Chi sono le 13 startup finaliste di MIA – Miss in Action 2020

Si è chiusa la prima fase di Miss in Action, costituita da periodo di apertura delle candidature e selezione delle startupper e imprenditrici digitali che parteciperanno quali finaliste  all’Innovation Day che si svolgerà a Milano il prossimo 25 maggio.

Tra le oltre 100 startup che si sono candidate sono entrate nella shortlist: The Thinking Clouds, Coder Kids, StageAir, Doctorium, E24Woman, eFrame, Joinyourbit, WellF, Smartthink, FindMyLost, Ghostwriter.AI, Diamante e Needo.

The Thinking Clouds: è una start up innovativa esperta in interfacce emozionali, gamification e creazione di contenuti. The Thinking Clouds, grazie a contenuti multimediali originali, crea esperienze conversazionali basate su un’interazione esperienziale, coinvolgente ed empatica, su misura delle necessità del cliente, sfruttando al massimo l’Intelligenza Artificiale e il Machine Learning.

Coder Kids: si occupa di avviare bambini e ragazzi al coding e alla robotica educativa, tramite l’aiuto di un gruppo di insegnanti e tutor qualificati, al fine di coltivare e sviluppare un nuovo modo di pensare, affrontare e risolvere i problemi, secondo la logica e il pensiero computazionale.

StageAir: è una startup innovativa volta a creare il primo marketplace di stage per utenti di tutte le età, a partire dai 16 anni, con il supporto di una piattaforma online che abbina il profilo dei potenziali stagisti alle necessità delle imprese. Tramite l’Intelligenza Artificiale e l’impiego di giochi interattivi, gli utenti potranno ricercare e trovare stage in tutto il mondo.

Doctorium: è una startup che si pone l’obiettivo di risolvere le difficoltà comunicative tra medico e paziente, offrendo due servizi integrati: uno che prevede dei Video-Consulti in grado di mettere in contatto in qualsiasi luogo e momento un paziente con uno specialista, riducendo tempi, costi e distanze e uno che include un Servizio di Telemedicina, attraverso cui il paziente può monitorare a domicilio i propri parametri vitali.

E24Woman: è una startup innovativa che ha l’obiettivo di sviluppare prodotti e/o servizi per l’aiuto alla persona, consentendole di monitorare il suo stato di salute, di richiedere aiuto in situazioni di emergenza ad una centrale operativa h24 e di essere soccorsa nel minor tempo possibile.

eFrame: è una startup innovativa che opera nel settore ambientale, energetico e dell’euro progettazione ed è insediata in TechoSeed, un incubatore certificato del Parco Scientifico e Tecnologico di Udine. eFrame srl si occupa di contabilità ambientale, analisi dei costi benefici, analisi delle ricadute socio-economiche degli investimenti, bilanci energetici, impronte carboniche territoriali, life cycle assessment, pagamenti per i servizi ecosistemici, dichiarazioni di carattere non finanziario, bilancio ambientale e di molto altro.

Joinyourbit: è un Digital Service Provider che abilita l’accesso dei propri clienti al Digital Single Market attraverso un nuovo modello di business, basato sulla transazione elettronica dei documenti come nuova “currency”. Ha sviluppato J-Suite, una piattaforma di “Digital Transaction Management” che consente di velocizzare i processi di business, completare i workflow approvativi con firme elettroniche in ottica di user collaboration e di scambiare documenti in sicurezza con le controparti di business, garantendo il trust su reti aperte.

WellF: è una startup innovativa che ha sviluppato una soluzione intelligente in grado di aiutare le aziende a migliorare il benessere dei dipendenti sul posto di lavoro e, di conseguenza, di aumentare la loro produttività e il loro engagement, consentendo alle imprese di acquisire un notevole vantaggio competitivo. In particolare, WellF offre: coach virtuali, in grado di dispensare consigli alle persone su come migliorare il loro benessere sul posto di lavoro; un servizio personalizzato per i CEO delle aziende per migliorare il loro well-being; supporto per la selezione dell’offerta di cibi disponibili in azienda; e seminari in azienda sull’alimentazione, il riposo e il movimento.

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Smarthink: è una startup innovativa che ha lo scopo di creare tecnologie per la formazione che consentano di rendere l’apprendimento online più equo ed efficace. Smarthink offre servizi di formazione online e consulenza alla formazione sia alle università che alle aziende e accompagna anche la clientela all’introduzione di sistemi innovativi. Ha sviluppato Edulai, un software che attraverso l’intelligenza artificiale è in grado di analizzare elaborati scritti, indicando alle persone la modalità attraverso cui sono più brave a pensare, ad analizzare e a comunicare.

FindMyLost: è il primo strumento digitale per la gestione del Lost Property, offrendo a diversi operatori la possibilità di implementare il proprio database per gli oggetti rinvenuti e ai consumatori di ritrovare oggetti persi. Il progetto prevede lo sviluppo e l’implementazione di una sezione che permetterà all’utente di acquistare una polizza assicurativa per smarrimento sui propri oggetti.

Ghostwriter.AI: è una piattaforma di content marketing con l’obiettivo di raccogliere informazioni sulla clientela, mostrando alle aziende come e di cosa parlare con essa al fine di aumentare le vendite, i profitti e l’engagement.

Diamante: è una startup che ha l’obiettivo di usare le piante come bioreattori per la produzione sostenibile di nanoparticelle basate su virus vegetali modificati, i quali a loro volta vengono adoperati per lo sviluppo di nuovi strumenti di diagnosi di malattie autoimmuni, al fine di migliorare la vita delle donne.

Needo: è sia una startup innovativa che una cooperativa sociale. Needo è il primo nido on demand pensato per conciliare lavoro e famiglia e migliorare il welfare aziendale e cittadino. È una soluzione ai problemi delle famiglie, delle aziende private, delle pubbliche amministrazioni e dei piccoli comuni.

Cos’è MIA – Miss in Action

MIA è il programma di accelerazione dedicato all’imprenditoria femminile, promosso da Digital Magics, il più importante business incubator italiano, e dal Gruppo BNP Paribas in Italia, con il patrocinio del Comune di Milano. Il programma, unico in Italia, intende supportare le donne che vogliono fare impresa con il contributo delle tecnologie in settori che spaziano dal welfare alla cultura, dalla salute ai viaggi, dalla moda alla mobilità, dalla sicurezza ai servizi per la famiglia, dal turismo al food, fino ai servizi per le imprese. Un’iniziativa che trova ancora più riscontro in un momento di emergenza come quello attuale, in cui favorire l’ampliamento dell’ecosistema dell’innovazione italiano valorizzando anche i talenti femminili, oggi più accessibili, è una scelta sostenibile per il Paese, non solo in termini di diversity.

Durante l’Innovation Day la giuria di MIA – Miss In Action, composta dal management delle Società del Gruppo BNP Paribas, dagli esperti di Digital Magics e da donne top manager, imprenditrici, business angels e rappresentanti delle istituzioni, selezionerà le 3 startup vincitrici che avranno accesso al Programma di Accelerazione dove saranno affiancate da mentor e advisor durante tutto il loro percorso di crescita che consisterà in:

 

·         tre mesi di formazione e di sviluppo del prodotto e/o servizio

·         tre mesi dedicati alla creazione di un POC (Proof Of Concept)

·         partecipazione all’evento finale con gli investitori

 

L’edizione 2019

La prima edizione di Mia  – Miss in Action è stata realizzata a cavallo tra il 2018 e il 2019, primo progetto di questo genere in Italia, nasce con un duplice obiettivo, dare supporto all’imprenditoria femminile e dare supporto all’innovazione italiana.

