L’assicurazione del futuro è collaborativa: l’insurtech come fattore abilitante

La trasformazione digitale del settore insurance è uno sforzo collaborativo, e sempre più attori se ne stanno rendendo conto. Oggi il paradigma dell’innovazione per il settore assicurativo è cambiato: se fino a qualche anno fa sembrava fondamentale dotarsi di una struttura specifica per l’innovazione, e, al tempo stesso, le partnership con altri player non fossero fondamentali, oggi emerge al contrario una netta preferenza per un modello di innovazione diffusa, in cui il 50% degli intervistati non ha nominato un responsabile dell’innovazione e il 96% afferma di aver avviato collaborazioni con diverse categorie di player, prima tra tutti con enti accademici e Insurtech.

È quanto emerge dalla ricerca L’assicurazione del futuro e i modelli abilitanti condotta da EY e IIA – Italian Insurtech Association – in collaborazione con REVO, unico operatore insurtech italiano dedicato al business delle specialty lines e dei rischi parametrici per le PMI – volta a identificare l’impatto dell’innovazione sul modello organizzativo delle assicurazioni.

“Stiamo finalmente assistendo ad una sempre maggior volontà di collaborazione, più che di competizione, tra gli attori del mondo assicurativo e l’Insurtech, una collaborazione che noi in quanto associazione promuoviamo ormai da tempo” spiega Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di IIA – Italian Insurtech Association. “ La necessità per il settore di acquisire competenze digitali è ad oggi l’unica strada per far sì che l’industria assicurativa non perda di competitività. L’insurtech non deve essere visto come una minaccia, esattamente come non lo è la tecnologia. Quest’ultimi, infatti, devono essere percepiti come facilitatori, strumenti in grado di velocizzare processi e aiutare l’industria ad andare incontro alle nuove esigenze dei consumatori. La vera minaccia arriva dai Big Tech, come Tesla e Amazon, che stanno entrando nell’industria assicurativa e potrebbero spostare gli equilibri entro pochissimo tempo.”

Come è stata svolta la ricerca

La ricerca consiste in oltre due mesi di analisi di mercato dedicate analizzando il punto di vista di oltre 30 operatori. Pensata per fornire una visione di medio e lungo periodo sui trend che dominano il mondo assicurativo, offre una visione a 360° che tocca gli aspetti organizzativi, strutturali e strategici dei principali operatori di settore, con un approccio cross-industry che include compagnie assicurative, Insurtech, riassicuratori, intermediari e bancassurance.

Innovazione nell’insurance: il CEO al centro, essenziali le partnership

Relativamente ai modelli di gestione dell’innovazione nelle compagnie assicurative, che l’azienda decida di creare una funzione ad hoc per l’innovazione o meno, è di fondamentale importanza che sia il CEO stesso ad incentivare e promuovere una cultura dell’innovazione che si rifletta in maniera trasversale e a tutti i livelli nella strategia aziendale.

Chi pensa dovrebbe esser il principale sponsor dell’innovazione in azienda?

 

Il 79% degli intervistati ritiene inoltre che un approccio davvero efficace per favorire la crescita e l’innovazione non possa prescindere dalle partnership, in un’ottica di open innovation e collaborazione nella definizione di nuovi prodotti e servizi. In un mondo che cambia rapidamente, le compagnie non possono basarsi soltanto su logiche “Build” (sviluppo interno) e “Buy” (crescita per acquisizioni), ma devono individuare la giusta combinazione tra rischio ed economicità

Quali di questi approcci ritiene essere più efficace per favorire la crescita e l’innovazione?

A conferma dell’importanza attribuita alle partnership nell’attuale scenario competitivo, il 96% degli intervistati afferma di aver avviato collaborazioni con diverse categorie di player, prima tra tutti con enti accademici e insurtech. In particolare, il 45% del campione ha avviato collaborazioni con tech company, il 66% con enti accademici, il 59% con Insurtech e il 34% con acceleratori o incubatori. Le insurtech, inoltre, sono percepite dall’80% degli intervistati come un’opportunità per abilitare nuovi prodotti, nuovi processi e migliorarne l’efficienza.

Come viene percepito all’interno dell’azienda il ruolo che le InsurTech stanno assumendo sul mercato?

Cresce la consapevolezza dell’importanza delle competenze

Tra gli aspetti fondamentali per incentivare l’innovazione nel settore assicurativo, inoltre, i 2/3 degli intervistati citano le iniziative di up/reskilling. Infatti, l’86% del campione rileva un gap di competenze tecniche digitali all’interno della propria azienda e l’83% (+30% rispetto all’anno precedente) ha già avviato percorsi di formazione specifica su temi di innovazione e trasformazione digitale per i propri dipendenti.

I trend: sostenibilità, cybersecurity e open insurance nella top 3

“Dall’analisi dei principali trend che dominano il settore assicurativo, emerge come il tema della sostenibilità sia sempre più in cima alle agende di tutti gli operatori di mercato” nota Francesco Pisapia, Insurance Consulting leader di EY in Italia. “La crescente attenzione verso l’impatto ambientale del proprio operato, mossa anche dalle sempre più consistenti spinte regolamentari, ha portato la maggior parte dei player a compiere importanti passi avanti verso modelli di business sostenibili. Accanto al tema “Sustainability & ESG” (66%) spicca anche quello Cyber security (59%): alla luce dell’attuale scenario geopolitico ci si aspetta un interesse e una domanda crescente per servizi di mitigazione del rischio informatico, che, data la gravità e la frequenza delle violazioni, non tutti gli operatori sono disposti ad affrontare. Al tempo stesso tendenze come l’adesione ad ecosistemi di Open Insurance (59%) e la realizzazione di una Data Driven strategy (55%) attraverso l’uso dell’Artificial Intelligence e del Machine Learning per l’analisi predittiva acquistano sempre maggior rilevanza agli occhi degli intervistati”.

Cala invece l’interesse per la Behavioural Insurance, per cui il mercato italiano si conferma ancora prematuro, la Connected Insurence tramite tecnologie IoT, con dispositivi troppo costosi e poco fluidi nell’interoperabilità dei dati, e l’On-Demand, che rischia di creare un processo di anti-selezione attraendo clienti che si rivelano più soggetti a comportamenti rischiosi.

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Polizze digitali: entro il 2030 saranno l’80% del totale, essenziale investire in insurtech

La transizione digitale nel settore assicurativo sta accelerando: se a livello mondiale nel 2020 le polizze digitali rappresentavano solo il 23% del totale (polizze digitali che comprendono: assicurazioni vendute da compagnie che operano solo online, polizze phigital, cioè polizze vendute sia online che di persona, polizze tradizionali, ma proposte attraverso piattaforme digitali), si stima che nel 2030 arriveranno all’80%, con una crescita media percentuale annua del valore del 22%. È quanto emerge dall’Indagine sul mercato Insurtech e la penetrazione delle polizze digitali al 2030, realizzato da IIA – Italian Insurtech Association, l’associazione che riunisce oltre 200 player del settore assicurativo Italiano, in accordo con Global Insurtech Alliance e che ha coinvolto 155 protagonisti del settore in 7 mercati europei, quali Italia, Spagna, Germania, Austria, Francia, Olanda e Polonia.

Secondo le stime di mercato del report di Bain&Company Insurance 2030: as risk mount, insurers aim to augment protection with prevention, a livello mondiale il valore complessivo dei premi legati a polizze digitali raddoppierà entro il 2030, passando dai 5 trilioni di dollari del 2020, ai 10 trilioni del 2030. Non solo, secondo l’indagine a cura di IIA, l’aumento dei premi sarà accompagnato dall’entrata sul mercato di nuovi player, che copriranno il 20% del mercato, come nuove compagnie technologiche, MGAs, Start up ed Aziende terze, che al momento non vengono riconosciute da Regolatori Assicurativi. Questi nuovi soggetti saranno in grado di realizzare volumi di premi per circa 1,9 trilioni di dollari.

