Gender Equality, BNP Paribas Cardif ottiene la certificazione per il sostegno alle donne sul lavoro

Il rispetto dell’equità remunerativa, una significativa presenza di donne ai livelli manageriali in azienda, pratiche aziendali inclusive ed aperte alla tutela della maternità. Sono questi i principi che hanno fatto ottenere a BNP Paribas Cardif la certificazione «Gender equality» da parte dell’associazione Winning Women Institute.

Dai percorsi di mentoring dedicati alle giovani collaboratrici donne alla creazione di una community al femminile, dai progetti sulla sicurezza a un programma di accelerazione dedicato all’imprenditoria femminile fino all’istituzione del Chief Diversity Officer, questo è il modello di BNP Paribas Cardif per affrontare il tema della diversity e dell’inclusione nell’ambiente lavorativo.

Perché BNP Paribas Cardif ha ottenuto la certificazione “Gender Equality”

La diversità vista come valore e arricchimento culturale, in grado di stimolare e unire anziché dividere. E’ questo l’approccio di BNP Paribas Cardif, tra le prime dieci compagnie assicurative in Italia che grazie al proprio impegno concreto sul tema della diversity ha recentemente ottenuto la certificazione «Gender equality» da parte dell’associazione Winning Women Institute, ente finalizzato a diffondere il principio della parità di genere all’interno del mondo del lavoro.

Un importante riconoscimento che arriva a seguito di un percorso consolidato attraverso le molte iniziative messe in campo dalla Compagnia assicurativa guidata da Isabella Fumagalli, da anni in prima linea per costruire un ambiento lavorativo meritocratico ed equo e favorire la diffusione di una cultura inclusiva anche fuori dall’azienda.

Il valore che BNP Paribas Cardif assegna alla gender equality è testimoniato dall’istituzione nel 2020 della figura del Chief Diversity Officer, ruolo affidato a Paola Del Curatolo, CFO della Compagnia e membro del Comitato Esecutivo.

BNP Paribas Cardif, i progetti per sostenere le donne

L’emergenza generata dalla pandemia non ha fermato l’impegno in ambito diversity di BNP Paribas Cardif che anche nel 2020 ha lanciato numerosi progetti che coinvolgono sia i propri collaboratori sia il mondo esterno.

4U Young Women Mentorship

Partendo dalle giovani collaboratrici, le under 35 che più di altre fanno parte di questo processo di cambiamento, con “4U YOUNG WOMEN MENTORSHIP” la Compagnia ha avviato un percorso di mentoring interno dedicato a 26 collaboratrici che sono state affiancate da 26 senior manager donne dell’azienda. Un’idea nata proprio dalle donne con funzioni apicali che hanno messo a disposizione di altre donne più junior la loro esperienza, condividendo percorsi, successi, difficoltà e consigli attraverso 6 incontri.

L’iniziativa è partita nei mesi del lockdown, rivelandosi un valido supporto in un momento in cui le giovani colleghe erano alle prese con la gestione dei figli piccoli e il lavoro a casa, e ha posto le basi per la formazione di una community che si è già estesa, coinvolgendo molte altre donne dell’azienda e anche colleghi uomini.

Inspiring Women

Sempre nell’ottica della formazione, l’adesione a “INSPIRING WOMEN”, un progetto della Camera di Commercio Italo-francese che ha visto il coinvolgimento dal 2019 di 11 giovani donne e 2 mentor di BNP Paribas Cardif, e la collaborazione con l’associazione “Valore D”, di cui BNP Paribas Cardif è da anni sostenitrice, che ha consentito nel 2020 a 16 collaboratrici di partecipare gratuitamente a 12 percorsi formativi e a 4 di mentorship.

A Fior di pelle

La Compagnia non ha trascurato il tema della sicurezza, sempre più al centro del dibattito mediatico, coinvolgendo la startup innovativa a vocazione sociale Women Security con cui ha avviato “A Fior di pelle”, un programma di formazione e prevenzione per il rispetto di genere in azienda e nella vita quotidiana. A ottobre sono partiti una serie di incontri informativi sulle tematiche di sicurezza delle donne e dei loro familiari, per aiutarle a prevenire, gestire e ridurre le situazioni di rischio con il supporto di professionisti esperti, tecnologie e formazione.

MIA – Miss In Action

Il supporto e la collaborazione con startup e Pmi innovative al femminile è un percorso consolidato anche grazie a “MIA – MISS IN ACTION”, il primo programma di accelerazione dedicato all’imprenditoria femminile, lanciato nel 2018 da BNP Paribas Cardif insieme ad altre società del Gruppo BNP Paribas e a Digital Magics, il più importante business incubator italiano.

MIA, le 3 startup vincitrici del programma di accelerazione al femminile

Gender equality, un modello aziendale a tutto tondo

La diversità di genere rappresenta per BNP Paribas Cardif una tematica importante, parte di un modello sostenibile più ampio che riguarda l’inclusione in generale, rendendo l’assicurazione più accessibile, e che mette le persone al centro, inclusi naturalmente i suoi collaboratori.

La Compagnia offre un programma di welfare aziendale trasversale che tocca diverse sfere della vita privata e lavorativa a supporto dell’istruzione e della formazione dei figli (asili nido, rette scolastiche, ecc.), dell’assistenza familiare (baby sitter, assistenza anziani, ecc.), della previdenza, dei trasporti, dei viaggi, dello sport e del benessere (palestre, piscine, ecc.), della cultura e del tempo libero (cinema, teatro, ecc.), oltre alla possibilità di poter lavorare in smart working.

Inoltre, nel 2020 è stata posta una particolare attenzione al tema salute, per cui, oltre alle coperture tradizionali di cui beneficiano tutti i collaboratori, sono state introdotte soluzioni innovative per far fronte al Covid-19, tra cui la chatbot, la “Centrale assistenza info Covid H24”, lo sportello psicologico e la possibilità di effettuare da remoto visite mediche specialistiche con le televisite.

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Come il Covid sta cambiando la percezione del rischio salute negli italiani

Il rischio rispetto alla perdita delle libertà personali sfiora appena il 7%  degli italiani, il 9% si preoccupa degli effetti psicologici del coronavirus, il 38% delle conseguenze economiche e il 43% è giustamente molto preoccupato della propria salute. Sono alcuni dei dati rilevati dallo studio di Deloitte ‘From now on – Future of health insurance COVID-19: come rispondere all’urgenza di servizi in ambito salute?‘.

L’indice di paura degli italiani è il più alto in Europa (i cittadini spaventati sono circa il 90%), ma sopratutto, nota lo studio,  oltre alla diffusione e alla pericolosità del virus, preoccupa  l’impatto del COVID-19 sul sistema sanitario nel suo complesso.

