Insurtech Innovation Index: nel 2020 una risicata sufficienza per l’Italia

Per poter influenzare un fenomeno bisogna prima misurarlo. Per questo l’Italian Insurtech Association ha elaborato assieme all’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano l’Insurtech Innovation Index, un indice che, a partire dal 2020, mappa e misura lo stato degli investimenti insurtech in Italia per tenere traccia della sua evoluzione.

Si tratta del primo indicatore italiano dedicato al settore insurtech, utile non solo di capirne l’andamento all’interno del Paese, ma anche di comparare le dinamiche italiane con quelle internazionali.

Venerdì 12 febbraio sono stati presentati nel corso dell’evento digitale dedicato i risultati del primo report.

Qui il link per rivedere la presentazione del report

Insurtech innovation Index, com’è calcolato

L’Insurtech Innovation Index è stato calcolato sui dati del campione delle prime 20 compagnie italiane per raccolta premi (riferite alle polizza di danni), quest’anno secondo la classifica del 2019, che hanno costituito il 73% del market share.

L’indice prende in considerazione tre diverse dimensioni:

  • Investimenti di capitale nelle startup insurtech e PMI innovative del settore assicurativo
  • Investimenti di innovazione interna nello sviluppo digitale compiuti da compagnie, intermediari professionali e fornitori dell’industria assicurativa
  • Investimenti nella collaborazione fra attori della filiera finalizzati a sviluppare soluzioni innovative

Le percentuali ottenute sono infine pesate in base al loro impatto e vanno a formare un indice espresso in trentesimi.

Insurtech innovation Index, il risultato del 2020

Secondo le rilevazioni, durante il 2020, solo il 19% delle compagnie assicurative analizzate ha effettuato almeno un investimento in una startup Insurtech. A queste compagnie sono riconducibili 13, con un controvalore totale di poco più di 5 milioni di euro, e un capitale medio investito a circa 0,4 milioni.

Per quanto riguarda l’innovazione interna, i risultati sono più rosei: il 63% delle compagnie assicurative ha avviato progetti sviluppati internamente in campo Insurtech, per un totale di 127 operazioni. Il controvalore totale supera i 31 milioni di €, ed il valore medio investito sul singolo progetto è di circa 0,3 milioni.

Buono anche il dato riferito alle partnership, che vede il 75% delle compagnie attive in collaborazioni con altri attori. In totale le partnership sono state 27, circa 2 per compagnia assicurativa.

Un dato interessante, che mostra un’apertura del settore a pensare ed agire come un ecosistema, per fornire al consumatore pacchetti che includano anche servizi non prettamente assicurativi, sempre più richiesti.

Nel complesso, l’indagine mostra un settore aperto alla collaborazione, ma che ancora predilige sviluppare internamente la maggior parte delle progettualità, con poca propensione all’investimento in startup.

Il voto complessivo per l’anno 2020 è 18/30: una sufficienza risicata. Un risultato comunque positivo, ma che lascia spazio a molto potenziale inespresso.

Naturalmente, bisogna tenere in considerazione come, essendo questo il primo anno in cui l’indice viene realizzato, manchi un framework di confronto in cui collocarlo. Servirà tuttavia da importante baseline per tenere traccia con più consapevolezza delle evoluzioni future.

Investimenti nelle startup insurtech in Italia, un problema culturale

Approfondendo i risultati raccolti sugli investimenti destinati a startup del settore insurtech, si può osservare un interessante distinzione: sebbene il grosso delle operazioni sia stato diretto a startup con base in Italia (83%), degli oltre 5 milioni complessivi ben il 73% è raccolto da quell’8% di startup con sede fuori dall’Europa, mentre le startup italiane raccolgono in totale solo il 25%.

L’investimento medio in startup italiane è insomma estremamente inferiore rispetto a quello in startup internazionali (0,1 milioni di euro contro i 3,7 delle extra europee), segnale di un mercato dei capitali italiano non ancora sviluppato rispetto ad altri Paesi.

“È interessante come il 73% degli investimenti siano andati a startup internazionali” commenta Gianluca De Cobelli, founder e CEO della startup insurtech YOLO, “C’è forse ancora un problema di cultura: gli stessi italiani non guardano all’Italia.”

Non solo: dall’indagine risulta che la maggioranza delle startup considera come competitor principali altre startup anziché gli incumbent – che pure destinano molti più investimenti in innovazione interna che in realtà innovative esterne.

“Ancora, un problema culturale” fa notare De Cobelli, “Gli incumbent non vedono nelle startup italiane possibilità di crescita”.

Investimenti insurtech, le proiezioni per il 2021

Cosa possiamo aspettarci per l’anno a venire?

In base alle risposte raccolte dall’indagine, le compagnie assicurative sembrano confermare una preferenza per i progetti Insurtech sviluppati internamente (per il 61% l’attività di maggior rilievo). Lieve aumento previsto per l’investimento in startup (priorità per il 25% delle compagnie), che resta però nettamente inferiore.

Secondaria anche l’attenzione che nel 2021 verrà data alla creazione di nuove partnership, prioritaria solo per il 14% delle compagnie assicurative.

Nonostante la diminuzione di attenzione verso le partnership, il quadro complessivo indica, almeno nelle intenzioni, un incremento generale.

Per quanto riguarda le tecnologie di destinazione degli investimenti, su un campione di 34 startup Insurtech italiane l’81% mostra di riconoscere l’importanza dell’utilizzo di Big Data Analytics, e il 75% di far uso di Artificial Intelligence.

Un segnale positivo anche il fatto che più della metà delle startup ha inoltre dichiarato di utilizzare API, tecnologia abilitante di una logica di ecosistema.

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Investimenti insurtech 2020 nel mondo, nuovo record a 7 miliardi: ecco i settori in crescita

Nonostante le difficoltà iniziali, il 2020 segna un nuovo record per il mondo insurtech: gli investimenti globali nel settore hanno toccato i 7,1 miliardi, un aumento del 12% rispetto all’anno precedente. In crescita anche gli accordi chiusi, che raggiungono quota 377 nei quattro trimestri (+20%).

Investimenti insurtech 2020, la svolta del Covid-19

Secondo l’ultimo report della società di consulenza Willis Tower Watson, che ha rilasciato i dati, dal punto di vista operativo la pandemia di Covid-19 ha avuto un impatto eccezionale, portando a cambiamenti che sarebbero stati irraggiungibili attraverso iniziative individuali o anche settoriali.

L’industria assicurativa, infatti, ha dimostrato di poter funzionare in modo completamente digitale, e ha risposto in modo appropriato alle sfide che si sono presentate negli ultimi 12 mesi.

Le difficoltà non erano indifferenti. Nel 2020, gli assicuratori hanno pagato $55 miliardi in compensazioni ai propri clienti: l’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del nuovo coronavirus si posiziona così al secondo posto tra gli eventi con maggiori esborsi per il mondo assicurativo, dopo l’uragano Katrina del 2005 ($82 miliardi).

