Innovazione e assicurazioni: non bastano gli investimenti, servono poli insurtech di eccellenza

Innovazione e assicurazioni, alla ricerca di un equilibrio fra domanda e offerta. La percentuale di polizze digitali crescerà dall’attuale 1,5/2% a livello Europeo, ad un 30 / 40% in un decennio, coerentemente con lo sviluppo del consumatore digitale e con i cicli di trasformazione digitale che hanno riguardato già molte altre industrie. Ci aspettiamo quindi in poco tempo un mercato assicurativo diverso, più digitale, più tecnologico e sicuramente più grande.

Innovazione e assicurazioni, il rischio di un Technology Gap

Ma se la domanda di un’offerta digitale sembra essere già matura ed incalzante, la progettazione è l’adeguatezza dell’offerta assicurativa stenta ancora, soprattutto in Italia, dove gli investimenti risultano essere, soprattutto nell’ultimo biennio, sotto le medie Europee. Nel 2020, con investimenti Globali in Insurtech superiori ai 7 miliardi di dollari, l’Italia si attesta a meno dello 0,5%, un ordine di grandezza decisamente inferiore rispetto a Francia, Germania e UK.

La realtà è che l’Italia, negli ultimi cinque anni, ha assorbito meno del 5% del totale investito in Europa: è urgente colmare questo ritardo, che se confermato negli anni futuri, creerà anche nel settore assicurativo un Technology Gap che avrà come conseguenza un danno nel posizionamento competitivo dei nostri champion sia a livello europeo sia a livello nazionale.

Innovazione e assicurazioni, la necessità di un approccio di sistema

Al fine di evitare che un gap di innovazione oggi si trasformi presto in un gap di performance e quindi di quote di mercato, magari a beneficio di attori stranieri fortemente tecnologici ed orientati sul nuovo consumatore emergente, non è sufficiente aumentare gli investimenti ma è necessario che l’Industria Assicurativa Italiana abbia un approccio sistemico alla creazione di poli Insurtech che permettano di accelerare la raccolta di risorse tecnico-finanziarie, lo sviluppo di competenze, la sperimentazione e la creazione di nuovi ruoli occupazionali in ambito Insurtech e che stimolino il settore creando una nuova offerta e nuove metriche.

La creazione di poli insurtech di eccellenza

Questi poli insurtech di eccellenza dovrebbero essere finanziati non solo per eseguire piani ambiziosi ma per creare competenze, accelerazione tecnologica e sperimentazione, in una logica sistemica: il capitale di rischio messo a loro disposizione dovrebbe essere sia pubblico che privato, premiato con opportunità di ritorno degli investimenti superiore a qualsiasi media laddove l’iniziativa abbia successo – meglio se tramite il sistema borsistico – e comunque pari ad almeno 10 volte quello oggi disponibile per finanziare iniziative Insurtech. Ovvero non stanziato in una logica di breve o medio termine ma solo ed esclusivamente con approccio di lungo periodo, finalizzato al finanziamento dell’Innovazione Insurtech e intenzionato a raccoglierne i benefici economici di questo progresso.

Ad oggi purtroppo questo non sta accadendo, non per colpa di poca ambizione dei top manager assicurativi (molti dei quali invece direttamente impegnati nel soddisfare la nuova domanda digitale), ma per assenza di un ecosistema industriale che premi la creazione di tali poli, destinati ad investire (e quindi a perdere) molti denari nel breve ma a creare un vantaggio sostenibile nel lungo periodo che dia stimolo all’Industria tutta.

Il caso Lemonade: un polo insurtech sostenuto dalla finanza privata

Ma se in Italia tarda a succedere, altrove è realtà. In USA il modello di finanziamento dell’innovazione passa attraverso poli che aggregano start up ambiziose, molto ben finanziate, internazionali, che non si curano – così come i loro investitori – dei risultati di breve. Dopo gli innumerevoli casi degli OTT (Amazon, …) ma anche di decine di player minori ma pure sempre billion companies (come UBER, Tesla, Paypal, etc), l’onda lunga della Visione Strategica USA di finanziamento del digitale è arrivato sull’Insurtech: è il caso di Lemonade.

