Usage Based Insurance, il progetto di Vodafone e Cloudera per la profilazione del guidatore

La Usage Based Insurance (UBI) è l’ultima innovazione nel campo dell’assicurazione auto, e uno dei trend assicurativi di quest’anno. In questo contesto è nato il progetto di Vodafone Automotive (società del Gruppo Vodafone specializzata nello sviluppo di piattaforme tecnologiche connesse per il mondo della mobilità) in collaborazione con Cloudera, che applica l’Internet of Things al mondo automotive con una piattaforma per le blackbox utile per lo sviluppo di servizi legati al mondo assicurativo.

Il progetto si appoggia alla piattaforma di Cloudera, che si occupa proprio della gestione di blackbox: prevede l’installazione su veicolo di una blackbox dedicata che, tramite la piattaforma, si occupa della raccolta, gestione e analisi in tempo reale di dati sull’utilizzo del veicolo.

Il sistema consente così di ricostruire il percorso effettuato dal veicolo, partendo dai dati in real time di localizzazione e velocità e dalle informazioni geografiche acquisite attraverso il GPS e l’accelerometro presente nelle blackbox. Questo  permette di raccogliere informazioni sull’utilizzo del veicolo utili a fornire alle società di assicurazione i profili degli stili di guida degli assicurati, aiutandole a calcolare il rischio associato alla tipologia di guidatore e di conseguenza alla singola polizza. Grazie alle informazioni di profilazione, è possibile ottimizzare le offerte di Usage Based Insurance.

Non solo: la soluzione permette alla compagnia assicurativa di utilizzare i dati stessi anche per lo sviluppo di nuovi servizi, al fine di migliorare l’esperienza dei propri clienti e di conseguenza la loro fedeltà: possiamo pensare per esempio a servizi di assistenza e recupero veicoli rubati, prevenzione di furti, o gestione degli incidenti.

Il progetto, avviato tre anni fa, è giunto ora a piena maturità, ma già si pensa alle applicazioni future, a partire dall’integrazione di funzionalità di Machine Learning applicate alle fasi di controllo dei dati, che consentirebbero di accorgersi più velocemente di eventuali malfunzionamenti dei dispositivi di bordo.

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Arriva la mascherina IoT che protegge da smog e Covid

“Ancor prima dell’emergenza sanitaria, a inizio anno abbiamo testato la maschera coinvolgendo un campione di cinquanta persone tra camminatori, runner e ciclisti, per ottenere feedback su usabilità, funzionalità ed estetica. In seguito alla pandemia, il nostro progetto ha trovato nuove motivazioni e una utilità oggettivamente riconosciuta”, così Ewoud Westerduin, co-founder e Head of Design di Narvalo, presenta l’innovativa mascherina, o forse sarebbe meglio dire, l’innovativo device.

Perché Narvalo Urban Mask è appena nata ma è facile intuire che ha delle caratteristiche che la rendono unica e ad alto potenziale, considerato che le sue feature tech sono al momento embrionali.

Cosa fa, dunque, questa mascherina?

Realizzata in tessuto 3D, la Narvalo Mask è traspirante, lavabile, idrorepellente e antistrappo, ma soprattutto filtra il 99,9% degli agenti inquinanti oltre a virus, batteri, polveri ed odori, grazie allo strato in carbone attivo. La mascherina Narvalo è così in grado di proteggere dall’inquinamento atmosferico e da virus e batteri, trasmissibili attraverso l’aria mediante droplet e particelle di aerosol, nonché di filtrare pollini ed altre particelle che causano reazioni allergiche, incrementando il comfort di respirazione.

Inoltre è dotata di una valvola di espirazione studiata per assicurare grande traspirabilità poiché capace di massimizzare il deflusso d’aria, evitando eccessivi accumuli di calore e umidità all’interno. Allo stesso tempo, la confezione di Narvalo Urban Mask prevede un tappo “anti-Covid” che, se applicato, blocca la fuoriuscita di goccioline anche durante l’espirazione: può essere facilmente rimosso quando non necessario e applicato nei luoghi affollati o dove lo impone la normativa, per assicurare protezione per se stessi e gli altri.