Anche i ritorni sugli investimenti hanno subito i contraccolpi della pandemia, causando perdite per $150 miliardi, e si stima che in totale il settore abbia visto un calo nei profitti del 25,2% rispetto al 2019.

Dall’altro lato della medaglia, però, il mondo assicurativo può fare affidamento su un alleato destinato a diventare sempre più importante: la tecnologia, che si presenta già da ora come lo strumento chiave per superare il momento di incertezza attuale.

2020, l’inizio lento e poi la ripresa

In ambito insurtech, l’anno è iniziato in modo decisamente deludente: nel primo trimestre 2020 gli investimenti sono stati pari a $912 milioni, circa la metà dell’importo raccolto nel trimestre precedente.

I mesi di aprile, maggio e giugno hanno però invertito la tendenza, anche grazie a operazioni come l’entrata in borsa di Lemonade e le acquisizioni di Hippo (con Spinnaker) e Buckle (con Getaway).

La ripresa è proseguita anche nel terzo trimestre, quando gli investimenti hanno toccato i $2,4 miliardi, di cui il 70% attribuibili ai mega round di Bright Health e Ki ($500 milioni a testa), Next Insurance ($250 milioni), Waterdrop ($230 milioni), Hippo ($150 milioni) e PolicyBazaar ($130 milioni).

Infine, negli ultimi tre mesi dell’anno gli investimenti sono stati pari a $2,1 miliardi, divisi su 103 operazioni chiuse in 23 Paesi.

Investimenti insurtech 2020, i settori principali

Le compagnie specializzate in polizze contro danni e infortuni (P&C) continuano ad attrarre la maggior parte degli investimenti (il 67% del totale), ma risulta molto promettente anche l’ambito delle assicurazioni mediche e sulla vita (L&H).

Diverse startup nell’ultimo settore hanno già in programma di fare il proprio ingresso in Borsa nel 2021, tra cui Oscar Health e Waterdrop. Inoltre, il settore L&H ha visto crescere la propria diversificazione da un punto di vista geografico chiudendo investimenti in ben 13 Paesi nel quarto trimestre, dal Sudafrica alla Svizzera.

Altro ambito che si sta imponendo sulla scena insurtech internazionale è quello delle assicurazioni intelligenti per la casa offerte da compagnie come Hippo, che a novembre ha raccolto $350 milioni, e Luko, startup parigina che in dicembre ha raccolto $60 milioni.

Le previsioni per il 2021

In generale, il 2020 è stato l’anno in cui la tecnologia si è affermata definitivamente come strumento chiave per il settore assicurativo, e che ha visto emergere l’importanza di servizi flessibili e adatti anche ai lavoratori della gig economy o ai gestori di piccole attività.

Diverse compagnie insurtech hanno già in programma di entrare in Borsa nel 2021, approfittando del generale entusiasmo mostrato dai mercati per l’innovazione, anche se Willis Tower Watson mette in guardia rispetto ai potenziali rischi che il processo potrebbe portare con sé.

Inoltre, seguendo il trend di crescita che si è sempre riconfermato negli ultimi anni, nel 2021 il numero di operazioni chiuse nel mondo insurtech potrebbe salire ulteriormente, superando anche i 400 accordi.

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L’insurtech in Francia, primo mercato europeo: i trend e le sei startup da conoscere

Insurtech in Francia ormai significa l’innovazione nel primo mercato assicurativo d’Europa dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

Il settore fintech francese non accenna a rallentare: anche nel 2020, nonostante le difficoltà iniziali, ha fatto registrare livelli di crescita a doppia cifra rispetto all’anno precedente, raccogliendo in totale quasi €830 milioni (+18,5%) in 63 operazioni del valore medio di €13 milioni (+20,6%).

Nell’universo di startup finanziarie in Francia spicca il settore insurtech, che nel 2020 ha visto crescere il proprio peso anche grazie a importanti round di finanziamenti e a un interesse sempre più netto verso la digitalizzazione delle operazioni, una pratica trasformata in necessità dalla pandemia di Covid-19.

Il panorama insurtech in Francia

Secondo uno studio di European Insurance relativo al 2018, a livello europeo la Francia rappresenta il secondo mercato principale per il settore assicurativo, posizionandosi subito dopo il Regno Unito (ora uscito ufficialmente dall’Unione): è quindi diventato il primo in Europa, seguito dalla Germania, sia per quanto riguarda l’ammontare dei premi sottoscritti che per il valore delle compensazioni pagate.

Non stupisce quindi che il mondo insurtech francese sia un settore in forte crescita: nel 2019 la società di consulenza Ailancy ha individuato ben 187 startup specializzate nelle assicurazioni digitali, contro le 106 del 2018 e le 47 del 2017.

Inoltre, se nel 2018 in Francia il settore insurtech ha raccolto il 13% degli investimenti totali in ambito fintech, un report di France FinTech afferma invece che la percentuale ha toccato il 21% nel 2020, soprattutto grazie allo sviluppo di nuove startup innovative che offrono polizze on-demand o parametriche, e ai passi avanti fatti in termini di gestione e analisi dei dati.

Insurtech in Francia, le startup più promettenti

Tra i 15 principali round di investimenti avviati da compagnie fintech francesi nel 2020, quattro sono stati chiusi da startup insurtech. La prima è Alan, che ha raccolto €50 milioni a fine aprile, il primo mese di ripresa dopo l’arrivo della pandemia e il conseguente crollo degli investimenti nel periodo di febbraio e marzo. A dicembre anche Luko ha raccolto la stessa cifra, approfittando però di un periodo di grande crescita negli investimenti.

La terza startup è Descartes, con circa €16 milioni ($18,5 milioni) raccolti in settembre, e infine Tinubu Square, che a febbraio ha raccolto €15 milioni.

Il 2021 è poi iniziato in maniera estremamente promettente: due startup, Lovys e LeoCare, hanno infatti raccolto rispettivamente €17 e €15 milioni in due round di investimenti chiusi di recente.

Guardiamo allora di cosa si occupano queste startup, le più promettenti nel panorama insurtech francese.

Alan, l’assicurazione per il wellnes

Fondata nel 2016 da Jean-Charles Samuelian e Charles Gorintin, Alan è stata la prima compagnia assicurativa indipendente nata in Francia dopo il 1986.

Il focus delle polizze di Alan non si ferma alla copertura di incidenti o operazioni mediche di routine, ma guarda anche alla sfera del wellness, offrendo sconti per strumenti di meditazione come Headspace e coprendo anche le cure omeopatiche o osteopatiche.

Grazie alla partnership con Livi, poi, Alan si è allargata nel campo della telemedicina, offrendo ai propri clienti la possibilità di ricevere consulti medici virtuali ovunque si trovino, nel giro di 30 minuti.

