E-health, che cos’è la sanità digitale e quali tecnologie usa

Negli ultimi dieci anni l’e-health, o sanità digitale, ha visto una forte crescita, spinta soprattutto di recente dalla pandemia.  Le tecnologie dedicate si sono diversificate e specializzate: app per la salute, dispositivi smart indossabili o impiantabili, sistemi di diagnostica digitale, soluzioni data driven potenziati dall’Augmented Reality e dall’Intelligenza Artificiale.

La trasformazione digitale della sanità porta con sé diversi vantaggi e benefici, che toccano il paziente, il medico e l’intero sistema sanitario, ed è un’opportunità per promuovere un modello sostenibile di miglior accesso alle cure.

A livello globale, PWC prevede una crescita del mercato della sanità digitale da 147 miliardi di dollari stimati nel 2019 a 234,5 miliardi di dollari nel 2023.

Sanità digitale, la spinta della pandemia

Secondo gli analisti di Deloitte il 65% (in Italia 66%) dei medici europei ha dichiarato che la propria organizzazione ha incrementato l’impiego di tecnologie digitali per supportare il lavoro degli operatori sanitari.

Per quanto riguarda invece l’utilizzo di tecnologie digitali per fornire supporto e modalità di ingaggio virtuali ai pazienti, il 64% dei rispondenti in Europa dichiara di aver assistito in generale a un incremento.

E-health, un approccio incentrato sul paziente

Rispetto alla sanità tradizionale, l’e-health si evolve in una direzione più integrata e disruptive, che mette al centro il paziente anziché il medico.

Il nuovo approccio digitale alla sanità vede il paziente non come destinatario passivo, ma come attore attivo, dandogli gli strumenti per accedere alle cure in modo più rapido e funzionale, potendo contare su consigli e informazioni affidabili. In parallelo, offre maggiori garanzie di trasparenza in merito ai dati sanitari, permettendo al paziente di mantenere il possesso per decidere con chi condividerli e per quali scopi. L’approccio paziente centrico permette inoltre di alimentare processi di prevenzione che si basano sull’identificare e riconoscere il paziente, così da seguirlo in maniera quanto più possibile personalizzata.

E-Health, le tecnologie

In Europa si sta registrando un frequente utilizzo delle tecnologie digitali per accedere all’assistenza sanitaria, compreso l’utilizzo di Internet per la ricerca delle informazioni, la prenotazione degli appuntamenti e le teleconsultazioni.

A favorire questo nuovo approccio alla sanità sono innanzitutto le le tecnologie di connessione di ultima generazione: il 4G e, ancora di più, il 5G, che abilitano rilevazioni, analisi dati e risposte in tempo reale.

Si diffonde anche l’utilizzo di intelligenza artificiale e deep learning, con funzioni di tecnologia predittiva, monitoraggio del dati biometrici e simili processi data driven.

Anche l’IoT viene in aiuto al medico, soprattutto applicato alle piattaforme di telemedicina e alla “smartificazione” di apparecchiature mediche in un sistema interconnesso.

Scopri i progetti di e-Health in Italia e molto altro nell’articolo integrale su ZeroUno

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Assistenti vocali, le opportunità per l’insurance

“Anna, penso sia meglio non partire finché non hai attivato una nuova assicurazione. Vuoi che ti mostri le più convenienti per la tua carcassa in questo momento?”. L’assistente vocale sulla nostra auto potrebbe parlarci con questa disinvoltura, non in chissà quale futuro, ma entro pochi anni. La tecnologia oramai è pronta e il suo evolversi è legato anche al suo utilizzo (tecnologie di AI e Machine Learning che imparano e migliorano); da parte delle persone sembra esserci notevole apertura verso questo tipo di tecnologie, piace l’interazione vocale, e i dati di mercato lo dimostrano.

Un nuovo rapporto di Juniper Research,  Voice Assistant Market: Player Strategies, Monetisation & Market Size 2020-2024, prevede che gli assistenti vocali superanno la popolazione mondiale entro il 2024, crescendo del 113% rispetto ai 4,2 miliardi di dispositivi che si prevede saranno in uso entro la fine del 2020.

Gli assistenti vocali automobilistici e quelli collegati ai televisori avranno il più alto tasso di crescita, in gran parte grazie alla possibilità di utilizzare gli assistenti vocali attraverso le periferiche già in nostro possesso, piuttosto che nuovo hardware.
Nonostante la proliferazione di diversi dispositivi di assistenza vocale, Juniper Research si aspetta che gli smartphone continueranno a dominare il mercato, per lo meno prendendo come riferimento un mercato globale. E dice anche che in questo ambito è, in pratica, ancora tutto da fare, e nonostante il trend del mercato punti decisamente in su, la monetizzazione degli stessi assistenti vocali rimane ancora una sfida.

In pratica, al momento mancano i modelli di business, perché è evidente che la parte più interessante degli assistenti vocali sia la gamma di servizi che può veicolare, o per dirla in altri termini: di cosa parleremo con loro? cosa ci suggeriranno?

Facciamo un passo indietro.

Cos’è un assistente vocale?

L’assistente vocale, o Voice Assistant, è un software. E’ un software evoluto basato su tecnologie di intelligenza artificiale che è capace di riconoscere e rispondere a una voce che gli parla in linguaggio naturale, elaborando il contenuto per proseguire il discorso. Siri, Alexa, Google Assistant, e Cortana sono esempi di questo e i loro miglioramenti sono continui.

Spesso si confonde l’assistente vocale con lo smart speaker, che è invece la parte hardware, cioè all’altoparlante intelligente, come Google Home, Amazon Echo, Apple HomePod. Ovviamente software e hardware viaggiano insieme, ma fondamentalmente il software Google Assistant che c’è dentro Google Home è lo stesso che troviamo negli smartphone Android e con cui parliamo. Di base, perché certamente in base al dispositivo in cui viene montato, tale software si potrà arricchire di certe applicazioni piuttosto che di altre.

Cosa si può fare con uno smart speaker?

Attualmente, in Italia (lo sviluppo varia da paese a paese), possiamo ascoltare musica, anche Spotify e Youtube Music chiedere il meteo, il traffico e altre informazioni per rispondere alle quali il dispositivo attinge al web; possiamo chiedere ricette e informazioni nutrizionali; gestire il calendario o la lista della spesa; esiste una gamma di prodotti per la smart home a cui è possibile collegarlo per gestire termostati, serrature, luci e telecamere.

Ciò che dobbiamo notare è che al momento si tratta di un sistema ai suoi albori che grazie al machine learning imparerà sempre più a capire il nostro linguaggio naturale, che si svilupperà nelle sue funzionalità in una logica di app e di ecosistema, cioè grazie al contributo della community degli sviluppatori e delle aziende che creeranno soluzioni utili in questo ambiente e sostenibili economicamente; che è la chiave per lo sviluppo della Smart Home.

Infine, l’ultima cosa importante da notare è che come utenti, per usufruire al massimo di questi sistemi, dovremo fare delle scelte, cioè chiederci se vogliamo abbracciare per esempio il mondo Apple o Google o Amazon (Alexa), poichè questi sistemi ‘parleranno’ anche con gli altri nostri dispositivi, lo smartphone, la TV, magari l’auto.

Il futuro degli assistenti virtuali nell’insurance

Cosa può fare un’assicurazione con i Voice Assistant?

Un primo importante settore potrebbe essere quello delle polizze sanitarie. Il settore delle video – visite, che proprio in questo momento di emergenza Covid-19 ha mostrato tutto il suo potenziale, insegna: un primo presidio medico anche per le persone anziane, inferme, i caregiver, potrebbe essere rappresentato da un’assistente virtuale dentro uno smart speaker.

Pionieri in questa direzione sono la startup UK Babylon Health, che già lavora con il sistema sanitario nazionale, e ha ideato un’app, disponibile anche su Alexa, che è capace di condurre una visita medica molto accurata.

Secondo quanto dichiarato dalla stessa società,  studi condotti  nel Regno Unito e altri Paesi in cui è presente hanno mostrato che dopo aver interagito con il chatbot solo 1 paziente su 10 ha avuto bisogno di vedere un medico di persona, togliendo pressione ai medici e al sistema sanitario. Babylon Health ha un impressionante 95% Net Promoter Score (NPS) in Gran Bretagna. Inoltre in Ruanda, con il sostegno del governo e della fondazione Bill & Melinda Gates, la gente si è iscritta a milioni: il 70% della popolazione per l’esattezza.

Gli assistenti vocali sono più vicini al nostro naturale sistema di interazione con l’ambiente, cioè la voce, rispetto a una tastiera, ciò significa che non ci saranno barriere all’uso di questa tecnologia, a prova di nonno e bambino, non dobbiamo fare nulla, solo parlare e chiedere.

Secondo la startup Spixii, che crea chatbot per l’insurance, così come Babylon Health ha addestrato la sua intelligenza artificiale a ‘fare il dottore’, dandogli una notevole quantità di conoscenze sulla medicina, al fine di creare una base di partenza, lo stesso approccio  può essere applicato in ambito assicurativo, formando un agente artificiale con set di dati sul profilo di rischio o sulle polizze assicurative. Un agente artificiale che comunica vocalmente, integrabile nello smart speaker così come nella smart car.

Un potenziale della voce è quello di ripensare il rapporto tra gli assicuratori e i loro clienti, dice Spixii (che nel 2016 ha vinto Open-F@b ). Potrebbe aiutare gli assicuratori, i broker, gli agenti e i riassicuratori ad avere conversazioni a due vie con i loro clienti, utilizzando script progettati con empatia e compassione.