Fatto che finora è emerso poco nelle cronache, ma che i cittadini già percepiscono e vivono sulla propria pelle: le altre malattie non si sono scansate perché è arrivato il coronavirus, però tutta la gestione sanitaria ‘ordinaria’ è stata messa in secondo piano dall’emergenza, prova ne sia che, secondo quando dichiarato a Libero da Walter Ricciardi ” il rinvio di ricoveri e interventi sta già facendo aumentare del 10% la mortalità per malattie oncologiche e cardiovascolari”  in Italia. Ma non solo, i disservizi sanitari si manifestano in ogni area: si va dalla impossibilità di prenotare le visite specialistiche, ai farmaci che mancano, dai malati cronici e addirittura ai malati di cancro trascurati, ai quali vengono negate le cure.

Da una parte il servizio è stato messo in “stand by”, dice Deloitte, e ha preso in carico solo casi molto gravi. Questo ha avuto conseguenze significative: più di un italiano su due è costretto a rinunciare, sospendere o rimandare cure e terapie mediche a causa dell’attuale emergenza. Dall’altra, gli ospedali, i centri diagnostici, i centri per anziani, il pronto soccorso sono alcuni dei luoghi in cui il virus ha circolato con maggior forza e velocità. Proprio dove ci si sentiva al sicuro e curati.Questo ha generato timore e paura che hanno portato, ad esempio, alla diminuzione nel numero di pazienti che usufruiscono del pronto soccorso anche se urgente e necessario (es. -50% di pazienti con ictus celebrale nel Q1 2020 rispetto al Q1 20196; -40% di pazienti con infarto tra febbraio e marzo7). Le conseguenze sono facilmente immaginabili. La sempre più concreta percezione del rischio e le difficoltà di accesso al servizio hanno quindi generato negli italiani cambiamenti sostanziali rispetto al tema salute e benessere.

Tuttavia, come sappiamo, l’italiano ha fatto di necessità virtù e ha cominciato a usare il digitale: dalla prenotazione dei servizi alle video visite,  dalla richiesta di farmaci e di specialisti a domicilio al monitoraggio delle cure. Anche gli operatori hanno dovuto adattare i propri modelli e spostarsi verso il “virtual care”. Ad oggi, i video e tele consulti specialistici, sono per la quasi totalità erogati da medici e strutture, spesso tramite piattaforme sviluppate ad hoc da società terze e start-up. I fondi erogati per le start-up di telemedicina e monitoraggio pazienti sono cresciuti rispettivamente del 1818% e 168% rispetto al Q1 2019 a livello mondiale.

Questi cambiamenti, questa digitalizzazione dei servizi sanitari, è destinata a restare anche una volta che la pandemia sarà vinta, perché tali sistemi hanno dimostrato di essere efficaci per migliorare i servizi sanitari, renderli più accessibili e capillari. Questo comporta, e comporterà sempre di più, un coinvolgimento delle compagnie assicurative e una rimodulazione del loro ruolo, dice Deloitte, per rispondere a nuovi bisogni delle persone.

La società di consulenza individua quattro leve di intervento:

A. Lanciare nuove soluzioni di servizio

B. Gestire l’innovazione industrialmente

C. Costruire modelli distributivi in grado di intercettare i giusti target

D. Disporre di un modello operativo dedicato ed abilitante

Ma soprattutto, dice, esiste un quinto punto, forse addirittura al di sopra di tutto questo e che in Italia sarebbe una vera rivoluzione, cioè aprire le porte ad una valutazione più profonda su come il settore assicurativo possa supportare il Sistema Sanitario Nazionale garantendo un pieno coordinamento tra pubblico e privato.

Qui di seguito una schematizzazione di come i servizi assicurativi in ambito salute potrebbero evolversi.

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MIA, le 3 startup vincitrici del programma di accelerazione al femminile

Secondo un report del MISE riferito al primo trimestre del 2020, le startup innovative in Italia con una prevalenza femminile sono 1.494, il 13,3% del totale e le startup innovative in cui almeno una donna è presente nella compagine sociale sono 4.831, il 43,1% del totale. Un dato non ancora soddisfacente ma certamente in miglioramento rispetto ad alcuni anni fa.

Il tema del gender gap in ambito imprenditoriale e digitale è al centro dell’iniziativa MIA – Miss In Action, quest’anno alla seconda edizione, che si propone di supportare le donne che vogliono fare impresa innovativa ed è promosso da Digital Magics, il più importante business incubator italiano, e dal Gruppo BNP Paribas in Italia, con il patrocinio del Comune di Milano.  MIA seleziona con una call tre startup vincitrici che accedono poi a un programma di accelerazione della durata di sei mesi complessivi, in cui le imprenditrici saranno affiancate da mentor ed esperti e potranno perfezionare il proprio progetto e realizzare un PoC (Proof Of Concept). Fra le oltre 100 startup che hanno risposto alla Call for Innovation quest’anno lanciata il 15 novembre 2019, 11 sono arrivate in finale e tra di esse la Giuria ha scelto: Coder Kids, Ghostwriter.AI, StageAir.

“In questa fase di discontinuità, per creare le basi della ripartenza del tessuto sociale ed economico sarà ancora più cruciale saper far leva su approcci circolari di ecosistema multi-industries, costruiti intorno ai bisogni emergenti delle persone, che consentano di dare risposte veloci e concrete. Le startup di MIA hanno dimostrato agilità e velocità nel riadattare le loro idee innovative alle nuove situazioni di vita reale, partendo dalle esigenze sperimentate nel recente vissuto quotidiano unite al loro mindset femminile, digitale e imprenditoriale. La tecnologia sarà certamente il nostro “new normal” ma dai progetti finalisti si evince che al centro di tutto ci sono sempre le persone, un valore imprescindibile per riprogettare insieme il nostro futuro e restituire valore alla comunità.” Ha commentato in una nota stampa Isabella Fumagalli, CEO di BNP Paribas Cardif e Coordinatore di BNP Paribas IFS per l’Italia.

Le startup vincitrici di MIA 2020

Coder Kids

Si occupa di avviare bambini e ragazzi al coding e alla robotica educativa, tramite l’aiuto di un gruppo di insegnanti e tutor qualificati, al fine di coltivare e sviluppare un nuovo modo di pensare, affrontare e risolvere i problemi, secondo la logica e il pensiero computazionale.

Ghostwriter.AI

È una piattaforma di content marketing con l’obiettivo di raccogliere informazioni sulla clientela, mostrando alle aziende come e di cosa parlare con essa al fine di aumentare le vendite, i profitti e l’engagement.

StageAir

È una startup innovativa volta a creare il primo marketplace di stage per utenti di tutte le età, a partire dai 16 anni, con il supporto di una piattaforma online che abbina il profilo dei potenziali stagisti alle necessità delle imprese. Tramite l’Intelligenza Artificiale e l’impiego di giochi interattivi, gli utenti potranno ricercare e trovare stage in tutto il mondo.

