Polizze digitali: entro il 2030 saranno l’80% del totale, essenziale investire in insurtech

La transizione digitale nel settore assicurativo sta accelerando: se a livello mondiale nel 2020 le polizze digitali rappresentavano solo il 23% del totale (polizze digitali che comprendono: assicurazioni vendute da compagnie che operano solo online, polizze phigital, cioè polizze vendute sia online che di persona, polizze tradizionali, ma proposte attraverso piattaforme digitali), si stima che nel 2030 arriveranno all’80%, con una crescita media percentuale annua del valore del 22%. È quanto emerge dall’Indagine sul mercato Insurtech e la penetrazione delle polizze digitali al 2030, realizzato da IIA – Italian Insurtech Association, l’associazione che riunisce oltre 200 player del settore assicurativo Italiano, in accordo con Global Insurtech Alliance e che ha coinvolto 155 protagonisti del settore in 7 mercati europei, quali Italia, Spagna, Germania, Austria, Francia, Olanda e Polonia.

Secondo le stime di mercato del report di Bain&Company Insurance 2030: as risk mount, insurers aim to augment protection with prevention, a livello mondiale il valore complessivo dei premi legati a polizze digitali raddoppierà entro il 2030, passando dai 5 trilioni di dollari del 2020, ai 10 trilioni del 2030. Non solo, secondo l’indagine a cura di IIA, l’aumento dei premi sarà accompagnato dall’entrata sul mercato di nuovi player, che copriranno il 20% del mercato, come nuove compagnie technologiche, MGAs, Start up ed Aziende terze, che al momento non vengono riconosciute da Regolatori Assicurativi. Questi nuovi soggetti saranno in grado di realizzare volumi di premi per circa 1,9 trilioni di dollari.

Polizze digitali, cosa spingerà la crescita

I fattori che contribuiranno a far crescere più velocemente il mercato entro il 2030 saranno: l’embedded insurance, ovvero le coperture assicurative offerte come servizio aggiuntivo assieme all’acquisto di un prodotto o servizio (per un valore di 730 bilioni di dollari), i prodotti distribuiti in ottica B2B2C, ovvero digital bancassurance, ma anche distribuzione tramite telco, utilities, e-commerce e altri player non assicurativi che integreranno la propria offerta con prodotti assicurativi (840 bilioni di dollari), nuovi prodotti per nuovi bisogni, atti a soddisfare nuove esigenze come la micro mobilità, la sharing economy, la connect mobility, la health-tech economy (840 bilioni di dollari) e prodotti legati al welfare (300 bilioni di dollari).

A fare da traino a questo incremento sarà in primo luogo la flessibilità della nuova offerta assicurativa (per il 33% degli intervistati), grazie in particolare allo sviluppo delle polizze on demand, ovvero le instant, che si attivano al momento dell’acquisto; le micro, ristrette ad un periodo temporale ristretto o ad un singolo evento; pay-per-use, pagabili sulla base del reale utilizzo; inclusive, offerte in bundling a un prodotto o servizio venduto in modalità digitale.

Fondamentali gli investimenti in insurtech e open insurance

“L’incremento nell’utilizzo di piattaforme digitali spingerà la crescita del mercato assicurativo nei prossimi anni, basti pensare al raddoppio previsto al termine di questo decennio”, commenta Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di IIA “Anche il volume generato dagli operatori esistenti – compagnie assicurative e intermediari – vedrà un forte incremento del valore, dai 5 agli 8 trilioni di dollari. È fondamentale però che questi player investano in insurtech. A differenza delle altre industry che con l’arrivo della digital transformation hanno visto un mantenimento delle dimensioni dell’industria ed in certi casi anche un ridimensionamento, per il settore assicurativo la digitalizzazione non imoplica solo un value transfer dall’analogico al digitale ma un vero e proprio ampiamento del mercato grazie ad una nuova offerta flessibile che permette di servizi segmenti di clientela, sia Retail che Corporate, al momento non servizi e quindi sott-assicurati. L’avvento del digitale va quindi ad incidere su quella fetta di mercato ancora sottopenetrata dall’offerta assicurativa, offrendo così un nuovo potenziale. Grazie all’open insurance sarà possibile allargare la base utenti di polizze assicurative, intercettando anche quei consumatori ora esclusi dai canali tradizionali”.

Dall’indagine emerge inoltre come gli investimenti in tecnologie insurtech passeranno dai 9.4 bilioni di dollari nel 2020 ai 155 bilioni nel 2030, con una crescita percentuale media del 32,7%. Grazie alla continua ricerca e all’aumento degli investimenti in tecnologie quali Intelligenza Artificiale, cloud computing, uso dell’apprendimento automatico, etc. si stanno sviluppando nuove soluzioni, come l’offerta di polizze ultra personalizzate, assicurazioni sociali. L’utilizzo di nuovi flussi di dati da dispositivi abilitati a Internet consentirà di valutare dinamicamente i premi. L’Insurtech può inoltre aiutare a prevedere in modo più puntuale quali siano le esigenze dei consumatori, quante polizze verranno sottoscritte, affinandone in questo modo il processo decisionale e la pianificazione assicurativa.

Polizze digitali, le tecnologie più impattanti

Infine, per quanto riguarda le tecnologie che maggiormente incideranno nel 2030, il campione intervistato indica principalmente la gestione dati (per il 33%), le interfacce operatore evolute (per il 25%); a seguire l’Intelligenza Artificiale (17%), la blockchain (9%),  la realtà aumentata e la realtà virtuale (9%). L’impatto maggiore di queste tecnologie si vedrà sulla digitalizzazione dei sistemi Legacy (per il 25%), nella distribuzione (20%), nella configurazione e gestione dei prodotti (20%), nella gestione delle richieste di indennizzo (15%), nella profilazione (7%) e nell’integrazione dell’ecosistema (7%).

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Open Insurance, exit per Neosurance: il broker MAG acquisisce la maggioranza della scaleup

È exit per la scaleup italiana Neosurance. Il Gruppo MAG, da oltre quarant’anni broker assicurativo italiano per le aziende che operano nel mercato nazionale e internazionale, ha acquisito la maggioranza dell’insurtech, che opera come broker digitale e abilitatore tecnologico in Unione Europea, Regno Unito, America e Far East.

