Pronta la sandbox insurtech per sperimentare i progetti di innovazione nelle assicurazioni

C’è una bella notizia per insurtech e compagnie d’assicurazioni in tutta Italia: nasce una sandbox regolamentare per il settore, un progetto realizzato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in collaborazione con l’Ivass, la Banca d’Italia e la CONSOB.

Come si legge sul sito ufficiale dell’Ivass, si tratta di “un ambiente controllato nel quale operatori tradizionali e del fintech / insurtech potranno testare prodotti e servizi tecnologicamente innovativi beneficiando di un regime semplificato transitorio, in costante dialogo e confronto con le Autorità di vigilanza.”

Dal 15 novembre 2021 al 15 gennaio 2022 sarà possibile presentare all’Ivass le richieste di ammissione.

Perché una sandbox regolamentare?

Quello della mancanza di regolamentazione adeguata è uno dei più grossi ostacoli per lo sviluppo del modello open insurance, e per la trasformazione digitale del settore assicurativo in generale. È per questo che l’iniziativa rappresenta un importante passo avanti per la digitalizzazione del settore in Italia.

Commenta Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di IIA e Founder di YOLO: “Secondo l’Italian Insurtech Association è una iniziativa UNICA per creare sperimentazione, metriche e nuove iniziative. Speriamo vivamente i progetti siano numerosi e di qualità”.

Come funziona la sandbox regolamentare per l’insurtech

La sandbox agisce come un ambiente controllato all’interno del quale sarà possibile testare prodotti e servizi tecnologicamente innovativi in ambito insurtech e fintech, beneficiando di un regime semplificato e transitorio.

L’Ivass utilizzarà la sandbox come banco di prova, per valutare i progetti insurtech e attuare gli interventi normativi necessari per agevolare lo sviluppo tecnologico e digitale del settore assicurativo riducendo i potenziali rischi.

Come sperimentare nella sandbox

Dal 15 novembre 2021 al 15 gennaio 2022, e in seguito in altre finestre temporali determinate dalle autorità, sarà possibile presentare richiesta d’ammissione tramite il modulo scaricabile in questa pagina.

Potranno partecipare attività “significativamente innovative”, in uno stato sufficientemente avanzato per la sperimentazione e sostenibili da un punto di vista economico e finanziario.

Qui i criteri per la valutazione stabiliti dall’Ivass.

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Amazon spinge sulle assicurazioni: cos’è Amazon Insurance Accelerator

Negli ultimi anni, tra le sue varie “esplorazioni” in settori complementari, Amazon si è gradualmente affacciato anche nel mondo assicurativo. Dopo la collaborazione siglata con l’unicorno insurtech Next Insurance, il gigante e-commerce i compie un nuovo passo con il lancio del suo Amazon Insurance Accelerator: un servizio per supportare i venditori nella scelta e adozione di coperture assicurative a buon prezzo e da provider affidabili da affiancare ai propri prodotti.

Scrive Amazon nel suo blog:

“A lungo i nostri venditori sono stati tenuti a ottenere un’assicurazione sulla responsabilità per danni causati dai propri prodotti, e vogliamo renderlo più facile e conveniente. Abbiamo lavorato con un broker assicurativo per creare Amazon Insurance Accelerator, un network di fornitori di assicurazioni controllati che valuterà e, in caso sia necessario, offrirà un’assicurazione di responsabilità civile a tariffe competitive ai venditori idonei. I venditori pagheranno solo il costo dell’assicurazione stessa.”

Un nuovo strumento che non sarà obbligatorio utilizzare, precisa Amazon: i venditori potranno continuare a ottenere coperture assicurazione da qualsiasi provider autorizzato. Il servizio Amazon Insurance Accelerator viene incontro a tutti quei business, specialmente di piccole e medie dimensioni, che trovino difficoltà nel compiere questa scelta da soli, o siano interessati a tariffe agevolate.

“Amazon ha lanciato questo nuovo servizio in concomitanza con l’abbassamento a $10K della soglia di fatturato mensile oltre la quale Amazon richiede ad un venditore di dotarsi di una polizza RC Prodotti” scrive Yuri Poletto, Insurance Open Innovation Consultant e Responsabile dell’Osservatorio Open Insurance di Italian Insurtech Association. “Un ulteriore passo di Amazon nel mercato assicurativo, un’ottima notizia per il mercato che non potrà che beneficiare della maggiore concorrenza esercitata da questa mossa di Amazon.”

Il network, per la creazione del quale Amazon si è avvalsa della collaborazione del broker assicurativo Marsh, includ e Chubb, Harborway Insurance underwritten by Spinnaker Insurance Company, Hiscox, Liberty Mutual Insurance, Markel, e Travelers. Per la digitalizzazione delle polizze e dei processi il network si avvale invece dei servizi offerti dalle insurtech BOLD PENGUIN e Simply Business.

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Open Insurance, le prospettive per un (corretto) approccio normativo

Per crescere e diffondersi, il modello Open Insurance ha bisogno di un quadro normativo. È un concetto riconosciuto dalla maggioranza dei suoi promotori, ma un’operazione più facile a dirsi che a farsi.

Così come con l’Open Banking, l’assicurazione aperta tocca temi estremamente sensibili come la privacy e l’utilizzo e la condivisione dei dati del consumatore. Tuttavia, il suo ambito applicativo è più esteso e complesso rispetto a quello che regolamenta il mondo delle banche e del fintech, e richiede particolare attenzione per trovare un giusto equilibrio tra apertura e sicurezza.

L’approccio normativo applicato all’Open Insurance è stato il tema di una delle tavole rotonde che hanno accompagnato la presentazione del report 2021 dell’Osservatorio Open Insurance di Italian Insurtech Association, una finestra sullo stato attuale del modello di assicurazione aperta in Italia e delle sue prospettive.

Il confronto ha portato a galla gli ostacoli principali e i necessari fattori da tenere in considerazione nella stesura di una regolamentazione del modello aperto applicato alle assicurazioni. Ecco cosa è emerso.

Il primo passo: definire cos’è Open Insurance

Il primo scoglio che si pone alla creazione di una normativa per il modello di Open Insurance sta proprio nel concetto stesso di assicurazione aperta: non esiste ad oggi una chiara definizione di Open Insurance e dei suoi esatti ambiti di applicazione.

Su questo tema EIOPA (European Insurance and Occupational Pensions Authority), l’istituzione per la regolamentazione finanziaria dell’Unione Europea, ha pubblicato un discussion paper basato sulle sue indagini: “Open Insurance: Accessing And Sharing Insurance-Related Data.”

“Le recenti iniziative dell’Unione Europea riconoscono l’importanza dell’innovazione data-driven e dello scambio dei dati nel mercato interno EU” spiega Andres Lehmets, Insurtech Expert del Consumer Protection Department EIOPA. “Il GDPR è nato per la protezione delle persone rispetto all’utilizzo dei loro dati personali, ed è stato consolidato per l’industria finanziaria con la PSD2, che ha segnato un passo importante verso la condivisione dei dati, con il consenso del consumatore, tra istituzioni bancarie e terze parti per creare nuovi servizi.”

“Tuttavia” continua Andres, “L’ambito applicativo della PSD2 è limitato ai pagamenti. L’Open Insurance non ha una chiara definizione. Oggi esistono sia una sua interpretazione in senso stretto sia un’applicazione più ampia. E non esiste una legislazione analoga alla PSD2 per alcuni suoi ambiti d’interesse, come i fondi pensione e i prodotti assicurativi. Per questo abbiamo messo insieme questo discussion paper per analizzare il tema e decidere i prossimi passi”.