Il prossimo appuntamento per le 3 startup coinvolte è quello in programma il prossimo 27 novembre, quando avranno l’occasione di presentare il progetto, così come migliorato dal programma di accelerazione, a un pubblico di potenziali investitori e partner commerciali.

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Identità digitale: le soluzioni più innovative delle startup italiane

Dimostrare la propria identità digitale è diventato cruciale, con l’avvento dei nuovi sistemi di sicurezza per proteggere l’utente da frodi e furti d’identità o informazioni. Allo scopo di salvaguardare dati e transazioni, è stata sviluppata una pletora di soluzioni di riconoscimento e autenticazione, tramite credenziali di accesso o dati biometrici, come l’impronta digitale o il riconoscimento facciale.

Si stanno ora diffondendo sistemi ancora più avanzati, anche grazie agli innovativi contributi delle startup dell’identità digitale, su cui sono stati investiti 1,27 miliardi a livello globale.

Con l’obiettivo di capire quante sono le nuove imprese che hanno costruito la propria offerta in questo ambito e come è possibile classificarle, l’Osservatorio Startup Intelligence ha censito 173 startup internazionali operanti nell’ambito dell’identità digitale, concentrandosi su quelle nate a partire dal 2015 e che hanno ricevuto il loro ultimo finanziamento dal 2018. Sull’ammontare complessivo dei finanziamenti pari a circa 1,27 miliardi di dollari, la media è di poco meno di 10 milioni di dollari per startup, segno di un buon interesse da parte degli investitori.

Le startup censite sono state analizzate secondo diverse dimensioni di analisi, in alcuni casi scomposte in sottocategorie, al fine di descrivere in modo più preciso il panorama di riferimento. Le categorie più significative sono due: la Value proposition e l’Ambito applicativo in cui può essere valorizzata l’offerta della startup. I risultati della Ricerca sono stati presentati all’interno del Workshop di Startup Intelligence dedicato a questa tematica, che ha spitato il pitch di 9 startup di fronte alla platea della community degli Innovation Manager italiani.

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Tra le startup attive nell’ambito dell’Identità digitale rientrano le seguenti startup ospitate al Workshop: Biowetrics, Elysium, Floux, iProov, Keyless, Monokee e Vibre, selezionate per le loro soluzioni innovative.

Tra biometria, intelligenza artificiale e blockchain, ecco quali sono le loro proposte.

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Chi sono le 13 startup finaliste di MIA – Miss in Action 2020

Si è chiusa la prima fase di Miss in Action, costituita da periodo di apertura delle candidature e selezione delle startupper e imprenditrici digitali che parteciperanno quali finaliste  all’Innovation Day che si svolgerà a Milano il prossimo 25 maggio.

Tra le oltre 100 startup che si sono candidate sono entrate nella shortlist: The Thinking Clouds, Coder Kids, StageAir, Doctorium, E24Woman, eFrame, Joinyourbit, WellF, Smartthink, FindMyLost, Ghostwriter.AI, Diamante e Needo.

The Thinking Clouds: è una start up innovativa esperta in interfacce emozionali, gamification e creazione di contenuti. The Thinking Clouds, grazie a contenuti multimediali originali, crea esperienze conversazionali basate su un’interazione esperienziale, coinvolgente ed empatica, su misura delle necessità del cliente, sfruttando al massimo l’Intelligenza Artificiale e il Machine Learning.

Coder Kids: si occupa di avviare bambini e ragazzi al coding e alla robotica educativa, tramite l’aiuto di un gruppo di insegnanti e tutor qualificati, al fine di coltivare e sviluppare un nuovo modo di pensare, affrontare e risolvere i problemi, secondo la logica e il pensiero computazionale.

StageAir: è una startup innovativa volta a creare il primo marketplace di stage per utenti di tutte le età, a partire dai 16 anni, con il supporto di una piattaforma online che abbina il profilo dei potenziali stagisti alle necessità delle imprese. Tramite l’Intelligenza Artificiale e l’impiego di giochi interattivi, gli utenti potranno ricercare e trovare stage in tutto il mondo.

Doctorium: è una startup che si pone l’obiettivo di risolvere le difficoltà comunicative tra medico e paziente, offrendo due servizi integrati: uno che prevede dei Video-Consulti in grado di mettere in contatto in qualsiasi luogo e momento un paziente con uno specialista, riducendo tempi, costi e distanze e uno che include un Servizio di Telemedicina, attraverso cui il paziente può monitorare a domicilio i propri parametri vitali.

E24Woman: è una startup innovativa che ha l’obiettivo di sviluppare prodotti e/o servizi per l’aiuto alla persona, consentendole di monitorare il suo stato di salute, di richiedere aiuto in situazioni di emergenza ad una centrale operativa h24 e di essere soccorsa nel minor tempo possibile.

eFrame: è una startup innovativa che opera nel settore ambientale, energetico e dell’euro progettazione ed è insediata in TechoSeed, un incubatore certificato del Parco Scientifico e Tecnologico di Udine. eFrame srl si occupa di contabilità ambientale, analisi dei costi benefici, analisi delle ricadute socio-economiche degli investimenti, bilanci energetici, impronte carboniche territoriali, life cycle assessment, pagamenti per i servizi ecosistemici, dichiarazioni di carattere non finanziario, bilancio ambientale e di molto altro.

Joinyourbit: è un Digital Service Provider che abilita l’accesso dei propri clienti al Digital Single Market attraverso un nuovo modello di business, basato sulla transazione elettronica dei documenti come nuova “currency”. Ha sviluppato J-Suite, una piattaforma di “Digital Transaction Management” che consente di velocizzare i processi di business, completare i workflow approvativi con firme elettroniche in ottica di user collaboration e di scambiare documenti in sicurezza con le controparti di business, garantendo il trust su reti aperte.

WellF: è una startup innovativa che ha sviluppato una soluzione intelligente in grado di aiutare le aziende a migliorare il benessere dei dipendenti sul posto di lavoro e, di conseguenza, di aumentare la loro produttività e il loro engagement, consentendo alle imprese di acquisire un notevole vantaggio competitivo. In particolare, WellF offre: coach virtuali, in grado di dispensare consigli alle persone su come migliorare il loro benessere sul posto di lavoro; un servizio personalizzato per i CEO delle aziende per migliorare il loro well-being; supporto per la selezione dell’offerta di cibi disponibili in azienda; e seminari in azienda sull’alimentazione, il riposo e il movimento.

