1Control, IoT per la Smart Home: trasformare lo smartphone in un apri-cancello

Semplificare il mondo dei prodotti IoT per SmarHome, fornendo uno strumento accessibile che coniughi tecnologia e facilità d’uso. Questo l’obiettivo di 1Control, PMI innovativa italiana che trasforma lo smartphone (e lo smartwatch) in un apri-cancello universale.

IoT per Smart Home, un mercato che supera la prova del coronavirus

La crescita mercato delle soluzioni Internet of Things per Smart Home ha subito una flessione nel 2020, passando da un +40% del 2019 a un -5%, Secondo un’indagine dall’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano. Nel suo complesso, il mercato ha comunque retto, facendo registrare un valore superiore al mezzo miliardo di euro.

Tra i mesi di marzo e di maggio, durante il primo lockdown, le vendite nel settore sono drasticamente crollate, con perdite registrate tra il -60% e il -100% rispetto allo stesso trimestre del 2019. Tuttavia, nel corso dell’anno ci sono stati forti segnali di ripresa, con buoni tassi di crescita tra settembre e novembre.

1Control, l’italiana della Smart Home

1Control nasce a Brescia dall’idea di Francesco Sarasini, nei laboratori dell’acceleratore Superpartes. L’idea è quella di realizzare prodotti innovativi, altamente tecnologici e facili da installare, per offrire un nuovo modo di vivere la casa.

La società è formata da un team con forti competenze ed esperienze manageriali, tecniche e commerciali, corrispondenti a 115 anni uomo complessivi. Sviluppa prodotti Smart Home per la digitalizzazione degli accessi alla casa e all’azienda. Si rivolge sia a privati che clienti B2B, per la gestione dell’accesso di flotte in azienda o per hotel e B&B.

1Control ha realizzato un dispositivo universale per aprire cancelli, garage e portoni, che copia e replica il tradizionale radiocomando di qualsiasi marca. Basato su tecnologia IoT, il dispositivo è collegato a una app gratuita per smartphone, e gestibile anche fuori casa, da qualsiasi dispositivo connesso e smartwatch. L’apparecchio funziona in un raggio di 15-20 metri e permette l’utilizzo fino a 10 utenti, per azionare da uno a quattro cancelli o garage.

Dopo aver raccolto più di 800mila euro da investitori professionali privati, imprenditori e manager che vantano esperienze industriali nei settori dell’elettronica, dell’informatica e della robotica, la PMI ha lanciato nel 2018 una campagna di crowdfunding su Mamacrowd, raccogliendo oltre 270mila euro.

Oggi è disponibile in 17 paesi europei: Italia, Spagna, Portogallo, Francia, Belgio, Olanda, Gran Bretagna, Germania, Ungheria, Austria, Croazia, Irlanda, Danimarca, Repubblica Ceca, Slovacchia e Slovenia.

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Insurtech: cos’è e come cambierà il mondo delle assicurazioni

Che cos’è l’insurtech

La parola insurtech, formato dalle parole insurance + technology, identifica praticamente tutto ciò che è innovazione technology – driven in ambito assicurativo: software, applicazioni, startup, prodotti, servizi, modelli di business. Mutuato dal termine fintech che afferisce al mondo più propriamente bancario, l’insurtech è considerato anche un figlio di questo ed è pertanto molto simile, sia come impatto che sta producendo sulle imprese tradizionali del settore, sia come fondamenti su cui si basa e velocità con la quale si va affermando.

Come le banche, anche le assicurazioni sono state tra le industrie più lente nell’adattarsi alla digitalizzazione e nel cogliere le opportunità offerte dalla digital transformation.

Se in epoca di internet 1.0 la digitalizzazione delle imprese (in Italia particolarmente difficoltosa) veniva interpretata come la banale apertura di un sito web aziendale, inteso come trasposizione online della brochure cartacea; e in epoca di internet 2.0 come ingresso nel mondo dei social o nell’ecommerce; ora, in epoca industria 4.0, la tecnologia digitale ha un impatto ancora più profondo e incide direttamente sui modelli di business e la tipologia di servizi. E ha investito l’industria assicurativa con la forza di un tornado, imponendo un cambiamento radicale che travolge cultura aziendale,  processi,  gestione dei dati, relazione con i clienti. L’industria assicurativa è cambiata per sempre.

Negli ultimi anni vi è stata una netta accelerazione, che ha condotto alla moltiplicazione degli investimenti, in startup e società che sviluppano soluzioni per l’industria assicurativa, sia da parte di fondi di Venture Capital, sia da parte delle stesse Compagnie assicurative, attraverso i propri fondi di Corporate Venture Capital.

Insurtech, gli investimenti

CBInsights, società di consulenza e reportistica che segue da tempo l’insurtech, va indietro nel tempo fino al 2011 nell’individuazione dei primi investimenti nel settore, ma è nel 2015, come riporta il grafico, che avviene internazionalmente (sebbene con forte concentrazione in US) il vero boom. 

numeri dell'insutech

Quello che ha caratterizzato gli ultimi anni in ambito insurtech è stato, oltre al numero e all’entità degli investimenti, anche il fatto che, con diverse modalità, le compagnie tradizionali hanno “abbracciato” questo mondo: hanno cominciato a guardare al mondo delle startup insurtech e a collaborare con esse, spesso a finanziarle con i propri fondi di venture capital o ad acquisirle. Sono sorti innovation lab aziendali, programmi di accelerazione, incubatori, eventi dedicati.

Il taglio degli investimenti è cresciuto esponenzialmente, con cifre da capogiro ora che i venture capitalist puntano non più solo su startup early stage, ma su startup in espansione e scaleup, portanda alla nascita di veri e propri unicorni insurtech. Secondo recenti report, per esempio quello di Willis Tower, il 2020 ha visto 2,5 miliardi di dollari investiti solo nel terzo trimestre.

Il 2021 è partito in quarta, raggiungendo nell primo trimestre il maggior numero totale di round di finanziamento insurtech dal 2019.

Quali sono i pilastri dell’insurtech

SHARING ECONOMY

Secondo quanto indicato da Enrico Aprico, Adjunct Professor Università Cattolica del Sacro Cuore, esperto di sharing economy e marketing, uno dei temi chiave per il settore insurtech è rappresentato dalla sharing economy. L’intera catena del valore delle compagnie è minacciata dai nuovi modelli di business legati all’economia della condivisione  e alla digitalizzazione. Prodotti, marketing, distribuzione, prezzi si trasformano.

Un caso emblematico è rappresentato da Lemonade, startup insurtech newyorkese molto aggressiva, la cui intuizione è stata ripensare non solo i prodotti assicurativi, ma ogni parte della value chain, per creare un’offerta sempre più responsive, modulata sulle reali esigenze dei clienti, perfettamente collocata all’interno della contemporaneità. Il risultato è un pacchetto assicurativo technology‐first e legacy‐free, capace di offrire un prodotto istantaneo, smart e completamente incantevole. Già nei suoi primi mesi di attività, Lemonade ha battuto anche un record sulla gestione dei claim: un cliente lo ha risolto in 3 secondi. Lemonade è rapidamente diventata un’unicorno, e nel 2020 ha debuttato alla Borsa di New York, raddoppiando in pochi giorni il valore della sua IPO.

BLOCKCHAIN

La tecnologia blockchain è considerata da molti non solo utile alle assicurazioni, ma un vero e proprio volano. Kevin Wang, Ali Safavi, Scott Robinson del Plug and Play Tech Center, (un acceleratore per startup della Silicon Valley che ha sede in 22 Paesi al mondo, focalizzato in programmi verticali tra cui uno dedicato all’Insurance), sostengono che il potere di questa tecnologia risieda nella sua capacità di alimentare nuove modalità di transazioni finanziarie, di migliorare i processi di assicurazione esistenti, e tenere traccia dei documenti. Le valute digitali basate su blockchain possono supportare molti nuovi modelli assicurativi, in particolare le micro assicurazioni e il P2P. Molte delle applicazioni blockchain potrebbero essere raggruppate in una nuova categoria di “smart contracts” cioè contratti intelligenti: in termini semplici, questi contratti sarebbero software sviluppato ed eseguito all’interno di un sistema blockchain. La tecnologia blockchain ha il potere di far fare alle assicurazioni un salto in una nuova era, a partire proprio dai nuovi modelli delle micro assicurazioni, del P2P, delle assicurazioni parametriche.

Blockchain, quali concreti vantaggi per le Compagnie assicurative?

CYBER SECURITY

Per le assicurazioni il tema rappresenta un grande sfida, che può valere decine di miliardi di dollari.

In questi ultimi anni,  le assicurazioni per la cyber security sono cresciute moltissimo come dimensione del mercato e fatturato, nonostante si trattasse inizialmente di un settore in cui entrare con i piedi di piombo per le Compagnie, viste le oggettive difficoltà a prevedere, contenere, gestire gli attacchi informatici. Sono ancora pochi i dati storici necessari per stabilire un pricing corretto delle polizze e vi è una grande variazione di anno in anno nel tipo di attacchi informatici e danni che le aziende si trovano ad affrontare di più. Uno studio di Ibm ha stimato che nel 2019 le violazioni informatiche sono costate in media 3,5 milioni di dollari a ogni azienda italiana, e questi costi sono destinati a crescere con la diffusione della digitalizzazione e dell’integrazione digitale di tutta la supply chain delle organizzazioni aziendali.

