E’ vero, ma perché le serve l’hardaware: il vero obiettivo dell’acquisizione di Fitbit è un altro, ovvero non rimanere indietro (sempre rispetto a Apple) nel settore dell’assistenza sanitaria, un mercato da 3,5 trilioni di dollari, in cui il competitor per eccellenza si sta ritagliando un posizionamento ben preciso e costruito ad arte partendo dal prodotto hardware.

Google, o meglio Alphabet, si sta impegnando da tempo nell’healthcare: ha dalla sua un dominio incontrastato nell’archiviazione e nell’analisi dei dati, la propria eccellenza nell’intelligenza artificiale e una partecipata, Verily Life Sciences, che ha l’obiettivo di combinare data science ed healthcare per una medicina più evoluta e di precisione.

Tutto ciò le ha permesso di attivarsi nell’insurtech: è infatti uno dei principali investitori dei ormai colossi Oscar, Applied System e Clover. Ma non solo: la sua supremazia tecnologica (e i dati) la rendno il partner tecnologico ideale per le assicurazioni. Un esempio: Verily  (la sussidiaria che si occupa di life science ed healthcare), la Compagnia assicurativa statunitense John Hancock (braccio assicurativo di Manulife Financial Corporation) e la clinica virtuale per il diabete Onduo hanno realizzato insieme una innovativa polizza per i diabetici.

Perché Fitbit è importante per Google

A Google manca quello che può essere considerato il touchpoint con il consumatore finale, rappresentato per Apple da iPhone, iPod e Apple Watch, fondamentale in ambito salute perchè rappresenta sia la fonte di dati che lo strumento per erogare servizi di digital health.

In buona sostanza, senza questo touchpoint, Google potrebbe essere tagliata fuori completamente da un rapporto diretto con il mercato salute consumer. Non che non abbia da fare business nel B2B, per esempio con le assicurazioni, ma è ovvio che anche sotto questo punto di vista un device personale che registri e permetta di accedere a dati dell’utente costantemente aggiornati è insostituibile.

Si capisce dunque perché Fitbit è importante per Google: nonostante il suo wearable device non sia diffuso come l’Apple Watch ha comunque venduto 100 milioni di dispositivi in grado di raccogliere dati di altissima qualità.

Rispetto allo sviluppo di business con le compagnie assicurative avere un dispositivo wearable, già diffuso, offre nuove opportunità.

Ci si può spingere anche più avanti con le ipotesi: e cioè che grazie a Fitbit Google possa decidere di vendere le proprie polizze.

Già anni fa la società aveva tentato di entrare nel retail assicurativo: nel 2015, Google aveva ha acquisito le licenze per vendere assicurazioni in 26 stati US e collaborato con diversi vettori, e acquisito Compare.com (un comparatore) che venne trasformato in Google Compare e che non funzionò, nel 2016 venne chiuso. 

In questi anni di investimenti nell’insurtech, ha affinato la sua conoscenza del mercato assicurativo e ora che ha a disposizione un werable device potrebbe essere tentata di riprovarci. D’altro canto, gli studi confermano che i consumatori sono pronti e anche impazienti di acquistare polizze dai tech giant come Google.

Le criticità dell’operazione Google-Fitbit

“Con l’acquisizione di Fitbit si prospetta una concentrazione pericolosa nel controllo dei dati – ha detto Antonello Soro Garante Privacy a CorCom –. Si va nella direzione di una sempre più spinta concentrazione nell’economia digitale, direzione opposta a quella tra l’altro indicata anche dalla risoluzione del Parlamento europeo del 2017 contraria a questi processi. Il controllo di un così grande patrimonio informativo produce – come nel caso degli altri giganti del web – un potere abnorme nella disponibilità di pochi soggetti privati che incide negativamente sulla tenuta delle democrazie nel pianeta.”

Persino negli Stati Uniti, dove certamente la legislazione in materia di tutela dei dati è molto più blanda rispetto all’Europa in cui vige il GDPR, Google è da tempo nel mirino delle autorità per i medesimi motivi.

In un commento pubblicato da Agenda Digitale, Stefano Quintarelli, presidente Comitato d’Indirizzo Agenzia per l’Italia Digitale, dice: “L’acquisizione dell’azienda di wearable Fitbit da parte di Google apre scenari politici e regolamentari che l’unione europea dovrà decidersi ad affrontare. Intanto c’è un tema di consenso: chi ha acquistato un dispositivo indossabile Fitbit ha dato a questa azienda, e non a Google, il consenso per il trattamento dei dati. Per cui, io utente mi aspetto che Google chieda nuovamente il mio consenso per poterglielo eventualmente rifiutare dato che si tratta di dati sensibili, attinenti alla salute che non voglio vengano uniti al profilo e a tutte le informazioni di varia natura – dagli acquisti agli spostamenti – che Google ha di me. La concentrazione delle informazioni è un rischio. Qual è il livello a cui vogliamo arrivare? Fino a dove deve arrivare Google prima che si ritenga che concentrare troppa informazione è un problema? La concentrazione delle informazioni è un rischio. Qual è il livello a cui vogliamo arrivare? Fino a dove deve arrivare Google prima che si ritenga che concentrare troppa informazione è un problema? Questo regime regolatorio deve cambiare e la Commissione europea dovrebbe aprire una serie riflessione”.

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Polizze per diabetici, collaborazione tra Google-Alphabet e John Hancock

Alphabet, la casa madre di Google e i rivali tecnologici, tra cui Apple e Amazon, sono alla ricerca di investimenti nel settore sanitario che sfruttino le loro reti digitali e, nel caso di Alphabet, le sue capacità di intelligenza artificiale. E le Compagnie assicurative, d’altro canto, sono alla ricerca di partner tecnologici, per rispondere a nuove sfide.

Per esempio: i tassi di diabete stanno aumentando, putroppo, in tutto il mondo, fatto che da un lato si traduce in nuove esigenze da parte dei malati e dei sistemi sanitari (un diabetico costa circa il triplo rispetto a un non diabetico); e dall’altro, parallelamente,  apre nuove opportunità alle aziende per lo sviluppo di soluzioni innovative. Il settore assicurativo è tra quelli più chiamati in causa naturalmente, poiché la trasformazione digitale permette lo sviluppo di nuovi modelli di business e quindi di polizze. Ciò che serve sono dati e tecnologie.

Come in questo caso, che coinvolge Alphabet (nello specifico Verily, la sussidiaria che si occupa di life science ed healthcare) e la Compagnia assicurativa statunitense John Hancock (braccio assicurativo di Manulife Financial Corporation) e la clinica virtuale per il diabete Onduo: in sostanza si tratta di una polizza per i diabetici abbinata a un programma che attraverso la clinica virtuale di Onduo assiste nella gestione del diabete,  fornisce supporto, coaching e premi, nonchè potenziali risparmi sui premi fino al 25%.

Secondo quanto riporta John Hancock in una nota stampa, il diabete rimane la settima causa di morte negli Stati Uniti, con 1,5 milioni di americani diagnosticati ogni anno. Degli oltre 30 milioni di americani che convivono con il diabete, la metà non ha un’assicurazione sulla vita sufficiente o non ha alcuna copertura assicurativa sulla vita. Inoltre, anche quelli con assistenza sanitaria di qualità non hanno sempre accesso al supporto personalizzato e all’avanguardia nella gestione del diabete.

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