BNP Paribas Cardif, la nuova strategia “New health journey”: più prevenzione e digitalizzazione

In risposta alle nuove esigenze sanitarie della nuova normalità, BNP Paribas Cardif (tra le prime dieci compagnie assicurative in Italia secondo ANIA 2019) consolida la propria strategia, orientandola sempre più su salute e prevenzione per i propri clienti e i loro familiari. Nasce così “New health journey”, l’evoluzione di un percorso iniziato nel 2018, che si rinnova per andare incontro ai nuovi bisogni di salute delle persone, mettendo al centro la prevenzione, ancora prima della cura, l’assistenza – anche a domicilio – e la digitalizzazione, su cui BNP Paribas Cardif continua a investire.

Coerente con questa strategia, la polizza “Unica BNL”, la soluzione modulare di protezione realizzata in sinergia con BNL, mette a disposizione qauutro aree di intervento specifiche nel campo socio-sanitario.

BNP Paribas Cardif, quattro aree di intervento per la salute

Con “Assistenza medico-sanitaria” sarà possibile ottenere una visita medica a domicilio, ricevere farmaci a casa, assistenza per minori e familiari, monitorare il ricovero ospedaliero.

Novità anche per l’assistenza domiciliare post-ricovero, grazie all’area “Temporary Medical Care”.

Per la parte di “Personal Care” si allargano i confini di intervento: sarà possibile sia ricevere un supporto qualificato a casa (anche a seguitodi un intervento chirurgico), sia un servizio di spesa a domicilio. Per le persone con invalidità permanente, invece, è prevista la copertura per le spese di adattamento della casa e dell’auto.

Infine, con l’area “Family Care”, la polizza “Unica BNL” prevede la possibilità di richiedere una visita pediatrica a domicilio, il servizio di baby-sitting e l’accompagnamento dei figli a scuola in caso di ricovero dell’assistito.

Inoltre, grazie alla nuova app dedicata e gratuita di “Unica BNL” che già offre vari servizi – informazioni sulle garanzie, richiesta di rimborsi, appuntamenti presso le strutture convenzionate – è ora possibile effettuare una video-consulenza medica e gestire i propri dati sanitari in modo sicuro all’interno del Libretto sanitario digitale, che potrà essere anche condiviso con il medico in sede di visita.

Il cambio di prospettiva nel settore assicurativo

“La salute, oggi più che mai, è un bene prezioso da tutelare, non solo in termini di cura ma anche attraverso la prevenzione e l’educazione al benessere.” commenta Isabella Fumagalli, Head of Territory for Insurance in Italy di BNP Paribas Cardif. “Crediamo fortemente nel nostro ruolo sociale di impresa e vogliamo rappresentare un punto centrale nel benessere delle famiglie nel lungo periodo rendendo l’assicurazione, inclusa quella salute, sempre più accessibile”

“Nel settore assicurativo si sta assistendo ad un cambio di prospettiva, complice anche la Pandemia che ha trasformato in bisogno ciò che prima sembrava un plus: così un consulto medico a distanza o visualizzare in un’app la propria cartella clinica diventano oggi necessari e nel contempo distintivi, non più un’opzione. La creazione di ecosistemi salute, iniziata nel 2018 in collaborazione con le tech company, ci ha consentito di dare un focus maggiore proprio a questa componente di servizio, anche digitale, e di incentivare i comportamenti preventivi facilitando l’accesso ai prodotti e alle cure”.

Marco Tarantola, Vice Direttore Generale di BNL e Responsabile Divisione Commercial Banking e Reti Agenti della Banca, aggiunge: “Le sinergie tra BNL e BNP Paribas Cardif sono sempre più intense generando valore aggiunto nell’offerta di servizi e soluzioni innovativi ai clienti e ai loro familiari. Questo è uno dei tratti distintivi del modello di business del Gruppo BNP Paribas che in Italia è presente con società attive in diversi settori di attività. Nel campo dei servizi di protezione e assicurazione, in particolare, la tutela delle persone non è solo un modo per essere ulteriormente al fianco dei clienti, per di più in un momento ancora complesso a causa della Pandemia in corso, ma risponde anche alla nostra strategia di #PositiveBanking che coniuga il business con la sostenibilità, l’attenzione ai singoli e al loro benessere, nel rispetto di un ambiente più sano e di una Società migliore”.

BNP Paribas Cardif e BNL: azioni concrete in un momento difficile

Tutte queste novità hanno un elemento in comune: portare i servizi al cliente nei loro luoghi di vita e di cura. I clienti, infatti, possono usufruire dei nuovi servizi direttamente dove risiedono o dove sia più comodo; a ciò si aggiunge anche un servizio di prevenzione senza alcun limite di utilizzo, 24 ore al giorno 7 giorni su 7.

Il nuovo percorso salute testimonia il costante impegno di BNP Paribas Cardif e di BNL nel continuare a sostenere insieme i propri clienti in un momento in cui persistono le difficoltà legate all’emergenza sanitaria, sociale ed economica generata dal Covid-19. La compagnia e la banca sono infatti intervenute, già nella prima fase della Pandemia, con azioni concrete a favore di persone e delle famiglie, con l’ampliamento gratuito di alcune garanzie della polizza “Unica BNL” e favorendo servizi di Digital Care, campagne di screening per il Covid-19 e sconti su tamponi e test sierologici.

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Unicorni insurtech, le polizze sanitarie personalizzate di Sidecar Health

La startup insurtech americana Sidecar Health, fondata nel 2018,  è stata valutata per 1 miliardo di dollari, raggiungendo così lo status di unicorno, dopo aver chiuso un round di investimenti di Serie C da 125 milioni di dollari: un enorme passo avanti rispetto ai 20 milioni raccolti lo scorso luglio.