Polizze digitali, cosa spingerà la crescita

I fattori che contribuiranno a far crescere più velocemente il mercato entro il 2030 saranno: l’embedded insurance, ovvero le coperture assicurative offerte come servizio aggiuntivo assieme all’acquisto di un prodotto o servizio (per un valore di 730 bilioni di dollari), i prodotti distribuiti in ottica B2B2C, ovvero digital bancassurance, ma anche distribuzione tramite telco, utilities, e-commerce e altri player non assicurativi che integreranno la propria offerta con prodotti assicurativi (840 bilioni di dollari), nuovi prodotti per nuovi bisogni, atti a soddisfare nuove esigenze come la micro mobilità, la sharing economy, la connect mobility, la health-tech economy (840 bilioni di dollari) e prodotti legati al welfare (300 bilioni di dollari).

A fare da traino a questo incremento sarà in primo luogo la flessibilità della nuova offerta assicurativa (per il 33% degli intervistati), grazie in particolare allo sviluppo delle polizze on demand, ovvero le instant, che si attivano al momento dell’acquisto; le micro, ristrette ad un periodo temporale ristretto o ad un singolo evento; pay-per-use, pagabili sulla base del reale utilizzo; inclusive, offerte in bundling a un prodotto o servizio venduto in modalità digitale.

Fondamentali gli investimenti in insurtech e open insurance

“L’incremento nell’utilizzo di piattaforme digitali spingerà la crescita del mercato assicurativo nei prossimi anni, basti pensare al raddoppio previsto al termine di questo decennio”, commenta Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di IIA “Anche il volume generato dagli operatori esistenti – compagnie assicurative e intermediari – vedrà un forte incremento del valore, dai 5 agli 8 trilioni di dollari. È fondamentale però che questi player investano in insurtech. A differenza delle altre industry che con l’arrivo della digital transformation hanno visto un mantenimento delle dimensioni dell’industria ed in certi casi anche un ridimensionamento, per il settore assicurativo la digitalizzazione non imoplica solo un value transfer dall’analogico al digitale ma un vero e proprio ampiamento del mercato grazie ad una nuova offerta flessibile che permette di servizi segmenti di clientela, sia Retail che Corporate, al momento non servizi e quindi sott-assicurati. L’avvento del digitale va quindi ad incidere su quella fetta di mercato ancora sottopenetrata dall’offerta assicurativa, offrendo così un nuovo potenziale. Grazie all’open insurance sarà possibile allargare la base utenti di polizze assicurative, intercettando anche quei consumatori ora esclusi dai canali tradizionali”.

Dall’indagine emerge inoltre come gli investimenti in tecnologie insurtech passeranno dai 9.4 bilioni di dollari nel 2020 ai 155 bilioni nel 2030, con una crescita percentuale media del 32,7%. Grazie alla continua ricerca e all’aumento degli investimenti in tecnologie quali Intelligenza Artificiale, cloud computing, uso dell’apprendimento automatico, etc. si stanno sviluppando nuove soluzioni, come l’offerta di polizze ultra personalizzate, assicurazioni sociali. L’utilizzo di nuovi flussi di dati da dispositivi abilitati a Internet consentirà di valutare dinamicamente i premi. L’Insurtech può inoltre aiutare a prevedere in modo più puntuale quali siano le esigenze dei consumatori, quante polizze verranno sottoscritte, affinandone in questo modo il processo decisionale e la pianificazione assicurativa.

Polizze digitali, le tecnologie più impattanti

Infine, per quanto riguarda le tecnologie che maggiormente incideranno nel 2030, il campione intervistato indica principalmente la gestione dati (per il 33%), le interfacce operatore evolute (per il 25%); a seguire l’Intelligenza Artificiale (17%), la blockchain (9%),  la realtà aumentata e la realtà virtuale (9%). L’impatto maggiore di queste tecnologie si vedrà sulla digitalizzazione dei sistemi Legacy (per il 25%), nella distribuzione (20%), nella configurazione e gestione dei prodotti (20%), nella gestione delle richieste di indennizzo (15%), nella profilazione (7%) e nell’integrazione dell’ecosistema (7%).

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All Well, l’insurtech italiana per il settore salute

Lanciata da IN2IN, primo venture builder italiano in ambito insurtech, All Well è una startup insurtech italiana per il segmento salute. Alle sue spalle ci sono professionisti del settore di grande esperienza. Ci racconta il progetto il founder Gerardo di Francesco.

Come nasce All Well

All Well nasce a Milano nel 2021, ma la sua concezione viene da un percorso di studio di diversi anni sul tema insurtech in base alle esperienze imprenditoriali dei suoi founder: Gerardo Di Francesco, già founder di Italian Insurtech Association e in seguito di Wide Group, Simone Ranucci Brandimarte, founder e presidente dell’associazione nonché di Yolo e Gruppo DigiTouch, Gianluca Melani, Managing Director di Wide Group, e Matteo Brandini.

“L’idea deriva da un’intuizione: quelli che sono gli elementi alla base della trasformazione digitale del settore assicurativo, ovvero una fiducia limitata da parte della clientela e l’importanza del networking, una complessità dei processi e un’attivazione del servizio in momenti difficili, entrano in sinergia con il settore health” spiega Di Francesco, che sottolinea come a livello mondiale i più grandi finanziamenti insurtech riguardano proprio società in ambito health, come Oscar, Alan, Bright Healthcare, Babylon Health e Devoted Health.

“La digitalizzazione di un settore contempla un aumento della sua penetrazione” continua, “quindi unire due settori da trilioni di dollari in una proposta di trasformazione digitale porta a progetti estremamente attraenti per gli investitori, innescando una corsa per scommettere sul prossimo big dell’industry.”

Quella dell’assicurazione sanitaria digitale è un’opportunità enorme anche in Italia, dove la penetrazione delle polizze sanitarie, oggi appena allo 0,13%, arriverà secondo Deloitte al 7% nel 2030.

Come funziona All Well

La mission di All Well è di rendere sempre più semplice e fruibile la copertura sanitaria, così da prevenire piuttosto che curare.

Si tratta di un modello interamente tecnologico e digitale di copertura assicurativa per prestazioni sanitarie, con soluzioni parametriche basate su abbonamento mensile. Tutte le operazioni sono gestite direttamente dall’app, grazie all’integrazione tramite API con operatori di settore specializzati.

Utilizzabile sia da persone fisiche (singolo o caregiver per un terzo) che da aziende, la piattaforma offre un’interfaccia su app o desktop tramite la quale è possibile definire il piano, associare il metodo di pagamento, e prenotare prestazioni che vengono rimborsate al caricamento della fattura.

I servizi offerti e i progetti futuri

Tra i servizi offerti oggi c’è la possibilità di ricevere referti a domicilio ed avere tutti i dati sanitari in un’unica app. L’app prevede una fase 2 che introdurrà prestazioni di telemedicina e un network di professionisti con rating forniti dagli utenti.

“Abbiamo lanciato a settembre 2021 una versione beta” dice Di Francesco, “Terminato il testing interno, la piattaforma sarà aperta al mercato a cominciare da professionisti delle assicurazioni, agenti e broker. Il modello distributivo sarà attraverso intermediari specializzati”.

“Tra i nostri progetti futuri prevediamo servizi di mappatura genetica, sistemi di gestione del rischio legati ai parametri vitali rilevati da wearable, attività di donazione del sangue. Stiamo inoltre pensando a servizi di mentoring e ecommerce di medicinali”.