Il primo sarà, necessariamente, definire cosa si intenda esattamente per assicurazione aperta.

“Non ci aspettiamo che una regolamentazione per l’Open Insurance sia un copia incolla della PSD2 usata per l’Open Banking” afferma Dario Focarelli, Direttore Generale ANIA. “I dati gestiti dalle compagnie assicurative sono molto più complessi e sensibili rispetto a quelli di cui si occupa la PSD2. Sarà necessario una regolamentazione ad hoc, e naturalmente una chiara definizione di cosa vogliamo regolamentare”.

Mettere in conto i nuovi player nella normativa

La regolamentazione per l’utilizzo dei dati nel modello di assicurazione aperta dovrà inoltre confrontarsi con l’entrata nel settore di nuovi attori cross industry, per loro natura meno regolamentati rispetto alle assicurazioni, e garantire una competizione leale.

“Sono due i temi di cui tenere conto” spiega Andres Lehmets, “La distribuzione, e la competizione. L’Open Insurance abilita nuovi canali di distribuzione tramite la collaborazione con attori esterni al settore assicurativo. Tuttavia, l’entrata nel settore di questi nuovi player porterà a una maggiore competizione. La regolamentazione giocherà un ruolo molto importante per assicurare che tutti i player seguano le stesse regole e si confrontino con gli stessi rischi”.

“Sono due i topic da tenere in considerazione” aggiunge Dario Focarelli, “Uno, il consumatore deve avere lo stesso livello di protezione dei dati a prescindere dal tipo di compagnia con cui si interfacci. Due, è necessaria un’equa distribuzione dei costi tra tutti gli attore, specialmente per la creazione della nuova infrastruttura.”

La competizione con i nuovi player sarà senza dubbio ardua per le compagnie assicurative, che si troveranno a confrontarsi, per esempio, con grandi aziende del big tech, telecomunicazioni ed energia. Per le quali, al momento, la regolamentazione per l’uso dei dati è molto più blanda, e permette la monetizzazione dei dati comportamentali raccolti – il che mette in una posizione di svantaggio le assicurazioni, a cui questo non è concesso.

“La parola chiave è reciprocità” conclude Focarelli, “Sarà importante costituire una base legale perché, oltre a permettere ad attori esterni l’accesso dei dati delle compagnie assicurative, anche le compagnie assicurative abbiano accesso ai dati disponibili al loro concorrenti. Creare un sistema di Open Insurance efficace significa creare un intero ecosistema dove tutti gli attori hanno gli stessi strumenti. Si potrebbe pensare di permettere l’accesso anche ai dati del settore pubblico, per migliorare prodotti e servizi assicurativi per i cittadini”.

Perché l’Open Insurance è importante in Italia

Nonostante gli scogli normativi, l’acquisizione di un modello di assicurazione aperta porterebbe grandi vantaggi, specialmente qui in Italia.

Non solo spingerebbe la digitalizzazione di un settore ancora molto indietro rispetto alla domanda del nuovo – ma ormai predominante – consumatore digitale. “L’Open Insurance permetterebbe di mettere a disposizione prodotti e servizi assicurativi all’interno di servizi terzi, aumentando l’accessibilità e l’attrattività per il consumatore” spiega Andrea Lorenzoni di Accenture.

Questo darebbe una decisiva spinta al mercato, proponendo coperture assicurative in parallelo ad un servizio/prodotto “concreto”, come ad esempio l’acquisto di un’auto o di un viaggio. In altre parole, porterebbe la copertura assicurativa dove e quando sorge un bisogno puntuale, incentivando il consumatore ad usufruirne.

“Ci aspettiamo che questa spinta aiuti a colmare il “protection gap” italiano, e sollevare l’italia dalla posizione di uno dei Paesi del mondo occidentali più sotto-assicurati” conclude Lorenzoni.

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Il cliente al centro: come l’open insurance abilita un approccio customer centric

Può il modello Open Insurance abilitare un approccio customer centric nella trasformazione dell’assicurazione? Mettere il cliente al centro è una strategia essenziale per il mondo assicurativo, e continuerà ad esserlo anche con la sua trasformazione. Tuttavia, a differenza di altri comparti, sono ancora pochi i casi di utilizzo dei dati a sostegno di un approccio customer centric nel settore insurtech.

Questa questione è stata uno dei maggiori topic di interesse esplorati in occasione del webinar di Presentazione del report 2021 Osservatorio Open Insurance a cura di Italian Insurtech Association in collaborazione con Accenture.

L’Open Insurance è un’onda già partita: il quadro in Italia

Nel corso del keynote speech “Ripensare l’approccio customer centric per cogliere le opportunità dell’Open Insurance: una nuova strategia di crescita per le compagnie tradizionali”, Stefano Maggioni e Alena Tsishchanka di SAS hanno portato ad esempio il caso d’uso del progetto vincitore del Celent model insurer award 2020, per esplorare le potenzialità dell’Open Insurance in rapporto ad una strategia customer centric, e la sua compatibilità con l’approccio tradizionale.

In particolare, due le domande affrontate: Possono innovazione e Open Insurance migliorare il rapporto con la rete di vendita tradizionale? E come può l’accesso a nuovi dati contribuire a personalizzare i prodotti tradizionali?

Open Insurance, le opportunità per la customer satisfaction

“Il progetto parte dalla collezione di dati sul cliente: normali dati di anagrafica, dati specifici all’attuale momento della sua vita, dati comportamentali sulla sua quotidianità” spiega Stefano Maggioni, Presales Manager Advanced Analytics & AI di SAS, “Raccogliere queste informazioni ha lo scopo di far emergere le necessità reali della persona, così da indirizzare la copertura assicurativa ai suoi bisogni.”

L’acquisizione dei dati comportamentali può essere una patata bollente, poiché va a interferire nella sfera della privacy e delle sue normative. Tuttavia, si tratta un di un problema che grazie alle nuove tecnologie può essere superato.

Innanzitutto, buona parte di questi dati possono in realtà essere ottenuti analizzando accuratamente dati già interni alla compagnia, come mail e interazioni con customer service. Inoltre, possono venire in aiuto sistemi di intelligenza artificiale e machine learning.

“Queste tecniche permettono di costruire una micro-segmentazione, in modo da trovare clienti simili tra di loro senza la necessità di tutte le informazioni di profilazione per tutti i clienti, in una logica peer-to-peer” precisa Maggioni.

Quali sono le potenzialità di questa iper-profilazione?

Da una parte, permettere di trovare i gap di protezione di ogni cliente, così da offrire servizi personalizzati in base alle esigenze percepite – un sistema di raccomandazione che, grazie al modello di assicurazione aperta, è accessibile e semplice da utilizzare anche per attori cross-industry come telco o mobilità.

Dall’altro lato, l’iper-profilazione consente di capire “quali sono i clienti più recettivi a determinate sollecitazioni di prodotto, aumentando la retention delle campagne e proponendo offerte più personalizzate, con l’effetto di aumentare la customer satisfaction”. Una skill, ricorda Maggioni, essenziale all’interno di un mercato che sarà sempre più competitivo.

Open Insurance per il modello customer centric, quali le sfide?