Oggi la startup offre assicurazioni sanitarie completamente digitalizzate a più di 76mila utenti, tra cittadini e aziende: una crescita netta rispetto ai 27mila clienti serviti nel 2018.

Luko, etica e assicurazioni per la casa

Dal 2018 la startup parigina Luko punta a rivoluzionare il campo delle assicurazioni per casa e affitto con una strategia basata sull’etica: con il programma Giveback, infatti, la compagnia devolve ogni anno ciò che rimane dei suoi incassi, al netto delle spese operative e delle compensazioni, ad associazioni di beneficenza scelte dai suoi 100mila clienti.

Oltre a polizze completamente digitalizzate e personalizzabili in base alle diverse esigenze di ogni utente, Luko ha implementato anche un servizio di tele-consultazioni con professionisti utili per risolvere i piccoli problemi domestici, dal lavandino che perde agli intoppi con la caldaia.

A differenza di Alan, però, Luko non ha ottenuto la licenza operativa e per sottoscrivere le proprie polizze si appoggia ad assicuratori esterni, come Munich Re e Swiss Re.

Descartes, la previsione del rischio per l’ambiente

Ambito ancora diverso per Descartes: la compagnia si muove infatti nel settore della previsione del rischio, soprattutto in campo ambientale, per aiutare gli assicuratori ad avere sotto controllo tutte le possibili implicazioni di una polizza.

Per operare, Descartes sfrutta l’intelligenza artificiale e l’Internet of Things (IoT), ad esempio attraverso l’analisi di immagini satellitari o l’uso di sensori studiati appositamente per monitorare le condizioni climatiche di zone considerate particolarmente a rischio.

Di conseguenza, Descartes offre ai propri clienti assicurazioni parametriche estremamente precise, dove il premio viene calcolato in base alle probabilità che un evento ha di verificarsi. Nel 2020 ha avviato una partnership con l’unità Property and Casualty di Generali.

Lovys, la polizza online in due minuti

Lovys offre polizze assicurative per casa, auto, animali domestici e smartphones: un’offerta variegata, resa possibile anche dalla semplificazione delle pratiche e dalla completa digitalizzazione dei processi.

Le assicurazioni sono infatti attivabili online in meno di due minuti, e liberano gli utenti dalla marea di carte e documenti richieste dagli agenti tradizionali. Fondata nel 2017, la startup ha al momento 20mila clienti, ma ha intenzione di raggiungere i 100mila entro la fine dell’anno.

Tinubu Square, servizi digitali per le assicurazioni

Fondata nel 2000, la startup Tinubu Square opera nel settore SaaS (Software as a Service), fornendo servizi digitali alle compagnie che si occupano di assicurazione del credito o di fideiussioni bancarie.

I clienti di Tinubu Square hanno infatti accesso ad una suite di soluzioni cloud-based che semplificano la trasformazione digitale per tutti i processi operativi, riducendo i costi e migliorando, allo stesso tempo, l’esperienza del cliente e i livelli di compliance.

Con uffici a Parigi, Londra, New York, Montreal, Mumbai e Singapore, nel 2018 Tinubu Square era attiva in 20 Paesi. Nel 2020 ha poi acquisito la compagnia americana SuretyWave e l’insurtech eSURETY.

LeoCare, la polizza su misura

Infine, LeoCare offre assicurazioni digitali per casa, auto e dispositivi elettronici. Le polizze sono attivabili rapidamente tramite l’app della compagnia e personalizzabili anche in base ai cambiamenti imprevisti: secondo TechCrunch, ad esempio, durante il periodo di lockdown imposto dalla pandemia di Covid-19 molti utenti di LeoCare hanno deciso di abbassare i premi delle loro assicurazioni auto.

LeoCare opera oggi come managing general agent (MGA) e, con i suoi 20mila clienti, gestisce circa €1 milione in premi mensili, la maggior parte dei quali provenienti da polizze auto.

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Innovazione e assicurazioni: non bastano gli investimenti, servono poli insurtech di eccellenza

Innovazione e assicurazioni, alla ricerca di un equilibrio fra domanda e offerta. La percentuale di polizze digitali crescerà dall’attuale 1,5/2% a livello Europeo, ad un 30 / 40% in un decennio, coerentemente con lo sviluppo del consumatore digitale e con i cicli di trasformazione digitale che hanno riguardato già molte altre industrie. Ci aspettiamo quindi in poco tempo un mercato assicurativo diverso, più digitale, più tecnologico e sicuramente più grande.

Innovazione e assicurazioni, il rischio di un Technology Gap

Ma se la domanda di un’offerta digitale sembra essere già matura ed incalzante, la progettazione è l’adeguatezza dell’offerta assicurativa stenta ancora, soprattutto in Italia, dove gli investimenti risultano essere, soprattutto nell’ultimo biennio, sotto le medie Europee. Nel 2020, con investimenti Globali in Insurtech superiori ai 7 miliardi di dollari, l’Italia si attesta a meno dello 0,5%, un ordine di grandezza decisamente inferiore rispetto a Francia, Germania e UK.

La realtà è che l’Italia, negli ultimi cinque anni, ha assorbito meno del 5% del totale investito in Europa: è urgente colmare questo ritardo, che se confermato negli anni futuri, creerà anche nel settore assicurativo un Technology Gap che avrà come conseguenza un danno nel posizionamento competitivo dei nostri champion sia a livello europeo sia a livello nazionale.

Innovazione e assicurazioni, la necessità di un approccio di sistema

Al fine di evitare che un gap di innovazione oggi si trasformi presto in un gap di performance e quindi di quote di mercato, magari a beneficio di attori stranieri fortemente tecnologici ed orientati sul nuovo consumatore emergente, non è sufficiente aumentare gli investimenti ma è necessario che l’Industria Assicurativa Italiana abbia un approccio sistemico alla creazione di poli Insurtech che permettano di accelerare la raccolta di risorse tecnico-finanziarie, lo sviluppo di competenze, la sperimentazione e la creazione di nuovi ruoli occupazionali in ambito Insurtech e che stimolino il settore creando una nuova offerta e nuove metriche.

La creazione di poli insurtech di eccellenza

Questi poli insurtech di eccellenza dovrebbero essere finanziati non solo per eseguire piani ambiziosi ma per creare competenze, accelerazione tecnologica e sperimentazione, in una logica sistemica: il capitale di rischio messo a loro disposizione dovrebbe essere sia pubblico che privato, premiato con opportunità di ritorno degli investimenti superiore a qualsiasi media laddove l’iniziativa abbia successo – meglio se tramite il sistema borsistico – e comunque pari ad almeno 10 volte quello oggi disponibile per finanziare iniziative Insurtech. Ovvero non stanziato in una logica di breve o medio termine ma solo ed esclusivamente con approccio di lungo periodo, finalizzato al finanziamento dell’Innovazione Insurtech e intenzionato a raccoglierne i benefici economici di questo progresso.