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Secondo Gartner le aziende che non adotteranno l’AI entro il 2022 non saranno competitive
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Smarthink: è una startup innovativa che ha lo scopo di creare tecnologie per la formazione che consentano di rendere l’apprendimento online più equo ed efficace. Smarthink offre servizi di formazione online e consulenza alla formazione sia alle università che alle aziende e accompagna anche la clientela all’introduzione di sistemi innovativi. Ha sviluppato Edulai, un software che attraverso l’intelligenza artificiale è in grado di analizzare elaborati scritti, indicando alle persone la modalità attraverso cui sono più brave a pensare, ad analizzare e a comunicare.

FindMyLost: è il primo strumento digitale per la gestione del Lost Property, offrendo a diversi operatori la possibilità di implementare il proprio database per gli oggetti rinvenuti e ai consumatori di ritrovare oggetti persi. Il progetto prevede lo sviluppo e l’implementazione di una sezione che permetterà all’utente di acquistare una polizza assicurativa per smarrimento sui propri oggetti.

Ghostwriter.AI: è una piattaforma di content marketing con l’obiettivo di raccogliere informazioni sulla clientela, mostrando alle aziende come e di cosa parlare con essa al fine di aumentare le vendite, i profitti e l’engagement.

Diamante: è una startup che ha l’obiettivo di usare le piante come bioreattori per la produzione sostenibile di nanoparticelle basate su virus vegetali modificati, i quali a loro volta vengono adoperati per lo sviluppo di nuovi strumenti di diagnosi di malattie autoimmuni, al fine di migliorare la vita delle donne.

Needo: è sia una startup innovativa che una cooperativa sociale. Needo è il primo nido on demand pensato per conciliare lavoro e famiglia e migliorare il welfare aziendale e cittadino. È una soluzione ai problemi delle famiglie, delle aziende private, delle pubbliche amministrazioni e dei piccoli comuni.

Cos’è MIA – Miss in Action

MIA è il programma di accelerazione dedicato all’imprenditoria femminile, promosso da Digital Magics, il più importante business incubator italiano, e dal Gruppo BNP Paribas in Italia, con il patrocinio del Comune di Milano. Il programma, unico in Italia, intende supportare le donne che vogliono fare impresa con il contributo delle tecnologie in settori che spaziano dal welfare alla cultura, dalla salute ai viaggi, dalla moda alla mobilità, dalla sicurezza ai servizi per la famiglia, dal turismo al food, fino ai servizi per le imprese. Un’iniziativa che trova ancora più riscontro in un momento di emergenza come quello attuale, in cui favorire l’ampliamento dell’ecosistema dell’innovazione italiano valorizzando anche i talenti femminili, oggi più accessibili, è una scelta sostenibile per il Paese, non solo in termini di diversity.

Durante l’Innovation Day la giuria di MIA – Miss In Action, composta dal management delle Società del Gruppo BNP Paribas, dagli esperti di Digital Magics e da donne top manager, imprenditrici, business angels e rappresentanti delle istituzioni, selezionerà le 3 startup vincitrici che avranno accesso al Programma di Accelerazione dove saranno affiancate da mentor e advisor durante tutto il loro percorso di crescita che consisterà in:

 

·         tre mesi di formazione e di sviluppo del prodotto e/o servizio

·         tre mesi dedicati alla creazione di un POC (Proof Of Concept)

·         partecipazione all’evento finale con gli investitori

 

L’edizione 2019

La prima edizione di Mia  – Miss in Action è stata realizzata a cavallo tra il 2018 e il 2019, primo progetto di questo genere in Italia, nasce con un duplice obiettivo, dare supporto all’imprenditoria femminile e dare supporto all’innovazione italiana.

In particolare MIA è stato promosso da Layla Pavone, Chief Innovation Marketing and Communication Officer di Digital Magics, e Isabella Fumagalli, CEO di BNP Paribas Cardif e Coordinatore di BNP Paribas IFS per l’Italia. “L’acceleratore al femminile ‘MIA’ nasce circa un anno fa da un’idea che ho proposto durante un momento di networking all’interno di un importante evento nazionale con diverse top manager e imprenditrici, fra cui Isabella Fumagalli, che l’ha subito accolta con entusiasmo. Da donna e da professionista, credo davvero molto in questo progetto su cui stiamo lavorando da mesi e che ho fortemente voluto” racconta Layla Pavone, come riportava EconomyUp.

Isabella Fumagalli spiegava così il motivo dell’adesione all’iniziativa: “Realizzando per primi questo progetto vogliamo dare un forte messaggio al mercato, ai consumatori e a tutte le donne. MIA è uno strumento efficacissimo per sostenere nuove professionalità promuovendo l’imprenditoria al femminile, a sostegno della competitività del paese. Ci auguriamo anche che alimenti le ambizioni delle giovani donne e che le sproni a credere di più in loro stesse, sviluppando competenze e abilità che saranno centrali nel futuro”.

Nella prima edizione dell’iniziativa, erano stati selezionati 10 progetti per l’evento finale su un totale di 163 candidature, a vincere il programma di accelerazione erano state le startup Bestest, InTribe, Transactionale, WorkWideWomen.

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Coronavirus e risk management, Alessandro De Felice (ANRA): “Cambierà la cultura del rischio in Italia”

Coronavirus e risk management, quale scenario dobbiamo attenderci? Cambierà la cultura del rischio nelle aziende italiane, dopo tutto quello che stiamo vivendo? Come? Alessandro De Felice, presidente Anra (Associazione Nazionale dei Risk Manager e Responsabili Assicurazioni Aziendali), non ha dubbi: “In seguito a un avvenimento di questa portata, anche la cultura del rischio in Italia ne uscirà profondamente cambiata e più matura”.

Coronavirus e risk management, un rischio prevedibile?

Tutti i report più recenti sui rischi per aziende e industrie parlavano di clima, di hacker, di tensioni politiche, ma nessuno ha mai inserito un rischio epidemico. Eppure ci sono precedenti anche recenti, dall’Aviaria alla Sars. È stato sottovalutato il rischio? O davvero non era prevedibile pensare che prima o poi un’epidemia sarebbe stata possibile?

Non direi affatto che il rischio non fosse prevedibile: secondo il Global Risk Report del World Economic Forum, il rischio epidemico rientrava fino al 2008 fra i 5 più impattanti, e ad oggi risulta costantemente segnalato nelle mappature. Si può tuttavia osservare che nel tempo è sceso nella scala delle probabilità, pur restando indicato ad alto impatto: questo indica che, nonostante segnali d’avviso, la percezione non fosse più adeguata. È evidente che, in tempi più recenti, il focus si sia spostato verso nuovi rischi, come ad esempio quello cyber, senza rendersi conto che il sistema non è adeguatamente resiliente rispetto ad un evento come quello che ci ha colpito.