“Sono tre le sfide principali del modello customer centric, che l’open insurance può aiutare a superare attraverso l’utilizzo dati” afferma Alena Tsishchanka, Insurance Leader EMEA di SAS. “Prima di tutto, sfruttare appieno il potenziale dei clienti esistenti. Poi, essere riconosciuti dal cliente come una compagnia in grado di capire e soddisfare i suoi bisogni nei momenti giusti. Infine, ottenere la fiducia della rete di vendita nell’efficacia di una collaborazione e nelle informazioni fornite dalla direzione di marketing e vendite”.

La coesistenza tra assicurazione tradizionale e innovazione è quindi non solo possibile, ma facilitata dall’Open Insurance. Il modello aperto apre la strada alla possibilità di avere più informazioni e combinare la (tradizionale) empatia umana con la (innovativa) capacità elaborativa e analitica dell’intelligenza artificiale applicata ai dati.

I dati diventano così uno strumento per conoscere meglio il cliente, fermo restando la necessità di saper leggere tra le righe e capire i bisogni del cliente meglio di lui. Perché, come disse Ford, “Se avessi chiesto ai miei clienti cosa avessero voluto, la loro risposta sarebbe stata: cavalli più veloci.”

“Fondamentale ora è convergere” conclude Tsishchanka, “Combinare l’innovazione e il focus sul cliente con quello che la compagnia può offrire. Oggi abbiamo tutti gli strumenti necessari per farlo accadere.”

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Ecosistema Open Insurance in Italia: a che punto siamo e quali sono gli ostacoli?

Parlare di Open Insurance significa parlare di Ecosistema Open Insurance. Così come è successo con l’Open Banking, il modello di assicurazione aperta sposta il focus dalla singola compagnia a una rete aperta e collaborativa di attori, legati tra loro dalla condivisione dei dati, per la creazione sinergica di nuove offerte e servizi sempre più vicini ai nuovi bisogni del consumatore digitale.

L’ecosistema Open Insurance in Italia è stato il tema di una delle tavole rotonde che hanno accompagnato la presentazione del report 2021 dell’Osservatorio Open Insurance di Italian Insurtech Association, che scatta una fotografia dello stato attuale del modello di assicurazione aperta in Italia e delle sue prospettive.

Dal dibattito è emerso il quadro di un ecosistema ancora agli albori, in fase fortemente sperimentale, ma spinto dall’accelerazione digitale portata dalla pandemia e dalla nascita di nuovi bisogni e abitudini di un cliente sempre più disposto a concedere i propri dati per avere servizi più vantaggiosi e personalizzati.

Il dato è la questione centrale attorno a cui ruota il futuro dell’Open Insurance: quanto il cliente assicurativo è disposto a condividere?  Che cosa chiede in cambi? Come garantire la sicurezza di questo scambio?

Ecosistema Open Insurance in Italia, il quadro attuale

Esattamente come è accaduto per l’Open Banking, la pandemia è stato un fondamentale acceleratore del processo di trasformazione digitale. Come sottolinea Michele Serra (Generali Jeniot), l’emergenza sanitaria ha determinato un’evoluzione dei processi operativi core delle aziende assicurative, come sottoscrizione e post vendita, incoraggiando in molti player anche tradizionali un modello ibrido, dove il contributo umano si focalizza perlopiù su consulenza e processi a maggior valore, lasciando le attività più meccaniche agli strumenti digitali.

Parallelamente nel settore assicurativo comincia a svilupparsi un’ottica di ecosistema, con la creazione di offerte in partnership tra diversi player (anche non assicurativi) per offrire ai clienti servizi sempre più completi.

L’Italia si trova ancora in una fase di sperimentazione, sia in termine di prodotto sia di processo” fa notare Francesco Dal Piaz, Country Manager Italy & Spain di WAKAM. “Rispetto ad altri Paesi, come Francia e Spagna, sono ancora timide le spinte da parte del Governo, le politiche di R&D e i conseguenti livelli di investimento generati”

È, tuttavia, sempre più forte una spinta a soddisfare le nuove esigenze del consumatore digitale attraverso un nuovo modello di prodotti e servizi assicurativi, appunto, digitali, e sempre più integrati.

Un esempio è la collaborazione tra la mobile challenger bank Hype e la piattaforma Fabrick, come spiega Fabio Simonutti (Fabrick): “Grazie all’Open Insurance, Hype incorpora tra i suoi servizi una serie di prodotti assicurativi attivabili in app. Questo genera un valore sinergico tra challenger bank, che rafforza la sua offerta, e la piattaforma, che ha così la possibilità di accedere un bacino clienti già selezionato e verificato, interessante target per le sue offerte.”

Condivisione dei dati: qual è il livello di disponibilità del cliente?

La prontezza alla condivisione dei propri dati è un tema su cui il consumatore italiano rappresenta un’eccellenza internazionale: già da oltre 10 anni in Italia il cliente condivide dati personali sensibili e sofisticati (quelli della geolocalizzazione, ad esempio) con la compagnia assicurativa tramite le scatole nere, per usufruire di servizi di connected insurance e usage based insurance applicati alle auto.

Naturalmente, il consumatore si aspetta un ritorno in cambio della condivisione di informazioni personali. Nel caso della usage based insurance, questo ritorno si concretizza soprattutto in un sistema di pricing e gestione del prodotto assicutativo più sofisticato, a misura dello stile di guida del cliente , ma anche in una serie di servizi aggiuntivi, come l’invio di mezzi di soccorso (ambulanze, polizia) in caso d’incidente.

Senz’altro, esattamente come è già avvenuto per l’Open Banking, per avere successo la condivisione del dato in un contesto di assicurazione aperta dovrò essere ricambiato da un beneficio reale e percepito dal cliente, o di costo – specialmente nella fase iniziale della transizione – o di efficienza ed efficacia del servizio a partire dalla facilità di attivazione e di gestione.

“Gamification e reward possono essere buoni incentivi” precisa Del Piaz, “ma il futuro sarà degli operatori che sapranno raccogliere i dati e usarli per un’esperienza di fruizione seamless, senza soluzione di continuità, realizzata attraverso l’API e con un’evoluzione sulla prevenzione e mitigazione del rischio”.

Gestione del dato, la questione sicurezza

Uno dei grandi ostacoli che il modello di Open Insurance dovrò superare è quello del difficile equilibrio tra condivisione aperta del dato e sicurezza nella gestione del processo, in tutte le sue fasi di passaggio tra i diversi attori.

L’IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni) ha espresso preoccupazioni riguardo alla riservatezza dei dati, particolarmente sensibili nel settore assicurativo in quanto, come ricorda il Segretario Generale Stefano De Polis, “si tratta anche di informazioni relative ad esempio alla salute del cliente, al suo comportamento o alla sua mobilità, controllata da black box o altri device personali e domestici”.

È necessario quindi un approccio che si concentri sulla garanzia di riservatezza per il cliente. Per questo, spiega Serra, in un sistema che implementi correttamente il modello Open Insurance, “lo scambio dei dati è gestito tramite presidi operativi e di processo (preudonimizzazione e anonimizzazione dei dati) e presidi organizzativi (best practice internazionali e segregazione tra compagnie e società di servizio)”.

La chiave è e dovrà sempre essere sempre la trasparenza: permettere al cliente di capire come vengono gestiti i suoi dati e poter dare un consenso informato su quali condividere e con quali attori. Il tutto proposto chiaramente e gestibile con la massima facilità possibile.