Come funziona Sidecar Health

Oggi negli Stati Uniti i processi assicurativi in campo sanitario sono generalmente associati a un labirinto burocratico o a costi insostenibili, tanto che nel 2019 più di 33 milioni di persone non avevano un’assicurazione. Sidecar Health punta a semplificare il settore offrendo polizze flessibili e digitalizzate, gestibili completamente online.

Il punto di forza principale della startup è la possibilità di personalizzare la copertura sanitaria in base alle esigenze individuali: i clienti possono infatti scegliere i servizi che desiderano includere nel proprio pacchetto assicurativo, visitare ogni medico disponibile (negli Stati Uniti spesso le assicurazioni sono vincolate a un singolo network di istituti ospedalieri), e comparare i prezzi offerti dai vari professionisti nella propria zona prima di effettuare una visita.

Inoltre, Sidecar Health mette a disposizione una carta di debito con la quale è possibile pagare l’importo dovuto immediatamente dopo aver ricevuto la prestazione richiesta: una novità negli Usa, dove generalmente le agenzie assicurative rimborsano i medici soltanto dopo aver completato una visita.

Secondo la compagnia, questa formula assicurativa permette di risparmiare fino al 40% rispetto al prezzo mensile delle polizze tradizionali.

Anche grazie al nuovo round di investimenti Sidecar Health intende raggiungere i 30mila utenti entro il 2021, e allargarsi rispetto ai 16 stati americani attualmente serviti arrivando a coprire l’intero territorio nazionale.

Gli unicorni insurtech

Nel corso degli ultimi anni diverse startup insurtech sono diventate “unicorni”: hanno quindi raggiunto una valutazione pari o superiore a $1 miliardo, pur non essendo ancora quotate in Borsa.

Oltre alla nuova arrivata Sidecar Health, l’ambito medico e sanitario presenta una serie di (ex)unicorni insurtech, tutti americani: Bright Health, Oscar Health, che ha appena avviato le operazioni per quotarsi in Borsa, e Clover Health, che è diventata pubblica lo scorso gennaio.

L’entrata nei mercati finanziari è infatti considerata da sempre più unicorni insurtech, in tutti i settori, come il naturale proseguimento della propria crescita. Già a luglio 2020 Lemonade, forte di una valutazione da $2 miliardi, è entrata in Borsa raccogliendo $319 milioni. La compagnia offre assicurazioni digitalizzate che coprono proprietari di immobili, affittuari, e anche animali domestici. A novembre, poi, è stato il turno di Root Insurance, insurtech specializzata nelle polizze auto, che con la quotazione ha raccolto più di $700 milioni.

Altri unicorni sono invece intenzionati a esordire sui mercati nel prossimo futuro. A fine luglio il colosso delle assicurazioni casa Hippo ha raccolto $150 milioni, facendo salire la propria valutazione a $1,5 miliardi, e potrebbe entrare in Borsa nel 2021. Interessata a fare il salto è anche l’insurtech Metromile, che offre assicurazioni auto in formula pay-per-mile e lo scorso novembre è stata valutata per $1,3 miliardi.

Infine, altre startup insurtech promettenti sono Next Insurance, specializzata nelle assicurazioni per le piccole imprese e valutata per $2 miliardi; e wefox, che offre invece piattaforme digitali pensate per connettere assicuratori, clienti e distributori.

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Walmart diventa una compagnia assicurativa, Walmart Insurance

Una delle cose che Amazon insegna è che in commercio, una volta conquistato il consumatore finale, non ci sono taboo sulla tipologia di prodotti che gli si può vendere. E’ una strategia che anche altri ‘retailer’ stanno adottando, Walmart per esempio (da tempo in guerra aperta con la ditta Bezos), che ha deciso di puntare sull’healthcare a tutto tondo, dall’assistenza sanitaria all’assicurazione. Anche Amazon lo fa: è un’industria che negli Stati uniti vale oltre 4 trilioni di dollari e ha un modello entrato da tempo in crisi lasciando spazi a nuovi player. Un sistema basato sull’assicurazione sanitaria che, per coloro che non se la possono permettere, significa andare incontro ai spropositati costi della sanità privata.

Walmart, definito da alcuni commentatori ‘il gigante dormiente del sistema sanitario’ (in US)  ha detto recentemente alla CNBC che adesso comincerà a vendere piani di assicurazione sanitaria, sono già comparse le offerte di lavoro sul suo sito per “Walmart Insurance Services LLC”.

Fino a questo momento, Walmart forniva informazioni assicurative attraverso i centri Walmart Health, il suo nuovo concetto di assistenza sanitaria indipendente. Ha un programma di educazione, chiamato Healthcare Begins Here, progettato per aiutare le persone a trovare una polizza assicurativa.

“Siamo sempre alla ricerca di modi per aiutare i nostri clienti a risparmiare denaro e a vivere meglio, e i servizi assicurativi sono un altro modo per farlo”, ha detto il portavoce di Walmart Randy Hargrove alla CNBC. “Stiamo espandendo i nostri attuali servizi assicurativi per includere anche la vendita di polizze ai nostri clienti….. Abbiamo bisogno di professionisti appassionati di assicurazione sanitaria che ci aiutino a costruire questo nuovo business dalle fondamenta e a raggiungere la nostra missione”.

La società, denominata Walmart Insurance, è stata registrata presso il Segretario di Stato dell’Arkansas il mese scorso.