Lemonade è una compagnia di assicurazioni americana che offre polizze per affittuari, proprietari di case e animali domestici negli Stati Uniti, contenuti e polizze di responsabilità civile in Germania, Paesi Bassi e Francia. Lemonade fornisce polizze assicurative e gestisce i reclami tramite app desktop e mobile utilizzando i chatbot. Il suo modello di business include la concessione di profitti di sottoscrizione a organizzazioni non profit scelte dai clienti. Questo viene fatto ogni anno in un evento che Lemonade chiama “Giveback”.

La storia di Lemonade e la sua crescita è un classico esempio di progettazione ed implementazione di polo insurtech fortemente supportato da finanza privata, mercato dei capitali e supporto del sistema.

  • Lemonade è stata fondata da Daniel Schreiber (ex presidente di Powermat), Shai Wininger (co-fondatore di Fiverr) e Ty Sagalow, nell’aprile 2015.
  • Nel dicembre 2015, Lemonade Inc. ha annunciato di essersi assicurata 13 milioni di dollari di finanziamenti iniziali da Sequoia Capital e Aleph ad una valutazione (non confermata dalla società) di circa 50 milioni di dollari. Aveva appena venduto dall’inizio della sua storia circa 1.000 polizze.
  • Nel 2016, Lemonade Inc. ha raccolto 47 milioni di dollari di finanziamenti da XL Innovate, General Catalyst con la partecipazione di Thrive Capital, Tusk Ventures e GV (ex Google Ventures), il ramo VC della società madre di Google Alphabet Inc. Aveva appena completato le 10.000 polizze dall’inizio della sua storia per un totale di premi inferiore al milione di dollari.
  • Nell’aprile 2017, la società ha annunciato ulteriori investitori: Allianz SE e Sound Ventures di Ashton Kutcher. Nel dicembre 2017, Softbank ha investito altri 120 milioni di dollari in Lemonade in un round di serie C, aumentando il denaro totale raccolto dalla società a circa $ 180 milioni. Aveva appena completato le 60.000 polizze.
  • Nell’aprile 2019, Lemonade ha annunciato un ulteriore investimento di 300 milioni di dollari in un finanziamento di serie D guidato dal Gruppo SoftBank, con la partecipazione di Allianz, General Catalyst, GV, OurCrowd e Thrive Capital, aumentando il denaro totale raccolto dalla società a $ 480 milioni.
  • Il 1 ° luglio 2020, Lemonade Inc. è andata in IPO, valutando 11 milioni di azioni a 29,00 dollari per azione sul NYSE. Le azioni hanno iniziato la negoziazione il 2 luglio 2020 con il simbolo LMND. In tal data, si legge dai prospetti, Lemonade aveva appena completato le 500.000 polizze dall’inizio della sua storia.
  • Da tale data, Lemonade ha visto lievitare la propria valutazione a quasi 10 miliardi di dollari, crescendo nei mercati Europei (Germania, Francia e Paesi bassi) e raggiungendo 1 milione di polizze.

Dalla sua origine, Lemonade ha investito oltre 600 milioni di dollari in sviluppo, ha sempre presentato bilanci in perdita ed anche le sue stime sul 2021 sono negative. Ma è sempre cresciuta, assumendo centinaia di persone, sviluppando tecnologia di customer centricity e claims management uniche e creando una proposizione innovativa per il nuovo consumatore digitale. In tale scopo, Lemonade è stata sostenuta da un mercato dei capitali che ne ha fatto un “Polo Digitale Insurtech” forte di quasi 800 milioni di dollari di raccolta. Ed in soli 5 anni.

