Assicurazioni 2021, 14 trend che cambieranno il business

Quali sono le tendenze che nel 2021 spingeranno le assicurazioni verso il cambiamento e l’innovazione? Sono numerose e hanno diversi impatti e si possono ricondurre a due categorie: tecnologie, ovviamente, ma anche ambiente.

Nella ricerca “L’impatto dell’innovazione sul modello organizzativo delle assicurazioni”, svolta da EY con l’Italian Insurtech Association, vengono individuate 14 tendenze destinate a dominare il presente e il futuro delle assicurazioni. Tendenze che porteranno a distinguere sempre meno fra insurance e insurtech. “Non tutte sono destinate ad avere la stessa potenzialità e non tutte faranno sentire subito i loro effetti”, spiega Carlo Alberto Minasi, Chief Innovation Officer di EY. “Per esempio l’approccio data-driven è attuale e fondamentale, così come la Connected Insurance. L’Embedded Insurance invece è qualcosa di la da venire”.

Assicurazioni 2021, le 14 tendenze che cambieranno il business.

Data-driven propositions

L’approccio data driven è un trend già dominante nel settore assicurativo, che continuerà a giocare un ruolo sostanziale nelle assicurazioni 2021. Da sempre l’asset più prezioso per le compagnie assicurative, i dati assumono sempre più importanza nel mercato di oggi, e diventa fondamentale saperne sfruttare il potenziale, trasformando l’enorme mole di dati raccolti in informazioni utili su cui basare decisioni.

Open insurance/Ecosystems

Ci troviamo in un momento di transizione in cui nuovi attori entrano nel mercato assicurativo, mettendo in discussione l’esclusività delle compagnie assicurative tradizionale ed il tipo di servizi da loro offerti. Il mercato diventa così più competitivo, ma per le assicurazioni 2021 c’è lapossibilità di sinergia con nuovi interlocutori (insurtech, altri operatori finanziari e player provenienti da altri settori) aprendo nuove possibilità di ecosistema.

Digital engagement platforms

La trasformazione digitale avanza, e neanche il settore assicurativo può sottrarsi se non vuole restare indietro. Modalità innovative di interazione non devono necessariamente sostituire i canali distributivi tradizionali, ma possono piuttosto andare ad integrarli a completamento dell’offerta. In particolare, c’è molta attenzione sulle prospettive future di chatbot e assistenti virtuali.

Behavioural insurance

La Behavioural insurance vuole portare sul mercato un cambio di paradigma: dal tradizionale modello assicurativo limitato al risarcimento danni ad un modello focalizzato sulla loro prevenzione. Nonostante il trend sia ancora piuttosto acerbo, già ci sono e si moltiplicano sul mercato player che applicano logiche di reward e gamification per incentivare l’utente a seguire comportamenti virtuosi.

IoT/Connected insurance

Si inserisce nel discorso del data-driven anche un secondo trend di grande attualità: l’utilizzo di dispositivi IoT per un modello di insurance connesso, capace di sfruttare informazioni ottenute in real-time. Grazie alla crescente pervasività ed evoluzione dei dispositivi IoT presenti nella vita quotidiana, sarà possibile utilizzare una nuova mole di dati sul comportamento degli utenti, ottenuti in real-time, per migliorare i servizi di protezione e prevenzione, identificare comportamenti fraudolenti e customizzare le offerte.

Embedded/Invisible insurance

Il modello di embedded o invisible insurance prevede la copertura assicurativa come elemento all’interno di un bundle di acquisto di un prodotto o servizio. Questo nuovo approccio, basato sulla collaborazione con player non assicurativi, punta su vantaggi economico e/o di customer experience per invogliare l’utente a dotarsi in uno strumento di protezione associato al prodotto/servizio che intende acquistare.

Automated underwriting

Tra i trend derivanti dal costante sviluppo di sistemi di automazione troviamo anche quello dell’automated underwriting, o sottoscrizione automatizzata. La gestione automatica di questo step permette di migliorare e velocizzare il flusso del processo di sottoscrizione, un monitoraggio più accurato delle pratiche sottoscritte, nonché un servizio clienti di livello più alto, con la possibilità di verificare lo stato della propria pratica in qualunque momento in pochi click.

On-demand/Instant insurance

Il 2020 è stato il primo anno in cui le polizze on-demand hanno iniziato a penetrare il mercato assicurativo italiano. La domanda del consumatore digitale per servizi più smart, veloci e personalizzati è alta, il potenziale è enorme, c’è un trend positivo, ma i numeri sono ancora bassi: una fetta di mercato su cui vale la pena di puntare.