Già da anni Walmart ha inserito all’interno dei suoi supermercati degli ambulatori, ma ora il gigante del retail ha già aperto 4 centri medici low-cost Walmart Health e ha in piano di aggiungerne altri, ha effettuato acquisizioni come la startup Carezone volte a migliorare la sua tecnologia per la digital health. Ha grandi ambizioni, come ha recentemente espresso in una sorta di lettera aperta agli stakeholder Sean Slovenski, Senior Vice President Health & Wellness, Walmart U.S.A.

“Avere accesso a un’assistenza sanitaria di qualità e a prezzi accessibili non è mai stato così importante negli Stati Uniti. Stiamo attraversando una pandemia globale che ha messo a nudo le vulnerabilità del nostro sistema sanitario e rende difficile per molte famiglie ottenere le cure di cui hanno bisogno quando ne hanno bisogno. Ci troviamo anche di fronte a una disoccupazione record, lasciando molte famiglie senza accesso a risorse sanitarie vitali nel processo.

Con il 90% degli americani che vivono nel raggio di 10 miglia da un negozio Walmart, crediamo di poter aiutare portando assistenza sanitaria di qualità alle comunità che ne hanno più bisogno. Non prendiamo alla leggera la responsabilità di servire i nostri clienti in questo modo, anche attraverso il nostro programma di prescrizione generica da 4 dollari che abbiamo lanciato più di dieci anni fa. È più importante che mai, ed è per questo che stiamo aprendo più sedi Walmart Health, in modo da poter aiutare ancora più clienti ad accedere all’assistenza sanitaria di cui hanno bisogno.”

Espandersi in un settore come la salute per Walmart ha prima di tutto motivazioni di welfare aziendale: dopo il Dipartimento della difesa americano, è il più grande datore di lavoro in US con oltre 2,3 milioni di dipendenti.

Secondo Business Insider, a doversi preoccupare di Walmart Insurance dovrebbero essere non tanto le compagnie tradizionali, quanto le startup assicurative, soprattutto quelle nate per cogliere le opportunità del mercato Medicare Advantage, ovvero il sistema di assistenza sanitaria pubblica statunitense, riservato ad alcune categorie (come gli over 65) e gestita attraverso società private selezionate.

Sembra che Walmart possa concentrarsi sulla vendita di piani di MA, dato che ha pubblicato annunci di lavoro per i supervisori di vendita di Medicare e gli agenti assicurativi autorizzati. Per quanto riguarda il contesto, i piani di MA sono offerti da pagatori privati con contratto con Medicare.

Walmart vanta oltre 5.000 sedi solo negli Stati Uniti – e quasi 265 milioni di clienti in tutto il mondo, oltre a quel paio di milioni di dipendenti sopra citati. E’ chiaro che con i prezzi scontati che sempre la contraddistinguono e un’ampia conoscenza del retail, Walmart Insurance può facilmente mettere in ombra le startup assicurative come Bright Health e Devoted Health.

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Arriva la mascherina IoT che protegge da smog e Covid

“Ancor prima dell’emergenza sanitaria, a inizio anno abbiamo testato la maschera coinvolgendo un campione di cinquanta persone tra camminatori, runner e ciclisti, per ottenere feedback su usabilità, funzionalità ed estetica. In seguito alla pandemia, il nostro progetto ha trovato nuove motivazioni e una utilità oggettivamente riconosciuta”, così Ewoud Westerduin, co-founder e Head of Design di Narvalo, presenta l’innovativa mascherina, o forse sarebbe meglio dire, l’innovativo device.

Perché Narvalo Urban Mask è appena nata ma è facile intuire che ha delle caratteristiche che la rendono unica e ad alto potenziale, considerato che le sue feature tech sono al momento embrionali.

Cosa fa, dunque, questa mascherina?

Realizzata in tessuto 3D, la Narvalo Mask è traspirante, lavabile, idrorepellente e antistrappo, ma soprattutto filtra il 99,9% degli agenti inquinanti oltre a virus, batteri, polveri ed odori, grazie allo strato in carbone attivo. La mascherina Narvalo è così in grado di proteggere dall’inquinamento atmosferico e da virus e batteri, trasmissibili attraverso l’aria mediante droplet e particelle di aerosol, nonché di filtrare pollini ed altre particelle che causano reazioni allergiche, incrementando il comfort di respirazione.

Inoltre è dotata di una valvola di espirazione studiata per assicurare grande traspirabilità poiché capace di massimizzare il deflusso d’aria, evitando eccessivi accumuli di calore e umidità all’interno. Allo stesso tempo, la confezione di Narvalo Urban Mask prevede un tappo “anti-Covid” che, se applicato, blocca la fuoriuscita di goccioline anche durante l’espirazione: può essere facilmente rimosso quando non necessario e applicato nei luoghi affollati o dove lo impone la normativa, per assicurare protezione per se stessi e gli altri.

Per la fine dell’anno è inoltre previsto il rilascio della versione “Active” della maschera, ancora più tecnologica poiché equipaggiata con una valvola elettronica dotata di una ventola di estrazione intelligente e di sensoristica a bordo. La maschera diventerà così un device IoT di ultima generazione che permetterà di monitorare dati come la temperatura e l’umidità in maschera nonché i pattern respiratori dell’utente, garantendo sempre più sicurezza e comfort in diversi ambiti.

Accanto alla mascherina, c’è la Narvalo App che, grazie al GPS dello smartphone, è in grado di restituire un quadro molto chiaro sulla qualità dell’aria respirata durante il proprio tragitto, mostrando la differenza dell’aria che si respira con o senza la maschera. L’app è scaricabile e utilizzabile da chiunque, con l’obiettivo di fare prevenzione e sensibilizzare le persone sulla qualità dell’aria delle città in cui vivono.

