Insurtech, il ritardo digitale degli intermediari assicurativi

La penetrazione della digitalizzazione all’interno del comparto assicurativo sembra essere arrivata ad un punto cruciale: entro 10 anni l’82% dei consumatori di prodotti assicurativi sarà digitale, ma l’80% degli intermediari assicurativi non vende ancora servizi online.

È quanto emerge dall’indagine, supportata da elipsLife, prodotta da IIA – Italian Insurtech Associtation, in collaborazione con EMF Group, che ha interpellato gli intermediari, coinvolgendo sia broker che agenti di assicurazione mono e plurimandatari, sul livello di digitalizzazione del loro business.

Intermediari assicurativi: il 76% non teme la digitalizzazione

Secondo l’indagine, la maggior parte degli addetti che operano come intermediati, un ruolo centrale all’interno della catena del settore perché permette di comprendere meglio le esigenze del cliente e proporgli il prodotto assicurativo più adatto, non temono la disintermediazione dall’utilizzo di strumenti online. Se il 50% dei broker non ha paura dell’avvento del digitale nel rapporto con il cliente, la percentuale sale al 59% nel caso degli agenti monomandatari e al 63% per quelli plurimandatari.

Il 76% del campione ritiene infatti che la digitalizzazione sia un fattore molto importante per rimanere competitivi, consapevoli che l’utilizzo di servizi e soluzioni digitali quali Big Data (per il 36%), Web services (il 35%), Intelligenza artificiale (il 30%), blockchain (il 23%), ecc. possono avere un impatto positivo sul loro lavoro. Utilizzare questo genere di innovazioni non solo consentirebbe di avere una conoscenza più puntuale dei comportamenti e dei bisogni dell’utente, grazie all’analisi dei dati, ma anche di effettuare analisi predittive o di automatizzare alcune attività a basso valore aggiunto sfruttando le potenzialità degli algoritmi di AI e machine learning, migliorando in produttività ed efficienza.

Intermediari assicurativi: la digitalizzazione è cominciata, ma manca visione strategica

Se il 73% degli intermediari dichiara di aver già avviato in maniera significativa prima del 2020 un processo di digitalizzazione per automatizzare i processi, questi riguardano prevalentemente la gestione di attività quotidiane come emissioni di polizze, richieste di quotazione, gestione di pagamenti. Manca ancora una visione più strategica del processo di digitalizzazione nell’ottica di rispondere con nuovi servizi e proposte on line o via app a un consumatore sempre più digitale. L’80% degli intervistati dichiara infatti di non disporre di un sito o di un’applicazione per vendere online i propri prodotti e servizi.

Il gap tra consumatore digitale e offerta assicurativa

Dall’indagine emerge un evidente gap tra il nuovo consumatore digitale e l’offerta assicurativa tradizionale, reso ancora più complesso dal contesto di bassa retention dell’Industria Assicurativa specialmente tra i segmenti più giovani: l’85% dei giovani ritiene che l’offerta assicurativa non sia in linea con le proprie esigenze. Il cliente digitale richiede un approccio e un linguaggio nuovo, che si allinei alle esigenze dei più giovani (56% dei millennials) e prodotti che abbiano una migliore usabilità online (72%) e integrazione con lo smartphone (81%).

“In questa corsa alla digitalizzazione il fattore tempo è determinante. La sfida è evitare che in Italia si perda l’opportunità di creare un mercato assicurativo innovativo che sappia rispondere, con nuovi servizi e prodotti, a un nuovo tipo di domanda da parte di un consumatore sempre più digitale, che oggi rappresenta il 32% del target assicurativo: era al 10% nel 2010 e sarà all’82% del 2030.” spiega Simone Ranucci Brandimarte Presidente di IIA.

“Parliamo di una filiera strategica fondamentale per il nostro Paese, che vale il 7% del prodotto interno lordo italiano e che impiega quasi 400.000 addetti sul territorio nazionale, di cui quasi la metà nel solo ramo distributivo.”

Le sfide della digitalizzazione nelle assicurazioni

Sebbene confrontando i dati di quest’ultima indagine con quelli prodotti nel 2020, si possano registrare evidenti margini di miglioramento, molte sono ancora le sfide da vincere secondo gli intervistati, per arrivare a una transizione digitale adeguata di tutta la filiera.

Il 40% dichiara che la sfida più grande da vincere resta quella delle barriere culturali, erano il 60% nel 2020. La seconda sfida da affrontare riguarda la poca o non adeguata integrazione della tecnologia con i sistemi della compagnia assicurativa (per il 37% degli agenti, contro 60% dello scorso anno).
Infine, il tema della formazione, che rappresenta un fattore chiave, giudicata insufficiente e da migliorare per il 32% degli intervistati.

“Proprio su questi aspetti l’Italian Insurtech Association (IIA) è impegnata nel promuovere il progresso dell’innovazione assicurativo attraverso la formazione tecnica e la condivisione di best practice tecnologiche. Il nostro obiettivo è incentivare gli investimenti e creare valore per tutta la filiera, accelerandone le competenze tramite sinergie e favorendo la creazione di competenze digitali attraverso corsi di base gratuiti e realizzando un progetto di rinascimento digitale che sia inclusivo e diffuso su tutta la filiera.” conclude Simone Ranucci Brandimarte.

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Insurtech: cos’è e come cambierà il mondo delle assicurazioni

Che cos’è l’insurtech

La parola insurtech, formato dalle parole insurance + technology, identifica praticamente tutto ciò che è innovazione technology – driven in ambito assicurativo: software, applicazioni, startup, prodotti, servizi, modelli di business. Mutuato dal termine fintech che afferisce al mondo più propriamente bancario, l’insurtech è considerato anche un figlio di questo ed è pertanto molto simile, sia come impatto che sta producendo sulle imprese tradizionali del settore, sia come fondamenti su cui si basa e velocità con la quale si va affermando.

Come le banche, anche le assicurazioni sono state tra le industrie più lente nell’adattarsi alla digitalizzazione e nel cogliere le opportunità offerte dalla digital transformation.

Se in epoca di internet 1.0 la digitalizzazione delle imprese (in Italia particolarmente difficoltosa) veniva interpretata come la banale apertura di un sito web aziendale, inteso come trasposizione online della brochure cartacea; e in epoca di internet 2.0 come ingresso nel mondo dei social o nell’ecommerce; ora, in epoca industria 4.0, la tecnologia digitale ha un impatto ancora più profondo e incide direttamente sui modelli di business e la tipologia di servizi. E ha investito l’industria assicurativa con la forza di un tornado, imponendo un cambiamento radicale che travolge cultura aziendale,  processi,  gestione dei dati, relazione con i clienti. L’industria assicurativa è cambiata per sempre.

Negli ultimi anni vi è stata una netta accelerazione, che ha condotto alla moltiplicazione degli investimenti, in startup e società che sviluppano soluzioni per l’industria assicurativa, sia da parte di fondi di Venture Capital, sia da parte delle stesse Compagnie assicurative, attraverso i propri fondi di Corporate Venture Capital.