Attualmente, l’assicurazione ha due punti di contatto altamente emotivi: in primo luogo quando si acquista un prodotto assicurativo, e in secondo luogo quando si presenta un sinistro. La voce e la chat potrebbero aiutare a riempire il mezzo e a sviluppare relazioni più durature tra gli assicuratori e i loro clienti.

In sostanza, gli assistenti virtuali sono una nuova piattaforma per raggiungere potenziali clienti e soprattutto raggiungerli nel momento in cui percepiscono il valore di una proposta commerciale.

Il mondo del benessere è già sugli smart speaker, per esempio, con meditazione, diete, workout, e ben si lega al concetto di preventive insurance; per non parlare del mondo retail.

Si stima che nel 2022 il mercato dello shopping vocale crescerà notevolmente, passando dai 2 miliardi attuali a 40 miliardi di dollari. A dirlo sono i risultati di una ricerca che ha interessato ben 1.500 proprietari di Smart Speaker, come Google Home e Amazon Echo, già molto diffusi nel mercato americano.

Nei giorni scorsi, Alibaba ha annunciato che investirà altri 1,41 miliardi di dollari in Tmall Genie, il suo smart speaker (l’unico in Cina) per potenziare la sua tecnologia e le sue funzioni, l’ultimo modello è stato anche dotato di schermo.

Il futuro è ‘parlare alle macchine’ e tutti i servizi si stanno trasferendo su questa nuova piattaforma/interfaccia costituita da dispositivi dotati di intelligenza artificiale e comandi vocali.

Le assicurazioni devono capire se vogliono arrivarci per ultime, come già successo con altre tecnologie, o cavalcare immediatamente le opportunità che offre.

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Cos’è la Smart Home: applicazioni e opportunità per le assicurazioni

Si definisce Smart Home l’insieme di applicazioni software e dispositivi connessi che rendono le abitazioni più sicure, sostenibili, confortevoli, sane. L’antenato di tutti i dispositivi Smart Home? Il telecomando della TV. Nei primi anni di esplosione della domotica erano molto in voga anche i telecomandi per le tapparelle delle finestre, ma era già ovvio che il potenziale di sviluppo fosse enorme. Bill Gates, la cui villa vicino a Seattle costruita circa 20 anni fa è ancora un ‘modello’, è un grande sostenitore della casa intelligente, in cui la tecnologia deve essere prima di tutto invisibile: per esempio, nella sua casa ogni ospite riceve una chiave elettronica che comunica costantemente la sua posizione al sistema, in modo che ogni ambiente reagisca in relazione alla sua presenza.
Oggi, nel post-Covid, la Smart Home può allargare il suo raggio d’azione e andare a occuparsi persino di salute: protagonisti in questa direzione saranno l’intelligenza artificiale, ma anche tutte quelle aziende di prodotti e servizi che sapranno integrarsi in un nuovo ecosistema, quello appunto della Smart Home.

Alcuni dati sul mercato Smart Home

Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, la Smart Home vale in Italia 530 milioni di euro, con una crescita del 40% anno su anno. E’ un mercato in crescita, i cui albori si erano visti ai tempi della domotica, ma che negli ultimi anni ha ripreso grandissimo slancio grazie allo sviluppo della sensoristica, dell’internet delle cose e di un ecosistema di prodotti e servizi che permettono a questo settore di rispondere meglio a bisogni reali.
In tutto il mondo il mercato potenziale per le soluzioni Smart Home è enorme e anche in Italia c’è ancora strada da fare prima di parlare di vero boom, ma molti passi avanti si sono fatti negli ultimi due anni. Il 2018 è stato infatti l’anno di svolta per il settore Smart Home in Italia: non solo il mercato è cresciuto del 52% rispetto al 2017, ma sono finalmente arrivati i tanto attesi smart home speaker. Il 2019, con un ulteriore incremento del 40%, non ha fatto altro che confermare il fenomeno. Gli assistenti vocali intelligenti fungono anche da traino per l’intero settore, che ha visto un incremento nelle vendite di diversi oggetti smart per la casa.
L’Italia è comunque abbastanza indietro rispetto ad altri Paesi europei.

L’intelligenza artificiale  e le applicazioni per la casa intelligente

Come si vede in questo video che mostra il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg interagire nel quotidiano con il suo assistente personale Jarvis, che ha la voce di Morgan Freeman, la casa intelligente diventa quasi ‘viva’, ed è in grado di soddisfare e in alcuni casi prevedere i bisogni del suo proprietario.
Alla base di un’applicazione come quella di Facebook o degli Home speaker c’è l’intelligenza artificiale, la tecnologia determinante per lo sviluppo futuro della casa intelligente, un futuro in cui tale intelligenza sarà totalmente integrata nella casa stessa e la gestirà complessivamente. Gli home speaker saranno a quel punto superati, perché parleremo direttamente con l’appartamento.
Ma oggi, quali sono le applicazioni già disponibili?

Le soluzioni, prodotti e tecnologie, per la Smart Home sono sempre più numerosi e possono essere accorpati in alcune aree principali: comfort nelle abitazioni, salvaguardia dell’ambiente ed economia; sicurezza delle persone. In particolare nel mercato italiano si stanno diffondendo:

  • Climatizzazione/riscaldamento (condizionatori, termostati o caldaie regolabili a distanza o tramite App);
  • Elettrodomestici (accensione/spegnimento da remoto, tramite App o con la propria voce, di lavastoviglie, lavatrici, forni a microonde);
  • Illuminazione (accensione/spegnimento, regolazione del colore o dell’intensità tramite App o con la propria voce);
  • Sicurezza (impianti di videosorveglianza e videocitofonia con possibilità di accedere alle immagini a distanza e/o da Smart TV, serrature intelligenti che inviano allarmi in caso di intrusione);
  • Smart home speaker (dispositivi comandabili tramite voce che consentono di ricevere informazioni – es. sul meteo, sul traffico – e di impartire comando – es. regolare le luci o la temperatura).

Smart home speaker: il boom arriva con il coronavirus

Oltre alle mascherine e al distanziamento sociale, il Covid-19 ci ha regalato la paranoia da contatto. D’altro canto anche le raccomandazioni ufficiali suggerivano di lavare spesso le mani e pulire con maggiore accanimento del solito la casa e tutte le superfici. Improvvisamente, è stato subito evidente a chiunque l’utilità dei comandi vocali. Risultato?
Secondo ABI Research nei primi mesi del 2020, le vendite di dispositivi per il controllo vocale cresceranno a livello globale di quasi il 30% rispetto al 2019. Grazie agli home speaker potremo controllare Tv, interruttori della luce, termostati, maniglie delle porte e altro ancora. E magari potremo anche fare shopping online.

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Tutto ciò se, oltre all’home speaker, avremo la pazienza di connettere allo stesso tutti gli altri dispositivi della casa e magari modernizzarli. Google Home e Alexa o il maggiordono Jarvis di Facebook, non funzionano per magia, hanno bisogno di essere connessi al ‘resto della casa’.

Smart home, sicurezza e privacy

Qualunque dispositivo digitale è esposto ad attacchi informatici. Con la crescita dei dispositivi connessi stanno crescendo anche le minacce dei cyber attack, ma al tempo stesso aumenta la consapevolezza e l’attenzione a questo tema da parte dei produttori e dei consumatori. La stessa crescita del mercato è legata a una percezione di sicurezza informatica: chi vuole vivere in una casa dove ogni dispositivo elettronico si blocca, le porte non si aprono più e il riscaldamento impazzisce?

Ma il tema non è solo questo, c’è anche la privacy da considerare.

Le soluzioni Smart Home raccolgono un’ingente mole di dati spesso con lo scopo di assolvere la loro funzione, pensiamo ai dispositivi per l’efficienza energetico; oppure per poter imparare e regalarci una migliore esperienza; spesso raccolgono nella nostra totale inconsapevolezza: esistono già molte polemiche sul fatto che gli assistenti di Amazon e Google siano in grado di spiarci.

Il GDPR è nato proprio per preservare la privacy delle persone, e pertanto le aziende operanti in Europa nel settore Smart Home devono dimostrare di essere conformi al GDPR e i soggetti che in futuro vorranno entrare nel mercato europeo dovranno rispettarne gli standard di sicurezza per poter vendere prodotti smart, in modo da garantire la sicurezza dei dati raccolti e trasmessi.

Sotto questo aspetto, anche le Assicurazioni che entreranno nella Smrt Home con le loro offerte, sono chiamate non solo alla compliance, ma una cultura etica del dato in cui la crescita del volume di dati raccolti faccia crescere anche il valore del servizio offerto al cliente finale.

Smart Home e Assicurazioni

Le assicurazioni possono giocare un ruolo da protagonisti nell’ecosistema della Smart Home. Tradizionalmente le assicurazioni si sono sempre occupate delle nostre case, offrendo copertura per una serie di infausti eventi (danni, furti, ecc) secondo lo schema tipico del risarcimento a danno avvenuto e accertato. La trasformazione digitale ha abilitato le compagnie assicurative a fare un salto qualitativo molto importante della propria value proposition, passando dalla semplice copertura del danno alla prevenzione dello stesso e alcune compagnie si sono già avviate in questa direzione.
Ma in futuro, c’è molto altro che si può fare.
Le assicurazioni possono essere il canale per rendere le nostre case più smart ed essere pioniere di servizi evoluti per la casa intesa non più solo come una ‘proprietà’ ma come spazio che accoglie l’intero lifestyle della persona, il suo rifugio.
Smart working, attività fisica e intrattenimento, telemedicina, e-learning sono i nuovi temi legati alla casa nati dalla quarantena, ma che rimarranno nel post-Covid. Sono temi che offrono alle assicurazioni nuovi spunti per la creazione di servizi innovativi e anche una diversa modalità di relazione con il cliente, la ‘smart home’ può essere un nuovo touchpoint.