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Smart Home in crescita, quali prospettive per le assicurazioni? Ne parliamo con Giulio Salvatori (Osservatorio IoT)

Nel 2021, la crescita del mercato smart home ha generato in Italia un business da 650 milioni di euro. Un trend interessante per il mondo assicurativo, che grazie ai nuovi strumenti e dispositivi hanno la possibilità di creare nuove offerte per il segmento Home, più flessibili e customer-centric.

Ne abbiamo parlato con Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, che ha rilasciato lo studio.

Qual è l’impatto dei servizi Smart Home per le assicurazioni?

Avere sempre più case smart e servizi associati apre mercato per compagnie, che possono decidere di personalizzare l’offerta sulla base di servitizzazione e pay-per-use, con il passaggio dalla vendita del solo hardware alla proposta di servizi aggiuntivi.

Più l’abitazione è dotata di sistemi smart, più le compagnie assicurative possono concentrarsi solo sulla parte che loro compete – la copertura appunto – lasciando parti come il rilevamento dei dati e i dispositivi di sicurezza agli strumenti già inclusi nella Smart Home. È un modello nuovo, ma che già vediamo negli USA.

Per dare un esempio concreto, parliamo di offerte come assicurazioni pay-per-use per proteggere la casa dai furti, attivabili anche solo per brevi periodi con tariffe a consumo.

Qual è oggi la consapevolezza sulle soluzioni Smart Home?

In base ai nostri dati, e anche osservando i comportamenti degli attori del settore, vediamo che è aumentata e sta aumentando in generale la consapevolezza verso queste soluzioni.

Nel 2021, il 75% dei rispondenti alla nostra indagine è a conoscenza delle opportunità dei servizi Smart Home, contro il 69% del 2020. Se lo confrontiamo con il 55% del 2017, vediamo una crescita del 20% in 4 anni.

E questo si rispecchia nella domanda: è il primo anno per esempio che anche i consumatori richiedono funzioni come la possibilità di gestire un elettrodomestico da remoto.

Smart Home: il 46% degli italiani ha in casa almeno un dispositivo IoT

La rilevanza delle assicurazioni come canale di vendita per soluzioni Smart Home è oggi ancora molto limitata: solo un 2% del totale. Possiamo aspettarci una crescita?

Penso di poter affermare che ancora è presto per una crescita forte.

Oggi si sta lavorando molto a livello di creazione di nuovi modelli di business. Parliamo, appunto, di customizzazione del premio sulla base di una casa con sistemi smart. Ci sono alcune proposte già su mercato, come polizze furti pay per use che scattano solo nei giorni in cui il cliente è fuori casa.

Quello che ritengo interessante è che, come accennavo prima, questi nuovi modelli permettono di attenuare le barriere all’entrata per questo tipo di polizze.

Mi spiego: fino ad oggi abbiamo seguito l’approccio classico di vendita dei sensori e della polizza in pacchetti all inclusive. Questo permette di conoscere meglio il profilo di rischio del cliente, ma comporta anche molti costi per l’installazione hardware e la sua gestione per il consumatore.

Il nuovo modello è in coperture più “snelle”, che oltre ad applicare opzioni pay per use di basano sugli strumenti già presenti. Non solo, con il nuovo paradigma anche il premio varia in base al livello di “smartness” della casa.

Si tratta di un processo ancora in fase embrionale, ma con prospettive senz’altro interessanti.

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Due anni di insurtech in Italia: i numeri di una svolta tra luci e ombre

“E pensare che due anni fa, quando è nata Italian Insurtech Association, il mercato insurtech muoveva i primi passi…”, ricorda Simone Ranucci Brandimarte, co-fondatore e presidente dell’Associazione che festeggia il suo secondo compleanno in un contesto profondamente cambiato. Il 2021 si è chiuso con 280 milioni di euro di investimenti complessivi (di cui 10 in startup), un incremento del 460% sul 2020, e di pari passo è aumentata nelle compagnie assicurative la consapevolezza dell’importanza della trasformazione digitale.

In due anni Italian Insurtech Association ha organizzato circa 170 eventi ai quali hanno partecipato oltre 30.000 persone, ha diffuso circa 40 report e ricerche per monitorare i trend di mercato su temi chiave, e un ambizioso Manifesto in 13 punti per sostenere la transizione digitale dell’industria, con l’obiettivo di raggiungere 1 miliardo di euro di investimenti nel 2023.

In occasione dell’entrata nell’Associazione di sei nuovi Soci Senior (Chubb, expert.ai, Generali, ICG, Sara e Telepass), abbiamo fatto con Presidente Simone Ranucci Brandimarte un bilancio dei primi due anni di Italian Insurtech Association, che è anche una riflessione sul mercato dell’innovazione nell’industria assicurativa.

Presidente, cominciamo dal 2020, quando avete creato Italian Insurtech Association. Com’era la situazione?

Non c’erano investimenti significativi, e quelli che c’erano erano principalmente negli Stati Uniti. L’Europa era ancora arretrata e aveva un ruolo secondario.

insurtech 2022

Nel tempo poi la situazione è cambiata e abbiamo assistito ad una crescita costante dell’Insurtech anche in Italia: sono infatti aumentati gli investimenti in startup da parte delle compagnie assicurative e degli intermediari, con quasi 10 milioni di euro nel 2021, rispetto ai 5,1 del 2020, secondo i dati emersi dall’Insurtech Investment Index 2022, ideato da IIA ed elaborato dall’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano.

Secondo la ricerca, durante il 2021, il 27% degli intervistati ha effettuato almeno un investimento in una startup Insurtech, contro il 19% del 2020, a conferma di un progressivo e continuo interesse verso il settore e la consapevolezza di dover accelerare su progetti innovativi e sullo sviluppo di nuovi servizi digitali, spesso realizzati dalle startup: e nel 2020 il 26% dei CEO di Compagnie Assicurative vedevano l’Insurtech come priorità, saliamo all’81% a inizio 2022.

A questi temi sono riconducibili 14 operazioni per un valore di 9,7 milioni di euro, e un capitale medio investito a circa 0,7 milioni. L’86% di questi investimenti sono diretti a startup con sede in Italia, mentre il 7% verso startup con sede in Europa e il 7% nel mondo.

Questi trend e i dati che abbiamo raccolto e che stiamo raccogliendo ci portano a credere che al 2023 arriveremo a 1 miliardo di investimenti in Insurtech.

Quali sono gli aspetti principali che avete visto migliorare?

Come già detto, abbiamo visto aumentare il valore degli investimenti in Insurtech e accanto a questa crescita abbiamo assistito – inevitabilmente – ad uno sviluppo delle competenze tecniche e digitali, ambito che è migliorato anche se non è ancora sufficiente.

Un altro aspetto molto rilevante poi, riguarda l’Open and Embedded Insurance che è un po’ al centro della rivoluzione Insurtech in quanto rappresenta da un lato un valore per il consumatore finale, dall’altro un valore per il fornitore di prodotti o servizi. Assicuratori e riassicuratori sono fortemente interessati ad adottare questo modello, perché offre la possibilità di conquistare clienti digitali, con costi pari a zero, sfruttando la base clienti di un partner distributivo, oltre ad offrire al cliente una customer experience di tipo digitale e in linea con le sue aspettative.

Sulla base delle nostre ricerche e stime, il numero di aziende non assicurative che offrono al loro parco clienti prodotti e servizi assicurativi è aumentato del 426% rispetto al 2018. A Giugno 2018 erano state censite 23 aziende che avevano venduto polizze a quasi 220 mila clienti. A Giugno 2021 il numero di queste aziende è aumentato a oltre 120 aziende con un numero di clienti superiori alle 810 mila unità, e prevediamo che entro il 2025 sia il numero delle aziende che il numero dei clienti possa aumentare fino a 10 volte.