Secondo quanto evidenziato dal nuovo studio pubblicato da Fortune Business Insights, il mercato della cyber security ha raggiungo un valore di 153,16 miliardi di dollari nel 2020, ed è destinato a raggiungere un valore pari a 366 miliardi di dollari nel 2028.

MICRO-INSURANCE

Devie Mohan di BurnMark dice che le compagnie stanno cominciando a sfruttare i dati in modo sempre più sofisticato per fornire prodotti più personalizzati che soddisfano le aspettative sempre più specifiche dei consumatori. Inoltre, l’economia della condivisione richiede prodotti di nicchia, e solo quei prodotti che sono rilevanti per i modelli di utilizzo e di comportamento degli utenti avrà successo. Questa evoluzione ha portato a uno degli sviluppi più interessanti dell’insurtech, cioè la possibilità di stipulare polizze solo quando e solo per il tempo necessario (vedi ad esempio Trov e l’italiana Neosurance), di pagare assicurazioni auto solo per le miglia o le ore di guida reali (usage based insurance come Metromile).

Inoltre, la micro-assicurazione si sta rivelando anche un sistema per garantire coperture assicurative in aree a bassissimo reddito perchè offre polizze a prezzi accessibili, pagabili in piccole rate che sono sottoscrivibili da molte più persone. (Per esempio, in tale direzione si muove la svedese BIMA)

IOT E INSURTECH

La proliferazione di aziende tecnologiche concentrate sull’IoT, avrà un enorme impatto su banche e imprese di assicurazione, perchè offriranno dati più rilevanti che possono ridurre i costi, fornire al cliente così come all’assicuratore maggiore efficienza, e creare un’esperienza coerente attraverso tutti i punti di contatto, essere alla base di polizze usage based, che rappresentano un trend certo nel settore auto. In ambito IoT possiamo ricomprendere anche sottocategorie come la smart home e lo smart building, che offrono molteplici opportunità al mondo assicurativo.

Le tecnologie IoT abilitano inoltre un nuovo trend insurtech: quello dell’assicurazione connessa o connected insurance.

Connected insurance, che cos’è e qual è lo stato del mercato

DRIVERLESS CAR

Il settore assicurativo auto sta per essere modificato in modo consistente, a causa dell’arrivo di driverless car e avanzati sistemi ADAS, KPMG prevede che il mercato assicurativo auto può ridursi del 60% entro il 2040 e Peter Diamandis, cofondatore della Singularity University,  ritiene che sia addirittura una sottostima dell’impatto. 

Ogni grande casa automobilistica sta lavorando sulla driverless car, e dal momento che queste auto, si dice, ridurranno gli incidenti fino al 90%, potrebbe trattarsi della fine per l’assicurazione auto.

Benchè a monte ci sia una battaglia legislativa incombente per rimodellare il sistema RCA nell’ambito del nuovo scenario: la responsabilità ricadrà su case automobilistiche? sui possessori dell’auto? sugli ingegneri del software? E’ ancora tutto da stabilire.

In merito a questo tema il Regno Unito sarà probabilmente il primo Paese al mondo a regolamentare il settore con una disciplina che stabilisce responsabilità dell’assicuratore e del costruttore, dopo essere stato il primo a procedere con l’inquadramento a “livello normativo” della guida autonoma.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CHATBOT, ROBO-ADVISOR

Qualcuno prevede una fine della figura dell’agente: robo-advisor e chatbot dotati di intelligenza artificiale, sostituiscono già ora i broker tradizionali, questo è certo per un buon numero di nuove tipologie di polizze, per esempio quelle consumer on-demand. “Gli utenti sono sempre più connessi al web e preferiscono usare i dispositivi mobile, lo scorso ottobre per la prima volta il traffico Internet ‘mobile’ ha superato quello da pc. – afferma Gabriele Antoniazzi, Founder e CEO di Responsa, società che sviluppa chatbot – Gli utenti oggi vogliono gestire tutto da smartphone e tablet ed avere la possibilità di accedere a ogni prodotto o servizio in mobilità e in autonomia, senza doversi rivolgere a terzi, senza dover aspettare e soprattutto senza doversi scomodare.”

Il trend del momento in campo di intelligenza artificiale sono i chatbot, assistenti virtuali che interagiscono con gli utenti come fossero operatori umani e che li supportano durante il loro processo di acquisto, di richiesta di informazioni e di assistenza online. Questi nuovi strumenti stanno avendo largo impiego in molteplici settori e stanno riscuotendo grande consenso tra il pubblico ma anche tra le aziende, perché aumentano la qualità del servizio riducendo i costi di supporto.

Ma non necessariamente la figura degli agenti deve tramontare, c’è anche chi ritiene che almeno per il momento il mercato ne abbia ancora bisogno e che l’innovazione tecnologica debba essere complementare e supportare il lavoro degli agenti  “L’alfabetizzazione digitale non è ancora completa – ci ha detto Diego Pizzocaro, Ceo e founder di Sellf, startup che ha sviluppato una piattaforma di CRM per agenti – Inoltre la stipula di una polizza richiede spesso anche un rapporto di fiducia e riservatezza, anche per la delicatezza dei dati privati condivisi, per cui molte tipologie di clienti preferiscono ancora oggi l’agente in carne e ossa”.

Certamente la customer experience dei clienti varia in base anche all’età e altre caratteristiche personali e di stile di vita, come ha evidenziato Accenture che individua Nomadi digitali, Value explorer, Quality seeker, tre tipologie di clienti assicurativi di oggi.

Le tecnologie di intelligenza artificiale come chatbot e robo-advisor sono probabilmente il mezzo più efficace per raggiungere i millennial sono soluzioni cui le assicurazioni guardano con estremo interesse. Un caso è rappresentato da Spixii, startup fondata da due italiani a Londra, che ha vinto tra gli altri premi anche Open-F@b Call4Ideas 2016, il contest pan-europeo promosso da BNP Paribas Cardif con InsuranceUp e Polihub.  La startup sviluppa un chatbot per il settore assicurativo, di cui abbiamo parlato in questo articolo, ed è nata proprio dall’osservazione del processo di acquisto delle giovani generazioni rispetto a una polizza.

Insurtech, gli effetti sulle PMI

Secondo una ricerca condotta dall’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano nel 2020, l’84% delle PMI italiane ha almeno una copertura assicurativa attiva e, di queste, il 42% acquista le polizze in modalità tradizionale, quindi tramite incontri di persona con un agente e utilizzo di documentazione cartacea. Tuttavia, il canale d’acquisto sta attraversando un significativo processo di digitalizzazione, considerato che il 38% delle PMI italiane si affida ad una modalità ibrida, cioè parzialmente digitale, e il 26% utilizza esclusivamente canali digitali.

Questo è possibile anche grazie al numero sempre maggiore di compagnie assicurative che si impegnano a supportare digitalmente i propri clienti nella gestione delle assicurazioni, garantendo la possibilità di rinnovare e verificare polizze, gestire i sinistri e aggiungere coperture tramite sistemi digitali.

La pandemia da Covid-19 ha dato un ulteriore importante impulso a questo percorso di digitalizzazione: a seguito dell’emergenza sanitaria gli incontri fisici con agenti e consulenti si sono ridotti del 32% a favore di videoconferenze, così come l’accesso ai servizi in filiale ha registrato un calo del 39% spostandosi parzialmente sul sito web della compagnia. C’è quindi un trend crescente di affidamento alla tecnologia, che potrebbe preparare il terreno per una maggiore penetrazione di tecnologie e attori insurtech anche tra le PMI.

I dati e le startup dell’insurtech in italia

Il panorama insurtech italiano presenta alcuni casi di successo, ma ha ancora ancora significativi margini di sviluppo.

Guardando al trend nelle operazioni di investimento degli ultimi anni si può osservare una costante crescita, con una punta rappresentata da Prima.it, intermediario digitale al momento prevalentemente nel ramo auto, che nel 2018 ha realizzato un mega round di finanziamento di oltre 100 milioni di euro, l’operazione maggiore mai realizzata in Italia.

Dal 2010 al 2019 il numero di iniziative nel settore sono cresciute del 255%. Nel 2019 il volume di investimenti attratto è stato di 35 milioni di dollari, non certo elevato rispetto a quello di altri paesi come la Francia e la Germania ma non del tutto trascurabile.

Tra le startup italiane più promettenti ci sono Yolo, intermediario digitale B2B2C che lavora nel campo della cosiddetta “instant insurance”, Claider, che ha completamente reingegnerizzato il processo di denuncia e gestione di un sinistro offrendo una customer experience completamente digitale,
Insoore, piattaforma per il riconoscimento delle immagini a supporto dei processi di gestione dei sinistri, e Virtuoso, piattaforma digitale a supporto dei programmi di welfare e wellbeing aziendali.

Le startup insurtech nel mondo

Secondo la ricerca del 2020 di AmCham Italy, si contano a livello globale, circa 1.200 startup insurtech: un significativo incremento, se si pensa che nel 2014 erano meno della metà (574).

Complessivamente queste startup hanno raccolto, sino ad oggi, all’incirca 19,6 miliardi di dollari di finanziamenti in capitale di rischio da parte di investitori terzi. Questi numeri potrebbero sembrare modesti se comparati alle oltre 16.000 startup operanti nel fintech, con circa 213,7 miliardi di dollari di finanziamenti raccolti negli ultimi 20 anni. Tuttavia, il tasso di crescita degli investimenti in insurtech negli ultimi 2 anni (2018/19) è stato significativamente maggiore: circa 40% nell’insurtech contro il 28% del fintech.