Smart Home

Secondo gli analisti di McKinsey, quello della Smart Home sarà uno dei 4 ecosistemi tecnologici più importanti in futuro per le assicurazioni, quello in cui si potranno sviluppare maggiormente servizi innovativi, ad esempio, con riferimento alle tecnologie di Ambient Assisted Living, un settore che si collega poi alla connected health, particolarmente rilevante a causa dell’invecchiamento della popolazione e ora anche dei rischi connessi alle pandemie.

Le startup internazionali della Smart Home

Per le compagnie assicurative che vogliano intercettare il mercato della casa intelligente la strada più veloce si chiama ‘startup’.
In un clima di open innovation, le startup possono portare alle compagnie non solo la loro tecnologia, ma anche la cultura lean, la creatività e le loro competenze, ed è da questa sinergia che possono svilupparsi nuovi modelli di business.

Prendiamo ad esempio Josh.ai, una startup di Denver che ha raccolto recentemente un investimento da 11 milioni di dollari. E’ un’intelligenza artificiale a comando vocale, che non solo non ha paura di Alexa e Google Home, ma per differenziarsi fa leva proprio sul sentimento di rifiuto (sempre più diffuso in una certa fascia della popolazione) che le BigTech possono generare. Ogni difetto di Alexa (es. il trattamento dati e la privacy) è il valore aggiunto di Josh, che si rivolge al cliente di alta fascia.

Questa intelligenza artificiale è potenzialmente in grado di controllare qualsiasi altro dispositivo della casa, basta connettere e programmare. In più Josh capisce il linguaggio naturale molto bene ed è in grado di imparare con facilità, dice la società. Anche le domande complicate possono essere programmate senza sforzo, come ad esempio: “All’alba, se sono a casa, accendi lentamente le luci della camera da letto, apri le tende, accendi la radio e prepara una caffettiera”.
Ora, se ci fosse un partner assicurativo in questa relazione, Josh potrebbe rispondere “Mr. Stark, il suo sonno è stato parecchio disturbato, questa mattina la sua temperatura è alterata e la sua pressione alta, sarebbe meglio che lei bevesse un tè verde e rimanesse a casa. La sua assicurazione le propone un video consulto medico per le 9, accettiamo?’

Secondo CBInsights le startup Smart Home sono davvero variegate, ma possono essere raccolte in queste categorie:

Energia & Utenze: Sono aziende che utilizzano sensori, tecnologia di monitoraggio e dati per risparmiare acqua ed energia. Tra queste vi sono aziende come Tado, che ha creato un prodotto che rileva automaticamente la vicinanza di un utente alla residenza e regola la temperatura di conseguenza, con un controllo aggiuntivo dalla loro applicazione per smartphone.
Serrature intelligenti: Startup come August forniscono soluzioni alternative alle chiavi tradizionali con chiavi virtuali e altre serrature elettroniche. Alcuni prodotti di queste aziende consentono inoltre agli utenti di vedere e parlare con i visitatori a distanza.
Soluzioni generali per la casa intelligente: Invece di produrre un unico gadget intelligente, queste aziende costruiscono o distribuiscono sistemi multi-device che automatizzano diverse parti della vostra casa, come le soluzioni di sicurezza, meteorologiche, per la cura dell’aria e dell’energia e il monitoraggio di Netatmo o gli appartamenti intelligenti di IOTAS.
Cucina e elettrodomestici: Questi includono prodotti per la casa che funzionano come un elettrodomestico o un dispositivo convenzionale, ma che offrono vantaggi attraverso la connettività, come Innit, che sta attualmente sviluppando un sistema di cottura basato sull’apprendimento automatico e sensori ad alta tecnologia in grado di rilevare ciò che viene prodotto e di regolare il tempo di riscaldamento e di cottura in modo appropriato durante l’intero processo.
Robot domestici: In questa categoria rientrano le aziende che producono robot specifici per la manutenzione e l’assistenza in ambiente domestico. Tra queste vi sono l’assistente sociale robotico Jibo, e Rokid, un dispositivo per la casa intelligente che utilizza l’intelligenza artificiale e il deep learning per fornire informazioni ed eseguire compiti tramite interazioni vocali e visive.
Monitoraggio e sicurezza: Sono aziende che offrono sicurezza e monitoraggio all’interno o all’esterno attraverso telecamere installate per tenere d’occhio le case, i bambini, gli anziani e gli animali domestici. Tra le aziende presenti nello spazio ci sono Smartfrog e Ring.
Wi-Fi e Cybersecurity: Queste startup forniscono soluzioni Wi-Fi e cybersecurity per collegare e proteggere i dispositivi intelligenti all’interno della casa. Come CUJO, un firewall intelligente che protegge la casa di un utente connesso da hacker criminali, ed Eero e Starry, altre due aziende che offrono sistemi Wi-Fi domestici, che hanno raccolto copiosi investimenti.
Salute e benessere: Sono prodotti che aiutano gli occupanti della casa a mantenere la loro salute e il loro stile di vita, come Sleepace, un dispositivo intelligente non indossabile che può monitorare e aiutare a migliorare la qualità del sonno, o Awair, che rileva le sostanze irritanti nell’aria e nell’ambiente.
Sistemi di allarme: Queste aziende forniscono sistemi di allarme tradizionali dotati di monitor e sensori avanzati per rilevare incendi, inondazioni o altri danni alla proprietà e contribuire a proteggere la vostra casa. Un’azienda, Cocoon Labs, ha sviluppato un dispositivo di sicurezza intelligente per la casa che utilizza onde sonore a basso livello per rilevare e avvertire il proprietario di eventuali disturbi all’interno della casa.
Audio e media: Queste aziende forniscono soluzioni multimediali che vanno da un computer appeso per esporre arte decorativa (Electric Objects) a sistemi musicali wireless per tutta la casa (Sonos).
Piattaforme: Le aziende di questa categoria non producono i propri prodotti di consumo, ma aiutano gli altri a integrare l’IA e la connettività nei propri prodotti per la casa intelligente. Un esempio potrebbe essere Arrayent, che aiuta i principali marchi di consumo a trasformare i prodotti tradizionali in dispositivi connessi.
Illuminazione: Queste aziende forniscono soluzioni di illuminazione domestica come gli interruttori intelligenti (Deako) e le lampadine intelligenti (LIFX).
Varie: Le startup di questa categoria hanno offerte particolarmente uniche, come Uzer, un’azienda che ha sviluppato uno scanner di codici a barre per la casa intelligente che rende il riciclaggio più divertente ed efficiente, o Nucleus, un sistema di interfono collegato a Internet che aiuta le persone a comunicare con gli altri sullo stesso sistema.

Conclusioni

Un fatto certo è che oggi stiamo ancora parlando di tante singole soluzioni per la Smart Home ideale; ma la Smart Home vera e propria sarà quella in cui tutto sarà connesso e tutta la tecnologia sarà invisibile, sarà quella in cui un’unica intelligenza artificiale, magari integrata by design nella costruzione o magari fornita insieme a una super polizza onnicomprensiva, si prenderà cura dello spazio abitativo e dei suoi abitanti. Per arrivare fino a questo punto però serve costruire l’ecosistema, nessuna azienda può lavorare nella casa intelligente da sola.

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[Photo credits: Designboom]

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Internet of things, nel 2019 crescita del 24%, Smart Health settore emergente

Anche per il 2019 sono contatori intelligenti e auto connesse a generare quasi metà del fatturato IoT nell’ambito del mercato italiano, rispettivamente 1,7  e 1,2 miliardi di euro; Smart Home, Smart Factory e Smart City gli ambiti più in crescita; Smart meter calore e acqua, Smart Health e Smart Retail promettenti. Sono i principali risultati dell’ultima Ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, recentemente presentata per la prima volta con un convegno online, che è stata l’occasione per fare qualche previsione anche sulla base degli effetti dell’emergenza sull’industria IoT.

L’emergenza Coronavirus sta portando una forte accelerazione a tutta la trasformazione digitale e certamente anche il mondo IoT non ne rimarrà esente, come ha sottilineato Alessandro Perego, Direttore Scientifico degli Osservatori Digital Innovation presentando i dati. ‘Tutta una serie di barriere che abbiamo sempre avuto portando avanti l’innovazione digitale sono improvvisamente caduti. I benefici e i vantaggi dell’innovazione sono percepiti oggi in modo netto, le resistenze al cambiamento sono frantumate. Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno c’è oggi la possibilità di fare un balzo in avanti importantissimo nell’innovazione digitale’.

Questo balzo in avanti riguarda anche l’Internet degli Oggetti, che ha avuto una maturazione importante in questi ultimi anni, in Italia e globalmente, sia dal punto di vista quantitativo, sia qualitativo, incidendo anche nell’evoluzione dei modelli di business in logica di servizio e, in generale, diventando un tassello centrale nel percorso di innovazione delle imprese e organizzazioni.

Un percorso di crescita continua e progressiva, che già nel 2020 potrebbe vivere una forte impennata, soprattutto in relazione a settori particolari. In questa fase di emergenza Coronavirus alcune applicazioni Internet of Things stanno dimostrando tutti i loro vantaggi, volgendo un ruolo importante nel supportare cittadini e imprese. Vengono in mente i servizi di teleassistenza tramite dispositivi hardware che permettono di monitorare i parametri vitali dei pazienti da remoto; veicoli a guida autonoma robotizzati per le consegne a domicilio a prova di contagio, come avvenuto in Cina; sistemi di sorveglianza connessi controllano sedi produttive, uffici e magazzini chiusi, attivando centrali operative e pronto intervento in caso di tentativi di infrazione. Inoltre, si stanno diffondendo alcuni nuovi modelli “pay-per-use” e “pay-per-performace” per l’acquisto di oggetti connessi che permettono di dilazionare i pagamenti di macchinari industriali, automobili o dispositivi smart per gli edifici (ad esempio sistemi di illuminazione), pagabili sulla base dell’effettivo utilizzo misurato dagli oggetti connessi.