Ad oggi purtroppo questo non sta accadendo, non per colpa di poca ambizione dei top manager assicurativi (molti dei quali invece direttamente impegnati nel soddisfare la nuova domanda digitale), ma per assenza di un ecosistema industriale che premi la creazione di tali poli, destinati ad investire (e quindi a perdere) molti denari nel breve ma a creare un vantaggio sostenibile nel lungo periodo che dia stimolo all’Industria tutta.

Il caso Lemonade: un polo insurtech sostenuto dalla finanza privata

Ma se in Italia tarda a succedere, altrove è realtà. In USA il modello di finanziamento dell’innovazione passa attraverso poli che aggregano start up ambiziose, molto ben finanziate, internazionali, che non si curano – così come i loro investitori – dei risultati di breve. Dopo gli innumerevoli casi degli OTT (Amazon, …) ma anche di decine di player minori ma pure sempre billion companies (come UBER, Tesla, Paypal, etc), l’onda lunga della Visione Strategica USA di finanziamento del digitale è arrivato sull’Insurtech: è il caso di Lemonade.

Lemonade è una compagnia di assicurazioni americana che offre polizze per affittuari, proprietari di case e animali domestici negli Stati Uniti, contenuti e polizze di responsabilità civile in Germania, Paesi Bassi e Francia. Lemonade fornisce polizze assicurative e gestisce i reclami tramite app desktop e mobile utilizzando i chatbot. Il suo modello di business include la concessione di profitti di sottoscrizione a organizzazioni non profit scelte dai clienti. Questo viene fatto ogni anno in un evento che Lemonade chiama “Giveback”.

La storia di Lemonade e la sua crescita è un classico esempio di progettazione ed implementazione di polo insurtech fortemente supportato da finanza privata, mercato dei capitali e supporto del sistema.

  • Lemonade è stata fondata da Daniel Schreiber (ex presidente di Powermat), Shai Wininger (co-fondatore di Fiverr) e Ty Sagalow, nell’aprile 2015.
  • Nel dicembre 2015, Lemonade Inc. ha annunciato di essersi assicurata 13 milioni di dollari di finanziamenti iniziali da Sequoia Capital e Aleph ad una valutazione (non confermata dalla società) di circa 50 milioni di dollari. Aveva appena venduto dall’inizio della sua storia circa 1.000 polizze.
  • Nel 2016, Lemonade Inc. ha raccolto 47 milioni di dollari di finanziamenti da XL Innovate, General Catalyst con la partecipazione di Thrive Capital, Tusk Ventures e GV (ex Google Ventures), il ramo VC della società madre di Google Alphabet Inc. Aveva appena completato le 10.000 polizze dall’inizio della sua storia per un totale di premi inferiore al milione di dollari.
  • Nell’aprile 2017, la società ha annunciato ulteriori investitori: Allianz SE e Sound Ventures di Ashton Kutcher. Nel dicembre 2017, Softbank ha investito altri 120 milioni di dollari in Lemonade in un round di serie C, aumentando il denaro totale raccolto dalla società a circa $ 180 milioni. Aveva appena completato le 60.000 polizze.
  • Nell’aprile 2019, Lemonade ha annunciato un ulteriore investimento di 300 milioni di dollari in un finanziamento di serie D guidato dal Gruppo SoftBank, con la partecipazione di Allianz, General Catalyst, GV, OurCrowd e Thrive Capital, aumentando il denaro totale raccolto dalla società a $ 480 milioni.
  • Il 1 ° luglio 2020, Lemonade Inc. è andata in IPO, valutando 11 milioni di azioni a 29,00 dollari per azione sul NYSE. Le azioni hanno iniziato la negoziazione il 2 luglio 2020 con il simbolo LMND. In tal data, si legge dai prospetti, Lemonade aveva appena completato le 500.000 polizze dall’inizio della sua storia.
  • Da tale data, Lemonade ha visto lievitare la propria valutazione a quasi 10 miliardi di dollari, crescendo nei mercati Europei (Germania, Francia e Paesi bassi) e raggiungendo 1 milione di polizze.

Dalla sua origine, Lemonade ha investito oltre 600 milioni di dollari in sviluppo, ha sempre presentato bilanci in perdita ed anche le sue stime sul 2021 sono negative. Ma è sempre cresciuta, assumendo centinaia di persone, sviluppando tecnologia di customer centricity e claims management uniche e creando una proposizione innovativa per il nuovo consumatore digitale. In tale scopo, Lemonade è stata sostenuta da un mercato dei capitali che ne ha fatto un “Polo Digitale Insurtech” forte di quasi 800 milioni di dollari di raccolta. Ed in soli 5 anni.

Lemonade, investire sull’innovazione e non sui profitti

  • Tutti coloro che hanno investito in Lemonade (investendo sull’innovazione e non sui profitti) stanno realizzando un importante ritorno sugli investimenti.
  • Il consumatore finale ha beneficiato di una nuova offerta, flessibile e dinamica, che ne soddisfa le nuove esigenze.
  • I mercati assicurativi sono stati scossi da un nuovo player, che vede nella customer satisfaction un obiettivo più importante del ritorno sugli investimenti. Che guarda al long term. Tale scossa ha un effetto benefico su competizione e filiera che devono evolvere al pari dello sviluppo di Lemonade.
  • Lemonade, a fronte di grandi capitali e conseguenti investimenti, ha migliorato le metriche, non solo il numero di polizze ma anche il valore medio per utente. Perché con 800 milioni di raccolta, è prevedibile che le cose migliorino.
  • A metà gennaio 2021, Lemonade ha annunciato il lancio dell’offerta Vita, che non solo gli permette di differenziare il portafoglio e portare Innovazione in un altro segmento ma anche, di accelerare il raggiungimento dei profitti.

È difficile non pensare che – seguendo la corsa di altri Giganti Tech – Lemonade non possa puntare un giorno non lontano a 50 miliardi di dollari valutazione (nota: il gruppo Generali vale 22 miliardi di euro) e 10 paesi di attività, fra cui l’Italia. E laddove necessiti di altre risorse la sua quotazione lo renderebbe facile. E in quel momento tutti, non solo gli investitori, si dimenticheranno delle ingenti perdite dal 2015 al 2021 che in realtà sono investimenti. Perché Amazon stesso ha perso miliardi di dollari per 11 anni di fila.

Tutto questo in Italia non potrebbe accadere. Non per assenza di capitali, ma per un modello sistemico che non premia la creazione di aziende tech e digitali, per le poche competenze e la scarsa lungimiranza che tende a distribuire opulenza ad aristocrazie industriali ormai sorpassate, ad accettare spesso in modo remissivo l’egemonia tecnologica straniera, ma a non mettersi seriamente in gioco per creare una propria elite tecno-digitale.

