Azos, l’insurtech brasiliana che usa AI e data science per polizze vita più accessibili

Non solo Stati Uniti: il mercato insurtech cresce rapidamente in tutte le parti del mondo, dall’Australia all’America Latina, dove il 19 maggio la startup brasiliana Azos ha chiuso un round di investimenti da più di 6 milioni di dollari – 30 milioni di real brasiliani, la valuta locale – guidato dal colosso Munich Re. Dalla sua nascita nel 2020, ha raccolto oltre 18 milioni di dollari.

Azos: l’intelligenza artificiale per polizze vita semplici, rapide e accessibili

Azos Insurance nasce a San Paolo, in Brasile, nel 2020 da un’idea di Renato Farias, Bernardo Correa Ribeiro e Rafael Cló, attuale CEO. La startup punta a rivoluzionare il settore del polizze sulla vita in Brasile, rendendole più accessibili ed economiche. Le sue polizze, completamente digitalizzate, sono infatti personalizzabili in base alle esigenze di ogni cliente e di ogni famiglia.

“La mancanza di trasparenza, i premi eccessivamente alti, e i lunghi tempi d’attesa tipici dei prodotti assicurativi tradizionali sono solo alcune delle ragioni per cui molti clienti o intermediari decidono di non acquistare o di non vendere assicurazioni sulla vita”, dichiara il CEO Cló, aggiungendo: “Abbiamo creato Azos proprio per risolvere questi problemi”.

Cosa offre Azos

La startup sfrutta l’intelligenza artificiale e la data science per automatizzare i processi di sottoscrizione delle polizze, in modo da offrire un prodotto innovativo che semplifica tutti i processi. I suoi prodotti non richiedono esami medici specifici, che spesso risultano dispendiosi in termini di tempo e denaro, ma si basano in gran parte su un semplice questionario compilabile online. I massimali vanno da 10mila a due milioni di real brasiliani – all’incirca tra duemila e 400mila euro –, e le polizze possono essere attivate in modo estremamente rapido, generalmente nel giro di un giorno lavorativo.

I pacchetti offerti da Azos sono molteplici: dalla tradizionale assicurazione sulla vita alle polizze per invalidità totale per infortunio o per malattia grave, come cancro o ictus. Tra le altre cose, i prodotti di Azos permettono ai clienti di nominare uno o più “Guardiani”, persone che, in caso di infortunio dell’intestatario della polizza, avranno il compito di gestire l’assicurazione e fare in modo che tutti ricevano la dovuta compensazione.

Gli investimenti

Nata nel 2020, in circa due anni di attività Azos ha raggiunto risultati notevoli e ha chiuso tre round di investimenti. Il primo, in modalità Seed, si è concluso a ottobre 2020 per circa 2,5 milioni di euro (12,5 milioni di real brasiliani). Il secondo, e per ora, più fortunato è stato quello chiuso a novembre 2021 per ben 55 milioni di real, pari a più di 9 milioni di euro.

L’ultimo invece, chiuso il 19 maggio 2022, ha fruttato quasi sei milioni di euro (30 milioni di real brasiliani), grazie anche alla partecipazione maggioritaria di Munich Re Ventures, il ramo strategico del colosso assicurativo tedesco.

L’articolo Azos, l’insurtech brasiliana che usa AI e data science per polizze vita più accessibili proviene da InsuranceUp.


Insoore e SIP lanciano ProXty: la gestione dei sinistri digitale per il property

A un mese dal suo ultimo round di finanziamento, l’insurtech Insoore espande il suo campo di azione, integrando il comparto property ai suoi servizi di raccolta documentale e di gestione dei sinistri auto. Lo fa attraverso la collaborazione: ha stretto un’intesa con SIP (Società Italiana Perizie), provider italiano che opera nella gestione dei sinistri di frequenza e complessi di cui fanno parte Gruppo Spada e RDA, dando vita a una nuova società, ProXty srl.

La nuova società ha come Presidente Michele Spada del Gruppo Spada Spa e come Amministratore Delegato Enrico Scianaro della Whoosnap, società proprietaria di Insoore.

Insoore, l’insurtech che innova la gestione dei sinistri

Lanciata nel 2018 dalla startup Whoosnap, società fondata a Roma nel 2015 da Enrico Scianaro, Gerardo Gorga e Vito Arconzo, Insoore propone un modello di gestione dei sinistri alternativo a quello tradizionale in ottica di digitalizzazione e innovazione.

L’automazione dei sinistri secondo Insoore: con l’AI faremo tutto in 24 ore

Dopo un 2021 di grande crescita, con un aumento del fatturato del 150% rispetto all’anno precedente, ha ottenuto ad aprile 2022 un round di finanzialemento da 5,5 milioni di euro.

“Insoore aveva nel proprio piano industriale di entrare nel ramo property e ha deciso di farlo con due player leader di mercato – ha commentato Enrico Scianaro, Amministratore Delegato di ProXty e di Whoosnap – . Come azienda, abbiamo deciso di mettere a disposizione tutto quello che abbiamo imparato in questi anni di esperienza nel settore motor per dare le migliori soluzioni possibili anche in ambito property”.

Cosa fanno Gruppo Spada e RDA

Gruppo Spada è tra i maggiori player a livello italiani nell’ambito delle perizie assicurative non auto, che, storicamente, opera nel settore fin dal 1898. La Società ha saputo evolversi, in oltre un secolo di esperienza nel mercato assicurativo, da studio professionale a provider di servizi, con divisioni specifiche che operano nei sinistri complessi e tecnologici, nei sinistri di frequenza e nella riparazione dei danni in forma specifica, con un network di riparatori dislocati sul territorio.

Ad oggi il Gruppo ha sedi principali a Bari, Milano, Roma e Pescara e utilizza una propria rete di periti estesa in tutta Italia.

RDA nasce del 2016 dall’intuizione dai titolari di cinque studi peritali operanti nel Nord Italia e poi si amplia ad altri soci di Toscana e Puglia coinvolgendo anche altri studi nei diversi territori. RDA opera per le principali Compagnie di mercato nell’ambito delle perizie tradizionali ma anche nei servizi aggiuntivi quali la riparazione diretta ovvero l’indennizzo in forma specifica, attraverso un network di aziende specializzate.

Attualmente, ha 12 sedi principali in Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Toscana, Puglia, Basilicata e Calabria e nelle 12 sedi lavorano oltre 250 persone tra periti e personale amministrativo.

Cosa farà ProXty

ProXty sarà una società specializzata nella gestione digitale dei sinistri property su tutto il territorio nazionale.

Unendo la tecnologia e la community di Insoore alla pluridecennale esperienza in ambito di accertamento e liquidazione dei danni non auto del Gruppo Spada e di RDA, realizzaerà iter più efficienti e più veloci per offrire ai clienti servizi all’avanguardia.

“Il settore assicurativo italiano ha vissuto negli ultimi anni una forte spinta verso l’innovazione, portando alla luce la necessità per i provider assicurativi di reinterpretare la propria figura di professionisti, da protagonisti in questa trasformazione. – commenta Michele Spada, Presidente di Proxty e di SIP –  La pandemia di Covid-19 ha accelerato le tendenze relative alle aspettative dei clienti e all’adozione del digitale. Crediamo che innovare attraverso un ecosistema di partner sia la strategia vincente per riuscire a soddisfare le esigenze delle compagnie e del cliente finale. In questo scenario una partnership con Whoosnap e la sua tecnologia disruptive rappresenta il perfetto connubio con la professionalità che il Gruppo Spada ha portato prima in SIP e adesso in questo progetto”.