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L’Open Insurance è un’onda già partita: il quadro in Italia

“L’Open Insurance è un’onda che è già partita.” E sta arrivando anche in Italia. Questa la premessa di Andrea Lorenzoni, Accenture, alla presentazione dei risultati dell’indagine dell’Osservatorio Open Insurance di Italian Insurtech Association.

Come spiega Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di IIA, “L’insurtech è abilitato sostanzialmente da tre driver primari: la crescita del consumatore digitale, la crescita e lo sviluppo di nuovi ecosistemi che implicano nuove abitudini e bisogni, e l’avvento di nuovi operatori non assicurativi che distribuiscono prodotti assicurativi integrati nella propria offerta.” Il modello Open Insurance è dunque una componente fondante del futuro del settore assicurativo, che permetterà di cavalcare i tre driver della trasformazione delle assicurazioni e venire incontro alle esigenze del nuovo consumatore digitale.

L’Osservatorio Open Insurance nasce per riunire compagnie assicurative e riassicurative, istituzioni finanziarie, aziende tecnologiche e gli attori dell’ecosistema, con lo scopo di monitorare, analizzare, discutere le applicazioni del modello di assicurazione aperta. Il 30 giugno 2021 ha presentato i risultati della sua prima ricerca, in collaborazione con Accenture, basandosi su un campione di 18 compagnie assicurative e 28 insurtech per tracciare un quadro del fenomeno in Italia.

Open Insurance, la situazione in Italia

Per Open Insurance si intende un modello aperto basato sulle sinergie che possono nascere tra diversi settori e quello assicurativo: si fonda sulla condivisione di dati tra assicuratori, banche, startup e compagnie tech, con lo scopo di creare nuovi prodotti integrati che spaziano in diversi ambiti. Oggi in Italia esistono più di 100 soggetti “non assicurativi” che distribuiscono o sono pronti a distribuire polizze digitali, numero che ha visto un aumento del 30% nell’ultimo anno, e si prevede che decuplicherà entro il 2025.

La prima fotografia scattata dalla ricerca dell’Osservatorio registra un discreto numero di collaborazioni da parte dei player assicurativi, la maggior parte delle quali, tuttavia, sono ancora sperimentali. Oltre il 70% degli intervistati ha dichiarato di aver avviato sperimentazioni in campo Open Insurance, mentre il 5% si considera già in fase “matura”.

Si può notare inoltre una maggiore apertura da parte delle insurtech, che risultano aver avviato in media 5 progetti di collaborazione, contro i 3 delle compagnie d’assicurazioni tradizionali.

Focus sulle integrazioni API

Il 78% delle realtà intervistate, tra compagnie e insurtech, risulta avere già integrazioni API. I protocolli maggiormente utilizzati risultano essere, nell’ordine, customizzate (50%), secondo standard di mercato (28,6%) e con protocollo proprietario (21,4%) per le compagnie, mentre presentano un quadro quasi rovesciato le insurtech, con 68.8% di protocollo proprietario, 18,8 customizzate e 12,5% standard.

Per entrambe le categorie, la maggior parte dei dati trattati sono contrattuali, anagrafici e di gestione del servizio.

Open Insurance in Italia, tipologie di collaborazione e controparti

Analizzando più nel dettaglio le collaborazioni attive, vediamo come la maggioranza avviene per accordi commerciali o partnership, con alcuni casi di M&A e Joint Venture per le compagnie.

Sia compagnie assicurative che insurtech, inoltre, risultano avere revenue model concentrati principalmente su commissioni o quote di utilizzo del servizio. Nel caso delle compagnie, tuttavia, si riscontrano anche casi non finalizzati alla formazione dei ricavi.

Passando agli attori delle collaborazioni, si può notare come la maggioranza dei progetti avviati da compagnie assicurative siano in partnership con distributori di polizze (65%). Si rileva una tendenza da parte delle compagnie a considerare questo tipo di partner non solo come mezzo di distribuzione, ma anche come strumento per arricchire la propria offerta con servizi aggiuntivi.

Al secondo posto troviamo un 15% di collaborazioni con partner tecnologici, poco superiore a un 10% sia con altre compagnie assicurative che con data company.

Le aziende insurtech, invece, operano perlopiù in sinergia con compagnie assicurative (78,6%), con un 10,7% di partnership con distributori, un 7,1% e 3,6%, rispettivamente, con altre data company e tech company.

Open Insurance in Italia, Use Case

Per quanto riguarda gli use case, tornando alle compagnie assicurative vediamo, come si poteva evincere dai dati precedenti, una decisa maggioranza puntata alla distribuzioni dei prodotti, con lo scopo di raggiungere nuovi target e capillarizzare la propria presenza sul mercato. al 58%. Seguono tra il 16% e il 10%, di efficientamento della gestione dei claims, implementazione di algoritmi di pricing, ed erogazione di servizi accessori. Infine, solo un 5% è dedicato a servizi tecnici di API.

Un po’ più distribuito il lato insurtech, che si divide tra un 41% per la distribuzione dei prodotti assicurativi e un 30% per lo scambio dei dati. Un 11% è dedicati sia alla gestione dei claims, sia alla gestione dei servizi accessori, e in più risulta un 7% per il co-design di prodotto.

Complessivamente, il 44% delle collaborazioni attive di rivolge al settore B2B. Le compagnie assicurative sono equilibrate tra B2B e B2C, mentre c’è un grosso scarto tra i due target per le aziende insurtech.

Modello Open Insurance, quali sono le sfide?

Quali sono le sfide del modello Open Insurance in Italia?

Il 52,6 % delle insurtech rimarca come maggiore criticità nelle collaborazioni la resistenza al cambiamento da parte delle compagnie, mentre il 35, 3% delle compagnie ritiene che la principale criticità sia, invece, legata alla diversità di approccio all’open insurance da parte delle insurtech, per esempio a causa della loro struttura organizzativa più snella e meno burocratica.

“C’è una tematica culturale” commenta Lorenzoni, “che va letta assieme alla divergenza tra approccio d’integrazione tra gli attori”.

Altro fattore determinante, specialmente sentito dalle compagnie è l’attuale mancanza di regolamentazione, indicata come problematica dal 17,6% delle compagnie e e dal 15,8% degli attori insurtech.

“Sono tre le priorità per abbattere i maggiori ostacoli alla diffusione di un modello di innovazione aperta” spiega Lorenzoni, “Innanzitutto, definire regole e standard per la condivisione del dato: la regolamentazione del settore sarà un fattore determinante per disegnare un perimetro all’interno del quale può svilupparsi l’ecosistema open. Senza però ingessarlo, questa sarà la sfida. Essenziale poi avviare programmi di formazione in azienda, per promuovere la cultura dell’innovazione in chiave Open Insurance. Infine, dedicare spazio e risorse alla sperimentazione continua: bisogna che gli attori che partecipano all’Open Insurance si sentano liberi di sperimentare, con sandbox e team dedicati. Sarà importante la velocità di esecuzione e la capacità di saper cambiare in corsa”.

Come conclude Yuri Poletto, Responsabile dell’Osservatorio Open Insurance, “Il mercato e i consumatori sono pronti per l’Open Insurance. Ora i player devono accelerare ed essere pronti a loro volta”.