Oggi siamo nella fase della business continuity e del disaster recovery, a cui riuscirà a far fronte solo chi ha adottato un sistema di risk management e ne ha fatto uno strumento strategico.

Nonostante i rischi (non necessariamente sanitari) siano sempre presenti, secondo un’agenzia di pochi giorni fa in Italia solo un’azienda su 10 è assicurata contro i danni da interruzione dell’attività per cause di forza maggiore (come alluvioni o terremoti) rispetto al 50% in Europa. Come mai questo divario?

Anzitutto va chiarito che nessuna polizza copre l’interruzione di esercizio a seguito di epidemia/pandemia, salvo alcuni casi specifici nel settore delle coperture per l’annullamento di spettacoli o rimborso viaggio. Le ragioni di questo divario vanno cercate nel tecnicismo dei principi d’indennizzo, che sono difficili da comprendere e difficili da spiegare.

Cambierà la cultura del rischio in Italia

E il coronavirus ha ampliato questo divario?

Questo evento sta lasciando e lascerà enormi danni al tessuto economico del Paese, ma è una crisi indotta e non sistemica: come al termine di una guerra, si ricostruirà e ci si rimboccherà le maniche. È altamente probabile che, in seguito a un avvenimento di questa portata, anche la cultura del rischio in Italia ne uscirà profondamente cambiata e più matura.

Coronavirus, risk management e polizze 

Coronavirus, che cosa siginifica per le assicurazioni e la loro innovazione

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In Italia e in Europa ci si assicura (e chi si assicura) contro i rischi epidemiologici?

Come ho detto, non esistono coperture assicurative sul mercato per questo tipo di rischio.  Fanno eccezione alcuni settori specifici, in cui sono previste coperture sulla cancellazione di eventi, o le polizze di cancellazione viaggio, a patto che non prevedano esclusioni specifiche. Quando tutto questo sarà finito, probabilmente si potranno ipotizzare coperture ad hoc, ma tutto dipenderà dalla capacità di sottoscrizione e dai parametri di valutazione del rischio.

 Quali sono i consigli?

Siamo quotidianamente bombardati da consigli più o meno affidabili, ed in questo frangente mi sento solo di darne uno: seguire scrupolosamente e con senso di responsabilità tutte le direttive e linee guida emanate dal Governo e dal Comitato Scientifico. Dimentichiamo per una volta il nostro individualismo, e facciamo la nostra parte nel comportarci come ci viene richiesto.

Coronavirus, perché accelererà l’innovazione nelle assicurazioni

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Coronavirus, che cosa siginifica per le assicurazioni e la loro innovazione

Coronavirus e assicurazioni, un legame inevitabile: un nuovo rischio che mette alla prova le aziende specializzate nella vendita di protezione. “Alla luce dell’emergenza COVID-19 e dei provvedimenti adottati dalle autorità competenti, l’ANIA, Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici, sta seguendo con attenzione gli sviluppi della situazione e sta attivando tutte le misure necessarie a fronteggiarla. In considerazione delle criticità operative, che prevedibilmente si verificheranno nelle zone interessate, l’ANIA ha attivato un’unità di coordinamento in stretta collaborazione con l’IVASS e le proprie Associate, al fine di monitorare la situazione e di predisporre le misure idonee a garantire i servizi assicurativi, a tutelare i lavoratori e la rete agenziale. In questo difficile momento l’ANIA e le sue associate esprimono vicinanza alle popolazioni colpite e offrono la massima disponibilità a intraprendere e a supportare ogni iniziativa utile ad affrontare l’emergenza”.

Così l’Ania, punto di riferimento per le Compagnie assicuratrici nazionali, in una nota stampa  ha segnalato la propria attenzione al tema ‘coronavirus’, che sta registrando un impatto notevole in ambito assicurativo, a tinte chiare e scure, un impatto che si è visto prima nei paesi asiatici (dove si sono viste anche le prime polizze ‘coronavirus) a adesso si sente in Italia. Anche nel nostro Paese negli ultimi giorni alcune Compagnie hanno lanciato sul mercato nuove coperture ‘Covid2019’, mentre altre, ci dicono dall’Ania,  stanno integrando le polizze malattia con le nuove coperture, adattando quindi le polizze già esistenti con clausole ad hoc per fronteggiare l’emergenza determinata dal coronavirus. Ad esempio alcune coperture malattia hanno introdotto una diaria giornaliera  o un indennizzo forfettario in caso di ricovero dovuto al contagio. Altre imprese hanno integrato le coperture già in essere con servizi aggiuntivi gratuiti come ad esempio il teleconsulto medico.

Coronavirus e assicurazioni, la situazione

“In Italia sono ancora pochi diffusi prodotti assicurativi specifici per il rischio pandemia/epidemia, ciò non toglie che in assenza di un’esclusione specifica questi rischi possano già essere coperti”, fanno sapere da Ania. “Ad esempio, le coperture malattia di norma non escludono il rischio di epidemia o di pandemia. Al momento la procedura per l’accertamento dell’infezione di coronavirus è esclusivamente pubblica e i pazienti infetti devono essere ricoverati nel reparto malattie infettive di un ospedale pubblico. Ciò non toglie che nel lungo periodo, se il servizio sanitario pubblico dovesse andare in sofferenza, si potrebbe avere un maggior ricorso da parte dell’utenza al settore sanitario privato. Nel breve periodo, gli assicurati che hanno una copertura malattia potrebbero avere la tendenza a sottoporsi a maggiori accertamenti sanitari per escludere la presenza di patologie indirettamente connesse al coronavirus”.

Coronavirus e assicurazioni, le aree di business più colpite

L’epidemia da Coronavirus tocca le assicurazioni in tre principali aree: polizze viaggi, polizze business e polizze sanitarie. In caso di pandemia/epidemia sono queste le aree di rischio più alte e le coperture più richieste dagli assicurati. In assenza di specifiche esclusioni per il rischio pandemia, le polizze si attivano regolarmente. Tuttavia nelle coperture viaggio il rischio pandemia rappresenta una delle esclusioni più diffuse. Resta da capire fino a quando saremo in una situazione di epidemia e se e quando ci sarà una dichiarazione di “pandemia”.

“La differenza non è banale”, spiegano in Ania, ” in quanto  l’evento pandemico potrebbe comportare una esclusione di copertura.  L’OMS parla di pandemia quando un nuovo agente patogeno per il quale le persone non hanno immunità si diffonde rapidamente e con facilità in una zona molto più vasta e diffusa rispetto a quella solitamente interessata da un’ epidemia. Si fa presente che nel caso della Sars, il virus  non venne dichiarato pandemico dall’OMS nonostante avesse interessato 26 Paesi in quanto la sua diffusione fu contenuta rapidamente e poche nazioni ne furono significativamente colpite. Quanto alle coperture Business interruption, queste in Italia  sono ancora poco diffuse e generalmente sono connesse a danni materiali e diretti (es. incendio degli edifici dell’impresa) subiti dall’assicurato”.