L’articolo Insoore e SIP lanciano ProXty: la gestione dei sinistri digitale per il property proviene da InsuranceUp.


Klondike, la piattaforma per l’Intelligenza Artificiale alla portata di tutti

Fornire soluzioni per automatizzare i processi con il potere dell’AI, in modo semplice e integrato per aziende di tutte le dimensioni: è la mission di Klondike, uno dei tre vincitori dell’ottava edizione di Open-F@b Call4Ideas 2021, – l’open innovation contest promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con Insuranceup – dedicata al tema “L’Assicurazione + Accessibile”.

Klondike lavora per consentire a tutte le imprese, piccole e grandi, di utilizzare l’Intelligenza Artificiale nei loro processi aziendali in maniera semplice, veloce ed economica. Si propone come alternativa all’offerta di AI oggi più diffuse sul mercato, che tendono ad essere costose, richiedono sviluppatori interni e hanno lunghi tempi di realizzazione. Eliminando queste barriere all’entrata, Klondike punta a democratizzare e industrializzare l’utilizzo degli algoritmi di intelligenza artificiale.

Come nasce Klondike

“Klondike nasce tra fine 2020 e inizio 2021, dall’idea di offrire soluzioni di utilizzo concreto dell’intelligenza artificiale a misura di azienda, dando anche a piccole e medie imprese la possibilità di toccare con mano le sue potenzialità,” racconta Alex Roggero, CEO e Co-founder. “La sua concezione risale a qualche anno prima, dall’incontro tra l’esperienza dei suoi founder e il know how della ricerca universitaria in un progetto con l’Università di Verona per agevolare l’implementazione di AI in azienda.”

Il team dei founder è composto da Alex Roggero e Lorenzo Tiberi, entrambi con un background in posizioni di sales e sviluppo di business Software as a Service nel mercato B2B italiano e internazionale, Davide Giarolo e Davide Bonamini, già founder del tool di CRM open source italiano vtenext, Denis Dal Maso e Manuele Maporti. Ad affiancarli, un team di tecnici, sviluppatori e data scientist.

“La tematica Intelligenza Artificiale è oggi molto attuale, un po’ una buzzword sulla bocca di tutti” spiega Roggero, “La nostra declinazione è un modo nuovo di presentarla, prima di tutto molto concreto”.

Quella di Klondike si è rivelata una proposta vincente: la startup incontra subito l’interesse del mercato ottenendo nel giro di poco tempo diversi riconoscimenti – a partire dalla vittoria di contest come Open-F@b Call4ideas 2021 e il premio 2031, il concorso della Camera di Commercio Italiana a Barcellona Mt Start BCN, e l’opportunità di percorsi di incubazione in I3P del Politecnico di Torino e The Net Value di Mario Mariani.

Klondike, come funziona la piattaforma

Un’importante particolarità della piattaforma cloud di Klondike è che i suoi strumenti sono sviluppati per essere integrabili ai software di CRM, ERP, o e-Commerce più comunemente utilizzati dalle aziende, permettendo un’implementazione immediata che non richiede di imparare l’utilizzo di nuovi tool.

Klondike offre diversi tipi di algoritmi, da chatbot a uso sia esterno che interno all’organizzazione, a classificatori che permettono di automatizzare processi come lo smistamento di mail e ticket ai team di competenza, fino a strumenti di computer vision con riconoscimento ottico dei caratteri, per la digitalizzazione di immagini con testo e documenti.

La piattaforma si basa su tre componenti:

-Connettori, che permettono lo scambio di dati tra i tool di CRM, ERP etc dell’azienda con la piattaforma

-Un motore BPM (Business Process Management), che permette all’azienda di disegnare i processi aziendali e inserire gli algoritmi che preferisce senza la necessità di scrivere codici

-Gli algoritmi AI, sviluppati dal team di Klondike o in collaborazione con spinoff o startup terze.

Questo sistema permette di avere un’ampia scelta di algoritmi, sempre rinnovati e facilmente implementabili perché già connessi all’ambiente di lavoro “solito” dell’azienda.

Le prospettive future

“Finora ci siamo autofinanziati, e già il progetto potrebbe sopravvivere con le sue gambe: nel primo anno di vita abbiamo raccolto diversi clienti B2B, con importanti obiettivi di fatturato per il 2022” spiega Roggero. “Penso che oggi abbiamo il grande vantaggio competitivo di essere unici sul mercato tra proposition, target di riferimento e posizionamento trasversale. Per questo puntiamo a raccogliere un round seed entro la fine del primo trimestre dell’anno”.

Tra i progetti di crescita per il 2022 c’è la prospettiva di lanciare nuove collaborazioni con startup nazionali e internazionali per ampliare il catalogo dei suoi algoritmi, nonché creare combo sempre più articolate da offrire come pacchetti per le aziende. In più, Klondike punta a creare una rete di partner per vendere le sue soluzioni più capillarmente, anche sul mercato europeo.

Infine, potenzierà il proprio team interno per lavorare sul miglioramento della piattaforma, con l’obiettivo di renderla sempre più automatizzata e il più possibile self-service.

L’articolo Klondike, la piattaforma per l’Intelligenza Artificiale alla portata di tutti proviene da InsuranceUp.


Intelligenza Artificiale, 5 startup italiane per la digitalizzazione delle assicurazioni

Fornire un servizio più agile per il cliente, e allo stesso tempo meno costoso per le compagnia assicurative: è la promessa dell’automazione dei processi, una delle grande sfide della digitalizzazione del settore. Sfida che già alcune realtà innovative hanno saputo cogliere e sfruttare, com’è il caso della startup Insoore per la gestione dei sinistri in meno di 24 ore.

La tecnologia abilitante di questa trasformazione nelle assicurazioni è l’intelligenza artificiale, mercato che in Italia ha registrato una crescita del 15% nel 2020, con un valore di 300 milioni di euro. Uno dei rami dell’AI che ha catturato la maggiore attenzione del mercato negli ultimi anni è quella della Language AI, ovvero Chatbot o Virtual Assistant e algoritmi di Natural Language Processing, che permettono di comprendere e utilizzare il linguaggio a un livello assimilabile a quello di un essere umano.

Ecco cinque startup italiane che ne se occupano, selezionate dagli Osservatori del Politecnico di Milano.

Intelligenza artificiale per le assicurazioni: 5 startup italiane

Indigo.AI

Fondata nel 2016 da Gianluca Maruzzella (CEO), Marco Falcone (CTO) e Andrea Tangredi (CDO), Indigo.AI è una piattaforma di AI Conversazionale per progettare e costruire interfacce conversazionali, assistenti virtuali, esperienze e tecnologie di Intelligenza Artificiale in grado di elaborare il linguaggio naturale.

La soluzione è progettata per essere integrabile con qualsiasi canale di comunicazione: web, assistenti vocali, Facebook Messenger, IVR di nuova generazione, app o smartwatch, ed è già stata declinata per supportare diversi tipi di business, tra cui anche banche e assicurazioni.

Userbot

Nasce nel 2017 a Milano Userbot, un chatbot che si distingue per la sua capacità di comprendere il linguaggio naturale e riconoscere gli errori grammaticali tipici delle chat.