Non bisogna però dimenticare che il settore insurtech ha sfornato negli ultimi anni non pochi unicorni (startup dalla valutazione superiore a un miliardo): a partire da Lemonade, che ora si è quotato in borsa, passando per altri grandi nomi come Hippo Insurance, Oscar Health, Next Insurance, Zego, Alan, Shift Technology.

Insurtech, 11 startup che stanno cambiando le assicurazioni

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Internet of Things 2020: il mercato regge la pandemia, in Italia vale 6 miliardi

La pandemia frena la crescita dell’Internet of Things, ma il mercato italiano regge l’urto, con solo 3% di calo: in linea con l’andamento registrato nei principali paesi occidentali, con un valore nel 2020 di 6 miliardi di euro.

II ruolo chiave dell’IoT nella trasformazione digitale è testimoniato, oltre che da un mercato complessivamente in salute anche nell’anno della pandemia, dai numerosi benefici che può generare per consumatori, aziende e PA, in termini economici, ambientali e di riduzione del rischio.

Ad oggi sono 93 milioni le connessioni IoT attive in Italia, di cui 34 milioni di connessioni cellulari (+10%) e 59 milioni abilitate da altre tecnologie (+15%). Tra queste, emergono le reti Low Power Wide Area (LPWA), che raggiungono per la prima volta un milione di connessioni, con una crescita de 100%.

Una forte spinta arriva anche dalla componente dei servizi collegati agli oggetti connessi, un comparto particolarmente interessante per il settore assicurativo, con un valore di 2,4 miliardi di euro e una crescita del 4%, in controtendenza rispetto all’andamento generale del mercato.

Internet of Things 2020

Sono i risultati della ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano. Ecco i punti salienti.

Internet of Things 2020: Utility, Smart Car e Smart Building ai primi posti

Il primo segmento del mercato Internet of Things è costituito dallo Smart Metering & Smart Asset Management nelle Utility, con un valore di 1,5 miliardi (-13%) che rappresenta il 25% del totale, spinto ancora dagli obblighi normativi.

Seguono la Smart Car, con un fatturato di 1,18 miliardi di euro (-2%), pari al 20% del mercato, e 17,3 milioni di veicoli connessi (il 45% del parco circolante in Italia). Al terzo posto, in crescita, è lo Smart Building, che vale 685 milioni di euro (+2%) ed è legato prevalentemente alla videosorveglianza e alla gestione dei consumi energetici all’interno dell’edificio.

I settori più in crescita: Smart Agricolture, Logistica e Smart City

Il comparto con la crescita più significativa è invece la Smart Agricolture (140 milioni di euro, +17%). Crescono anche le soluzioni smart per la fabbrica (385 milioni di euro, +10%), la Smart Logistics (610 milioni di euro, +4%).

Significativa anche la crescita della Smart City (560 milioni di euro, +8%): il settore regge la prova del Covid, che aumenta anzi la sua rilevanza in Italia, con un aumento del numero dei progetti avviati dai comuni, nuovi finanziamenti, e i primi esempi di successo di collaborazioni fra pubblico e privato. Il 59% del campione ha avviato progetti negli ultimi tre anni, ma il 46% di questi è ancora in fase pilota.

In calo, invece, la Smart Home (505 milioni di euro, -5%) e l’ambito Smart Asset Management in contesti diversi dalle utility (265 milioni di euro, -20%), legato principalmente al monitoraggio di gambling machine, ascensori, e distributori automatici.

Internet of Things 2020

Internet of Things, il divario tra grandi aziende e PMI

Nel 2020 si riduce il divario fra grandi aziende e PMI in termini di consapevolezza e propensione a innovare in ottica 4.0 attraverso l’Internet of Things. Come emerge da un sondaggio condotto dall’Osservatorio, il 94% delle grandi aziende conosce le soluzioni IoT per l’industria 4.0 e il 68% ha avviato almeno un progetto, mentre fra le PMI solo il 41% ne ha sentito parlare e appena il 29% ha attivato iniziative.

Tuttavia, il gap è diminuito del 5% in termini di conoscenza e del 6% per quanto riguarda la presenza di progetti.

Le applicazioni più diffuse sono legate alla gestione della fabbrica (Smart Factory, 66% dei casi), soprattutto per il controllo in tempo reale della produzione e dei consumi energetici, poi quelle di supporto alla logistica (Smart Logistics 27%), guidate dalla tracciabilità dei beni nel magazzino o lungo la filiera, e lo Smart Lifecycle (7%), con progetti per migliorare lo sviluppo di nuovi modelli e l’aggiornamento dei prodotti.

L’emergenza ha portato le imprese a rivedere le proprie priorità in termini di avvio di progetti e di investimenti. Nel 2020 solo il 15% delle PMI e il 12% delle grandi aziende ritiene prioritario attivare iniziative di IoT, contro rispettivamente il 25% e il 16% che le mettono in secondo piano. Il 22% delle grandi imprese ha aumentato il budget dedicato ai progetti IoT per l’Industria 4.0 (il 14% lo ha ridotto), contro solo l’11% delle PMI (il 12% lo ha diminuito), mentre un quarto delle grandi imprese e un terzo delle PMI rimandano la decisione ai prossimi mesi.

Internet of Things, quali i vantaggi

L’Internet of Things ha la potenzialità di generare numerosi benefici per consumatori, aziende e PA, in termini economici, ambientali e di riduzione del rischio.

Il consumatore che acquista prodotti connessi può sempre più gestirne le funzionalità da remoto e accedere a nuovi servizi, come il monitoraggio in tempo reale del proprio stato di salute, nonchè la riduzione dei consumi energetici della propria abitazione, la possibilità di sottoscrivere polizze assicurative per la casa che variano il premio in base al suo livello di smartness.

Le imprese che impiegano dispositivi intelligenti riescono a ottimizzare i propri sistemi e processi. Nella manifattura, ad esempio, i dati provenienti da macchinari connessi (Smart Factory) consentono una migliore gestione delle attività di manutenzione, anticipando il malfunzionamento, invece di correggerlo, e riducendo tempi e costi legati all’inattività del macchinario.

Le città, infine, possono migliorare la gestione del patrimonio pubblico ed erogare nuovi servizi ai cittadini grazie all’impiego di soluzioni IoT sul proprio territorio. Un esempio è l’installazione di contatori idrici, che portano benefici per i gestori della rete idrica e per i cittadini sia dal punto vista economico, come la lettura del contatore da remoto, maggiore accuratezza della bolletta, rilevazione di frodi e identificazione di guasti, sia ambientale, come il risparmio di acqua, stimato fra 0,9 e 3,4 milioni di metri cubi all’anno (circa 18-20 m3/anno risparmiati da ogni famiglia).

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Connected insurance, che cos’è e qual è lo stato del mercato

La connected insurance, o assicurazione connessa, è uno dei  trend del settore assicurativo legati all’avvento di nuove tecnologie e alla crescente domanda di flessibilità, personalizzazione e digitalizzazione nelle polizze.

Come funziona, quali sono i vantaggi, e qual è lo stato del mercato?

Che cos’è la connected insurance

La connected insurance, o usage-based insurance, è un trend del settore assicurativo che utilizza piattaforme IoT, sensori e dispositivi connessi per raccogliere dati utili a monitorare gli effettivi comportamenti dei clienti, sulla base dei quali vengono calcolati i prezzi del prodotto assicurativo in maniera dinamica.

L’utilizzo di tecnologia di monitoraggio, anche in real time, permette non solo una più accurata valutazione del rischio rispetto ad una stima tradizionale e una maggiore flessibilità e personalizzazione delle polizze, ma anche di condizionare il comportamento del cliente, promuovendo comportamenti virtuosi e diminuendo le probabilità di rischio.

Lo stato del mercato

Connected Insurance e Automotive

L’industria automobilistica è primo il settore in cui la connected insurance ha cominciato ad essere applicata, intorno a 40 anni fa nelle sue forme più primitive, e ha ad oggi fatto i maggiori progressi.

Secondo il sondaggio Insurance Nexus condotto da Reuters Events, circa il 78% degli assicuratori automobilistici ha almeno un prodotto connesso sul mercato: 10 punti percentuali in più rispetto ai settori vita / salute e casa e 28 in più rispetto allo sport.

Per quanto riguarda le dimensioni del proprio business di connected insurance, il 40% degli intervistati ha stimato un valore inferiore a 100 milioni, con solo il 9% superiore ai 500 milioni. Il 22% stima una dimensione relativa pari a oltre il 5% del proprio business totale, di cui per il 5% superiore al 20%.

Connected Insurance e Auto

Solo il 13% degli intervistati ha dichiarato che la propria azienda deve ancora decidere se procedere con un progetto di connected insurance, mentre il 31% è in fase pilota, con un 25% in fase di transizione e un altro 31% pienamente operativo.

Trattandosi del settore in cui l’assicurazione connessa è più matura, i suoi attori considerano i rischi di restare indietro nella corsa al trend maggiori rispetto a quelli di prendervi parte. Inoltre, più le aziende si familiarizzano con soluzioni di open insurance, più le considerano un miglioramento della loro attività esistente piuttosto che la sua sostituzione.

Connected Insurance e Home

Il settore Home Insurance è attualmente in piena modalità di ricerca e sviluppo per l’applicazione della connected insurance, con qualche pioniere già arrivato a fasi più concrete.