L’uso della blockchain per la gestione dei sinistri

In Cina due compagnie (Ant Financial e Blue Cross) stanno gestendo i claim da coronavirus tramite piattaforme blockchain, ciò offre una prova provata di come la digital transformation sia in grado di supportare le compagnie nella gestione di nuove sfide, anche di tipo sanitario.

Ania ha già promosso in Italia sperimentazione della blockchain per l’RC auto, ed è lecito attendersi che vi sarà ora una spinta da parte dell’associazione e del mercato verso una maggiore sperimentazione anche per le coperture salute, business e travel, in quanto tali forme di protezione ben si conciliano con l’utilizzo del sistema blockchain e strumenti di natura parametrica (ossia in cui il risarcimento viene erogato sulla base dell’andamento di indici/parametri oggettivi).
“L’utilizzo della tecnologia blockchain e degli smart contract ottimizza il processo di emissione e gestione delle polizze e rende veloce e certa la liquidazione del danno agli assicurati”, confermano da Ania. “Inoltre, per la verifica dell’accadimento del sinistro, ad esempio, si utilizzano fonti terze, certificate e pubbliche che permettono di aprire la pratica di liquidazione e procedere automaticamente al rimborso al verificarsi di determinati eventi (ad esempio ritardo del volo nelle coperture viaggio o maltempo nelle coperture eventi). In questo modo il consumatore non dovrà più occuparsi di tutti i passaggi burocratici per la denuncia del sinistro, per il riconoscimento dell’ammontare del danno e l’importo sarà automaticamente accreditato”.

Le polizze per il rischio di Business Interruption

L’epidemia coronavirus è in realtà una tragedia annunciata: sono anni (l’ultima volta nel 2019) che l’OMS annuncia una nuova epidemia virale/influenzale come una delle 10 principali minacce globali nei prossimi anni. Sono quindi un nuovo rischio molto concreto sul quale il consumatore a livello personale è certamente pronto a raccogliere l’offerta di protezione da parte delle assicurazioni; e probabilmente anche in ambito aziendale, dove le polizze cosiddette di Business Interruption (BI) sono attualmente poco diffuse nello stivale, potranno conoscere tempi migliori e magari anche formule migliori grazie a nuovi sistemi per la valutazione del rischio.

“Come stiamo vedendo in questi giorni, il manifestarsi di una pandemia/epidemia può avere un impatto significativo sulle attività di impresa. – conclude Ania – In Italia le coperture BI legate a questa tipologia di rischi sono ancora poco diffuse. Inoltre, se il consumatore non ha la percezione di essere esposto ad un rischio difficilmente acquisterà una copertura per tutelarsi.
Ad esempio in USA le coperture BI legate ad eventi pandemici hanno iniziato a svilupparsi dopo  il manifestarsi di Pandemie anche più aggressive (Sars) del Covid-19. In USA nel 2018 è nato un  prodotto assicurativo parametrico specifico per risarcire le imprese dal rischio di Business Interruption consequente ad una pandemia/epidemia. Tale  prodotto si basa su un indice che misura il “sentimento comune” nel caso in cui si verifichi una pandemia. Anche i provvedimenti presi dalle autorità pubbliche rappresentano un parametro per misurare la portata dell’evento. La copertura è un ibrido tra un prodotto assicurativo tradizionale e una copertura parametrica dal momento che il danno economico non è stabilito a monte ma è risarcito secondo le consuete modalità di liquidazione del danno adottate dalla compagnia”.

L’articolo Coronavirus, che cosa siginifica per le assicurazioni e la loro innovazione proviene da InsuranceUp.


Tapoi, l’ intelligenza artificiale che aiuta le aziende a conoscere meglio i clienti

Conoscere i propri clienti. Se dovessimo scegliere la chiave di successo di un’azienda, quella da cui dipende il futuro del business, la risposta non può che essere questa. L’azienda che conosce il cliente può anticiparne le esigenze e metterlo al centro delle proprie attività, formulare servizi ad hoc e sbaragliare, così, la concorrenza. È il caso di U-Hopper società che ha sviluppato Tapoi, un servizio di customer intelligence B2B2C basato sull’Intelligenza Artificiale, sul Machine Learning e sull’analisi semantica che permette alle aziende di conoscere meglio i propri clienti, migliorando e ampliando il processo e le attività di arricchimento dei dati, e favorendo così la creazione di esperienze del cliente personalizzate.

Un progetto arrivato alla fase finale dell’edizione 2019 di Open-F@b Call4Ideas di BNP Paribas Cardif, dedicata lo scorso anno alla human data science.

Come è nato Tapoi

Dietro la realizzazione di Tapoi ci sono Diego Taglioni e Iacopo Carreras. Il primo, 51 anni e un MBA in tasca, è inventore di tre brevetti internazionali nell’ambito dei servizi di mobilità personale, emergenza con localizzazione del chiamante e dell’efficienza energetica. Il secondo ha 44 anni ed è ceo di ThinkInside, spin-off di U-Hopper, società nella quale è stato realizzato Tapoi. Un progetto che i due mettono a punto partendo da una consapevolezza: la personalizzazione è oggi la chiave per una strategia marketing di successo. Ciò richiede alle aziende di conoscere a fondo i propri clienti, nel tentativo di anticipare le loro esigenze e di fornire loro ciò che stanno cercando. Finora sono state esplorate e adottate diverse soluzioni, una tra tutte l’utilizzo dei cookies, al fine di monitorare l’attività di navigazione online dell’utente. Con dei limiti noti: si tratta di una tecnica – spiegano da Tapoi – che richiede un’osservazione prolungata nel tempo e, in secondo luogo, è vincolata a un sito web specifico, escludendo quindi la possibilità di considerare le diverse altre informazioni derivanti da fonti di terze parti. Da qui l’intuito che ha portato a Tapoi: arricchire i profili dei clienti facendo leva su una più ampia fonte di informazioni, i social network.

Che cos’è e che cosa permette di fare

Tapoi significa “viaggio” in lingua maori. E il nome del prodotto non è casuale: Tapoi vuole affermarsi sul mercato come servizio di riferimento per l’arricchimento dei profili cliente contenuti all’interno dei CRM aziendali, con il fine di personalizzare l’esperienza di un cluster e/o di ciascun singolo cliente. “Se ci pensate, la relazione tra azienda e cliente nasce, si sviluppa, cresce, trova degli ostacoli e a volte termina a causa di questi stessi impedimenti. Pensiamo che questo percorso possa essere riassunto attraverso la metafora del viaggio e, in quest’ottica, il nostro obiettivo è fornire una soluzione a supporto di tale relazione” spiegano gli imprenditori che hanno messo a punto il progetto. Attraverso la conoscenza dei propri clienti, le aziende sono in grado di personalizzare le singole esperienze e rendere unico ogni cliente, che sarà meno incline a scegliere un nuovo fornitore.

