Mercato assicurativo e innovazione, le sfide che ci attendono

L’insurance è come una grande nave, veloce e con un grande abbrivio ma difficile da far virare. È arrivata una grossa onda che ovviamente ci ha rallentato e fatto ballare. Ma chi continuava ad andare dritto sulla vecchia rotta si è solo preso l’onda di faccia. Chi, come noi, aveva già avviato la virata, l’ha presa lateralmente ed ha potuto usare la sua forza per accelerare il cambiamento.

L’effetto della pandemia sui conti delle compagnie assicurative ancora dobbiamo vederlo in pieno e abbiamo fiducia che le manovre di rilancio dell’economia ci aiuteranno a non vederlo mai. Quello che però vediamo tutti è questa magica convergenza che si è creata fra i bisogni dei nostri clienti, la prioritizzazione degli investimenti nel digitale da parte delle compagnie e il contesto normativo che, va detto, ci ha dato una forte mano in particolare con la semplificazione dei contratti per email.

Tutti abbiamo tuttavia operato in velocità, spostando budget da altre voci, in deroga agli abituali processi ed in un contesto normativo favorevole. Per il post pandemia abbiamo quindi due grandi sfide che ci attendono: mantenere questo focus sull’innovazione e la customer experience e adattarci alla minore capacità di spesa dei clienti. Come l’Istat evidenzia, il calo della spesa per servizi non riferiti all’abitazione è del 19,4% e se vogliamo veramente giocare un ruolo sociale dobbiamo essere veramente accessibili a tutti.

L’innovazione non è il fine ma il mezzo

A parte il salto tecnologico che abbiamo fatto negli ultimi mesi, la crescita più importante è culturale. Abbiamo finalmente fatto pace con la tecnologia, abbiamo riportato il mondo digitale nella dimensione dello strumento, utile per fare cose normali in modo semplice o per consentire cose altrimenti impossibili, come sembrava fino a ieri poter frequentare la scuola senza uscire da casa.

Purtroppo considerare l’innovazione come qualcosa di esotico è una debolezza molto diffusa fra gli addetti ai lavori. Tendiamo ad innamorarci della tecnologia, siamo affascinati dalle soluzioni innovative, dimenticandoci di valutare se rispondano o meno ad un reale bisogno. Solo il 6% dei progetti innovativi avviati nell’insurance è oggi nella fase di industrializzazione e il 60% dei progetti in Intelligenza Artificiale aperti da banche e assicurazioni è stato chiuso prima dell’implementazione. Sono convinto che fossero tutti progetti bellissimi, per chi li seguiva o dal punto di vista “accademico”, ma hanno funzionato più per fare bella figura in qualche convention che per un reale obiettivo di business. Diciamo che quel genere di progetti diventa il fine di chi li aveva lanciati, più che il mezzo per raggiungere un obiettivo. E non deve andare così: l’innovazione deve essere un abilitatore trasversale, non una struttura organizzativa.

I kpi dell’innovazione: non ci sono solo la transazioni digitali

Se l’innovazione è uno strumento, credo sia un errore cercare di misurarla con KPI diretti. Devo invece misurarne l’efficacia che ha avuto nel raggiungimento dell’obiettivo, che sia di business, di NPS (Net Promoter Score) o di cost cutting. Inizialmente avevamo un KPI di numero di transazioni digitali sul totale. Però non sempre la scelta binaria digitale è esaustiva, perché in molti casi l’intervento umano aggiunge valore oggettivo, in molti altri aggiunge un valore soggettivo per il cliente in termini di esperienza e in altri casi l’intervento umano può costare meno che sviluppare un automatismo. Insomma, il KPI dovrebbe essere usare al massimo le transazioni digitali tutte le volte che servano, piacciano, convengano etc. e il KPI vero torna ad essere l’NPS (quanto i clienti consigliano la tua azienda?) le vendite, i costi non l’utilizzo del digitale in se.  È anche un errore allocarvi un budget dedicato, il budget deve essere del business/process owner che poi, credendo nell’utilità dello strumento innovativo, lo alloca a queste iniziative per raggiungere utilitaristicamente il suo obiettivo, non perché vuole fare una cosa “tech”.

Gli investimenti in insurtech e il ritardo italiano

Detto tutto questo, c’è ancora molto da fare sul fronte dell’insurtech. Gli investimenti in Italia sono ancora limitati, per due motivi principali. Il primo è la complessità del sistema regolamentare italiano a fronte di un basso rapporto premi su PIL, che da tempo diciamo destinato a crescere ma ancora allineato al trend del settore auto.

Nessuna delle insurtech italiane ha lo status di compagnia: le startup sono broker, managing general agent, solution providers o molto più spesso “semplici” società di servizi che svolgono parte del processo assicurativo. La prateria dell’insurtech oggi è quindi nei servizi di prevenzione e di assistenza, che sono centrali per passare dal pagare i sinistri a prevenire e mitigare i rischi.

Il secondo motivo del ritardo insurtech italiano è una miscela fra la dimensione del mercato dei capitali e ambizioni delle startup nostrane, entrambi limitate. Chi nasce pensando al mondo, o quantomeno all’Europa, parte direttamente da Londra, dove gli startupper italiani fanno fortuna. Per gli altri c’è un mercato in Italia comunque efficiente a misura delle loro ambizioni, entrambi settati sulla dimensione domestica. Con un mercato limitato ed un ritorno sul capitale solo nel medio termine è difficile attrarre risorse ingenti pensando poi di scalare a livello europeo: è più semplice entrare in mercati più maturi e per tornare in Italia successivamente.

I segnali di cambiamento positivo, comunque, non mancano. Quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare. Finalmente vediamo scendere in campo le grandi istituzioni, come Cassa Depositi e Prestiti con CdP Venture Capital, che non solo stanno portando dimensione e struttura ma stanno catalizzando competenze e attori diversi, attraendo altri player. Così facendo, riusciremo in una cosa che agli italiani di solito non riesce sempre bene: fare sistema.

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Insurtech: cos’è e come cambierà il mondo delle assicurazioni

Che cos’è l’insurtech

La parola insurtech, formato dalle parole insurance + technology, identifica praticamente tutto ciò che è innovazione technology – driven in ambito assicurativo: software, applicazioni, startup, prodotti, servizi, modelli di business. Mutuato dal termine fintech che afferisce al mondo più propriamente bancario, l’insurtech è considerato anche un figlio di questo ed è pertanto molto simile, sia come impatto che sta producendo sulle imprese tradizionali del settore, sia come fondamenti su cui si basa e velocità con la quale si va affermando.

Come le banche, anche le assicurazioni sono state tra le industrie più lente nell’adattarsi alla digitalizzazione e nel cogliere le opportunità offerte dalla digital transformation.

Se in epoca di internet 1.0 la digitalizzazione delle imprese (in Italia particolarmente difficoltosa) veniva interpretata come la banale apertura di un sito web aziendale, inteso come trasposizione online della brochure cartacea; e in epoca di internet 2.0 come ingresso nel mondo dei social o nell’ecommerce; ora, in epoca industria 4.0, la tecnologia digitale ha un impatto ancora più profondo e incide direttamente sui modelli di business e la tipologia di servizi. E ha investito l’industria assicurativa con la forza di un tornado, imponendo un cambiamento radicale che travolge cultura aziendale,  processi,  gestione dei dati, relazione con i clienti. L’industria assicurativa è cambiata per sempre.

Negli ultimi anni vi è stata una netta accelerazione, che ha condotto alla moltiplicazione degli investimenti, in startup e società che sviluppano soluzioni per l’industria assicurativa, sia da parte di fondi di Venture Capital, sia da parte delle stesse Compagnie assicurative, attraverso i propri fondi di Corporate Venture Capital.

Insurtech, gli investimenti

CBInsights, società di consulenza e reportistica che segue da tempo l’insurtech, va indietro nel tempo fino al 2011 nell’individuazione dei primi investimenti nel settore, ma è nel 2015, come riporta il grafico, che avviene internazionalmente (sebbene con forte concentrazione in US) il vero boom. 

numeri dell'insutech

Quello che ha caratterizzato gli ultimi anni in ambito insurtech è stato, oltre al numero e all’entità degli investimenti, anche il fatto che, con diverse modalità, le compagnie tradizionali hanno “abbracciato” questo mondo: hanno cominciato a guardare al mondo delle startup insurtech e a collaborare con esse, spesso a finanziarle con i propri fondi di venture capital o ad acquisirle. Sono sorti innovation lab aziendali, programmi di accelerazione, incubatori, eventi dedicati.