Creato da Antonio Giarrusso, Jacopo Paoletti, Marco Muracchioli, Ricardo Piana, Userbot utilizza il machine learning e l’intelligenza artificiale per rispondere a domande frequenti, ed è programmato per invitare in chat un operatore umano in caso si presenti un problema mai incontrato prima, così da apprendere nuove risposte per affrontare in futuro simili situazioni in autonomia.

OpenAi

Fondato da Gennaro Calì nel 2018, OpenAi si basa sui workbot (evoluzione dei più famosi chatbot), assistenti virtuali che imparano dalle risposte e dai comportamenti degli umani e migliorano costantemente le proprie performance.

OpenAi fornisce un intero ecosistema di tecnologie di intelligenza artificiale adeguatamente combinate, che permettono alle macchine di agire con livelli di intelligenza riconducibili a quelli dell’essere umano. La tecnologia è facilmente integrabile con i sistemi interni delle aziende e consente di assolvere numerosi compiti: dal social media management e lead generation tramite AI allo sviluppo e potenziamento della customer experience, dall’ottimizzazione dei processi e analisi predittive per il supporto nelle decisioni, alla riduzione dei costi e alla valorizzazione del know-how aziendale e delle risorse.

Ghostwriter AI

Passando al Natural Language Processing, la prima proposta è quella di Ghostwriter, startup fondata da Ester Liquori che utilizza i dati raccolti da fonti di terze parti per arricchire le informazioni interne alle aziende e suggerire azioni concrete per migliorare le operazioni di vendita, i tempi di risposta del customer care e le campagne marketing.

Il focus è fornire uno strumento automatico che comprenda il pubblico e anticipi la sua reazione a un dato argomento/messaggio che si intende pubblicare sui social.

Writexp

Fa invece il lavoro di un (ottimo) correttore di bozze Writexp. Progettato e realizzato con Intelligenza Artificiale e Machine Learning, in congiunzione con metodologie di Linguistica Computazionale, si tratta di un supporto capace di rielaborare testi complessi in modo da “farsi capire subito”.

La sua intelligenza artificiale può venire particolarmente utile per settori complessi come quello delle assicurazioni: Writexp è un sistema completo per gestire e semplificare la scrittura professionale, nel rispetto dei requisiti di accessibilità, identificando in tempo reale l’apporto informativo e la qualità comunicativa, e suggerendo azioni per la revisione dei testi. In questo modo, lo strumento velocizza l’emissione di documenti o preparazione di testi per comunicazione e web,  e minimizza le richieste di chiarimenti.

L’articolo Intelligenza Artificiale, 5 startup italiane per la digitalizzazione delle assicurazioni proviene da InsuranceUp.


Intelligenza Artificiale, 5 startup italiane per la digitalizzazione delle assicurazioni

Fornire un servizio più agile per il cliente, e allo stesso tempo meno costoso per le compagnia assicurative: è la promessa dell’automazione dei processi, una delle grande sfide della digitalizzazione del settore. Sfida che già alcune realtà innovative hanno saputo cogliere e sfruttare, com’è il caso della startup Insoore per la gestione dei sinistri in meno di 24 ore.

La tecnologia abilitante di questa trasformazione nelle assicurazioni è l’intelligenza artificiale, mercato che in Italia ha registrato una crescita del 15% nel 2020, con un valore di 300 milioni di euro. Uno dei rami dell’AI che ha catturato la maggiore attenzione del mercato negli ultimi anni è quella della Language AI, ovvero Chatbot o Virtual Assistant e algoritmi di Natural Language Processing, che permettono di comprendere e utilizzare il linguaggio a un livello assimilabile a quello di un essere umano.

Ecco cinque startup italiane che ne se occupano, selezionate dagli Osservatori del Politecnico di Milano.

Intelligenza artificiale per le assicurazioni: 5 startup italiane

Indigo.AI

Fondata nel 2016 da Gianluca Maruzzella (CEO), Marco Falcone (CTO) e Andrea Tangredi (CDO), Indigo.AI è una piattaforma di AI Conversazionale per progettare e costruire interfacce conversazionali, assistenti virtuali, esperienze e tecnologie di Intelligenza Artificiale in grado di elaborare il linguaggio naturale.

La soluzione è progettata per essere integrabile con qualsiasi canale di comunicazione: web, assistenti vocali, Facebook Messenger, IVR di nuova generazione, app o smartwatch, ed è già stata declinata per supportare diversi tipi di business, tra cui anche banche e assicurazioni.

Userbot

Nasce nel 2017 a Milano Userbot, un chatbot che si distingue per la sua capacità di comprendere il linguaggio naturale e riconoscere gli errori grammaticali tipici delle chat.

Creato da Antonio Giarrusso, Jacopo Paoletti, Marco Muracchioli, Ricardo Piana, Userbot utilizza il machine learning e l’intelligenza artificiale per rispondere a domande frequenti, ed è programmato per invitare in chat un operatore umano in caso si presenti un problema mai incontrato prima, così da apprendere nuove risposte per affrontare in futuro simili situazioni in autonomia.

OpenAi

Fondato da Gennaro Calì nel 2018, OpenAi si basa sui workbot (evoluzione dei più famosi chatbot), assistenti virtuali che imparano dalle risposte e dai comportamenti degli umani e migliorano costantemente le proprie performance.

OpenAi fornisce un intero ecosistema di tecnologie di intelligenza artificiale adeguatamente combinate, che permettono alle macchine di agire con livelli di intelligenza riconducibili a quelli dell’essere umano. La tecnologia è facilmente integrabile con i sistemi interni delle aziende e consente di assolvere numerosi compiti: dal social media management e lead generation tramite AI allo sviluppo e potenziamento della customer experience, dall’ottimizzazione dei processi e analisi predittive per il supporto nelle decisioni, alla riduzione dei costi e alla valorizzazione del know-how aziendale e delle risorse.

Ghostwriter AI

Passando al Natural Language Processing, la prima proposta è quella di Ghostwriter, startup fondata da Ester Liquori che utilizza i dati raccolti da fonti di terze parti per arricchire le informazioni interne alle aziende e suggerire azioni concrete per migliorare le operazioni di vendita, i tempi di risposta del customer care e le campagne marketing.

Il focus è fornire uno strumento automatico che comprenda il pubblico e anticipi la sua reazione a un dato argomento/messaggio che si intende pubblicare sui social.

Writexp

Fa invece il lavoro di un (ottimo) correttore di bozze Writexp. Progettato e realizzato con Intelligenza Artificiale e Machine Learning, in congiunzione con metodologie di Linguistica Computazionale, si tratta di un supporto capace di rielaborare testi complessi in modo da “farsi capire subito”.

La sua intelligenza artificiale può venire particolarmente utile per settori complessi come quello delle assicurazioni: Writexp è un sistema completo per gestire e semplificare la scrittura professionale, nel rispetto dei requisiti di accessibilità, identificando in tempo reale l’apporto informativo e la qualità comunicativa, e suggerendo azioni per la revisione dei testi. In questo modo, lo strumento velocizza l’emissione di documenti o preparazione di testi per comunicazione e web,  e minimizza le richieste di chiarimenti.

L’articolo Intelligenza Artificiale, 5 startup italiane per la digitalizzazione delle assicurazioni proviene da InsuranceUp.