Le compagnie di assicurazione chiedono poli digitali insurtech

Se non creiamo dei poli digitali insurtech, dotati di una sufficiente massa critica di assets e risorse, non riusciremo a fare il salto: come emerge da ultima ricerca EY in collaborazione con IIA, solamente una compagnia su due è dotata di una struttura devota all’innovazione ma solamente 1 su 3 riesce a garantire sufficienti risorse all’Innovazione. Il 100% delle compagnie credono invece di poter “ottenere” innovazione da enti esterni (startup, università, abilitatori) con collaborazioni, osmosi e stimoli: è molto chiaro come l’industry chieda la nascita, la crescita e lo sviluppo di poli digitali insurtech che porterebbe benefici a tutti, agli investitori, a tutti i player della filiera ed al consumatore finale.

E questo non vale solo nel settore assicurativo: dobbiamo sfruttare al pieno l’economia della conoscenza che proviene dalla Digital Economy – la cui domanda è stata fortemente accelerata dalla pandemia – ma la cui offerta richiede investimenti ben maggiori. È necessario progettare ed implementare un modello di supporto alle iniziative tech & digital più meritevoli, favorendo massa critica e facendole crescere in modo più veloce, solido e sostenibile, tramite investimenti pubblici, privati ed un mercato della Borsa più flessibile che investa sul lungo periodo. Questo con la forte consapevolezza che saranno proprio queste Iniziative Tech & Digital a sostenere lo sviluppo economico dei prossimi anni, lquindi a creazione di posti di lavoro e le aspirazioni delle nuove generazioni.

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2 milioni per Crea Assicurazioni, la startup per la distribuzione digitale delle polizze

Ha completato un round di investimento da oltre 2 milioni di euro Crea Assicurazioni, startup di polizze assicurative interamente in digitale. Partecipano al round l’italiana Step, che offre soluzioni per l’efficientamento della gestione di reti di filiali e punti vendita dei maggiori gruppi bancari e assicurativi, CDP Venture Capital Sgr attraverso il Fondo Acceleratori, con un investimento di 300 mila euro, e gli investitori esistenti, Digital Magics, Velocity Technology EIS Fund, Metrica e Roberto Montandon.

Crea, la startup insurtech per digitalizzare le assicurazioni

Crea Assicurazioni è una startup insurtech che si propone di ridisegnare il processo di distribuzione delle polizze e della sottoscrizione dei rischi nel settore assicurativo attraverso una piattaforma/API rivolta a banche e intermediari assicurativi. Il business model adottato da Coverholder è B2B/B2B2C e si rivolge a qualsiasi player che desidera distribuire prodotti assicurativi in cross/up selling.

Nata nel 2018, ha creato una piattaforma tecnologica che consente ad intermediari professionisti – broker, agenti e banche – e player di qualsiasi settore, di distribuire prodotti assicurativi digitali, attraverso una soluzione interamente digitale ed immediatamente integrabile all’interno della propria offerta.

Crea, che opera attraverso le managing general agent Insurtech MGA S.r.l. ed Insurtech MGA LTD, si pone come punto di riferimento nel segmento insurtech italiano, con oltre 45.000 polizze e 20 milioni di euro di premi intermediati.

Una spinta alla trasformazione digitale dell’insurance

 Feliciano Lombardi, Amministratore Delegato di Crea ha commentato: “Siamo entusiasti dell’ingresso di Step e CDP Venture Capital in CREA. Con loro avremo l’opportunità di valorizzare ulteriormente il nostro progetto digitale che punta ad offrire soluzioni assicurative efficienti, in particolare con il supporto di Step per il segmento bancario. Grazie alla tecnologia, sviluppata internamente, faciliteremo l’integrazione tra Banche e Compagnie di Assicurazioni a beneficio dell’intera filiera distributiva”.

Fabrizio Crespi, Amministratore Delegato di Step ha commentato: “L’operazione oltre ad essere finalizzata a dare ulteriore impulso all’importante progetto di crescita che stiamo portando avanti in Step, e perfettamente coerente con la strategia di business che stiamo implementando: aiutare i nostri clienti a sviluppare il proprio business offrendo soluzioni sempre piu digitali – sia in termini di processo che di offerta di prodotti – in grado di semplificare l’operativita di tutti i giorni.”

Stefano Molino, Responsabile Fondo Acceleratori di CDP Venture Capital SGR – Fondo Italiano Innovazione, ha commentato: “Siamo entusiasti di partecipare alla crescita di una startup come Crea, che opera con successo in un ambito, quello Insurtech, tra i piu strategici e in forte crescita sia in Italia che nel resto del mondo. Si tratta infatti di uno dei settori verticali a cui stiamo rivolgendo particolare attenzione, con l’obiettivo di stimolare una crescita sostenibile dell’ecosistema innovativo italiano e un incremento delle capacita competitive del nostro Paese a livello internazionale”.

Michele Novelli, Partner di Digital Magics ha commentato: “L’operazione conferma la posizione di leadership di Digital Magics nel segmento fintech e insurtech, con un portfolio di 22 investimenti che hanno totalizzato una raccolta di oltre 25 M€ ed alla cessione di Moneymour a Klarna ad inizio 2020. Abbiamo seguito Crea fin dalla partecipazione al nostro programma di accelerazione verticale sul fintech e insurtech nel 2018 e proseguito con due follow on in linea con la strategia di investire nelle societa del portfolio con maggiore potenzialita”.

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Assicurazioni Online, Digital Magics entra nel capitale di viteSicure

L’incubatore di startup Digital Magics entra come azionista nel capitale del broker assicurativo Bridge Insurance Services Srl, per accelerare la crescita della startup viteSicure, il primo esempio in Italia di insurtech dedicato alla distribuzione B2C e B2B2C di assicurazioni vita e protezione che si rivolge primariamente a un segmento di mercato trascurato dei canali assicurativi tradizionali: le giovani famiglie con bassa capacità di risparmio.

“Abbiamo trovato viteSicure molto interessante fin dai primi incontri e la decisione di investire è perfettamente in linea con la nostra visione, in particolare in un comparto, il fintech, a elevata crescita nel nostro paese” ha dichiarato Gabriele Ronchini, CEO di Digital Magics “Sono sicuro che tra le nostre e le loro competenze si svilupperanno grandi sinergie”.