Secondo i dati di Insurance Nexus, non meno del 58% degli intervistati è impegnato in un progetto pilota. Un 14% è già sul mercato, ma ancora in fase di test, e solo il 14% ha pienamente lanciato il prodotto.

Per quanto riguarda il mercato attuale, l’indagine rivela l’esistenza di un gruppo di aziende che ha anticipato il trend e già ha costruito un’attività sostanziale basata sull’assicurazione connessa. Come nel più avanzato settore motori, il 4% degli intervistati ha dichiarato di avere entrate superiori a 1 miliardo di dollari associati a un prodotto connesso, e il 14% ha affermato che tra il 5% e il 10% del loro fatturato totale era dovuto ad applicazioni IoT.

D’altra parte, la maggior parte delle aziende rimane leggermente: il 46% ha dichiarato di aver guadagnato meno dell’1% da un prodotto IoT.

Connected Insurance e Casa

Il settore vedrà nell’arco del prossimo anno l’entrata in massa di un’ondata di player per ora in fase di testing, e il risultato potrebbe essere un’improvvisa impennata dell’offerta: la domanda è quanto il mercato sia pronto ad assorbirla.

Connected Insurance e Life & Health

Il settore Life & Health è piuttosto particolare nel suo rapporto con la connected insurance, e mostra una certa divisione tra chi vede il trend come un’evoluzione necessaria e chi come una moda passeggera.

Da una parte, il 44% dei player dichiara di lavorare su prodotti connessi. Tuttavia, ben il 26% afferma di aver adottato una politica “wait-and-see” e non avere alcun progetto in attivo.

In generale, le aziende in questo settore hanno meno familiarità con l’assicurazione connessa: solo il 14% degli intervistati ha dichiarato che soluzioni basate sull’IoT rappresenta oltre il 5% della loro attività totale, rispetto al 22% dell’automotive.

Connected Insurance e Life & Health

Lato consumer, l’aumento della popolarità dei dispositivi wearable che tengono un registro dell’attività dell’utente e dei suoi segni vitali significa che è teoricamente possibile per gli assicuratori ottenere dati continui sullo stile di vita dei loro clienti, utilizzabili per incoraggiare e premiare il buon comportamento in modo non dissimile dalle pratiche applicate dal settore auto.

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E-health, che cos’è la sanità digitale e quali tecnologie usa

Negli ultimi dieci anni l’e-health, o sanità digitale, ha visto una forte crescita, spinta soprattutto di recente dalla pandemia.  Le tecnologie dedicate si sono diversificate e specializzate: app per la salute, dispositivi smart indossabili o impiantabili, sistemi di diagnostica digitale, soluzioni data driven potenziati dall’Augmented Reality e dall’Intelligenza Artificiale.

La trasformazione digitale della sanità porta con sé diversi vantaggi e benefici, che toccano il paziente, il medico e l’intero sistema sanitario, ed è un’opportunità per promuovere un modello sostenibile di miglior accesso alle cure.

A livello globale, PWC prevede una crescita del mercato della sanità digitale da 147 miliardi di dollari stimati nel 2019 a 234,5 miliardi di dollari nel 2023.

Sanità digitale, la spinta della pandemia

Secondo gli analisti di Deloitte il 65% (in Italia 66%) dei medici europei ha dichiarato che la propria organizzazione ha incrementato l’impiego di tecnologie digitali per supportare il lavoro degli operatori sanitari.

Per quanto riguarda invece l’utilizzo di tecnologie digitali per fornire supporto e modalità di ingaggio virtuali ai pazienti, il 64% dei rispondenti in Europa dichiara di aver assistito in generale a un incremento.

E-health, un approccio incentrato sul paziente

Rispetto alla sanità tradizionale, l’e-health si evolve in una direzione più integrata e disruptive, che mette al centro il paziente anziché il medico.

Il nuovo approccio digitale alla sanità vede il paziente non come destinatario passivo, ma come attore attivo, dandogli gli strumenti per accedere alle cure in modo più rapido e funzionale, potendo contare su consigli e informazioni affidabili. In parallelo, offre maggiori garanzie di trasparenza in merito ai dati sanitari, permettendo al paziente di mantenere il possesso per decidere con chi condividerli e per quali scopi. L’approccio paziente centrico permette inoltre di alimentare processi di prevenzione che si basano sull’identificare e riconoscere il paziente, così da seguirlo in maniera quanto più possibile personalizzata.

E-Health, le tecnologie

In Europa si sta registrando un frequente utilizzo delle tecnologie digitali per accedere all’assistenza sanitaria, compreso l’utilizzo di Internet per la ricerca delle informazioni, la prenotazione degli appuntamenti e le teleconsultazioni.

A favorire questo nuovo approccio alla sanità sono innanzitutto le le tecnologie di connessione di ultima generazione: il 4G e, ancora di più, il 5G, che abilitano rilevazioni, analisi dati e risposte in tempo reale.

Si diffonde anche l’utilizzo di intelligenza artificiale e deep learning, con funzioni di tecnologia predittiva, monitoraggio del dati biometrici e simili processi data driven.

Anche l’IoT viene in aiuto al medico, soprattutto applicato alle piattaforme di telemedicina e alla “smartificazione” di apparecchiature mediche in un sistema interconnesso.

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Assistenti vocali, le opportunità per l’insurance

“Anna, penso sia meglio non partire finché non hai attivato una nuova assicurazione. Vuoi che ti mostri le più convenienti per la tua carcassa in questo momento?”. L’assistente vocale sulla nostra auto potrebbe parlarci con questa disinvoltura, non in chissà quale futuro, ma entro pochi anni. La tecnologia oramai è pronta e il suo evolversi è legato anche al suo utilizzo (tecnologie di AI e Machine Learning che imparano e migliorano); da parte delle persone sembra esserci notevole apertura verso questo tipo di tecnologie, piace l’interazione vocale, e i dati di mercato lo dimostrano.

Un nuovo rapporto di Juniper Research,  Voice Assistant Market: Player Strategies, Monetisation & Market Size 2020-2024, prevede che gli assistenti vocali superanno la popolazione mondiale entro il 2024, crescendo del 113% rispetto ai 4,2 miliardi di dispositivi che si prevede saranno in uso entro la fine del 2020.

Gli assistenti vocali automobilistici e quelli collegati ai televisori avranno il più alto tasso di crescita, in gran parte grazie alla possibilità di utilizzare gli assistenti vocali attraverso le periferiche già in nostro possesso, piuttosto che nuovo hardware.
Nonostante la proliferazione di diversi dispositivi di assistenza vocale, Juniper Research si aspetta che gli smartphone continueranno a dominare il mercato, per lo meno prendendo come riferimento un mercato globale. E dice anche che in questo ambito è, in pratica, ancora tutto da fare, e nonostante il trend del mercato punti decisamente in su, la monetizzazione degli stessi assistenti vocali rimane ancora una sfida.

In pratica, al momento mancano i modelli di business, perché è evidente che la parte più interessante degli assistenti vocali sia la gamma di servizi che può veicolare, o per dirla in altri termini: di cosa parleremo con loro? cosa ci suggeriranno?

Facciamo un passo indietro.

Cos’è un assistente vocale?

L’assistente vocale, o Voice Assistant, è un software. E’ un software evoluto basato su tecnologie di intelligenza artificiale che è capace di riconoscere e rispondere a una voce che gli parla in linguaggio naturale, elaborando il contenuto per proseguire il discorso. Siri, Alexa, Google Assistant, e Cortana sono esempi di questo e i loro miglioramenti sono continui.

Spesso si confonde l’assistente vocale con lo smart speaker, che è invece la parte hardware, cioè all’altoparlante intelligente, come Google Home, Amazon Echo, Apple HomePod. Ovviamente software e hardware viaggiano insieme, ma fondamentalmente il software Google Assistant che c’è dentro Google Home è lo stesso che troviamo negli smartphone Android e con cui parliamo. Di base, perché certamente in base al dispositivo in cui viene montato, tale software si potrà arricchire di certe applicazioni piuttosto che di altre.

Cosa si può fare con uno smart speaker?

Attualmente, in Italia (lo sviluppo varia da paese a paese), possiamo ascoltare musica, anche Spotify e Youtube Music chiedere il meteo, il traffico e altre informazioni per rispondere alle quali il dispositivo attinge al web; possiamo chiedere ricette e informazioni nutrizionali; gestire il calendario o la lista della spesa; esiste una gamma di prodotti per la smart home a cui è possibile collegarlo per gestire termostati, serrature, luci e telecamere.

Ciò che dobbiamo notare è che al momento si tratta di un sistema ai suoi albori che grazie al machine learning imparerà sempre più a capire il nostro linguaggio naturale, che si svilupperà nelle sue funzionalità in una logica di app e di ecosistema, cioè grazie al contributo della community degli sviluppatori e delle aziende che creeranno soluzioni utili in questo ambiente e sostenibili economicamente; che è la chiave per lo sviluppo della Smart Home.

Infine, l’ultima cosa importante da notare è che come utenti, per usufruire al massimo di questi sistemi, dovremo fare delle scelte, cioè chiederci se vogliamo abbracciare per esempio il mondo Apple o Google o Amazon (Alexa), poichè questi sistemi ‘parleranno’ anche con gli altri nostri dispositivi, lo smartphone, la TV, magari l’auto.

Il futuro degli assistenti virtuali nell’insurance

Cosa può fare un’assicurazione con i Voice Assistant?