Il taglio degli investimenti è cresciuto esponenzialmente, con cifre da capogiro ora che i venture capitalist puntano non più solo su startup early stage, ma su startup in espansione e scaleup, portanda alla nascita di veri e propri unicorni insurtech. Secondo recenti report, per esempio quello di Willis Tower, il 2020 ha visto 2,5 miliardi di dollari investiti solo nel terzo trimestre.

Il 2021 è partito in quarta, raggiungendo nell primo trimestre il maggior numero totale di round di finanziamento insurtech dal 2019.

Quali sono i pilastri dell’insurtech

SHARING ECONOMY

Secondo quanto indicato da Enrico Aprico, Adjunct Professor Università Cattolica del Sacro Cuore, esperto di sharing economy e marketing, uno dei temi chiave per il settore insurtech è rappresentato dalla sharing economy. L’intera catena del valore delle compagnie è minacciata dai nuovi modelli di business legati all’economia della condivisione  e alla digitalizzazione. Prodotti, marketing, distribuzione, prezzi si trasformano.

Un caso emblematico è rappresentato da Lemonade, startup insurtech newyorkese molto aggressiva, la cui intuizione è stata ripensare non solo i prodotti assicurativi, ma ogni parte della value chain, per creare un’offerta sempre più responsive, modulata sulle reali esigenze dei clienti, perfettamente collocata all’interno della contemporaneità. Il risultato è un pacchetto assicurativo technology‐first e legacy‐free, capace di offrire un prodotto istantaneo, smart e completamente incantevole. Già nei suoi primi mesi di attività, Lemonade ha battuto anche un record sulla gestione dei claim: un cliente lo ha risolto in 3 secondi. Lemonade è rapidamente diventata un’unicorno, e nel 2020 ha debuttato alla Borsa di New York, raddoppiando in pochi giorni il valore della sua IPO.

BLOCKCHAIN

La tecnologia blockchain è considerata da molti non solo utile alle assicurazioni, ma un vero e proprio volano. Kevin Wang, Ali Safavi, Scott Robinson del Plug and Play Tech Center, (un acceleratore per startup della Silicon Valley che ha sede in 22 Paesi al mondo, focalizzato in programmi verticali tra cui uno dedicato all’Insurance), sostengono che il potere di questa tecnologia risieda nella sua capacità di alimentare nuove modalità di transazioni finanziarie, di migliorare i processi di assicurazione esistenti, e tenere traccia dei documenti. Le valute digitali basate su blockchain possono supportare molti nuovi modelli assicurativi, in particolare le micro assicurazioni e il P2P. Molte delle applicazioni blockchain potrebbero essere raggruppate in una nuova categoria di “smart contracts” cioè contratti intelligenti: in termini semplici, questi contratti sarebbero software sviluppato ed eseguito all’interno di un sistema blockchain. La tecnologia blockchain ha il potere di far fare alle assicurazioni un salto in una nuova era, a partire proprio dai nuovi modelli delle micro assicurazioni, del P2P, delle assicurazioni parametriche.

Blockchain, quali concreti vantaggi per le Compagnie assicurative?

CYBER SECURITY

Per le assicurazioni il tema rappresenta un grande sfida, che può valere decine di miliardi di dollari.

In questi ultimi anni,  le assicurazioni per la cyber security sono cresciute moltissimo come dimensione del mercato e fatturato, nonostante si trattasse inizialmente di un settore in cui entrare con i piedi di piombo per le Compagnie, viste le oggettive difficoltà a prevedere, contenere, gestire gli attacchi informatici. Sono ancora pochi i dati storici necessari per stabilire un pricing corretto delle polizze e vi è una grande variazione di anno in anno nel tipo di attacchi informatici e danni che le aziende si trovano ad affrontare di più. Uno studio di Ibm ha stimato che nel 2019 le violazioni informatiche sono costate in media 3,5 milioni di dollari a ogni azienda italiana, e questi costi sono destinati a crescere con la diffusione della digitalizzazione e dell’integrazione digitale di tutta la supply chain delle organizzazioni aziendali.

Secondo quanto evidenziato dal nuovo studio pubblicato da Fortune Business Insights, il mercato della cyber security ha raggiungo un valore di 153,16 miliardi di dollari nel 2020, ed è destinato a raggiungere un valore pari a 366 miliardi di dollari nel 2028.

MICRO-INSURANCE

Devie Mohan di BurnMark dice che le compagnie stanno cominciando a sfruttare i dati in modo sempre più sofisticato per fornire prodotti più personalizzati che soddisfano le aspettative sempre più specifiche dei consumatori. Inoltre, l’economia della condivisione richiede prodotti di nicchia, e solo quei prodotti che sono rilevanti per i modelli di utilizzo e di comportamento degli utenti avrà successo. Questa evoluzione ha portato a uno degli sviluppi più interessanti dell’insurtech, cioè la possibilità di stipulare polizze solo quando e solo per il tempo necessario (vedi ad esempio Trov e l’italiana Neosurance), di pagare assicurazioni auto solo per le miglia o le ore di guida reali (usage based insurance come Metromile).

Inoltre, la micro-assicurazione si sta rivelando anche un sistema per garantire coperture assicurative in aree a bassissimo reddito perchè offre polizze a prezzi accessibili, pagabili in piccole rate che sono sottoscrivibili da molte più persone. (Per esempio, in tale direzione si muove la svedese BIMA)

IOT E INSURTECH

La proliferazione di aziende tecnologiche concentrate sull’IoT, avrà un enorme impatto su banche e imprese di assicurazione, perchè offriranno dati più rilevanti che possono ridurre i costi, fornire al cliente così come all’assicuratore maggiore efficienza, e creare un’esperienza coerente attraverso tutti i punti di contatto, essere alla base di polizze usage based, che rappresentano un trend certo nel settore auto. In ambito IoT possiamo ricomprendere anche sottocategorie come la smart home e lo smart building, che offrono molteplici opportunità al mondo assicurativo.

Le tecnologie IoT abilitano inoltre un nuovo trend insurtech: quello dell’assicurazione connessa o connected insurance.

Connected insurance, che cos’è e qual è lo stato del mercato

DRIVERLESS CAR

Il settore assicurativo auto sta per essere modificato in modo consistente, a causa dell’arrivo di driverless car e avanzati sistemi ADAS, KPMG prevede che il mercato assicurativo auto può ridursi del 60% entro il 2040 e Peter Diamandis, cofondatore della Singularity University,  ritiene che sia addirittura una sottostima dell’impatto. 

Ogni grande casa automobilistica sta lavorando sulla driverless car, e dal momento che queste auto, si dice, ridurranno gli incidenti fino al 90%, potrebbe trattarsi della fine per l’assicurazione auto.

Benchè a monte ci sia una battaglia legislativa incombente per rimodellare il sistema RCA nell’ambito del nuovo scenario: la responsabilità ricadrà su case automobilistiche? sui possessori dell’auto? sugli ingegneri del software? E’ ancora tutto da stabilire.

In merito a questo tema il Regno Unito sarà probabilmente il primo Paese al mondo a regolamentare il settore con una disciplina che stabilisce responsabilità dell’assicuratore e del costruttore, dopo essere stato il primo a procedere con l’inquadramento a “livello normativo” della guida autonoma.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CHATBOT, ROBO-ADVISOR

Qualcuno prevede una fine della figura dell’agente: robo-advisor e chatbot dotati di intelligenza artificiale, sostituiscono già ora i broker tradizionali, questo è certo per un buon numero di nuove tipologie di polizze, per esempio quelle consumer on-demand. “Gli utenti sono sempre più connessi al web e preferiscono usare i dispositivi mobile, lo scorso ottobre per la prima volta il traffico Internet ‘mobile’ ha superato quello da pc. – afferma Gabriele Antoniazzi, Founder e CEO di Responsa, società che sviluppa chatbot – Gli utenti oggi vogliono gestire tutto da smartphone e tablet ed avere la possibilità di accedere a ogni prodotto o servizio in mobilità e in autonomia, senza doversi rivolgere a terzi, senza dover aspettare e soprattutto senza doversi scomodare.”