Quali sono i principali obiettivi raggiunti finora dall’Associazione?

L’Associazione si è dotata di un Manifesto, che viene aggiornato di anno in anno e che verifichiamo con gli associati ogni mese, proprio per avere assoluta consapevolezza di dove siamo e di dove vogliamo andare.

Rispetto ai nostri obiettivi sicuramente ci sentiamo di avere dato, anche se indirettamente, una spinta agli investimenti, avendone comunicato costantemente e con forza la necessità. Inoltre, siamo gli unici in Italia a misurare nel dettaglio gli investimenti e a fare proposte concrete per l’Insurtech, e anche grazie a questo ci stiamo avvicinando al miliardo di investimenti al 2023.

Un altro obiettivo per il quale abbiamo lavorato tanto riguarda la formazione, ambito nel quale abbiamo portato avanti molte iniziative. Abbiamo realizzato con successo due edizioni del Master Insurtech, e stiamo già lavorando alla terza; in collaborazione con il Silicon Valley Innovation Center abbiamo realizzato due edizioni del Corso Executives; infine, abbiamo messo on line una piattaforma di e-learning accessibile a chiunque, la Tech Education Academy – TEA.

Non sono mancate poi le attività legate al Regtech, su cui abbiamo un tavolo permanente ci confrontiamo con IVASS. Abbiamo allargato la nostra rete stringendo numerose partnership internazionali, con la Gita e con il DIA per citarne due. Abbiamo dato una grande spinta all’adozione della SPID per gli associati, in accordo con Namirial e accelerato la creazione di un fronte comune portando l’Insurtech su tutte le testate, dalle più piccole alle più rilevanti.

Quali sono invece i principali punti critici del panorama italiano Insurtech?

Nonostante i numeri e nonostante gli investimenti in Insurtech in Italia siano cresciuti, c’è ancora tanta strada da fare per raggiungere l’obiettivo di un miliardo di euro di investimenti al 2023, specialmente per quanto riguarda le Startup.

L’obiettivo del miliardo di euro di investimenti al 2023 è importantissimo da un lato per aumentare la competitività del settore, che rischia di rimanere indietro e schiacciato rispetto ad altri players maggiormente digitalizzati e al passo coi tempi, dall’altro perché la domanda è completamente diversa oggi, e l’industry deve attrezzarsi per fornire risposte, servizi e prodotti adeguati.

In quest’ottica, le startup sono fondamentali, ma in Italia sono pochissime quelle che sono riuscite ad ottenere investimenti lo scorso anno, solamente 8. Un numero davvero piccolo se si pensa che in Inghilterra, Francia e Germania hanno ottenuto investimenti rispettivamente 30, 18 e 16 Startup. Se poi si guarda alle cifre, il dato è ancora più discordante. In Francia, nel 2021, sono stati investiti in Startup Insurtech 601 milioni di euro, in Germania 749 e in Inghilterra 882; in Italia , la cifra investita in Startup Insurtech nel 2021 ammonta solo a 17 milioni di euro.

Per quanto quindi rispetto al 2020 ci siano stati ampi miglioramenti, per il nostro Paese la strada è ancora in salita. Se volgiamo che l’economia cresca, se vogliamo essere un mercato interessante per gli investitori stranieri, se vogliamo che il PIL aumenti, gli investimenti Venture Capital in Startup dovranno aumentare e di conseguenza aumenteranno il numero di nuovi profili e di risorse assunte. C’è una fortissima correlazione tra questi tre fattori, e non ci sarà crescita del Paese senza crescita delle startup

insurtech 2022

La crescita della startup da sola, però, non può bastare. Che cos’altro serve?

Un altro punto critico del panorama italiano sono senza dubbio le competenze. Secondo il Report sulle Competenze che abbiamo pubblicato a febbraio, entro il 2024 saranno inseriti all’interno filiera 7 mila nuovi profili con competenze tecnologiche avanzate: ingegnere robotico, esperti di analisi dei dati e in cybersecurity, cloud architect, ecc., ma si punterà anche sulla formazione di top manager, intermediari e dipendenti in ambito tecnologico e digitale per superare il forte gap ancora esistente.

Il 50% dei profili ricercati oggi non è mai stato impiegato in azienda, ma assumerà nei prossimi 3 anni un ruolo strategico nella transizione digitale del settore, fondamentale per rafforzare la competitività dell’intero mercato assicurativo italiano. Al tempo stesso per allineare il mercato assicurativo ai nuovi trend e al ruolo sempre più strategico dell’insurtech, il settore dovrà fortemente investire in formazione: nei prossimi 3 anni, saranno formati circa 50 mila profili professionali.

Esiste un forte gap di competenze tecnologiche soprattutto tra gli intermediari, che rivestono un ruolo centrale all’interno della catena del settore, e i dipendenti di compagnie assicurative. Tra gli intermediari il 85% ritiene che la propria organizzazione non abbia competenze tech e digital adeguate al mercato e la metà è molto preoccupato di questo divario rispetto ai cambiamenti in atto nel settore. Per questo motivo circa 7 intermediari e dipendenti su dieci auspicano di ricevere una formazione digitale nei prossimi 12 mesi per rimanere al passo con l’evoluzione del mercato

Uno scenario differente viene fornito dal top management dell’azienda, secondo i quali le competenze tech e digital della propria organizzazione sono in linea con l’evoluzione del mercato, ma concordano sul fatto che la creazione di competenze tech e digital all’interno dell’organizzazione sia una priorità molto elevata.

Il Gap di competenze tech e digitali resta una delle sfide principali per il settore dell’Insurtech italiano. Le figure che si stanno cercando sono profili altamente tecnici, difficili da reperire, figure che sino a poco tempo fa non lavoravano all’interno dell’industria assicurativa, ma che sono fondamentali per far evolvere il settore verso una completa digitalizzazione e renderlo sempre più competitivo.

Non solo, la capacità di investire in innovazione consentirà di attrarre giovani talenti, cosa che oggi non avviene, ma anche la capacità di formare risorse più che mai necessarie.

insurtech 2022

Cosa c’è nel futuro prossimo di Italian Insurtech Association e cosa possiamo aspettarci per l’Insurtech in Italia?

Nel nostro futuro sostanzialmente ci sono tre filoni:

  1. contenuti e ricerche
  2. formazione
  3. eventi, di cui molti in presenza

Sui contenuti e sulle ricerche investiremo moltissime energie quest’anno abbiamo in calendario la pubblicazione di almeno una ricerca o report al mese, ma a maggio ad esempio ne avremo 3.

Stiamo lavorando con molti partner rilevanti per dare agli studi una profondità e un fondamento che costituiscano un reale valore per gli associati, per la community e per il mercato. Inoltre, abbiamo 15 tavoli di lavoro su tematiche verticali ai quali partecipano i nostri soci e che produrranno output accessibili a tutti.

Sulla formazione abbiamo un obiettivo alto, ma imprescindibile, ovvero arrivare al 2023 con 50.000 persone formate su tecnologia e digitale. Perseguiremo il nostro obiettivo attraverso i master, che porteremo avanti anche quest’anno e che hanno avuto ottimi riscontri; spingeremo sempre più utenti ad utilizzare la Tech Education Academy – TEA, la nostra piattaforma per e-learnig open e gratuita; infine, attraverso i webinar gratuiti, che organizziamo una volta a settimana, e gli eventi come il Summit, vogliamo stimolare e incentivare una cultura Insurtech.