Un dispositivo di questo tipo potrebbe essere d’interesse anche per il mondo assicurativo.

La pandemia, come abbiamo scritto, ha posto nuove sfide alle Compagnie, accelerando la maturazione digitale in risposta a una spinta molto forte verso nuovi prodotti. Già prima dell’emergenza coronavirus il mondo assicurativo e quello tech (attraverso dati e device) cominciavano a convergere in ambiti ben specifici, come quello della digital health.

Secondo una ricerca di Yolo, la ricerca online di polizze per la salute nei giorni del lockdown era cresciuta 800%.

Una mascherina evoluta come Narvalo, che integra tecnologie IoT e sensoristica particolare, possiamo immaginarla in un prossimo futuro in grado di registrare molti più dati, addirittura potrebbe intercettare e dare l’allarme se rileva virus, non sorprenderebbe trovarla come parte di una polizza salute.

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Arriva la mascherina IoT che protegge da smog e Covid

“Ancor prima dell’emergenza sanitaria, a inizio anno abbiamo testato la maschera coinvolgendo un campione di cinquanta persone tra camminatori, runner e ciclisti, per ottenere feedback su usabilità, funzionalità ed estetica. In seguito alla pandemia, il nostro progetto ha trovato nuove motivazioni e una utilità oggettivamente riconosciuta”, così Ewoud Westerduin, co-founder e Head of Design di Narvalo, presenta l’innovativa mascherina, o forse sarebbe meglio dire, l’innovativo device.

Perché Narvalo Urban Mask è appena nata ma è facile intuire che ha delle caratteristiche che la rendono unica e ad alto potenziale, considerato che le sue feature tech sono al momento embrionali.

Cosa fa, dunque, questa mascherina?

Realizzata in tessuto 3D, la Narvalo Mask è traspirante, lavabile, idrorepellente e antistrappo, ma soprattutto filtra il 99,9% degli agenti inquinanti oltre a virus, batteri, polveri ed odori, grazie allo strato in carbone attivo. La mascherina Narvalo è così in grado di proteggere dall’inquinamento atmosferico e da virus e batteri, trasmissibili attraverso l’aria mediante droplet e particelle di aerosol, nonché di filtrare pollini ed altre particelle che causano reazioni allergiche, incrementando il comfort di respirazione.

Inoltre è dotata di una valvola di espirazione studiata per assicurare grande traspirabilità poiché capace di massimizzare il deflusso d’aria, evitando eccessivi accumuli di calore e umidità all’interno. Allo stesso tempo, la confezione di Narvalo Urban Mask prevede un tappo “anti-Covid” che, se applicato, blocca la fuoriuscita di goccioline anche durante l’espirazione: può essere facilmente rimosso quando non necessario e applicato nei luoghi affollati o dove lo impone la normativa, per assicurare protezione per se stessi e gli altri.

Per la fine dell’anno è inoltre previsto il rilascio della versione “Active” della maschera, ancora più tecnologica poiché equipaggiata con una valvola elettronica dotata di una ventola di estrazione intelligente e di sensoristica a bordo. La maschera diventerà così un device IoT di ultima generazione che permetterà di monitorare dati come la temperatura e l’umidità in maschera nonché i pattern respiratori dell’utente, garantendo sempre più sicurezza e comfort in diversi ambiti.

Accanto alla mascherina, c’è la Narvalo App che, grazie al GPS dello smartphone, è in grado di restituire un quadro molto chiaro sulla qualità dell’aria respirata durante il proprio tragitto, mostrando la differenza dell’aria che si respira con o senza la maschera. L’app è scaricabile e utilizzabile da chiunque, con l’obiettivo di fare prevenzione e sensibilizzare le persone sulla qualità dell’aria delle città in cui vivono.

Un dispositivo di questo tipo potrebbe essere d’interesse anche per il mondo assicurativo.

La pandemia, come abbiamo scritto, ha posto nuove sfide alle Compagnie, accelerando la maturazione digitale in risposta a una spinta molto forte verso nuovi prodotti. Già prima dell’emergenza coronavirus il mondo assicurativo e quello tech (attraverso dati e device) cominciavano a convergere in ambiti ben specifici, come quello della digital health.

Secondo una ricerca di Yolo, la ricerca online di polizze per la salute nei giorni del lockdown era cresciuta 800%.

Una mascherina evoluta come Narvalo, che integra tecnologie IoT e sensoristica particolare, possiamo immaginarla in un prossimo futuro in grado di registrare molti più dati, addirittura potrebbe intercettare e dare l’allarme se rileva virus, non sorprenderebbe trovarla come parte di una polizza salute.

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Per il mondo assicurativo il dopo Covid-19 è già iniziato

I dati, come spesso accade, aiutano a capire. La ricerca on line di prodotti assicurativi per la salute è cresciuta nelle ultime settimane dell’800%. In forte aumento anche la ricerca di coperture per annullamento eventi da rischi da contagio virale nelle attività di servizio (retail, turismo, trasporti) cresciuta di oltre il 650%.

Il traffico digitale sulle offerte di alcuni prodotti per la persona e la famiglia (casa, Vita, salute, animali domestici) e le richieste d’informazione (via mail telefono, chatbot) su questi prodotti sono aumentate del 30%. Un interesse di analoga entità si è registrato, da parte delle imprese, per le coperture dei rischi da business interruption.