Lemonade, investire sull’innovazione e non sui profitti

  • Tutti coloro che hanno investito in Lemonade (investendo sull’innovazione e non sui profitti) stanno realizzando un importante ritorno sugli investimenti.
  • Il consumatore finale ha beneficiato di una nuova offerta, flessibile e dinamica, che ne soddisfa le nuove esigenze.
  • I mercati assicurativi sono stati scossi da un nuovo player, che vede nella customer satisfaction un obiettivo più importante del ritorno sugli investimenti. Che guarda al long term. Tale scossa ha un effetto benefico su competizione e filiera che devono evolvere al pari dello sviluppo di Lemonade.
  • Lemonade, a fronte di grandi capitali e conseguenti investimenti, ha migliorato le metriche, non solo il numero di polizze ma anche il valore medio per utente. Perché con 800 milioni di raccolta, è prevedibile che le cose migliorino.
  • A metà gennaio 2021, Lemonade ha annunciato il lancio dell’offerta Vita, che non solo gli permette di differenziare il portafoglio e portare Innovazione in un altro segmento ma anche, di accelerare il raggiungimento dei profitti.

È difficile non pensare che – seguendo la corsa di altri Giganti Tech – Lemonade non possa puntare un giorno non lontano a 50 miliardi di dollari valutazione (nota: il gruppo Generali vale 22 miliardi di euro) e 10 paesi di attività, fra cui l’Italia. E laddove necessiti di altre risorse la sua quotazione lo renderebbe facile. E in quel momento tutti, non solo gli investitori, si dimenticheranno delle ingenti perdite dal 2015 al 2021 che in realtà sono investimenti. Perché Amazon stesso ha perso miliardi di dollari per 11 anni di fila.

Tutto questo in Italia non potrebbe accadere. Non per assenza di capitali, ma per un modello sistemico che non premia la creazione di aziende tech e digitali, per le poche competenze e la scarsa lungimiranza che tende a distribuire opulenza ad aristocrazie industriali ormai sorpassate, ad accettare spesso in modo remissivo l’egemonia tecnologica straniera, ma a non mettersi seriamente in gioco per creare una propria elite tecno-digitale.

Le compagnie di assicurazione chiedono poli digitali insurtech

Se non creiamo dei poli digitali insurtech, dotati di una sufficiente massa critica di assets e risorse, non riusciremo a fare il salto: come emerge da ultima ricerca EY in collaborazione con IIA, solamente una compagnia su due è dotata di una struttura devota all’innovazione ma solamente 1 su 3 riesce a garantire sufficienti risorse all’Innovazione. Il 100% delle compagnie credono invece di poter “ottenere” innovazione da enti esterni (startup, università, abilitatori) con collaborazioni, osmosi e stimoli: è molto chiaro come l’industry chieda la nascita, la crescita e lo sviluppo di poli digitali insurtech che porterebbe benefici a tutti, agli investitori, a tutti i player della filiera ed al consumatore finale.

E questo non vale solo nel settore assicurativo: dobbiamo sfruttare al pieno l’economia della conoscenza che proviene dalla Digital Economy – la cui domanda è stata fortemente accelerata dalla pandemia – ma la cui offerta richiede investimenti ben maggiori. È necessario progettare ed implementare un modello di supporto alle iniziative tech & digital più meritevoli, favorendo massa critica e facendole crescere in modo più veloce, solido e sostenibile, tramite investimenti pubblici, privati ed un mercato della Borsa più flessibile che investa sul lungo periodo. Questo con la forte consapevolezza che saranno proprio queste Iniziative Tech & Digital a sostenere lo sviluppo economico dei prossimi anni, lquindi a creazione di posti di lavoro e le aspirazioni delle nuove generazioni.

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La corsa dell’insurtech, una necessità per la stabilità del sistema

“Ora dobbiamo correre”, ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte subito dopo aver manifestato la sua soddisfazione per l’accordo raggiunto sul Recovery Fund, 750 miliardi di euro a sostegno dell’economia europea stressata dalla pandemia da coronavirus.