Insurtech, gli investimenti

CBInsights, società di consulenza e reportistica che segue da tempo l’insurtech, va indietro nel tempo fino al 2011 nell’individuazione dei primi investimenti nel settore, ma è nel 2015, come riporta il grafico, che avviene internazionalmente (sebbene con forte concentrazione in US) il vero boom. 

numeri dell'insutech

Quello che ha caratterizzato gli ultimi anni in ambito insurtech è stato, oltre al numero e all’entità degli investimenti, anche il fatto che, con diverse modalità, le compagnie tradizionali hanno “abbracciato” questo mondo: hanno cominciato a guardare al mondo delle startup insurtech e a collaborare con esse, spesso a finanziarle con i propri fondi di venture capital o ad acquisirle. Sono sorti innovation lab aziendali, programmi di accelerazione, incubatori, eventi dedicati.

Il taglio degli investimenti è cresciuto esponenzialmente, con cifre da capogiro ora che i venture capitalist puntano non più solo su startup early stage, ma su startup in espansione e scaleup, portanda alla nascita di veri e propri unicorni insurtech. Secondo recenti report, per esempio quello di Willis Tower, il 2020 ha visto 2,5 miliardi di dollari investiti solo nel terzo trimestre.

Il 2021 è partito in quarta, raggiungendo nell primo trimestre il maggior numero totale di round di finanziamento insurtech dal 2019.

Quali sono i pilastri dell’insurtech

SHARING ECONOMY

Secondo quanto indicato da Enrico Aprico, Adjunct Professor Università Cattolica del Sacro Cuore, esperto di sharing economy e marketing, uno dei temi chiave per il settore insurtech è rappresentato dalla sharing economy. L’intera catena del valore delle compagnie è minacciata dai nuovi modelli di business legati all’economia della condivisione  e alla digitalizzazione. Prodotti, marketing, distribuzione, prezzi si trasformano.

Un caso emblematico è rappresentato da Lemonade, startup insurtech newyorkese molto aggressiva, la cui intuizione è stata ripensare non solo i prodotti assicurativi, ma ogni parte della value chain, per creare un’offerta sempre più responsive, modulata sulle reali esigenze dei clienti, perfettamente collocata all’interno della contemporaneità. Il risultato è un pacchetto assicurativo technology‐first e legacy‐free, capace di offrire un prodotto istantaneo, smart e completamente incantevole. Già nei suoi primi mesi di attività, Lemonade ha battuto anche un record sulla gestione dei claim: un cliente lo ha risolto in 3 secondi. Lemonade è rapidamente diventata un’unicorno, e nel 2020 ha debuttato alla Borsa di New York, raddoppiando in pochi giorni il valore della sua IPO.

BLOCKCHAIN

La tecnologia blockchain è considerata da molti non solo utile alle assicurazioni, ma un vero e proprio volano. Kevin Wang, Ali Safavi, Scott Robinson del Plug and Play Tech Center, (un acceleratore per startup della Silicon Valley che ha sede in 22 Paesi al mondo, focalizzato in programmi verticali tra cui uno dedicato all’Insurance), sostengono che il potere di questa tecnologia risieda nella sua capacità di alimentare nuove modalità di transazioni finanziarie, di migliorare i processi di assicurazione esistenti, e tenere traccia dei documenti. Le valute digitali basate su blockchain possono supportare molti nuovi modelli assicurativi, in particolare le micro assicurazioni e il P2P. Molte delle applicazioni blockchain potrebbero essere raggruppate in una nuova categoria di “smart contracts” cioè contratti intelligenti: in termini semplici, questi contratti sarebbero software sviluppato ed eseguito all’interno di un sistema blockchain. La tecnologia blockchain ha il potere di far fare alle assicurazioni un salto in una nuova era, a partire proprio dai nuovi modelli delle micro assicurazioni, del P2P, delle assicurazioni parametriche.

Blockchain, quali concreti vantaggi per le Compagnie assicurative?

CYBER SECURITY

Per le assicurazioni il tema rappresenta un grande sfida, che può valere decine di miliardi di dollari.

In questi ultimi anni,  le assicurazioni per la cyber security sono cresciute moltissimo come dimensione del mercato e fatturato, nonostante si trattasse inizialmente di un settore in cui entrare con i piedi di piombo per le Compagnie, viste le oggettive difficoltà a prevedere, contenere, gestire gli attacchi informatici. Sono ancora pochi i dati storici necessari per stabilire un pricing corretto delle polizze e vi è una grande variazione di anno in anno nel tipo di attacchi informatici e danni che le aziende si trovano ad affrontare di più. Uno studio di Ibm ha stimato che nel 2019 le violazioni informatiche sono costate in media 3,5 milioni di dollari a ogni azienda italiana, e questi costi sono destinati a crescere con la diffusione della digitalizzazione e dell’integrazione digitale di tutta la supply chain delle organizzazioni aziendali.

Secondo quanto evidenziato dal nuovo studio pubblicato da Fortune Business Insights, il mercato della cyber security ha raggiungo un valore di 153,16 miliardi di dollari nel 2020, ed è destinato a raggiungere un valore pari a 366 miliardi di dollari nel 2028.

MICRO-INSURANCE

Devie Mohan di BurnMark dice che le compagnie stanno cominciando a sfruttare i dati in modo sempre più sofisticato per fornire prodotti più personalizzati che soddisfano le aspettative sempre più specifiche dei consumatori. Inoltre, l’economia della condivisione richiede prodotti di nicchia, e solo quei prodotti che sono rilevanti per i modelli di utilizzo e di comportamento degli utenti avrà successo. Questa evoluzione ha portato a uno degli sviluppi più interessanti dell’insurtech, cioè la possibilità di stipulare polizze solo quando e solo per il tempo necessario (vedi ad esempio Trov e l’italiana Neosurance), di pagare assicurazioni auto solo per le miglia o le ore di guida reali (usage based insurance come Metromile).

Inoltre, la micro-assicurazione si sta rivelando anche un sistema per garantire coperture assicurative in aree a bassissimo reddito perchè offre polizze a prezzi accessibili, pagabili in piccole rate che sono sottoscrivibili da molte più persone. (Per esempio, in tale direzione si muove la svedese BIMA)

IOT E INSURTECH

La proliferazione di aziende tecnologiche concentrate sull’IoT, avrà un enorme impatto su banche e imprese di assicurazione, perchè offriranno dati più rilevanti che possono ridurre i costi, fornire al cliente così come all’assicuratore maggiore efficienza, e creare un’esperienza coerente attraverso tutti i punti di contatto, essere alla base di polizze usage based, che rappresentano un trend certo nel settore auto. In ambito IoT possiamo ricomprendere anche sottocategorie come la smart home e lo smart building, che offrono molteplici opportunità al mondo assicurativo.

Le tecnologie IoT abilitano inoltre un nuovo trend insurtech: quello dell’assicurazione connessa o connected insurance.

Connected insurance, che cos’è e qual è lo stato del mercato

DRIVERLESS CAR

Il settore assicurativo auto sta per essere modificato in modo consistente, a causa dell’arrivo di driverless car e avanzati sistemi ADAS, KPMG prevede che il mercato assicurativo auto può ridursi del 60% entro il 2040 e Peter Diamandis, cofondatore della Singularity University,  ritiene che sia addirittura una sottostima dell’impatto. 

