Insurtech e smart mobility: hlpy e Arval insieme per l’assistenza stradale 100% digitale

Insurtech e smart mobility si incontrano nella recente partnership tra la startup hlpy e Arval Italia. Una giovane startup insurtech assieme a un’azienda decennale attiva nel settore del noleggio a lungo termine, per offrire nuovi servizi di assistenza stradale completamente digitale.

Stipulata a febbraio 2022, la partnership permetterà di integrare la rete di oltre 7.000 officine e carrozzerie di Arval con la piattaforma proprietaria di hlpy, che sfrutta intelligenza artificiale e machine learning per superare limiti e inefficienze del settore. Cosa significa? Attraverso la piattaforma sarà possibile gestire la rete di soccorso, l’accesso alle officine del network e la prenotazione della vettura sostitutiva in modalità “nativamente” digitale.

Nata nel 2020, hlpy è una delle startup insurtech più promettenti degli ultimi anni. La fase pilota della sua strategia di innovazione e la digitalizzazione dei processi ha portato nel secondo semestre 2021 a risultati molto positivi in termini di riduzione dei tempi di intervento, di miglioramento della soddisfazione del cliente e di riduzione dei costi operativi per la gestione del servizio.

Arriva hlpy, l’Uber dell’assistenza stradale che piace alle compagnie assicurative

A detta del CEO Valerio Chiaronzi, la partnership con Arval permetterà di passare dalla fase pilota a una “estensione progressiva nel 2022”, attraverso “un’integrazione intelligente tra grandi corporation e startup innovative.”

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Mobilità del futuro: come cambierà l’assicurazione auto nel 2031

Assicurazioni e mobilità sono due settori che si trovano oggi a un punto di svolta. Cosa possiamo aspettarci dalle assicurazioni auto (e non solo) per i prossimi anni?

Si propone di rispondere a questa ambiziosa domanda il rapporto Move to the future: la mobilità del 2031, una collaborazione tra la società di consulenza EY e l’Italian Insurtech Association (IIA), l’associazione italiana per gli attori della filiera assicurativa, con l’obiettivo di guardare all’evoluzione dei prodotti assicurativi e dei trend nel mondo della mobilità per anticipare le caratteristiche che rivoluzioneranno il settore nei prossimi dieci anni.

Per quando riguarda il mondo insurance, molte delle novità citate dallo studio si possono intravedere già oggi: secondo il rapporto infatti “la pandemia da Covid-19 ha accelerato il processo di trasformazione digitale in atto nel settore assicurativo”, e per adattarsi al nuovo scenario le compagnie “stanno sviluppando nuove tipologie di prodotti abilitati dalle nuove tecnologie e in linea con i nuovi trend della mobilità”. Vediamo quali sono i meccanismi da tenere d’occhio.

Le assicurazioni auto del futuro: dal plug and play al Mobility as a Service

Il primo elemento rilevante consiste nelle polizze assicurative istantanee, on-demand o “Plug and Play”: coperture completamente personalizzabili e attivabili anche all’ultimo minuto, pensate per coprire periodi di breve durata o addirittura un singolo evento.

Continueranno a imporsi anche le soluzioni usage-based, come le polizze pay per mile o pay when you drive. Queste permettono ai clienti di personalizzare il premio in base ai chilometri effettivamente percorsi, calcolati tramite dispositivi interconnessi Internet of Things (IoT) da installare sulla propria auto o sullo smartphone. Già oggi questa tipologia di polizze sta ricevendo grande successo, come dimostrato dalle esperienze fortunate di startup insurtech come la britannica By Miles o l’americana Root Insurance.

Fondamentale anche il concetto di data-driven insurance, o “assicurazione comportamentale”: un modello, come spiegato da EY e IIA, che passa dal risarcimento dei danni alla loro prevenzione, incentivando i clienti ad adottare abitudini sicure tramite una logica di reward. Oltre che al settore automotive, dove le assicurazioni comportamentali possono spronare gli utenti a migliorare il proprio stile di guida – un esempio è la startup insurtech Carrot Insurance – questo modello può essere applicato anche al settore delle polizze mediche, offrendo sconti o rimborsi ai clienti che mostrano di seguire uno stile di vita salutare.

Altro trend da tenere d’occhio è quello delle assicurazioni embedded, quindi polizze integrate in modo quasi automatico con l’acquisto di un prodotto o un servizio offerto magari da partner esterni. Secondo il rapporto, si tratta di un cambiamento che “punta a trasformare il modello di distribuzione e che invoglia gli utenti a dotarsi di uno strumento di protezione grazie ai vantaggi in termini economici e di customer experience”. Le assicurazioni integrate semplificano infatti le procedure di acquisto delle polizze, e in questo modo attirano anche gli utenti non particolarmente interessati ad acquistarle.

C’è poi l’ampio settore dei prodotti assicurativi pensati per la micro-mobilità – pattini, biciclette, e-bike – e al Mobility as a Service, polizze legate non tanto a uno specifico mezzo di trasporto quanto a un singolo individuo che utilizza mezzi diversi, sia privati che pubblici o in sharing. Questi pacchetti, sicuramente innovativi, offrono generalmente polizze di breve durata attivabili all’occorrenza direttamente dallo smartphone: una vera e propria rivoluzione rispetto ai processi di sottoscrizione tradizionali, che possono richiedere mesi e coprono un arco di tempo ben più impegnativo.