Natural catastrophes

È ancora scarsa la cultura assicurativa per quanto riguarda i rischi legati alle condizioni meteorologiche, tuttavia nel 2020, i danni portati dal clima e dagli eventi naturali rappresentano il secondo timore a livello mondiale dopo la salute. Secondo un report di Axa, in Italia siamo i primi al mondo per percezione di vulnerabilità di fronte ai rischi emergenti, ed in linea con il resto del mondo le catastrofi naturali figurano al secondo posto dei rischi percepiti, dopo la salute.

Parametric insurance

Con la transizione della domanda dell’utente verso modelli di assicurazione più flessibili, mostra potenziale anche il trend della parametric insurance, prodotto assicurativo che si discosta dall’offerta tradizionale offrendo pagamenti predefiniti in base ad un certo un evento trigger (catastrofe naturale in una certa area, raggiungimento di un certo indice di mercato…) anziché all’effettivo danno che ha causato all’utente.

Mobility

Anche quest’anno la mobilità sarà un trend importante del settore: per quanto la pandemia abbia limitato gli spostamenti, si sono nel contempo diffusi nuovi player e nuovi modi di muoversi (una tra tutti la micromobilità), che aprono nuove sfide e potenzialità.

AI/ML/Predictive analytics

Tornando all’inevitabile trasformazione digitale del settore, sempre più importanza assumeranno le tecnologie di Intelligenza Artificiale, Machine Learning e Predictive Analysis, strumenti sempre più raffinati di automazione, gestione dei dati e dei processi, personalizzazione e creazione di nuove offerte a misura di utente.

Cyber Security Risk

Resta un trend dominante anche quello della cyber security, per cui continua a crescere la consapevolezza di utente e aziende, quest’anno in particolare con la massiccia transizione a sistemi di smartworking che rischiano di aprire i sistemi informatici delle compagnie a nuove vulnerabilità.

Sustainability

La sostenibilità, ambientale e sociale, è un trend sempre più emergente in vari settori, e l’utente comincia a prendere in considerazione fattori di sostenibilità anche nella scelta dell’assicurazione, sarà quindi un fattore importante da tenere in considerazione per tutti i player. Tra i temi più sentiti in Italia: lotta alle attività illegali, sostegno alla salute pubblica, lotta al cambiamento climatico.

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Deloitte: 4 trend per le Assicurazioni nel 2020

La trasformazione in atto nel mondo assicurativo non è solo digitale, sostiene Deloitte, anche se è decisamente importante.

A demanding future – The four trends that define insurance in 2020” è l’analisi di fine anno della multinazionale della consulenza Deloitte che attraverso interviste con oltre 200 dirigenti assicurativi C-suite in tutta l’area EMEA, ha potuto identificare e raccogliere in 4 quattro tendenze principali i punti chiave per il futuro di questa industria miliardaria, o per lo meno, di quelle Compagnie che intendano rimanere sulla breccia della crescita.

“Gli assicuratori devono concepire e offrire ai clienti prodotti e servizi che siano rilevanti per loro. – ha commentato Andy Masters, partner assicurativo di Deloitte – A differenza delle nuove start-up insurtech, gli assicuratori tradizionali hanno milioni di clienti e devono costruire proposte coinvolgenti e fidelizzanti”.

Ovvero, ciò che è stato fino a oggi il processo di digital transformation delle Compagnie forse non ha ancora centrato quel concetto di customer centricity di cui tanto si parla: in Italia, come abbiamo recentemente riportato, solo il 14% dei consumatori compra polizze online, ed è del solo 2% l’utilizzo di servizi come le micro-insurance o la gestione dei claim da mobile. Forse è una questione generazionale, forse serve un passaggio culturale anche da parte dei clienti, forse serve migliorare i servizi assicurativi a livello di proposte, facendosi aiutare dal digitale certamente, ma il punto è mettersi soprattutto d’impegno a capire ‘chi sono oggi i clienti assicurativi e cosa desiderano’.

Il primo dei 4 trend di Deloitte è appunto questo:

1 – Un nuovo mondo, nuovi clienti, nuove soluzioni

Le esigenze, le conoscenze e le aspettative dei clienti si sono ampliate in modo esponenziale nell’ultimo decennio. Come possono gli assicuratori adattarsi alle loro esigenze?

I clienti sono la forza dirompente nel settore assicurativo. In un’epoca di immediatezza, di continui cambiamenti e di scelte schiaccianti in cui la fedeltà non è più un dato di fatto, il settore deve estendersi oltre i suoi prodotti e servizi principali se vuole mantenere la sua base clienti. Deve innovare radicalmente e cambiare approccio.