Ogni grande casa automobilistica sta lavorando sulla driverless car, e dal momento che queste auto, si dice, ridurranno gli incidenti fino al 90%, potrebbe trattarsi della fine per l’assicurazione auto.

Benchè a monte ci sia una battaglia legislativa incombente per rimodellare il sistema RCA nell’ambito del nuovo scenario: la responsabilità ricadrà su case automobilistiche? sui possessori dell’auto? sugli ingegneri del software? E’ ancora tutto da stabilire.

In merito a questo tema il Regno Unito sarà probabilmente il primo Paese al mondo a regolamentare il settore con una disciplina che stabilisce responsabilità dell’assicuratore e del costruttore, dopo essere stato il primo a procedere con l’inquadramento a “livello normativo” della guida autonoma.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CHATBOT, ROBO-ADVISOR

Qualcuno prevede una fine della figura dell’agente: robo-advisor e chatbot dotati di intelligenza artificiale, sostituiscono già ora i broker tradizionali, questo è certo per un buon numero di nuove tipologie di polizze, per esempio quelle consumer on-demand. “Gli utenti sono sempre più connessi al web e preferiscono usare i dispositivi mobile, lo scorso ottobre per la prima volta il traffico Internet ‘mobile’ ha superato quello da pc. – afferma Gabriele Antoniazzi, Founder e CEO di Responsa, società che sviluppa chatbot – Gli utenti oggi vogliono gestire tutto da smartphone e tablet ed avere la possibilità di accedere a ogni prodotto o servizio in mobilità e in autonomia, senza doversi rivolgere a terzi, senza dover aspettare e soprattutto senza doversi scomodare.”

Il trend del momento in campo di intelligenza artificiale sono i chatbot, assistenti virtuali che interagiscono con gli utenti come fossero operatori umani e che li supportano durante il loro processo di acquisto, di richiesta di informazioni e di assistenza online. Questi nuovi strumenti stanno avendo largo impiego in molteplici settori e stanno riscuotendo grande consenso tra il pubblico ma anche tra le aziende, perché aumentano la qualità del servizio riducendo i costi di supporto.

Ma non necessariamente la figura degli agenti deve tramontare, c’è anche chi ritiene che almeno per il momento il mercato ne abbia ancora bisogno e che l’innovazione tecnologica debba essere complementare e supportare il lavoro degli agenti  “L’alfabetizzazione digitale non è ancora completa – ci ha detto Diego Pizzocaro, Ceo e founder di Sellf, startup che ha sviluppato una piattaforma di CRM per agenti – Inoltre la stipula di una polizza richiede spesso anche un rapporto di fiducia e riservatezza, anche per la delicatezza dei dati privati condivisi, per cui molte tipologie di clienti preferiscono ancora oggi l’agente in carne e ossa”.

Certamente la customer experience dei clienti varia in base anche all’età e altre caratteristiche personali e di stile di vita, come ha evidenziato Accenture che individua Nomadi digitali, Value explorer, Quality seeker, tre tipologie di clienti assicurativi di oggi.

Le tecnologie di intelligenza artificiale come chatbot e robo-advisor sono probabilmente il mezzo più efficace per raggiungere i millennial sono soluzioni cui le assicurazioni guardano con estremo interesse. Un caso è rappresentato da Spixii, startup fondata da due italiani a Londra, che ha vinto tra gli altri premi anche Open-F@b Call4Ideas 2016, il contest pan-europeo promosso da BNP Paribas Cardif con InsuranceUp e Polihub.  La startup sviluppa un chatbot per il settore assicurativo, di cui abbiamo parlato in questo articolo, ed è nata proprio dall’osservazione del processo di acquisto delle giovani generazioni rispetto a una polizza.

Insurtech, gli effetti sulle PMI

Secondo una ricerca condotta dall’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano nel 2020, l’84% delle PMI italiane ha almeno una copertura assicurativa attiva e, di queste, il 42% acquista le polizze in modalità tradizionale, quindi tramite incontri di persona con un agente e utilizzo di documentazione cartacea. Tuttavia, il canale d’acquisto sta attraversando un significativo processo di digitalizzazione, considerato che il 38% delle PMI italiane si affida ad una modalità ibrida, cioè parzialmente digitale, e il 26% utilizza esclusivamente canali digitali.

Questo è possibile anche grazie al numero sempre maggiore di compagnie assicurative che si impegnano a supportare digitalmente i propri clienti nella gestione delle assicurazioni, garantendo la possibilità di rinnovare e verificare polizze, gestire i sinistri e aggiungere coperture tramite sistemi digitali.

La pandemia da Covid-19 ha dato un ulteriore importante impulso a questo percorso di digitalizzazione: a seguito dell’emergenza sanitaria gli incontri fisici con agenti e consulenti si sono ridotti del 32% a favore di videoconferenze, così come l’accesso ai servizi in filiale ha registrato un calo del 39% spostandosi parzialmente sul sito web della compagnia. C’è quindi un trend crescente di affidamento alla tecnologia, che potrebbe preparare il terreno per una maggiore penetrazione di tecnologie e attori insurtech anche tra le PMI.

I dati e le startup dell’insurtech in italia

Il panorama insurtech italiano presenta alcuni casi di successo, ma ha ancora ancora significativi margini di sviluppo.

Guardando al trend nelle operazioni di investimento degli ultimi anni si può osservare una costante crescita, con una punta rappresentata da Prima.it, intermediario digitale al momento prevalentemente nel ramo auto, che nel 2018 ha realizzato un mega round di finanziamento di oltre 100 milioni di euro, l’operazione maggiore mai realizzata in Italia.

Dal 2010 al 2019 il numero di iniziative nel settore sono cresciute del 255%. Nel 2019 il volume di investimenti attratto è stato di 35 milioni di dollari, non certo elevato rispetto a quello di altri paesi come la Francia e la Germania ma non del tutto trascurabile.

Tra le startup italiane più promettenti ci sono Yolo, intermediario digitale B2B2C che lavora nel campo della cosiddetta “instant insurance”, Claider, che ha completamente reingegnerizzato il processo di denuncia e gestione di un sinistro offrendo una customer experience completamente digitale,
Insoore, piattaforma per il riconoscimento delle immagini a supporto dei processi di gestione dei sinistri, e Virtuoso, piattaforma digitale a supporto dei programmi di welfare e wellbeing aziendali.

Le startup insurtech nel mondo

Secondo la ricerca del 2020 di AmCham Italy, si contano a livello globale, circa 1.200 startup insurtech: un significativo incremento, se si pensa che nel 2014 erano meno della metà (574).

Complessivamente queste startup hanno raccolto, sino ad oggi, all’incirca 19,6 miliardi di dollari di finanziamenti in capitale di rischio da parte di investitori terzi. Questi numeri potrebbero sembrare modesti se comparati alle oltre 16.000 startup operanti nel fintech, con circa 213,7 miliardi di dollari di finanziamenti raccolti negli ultimi 20 anni. Tuttavia, il tasso di crescita degli investimenti in insurtech negli ultimi 2 anni (2018/19) è stato significativamente maggiore: circa 40% nell’insurtech contro il 28% del fintech.