In particolare MIA è stato promosso da Layla Pavone, Chief Innovation Marketing and Communication Officer di Digital Magics, e Isabella Fumagalli, CEO di BNP Paribas Cardif e Coordinatore di BNP Paribas IFS per l’Italia. “L’acceleratore al femminile ‘MIA’ nasce circa un anno fa da un’idea che ho proposto durante un momento di networking all’interno di un importante evento nazionale con diverse top manager e imprenditrici, fra cui Isabella Fumagalli, che l’ha subito accolta con entusiasmo. Da donna e da professionista, credo davvero molto in questo progetto su cui stiamo lavorando da mesi e che ho fortemente voluto” racconta Layla Pavone, come riportava EconomyUp.

Isabella Fumagalli spiegava così il motivo dell’adesione all’iniziativa: “Realizzando per primi questo progetto vogliamo dare un forte messaggio al mercato, ai consumatori e a tutte le donne. MIA è uno strumento efficacissimo per sostenere nuove professionalità promuovendo l’imprenditoria al femminile, a sostegno della competitività del paese. Ci auguriamo anche che alimenti le ambizioni delle giovani donne e che le sproni a credere di più in loro stesse, sviluppando competenze e abilità che saranno centrali nel futuro”.

Nella prima edizione dell’iniziativa, erano stati selezionati 10 progetti per l’evento finale su un totale di 163 candidature, a vincere il programma di accelerazione erano state le startup Bestest, InTribe, Transactionale, WorkWideWomen.

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Coronavirus e risk management, Alessandro De Felice (ANRA): “Cambierà la cultura del rischio in Italia”

Coronavirus e risk management, quale scenario dobbiamo attenderci? Cambierà la cultura del rischio nelle aziende italiane, dopo tutto quello che stiamo vivendo? Come? Alessandro De Felice, presidente Anra (Associazione Nazionale dei Risk Manager e Responsabili Assicurazioni Aziendali), non ha dubbi: “In seguito a un avvenimento di questa portata, anche la cultura del rischio in Italia ne uscirà profondamente cambiata e più matura”.

Coronavirus e risk management, un rischio prevedibile?

Tutti i report più recenti sui rischi per aziende e industrie parlavano di clima, di hacker, di tensioni politiche, ma nessuno ha mai inserito un rischio epidemico. Eppure ci sono precedenti anche recenti, dall’Aviaria alla Sars. È stato sottovalutato il rischio? O davvero non era prevedibile pensare che prima o poi un’epidemia sarebbe stata possibile?

Non direi affatto che il rischio non fosse prevedibile: secondo il Global Risk Report del World Economic Forum, il rischio epidemico rientrava fino al 2008 fra i 5 più impattanti, e ad oggi risulta costantemente segnalato nelle mappature. Si può tuttavia osservare che nel tempo è sceso nella scala delle probabilità, pur restando indicato ad alto impatto: questo indica che, nonostante segnali d’avviso, la percezione non fosse più adeguata. È evidente che, in tempi più recenti, il focus si sia spostato verso nuovi rischi, come ad esempio quello cyber, senza rendersi conto che il sistema non è adeguatamente resiliente rispetto ad un evento come quello che ci ha colpito.

Oggi siamo nella fase della business continuity e del disaster recovery, a cui riuscirà a far fronte solo chi ha adottato un sistema di risk management e ne ha fatto uno strumento strategico.

Nonostante i rischi (non necessariamente sanitari) siano sempre presenti, secondo un’agenzia di pochi giorni fa in Italia solo un’azienda su 10 è assicurata contro i danni da interruzione dell’attività per cause di forza maggiore (come alluvioni o terremoti) rispetto al 50% in Europa. Come mai questo divario?

Anzitutto va chiarito che nessuna polizza copre l’interruzione di esercizio a seguito di epidemia/pandemia, salvo alcuni casi specifici nel settore delle coperture per l’annullamento di spettacoli o rimborso viaggio. Le ragioni di questo divario vanno cercate nel tecnicismo dei principi d’indennizzo, che sono difficili da comprendere e difficili da spiegare.

Cambierà la cultura del rischio in Italia

E il coronavirus ha ampliato questo divario?

Questo evento sta lasciando e lascerà enormi danni al tessuto economico del Paese, ma è una crisi indotta e non sistemica: come al termine di una guerra, si ricostruirà e ci si rimboccherà le maniche. È altamente probabile che, in seguito a un avvenimento di questa portata, anche la cultura del rischio in Italia ne uscirà profondamente cambiata e più matura.

Coronavirus, risk management e polizze 

Coronavirus, che cosa siginifica per le assicurazioni e la loro innovazione

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In Italia e in Europa ci si assicura (e chi si assicura) contro i rischi epidemiologici?

Come ho detto, non esistono coperture assicurative sul mercato per questo tipo di rischio.  Fanno eccezione alcuni settori specifici, in cui sono previste coperture sulla cancellazione di eventi, o le polizze di cancellazione viaggio, a patto che non prevedano esclusioni specifiche. Quando tutto questo sarà finito, probabilmente si potranno ipotizzare coperture ad hoc, ma tutto dipenderà dalla capacità di sottoscrizione e dai parametri di valutazione del rischio.

 Quali sono i consigli?

Siamo quotidianamente bombardati da consigli più o meno affidabili, ed in questo frangente mi sento solo di darne uno: seguire scrupolosamente e con senso di responsabilità tutte le direttive e linee guida emanate dal Governo e dal Comitato Scientifico. Dimentichiamo per una volta il nostro individualismo, e facciamo la nostra parte nel comportarci come ci viene richiesto.

Coronavirus, perché accelererà l’innovazione nelle assicurazioni

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Coronavirus, che cosa siginifica per le assicurazioni e la loro innovazione

Coronavirus e assicurazioni, un legame inevitabile: un nuovo rischio che mette alla prova le aziende specializzate nella vendita di protezione. “Alla luce dell’emergenza COVID-19 e dei provvedimenti adottati dalle autorità competenti, l’ANIA, Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici, sta seguendo con attenzione gli sviluppi della situazione e sta attivando tutte le misure necessarie a fronteggiarla. In considerazione delle criticità operative, che prevedibilmente si verificheranno nelle zone interessate, l’ANIA ha attivato un’unità di coordinamento in stretta collaborazione con l’IVASS e le proprie Associate, al fine di monitorare la situazione e di predisporre le misure idonee a garantire i servizi assicurativi, a tutelare i lavoratori e la rete agenziale. In questo difficile momento l’ANIA e le sue associate esprimono vicinanza alle popolazioni colpite e offrono la massima disponibilità a intraprendere e a supportare ogni iniziativa utile ad affrontare l’emergenza”.

Così l’Ania, punto di riferimento per le Compagnie assicuratrici nazionali, in una nota stampa  ha segnalato la propria attenzione al tema ‘coronavirus’, che sta registrando un impatto notevole in ambito assicurativo, a tinte chiare e scure, un impatto che si è visto prima nei paesi asiatici (dove si sono viste anche le prime polizze ‘coronavirus) a adesso si sente in Italia. Anche nel nostro Paese negli ultimi giorni alcune Compagnie hanno lanciato sul mercato nuove coperture ‘Covid2019’, mentre altre, ci dicono dall’Ania,  stanno integrando le polizze malattia con le nuove coperture, adattando quindi le polizze già esistenti con clausole ad hoc per fronteggiare l’emergenza determinata dal coronavirus. Ad esempio alcune coperture malattia hanno introdotto una diaria giornaliera  o un indennizzo forfettario in caso di ricovero dovuto al contagio. Altre imprese hanno integrato le coperture già in essere con servizi aggiuntivi gratuiti come ad esempio il teleconsulto medico.