Con l’acquisizione del 50,065% del capitale, MAG contribuirà ad accelerare lo sviluppo di soluzioni innovative a livello di prodotto, processo e canale. Confermata la presenza nell’asset societario dei suoi soci fondatori, Neosperience SpA e Digital Tech Srl.

L’operazione contribuirà a promuovere la diffusione del nuovo paradigma distributivo dell’open insurance, volto a proporre a imprese, consumatori, dipendenti e altri intermediari un’offerta di polizze più accessibile, trasparente ed integrata.

Chi è Gruppo MAG

Ha quasi un secolo di storia il Gruppo MAG, impresa familiare italiana che vede la famiglia impronta alla sua terza generazione. Uno dei maggiori gruppi di brokeraggio assicurativo italiano, il gruppo ha l’obiettivo di offrire soluzioni efficienti ai bisogni di aziende e clienti con servizi non standard.

Con oltre 8.000 aziende clienti in quasi 150 Paesi e più di 300 milioni di polizze gestite solo in Italia, MAG ha una spiccata propensione all’innovazione e un focus sulla personalizzazione.

“Il Gruppo MAG ha solide radici nella cultura imprenditoriale italiana e promuove i valori che la caratterizzano, con uno sguardo costantemente rivolto all’innovazione. La trasformazione digitale che stiamo vivendo sta rivoluzionando anche il settore assicurativo e reputo fondamentale porsi attivamente all’interno dei nuovi scenari” dichiara il Predidente Pierluca Impronta. “Per questo motivo l’accordo con Neosurance rappresenta un’opportunità importante che ci permetterà di essere sempre più flessibili e lungimiranti rispetto alle esigenze di aziende e persone”.

Neosurance, la scaleup italiana dell’open insurance

Fondata a Milano nel 2016, Neosurance è una scaleup insurtech globale e broker assicurativo digitale.

Offre alle aziende e alle community digitali una piattaforma API e di front-end completamente integrabile e personalizzabile, per consentire la distribuzione di polizze istantanee, pay-per-use e a subscription, direttamente su smartphone, al cliente giusto e nel momento giusto.

Qui un’intervista al CEO Pietro Menghi

MAG e Neosurance insieme per l’Open Insurance Platform as a Service

Da un lato il Gruppo MAG, con il suo network e il suo approccio mirato ad offrire soluzioni sempre più efficaci e personalizzate. Dall’altro le competenze distintive di Neosurance che, attraverso digitalizzazione e ibridazione di canali di vendita, abilitano la distribuzione B2B2C di polizze innovative mediante app, piattaforme e digital properties delle aziende clienti e partner di entrambe le società.

L’accordo permetterà a Neosurance di accelerare la propria crescita internazionale su un network globale di player assicurativi, riassicurativi e di business partner distributivi, beneficiando di una vasta rete commerciale. Il Gruppo MAG spingerà sulla digitalizzazione, abilitando nuovi modelli di revenue e business su larga scala, in linea con il proprio approccio consulenziale, che punta a rispondere con soluzioni efficienti e personalizzate ai bisogni di aziende e persone.

La sinergia industriale tra le due realtà agevolerà l’accesso a nuovi mercati b2c sia scalando prodotti innovativi già lanciati sul mercato da Neosurance, come coperture furto pay-per-use, micro-assicurazioni istantanee per sport e viaggi e polizze salute attivabili in pochi click, sia creando soluzioni di protezione e assistenza completamente nuove.

In quest’ottica, la “Open Insurance Platform as a Service” ideata e sviluppata da Neosurance coniuga intelligenza artificiale, scienze comportamentali, compliance assicurativa e user experience design, per favorire un’integrazione sempre più efficace con i contesti digitali in cui oggi viviamo.

“Lavoreremo insieme a un’intensa roadmap di progetti, che aprirà finalmente le porte all’applicazione su larga scala dei paradigmi dell’Open Insurance in Italia e all’estero” commenta Pietro Menghi, CEO di Neosurance. “Per innovare davvero questo settore e aumentare la capacità di resilienza di milioni di individui e famiglie, la tecnologia da sola non basta: è fondamentale la spinta di operatori fortemente integrati nel territorio, riconosciuti sui mercati e con una chiara visione del futuro. Siamo felici di portare con MAG l’innovazione a livello di sistema, massimizzando l’impatto economico e sociale delle assicurazioni”.

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Apre la sandbox insurtech: che cos’è e quali i vantaggi?

Novembre 2021 è il mese della prima svolta per la regolamentazione dell’ecosistema insurtech: si aprono lunedì 15 le candidature per partecipare alla sandbox regolamentare promossa dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in collaborazione con l’Ivass, la Banca d’Italia e la CONSOB.

Un progetto essenziale per abilitare la trasformazione digitale del settore assicurativo, che si scontra oggi con lo scoglio della mancanza di una normativa adeguata.

Ma cos’è esattamente una sandbox?

Letteralmente la sabbiera, il recinto di sabbia che usano i bambini per giocare, una sandbox è un ambiente controllato con regole semplificate e costi contenuti per testare nuovi prodotti o servizi innovativi, su scala ridotta e per un tempo limitato.

Già largamente usata all’estero, si tratta di uno strumento facilitatore dell’innovazione all’interno di contesti con normative complesse come, appunto, fintech e insurtech.

I benefici di una sandbox regolamentari non si limitano alla maggiore libertà di sperimentazione per le startup, ma coinvolgono anche gli investitori, che saranno incoraggiati a finanziare progetti in Italia grazie alla presenza di un quadro normativo semplificato e al tempo stesso regolamentato, quindi a contenuto rischio.

E non solo: l’Ivass – l’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni – utilizzarà la sandbox insurtech come banco di prova per valutare i progetti innovativi e attuare gli interventi normativi necessari per agevolare lo sviluppo tecnologico e digitale del settore assicurativo, riducendo i potenziali rischi.