Non bisogna però dimenticare che il settore insurtech ha sfornato negli ultimi anni non pochi unicorni (startup dalla valutazione superiore a un miliardo): a partire da Lemonade, che ora si è quotato in borsa, passando per altri grandi nomi come Hippo Insurance, Oscar Health, Next Insurance, Zego, Alan, Shift Technology.

Insurtech, 11 startup che stanno cambiando le assicurazioni

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Waterdrop, una insurtech cinese a Wall Street: che cosa fa

A Wall Street c’è un nuovo unicorno insurtech ed è cinese. Il 7 maggio ha infatti debuttato Waterdrop, scaleup fondata nel 2016 e che ha fra i suoi investitori anche Tencent: finora ha ottenuto 631 milioni di dollari di finanziamenti. Nel giorno del collocamento ha raccolto 360 milioni (30milioni di azioni vendute a 12 dollari l’una), raggiungendo una valutazione di 4,7 miliardi

Waterdrop è tra le poche aziende fintech cinesi ad aver finalizzato l’entrata sui mercati americani, nonostante la crescente regolamentazione di un settore già delicato come quello delle polizze mediche.

Vediamo allora come funziona Waterdrop, le tipologie di servizi offerti e le sfide che dovrà affrontare nel prossimo futuro.

Waterdrop, crowdfunding e polizze sanitarie

Waterdrop si compone attualmente di due unità operative fondamentali: la piattaforma di crowdfunding e il programma Waterdrop Insurance Mall, attraverso il quale vende polizze assicurative in campo medico.

Per quanto riguarda la prima, l’insurtech aiuta gli utenti con problemi di salute a organizzare e gestire campagne di raccolta fondi, sfruttando anche la popolarità dei suoi canali di comunicazione. Questa modalità è ancora poco esplorata dal settore insurtech europeo, ma decisamente promettente: a luglio 2020 le campagne organizzate da Waterdrop avevano raccolto un totale di 4,6 miliardi di dollari tramite più di un miliardo donazioni effettuate da 320 milioni di utenti.

Le campagne di raccolta fondi vengono organizzate e diffuse tramite i social network, primo tra tutti il colosso cinese WeChat.

Waterdrop Insurance Mall è invece la sezione dedicata alla sottoscrizione di polizze sanitarie. Nella prima metà del 2020 questa contava 120 milioni di clienti e un premio complessivo di 865 milioni di dollari, in continua crescita. La compagnia punta a offrire prodotti assicurativi economici e accessibili a tutti: le polizze a lungo termine partono da 4 yuan (0,58 dollari) al mese.

In passato Waterdrop vantava anche una terza unità operativa tramite la quale gestiva un programma di aiuto reciproco (mutual aid): gli utenti interessati versavano una qualsiasi cifra su un fondo comune, e la compagnia provvedeva poi a pagare fino a 43 mila dollari nel caso in cui i contribuenti fossero andati incontri a problemi di salute. Il programma aveva più di 70 milioni di utenti e nel 2019 aveva rimborsato spese per 2 miliardi di yuan, che equivalgono a più di 300 milioni di dollari.

Il fondo di mutual aid è stato chiuso lo scorso marzo, a causa della crescente complessità delle norme che regolano il settore.

Secondo Bloomberg, i prodotti offerti da Waterdrop si rivolgono principalmente ai residenti delle città cinesi meno in vista e ai giovani utenti esperti nella navigazione in internet. In Cina, le stime sostengono che entro i prossimi di anni il mercato delle assicurazioni digitalizzate potrebbe crescere di 2.5 trilioni di yuan (387 miliardi di dollari).

L’ingresso in Borsa tra investimenti, perdite e problemi normativi

Waterdrop è stata fondata nel 2016 da Shen Peng, che attualmente ricopre il ruolo di Ceo. In cinque anni di attività la compagnia ha raccolto investimenti per 631 milioni di dollari, divisi in nove diversi round. L’ultimo, di Serie E, ha visto il colosso Tencent – lo sviluppatore di WeChat – investire 150 milioni di dollari. In precedenza, ad agosto 2020, la compagnia aveva raccolto 230 milioni di dollari in un round di Serie D guidato da Swiss Re e Tencent.

La compagnia ha acquisito lo status di unicorno nell’aprile 2019, e a maggio 2021 si è quotata con successo sulla Borsa di New York raccogliendo 360 milioni di dollari.

Ancora oggi, però, Waterdrop non ha mai generato profitti e si è detta dubbiosa riguardo alla possibilità di ribaltare la situazione nel breve termine. Nel 2020, ad esempio, ha generato entrate per 464 milioni di dollari, ma ha comunque chiuso l’anno in negativo con perdite per 101 milioni.

Nel prossimo futuro, inoltre, l’insurtech dovrà affrontare una serie di ostacoli normativi: il settore delle polizze mediche – specialmente se offerte tramite metodi non convenzionali come il crowdfunding – è infatti particolarmente complesso e le regolamentazioni in vigore stanno diventando via via più serrate. Importanti cambiamenti potrebbero quindi minacciare il futuro di Waterdrop.

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Lokky punta sul fotovoltaico: la partnership con SunCity

Diventa alleata dell’energia green la startup Lokky, primo broker assicurativo digitale italiano dedicato a micro-imprese, professionisti e freelance. L’insurtech ha stretto una partnership con il Gruppo SunCity, energy service company Business Partner della multiytility A2A.

Nata nel 2012, SunCity opera con la volontà di costruire una vera e propria Community dell’energia, composta da oltre 150 professionisti, installatori e progettisti in tutta Italia. Attraverso la partnership, Lokky mette a disposizione un’offerta assicurativa dedicata, comprensiva di formazione tramite webinar.

Come funziona l’accordo

In base all’accordo, gli installatori e i professionisti della Rete SunCity, operanti nel settore fotovoltaico, potranno accedere a un’offerta assicurativa modulabile, flessibile, tailor made e focalizzata su diverse tipologie di coperture: Responsabilità Professionale,RC Asseverazione Superbonus 110% e Certificazione Energetica dedicate ai professionisti coinvolti nel Superbonus 110%, protezione Cyber Risk, assicurazione Multirischi e assicurazione Infortuni e Malattia.

“Le attuali statistiche ci dicono che nonostante professionisti e installatori risultino mediamente assicurati, coloro che decidono di non sottoscrivere alcuna polizza lo fanno per gli elevati budget richiesti, spesso, presenti nelle soluzioni più tradizionali a causa della mancata personalizzazione del prodotto e della presenza di coperture non strettamente necessarie con relativi costi superflui. Mai come in questo periodo il mercato assicurativo deve essere in grado di rispondere alle richieste delle imprese con soluzioni innovative e studiate su misura sulle singole esigenze.” dichiara Paolo Tanfoglio, CEO di Lokky.

“Grazie all’accordo con SunCity continuiamo a percorrere la strada tracciata dalla nostra strategia, lavorando accanto ai nostri partner per offrire prodotti e servizi assicurativi sempre più personalizzati per i clienti.”

Lokky, l’insurtech per micro-imprese e liberi professionsti

Lokky, di cui abbiamo parlato qui, nasce nel 2019 da un’idea di Paolo Tanfoglio e Sauro Mostarda. Grazie all’utilizzo di tecnologie innovative nell’ambito degli Smart Analytics, Machine Learning e Data Enrichment, il suo algoritmo proprietario propone al cliente solo la copertura più rilevante per i suoi bisogni, permettendo una piena personalizzazione dei prodotti, con una procedura totalmente digitale che permette di sottoscrivere una polizza in meno di 10 minuti.