All’effetto coronavirus va inoltre sommato il fattore ‘tecnologie abilitanti’: nel 2019 sono stati fatti importanti passi avanti sul fronte delle specifiche 5G negli ambiti Mobile Broadband, Mobile IoT e Massive IoT, con molti operatori che stanno passando dalla fase pilota al lancio commerciale di reti su scala globale. I Paesi in prima fila sono Stati Uniti, Corea del Sud e Cina, a livello internazionale, Svizzera, Regno Unito e Austria, in Europa, mentre in Italia sono coinvolti tutti gli operatori di rete, con 14 reti 5G già operative.

Il mercato IoT 2019: 6,2 miliardi

“L’Internet of Things in Italia continua a crescere a ritmi sostenuti in tutti i segmenti di mercato, con incrementi particolarmente significativi nelle soluzioni per la casa intelligente, l’Industria 4.0 e la Smart City – afferma Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things -. La crescita è trainata dalle nuove tecnologie di comunicazione e dai servizi abilitati dagli oggetti connessi, segno di un mercato che cresce in maturità oltre che in termini di fatturato. Al tempo stesso, prosegue l’evoluzione tecnologica: si espandono le reti di comunicazione LPWA (Low Power Wide Area) a cui si affiancano sempre più use case e sperimentazioni abilitate dal 5G, in grado di abilitare nuove opportunità di mercato, sia in contesti consumer sia business o relativi alla PA”.

Il mercato italiano dell’Internet of Things nel 2019 ha raggiunto un valore di 6,2 miliardi di euro, con una crescita di 1,2 miliardi e del 24% rispetto all’anno precedente, allineata a quella dei principali paesi occidentali (dove oscilla fra il +20% e il +25%) e trainata sia dalle applicazioni più consolidate che sfruttano la “tradizionale” connettività cellulare (3,2 miliardi di euro, +14%) sia da quelle che utilizzano altre tecnologie di comunicazione (3 miliardi, +36%). Una forte spinta viene anche dalla componente dei servizi abilitati dagli oggetti connessi, che registra un +28% e raggiunge un valore di 2,3 miliardi di euro, segno di una crescente maturità del mercato.

Smart Metering e Smart Asset Management nelle utility sono il primo segmento del mercato IoT, con un valore di 1,7 miliardi di euro (+19% rispetto al 2018), pari al 27% del fatturato complessivo, spinto soprattutto dagli obblighi normativi, che hanno portato nel 2019 all’installazione di 3,2 milioni di contatori smart gas (il 58% del totale) e di 5,7 milioni di smart meter elettrici (il 37% di tutti i contatori elettrici). Seguono la Smart Car, che vale 1,2 miliardi di euro (19% del mercato, +14%) e conta 16,7 milioni di veicoli connessi, e lo Smart Building, con un valore di 670 milioni (+12%), legato principalmente alla videosorveglianza e alla gestione dei consumi energetici negli edifici.

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Industry 4.0: come sfruttare il potenziale dei dati per ottimizzare i processi?
IoT
Industria 4.0

I segmenti con la crescita più significativa sono la Smart Home (530 milioni, +40%), trainata in particolare dal boom degli assistenti vocali, la Smart Factory (350 milioni, +40%), che negli ultimi tre anni ha beneficiato degli incentivi previsti dal Piano Nazionale Industria 4.0, e la Smart City (520 milioni, +32%), che ha visto crescere il numero di progetti avviati da Comuni italiani e la nascita di nuove iniziative e collaborazioni fra pubblico e privato. In linea con la media di mercato è invece la crescita delle soluzioni di Smart Logistics (525 milioni, +26%), utilizzate per la gestione delle flotte aziendali e di antifurti satellitari, delle applicazioni di Smart Asset Management in contesti diversi dalle utility (330 milioni, +22%), concentrate sul monitoraggio di macchine per il gioco d’azzardo, ascensori e distributori automatici, e della Smart Agriculture (120 milioni, +20%), dedicata perlopiù al monitoraggio di mezzi e terreni agricoli. Smart Metering acqua e calore, Smart Retail e Smart Health sono ancora marginali ma di grande prospettiva futura.

Smart Health, un settore molto promettente

La  Smart Health  (o Digital Health) assumerà un ruolo molto importante in futuro grazie a una serie di soluzioni che può offrire: dalla tracciabilità dei farmaci e delle attrezzature mediche negli ospedali ai dispositivi di telemedicina per il monitoraggio dei parametri vitali da remoto, dai servizi come l’invio di farmaci a domicilio alla videochiamata con un medico, tutte soluzioni che supportano una diminuzione dell’ospedalizzazione dei pazienti, modalità che oggi in emergenza è diventata necessaria, ma che potrebbe diventare la nuova normalità in futuro.

La convergenza tra IoT e mondo assicurativo in ottica Digital Health è oramai evidente e sarà nei prossimi mesi fortemente accelerata dall’emergenza Covid19.

A questo link la registrazione integrale del webinar di presentazione dei dati.

L’articolo Internet of things, nel 2019 crescita del 24%, Smart Health settore emergente proviene da InsuranceUp.


Jarvis, l’assistente virtuale per lo smart building che migliora sicurezza, efficienza, comfort

Le startup migliori, a volte, nascono quasi per caso, da un’esigenza riscontrata nella vita quotidiana o da un gap sul mercato. E a fondarle, spesso, sono persone che mai avrebbero pensato di reinventarsi imprenditori. È il caso di Iooota, startup innovativa fondata a Bologna nel 2015.

Finalista dell’edizione 2019 di Open-F@b Call4Ideas di BNP Paribas Cardif, dedicata alla Human Data Science, Iooota ha lanciato Jarvis, una sorta di maggiordomo virtuale per gli smart building. Una soluzione che potrebbe essere appetibile per le compagnie assicurative.

Iooota, come è nata la startup

Dietro la fondazione della startup c’è Luca Degli Esposti, 36 anni, bolognese. Laureato in marketing e comunicazione, esperto di interfacce e interazione uomo-macchina, Luca lavora negli anni per Yoox, La Perla, Max Mara, grandi brand per i quali cura la divisione digitale acquisendo una grande esperienza professionale nell’analisi di piattaforme online dedicate al marketing e all’ecommerce.

Alla fondazione di una startup che si occupa di smart building, però, Luca degli Esposti ci arriva a causa di un piccolo incidente: “Si è rotta la lavatrice e si è allagato l’appartamento” racconta il giovane imprenditore. “Avevo appena comprato casa, avevo tantissime spese e il mutuo, ci mancava solo la lavatrice” ricorda. Così per ridurre le spese e ottimizzare i tempi, decide di chiedere a un amico esperto di web se era possibile trovare una soluzione digitale in grado di controllare in tempo reale diverse componenti della casa, dagli elettrodomestici all’illuminazione. La risposta? Sul mercato non c’è nulla di simile e lui decide di lanciare una startup, Iooota, che viene fondata nel 2015 grazie a un investimento di DPixel, società di venture capital di Gianluca Dettori.

Jarvis, il maggiordomo virtuale per gli smart building

L’obiettivo di Iooota è rendere efficiente un edificio. Obiettivo raggiunto grazie alla realizzazione di Jarvis, piattaforma che “mette in relazione mondi diversi delle abitazioni, dal consumo energetico di diversi prodotti alla sicurezza degli ambienti al comfort” spiega Degli Esposti. Si tratta quindi di una soluzione IoT per lo smart building che abilita efficienza energetica, comfort, sicurezza e automazione con un solo punto di controllo e gestione, anche da remoto. E il nome della piattaforma non è casuale: “Jarvis è l’assistente virtuale di Iron Man, il suo maggiordomo in versione intelligenza artificiale. Il nome suggerisce proprio ciò che può fare la piattaforma, cioè un controllo puntuale su tutto ciò che sta accadendo nei propri ambienti, con diverse verticalizzazioni, dalla sicurezza, al comfort e al risparmio” continua il founder.

Il mercato di riferimento

Il mercato di riferimento di Jarvis è tra quelli con il più elevato potenziale di crescita prospettato dagli analisti: l’Internet of Things. Secondo l’Annual Internet Report di Cisco, entro il 2023 saranno 511 milioni i dispositivi connessi nel territorio nazionale, circa 8,5 per ogni abitante.
“Abbiamo scelto di entrare e percorrere il settore con il più alto potenziale, quello della Casa Intelligente che nel 2019 ha raggiunto solo in Italia un valore di 530 milioni di euro, con una crescita, secondo i dati dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, del 40% rispetto al 2018. Anche il settore dello Smart Building e dell’efficientamento energetico sono target facilmente aggredibili con la nostra soluzione” assicura Luca Degli Esposti.

Il modello di business

Nato come servizio rivolto all’utente finale, “alla fine dell’anno scorso abbiamo deciso di puntare su un modello business oriented, non più rivolto solo al singolo consumatore ma a chi gestisce o ha in proprietà un building, dalla scuola al palazzo o al condominio, e che è sensibile all’efficientamento energetico” spiega l’imprenditore. “Se parliamo di B2B2C il modello di business prevede una piccola fee iniziale di one off più una fee mensile per ogni soluzione Jarvis attiva e funzionante: questo per il nostro partner rende il costo d’investimento iniziale molto limitato. Se invece parliamo di B2B, il modello di business è quello di una fee per l’analisi, l’installazione e il setup del progetto, oltre a una fee annuale, già comprensiva di manutenzione, aggiornamenti periodici, evoluzione e assistenza”.