L’invito del premier andrebbe ripetuto nelle sedi istituzionali, associative e aziendali della Financial Services Industry. Dovrebbe diventare il mantra nelle compagnie di assicurazione e in tutta la filiera dell’insurance. Si è aperta una finestra di opportunità, spinta anche drammaticamente dall’emergenza sanitaria. A livello di sistema Paese va colta con lungimiranza, capacità di pianificazione e pragmatismo. Allo stesso modo nelle aziende, soprattutto in quelle che operano in settori dove il business è basato su servizi che per definizione sono immateriali e si prestano di più alla digitalizzazione.

In tutte le opportunità c’è una quota di rischio ed è quella che le aziende assicurative devono e possono evitare. Il Covid-19 e il lockdown hanno imposto uno stress test digitale a tutti i mercati, creando nuovi comportamenti e nuove  abitudini di consumo: dal lavoro agli acquisti, dalla formazione all’intrattenimento le tecnologie sono diventate vicine a fasce di popolazione che prima le frequentavano poco o nulla. Non si tornerà più allo status ante pandemia, anche quando ricominceremo a frequentare gli uffici, le scuole, gli stadi. E comunque resterà l’esperienza di una relazione digitale possibile con le aziende, soprattutto quando non è necessario lo scambio di oggetti o la presenza fisica (per il momento un idraulico o un elettricista devono ancora entrare in casa per fare una riparazione, solo per il momento però…).

Nel fintech l’innovazione è un ingrediente necessario per la stabilità del sistema del credito, sostiene Marco Giorgino, direttore scientifico dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano. “Il Covid-19 è stata una necessità, un dato contingente, ma serve un’accelerazione per trasformare rapidamente le aziende del credito e per mantenerne la competitività rispetto a nuovi e aggressivi competitor”, che sono poi le tech company digitali e globali. Non a caso è cresciuta l’attenzione e la moral suasion di Banca d’Italia sul fintech.

C’è la consapevolezza di un rischio che è un pericolo per tutto il sistema del credito che, tradizionalmente, ha una rilevante funzione di stabilità sociale. Quali sarebbe gli effetti di una perdita di efficacia e ed efficienza rispetto a operatori che arrivano sul mercato con un superiore livello di maturità e offerta digitale? Finita la stagione della resistenza al fintech, adesso è il momento delle alleanze ma resta il tema del ruolo e del peso delle aziende che, seppur blasonate, non riusciranno a tenere il passo della domanda e, soprattutto, dell’offerta.

E pensare che le banche sono avanti rispetto alle compagnie di assicurazione! fa notare Simone Ranucci, presidente di Italian Insurtech Association. Hanno cominciato prima il confronto con le tecnologie, da tempo hanno aperto agenzie online e stanno lavorando per innovare i processi e i prodotti. Quanto sta rischiando quindi la filiera italiana dell’insurance? Molto. Perché lo spazio di digitalizzazione è enorme (solo l’1% delle polizze viene venduto attraverso canali digitali) e il fatto che l’Italia sia sempre in fondo alla classifica del DESI, l’indice di digitalizzazione dei Paesi europei,  non può essere un alibi per non fare o aspettare a fare. Perché quello spazio sarà presto occupato da altri.

A inizio luglio si è quotata al NYSE Lemonade, la startup definita la Facebook dell’insurance: ha raccolto oltre 300milioni di dollari con una valutazione che ha superato il miliardo e mezzo. Lemonade è già operativa in Germania. Quanto tempo passerà prima che arrivi in Italia? Come risponderanno le compagnie ricche di tradizione, competenze e clienti di fronte a un competitor che liquida un sinistro in pochi secondi? E dopo Lemonade, quanto tempo passerà prima che Amazon o Google entrino nel mercato delle coperture assicurativo? Le opportunità, e i rischi, ormai sono dietro l’angolo. Per questo ora dobbiamo correre.

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Lemonade IPO, valore raddoppiato in pochi giorni

La società insurtech newyorkese Lemonade, caso per ora unico di compagnia assicurativa società benefit, finanziata da colossi come SoftBank, Sequoia Capital, GV, Aleph, ha debuttato in Borsa (NYSE) nei giorni scorsi con l’obiettivo di raccogliere capitali per 100 milioni di dollari e invece ne ha già raccolto 319, secondo quanto riportano diversi media US, tra cui Investor’s Business Daily.