Insurtech: cos’è e come cambierà il mondo delle assicurazioni

Che cos’è l’insurtech

La parola insurtech, formato dalle parole insurance + technology, identifica praticamente tutto ciò che è innovazione technology – driven in ambito assicurativo: software, applicazioni, startup, prodotti, servizi, modelli di business. Mutuato dal termine fintech che afferisce al mondo più propriamente bancario, l’insurtech è considerato anche un figlio di questo ed è pertanto molto simile, sia come impatto che sta producendo sulle imprese tradizionali del settore, sia come fondamenti su cui si basa e velocità con la quale si va affermando.

Come le banche, anche le assicurazioni sono state tra le industrie più lente nell’adattarsi alla digitalizzazione e nel cogliere le opportunità offerte dalla digital transformation.

Se in epoca di internet 1.0 la digitalizzazione delle imprese (in Italia particolarmente difficoltosa) veniva interpretata come la banale apertura di un sito web aziendale, inteso come trasposizione online della brochure cartacea; e in epoca di internet 2.0 come ingresso nel mondo dei social o nell’ecommerce; ora, in epoca industria 4.0, la tecnologia digitale ha un impatto ancora più profondo e incide direttamente sui modelli di business e la tipologia di servizi. E ha investito l’industria assicurativa con la forza di un tornado, imponendo un cambiamento radicale che travolge cultura aziendale,  processi,  gestione dei dati, relazione con i clienti. L’industria assicurativa è cambiata per sempre.

Negli ultimi anni vi è stata una netta accelerazione, che ha condotto alla moltiplicazione degli investimenti, in startup e società che sviluppano soluzioni per l’industria assicurativa, sia da parte di fondi di Venture Capital, sia da parte delle stesse Compagnie assicurative, attraverso i propri fondi di Corporate Venture Capital.

Insurtech, gli investimenti

CBInsights, società di consulenza e reportistica che segue da tempo l’insurtech, va indietro nel tempo fino al 2011 nell’individuazione dei primi investimenti nel settore, ma è nel 2015, come riporta il grafico, che avviene internazionalmente (sebbene con forte concentrazione in US) il vero boom. 

numeri dell'insutech

Quello che ha caratterizzato gli ultimi anni in ambito insurtech è stato, oltre al numero e all’entità degli investimenti, anche il fatto che, con diverse modalità, le compagnie tradizionali hanno “abbracciato” questo mondo: hanno cominciato a guardare al mondo delle startup insurtech e a collaborare con esse, spesso a finanziarle con i propri fondi di venture capital o ad acquisirle. Sono sorti innovation lab aziendali, programmi di accelerazione, incubatori, eventi dedicati.

Il taglio degli investimenti è cresciuto esponenzialmente, con cifre da capogiro ora che i venture capitalist puntano non più solo su startup early stage, ma su startup in espansione e scaleup, portanda alla nascita di veri e propri unicorni insurtech. Secondo recenti report, per esempio quello di Willis Tower, il 2020 ha visto 2,5 miliardi di dollari investiti solo nel terzo trimestre.

Il 2021 è partito in quarta, raggiungendo nell primo trimestre il maggior numero totale di round di finanziamento insurtech dal 2019.

Quali sono i pilastri dell’insurtech

SHARING ECONOMY

Secondo quanto indicato da Enrico Aprico, Adjunct Professor Università Cattolica del Sacro Cuore, esperto di sharing economy e marketing, uno dei temi chiave per il settore insurtech è rappresentato dalla sharing economy. L’intera catena del valore delle compagnie è minacciata dai nuovi modelli di business legati all’economia della condivisione  e alla digitalizzazione. Prodotti, marketing, distribuzione, prezzi si trasformano.

Un caso emblematico è rappresentato da Lemonade, startup insurtech newyorkese molto aggressiva, la cui intuizione è stata ripensare non solo i prodotti assicurativi, ma ogni parte della value chain, per creare un’offerta sempre più responsive, modulata sulle reali esigenze dei clienti, perfettamente collocata all’interno della contemporaneità. Il risultato è un pacchetto assicurativo technology‐first e legacy‐free, capace di offrire un prodotto istantaneo, smart e completamente incantevole. Già nei suoi primi mesi di attività, Lemonade ha battuto anche un record sulla gestione dei claim: un cliente lo ha risolto in 3 secondi. Lemonade è rapidamente diventata un’unicorno, e nel 2020 ha debuttato alla Borsa di New York, raddoppiando in pochi giorni il valore della sua IPO.

BLOCKCHAIN

La tecnologia blockchain è considerata da molti non solo utile alle assicurazioni, ma un vero e proprio volano. Kevin Wang, Ali Safavi, Scott Robinson del Plug and Play Tech Center, (un acceleratore per startup della Silicon Valley che ha sede in 22 Paesi al mondo, focalizzato in programmi verticali tra cui uno dedicato all’Insurance), sostengono che il potere di questa tecnologia risieda nella sua capacità di alimentare nuove modalità di transazioni finanziarie, di migliorare i processi di assicurazione esistenti, e tenere traccia dei documenti. Le valute digitali basate su blockchain possono supportare molti nuovi modelli assicurativi, in particolare le micro assicurazioni e il P2P. Molte delle applicazioni blockchain potrebbero essere raggruppate in una nuova categoria di “smart contracts” cioè contratti intelligenti: in termini semplici, questi contratti sarebbero software sviluppato ed eseguito all’interno di un sistema blockchain. La tecnologia blockchain ha il potere di far fare alle assicurazioni un salto in una nuova era, a partire proprio dai nuovi modelli delle micro assicurazioni, del P2P, delle assicurazioni parametriche.

Blockchain, quali concreti vantaggi per le Compagnie assicurative?

CYBER SECURITY

Per le assicurazioni il tema rappresenta un grande sfida, che può valere decine di miliardi di dollari.

In questi ultimi anni,  le assicurazioni per la cyber security sono cresciute moltissimo come dimensione del mercato e fatturato, nonostante si trattasse inizialmente di un settore in cui entrare con i piedi di piombo per le Compagnie, viste le oggettive difficoltà a prevedere, contenere, gestire gli attacchi informatici. Sono ancora pochi i dati storici necessari per stabilire un pricing corretto delle polizze e vi è una grande variazione di anno in anno nel tipo di attacchi informatici e danni che le aziende si trovano ad affrontare di più. Uno studio di Ibm ha stimato che nel 2019 le violazioni informatiche sono costate in media 3,5 milioni di dollari a ogni azienda italiana, e questi costi sono destinati a crescere con la diffusione della digitalizzazione e dell’integrazione digitale di tutta la supply chain delle organizzazioni aziendali.

Secondo quanto evidenziato dal nuovo studio pubblicato da Fortune Business Insights, il mercato della cyber security ha raggiungo un valore di 153,16 miliardi di dollari nel 2020, ed è destinato a raggiungere un valore pari a 366 miliardi di dollari nel 2028.

MICRO-INSURANCE

Devie Mohan di BurnMark dice che le compagnie stanno cominciando a sfruttare i dati in modo sempre più sofisticato per fornire prodotti più personalizzati che soddisfano le aspettative sempre più specifiche dei consumatori. Inoltre, l’economia della condivisione richiede prodotti di nicchia, e solo quei prodotti che sono rilevanti per i modelli di utilizzo e di comportamento degli utenti avrà successo. Questa evoluzione ha portato a uno degli sviluppi più interessanti dell’insurtech, cioè la possibilità di stipulare polizze solo quando e solo per il tempo necessario (vedi ad esempio Trov e l’italiana Neosurance), di pagare assicurazioni auto solo per le miglia o le ore di guida reali (usage based insurance come Metromile).