Un primo importante settore potrebbe essere quello delle polizze sanitarie. Il settore delle video – visite, che proprio in questo momento di emergenza Covid-19 ha mostrato tutto il suo potenziale, insegna: un primo presidio medico anche per le persone anziane, inferme, i caregiver, potrebbe essere rappresentato da un’assistente virtuale dentro uno smart speaker.

Pionieri in questa direzione sono la startup UK Babylon Health, che già lavora con il sistema sanitario nazionale, e ha ideato un’app, disponibile anche su Alexa, che è capace di condurre una visita medica molto accurata.

Secondo quanto dichiarato dalla stessa società,  studi condotti  nel Regno Unito e altri Paesi in cui è presente hanno mostrato che dopo aver interagito con il chatbot solo 1 paziente su 10 ha avuto bisogno di vedere un medico di persona, togliendo pressione ai medici e al sistema sanitario. Babylon Health ha un impressionante 95% Net Promoter Score (NPS) in Gran Bretagna. Inoltre in Ruanda, con il sostegno del governo e della fondazione Bill & Melinda Gates, la gente si è iscritta a milioni: il 70% della popolazione per l’esattezza.

Gli assistenti vocali sono più vicini al nostro naturale sistema di interazione con l’ambiente, cioè la voce, rispetto a una tastiera, ciò significa che non ci saranno barriere all’uso di questa tecnologia, a prova di nonno e bambino, non dobbiamo fare nulla, solo parlare e chiedere.

Secondo la startup Spixii, che crea chatbot per l’insurance, così come Babylon Health ha addestrato la sua intelligenza artificiale a ‘fare il dottore’, dandogli una notevole quantità di conoscenze sulla medicina, al fine di creare una base di partenza, lo stesso approccio  può essere applicato in ambito assicurativo, formando un agente artificiale con set di dati sul profilo di rischio o sulle polizze assicurative. Un agente artificiale che comunica vocalmente, integrabile nello smart speaker così come nella smart car.

Un potenziale della voce è quello di ripensare il rapporto tra gli assicuratori e i loro clienti, dice Spixii (che nel 2016 ha vinto Open-F@b ). Potrebbe aiutare gli assicuratori, i broker, gli agenti e i riassicuratori ad avere conversazioni a due vie con i loro clienti, utilizzando script progettati con empatia e compassione.

Attualmente, l’assicurazione ha due punti di contatto altamente emotivi: in primo luogo quando si acquista un prodotto assicurativo, e in secondo luogo quando si presenta un sinistro. La voce e la chat potrebbero aiutare a riempire il mezzo e a sviluppare relazioni più durature tra gli assicuratori e i loro clienti.

In sostanza, gli assistenti virtuali sono una nuova piattaforma per raggiungere potenziali clienti e soprattutto raggiungerli nel momento in cui percepiscono il valore di una proposta commerciale.

Il mondo del benessere è già sugli smart speaker, per esempio, con meditazione, diete, workout, e ben si lega al concetto di preventive insurance; per non parlare del mondo retail.

Si stima che nel 2022 il mercato dello shopping vocale crescerà notevolmente, passando dai 2 miliardi attuali a 40 miliardi di dollari. A dirlo sono i risultati di una ricerca che ha interessato ben 1.500 proprietari di Smart Speaker, come Google Home e Amazon Echo, già molto diffusi nel mercato americano.

Nei giorni scorsi, Alibaba ha annunciato che investirà altri 1,41 miliardi di dollari in Tmall Genie, il suo smart speaker (l’unico in Cina) per potenziare la sua tecnologia e le sue funzioni, l’ultimo modello è stato anche dotato di schermo.

Il futuro è ‘parlare alle macchine’ e tutti i servizi si stanno trasferendo su questa nuova piattaforma/interfaccia costituita da dispositivi dotati di intelligenza artificiale e comandi vocali.

Le assicurazioni devono capire se vogliono arrivarci per ultime, come già successo con altre tecnologie, o cavalcare immediatamente le opportunità che offre.

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Cos’è la Smart Home: applicazioni e opportunità per le assicurazioni

Si definisce Smart Home l’insieme di applicazioni software e dispositivi connessi che rendono le abitazioni più sicure, sostenibili, confortevoli, sane. L’antenato di tutti i dispositivi Smart Home? Il telecomando della TV. Nei primi anni di esplosione della domotica erano molto in voga anche i telecomandi per le tapparelle delle finestre, ma era già ovvio che il potenziale di sviluppo fosse enorme. Bill Gates, la cui villa vicino a Seattle costruita circa 20 anni fa è ancora un ‘modello’, è un grande sostenitore della casa intelligente, in cui la tecnologia deve essere prima di tutto invisibile: per esempio, nella sua casa ogni ospite riceve una chiave elettronica che comunica costantemente la sua posizione al sistema, in modo che ogni ambiente reagisca in relazione alla sua presenza.
Oggi, nel post-Covid, la Smart Home può allargare il suo raggio d’azione e andare a occuparsi persino di salute: protagonisti in questa direzione saranno l’intelligenza artificiale, ma anche tutte quelle aziende di prodotti e servizi che sapranno integrarsi in un nuovo ecosistema, quello appunto della Smart Home.

Alcuni dati sul mercato Smart Home

Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, la Smart Home vale in Italia 530 milioni di euro, con una crescita del 40% anno su anno. E’ un mercato in crescita, i cui albori si erano visti ai tempi della domotica, ma che negli ultimi anni ha ripreso grandissimo slancio grazie allo sviluppo della sensoristica, dell’internet delle cose e di un ecosistema di prodotti e servizi che permettono a questo settore di rispondere meglio a bisogni reali.
In tutto il mondo il mercato potenziale per le soluzioni Smart Home è enorme e anche in Italia c’è ancora strada da fare prima di parlare di vero boom, ma molti passi avanti si sono fatti negli ultimi due anni. Il 2018 è stato infatti l’anno di svolta per il settore Smart Home in Italia: non solo il mercato è cresciuto del 52% rispetto al 2017, ma sono finalmente arrivati i tanto attesi smart home speaker. Il 2019, con un ulteriore incremento del 40%, non ha fatto altro che confermare il fenomeno. Gli assistenti vocali intelligenti fungono anche da traino per l’intero settore, che ha visto un incremento nelle vendite di diversi oggetti smart per la casa.
L’Italia è comunque abbastanza indietro rispetto ad altri Paesi europei.

L’intelligenza artificiale  e le applicazioni per la casa intelligente

Come si vede in questo video che mostra il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg interagire nel quotidiano con il suo assistente personale Jarvis, che ha la voce di Morgan Freeman, la casa intelligente diventa quasi ‘viva’, ed è in grado di soddisfare e in alcuni casi prevedere i bisogni del suo proprietario.
Alla base di un’applicazione come quella di Facebook o degli Home speaker c’è l’intelligenza artificiale, la tecnologia determinante per lo sviluppo futuro della casa intelligente, un futuro in cui tale intelligenza sarà totalmente integrata nella casa stessa e la gestirà complessivamente. Gli home speaker saranno a quel punto superati, perché parleremo direttamente con l’appartamento.
Ma oggi, quali sono le applicazioni già disponibili?

Le soluzioni, prodotti e tecnologie, per la Smart Home sono sempre più numerosi e possono essere accorpati in alcune aree principali: comfort nelle abitazioni, salvaguardia dell’ambiente ed economia; sicurezza delle persone. In particolare nel mercato italiano si stanno diffondendo:

  • Climatizzazione/riscaldamento (condizionatori, termostati o caldaie regolabili a distanza o tramite App);
  • Elettrodomestici (accensione/spegnimento da remoto, tramite App o con la propria voce, di lavastoviglie, lavatrici, forni a microonde);
  • Illuminazione (accensione/spegnimento, regolazione del colore o dell’intensità tramite App o con la propria voce);
  • Sicurezza (impianti di videosorveglianza e videocitofonia con possibilità di accedere alle immagini a distanza e/o da Smart TV, serrature intelligenti che inviano allarmi in caso di intrusione);
  • Smart home speaker (dispositivi comandabili tramite voce che consentono di ricevere informazioni – es. sul meteo, sul traffico – e di impartire comando – es. regolare le luci o la temperatura).

Smart home speaker: il boom arriva con il coronavirus

Oltre alle mascherine e al distanziamento sociale, il Covid-19 ci ha regalato la paranoia da contatto. D’altro canto anche le raccomandazioni ufficiali suggerivano di lavare spesso le mani e pulire con maggiore accanimento del solito la casa e tutte le superfici. Improvvisamente, è stato subito evidente a chiunque l’utilità dei comandi vocali. Risultato?
Secondo ABI Research nei primi mesi del 2020, le vendite di dispositivi per il controllo vocale cresceranno a livello globale di quasi il 30% rispetto al 2019. Grazie agli home speaker potremo controllare Tv, interruttori della luce, termostati, maniglie delle porte e altro ancora. E magari potremo anche fare shopping online.

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Tutto ciò se, oltre all’home speaker, avremo la pazienza di connettere allo stesso tutti gli altri dispositivi della casa e magari modernizzarli. Google Home e Alexa o il maggiordono Jarvis di Facebook, non funzionano per magia, hanno bisogno di essere connessi al ‘resto della casa’.

Smart home, sicurezza e privacy

Qualunque dispositivo digitale è esposto ad attacchi informatici. Con la crescita dei dispositivi connessi stanno crescendo anche le minacce dei cyber attack, ma al tempo stesso aumenta la consapevolezza e l’attenzione a questo tema da parte dei produttori e dei consumatori. La stessa crescita del mercato è legata a una percezione di sicurezza informatica: chi vuole vivere in una casa dove ogni dispositivo elettronico si blocca, le porte non si aprono più e il riscaldamento impazzisce?