Per la fine dell’anno è inoltre previsto il rilascio della versione “Active” della maschera, ancora più tecnologica poiché equipaggiata con una valvola elettronica dotata di una ventola di estrazione intelligente e di sensoristica a bordo. La maschera diventerà così un device IoT di ultima generazione che permetterà di monitorare dati come la temperatura e l’umidità in maschera nonché i pattern respiratori dell’utente, garantendo sempre più sicurezza e comfort in diversi ambiti.

Accanto alla mascherina, c’è la Narvalo App che, grazie al GPS dello smartphone, è in grado di restituire un quadro molto chiaro sulla qualità dell’aria respirata durante il proprio tragitto, mostrando la differenza dell’aria che si respira con o senza la maschera. L’app è scaricabile e utilizzabile da chiunque, con l’obiettivo di fare prevenzione e sensibilizzare le persone sulla qualità dell’aria delle città in cui vivono.

Un dispositivo di questo tipo potrebbe essere d’interesse anche per il mondo assicurativo.

La pandemia, come abbiamo scritto, ha posto nuove sfide alle Compagnie, accelerando la maturazione digitale in risposta a una spinta molto forte verso nuovi prodotti. Già prima dell’emergenza coronavirus il mondo assicurativo e quello tech (attraverso dati e device) cominciavano a convergere in ambiti ben specifici, come quello della digital health.

Secondo una ricerca di Yolo, la ricerca online di polizze per la salute nei giorni del lockdown era cresciuta 800%.

Una mascherina evoluta come Narvalo, che integra tecnologie IoT e sensoristica particolare, possiamo immaginarla in un prossimo futuro in grado di registrare molti più dati, addirittura potrebbe intercettare e dare l’allarme se rileva virus, non sorprenderebbe trovarla come parte di una polizza salute.

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Arriva la mascherina IoT che protegge da smog e Covid

“Ancor prima dell’emergenza sanitaria, a inizio anno abbiamo testato la maschera coinvolgendo un campione di cinquanta persone tra camminatori, runner e ciclisti, per ottenere feedback su usabilità, funzionalità ed estetica. In seguito alla pandemia, il nostro progetto ha trovato nuove motivazioni e una utilità oggettivamente riconosciuta”, così Ewoud Westerduin, co-founder e Head of Design di Narvalo, presenta l’innovativa mascherina, o forse sarebbe meglio dire, l’innovativo device.

Perché Narvalo Urban Mask è appena nata ma è facile intuire che ha delle caratteristiche che la rendono unica e ad alto potenziale, considerato che le sue feature tech sono al momento embrionali.

Cosa fa, dunque, questa mascherina?

Realizzata in tessuto 3D, la Narvalo Mask è traspirante, lavabile, idrorepellente e antistrappo, ma soprattutto filtra il 99,9% degli agenti inquinanti oltre a virus, batteri, polveri ed odori, grazie allo strato in carbone attivo. La mascherina Narvalo è così in grado di proteggere dall’inquinamento atmosferico e da virus e batteri, trasmissibili attraverso l’aria mediante droplet e particelle di aerosol, nonché di filtrare pollini ed altre particelle che causano reazioni allergiche, incrementando il comfort di respirazione.

Inoltre è dotata di una valvola di espirazione studiata per assicurare grande traspirabilità poiché capace di massimizzare il deflusso d’aria, evitando eccessivi accumuli di calore e umidità all’interno. Allo stesso tempo, la confezione di Narvalo Urban Mask prevede un tappo “anti-Covid” che, se applicato, blocca la fuoriuscita di goccioline anche durante l’espirazione: può essere facilmente rimosso quando non necessario e applicato nei luoghi affollati o dove lo impone la normativa, per assicurare protezione per se stessi e gli altri.