Coronavirus e assicurazioni, la situazione

“In Italia sono ancora pochi diffusi prodotti assicurativi specifici per il rischio pandemia/epidemia, ciò non toglie che in assenza di un’esclusione specifica questi rischi possano già essere coperti”, fanno sapere da Ania. “Ad esempio, le coperture malattia di norma non escludono il rischio di epidemia o di pandemia. Al momento la procedura per l’accertamento dell’infezione di coronavirus è esclusivamente pubblica e i pazienti infetti devono essere ricoverati nel reparto malattie infettive di un ospedale pubblico. Ciò non toglie che nel lungo periodo, se il servizio sanitario pubblico dovesse andare in sofferenza, si potrebbe avere un maggior ricorso da parte dell’utenza al settore sanitario privato. Nel breve periodo, gli assicurati che hanno una copertura malattia potrebbero avere la tendenza a sottoporsi a maggiori accertamenti sanitari per escludere la presenza di patologie indirettamente connesse al coronavirus”.

Coronavirus e assicurazioni, le aree di business più colpite

L’epidemia da Coronavirus tocca le assicurazioni in tre principali aree: polizze viaggi, polizze business e polizze sanitarie. In caso di pandemia/epidemia sono queste le aree di rischio più alte e le coperture più richieste dagli assicurati. In assenza di specifiche esclusioni per il rischio pandemia, le polizze si attivano regolarmente. Tuttavia nelle coperture viaggio il rischio pandemia rappresenta una delle esclusioni più diffuse. Resta da capire fino a quando saremo in una situazione di epidemia e se e quando ci sarà una dichiarazione di “pandemia”.

“La differenza non è banale”, spiegano in Ania, ” in quanto  l’evento pandemico potrebbe comportare una esclusione di copertura.  L’OMS parla di pandemia quando un nuovo agente patogeno per il quale le persone non hanno immunità si diffonde rapidamente e con facilità in una zona molto più vasta e diffusa rispetto a quella solitamente interessata da un’ epidemia. Si fa presente che nel caso della Sars, il virus  non venne dichiarato pandemico dall’OMS nonostante avesse interessato 26 Paesi in quanto la sua diffusione fu contenuta rapidamente e poche nazioni ne furono significativamente colpite. Quanto alle coperture Business interruption, queste in Italia  sono ancora poco diffuse e generalmente sono connesse a danni materiali e diretti (es. incendio degli edifici dell’impresa) subiti dall’assicurato”.

L’uso della blockchain per la gestione dei sinistri

In Cina due compagnie (Ant Financial e Blue Cross) stanno gestendo i claim da coronavirus tramite piattaforme blockchain, ciò offre una prova provata di come la digital transformation sia in grado di supportare le compagnie nella gestione di nuove sfide, anche di tipo sanitario.

Ania ha già promosso in Italia sperimentazione della blockchain per l’RC auto, ed è lecito attendersi che vi sarà ora una spinta da parte dell’associazione e del mercato verso una maggiore sperimentazione anche per le coperture salute, business e travel, in quanto tali forme di protezione ben si conciliano con l’utilizzo del sistema blockchain e strumenti di natura parametrica (ossia in cui il risarcimento viene erogato sulla base dell’andamento di indici/parametri oggettivi).
“L’utilizzo della tecnologia blockchain e degli smart contract ottimizza il processo di emissione e gestione delle polizze e rende veloce e certa la liquidazione del danno agli assicurati”, confermano da Ania. “Inoltre, per la verifica dell’accadimento del sinistro, ad esempio, si utilizzano fonti terze, certificate e pubbliche che permettono di aprire la pratica di liquidazione e procedere automaticamente al rimborso al verificarsi di determinati eventi (ad esempio ritardo del volo nelle coperture viaggio o maltempo nelle coperture eventi). In questo modo il consumatore non dovrà più occuparsi di tutti i passaggi burocratici per la denuncia del sinistro, per il riconoscimento dell’ammontare del danno e l’importo sarà automaticamente accreditato”.

Le polizze per il rischio di Business Interruption

L’epidemia coronavirus è in realtà una tragedia annunciata: sono anni (l’ultima volta nel 2019) che l’OMS annuncia una nuova epidemia virale/influenzale come una delle 10 principali minacce globali nei prossimi anni. Sono quindi un nuovo rischio molto concreto sul quale il consumatore a livello personale è certamente pronto a raccogliere l’offerta di protezione da parte delle assicurazioni; e probabilmente anche in ambito aziendale, dove le polizze cosiddette di Business Interruption (BI) sono attualmente poco diffuse nello stivale, potranno conoscere tempi migliori e magari anche formule migliori grazie a nuovi sistemi per la valutazione del rischio.

“Come stiamo vedendo in questi giorni, il manifestarsi di una pandemia/epidemia può avere un impatto significativo sulle attività di impresa. – conclude Ania – In Italia le coperture BI legate a questa tipologia di rischi sono ancora poco diffuse. Inoltre, se il consumatore non ha la percezione di essere esposto ad un rischio difficilmente acquisterà una copertura per tutelarsi.
Ad esempio in USA le coperture BI legate ad eventi pandemici hanno iniziato a svilupparsi dopo  il manifestarsi di Pandemie anche più aggressive (Sars) del Covid-19. In USA nel 2018 è nato un  prodotto assicurativo parametrico specifico per risarcire le imprese dal rischio di Business Interruption consequente ad una pandemia/epidemia. Tale  prodotto si basa su un indice che misura il “sentimento comune” nel caso in cui si verifichi una pandemia. Anche i provvedimenti presi dalle autorità pubbliche rappresentano un parametro per misurare la portata dell’evento. La copertura è un ibrido tra un prodotto assicurativo tradizionale e una copertura parametrica dal momento che il danno economico non è stabilito a monte ma è risarcito secondo le consuete modalità di liquidazione del danno adottate dalla compagnia”.

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Tapoi, l’ intelligenza artificiale che aiuta le aziende a conoscere meglio i clienti

Conoscere i propri clienti. Se dovessimo scegliere la chiave di successo di un’azienda, quella da cui dipende il futuro del business, la risposta non può che essere questa. L’azienda che conosce il cliente può anticiparne le esigenze e metterlo al centro delle proprie attività, formulare servizi ad hoc e sbaragliare, così, la concorrenza. È il caso di U-Hopper società che ha sviluppato Tapoi, un servizio di customer intelligence B2B2C basato sull’Intelligenza Artificiale, sul Machine Learning e sull’analisi semantica che permette alle aziende di conoscere meglio i propri clienti, migliorando e ampliando il processo e le attività di arricchimento dei dati, e favorendo così la creazione di esperienze del cliente personalizzate.

Un progetto arrivato alla fase finale dell’edizione 2019 di Open-F@b Call4Ideas di BNP Paribas Cardif, dedicata lo scorso anno alla human data science.