Ma il tema non è solo questo, c’è anche la privacy da considerare.

Le soluzioni Smart Home raccolgono un’ingente mole di dati spesso con lo scopo di assolvere la loro funzione, pensiamo ai dispositivi per l’efficienza energetico; oppure per poter imparare e regalarci una migliore esperienza; spesso raccolgono nella nostra totale inconsapevolezza: esistono già molte polemiche sul fatto che gli assistenti di Amazon e Google siano in grado di spiarci.

Il GDPR è nato proprio per preservare la privacy delle persone, e pertanto le aziende operanti in Europa nel settore Smart Home devono dimostrare di essere conformi al GDPR e i soggetti che in futuro vorranno entrare nel mercato europeo dovranno rispettarne gli standard di sicurezza per poter vendere prodotti smart, in modo da garantire la sicurezza dei dati raccolti e trasmessi.

Sotto questo aspetto, anche le Assicurazioni che entreranno nella Smrt Home con le loro offerte, sono chiamate non solo alla compliance, ma una cultura etica del dato in cui la crescita del volume di dati raccolti faccia crescere anche il valore del servizio offerto al cliente finale.

Smart Home e Assicurazioni

Le assicurazioni possono giocare un ruolo da protagonisti nell’ecosistema della Smart Home. Tradizionalmente le assicurazioni si sono sempre occupate delle nostre case, offrendo copertura per una serie di infausti eventi (danni, furti, ecc) secondo lo schema tipico del risarcimento a danno avvenuto e accertato. La trasformazione digitale ha abilitato le compagnie assicurative a fare un salto qualitativo molto importante della propria value proposition, passando dalla semplice copertura del danno alla prevenzione dello stesso e alcune compagnie si sono già avviate in questa direzione.
Ma in futuro, c’è molto altro che si può fare.
Le assicurazioni possono essere il canale per rendere le nostre case più smart ed essere pioniere di servizi evoluti per la casa intesa non più solo come una ‘proprietà’ ma come spazio che accoglie l’intero lifestyle della persona, il suo rifugio.
Smart working, attività fisica e intrattenimento, telemedicina, e-learning sono i nuovi temi legati alla casa nati dalla quarantena, ma che rimarranno nel post-Covid. Sono temi che offrono alle assicurazioni nuovi spunti per la creazione di servizi innovativi e anche una diversa modalità di relazione con il cliente, la ‘smart home’ può essere un nuovo touchpoint.

Smart Home

Secondo gli analisti di McKinsey, quello della Smart Home sarà uno dei 4 ecosistemi tecnologici più importanti in futuro per le assicurazioni, quello in cui si potranno sviluppare maggiormente servizi innovativi, ad esempio, con riferimento alle tecnologie di Ambient Assisted Living, un settore che si collega poi alla connected health, particolarmente rilevante a causa dell’invecchiamento della popolazione e ora anche dei rischi connessi alle pandemie.

Le startup internazionali della Smart Home

Per le compagnie assicurative che vogliano intercettare il mercato della casa intelligente la strada più veloce si chiama ‘startup’.
In un clima di open innovation, le startup possono portare alle compagnie non solo la loro tecnologia, ma anche la cultura lean, la creatività e le loro competenze, ed è da questa sinergia che possono svilupparsi nuovi modelli di business.

Prendiamo ad esempio Josh.ai, una startup di Denver che ha raccolto recentemente un investimento da 11 milioni di dollari. E’ un’intelligenza artificiale a comando vocale, che non solo non ha paura di Alexa e Google Home, ma per differenziarsi fa leva proprio sul sentimento di rifiuto (sempre più diffuso in una certa fascia della popolazione) che le BigTech possono generare. Ogni difetto di Alexa (es. il trattamento dati e la privacy) è il valore aggiunto di Josh, che si rivolge al cliente di alta fascia.

Questa intelligenza artificiale è potenzialmente in grado di controllare qualsiasi altro dispositivo della casa, basta connettere e programmare. In più Josh capisce il linguaggio naturale molto bene ed è in grado di imparare con facilità, dice la società. Anche le domande complicate possono essere programmate senza sforzo, come ad esempio: “All’alba, se sono a casa, accendi lentamente le luci della camera da letto, apri le tende, accendi la radio e prepara una caffettiera”.
Ora, se ci fosse un partner assicurativo in questa relazione, Josh potrebbe rispondere “Mr. Stark, il suo sonno è stato parecchio disturbato, questa mattina la sua temperatura è alterata e la sua pressione alta, sarebbe meglio che lei bevesse un tè verde e rimanesse a casa. La sua assicurazione le propone un video consulto medico per le 9, accettiamo?’

Secondo CBInsights le startup Smart Home sono davvero variegate, ma possono essere raccolte in queste categorie:

Energia & Utenze: Sono aziende che utilizzano sensori, tecnologia di monitoraggio e dati per risparmiare acqua ed energia. Tra queste vi sono aziende come Tado, che ha creato un prodotto che rileva automaticamente la vicinanza di un utente alla residenza e regola la temperatura di conseguenza, con un controllo aggiuntivo dalla loro applicazione per smartphone.
Serrature intelligenti: Startup come August forniscono soluzioni alternative alle chiavi tradizionali con chiavi virtuali e altre serrature elettroniche. Alcuni prodotti di queste aziende consentono inoltre agli utenti di vedere e parlare con i visitatori a distanza.
Soluzioni generali per la casa intelligente: Invece di produrre un unico gadget intelligente, queste aziende costruiscono o distribuiscono sistemi multi-device che automatizzano diverse parti della vostra casa, come le soluzioni di sicurezza, meteorologiche, per la cura dell’aria e dell’energia e il monitoraggio di Netatmo o gli appartamenti intelligenti di IOTAS.
Cucina e elettrodomestici: Questi includono prodotti per la casa che funzionano come un elettrodomestico o un dispositivo convenzionale, ma che offrono vantaggi attraverso la connettività, come Innit, che sta attualmente sviluppando un sistema di cottura basato sull’apprendimento automatico e sensori ad alta tecnologia in grado di rilevare ciò che viene prodotto e di regolare il tempo di riscaldamento e di cottura in modo appropriato durante l’intero processo.
Robot domestici: In questa categoria rientrano le aziende che producono robot specifici per la manutenzione e l’assistenza in ambiente domestico. Tra queste vi sono l’assistente sociale robotico Jibo, e Rokid, un dispositivo per la casa intelligente che utilizza l’intelligenza artificiale e il deep learning per fornire informazioni ed eseguire compiti tramite interazioni vocali e visive.
Monitoraggio e sicurezza: Sono aziende che offrono sicurezza e monitoraggio all’interno o all’esterno attraverso telecamere installate per tenere d’occhio le case, i bambini, gli anziani e gli animali domestici. Tra le aziende presenti nello spazio ci sono Smartfrog e Ring.
Wi-Fi e Cybersecurity: Queste startup forniscono soluzioni Wi-Fi e cybersecurity per collegare e proteggere i dispositivi intelligenti all’interno della casa. Come CUJO, un firewall intelligente che protegge la casa di un utente connesso da hacker criminali, ed Eero e Starry, altre due aziende che offrono sistemi Wi-Fi domestici, che hanno raccolto copiosi investimenti.
Salute e benessere: Sono prodotti che aiutano gli occupanti della casa a mantenere la loro salute e il loro stile di vita, come Sleepace, un dispositivo intelligente non indossabile che può monitorare e aiutare a migliorare la qualità del sonno, o Awair, che rileva le sostanze irritanti nell’aria e nell’ambiente.
Sistemi di allarme: Queste aziende forniscono sistemi di allarme tradizionali dotati di monitor e sensori avanzati per rilevare incendi, inondazioni o altri danni alla proprietà e contribuire a proteggere la vostra casa. Un’azienda, Cocoon Labs, ha sviluppato un dispositivo di sicurezza intelligente per la casa che utilizza onde sonore a basso livello per rilevare e avvertire il proprietario di eventuali disturbi all’interno della casa.
Audio e media: Queste aziende forniscono soluzioni multimediali che vanno da un computer appeso per esporre arte decorativa (Electric Objects) a sistemi musicali wireless per tutta la casa (Sonos).
Piattaforme: Le aziende di questa categoria non producono i propri prodotti di consumo, ma aiutano gli altri a integrare l’IA e la connettività nei propri prodotti per la casa intelligente. Un esempio potrebbe essere Arrayent, che aiuta i principali marchi di consumo a trasformare i prodotti tradizionali in dispositivi connessi.
Illuminazione: Queste aziende forniscono soluzioni di illuminazione domestica come gli interruttori intelligenti (Deako) e le lampadine intelligenti (LIFX).
Varie: Le startup di questa categoria hanno offerte particolarmente uniche, come Uzer, un’azienda che ha sviluppato uno scanner di codici a barre per la casa intelligente che rende il riciclaggio più divertente ed efficiente, o Nucleus, un sistema di interfono collegato a Internet che aiuta le persone a comunicare con gli altri sullo stesso sistema.