Infine, elementi importanti per le assicurazioni auto del 2031 saranno anche i servizi di “valore aggiunto” offerti da terze parti, importanti soprattutto per garantire la soddisfazione e fidelizzazione dei clienti; e l’assistenza stradale attivata in modalità digitale, sfruttando per esempio il gps dello smartphone.

Assicurazioni per la mobilità: la situazione attuale

Secondo il sondaggio di EY e IIA, oggi i trend più diffusi sono proprio quelli del valore aggiunto e dell’assistenza stradale digitale, già presenti nel portfolio di prodotti offerti da circa il 70% degli assicuratori intervistati.

La metà delle compagnie che hanno partecipato allo studio sta inoltre puntando su prodotti per la micro-mobilità, sui pacchetti comportamentali o data driven e sulle assicurazioni integrate. Risultano ancora poco diffusi invece i prodotti on-demand, pay per mile o dedicati al Mobility as a Service, attualmente offerti soltanto dal 30% degli intervistati.

Il 78% dei partecipanti ha intenzione di investire su prodotti assicurativi specifici per i veicoli elettrici, e il 52% è convinto che le assicurazioni contro i rischi cyber dei dispositivi interconnessi – per fare un esempio, possibili violazioni della privacy legate ai gps installati a bordo dei veicoli – diventeranno un elemento cruciale entro i prossimi cinque anni.

Assicurazioni auto, la prospettiva delle digital claims

Altro elemento innovativo evidenziato dal rapporto consiste nelle digital claims, la gestione digitalizzata delle pratiche e delle richieste di compensazione avanzate dai clienti. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, le nuove tecnologie IoT e l’analisi dei dati aumentata permetteranno infatti di “ottimizzare l’ecosistema dei sinistri”, gestendo in modo automatizzato le pratiche e riducendo le necessità di intervento umano.

Da questo punto di vista sarà fondamentale, per esempio, la possibilità di effettuare perizie tramite video per valutare automaticamente i danni, riducendo i tempi e rendendo quindi più rapida l’erogazione delle liquidazioni. Anche i sensori e i dispositivi interconnessi installati a bordo dei veicoli permetteranno di conoscere nel dettaglio la dinamica degli incidenti, eliminando il rischio di frodi o incomprensioni.

Secondo il sondaggio di EY e IIA, l’83% degli assicuratori intervistati ha intenzione di adottare le tecnologie necessarie per digitalizzare la gestione dei sinistri, il 61% intende investire su servizi di assistenza innovativi e il 44% su dispositivi IoT per la prevenzione delle frodi.

Il nuovo modello porterà benefici economici?

Secondo molti la tecnologia ridurrà le perdite per gli assicuratori: più della metà degli intervistati sostiene infatti che la progressiva digitalizzazione dei veicoli porterà a una riduzione del numero dei sinistri e quindi a un calo tra il 2% e il 10% del loss ratio, il rapporto tra sinistri avvenuti e premi incassati da un assicuratore.

Non tutti però concordano su questo punto, sicuramente invitante per le compagnie: un terzo degli intervistati crede che la digitalizzazione non porterà benefici significativi sul loss ratio perché, seppure il numero di sinistri dovesse diminuire, quelli che continueranno a verificarsi saranno più dispendiosi. L’11% degli intervistati crede invece che nel 2031 i costi per gli assicuratori, alla fine, aumenteranno.

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Insurtech, 10 previsioni per il mercato 2022

Insurtech, quali evoluzioni possiamo aspettarci per 2022? Turismo spaziale, micro-mobilità urbana, health tech ed entrata in campo dei giovani sono alcune delle esigenze emergenti individuate da IIA – Italian Insurtech Association per il 2022.

Dopo un 2021 che ha visto un incremento del +460% gli investimenti per il settore in Insurtech, con 280 milioni di euro investiti contro i soli 50 milioni del 2020, la crescita sarà ancora più significativa per l’anno appena iniziato, permettendo all’Italia di recuperare il gap oggi esistente con gli altri Paesi europei.

“Siamo soddisfatti dell’aumento degli investimenti in Insurtech in Italia e il traguardo di oltre 1 miliardo di Euro per il 2023 che come associazione avevamo indicato sembra finalmente raggiungibile. Già per il 2022 stimiamo di toccare la cifra di 500 milioni di euro, grazie soprattutto agli investimenti dei grandi player stranieri”, ha spiegato Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di IIA. “Sulla base dei dati raccolti dal nostro Osservatorio possiamo prevedere quelle che saranno le direzioni future del settore: da un lato, ci sarà il rafforzamento degli ecosistemi esistenti, dall’altro la crescita e lo sviluppo di nuovi ecosistemi legati all’Insurtech, con maggior focus sul cliente e proposte assicurative personalizzate”.

Ecco gli ambiti, i relativi trend e gli investimenti che secondo le proiezioni di IIA caratterizzeranno il settore insurtech nel 2022.

Insurtech, le previsioni per il 2022

  1. Aumento degli investimenti in Insurtech, anche sull’onda dell’ingresso in Italia di nuovi operatori Internazionali

Continuerà la crescita del volume degli investimenti in Insurtech, per la quale si stima di passare da 280 milioni di euro del 2021 ad oltre 500 milioni, trainati da fondi di investimento stranieri, sviluppo di progetti Insurtech da parte di compagnie, intermediari tech e digital player, progetti di collaborazione su crossover digitali.

  1. Aumento degli investimenti in startup Insurtech, verso i 100 milioni

Si stima che gli investimenti in startup insurtech supereranno di 5 volte quelli dell’anno appena trascorso, sfiorando i 100 milioni di euro nel 2022. Sono stati appena 20 milioni di euro nel 2021 contro i 650 milioni in Francia e gli 800 in Gran Bretagna.