Scopri di più sul progetto sandbox insurtech

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Nathalie Dorè (BNP Paribas Cardif): ecco come portiamo innovazione e più accessibilità nelle assicurazioni

Innovazione interna e open innovation, con un occhio attento all’accessibilità per portare l’assicurazione a tutti coloro che ne hanno bisogno: è la ricetta di innovazione di BNP Paribas Cardif.

Nathalie Dorè, Chief Digital and Acceleration Officer alla guida dell’accelerazione digitale e del Gruppo, in questa intervista a InsuranceUp racconta come funziona la “macchina” che lavora per il raggiungimento della mission dell’azienda.

Mission che torna nel tema di Open-f@b Call4Ideas 2021, ottava edizione dell’open innovation contest promosso in collaborazione con InsuranceUp: “l’Assicurazione + Accessibile”. A fine novembre si conosceranno i vincitori, che saranno selezionati con un obiettivo preciso: individuare soluzioni per essere sempre più vicini ai clienti, per offrire protezione a quante più persone possibili, con un focus su inclusività, semplicità e accessibilità.

Segui qui l’evento finale del 25 novembre 2021

Partiamo dalle basi: com’è strutturata l’attività di innovazione all’interno di BNP Paribas Cardif?

In BNP Paribas Cardif, l’attività di innovazione è organizzata in tre step principali: Esplorazione, Sperimentazione e Industrializzazione.

La fase di Esplorazione consiste nel ricercare idee innovative interessanti, tra contest come Open-F@b Call4Ideas, iniziative interne e attività di scouting.

Nella fase di Sperimentazione testiamo il mercato con progetti pilota o su piccola scala, per verificare nel concreto la portata innovativa del nuovo prodotto ed il suo potenziale di crescita. Utilizziamo una metodologia lean startup, un processo dedicato per lavorare con le piccole realtà innovative: all’interno delle nostre Innovation Factory, il cui cuore per l’Europa è il nostro acceleratore BivwAk!, testiamo le proposte delle startup e otteniamo la risposta degli utenti finali. È qui che si ferma la corsa di quei progetti che potevano sembrare interessanti in teoria, ma non stimolano l’“appetito” del mercato. Cruciale in questa fase è essere veloci, per differenziare in fretta i progetti su cui continuare ad investire da quelli senza futuro.

Infine, ultima ma non meno importante, è la fase di industrializzazione, dove i progetti più interessanti vengono strutturati su larga scala, pronti ad affrontare il mercato. È uno step spesso sottovalutato che invece fa la differenza tra un progetto di successo e un bel PoC senza alcun vero impatto.

Per dare un’idea dei numeri, in media acceleriamo con questo metodo 8 progetti all’anno in Asia e 6 in Europa, di cui il 25% arrivano alla fase di industrializzazione.

Per sperimentare le innovazioni più disruptive utilizziamo sandbox, ambienti controllati e protetti per testare nuovi prodotti. Abbiamo un’Innovation Factory per ogni regione: una in Asia, una in Europa e una in costruzione in America Latina.

E a livello locale?

Per quanto riguarda i diversi Paesi in cui operiamo, la nostra politica è quello fornire a tutti gli strumenti e le best practice necessarie ad innovarsi e di “esportare” le migliori innovazioni di ogni area locale alle altre. Così facendo creiamo un sistema virtuoso dove il meglio di ognuno è valorizzato ed esteso a tutte le altre aree dove quel tipo di innovazione può essere applicata.

Abbiamo a questo scopo programmi come l’annuale Innovation Ambassador Program, dove ognuno dei 33 Paesi partecipanti presenta le sue migliori iniziative innovative d’impatto. Assieme agli Head of Strategy e Head of Region delle varie aree valutiamo quali abbiano il maggior potenziale a livello di compagnia. Gli Ambassador selezionati poi si occupano per l’anno successivo di organizzare sessioni di formazione, in cambio di visibilità sia all’interno del gruppo sia in grandi eventi di innovazione.

Qual è il peso dell’open innovation all’interno dell’innovazione di BNP Paribas Cardif?

Crediamo che l’open innovation sia una parte fondamentale del nostro percorso. L’innovazione è nel DNA di BNP Paribas Cardif fin dalla sua nascita. Abbiamo sempre investito sia in innovazione interna sia in collaborazioni con compagnie e startup: sono come due “gambe” per la compagnia, entrambe ugualmente importanti

Siamo sempre al lavoro per migliorare i nostri processi e la nostra capacità di assorbire e sviluppare innovazione. Principalmente ci stiamo concentrando su tre assi: trovare nuove collaborazioni con partner B2B2C come banche o retailers, investire in piattaforme digitali, e spingere sull’impatto sociale, in particolare tramite l’accessibilità – progetto per cui un importante pillar è il nostro contest di open innovation Open-f@b Call4Ideas.

Che cosa significa per una compagnia come BNP Paribas Cardif essere più accessibile?

Rendere l’assicurazione più accessibile vuol dire renderla fruibile da tutte le persone che hanno bisogno di protezione. Oggi vediamo ancora, a livello globale e in Italia in particolare, un grande “protection gap”, ovvero una vasta fetta di popolazione che non ha alcuna copertura assicurativa. Maggiore accessibilità significa raggiungere più persone e diminuire questo “buco” di protezione. Nel concreto significa prima di tutto offrire prodotti assicurativi più semplici, chiari e trasparenti, dando alle persone la possibilità di capire come funzionino e come possano proteggerli.

Qual è il ruolo della tecnologia in questo processo?

La tecnologia e il digitale sono strumenti molto importanti a questo scopo.

Il digitale può essere prima di tutto un nuovo canale, più efficiente di quello tradizionale. È attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e permette di sottoscrivere un’assicurazione e avere accesso a claim e a tutti gli altri servizi in qualsiasi momento ce ne sia bisogno.

Ma non solo: è essenziale perché permette di educare il consumatore. Grazie all’accesso a internet, è uno strumento prezioso per aumentare la consapevolezza del rischio e le opportunità di protezione. Vediamo per esempio la questione del rischio informatico per bambini e ragazzi, e come la tecnologia digitale può aiutare le famiglie ad essere proattive nel proteggere i propri figli.