Lokky è anche la prima soluzione insurtech disponibile in ottica open banking, grazie alla sua adesione nel 2020 alla piattaforma Fabrik, il primo attore nato in Italia con il preciso obiettivo di favorire nuovi modelli di business e di servizi bancari attraverso l’incontro e la collaborazione tra istituzioni finanziarie tradizionali e nuove realtà tecnologiche.

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Insurtech, quali sono i provvedimenti che servono nel PNRR

L’industria assicurativa italiana è entrata nella fase di digitalizzazione, ma ancora siamo agli inizi. Cosa può fare il PNRR per l’insurtech?

Per rendere il mercato italiano competitivo ed evitare che il gap di innovazione e competenze i trasformi in un gap di performance, a beneficio di attori stranieri più tecnologici, l’Italian Insurtech Association (IIA) ritiene che gli sforzi in termini di investimenti debbano crescere sia in termini di intensità che di partecipazione pubblica e privata.

Per questo propone 7 misure per utilizzare le risorse del Recovery Fund messe a disposizione del PNRR per accelerare la trasformazione del settore insurance e insurtech. Vediamo in sintesi quali.

  1. Copertura a fondo perduto degli investimenti in Tecnologie Digitali con un “Insurtech Bonus” eventualmente con massimali legati alle dimensioni dei riceventi

La prima proposta sono incentivi fiscali su investimenti in startup per compagnie assicurative, fondi e business angel, e sugli investimenti in tecnologie per compagnie assicurative, broker e agenti. Incentivi inoltre alla formazione insurtech, e infine accesso al credito per startup e intermediari del settore assicurativo che vogliano sviluppare assets insurtech.

  1. Copertura degli investimenti finalizzati alla collaborazione di assicurazioni e banche con terze parti e startup per la realizzazione di progetti digitali con l’“Insurtech Bonus”

Accanto agli incentivi fiscali, per stimolare l’ecosistema si potrebbero creare incentivi economici per la creazione di progetti di scaleup e iniziative di open innovation.

  1. Creazione di Regulatory Sandbox

L’innovazione è sperimentazione, specialmente in un mondo in trasformazione come quello del fintech. Il Regulatory Sandbox diventerebbe uno “spazio sicuro” dove sperimentare prodotti, servizi o modelli di business innovativi, senza trovarsi le mani legate dalle rigide normative vigenti.

  1. Coperture degli investimenti in formazione ed educazione digitali con un “Insurtech Education Act” , facendo leva su Incentivi già stanziati o su nuovi fondi dedicati.

Le competenze digitati e tecnologiche sono alla base dell’evoluzione del settore: per questo è necessaria la creazione di competenze digitali diffuse nel comparto assicurativo, favorendo corsi di base gratuiti e realizzando un progetto di Rinascimento digitale che sia inclusivo e diffuso su tutta la filiera.

  1. Supporto agli investimenti sulle Startup Insurtech

Sono diversi i punti su cui far leva per investire in statup del settore: dall’istituzione di Fondi dei Fondi dedicati, all’adozione di un Tech Transfer Act, e ancora rivedere i parametri delle norme relative alla crisi d’impresa quando applicate alle startup.

  1. Creazione di un piano nazionale di supporto alle reti di agenti ed ai broker con incentivi all’implementazione di tecnologie ed alla formazione di competenze digitali

Un provvedimento essenziale ad evitare che alcuni soggetti, magari quelli con meno risorse, rimangano indietro su un asset essenziali come le competenze, e si crei un gap legato alla dimensione degli operatori.

  1. Creazione di Poli Digitali Insurtech che facciano capo a diversi soggetti promotori

Questi Poli, che potrebbero essere promossi da compagnie Assicurative, Incubatori & Acceleratori, Università ma anche dalle startup, avrebbero la possibilità di creare iniziative di massa critica sufficiente per sviluppare competenze e progettualità Insurtech sul territorio, cercando di “aggregare” risorse sufficienti per evitare la estrema frammentazione dei settori innovativi italiani come l’Insurtech.

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Zego diventa unicorno: dai primi passi in UK all’espansione internazionale

La crescita dell’unicorno insurtech Zego non si ferma: la startup, basata a Londra, continua a espandere le proprie attività stringendo nuove partnership, e nel primo trimestre del 2021 ha chiuso un round di finanziamenti da 150 milioni di dollari.

L’azienda è specializzata in polizze assicurative per auto e scooter, disponibili sia per clienti individuali che realtà corporate. La flessibilità dei suoi servizi ha reso Zego particolarmente adatta alle necessità delle compagnie di delivery, da Uber Eats a Deliveroo, che possono in questo modo proteggere sia le flotte aziendali che i veicoli utilizzati dai singoli driver.

Zego, l’idea e le polizze

Zego nasce a Londra nel 2016 dall’idea di Sten Saar, attuale Ceo, Harry Franks (Chief Business Development Officer) e Stuart Kelly (Staff Engineer). Da subito, l’obiettivo dei tre imprenditori consisteva nel semplificare il mercato delle assicurazioni auto, tradizionalmente molto costoso e basato su procedure lente e obsolete. “Quando abbiamo lanciato Zego, la nostra priorità era assicurare i clienti e fare in modo che potessero guidare il prima possibile” si legge infatti sul sito della compagnia.

Presto, la startup ha avviato un processo di espansione a livello europeo che dal Regno Unito l’ha portata a operare in Spagna, Irlanda, Belgio e Francia. Nel 2019, poi, Zego è stata la prima compagnia insurtech a ottenere la licenza per operare e vendere le proprie polizze in autonomia nel Regno Unito, senza dover passare da altre agenzie.

Zego offre polizze digitalizzate pensate in modo specifico per soddisfare le esigenze della gig economy: autisti privati, driver che effettuano consegne a domicilio e grandi società di delivery e ride hailing. Tramite il sito della compagnia è possibile ricevere un preventivo in pochi minuti, e tutte le assicurazioni sono acquistabili e gestibili direttamente online. Anche le tempistiche si adattano alle necessità della gig economy: le polizze possono avere un periodo di validità compreso tra un’ora e un anno.

Tra le compagnie che attualmente si affidano a Zego per assicurare flotte o autisti troviamo molte tra le aziende più in vista nei settori delivery e mobilità, da Uber e Uber Eats a Just Eat, passando per Deliveroo e GoGetters.

Zego ha fino ad ora venduto più di 17 milioni di polizze, e assicurato 200,000 veicoli in cinque Paesi.

Zego, la tecnologia

La flessibilità del servizio è il punto di forza principale della startup: “Mentre gli assicuratori tradizionali impostano i prezzi dei propri prodotti basandosi soltanto su fattori come l’età dell’autista o il tipo di veicolo, Zego tiene in considerazione anche i dati relativi alle abitudini lavorative o i comportamenti alla guida” ha detto il Ceo Sten Saar a TechCrunch, aggiungendo: “Per ogni veicolo, Zego raccoglie cinque volte la quantità di informazioni generalmente processate dai competitor, analizzando fino a 50 data point al secondo”.