Inoltre, la micro-assicurazione si sta rivelando anche un sistema per garantire coperture assicurative in aree a bassissimo reddito perchè offre polizze a prezzi accessibili, pagabili in piccole rate che sono sottoscrivibili da molte più persone. (Per esempio, in tale direzione si muove la svedese BIMA)

IOT E INSURTECH

La proliferazione di aziende tecnologiche concentrate sull’IoT, avrà un enorme impatto su banche e imprese di assicurazione, perchè offriranno dati più rilevanti che possono ridurre i costi, fornire al cliente così come all’assicuratore maggiore efficienza, e creare un’esperienza coerente attraverso tutti i punti di contatto, essere alla base di polizze usage based, che rappresentano un trend certo nel settore auto. In ambito IoT possiamo ricomprendere anche sottocategorie come la smart home e lo smart building, che offrono molteplici opportunità al mondo assicurativo.

Le tecnologie IoT abilitano inoltre un nuovo trend insurtech: quello dell’assicurazione connessa o connected insurance.

Connected insurance, che cos’è e qual è lo stato del mercato

DRIVERLESS CAR

Il settore assicurativo auto sta per essere modificato in modo consistente, a causa dell’arrivo di driverless car e avanzati sistemi ADAS, KPMG prevede che il mercato assicurativo auto può ridursi del 60% entro il 2040 e Peter Diamandis, cofondatore della Singularity University,  ritiene che sia addirittura una sottostima dell’impatto. 

Ogni grande casa automobilistica sta lavorando sulla driverless car, e dal momento che queste auto, si dice, ridurranno gli incidenti fino al 90%, potrebbe trattarsi della fine per l’assicurazione auto.

Benchè a monte ci sia una battaglia legislativa incombente per rimodellare il sistema RCA nell’ambito del nuovo scenario: la responsabilità ricadrà su case automobilistiche? sui possessori dell’auto? sugli ingegneri del software? E’ ancora tutto da stabilire.

In merito a questo tema il Regno Unito sarà probabilmente il primo Paese al mondo a regolamentare il settore con una disciplina che stabilisce responsabilità dell’assicuratore e del costruttore, dopo essere stato il primo a procedere con l’inquadramento a “livello normativo” della guida autonoma.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CHATBOT, ROBO-ADVISOR

Qualcuno prevede una fine della figura dell’agente: robo-advisor e chatbot dotati di intelligenza artificiale, sostituiscono già ora i broker tradizionali, questo è certo per un buon numero di nuove tipologie di polizze, per esempio quelle consumer on-demand. “Gli utenti sono sempre più connessi al web e preferiscono usare i dispositivi mobile, lo scorso ottobre per la prima volta il traffico Internet ‘mobile’ ha superato quello da pc. – afferma Gabriele Antoniazzi, Founder e CEO di Responsa, società che sviluppa chatbot – Gli utenti oggi vogliono gestire tutto da smartphone e tablet ed avere la possibilità di accedere a ogni prodotto o servizio in mobilità e in autonomia, senza doversi rivolgere a terzi, senza dover aspettare e soprattutto senza doversi scomodare.”

Il trend del momento in campo di intelligenza artificiale sono i chatbot, assistenti virtuali che interagiscono con gli utenti come fossero operatori umani e che li supportano durante il loro processo di acquisto, di richiesta di informazioni e di assistenza online. Questi nuovi strumenti stanno avendo largo impiego in molteplici settori e stanno riscuotendo grande consenso tra il pubblico ma anche tra le aziende, perché aumentano la qualità del servizio riducendo i costi di supporto.

Ma non necessariamente la figura degli agenti deve tramontare, c’è anche chi ritiene che almeno per il momento il mercato ne abbia ancora bisogno e che l’innovazione tecnologica debba essere complementare e supportare il lavoro degli agenti  “L’alfabetizzazione digitale non è ancora completa – ci ha detto Diego Pizzocaro, Ceo e founder di Sellf, startup che ha sviluppato una piattaforma di CRM per agenti – Inoltre la stipula di una polizza richiede spesso anche un rapporto di fiducia e riservatezza, anche per la delicatezza dei dati privati condivisi, per cui molte tipologie di clienti preferiscono ancora oggi l’agente in carne e ossa”.

Certamente la customer experience dei clienti varia in base anche all’età e altre caratteristiche personali e di stile di vita, come ha evidenziato Accenture che individua Nomadi digitali, Value explorer, Quality seeker, tre tipologie di clienti assicurativi di oggi.

Le tecnologie di intelligenza artificiale come chatbot e robo-advisor sono probabilmente il mezzo più efficace per raggiungere i millennial sono soluzioni cui le assicurazioni guardano con estremo interesse. Un caso è rappresentato da Spixii, startup fondata da due italiani a Londra, che ha vinto tra gli altri premi anche Open-F@b Call4Ideas 2016, il contest pan-europeo promosso da BNP Paribas Cardif con InsuranceUp e Polihub.  La startup sviluppa un chatbot per il settore assicurativo, di cui abbiamo parlato in questo articolo, ed è nata proprio dall’osservazione del processo di acquisto delle giovani generazioni rispetto a una polizza.

Insurtech, gli effetti sulle PMI

Secondo una ricerca condotta dall’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano nel 2020, l’84% delle PMI italiane ha almeno una copertura assicurativa attiva e, di queste, il 42% acquista le polizze in modalità tradizionale, quindi tramite incontri di persona con un agente e utilizzo di documentazione cartacea. Tuttavia, il canale d’acquisto sta attraversando un significativo processo di digitalizzazione, considerato che il 38% delle PMI italiane si affida ad una modalità ibrida, cioè parzialmente digitale, e il 26% utilizza esclusivamente canali digitali.

Questo è possibile anche grazie al numero sempre maggiore di compagnie assicurative che si impegnano a supportare digitalmente i propri clienti nella gestione delle assicurazioni, garantendo la possibilità di rinnovare e verificare polizze, gestire i sinistri e aggiungere coperture tramite sistemi digitali.

La pandemia da Covid-19 ha dato un ulteriore importante impulso a questo percorso di digitalizzazione: a seguito dell’emergenza sanitaria gli incontri fisici con agenti e consulenti si sono ridotti del 32% a favore di videoconferenze, così come l’accesso ai servizi in filiale ha registrato un calo del 39% spostandosi parzialmente sul sito web della compagnia. C’è quindi un trend crescente di affidamento alla tecnologia, che potrebbe preparare il terreno per una maggiore penetrazione di tecnologie e attori insurtech anche tra le PMI.

I dati e le startup dell’insurtech in italia

Il panorama insurtech italiano presenta alcuni casi di successo, ma ha ancora ancora significativi margini di sviluppo.

Guardando al trend nelle operazioni di investimento degli ultimi anni si può osservare una costante crescita, con una punta rappresentata da Prima.it, intermediario digitale al momento prevalentemente nel ramo auto, che nel 2018 ha realizzato un mega round di finanziamento di oltre 100 milioni di euro, l’operazione maggiore mai realizzata in Italia.

Dal 2010 al 2019 il numero di iniziative nel settore sono cresciute del 255%. Nel 2019 il volume di investimenti attratto è stato di 35 milioni di dollari, non certo elevato rispetto a quello di altri paesi come la Francia e la Germania ma non del tutto trascurabile.