Per quanto riguarda gli eventi torneremo maggiormente in presenza, sia per quanto riguarda gli incontri tra i soci, che ce lo chiedono a gran voce, sia per quanto riguarda gli eventi aperti. Stiamo organizzando l’Insurtech Day a giugno, occasione nella quale presenteremo una ricerca a tema Healthtech, in presenza a Milano, e sempre a Milano dedicheremo un’intera giornata in presenza al nostro Italian Insurtech Summit, arrivato alla terza edizione. Da qui a fine anno poi senza dubbio ci saranno altre occasioni per incontrarci di persona.

Infine, abbiamo come sempre il nostro manifesto a guidarci.

Chiudiamo con due anni in sintesi: quali i punti chiave?

Possiamo dire che dal 2020 al 2022 i cambiamenti più notevoli sono questi:

  1. È evidente che investimenti tech e digitali limitati condurranno a gap competitivo.
  2. È evidente che gli intermediari non sono minacciati.
  3. È evidente che la rivoluzione digitale per il comparto assicurativo porta ad un aumento del mercato e non alla sua riduzione.
  4. È evidente che la rivoluzione digitale sarà molto veloce e che la sfida reale sarà la rapida creazione di competenze.

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Regtech, che cosa cambia nelle assicurazioni con la firma elettronica

L’onda della trasformazione digitale che sta travolgendo il mondo assicurativo passa anche per una revisione delle procedure normative e di regolamentazione, notoriamente complesse e in costante cambiamento.

Da questo punto di vista le possibilità offerte dal RegTech – regulation technology, quindi l’applicazione della tecnologia all’ambito della regolamentazione – è fondamentale per semplificare la sottoscrizione delle polizze e permettere ai clienti di visionare e firmare i documenti anche a distanza. Già oggi, infatti, esistono diverse modalità studiate proprio per garantire sicurezza e trasparenza in questo passaggio chiave.

​​“Il mercato dell’Insurtech sta conoscendo un’espansione considerevole e repentina nell’arco degli ultimi anni, che pone l’accento, anche per quanto riguarda gli aspetti legali, su un nuovo modo di intendere lo svolgimento dell’attività assicurativa in maniera fortemente digitalizzata” ha spiegato Andrea Polizzi, socio dello studio legale D’Argenio Polizzi e Associati e tra i soci fondatori dell’Italian Insurtech Association (IIA), durante il webinar dedicato al tema (che è possibile rivedere qui).

“In questo contesto il tema della firma elettronica è sicuramente centrale perché, sebbene siano vigenti precise disposizioni relative alla firma qualificata e avanzata, c’è la necessità da parte del settore di sviluppare sistemi alternativi di gestione delle firme elettroniche da apporre sulla documentazione precontrattuale e contrattuale, idonee a coniugare duttilità e facilità nell’utilizzo, da un lato, e certezza dell’identità tra il cliente e il firmatario, dall’altro”.

Il quadro normativo

Lo sviluppo dei sistemi alla base delle firme elettroniche, spiega Polizzi, era cominciato ben prima della pandemia di Covid-19, che però ha di certo contribuito ad accelerare la loro adozione. Durante il periodo di emergenza sanitaria, infatti, le firme elettroniche sono state tra i metodi più diffusi per la distribuzione di prodotti assicurativi, soprattutto perché permettevano di evitare contatti non necessari e di concludere le transazioni in tutta sicurezza.

Il quadro normativo legato alle firme elettroniche si basa su due direttive fondamentali. La prima è il regolamento europeo n. 910 del 2014, detto regolamento eIDAS, che indica gli elementi principali per i Paesi membri dell’Unione europea.

In Italia, poi, il riferimento è dato dal Codice di amministrazione digitale (CAD), istituito con un decreto legislativo del 2005 e poi aggiornato più volte, anche per adattarsi alle richieste europee dell’eIDAS. Secondo Polizzi, il CAD rappresenta una sorta di “testo unico” per le firme elettroniche e la sottoscrizione digitale dei documenti in Italia.

Come evidenziato durante il webinar di IIA (che è possibile rivedere qui) oggi è evidente come l’evoluzione tecnologica stia procedendo a una velocità rapidissima, che supera le capacità del regolatore di adattare le norme di riferimento. In futuro, infatti, le firme digitali potrebbero diventare la modalità prediletta dalla maggior parte degli utenti, richiedendo quindi un continuo aggiornamento degli ordinamenti.

Le quattro (più una) tipologie di firma elettronica

Oggi esistono diverse tipologie di firme digitali. Le prime sono quelle cosiddette “semplici”, come la scansione di un documento firmato manualmente o la possibilità di incollare una rappresentazione grafica della propria firma su un contratto. Queste modalità, però, non permettono di identificare in modo sicuro l’autore della firma, e quindi non sufficienti per firmare un contratto assicurativo.

Una seconda tipologia di firma elettronica è quella dell’autenticazione tramite one-time password (OTP), un codice a sei cifre che l’utente riceve generalmente sul proprio numero di cellulare o indirizzo mail, e tramite il cui può accedere a determinati servizi. Questa tipologia di firma però rappresenta principalmente una modalità di autenticazione, e non di identificazione: per questo motivo nemmeno l’OTP è sufficiente di per sè per firmare un contratto.

Le vere e proprie firme elettroniche “forti”, quindi sicure e riconosciute come valide, sono la firma elettronica avanzata (FEA) e la firma elettronica qualificata (FEQ, o firma digitale). Queste permettono di stabilire una connessione univoca con l’utente che sta sottoscrivendo il contratto, anche grazie all’autenticazione a più fattori, e garantiscono quindi l’integrità del documento.

regtech assicurazioni firma elettronica

Infine, nel prossimo futuro diventerà importante anche l’integrazione delle firme elettroniche con il Sistema pubblico di identità digitale (Spid), già oggi largamente diffuso nel settore pubblico e in crescita anche nel privato. Secondo Polizzi l’autenticazione tramite Spid è sicura e certificata, e l’utilizzo di questa modalità equivale quindi all’uso di una firma elettronica forte.

Firma elettronica per le assicurazioni: vantaggi e criticità

Uno dei vantaggi principali offerti dall’uso di firme digitali sta nei livelli di sicurezza: le firme elettroniche forti offrono maggiori garanzie rispetto alle metodologie tradizionali, riducendo allo stesso tempo le possibilità di falsificazione. Inoltre, i documenti firmati per vie digitali risultano più semplici da conservare e gestire sia per le compagnie che per i clienti.

Come sottolineato da Polizzi, le firme digitali riducono inoltre i tempi di sottoscrizione delle polizze assicurative e rendono tutto il processo più semplice e immediato. Da questo punto di vista, le firme elettroniche possono anche essere utilizzate come strumento per raggiungere persone che altrimenti non sarebbero propense ad acquistare un prodotto insurance, come i più giovani.

Durante la pandemia di Covid-19, la possibilità di sottoscrivere polizze in modo completamente virtuale ha infatti permesso alle aziende di continuare a operare in tutta sicurezza, evitando contatti sociali non necessari.

Rimangono, comunque, alcuni punti importanti da migliorare per promuovere la diffusione sempre più ampia delle firme elettroniche. In primo luogo la questione del consenso e la tutela degli utenti che scelgono di utilizzare questa modalità, che devono comunque risultare chiare, semplici e immediate da comprendere per tutte le parti coinvolte.

L’articolo Regtech, che cosa cambia nelle assicurazioni con la firma elettronica proviene da InsuranceUp.


Open Insurance, exit per Neosurance: il broker MAG acquisisce la maggioranza della scaleup

È exit per la scaleup italiana Neosurance. Il Gruppo MAG, da oltre quarant’anni broker assicurativo italiano per le aziende che operano nel mercato nazionale e internazionale, ha acquisito la maggioranza dell’insurtech, che opera come broker digitale e abilitatore tecnologico in Unione Europea, Regno Unito, America e Far East.