Per la fine dell’anno è inoltre previsto il rilascio della versione “Active” della maschera, ancora più tecnologica poiché equipaggiata con una valvola elettronica dotata di una ventola di estrazione intelligente e di sensoristica a bordo. La maschera diventerà così un device IoT di ultima generazione che permetterà di monitorare dati come la temperatura e l’umidità in maschera nonché i pattern respiratori dell’utente, garantendo sempre più sicurezza e comfort in diversi ambiti.

Accanto alla mascherina, c’è la Narvalo App che, grazie al GPS dello smartphone, è in grado di restituire un quadro molto chiaro sulla qualità dell’aria respirata durante il proprio tragitto, mostrando la differenza dell’aria che si respira con o senza la maschera. L’app è scaricabile e utilizzabile da chiunque, con l’obiettivo di fare prevenzione e sensibilizzare le persone sulla qualità dell’aria delle città in cui vivono.

Un dispositivo di questo tipo potrebbe essere d’interesse anche per il mondo assicurativo.

La pandemia, come abbiamo scritto, ha posto nuove sfide alle Compagnie, accelerando la maturazione digitale in risposta a una spinta molto forte verso nuovi prodotti. Già prima dell’emergenza coronavirus il mondo assicurativo e quello tech (attraverso dati e device) cominciavano a convergere in ambiti ben specifici, come quello della digital health.

Secondo una ricerca di Yolo, la ricerca online di polizze per la salute nei giorni del lockdown era cresciuta 800%.

Una mascherina evoluta come Narvalo, che integra tecnologie IoT e sensoristica particolare, possiamo immaginarla in un prossimo futuro in grado di registrare molti più dati, addirittura potrebbe intercettare e dare l’allarme se rileva virus, non sorprenderebbe trovarla come parte di una polizza salute.

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Ai Digital360 Awards 2019 la nuova tecnologia Viasat per il mercato assicurativo

Viasat, l’azienda attiva a livello europeo nell’offerta di sistemi di sicurezza satellitari, è già da qualche tempo impegnata nell’offerta di soluzioni (basate su utilizzo di scatola nera) alle imprese assicurative che consentono alle stesse di implementare nuovi modelli di business articolati e personalizzabili come il Pay Per Use o il Pay As You Drive.

In occasione dei Digital360 Awards, il contest promosso da gruppo Digital360 per promuovere l’innovazione digitale in Italia, Viasat ha presentato (ed è arrivato in finale) per un progetto di innovazione tecnologica sviluppato insieme a Wiit, l’azienda che eroga servizi di hosted private and hybrid cloud, e volto a soddisfare le nuove esigenze del mercato assicurativo, in grande accelerazione negli ultimi anni.

Il progetto ha previsto l’implementazione di piattaforme cloud che rispondessero all’esigenza di gestire ed elaborare reportistica da big data in tempo reale e alla necessità di costruire una piattaforma integrata di servizi per l’utente finale basati sull’intelligenza artificiale; inoltre è stata creata una piattaforma di test di nuove soluzioni che garantisse elevata scalabilità e disponibilità di risorse.

Nello specifico è stata realizzata una soluzione in grado di:

  • sviluppare un modello IT on-demand con servizi modulabili per la gestione dell’evoluzione del servizio nel tempo;
  • ospitare tutta la crescita futura e le nuove aziende acquisite da Viasat in modo rapido e sicuro utilizzando i datacenter di Wiit e facendo leva per le componenti più critiche, sulla sicurezza del data center Tier IV di Milano;
  • garantire la semplificazione delle architetture e potenziare il percorso di trasformazione progressiva delle piattaforme proprietarie;
  • facilitare l’accesso a un ampio ventaglio di tecnologie di livello enterprise per assicurare alte prestazioni e performance in maniera modulare secondo le necessità operative e garantire le performance delle nuove tecnologie sviluppate da Viasat;
  • razionalizzare i costi anche in ottica di total cost of ownership.Il progetto è partito a gennaio di quest’anno e nei primi 3 mesi ha coinvolto 100mila dispositivi, a fine anno si arriverà a 500mila.