Conclusioni

Un fatto certo è che oggi stiamo ancora parlando di tante singole soluzioni per la Smart Home ideale; ma la Smart Home vera e propria sarà quella in cui tutto sarà connesso e tutta la tecnologia sarà invisibile, sarà quella in cui un’unica intelligenza artificiale, magari integrata by design nella costruzione o magari fornita insieme a una super polizza onnicomprensiva, si prenderà cura dello spazio abitativo e dei suoi abitanti. Per arrivare fino a questo punto però serve costruire l’ecosistema, nessuna azienda può lavorare nella casa intelligente da sola.

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[Photo credits: Designboom]

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Internet of things, nel 2019 crescita del 24%, Smart Health settore emergente

Anche per il 2019 sono contatori intelligenti e auto connesse a generare quasi metà del fatturato IoT nell’ambito del mercato italiano, rispettivamente 1,7  e 1,2 miliardi di euro; Smart Home, Smart Factory e Smart City gli ambiti più in crescita; Smart meter calore e acqua, Smart Health e Smart Retail promettenti. Sono i principali risultati dell’ultima Ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, recentemente presentata per la prima volta con un convegno online, che è stata l’occasione per fare qualche previsione anche sulla base degli effetti dell’emergenza sull’industria IoT.

L’emergenza Coronavirus sta portando una forte accelerazione a tutta la trasformazione digitale e certamente anche il mondo IoT non ne rimarrà esente, come ha sottilineato Alessandro Perego, Direttore Scientifico degli Osservatori Digital Innovation presentando i dati. ‘Tutta una serie di barriere che abbiamo sempre avuto portando avanti l’innovazione digitale sono improvvisamente caduti. I benefici e i vantaggi dell’innovazione sono percepiti oggi in modo netto, le resistenze al cambiamento sono frantumate. Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno c’è oggi la possibilità di fare un balzo in avanti importantissimo nell’innovazione digitale’.

Questo balzo in avanti riguarda anche l’Internet degli Oggetti, che ha avuto una maturazione importante in questi ultimi anni, in Italia e globalmente, sia dal punto di vista quantitativo, sia qualitativo, incidendo anche nell’evoluzione dei modelli di business in logica di servizio e, in generale, diventando un tassello centrale nel percorso di innovazione delle imprese e organizzazioni.

Un percorso di crescita continua e progressiva, che già nel 2020 potrebbe vivere una forte impennata, soprattutto in relazione a settori particolari. In questa fase di emergenza Coronavirus alcune applicazioni Internet of Things stanno dimostrando tutti i loro vantaggi, volgendo un ruolo importante nel supportare cittadini e imprese. Vengono in mente i servizi di teleassistenza tramite dispositivi hardware che permettono di monitorare i parametri vitali dei pazienti da remoto; veicoli a guida autonoma robotizzati per le consegne a domicilio a prova di contagio, come avvenuto in Cina; sistemi di sorveglianza connessi controllano sedi produttive, uffici e magazzini chiusi, attivando centrali operative e pronto intervento in caso di tentativi di infrazione. Inoltre, si stanno diffondendo alcuni nuovi modelli “pay-per-use” e “pay-per-performace” per l’acquisto di oggetti connessi che permettono di dilazionare i pagamenti di macchinari industriali, automobili o dispositivi smart per gli edifici (ad esempio sistemi di illuminazione), pagabili sulla base dell’effettivo utilizzo misurato dagli oggetti connessi.

All’effetto coronavirus va inoltre sommato il fattore ‘tecnologie abilitanti’: nel 2019 sono stati fatti importanti passi avanti sul fronte delle specifiche 5G negli ambiti Mobile Broadband, Mobile IoT e Massive IoT, con molti operatori che stanno passando dalla fase pilota al lancio commerciale di reti su scala globale. I Paesi in prima fila sono Stati Uniti, Corea del Sud e Cina, a livello internazionale, Svizzera, Regno Unito e Austria, in Europa, mentre in Italia sono coinvolti tutti gli operatori di rete, con 14 reti 5G già operative.

Il mercato IoT 2019: 6,2 miliardi

“L’Internet of Things in Italia continua a crescere a ritmi sostenuti in tutti i segmenti di mercato, con incrementi particolarmente significativi nelle soluzioni per la casa intelligente, l’Industria 4.0 e la Smart City – afferma Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things -. La crescita è trainata dalle nuove tecnologie di comunicazione e dai servizi abilitati dagli oggetti connessi, segno di un mercato che cresce in maturità oltre che in termini di fatturato. Al tempo stesso, prosegue l’evoluzione tecnologica: si espandono le reti di comunicazione LPWA (Low Power Wide Area) a cui si affiancano sempre più use case e sperimentazioni abilitate dal 5G, in grado di abilitare nuove opportunità di mercato, sia in contesti consumer sia business o relativi alla PA”.

Il mercato italiano dell’Internet of Things nel 2019 ha raggiunto un valore di 6,2 miliardi di euro, con una crescita di 1,2 miliardi e del 24% rispetto all’anno precedente, allineata a quella dei principali paesi occidentali (dove oscilla fra il +20% e il +25%) e trainata sia dalle applicazioni più consolidate che sfruttano la “tradizionale” connettività cellulare (3,2 miliardi di euro, +14%) sia da quelle che utilizzano altre tecnologie di comunicazione (3 miliardi, +36%). Una forte spinta viene anche dalla componente dei servizi abilitati dagli oggetti connessi, che registra un +28% e raggiunge un valore di 2,3 miliardi di euro, segno di una crescente maturità del mercato.

Smart Metering e Smart Asset Management nelle utility sono il primo segmento del mercato IoT, con un valore di 1,7 miliardi di euro (+19% rispetto al 2018), pari al 27% del fatturato complessivo, spinto soprattutto dagli obblighi normativi, che hanno portato nel 2019 all’installazione di 3,2 milioni di contatori smart gas (il 58% del totale) e di 5,7 milioni di smart meter elettrici (il 37% di tutti i contatori elettrici). Seguono la Smart Car, che vale 1,2 miliardi di euro (19% del mercato, +14%) e conta 16,7 milioni di veicoli connessi, e lo Smart Building, con un valore di 670 milioni (+12%), legato principalmente alla videosorveglianza e alla gestione dei consumi energetici negli edifici.

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Industry 4.0: come sfruttare il potenziale dei dati per ottimizzare i processi?
IoT
Industria 4.0

I segmenti con la crescita più significativa sono la Smart Home (530 milioni, +40%), trainata in particolare dal boom degli assistenti vocali, la Smart Factory (350 milioni, +40%), che negli ultimi tre anni ha beneficiato degli incentivi previsti dal Piano Nazionale Industria 4.0, e la Smart City (520 milioni, +32%), che ha visto crescere il numero di progetti avviati da Comuni italiani e la nascita di nuove iniziative e collaborazioni fra pubblico e privato. In linea con la media di mercato è invece la crescita delle soluzioni di Smart Logistics (525 milioni, +26%), utilizzate per la gestione delle flotte aziendali e di antifurti satellitari, delle applicazioni di Smart Asset Management in contesti diversi dalle utility (330 milioni, +22%), concentrate sul monitoraggio di macchine per il gioco d’azzardo, ascensori e distributori automatici, e della Smart Agriculture (120 milioni, +20%), dedicata perlopiù al monitoraggio di mezzi e terreni agricoli. Smart Metering acqua e calore, Smart Retail e Smart Health sono ancora marginali ma di grande prospettiva futura.

Smart Health, un settore molto promettente

La  Smart Health  (o Digital Health) assumerà un ruolo molto importante in futuro grazie a una serie di soluzioni che può offrire: dalla tracciabilità dei farmaci e delle attrezzature mediche negli ospedali ai dispositivi di telemedicina per il monitoraggio dei parametri vitali da remoto, dai servizi come l’invio di farmaci a domicilio alla videochiamata con un medico, tutte soluzioni che supportano una diminuzione dell’ospedalizzazione dei pazienti, modalità che oggi in emergenza è diventata necessaria, ma che potrebbe diventare la nuova normalità in futuro.

La convergenza tra IoT e mondo assicurativo in ottica Digital Health è oramai evidente e sarà nei prossimi mesi fortemente accelerata dall’emergenza Covid19.

A questo link la registrazione integrale del webinar di presentazione dei dati.

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Jarvis, l’assistente virtuale per lo smart building che migliora sicurezza, efficienza, comfort

Le startup migliori, a volte, nascono quasi per caso, da un’esigenza riscontrata nella vita quotidiana o da un gap sul mercato. E a fondarle, spesso, sono persone che mai avrebbero pensato di reinventarsi imprenditori. È il caso di Iooota, startup innovativa fondata a Bologna nel 2015.

Finalista dell’edizione 2019 di Open-F@b Call4Ideas di BNP Paribas Cardif, dedicata alla Human Data Science, Iooota ha lanciato Jarvis, una sorta di maggiordomo virtuale per gli smart building. Una soluzione che potrebbe essere appetibile per le compagnie assicurative.

Iooota, come è nata la startup

Dietro la fondazione della startup c’è Luca Degli Esposti, 36 anni, bolognese. Laureato in marketing e comunicazione, esperto di interfacce e interazione uomo-macchina, Luca lavora negli anni per Yoox, La Perla, Max Mara, grandi brand per i quali cura la divisione digitale acquisendo una grande esperienza professionale nell’analisi di piattaforme online dedicate al marketing e all’ecommerce.