Crediamo che il canale digitale sia solo un punto di partenza. Vogliamo spingerci oltre, per fare il digitale ed essere digitali a tutto tondo, a partire dal modo di pensare e progettare i nuovi prodotti assicurativi di domani.

Questo è un percorso che non affrontiamo da soli, ma fianco a fianco con i nostri collaboratori e altre realtà innovative.

Qual è la posizione di BNP Paribas Cardif rispetto al crescente trend dell’Open Insurance?

La trasformazione del settore assicurativo verso un sistema aperto è qualcosa che abbiamo già visto nel settore finanza con la diffusione dell’Open Banking. Di fronte a questa trasformazione, le strade sono due: si può essere reattivi, e limitarsi ad adeguarsi alla transizione in atto, oppure proattivi, e cercare di cavalcarla.

BNP Paribas Cardif si muove all’interno di un’architettura aperta. Riguardo all’Open Insurance, ci prospettiamo due possibili approcci: offrire soluzioni ad altri player con un approccio “as a service” e usare gli asset di altri player con un approccio “as a platform”. Stiamo al momento lavorando su entrambi.

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Pronta la sandbox insurtech per sperimentare i progetti di innovazione nelle assicurazioni

C’è una bella notizia per insurtech e compagnie d’assicurazioni in tutta Italia: nasce una sandbox regolamentare per il settore, un progetto realizzato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in collaborazione con l’Ivass, la Banca d’Italia e la CONSOB.

Come si legge sul sito ufficiale dell’Ivass, si tratta di “un ambiente controllato nel quale operatori tradizionali e del fintech / insurtech potranno testare prodotti e servizi tecnologicamente innovativi beneficiando di un regime semplificato transitorio, in costante dialogo e confronto con le Autorità di vigilanza.”

Dal 15 novembre 2021 al 15 gennaio 2022 sarà possibile presentare all’Ivass le richieste di ammissione.

Perché una sandbox regolamentare?

Quello della mancanza di regolamentazione adeguata è uno dei più grossi ostacoli per lo sviluppo del modello open insurance, e per la trasformazione digitale del settore assicurativo in generale. È per questo che l’iniziativa rappresenta un importante passo avanti per la digitalizzazione del settore in Italia.

Commenta Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di IIA e Founder di YOLO: “Secondo l’Italian Insurtech Association è una iniziativa UNICA per creare sperimentazione, metriche e nuove iniziative. Speriamo vivamente i progetti siano numerosi e di qualità”.

Come funziona la sandbox regolamentare per l’insurtech

La sandbox agisce come un ambiente controllato all’interno del quale sarà possibile testare prodotti e servizi tecnologicamente innovativi in ambito insurtech e fintech, beneficiando di un regime semplificato e transitorio.

L’Ivass utilizzarà la sandbox come banco di prova, per valutare i progetti insurtech e attuare gli interventi normativi necessari per agevolare lo sviluppo tecnologico e digitale del settore assicurativo riducendo i potenziali rischi.

Come sperimentare nella sandbox

Dal 15 novembre 2021 al 15 gennaio 2022, e in seguito in altre finestre temporali determinate dalle autorità, sarà possibile presentare richiesta d’ammissione tramite il modulo scaricabile in questa pagina.

Potranno partecipare attività “significativamente innovative”, in uno stato sufficientemente avanzato per la sperimentazione e sostenibili da un punto di vista economico e finanziario.

Qui i criteri per la valutazione stabiliti dall’Ivass.

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Amazon spinge sulle assicurazioni: cos’è Amazon Insurance Accelerator

Negli ultimi anni, tra le sue varie “esplorazioni” in settori complementari, Amazon si è gradualmente affacciato anche nel mondo assicurativo. Dopo la collaborazione siglata con l’unicorno insurtech Next Insurance, il gigante e-commerce i compie un nuovo passo con il lancio del suo Amazon Insurance Accelerator: un servizio per supportare i venditori nella scelta e adozione di coperture assicurative a buon prezzo e da provider affidabili da affiancare ai propri prodotti.

Scrive Amazon nel suo blog:

“A lungo i nostri venditori sono stati tenuti a ottenere un’assicurazione sulla responsabilità per danni causati dai propri prodotti, e vogliamo renderlo più facile e conveniente. Abbiamo lavorato con un broker assicurativo per creare Amazon Insurance Accelerator, un network di fornitori di assicurazioni controllati che valuterà e, in caso sia necessario, offrirà un’assicurazione di responsabilità civile a tariffe competitive ai venditori idonei. I venditori pagheranno solo il costo dell’assicurazione stessa.”

Un nuovo strumento che non sarà obbligatorio utilizzare, precisa Amazon: i venditori potranno continuare a ottenere coperture assicurazione da qualsiasi provider autorizzato. Il servizio Amazon Insurance Accelerator viene incontro a tutti quei business, specialmente di piccole e medie dimensioni, che trovino difficoltà nel compiere questa scelta da soli, o siano interessati a tariffe agevolate.

“Amazon ha lanciato questo nuovo servizio in concomitanza con l’abbassamento a $10K della soglia di fatturato mensile oltre la quale Amazon richiede ad un venditore di dotarsi di una polizza RC Prodotti” scrive Yuri Poletto, Insurance Open Innovation Consultant e Responsabile dell’Osservatorio Open Insurance di Italian Insurtech Association. “Un ulteriore passo di Amazon nel mercato assicurativo, un’ottima notizia per il mercato che non potrà che beneficiare della maggiore concorrenza esercitata da questa mossa di Amazon.”

Il network, per la creazione del quale Amazon si è avvalsa della collaborazione del broker assicurativo Marsh, includ e Chubb, Harborway Insurance underwritten by Spinnaker Insurance Company, Hiscox, Liberty Mutual Insurance, Markel, e Travelers. Per la digitalizzazione delle polizze e dei processi il network si avvale invece dei servizi offerti dalle insurtech BOLD PENGUIN e Simply Business.

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Open Insurance, le prospettive per un (corretto) approccio normativo

Per crescere e diffondersi, il modello Open Insurance ha bisogno di un quadro normativo. È un concetto riconosciuto dalla maggioranza dei suoi promotori, ma un’operazione più facile a dirsi che a farsi.