Le tendenze sono state rilevate nelle ultime tre settimane dalla piattaforma di YOLO. Prevedibili, data l’eccezionalità dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, ma forse anche anticipatorie di quanto vedremo nel prossimo futuro. Per una semplice ragione: la sensibilità di persone e imprese per la protezione dai rischi sarà molto più forte, e per lungo tempo, di quella che abbiamo conosciuto fin qui. Sta quindi per aprirsi una fase che richiederà all’industria assicurativa nuove risposte, in termini di prodotti e servizi di supporto, verosimilmente caratterizzate dall’impiego delle tecnologie digitali.

L’accelerazione delle innovazioni tecnologiche segue le crisi

E’ interessante notare che le due grandi crisi degli anni duemila (lo scoppio della bolla internet e il terrorismo globale nel 2000 e 2001; la crisi scatenata dai subprime nel 2008) hanno determinato un’accelerazione nella digitalizzazione delle abitudini di vita e consumo. Google, Amazon, Ebay e Paypal nacquero all’inizio degli anni duemila mentre la crisi del 2008 ha preparato il terreno allo sviluppo del fintech e alla diffusione globale di servizi di diversa natura (Uber e Airbnb per citarne qualcuno).

La crisi di questi giorni ha origini diverse (pur rispettando la periodicità decennale) ma lo schema potrebbe ripetersi: repentini cambiamenti nel mindset del consumatore determinati dalla profondità dell’impatto emotivo, emergere di una nuova domanda e nascita di servizi, (abilitati dall’innovazione tecnologica digitale) capaci di rispondere alle mutate condizioni.

Sarà così anche questa volta? E’ possibile. Le parole chiave del nuovo paradigma saranno disintermediazione, e-commerce, AI, teleworking, digital health e c’è da aspettarsi:

· una maggiore domanda di protezione legata alla percepita imprevedibilità e intensità degli eventi rischiosi (gli effetti del Covid-19 lasceranno prevedibilmente un segno indelebile);

· un uso più intenso dei canali digitali per individuare e acquistare i prodotti più adeguati ai nuovi bisogni.

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E’ evidente che questo scenario metterà seriamente alla prova l’intera industria dei servizi alla persone alle imprese e che gli operatori fintech e insurtech assumeranno un ruolo centrale.

A che punto è l’industria assicurativa

Per affrontare con successo queste nuova fase l’industria assicurativa italiana dovrà lavorare su due fronti: l’offerta, in termini di estensione delle coperture e personalizzazione (se n’è avuta una prova di fronte alle richieste di questi giorni); l’organizzazione distributiva, per renderla più adatta al contesto socio-economico.

L’approssimarsi di un ciclo come quello appena descritto apre spazi inattesi. La penetrazione relativamente minore delle assicurazioni in Italia è stata a lungo motivata con una cultura italiana poco incline alla gestione preventiva dei rischi. Può essere. Certo, il mindset di famiglie, imprese e professionisti è destinato a cambiare: per rispondere a questa evoluzione servirà riformare l’industria.

Di qui l’urgenza, per compagnie e intermediari, di destinare risorse agli investimenti in tecnologia e capitale umano (funzionali all’innovazione dell’offerta e dei modelli operativi e di distribuzione) e di costruire alleanze strategiche per affrontare il mercato, più grande dell’attuale, che prenderà forma dopo la crisi.

Velocità d’intervento e capacità d’investimento, dunque: saranno questi due fattori, più che l’attuale posizione competitiva, a determinare la gerarchia nell’industria assicurativa come è già avvenuto in altri settori (banking, distribuzione retail, informazione).

L’agenda delle priorità per il prossimo futuro

In sintesi: stiamo per entrare in una nuova fase del mercato dei servizi; l’industria assicurativa italiana ha un’opportunità di sviluppo che potrà cogliere accelerando l’innovazione. L’agenda, per gli operatori della filiera, è fatta di cinque priorità.

1. Progettare strategie di business fondate sull’integrazione tra insurtech e modelli tradizionali.

2. Pianificare gli investimenti della propria impresa in capitale tecnologico e umano ma costruire alleanze anche per investimenti di sistema (nell’area della formazione, per esempio).

3. Dotarsi rapidamente di nuove competenze professionali e tecnologiche.

4. Progettare un’offerta customer centric e mobile centric.

5. Fare sistema per promuovere una normativa funzionale alla distribuzione della nuova offerta.

Se rispetteremo quest’agenda, daremo una risposta efficace alle nuove domande di protezione e sicurezza di cittadini e imprese, l’industria continuerà a contribuire alla crescita economica e, forse, non parleremo più di un Paese sotto assicurato.

Simone Ranucci Brandimarte, Presidente e Co-fondatore YOLO Group

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Gianluca De Cobelli, CEO e Co-fondatore YOLO Group

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Coronavirus, perché accelererà l’innovazione nelle assicurazioni

Prima e dopo il coronavirus. Per le compagnie di assicurazione l’emergenza arrivata dalla Cina rappresenterà un punto di svolta, perché l’epidemia sta facendo emergere criticità ma anche opportunità, bisogni e soluzioni possibili.

Nel disorientamento generale provocato dal COVID-19, tra fake news e danni reali per l’economia globale, è difficile concentrarsi sulla parte mezza piena del bicchiere ma, come insegna la cultura dell’innovazione, c’è da apprendere anche e soprattutto dalle crisi e dagli errori. Le reazioni e i comportamenti di questo inizio di decennio mettono in evidenza le fragilità di una società connessa e  complessa com’è quella in cui viviamo, ma anche nuove domande insieme a nuovi possibili modelli sociali che l’emergenza ha imposto rispetto a quelli consolidati (dall’organizzazione del lavoro alla smart mobility e l’ecommerce).