Questa crescita sarà possibile grazie agli investimenti in innovazione che potranno aumentare ulteriormente sotto la spinta di incentivi fiscali per creare un circolo virtuoso all’interno dell’ecosistema assicurativo e del mondo digitale.

  1. La cooperazione fra startup e compagnie assicurative arriverà al 90%

Per rimanere competitivi sul mercato sarà fondamentale promuovere il processo di cooperazione tra assicurazioni, aziende tecnologiche e start up. Dall’Insurtech investment Index del 2021 era emerso che solo il 65% delle compagnie aveva collaborato con startup; si prevede che tale valore supererà il 90% nel 2022, superando in questo modo il gap con gli altri europei.

  1. I nuovi ecosistemi acquisteranno massa critica raddoppiando le polizze

Turismo spaziale, identità digitali, eSport, realtà virtuale, criptovalute e nuovi modi di socializzare online, come promesso da Facebook con il Metaverso, saranno i nuovi settori per i quali già dal 2022 l’offerta assicurativa classica non sarà più sufficiente.

Da una stima di IIA, l’assicurazione del futuro varrà 10 milioni di euro di premi solo in Italia entro il 2030, ma per far fronte a questi nuovi bisogni sarà necessario innovarsi con nuovi prodotti e soluzioni. Nel 2022 IIA stima che le polizze digitali provenienti da nuovi ecosistemi raddoppieranno rispetto al 2021 con l’ingresso di offerte specializzate.

  1. Health tech: ingresso di nuovi operatori specializzati italiani ed esteri

Un discorso a parte va fatto sicuramente per tutto il ramo salute, anche alla luce del perdurare dell’emergenza sanitaria, che avrà un impatto consistente sulle polizze del futuro. Ad oggi nel mondo i principali investimenti in insurtech sono stati fatti in ambito healthtech, con cifre superiori ai 2 miliardi di dollari.

Per quanto concerne il mercato italiano si stima che la penetrazione di polizze digitali nel segmento salute possa arrivare al 2030 al 7% del mercato per un totale di 1.8 milioni di soggetti assicurati. Nel 2022 si prevede inoltre l’ingresso di nuovi operatori specializzati nell’offerta Assicurativa Healthtech.

  1. Mobilità: previsto il raddoppiando delle polizze digitali

Le nuove tendenze legate al mondo degli spostamenti alternativi, come la micro-mobilità urbana e la sharing economy influenzeranno fortemente anche l’offerta delle compagnie assicurative, che saranno sempre più legate all’analisi comportamentale e dei dati di guida del consumatore (behavioural/data driven insurance per il 74% del campione) o calcolate in base ai km percorsi (pay per mile/pay as you drive per 59%).

IIA stima, inoltre, che nel 2022 raddoppieranno rispetto al 2021 le polizze on demand legate a questo settore.

  1. Embedded Insurance volaneranno per l’Insurtech

IIA ha valutato che il mercato dell’embendded insurance, ovvero le coperture assicurative offerte come servizio aggiuntivo assieme all’acquisto di un prodotto o servizio – come la polizza venduta con lo skipass – varrà nei prossimi 10 anni fino al 20% del valore del mercato assicurativo totale. Come avvenuto nel 2021, assisteremo anche quest’anno a un incremento di player non assicurativi che distribuiranno polizze in ottica open insurance; non solo gli Over The Top, ma anche catene retail, operatori TLC, player dell’elettronica di consumo, brand di sport, etc.

Si tratta di un’importante leva per allargare il numero di utenti che attualmente non vengono intercettati dall’offerta assicurativa e di conseguenza aumentare il valore complessivo dei premi. Nel 2022 raddoppieranno gli operatori non assicurativi che venderanno prodotti assicurativi.

  1. Digital Bancassurance: triplicheranno le banche coinvolte nella distribuzione di polizze digitali

Un altro numero che salirà inevitabilmente nel 2022 è quello legato al Digital bancassurance, perché i prodotti assicurativi saranno sempre più integrati nell’offerta online delle banche.

In Italia, nel 2021, sono state circa 10 le banche che hanno offerto polizze assicurative digitali e ci si aspetta che a dicembre 2022 si arrivi a quota 30. La distribuzione delle polizze assicurative nelle banche non seguirà la semplice digitalizzazione dei prodotti tradizionali, ma richiede la creazione di un’offerta nuova che possa essere distribuita via web e mobile.

  1. Triplicheranno gli investimenti in Data Analytics e IA da parte del comparto assicurativo

L’analisi di dati, l’integrazione IoT, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale avranno un ruolo cruciale nel 2022 per aiutare gli operatori a costruire prodotti e polizze sempre più personalizzate sul singolo cliente, come polizze sportive limitate alla durata di una partita di calcetto o di un’arrampicata in montagna, oppure polizze salute in linea con le condizioni dell’utente in un preciso momento della sua vita.

Nel 2022 gli investimenti in Data Analytics e IA aumenteranno del 200% rispetto allo scorso anno.

  1. Nuove competenze ed opportunità professionali nell’Insurtech renderanno il settore attrattivo per i giovani

Il settore assicurativo conta un grave gap in termini di competenze tecnologiche e digitali, come rilevano il 71% degli impiegati in ambito assicurativo, secondo una ricerca di EY in collaborazione con IIA. Il 53% si dice molto preoccupato per questo divario che rischia di limitare la capacità del settore di sviluppare nuovi prodotti e servizi in linea con le esigenze di un consumatore sempre più digitale.