Come è nato Tapoi

Dietro la realizzazione di Tapoi ci sono Diego Taglioni e Iacopo Carreras. Il primo, 51 anni e un MBA in tasca, è inventore di tre brevetti internazionali nell’ambito dei servizi di mobilità personale, emergenza con localizzazione del chiamante e dell’efficienza energetica. Il secondo ha 44 anni ed è ceo di ThinkInside, spin-off di U-Hopper, società nella quale è stato realizzato Tapoi. Un progetto che i due mettono a punto partendo da una consapevolezza: la personalizzazione è oggi la chiave per una strategia marketing di successo. Ciò richiede alle aziende di conoscere a fondo i propri clienti, nel tentativo di anticipare le loro esigenze e di fornire loro ciò che stanno cercando. Finora sono state esplorate e adottate diverse soluzioni, una tra tutte l’utilizzo dei cookies, al fine di monitorare l’attività di navigazione online dell’utente. Con dei limiti noti: si tratta di una tecnica – spiegano da Tapoi – che richiede un’osservazione prolungata nel tempo e, in secondo luogo, è vincolata a un sito web specifico, escludendo quindi la possibilità di considerare le diverse altre informazioni derivanti da fonti di terze parti. Da qui l’intuito che ha portato a Tapoi: arricchire i profili dei clienti facendo leva su una più ampia fonte di informazioni, i social network.

Che cos’è e che cosa permette di fare

Tapoi significa “viaggio” in lingua maori. E il nome del prodotto non è casuale: Tapoi vuole affermarsi sul mercato come servizio di riferimento per l’arricchimento dei profili cliente contenuti all’interno dei CRM aziendali, con il fine di personalizzare l’esperienza di un cluster e/o di ciascun singolo cliente. “Se ci pensate, la relazione tra azienda e cliente nasce, si sviluppa, cresce, trova degli ostacoli e a volte termina a causa di questi stessi impedimenti. Pensiamo che questo percorso possa essere riassunto attraverso la metafora del viaggio e, in quest’ottica, il nostro obiettivo è fornire una soluzione a supporto di tale relazione” spiegano gli imprenditori che hanno messo a punto il progetto. Attraverso la conoscenza dei propri clienti, le aziende sono in grado di personalizzare le singole esperienze e rendere unico ogni cliente, che sarà meno incline a scegliere un nuovo fornitore.

Il progetto (che si basa su una tecnologia proprietaria che unisce Intelligenza artificiale, Machine learnig e analisi semantica) è stato sviluppato internamente da U-Hopper.

Il prodotto non è ancora sul mercato. La versione beta del servizio è attualmente utilizzata nel contesto di alcuni progetti pilota (per esempio, in ambito turismo e bancario/assicurativo) con il fine di apportare le modifiche tecnologiche necessarie al fine di rendere Tapoi un tool intuitivo, facile da utilizzare e soprattutto capace di apportare un valore misurabile ai clienti. Il lancio sul mercato è previsto entro la fine del 2020.

U-Hopper, la società in cui è nato Tapoi

U-Hopper è una società di consulenza con sede a Trento specializzata nello sviluppo di soluzioni tecnologiche basate su big data analytics e intelligenza artificiale.

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“La nostra missione è quella di guidare i nostri clienti alla scoperta del potere e del valore non ancora pienamente sfruttato dei dati aziendali che possiedono, offrendo un servizio per la loro analisi e per la creazione di soluzioni data-driven a supporto delle strategie aziendali, sia per l’Impresa 4.0 che per l’Industria 4.0”.

Ricerca e innovazione, dunque, sono parte del DNA di questa realtà trentina. L’azienda nasce nel 2010 come spin-off del centro di ricerca internazionale Fondazione Bruno Kessler (FBK). “Da allora, l’impegno del nostro team verso lo sviluppo e l’innovazione è rimasto una costante, portandoci nel 2015 a creare lo spin-off ThinkInside sulla base delle potenzialità di mercato di una soluzione proprietaria” continua il team di U-Hopper. Oggi l’azienda ThinkInside è autonoma e operativa sul mercato con una soluzione di location intelligence per indoor tracking. “Quest’anno U-Hopper è determinata a replicare l’esperienza: prevediamo infatti lo spin-off di Tapoi e quindi il lancio della startup entro la fine del 2020”.

Il modello di business

Tapoi è un Saas B2B2C che si rivolge alle aziende B2C operative sul mercato come fornitrici di servizi o di prodotti di consumo, che abbiano un touch-point online con i propri clienti. Attraverso un modello di business pay-per use, le aziende clienti corrispondono a U-Hopper una fee mensile sulla base del numero di profili analizzati attraverso Tapoi. Il servizio è in piena compliance con il GDPR in quanto il flow tecnologico prevede la richiesta di consenso ad ogni utente. Non solo. Tapoi salva esclusivamente il risultato dell’analisi effettuata, mentre le informazioni personali vengono prontamente eliminate.

La partecipazione a Open F@b Call4Ideas e l’importanza del prodotto per le compagnie assicurative

Come abbiamo detto, Tapoi ha partecipato all’edizione 2019 di Open-F@b Call4Ideas di BNP Paribas Cardif arrivando alla fase finale. Per l’occasione, è stata presentata la versione del prodotto declinata per le aziende bancarie e assicurative. “Tapoi permette a società operanti in questo settore di arricchire i profili CRM dei clienti esistenti, identificando informazioni human-centred rilevanti e di immediata fruizione che derivano da fonti e contesti di natura sociale ed emotiva, i social network. In questo modo, banche e assicurazioni trovano un concreto supporto per la creazione di esperienze clienti altamente personalizzate e cucite sulle esigenze individuali” conclude il team del progetto.

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Coronavirus, perché accelererà l’innovazione nelle assicurazioni

Prima e dopo il coronavirus. Per le compagnie di assicurazione l’emergenza arrivata dalla Cina rappresenterà un punto di svolta, perché l’epidemia sta facendo emergere criticità ma anche opportunità, bisogni e soluzioni possibili.

Nel disorientamento generale provocato dal COVID-19, tra fake news e danni reali per l’economia globale, è difficile concentrarsi sulla parte mezza piena del bicchiere ma, come insegna la cultura dell’innovazione, c’è da apprendere anche e soprattutto dalle crisi e dagli errori. Le reazioni e i comportamenti di questo inizio di decennio mettono in evidenza le fragilità di una società connessa e  complessa com’è quella in cui viviamo, ma anche nuove domande insieme a nuovi possibili modelli sociali che l’emergenza ha imposto rispetto a quelli consolidati (dall’organizzazione del lavoro alla smart mobility e l’ecommerce).

La paura, più o meno giustificata, segnala un crescente bisogno di protezione, che resta il business centrale dell’industry assicurativa. A livello internazionale i vertici delle grandi compagnie si stanno interrogando sulla necessità di rivedere la propensione al rischio anche sulla base di nuovi modelli di analisi delle catastrofi. E c’è chi nel Far East ha già lanciato sul mercato polizze anti-coronavirus. Ma questo è solo il caso del momento che richiede la capacità di affrontarne altri, anche meno diffusi e drammatici.

L’emergenza porta in primo piano la prima cosa da proteggere: la salute. Le formule tradizionali non sono più sufficienti e sostenibili di fronte a “sinistri” di dimensioni come quelle di un’epidemia. In Cina, dove tutto è cominciato, Ant Financial, il braccio fintech di Alibaba Group, ha prontamente proposto soluzioni assicurative basate sulla blockchain, che riduce drasticamente i tempi (e i costi di gestione) delle pratiche e della loro liquidazione. Sono arrivati a gestire fino a mille pratiche al secondo! Si può offrire nuova e maggiore protezione, in maniera economicamente sostenibile, solo facendo ricorso alle tecnologie esponenziali.