Digital Magics contribuirà agli sviluppi tecnologici e di business di viteSicure, sia direttamente, che attraverso la propria rete di partner, e costituirà un supporto fondamentale per l’aumento di capitale che viteSicure prevede nel corso del 2021.

viteSicure, l’insurtech per l’assicurazione vita dedicato alle giovani famiglie

Lanciato nel 2019 dai due Founder Eleonora del Vento e Alessandro Turra, viteSicure è una piattaforma digitale che permette di scegliere i propri servizi assicurativi direttamente sul web, costruendo il proprio preventivo ed acquistando la polizza on-line in totale autonomia. Si caratterizza per una user experience innovativa che, attraverso la piattaforma proprietaria, permette l’acquisto istantaneo di una polizza vita caso morte. La coniugazione di una polizza semplice e di qualità con la modalità di vendita immediata e completamente online hanno incontrato i favori del mercato e nel 2020 le vendite delle polizze viteSicure sono cresciute esponenzialmente.

“Siamo felici di iniziare il 2021 con un nuovo azionista come Digital Magics” ha commentato Eleonora Del Vento, CEO di viteSicure, “Se il 2020 è stato un buon anno per noi, la nostra intenzione per i prossimi 12 mesi è confermare viteSicure come il player vita con il tasso di crescita più veloce del mercato e grazie all’apporto di Digital Magics, acquisiamo know-how ed esperienze importanti, che ci permetteranno di raggiungere i nostri obiettivi”.

Il progetto 2021 di viteSicure è di attrarre capitali per continuare ad aumentare i tassi di crescita, potenziare gli sviluppi tecnologici ed essere fra i protagonisti dell’open innovation.

Digital Magic, l’incubatore per il digital made in Italy

Digital Magics, è un business incubator che supporta le startup del mondo digital e tech con servizi per il potenziamento e l’accelerazione del business. Digital Magics, Talent Garden e Tamburi Investment Partners hanno creato un hub nazionale di innovazione per il Digital Made in Italy, offrendo alle startup innovative il supporto per creare progetti di successo, dall’ideazione fino all’IPO. Digital Magics è partner di imprese innovative con i propri servizi di Open Innovation, creando un ponte sinergico fra le aziende e le startup digitali.

Tra le varie iniziative, è promotore di MIA – Miss In Action, la call per l’imprenditorialità femminile, e del programma di accelerazione internazionale Magic Wand per le startup Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity.

L’articolo Assicurazioni Online, Digital Magics entra nel capitale di viteSicure proviene da InsuranceUp.


Assicurazioni Online, Digital Magics entra nel capitale di viteSicure

L’incubatore di startup Digital Magics entra come azionista nel capitale del broker assicurativo Bridge Insurance Services Srl, per accelerare la crescita della startup viteSicure, il primo esempio in Italia di insurtech dedicato alla distribuzione B2C e B2B2C di assicurazioni vita e protezione che si rivolge primariamente a un segmento di mercato trascurato dei canali assicurativi tradizionali: le giovani famiglie con bassa capacità di risparmio.

“Abbiamo trovato viteSicure molto interessante fin dai primi incontri e la decisione di investire è perfettamente in linea con la nostra visione, in particolare in un comparto, il fintech, a elevata crescita nel nostro paese” ha dichiarato Gabriele Ronchini, CEO di Digital Magics “Sono sicuro che tra le nostre e le loro competenze si svilupperanno grandi sinergie”.

Digital Magics contribuirà agli sviluppi tecnologici e di business di viteSicure, sia direttamente, che attraverso la propria rete di partner, e costituirà un supporto fondamentale per l’aumento di capitale che viteSicure prevede nel corso del 2021.

viteSicure, l’insurtech per l’assicurazione vita dedicato alle giovani famiglie

Lanciato nel 2019 dai due Founder Eleonora del Vento e Alessandro Turra, viteSicure è una piattaforma digitale che permette di scegliere i propri servizi assicurativi direttamente sul web, costruendo il proprio preventivo ed acquistando la polizza on-line in totale autonomia. Si caratterizza per una user experience innovativa che, attraverso la piattaforma proprietaria, permette l’acquisto istantaneo di una polizza vita caso morte. La coniugazione di una polizza semplice e di qualità con la modalità di vendita immediata e completamente online hanno incontrato i favori del mercato e nel 2020 le vendite delle polizze viteSicure sono cresciute esponenzialmente.

“Siamo felici di iniziare il 2021 con un nuovo azionista come Digital Magics” ha commentato Eleonora Del Vento, CEO di viteSicure, “Se il 2020 è stato un buon anno per noi, la nostra intenzione per i prossimi 12 mesi è confermare viteSicure come il player vita con il tasso di crescita più veloce del mercato e grazie all’apporto di Digital Magics, acquisiamo know-how ed esperienze importanti, che ci permetteranno di raggiungere i nostri obiettivi”.

Il progetto 2021 di viteSicure è di attrarre capitali per continuare ad aumentare i tassi di crescita, potenziare gli sviluppi tecnologici ed essere fra i protagonisti dell’open innovation.

Digital Magic, l’incubatore per il digital made in Italy

Digital Magics, è un business incubator che supporta le startup del mondo digital e tech con servizi per il potenziamento e l’accelerazione del business. Digital Magics, Talent Garden e Tamburi Investment Partners hanno creato un hub nazionale di innovazione per il Digital Made in Italy, offrendo alle startup innovative il supporto per creare progetti di successo, dall’ideazione fino all’IPO. Digital Magics è partner di imprese innovative con i propri servizi di Open Innovation, creando un ponte sinergico fra le aziende e le startup digitali.

Tra le varie iniziative, è promotore di MIA – Miss In Action, la call per l’imprenditorialità femminile, e del programma di accelerazione internazionale Magic Wand per le startup Fintech, Insurtech, Blockchain e Cybersecurity.

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Insurtech 2021: dalla pandemia una spinta a processi più digitali e integrati

Nel 2021 l’Insurtech procederà con sempre maggiore decisione lungo il percorso digitale intrapreso negli ultimi anni e accelerato dalla pandemia, raccogliendo i frutti della spinta alla digitalizzazione impressa dal Covid19. A dirlo è Filippo Renga, Direttore dell’Osservatorio Fintech & Insurtech della School of Management del Politecnico di Milano, che in questa analisi per EconomyUp parte dalle recenti evoluzioni della strategia UE in materia per tracciare scenari futuri.

In generale, spiega lo studioso, nel 2021 crescerà l’open finance, arriveranno nuove norme sulla gestione dei dati, si affermerà la finanza decentralizzata, gli attori finanziari tenderanno a proporsi e consolidarsi come piattaforme, si capirà meglio cosa significa sostenibilità per le attività finanziarie e assisteremo a un ulteriore sviluppo dell’ecosistema del fintech (tecnologia applicata alla finanza) nel nostro Paese.

Startup dell’Insurtech: l’”epifania” del 2021

In particolare Renga è convinto che ci sarà quella che lui definisce “epifania” delle startup italiane attive nel mondo del fintech e dell’insurtech. La ricerca dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del 2019 ha mappato 326 realtà di questo tipo in Italia, che hanno raccolto complessivamente 654 milioni di euro di fondi. Si prevede che la cifra raddoppierà nel 2021. “Emergerà – afferma Renga – il vero valore di un ecosistema che comunque negli anni precedenti stava già recuperando il ritardo passato“.