Tra le nuove sfide per il mercato assicurativo, emerge quindi la nuova figura dell’assicuratore che deve avere competenze in grado di coniugare data science, intelligenza artificiale, ingegneria matematica. Il settore insurtech e le crescenti attività di formazione promosse consentiranno di superare questo divario e portare l’industria assicurativa tra i 5 settori su cui i giovani potranno puntare nei prossimi anni per trovare lavoro.

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MCE4X4 2020, la call per la nuova mobilità raccoglie le sfide della pandemia

Non si ferma con il covid l’annuale appuntamento con MCE4x4, l’evento per imprese e startup che innovano la mobilità. Voluto da Assolombarda e da Camera di Commercio Milano Monza Brianza Lodi, l’appuntamento giunto alla quinta edizione e organizzato con il supporto di Nuvolab si svolgerà quest’anno in forma interamente digitale.

La call, che si è aperta il 15 settembre 2020, si chiuderà il 15 ottobre, con l’evento finale fissato per il 23 novembre 2020.

MCE4X4 è diventato il punto di riferimento per le imprese e le startup che vogliono collaborare allo sviluppo di innovazioni nell’ambito della mobilità, settore che sta attraversando una profonda trasformazione.

Anche quest’anno l’obiettivo sarà far incontrare startup e grandi aziende durante i digital business speed date e i digital tandem meeting, al fine di creare concrete opportunità di business sia per le startup che per le imprese corporate.

Tema di questa edizione è CambiaMenti: MCE 4×4 2020 intende raccogliere le sfide della mobilità che si sono generate anche a causa dell’impatto con la pandemia e spronare i partecipanti a delineare i percorsi futuri per una mobilità innovativa, sostenibile e resiliente, che tenga conto delle esigenze di questo tempo.

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Next Future Transportation: cosa significa per le assicurazioni il progetto di autobus modulari a guida autonoma?

Ha catturato l’interesse dell’Osservatorio del Ministero dei Trasporti per le smart road una singolare soluzione al problema dell’afflusso ai mezzi durante i diversi orari della giornata, avanzata dalla startup italiana Next Future Transportation. Si tratta della realizzazione di autobus modulari, con la possibilità di agganciamento e sganciamento automatico delle vetture attraverso un sistema di guida autonoma.

Una soluzione ingegnosa per migliorare la mobilità cittadina, che pone però una questione assicurativa importante per il futuro della mobilità: come garantire la copertura assicurativa per mezzi pubblici a guida autonoma?

“Abbiamo stretto partnership in ambito assicurativo” spiega Tommaso Gecchelin, founder e CTO di Next Future Transportation “pensando a un’assicurazione che venga transizionata non sul veicolo o sul suo possessore, ma sul cittadino che sfrutta un determinato tipo di servizio”. Un esempio di trasporto intermodale, ma fatto sempre con lo stesso veicolo: per questo il team di Next preferisce chiamarlo “unimodale”.

Next Future Transportation produce minibus molto corti in grado di agganciarsi l’uno con l’altro, anche in movimento. Hanno un sistema di allineamento e guida autonoma che permette di creare un convoglio più lungo.

“Nell’ora di punta” spiega il CTO della startup “servono tanti veicoli con pochi conducenti, ma fuori dall’ora di punta, dopo il pendolarismo mattutino o serale, il traffico si sparpaglia su linee secondarie. A quel punto non ha più senso avere un servizio per linee, sarebbe meglio avere una sorta di rete o addirittura un modello a chiamata. Il nostro sistema è in grado di adattarsi in tempo reale, o quasi, alla fluttuazione della domanda, non solo in base al numero di coloro che hanno bisogno del passaggio ma anche sulla base della distribuzione sul territorio. È un mezzo modulare, perciò è possibile utilizzarlo anche singolarmente, come taxi o veicolo in sharing.”.

Prototipi del progetto sono già su strada a Dubai, ma il servizio non è ancora aperto al pubblico, in attesa di omologazione sulla base delle normative europee. La società ha avviato le pratiche per la richiesta di omologazione alla UE, e ha chiesto al ministero dei Trasporti di poter avviare la sperimentazione.

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750 monopattini, a Milano arriva la flotta VOI

Per i milanesi il post-Covid significa per il momento anche ‘disagio stradale’. I lavori avviati dalla municipalità per andare incontro alla nuova mobilità che punta massicciamente su veicoli ecologici, in particolare biciclette, sono davvero tanti e stanno ridisegnando la mappa stradale delle principali vie della città, e si spera ne valgano la pena.

Un processo di trasformazione già avviato prima del Covid, sull’onda della sharing mobility e che ora si è rafforzato per affrontare le nuove esigenze di mobilità in sicurezza che il coronavirus ci ha posto. Inutile dire che i mezzi pubblici sono meno affascinanti che mai e il futuro dello spostamento in città torna ad essere popolato soprattutto di mezzi privati, e non solo autovetture.

Il nuovo che avanza è il monopattino, aiutato dal Covid e anche dal Decreto Rilancio che ha previsto un bonus fino a 500 euro per l’acquisto di monopattini elettrici e altri mezzi della micromobilità . Uno studio del Boston Consulting Group stima che, nei prossimi anni,  le possibilità di guadagno nel lungo termine per il mercato europeo e statunitense dei monopattini elettrici potranno aggirarsi tra i 25 e i 30 miliardi di dollari.