A dicembre 2020, inoltre, la compagnia ha acquisito la startup portoghese Drivit, specializzata in servizi telematici utili per raccogliere dati relativi all’uso dei veicoli e alle abitudini di guida degli utenti come posizione, accelerazioni o stop improvvisi, consumo di carburante, e tempo di sosta.

Gli investimenti

I round di investimento chiusi da Zego hanno accompagnato la rapida crescita della compagnia. Dopo un primo round da 6 milioni di sterline, a luglio 2019 l’insurtech ha raccolto 42 milioni di dollari in un round di Serie B guidato da Target Global, mentre lo scorso marzo ha più che triplicato raccogliendo 150 milioni di dollari: la terza operazione più corposa in campo insurtech del primo trimestre 2021, a livello mondiale.

I nuovi fondi hanno fatto salire la valutazione della compagnia a 1,1 miliardi di dollari, permettendo così a Zego di diventare il primo unicorno insurtech nato nel Regno Unito.

Nel prossimo futuro, la startup punta a proseguire il processo di espansione “in Europa e non solo”, raddoppiare lo staff in modo da impiegare più di 500 persone entro la fine del 2021, e continuare a investire in campo tecnologico.

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2021, insurtech in ripresa: ecco i maggiori round del primo trimestre

Insurtech in ripresa: secono i dati di Crunchbase, il primo trimestre del 2021 ha visto il maggior numero totale di round di finanziamento insurtech dal 2019, con lo stesso numero di round oltre i 10 milioni di dollari del primo trimestre 2019.

Ecco alcuni dei round insurtech più importanti del 2021, tra USA, Canada ed Europa.

1. Next Insurance

Il primo posto va al round di serie E per Next Insurance: guidato da FinTLV Ventures e Battery Ventures, ha raccolto ben 250 milioni.

Next Insurance, di cui abbiamo parlato qui, si concentra su polizze assicurative per piccole e medie imprese e vale attualmente 4 miliardi di dollari.

2. Coalition

Con 175 milioni di dollari segue Coalition, che grazia al round di serie D chiuso a marzo ha raggiunto una valutazione di 1,75 miliardi di dollari, con un finanziamento totale di 315 milioni.

Fondata nel 2017 e sostenuta da Swiss Re e Arch Insurance, Coalition strumenti di cybersecurity insieme alla copertura assicurativa informatica, e serve oltre 42.000 clienti.

3. Zego

Il gradino finale del podio se lo aggiudica Zego, con un round da 150 milioni di dollari.

Zego è stata la prima insurtech britannica a ottenere la licenza assicurativa. Nata nel 2016, ha saputo intercettare un nuovo bisogno assicurativo rimasto scoperto: si concentra sull’offerta di polizze assicurative flessibili e on-demand per i lavoratori della gig economy, in segmenti come il ride-hailing, ride sharing, noleggio auto e scooter sharing.

4. Pie Insurance

Ha raccolto 118 milioni Pie Insurance, in un round di serie C guidato da Allianz X e Acrew Capital.

Nata nel 2017, Pie Insurance offre polizze per la copertura retributiva dei lavoratori in piccoli business e PMI, per ora sul mercato americano.

5. Corvus Insurance

Insight Partners ha guidato un round da 100 milioni di dollari per Corvus Insurance, fornitore di prodotti assicurativi aziendali basati sull’intelligenza artificiale, portando la sua valutazione a 750 milioni di dollari.

Corvus fornisce assicurazioni cyber e trasporto merci tramite intelligenza artificiale e machine learning applicati ai data analytics.

6. TypTap Insurance

Ha ottenuto 100 milioni anche TypTap Insurance, sussidiaria di HCI Group che si occupa di assicurazioni casa e disastri naturali.

Il round, in questo caso di private equity, è stato guidato da un fondo affiliate a Centerbridge Partners.

7. Rhino Insurance

Un round di private equity anche quello da 95 milioni per Rhino Insurance, guidato da Tiger Global, che ha portato la compagnia a quasi 500 milioni di dollari di valutazione.

Nata nel 2017, Rhino è un insurtech che fornisce alle società immobiliari un prodotto assicurativo che funge da alternativa alle tradizionali cauzioni degli inquilini in affitto. La società offre anche agli affittuari un simile prodotto assicurativo di deposito cauzionale.

Scopri qui gli altri grandi round insurtech del primo trimestre 2021

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Next Insurance: l’unicorno insurtech da 4 miliardi di dollari che aiuta le piccole e medie imprese

Una valutazione da 4 miliardi di dollari, più di 880 milioni raccolti e 200 mila clienti: sono i numeri di Next Insurance, unicorno insurtech americano che non smette di sorprendere i mercati.

Next Insurance offre polizze assicurative per piccole e medie imprese, un settore spesso dimenticato dalle grandi aziende che preferiscono tradizionalmente concentrarsi sui grossi clienti commerciali o sulle polizze individuali, come quelle mediche o sulla vita.

In molti ora vociferano di una possibile entrata in Borsa per la startup, ma per il momento il Ceo Guy Goldstein preferisce continuare a puntare sulla “crescita della compagnia”.

Come funziona Next Insurance

La startup è stata fondata nel 2016 a San Francisco, nell’area della Silicon Valley, da tre imprenditori di origini israeliane: Guy Goldstein (attuale CEO), Alon Huri (CTO) e Nissim Tapiro.

Next Insurance offre polizze completamente digitalizzate pensate per soddisfare le esigenze delle piccole e medie imprese. Le coperture offerte riguardano cinque diverse categorie di rischio: danni e infortuni, responsabilità civile e professionale, auto aziendali e attrezzature o strumenti tecnici. Grazie anche all’uso della tecnologia e dell’intelligenza artificiale in tutti i suoi processi, i prodotti assicurativi di Next Insurance permettono di risparmiare fino al 30% rispetto alle polizze tradizionali.

La startup vanta al momento un tasso di gradimento da parte degli utenti pari a 4,7 su 5. Tutte le assicurazioni sono personalizzabili e acquistabili direttamente online e, sempre attraverso il sito della startup, è possibile ricevere un preventivo in meno di cinque minuti.

Un modello vincente

Il modello operativo di Next Insurance si è rivelato vincente. A fine marzo la startup ha chiuso un round di investimenti di serie E dal valore di 250 milioni di dollari, raddoppiando la propria valutazione dai 2 miliardi iniziali a 4 miliardi di dollari.

A dicembre 2020, inoltre, Next Insurance ha acquisito Juniper Labs, compagnia specializzata in analisi predittiva dei dati e machine learning applicati al settore assicurativo. Lo scorso marzo, poi, ha concluso la sua seconda acquisizione con AP Intego, agenzia assicurativa digitalizzata con un focus sulle piccole attività commerciali che serve più di 75 mila clienti in tutti i 50 stati americani.

Nel corso del 2020 l’ammontare dei premi lordi sottoscritti da Next Insurance è raddoppiato, passando da 100 a 200 milioni di dollari tra febbraio 2020 e febbraio 2021. Come fa notare TechCrunch, però, queste stime sono precedenti all’acquisizione di AP Intego, che al momento dell’operazione gestiva all’incirca 185 milioni di dollari in premi attivi.