Il trend del momento in campo di intelligenza artificiale sono i chatbot, assistenti virtuali che interagiscono con gli utenti come fossero operatori umani e che li supportano durante il loro processo di acquisto, di richiesta di informazioni e di assistenza online. Questi nuovi strumenti stanno avendo largo impiego in molteplici settori e stanno riscuotendo grande consenso tra il pubblico ma anche tra le aziende, perché aumentano la qualità del servizio riducendo i costi di supporto.

Ma non necessariamente la figura degli agenti deve tramontare, c’è anche chi ritiene che almeno per il momento il mercato ne abbia ancora bisogno e che l’innovazione tecnologica debba essere complementare e supportare il lavoro degli agenti  “L’alfabetizzazione digitale non è ancora completa – ci ha detto Diego Pizzocaro, Ceo e founder di Sellf, startup che ha sviluppato una piattaforma di CRM per agenti – Inoltre la stipula di una polizza richiede spesso anche un rapporto di fiducia e riservatezza, anche per la delicatezza dei dati privati condivisi, per cui molte tipologie di clienti preferiscono ancora oggi l’agente in carne e ossa”.

Certamente la customer experience dei clienti varia in base anche all’età e altre caratteristiche personali e di stile di vita, come ha evidenziato Accenture che individua Nomadi digitali, Value explorer, Quality seeker, tre tipologie di clienti assicurativi di oggi.

Le tecnologie di intelligenza artificiale come chatbot e robo-advisor sono probabilmente il mezzo più efficace per raggiungere i millennial sono soluzioni cui le assicurazioni guardano con estremo interesse. Un caso è rappresentato da Spixii, startup fondata da due italiani a Londra, che ha vinto tra gli altri premi anche Open-F@b Call4Ideas 2016, il contest pan-europeo promosso da BNP Paribas Cardif con InsuranceUp e Polihub.  La startup sviluppa un chatbot per il settore assicurativo, di cui abbiamo parlato in questo articolo, ed è nata proprio dall’osservazione del processo di acquisto delle giovani generazioni rispetto a una polizza.

Insurtech, gli effetti sulle PMI

Secondo una ricerca condotta dall’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano nel 2020, l’84% delle PMI italiane ha almeno una copertura assicurativa attiva e, di queste, il 42% acquista le polizze in modalità tradizionale, quindi tramite incontri di persona con un agente e utilizzo di documentazione cartacea. Tuttavia, il canale d’acquisto sta attraversando un significativo processo di digitalizzazione, considerato che il 38% delle PMI italiane si affida ad una modalità ibrida, cioè parzialmente digitale, e il 26% utilizza esclusivamente canali digitali.

Questo è possibile anche grazie al numero sempre maggiore di compagnie assicurative che si impegnano a supportare digitalmente i propri clienti nella gestione delle assicurazioni, garantendo la possibilità di rinnovare e verificare polizze, gestire i sinistri e aggiungere coperture tramite sistemi digitali.

La pandemia da Covid-19 ha dato un ulteriore importante impulso a questo percorso di digitalizzazione: a seguito dell’emergenza sanitaria gli incontri fisici con agenti e consulenti si sono ridotti del 32% a favore di videoconferenze, così come l’accesso ai servizi in filiale ha registrato un calo del 39% spostandosi parzialmente sul sito web della compagnia. C’è quindi un trend crescente di affidamento alla tecnologia, che potrebbe preparare il terreno per una maggiore penetrazione di tecnologie e attori insurtech anche tra le PMI.

I dati e le startup dell’insurtech in italia

Il panorama insurtech italiano presenta alcuni casi di successo, ma ha ancora ancora significativi margini di sviluppo.

Guardando al trend nelle operazioni di investimento degli ultimi anni si può osservare una costante crescita, con una punta rappresentata da Prima.it, intermediario digitale al momento prevalentemente nel ramo auto, che nel 2018 ha realizzato un mega round di finanziamento di oltre 100 milioni di euro, l’operazione maggiore mai realizzata in Italia.

Dal 2010 al 2019 il numero di iniziative nel settore sono cresciute del 255%. Nel 2019 il volume di investimenti attratto è stato di 35 milioni di dollari, non certo elevato rispetto a quello di altri paesi come la Francia e la Germania ma non del tutto trascurabile.

Tra le startup italiane più promettenti ci sono Yolo, intermediario digitale B2B2C che lavora nel campo della cosiddetta “instant insurance”, Claider, che ha completamente reingegnerizzato il processo di denuncia e gestione di un sinistro offrendo una customer experience completamente digitale,
Insoore, piattaforma per il riconoscimento delle immagini a supporto dei processi di gestione dei sinistri, e Virtuoso, piattaforma digitale a supporto dei programmi di welfare e wellbeing aziendali.

Le startup insurtech nel mondo

Secondo la ricerca del 2020 di AmCham Italy, si contano a livello globale, circa 1.200 startup insurtech: un significativo incremento, se si pensa che nel 2014 erano meno della metà (574).

Complessivamente queste startup hanno raccolto, sino ad oggi, all’incirca 19,6 miliardi di dollari di finanziamenti in capitale di rischio da parte di investitori terzi. Questi numeri potrebbero sembrare modesti se comparati alle oltre 16.000 startup operanti nel fintech, con circa 213,7 miliardi di dollari di finanziamenti raccolti negli ultimi 20 anni. Tuttavia, il tasso di crescita degli investimenti in insurtech negli ultimi 2 anni (2018/19) è stato significativamente maggiore: circa 40% nell’insurtech contro il 28% del fintech.

Non bisogna però dimenticare che il settore insurtech ha sfornato negli ultimi anni non pochi unicorni (startup dalla valutazione superiore a un miliardo): a partire da Lemonade, che ora si è quotato in borsa, passando per altri grandi nomi come Hippo Insurance, Oscar Health, Next Insurance, Zego, Alan, Shift Technology.

Insurtech, 11 startup che stanno cambiando le assicurazioni

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MIA 2021, al via la terza edizione del programma di accelerazione per l’imprenditoria femminile

Si è aperta la Call for Innovation della terza edizione di MIA – Miss In Action, il programma di accelerazione dedicato alle innovatrici, promosso da Digital Magics e dal Gruppo BNP Paribas in Italia con l’obiettivo di supportare, anno dopo anno, l’incremento e lo sviluppo dell’impresa al femminile.

La crisi del Covid-19 ha colpito duramente le imprese guidate da donne che, alla fine dello scorso anno, hanno registrato, in generale, un calo di 4mila attività rispetto al 20191. Se analizziamo in particolare l’ecosistema delle startup, ovvero le giovani imprese innovative, emerge un ulteriore dato negativo: in Italia al 30 dicembre 2020 risultavano iscritte alla sezione Speciale del Registro Imprese 11.899 startup innovative di cui 1.556 femminili, pari al 13,1% del totale, anche in questo caso in decremento rispetto agli anni precedenti che registravano un valore pari al 13,4%. I peggiori dati degli ultimi sei anni per l’imprenditoria femminile, finora cresciuta costantemente più di quella maschile. La battuta d’arresto, nel 2020, ha colpito soprattutto le imprenditrici giovani, sotto i 35 anni, le cui attività rappresentano l’11,52% del totale rispetto al 12,02% del 2019. L’effetto della crisi si è riversato in generale su tutte le donne lavoratrici, infatti facendo riferimento ai dati Istat che registrano per il 2020 una diminuzione degli occupati pari a meno 444.000 unità (-1,9%), 312.000 di questi appartengono al genere femminile e 132.000 al genere maschile.

È in questo nuovo scenario che MIA – Miss In Action rappresenta mai come oggi un’opportunità concreta per affiancare i talenti femminili incentivando la spinta all’innovazione e all’imprenditoria, con l’obiettivo di incidere positivamente anche sulla crisi sociale e occupazionale, con una particolare attenzione anche alle giovani donne.

La grande novità di quest’anno è, infatti, che MIA – Miss In Action 2021 non si rivolge più solo a startup costituite da founder donne o con una compagine a maggioranza femminile ma anche a team di studentesse, laureate e non, team universitari a prevalenza femminile e neo imprenditrici in un momento di svolta della loro vita professionale. Tutte le innovatrici avranno la possibilità di essere selezionate per un percorso di sviluppo completo che le sosterrà da un’idea “early stage” a un progetto di “go to market”.