Della spinta alla digitalizzazione trarrà beneficio il mondo delle assicurazioni e dell’insurtech, che nel 2021 dovrebbe proseguire nel percorso già avviato nel 2020. “Non significa semplicemente l’adozione di strumenti digitali – sottolinea Renga – ma lo sviluppo di processi e servizi intrinsecamente digitali e integrati. Per alcune PMI e assicurazioni solo un anno fa fa sembrava impossibile sottoscrivere una polizza in digitale, oggi è la normalità. Per l’immediato futuro si prevede un processo sempre più efficace e integrato”.

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2021, la classifica dei Tech Trend per il mondo assicurativo

In questo periodo dell’anno sono consuete le previsioni degli analisti sugli sviluppi di mercato, sull’industria, sulle tendenze tecnologiche, e l’ampia disponibilità di dati ci ha abituato ad ‘outlook’ sempre più precisi, sebbene il coronavirus ha reso evidente che un fatto inaspettato, il cigno nero, è sempre dietro l’angolo per rivoluzionare tutto e creare scenari inediti.

Per esempio, le previsioni per ogni tipo di industry che leggevamo di questi tempi lo scorso anno non tenevano ovviamente conto della pandemia e non potevano prevedere l’accelerazione  della digitalizzazione che ci sarebbe stata, anche in un ambito come quello assicurativo, tipicamente tra i più lenti ad adattarsi.

Secondo Bain & Company, la necessità aguzza l’ingegno e oggi ‘le aziende si affrettano a sviluppare nuove capacità digitali nel tentativo di costruire la resilienza e gli strumenti per il mondo post-pandemico‘. La società di consulenza ha individuato 10 trend tecnologici molto particolari per il prossimo anno, diversi dei quali hanno influenza sul settore assicurativo e uno in particolare è un tema insurtech, la ‘tailored insurance’.

La classifica di Bain & Company

Come si legge nell’infografica, le tendenze tecnologiche individuate da Bain & Company (frutto di un lavoro di analisi realizzato con 100 aziende tecnologiche e start-up) sono molto precise e anche particolari, persino insolite, in parte condizionate dalla pandemia e molto interconnesse.

L’intelligenza artificiale non è certo una novità nelle tendenze tech degli ultimi anni, ma in questa classifica si parla di ‘edge AI‘: si tratta di intelligenza artificiale, algoritmi, sviluppati per ‘girare’ sui dispositivi in mano all’utente, sui terminali che raccolgono i dati. Tra i vantaggi dell’edge computing c’è un minore impegno della larghezza di banda e l’aumento dell’efficienza attraverso l’elaborazione di informazioni più vicine agli utenti e ai dispositivi che le richiedono, piuttosto che l’invio di quei dati per l’elaborazione in posizioni centrali nel cloud.  Il massiccio cambiamento nel traffico di rete che ha accompagnato il lockdown, conseguenza dello smart working, delle comunicazioni digitali, della didattica a distanza, ecc., stanno accelereranno il passaggio già in atto verso il computing edge.

Non sorprende l’inclusione del 5G al secondo posto: l’avvento di questo nuovo standard di telecomunicazione era solo una questione di tempi, dettati non tanto da quastione tech quanto ‘politiche’, ma è evidente che l’era di questa tecnologia debba iniziare adesso. Essa diventa un  fattore abilitante di molte applicazioni per le quali la pandemia ha reso chiara l’utilità, ad esempio quelle in ambito di telemedicina, un settore che interessa parecchio anche le assicurazioni.

Le tecnologie della salute saranno uno dei trend più importanti per il prossimo futuro, Bain inserisce al settimo posto in classifica ‘Health Data’: si prevede che il mercato dei dati sanitari raggiungerà i 70 miliardi di dollari nel 2025, quasi sei volte il valore del 2016. La rapida accelerazione nella raccolta di dati sanitari (che esploderà ancora di più grazie al 5G e all’edge AI) offre al settore un’opportunità senza precedenti di uso intelligente dei dati sanitari per migliorare drasticamente la cura dei pazienti.

Inediti, come tendenze tecnologiche, sono in questa classifica la ‘circular economy’ e il ‘zero waste‘, entrambi temi che hanno trovato slancio in una nuova sensibilità verso i temi della sostenibilità generati dalla pandemia. In questi ambiti la tecnologia può fare molto e anche le assicurazioni possono trovare nuovi modelli di business: secondo Bain, entro qualche anno le economie circolari sostituiranno le economie lineari, si passerà da relazioni transazionali basate sulla vendita di prodotti a un modello di produzione e consumo che prevede la condivisione, il leasing, il riutilizzo e il riciclaggio dei materiali e dei prodotti esistenti. Questo modello di circolazione dei beni offre nuovo spazio allo sviluppo di prodotti assicurativi, alcune startup si stanno già muovendo in questa direzione.

La Tailored Insurance, il futuro della polizza auto

Il trend su cui le assicurazioni dovrebbero focalizzare la loro attenzione, soprattutto in Italia che è sempre tra i più ampi mercati di black box,  è senza dubbio quello della ‘tailored insurance‘, un modo nuovo per dire UBI, Usage Based Insurance.

Che cosa si intende esattamente per tailored insurance è facile intuirlo: si tratta della personalizzazione estrema della polizza, una polizza ‘cucita adosso’ al cliente, cosa oggi resa possibile dall’uso intelligente dei dati che analizzano il comportamento di guida del conducente e permettono quindi di calcolare un profilo di rischio molto preciso. Dati raccolti attraverso la telematica in modo sempre più efficiente, ma non solo, lo smartphone sta diventando il nuovo protagonista al servizio della UBI e della sicurezza dell’automobilista.

Si prevede che grazie alla telematica il mercato delle assicurazioni UBI raggiungerà i 126 miliardi di dollari entro il 2027, ma forse anche più se si considera che entro il 2021 ci saranno 3,8 miliardi di utenti di smartphone, e ciò consentirà agli assicuratori di utilizzare sensori e tecnologie di tracciamento integrati negli smartphone per raccogliere dati in tempo reale e comprendere meglio le abitudini di guida dei loro clienti. In definitiva, ciò darà agli assicuratori l’opportunità di offrire programmi assicurativi più competitivi e innovativi basati sul comportamento, promuovendo al contempo la sicurezza del conducente.

Per esempio, la startup statunitense TrueMotion, identifica i conducenti buoni e quelli rischiosi e regola i premi utilizzando i punteggi di comportamento dei conducenti. Un altra applicazione dell’azienda utilizza i segnali dei sensori dello smartphone per rilevare gli incidenti automobilistici e fornire dati contestuali sugli incidenti. I clienti possono presentare una richiesta di risarcimento dai loro telefoni, semplificando i processi di risarcimento dell’assicuratore. Nell’applicazione di TrueMotion, gli utenti possono vedere il punteggio del loro comportamento di guida e quante volte hanno guidato mentre erano distratti, hanno premuto troppo forte i freni o si sono trovati in situazioni pericolose.