A Milano è appena arrivato un altro marchio della micromobilità in sharing, con una flotta di ben 750 nuovi monopattini elettrici: Voi, startup svedese fondata a Stoccolma nel 2018 e già attiva in 11 Paesi e oltre 45 città tra cui Madrid, Berlino, Oslo, Helsinki, Lisbona e Copenaghen.

Le polemiche sulla sicurezza non toccano minimamente la società, che anzi punta a differenziarsi dagli altri operatori proprio su questo.

VOI insiste molto sui requisiti di sicurezza, fra cui il corretto parcheggio e il rispetto degli spazi pubblici. E organizza corsi di guida sicura: l’azienda ha sviluppato Ride Like Voilà la prima scuola di traffico online dedicata ai monopattini a cui hanno partecipato con successo quasi 500.000 persone in tutta Europa. A fine settembre Voi lancerà a Milano la campagna “Siamo VOI”, un evento ad hoc durante il quale saranno distribuiti caschi e impartiti mini training gratuiti sull’uso e sulle regole di parcheggio dei monopattini. Voi incoraggia l’uso del casco e il corretto parcheggio dei monopattini tramite una tecnologia speciale di geofencing.

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Come cambia la mobilità nell’era del coronavirus

Secondo un’indagine realizzata dall’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility, dopo la pandemia gli italiani sono convinti che si sposteranno in modo diverso da prima. Il sondaggio, che ha coinvolto 12.688 cittadini di Roma, Milano, Torino, Bologna, Cagliari e Palermo, sostiene che il bisogno di sicurezza è schizzato al primo posto tra le priorità dei viaggiatori e dei pendolari urbani. Vediamo comunque dati e previsioni, per riuscire a tracciare uno scenario il più possibile verosimile.

Il ritorno dell’auto di proprietà

Era appena suonato il de profundis per l’auto di proprietà: gli esperti erano convinti che avrebbero perso di importanza a favore dei mezzi condivisi. Invece le necessità di igiene e distanziamento sociale hanno stravolto le previsioni. L’automobile viene considerata il mezzo più sicuro per spostarsi nell’era del coronavirus, certamente più dei mezzi pubbici il cui utilizzo è nettamente in calo (vedi sotto).

Il crollo del mercato dell’auto

Se pure le persone vogliono tornare a guidare la propria auto, in questi mesi gli acquisti di autovetture sono drasticamente calati. Il settore, si legge nello studio di Deloitte “From Now On: Mobility Boost”, prevede un calo complessivo annuale delle immatricolazioni auto del 37% rispetto al 2019. A spingere per un rilancio del comparto c’è il bonus acquisto auto 2020 introdotto dal governo italiano con il Decreto Rilancio: con l’effetto combinato dell’acquisto e della rottamazione, l’incentivo ottenibile può arrivare fino a 10.000 euro

Smart e connected car cresceranno nonostante il Covid19

Il coronavirus ne ha rallentato lo sviluppo, ma l’auto intelligente e connessa ricomincerà a crescere, spinta da obblighi normativi e servizi abilitati dai dati, oltre che per il già citato ritorno dell’auto di proprietà dovuto all’emergenza sanitaria. Lo prevede l’Osservatorio Smart & Connected Car del Polimi. Un’accelerazione al mercato – si legge nel report diffuso a giugno 2020 – arriverà dagli obblighi di legge: gli effetti dell’entrata in vigore della normativa legata all’eCall del 2018 (l’avviso automatico ai soccorsi in caso di incidente, obbligatorio per i nuovi veicoli) e l’entrata in vigore nel 2022 della normativa europea che impone l’adozione di sistemi ADAS, come la frenata automatica o il mantenimento in corsia. Avrà un impatto positivo sul mercato anche il crescente numero di aziende in grado di raccogliere grandi quantità di dati sugli utenti delle smart car e utilizzarli per migliorare i servizi o proporne di nuovi, se si pensa che la componente dei servizi già nel 2019 vale 330 milioni di euro, +20% sull’anno precedente.  In questo contesto si inserisce la smart road, “strada intelligente” sulla quale i veicoli possono comunicare e connettersi tra di loro. Non c’è dubbio che – al di là della pandemia – la mobilità del futuro sarà caratterizzata da queste strade innovative. Per esempio, entro i prossimi 10 anni, 3000 km di strade italiane diventeranno smart road: è il progetto al quale lavora da tempo Anas, società per azioni, con un investimento previsto pari a 1 miliardo di euro.

Il crollo del trasporto pubblico

Il coronavirus ha cambiato radicalmente il modo di spostarsi a bordo di treni, autobus, pullman e tram. Nel mese di marzo 2020, in pieno lockdown da Covid-19, si è verificato un crollo verticale della domanda di mobilità pubblica (-80%) e dei ricavi da biglietti e abbonamenti (-74%). Ad oggi il settore del TPL (Trasporto pubblico locale) perde, in Italia, 130 milioni di euro al mese. È la naturale conseguenza della pandemia, che prevede il social distancing e sconsiglia fortemente gli assembramenti. Le norme sono state stabilite per bus e tram, così come per i treni. A inizio agosto Trenitalia e Italo hanno provato a ribellarsi alle regole fissate dal governo, abolendo il distanziamento tra i posti a sede, ma sono state prontamente bloccate. Sugli aerei non è stato invece possibile mantenere il distanziamento.