I team e le startup hanno tempo fino al 27 aprile 2021 per inviare le loro candidature al sito missinaction.it.

Questo il link per partecipare

Obiettivo è selezionare idee, prodotti e/o servizi innovativi che si esprimano nei settori emergenti dell’innovazione come: Education, Digital Learning, New ways of Working, Fitness, Foodtech, Sustainability, Smart Home, Smart City, Smart Mobility, CSR, Health, Welfare, Well-being, Beauty, Fashion, Design, Insurtech, Digital Training, Proptech, Digital Marketing, Retail, Travel, New Space, Leisure&Entertainment.

Tra tutte le candidature ricevute verranno selezionate le più promettenti, fino a un massimo di 12 team/startup che avranno la possibilità di presentare le loro idee, prodotti e progetti durante la giornata dell’Innovation Day che si terrà nel mese di maggio. Una commissione composta da esperti di Digital Magics, del Gruppo BNP Paribas in Italia, di CRIF, unitamente a una Giuria di Eccellenza, selezionerà i quattro migliori team che intraprenderanno il percorso di coaching e mentorship di tre mesi organizzato da Digital Magics, accompagnandoli nella loro crescita e aiutandoli a perfezionare il loro business model.

Con l’intento comune di rafforzare il sostegno all’imprenditoria femminile e di ampliare il progetto MIA – Miss In Action, Digital Magics e BNP Paribas Italia hanno accolto con entusiasmo l’ingresso nell’iniziativa di una nuova realtà desiderosa di dare il proprio contributo alle donne in questo difficile momento storico: CRIF, azienda globale specializzata in sistemi di informazioni creditizie e di business information, sarà al fianco dei 2 founder del programma per rafforzare l’ecosistema delle startup femminili che prenderanno parte al programma di coaching, accompagnamento e crescita. Inoltre, quest’anno l’iniziativa vanta anche il patrocinio da parte di alcune importanti realtà come Assolombarda associazione delle imprese che operano nella città Metropolitana di Milano e nelle provincie di Lodi, Monza e Brianza, Pavia e Invitalia, agenzia nazionale per lo sviluppo.

“MIA – Miss In Action è nata ormai tre anni fa da una constatazione che mi ha particolarmente colpito: fra le startup registrate alle apposite sezioni delle Camere di commercio italiane, quelle fondate da donne sono meno del 15%” – ha dichiarato Layla Pavone, Chief Innovation Marketing and Communication Officer di Digital Magics.“Nell’ultimo anno la situazione è stata ulteriormente aggravata dalla pandemia e le donne si sono ritrovate a dover combattere su più fronti: sanitario, economico e sociale. Sono, infatti, le donne quelle maggiormente impiegate nel settore dei servizi, spesso con contratti precari e quindi meno tutelate, senza dimenticare che sono sempre loro a occuparsi più frequentemente della cura della propria famiglia unendo smartworking e attività domestiche. In questo contesto le iniziative come MIA sono ancora più importanti per dar voce alle idee delle donne e trasformare i loro progetti in realtà. Siamo una risorsa indispensabile dalla quale partire per costruire una nuova rinascita sociale ed economica del nostro Paese e sono sicura che le proposte che ci arriveranno riusciranno a stupirci ancora una volta”.

“C’è una grande aspettativa di ritorno alla normalità ma non siamo ancora ben consapevoli di come sarà vivere nella nuova realtà coniugando fisico e virtuale nel quotidiano” – ha affermato Isabella Fumagalli, CEO di BNP Paribas Cardif e Coordinatore di BNP Paribas IFS per l’Italia. “Abbiamo voluto estendere la partecipazione a MIA anche alle giovani studentesse sia perché appartengono a una generazione che ha innata questa predisposizione, e si proietta senza paura verso il futuro anche quando è difficile decifrarlo, sia per sostenerle in un momento delicato soprattutto per loro, come si evince dai dati sull’imprenditoria femminile delle under 35. Anche grazie al loro pensiero fresco e attuale, vogliamo che MIA generi un impatto positivo alle persone, alla società e all’economia, migliorando la vita delle famiglie, favorendo la ripresa delle aziende con soluzioni sempre più digitali e creando beneficio a territorio e comunità con contesti sostenibili. Un circolo virtuoso che si realizza grazie a una logica di ecosistema dove ogni attore mette a disposizione competenze ed esperienza facendo leva su questi grandi obiettivi comuni.”

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Gender Equality, BNP Paribas Cardif ottiene la certificazione per il sostegno alle donne sul lavoro

Il rispetto dell’equità remunerativa, una significativa presenza di donne ai livelli manageriali in azienda, pratiche aziendali inclusive ed aperte alla tutela della maternità. Sono questi i principi che hanno fatto ottenere a BNP Paribas Cardif la certificazione «Gender equality» da parte dell’associazione Winning Women Institute.

Dai percorsi di mentoring dedicati alle giovani collaboratrici donne alla creazione di una community al femminile, dai progetti sulla sicurezza a un programma di accelerazione dedicato all’imprenditoria femminile fino all’istituzione del Chief Diversity Officer, questo è il modello di BNP Paribas Cardif per affrontare il tema della diversity e dell’inclusione nell’ambiente lavorativo.

Perché BNP Paribas Cardif ha ottenuto la certificazione “Gender Equality”

La diversità vista come valore e arricchimento culturale, in grado di stimolare e unire anziché dividere. E’ questo l’approccio di BNP Paribas Cardif, tra le prime dieci compagnie assicurative in Italia che grazie al proprio impegno concreto sul tema della diversity ha recentemente ottenuto la certificazione «Gender equality» da parte dell’associazione Winning Women Institute, ente finalizzato a diffondere il principio della parità di genere all’interno del mondo del lavoro.

Un importante riconoscimento che arriva a seguito di un percorso consolidato attraverso le molte iniziative messe in campo dalla Compagnia assicurativa guidata da Isabella Fumagalli, da anni in prima linea per costruire un ambiento lavorativo meritocratico ed equo e favorire la diffusione di una cultura inclusiva anche fuori dall’azienda.

Il valore che BNP Paribas Cardif assegna alla gender equality è testimoniato dall’istituzione nel 2020 della figura del Chief Diversity Officer, ruolo affidato a Paola Del Curatolo, CFO della Compagnia e membro del Comitato Esecutivo.

BNP Paribas Cardif, i progetti per sostenere le donne

L’emergenza generata dalla pandemia non ha fermato l’impegno in ambito diversity di BNP Paribas Cardif che anche nel 2020 ha lanciato numerosi progetti che coinvolgono sia i propri collaboratori sia il mondo esterno.

4U Young Women Mentorship

Partendo dalle giovani collaboratrici, le under 35 che più di altre fanno parte di questo processo di cambiamento, con “4U YOUNG WOMEN MENTORSHIP” la Compagnia ha avviato un percorso di mentoring interno dedicato a 26 collaboratrici che sono state affiancate da 26 senior manager donne dell’azienda. Un’idea nata proprio dalle donne con funzioni apicali che hanno messo a disposizione di altre donne più junior la loro esperienza, condividendo percorsi, successi, difficoltà e consigli attraverso 6 incontri.

L’iniziativa è partita nei mesi del lockdown, rivelandosi un valido supporto in un momento in cui le giovani colleghe erano alle prese con la gestione dei figli piccoli e il lavoro a casa, e ha posto le basi per la formazione di una community che si è già estesa, coinvolgendo molte altre donne dell’azienda e anche colleghi uomini.

Inspiring Women

Sempre nell’ottica della formazione, l’adesione a “INSPIRING WOMEN”, un progetto della Camera di Commercio Italo-francese che ha visto il coinvolgimento dal 2019 di 11 giovani donne e 2 mentor di BNP Paribas Cardif, e la collaborazione con l’associazione “Valore D”, di cui BNP Paribas Cardif è da anni sostenitrice, che ha consentito nel 2020 a 16 collaboratrici di partecipare gratuitamente a 12 percorsi formativi e a 4 di mentorship.

A Fior di pelle

La Compagnia non ha trascurato il tema della sicurezza, sempre più al centro del dibattito mediatico, coinvolgendo la startup innovativa a vocazione sociale Women Security con cui ha avviato “A Fior di pelle”, un programma di formazione e prevenzione per il rispetto di genere in azienda e nella vita quotidiana. A ottobre sono partiti una serie di incontri informativi sulle tematiche di sicurezza delle donne e dei loro familiari, per aiutarle a prevenire, gestire e ridurre le situazioni di rischio con il supporto di professionisti esperti, tecnologie e formazione.