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Dopo il coronavirus le compagnie di assicurazioni dovranno accelerare i loro percorsi di innovazione, investendo sulla digitalizzazione di processi e prodotti per rispondere con efficacia ed efficienza alle nuove domande di protezione. L’uso dell’Intelligenza Artificiale nelle fabbriche delle polizze, per esempio, non potrà più essere un’eccezione. Il digital health è un fronte sempre più caldo e competitivo, come conferma l’ingresso di player che si chiamano Google e Apple: per affrontarlo con successo è necessaria una grande capacità di analisi. Può venire solo da un uso sapiente di algoritmi e big data. Anche i virus si possono “anticipare” nelle loro direzioni di sviluppo e ritmi di crescita, dicono gli esperti di AI. Non solo: la gestione intelligente di dati e informazioni permetterà l’attivazione di servizi prima impossibili o economicamente onerosi per le compagnie e quindi per i clienti.

Pensiamo infine al boom, obbligato, dello smart working. Nel mese di febbraio, anche in Italia, lo ha sperimentato anche chi prima non aveva voluto e potuto. In molti casi, specie nel settore dei servizi, s’è visto che lontano dall’ufficio la produttività non cala. Come questa nuova consapevolezza potrà impattare sulle aziende assicurative, che sono sostanzialmente centri di servizi? Potranno e dovranno da una parte affrontare con maggiore convinzione i temi e le opportunità del lavoro a distanza e allo stesso tempo potranno (e dovranno) misurarsi con gli effetti che la sua diffusione avrà sulla mobilità (se io uso meno l’auto per muovermi, forse avrò bisogno di una polizza più flessibile…), ad esempio, ma anche sulla sicurezza di chi lavora lontano dall’azienda e delle informazioni che tratta. La cybersecurity diffusa sarà senz’altro più complessa.

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Droni, per le assicurazioni sono un doppio affare

Tra il 2015 e il 2019 le prime 20 università di ingegneria al mondo hanno prodotto 700 pubblicazioni scientifiche relative ai droni, che si sono concentrate in particolare su sistemi di guida, navigazione e controllo (27%), applicazioni (25%) e telecomunicazioni (19%). Da un punto di vista tecnologico l’innovazione galoppa rapidamente, permettendo a nuove soluzioni alternative di superare i limiti dei multirotori classici: ci sono i convertiplani (droni con un sistema propulsivo capace di variare la configurazione come un multirotore per il volo verticale e come un velivolo ad ala fissa per il volo avanzato), i tail sitter (capaci di atterraggio e decollo verticale e grandi variazioni di assetto) e le macchine a propulsione duale (con rotori per la propulsione verticale e di eliche per la propulsione longitudinale).

I droni sono un fenomeno affascinante sotto molti punti di vista e per diverse industrie, tra cui quella assicurativa, come in precedenti articoli abbiamo già accennato, per la quale rappresenta un tema d’interesse da un duplice punto di vista: un nuovo mercato assicurativo, ma anche un innovativo strumento a disposizione delle Compagnie per realizzare ispezioni, verifiche, sopralluoghi, perizie.

Un vero matrimonio, però, tra il mondo assicurativo e quello dei droni ancora non c’è stato, almeno in Italia, per quanto i segnali ci siano tutti.

Per esempio, sotto l’aspetto del nuovo mercato assicurativo, c’è da sapere che dallo scorso 15 dicembre è in Italia obbligatorio per tutti gli operatori dei droni stipulare una polizza assicurativa per responsabilità civile, anche per chi vola per scopi ricreativi.

E c’è da sapere anche che, secondo un recente report dell’Osservatorio Droni della School of Management del Politecnico di Milano, il settore dei droni italiano (tra i più regolamentati al mondo e per alcuni esperti con una certa confusione)  sta crescendo: sono già 700 le imprese della filiera civile dei droni, principalmente piccoli operatori, ma  ci sono anche 650 aziende utilizzatrici hanno chiesto l’autorizzazione ENAC. Dal 2016 al 2019 sono stati registrati 13.479 droni in Italia, in media +13% l’anno.

“Il settore civile dei droni sembra avere tutte le caratteristiche per potersi sviluppare in Italia nei prossimi anni – affermano Alessandro Perego e Giuseppe Sala, rispettivamente Direttore del Dipartimento di Ingegneria Gestionale e Direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Aerospaziali -. Stiamo parlando di un mercato emergente, anche se ancora economicamente modesto e con aziende prevalentemente piccole, ma con un grande potenziale di crescita nei prossimi 3 anni. A livello applicativo i droni sono già impiegati in numerosi settori, come ad esempio l’agricoltura, la gestione di emergenze, il monitoraggio di territori a seguito di catastrofi naturali e nel settore delle utility per lo svolgimento di ispezioni e sopralluoghi. Sono invece ancora poche le applicazioni nei trasporti di merci e persone, soprattutto in ambito urbano”.

Le applicazioni potenziali dei droni sono svariate, si va dalle consegne a domicilio alle ispezioni in ambito industriale, dal soccorso al trasporto di persone.

In ambito assicurativo, gli analisti sottolineano che vi sono parecchi motivi per cui una Compagnia potrebbe giovarsi dell’aiuto dei droni in tutte le fase del ciclo di vita di una polizza, dal recupero di informazioni in fase di sottoscrizione (pensiamo alle immagini di un immobile da assicurare ottenute prima di fornire la copertura); durante tutto il periodo di copertura assicurativa grazie a un più agevole e meno costoso sistema di ispezione per aiutare nella manutenzione preventiva; per valutare i danni dopo un evento, pensiamo alle ispezioni anche in casi estremi come disastri e catastrofi, quando sarebbe impossibile per un essere umano intervenire mentre un drone può fornire un feedback sull’entità del danno molto prima che il sito sia sicuro o accessibile. Questo renderebbe i tempi di risposta in caso di sinistro decisamente ridotti.

Eppure, come mostra la mappatura delle applicazioni realizzata dall’Osservatorio, su una base internazionale di 258 progetti, le assicurazioni non spiccano ancora per grande operatività.

“Gli ambiti di applicazione più maturi sono costituiti da ispezioni e sopralluoghi, che coprono la metà dei progetti operativi e il 39% delle sperimentazioni, e dal trasporto, in grande fermento ma ancora poca concreto – dice Cristina Rossi Lamastra, Responsabile Scientifica dell’Osservatorio Droni –. Poiché la tecnologia è ancora poco matura è difficile parlare di benefici e soprattutto quantificarli, ma coloro che hanno iniziato le sperimentazioni sottolineano un aumento della sicurezza, una riduzione dei tempi per svolgere le operazioni e una riduzione dei costi”.

Certamente si tratta di un terreno in cui le startup si stanno già muovendo più velocemente delle Compagnie e con maggiore dose di innovatività. Per fare un esempio fra tanti, una startup insurtech nata per il mondo droni è la statunitense SkyWatch.ai che ha progettato, ingegnerizzato, una polizza on-demand che fa leva su una piattaforma digitale basata su AI per fornire un’analisi del rischio in tempo reale, e permette ai piloti di ridurre i loro costi man mano che diventano più affidabili e stabiliscono record di sicurezza. Inoltre con SkyWatch i piloti possono ricevere una copertura di responsabilità civile oraria, direttamente dal cellulare, oppure per mese o anno – e avere a disposizione gli strumenti necessari per analizzare pianificare i propri voli e verificare le proprie prestazioni di volo.