Con l’acquisizione del 50,065% del capitale, MAG contribuirà ad accelerare lo sviluppo di soluzioni innovative a livello di prodotto, processo e canale. Confermata la presenza nell’asset societario dei suoi soci fondatori, Neosperience SpA e Digital Tech Srl.

L’operazione contribuirà a promuovere la diffusione del nuovo paradigma distributivo dell’open insurance, volto a proporre a imprese, consumatori, dipendenti e altri intermediari un’offerta di polizze più accessibile, trasparente ed integrata.

Chi è Gruppo MAG

Ha quasi un secolo di storia il Gruppo MAG, impresa familiare italiana che vede la famiglia impronta alla sua terza generazione. Uno dei maggiori gruppi di brokeraggio assicurativo italiano, il gruppo ha l’obiettivo di offrire soluzioni efficienti ai bisogni di aziende e clienti con servizi non standard.

Con oltre 8.000 aziende clienti in quasi 150 Paesi e più di 300 milioni di polizze gestite solo in Italia, MAG ha una spiccata propensione all’innovazione e un focus sulla personalizzazione.

“Il Gruppo MAG ha solide radici nella cultura imprenditoriale italiana e promuove i valori che la caratterizzano, con uno sguardo costantemente rivolto all’innovazione. La trasformazione digitale che stiamo vivendo sta rivoluzionando anche il settore assicurativo e reputo fondamentale porsi attivamente all’interno dei nuovi scenari” dichiara il Predidente Pierluca Impronta. “Per questo motivo l’accordo con Neosurance rappresenta un’opportunità importante che ci permetterà di essere sempre più flessibili e lungimiranti rispetto alle esigenze di aziende e persone”.

Neosurance, la scaleup italiana dell’open insurance

Fondata a Milano nel 2016, Neosurance è una scaleup insurtech globale e broker assicurativo digitale.

Offre alle aziende e alle community digitali una piattaforma API e di front-end completamente integrabile e personalizzabile, per consentire la distribuzione di polizze istantanee, pay-per-use e a subscription, direttamente su smartphone, al cliente giusto e nel momento giusto.

Qui un’intervista al CEO Pietro Menghi

MAG e Neosurance insieme per l’Open Insurance Platform as a Service

Da un lato il Gruppo MAG, con il suo network e il suo approccio mirato ad offrire soluzioni sempre più efficaci e personalizzate. Dall’altro le competenze distintive di Neosurance che, attraverso digitalizzazione e ibridazione di canali di vendita, abilitano la distribuzione B2B2C di polizze innovative mediante app, piattaforme e digital properties delle aziende clienti e partner di entrambe le società.

L’accordo permetterà a Neosurance di accelerare la propria crescita internazionale su un network globale di player assicurativi, riassicurativi e di business partner distributivi, beneficiando di una vasta rete commerciale. Il Gruppo MAG spingerà sulla digitalizzazione, abilitando nuovi modelli di revenue e business su larga scala, in linea con il proprio approccio consulenziale, che punta a rispondere con soluzioni efficienti e personalizzate ai bisogni di aziende e persone.

La sinergia industriale tra le due realtà agevolerà l’accesso a nuovi mercati b2c sia scalando prodotti innovativi già lanciati sul mercato da Neosurance, come coperture furto pay-per-use, micro-assicurazioni istantanee per sport e viaggi e polizze salute attivabili in pochi click, sia creando soluzioni di protezione e assistenza completamente nuove.

In quest’ottica, la “Open Insurance Platform as a Service” ideata e sviluppata da Neosurance coniuga intelligenza artificiale, scienze comportamentali, compliance assicurativa e user experience design, per favorire un’integrazione sempre più efficace con i contesti digitali in cui oggi viviamo.

“Lavoreremo insieme a un’intensa roadmap di progetti, che aprirà finalmente le porte all’applicazione su larga scala dei paradigmi dell’Open Insurance in Italia e all’estero” commenta Pietro Menghi, CEO di Neosurance. “Per innovare davvero questo settore e aumentare la capacità di resilienza di milioni di individui e famiglie, la tecnologia da sola non basta: è fondamentale la spinta di operatori fortemente integrati nel territorio, riconosciuti sui mercati e con una chiara visione del futuro. Siamo felici di portare con MAG l’innovazione a livello di sistema, massimizzando l’impatto economico e sociale delle assicurazioni”.

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Fin+Tech, le 16 startup scelte dal programma di accelerazione fintech e insurtech di CDP Venture Capital

Fin+Tech, il programma di accelerazione fintech e insurtech lanciato da CDP Venture Capital, ha selezionato le sue prime 16 startup, e c’è anche Insurance4Music, tra i vincitori della call Open-F@b Call4Ideas 2021 promossa da BNP Paribas Cardif con Insuranceup.

Insurance4music, l’assicurazione digitale dedicata al mondo della musica

Nato da un’iniziativa di CDP Venture Capital insieme a Digital MagicsStartupbootcampFintech DistrictNexi e Credem, Fin+Tech è parte della Rete Nazionale Acceleratori CDP, un network presente su tutto il territorio per aiutare la crescita di nuove realtà specializzate nei mercati a maggiore potenziale.

Qui un approfondimento

La prima call, lanciata a luglio 2021, si è conclusa con la raccolta di 300 candidature di cui circa il 50% provenienti dall’estero: un importante segno dell’interesse verso il mercato italiano per i segmenti insurtech e fintech.

La selezione è stata effettuata su criteri di innovatività della soluzione, composizione del team, scalabilità del progetto, potenziale di mercato. In ambito fintech sono state premiate quelle iniziative legate ai sistemi di pagamento, lending, sistemi di certificazione e interoperabilità basate sulla blockchain, sistemi di credito e scoring per e-commerce, intelligenza artificiale e open banking, soluzioni di tokenizzazione per transazioni finanziarie e piattaforme di robo advisory. Per quel che riguarda l’insurtech sono stati privilegiati sistemi di digitalizzazione delle polizze online, piattaforme di automatizzazione delle transazioni assicurative, risk management in ambito assicurativo, prodotti assicurativi IoT based.

Fin+Tech, la lista delle startup selezionate

  • Cents, piattaforma ad impatto sociale che unisce l’esperienza del dono ad ogni acquisto, connettendo persone, aziende ed istituti finanziari al Terzo settore.
  • Earnext SA, piattaforma di total wealth management indirizzata a consulenti finanziari.
  • Exain, piattaforma blockchain-based per la tokenizzazione e la gestione di asset.
  • Flowbe ha progettato ed ingegnerizzato TENet (Trasted Exchange Network): prima piattaforma di interoperabilità che consente ad aziende/operatori/utenti di interagire in seno a processi specifici in modalità nativamente digitale e certificata.
  • Icashly, app mobile di digital banking volta a semplificare e migliorare gli aspetti finanziari delle persone: paga, risparmia, investi ed impara.
  • Ooki, app per il financial well-being, consente agli utenti di ottimizzare il proprio livello di rischio di credito attraverso l’open banking.
  • Politically, piattaforma che punta a rendere digitale e trasparente la raccolta fondi durante le campagne elettorali.
  • SplittyPay, piattaforma che offre soluzioni di pagamento innovative.
  • Aptus.ai, startup innovativa che rende i regolamenti bancari accessibili in formato machine readable applicando tecnologie proprietarie di intelligenza artificiale per automatizzare l’analisi d’impatto in un contesto multi-lingua e cross-country.
  • Coyzy, applicazione mobile di sicurezza personale e prevenzione della violenza basata sul concetto di crowd-sourcing, con il supporto delle community locali.
  • Delega, SAAS cloud based fintech la cui missione è digitalizzare interamente il processo delle procure bancarie per le aziende di medie e grandi dimensioni.
  • Fairsich, startup che fornisce soluzioni IoT e software per valutare in tempo reale il livello di rischio di un guidatore, abilitando modelli di prezzo dinamico in ambito mobility.
  • Insurance4Music, primo broker interamente dedicato al mondo della musica, che, tramite una piattaforma digitale, offre diverse soluzioni assicurative, dall’assicurazione sugli strumenti musicali alle polizze eventi.
  • Lawing, piattaforma web che semplifica il processo di vendita da remoto di prodotti finanziari, consentendo a banche e assicurazioni di incontrare in video meeting clienti e prospect, condividere con loro documenti e/o contratti e riceverli firmati digitalmente.
  • Open-Source Modelling, startup che si occupa dello sviluppo e fornitura di modelli attuariali e/o di calcolo del rischio attraverso soluzioni open-source.
  • TrueScreen, app che consente di certificare foto, video, screenshot, documenti e registrazioni audio garantendo con estremo valore probatorio che ogni contenuto generato da smartphone o tablet sia autentico ed immodificabile.