MIA – Miss In Action

Il supporto e la collaborazione con startup e Pmi innovative al femminile è un percorso consolidato anche grazie a “MIA – MISS IN ACTION”, il primo programma di accelerazione dedicato all’imprenditoria femminile, lanciato nel 2018 da BNP Paribas Cardif insieme ad altre società del Gruppo BNP Paribas e a Digital Magics, il più importante business incubator italiano.

MIA, le 3 startup vincitrici del programma di accelerazione al femminile

Gender equality, un modello aziendale a tutto tondo

La diversità di genere rappresenta per BNP Paribas Cardif una tematica importante, parte di un modello sostenibile più ampio che riguarda l’inclusione in generale, rendendo l’assicurazione più accessibile, e che mette le persone al centro, inclusi naturalmente i suoi collaboratori.

La Compagnia offre un programma di welfare aziendale trasversale che tocca diverse sfere della vita privata e lavorativa a supporto dell’istruzione e della formazione dei figli (asili nido, rette scolastiche, ecc.), dell’assistenza familiare (baby sitter, assistenza anziani, ecc.), della previdenza, dei trasporti, dei viaggi, dello sport e del benessere (palestre, piscine, ecc.), della cultura e del tempo libero (cinema, teatro, ecc.), oltre alla possibilità di poter lavorare in smart working.

Inoltre, nel 2020 è stata posta una particolare attenzione al tema salute, per cui, oltre alle coperture tradizionali di cui beneficiano tutti i collaboratori, sono state introdotte soluzioni innovative per far fronte al Covid-19, tra cui la chatbot, la “Centrale assistenza info Covid H24”, lo sportello psicologico e la possibilità di effettuare da remoto visite mediche specialistiche con le televisite.

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Come il Covid sta cambiando la percezione del rischio salute negli italiani

Il rischio rispetto alla perdita delle libertà personali sfiora appena il 7%  degli italiani, il 9% si preoccupa degli effetti psicologici del coronavirus, il 38% delle conseguenze economiche e il 43% è giustamente molto preoccupato della propria salute. Sono alcuni dei dati rilevati dallo studio di Deloitte ‘From now on – Future of health insurance COVID-19: come rispondere all’urgenza di servizi in ambito salute?‘.

L’indice di paura degli italiani è il più alto in Europa (i cittadini spaventati sono circa il 90%), ma sopratutto, nota lo studio,  oltre alla diffusione e alla pericolosità del virus, preoccupa  l’impatto del COVID-19 sul sistema sanitario nel suo complesso.

Fatto che finora è emerso poco nelle cronache, ma che i cittadini già percepiscono e vivono sulla propria pelle: le altre malattie non si sono scansate perché è arrivato il coronavirus, però tutta la gestione sanitaria ‘ordinaria’ è stata messa in secondo piano dall’emergenza, prova ne sia che, secondo quando dichiarato a Libero da Walter Ricciardi ” il rinvio di ricoveri e interventi sta già facendo aumentare del 10% la mortalità per malattie oncologiche e cardiovascolari”  in Italia. Ma non solo, i disservizi sanitari si manifestano in ogni area: si va dalla impossibilità di prenotare le visite specialistiche, ai farmaci che mancano, dai malati cronici e addirittura ai malati di cancro trascurati, ai quali vengono negate le cure.

Da una parte il servizio è stato messo in “stand by”, dice Deloitte, e ha preso in carico solo casi molto gravi. Questo ha avuto conseguenze significative: più di un italiano su due è costretto a rinunciare, sospendere o rimandare cure e terapie mediche a causa dell’attuale emergenza. Dall’altra, gli ospedali, i centri diagnostici, i centri per anziani, il pronto soccorso sono alcuni dei luoghi in cui il virus ha circolato con maggior forza e velocità. Proprio dove ci si sentiva al sicuro e curati.Questo ha generato timore e paura che hanno portato, ad esempio, alla diminuzione nel numero di pazienti che usufruiscono del pronto soccorso anche se urgente e necessario (es. -50% di pazienti con ictus celebrale nel Q1 2020 rispetto al Q1 20196; -40% di pazienti con infarto tra febbraio e marzo7). Le conseguenze sono facilmente immaginabili. La sempre più concreta percezione del rischio e le difficoltà di accesso al servizio hanno quindi generato negli italiani cambiamenti sostanziali rispetto al tema salute e benessere.

Tuttavia, come sappiamo, l’italiano ha fatto di necessità virtù e ha cominciato a usare il digitale: dalla prenotazione dei servizi alle video visite,  dalla richiesta di farmaci e di specialisti a domicilio al monitoraggio delle cure. Anche gli operatori hanno dovuto adattare i propri modelli e spostarsi verso il “virtual care”. Ad oggi, i video e tele consulti specialistici, sono per la quasi totalità erogati da medici e strutture, spesso tramite piattaforme sviluppate ad hoc da società terze e start-up. I fondi erogati per le start-up di telemedicina e monitoraggio pazienti sono cresciuti rispettivamente del 1818% e 168% rispetto al Q1 2019 a livello mondiale.

Questi cambiamenti, questa digitalizzazione dei servizi sanitari, è destinata a restare anche una volta che la pandemia sarà vinta, perché tali sistemi hanno dimostrato di essere efficaci per migliorare i servizi sanitari, renderli più accessibili e capillari. Questo comporta, e comporterà sempre di più, un coinvolgimento delle compagnie assicurative e una rimodulazione del loro ruolo, dice Deloitte, per rispondere a nuovi bisogni delle persone.

La società di consulenza individua quattro leve di intervento:

A. Lanciare nuove soluzioni di servizio

B. Gestire l’innovazione industrialmente

C. Costruire modelli distributivi in grado di intercettare i giusti target

D. Disporre di un modello operativo dedicato ed abilitante

Ma soprattutto, dice, esiste un quinto punto, forse addirittura al di sopra di tutto questo e che in Italia sarebbe una vera rivoluzione, cioè aprire le porte ad una valutazione più profonda su come il settore assicurativo possa supportare il Sistema Sanitario Nazionale garantendo un pieno coordinamento tra pubblico e privato.

Qui di seguito una schematizzazione di come i servizi assicurativi in ambito salute potrebbero evolversi.

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MIA, le 3 startup vincitrici del programma di accelerazione al femminile

Secondo un report del MISE riferito al primo trimestre del 2020, le startup innovative in Italia con una prevalenza femminile sono 1.494, il 13,3% del totale e le startup innovative in cui almeno una donna è presente nella compagine sociale sono 4.831, il 43,1% del totale. Un dato non ancora soddisfacente ma certamente in miglioramento rispetto ad alcuni anni fa.

Il tema del gender gap in ambito imprenditoriale e digitale è al centro dell’iniziativa MIA – Miss In Action, quest’anno alla seconda edizione, che si propone di supportare le donne che vogliono fare impresa innovativa ed è promosso da Digital Magics, il più importante business incubator italiano, e dal Gruppo BNP Paribas in Italia, con il patrocinio del Comune di Milano.  MIA seleziona con una call tre startup vincitrici che accedono poi a un programma di accelerazione della durata di sei mesi complessivi, in cui le imprenditrici saranno affiancate da mentor ed esperti e potranno perfezionare il proprio progetto e realizzare un PoC (Proof Of Concept). Fra le oltre 100 startup che hanno risposto alla Call for Innovation quest’anno lanciata il 15 novembre 2019, 11 sono arrivate in finale e tra di esse la Giuria ha scelto: Coder Kids, Ghostwriter.AI, StageAir.

“In questa fase di discontinuità, per creare le basi della ripartenza del tessuto sociale ed economico sarà ancora più cruciale saper far leva su approcci circolari di ecosistema multi-industries, costruiti intorno ai bisogni emergenti delle persone, che consentano di dare risposte veloci e concrete. Le startup di MIA hanno dimostrato agilità e velocità nel riadattare le loro idee innovative alle nuove situazioni di vita reale, partendo dalle esigenze sperimentate nel recente vissuto quotidiano unite al loro mindset femminile, digitale e imprenditoriale. La tecnologia sarà certamente il nostro “new normal” ma dai progetti finalisti si evince che al centro di tutto ci sono sempre le persone, un valore imprescindibile per riprogettare insieme il nostro futuro e restituire valore alla comunità.” Ha commentato in una nota stampa Isabella Fumagalli, CEO di BNP Paribas Cardif e Coordinatore di BNP Paribas IFS per l’Italia.