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Blockchain in Italia, un mercato da 30 milioni di euro. Le scommesse dell’insurance

La blockchain è una delle innovazioni che sta modificando velocemente e irrevocabilmente il settore delle polizze. Una tecnologia di trasformazione che consente di ridurre i costi, accelerare le transazioni, distribuire il rischio e accrescere i mercati già presidiati. Non a caso è anche di quelle che sta crescendo maggiormente, in Italia e nel mondo. E sulla quale le compagnie, e non solo stanno scommettendo sempre di più basta dare un’occhiata ai dati della ricerca dell’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano. Ecco che cosa emerge.

Polizze parametriche, ecco l’innovativa sperimentazione su blockchain

Blockchain: i numeri del 2019

Il 2019 è stato l’anno della conferma dell’importanza della Blockchain. Grandi aziende hanno avviato progetti di innovazione; governi e istituzioni pubbliche hanno iniziato a investirci; le “big tech” hanno fatto il loro ingresso con Libra di Facebook e TON di Telegram, ma anche con le soluzioni “Blockchain as a Service” di Amazon, Microsoft e Alibaba. Nonostante la grande attenzione, però, le tecnologie non sono ancora pienamente mature e sono ancora poche le applicazioni concrete. Nel 2019, si contano 488 progetti Blockchain e Distributed Ledger avviati nel mondo (che portano a 1.045 quelli degli ultimi 4 anni), in crescita del 56% rispetto al 2018. Ma di questi solo 158 sono implementativi (di cui appena 47 già operativi, il resto sono sperimentazioni o proof of concept), mentre ben 330 sono solo annunci. I progetti implementativi si concentrano nel settore finanziario (67), seguito da Pubbliche Amministrazioni (25), agro-alimentare (15) e logistica (11). Riguardano in particolare i pagamenti (44), la gestione documentale (42) e la supply chain (31). Nella maggioranza dei casi – il 65% – le aziende hanno creato nuove piattaforme, piuttosto che utilizzare quelle esistenti.

La Blockchain nel mondo: i numeri

Nel mondo, Stati Uniti, Corea del Sud e Cina sono i Paesi più attivi, rispettivamente con 53, 31 e 29 casi censiti. Ma in Europa, appena dopo il Regno Unito con i suoi 17 progetti, arriva l’Italia con 16, che evidenzia un buon fermento.

Lo scenario in Italia: un mercato da 30 milioni di euro

Gli investimenti in Blockchain e Distributed Ledger nella penisola nel 2019 hanno raggiunto 30 milioni di euro, ancora limitati ma in crescita del 100% rispetto al 2018. Nel nostro Paese oltre il 40% della spesa si concentra nella finanza e nelle assicurazioni, ma è molto attivo anche l’ambito supply chain e tracciabilità di prodotto (in particolare nell’agro-alimentare che, sommando i vari settori in cui è applicato, vale il 30% degli investimenti) e la Pubblica Amministrazione.

Ad ogni modo, in Italia, le imprese sono ancora lontane da una piena consapevolezza: solo il 37% delle grandi aziende e il 20% delle PMI conoscono le possibili applicazioni di Blockchain e Distributed Ledger, appena il 12% delle grandi e il 3% delle medio-piccole pensano che impatteranno sul proprio business nei prossimi cinque anni. E nelle applicazioni concrete siamo all’inizio: meno del 2% delle grandi aziende e dell’1% delle piccole-medie ad oggi ha già avviato dei progetti.

Nel 2019 le tecnologie Blockchain e Distributed Ledger si sono consolidate e oggi sono guardate con grande interesse da tutti: sviluppatori, startup, aziende, big tech, pubbliche amministrazioni, governi e istituzioni – afferma Valeria Portale, Co-Direttore dell’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger -. Sono cresciuti molti progetti avviati negli anni precedenti, sono state migliorate le prestazioni delle piattaforme, sono in arrivo importanti innovazioni tecnologiche come la ‘Proof of Stake’ di Ethereum 2.0. Sono entrati nuovi attori come Facebook e Telegram, si sono mosse le istituzioni pubbliche, si veda il caso dell’European Blockchain Service Infrastructure. Ma sono ancora poche le applicazioni delle aziende in tutto il mondo, perché il mercato fino ad oggi si è concentrato sulla realizzazione di nuove piattaforme che richiedono mesi o anni per passare al progetto operativo, piuttosto che sullo sviluppo di applicazioni e progetti”.

Che cosa aspettarsi nel 2020

“Per il pieno sviluppo delle tecnologie Blockchain e Distributed Ledger, in modo che possano davvero sbloccare l’‘Internet of Value’1, nel prossimo futuro è necessario innanzitutto chiarire il contesto regolamentale, che attualmente è frammentato e non uniforme – dice Francesco Bruschi, Co-Direttore dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger -. Si osserverà lo sviluppo e il consolidamento delle piattaforme, anche razionalizzando quelle esistenti e migliorandone l’interoperabilità. Infine, bisogna creare nuove applicazioni, focalizzandosi su quelle in grado di creare benefici concreti e reali. Nel 2020 ci attendiamo un ulteriore sviluppo in particolare nell’ambito della ‘finanza decentralizzata’, con prodotti finanziari realizzati tramite protocolli sicuri e trasparenti senza intermediari, nella ‘Self Sovereign Identity’, che consente di dare singoli individui strumenti di controllo dell’identità digitale, e di nuovi sistemi monetari, per cui forse potremo assistere alle prime valute digitali emesse da banche centrali”.

Blockchain: come può funzionare in 27 settori (comprese le assicurazioni)

Blockchain, barriere e benefici

Il basso numero di progetti operativi in Italia non è da imputare solamente a una mancanza di fiducia nelle tecnologie, ma anche alle scarse conoscenze, competenze e limitate risorse allocate per la gestione di progetti che richiedono alta complessità. Da un’indagine dell’Osservatorio su 75 grandi aziende italiane con qualche esperienza su queste tecnologie emerge che il 52% ha sviluppato una visione strategica, conoscendo la tecnologia e comprendendo la portata rivoluzionaria, ma solo il 9% ha già definito persone e risorse economiche. Il 45% ha attivato sperimentazioni o progetti operativi, mentre il 55% non ha ancora realizzato nulla: le principali barriere all’adozione riscontrate da chi non ha implementato progetti sono le difficoltà a individuare i benefici, sviluppare delle competenze e allocare risorse.

Viceversa, i principali benefici riscontrati dalle grandi aziende che hanno già progetti (34) sono il migliore rapporto con partner e fornitori per condividere informazioni (evidenziato dal 35%), la riduzione di frodi e manipolazione dati (29%) e una migliore riconciliazione di dati e pagamenti (29%). Poi vengono la maggiore fiducia verso partner e fornitori (26%), una maggior fiducia da parte dei clienti (26%) e l’automatizzazione dei processi (26%). Nell’avvio dei progetti di Blockchain e Distributed Ledger risulta fondamentale il ruolo del top management che spesso è principale promotore delle sperimentazioni (è così nel 69% dei casi). Le sperimentazioni però poi sono tendenzialmente portate avanti da unità di innovazione con il supporto dei sistemi informativi, con un ruolo importante del marketing.

Libra e TON

In questi anni sono proliferate le piattaforme, che per diventare più facilmente utilizzabili e migliorare alcuni punti di debolezza si stanno evolvendo. Nel contempo però si sono affacciate nuove realtà che possono rendere più semplice l’adozione delle criptovalute e delle soluzioni basate su Blockchain e Distributed Ledger tra il grande pubblico, per l’alto numero di utenti potenziali che possono coinvolgere e la facile user experience che si propongono di offrire. Nel 2020 verrà lanciata Libra di Facebook, moneta globale che punta a raggiungere gli “unbanked” e tutti i 2,4 miliardi di utenti del social network. Ed è in fase di finalizzazione il Telegram Open Network (TON) di Telegram, attraverso cui i 240 milioni utenti dell’app di messaggistica potranno scambiarsi valore. Su Libra e TON sarà possibile realizzare smart contract e dApp, abilitando l’utilizzo di token.