La partecipazione a Open-F@b Call4Ideas 2019 e l’impatto di Iooota sulle assicurazioni

Come abbiamo già detto, Iooota è tra i finalisti di Open-F@b Call4Ideas 2019, call dedicata alla Human Data Science. “Un tema in linea con quello che fa Iooota: una sorta di scatola nera che tiene in considerazione tutti i dati che vengono generati dagli utenti nel loro quotidiano e negli edifici frequentati; questi vengono messi in comunicazione con l’assicurazione per valutare una polizza e il premio assicurativo” continua Degli Esposti.  Il founder sottolinea anche la componente human e l’impatto che un prodotto come Jarvis può avere sulle compagnie: “Ad oggi le compagnie si occupano più di risarcire il danno che di predire o evitare un problema. Con questa soluzione, l’assicurazione potrebbe prevedere le possibilità di rischio, riducendo la possibilità del danno e l’importo del premio assicurativo. In sostanza, Jarvis permetterebbe di ridurre i costi dell’assicurazione” specifica. C’è poi da tenere in considerazione l’effetto sul comportamento dell’utente: “Conoscendo i consumi del proprio ambiente, l’utente può migliorare le proprie abitudini riducendo gli sprechi, con un impatto positivo sull’ambiente e sulla vita di tutti” conclude il founder di Iooota.

L’articolo Jarvis, l’assistente virtuale per lo smart building che migliora sicurezza, efficienza, comfort proviene da InsuranceUp.


Smart Home, crescita del 40%, ma le assicurazioni sono ancora marginali

Il mercato italiano della Smart Home raggiunge nel 2019 un valore di 530 milioni di euro: siamo ancora lontani da Germania (2,5 miliardi di euro), Regno Unito (2,5 miliardi) e Francia (1,1 miliardi), ma l’incremento registrato è del 40% rispetto al 2018, in linea con la media europea. E fa ben sperare sul futuro del mercato Smart Home e IoT in Italia. Ce lo dice l’ultima ricerca sulla Smart Home dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, presentata recentemente.

Che ci rivela anche quali sono i prodotti Smart Home che stanno attraendo l’interesse dei consumatori  (soluzioni per la sicurezza, smart home speaker ed elettrodomestici coprono oltre il 60% del mercato) e i canali attraverso i quali tali oggetti entrano dentro le nostre case.

Il boom degli assistenti vocali spinge l’avanzata dei retailer online e multicanale come principale canale di vendita di oggetti connessi per la casa (47%), mentre la filiera tradizionale – composta da produttori, architetti, costruttori edili, distributori di materiale elettrico e installatori – mantiene un ruolo rilevante (39%) ma perde quote di mercato.

Rilevante si sta dimostrando il ruolo delle telco, che hanno registrato un incremento del 140% rispetto al 2018 (toccando quota 50 milioni di euro, ovvero 10% del mercato), grazie agli sforzi in termini di semplificazione dell’offerta (soluzioni gestibili da App e pagamenti mensili), apertura di nuovi servizi (come i dispositivi per localizzare gli animali domestici e i wearable per monitorare gli anziani) e integrazione dell’offerta tradizionale con i nuovi oggetti smart. Utility e assicurazioni, invece, non hanno compiuto il salto di qualità che ci si attendeva lo scorso anno, mantenendo un peso marginale nel mercato (appena il 4% complessivo).

Cosa possono fare di più le assicurazioni nella Smart Home?

Tradizionalmente le assicurazioni già si occupano delle nostre case, offrendo copertura per una serie di infausti eventi (danni, furti, ecc) secondo lo schema tipico del risarcimento a danno avvenuto e accertato.

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Come trasformarsi in una intelligent enterprise?
Big Data

La trasformazione digitale ha abilitato le compagnie assicurative a fare un salto qualitativo molto importante della propria value proposition, passando dalla semplice copertura del danno alla prevenzione dello stesso. Di questo passaggio sono complici i big data, gli analytics, l’intelligenza artificiale, l’internet of things, quest’ultima anche nella sua specificazione di oggetti connessi per la casa, categoria denominata appunto Smart Home. Grazie all’utilizzo di oggetti connessi a supporto di una polizza, le Compagnie possono innanzitutto fare meglio quello che già fanno, ovvero dare protezione, e farlo anche preventivamente.

Pensiamo, ad esempio, a polizze danni che integrano anche dispositivi in grado di rilevare fumi, infiltrazioni, umidità e altre potenziali fonti di pericolo;  o a sistemi di sicurezza e video sorveglianza dotati di AI e gestibili anche da remoto.

Ma queste cose sono quelle più banali, secondo gli analisti di McKinsey, quello della Smart Home sarà uno dei 4 ecosistemi tecnologici più importanti in futuro per le assicurazioni, quello in cui si potranno sviluppare maggiormente servizi innovativi, ad esempio, con riferimento alle tecnologie di Ambient Assisted Living, un settore che si collega poi alla connected health, particolarmente rilevante a causa dell’invecchiamento della popolazione. Le persone a mobilità limitata, ad esempio, sono sempre più alla ricerca di servizi innovativi che aiutino le loro attività quotidiane e consentano loro di perseguire uno stile di vita indipendente a casa. I potenziali clienti di questo segmento avranno probabilmente un atteggiamento positivo nei confronti dell’internet degli oggetti e delle tecnologie correlate, così come nei confronti degli assicuratori che agiscono come fornitori globali di questo tipo di nuovi pacchetti di servizi.

In effetti, sempre più aziende stanno lavorando al lancio di nuovi servizi per la Smart Home, sottolinea il report degli Osservatori: gli esempi sono numerosi e spaziano dal pronto intervento garantito da aziende di vigilanza in caso di tentativo di infrazione, al supporto per la riduzione dei consumi energetici, al riordino automatico dei prodotti di cui si stanno esaurendo le scorte, fino alla possibilità di migliorare l’assistenza agli anziani. Si moltiplicano, inoltre, alleanze e partnership fra gli operatori per offrire nuovi servizi che sfruttano la progressiva integrazione tra intelligenza artificiale e dati raccolti attraverso gli oggetti connessi.

Insieme al mercato crescono la consapevolezza dei consumatori e la diffusione degli oggetti smart nelle case: il 68% degli italiani ha sentito parlare almeno una volta di casa intelligente e il 40% possiede almeno un oggetto smart, con soluzioni per la sicurezza e smart home speaker in cima alle preferenze degli acquirenti. Ma crescono anche i timori dei cittadini per i rischi legati alla cyber security e alla violazione della privacy: il 54% è restio a condividere i propri dati personali (+3% rispetto al 2018).

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Mobility as a service, tutto sul nuovo sistema di mobilità che sta impattando sulle assicurazioni

L’evoluzione del trasporto, dalla smart mobility alla MaaS (mobility as a service), rappresenta una grande sfida non solo per i produttori di automobili ma anche per il mercato assicurativo. Da un lato perché con l’incremento dei servizi di mobilità in bundle e in sharing il numero di polizze auto individuali è destinato a calare. Dall’altro perché proprio la crescita dei nuovi servizi costituisce un’opportunità per entrare in nuovi segmenti di mercato. Da parte dei player del mondo assicurativo, però, sarà necessario studiare nuovi modelli di business per poter riuscire a cogliere appieno queste occasioni. E capire bene che cosa si intende per mobility as a service, come funziona, quali sono i vantaggi. Ecco una guida di EconomyUp con tutte le risposte. 

Mobility as a service, che cos’è

La MaaS – Mobility as a Service è mobilità come servizio. Si basa sul concetto di abbonamento, oppure sulla formula del pay per use (pagamento  in base al concreto utilizzo), e si sta diffondendo in modo particolare nelle grandi città.

Come funziona

Una volta corrisposto un forfait mensile al service provider, l’utente può pianificare il proprio viaggio su una piattaforma software che in automatico propone e permette di prenotare tutti i mezzi necessari, sia pubblici sia privati (treni, bus, taxi, car e bike sharing) per compiere il percorso. Oltre naturalmente alla propria destinazione, a seconda delle opzioni proposte dalla applicazione, ogni persona può indicare preferenze sul mezzo da utilizzare e così via; sarà poi il tool a suggerire la combinazione più efficace e conveniente, integrando le diverse opportunità di movimento che un agglomerato urbano può offrire, dal sistema di trasporti pubblici a tutti i vari servizi che possono trovarsi nelle città (bike sharing, car sharing eccetera).

Queste piattaforme – riporta ancora EconomyUp – lavorano con l’obiettivo di ottimizzare i tempi, ma anche di paragonare i costi e tengono addirittura conto delle condizioni meteo. A questo punto, una volta individuato ciò che si preferisce fare, mediante lo stesso sistema si potrà prenotare e pagare per la soluzione prescelta.

EVENTO

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Automotive

In pratica, mobility as a service si caratterizza per tre aspetti principali: per il fatto di poter fruire di tutti i servizi di mobilità a consumo; in quanto è un servizio utilizzabile ovunque e perché rende semplice e immediato il pagamento.

Cloud, IoT -Internet of Things, Intelligenza artificiale e machine learning sono le principali tecnologie su cui si basa la possibilità di proporre un servizio di mobility as a service.