Così come con l’Open Banking, l’assicurazione aperta tocca temi estremamente sensibili come la privacy e l’utilizzo e la condivisione dei dati del consumatore. Tuttavia, il suo ambito applicativo è più esteso e complesso rispetto a quello che regolamenta il mondo delle banche e del fintech, e richiede particolare attenzione per trovare un giusto equilibrio tra apertura e sicurezza.

L’approccio normativo applicato all’Open Insurance è stato il tema di una delle tavole rotonde che hanno accompagnato la presentazione del report 2021 dell’Osservatorio Open Insurance di Italian Insurtech Association, una finestra sullo stato attuale del modello di assicurazione aperta in Italia e delle sue prospettive.

Il confronto ha portato a galla gli ostacoli principali e i necessari fattori da tenere in considerazione nella stesura di una regolamentazione del modello aperto applicato alle assicurazioni. Ecco cosa è emerso.

Il primo passo: definire cos’è Open Insurance

Il primo scoglio che si pone alla creazione di una normativa per il modello di Open Insurance sta proprio nel concetto stesso di assicurazione aperta: non esiste ad oggi una chiara definizione di Open Insurance e dei suoi esatti ambiti di applicazione.

Su questo tema EIOPA (European Insurance and Occupational Pensions Authority), l’istituzione per la regolamentazione finanziaria dell’Unione Europea, ha pubblicato un discussion paper basato sulle sue indagini: “Open Insurance: Accessing And Sharing Insurance-Related Data.”

“Le recenti iniziative dell’Unione Europea riconoscono l’importanza dell’innovazione data-driven e dello scambio dei dati nel mercato interno EU” spiega Andres Lehmets, Insurtech Expert del Consumer Protection Department EIOPA. “Il GDPR è nato per la protezione delle persone rispetto all’utilizzo dei loro dati personali, ed è stato consolidato per l’industria finanziaria con la PSD2, che ha segnato un passo importante verso la condivisione dei dati, con il consenso del consumatore, tra istituzioni bancarie e terze parti per creare nuovi servizi.”

“Tuttavia” continua Andres, “L’ambito applicativo della PSD2 è limitato ai pagamenti. L’Open Insurance non ha una chiara definizione. Oggi esistono sia una sua interpretazione in senso stretto sia un’applicazione più ampia. E non esiste una legislazione analoga alla PSD2 per alcuni suoi ambiti d’interesse, come i fondi pensione e i prodotti assicurativi. Per questo abbiamo messo insieme questo discussion paper per analizzare il tema e decidere i prossimi passi”.

Il primo sarà, necessariamente, definire cosa si intenda esattamente per assicurazione aperta.

“Non ci aspettiamo che una regolamentazione per l’Open Insurance sia un copia incolla della PSD2 usata per l’Open Banking” afferma Dario Focarelli, Direttore Generale ANIA. “I dati gestiti dalle compagnie assicurative sono molto più complessi e sensibili rispetto a quelli di cui si occupa la PSD2. Sarà necessario una regolamentazione ad hoc, e naturalmente una chiara definizione di cosa vogliamo regolamentare”.

Mettere in conto i nuovi player nella normativa

La regolamentazione per l’utilizzo dei dati nel modello di assicurazione aperta dovrà inoltre confrontarsi con l’entrata nel settore di nuovi attori cross industry, per loro natura meno regolamentati rispetto alle assicurazioni, e garantire una competizione leale.

“Sono due i temi di cui tenere conto” spiega Andres Lehmets, “La distribuzione, e la competizione. L’Open Insurance abilita nuovi canali di distribuzione tramite la collaborazione con attori esterni al settore assicurativo. Tuttavia, l’entrata nel settore di questi nuovi player porterà a una maggiore competizione. La regolamentazione giocherà un ruolo molto importante per assicurare che tutti i player seguano le stesse regole e si confrontino con gli stessi rischi”.

“Sono due i topic da tenere in considerazione” aggiunge Dario Focarelli, “Uno, il consumatore deve avere lo stesso livello di protezione dei dati a prescindere dal tipo di compagnia con cui si interfacci. Due, è necessaria un’equa distribuzione dei costi tra tutti gli attore, specialmente per la creazione della nuova infrastruttura.”

La competizione con i nuovi player sarà senza dubbio ardua per le compagnie assicurative, che si troveranno a confrontarsi, per esempio, con grandi aziende del big tech, telecomunicazioni ed energia. Per le quali, al momento, la regolamentazione per l’uso dei dati è molto più blanda, e permette la monetizzazione dei dati comportamentali raccolti – il che mette in una posizione di svantaggio le assicurazioni, a cui questo non è concesso.

“La parola chiave è reciprocità” conclude Focarelli, “Sarà importante costituire una base legale perché, oltre a permettere ad attori esterni l’accesso dei dati delle compagnie assicurative, anche le compagnie assicurative abbiano accesso ai dati disponibili al loro concorrenti. Creare un sistema di Open Insurance efficace significa creare un intero ecosistema dove tutti gli attori hanno gli stessi strumenti. Si potrebbe pensare di permettere l’accesso anche ai dati del settore pubblico, per migliorare prodotti e servizi assicurativi per i cittadini”.

Perché l’Open Insurance è importante in Italia

Nonostante gli scogli normativi, l’acquisizione di un modello di assicurazione aperta porterebbe grandi vantaggi, specialmente qui in Italia.

Non solo spingerebbe la digitalizzazione di un settore ancora molto indietro rispetto alla domanda del nuovo – ma ormai predominante – consumatore digitale. “L’Open Insurance permetterebbe di mettere a disposizione prodotti e servizi assicurativi all’interno di servizi terzi, aumentando l’accessibilità e l’attrattività per il consumatore” spiega Andrea Lorenzoni di Accenture.

Questo darebbe una decisiva spinta al mercato, proponendo coperture assicurative in parallelo ad un servizio/prodotto “concreto”, come ad esempio l’acquisto di un’auto o di un viaggio. In altre parole, porterebbe la copertura assicurativa dove e quando sorge un bisogno puntuale, incentivando il consumatore ad usufruirne.