2 – Un nuovo approccio per crescere

Deloitte dice che la crescita del business per una Compagnia assicurativa verrà da un cambio di approccio, che dovrà trasformarsi da meramente protettivo in preventivo e protettivo, con una gamma di nuovi servizi e prodotti, nuovi modelli di business e una maggiore attenzione alla prevenzione.

Ma come può una Compagnia innovare velocemente i propri servizi e prodotti? Deloitte indica la strada delle startup.

3 – Tutti convocati al tavolo delle trattative

In un ambiente altamente competitivo, le aziende esistenti non possono più fare affidamento sulla crescita organica o sull’innovazione interna. Largo dunque a fusioni e acquisizioni, equity partnership e collaborazioni, i vincitori saranno quelli che potranno stringere alleanze con start-up innovative, allearsi con InsurTech e consolidarsi con i loro concorrenti. Un’industria in rapida evoluzione richiederà capacità di fare affari senza precedenti.

L’attenzione alle startup sarà necessaria anche per il quarto e ultimo trend proposto da Deloitte: l’implementazione di nuove tecnologie. “L’attività di M&A sarà incentrata sui mercati chiave e sui prodotti, ma sarà anche utilizzata, attraverso acquisizioni o partnership, per accedere a tecnologie che consentono miglioramenti all’interno del settore. – afferma Ian Sparshott, partner assicurativo di Deloitte – Ciò potrebbe comprendere la distribuzione, nuovi prodotti, capacità di sottoscrizione o miglioramenti del processo di liquidazione dei sinistri. Tuttavia, il successo dell’integrazione dei nuovi attivi acquisiti sarà fondamentale per determinare il successo di questa strategia”.

4 – Digital disruption: dalla teoria alla pratica

I cambiamenti tecnologici sono un dato di fatto. Ma saperlo e intervenire di conseguenza sono cose molto diverse. Come possono gli assicuratori utilizzare a loro vantaggio tecnologie come gli analytics, la blockchain e il cloud? Le compagnie di assicurazione devono essere in grado di utilizzare la tecnologia giusta per lo scopo giusto o rischiano di rimanere indietro.

Secondo Deloitte, gli assicuratori sono troppo ottimisti circa i progressi dell’industria nell’adozione e nell’uso delle tecnologie, in realtà si trova in ritardo rispetto a molti altri settori. Le compagnie non sono prorpiamente consapevoli della disruption tecnologica su larga scala che sta per abbattersi su di loro, e tra coloro che la cavalcheranno ci sono i giganti della tecnologia che stanno già entrando in altri spazi fortemente regolamentati, come le banche, e hanno una capacità di analisi dei clienti senza precedenti che permetterà loro di creare modelli assicurativi facili da comprendere, flessibili e incentrati sul cliente.

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Deloitte: 4 trend per le Assicurazioni nel 2020

La trasformazione in atto nel mondo assicurativo non è solo digitale, sostiene Deloitte, anche se è decisamente importante.

A demanding future – The four trends that define insurance in 2020” è l’analisi di fine anno della multinazionale della consulenza Deloitte che attraverso interviste con oltre 200 dirigenti assicurativi C-suite in tutta l’area EMEA, ha potuto identificare e raccogliere in 4 quattro tendenze principali i punti chiave per il futuro di questa industria miliardaria, o per lo meno, di quelle Compagnie che intendano rimanere sulla breccia della crescita.

“Gli assicuratori devono concepire e offrire ai clienti prodotti e servizi che siano rilevanti per loro. – ha commentato Andy Masters, partner assicurativo di Deloitte – A differenza delle nuove start-up insurtech, gli assicuratori tradizionali hanno milioni di clienti e devono costruire proposte coinvolgenti e fidelizzanti”.

Ovvero, ciò che è stato fino a oggi il processo di digital transformation delle Compagnie forse non ha ancora centrato quel concetto di customer centricity di cui tanto si parla: in Italia, come abbiamo recentemente riportato, solo il 14% dei consumatori compra polizze online, ed è del solo 2% l’utilizzo di servizi come le micro-insurance o la gestione dei claim da mobile. Forse è una questione generazionale, forse serve un passaggio culturale anche da parte dei clienti, forse serve migliorare i servizi assicurativi a livello di proposte, facendosi aiutare dal digitale certamente, ma il punto è mettersi soprattutto d’impegno a capire ‘chi sono oggi i clienti assicurativi e cosa desiderano’.

Il primo dei 4 trend di Deloitte è appunto questo:

1 – Un nuovo mondo, nuovi clienti, nuove soluzioni

Le esigenze, le conoscenze e le aspettative dei clienti si sono ampliate in modo esponenziale nell’ultimo decennio. Come possono gli assicuratori adattarsi alle loro esigenze?