European Blockchain Service Infrastructure

Tra le attività delle istituzioni pubbliche, si segnala l’European Blockchain Service Infrastructure (EBSI), un’infrastruttura portata avanti da 28 Paesi UE per supportare molte applicazioni nella notarizzazione, nella gestione dei titoli di studio, nella “Self Sovereign Identity” (creare e controllare la propria identità in modo più flessibile, autonomo ed interoperabile) e nella condivisione affidabile di dati. La possibilità di utilizzare un’infrastruttura a livello europeo con standard ben definiti potrà accelerare la diffusione di tecnologie Blockchain e Distributed Ledger, favorendo la nascita di ulteriori use case da poter implementare.

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Insurtech, la vera gara è scoprire il “valore intrappolato”

Tesla, adesso, parla. Elon Musk ha postato sui social un video della Model S che chiacchiera con i pedoni. Una delle tante stravaganze del vulcanico imprenditore? Non proprio. Più che altro sembra essere la prova generale di una nuova funzionalità che potrebbe essere utilizzata nella prossima flotta di robot-taxi che l’azienda americana presto lancerà. Infatti l’auto invita i pedoni a salire a bordo.

È il momento di fare pivot verso il futuro

Oggi Tesla, secondo alcuni calcoli fatti da analisti di oltreoceano, è la casa automobilistica che vale di più nella storia americana: a inizio 2020 la sua capitalizzazione di Borsa raggiunge quasi quella di Ford e General Motors messe insieme. Perché Tesla sta immaginando (e costruendo) il futuro dell’auto con più agilità e disinvoltura di tanti storici marchi. Il decennio che si apre vedrà quella che certamente è la più grande trasformazione dell’auto dalla sua creazione. E dei business collegati, ovviamente. “Per quella che è la nostra esperienza, poche imprese sono pronte ad abbracciare il nuovo, anche quando è ormai evidente che il core busi­ness si sta sgonfiando”, scrivono Omar Abbosh, Paul Nunes e Larry Downes nel libro Pivot verso il futuro appena pubblicato in Italia da Egea. Tre uomini Accenture che mettono a frutto l’esperienza fatta proprio nella “riconversione” della società di consulenza. Nunes e Downes sono anche gli autori di Big Bang Disruption, uno dei testi di riferimento per comprendere “l’innovazione devastante”.

Il “valore intrappolato” nel Now

Torniamo all’auto. Man mano che i veicoli diventeranno sempre più autonomi, si ricorda nel volume, le compagnie di assicurazione dovranno trovare altri beni da assicurare o altre proposte per i loro clienti. “Ogni im­presa deve individuare la propria strada verso il nuovo, preservando quegli aspetti centrali (come la cultura) che a suo tempo ne hanno decretato il successo”, scrivono Nunes & Co, che insistono molto sul “Now”. Prodotti e servizi vecchi (Old) vanno abbandonati. Il presente che ancora funziona non può e non deve essere cancellato ma va “interpretato” alla luce delle tecnologie digitali per fare emergere il “valore intrappolato” tra le pieghe di organizzazioni, processi e visioni superate per poi impiegare le risorse ricavate nel “New”, nella innovazione vera che porta verso il futuro.

Un approccio moderato che, mentre riduce l’impatto disruptive dell’innovazione, segnala l’importanza e l’urgenza di lavorare per individuare e portare sul mercato quel “valore intrappolato” che, se non utilizzato, prima o poi diventerà l’elemento competitivo di un concorrente o un new comer. Ecco un bell’esempio che arriva proprio dal settore assicurativo.

Il caso della compagnia sudafricana AllLife

La compagnia sudafricana AllLife è stata prima al mondo a offrire una copertura completa a persone sieropositive. “In un Paese in cui quasi il 20% della popolazione adulta convive con il virus dell’AIDS, la compagnia ha già attivato circa centomila polizze di questo tipo”, viene ricordato nel libro. Come ha fatto AllLife ad assicurare quel che veniva considerato «non assicurabile»? “La compagnia raccoglie i profili dettagliati dei clienti e utilizza i dati in combinazione con quelli ricavati da altre persone che assicura, e questo le permette di personalizzare i suggerimenti da offrire a ciascun cliente affinché gestisca al meglio la propria condizione. Dopo aver raccolto i dati necessari, AllLife impiega algoritmi proprietari per fornire un prodotto di assicurazione sulla vita economicamente vantaggioso”. «Quella che ormai definiamo robo-sottoscrizione si avvale di una tecnologia in grado di estrarre una grande quantità di informazioni mediche e di sottoporle a un processo decisionale che ci consente di automatizzare il trattamento della maggior parte delle informazioni che le compagnie di assicurazione sulla vita processano invece manualmente», spiegava nel 2019 a Business Insider il CEO e fondatore Ross Beerman, che aggiungeva: «Ci occupiamo attivamente della salute delle persone. Diciamo alla gente: non dimenticarti di fare questa o quell’altra cosa. Lo facciamo tramite messaggi, email, a volte anche attraverso chiamate telefoniche. Interveniamo, insomma»

Il vantaggio delle imprese data driven

Il caso AllLife dimostra che ad avere le maggiori probabilità di riuscire a liberare il “valore intrappolato” sono le aziende data driven, quelle in grado di raccogliere, gestire, interpretare e usare bene i dati. E possono farlo su livelli diversi:la stessa impresa, il settore di attività, i propri clienti. AllLife ha aperto una nuova linea di business con un prodotto che non c’era, ha migliorato le condizioni di salute e abbassato i tassi di mortalità dei suoi clienti ottenendo anche un indubbio effetto sociale positivo.

Fare innovazione, quindi, non significa sempre e necessariamente cambiare tutto, inventarsi cose straordinarie o fare altro. I risultati si possono ottenere anche guardando con occhi nuovi al core business e soprattutto sviluppando la capacità di “rivisitarlo” con iniezioni di tecnologia e di innovazione. Una grande opportunità per le compagnie di assicurazione che hanno un patrimonio di fiducia da capitalizzare e una mission immutata: vendere protezione e serenità ai loro clienti. Quante nuove opportunità stanno preparando fenomeni come Tesla? Quali nuovi servizi sono già possibili migliorando la conoscenza e i comportamenti dei clienti-guidatori? Sono stati davvero tutti esplorati e testati?

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2020, la scommessa dell’Open Insurance

Open Insurance: è la scommessa su cui si gioca il futuro dell’industria assicurativa all’inizio del terzo decennio di questo secolo. L’Open Banking, che tanto ha segnato il 2019, è stato solo il volano normativo di una più grande trasformazione che porta verso l’Open Finance, come segnala il nuovo report dell’Osservatorio Fintech e Insurtech del Politecnico di Milano: cioè l’open innovation applicata a tutto il mondo dei servizi finanziari, fino a quelli assicurativi.

C’è una grafica che rappresenta efficacemente la ragione, e forse la necessità, dell’Open Insurance. Di chi devono avere paura i player tradizionali della finanza e le compagnie assicurative? Delle startup o di Samsung, Volkswagen, Amazon, Facebook o Eni solo per citare alcuni nomi noti?