La paura, più o meno giustificata, segnala un crescente bisogno di protezione, che resta il business centrale dell’industry assicurativa. A livello internazionale i vertici delle grandi compagnie si stanno interrogando sulla necessità di rivedere la propensione al rischio anche sulla base di nuovi modelli di analisi delle catastrofi. E c’è chi nel Far East ha già lanciato sul mercato polizze anti-coronavirus. Ma questo è solo il caso del momento che richiede la capacità di affrontarne altri, anche meno diffusi e drammatici.

L’emergenza porta in primo piano la prima cosa da proteggere: la salute. Le formule tradizionali non sono più sufficienti e sostenibili di fronte a “sinistri” di dimensioni come quelle di un’epidemia. In Cina, dove tutto è cominciato, Ant Financial, il braccio fintech di Alibaba Group, ha prontamente proposto soluzioni assicurative basate sulla blockchain, che riduce drasticamente i tempi (e i costi di gestione) delle pratiche e della loro liquidazione. Sono arrivati a gestire fino a mille pratiche al secondo! Si può offrire nuova e maggiore protezione, in maniera economicamente sostenibile, solo facendo ricorso alle tecnologie esponenziali.

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Dopo il coronavirus le compagnie di assicurazioni dovranno accelerare i loro percorsi di innovazione, investendo sulla digitalizzazione di processi e prodotti per rispondere con efficacia ed efficienza alle nuove domande di protezione. L’uso dell’Intelligenza Artificiale nelle fabbriche delle polizze, per esempio, non potrà più essere un’eccezione. Il digital health è un fronte sempre più caldo e competitivo, come conferma l’ingresso di player che si chiamano Google e Apple: per affrontarlo con successo è necessaria una grande capacità di analisi. Può venire solo da un uso sapiente di algoritmi e big data. Anche i virus si possono “anticipare” nelle loro direzioni di sviluppo e ritmi di crescita, dicono gli esperti di AI. Non solo: la gestione intelligente di dati e informazioni permetterà l’attivazione di servizi prima impossibili o economicamente onerosi per le compagnie e quindi per i clienti.

Pensiamo infine al boom, obbligato, dello smart working. Nel mese di febbraio, anche in Italia, lo ha sperimentato anche chi prima non aveva voluto e potuto. In molti casi, specie nel settore dei servizi, s’è visto che lontano dall’ufficio la produttività non cala. Come questa nuova consapevolezza potrà impattare sulle aziende assicurative, che sono sostanzialmente centri di servizi? Potranno e dovranno da una parte affrontare con maggiore convinzione i temi e le opportunità del lavoro a distanza e allo stesso tempo potranno (e dovranno) misurarsi con gli effetti che la sua diffusione avrà sulla mobilità (se io uso meno l’auto per muovermi, forse avrò bisogno di una polizza più flessibile…), ad esempio, ma anche sulla sicurezza di chi lavora lontano dall’azienda e delle informazioni che tratta. La cybersecurity diffusa sarà senz’altro più complessa.

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PolicyGenius, perché il broker online data-driven ha conquistato altri 100 milioni di dollari

Ci sono startup destinate a crescere non tanto perché il loro prodotto sia particolarmente originale, ma perché hanno saputo mettere al centro il cliente rispondendo alle sue esigenze in maniera precisa, rapida e puntuale. È il caso di PolicyGenius, startup dell’insurance US che opera come broker online data-driven e che, dalla sua fondazione, sta raccogliendo finanziamenti da milioni di dollari. L’ultimo, il più recente, un round di serie D da 100 milioni al quale hanno partecipato KKR & Co, Axa SA, Massachusetts Mutual Life Insurance Co. e Transamerica.

PolicyGenius, il broker online fondato dagli ex analisti di McKinsey

La startup con sede a New York è stata fondata da due ex analisti di McKinsey esperti di assicurazioni. Come abbiamo già raccontato in questo articolo, la società unisce fattore umano e tecnologia innovativa: opera come broker, assistita da una forte tecnologia che ha sviluppato per l’analisi dei dati e che permette all’utente di scoprire con pochi passaggi di cosa ha bisogno (con l’Insurance CheckUp), quali sono le offerte delle diverse compagnie, quale può essere la migliore soluzione e procedere direttamente all’acquisto.

Dunque, mettendo il cliente al centro e rispondendo alle sue esigenze. Non a caso, il rating della piattaforma, cioè la soddisfazione da parte degli utenti è, dice la società, pari al 9.1 per cento. E su questo modo di lavorare ha costruito il suo business.

PolicyGenius, la startup US che ha raccolto finanziamenti per 21 milioni di dollari

PolicyGenius è diverso dagli altri siti assicurativi: ecco perché

In che modo PolicyGenius differisce da altri siti assicurativi? Eccone tre.

  1. Lavora con agenti reali – Molti siti di assicurazione sulla vita presenti sul web sono di proprietà di aziende leader che vendono le informazioni della clientela ad altre agenzie assicurative attraverso un processo chiamato “ping tree”, che consiste nel raccogliere e vendere dati a terzi. PolicyGenius invece lavora direttamente e personalmente con la clientela, aiutando i consumatori ad acquistare un’assicurazione sulla vita.
  1. Esperienza utente – PolicyGenius ha studiato la propria esperienza utente per essere tra le migliori del settore: il sito è esteticamente bello, coinvolgente e innovativo. E dispone di un calcolatore di copertura assicurativa e di altre tecnologie dall’utilizzo intuitivo.
  2. Il processo si può completare completamente online – PolicyGenius fornisce preventivi immediati e una procedura completamente online: in cui non è necessario parlare con un agente, anche se è possibile se lo si desidera. E non viene effettuata alcuna pressione per l’acquisto, circostanza che consente al cliente di sentirsi a proprio agio e di prendersi il tempo necessario per riflettere e decidere.