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Open Insurance: definizione, breve storia e casi dell’assicurazione aperta

Non solo polizze: il futuro dell’industria assicurativa guarda oggi a un modello open, basato sulla sinergia e le connessioni che possono nascere tra diversi settori fino a poco fa impermeabili. È questo modello a essere definito Open Insurance: si basa sulla condivisione di dati tra assicuratori, banche, startup e compagnie tech, con lo scopo di creare nuovi prodotti integrati che spaziano in diversi ambiti, dalla mobilità agli affitti e i rischi informatici. I ruoli tradizionali e i campi di azione e conoscenza diventano quindi concetti obsoleti, a favore di un flusso che collega molteplici tipologie di servizi per migliorare, infine, l’esperienza utente.

Mercoledì 30 giugno viene presentato il report 2021 dell’Osservatorio Open Insurance di Italian Insurtech Association. L’Osservatorio Open Insurance riunisce compagnie assicurative e riassicurative, istituzioni finanziarie, aziende tecnologiche e gli attori dell’ecosistema Open Insurance per monitorare, analizzare, discutere le applicazioni dell’Open Insurance, e costruire il know-how per consentire ai nostri associati di essere posizionati al meglio per sfruttare l’enorme potenziale dell’Open Insurance (qui puoi leggere l’agenda del webinar).

Vediamo allora cos’è l’Open Insurance, come funziona, e quali sono le sue implicazioni più importanti. Primo fra tutti la trasformazione del quadro competitivo:  di chi devono avere paura i player tradizionali della finanza e le compagnie assicurative? Delle startup o di Samsung, Volkswagen, Amazon, Facebook o Eni solo per citare alcuni nomi noti?

Open Insurance, la definizione

Essendo un fenomeno estremamente innovativo e ancora in costruzione, definire in modo univoco il concetto di Open Insurance non è facile. In generale, l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (EIOPA) identifica il fenomeno come “la possibilità di accedere e condividere informazioni, sia personali che di carattere generale, relativi al mondo delle assicurazioni tramite le Application programming Interfaces [la tecnologia API]”.

Open Insurance, breve storia

L’Open Insurance è di certo un fenomeno nuovo e ancora da plasmare, ma tutti gli esperti sono concordi nel sostenere che questo è destinato a cambiare radicalmente il mondo assicurativo, integrandolo con i servizi bancari e con piattaforme di più ampio respiro. In ambito Open Insurance, quindi, è più appropriato parlare di futuro invece che guardare al passato.

Così come l’Open Banking, comunque, il fenomeno ha le sue radici nella direttiva PDS2 dell’Unione Europea, entrata in vigore nel 2019. Questa chiede alle banche di aprire i propri API alle compagnie fintech e ad altre società terze, in modo che queste possano creare programmi e servizi personalizzati capaci di rispondere realmente alle nuove necessità degli utenti.

La direttiva sta già mostrando i propri effetti e sta contribuendo a rinnovare gli ecosistemi del mondo bancario, finanziario, e anche assicurativo.

Gli ingredienti dell’Open Insurance

Il punto fondamentale dell’infrastruttura alla base dell’Open Insurance sono i sistemi di Application Programming Interface (API), che permettono di condividere le informazioni e far comunicare i dati, facilitando quindi la creazione di servizi integrati per diverse piattaforme.

Gli API sono alla base della programmazione di app e programmi e vengono spesso utilizzati dalle compagnie per integrare widget o vetrine digitali sul proprio sito, migliorando quindi l’esperienza di acquisto. Nel mondo bancario, per esempio, è proprio grazie agli API che gli utenti possono svolgere transazioni direttamente sui siti di e-commerce in modo sicuro e tracciabile.

Basandosi sui dati veri e propri degli utenti, i programmi e i servizi costruiti a partire dagli API riescono a rispecchiare le loro necessità e le abitudini di acquisto e utilizzo: una rivoluzione che nel mondo assicurativo, dominato generalmente da compagnie ormai considerate obsolete, si propone di mettere a disposizione dei clienti un nuovo universo di polizze e prodotti flessibili e personalizzabili.

La condivisione dei dati, ovviamente, avviene con il consenso degli utenti e con tutte le attenzioni del caso necessarie per tutelare la privacy e, se necessario, l’anonimato degli utenti coinvolti.

Come accennato l’Open Insurance fa a sua volta parte del più grande universo dell’Open Banking, che connette tra loro tutti i soggetti all’avanguardia operanti nell’ecosistema bancario e finanziario, in modo anche da permettere la creazione di servizi sempre più innovativi.

Lo sviluppo degli ecosistemi

Il meccanismo dell’Open Insurance permette di allargare l’ecosistema assicurativo ad altri attori. Le conseguenze sono evidenti: basta compartimenti stagni, ora i servizi collegano settori anche molto distinti, come lo sport, la mobilità e l’energia.

Un esempio sono i sistemi di smart home: grazie alla condivisione dei dati tra dispositivi di domotica intelligenti e mondo assicurativo è possibile creare polizze personalizzate che tengono conto dei rischi specifici di ogni zona e anche della situazione propria di ogni abitazione assicurata o controllata digitalmente.

Altro settore dal grande potenziale è quello della mobilità sostenibile, occupato soprattutto dalle compagnie di car, bike o scooter sharing. Grazie alla comunicazione dei dati tra aziende che forniscono i servizi e rispettivi partner assicurativi sarà possibile creare prodotti ad hoc studiati appositamente per questo nuovo settore.

Anche il mondo del wellness può beneficiare dell’Open Insurance: i dispositivi wearable, come smartwatch o altri sensori indossabili, permettono di immagazzinare importanti parametri relativi allo stato di salute degli utenti, da utilizzare per plasmare e proporre polizze appropriate.

Il risultato, in generale, consiste in servizi assicurativi al passo con i tempi e costruiti proprio a partire dalle necessità dei clienti, in tutti gli ambiti.

La crescita dell’Insurtech

Il settore delle assicurazioni digitali sta attraversando un momento di enorme crescita: nel 2020 il mondo insurtech ha toccato un nuovo record con 7,1 miliardi di dollari in investimenti a livello globale, un aumento del 12% rispetto all’anno precedente.

Per quanto riguarda l’Open Banking – che come abbiamo detto include anche l’Open Insurance – Accenture stima che il solo comparto europeo nel 2020 abbia mosso capitali per 61 miliardi di euro, il 7% di tutte le entrate generate dal mondo bancario. Il 99% delle compagnie ha infatti in programma di investire nelle nuove tecnologie.

L’Open Insurance, di per sé, è ancora agli albori, ma il trend è decisamente positivo e sta convincendo molti a lasciare da parte le operazioni tradizionali per creare un ecosistema sempre più integrato e aperto anche a settori legati solo in modo collaterale al mondo assicurativo. Secondo un sondaggio di Accenture, già oggi il 63% degli assicuratori si sono mobilitati per adottare sistemi che favoriscano un ambiente interconnesso.

Casi di Open Insurance

Sono tante le startup che hanno fatto proprio il modello dell’Open Insurance. Tra le prime ad approfittare delle sue potenzialità troviamo TrueLayer, scaleup fondata a Londra nel 2016 da due imprenditori italiani – Francesco Simoneschi e Luca Martinetti – con lo scopo aprire il mondo bancario tramite la condivisione di informazioni tramite API.

Nel 2018 TrueLayer ha avviato una collaborazione con la startup assicurativa Anorak per offrire polizze sulla vita grazie proprio alla direttiva PSD2 e ai sistemi di API, tramite i quali la compagnia è in grado di predire la copertura più adatta alle necessità dei clienti. Si tratta di una delle prime applicazioni della direttiva nell’ecosistema assicurativo.