Il declino del car sharing

La condivisione di autoveicoli attrae meno gli utenti per comprensibili ragioni di sicurezza sanitaria. Frost & Sullivan, società di consulenza aziendale, ha valutato per il 2020 un calo del 25% del mercato del car sharing. Il settore era in difficoltà già prima del Covid-19, con troppe aziende a dividersi un mercato composto principalmente da clienti giovani con l’esigenza di noleggiare un veicolo solo in maniera occasionale. A livello globale oltre 15 operatori hanno chiuso nel 2019. Per riconquistare i clienti, le aziende car-sharing si stanno adattando con procedure per sanificare le auto e per offrire una gamma più ampia di opzioni di noleggio. Per esempio LeasePlan, attiva nel Car-as-a-Service, si è affidata a Targa Telematics, società IT, per una soluzione che comprende un portale web e un’app dedicata al guidatore, ma soprattutto una tecnologia “key less”. Questa contribuisce ad evitare il contatto diretto con altri utenti e quindi a favorire la sicurezza dei dipendenti.

Sharing mobility: salgono monopattini e bici

Se il car sharing è in difficoltà, si rafforza invece la condivisione di mezzi della micromobilità. Lo dimostrano l’incremento del +335% del traffico ciclabile a Torino durante la Fase 2 e gli oltre 15mila monopattini elettrici e bici in sharing previsti a Milano e Roma nel 2020. Usati come alternativa ai mezzi pubblici soprattutto nelle grandi città, i servizi di bikesharing e monopattini in sharing sono già tornati quasi ai livelli pre Covid-19.

Verso una nuova mobilità ecologica e clean

Il settore dei trasporti è responsabile di circa un quarto delle emissioni in grado di alterare il clima in Italia. Durante la Fase 1 della pandemia in Italia è stato certificato un sensibile calo dell’inquinamento atmosferico. Questo ha provocato una riflessione e l’avvio di alcune iniziative a livello nazionale e internazionale per incentivare una mobilità più attenta all’ambiente. Prima tra tutte quella di Legambiente che, ad aprile, ha presentato ai sindaci italiani un piano per riorganizzare la mobilità delle città. Anche la “pulizia” viene intesa come sicurezza. Un case study è quello di WashOut, startup acquisita da Telepass: nata per lavare le auto con prodotti ecologici lì dove sono parcheggiate, ha visto crescere una nuova domanda, la sanificazione. Ha dato una pronta risposta e adesso lo fa per le flotte aziendali, come quella di Poste.

Mobilità sostenibile

La nuova mobilità generata dalla pandemia sarà sostenibile? Il concetto di mobilità sostenibile, e il dibattito che ne è scaturito, risalgono alla fine degli anni ’90. Oggi però la riorganizzazione della mobilità urbana è divenuta una questione prioritaria, legata indissolubilmente al concetto di sostenibilità territoriale e orientata, quindi, verso il risparmio energetico, la riduzione dei rischi e del potere inquinante, la salvaguardia della salute e dello spazio pubblico, come bene comune. Dal 2017 è obbligatorio per le città sopra i 100mila abitanti adottare i Piani Urbani di Mobilità Sostenibile. Ma, con l’avvento delle piattaforme digitali e della sharing mobility, sono già “vecchi”. La sfida ora è vedere i centri urbani come un insieme di reti di trasporto diverse ma interconnesse e integrate tra loro.

Mobilità integrata

Solo attraverso l’integrazione intelligente dei sistemi si potrà passare da un metodo di trasporto all’altro, in tutta semplicità, secondo le proprie esigenze del momento e favorendo i mezzi non o meno inquinanti: dal trasporto pubblico al bike sharing, dalla metro allo scooter, e per fare un parallelismo telefonico…il “roaming della mobilità”.

Le best practice a livello internazionale sono oramai moltissime. Helsinki, Parigi, Los Angeles e Singapore, stanno sperimentando la mobilità come servizio (MaaS: Mobility as a Service) cercando di unificare e integrare in un’unica piattaforma digitale servizi di pianificazione, prenotazione, biglietteria elettronica e pagamento end-to-end per tutti i mezzi di trasporto, pubblici o privati. Questo, auspicabilmente, dovrà succedere sempre più anche in Italia. Covid19 o meno.

1. Rendere sicuro l’utilizzo dei mezzi pubblici, evitando affollamenti;

2. Realizzare piste ciclabili provvisorie per incentivare l’uso della bicicletta per mantenere le distanze di sicurezza;

3. Rafforzare car sharing ed e-mobility per ridurre le emissioni;

4. Aiutare i cittadini a rottamare l’auto e scegliere la mobilità sostenibile;

5. Agevolazioni per lo smart working per ridurre il traffico

Un tassello importante in questo nuovo scenario saranno le collaborazioni tra enti, organizzazioni e aziende nell’ambito di un progetto da costruire insieme.

“Occorre un vero e proprio piano strategico della Nuova Mobilità – scrive Luigi Onorato (Deloitte) in questo articolo – in grado di rispondere alle nuove esigenze delle aree metropolitane e delle realtà locali – in Italia, infatti, il 77% della popolazione vive in comuni con meno di 100mila abitanti. Questo piano dovrebbe essere articolato su cinque pilastri: sicurezza e distanziamento sociale, modelli di mobilità intermodali, interventi legislativi per regolarizzare nuove forme di mobilità, evoluzione delle infrastrutture e una condivisione dei dati tra pubblico e privato per rendere più efficiente la gestione di domanda e offerta di mobilità. Ma non solo: un nuovo modello di Mobilità è oggi una necessità, da accompagnare con il disegno e l’attivazione di progettualità, attraverso una collaborazione sistematica pubblico-privato”.