Tra le particolarità di questa soluzione, vi è un modello di pricing non basato su KPI tecnologici generici (processori, RAM, throughput, storage, elaborazioni al secondo), ma su indicatori di performance di business. Il fine era permettere a Viasat di abilitare un modello di business in cui i costi sottostanti seguissero in maniera speculare i ricavi.

(Fonte: ZeroUno)

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Auto connessa, perché il mercato è destinato a crescere ancora

Nel 2018, il mercato Internet of Things (IoT) in Italia è arrivato a toccare i 5 miliardi di euro, con una crescita del +35% rispetto al 2017. Più della metà del fatturato IoT continua a essere generato dai contatori gas ed elettrici e dalle auto connesse. La Smart Car da soddisfazione, con un mercato che supera di poco il miliardo di euro (21%, +37% rispetto al 2017), e può contare su 14 milioni di veicoli connessi a fine 2018, oltre un terzo del parco circolante in Italia.

A prevalere in termini di di diffusione sono i box GPS/GPRS per la localizzazione e la registrazione dei parametri di guida con nalità assicurative (69%, +14% nel 2018), sul mercato ormai da molti anni, ma la crescita è trainata principalmente dalle auto nativamente connesse (31%, +69% nel 2018): il 70% dei veicoli immatricolati nel 2018 è dotato di sistema di connessione tramite SIM o bluetooth fin dalla fase di produzione. Dall’altro lato troviamo le soluzioni di Smart Logistics a supporto del trasporto (465 milioni di euro, +29%), utilizzate per la gestione delle otte aziendali e di antifurti satellitari (a ne 2018 si registrano 1,5 milioni di mezzi per il trasporto merci connessi tramite SIM).

Il trend e i fattori che influenza il mercato

L’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano sostiene che il mercato dell’auto connessa continuerà a crescere ed essere uno dei pilastri della crescita IoT in Italia, anche perché alcuni fattori giocano a suo favore. Per esempio,  l’entrata in vigore – a marzo 2018 – dell’obbligo normativo legato all’eCall farà vedere i suoi frutti nei prossimi anni, perché riguarda le nuove omologazioni e non le semplici immatricolazioni di veicoli già sul mercato. Inoltre, tutti i produttori di auto si sentono oramai più sicuri in questo mercato potendo contare sulla componente hardware già installata in fase di produzione e sono in grado di puntare sui servizi abilitati dalla connettività come differenziale competitivo, fattore importante in un mercato ormai molto maturo come quello dell’auto: manutenzione preventiva/predittiva basata sul monitoraggio dei componenti, fornitura di consigli per ridurre il consumo di carburante, possibilità di gestire l’apertura o la regolazione della temperatura dell’auto da remoto sono alcuni esempi dei servizi offerti.

Effettivamente, osservando dal punto di vista del consumatore la proposta di servizi innovativi, legati alla connettività, in ambito auto è molto più chiara da comprendere, contrariamente a quanto avviene in ambito smart home, dove ancora molti servizi non hanno, o non sono percepiti, come reale valore dalle persone.

Aggiungiamo, inoltre, che anche altre disposizioni di legge potrebbero influenzare il settore, come abbiamo raccontato in questo articolo, la stessa black box potrebbe diventare obbligatoria entro il 2022 in tutta Europa: obiettivo è rendere le strade più sicure, ma è chiaro che la scatola nera è un dispositivo che si presta a molteplici utilizzi.