Mobility as a service, quali sono i vantaggi

Premesso che l’obiettivo delle pubbliche amministrazioni che promuovono questa modalità di spostamento è quello di fare in modo che si vada abbandonando l’utilizzo dell’auto privata, sono molteplici i vantaggi determinati dal MaaS per i privati, per le aziende che offrono servizi di trasporto e per la collettività. Prima fra tutti, la riduzione del traffico e dell’inquinamento (sia atmosferico sia acustico).

Inoltre, gli utenti del servizio potranno spendere meno per i loro spostamenti, diminuirne i tempi,  muoversi in maniera più sicura, grazie al fatto, tra l’altro, che potranno sempre avere informazioni aggiornate in tempo reale sulla situazione del percorso che stanno compiendo.

D’altra parte, gli operatori del mondo del trasporto, avendo una vasta mole di dati su cui costruire le proprie strategie, potranno ottimizzare i loro servizi rispondendo in maniera puntuale alle necessità dei propri interlocutori. A questo proposito anche i gestori del traffico, così come le autostrade potranno optare per soluzioni e prezzi modulari in base all’utilizzo, agli orari, alla situazione della strada eccetera.

Un giro d’affari miliardario

Nel KPMG Global Automotive Executive Survey 2019  la metà degli intervistati con una macchina di proprietà hanno detto di aspettarsi di non averla più entro il 2025. Lo stesso trend, si legge nel medesimo studio, andrà affermandosi nelle aziende dove si procederà a una ottimizzazione del parco auto. Sono le conseguenze della rapida diffusione di servizi di mobilità alternativi.

Secondo i dati di una ricerca BIS Research dell’anno scorso, negli anni che trascorreranno tra il 2018 e il 2028 il concetto di trasporto come servizio a livello globale genererà un giro di affari in incremento anno su anno di quasi il 50%, le revenue derivate da questo mercato dagli oltre 31 miliardi di dollari dei 12 mesi scorsi passeranno a quasi 1.760 miliardi.

Osservando questo fenomeno da un altro punto di vista, e ciò è stato fatto in uno studio recente di McKinsey sulla mobilità integrata, gli analisti si aspettano un aumento degli spostamenti, ossia della volontà di muoversi da parte delle persone, grazie al fatto di poter fruire di soluzioni di viaggio più convenienti. E’ previsto un incremento tra il 20 e il 50%, il che innesca un circolo virtuoso, anche in termini economici, che può avere un impatto importante su tutta la collettività.

Gli analisti si aspettano, in generale, che con l’affermazione del 5G si assista a una accelerazione dell’utilizzo di queste piattaforme applicative. Poter contare su connettività più efficace significa infatti inviare comunicazioni in tempo reale per rispondere in maniera precisa alle esigenze dei viaggiatori.

Mobility as a service, case study italiani e internazionali

I primi a sperimentare questa tipologia di servizi sono stati i finlandesi e, nello specifico, gli abitanti di Helsinki che già dal 2016 hanno la possibilità di fruire della Whim app che si occupa proprio di identificare per loro la modalità migliore per raggiungere una località.

In uno studio Deloitte di qualche tempo fa sono riportati diversi esempi di applicazioni e progetti pilota di Mobility as a service. Tra questi il progetto Communauto/Bixi avviato nel Quebec in Canada dove alcune aziende municipalizzate di trasporti hanno deciso di proporre pacchetti che includessero nella propria offerta di mezzi pubblici la possibilità di usare sia il servizio di bikesharing (di Bixi) sia quello di carsharing (dell’altro fornitore).

A Gothenburg, in Germania, UbiGo alle precedenti tipologie di mezzi di trasporto aggiunge la possibilità di affittare la macchina, di utilizzare taxi, il tutto sfruttabile mediante una sola applicazione che, tra l’altro, ha l’interessante possibilità di assegnare bonus agli utenti nel caso facciano scelte di spostamento sostenibili. Ma ci sono molti altri esempi di app di questo tipo in tutto il mondo, inclusa l’Italia.

In particolare – puntualizza EconomyUp – proprio alla fine di marzo di quest’anno, lgiunta comunale di Torino ha approvato un progetto MaaS teso a disincentivare l’uso dei veicoli privati che prevede buoni di mobilità da utilizzare per spostarsi in città sfruttando servizi di trasporto a basso impatto ambientale, sostenibili e in condivisione, così come bike sharing, corse di taxi e sempre più le opportunità si apriranno ad altri servizi di sharing.

Anche a Milano, tra le città italiane che si caratterizzano per il proprio modello di mobilità evolute, si sta riflettendo su mobility as a service per proseguire nell’impegno sulla mobility di nuova generazione.

L’importanza del pagamento mobile

Per poter diffondere questi servizi di MaaS rendendoli sempre più appetibili per gli utilizzatori, come abbiamo visto negli esempi precedenti, è fondamentale costruire un ecosistema di provider coinvolgendo vari attori e tipologie di proposte. Ugualmente essenziale è garantire soluzioni di pagamento mobile che rendano immediato e agevole l’utilizzo dei servizi.

A tal proposito, Telepass ha lanciato “Telepass Pay X” in collaborazione con BNL-Bnp Paribas che consiste in un conto corrente e una carta prepagata per servizi di mobilità, ma anche per pagamenti quotidiani . Questo servizio garantisce transazioni veloci e sicure sempre e ovunque, è aperto a terze parti e quindi vi si possono costruire intorno soluzioni che man mano si possono arricchire coinvolgendo più aziende, non necessariamente legate alla mobilità in senso stretto. Un esempio concreto in questo senso è WashOut,  la startup milanese che ha presentato l’app per lavare auto e moto ovunque siano parcheggiati. Il limite dell’offerta di servizi è dunque davvero solo quello rappresentato dalla fantasia.

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iComfort, come trasformare ogni edificio in smart building

Il solo risparmio energetico non basta per definire un edificio di nuova generazione (smart building). “Oggi tra i fattori da valutare c’è anche il benessere delle persone all’interno dell’edificio”. Parola di Ernesto Lombardi, Ceo di iComfort, società innovativa romana che vuole trasformare ogni costruzione in smart building. Con una strategia innovativa: monitorare non solo ogni tipo di fattore ambientale ma anche il monitoraggio degli spazi, e mettendo al centro il benessere della persona. Un progetto ambizioso che Lombardi cerca di realizzare grazie anche all’uso dei dati delle persone all’interno dei building. Non a caso iComfort è una delle realtà finaliste dell’edizione 2019 di Open-F@b Call4Ideas di BNP Paribas Cardif dedicata alla Human Data Science.

La storia di iComfort

Appassionato di tecnologie, Ernesto Lombardi ha 50 anni e segue con entusiasmo tutto ciò che l’innovazione propone. Laureato in informatica, è nel mondo di internet fin dagli albori. Ha iniziato la carriera professionale in Nestlè nel 1995 seguendo i primi progetti internet per l’Italia e poi per Nestlé Europa a Vevey in Svizzera. Subito dopo è entrato nel Gruppo Enel e poi è stato nominato responsabile della market area di business development in Telecom Italia Learning Services. “Ricco di esperienze e di contatti, nel 2008 decido di fondare una mia società: nasce Smart Sys, realtà di sviluppo di software” racconta.

Intanto, però, ha in mente un’altra idea legata a un progetto di ricerca: “Monitorare in tempo reale umidità e temperatura dei musei” continua. Si mette così al lavoro per innovare gli strumenti ormai datati per questo scopo e inizia, così, a gettare le basi per quella che sarà poi iComfort. La società nasce ufficialmente come spin-off di Smart Sys nel giugno del 2019, grazie anche al supporto dell’incubatore Digital Magics. Allargando il progetto dai musei ai building in generale e il monitoraggio dei fattori ambientali a molto di più.

Che cosa fa iComfort e come

Considerata una realtà del proptech italiano, iComfort aiuta efficacemente le imprese ad affrontare le nuove esigenze legate agli Smart Workplace e agli Smart Building. Come? Con una piattaforma IoT e una dashbord che permettono di avere un ufficio più smart (consentendo di monitorare come, quando e dove i dipendenti utilizzano gli spazi dell’ufficio) e creando un ambiente migliore (monitorando qualità dell’aria, illuminazione, rumore).

Mediante una serie di sensori ed evolute analisi big data, in grado di integrare molteplici fonti di dati, fornisce utili indicazioni per l’ottimizzazione di diversi servizi, il miglioramento delle perfomance e l’engagement dei propri collaboratori.

Grazie a una piattaforma software customizzabile e scalabile secondo le necessità del cliente e a un set di analisi tailored, le aziende sono in grado di ricevere insight per definire e implementare politiche innovative per migliorare la workplace experience, e mantenere una solida reputazione. La dashboard permette un costante monitoraggio di tutti i parametri definiti anche attraverso una visualizzazione grafica intuitiva, report periodici, e segnalare eventuali eventi sentinella attraverso i principali sistemi di instant messaging.

Non solo. È in grado di fornire un supporto unico nel suo genere per il monitoraggio degli uffici (scrivania, phone boot, aree lounge) e dei diversi ambienti comuni (mense, sale riunioni, break, sale eventi), monitorando presenze e utilizzi per ogni piano. Tutto questo sia con una installazione on premise che in cloud.

Ad oggi iComfort supporta, anche grazie agli oltre 7000 sensori installati, 36 piani di diversi building, 78 sale riunioni, 4 mense e 7 hall, con uno o più sistemi di digital signage per piano e lavora con grandi realtà quali Modis, NTT Data, Indra.