Le startup vincitrici di MIA 2020

Coder Kids

Si occupa di avviare bambini e ragazzi al coding e alla robotica educativa, tramite l’aiuto di un gruppo di insegnanti e tutor qualificati, al fine di coltivare e sviluppare un nuovo modo di pensare, affrontare e risolvere i problemi, secondo la logica e il pensiero computazionale.

Ghostwriter.AI

È una piattaforma di content marketing con l’obiettivo di raccogliere informazioni sulla clientela, mostrando alle aziende come e di cosa parlare con essa al fine di aumentare le vendite, i profitti e l’engagement.

StageAir

È una startup innovativa volta a creare il primo marketplace di stage per utenti di tutte le età, a partire dai 16 anni, con il supporto di una piattaforma online che abbina il profilo dei potenziali stagisti alle necessità delle imprese. Tramite l’Intelligenza Artificiale e l’impiego di giochi interattivi, gli utenti potranno ricercare e trovare stage in tutto il mondo.

Il prossimo appuntamento per le 3 startup coinvolte è quello in programma il prossimo 27 novembre, quando avranno l’occasione di presentare il progetto, così come migliorato dal programma di accelerazione, a un pubblico di potenziali investitori e partner commerciali.

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Identità digitale: le soluzioni più innovative delle startup italiane

Dimostrare la propria identità digitale è diventato cruciale, con l’avvento dei nuovi sistemi di sicurezza per proteggere l’utente da frodi e furti d’identità o informazioni. Allo scopo di salvaguardare dati e transazioni, è stata sviluppata una pletora di soluzioni di riconoscimento e autenticazione, tramite credenziali di accesso o dati biometrici, come l’impronta digitale o il riconoscimento facciale.

Si stanno ora diffondendo sistemi ancora più avanzati, anche grazie agli innovativi contributi delle startup dell’identità digitale, su cui sono stati investiti 1,27 miliardi a livello globale.

Con l’obiettivo di capire quante sono le nuove imprese che hanno costruito la propria offerta in questo ambito e come è possibile classificarle, l’Osservatorio Startup Intelligence ha censito 173 startup internazionali operanti nell’ambito dell’identità digitale, concentrandosi su quelle nate a partire dal 2015 e che hanno ricevuto il loro ultimo finanziamento dal 2018. Sull’ammontare complessivo dei finanziamenti pari a circa 1,27 miliardi di dollari, la media è di poco meno di 10 milioni di dollari per startup, segno di un buon interesse da parte degli investitori.

Le startup censite sono state analizzate secondo diverse dimensioni di analisi, in alcuni casi scomposte in sottocategorie, al fine di descrivere in modo più preciso il panorama di riferimento. Le categorie più significative sono due: la Value proposition e l’Ambito applicativo in cui può essere valorizzata l’offerta della startup. I risultati della Ricerca sono stati presentati all’interno del Workshop di Startup Intelligence dedicato a questa tematica, che ha spitato il pitch di 9 startup di fronte alla platea della community degli Innovation Manager italiani.

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Blockchain nel settore energetico: quali opportunità per lo scambio di energia P2P?
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Tra le startup attive nell’ambito dell’Identità digitale rientrano le seguenti startup ospitate al Workshop: Biowetrics, Elysium, Floux, iProov, Keyless, Monokee e Vibre, selezionate per le loro soluzioni innovative.

Tra biometria, intelligenza artificiale e blockchain, ecco quali sono le loro proposte.

Continua a leggere l’articolo sul portale Economyup.

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Chi sono le 13 startup finaliste di MIA – Miss in Action 2020

Si è chiusa la prima fase di Miss in Action, costituita da periodo di apertura delle candidature e selezione delle startupper e imprenditrici digitali che parteciperanno quali finaliste  all’Innovation Day che si svolgerà a Milano il prossimo 25 maggio.

Tra le oltre 100 startup che si sono candidate sono entrate nella shortlist: The Thinking Clouds, Coder Kids, StageAir, Doctorium, E24Woman, eFrame, Joinyourbit, WellF, Smartthink, FindMyLost, Ghostwriter.AI, Diamante e Needo.

The Thinking Clouds: è una start up innovativa esperta in interfacce emozionali, gamification e creazione di contenuti. The Thinking Clouds, grazie a contenuti multimediali originali, crea esperienze conversazionali basate su un’interazione esperienziale, coinvolgente ed empatica, su misura delle necessità del cliente, sfruttando al massimo l’Intelligenza Artificiale e il Machine Learning.

Coder Kids: si occupa di avviare bambini e ragazzi al coding e alla robotica educativa, tramite l’aiuto di un gruppo di insegnanti e tutor qualificati, al fine di coltivare e sviluppare un nuovo modo di pensare, affrontare e risolvere i problemi, secondo la logica e il pensiero computazionale.

StageAir: è una startup innovativa volta a creare il primo marketplace di stage per utenti di tutte le età, a partire dai 16 anni, con il supporto di una piattaforma online che abbina il profilo dei potenziali stagisti alle necessità delle imprese. Tramite l’Intelligenza Artificiale e l’impiego di giochi interattivi, gli utenti potranno ricercare e trovare stage in tutto il mondo.

Doctorium: è una startup che si pone l’obiettivo di risolvere le difficoltà comunicative tra medico e paziente, offrendo due servizi integrati: uno che prevede dei Video-Consulti in grado di mettere in contatto in qualsiasi luogo e momento un paziente con uno specialista, riducendo tempi, costi e distanze e uno che include un Servizio di Telemedicina, attraverso cui il paziente può monitorare a domicilio i propri parametri vitali.

E24Woman: è una startup innovativa che ha l’obiettivo di sviluppare prodotti e/o servizi per l’aiuto alla persona, consentendole di monitorare il suo stato di salute, di richiedere aiuto in situazioni di emergenza ad una centrale operativa h24 e di essere soccorsa nel minor tempo possibile.

eFrame: è una startup innovativa che opera nel settore ambientale, energetico e dell’euro progettazione ed è insediata in TechoSeed, un incubatore certificato del Parco Scientifico e Tecnologico di Udine. eFrame srl si occupa di contabilità ambientale, analisi dei costi benefici, analisi delle ricadute socio-economiche degli investimenti, bilanci energetici, impronte carboniche territoriali, life cycle assessment, pagamenti per i servizi ecosistemici, dichiarazioni di carattere non finanziario, bilancio ambientale e di molto altro.

Joinyourbit: è un Digital Service Provider che abilita l’accesso dei propri clienti al Digital Single Market attraverso un nuovo modello di business, basato sulla transazione elettronica dei documenti come nuova “currency”. Ha sviluppato J-Suite, una piattaforma di “Digital Transaction Management” che consente di velocizzare i processi di business, completare i workflow approvativi con firme elettroniche in ottica di user collaboration e di scambiare documenti in sicurezza con le controparti di business, garantendo il trust su reti aperte.

WellF: è una startup innovativa che ha sviluppato una soluzione intelligente in grado di aiutare le aziende a migliorare il benessere dei dipendenti sul posto di lavoro e, di conseguenza, di aumentare la loro produttività e il loro engagement, consentendo alle imprese di acquisire un notevole vantaggio competitivo. In particolare, WellF offre: coach virtuali, in grado di dispensare consigli alle persone su come migliorare il loro benessere sul posto di lavoro; un servizio personalizzato per i CEO delle aziende per migliorare il loro well-being; supporto per la selezione dell’offerta di cibi disponibili in azienda; e seminari in azienda sull’alimentazione, il riposo e il movimento.

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Secondo Gartner le aziende che non adotteranno l’AI entro il 2022 non saranno competitive
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Smarthink: è una startup innovativa che ha lo scopo di creare tecnologie per la formazione che consentano di rendere l’apprendimento online più equo ed efficace. Smarthink offre servizi di formazione online e consulenza alla formazione sia alle università che alle aziende e accompagna anche la clientela all’introduzione di sistemi innovativi. Ha sviluppato Edulai, un software che attraverso l’intelligenza artificiale è in grado di analizzare elaborati scritti, indicando alle persone la modalità attraverso cui sono più brave a pensare, ad analizzare e a comunicare.