Tra le startup italiane più promettenti ci sono Yolo, intermediario digitale B2B2C che lavora nel campo della cosiddetta “instant insurance”, Claider, che ha completamente reingegnerizzato il processo di denuncia e gestione di un sinistro offrendo una customer experience completamente digitale,
Insoore, piattaforma per il riconoscimento delle immagini a supporto dei processi di gestione dei sinistri, e Virtuoso, piattaforma digitale a supporto dei programmi di welfare e wellbeing aziendali.

Le startup insurtech nel mondo

Secondo la ricerca del 2020 di AmCham Italy, si contano a livello globale, circa 1.200 startup insurtech: un significativo incremento, se si pensa che nel 2014 erano meno della metà (574).

Complessivamente queste startup hanno raccolto, sino ad oggi, all’incirca 19,6 miliardi di dollari di finanziamenti in capitale di rischio da parte di investitori terzi. Questi numeri potrebbero sembrare modesti se comparati alle oltre 16.000 startup operanti nel fintech, con circa 213,7 miliardi di dollari di finanziamenti raccolti negli ultimi 20 anni. Tuttavia, il tasso di crescita degli investimenti in insurtech negli ultimi 2 anni (2018/19) è stato significativamente maggiore: circa 40% nell’insurtech contro il 28% del fintech.

Non bisogna però dimenticare che il settore insurtech ha sfornato negli ultimi anni non pochi unicorni (startup dalla valutazione superiore a un miliardo): a partire da Lemonade, che ora si è quotato in borsa, passando per altri grandi nomi come Hippo Insurance, Oscar Health, Next Insurance, Zego, Alan, Shift Technology.

Insurtech, 11 startup che stanno cambiando le assicurazioni

L’articolo Insurtech: cos’è e come cambierà il mondo delle assicurazioni proviene da InsuranceUp.


Che cos’è la Diversity nell’Insurtech: gender, ecosistemi e tecnologie

Non esiste innovazione senza diversità, e l’Insurtech non fa eccezione: nel mondo della tecnologia applicata al settore assicurativo è importante guardare alla gender diversity, ovvero puntare sempre più sui talenti femminili, ma anche saper sfruttare le diversità degli ecosistemi che si vanno formando, composti da aziende provenienti da ambiti differenti, e quella delle tecnologie, dall’intelligenza artificiale ai big data, che immettono linfa innovativa in un mondo fino a poco tempo fa molto tradizionale.

Se ne è parlato alla Insurtech Week, un’iniziativa al suo debutto nel contesto della Milano Digital Week 2021 (17-19 marzo). Per la prima volta la manifestazione promossa dal Comune di Milano – Assessorato alla Trasformazione digitale e Servizi civici – e realizzata da IAB Italia, Cariplo Factory e Hublab, con il sostegno del main partner Intesa Sanpaolo, ha ospitato un filone di eventi dedicati all’Insurtech: merito dell’impegno dell’Italian Insurtech Association (IIA) che si è fatta portavoce di questa necessità da parte di tutto il mercato assicurativo.

È stato proprio il Presidente di IIA, Simone Ranucci Brandimarte, ad aprire i lavori di uno dei panel, che si è svolto venerdì 19 marzo, dal titolo “Diversity in Insurtech – Diversity, Digitalizzazione e Sostenibilità: i pilastri della rivoluzione Insurtech”. Un argomento quanto mai attuale in un contesto nazionale e internazionale che si sta evolvendo con estrema rapidità grazie ai portatori di “diversità”.

“L’Insurtech, un neologismo che ha solo 3 anni di vita, poggia su 3 gambe: un nuovo consumatore digitale che preferisce acquistare servizi online e li vuole veloci ed efficienti; un nuovo ecosistema, perché dai bisogni del consumatore stanno nascendo esigenze che richiedono nuovi modelli assicurativi; nuovi modelli distributivi, perché si stanno sviluppando player che vengono da altri mondi quali mobility, telco, eCommerce, travel, e che hanno ampie customer base” ha spiegato Ranucci Brandimarte.

Il presidente di IIA ha ricordato come l’Italia sia maglia nera in Europa per gli investimenti Insurtech (su circa 7 miliardi di investimenti nel mondo, l’Europa investe complessivamente 260 milioni di dollari, ma la quota dell’Italia è pari a un decimo di quanto viene investito in UK e Germania). Eppure, nel nostro Paese, l’industria assicurativa vale il 7% del Pil. Perché dunque l’Insurtech non si sviluppa? “Ci sono almeno 4 vincoli: competenze non adeguate, bassa magnitudo degli investimenti, adeguamenti alle normative, carenza di cultura dell’innovazione e del rischio”. Come si possono superare gli ostacoli? Ranucci Brandimarte non ha dubbi: “Non c’è innovazione senza diversity, che non è solo di gender”.

Insurtech & Diversity: servono più donne al comando

Della gender diversity ha parlato Rossella Vignoletti, Chief Marketing Officer, Communication e Staff Coordinator di Net Insurance. “In generale nel mondo del lavoro c’è un gap culturale per le donne in Italia – ha detto –  e questo vale ancor più per il comparto assicurativo, che si porta dietro un divario storico. Eppure proprio l’Insurtech può essere un acceleratore, oltre che di competenze e di nuovi prodotti, anche per la diffusione di un nuovo atteggiamento mentale”.

A conferma di quanto affermato dalla manager, Michael Carbone, Research & Knowledge Specialist del Centro Studi Valore D, ha presentato un report su Diversity e Inclusion. I dati parlano chiaro: su un campione di 70 aziende prese in esame, le donne costituiscono quasi la metà della popolazione aziendale nelle aziende Insurtech, ma meno di un terzo della popolazione femminile rappresenta la prima linea aziendale. Poche società presentano policy dedicate per la successione dei ruoli apicali. Nonostante i contratti part-time siano meno diffusi nell’Insurtech, sono sempre le donne a richiederli di più. Il congedo parentale è utilizzato quasi sempre solo dalle donne. Il pay gap, il divario tra quanto guadagna un uomo rispetto a quello che prende una donna, è molto evidente, soprattutto ai livelli apicali.

Diversity nell’Insurtech

Insurtech & Ecosistemi

L’Insurtech è caratterizzato da ecosistemi che hanno nel loro Dna la diversità. Ne ha parlato Gabriele Benedetto, CEO di Telepass, sottolineando come la società nata per il pedaggio autostradale incarni esattamente quanto affermato da Ranucci Brandimarte a proposito delle caratteristiche dell’Insurtech. Benedetto è partito ricordando i macro-trend sui quali è basata l’attività di Telepass – digitalizzazione, smart city, cambiamento culturale – per poi rimarcare che il futuro è nella mobility as a service, i cui tre pillar sono: integrazione, coverage (copertura) e invisible payments. “In realtà Telepass è la più vecchia fintech italiana” ha affermato Benedetto. “Oggi c’è Satispay, l’app di instant payment che aggancia il conto corrente delle persone come noi facciamo da 30 anni. Per la mobilità è necessario un circuito di pagamento efficiente per le micro-transazioni, che noi abbiamo. C’è poi bisogno dei dati sul post-pagato: quando usiamo un servizio in sharing, per esempio un car sharing per muoverci in città. non possiamo sapere in anticipo quanto credito verrà consumato. Telepass ha creato un ecosistema solido, costruendo una serie di servizi intorno all’auto. Ad oggi la nostra è una piattaforma di servizi. Abbiamo messo insieme una gran quantità di dati, che non rivendiamo ma usiamo per creare servizi per il cliente”. Da qui la connessione con il mondo assicurativo: “Telepass – ha spiegato il CEO – non è un assicuratore, ma è in grado di offrire un servizio in questo ambito. Siamo infatti entrati nel mondo dell’RC auto con TCare”.