Le 16 startup, operative in ambito fintech e insurtech, avranno la possibilità di accedere al programma beneficiando di un investimento iniziale di 48.500 euro, di un percorso di accelerazione di 4 mesi con il supporto di un network di mentor, corporate di settore e del mondo venture capital e, per le realtà che saranno considerate più promettenti, di un follow-on di investimento fino a 300mila euro.

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Insurtech e Cyber Security: numeri, trend e startup del settore

Il tema della cyber security da sempre rappresenta uno dei pilastri principali su cui si basa il mondo insurtech, ed è destinato a diventare ancora più importante nel prossimo futuro.

Nel processo di trasformazione digitale che sta travolgendo il settore, infatti, è fondamentale per le aziende avere la certezza di poter contare su sistemi digitali, dai software proprietari alle operazioni in-cloud, sicuri e inattaccabili. Oggi, questo non sempre avviene: secondo il Risk Barometer sviluppato dal colosso assicurativo Allianz, nel 2022 i rischi legati alla cyber security erano al primo posto tra i motivi di preoccupazione per le aziende, seguite da possibili interruzioni delle attività produttive e dalle catastrofi naturali.

Anche per questo, le compagnie si stanno muovendo per proteggersi dagli attacchi informatici, facendo quindi crescere notevolmente il mercato della cyber security.

Cyber security: i dati in Italia

Secondo l’Osservatorio fintech e insurtech del Politecnico di Milano, in Italia lo scorso anno il mercato della cyber security ha raggiunto il valore di 1,55 miliardi di euro, un aumento del 13% rispetto al 2020 e del 58% rispetto ai 976 milioni del 2016. Inoltre, nel 2021 il 60% delle grandi organizzazioni ha previsto un aumento del budget destinato a questo ambito strategico.

L’aumento della spesa corrisponde a un aumento degli attacchi: nel primo semestre del 2021 sono stati registrati più di mille incidenti gravi, e quasi un terzo delle aziende italiane ha rilevato un aumento dei pericoli nell’ultimo anno. Una possibile motivazione si può trovare nelle circostanze causate dalla pandemia di Covid-19, che ha costretto milioni di persone ad adottare nuove modalità lavorative ricorrendo allo smart working, il lavoro da remoto, una pratica destinata a rimanere ben oltre la fine dell’emergenza sanitaria.

Sempre nel 2021, inoltre, sono state effettuate in Italia 13 operazioni di acquisizione, aggregazione e quotazione legate a 24 realtà specializzate in servizi e soluzioni per la cyber security, che hanno contribuito a dare dinamicità al mercato e generato un valore complessivo da centinaia di migliaia di euro.

Nonostante l’evidente interesse del mondo corporate, in Italia gli investimenti dedicati alla sicurezza informatica rappresentano solo lo 0,08% del Pil, il dato più basso tra i Paesi del G7. “Il mercato del cybercrime corre veloce, con nuove tipologie di attacco sempre più sofisticate. Le organizzazioni non devono abbassare la guardia, ma muoversi elaborando una strategia a lungo termine per la sicurezza informatica” ha commentato Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico.

Cyber Security 2021

Cyber security, i trend

Un recente report di McKinsey individua tre grandi tendenze di cybersecurity che avranno le maggiori implicazioni per le organizzazioni nei prossimi tre-cinque anni.

In primo luogo, una crescita dell’accesso on-demand a piattaforme di dati e informazioni diffuse, che richiederà per mitigare i rischi un aumento di modelli di sicurezza zero-trust, impiego di strumenti di analisi comportamentale, il monitoraggio elastico dei log di grandi set di dati, e la crittografia omomorfica, che permette di analizzare i dati criptati senza decifrarli.

Attacchi sempre più sofisticati da parte degli hacker renderanno necessario utilizzare l’automazione per combattere i cyberattacchi, attraverso processi risk based: i processi a basso rischio e di routine saranno gestiti automaticamente, liberando risorse per attività a più alto valore. A livello di tecnologie, aumenterà l’uso di AI e machine learning difensivo per la cybersicurezza. Sarà inoltre importante implementare soluzioni tecniche e anche organizzative per fronteggiare le minacce di ransomware, il ricatto informatico.

Infine, il report stima che il panorama normativo in continua crescita e le continue carenze di risorse, conoscenze e talenti surclasseranno la cybersecurity. Sarà perciò essenziale incorporare la cybersecurity tra le competenze tecnologiche delle aziende, così da integrare la sicurezza nelle risorse tecnologiche fin dal momento in cui vengono progettate, costruite e implementate.

Qui è disponibile il report completo

Cyber security, gli investimenti del PNRR

L’importanza attribuita alla sicurezza digitale è confermata anche dagli investimenti previsti dal Piano Nazionale di ripresa e resilienza, un enorme programma finanziato in larga parte dall’Unione europea per stimolare la crescita dopo il rallentamento causato dalla pandemia.

Il Piano dedica infatti 623 milioni di euro allo sviluppo e l’acquisto di “presidi e competenze di cybersecurity nella pubblica amministrazione”, e introduce l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN). Molte imprese si sono già dimostrate interessate all’iniziativa: il 17% ha fatto sapere di voler collaborare con l’Agenzia, e più della metà è in attesa di linee guida e indicazioni. Un ulteriore 22% vuole invece approfondire meglio il ruolo dell’organismo, in modo da poter individuare opportunità future. L’Agenzia dovrebbe essere operativa entro la fine del 2022.

Cyber Security 2021 PNRR

Insurtech e Cyber security, le startup del settore

In Italia sono attive diverse startup insurtech specializzate nell’ambito della cyber security. Un esempio è Keyless, realtà basata a Treviso che offre un sistema di autenticazione biometrica universale, assicurata dalla crittografia e utilizzabile in tutte le piattaforme e su tutti i dispositivi. Nel 2020 la startup è stata tra i tre vincitori del concorso Open-F@b Call4Idea, promosso da BNP Paribas e InsuranceUp.

Keyless permette agli utenti di autenticarsi senza utilizzare password, aumentando così i livelli di sicurezza da tutti i punti di vista: i dati biometrici infatti sono unici e inequivocabili, e per loro natura non possono essere soggetti a rischi di compromissione, persi o rubati.

Altra startup italiana da tenere d’occhio è Toothpic, nata come spin-off del Politecnico di Torino e poi incubata in I3P. La compagnia ha sviluppato una tecnologia di autenticazione a più fattori (multi-factor authentication, MFA) unica al mondo, utilizzando come chiave d’accesso le imperfezioni distintive nella fotocamera dello smartphone, impossibili da replicare.