Quello della Mobilità è uno dei temi di riferimento della settima edizione del contest internazionale promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp, quest’anno dedicata al Next Normal, il futuro dopo la pandemia. Si cercano, quindi, idee, soluzioni e prodotti innovativi in tutti gli ambiti della vita delle persone.  Candidature aperte fino al 30 settembre, questo il sito dedicato dove si può fare application.

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Acciona, la reazione della micromobilità sostenibile al coronavirus

Diventato quest’anno il più grande operatore di scooter sharing al mondo per numero di veicoli, con una flotta di ben 10.000 mezzi, Acciona è uno degli esempi di efficace reazione alla crisi coronavirus nel settore smart mobility.

La mobilità ha subito grandi cambiamenti a fronte della pandemia e delle necessarie misure di contenimento e sicurezza per arginare i rischi di contagio. Un ruolo molto importante è stato giocato e ancora sarà giocato dalla cosiddetta micromobilità urbana, un’alternativa di mobilità sicura e sostenibile, in quanto aiuta ad evitare il sovraffollamento dei trasporti pubblici, e allo stesso tempo decongestiona gli spazi urbani precedentemente occupati dai mezzi privati.

L’utilizzo di veicoli elettrici, inoltre, ha il bonus aggiuntivo di ridurre le emissioni e contribuire ad uno spazio urbano più sostenibile e pulito. Dal suo lancio nell’ottobre 2018, il servizio di mobilità di Acciona ha evitato l’emissione nell’atmosfera di 1.000 tonnellate di CO2. Inoltre, l’uso degli scooter condivisi ha liberato 36 ettari di spazio pubblico al giorno

Naturalmente, la mobility as a service ha dovuto adattarsi rapidamente alla sfida delle nuove esigenze di utilizzo capillare ed igienizzazione. Acciona ha stabilito un rigido protocollo igienico giornaliero e progettato in conformità con tutti i requisiti e le indicazioni delle autorità sanitarie nazionali e locali.

Tutti gli scooter elettrici sono dotati di salviettine umidificate per la pulizia delle aree di maggior contatto, come il manubrio. Sono disponibili inoltre sotto-caschi monouso e gel idroalcolico per le mani, da applicare prima e dopo ogni utilizzo. In aggiunta, l’app di Acciona offre informazioni e raccomandazioni per l’autoprotezione, l’igiene e l’uso corretto dei veicoli condivisi.

Per garantire l’igienizzazione di tutte le moto e la sostituzione dei dispositivi di protezione individuale, l’orario di disponibilità del servizio – che prima della pandemia era di 24 ore su 24, 7 giorni su 7 – è stato ridotto ed è ora attivo dalle 6:00 del mattino alle 2:00 di notte.

Per maggiori informazioni su come funziona il servizio Acciona, leggi l’articolo integrale sul portale Economyup.

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Taxi in sicurezza, l’iniziativa della startup Wetaxi

Come si fa a rinunciare ai taxi? Impossibile, soprattutto nelle aree ad alta densità in cui le politiche di salvaguardia ambientale pre-coronavirus ci avevano già abituato a rinunciare ai mezzi privati a favore di quelli pubblici, di quelli condivisi e dei taxi, appunto. Eravamo all’alba di una nuova mobilità. Nello scorso decennio è nato un colosso mondiale come Uber a cavallo di una nuova mobilità; e sulla scia del suo contestatissimo business, le cooperative e le società di taxi locali si sono digitalizzati e sono nate anche startup, per esempio anche Wetaxi, nata all’interno del Politecnico di Torino da un gruppo di 5 professionisti, con l’obiettivo di creare una piattaforma per modernizzare e digitalizzare la mobilità. A giugno 2017, assieme alla cooperativa Taxi Torino ha lanciato il suo servizio nel capoluogo piemontese portando per la prima volta in Italia, il servizio taxi a tariffa massima garantita e il taxi condiviso.
E in questa fase post-coronavirus, la startup reagisce adesso con estrema agilità lanciando una nuova iniziativa chiamata WeCare che parte da Roma, in collaborazione con la cooperativa Samarcanda.
Che cos’è WeCare? E’ un programma di assistenza gratuito pensato per i tassisti che agisce su un duplice piano: da un lato, si mettono in campo una serie di azioni per rendere sempre più sicuro il viaggio in taxi; dall’altro, si offre la polizza Yolo Protezione Pandemia distribuita da YOLO e pensata per tutelarsi dalle sindromi influenzali di natura pandemica.
“L’emergenza sanitaria ha colpito il settore in modo importante”, spiega Massimiliano Curto, CEO di Wetaxi. “Dopo aver messo in campo le misure necessarie ad arginare il contagio sospendendo il taxi condiviso e lanciando il servizio di Delivery per le spedizioni delle merci, ora con WeCare e con le azioni pensate per l’utenza vogliamo sostenere i nostri partner, permettere ai tassisti di continuare il proprio lavoro in sicurezza e rassicurare tutti i cittadini in questo momento difficile, in cui bisogna adeguarsi ad una nuova normalità”.
“È fondamentale pensare alla tutela della salute di tutta la popolazione e in particolar modo di chi svolge un ruolo essenziale nel trasporto pubblico locale: la collaborazione tra queste importanti strutture garantisce un aiuto concreto ai tassisti della Capitale”, commenta Fabrizio Finamore, presidente della cooperativa Radio Taxi Samarcanda di Roma.