Come altre cosiddette società insurtech, Lemonade, di cui abbiamo spesso parlato, mira a sconvolgere un’industria secolare che è ancora dominata da una manciata di nomi tradizionali e che è stata piuttosto lenta a digitalizzarsi.

La società ha fino a oggi raccolto complessivamente circa 480 milioni di dollari in capitale di rischio, di questi circa 300 milioni  sono quelli investiti dal colosso giapponese SoftBank, che detiene circa il 21,8% delle azioni.

“Sfruttando la tecnologia, i dati, l’intelligenza artificiale, il design contemporaneo e l’economia comportamentale, crediamo di rendere l’assicurazione più piacevole, più accessibile, più precisa e di maggiore impatto sociale”, ha dichiarato Lemonade nel prospetto presentato per l’IPO.

Nello stesso prospetto ha anche dichiarato che dal suo lancio alla fine del 2016, il premio lordo scritto (o GWP) ha raggiunto i 116 milioni di dollari nel 2019 dai 9 milioni di dollari nel 2017. Per i tre mesi terminati il 31 marzo 2020, il GWP è stato di 38 milioni di dollari. La compagnia ha assicurato 425.000 case nel 2018, rispetto alle 100.000 della fine del 2017.

Le entrate della insurtech sono passate da 2 milioni di dollari nel 2017 a 67 milioni di dollari nel 2019, in crescita del 200% rispetto all’anno precedente. Le sue perdite nette sono aumentate nello stesso arco di tempo, passando da 28 milioni di dollari nel 2017 a 109 milioni di dollari nel 2019. Per il primo trimestre del 2020 le entrate sono state di 26 milioni di dollari e le perdite nette sono state di 37 milioni di dollari. L’azienda, che non ha raggiunto la redditività, si aspetta maggiori perdite man mano che investe per far crescere l’impresa.

Lemonade opera in tutti gli Stati Uniti e si è recentemente espansa in Germania e nei Paesi Bassi.

Lemonade ha venduto 11 milioni di azioni a 29 dollari ciascuna, superando la fascia alta della sua fascia di prezzo prevista, ma con una valutazione inferiore al suo ultimo finanziamento privato. La società ha alzato la fascia di prezzo per la quotazione questa settimana dopo una forte domanda. La sua capitalizzazione di mercato è  ancora al di sotto dei circa 2 miliardi di dollari di valutazione pre-money che gli investitori, inclusa la SoftBank giapponese, le avevano assegnato l’anno scorso.

L’IPO di Lemonade doveva già avvenire a novembre 2019, ma fu sospesa per via di un mercato azionario non del tutto favorevole in quel periodo a tech company e startup.

Il debutto attuale, invece, si inquadra in un momento molto favorevole e segue una serie di IPO tecnologiche che hanno soddisfatto la forte domanda degli investitori pubblici, come la piattaforma per le video conferenze ZoomInfo e la società di vendita di auto usate Vroom.

Secondo alcuni analisti, Lemonade è un’azienda che divide le opinioni. I suoi fondatori e sostenitori la vedono come un’azienda che sconvolge coraggiosamente un’industria conservatrice, stagnante e inerziale; i suoi critici la considerano una straordinaria macchina di propaganda con poca crescita al di là di un’impressionante esperienza di prodotto da parte dei suoi clienti.

Ricordiamo però, che a differenza di altre insurtech, Lemonade è un cosiddetto assicuratore full stack, il che significa che si assume il rischio sul proprio bilancio piuttosto che passarlo a un assicuratore più affermato. Ciò significa che ha un maggiore controllo sulle polizze che vende, ma è anche un modello di business che richiede più capitale.