Sempre nel panorama nazionale si fa notare Cyberangels,  startup cyber-insurtech nata per fornire a liberi professionisti e medie, piccole e micro imprese gli strumenti necessari a proteggersi dagli attacchi informatici. Cyberangels adotta un approccio a tutto tondo, che parte dalla creazione di consapevolezza e dalle attività di formazione per arrivare a soluzioni digitali studiate appositamente per le piccole realtà. L’innovatività dei suoi prodotti l’ha portata ad essere nominata tra le “Best Insurtech” agli Italian Insurtech Awards 2021.

Lo Spid come alleato per la sicurezza digitale

Nel tentativo di rendere più sicure le proprie operazioni digitali, il Sistema pubblico di identità digitale (Spid) può essere un alleato importante anche per il mondo insurtech. Utilizzato oggi già da quasi 30 milioni di italiani, il sistema, pensato per il settore pubblico, sta attraendo l’attenzione anche delle compagnie private.

Spid infatti permette agli utenti di accedere alle piattaforme digitali in modo rapido e sicuro, tramite un’unica combinazione di username e password. In questo modo tanto le aziende quanto gli utenti possono contare su un sistema di autenticazione affidabile, che semplifica le procedure e assicura la massima trasparenza.

Spid e identità finanziaria: come funziona e quale l’impatto per le assicurazioni

Oggi alcune startup insurtech, tra cui WideGroup, hanno già attivato l’autenticazione tramite Spid, e a ottobre 2020 l’Osservatorio fintech e insurtech del Politecnico di Milano ha lanciato un progetto volto proprio alla creazione, anche in Italia, di un sistema di identità finanziaria digitale.

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Spid e identità finanziaria: come funziona e quale l’impatto per le assicurazioni

Nel mondo interconnesso di oggi tutti noi possediamo decine di username e password necessari per accedere ai servizi digitali. In questo contesto, l’utilizzo del Sistema pubblico di identità digitale (Spid) e la diffusione del concetto identità finanziaria possono avere conseguenze importanti anche per il settore assicurativo.

Dal punto di vista pratico, infatti, la possibilità di autenticare i clienti attraverso il sistema Spid – opzione già oggi attivata da alcune startup innovative – permette alle compagnie di semplificare le procedure di accesso e garantire la massima sicurezza nelle transazioni.

L’integrazione tra settore pubblico e privato nell’ambito dell’identità finanziaria è già una realtà in alcuni Paesi europei, tra cui la Svezia e il Belgio, e diversi progetti sono in fase di studio o realizzazione anche in Italia.

Cos’è l’identità finanziaria

“Una rappresentazione digitale della persona, costruita nel tempo e nello spazio e basata sulla continua raccolta di dati, specialmente di carattere finanziario”. È questa la definizione canonica dell’identità finanziaria, un concetto innovativo che si sta facendo sempre più spazio nelle società interconnesse di oggi, in cui è possibile attivare e gestire digitalmente un numero sempre crescente di servizi.

Da un punto di vista pratico, i sistemi per la creazione di identità finanziaria permettono agli utenti di condividere facilmente i propri dati con gli operatori del settore, semplificando così le procedure di onboarding e l’accesso a tutti i servizi online.

Un unico account, dunque, integrato anche l’identità digitale Spid, tramite il quale è possibile aprire un conto corrente, attivare un mutuo, sottoscrivere una polizza assicurativa utilizzando documenti firmati e certificati digitalmente.

Tra i principali benefici dell’attivazione su larga scala di un sistema di identità finanziaria troviamo sicuramente la semplificazione delle procedure sia per gli utenti che per gli operatori, ma anche una gestione più trasparente delle operazioni che facilita il rispetto della compliance a scapito dell’evasione fiscale o del riciclaggio.

Identità finanziaria, i modelli europei

Diversi Paesi europei utilizzano già da anni un sistema di identità finanziaria per integrare i servizi bancari e amministrativi, sia nel pubblico che nel privato: tra gli altri, la Svezia con BankID, la Danimarca con NemID e anche il Belgio con itsme.

Svezia, il successo di BankID

Come spiegato dall’Osservatorio fintech e insurtech del Politecnico di Milano, in Svezia BankID è considerato come un vero e proprio documento di identità elettronica, al pari del passaporto, della patente o della carta d’identità, e può essere utilizzato anche al posto della classica firma digitale. La piattaforma permette ad aziende, banche e anche agenzie del governo di autenticare gli utenti e concludere accordi in modo sicuro tramite internet.

Per registrarsi è sufficiente possedere un documento d’identità e un numero di sicurezza sociale svedese, equivalente al nostro codice fiscale. La richiesta si effettua presso la propria banca o le agenzie governative predisposte all’attivazione del servizio.

Lanciato nel 2003, oggi BankID è utilizzato da 8,2 milioni di residenti svedesi – su un totale di circa 10 milioni – e ogni mese la piattaforma viene utilizzata per effettuare quasi 500 milioni di firme e identificazioni. La diffusione del sistema raggiunge il 100% tra i cittadini con un’età compresa tra i 41 e i 50 anni, ed è comunque superiore al 99% nella fascia 21-40 anni. Il 98,3% degli accessi viene effettuato tramite l’app BankID per mobile.

A fine 2021, il sistema di BankID era utilizzato da più di cinquemila organizzazioni attive in diversi ambiti, sia nel settore pubblico che privato. L’uso del servizio, inoltre, è sempre gratuito per i clienti.

I sistemi di Danimarca e Belgio

In Danimarca è invece attivo NemID (easyID in danese), un’iniziativa lanciata dal sistema bancario ma presto diventata un sistema nazionale. L’identità finanziaria di NemID è utilizzabile per aprire un conto corrente e firmare documenti bancari.

In Belgio, invece, è attiva la piattaforma Itsme, un progetto lanciato da quattro banche e tre provider di servizi di telecomunicazione oggi utilizzato da più di tre milioni di cittadini. Tramite Itsme gli utenti possono autenticarsi in una serie di servizi elettronici, effettuare pagamenti digitali e accedere ai portali di home banking e ai servizi digitali della pubblica amministrazione.

Identità finanziaria in Italia: il progetto dell’Osservatorio fintech e insurtech

In Italia, il principale progetto per la creazione di un’identità finanziaria è stato lanciato dall’Osservatorio fintech e insurtech del Politecnico di Milano in collaborazione con la società di consulenza Pwc, il provider tecnologico Fabrick e lo studio legale Bonelli Erede.

La sperimentazione, partita a ottobre 2020, si trova ora nella fase di analisi e sviluppo tecnologico, mentre la fase di testing dovrebbe partire entro il primi mesi del 2022. Una volta operativa, la piattaforma permetterà a tutti gli utenti di inviare rapidamente i propri dati finanziari da un istituto bancario all’altro, grazie anche al Sistema pubblico di identità digitale (Spid), oggi già operativo e largamente utilizzato dagli italiani.

Spid nelle startup insurtech: l’esempio di WideGroup

Intanto, a inizio marzo la startup di intermediazione assicurativa WideGroup ha attivato l’integrazione con il sistema Spid, dando ai suoi clienti la possibilità di accedere al portale MyWide utilizzando le credenziali del sistema pubblico di identità digitale. L’innovazione migliorare l’esperienza utente e facilita il percorso di fruizione dei servizi, aggiungendo per esempio la possibilità di consultare i documenti direttamente online e firmarli digitalmente.

Secondo Gerardo Di Francesco, co-founder e managing partner di WideGroup, questa implementazione “porterà a una risoluzione definitiva delle criticità normative legate al riconoscimento a distanza degli utenti e all’autenticazione degli stessi nei nostri sistemi”.

Wide Group introduce l’autenticazione tramite Spid: cosa significa per il settore insurance

Un passo importante che da un lato evidenzia le potenzialità del sistema Spid per il mondo insurance, e dall’altro spinge le startup del settore a seguire l’esempio e migliorare i propri meccanismi di autenticazione.

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