“Ci aspettiamo che questa spinta aiuti a colmare il “protection gap” italiano, e sollevare l’italia dalla posizione di uno dei Paesi del mondo occidentali più sotto-assicurati” conclude Lorenzoni.

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Il cliente al centro: come l’open insurance abilita un approccio customer centric

Può il modello Open Insurance abilitare un approccio customer centric nella trasformazione dell’assicurazione? Mettere il cliente al centro è una strategia essenziale per il mondo assicurativo, e continuerà ad esserlo anche con la sua trasformazione. Tuttavia, a differenza di altri comparti, sono ancora pochi i casi di utilizzo dei dati a sostegno di un approccio customer centric nel settore insurtech.

Questa questione è stata uno dei maggiori topic di interesse esplorati in occasione del webinar di Presentazione del report 2021 Osservatorio Open Insurance a cura di Italian Insurtech Association in collaborazione con Accenture.

L’Open Insurance è un’onda già partita: il quadro in Italia

Nel corso del keynote speech “Ripensare l’approccio customer centric per cogliere le opportunità dell’Open Insurance: una nuova strategia di crescita per le compagnie tradizionali”, Stefano Maggioni e Alena Tsishchanka di SAS hanno portato ad esempio il caso d’uso del progetto vincitore del Celent model insurer award 2020, per esplorare le potenzialità dell’Open Insurance in rapporto ad una strategia customer centric, e la sua compatibilità con l’approccio tradizionale.

In particolare, due le domande affrontate: Possono innovazione e Open Insurance migliorare il rapporto con la rete di vendita tradizionale? E come può l’accesso a nuovi dati contribuire a personalizzare i prodotti tradizionali?

Open Insurance, le opportunità per la customer satisfaction

“Il progetto parte dalla collezione di dati sul cliente: normali dati di anagrafica, dati specifici all’attuale momento della sua vita, dati comportamentali sulla sua quotidianità” spiega Stefano Maggioni, Presales Manager Advanced Analytics & AI di SAS, “Raccogliere queste informazioni ha lo scopo di far emergere le necessità reali della persona, così da indirizzare la copertura assicurativa ai suoi bisogni.”

L’acquisizione dei dati comportamentali può essere una patata bollente, poiché va a interferire nella sfera della privacy e delle sue normative. Tuttavia, si tratta un di un problema che grazie alle nuove tecnologie può essere superato.

Innanzitutto, buona parte di questi dati possono in realtà essere ottenuti analizzando accuratamente dati già interni alla compagnia, come mail e interazioni con customer service. Inoltre, possono venire in aiuto sistemi di intelligenza artificiale e machine learning.

“Queste tecniche permettono di costruire una micro-segmentazione, in modo da trovare clienti simili tra di loro senza la necessità di tutte le informazioni di profilazione per tutti i clienti, in una logica peer-to-peer” precisa Maggioni.

Quali sono le potenzialità di questa iper-profilazione?

Da una parte, permettere di trovare i gap di protezione di ogni cliente, così da offrire servizi personalizzati in base alle esigenze percepite – un sistema di raccomandazione che, grazie al modello di assicurazione aperta, è accessibile e semplice da utilizzare anche per attori cross-industry come telco o mobilità.

Dall’altro lato, l’iper-profilazione consente di capire “quali sono i clienti più recettivi a determinate sollecitazioni di prodotto, aumentando la retention delle campagne e proponendo offerte più personalizzate, con l’effetto di aumentare la customer satisfaction”. Una skill, ricorda Maggioni, essenziale all’interno di un mercato che sarà sempre più competitivo.

Open Insurance per il modello customer centric, quali le sfide?

“Sono tre le sfide principali del modello customer centric, che l’open insurance può aiutare a superare attraverso l’utilizzo dati” afferma Alena Tsishchanka, Insurance Leader EMEA di SAS. “Prima di tutto, sfruttare appieno il potenziale dei clienti esistenti. Poi, essere riconosciuti dal cliente come una compagnia in grado di capire e soddisfare i suoi bisogni nei momenti giusti. Infine, ottenere la fiducia della rete di vendita nell’efficacia di una collaborazione e nelle informazioni fornite dalla direzione di marketing e vendite”.

La coesistenza tra assicurazione tradizionale e innovazione è quindi non solo possibile, ma facilitata dall’Open Insurance. Il modello aperto apre la strada alla possibilità di avere più informazioni e combinare la (tradizionale) empatia umana con la (innovativa) capacità elaborativa e analitica dell’intelligenza artificiale applicata ai dati.

I dati diventano così uno strumento per conoscere meglio il cliente, fermo restando la necessità di saper leggere tra le righe e capire i bisogni del cliente meglio di lui. Perché, come disse Ford, “Se avessi chiesto ai miei clienti cosa avessero voluto, la loro risposta sarebbe stata: cavalli più veloci.”

“Fondamentale ora è convergere” conclude Tsishchanka, “Combinare l’innovazione e il focus sul cliente con quello che la compagnia può offrire. Oggi abbiamo tutti gli strumenti necessari per farlo accadere.”

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Ecosistema Open Insurance in Italia: a che punto siamo e quali sono gli ostacoli?

Parlare di Open Insurance significa parlare di Ecosistema Open Insurance. Così come è successo con l’Open Banking, il modello di assicurazione aperta sposta il focus dalla singola compagnia a una rete aperta e collaborativa di attori, legati tra loro dalla condivisione dei dati, per la creazione sinergica di nuove offerte e servizi sempre più vicini ai nuovi bisogni del consumatore digitale.

L’ecosistema Open Insurance in Italia è stato il tema di una delle tavole rotonde che hanno accompagnato la presentazione del report 2021 dell’Osservatorio Open Insurance di Italian Insurtech Association, che scatta una fotografia dello stato attuale del modello di assicurazione aperta in Italia e delle sue prospettive.

Dal dibattito è emerso il quadro di un ecosistema ancora agli albori, in fase fortemente sperimentale, ma spinto dall’accelerazione digitale portata dalla pandemia e dalla nascita di nuovi bisogni e abitudini di un cliente sempre più disposto a concedere i propri dati per avere servizi più vantaggiosi e personalizzati.