Il progetto (che si basa su una tecnologia proprietaria che unisce Intelligenza artificiale, Machine learnig e analisi semantica) è stato sviluppato internamente da U-Hopper.

Il prodotto non è ancora sul mercato. La versione beta del servizio è attualmente utilizzata nel contesto di alcuni progetti pilota (per esempio, in ambito turismo e bancario/assicurativo) con il fine di apportare le modifiche tecnologiche necessarie al fine di rendere Tapoi un tool intuitivo, facile da utilizzare e soprattutto capace di apportare un valore misurabile ai clienti. Il lancio sul mercato è previsto entro la fine del 2020.

U-Hopper, la società in cui è nato Tapoi

U-Hopper è una società di consulenza con sede a Trento specializzata nello sviluppo di soluzioni tecnologiche basate su big data analytics e intelligenza artificiale.

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Intelligenza Artificiale

“La nostra missione è quella di guidare i nostri clienti alla scoperta del potere e del valore non ancora pienamente sfruttato dei dati aziendali che possiedono, offrendo un servizio per la loro analisi e per la creazione di soluzioni data-driven a supporto delle strategie aziendali, sia per l’Impresa 4.0 che per l’Industria 4.0”.

Ricerca e innovazione, dunque, sono parte del DNA di questa realtà trentina. L’azienda nasce nel 2010 come spin-off del centro di ricerca internazionale Fondazione Bruno Kessler (FBK). “Da allora, l’impegno del nostro team verso lo sviluppo e l’innovazione è rimasto una costante, portandoci nel 2015 a creare lo spin-off ThinkInside sulla base delle potenzialità di mercato di una soluzione proprietaria” continua il team di U-Hopper. Oggi l’azienda ThinkInside è autonoma e operativa sul mercato con una soluzione di location intelligence per indoor tracking. “Quest’anno U-Hopper è determinata a replicare l’esperienza: prevediamo infatti lo spin-off di Tapoi e quindi il lancio della startup entro la fine del 2020”.

Il modello di business

Tapoi è un Saas B2B2C che si rivolge alle aziende B2C operative sul mercato come fornitrici di servizi o di prodotti di consumo, che abbiano un touch-point online con i propri clienti. Attraverso un modello di business pay-per use, le aziende clienti corrispondono a U-Hopper una fee mensile sulla base del numero di profili analizzati attraverso Tapoi. Il servizio è in piena compliance con il GDPR in quanto il flow tecnologico prevede la richiesta di consenso ad ogni utente. Non solo. Tapoi salva esclusivamente il risultato dell’analisi effettuata, mentre le informazioni personali vengono prontamente eliminate.

La partecipazione a Open F@b Call4Ideas e l’importanza del prodotto per le compagnie assicurative

Come abbiamo detto, Tapoi ha partecipato all’edizione 2019 di Open-F@b Call4Ideas di BNP Paribas Cardif arrivando alla fase finale. Per l’occasione, è stata presentata la versione del prodotto declinata per le aziende bancarie e assicurative. “Tapoi permette a società operanti in questo settore di arricchire i profili CRM dei clienti esistenti, identificando informazioni human-centred rilevanti e di immediata fruizione che derivano da fonti e contesti di natura sociale ed emotiva, i social network. In questo modo, banche e assicurazioni trovano un concreto supporto per la creazione di esperienze clienti altamente personalizzate e cucite sulle esigenze individuali” conclude il team del progetto.

L’articolo Tapoi, l’ intelligenza artificiale che aiuta le aziende a conoscere meglio i clienti proviene da InsuranceUp.


Coronavirus, perché accelererà l’innovazione nelle assicurazioni

Prima e dopo il coronavirus. Per le compagnie di assicurazione l’emergenza arrivata dalla Cina rappresenterà un punto di svolta, perché l’epidemia sta facendo emergere criticità ma anche opportunità, bisogni e soluzioni possibili.

Nel disorientamento generale provocato dal COVID-19, tra fake news e danni reali per l’economia globale, è difficile concentrarsi sulla parte mezza piena del bicchiere ma, come insegna la cultura dell’innovazione, c’è da apprendere anche e soprattutto dalle crisi e dagli errori. Le reazioni e i comportamenti di questo inizio di decennio mettono in evidenza le fragilità di una società connessa e  complessa com’è quella in cui viviamo, ma anche nuove domande insieme a nuovi possibili modelli sociali che l’emergenza ha imposto rispetto a quelli consolidati (dall’organizzazione del lavoro alla smart mobility e l’ecommerce).

La paura, più o meno giustificata, segnala un crescente bisogno di protezione, che resta il business centrale dell’industry assicurativa. A livello internazionale i vertici delle grandi compagnie si stanno interrogando sulla necessità di rivedere la propensione al rischio anche sulla base di nuovi modelli di analisi delle catastrofi. E c’è chi nel Far East ha già lanciato sul mercato polizze anti-coronavirus. Ma questo è solo il caso del momento che richiede la capacità di affrontarne altri, anche meno diffusi e drammatici.

L’emergenza porta in primo piano la prima cosa da proteggere: la salute. Le formule tradizionali non sono più sufficienti e sostenibili di fronte a “sinistri” di dimensioni come quelle di un’epidemia. In Cina, dove tutto è cominciato, Ant Financial, il braccio fintech di Alibaba Group, ha prontamente proposto soluzioni assicurative basate sulla blockchain, che riduce drasticamente i tempi (e i costi di gestione) delle pratiche e della loro liquidazione. Sono arrivati a gestire fino a mille pratiche al secondo! Si può offrire nuova e maggiore protezione, in maniera economicamente sostenibile, solo facendo ricorso alle tecnologie esponenziali.

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Dopo il coronavirus le compagnie di assicurazioni dovranno accelerare i loro percorsi di innovazione, investendo sulla digitalizzazione di processi e prodotti per rispondere con efficacia ed efficienza alle nuove domande di protezione. L’uso dell’Intelligenza Artificiale nelle fabbriche delle polizze, per esempio, non potrà più essere un’eccezione. Il digital health è un fronte sempre più caldo e competitivo, come conferma l’ingresso di player che si chiamano Google e Apple: per affrontarlo con successo è necessaria una grande capacità di analisi. Può venire solo da un uso sapiente di algoritmi e big data. Anche i virus si possono “anticipare” nelle loro direzioni di sviluppo e ritmi di crescita, dicono gli esperti di AI. Non solo: la gestione intelligente di dati e informazioni permetterà l’attivazione di servizi prima impossibili o economicamente onerosi per le compagnie e quindi per i clienti.