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Lemonade IPO, valore raddoppiato in pochi giorni

La società insurtech newyorkese Lemonade, caso per ora unico di compagnia assicurativa società benefit, finanziata da colossi come SoftBank, Sequoia Capital, GV, Aleph, ha debuttato in Borsa (NYSE) nei giorni scorsi con l’obiettivo di raccogliere capitali per 100 milioni di dollari e invece ne ha già raccolto 319, secondo quanto riportano diversi media US, tra cui Investor’s Business Daily.

Come altre cosiddette società insurtech, Lemonade, di cui abbiamo spesso parlato, mira a sconvolgere un’industria secolare che è ancora dominata da una manciata di nomi tradizionali e che è stata piuttosto lenta a digitalizzarsi.

La società ha fino a oggi raccolto complessivamente circa 480 milioni di dollari in capitale di rischio, di questi circa 300 milioni  sono quelli investiti dal colosso giapponese SoftBank, che detiene circa il 21,8% delle azioni.

“Sfruttando la tecnologia, i dati, l’intelligenza artificiale, il design contemporaneo e l’economia comportamentale, crediamo di rendere l’assicurazione più piacevole, più accessibile, più precisa e di maggiore impatto sociale”, ha dichiarato Lemonade nel prospetto presentato per l’IPO.

Nello stesso prospetto ha anche dichiarato che dal suo lancio alla fine del 2016, il premio lordo scritto (o GWP) ha raggiunto i 116 milioni di dollari nel 2019 dai 9 milioni di dollari nel 2017. Per i tre mesi terminati il 31 marzo 2020, il GWP è stato di 38 milioni di dollari. La compagnia ha assicurato 425.000 case nel 2018, rispetto alle 100.000 della fine del 2017.

Le entrate della insurtech sono passate da 2 milioni di dollari nel 2017 a 67 milioni di dollari nel 2019, in crescita del 200% rispetto all’anno precedente. Le sue perdite nette sono aumentate nello stesso arco di tempo, passando da 28 milioni di dollari nel 2017 a 109 milioni di dollari nel 2019. Per il primo trimestre del 2020 le entrate sono state di 26 milioni di dollari e le perdite nette sono state di 37 milioni di dollari. L’azienda, che non ha raggiunto la redditività, si aspetta maggiori perdite man mano che investe per far crescere l’impresa.

Lemonade opera in tutti gli Stati Uniti e si è recentemente espansa in Germania e nei Paesi Bassi.

Lemonade ha venduto 11 milioni di azioni a 29 dollari ciascuna, superando la fascia alta della sua fascia di prezzo prevista, ma con una valutazione inferiore al suo ultimo finanziamento privato. La società ha alzato la fascia di prezzo per la quotazione questa settimana dopo una forte domanda. La sua capitalizzazione di mercato è  ancora al di sotto dei circa 2 miliardi di dollari di valutazione pre-money che gli investitori, inclusa la SoftBank giapponese, le avevano assegnato l’anno scorso.

L’IPO di Lemonade doveva già avvenire a novembre 2019, ma fu sospesa per via di un mercato azionario non del tutto favorevole in quel periodo a tech company e startup.

Il debutto attuale, invece, si inquadra in un momento molto favorevole e segue una serie di IPO tecnologiche che hanno soddisfatto la forte domanda degli investitori pubblici, come la piattaforma per le video conferenze ZoomInfo e la società di vendita di auto usate Vroom.

Secondo alcuni analisti, Lemonade è un’azienda che divide le opinioni. I suoi fondatori e sostenitori la vedono come un’azienda che sconvolge coraggiosamente un’industria conservatrice, stagnante e inerziale; i suoi critici la considerano una straordinaria macchina di propaganda con poca crescita al di là di un’impressionante esperienza di prodotto da parte dei suoi clienti.

Ricordiamo però, che a differenza di altre insurtech, Lemonade è un cosiddetto assicuratore full stack, il che significa che si assume il rischio sul proprio bilancio piuttosto che passarlo a un assicuratore più affermato. Ciò significa che ha un maggiore controllo sulle polizze che vende, ma è anche un modello di business che richiede più capitale.

L’articolo Lemonade IPO, valore raddoppiato in pochi giorni proviene da InsuranceUp.