Il dato è la questione centrale attorno a cui ruota il futuro dell’Open Insurance: quanto il cliente assicurativo è disposto a condividere?  Che cosa chiede in cambi? Come garantire la sicurezza di questo scambio?

Ecosistema Open Insurance in Italia, il quadro attuale

Esattamente come è accaduto per l’Open Banking, la pandemia è stato un fondamentale acceleratore del processo di trasformazione digitale. Come sottolinea Michele Serra (Generali Jeniot), l’emergenza sanitaria ha determinato un’evoluzione dei processi operativi core delle aziende assicurative, come sottoscrizione e post vendita, incoraggiando in molti player anche tradizionali un modello ibrido, dove il contributo umano si focalizza perlopiù su consulenza e processi a maggior valore, lasciando le attività più meccaniche agli strumenti digitali.

Parallelamente nel settore assicurativo comincia a svilupparsi un’ottica di ecosistema, con la creazione di offerte in partnership tra diversi player (anche non assicurativi) per offrire ai clienti servizi sempre più completi.

L’Italia si trova ancora in una fase di sperimentazione, sia in termine di prodotto sia di processo” fa notare Francesco Dal Piaz, Country Manager Italy & Spain di WAKAM. “Rispetto ad altri Paesi, come Francia e Spagna, sono ancora timide le spinte da parte del Governo, le politiche di R&D e i conseguenti livelli di investimento generati”

È, tuttavia, sempre più forte una spinta a soddisfare le nuove esigenze del consumatore digitale attraverso un nuovo modello di prodotti e servizi assicurativi, appunto, digitali, e sempre più integrati.

Un esempio è la collaborazione tra la mobile challenger bank Hype e la piattaforma Fabrick, come spiega Fabio Simonutti (Fabrick): “Grazie all’Open Insurance, Hype incorpora tra i suoi servizi una serie di prodotti assicurativi attivabili in app. Questo genera un valore sinergico tra challenger bank, che rafforza la sua offerta, e la piattaforma, che ha così la possibilità di accedere un bacino clienti già selezionato e verificato, interessante target per le sue offerte.”

Condivisione dei dati: qual è il livello di disponibilità del cliente?

La prontezza alla condivisione dei propri dati è un tema su cui il consumatore italiano rappresenta un’eccellenza internazionale: già da oltre 10 anni in Italia il cliente condivide dati personali sensibili e sofisticati (quelli della geolocalizzazione, ad esempio) con la compagnia assicurativa tramite le scatole nere, per usufruire di servizi di connected insurance e usage based insurance applicati alle auto.

Naturalmente, il consumatore si aspetta un ritorno in cambio della condivisione di informazioni personali. Nel caso della usage based insurance, questo ritorno si concretizza soprattutto in un sistema di pricing e gestione del prodotto assicutativo più sofisticato, a misura dello stile di guida del cliente , ma anche in una serie di servizi aggiuntivi, come l’invio di mezzi di soccorso (ambulanze, polizia) in caso d’incidente.

Senz’altro, esattamente come è già avvenuto per l’Open Banking, per avere successo la condivisione del dato in un contesto di assicurazione aperta dovrò essere ricambiato da un beneficio reale e percepito dal cliente, o di costo – specialmente nella fase iniziale della transizione – o di efficienza ed efficacia del servizio a partire dalla facilità di attivazione e di gestione.

“Gamification e reward possono essere buoni incentivi” precisa Del Piaz, “ma il futuro sarà degli operatori che sapranno raccogliere i dati e usarli per un’esperienza di fruizione seamless, senza soluzione di continuità, realizzata attraverso l’API e con un’evoluzione sulla prevenzione e mitigazione del rischio”.

Gestione del dato, la questione sicurezza

Uno dei grandi ostacoli che il modello di Open Insurance dovrò superare è quello del difficile equilibrio tra condivisione aperta del dato e sicurezza nella gestione del processo, in tutte le sue fasi di passaggio tra i diversi attori.

L’IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni) ha espresso preoccupazioni riguardo alla riservatezza dei dati, particolarmente sensibili nel settore assicurativo in quanto, come ricorda il Segretario Generale Stefano De Polis, “si tratta anche di informazioni relative ad esempio alla salute del cliente, al suo comportamento o alla sua mobilità, controllata da black box o altri device personali e domestici”.

È necessario quindi un approccio che si concentri sulla garanzia di riservatezza per il cliente. Per questo, spiega Serra, in un sistema che implementi correttamente il modello Open Insurance, “lo scambio dei dati è gestito tramite presidi operativi e di processo (preudonimizzazione e anonimizzazione dei dati) e presidi organizzativi (best practice internazionali e segregazione tra compagnie e società di servizio)”.

La chiave è e dovrà sempre essere sempre la trasparenza: permettere al cliente di capire come vengono gestiti i suoi dati e poter dare un consenso informato su quali condividere e con quali attori. Il tutto proposto chiaramente e gestibile con la massima facilità possibile.

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L’Open Insurance è un’onda già partita: il quadro in Italia

“L’Open Insurance è un’onda che è già partita.” E sta arrivando anche in Italia. Questa la premessa di Andrea Lorenzoni, Accenture, alla presentazione dei risultati dell’indagine dell’Osservatorio Open Insurance di Italian Insurtech Association.

Come spiega Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di IIA, “L’insurtech è abilitato sostanzialmente da tre driver primari: la crescita del consumatore digitale, la crescita e lo sviluppo di nuovi ecosistemi che implicano nuove abitudini e bisogni, e l’avvento di nuovi operatori non assicurativi che distribuiscono prodotti assicurativi integrati nella propria offerta.” Il modello Open Insurance è dunque una componente fondante del futuro del settore assicurativo, che permetterà di cavalcare i tre driver della trasformazione delle assicurazioni e venire incontro alle esigenze del nuovo consumatore digitale.