Per approfondire vai al report originale.

Foto di Pixabay da Pexels

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2021, la classifica dei Tech Trend per il mondo assicurativo

In questo periodo dell’anno sono consuete le previsioni degli analisti sugli sviluppi di mercato, sull’industria, sulle tendenze tecnologiche, e l’ampia disponibilità di dati ci ha abituato ad ‘outlook’ sempre più precisi, sebbene il coronavirus ha reso evidente che un fatto inaspettato, il cigno nero, è sempre dietro l’angolo per rivoluzionare tutto e creare scenari inediti.

Per esempio, le previsioni per ogni tipo di industry che leggevamo di questi tempi lo scorso anno non tenevano ovviamente conto della pandemia e non potevano prevedere l’accelerazione  della digitalizzazione che ci sarebbe stata, anche in un ambito come quello assicurativo, tipicamente tra i più lenti ad adattarsi.

Secondo Bain & Company, la necessità aguzza l’ingegno e oggi ‘le aziende si affrettano a sviluppare nuove capacità digitali nel tentativo di costruire la resilienza e gli strumenti per il mondo post-pandemico‘. La società di consulenza ha individuato 10 trend tecnologici molto particolari per il prossimo anno, diversi dei quali hanno influenza sul settore assicurativo e uno in particolare è un tema insurtech, la ‘tailored insurance’.

La classifica di Bain & Company

Come si legge nell’infografica, le tendenze tecnologiche individuate da Bain & Company (frutto di un lavoro di analisi realizzato con 100 aziende tecnologiche e start-up) sono molto precise e anche particolari, persino insolite, in parte condizionate dalla pandemia e molto interconnesse.

L’intelligenza artificiale non è certo una novità nelle tendenze tech degli ultimi anni, ma in questa classifica si parla di ‘edge AI‘: si tratta di intelligenza artificiale, algoritmi, sviluppati per ‘girare’ sui dispositivi in mano all’utente, sui terminali che raccolgono i dati. Tra i vantaggi dell’edge computing c’è un minore impegno della larghezza di banda e l’aumento dell’efficienza attraverso l’elaborazione di informazioni più vicine agli utenti e ai dispositivi che le richiedono, piuttosto che l’invio di quei dati per l’elaborazione in posizioni centrali nel cloud.  Il massiccio cambiamento nel traffico di rete che ha accompagnato il lockdown, conseguenza dello smart working, delle comunicazioni digitali, della didattica a distanza, ecc., stanno accelereranno il passaggio già in atto verso il computing edge.

Non sorprende l’inclusione del 5G al secondo posto: l’avvento di questo nuovo standard di telecomunicazione era solo una questione di tempi, dettati non tanto da quastione tech quanto ‘politiche’, ma è evidente che l’era di questa tecnologia debba iniziare adesso. Essa diventa un  fattore abilitante di molte applicazioni per le quali la pandemia ha reso chiara l’utilità, ad esempio quelle in ambito di telemedicina, un settore che interessa parecchio anche le assicurazioni.

Le tecnologie della salute saranno uno dei trend più importanti per il prossimo futuro, Bain inserisce al settimo posto in classifica ‘Health Data’: si prevede che il mercato dei dati sanitari raggiungerà i 70 miliardi di dollari nel 2025, quasi sei volte il valore del 2016. La rapida accelerazione nella raccolta di dati sanitari (che esploderà ancora di più grazie al 5G e all’edge AI) offre al settore un’opportunità senza precedenti di uso intelligente dei dati sanitari per migliorare drasticamente la cura dei pazienti.

Inediti, come tendenze tecnologiche, sono in questa classifica la ‘circular economy’ e il ‘zero waste‘, entrambi temi che hanno trovato slancio in una nuova sensibilità verso i temi della sostenibilità generati dalla pandemia. In questi ambiti la tecnologia può fare molto e anche le assicurazioni possono trovare nuovi modelli di business: secondo Bain, entro qualche anno le economie circolari sostituiranno le economie lineari, si passerà da relazioni transazionali basate sulla vendita di prodotti a un modello di produzione e consumo che prevede la condivisione, il leasing, il riutilizzo e il riciclaggio dei materiali e dei prodotti esistenti. Questo modello di circolazione dei beni offre nuovo spazio allo sviluppo di prodotti assicurativi, alcune startup si stanno già muovendo in questa direzione.

La Tailored Insurance, il futuro della polizza auto

Il trend su cui le assicurazioni dovrebbero focalizzare la loro attenzione, soprattutto in Italia che è sempre tra i più ampi mercati di black box,  è senza dubbio quello della ‘tailored insurance‘, un modo nuovo per dire UBI, Usage Based Insurance.

Che cosa si intende esattamente per tailored insurance è facile intuirlo: si tratta della personalizzazione estrema della polizza, una polizza ‘cucita adosso’ al cliente, cosa oggi resa possibile dall’uso intelligente dei dati che analizzano il comportamento di guida del conducente e permettono quindi di calcolare un profilo di rischio molto preciso. Dati raccolti attraverso la telematica in modo sempre più efficiente, ma non solo, lo smartphone sta diventando il nuovo protagonista al servizio della UBI e della sicurezza dell’automobilista.

Si prevede che grazie alla telematica il mercato delle assicurazioni UBI raggiungerà i 126 miliardi di dollari entro il 2027, ma forse anche più se si considera che entro il 2021 ci saranno 3,8 miliardi di utenti di smartphone, e ciò consentirà agli assicuratori di utilizzare sensori e tecnologie di tracciamento integrati negli smartphone per raccogliere dati in tempo reale e comprendere meglio le abitudini di guida dei loro clienti. In definitiva, ciò darà agli assicuratori l’opportunità di offrire programmi assicurativi più competitivi e innovativi basati sul comportamento, promuovendo al contempo la sicurezza del conducente.

Per esempio, la startup statunitense TrueMotion, identifica i conducenti buoni e quelli rischiosi e regola i premi utilizzando i punteggi di comportamento dei conducenti. Un altra applicazione dell’azienda utilizza i segnali dei sensori dello smartphone per rilevare gli incidenti automobilistici e fornire dati contestuali sugli incidenti. I clienti possono presentare una richiesta di risarcimento dai loro telefoni, semplificando i processi di risarcimento dell’assicuratore. Nell’applicazione di TrueMotion, gli utenti possono vedere il punteggio del loro comportamento di guida e quante volte hanno guidato mentre erano distratti, hanno premuto troppo forte i freni o si sono trovati in situazioni pericolose.

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