Da pochi mesi, inoltre, Next Insurance ha avviato una partnership con Amazon grazie alla quale i membri del programma Business Prime possono ottenere facilmente una copertura assicurativa per le loro operazioni, a prezzi vantaggiosi.

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Che cos’è la Diversity nell’Insurtech: gender, ecosistemi e tecnologie

Non esiste innovazione senza diversità, e l’Insurtech non fa eccezione: nel mondo della tecnologia applicata al settore assicurativo è importante guardare alla gender diversity, ovvero puntare sempre più sui talenti femminili, ma anche saper sfruttare le diversità degli ecosistemi che si vanno formando, composti da aziende provenienti da ambiti differenti, e quella delle tecnologie, dall’intelligenza artificiale ai big data, che immettono linfa innovativa in un mondo fino a poco tempo fa molto tradizionale.

Se ne è parlato alla Insurtech Week, un’iniziativa al suo debutto nel contesto della Milano Digital Week 2021 (17-19 marzo). Per la prima volta la manifestazione promossa dal Comune di Milano – Assessorato alla Trasformazione digitale e Servizi civici – e realizzata da IAB Italia, Cariplo Factory e Hublab, con il sostegno del main partner Intesa Sanpaolo, ha ospitato un filone di eventi dedicati all’Insurtech: merito dell’impegno dell’Italian Insurtech Association (IIA) che si è fatta portavoce di questa necessità da parte di tutto il mercato assicurativo.

È stato proprio il Presidente di IIA, Simone Ranucci Brandimarte, ad aprire i lavori di uno dei panel, che si è svolto venerdì 19 marzo, dal titolo “Diversity in Insurtech – Diversity, Digitalizzazione e Sostenibilità: i pilastri della rivoluzione Insurtech”. Un argomento quanto mai attuale in un contesto nazionale e internazionale che si sta evolvendo con estrema rapidità grazie ai portatori di “diversità”.

“L’Insurtech, un neologismo che ha solo 3 anni di vita, poggia su 3 gambe: un nuovo consumatore digitale che preferisce acquistare servizi online e li vuole veloci ed efficienti; un nuovo ecosistema, perché dai bisogni del consumatore stanno nascendo esigenze che richiedono nuovi modelli assicurativi; nuovi modelli distributivi, perché si stanno sviluppando player che vengono da altri mondi quali mobility, telco, eCommerce, travel, e che hanno ampie customer base” ha spiegato Ranucci Brandimarte.

Il presidente di IIA ha ricordato come l’Italia sia maglia nera in Europa per gli investimenti Insurtech (su circa 7 miliardi di investimenti nel mondo, l’Europa investe complessivamente 260 milioni di dollari, ma la quota dell’Italia è pari a un decimo di quanto viene investito in UK e Germania). Eppure, nel nostro Paese, l’industria assicurativa vale il 7% del Pil. Perché dunque l’Insurtech non si sviluppa? “Ci sono almeno 4 vincoli: competenze non adeguate, bassa magnitudo degli investimenti, adeguamenti alle normative, carenza di cultura dell’innovazione e del rischio”. Come si possono superare gli ostacoli? Ranucci Brandimarte non ha dubbi: “Non c’è innovazione senza diversity, che non è solo di gender”.

Insurtech & Diversity: servono più donne al comando

Della gender diversity ha parlato Rossella Vignoletti, Chief Marketing Officer, Communication e Staff Coordinator di Net Insurance. “In generale nel mondo del lavoro c’è un gap culturale per le donne in Italia – ha detto –  e questo vale ancor più per il comparto assicurativo, che si porta dietro un divario storico. Eppure proprio l’Insurtech può essere un acceleratore, oltre che di competenze e di nuovi prodotti, anche per la diffusione di un nuovo atteggiamento mentale”.

A conferma di quanto affermato dalla manager, Michael Carbone, Research & Knowledge Specialist del Centro Studi Valore D, ha presentato un report su Diversity e Inclusion. I dati parlano chiaro: su un campione di 70 aziende prese in esame, le donne costituiscono quasi la metà della popolazione aziendale nelle aziende Insurtech, ma meno di un terzo della popolazione femminile rappresenta la prima linea aziendale. Poche società presentano policy dedicate per la successione dei ruoli apicali. Nonostante i contratti part-time siano meno diffusi nell’Insurtech, sono sempre le donne a richiederli di più. Il congedo parentale è utilizzato quasi sempre solo dalle donne. Il pay gap, il divario tra quanto guadagna un uomo rispetto a quello che prende una donna, è molto evidente, soprattutto ai livelli apicali.

Diversity nell’Insurtech

Insurtech & Ecosistemi

L’Insurtech è caratterizzato da ecosistemi che hanno nel loro Dna la diversità. Ne ha parlato Gabriele Benedetto, CEO di Telepass, sottolineando come la società nata per il pedaggio autostradale incarni esattamente quanto affermato da Ranucci Brandimarte a proposito delle caratteristiche dell’Insurtech. Benedetto è partito ricordando i macro-trend sui quali è basata l’attività di Telepass – digitalizzazione, smart city, cambiamento culturale – per poi rimarcare che il futuro è nella mobility as a service, i cui tre pillar sono: integrazione, coverage (copertura) e invisible payments. “In realtà Telepass è la più vecchia fintech italiana” ha affermato Benedetto. “Oggi c’è Satispay, l’app di instant payment che aggancia il conto corrente delle persone come noi facciamo da 30 anni. Per la mobilità è necessario un circuito di pagamento efficiente per le micro-transazioni, che noi abbiamo. C’è poi bisogno dei dati sul post-pagato: quando usiamo un servizio in sharing, per esempio un car sharing per muoverci in città. non possiamo sapere in anticipo quanto credito verrà consumato. Telepass ha creato un ecosistema solido, costruendo una serie di servizi intorno all’auto. Ad oggi la nostra è una piattaforma di servizi. Abbiamo messo insieme una gran quantità di dati, che non rivendiamo ma usiamo per creare servizi per il cliente”. Da qui la connessione con il mondo assicurativo: “Telepass – ha spiegato il CEO – non è un assicuratore, ma è in grado di offrire un servizio in questo ambito. Siamo infatti entrati nel mondo dell’RC auto con TCare”.

Nel corso della sua presentazione a Insurtech Week, Gabriele Benedetto ha approfondito come funziona TCare: “Se sei un cliente evoluto che ci ha riempito di dati, possiamo creare un modello solo per te. Polizze personalizzate che proponiamo da circa un anno. Dietro le centinaia di migliaia di polizze che siamo riusciti a convertire c’è solo l’abbonamento Telepass. Lavoriamo sui dati per mettere a disposizione il prezzo più conveniente in base alle logiche più convenienti. Siamo la Amazon della mobilità, che avvicina la domanda all’offerta. Cerchiamo di risolvere un problema. Con un circuito di pagamento così, è possibile anche rateizzare la polizza. Noi già gestiamo il rischio e abbiamo una relazione con il cliente lunga e stabile. Dall’essere la più vecchia fintech siamo diventati la più nuova”.

Insomma, un esempio della trasformazione che sta accadendo nel settore assicurativo: operatori non assicurativi, come appunto Telepass, che guardano a questo mondo in un ottica di servizio, ovvero per dare al cliente servizi migliori e personalizzati.