L’Osservatorio Open Insurance nasce per riunire compagnie assicurative e riassicurative, istituzioni finanziarie, aziende tecnologiche e gli attori dell’ecosistema, con lo scopo di monitorare, analizzare, discutere le applicazioni del modello di assicurazione aperta. Il 30 giugno 2021 ha presentato i risultati della sua prima ricerca, in collaborazione con Accenture, basandosi su un campione di 18 compagnie assicurative e 28 insurtech per tracciare un quadro del fenomeno in Italia.

Open Insurance, la situazione in Italia

Per Open Insurance si intende un modello aperto basato sulle sinergie che possono nascere tra diversi settori e quello assicurativo: si fonda sulla condivisione di dati tra assicuratori, banche, startup e compagnie tech, con lo scopo di creare nuovi prodotti integrati che spaziano in diversi ambiti. Oggi in Italia esistono più di 100 soggetti “non assicurativi” che distribuiscono o sono pronti a distribuire polizze digitali, numero che ha visto un aumento del 30% nell’ultimo anno, e si prevede che decuplicherà entro il 2025.

La prima fotografia scattata dalla ricerca dell’Osservatorio registra un discreto numero di collaborazioni da parte dei player assicurativi, la maggior parte delle quali, tuttavia, sono ancora sperimentali. Oltre il 70% degli intervistati ha dichiarato di aver avviato sperimentazioni in campo Open Insurance, mentre il 5% si considera già in fase “matura”.

Si può notare inoltre una maggiore apertura da parte delle insurtech, che risultano aver avviato in media 5 progetti di collaborazione, contro i 3 delle compagnie d’assicurazioni tradizionali.

Focus sulle integrazioni API

Il 78% delle realtà intervistate, tra compagnie e insurtech, risulta avere già integrazioni API. I protocolli maggiormente utilizzati risultano essere, nell’ordine, customizzate (50%), secondo standard di mercato (28,6%) e con protocollo proprietario (21,4%) per le compagnie, mentre presentano un quadro quasi rovesciato le insurtech, con 68.8% di protocollo proprietario, 18,8 customizzate e 12,5% standard.

Per entrambe le categorie, la maggior parte dei dati trattati sono contrattuali, anagrafici e di gestione del servizio.

Open Insurance in Italia, tipologie di collaborazione e controparti

Analizzando più nel dettaglio le collaborazioni attive, vediamo come la maggioranza avviene per accordi commerciali o partnership, con alcuni casi di M&A e Joint Venture per le compagnie.

Sia compagnie assicurative che insurtech, inoltre, risultano avere revenue model concentrati principalmente su commissioni o quote di utilizzo del servizio. Nel caso delle compagnie, tuttavia, si riscontrano anche casi non finalizzati alla formazione dei ricavi.

Passando agli attori delle collaborazioni, si può notare come la maggioranza dei progetti avviati da compagnie assicurative siano in partnership con distributori di polizze (65%). Si rileva una tendenza da parte delle compagnie a considerare questo tipo di partner non solo come mezzo di distribuzione, ma anche come strumento per arricchire la propria offerta con servizi aggiuntivi.

Al secondo posto troviamo un 15% di collaborazioni con partner tecnologici, poco superiore a un 10% sia con altre compagnie assicurative che con data company.

Le aziende insurtech, invece, operano perlopiù in sinergia con compagnie assicurative (78,6%), con un 10,7% di partnership con distributori, un 7,1% e 3,6%, rispettivamente, con altre data company e tech company.

Open Insurance in Italia, Use Case

Per quanto riguarda gli use case, tornando alle compagnie assicurative vediamo, come si poteva evincere dai dati precedenti, una decisa maggioranza puntata alla distribuzioni dei prodotti, con lo scopo di raggiungere nuovi target e capillarizzare la propria presenza sul mercato. al 58%. Seguono tra il 16% e il 10%, di efficientamento della gestione dei claims, implementazione di algoritmi di pricing, ed erogazione di servizi accessori. Infine, solo un 5% è dedicato a servizi tecnici di API.

Un po’ più distribuito il lato insurtech, che si divide tra un 41% per la distribuzione dei prodotti assicurativi e un 30% per lo scambio dei dati. Un 11% è dedicati sia alla gestione dei claims, sia alla gestione dei servizi accessori, e in più risulta un 7% per il co-design di prodotto.

Complessivamente, il 44% delle collaborazioni attive di rivolge al settore B2B. Le compagnie assicurative sono equilibrate tra B2B e B2C, mentre c’è un grosso scarto tra i due target per le aziende insurtech.

Modello Open Insurance, quali sono le sfide?

Quali sono le sfide del modello Open Insurance in Italia?

Il 52,6 % delle insurtech rimarca come maggiore criticità nelle collaborazioni la resistenza al cambiamento da parte delle compagnie, mentre il 35, 3% delle compagnie ritiene che la principale criticità sia, invece, legata alla diversità di approccio all’open insurance da parte delle insurtech, per esempio a causa della loro struttura organizzativa più snella e meno burocratica.

“C’è una tematica culturale” commenta Lorenzoni, “che va letta assieme alla divergenza tra approccio d’integrazione tra gli attori”.

Altro fattore determinante, specialmente sentito dalle compagnie è l’attuale mancanza di regolamentazione, indicata come problematica dal 17,6% delle compagnie e e dal 15,8% degli attori insurtech.

“Sono tre le priorità per abbattere i maggiori ostacoli alla diffusione di un modello di innovazione aperta” spiega Lorenzoni, “Innanzitutto, definire regole e standard per la condivisione del dato: la regolamentazione del settore sarà un fattore determinante per disegnare un perimetro all’interno del quale può svilupparsi l’ecosistema open. Senza però ingessarlo, questa sarà la sfida. Essenziale poi avviare programmi di formazione in azienda, per promuovere la cultura dell’innovazione in chiave Open Insurance. Infine, dedicare spazio e risorse alla sperimentazione continua: bisogna che gli attori che partecipano all’Open Insurance si sentano liberi di sperimentare, con sandbox e team dedicati. Sarà importante la velocità di esecuzione e la capacità di saper cambiare in corsa”.

Come conclude Yuri Poletto, Responsabile dell’Osservatorio Open Insurance, “Il mercato e i consumatori sono pronti per l’Open Insurance. Ora i player devono accelerare ed essere pronti a loro volta”.

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