Rimanendo in Europa altro esempio virtuoso è Wakam, compagnia francese attiva ormai in 13 Paesi, che offre servizi digitali per il mondo delle polizze su danni e infortuni. Tutti i suoi prodotti sono personalizzabili e immediatamente integrabili con le piattaforme di assicurati, broker e intermediari proprio grazie ai sistemi API

Altro attore di spicco è Arity, costola dell’americana Allstate Insurance Company che sta rivoluzionando il settore della mobilità e delle assicurazioni auto. Arity analizza le abitudini di guida dei clienti per offrire polizze personalizzate e premi o ricompense per coloro con un livello rischio particolarmente basso.

Anche il colosso insurtech Lemonade, valutato per più di 4 miliardi di dollari, ha lanciato il suo sistema di API nel 2017. Questo permette alle compagnie interessate, in tutti gli ambiti, di incorporare i servizi assicurativi offerti da Lemonade direttamente all’interno delle loro piattaforme, unendo così le polizze agli altri servizi offerti. Il sistema di API permette di accedere a preventivi rapidi, strutturare pacchetti personalizzati ed effettuare pagamenti in modo rapido e immediato, senza dover passare attraverso il sito di Lemonade.

La crescente interconnessione di diversi settori, inoltre, sta spingendo i colossi del tech – pensiamo ad Amazon, Google, Facebook e Apple ­– ad avvicinarsi sempre di più all’universo assicurativo. Per continuare a essere competitive su un mercato in profonda trasformazione le compagnie tradizionali non possono più ignorare la presenza di nuovi attori, ma anzi dovrebbero abbracciare il processo di trasformazione digitale e rinnovare i propri modelli operativi.

L’articolo Open Insurance: definizione, breve storia e casi dell’assicurazione aperta proviene da InsuranceUp.


Open Insurance, 7 ecosistemi ad alto potenziale per il futuro dell’assicurazione

Il futuro dell’ecosistema assicurativo è nell’open insurance. Come già avvenuto per l’open banking in relazione al mondo dei pagamenti digitali, anche il settore assicurativo si sta aprendo ad ecosistemi esterni, con la possibilità di proporre e fruire di polizze su piattaforme operanti in settori non assicurativi: un trend che rivoluzionerà il rapporto tra assicurazioni e clienti.

L’applicazione dell’open innovation al settore insurance è una grande scommessa per il futuro dell’ecosistema: un’opportunità di attirare sul mercato nuovi attori e creare, con le loro proposte, la nuova domanda per conquistare i clienti in cerca di innovazione.

“Per innovare realmente il settore assicurativo non basta proporre online quello che prima si vendeva in agenzia, ma serve un totale cambio di approccio” spiega Pietro Menghi, CEO di Neosurance, scaleup insurtech globale che ha sviluppato una Open Insurance Platform As A Service. “Se il cliente è prima di tutto un consumatore digitale, il dialogo deve iniziare dalle community digitali per lui più rilevanti nei vari momenti della sua giornata.”

Con l’open insurance, l’assicurazione “entra” nei contesti digitalizzati che frequentiamo ogni giorno, dall’app per fare sport a quella per noleggiare un monopattino elettrico e così via.

Ecco quali saranno i maggiori ambiti di applicazione.

Open insurance e Smart Home

Si prevede che i ricavi globali previsti per le tecnologie, i prodotti e i servizi delle città intelligenti raggiungeranno i 129 miliardi di dollari nel 2021. Tra questi sono inclusi anche prodotti smart home.

La possibilità di controllare le case attraverso la domotica sta aprendo diverse possibilità in materia di assicurazione contro furti, incendi e altri rischi domestici. L’integrazione fra sistemi assicurativi e dispositivi intelligenti consentirà ad esempio di attivare (e pagare) una polizza contro furto o incendio solo quando un sensore non rileva la nostra presenza in casa o se porte e finestre sono state chiuse con uno smart lock. L’impatto sarà notevole anche sul fronte riduzione delle frodi, grazie a un migliore controllo sui dati.

Open Insurance e Sport

Il settore sport & fitness sta subendo una grande trasformazione, con la sempre maggiore integrazione di servizi digitali. Solo Nel 2020, complice l’emergenza covid, nel mondo sono state lanciate 71.000 nuove app dedicate al fitness e alla salute: segno di un mercato in rapida espansione.

Le community digitali di sportivi, utenti molto attivi di app di prenotazioni, corsi online e fitness tracker, rappresentano inoltre una delle categorie più soggette a infortuni. La condizioni ricorrenti di rischio in quest’ambito cambiano sensibilmente in base a disciplina, età e molti altri aspetti che, analizzati in chiave big data, possono fornire informazioni preziose per la proposta di micro-polizze istantanee o prodotti più complessi, personalizzati in base alle reali esigenze dei singoli.

Open Insurance e Energia

Altro ambito di grande potenziale è il settore energia. L’integrazione con i sistemi di smart metering dei nuovi contatori connessi e le app con cui paghiamo le bollette consente di attivare coperture di vario tipo per garantire la continuità del servizio anche quando, ad esempio, una persona perde il lavoro o si trova ad affrontare spese inattese. Solo negli Stati Uniti, nell’ultimo anno, si è generato un debito di circa 40 miliardi di dollari di bollette non pagate, secondo i dati riportati dalla National Energy Assistance Directors’ Association.

Open Insurance e Micromobilità 

La micromobilità urbana sta vivendo un boom e con essa stanno crescendo i bisogni di copertura. Secondo recenti studi, ad oggi sarebbero circa 30mila i monopattini in sharing e circa 800mila quelli di proprietà. Se per i primi è già obbligatoria l’assicurazione per responsabilità civile verso terzi, resta il problema dei mezzi privati e comunque della copertura infortuni/danni subiti dal conducente.

Integrando su ogni mezzo un dispositivo connesso, è possibile identificare il monopattino/bici e, quindi, renderlo assicurabile attraverso una sorta di ”RCA” dedicata, che presto potrebbe essere obbligatoria. Grazie ai paradigmi dell’Open Insurance, gli assicuratori potranno interagire con app e community della micromobilità urbana, pubblica e privata, fornendo proposte assicurative più complete e soluzioni attivabili solo in base al reale utilizzo del mezzo.

Open Insurance e lavoro freelance e Gig economy 

Nel 2020 il 72% delle nuove P.IVA è stato aperto da una persona fisica. Anche se sempre più numerosi, i lavoratori autonomi godono ancora di scarse tutele in termini di salute, assistenza legale, infortuni, maternità e altri fattori che possono mettere seriamente a rischio la possibilità di lavorare e di avere un reddito continuativo.

Tramite piattaforme interconnesse, chi svolge un lavoro freelance – che si tratti di un consulente, di un rider o di un autista – sarà in grado di accedere più facilmente a polizze personalizzate in termini di costo, tempi e bisogni. Il canale digitale metterà a disposizione soluzioni molto più semplici e accessibili per queste categorie produttive, che si tratti di una protezione giornaliera sugli infortuni o di una annuale contro i rischi informatici in smart working.

Un esempio di successo in questo ambito è Zego, startup insurtech londinese dedicata proprio alla copertura dei nuovi servizi di mobilità, che ad aprile 2021ha raggiunto lo status di unicorno.

Open Insurance e Sanità digitale

Secondo Statista il mercato delle soluzioni di telemedicina, o eHealth, oggi vale 45 miliardi di dollari e potrebbe toccare i 175 miliardi entro il 2026.