Per l’Osservatorio, un ulteriore stimolo all’innovazione sarà dato nei prossimi mesi dalla crescente integrazione degli smart speaker nelle auto, consentendo agli utenti di interagire con l’auto tramite la voce. In questo ambito, determinante sarà (come successo anche nel mercato smart home) il ruolo delle big tech: Amazon sta puntando sull’utilizzo di un dispositivo fisico, Echo Auto, che può essere acquistato e installato sulle auto già in circolazione e che progressivamente sta iniziando a essere integrato in alcuni Paesi in diversi modelli di auto. Simile strategia per Google, che sta anche esplorando la strada dell’integrazione con dispositivi e asset con cui l’auto interagisce, come ad esempio le colonnine di ricarica per le auto elettriche. L’auto a guida autonoma per il momento può attendere: siamo ancora in fase sperimentale e in Italia solo Modena e Torino sono tra le prime città che, nel corso del 2018, hanno permesso alle aziende di iniziare a testare anche in Italia queste soluzioni.

L’opportunità ‘smart car’ per il mercato assicurativo

Per il settore assicurativo, la crescita del mercato smart car è una buona notizia, ed è arrivato il momento di pensare a nuovi servizi e nuovi modelli di polizza: auto connessa significa “dati” e i dati forniscono nuovi elementi per la definizione di rischio, prezzi, modelli di business. Non è un caso che alcune dei principali casi di startup insurtech di successo, come Metromile e Cuvva, siano proprio dei disruptor delle polizze auto.

Secondo McKinsey, l’aumento delle applicazioni per l’auto connessa sta creando un ecosistema digitale completamente nuovo intorno all’auto, che comprende non solo gli OEM automobilistici, ma gli operatori di telecomunicazioni, i produttori di sensori e chip, gli operatori di piattaforme digitali come Uber, gli istituti di ricerca, i centri di standardizzazione e, naturalmente, gli assicuratori.

Le auto connesse consentono alle Compagnie una determinazione dei rischi più precisa. Gli assicuratori del settore auto, ad esempio, hanno sempre fatto affidamento su indicatori indiretti, come l’età, l’indirizzo e la solvibilità di un conducente, per la determinazione dei premi. Ora sono disponibili dati sul comportamento del conducente e sull’utilizzo di un veicolo, come la velocità di guida e la frequenza di guida notturna.

Un altro aspetto positivo è che le auto connesse consentono agli assicuratori di interagire più frequentemente con i propri clienti e di offrire nuovi servizi sulla base dei dati raccolti. Attualmente, spesso nella relazione con l’assicurato l’unico touchpoint è rappresentato da agenti o broker e limitato ai momenti del rinnovo contrattuale e della gestione del sinistro.

Ma non solo. Sebbene molte funzionalità dell’auto connessa siano indirizzate a diminuire la frequenza dei sinistri, tutta la tecnologia a bordo del veicolo, come i sensori, farà lievitare l’importo medio dei sinistri, per gli elevati costi di riparazione, dice McKinsey. Un rischio che potrebbe indurre le Compagnie ad aumentare i premi: ma già qui, una più scrupolosa differenziazione tra clienti ad alto e basso rischio consentita dai dati aggiuntivi ottenuti dal nuovo ecosistema, permette una maggiore personalizzazione della polizza ‘meritocratica’ sulla base della profilazione senza ricorrere ad aumentare le tariffe per gli automobilisti ad alto rischio. Inoltre, le Compagnie possono individuare nuove strade per compensare la ‘perdita’ riducendo la spesa per i sinistri attraverso una selezione del rischio ottimizzata: con una lotta più efficace alle frodi, l’aumento dell’uso di officine di riparazione alleate e l’offerta di assistenza e servizi smart, come segnalare agli automobilisti gli interventi di manutenzione necessari o individuare soluzioni di parcheggio intelligenti. Gli assicuratori possono anche vendere i loro dati e le loro soluzioni di analisi a terzi, come le agenzie mediatiche che si concentrano sulla pubblicità basata sulla localizzazione.

Insomma, la tecnologia hardware c’è: la partita si sposta tutta su come utilizzarla creando valore e servizi smart.

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