Pensiamo infine al boom, obbligato, dello smart working. Nel mese di febbraio, anche in Italia, lo ha sperimentato anche chi prima non aveva voluto e potuto. In molti casi, specie nel settore dei servizi, s’è visto che lontano dall’ufficio la produttività non cala. Come questa nuova consapevolezza potrà impattare sulle aziende assicurative, che sono sostanzialmente centri di servizi? Potranno e dovranno da una parte affrontare con maggiore convinzione i temi e le opportunità del lavoro a distanza e allo stesso tempo potranno (e dovranno) misurarsi con gli effetti che la sua diffusione avrà sulla mobilità (se io uso meno l’auto per muovermi, forse avrò bisogno di una polizza più flessibile…), ad esempio, ma anche sulla sicurezza di chi lavora lontano dall’azienda e delle informazioni che tratta. La cybersecurity diffusa sarà senz’altro più complessa.

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Droni, per le assicurazioni sono un doppio affare

Tra il 2015 e il 2019 le prime 20 università di ingegneria al mondo hanno prodotto 700 pubblicazioni scientifiche relative ai droni, che si sono concentrate in particolare su sistemi di guida, navigazione e controllo (27%), applicazioni (25%) e telecomunicazioni (19%). Da un punto di vista tecnologico l’innovazione galoppa rapidamente, permettendo a nuove soluzioni alternative di superare i limiti dei multirotori classici: ci sono i convertiplani (droni con un sistema propulsivo capace di variare la configurazione come un multirotore per il volo verticale e come un velivolo ad ala fissa per il volo avanzato), i tail sitter (capaci di atterraggio e decollo verticale e grandi variazioni di assetto) e le macchine a propulsione duale (con rotori per la propulsione verticale e di eliche per la propulsione longitudinale).

I droni sono un fenomeno affascinante sotto molti punti di vista e per diverse industrie, tra cui quella assicurativa, come in precedenti articoli abbiamo già accennato, per la quale rappresenta un tema d’interesse da un duplice punto di vista: un nuovo mercato assicurativo, ma anche un innovativo strumento a disposizione delle Compagnie per realizzare ispezioni, verifiche, sopralluoghi, perizie.

Un vero matrimonio, però, tra il mondo assicurativo e quello dei droni ancora non c’è stato, almeno in Italia, per quanto i segnali ci siano tutti.

Per esempio, sotto l’aspetto del nuovo mercato assicurativo, c’è da sapere che dallo scorso 15 dicembre è in Italia obbligatorio per tutti gli operatori dei droni stipulare una polizza assicurativa per responsabilità civile, anche per chi vola per scopi ricreativi.

E c’è da sapere anche che, secondo un recente report dell’Osservatorio Droni della School of Management del Politecnico di Milano, il settore dei droni italiano (tra i più regolamentati al mondo e per alcuni esperti con una certa confusione)  sta crescendo: sono già 700 le imprese della filiera civile dei droni, principalmente piccoli operatori, ma  ci sono anche 650 aziende utilizzatrici hanno chiesto l’autorizzazione ENAC. Dal 2016 al 2019 sono stati registrati 13.479 droni in Italia, in media +13% l’anno.

“Il settore civile dei droni sembra avere tutte le caratteristiche per potersi sviluppare in Italia nei prossimi anni – affermano Alessandro Perego e Giuseppe Sala, rispettivamente Direttore del Dipartimento di Ingegneria Gestionale e Direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Aerospaziali -. Stiamo parlando di un mercato emergente, anche se ancora economicamente modesto e con aziende prevalentemente piccole, ma con un grande potenziale di crescita nei prossimi 3 anni. A livello applicativo i droni sono già impiegati in numerosi settori, come ad esempio l’agricoltura, la gestione di emergenze, il monitoraggio di territori a seguito di catastrofi naturali e nel settore delle utility per lo svolgimento di ispezioni e sopralluoghi. Sono invece ancora poche le applicazioni nei trasporti di merci e persone, soprattutto in ambito urbano”.

Le applicazioni potenziali dei droni sono svariate, si va dalle consegne a domicilio alle ispezioni in ambito industriale, dal soccorso al trasporto di persone.

In ambito assicurativo, gli analisti sottolineano che vi sono parecchi motivi per cui una Compagnia potrebbe giovarsi dell’aiuto dei droni in tutte le fase del ciclo di vita di una polizza, dal recupero di informazioni in fase di sottoscrizione (pensiamo alle immagini di un immobile da assicurare ottenute prima di fornire la copertura); durante tutto il periodo di copertura assicurativa grazie a un più agevole e meno costoso sistema di ispezione per aiutare nella manutenzione preventiva; per valutare i danni dopo un evento, pensiamo alle ispezioni anche in casi estremi come disastri e catastrofi, quando sarebbe impossibile per un essere umano intervenire mentre un drone può fornire un feedback sull’entità del danno molto prima che il sito sia sicuro o accessibile. Questo renderebbe i tempi di risposta in caso di sinistro decisamente ridotti.

Eppure, come mostra la mappatura delle applicazioni realizzata dall’Osservatorio, su una base internazionale di 258 progetti, le assicurazioni non spiccano ancora per grande operatività.

“Gli ambiti di applicazione più maturi sono costituiti da ispezioni e sopralluoghi, che coprono la metà dei progetti operativi e il 39% delle sperimentazioni, e dal trasporto, in grande fermento ma ancora poca concreto – dice Cristina Rossi Lamastra, Responsabile Scientifica dell’Osservatorio Droni –. Poiché la tecnologia è ancora poco matura è difficile parlare di benefici e soprattutto quantificarli, ma coloro che hanno iniziato le sperimentazioni sottolineano un aumento della sicurezza, una riduzione dei tempi per svolgere le operazioni e una riduzione dei costi”.

Certamente si tratta di un terreno in cui le startup si stanno già muovendo più velocemente delle Compagnie e con maggiore dose di innovatività. Per fare un esempio fra tanti, una startup insurtech nata per il mondo droni è la statunitense SkyWatch.ai che ha progettato, ingegnerizzato, una polizza on-demand che fa leva su una piattaforma digitale basata su AI per fornire un’analisi del rischio in tempo reale, e permette ai piloti di ridurre i loro costi man mano che diventano più affidabili e stabiliscono record di sicurezza. Inoltre con SkyWatch i piloti possono ricevere una copertura di responsabilità civile oraria, direttamente dal cellulare, oppure per mese o anno – e avere a disposizione gli strumenti necessari per analizzare pianificare i propri voli e verificare le proprie prestazioni di volo.

L’articolo Droni, per le assicurazioni sono un doppio affare proviene da InsuranceUp.