Dai primi investimenti ai cento milioni di dollari

Fin dalla sua fondazione, PolicyGenius ha raccolto milioni di investimenti. Il primo round, 5,3 milioni a un anno dalla nascita della startup, l’ultimo da 100 milioni solo qualche settimana fa.

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Design Thinking: come aiuta le aziende ad aumentare la capacità innovativa?
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Secondo quanto riferisce Bloomberg, la società ha un fatturato annuo di 60 milioni di dollari, che è 10 volte superiore rispetto al 2017, anno in cui ha chiuso l’ennesimo round di raccolta fondi. I capitali raccolti verranno utilizzati per assumere personale e sviluppare nuovi prodotti. Obiettivi che la società sta perseguendo anche grazie all’apertura di una nuova sede a Durham, nella Carolina del Nord.

L’obiettivo di PolicyGenius: più trasparenza nel settore assicurativo

Come abbiamo già specificato in questo articolo, l’obiettivo di PolicyGenius è portare “più trasparenza nel settore assicurativo, per consentire ai consumatori di prendere le decisioni giuste per le loro esigenze”, ha detto Jennifer Fitzgerald, co-fondatore e CEO di PolicyGenius in una nota ufficiale. “Milioni di americani non sono per niente agevolati dal modello di distribuzione assicurativo corrente, ed è questo che stiamo cambiando. Rimettendo il potere nelle mani del consumatore, dandogli strumenti per poter decidere in modo intelligente, informazioni imparziali e le quotazioni più accurate del settore”.

“Internet ha rivoluzionato una serie di settori, ma la maggior parte dei consumatori ancora acquista l’assicurazione nello stesso modo dei loro nonni”, ha dichiarato Steve Case, fondatore e Partner di Revolution Ventures. “PolicyGenius sta usando strumenti e dati on-line per dare alle persone maggiori possibilità di scelta, di controllo e di convenienza per affrontare un’importante decisione di vita”.

 

L’articolo PolicyGenius, perché il broker online data-driven ha conquistato altri 100 milioni di dollari proviene da InsuranceUp.


Smart Home, crescita del 40%, ma le assicurazioni sono ancora marginali

Il mercato italiano della Smart Home raggiunge nel 2019 un valore di 530 milioni di euro: siamo ancora lontani da Germania (2,5 miliardi di euro), Regno Unito (2,5 miliardi) e Francia (1,1 miliardi), ma l’incremento registrato è del 40% rispetto al 2018, in linea con la media europea. E fa ben sperare sul futuro del mercato Smart Home e IoT in Italia. Ce lo dice l’ultima ricerca sulla Smart Home dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, presentata recentemente.

Che ci rivela anche quali sono i prodotti Smart Home che stanno attraendo l’interesse dei consumatori  (soluzioni per la sicurezza, smart home speaker ed elettrodomestici coprono oltre il 60% del mercato) e i canali attraverso i quali tali oggetti entrano dentro le nostre case.

Il boom degli assistenti vocali spinge l’avanzata dei retailer online e multicanale come principale canale di vendita di oggetti connessi per la casa (47%), mentre la filiera tradizionale – composta da produttori, architetti, costruttori edili, distributori di materiale elettrico e installatori – mantiene un ruolo rilevante (39%) ma perde quote di mercato.

Rilevante si sta dimostrando il ruolo delle telco, che hanno registrato un incremento del 140% rispetto al 2018 (toccando quota 50 milioni di euro, ovvero 10% del mercato), grazie agli sforzi in termini di semplificazione dell’offerta (soluzioni gestibili da App e pagamenti mensili), apertura di nuovi servizi (come i dispositivi per localizzare gli animali domestici e i wearable per monitorare gli anziani) e integrazione dell’offerta tradizionale con i nuovi oggetti smart. Utility e assicurazioni, invece, non hanno compiuto il salto di qualità che ci si attendeva lo scorso anno, mantenendo un peso marginale nel mercato (appena il 4% complessivo).

Cosa possono fare di più le assicurazioni nella Smart Home?

Tradizionalmente le assicurazioni già si occupano delle nostre case, offrendo copertura per una serie di infausti eventi (danni, furti, ecc) secondo lo schema tipico del risarcimento a danno avvenuto e accertato.

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La trasformazione digitale ha abilitato le compagnie assicurative a fare un salto qualitativo molto importante della propria value proposition, passando dalla semplice copertura del danno alla prevenzione dello stesso. Di questo passaggio sono complici i big data, gli analytics, l’intelligenza artificiale, l’internet of things, quest’ultima anche nella sua specificazione di oggetti connessi per la casa, categoria denominata appunto Smart Home. Grazie all’utilizzo di oggetti connessi a supporto di una polizza, le Compagnie possono innanzitutto fare meglio quello che già fanno, ovvero dare protezione, e farlo anche preventivamente.

Pensiamo, ad esempio, a polizze danni che integrano anche dispositivi in grado di rilevare fumi, infiltrazioni, umidità e altre potenziali fonti di pericolo;  o a sistemi di sicurezza e video sorveglianza dotati di AI e gestibili anche da remoto.

Ma queste cose sono quelle più banali, secondo gli analisti di McKinsey, quello della Smart Home sarà uno dei 4 ecosistemi tecnologici più importanti in futuro per le assicurazioni, quello in cui si potranno sviluppare maggiormente servizi innovativi, ad esempio, con riferimento alle tecnologie di Ambient Assisted Living, un settore che si collega poi alla connected health, particolarmente rilevante a causa dell’invecchiamento della popolazione. Le persone a mobilità limitata, ad esempio, sono sempre più alla ricerca di servizi innovativi che aiutino le loro attività quotidiane e consentano loro di perseguire uno stile di vita indipendente a casa. I potenziali clienti di questo segmento avranno probabilmente un atteggiamento positivo nei confronti dell’internet degli oggetti e delle tecnologie correlate, così come nei confronti degli assicuratori che agiscono come fornitori globali di questo tipo di nuovi pacchetti di servizi.