Taxi più sicuro anche per gli utenti

Wetaxi mette al sicuro anche gli utenti: continua ad essere sospeso il servizio di taxi condiviso (per evitare che si viaggi in più persone insieme) e con i sistemi di pagamento elettronico in app viene eliminato del tutto lo scambio di contante. A questo si aggiungono le disposizioni adottate dalle Cooperative già in fase di lockdown: sanificazioni quotidiane, mascherine e guanti obbligatori per i tassisti e divisori tra conducente e passeggeri.
“In questa fase delicata di ripresa, quello della mobilità è un tema cruciale: con le capacità dei mezzi pubblici ridotti la congestione è all’ordine del giorno e per paura gli utenti tendono a scegliere la vettura personale per muoversi”, aggiunge Curto. Tuttavia, post lockdown è necessario compiere delle scelte anche in ottica green, per l’ambiente e per gli spazi urbani. “Tra i mezzi disponibili il taxi è dunque uno dei più sicuri e rappresenta in termini ambientali l’alternativa migliore all’auto privata per potersi muoversi in città e su distanze medio-lunghe, dove la mobilità dolce (tutta quella non motorizzata, ndr.) non può soddisfare la domanda”.
Nella smart mobility dopo il coronavirus molte cose cambieranno. Tra gli aspetti più importanti sembra essere in questa fase il tema della sanificazione dei mezzi, rispetto al quale anche grandi società hanno già cominciato a muoversi con proposte tech.

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Auto, il Grande Cambiamento. Siamo pronti per l’accelerazione?

Se c’è un’industria che meglio esprime le contraddizioni e le opportunità in cui ci troviamo in questa difficile ripartenza dopo la pandemia è certamente quella dell’auto che costituisce un’importante arena competitiva per il settore delle assicurazioni.

Due mesi abbondanti di blocco non potevano che mettere in ginocchio chi lavora per la nostra mobilità: i numeri sono devastanti e, anche se le previsioni parlano di un ritorno al mezzo privato e quindi di una ripresa delle vendite, ci vorrà tempo per recuperare il valore perso, e non solo in termini di ricavi. Si stima che sui piazzali d’Europa siano immobilizzati milioni di veicoli, la svalutazione media quotidiana è di circa 7 euro, la perdita di valore è difficilmente recuperabile.

L’industria dell’auto è un pezzo importante del sistema economico europeo, il 7% del PIL. E non a caso, mentre in Italia si stava dietro alla polemica politica su un prestito  garantito dallo Stato per l’unico brand con una radice italiana, in Francia il presidente Macron annunciava un piano da 8miliardi a sostegno della filiera automotive, con un focus sui veicoli elettrici.

Investimenti di retroguardia per puntellare un’industria pesante senza alcune prospettiva che non leccarsi le ferite? Per nulla, perché c’è un grande futuro per l’industria dell’auto ma sarà molto diverso dal suo passato. “La pandemia ha provocato il più grande cambiamento da quando Henry Ford inventò il modello T, mi ha detto Marco Marlia, fondatore e CEO di MotorK, nel corso di un recente incontro (puoi vederlo qui). MotorK è una tech company italiana leader in Europa, che lavora con il 90% delle case auto per digitalizzare la filiera, soprattutto nella fase di vendita.

Un solo dato per rendersi conto di quel che sta accadendo: prima dell’era Internet per comprare un’auto si andava in concessionaria circa 8,5 volte. In epoca pre-Covid 2,5. MotorK stima che questo numero scenderà a poco più di 1. Una rivoluzione che cambierà tutto: l’uso delle tecnologie, i modelli organizzativi, la gestione degli spazi, il modo di ingaggiare i clienti. Che dovrà essere sempre di più digitale.

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Potrebbe sembrare un paradosso il fatto che un’industria così maledettamente fisica come quella dell’auto debba fare ricorso al digitale per riprendere fiato. Ma non lo è poi così tanto se si guarda in avanti, seguendo le evoluzioni che già si intravvedono per i prossimi decenni. Oggi digital marketing e reputazione sono fondamentali per tornare a vendere, domani Big Data, Internet delle Cose, Intelligenza Artificiale saranno il software indispensabile per fare girare le quattro ruote, come le due e qualsiasi altro veicolo verrà inventato.

Solo due flash per capire dove sta andando il valore: Intel a inizio maggio ha comprato Moovit per un cifra che si avvicina al miliardo di dollari. La startup tedesca Lilium all’inizio di questa primavera ha ricevuto un finanziamento di 240milioni di dollari in un round guidato dalla cinese Tencent. Moovit è il più grande aggregatore mondiale di dati sulla mobilità, che ora servono alla regina dei microchip per i suoi progetti di auto a guida autonoma. Lilium sta costruendo a Monaco, la città di BMW, un veicolo volante per la mobilità urbana che nel 2025 sarà utilizzato per un servizio di taxi.

L’auto è in crisi, W l’auto! anche se sarà molto diversa.

L’impatto sulle assicurazioni sarà importante perché qui non si tratta più di vendere una polizza on line ma di pensarne nuove per veicoli e situazioni mai previste. Cambieranno anche i profili di rischio, ma aumenteranno a dismisura le informazioni a disposizione per gestirli, a patto di saperle usare per cogliere il business e ottimizzare i costi.  Se le compagnie di assicurazione non cominciano a prepararsi adesso per comprendere il cambiamento ed essere pronte a cavalcarlo, il rischio è che a bordo dell’auto dei prossimi decenni del XXI secolo salgano altri player, che stanno già puntando verso il grande business della mobilità.

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