FindMyLost: è il primo strumento digitale per la gestione del Lost Property, offrendo a diversi operatori la possibilità di implementare il proprio database per gli oggetti rinvenuti e ai consumatori di ritrovare oggetti persi. Il progetto prevede lo sviluppo e l’implementazione di una sezione che permetterà all’utente di acquistare una polizza assicurativa per smarrimento sui propri oggetti.

Ghostwriter.AI: è una piattaforma di content marketing con l’obiettivo di raccogliere informazioni sulla clientela, mostrando alle aziende come e di cosa parlare con essa al fine di aumentare le vendite, i profitti e l’engagement.

Diamante: è una startup che ha l’obiettivo di usare le piante come bioreattori per la produzione sostenibile di nanoparticelle basate su virus vegetali modificati, i quali a loro volta vengono adoperati per lo sviluppo di nuovi strumenti di diagnosi di malattie autoimmuni, al fine di migliorare la vita delle donne.

Needo: è sia una startup innovativa che una cooperativa sociale. Needo è il primo nido on demand pensato per conciliare lavoro e famiglia e migliorare il welfare aziendale e cittadino. È una soluzione ai problemi delle famiglie, delle aziende private, delle pubbliche amministrazioni e dei piccoli comuni.

Cos’è MIA – Miss in Action

MIA è il programma di accelerazione dedicato all’imprenditoria femminile, promosso da Digital Magics, il più importante business incubator italiano, e dal Gruppo BNP Paribas in Italia, con il patrocinio del Comune di Milano. Il programma, unico in Italia, intende supportare le donne che vogliono fare impresa con il contributo delle tecnologie in settori che spaziano dal welfare alla cultura, dalla salute ai viaggi, dalla moda alla mobilità, dalla sicurezza ai servizi per la famiglia, dal turismo al food, fino ai servizi per le imprese. Un’iniziativa che trova ancora più riscontro in un momento di emergenza come quello attuale, in cui favorire l’ampliamento dell’ecosistema dell’innovazione italiano valorizzando anche i talenti femminili, oggi più accessibili, è una scelta sostenibile per il Paese, non solo in termini di diversity.

Durante l’Innovation Day la giuria di MIA – Miss In Action, composta dal management delle Società del Gruppo BNP Paribas, dagli esperti di Digital Magics e da donne top manager, imprenditrici, business angels e rappresentanti delle istituzioni, selezionerà le 3 startup vincitrici che avranno accesso al Programma di Accelerazione dove saranno affiancate da mentor e advisor durante tutto il loro percorso di crescita che consisterà in:

 

·         tre mesi di formazione e di sviluppo del prodotto e/o servizio

·         tre mesi dedicati alla creazione di un POC (Proof Of Concept)

·         partecipazione all’evento finale con gli investitori

 

L’edizione 2019

La prima edizione di Mia  – Miss in Action è stata realizzata a cavallo tra il 2018 e il 2019, primo progetto di questo genere in Italia, nasce con un duplice obiettivo, dare supporto all’imprenditoria femminile e dare supporto all’innovazione italiana.

In particolare MIA è stato promosso da Layla Pavone, Chief Innovation Marketing and Communication Officer di Digital Magics, e Isabella Fumagalli, CEO di BNP Paribas Cardif e Coordinatore di BNP Paribas IFS per l’Italia. “L’acceleratore al femminile ‘MIA’ nasce circa un anno fa da un’idea che ho proposto durante un momento di networking all’interno di un importante evento nazionale con diverse top manager e imprenditrici, fra cui Isabella Fumagalli, che l’ha subito accolta con entusiasmo. Da donna e da professionista, credo davvero molto in questo progetto su cui stiamo lavorando da mesi e che ho fortemente voluto” racconta Layla Pavone, come riportava EconomyUp.

Isabella Fumagalli spiegava così il motivo dell’adesione all’iniziativa: “Realizzando per primi questo progetto vogliamo dare un forte messaggio al mercato, ai consumatori e a tutte le donne. MIA è uno strumento efficacissimo per sostenere nuove professionalità promuovendo l’imprenditoria al femminile, a sostegno della competitività del paese. Ci auguriamo anche che alimenti le ambizioni delle giovani donne e che le sproni a credere di più in loro stesse, sviluppando competenze e abilità che saranno centrali nel futuro”.

Nella prima edizione dell’iniziativa, erano stati selezionati 10 progetti per l’evento finale su un totale di 163 candidature, a vincere il programma di accelerazione erano state le startup Bestest, InTribe, Transactionale, WorkWideWomen.

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Cos’è cos’è l’imaging multiview e in quali ambiti può trovare applicazione?
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Coronavirus e risk management, Alessandro De Felice (ANRA): “Cambierà la cultura del rischio in Italia”

Coronavirus e risk management, quale scenario dobbiamo attenderci? Cambierà la cultura del rischio nelle aziende italiane, dopo tutto quello che stiamo vivendo? Come? Alessandro De Felice, presidente Anra (Associazione Nazionale dei Risk Manager e Responsabili Assicurazioni Aziendali), non ha dubbi: “In seguito a un avvenimento di questa portata, anche la cultura del rischio in Italia ne uscirà profondamente cambiata e più matura”.

Coronavirus e risk management, un rischio prevedibile?

Tutti i report più recenti sui rischi per aziende e industrie parlavano di clima, di hacker, di tensioni politiche, ma nessuno ha mai inserito un rischio epidemico. Eppure ci sono precedenti anche recenti, dall’Aviaria alla Sars. È stato sottovalutato il rischio? O davvero non era prevedibile pensare che prima o poi un’epidemia sarebbe stata possibile?

Non direi affatto che il rischio non fosse prevedibile: secondo il Global Risk Report del World Economic Forum, il rischio epidemico rientrava fino al 2008 fra i 5 più impattanti, e ad oggi risulta costantemente segnalato nelle mappature. Si può tuttavia osservare che nel tempo è sceso nella scala delle probabilità, pur restando indicato ad alto impatto: questo indica che, nonostante segnali d’avviso, la percezione non fosse più adeguata. È evidente che, in tempi più recenti, il focus si sia spostato verso nuovi rischi, come ad esempio quello cyber, senza rendersi conto che il sistema non è adeguatamente resiliente rispetto ad un evento come quello che ci ha colpito.

Oggi siamo nella fase della business continuity e del disaster recovery, a cui riuscirà a far fronte solo chi ha adottato un sistema di risk management e ne ha fatto uno strumento strategico.

Nonostante i rischi (non necessariamente sanitari) siano sempre presenti, secondo un’agenzia di pochi giorni fa in Italia solo un’azienda su 10 è assicurata contro i danni da interruzione dell’attività per cause di forza maggiore (come alluvioni o terremoti) rispetto al 50% in Europa. Come mai questo divario?

Anzitutto va chiarito che nessuna polizza copre l’interruzione di esercizio a seguito di epidemia/pandemia, salvo alcuni casi specifici nel settore delle coperture per l’annullamento di spettacoli o rimborso viaggio. Le ragioni di questo divario vanno cercate nel tecnicismo dei principi d’indennizzo, che sono difficili da comprendere e difficili da spiegare.

Cambierà la cultura del rischio in Italia

E il coronavirus ha ampliato questo divario?

Questo evento sta lasciando e lascerà enormi danni al tessuto economico del Paese, ma è una crisi indotta e non sistemica: come al termine di una guerra, si ricostruirà e ci si rimboccherà le maniche. È altamente probabile che, in seguito a un avvenimento di questa portata, anche la cultura del rischio in Italia ne uscirà profondamente cambiata e più matura.

Coronavirus, risk management e polizze 

Coronavirus, che cosa siginifica per le assicurazioni e la loro innovazione

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In Italia e in Europa ci si assicura (e chi si assicura) contro i rischi epidemiologici?

Come ho detto, non esistono coperture assicurative sul mercato per questo tipo di rischio.  Fanno eccezione alcuni settori specifici, in cui sono previste coperture sulla cancellazione di eventi, o le polizze di cancellazione viaggio, a patto che non prevedano esclusioni specifiche. Quando tutto questo sarà finito, probabilmente si potranno ipotizzare coperture ad hoc, ma tutto dipenderà dalla capacità di sottoscrizione e dai parametri di valutazione del rischio.

 Quali sono i consigli?