Nel corso della sua presentazione a Insurtech Week, Gabriele Benedetto ha approfondito come funziona TCare: “Se sei un cliente evoluto che ci ha riempito di dati, possiamo creare un modello solo per te. Polizze personalizzate che proponiamo da circa un anno. Dietro le centinaia di migliaia di polizze che siamo riusciti a convertire c’è solo l’abbonamento Telepass. Lavoriamo sui dati per mettere a disposizione il prezzo più conveniente in base alle logiche più convenienti. Siamo la Amazon della mobilità, che avvicina la domanda all’offerta. Cerchiamo di risolvere un problema. Con un circuito di pagamento così, è possibile anche rateizzare la polizza. Noi già gestiamo il rischio e abbiamo una relazione con il cliente lunga e stabile. Dall’essere la più vecchia fintech siamo diventati la più nuova”.

Insomma, un esempio della trasformazione che sta accadendo nel settore assicurativo: operatori non assicurativi, come appunto Telepass, che guardano a questo mondo in un ottica di servizio, ovvero per dare al cliente servizi migliori e personalizzati.

Diversity significa anche affrontare sfide nuove e diverse, come quella del climate change, di chi hanno parlato Filippo Sirotti, Senior Director – Offering Development CRIF, e Paolo Gambetti, Senior Data Scientist CRIF. I due hanno evidenziato come l’Italia sia uno dei Paesi con maggiori rischi per eventi naturali ma anche tra quelli meno assicurati. “Servono strumenti per leggere il rischio” hanno affermato.

Insurtech, diversity e nuove tecnologie

Diversity è anche l’arricchimento portato nel settore assicurativo dalle nuove tecnologie, quali per esempio l’intelligenza artificiale e i big data. Ne ha parlato Pamela Negosanti, Head of Sales and Sector Strategy, FSI at expert.ai “La diversità biologica è ricchezza, migliora la produttività degli ecosistemi” ha detto. “I cambiamenti in questo momento storico la fanno da padrone, gli ecosistemi basati sul cambiamento reggono meglio degli altri. La diversity attrae diversity, l’elemento fondamentale è la contaminazione. Tecnologia e assicurazioni sono concetti opposti, quindi sono un esempio perfetto di diversity”.

Sui big data al servizio dell’Insurtech è intervenuto Davide Cervellin, Chief Data & Insurance Officer di Telepass. “Il dato – ha affermato –  ci permette di correggere i nostri bias, perciò è essenziale. Purtroppo le pmi fanno ancora fatica a comprendere l’importanza di questo concetto e a dotarsi di una struttura per monitorare e analizzare i dati. I dati non sono un’opzione ma un must e bisogna includerli nella strategia aziendale”.

L’articolo Che cos’è la Diversity nell’Insurtech: gender, ecosistemi e tecnologie proviene da InsuranceUp.


L’automazione dei sinistri secondo Insoore: con l’AI faremo tutto in 24 ore

Ingegnerizzare un processo per dare un servizio più veloce e soddisfacente per il cliente e meno costoso per la compagnia di assicurazione. Sembra la quadratura del cerchio e invece è la mission (possible) di molte startup. Insoore lo sta facendo con la gestione dei sinistri, il claim management, attività core nell’industria assicurativa che con l’uso delle tecnologie digitali può diventare più efficiente ed efficace.

La gestione dei sinistri è una delle tre aree in cui sono pianificati la gran parte degli investimenti in tecnologia per l’automazione nel 2021 secondo l’Insurtech Innovation Index realizzato da Italian Insurtech Association con gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano

L’automazione di questi processi ha il potenziale di soddisfare quei desiderata che il consumatore ha a riguardo della compagnia del futuro, osserva Italian Insurtech association. E cosa chiedono i clienti? Maggior velocità e semplicità nelle operazioni. Che è quello che contribuisce a portare una soluzione come quella proposta da Insoore, che occupa già 50 persone e ha cominciato il 2021 con un investimento di 600mila euro del Fondo Acceleratori di CDP Venture Capital.

Insoore è il prodotto-evoluzione di Whoosnapp, startup fondata a Roma nel 2015 da Enrico Scianaro, Gerardo Gorga e Vito Arconzo per fare incontrare fotografi e videomaker con aziende editoriali e brand. Un modello di crowdsourcing delle immagini che nel 2019 si presenta sul mercato con una nuova proposta insurtech: Insoore, appunto. Un pivot intelligente, come spesso capita alle startup, che porta a una piattaforma al servizio delle assicurazioni per rilevare i danni subiti dopo un incidente. “Due anni dopo lavoriamo già con 16 compagnie”, racconta oggi Scianaro, che precisa: “Il modello è quello del crowsourcing ma i nostri 350 Insoorer attivi in tutta Italia sono formati e dotati dell’attrezzatura di base necessaria come lo spessimetro per valutare l’effetto di una collisione sulla vernice dell’auto. Inoltre non fanno alcuna valutazione, non quantificano i danni”.

Gli Insoorer però intervengono rapidamente, semplificano la constatazione dell’incidente, fanno uno scatto fotografico e quindi accelerano e semplificano la pratica di liquidazione del sinistro. “Dopo le assicurazioni si sono aperte nuove linee di business con le società di fleet management per la stima dello stato dei veicoli a fine noleggio e abbiamo anche cominciato a lavorare nel real estate per le ispezioni degli immobili necessarie per fare le valutazioni del prezzo a distanza”, spiega Scianaro.

Con il Covid la videoperizia è diventata quasi una necessità e Insoorer si è trovata nella giusta traiettoria di un mercato che può solo crescere. Nel 2020 ha gestito circa 25mila incarichi, la maggioranza incidenti d’auto, in un anno in cui i sinistri si sono praticamente dimezzati. “Ancora poca roba, se si tiene che in Italia ci sono 3,2 milioni di sinistri l’anno. Se poi aggiungiamo il milione di ispezioni immobiliari…”.

Insoore sta lavorando di fatto come abilitatore della trasformazione digitale dell’industria assicurativa. “Noi permettiamo di ottimizzare il processo di gestione dei sinistri. Le compagnie pagano per incarico eseguito così come gli Insoorer vengo retribuiti a incarico eseguito ma con un minimo garantito quotidiano. Da sei mesi siamo anche fornitori di tecnologia…”. Un esempio è il nuovo servizio messo a disposizione di compagnie e aziende da poche settimane: Insoore for Professionals.