La possibilità di accedere a parametri e indicatori sulla salute delle persone permette di elaborare profili di rischio sempre più precisi e suggerire strumenti di protezione e assistenza anche agli utenti meno consapevoli, grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale. Non solo: è possibile valorizzare gli stili di vita più virtuosi, monitorando attività legate a sport e benessere. Una sempre maggiore integrazione tra ecosistemi di telehealth e wellness con quelli assicurativi faciliterà anche l’intero processo di gestione delle informazioni, rimborso delle cure, erogazione di indennizzi, riducendo sensibilmente il rischio di frodi e i tempi di istruttoria e burocrazia.

Open Insurance e Connected Car

Quella dell’auto connessa è uno dei maggiori settori trainanti della connected insurance. Secondo il sondaggio Insurance Nexus condotto da Reuters Events, circa il 78% degli assicuratori automobilistici ha già almeno un prodotto connesso sul mercato. ABI Research stima che saranno messe sul mercato oltre 115 milioni di auto connesse entro il 2025, e secondo una ricerca dell’Osservatorio Connected Car & Mobility del Politecnico di Milano, a fine 2020 sono 17,3 milioni i veicoli connessi solo in Italia, quasi il 45% del parco circolante.

Il settore assicurativo ha iniziato ad integrarsi con dispositivi e app collegati alle automobili, per offrire polizze digitali più flessibili, basate sui chilometri effettivamente percorsi o sullo stile di guida, premiando i soggetti più virtuosi. Analizzando velocità, frenate, sterzate e altri parametri, non solo è possibile elaborare assicurazioni profilate, ma anche prevenire i rischi attraverso suggerimenti personalizzati.

Secondo alcune stime dell’Osservatorio, prendendo come riferimento un campione di auto dotate di sistemi ADAS con cilindrata compresa tra 1.300 e 1.800 cc, e a fronte di un premio equo iniziale compreso tra 170 e 200 €/anno, è possibile ottenere una riduzione del rischio di incidente compresa tra il 15 e il 20%, con conseguente decremento del premio equo pari 25-40 €/anno.

Allo stesso tempo, risulta più semplice ed efficace fornire assistenza in tempo reale in caso di incidente e aprire un sinistro.

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Ruschlikon Italia: un ecosistema assicurativo interconnesso per guidare la digitalizzazione

Guidare la digitalizzazione, non subirla: questa la visione da cui nasce Ruschlikon Italia, progetto che vuole prendere le redini dell’inevitabile trasformazione digitale per plasmarla secondo le specifiche esigenze del mercato assicurativo italiano.

Ruschlikon Italia, anche denominato RIGI, sarà il primo progetto a livello mondiale ad implementare un ecosistema (ri) assicurativo digitale interconnesso per un intero mercato, al fine di inviare e ricevere dati e informazioni tecnico-contabili (inclusi i pagamenti) in riassicurazione. Utilizzerà una piattaforma, creata da ASG (ACORD) per garantire l’accesso a Compagnie di Assicurazioni, Brokers, Riassicuratori operanti nel mercato italiano.

Il modello sviluppato per il mercato italiano, parte del più ampio progetto Ruschlikon, farà da apripista per progetti simili in lavorazione in altri paesi.

Il progetto è stato presentato durante il webinar “Attori o spettatori di un mercato che cambia” organizzato da Italian Insurtech Association, con la partecipazione di rappresentati dei membri del suo Steering Committee.

Che cos’è il progetto Ruschlikon Italia (RIGI)

Ruschlikon è un’iniziativa nata nel 2008 con la partecipazione di assicuratori, broker e riassicuratori, finalizzato a rendere più efficienti i processi del mercato (ri)assicurativo tramite lo scambio digitale dei dati con adozione di Standard ACORD (già largamente adottata in USA e Regno Unito). Nell’ambito del progetto sono stati creati gruppi di lavoro regionali, tra cui quello italiano (RIGI).

RIGI nasce nel 2019 con il sostegno di Swiss Re, SCOR e C Consulting, la partecipazione di buona parte degli attori locali dell’ecosistema (assicuratori, riassicuratori, broker e IT provider), e di Ania, l’Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici.

Utilizzando una serie di strumenti basati su piattaforma ACORD, il progetto mira ad adottare uno standard globale per lo scambio delle informazioni, con diversi vantaggi che spaziano dall’aumento dell’efficienza tramite l’eliminazione di processi ridondanti, ad una maggiore garanzia di monitoraggio e controllo della gestione, alla condivisione di conoscenza a vantaggio di tutti i partecipanti, ed una maggiore flessibilità agli imprevisti, per modellare il mercato verso un miglioramento nel tempo.

Come afferma Raffaele Riva, Head of P&C Business Management Italy di Swiss Re Italy:

“Con RIGI vogliamo dettare le regole di come la quarta rivoluzione industriale deve avvenire, per diventare attori attivi anziché spettatori passivi”.

Come funziona la piattaforma digitale

La piattaforma su cui si basa il progetto è sviluppata come un hub centralizzato, per permettere l’interconnessione dei diversi attori in modo più gestibile a livello tecnico e più appetibile a tutte le realtà.

Il modello di interazione è infatti articolato su vari livelli, e consente ad ogni attore di partecipare secondo il proprio grado di maturità tecnologica e operativa, con modalità d’accesso che spaziano da gateway o API per chi ne sia fornito, all’upload e alla condivisione di semplici file excel o PDF. Sarà inoltre possibile convertire tali file in linguaggio ACORD, permettendo a chiunque salga a bordo di adeguare gradualmente i propri sistemi.

La piattaforma sarà inclusiva, ovvero aperta a tutti i player attivi nel mercato italiano, sia in regime di stabilimento che in libera prestazione di servizi.

Il sistema funzionerà nel pieno rispetto delle normative sulla privacy (GDPR) e delle best practice di cyber security: tutti i messaggi e i dati scambiati saranno criptati, e la piattaforma memorizzerà soltanto i log di transito dei messaggi, non i dati trasferiti.

La piattaforma è creata con la possibilità di una futura interconnessione anche a livello internazionale, una volta che verranno implementati gli analoghi progetti che si stanno sviluppando parallelamente in altri paesi.

Ruschlikon Italia, a che punto siamo

Il progetto Ruschlikon Italia è già in lavorazione da due anni, ed è ora nella sua fase implementativa: nonostante la pandemia, nel 2020 è stato concluso con successo il primo test di trasmissione di dati reali tra assicuratore e riassicuratore.

Nell’arco di quest’anno sarà effettuato un secondo test di trasmissione, l’implementazione degli standard ACORD da parte degli IT provider e della piattaforma digitale, e il test finale di trasmissione tra assicuratori, broker e riassicuratori, con il lancio ufficiale della piattaforma previsto per il 2022.

Quali sono i costi?

Il progetto sarà avviato con una sponsorship da parte di diversi membri dello Steering Committee di Ruschlikon e di ASG-ASCORD. Non ci sarà quindi nessun costo per la realizzazione ed implementazione della piattaforma, né alcun costo di membership per i partecipanti.

Inoltre, lo scambio di messaggi sulla piattaforma non avrà costi per i primi 2 milioni di messaggi (volume stimato per corprire in media tre anni di utilizzo sul mercato italiano).

All’esaurimento della sponsorship, è previsto un costo a consumo, è stimato tra 0,06 e 0,09 euro per messaggio.

RIGI non è il primo progetto di questo tipo, perché quindi dovrebbe avere successo dove altri, come RINET più di 20 anni fa, hanno fallito?