La società creata da Ernesto Lombardi conta su un comitato scientifico, il cui ruolo è quello di fornire una guida per quanto riguarda le evoluzioni a lungo termine e le tendenze emergenti nel campo della gestione del posto di lavoro. La squadra è composta da professori e professionisti quali Andrea Ciaramella (professore associato del Politecnico di Milano), Federico Lessio (chief experience officer di Copernico) Eleonora Beatrice Fontana (Architetto dell’Innovazione).

Il modello di business

È un modello di business B2B quello seguito da iComfort: “Proponiamo alle grandi aziende di trasformare i propri edifici in smart building” dice Lombardi. “Garantire la qualità dell’aria interna, fare in modo che gli spazi siano sfruttati al meglio e in sicurezza sono ambizioni aziendali che hanno bisogno della tecnologia adatta per essere centrate. Noi abbiamo questa tecnologia” taglia corto il Ceo dell’azienda. Che punta sui vantaggi che iComfort può portare a lavoratori e aziende.

I vantaggi per aziende e dipendenti

“Chi lavora in una realtà dotata di mensa aziendale lo sa bene: quante volte avete dovuto fare i conti con la fila e i minuti contati? iComfort potrebbe risolvere il problema con un semplice messaggio in intranet che avvisa l’utente nel momento in cui la mensa è libera” racconta il Ceo. E questo è solo uno degli esempi di come questa realtà vuole influire sul benessere delle persone all’interno di un edificio. Perché se di qualità dell’aria, anche negli spazi chiusi, si parla spesso, meno conosciute sono situazioni legate alla quotidianità professionale.

Adottare le soluzioni proposte da iComfort può essere vantaggioso anche per le aziende: “In un grande open space a Milano una scrivania può costare 8mila euro all’anno. Ottimizzare gli spazi significa migliorarne la gestione risparmiando: se in un’azienda con 100 scrivanie si riduce del 10% l’occupazione di questi mobili, si avrà come risultato una riduzione del costo totale”.

I progetti futuri sulle compagnie

Se alla call di Open F@b iComfort ha partecipato puntando sull’uso dei dati del proprio sistema, in linea con la call di Paribas Cardif, la società ha ora in mente nuovi progetti che potrebbero interessare le compagnie. “Stiamo lavorando su algoritmi evoluti per creare un sistema che permetta di mettere in sicurezza l’edificio” dice Lombardi. Qualcosa che potrebbe fare gola alle compagnie attente alla trasformazione digitale. Ma per ora il Ceo non dice altro: “Abbiamo il brutto vizio prima del fare e poi del dire” conclude.

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BeFreest, la startup che ha ideato il naso digitale che monitora la qualità dell’aria

Quando BeFreest ha deciso di partecipare all’edizione 2019 di Open-F@b Call4Ideas di BNP Paribas Cardif, classificandosi come finalista, l’ha fatto con una consapevolezza: “La qualità dell’aria che respiriamo può avere un impatto anche nel settore assicurativo” dice Fabio Cerino, founder della startup innovativa con sede a Taranto che si occupa di qualità dell’aria. E che, con un prodotto in particolare, Nose, vuole attirare l’interesse anche delle Compagnie.

La storia di BeFreest

Ingegnere, 51 anni, origini pugliesi, Fabio Cerino si definisce uno “startupper maturo”. E in effetti alle startup Cerino arriva in una seconda fase della sua vita. Nella prima, si laurea in ingegneria a Bologna e vive lì per 18 anni. Poi torna nella sua Taranto dove fonda Minerva, società di ingegneria che si occupa di efficienza energetica. La scintilla che farà scattare in lui l’idea di una startup risale al 2017 quando, sul palco del TEDX a Taranto, incontra Fabio D’Aniello: 43 anni, tarantino, Fabio ha un’altra società, Robotronix, attiva nell’ambito di prototipazioni nel settore meccatronico. Diventerà l’altro cofounder di BeFreest. Tra i due nasce un legame d’amicizia, oltre che professionale. E, insieme, decidono di dar vita a una nuova realtà che, da una parte, possa realizzare la vocazione innovativa di entrambi e, dall’altra, diventare una sorta di incubatore di idee innovative capaci di coinvolgere i giovani e avvicinarli all’innovazione.

BeFreest viene fondata nell’agosto del 2018 a Taranto, “con una procedura telematica della Camera di Commercio con la quale abbiamo speso solo 200 euro” racconta Fabio Cerino. Tra i progetti messi a punto dalla giovane impresa c’è Nose: “Si chiama così perché è un naso, respira con noi e rileva gli agenti inquinanti presenti nell’aria” racconta l’imprenditore. E, proprio questo, è il progetto presentato durante Open F@b Call4Ideas 2019.

Nose, il progetto finalista a Open F@b

Nose è un dispositivo progettato per valutare la qualità dell’aria negli ambienti chiusi. Si tratta di un multisensore in grado di misurare la presenza e la concentrazione di gas Radon (inquinante e cancerogeno), di CO2 e di TVOC, temperatura, umidità e pressione atmosferica, oltre ad altri componenti inquinanti (custom PM10 e PM2,5), negli ambienti in cui è installato. I dati raccolti in tempo reale, attrverso comunicazione protetta e dedicata via internet, sono raccolti in un apposito server cloud (hub) per la conservazione e la successiva elaborazione, consentendone la pubblicazione su apposita interfaccia web dedicata dalla quale è possibile scaricare report giornalieri, settimanali e mensili. Hub comanda, attraverso un’interfaccia di comunicazione e controllo, neuron, i dispositivi di ventilazione che, al raggiungimento di soglie di allarme presettate per ciascun inquinante, vengono attivati, con logica IoT, consentendo un corretto e controllato ricambio d’aria degli ambienti in cui è installato il sistema.

Il modello di business

“Il prototipo è stato realizzato sei mesi fa, ora stiamo producendo la seconda serie” continua il founder. E puntualizza: “Lo stiamo già fornendo e installando in diversi comuni e province pugliesi”. Il modello di business prevede la “fornitura del sistema di rilevazione in comodato d’uso, mentre gli apparati di ventilazione possono essere acquistati direttamente dal cliente. Al quale forniamo anche il monitoraggio continuo della qualità dell’aria dell’ambiente in cui vive e una reportistica da scaricare dal portale web. I dati raccolti vengono resi noti anche al sistema di controllo degli apparati di ventilazione che si accendono in caso di bisogno, cioè quando vengono superate le soglie degli agenti inquinanti”.

La call di Open F@b e l’impatto di Nose sulle assicurazioni

“È stato molto interessante partecipare alla call di Open F@b perché la qualità dell’aria incide sulla salute delle persone. Human data science (tema della call 2019, ndr) per noi ha significato proporre un sistema per dare informazioni sui luoghi in cui viviamo e su come questi luoghi possono incidere sulla salute” spiega Fabio Cerino. In tutto ciò c’è poi un’azione positiva: “Noi vogliamo migliorare la qualità dell’aria” dice. E questo potrebbe ingolosire le compagnie e le forme assicurative sui posti di lavoro. “È un po’ come la scatola nera che si mette sulle automobili: se metti la scatola nera ti abbasso il premio perché so cosa stai facendo. Nei luoghi di lavoro io potrei abbassare un premio assicurativo perché so che aria stai respirando, so qual è la qualità del luogo che stai vivendo. Quindi, se sei esposto ad agenti inquinanti il rischio di contrarre malattie è più elevato; al contrario se prevengo queste esposizione il rischio si abbatte”. Dunque, Nose potrebbe essere un prodotto da prendere in considerazione nel mondo assicurativo. “La call di open F@b è stata interessante proprio perché avvenuta all’interno di di questo settore. BNP Paribas Cardif è una grande compagnia. E spero che con questo importante player da gennaio possa aprirsi un confronto sulla nostra idea: perché la messa a disposizione di una mole di dati che interessa potenziali clienti può essere importante per studi di settore ma anche per calibrare proposte ad hoc per il mondo del lavoro” conclude l’imprenditore.

L’articolo BeFreest, la startup che ha ideato il naso digitale che monitora la qualità dell’aria proviene da InsuranceUp.


Intelligenza Artificiale e assicurazioni: quale compatibilità con la mutualità del rischio?

L’industria assicurativa da tempo sta riflettendo su come utilizzare le nuove tecnologie, tra cui l’Intelligenza Artificiale, per ottenere prodotti da offrire sul mercato più fruibili, di più facile ed immediata sottoscrizione e che meglio si attaglino al target market individuato. L’utilizzo di nuove tecnologie solleva di riflesso domande sulla compatibilità ed i limiti che l’introduzione di simili innovazioni possono avere nel settore, soprattutto laddove le basi della disciplina giuridica sono state gettate da un legislatore che neanche lontanamente poteva immaginare un simile progresso.

Una definizione di Intelligenza Artificiale

Per rispondere alla domanda del titolo, pare opportuno dare una definizione di Intelligenza Artificiale, pur nella difficoltà di delimitare i confini del fenomeno, rifacendoci alla definizione delineata dalla Commissione Europea in uno dei suoi rapporti: “Intelligenza artificiale’ (I.A.) indica sistemi che mostrano un comportamento intelligente analizzando il proprio ambiente e compiendo azioni, con un certo grado di autonomia, per raggiungere specifici obiettivi. I sistemi basati sull’I.A. possono consistere solo in software che agiscono nel mondo virtuale (ad esempio assistenti vocali, software per l’analisi delle immagini, motori di ricerca, sistemi di riconoscimento vocale e facciale), oppure incorporare l’I.A. in dispositivi hardware (per esempio in robot avanzati, auto a guida autonoma, droni o applicazioni dell’Internet delle cose).”