Enrico Scianaro, cofounder e CEO di Insoore

“Non è una semplice app”, dice Scianaro. “È un nuovo servizio che Insoore dedica ai propri clienti che intendono utilizzare il proprio network convenzionato per effettuare rilevazioni e ottimizzare ulteriormente il processo di gestione dei sinistri”. Per esempio la rete di officine convenzionate con una compagnia di assicurazione. La trasformazione digitale viene così portata nella filiera dell’industria assicurativa. Come funziona Insoore for Professional? “Prendiamo il caso del carrozziere: appena avrà eseguito la rilevazione video-fotografica, otterrà in poco tempo un feedback da Insoore sulla qualità degli scatti”, racconta Scianaro. “A quel punto potrà procedere più velocemente alla riparazione e alla riconsegna del veicolo, mentre i periti di Insoore consegneranno a stretto giro la perizia sul danno. Le compagnie, oltre a ridurre la durata di gestione del sinistro, possono così offrire una migliore customer experience: l’assicurato riceverà assistenza già al momento della consegna del veicolo nel centro autorizzato e la procedura per la riparazione e la stima dei danni verrà avviata contestualmente alla consegna. Il tutto si tradurrà in una maggiore customer satisfaction, perché i tempi di ripristino e di eventuale risarcimento diminuiranno notevolmente”. Un servizio che si aggiunge e non sostituisce il modello standard con la rete di Insoorer presente in tutta Italia, tiene a precisare Scianaro.

“Nei prossimi due anni ci concentremo proprio sul nostro ruolo di abilitatori della trasformazione digitale dell’industria assicurativa”, spiega. “Vogliamo portare l’Intelligenza Artificiale e l’automazione in tutti i punti del processo, dall’apertura del sinistro alla sua liquidazione. E lo faremo con lo sviluppo di un algoritmo proprietario. L’obiettivo è arrivare a quantificare il danno in maniera automatica e a liquidarlo entro 24 ore dall’incidente”. Sarà un grande giorno per le compagnie e per i loro clienti.

L’articolo L’automazione dei sinistri secondo Insoore: con l’AI faremo tutto in 24 ore proviene da InsuranceUp.


E-health, che cos’è la sanità digitale e quali tecnologie usa

Negli ultimi dieci anni l’e-health, o sanità digitale, ha visto una forte crescita, spinta soprattutto di recente dalla pandemia.  Le tecnologie dedicate si sono diversificate e specializzate: app per la salute, dispositivi smart indossabili o impiantabili, sistemi di diagnostica digitale, soluzioni data driven potenziati dall’Augmented Reality e dall’Intelligenza Artificiale.

La trasformazione digitale della sanità porta con sé diversi vantaggi e benefici, che toccano il paziente, il medico e l’intero sistema sanitario, ed è un’opportunità per promuovere un modello sostenibile di miglior accesso alle cure.

A livello globale, PWC prevede una crescita del mercato della sanità digitale da 147 miliardi di dollari stimati nel 2019 a 234,5 miliardi di dollari nel 2023.

Sanità digitale, la spinta della pandemia

Secondo gli analisti di Deloitte il 65% (in Italia 66%) dei medici europei ha dichiarato che la propria organizzazione ha incrementato l’impiego di tecnologie digitali per supportare il lavoro degli operatori sanitari.

Per quanto riguarda invece l’utilizzo di tecnologie digitali per fornire supporto e modalità di ingaggio virtuali ai pazienti, il 64% dei rispondenti in Europa dichiara di aver assistito in generale a un incremento.

E-health, un approccio incentrato sul paziente

Rispetto alla sanità tradizionale, l’e-health si evolve in una direzione più integrata e disruptive, che mette al centro il paziente anziché il medico.

Il nuovo approccio digitale alla sanità vede il paziente non come destinatario passivo, ma come attore attivo, dandogli gli strumenti per accedere alle cure in modo più rapido e funzionale, potendo contare su consigli e informazioni affidabili. In parallelo, offre maggiori garanzie di trasparenza in merito ai dati sanitari, permettendo al paziente di mantenere il possesso per decidere con chi condividerli e per quali scopi. L’approccio paziente centrico permette inoltre di alimentare processi di prevenzione che si basano sull’identificare e riconoscere il paziente, così da seguirlo in maniera quanto più possibile personalizzata.

E-Health, le tecnologie

In Europa si sta registrando un frequente utilizzo delle tecnologie digitali per accedere all’assistenza sanitaria, compreso l’utilizzo di Internet per la ricerca delle informazioni, la prenotazione degli appuntamenti e le teleconsultazioni.

A favorire questo nuovo approccio alla sanità sono innanzitutto le le tecnologie di connessione di ultima generazione: il 4G e, ancora di più, il 5G, che abilitano rilevazioni, analisi dati e risposte in tempo reale.

Si diffonde anche l’utilizzo di intelligenza artificiale e deep learning, con funzioni di tecnologia predittiva, monitoraggio del dati biometrici e simili processi data driven.

Anche l’IoT viene in aiuto al medico, soprattutto applicato alle piattaforme di telemedicina e alla “smartificazione” di apparecchiature mediche in un sistema interconnesso.

Scopri i progetti di e-Health in Italia e molto altro nell’articolo integrale su ZeroUno

L’articolo E-health, che cos’è la sanità digitale e quali tecnologie usa proviene da InsuranceUp.


Lemonade, l’unicorno Usa insurtech arriva in Francia

L’unicorno insurtech newyorkese Lemonade sbarca nel suo terzo paese europeo con il lancio in Francia, dopo essere entrata sul mercato olandese nei primi mesi di quest’anno e in quello tedesco a giugno 2019.

Si tratta di un mercato ad alta concorrenza, poiché in Francia l’assicurazione sulla casa è spesso richiesta per legge, ma questo non ha spaventato i fondatori. “Riusciremo a distinguerci grazie al nostro mix unico di valori e tecnologia. Daremo la possibilità ai consumatori francesi di ottenere coperture rapide, personalizzate, mission-oriented e acquistabili da qualsiasi smartphone attraverso la nostra app” ha dichiarato il CEO e fondatore Daniel Schreiber.

Lemonade, di cui abbiamo seguito l’evoluzione, è la prima insurtech certificata come B Corp e si è quotata al NYSE questo luglio raccogliendo tre volte i capitali che si era posta come obiettivo, con alle spalle colossi come SoftBank, Sequoia Capital, GV, Aleph. A luglio 2020 aveva raccolto 480 milioni di dollari in capitale di rischio, tra cui circa 300 milioni investiti dal colosso giapponese SoftBank, che detiene circa il 21,8% delle azioni.

La principale particolarità di Lemonade è il suo modello assicurativo basato sul business etico, che mette in pratica le teorie dell’economia comportamentale: Lemonade trattiene per sé una cifra fissa per le operazioni svolte, e devolve a fine anno il profitto di sottoscrizione non utilizzato a coprire i sinistri ad enti di beneficienza scelti dal cliente.

Costruita con tecnologie di intelligenza artificiale, machine learning e chatbot, Lemonade si distingue anche per essere tra le applicazioni più veloci nella gestione di un processo di sottoscrizione, che dura al massimo un paio di minuti, ed è arrivata a gestire un claim in soli 3 secondi. È probabilmente anche la prima assicurazione ad aver aperto al mondo degli sviluppatori le proprie API, permettendo ad operatori esterni quali ecommerce, servizi finanziari, sicurezza domestica e non solo di integrare le sue proposte assicurative nel proprio servizio, offrendo una copertura al cliente senza bisogno di passaggi successivi.

Veloce, open e customer centric, Lemonade progetta di continuare a crescere in Europa, e tra i suoi obiettivi c’è anche l’Italia. In un panorama insurtech che vede la crescita della propensione dei clienti a sperimentare attori non tradizionali, la società potrebbe trovare terreno fertile – e magari dare una scossa ad un settore dove l’offerta di digitalizzazione ancora fatica ad incontrare la crescente domanda.

L’articolo Lemonade, l’unicorno Usa insurtech arriva in Francia proviene da InsuranceUp.