“Un vecchio adagio recita che ‘C’è un tempo per ogni cosa’” commenta Riva, “Il fatto che questo sia il giusto tempo è dato principalmente dal combinato disposto di due fattori: un mondo ed una industria che sono già prepotentemente sulla via del digitale e la chance di farlo stabilendo come Italia le regole del gioco”.

La digitalizzazione avverrà, e già sta avvenendo, che il mondo assicurativo lo voglia a meno. La domanda diventa quindi se subirla, o se guidarla.

“Partecipare a RIGI significa investire il minimo indispensabile e cavalcare immediatamente i nuovi paradigmi dei nostri tempi.”

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Assicurazioni 2021, 14 trend che cambieranno il business

Quali sono le tendenze che nel 2021 spingeranno le assicurazioni verso il cambiamento e l’innovazione? Sono numerose e hanno diversi impatti e si possono ricondurre a due categorie: tecnologie, ovviamente, ma anche ambiente.

Nella ricerca “L’impatto dell’innovazione sul modello organizzativo delle assicurazioni”, svolta da EY con l’Italian Insurtech Association, vengono individuate 14 tendenze destinate a dominare il presente e il futuro delle assicurazioni. Tendenze che porteranno a distinguere sempre meno fra insurance e insurtech. “Non tutte sono destinate ad avere la stessa potenzialità e non tutte faranno sentire subito i loro effetti”, spiega Carlo Alberto Minasi, Chief Innovation Officer di EY. “Per esempio l’approccio data-driven è attuale e fondamentale, così come la Connected Insurance. L’Embedded Insurance invece è qualcosa di la da venire”.

Assicurazioni 2021, le 14 tendenze che cambieranno il business.

Data-driven propositions

L’approccio data driven è un trend già dominante nel settore assicurativo, che continuerà a giocare un ruolo sostanziale nelle assicurazioni 2021. Da sempre l’asset più prezioso per le compagnie assicurative, i dati assumono sempre più importanza nel mercato di oggi, e diventa fondamentale saperne sfruttare il potenziale, trasformando l’enorme mole di dati raccolti in informazioni utili su cui basare decisioni.

Open insurance/Ecosystems

Ci troviamo in un momento di transizione in cui nuovi attori entrano nel mercato assicurativo, mettendo in discussione l’esclusività delle compagnie assicurative tradizionale ed il tipo di servizi da loro offerti. Il mercato diventa così più competitivo, ma per le assicurazioni 2021 c’è lapossibilità di sinergia con nuovi interlocutori (insurtech, altri operatori finanziari e player provenienti da altri settori) aprendo nuove possibilità di ecosistema.

Digital engagement platforms

La trasformazione digitale avanza, e neanche il settore assicurativo può sottrarsi se non vuole restare indietro. Modalità innovative di interazione non devono necessariamente sostituire i canali distributivi tradizionali, ma possono piuttosto andare ad integrarli a completamento dell’offerta. In particolare, c’è molta attenzione sulle prospettive future di chatbot e assistenti virtuali.

Behavioural insurance

La Behavioural insurance vuole portare sul mercato un cambio di paradigma: dal tradizionale modello assicurativo limitato al risarcimento danni ad un modello focalizzato sulla loro prevenzione. Nonostante il trend sia ancora piuttosto acerbo, già ci sono e si moltiplicano sul mercato player che applicano logiche di reward e gamification per incentivare l’utente a seguire comportamenti virtuosi.

IoT/Connected insurance

Si inserisce nel discorso del data-driven anche un secondo trend di grande attualità: l’utilizzo di dispositivi IoT per un modello di insurance connesso, capace di sfruttare informazioni ottenute in real-time. Grazie alla crescente pervasività ed evoluzione dei dispositivi IoT presenti nella vita quotidiana, sarà possibile utilizzare una nuova mole di dati sul comportamento degli utenti, ottenuti in real-time, per migliorare i servizi di protezione e prevenzione, identificare comportamenti fraudolenti e customizzare le offerte.

Embedded/Invisible insurance

Il modello di embedded o invisible insurance prevede la copertura assicurativa come elemento all’interno di un bundle di acquisto di un prodotto o servizio. Questo nuovo approccio, basato sulla collaborazione con player non assicurativi, punta su vantaggi economico e/o di customer experience per invogliare l’utente a dotarsi in uno strumento di protezione associato al prodotto/servizio che intende acquistare.

Automated underwriting

Tra i trend derivanti dal costante sviluppo di sistemi di automazione troviamo anche quello dell’automated underwriting, o sottoscrizione automatizzata. La gestione automatica di questo step permette di migliorare e velocizzare il flusso del processo di sottoscrizione, un monitoraggio più accurato delle pratiche sottoscritte, nonché un servizio clienti di livello più alto, con la possibilità di verificare lo stato della propria pratica in qualunque momento in pochi click.

On-demand/Instant insurance

Il 2020 è stato il primo anno in cui le polizze on-demand hanno iniziato a penetrare il mercato assicurativo italiano. La domanda del consumatore digitale per servizi più smart, veloci e personalizzati è alta, il potenziale è enorme, c’è un trend positivo, ma i numeri sono ancora bassi: una fetta di mercato su cui vale la pena di puntare.

Natural catastrophes

È ancora scarsa la cultura assicurativa per quanto riguarda i rischi legati alle condizioni meteorologiche, tuttavia nel 2020, i danni portati dal clima e dagli eventi naturali rappresentano il secondo timore a livello mondiale dopo la salute. Secondo un report di Axa, in Italia siamo i primi al mondo per percezione di vulnerabilità di fronte ai rischi emergenti, ed in linea con il resto del mondo le catastrofi naturali figurano al secondo posto dei rischi percepiti, dopo la salute.

Parametric insurance

Con la transizione della domanda dell’utente verso modelli di assicurazione più flessibili, mostra potenziale anche il trend della parametric insurance, prodotto assicurativo che si discosta dall’offerta tradizionale offrendo pagamenti predefiniti in base ad un certo un evento trigger (catastrofe naturale in una certa area, raggiungimento di un certo indice di mercato…) anziché all’effettivo danno che ha causato all’utente.

Mobility

Anche quest’anno la mobilità sarà un trend importante del settore: per quanto la pandemia abbia limitato gli spostamenti, si sono nel contempo diffusi nuovi player e nuovi modi di muoversi (una tra tutti la micromobilità), che aprono nuove sfide e potenzialità.

AI/ML/Predictive analytics

Tornando all’inevitabile trasformazione digitale del settore, sempre più importanza assumeranno le tecnologie di Intelligenza Artificiale, Machine Learning e Predictive Analysis, strumenti sempre più raffinati di automazione, gestione dei dati e dei processi, personalizzazione e creazione di nuove offerte a misura di utente.

Cyber Security Risk

Resta un trend dominante anche quello della cyber security, per cui continua a crescere la consapevolezza di utente e aziende, quest’anno in particolare con la massiccia transizione a sistemi di smartworking che rischiano di aprire i sistemi informatici delle compagnie a nuove vulnerabilità.

Sustainability

La sostenibilità, ambientale e sociale, è un trend sempre più emergente in vari settori, e l’utente comincia a prendere in considerazione fattori di sostenibilità anche nella scelta dell’assicurazione, sarà quindi un fattore importante da tenere in considerazione per tutti i player. Tra i temi più sentiti in Italia: lotta alle attività illegali, sostegno alla salute pubblica, lotta al cambiamento climatico.

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