(Comunicazione della Commissione europea al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – L’intelligenza artificale per l’Europa, Bruxelles 25 aprile 2018)

Tanto premesso, riteniamo altresì utile ricordare, anche se sembra scontato, che l’Intelligenza Artificiale opera attraverso le istruzioni che vengono date (dall’uomo) al sistema per il raggiungimento di un determinato obiettivo. In altre parole, l’I.A. non ha un’intelligenza emotiva, le è sconosciuto il “buon senso” ed il raggiungimento dell’obiettivo prescinde da un qualsiasi motivo, movente o ragione.

Proprio per ciò e per la potenziale applicazione pervasiva dell’Intelligenza Artificiale, la Commissione europea ha approvato specifiche linee guida (“Orientamenti Etici per un’I.A. affidabile”) che riassumono e stabiliscono gli standard a cui deve tendere chi sviluppa e realizza applicazioni basate sull’IA (a questo link è possibile approfondire).

L’Intelligenza Artificiale nell’industria assicurativa

L’Intelligenza Artificiale nell’industria assicurativa è applicata in fasi e momenti diversi:

· La raccolta, l’analisi e la classificazione dei dati

· Logistica ed efficientamento nei processi di back office

· Customer care, sottoscrizione e liquidazione dei sinistri

· Processi antifrode

Ultimo, ma non di minore importanza, è l’uso di applicativi di I.A. in ambito consulenziale e di risk management, settore di fondamentale importanza per la prevenzione dei rischi e l’ottimizzazione delle risorse. Attraverso l’uso di tali applicativi i vantaggi che si prospettano per il cliente sono notevoli: dall’abbassamento del premio (conseguenza del minor numero di frodi), alla riduzione dei tempi nell’emissione della polizza ad una più veloce liquidazione del sinistro (si ricorda sul punto il tema smart contract e block chain, di cui costituisce un esempio la polizza “autoliquidante” in caso di cancellazione o ritardo del volo).

Aspetti legali dell’I.A. nelle assicurazioni

Quali sono gli aspetti giuridicamente più complessi legati all’uso di I.A. da parte delle compagnie assicurative? Entro quali limiti, cioè, le nuove possibilità favorite dall’I.A. sono compatibili con le fondamenta giuridiche del contratto di assicurazione e del diritto assicurativo, o comunque meritano una più attenta riflessione?

Partiamo dai fondamentali: una delle basi giuridiche su cui è incardinato il contratto di assicurazione e su cui si impernia l’industria assicurativa, è la comunione dei rischi. In altri termini: intanto l’assicuratore riesce a coprire il rischio che un evento incerto accada, in quanto tale rischio viene condiviso dall’intera collettività, sia in termini di assoggettamento ad una sorte comune, sia in termini di contributo alla costituzione delle riserve e di “condivisione” (indiretta) delle stesse. E’ il c.d. trasferimento del rischio dal singolo alla collettività (o massa) rappresentata e gestita dall’assicuratore, massima espressione della logica mutualistica. Come noto poi, il premio pagato dal contraente a fronte del rischio assicurato viene calcolato su basi statistico attuariali e la probabilità e la frequenza che l’evento si avveri, rappresentano il “rischio imprenditoriale” – senza giochi di parole! – dell’assicuratore: più il numero e la frequenza degli eventi si avvicinano alle previsioni dell’assicuratore, maggiore sarà l’efficienza (e la profittabilità) dell’impresa.

Problemi di compatibilità tra mutualità e Intelligenza Artificiale

Mutualità e comunione dei rischi presuppongono quindi la realizzazione di una collettività di assicurati omogenei a cui i rischi afferiscono. Ed è proprio qui che possono arrivare gli attriti con l’uso di applicativi di I.A. che, per loro essenza, operano attraverso un automatismo e potrebbero portare a disgregare in moltitudine di singolarità il paniere della mutualità: come è stato sostenuto, la mutualità/solidarietà è concetto che – almeno a prima vista – si pone in antitesi rispetto alla personalizzazione/individualismo, ponendo quindi in ultima istanza, interrogativi sui metodi di calcolo delle riserve e, più in generale, sui sistemi di tecnica finanziaria su cui si reggono le assicurazioni. L’essenza del problema è dunque: fin dove però può arrivare la personalizzazione della polizza (o del rischio: la c.d. “tailorizzazione”, secondo un neologismo di matrice anglosassone), esasperata dall’uso di applicazioni e automatismi propri dell’I.A. in grado di rilevare le specificità peculiari di un singolo assicurato, costruendo una polizza su misura in termini di premio e/o eventualmente di condizioni (seppur predeterminate dal sottoscrittore della polizza)?

L’interrogativo non è di agevole risposta.

Diversi elementi inducono tuttavia ad avere un atteggiamento flessibile e possibilista, di fronte a tale amletico dilemma. Difatti:

a) la legislazione RCA già è fortemente sbilanciata nel senso della personalizzazione dei meccanismi contrattuali, anche mediante l’uso di tecnologie (le scatole nere) volte a rilevare la condotta del singolo assicurato, che verrà dunque premiato o penalizzato a sfavore o a favore dell’intera collettività. Il distinguo sembra dunque essere ammesso dallo stesso legislatore seppure, emblematicamente, in relazione a condotte degli assicurati possibili/accessibili per l’intera collettività in comunione di rischio. Su questa scia, ad esempio, alcuni assicuratori stanno sperimentando l’idea di una polizza salute basata sul concetto “pay-as-you-live”. In pratica ciò significa che le tariffe (cioè: i premi assicurativi) vengono determinati sulla base di un profilo individuale di salute, in ciò agevolato da nuove generazioni di sensori e nuove applicazioni digitali (smart watch e “tracker”) che registrano il comportamento della persona con estrema precisione;

b) sempre l’RCA, ha in particolare aperto la frontiera all’utilizzo di tecnologie in grado di differenziare il premio sulla base di strumenti tecnologici in grado di sorvegliare sull’assicurato (di nuovo: la scatola nera o i meccanismi di misurazione del livello di alcol nel sangue), impedendo l’accadimento del sinistro. Una personalizzazione non effettuata dunque sulla base di un parametro operante “a priori” (ossia sulla base delle caratteristiche proprie del soggetto assicurato), ma su base di una logica di “prevenzione” del sinistro: apertura significativa, che potrebbe addirittura portare a considerare determinate tecnologie di prevenzione del rischio (dall’allarme al sistema antincendio) funzionali ed ancillari all’attività assicurativa;

c) la personalizzazione dei contratti assicurativi non è fenomeno recente, essendo da sempre invalso l’utilizzo di termini (librerie di clausole predeterminate) o condizioni (franchigie/scoperti) per tener conto delle peculiarità del caso di specie. Da questo punto di vista, l’.I.A. (come già avvenne per il calcolatore, in ambito matematico) è forse semplicemente destinata ad introdurre una maggiore capacità di combinazione ed una più precisa ed oggettiva capacità di analisi. Ciò naturalmente a patto di rispettare alcune specifiche condizioni:

i. nel caso sopra esemplificato della polizza sanitaria “pay-as-you-live”, la compagnia di assicurazione dovrebbe aver predisposto adeguate procedure per evitare di creare inique distorsioni e/o pregiudizi (cc.dd. unfair bias, che minano la realizzazione di classi omogenee: ad esempio eseguendo test su un campione di popolazione con determinate caratteristiche o casi particolari (ad esempio persone con disabilità) che non devono aprioristicamente rimanere escluse dal sistema. Così come, ulteriormente, dovrebbero essere stati predisposti dei processi in modo che l’applicativo di I.A. sia fedele e affidabile ed affinché, ad esempio, possano essere riconosciuti e superati errori di sistema dati da variabili non rappresentate o immaginate nella realizzazione delle istruzioni ed obiettivi dell’applicativo di I.A (ad esempio l’incapacità del sistema di valutare allo stesso modo l’età effettiva – vs l’età anagrafica – rispetto a determinate tipologie di persone). Gli Orientamenti della Commissione Europea sopra citati forniscono, non a caso, una serie di test esemplificativi che operatori che usano applicativi di I.A. dovrebbero sottoporre ai loro sistemi, per verificarne la compatibilità con i principi ed i requisiti fondamentali sopra elencati;

ii. il livello di personalizzazione dovrebbe essere tale da non individuare una nuova classe di rischio. Nell’assemblare le diverse opzioni disponibili (che costituiranno, ci si augura, un universo chiuso non troppo numeroso), l’I.A. non dovrà cioè introdurre un elemento differenziale che – incidendo su di uno degli elementi essenziali della classe di rischio (ossia la copertura o le esclusioni) – sia tale da far venir meno la comunione di rischi tra quel singolo assicurato e gli altri acquirenti del medesimo prodotto;

d) la normativa in materia di distribuzione ha di recente introdotto – anche per i prodotti assicurativi di puro rischio – il concetto di “consulenza”, collegata alla raccomandazione del prodotto più indicato a soddisfare le richieste ed esigenze del cliente. Un concetto oggi collegato alla selezione tra i prodotti a disposizione dell’intermediario, che domani potrebbe essere esteso alle variabili di personalizzazione dei prodotti a sua disposizione.

La risposta alla domanda del titolo quindi è: sì, mutualità e I.A. sono compatibili e possono convivere. Ora rimane da rispondere al successivo e contiguo tema, relativo al confine tra la “tailorizzazione” del prodotto tramite I.A. e la possibile illegittima discriminazione nel processo di selezione del rischio.

Ma a questo argomento sarà dedicato il prossimo articolo, a cui vi rimandiamo sperando di offrirvi sempre una buona lettura.

L’articolo Intelligenza Artificiale e assicurazioni: quale compatibilità con la mutualità del rischio? proviene da InsuranceUp.