Siamo quotidianamente bombardati da consigli più o meno affidabili, ed in questo frangente mi sento solo di darne uno: seguire scrupolosamente e con senso di responsabilità tutte le direttive e linee guida emanate dal Governo e dal Comitato Scientifico. Dimentichiamo per una volta il nostro individualismo, e facciamo la nostra parte nel comportarci come ci viene richiesto.

Coronavirus, perché accelererà l’innovazione nelle assicurazioni

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Coronavirus, che cosa siginifica per le assicurazioni e la loro innovazione

Coronavirus e assicurazioni, un legame inevitabile: un nuovo rischio che mette alla prova le aziende specializzate nella vendita di protezione. “Alla luce dell’emergenza COVID-19 e dei provvedimenti adottati dalle autorità competenti, l’ANIA, Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici, sta seguendo con attenzione gli sviluppi della situazione e sta attivando tutte le misure necessarie a fronteggiarla. In considerazione delle criticità operative, che prevedibilmente si verificheranno nelle zone interessate, l’ANIA ha attivato un’unità di coordinamento in stretta collaborazione con l’IVASS e le proprie Associate, al fine di monitorare la situazione e di predisporre le misure idonee a garantire i servizi assicurativi, a tutelare i lavoratori e la rete agenziale. In questo difficile momento l’ANIA e le sue associate esprimono vicinanza alle popolazioni colpite e offrono la massima disponibilità a intraprendere e a supportare ogni iniziativa utile ad affrontare l’emergenza”.

Così l’Ania, punto di riferimento per le Compagnie assicuratrici nazionali, in una nota stampa  ha segnalato la propria attenzione al tema ‘coronavirus’, che sta registrando un impatto notevole in ambito assicurativo, a tinte chiare e scure, un impatto che si è visto prima nei paesi asiatici (dove si sono viste anche le prime polizze ‘coronavirus) a adesso si sente in Italia. Anche nel nostro Paese negli ultimi giorni alcune Compagnie hanno lanciato sul mercato nuove coperture ‘Covid2019’, mentre altre, ci dicono dall’Ania,  stanno integrando le polizze malattia con le nuove coperture, adattando quindi le polizze già esistenti con clausole ad hoc per fronteggiare l’emergenza determinata dal coronavirus. Ad esempio alcune coperture malattia hanno introdotto una diaria giornaliera  o un indennizzo forfettario in caso di ricovero dovuto al contagio. Altre imprese hanno integrato le coperture già in essere con servizi aggiuntivi gratuiti come ad esempio il teleconsulto medico.

Coronavirus e assicurazioni, la situazione

“In Italia sono ancora pochi diffusi prodotti assicurativi specifici per il rischio pandemia/epidemia, ciò non toglie che in assenza di un’esclusione specifica questi rischi possano già essere coperti”, fanno sapere da Ania. “Ad esempio, le coperture malattia di norma non escludono il rischio di epidemia o di pandemia. Al momento la procedura per l’accertamento dell’infezione di coronavirus è esclusivamente pubblica e i pazienti infetti devono essere ricoverati nel reparto malattie infettive di un ospedale pubblico. Ciò non toglie che nel lungo periodo, se il servizio sanitario pubblico dovesse andare in sofferenza, si potrebbe avere un maggior ricorso da parte dell’utenza al settore sanitario privato. Nel breve periodo, gli assicurati che hanno una copertura malattia potrebbero avere la tendenza a sottoporsi a maggiori accertamenti sanitari per escludere la presenza di patologie indirettamente connesse al coronavirus”.

Coronavirus e assicurazioni, le aree di business più colpite

L’epidemia da Coronavirus tocca le assicurazioni in tre principali aree: polizze viaggi, polizze business e polizze sanitarie. In caso di pandemia/epidemia sono queste le aree di rischio più alte e le coperture più richieste dagli assicurati. In assenza di specifiche esclusioni per il rischio pandemia, le polizze si attivano regolarmente. Tuttavia nelle coperture viaggio il rischio pandemia rappresenta una delle esclusioni più diffuse. Resta da capire fino a quando saremo in una situazione di epidemia e se e quando ci sarà una dichiarazione di “pandemia”.

“La differenza non è banale”, spiegano in Ania, ” in quanto  l’evento pandemico potrebbe comportare una esclusione di copertura.  L’OMS parla di pandemia quando un nuovo agente patogeno per il quale le persone non hanno immunità si diffonde rapidamente e con facilità in una zona molto più vasta e diffusa rispetto a quella solitamente interessata da un’ epidemia. Si fa presente che nel caso della Sars, il virus  non venne dichiarato pandemico dall’OMS nonostante avesse interessato 26 Paesi in quanto la sua diffusione fu contenuta rapidamente e poche nazioni ne furono significativamente colpite. Quanto alle coperture Business interruption, queste in Italia  sono ancora poco diffuse e generalmente sono connesse a danni materiali e diretti (es. incendio degli edifici dell’impresa) subiti dall’assicurato”.

L’uso della blockchain per la gestione dei sinistri

In Cina due compagnie (Ant Financial e Blue Cross) stanno gestendo i claim da coronavirus tramite piattaforme blockchain, ciò offre una prova provata di come la digital transformation sia in grado di supportare le compagnie nella gestione di nuove sfide, anche di tipo sanitario.

Ania ha già promosso in Italia sperimentazione della blockchain per l’RC auto, ed è lecito attendersi che vi sarà ora una spinta da parte dell’associazione e del mercato verso una maggiore sperimentazione anche per le coperture salute, business e travel, in quanto tali forme di protezione ben si conciliano con l’utilizzo del sistema blockchain e strumenti di natura parametrica (ossia in cui il risarcimento viene erogato sulla base dell’andamento di indici/parametri oggettivi).
“L’utilizzo della tecnologia blockchain e degli smart contract ottimizza il processo di emissione e gestione delle polizze e rende veloce e certa la liquidazione del danno agli assicurati”, confermano da Ania. “Inoltre, per la verifica dell’accadimento del sinistro, ad esempio, si utilizzano fonti terze, certificate e pubbliche che permettono di aprire la pratica di liquidazione e procedere automaticamente al rimborso al verificarsi di determinati eventi (ad esempio ritardo del volo nelle coperture viaggio o maltempo nelle coperture eventi). In questo modo il consumatore non dovrà più occuparsi di tutti i passaggi burocratici per la denuncia del sinistro, per il riconoscimento dell’ammontare del danno e l’importo sarà automaticamente accreditato”.

Le polizze per il rischio di Business Interruption

L’epidemia coronavirus è in realtà una tragedia annunciata: sono anni (l’ultima volta nel 2019) che l’OMS annuncia una nuova epidemia virale/influenzale come una delle 10 principali minacce globali nei prossimi anni. Sono quindi un nuovo rischio molto concreto sul quale il consumatore a livello personale è certamente pronto a raccogliere l’offerta di protezione da parte delle assicurazioni; e probabilmente anche in ambito aziendale, dove le polizze cosiddette di Business Interruption (BI) sono attualmente poco diffuse nello stivale, potranno conoscere tempi migliori e magari anche formule migliori grazie a nuovi sistemi per la valutazione del rischio.

“Come stiamo vedendo in questi giorni, il manifestarsi di una pandemia/epidemia può avere un impatto significativo sulle attività di impresa. – conclude Ania – In Italia le coperture BI legate a questa tipologia di rischi sono ancora poco diffuse. Inoltre, se il consumatore non ha la percezione di essere esposto ad un rischio difficilmente acquisterà una copertura per tutelarsi.
Ad esempio in USA le coperture BI legate ad eventi pandemici hanno iniziato a svilupparsi dopo  il manifestarsi di Pandemie anche più aggressive (Sars) del Covid-19. In USA nel 2018 è nato un  prodotto assicurativo parametrico specifico per risarcire le imprese dal rischio di Business Interruption consequente ad una pandemia/epidemia. Tale  prodotto si basa su un indice che misura il “sentimento comune” nel caso in cui si verifichi una pandemia. Anche i provvedimenti presi dalle autorità pubbliche rappresentano un parametro per misurare la portata dell’evento. La copertura è un ibrido tra un prodotto assicurativo tradizionale e una copertura parametrica dal momento che il danno economico non è stabilito a monte ma è risarcito secondo le consuete modalità di liquidazione del danno adottate dalla compagnia”.

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