Alla fondazione di una startup che si occupa di smart building, però, Luca degli Esposti ci arriva a causa di un piccolo incidente: “Si è rotta la lavatrice e si è allagato l’appartamento” racconta il giovane imprenditore. “Avevo appena comprato casa, avevo tantissime spese e il mutuo, ci mancava solo la lavatrice” ricorda. Così per ridurre le spese e ottimizzare i tempi, decide di chiedere a un amico esperto di web se era possibile trovare una soluzione digitale in grado di controllare in tempo reale diverse componenti della casa, dagli elettrodomestici all’illuminazione. La risposta? Sul mercato non c’è nulla di simile e lui decide di lanciare una startup, Iooota, che viene fondata nel 2015 grazie a un investimento di DPixel, società di venture capital di Gianluca Dettori.

Jarvis, il maggiordomo virtuale per gli smart building

L’obiettivo di Iooota è rendere efficiente un edificio. Obiettivo raggiunto grazie alla realizzazione di Jarvis, piattaforma che “mette in relazione mondi diversi delle abitazioni, dal consumo energetico di diversi prodotti alla sicurezza degli ambienti al comfort” spiega Degli Esposti. Si tratta quindi di una soluzione IoT per lo smart building che abilita efficienza energetica, comfort, sicurezza e automazione con un solo punto di controllo e gestione, anche da remoto. E il nome della piattaforma non è casuale: “Jarvis è l’assistente virtuale di Iron Man, il suo maggiordomo in versione intelligenza artificiale. Il nome suggerisce proprio ciò che può fare la piattaforma, cioè un controllo puntuale su tutto ciò che sta accadendo nei propri ambienti, con diverse verticalizzazioni, dalla sicurezza, al comfort e al risparmio” continua il founder.

Il mercato di riferimento

Il mercato di riferimento di Jarvis è tra quelli con il più elevato potenziale di crescita prospettato dagli analisti: l’Internet of Things. Secondo l’Annual Internet Report di Cisco, entro il 2023 saranno 511 milioni i dispositivi connessi nel territorio nazionale, circa 8,5 per ogni abitante.
“Abbiamo scelto di entrare e percorrere il settore con il più alto potenziale, quello della Casa Intelligente che nel 2019 ha raggiunto solo in Italia un valore di 530 milioni di euro, con una crescita, secondo i dati dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, del 40% rispetto al 2018. Anche il settore dello Smart Building e dell’efficientamento energetico sono target facilmente aggredibili con la nostra soluzione” assicura Luca Degli Esposti.

Il modello di business

Nato come servizio rivolto all’utente finale, “alla fine dell’anno scorso abbiamo deciso di puntare su un modello business oriented, non più rivolto solo al singolo consumatore ma a chi gestisce o ha in proprietà un building, dalla scuola al palazzo o al condominio, e che è sensibile all’efficientamento energetico” spiega l’imprenditore. “Se parliamo di B2B2C il modello di business prevede una piccola fee iniziale di one off più una fee mensile per ogni soluzione Jarvis attiva e funzionante: questo per il nostro partner rende il costo d’investimento iniziale molto limitato. Se invece parliamo di B2B, il modello di business è quello di una fee per l’analisi, l’installazione e il setup del progetto, oltre a una fee annuale, già comprensiva di manutenzione, aggiornamenti periodici, evoluzione e assistenza”.

La partecipazione a Open-F@b Call4Ideas 2019 e l’impatto di Iooota sulle assicurazioni

Come abbiamo già detto, Iooota è tra i finalisti di Open-F@b Call4Ideas 2019, call dedicata alla Human Data Science. “Un tema in linea con quello che fa Iooota: una sorta di scatola nera che tiene in considerazione tutti i dati che vengono generati dagli utenti nel loro quotidiano e negli edifici frequentati; questi vengono messi in comunicazione con l’assicurazione per valutare una polizza e il premio assicurativo” continua Degli Esposti.  Il founder sottolinea anche la componente human e l’impatto che un prodotto come Jarvis può avere sulle compagnie: “Ad oggi le compagnie si occupano più di risarcire il danno che di predire o evitare un problema. Con questa soluzione, l’assicurazione potrebbe prevedere le possibilità di rischio, riducendo la possibilità del danno e l’importo del premio assicurativo. In sostanza, Jarvis permetterebbe di ridurre i costi dell’assicurazione” specifica. C’è poi da tenere in considerazione l’effetto sul comportamento dell’utente: “Conoscendo i consumi del proprio ambiente, l’utente può migliorare le proprie abitudini riducendo gli sprechi, con un impatto positivo sull’ambiente e sulla vita di tutti” conclude il founder di Iooota.

L’articolo Jarvis, l’assistente virtuale per lo smart building che migliora sicurezza, efficienza, comfort proviene da InsuranceUp.


Smart Home, crescita del 40%, ma le assicurazioni sono ancora marginali

Il mercato italiano della Smart Home raggiunge nel 2019 un valore di 530 milioni di euro: siamo ancora lontani da Germania (2,5 miliardi di euro), Regno Unito (2,5 miliardi) e Francia (1,1 miliardi), ma l’incremento registrato è del 40% rispetto al 2018, in linea con la media europea. E fa ben sperare sul futuro del mercato Smart Home e IoT in Italia. Ce lo dice l’ultima ricerca sulla Smart Home dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, presentata recentemente.

Che ci rivela anche quali sono i prodotti Smart Home che stanno attraendo l’interesse dei consumatori  (soluzioni per la sicurezza, smart home speaker ed elettrodomestici coprono oltre il 60% del mercato) e i canali attraverso i quali tali oggetti entrano dentro le nostre case.

Il boom degli assistenti vocali spinge l’avanzata dei retailer online e multicanale come principale canale di vendita di oggetti connessi per la casa (47%), mentre la filiera tradizionale – composta da produttori, architetti, costruttori edili, distributori di materiale elettrico e installatori – mantiene un ruolo rilevante (39%) ma perde quote di mercato.

Rilevante si sta dimostrando il ruolo delle telco, che hanno registrato un incremento del 140% rispetto al 2018 (toccando quota 50 milioni di euro, ovvero 10% del mercato), grazie agli sforzi in termini di semplificazione dell’offerta (soluzioni gestibili da App e pagamenti mensili), apertura di nuovi servizi (come i dispositivi per localizzare gli animali domestici e i wearable per monitorare gli anziani) e integrazione dell’offerta tradizionale con i nuovi oggetti smart. Utility e assicurazioni, invece, non hanno compiuto il salto di qualità che ci si attendeva lo scorso anno, mantenendo un peso marginale nel mercato (appena il 4% complessivo).

Cosa possono fare di più le assicurazioni nella Smart Home?

Tradizionalmente le assicurazioni già si occupano delle nostre case, offrendo copertura per una serie di infausti eventi (danni, furti, ecc) secondo lo schema tipico del risarcimento a danno avvenuto e accertato.

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La trasformazione digitale ha abilitato le compagnie assicurative a fare un salto qualitativo molto importante della propria value proposition, passando dalla semplice copertura del danno alla prevenzione dello stesso. Di questo passaggio sono complici i big data, gli analytics, l’intelligenza artificiale, l’internet of things, quest’ultima anche nella sua specificazione di oggetti connessi per la casa, categoria denominata appunto Smart Home. Grazie all’utilizzo di oggetti connessi a supporto di una polizza, le Compagnie possono innanzitutto fare meglio quello che già fanno, ovvero dare protezione, e farlo anche preventivamente.

Pensiamo, ad esempio, a polizze danni che integrano anche dispositivi in grado di rilevare fumi, infiltrazioni, umidità e altre potenziali fonti di pericolo;  o a sistemi di sicurezza e video sorveglianza dotati di AI e gestibili anche da remoto.

Ma queste cose sono quelle più banali, secondo gli analisti di McKinsey, quello della Smart Home sarà uno dei 4 ecosistemi tecnologici più importanti in futuro per le assicurazioni, quello in cui si potranno sviluppare maggiormente servizi innovativi, ad esempio, con riferimento alle tecnologie di Ambient Assisted Living, un settore che si collega poi alla connected health, particolarmente rilevante a causa dell’invecchiamento della popolazione. Le persone a mobilità limitata, ad esempio, sono sempre più alla ricerca di servizi innovativi che aiutino le loro attività quotidiane e consentano loro di perseguire uno stile di vita indipendente a casa. I potenziali clienti di questo segmento avranno probabilmente un atteggiamento positivo nei confronti dell’internet degli oggetti e delle tecnologie correlate, così come nei confronti degli assicuratori che agiscono come fornitori globali di questo tipo di nuovi pacchetti di servizi.

In effetti, sempre più aziende stanno lavorando al lancio di nuovi servizi per la Smart Home, sottolinea il report degli Osservatori: gli esempi sono numerosi e spaziano dal pronto intervento garantito da aziende di vigilanza in caso di tentativo di infrazione, al supporto per la riduzione dei consumi energetici, al riordino automatico dei prodotti di cui si stanno esaurendo le scorte, fino alla possibilità di migliorare l’assistenza agli anziani. Si moltiplicano, inoltre, alleanze e partnership fra gli operatori per offrire nuovi servizi che sfruttano la progressiva integrazione tra intelligenza artificiale e dati raccolti attraverso gli oggetti connessi.

Insieme al mercato crescono la consapevolezza dei consumatori e la diffusione degli oggetti smart nelle case: il 68% degli italiani ha sentito parlare almeno una volta di casa intelligente e il 40% possiede almeno un oggetto smart, con soluzioni per la sicurezza e smart home speaker in cima alle preferenze degli acquirenti. Ma crescono anche i timori dei cittadini per i rischi legati alla cyber security e alla violazione della privacy: il 54% è restio a condividere i propri dati personali (+3% rispetto al 2018).

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