Diversity significa anche affrontare sfide nuove e diverse, come quella del climate change, di chi hanno parlato Filippo Sirotti, Senior Director – Offering Development CRIF, e Paolo Gambetti, Senior Data Scientist CRIF. I due hanno evidenziato come l’Italia sia uno dei Paesi con maggiori rischi per eventi naturali ma anche tra quelli meno assicurati. “Servono strumenti per leggere il rischio” hanno affermato.

Insurtech, diversity e nuove tecnologie

Diversity è anche l’arricchimento portato nel settore assicurativo dalle nuove tecnologie, quali per esempio l’intelligenza artificiale e i big data. Ne ha parlato Pamela Negosanti, Head of Sales and Sector Strategy, FSI at expert.ai “La diversità biologica è ricchezza, migliora la produttività degli ecosistemi” ha detto. “I cambiamenti in questo momento storico la fanno da padrone, gli ecosistemi basati sul cambiamento reggono meglio degli altri. La diversity attrae diversity, l’elemento fondamentale è la contaminazione. Tecnologia e assicurazioni sono concetti opposti, quindi sono un esempio perfetto di diversity”.

Sui big data al servizio dell’Insurtech è intervenuto Davide Cervellin, Chief Data & Insurance Officer di Telepass. “Il dato – ha affermato –  ci permette di correggere i nostri bias, perciò è essenziale. Purtroppo le pmi fanno ancora fatica a comprendere l’importanza di questo concetto e a dotarsi di una struttura per monitorare e analizzare i dati. I dati non sono un’opzione ma un must e bisogna includerli nella strategia aziendale”.

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Insurtech Week, per la prima volta alla Milano Digital Week dal 16 al 19 Marzo

Per la prima volta arriva in Italia l’Insurtech Week: un filone di eventi dedicati all’insurtech organizzata grazie all’impegno dell’Italian Insurtech Association nel farsi portavoce di questa necessità che è di tutto il mercato assicurativo. Grazie al sostegno di Telepass, expert.ai e Net Insurance, IIA ha pianificato L’Insurtech Week all’interno della Milano Digital Week, manifestazione promossa dal Comune di Milano – Assessorato alla Trasformazione digitale e Servizi civici – e realizzata da IAB Italia, Cariplo Factory e Hublab, con il sostegno del main partner Intesa Sanpaolo.

L’Insurtech Week prevede un programma di sei eventi coerenti con il focus principale della manifestazione, “Città Equa e Sostenibile”, che toccano temi come digital transformation, investimenti, sostenibilità, competenze, diversity.

Gli eventi, dal 16 al 19 marzo, saranno tutti completamente online, eccetto il main event, incentrato su un tema di prioritaria importanza, ovvero la diversity. L’evento si terrà presso Fabbrica di Lampadine, a Milano, e verrà trasmesso in streaming.

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Simone Ranucci Brandimarte: il 2021 sarà l’anno dell’insurtech

“L’Insurtech Week” afferma Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di Italian Insurtech Association “è un altro segnale del fatto che il 2021 sarà l’anno dell’Insurtech. Solo attraverso l’accelerazione dell’innovazione, della tecnologia e dell’evoluzione delle competenze digitali di tutta la filiera, riusciremo a mantenere alto il livello di competitività della nostra industria e rispondere alla crescente domanda di prodotti digitali. Eventi come l’Insurtech Week, in linea con le linee programmatiche del nostro Manifesto, supportano questo processo e danno una spinta fondamentale”. 

Insurtech Week, il programma degli eventi online

 17 Marzo 2021 | 10.00 – 11.00 Digital Transformation ed efficientamento delle operations

A cura di IIA & MICRODATA GROUP

La Digital Transformation oggi ricopre un ruolo strategico per il business delle aziende.
Efficientamento delle operations e digitalizzazione dei processi sono il punto d’attenzione sul quale concentrarsi per una customer journey positiva.

17 Marzo 2021 | 17.00 – 18.00 HR Tech – le nuove frontiere delle competenze

A cura di IIA & FTJ e Simbiosity

Vogliamo aiutare l’insurtech e il fintech italiano attraverso le persone. Stiamo creando un ponte digitale per aiutare le persone locali altamente qualificate a trovare un lavoro significativo e sostenere i crescenti ecosistemi Insurtech e fintech di Milano.

18 Marzo 2021 | 10.00 – 11.00 #IoScelgoAFIESCA: la nuova frontiera delle polizze vita

A cura di IIA & AFIESCA

Presentiamo la sua nuova web application per la vendita online delle polizze sulla vita #IoScelgoAfiEsca. I partner illustrano le caratteristiche distintive delle loro piattaforme digitali, evidenziando i benefici ottenuti dall’integrazione di #IoScelgoAfiEsca su ognuna di esse.

18 Marzo 2021 | 17.00 – 18.00 ESG Tech – Una nuova frontiera di sostenibilità

A cura di IIA & Ecomate

L’esigenza degli enti assicurativi è quella di mappare il rischio delle imprese a 360 gradi. L’introduzione del concetto di Risk Assessment deve essere inteso come valutazione del rischio non solo economico e/o di settore ma anche legato ai temi della sostenibilità ivi compresi quelli ambientali.

19 Marzo 2021 | 10.00 – 11.00 Investimenti in Insurtech

A cura di IIA & FINTECH DISTRICT

La crescita dell’ecosistema insurtech passa per la promozione dell’innovazione tecnologica e l’evoluzione dell’offerta digitale in ambito assicurativo. In questo processo, la velocità di sviluppo e la massa critica delle iniziative, sia startup che favorite da player tradizionali, sono dipendenti dalla qualità e quantità degli investimenti resi disponibili. Quali le iniziative a supporto di tali investimenti? Come favorire la collaborazione di Start up, Compagnie e Istituzioni?

Insurtech Week, il main event a tema diversity

In chiusura della settimana, il 19 Marzo dalle 16.00 alle 18.30, l’evento Diversity in Insurtech a cura di IIA si terrà presso Fabbrica di Lampadine, a Milano, e verrà trasmesso in streaming: un momento live di confronto sulla diversity nell’Insurtech, un panel di relatori di alto livello che porteranno il loro contributo su un tema dai risvolti preoccupanti.

Il tema Diversity verrà affrontato a partire dai dati di una ricerca realizzata recentemente da IIA insieme a ValoreD: visti i dati, piuttosto critici, IIA ha scelto di incentrare l’evento di punta all’interno della digital week su questo tema, quanto mai urgente e di valore.

Partendo dall’assunto che non esiste “innovazione” senza “diversità”, che non si può innovare senza cogliere le opportunità che le differenze ci mettono davanti, abbiamo la necessità di avere più talenti femminili nel settore assicurativo, abbiamo la necessità di migliorare l’equilibrio di genere per clienti, filiera e sistema. In questo senso, la digitalizzazione del settore e la crescita dell’Insurtech rappresentano una grande opportunità. Inoltre, agevolare la creazione di professionalità più diversificate e inclusive rispecchierà in modo più puntuale le esigenze di un mercato che cambia, evolve e, appunto, si innova.

Qui i link per iscriversi agli eventi in programma

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