Detto in altri termini: ormai è chiaro che l’offerta di servizi finanziari non arriva più soltanto da operatori dell’industria, ma da altri settori. L’Osservatorio ne ha individuato addirittura 12 e analizzato in particolare quattro (Tech, Automotive, Utilities e Retail, compresi i pure player eCommerce), che hanno importanti basi di clienti, capacità di coinvolgerli e risorse finanziarie. Solo in Europa ne sono stati trovati 55, che offrono 256 servizi finanziari realizzati in proprio o con partner. E di che tipo sono prevalentemente questi servizi? Assicurativi nel 41% dei casi.

La tendenza è evidente. Il campo ormai è aperto a incursioni provenienti da ogni parte e non è possibile mantenere le posizioni se non ci si apre a contributi e stimoli esterni. L’Open Insurance è la via obbligata per mantenere il presidio delle compagnie di assicurazioni nell’industria dei servizi assicurativi.

“Stanno emergendo collaborazioni tra attori del mondo finanziario e attori non finanziari”, osserva Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio. E d’altro canto cambia il vissuto dei consumatori. “Iniziano a pensare ai servizi finanziari in maniera meno monolitica, identificando nei fornitori non più solo i player classici come le banche e le assicurazioni”. Insomma, ci si comincia a fidare anche di chi solitamente non era considerato un interlocutore per le proprie esigenze di sicurezza o di gestione del risparmio: è tutto spazio che si crea per i nuovi player insurtech.

Un altro dato su cui riflettere: il 54% delle piattaforme di open banking registrate in Europa arriva da nuovi attori. Solo il 23% è di un istituto finanziario e il rimanente 23% di un technology provider. L’industria finanziaria sta correndo il rischio di scivolare sulla buccia di banana delle tecnologie digitali.

La via dell’Open Insurance non è certo semplice. Perché bisogna imparare a dialogare con partner che hanno modelli organizzativi e di business completamente diversi. E perché il mercato va creato, stimolato e sostenuto. Non fermandosi di fronte ad apparenti paradossi come questo: tra i servizi meno utilizzati attualmente in Italia ci sono le assicurazioni istantanee/on demand (2%), che però ottengo il massimo gradimento fra chi utilizza i servizi Fintech & Insurtech.

È (anche) l’offerta a fare la domanda, soprattutto quando si aprono nuovi mercati. I player tradizionali dell’industria dei servizi finanziari, assicurazioni comprese, devono solo decidere se lasciare alle startup e ad altri attori questo ruolo. O giocare invece la propria partita per assicurarsi un futuro da leader.

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Deloitte: 4 trend per le Assicurazioni nel 2020

La trasformazione in atto nel mondo assicurativo non è solo digitale, sostiene Deloitte, anche se è decisamente importante.

A demanding future – The four trends that define insurance in 2020” è l’analisi di fine anno della multinazionale della consulenza Deloitte che attraverso interviste con oltre 200 dirigenti assicurativi C-suite in tutta l’area EMEA, ha potuto identificare e raccogliere in 4 quattro tendenze principali i punti chiave per il futuro di questa industria miliardaria, o per lo meno, di quelle Compagnie che intendano rimanere sulla breccia della crescita.

“Gli assicuratori devono concepire e offrire ai clienti prodotti e servizi che siano rilevanti per loro. – ha commentato Andy Masters, partner assicurativo di Deloitte – A differenza delle nuove start-up insurtech, gli assicuratori tradizionali hanno milioni di clienti e devono costruire proposte coinvolgenti e fidelizzanti”.

Ovvero, ciò che è stato fino a oggi il processo di digital transformation delle Compagnie forse non ha ancora centrato quel concetto di customer centricity di cui tanto si parla: in Italia, come abbiamo recentemente riportato, solo il 14% dei consumatori compra polizze online, ed è del solo 2% l’utilizzo di servizi come le micro-insurance o la gestione dei claim da mobile. Forse è una questione generazionale, forse serve un passaggio culturale anche da parte dei clienti, forse serve migliorare i servizi assicurativi a livello di proposte, facendosi aiutare dal digitale certamente, ma il punto è mettersi soprattutto d’impegno a capire ‘chi sono oggi i clienti assicurativi e cosa desiderano’.

Il primo dei 4 trend di Deloitte è appunto questo:

1 – Un nuovo mondo, nuovi clienti, nuove soluzioni

Le esigenze, le conoscenze e le aspettative dei clienti si sono ampliate in modo esponenziale nell’ultimo decennio. Come possono gli assicuratori adattarsi alle loro esigenze?

I clienti sono la forza dirompente nel settore assicurativo. In un’epoca di immediatezza, di continui cambiamenti e di scelte schiaccianti in cui la fedeltà non è più un dato di fatto, il settore deve estendersi oltre i suoi prodotti e servizi principali se vuole mantenere la sua base clienti. Deve innovare radicalmente e cambiare approccio.

2 – Un nuovo approccio per crescere

Deloitte dice che la crescita del business per una Compagnia assicurativa verrà da un cambio di approccio, che dovrà trasformarsi da meramente protettivo in preventivo e protettivo, con una gamma di nuovi servizi e prodotti, nuovi modelli di business e una maggiore attenzione alla prevenzione.

Ma come può una Compagnia innovare velocemente i propri servizi e prodotti? Deloitte indica la strada delle startup.

3 – Tutti convocati al tavolo delle trattative

In un ambiente altamente competitivo, le aziende esistenti non possono più fare affidamento sulla crescita organica o sull’innovazione interna. Largo dunque a fusioni e acquisizioni, equity partnership e collaborazioni, i vincitori saranno quelli che potranno stringere alleanze con start-up innovative, allearsi con InsurTech e consolidarsi con i loro concorrenti. Un’industria in rapida evoluzione richiederà capacità di fare affari senza precedenti.

L’attenzione alle startup sarà necessaria anche per il quarto e ultimo trend proposto da Deloitte: l’implementazione di nuove tecnologie. “L’attività di M&A sarà incentrata sui mercati chiave e sui prodotti, ma sarà anche utilizzata, attraverso acquisizioni o partnership, per accedere a tecnologie che consentono miglioramenti all’interno del settore. – afferma Ian Sparshott, partner assicurativo di Deloitte – Ciò potrebbe comprendere la distribuzione, nuovi prodotti, capacità di sottoscrizione o miglioramenti del processo di liquidazione dei sinistri. Tuttavia, il successo dell’integrazione dei nuovi attivi acquisiti sarà fondamentale per determinare il successo di questa strategia”.

4 – Digital disruption: dalla teoria alla pratica

I cambiamenti tecnologici sono un dato di fatto. Ma saperlo e intervenire di conseguenza sono cose molto diverse. Come possono gli assicuratori utilizzare a loro vantaggio tecnologie come gli analytics, la blockchain e il cloud? Le compagnie di assicurazione devono essere in grado di utilizzare la tecnologia giusta per lo scopo giusto o rischiano di rimanere indietro.

Secondo Deloitte, gli assicuratori sono troppo ottimisti circa i progressi dell’industria nell’adozione e nell’uso delle tecnologie, in realtà si trova in ritardo rispetto a molti altri settori. Le compagnie non sono prorpiamente consapevoli della disruption tecnologica su larga scala che sta per abbattersi su di loro, e tra coloro che la cavalcheranno ci sono i giganti della tecnologia che stanno già entrando in altri spazi fortemente regolamentati, come le banche, e hanno una capacità di analisi dei clienti senza precedenti che permetterà loro di creare modelli assicurativi facili da comprendere, flessibili e incentrati sul cliente.

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