In effetti, sempre più aziende stanno lavorando al lancio di nuovi servizi per la Smart Home, sottolinea il report degli Osservatori: gli esempi sono numerosi e spaziano dal pronto intervento garantito da aziende di vigilanza in caso di tentativo di infrazione, al supporto per la riduzione dei consumi energetici, al riordino automatico dei prodotti di cui si stanno esaurendo le scorte, fino alla possibilità di migliorare l’assistenza agli anziani. Si moltiplicano, inoltre, alleanze e partnership fra gli operatori per offrire nuovi servizi che sfruttano la progressiva integrazione tra intelligenza artificiale e dati raccolti attraverso gli oggetti connessi.

Insieme al mercato crescono la consapevolezza dei consumatori e la diffusione degli oggetti smart nelle case: il 68% degli italiani ha sentito parlare almeno una volta di casa intelligente e il 40% possiede almeno un oggetto smart, con soluzioni per la sicurezza e smart home speaker in cima alle preferenze degli acquirenti. Ma crescono anche i timori dei cittadini per i rischi legati alla cyber security e alla violazione della privacy: il 54% è restio a condividere i propri dati personali (+3% rispetto al 2018).

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Bright Health, l’insurtech che ha raccolto più di un miliardo di dollari

Che fosse una delle startup destinate a lasciare il segno nella storia dell’insurtech era chiaro già qualche anno fa. Nel 2018 Bright Health, insurtech per la salute, era stata valutata quasi un miliardo di dollari. Era una delle realtà del settore più finanziate di sempre, faceva gola ai finanziatori e, a distanza di due anni, la startup continua a crescere. Con un nuovo finanziamento di 635 milioni di dollari che portano il totale del capitale raccolto a più di un miliardo di dollari.

Insurtech, la vera gara è scoprire il “valore intrappolato”

Bright Health, l’insurtech per la salute

Bright Health, startup insurtech che ha sede a Minneapolis, offre polizze sanitarie accessibili (anche come costi) a singoli e famiglie ed è autorizzata dallo Stato per i Medicare Advantage healthcare plans (assicurazioni sanitarie particolari per gli over 65) in diversi stati, Alabama, Arizona, Colorado, New York City, Ohio e Tennessee.

La storia della startup, una delle più finanziate

Co-fondata a Minneapolis da un veterano del settore assicurativo, l’ex amministratore delegato di una compagnia piuttosto grande come United Healthcare, e altri due manager del settore sanitario, Bright Health si impone nel panorama US delle insurtech già nel 2016, quando ottiene un primo finanziamento di 80 milioni. La società nasce customer centric, grazie all’uso dei big data. E fa leva sull’esperienza del cliente, offrendogli servizi sanitari attraverso un’app. Ecco la sua storia.

80 milioni di dollari per Bright Health, la startup che vende polizze personalizzate

I numeri della crescita di Bright Health

Prima dell’ultimo finanziamento da 635 milioni di dollari, nel 2018 Bright Health ha chiuso un round di investimento proveniente dal mondo del venture capital americano da 200 milioni di dollari. Che segue altri 160 milioni raccolti nel 2017 e 80 nel 2016. Il finanziamento di 200 milioni, quello del 2018, portava la valutazione della startup a 950 milioni di dollari (quasi un unicorno), più del doppio rispetto alla valutazione di 400 milioni di dollari relativa al precedente round d’investimento da 160 milioni di dollari. Valutazione che ora è destinata a salire.

Più di 1 miliardo di dollari di finanziamenti

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Di recente, infatti, ai corposi investimenti già ottenuti, si è aggiunto il round di serie D da 635 milioni di dollari che portano gli investimenti complessivi a oltre un miliardo di dollari. Il round è stato condotto dalla società di venture capital NEA (New Enterprise Associates), insieme a Bessemer Venture Partners, Cross Creek Advisors, Declaration Partners, Flare Capital Partners, Greenspring Associates, Meritech Capital, Redpoint Ventures e Town Hall Ventures.

I nuovi fondi saranno utilizzati per l’espansione internazionale e diversificare l’offerta dei prodotti.

Bright Health, i punti di forza che piacciono agli investitori

Ma come ha fatto una insurtech del settore health a crescere in così poco tempo? Bright Health ha almeno 5 punti di forza che fanno gola agli investitori:

  1. IL TEAM: l’azienda è stata fondata da tre non più giovanissimi signori con alcuni decenni di esperienza manageriale di vertice in ambito assicurativo;
  2. LA TECNOLOGIA: Bright Health è data-driven, la sua missione è migliorare la customer experience delle persone rispetto all’intera esperienza sanitaria, facendo leva sui dati e sul digitale nel suo complesso;
  3. IL MODELLO DI BUSINESS: la startup non si sostituisce ai broker ma collabora con loro;
  4. LA CRESCITA: continua sovraperformance dell’azienda, elevati tassi di rinnovo nei mercati esistenti, significativa pipeline di partner;
  5. I PIANI DI SVILUPPO: secondo i cofounder, esiste una straordinaria prospettiva di crescita e un enorme desiderio dei provider sanitari di avvicinarsi al consumatore attraverso Bright

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L’insurtech per la salute Bright Health valutata quasi un miliardo di dollari

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