I clienti sono la forza dirompente nel settore assicurativo. In un’epoca di immediatezza, di continui cambiamenti e di scelte schiaccianti in cui la fedeltà non è più un dato di fatto, il settore deve estendersi oltre i suoi prodotti e servizi principali se vuole mantenere la sua base clienti. Deve innovare radicalmente e cambiare approccio.

2 – Un nuovo approccio per crescere

Deloitte dice che la crescita del business per una Compagnia assicurativa verrà da un cambio di approccio, che dovrà trasformarsi da meramente protettivo in preventivo e protettivo, con una gamma di nuovi servizi e prodotti, nuovi modelli di business e una maggiore attenzione alla prevenzione.

Ma come può una Compagnia innovare velocemente i propri servizi e prodotti? Deloitte indica la strada delle startup.

3 – Tutti convocati al tavolo delle trattative

In un ambiente altamente competitivo, le aziende esistenti non possono più fare affidamento sulla crescita organica o sull’innovazione interna. Largo dunque a fusioni e acquisizioni, equity partnership e collaborazioni, i vincitori saranno quelli che potranno stringere alleanze con start-up innovative, allearsi con InsurTech e consolidarsi con i loro concorrenti. Un’industria in rapida evoluzione richiederà capacità di fare affari senza precedenti.

L’attenzione alle startup sarà necessaria anche per il quarto e ultimo trend proposto da Deloitte: l’implementazione di nuove tecnologie. “L’attività di M&A sarà incentrata sui mercati chiave e sui prodotti, ma sarà anche utilizzata, attraverso acquisizioni o partnership, per accedere a tecnologie che consentono miglioramenti all’interno del settore. – afferma Ian Sparshott, partner assicurativo di Deloitte – Ciò potrebbe comprendere la distribuzione, nuovi prodotti, capacità di sottoscrizione o miglioramenti del processo di liquidazione dei sinistri. Tuttavia, il successo dell’integrazione dei nuovi attivi acquisiti sarà fondamentale per determinare il successo di questa strategia”.

4 – Digital disruption: dalla teoria alla pratica

I cambiamenti tecnologici sono un dato di fatto. Ma saperlo e intervenire di conseguenza sono cose molto diverse. Come possono gli assicuratori utilizzare a loro vantaggio tecnologie come gli analytics, la blockchain e il cloud? Le compagnie di assicurazione devono essere in grado di utilizzare la tecnologia giusta per lo scopo giusto o rischiano di rimanere indietro.

Secondo Deloitte, gli assicuratori sono troppo ottimisti circa i progressi dell’industria nell’adozione e nell’uso delle tecnologie, in realtà si trova in ritardo rispetto a molti altri settori. Le compagnie non sono prorpiamente consapevoli della disruption tecnologica su larga scala che sta per abbattersi su di loro, e tra coloro che la cavalcheranno ci sono i giganti della tecnologia che stanno già entrando in altri spazi fortemente regolamentati, come le banche, e hanno una capacità di analisi dei clienti senza precedenti che permetterà loro di creare modelli assicurativi facili da comprendere, flessibili e incentrati sul cliente.

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Data enrichment, cos’è e perché serve alle assicurazioni

Arricchimento dei dati, o Data Enrichment: come suggeriscono i termini è un’aggiunta di dati a quelli di cui già si dispone. Ma è un’aggiunta all’insegna della qualità: l’obiettivo è da un lato quello di ottimizzare, affinare, migliorare l’insieme dei dati grezzi per ottenere insight, cioè analisi, utili alle attività di una società (ma non solo); dall’altro, quello di tenere ‘pulito’ un database, soggetto tipicamente a molti errori e obsolescenza.

A cosa serve il data enrichment

Uno dei temi che affrontano aziende e organizzazioni quando si parla di Big Data è quello di come trasformare i propri dati in valore e farne una leva strategica. I cosiddetti analytics sono oramai una parte centrale di molte attività aziendali come la segmentazione dei clienti, la competitive intelligence, il rilevamento delle frodi, il design di nuovi prodotti o servizi. Ma i dati che ogni organizzazione acquisisce attraverso i propri canali (piattaforme tecnologiche e processi), non sono però sufficienti, così molte aziende stanno cercando di arricchire i record di dati interni con quelli provenienti da fonti esterne. Il vecchio modello di acquisto statico di dati da uno o più fornitori è considerato oramai inefficiente a causa sia della veloce obsolescenza dei dati stessi, sia per la rapida crescita di nuove forme di acquisizione dinamiche di dati utili disponibili online, che possono essere acquisite al patrimonio aziendale attraverso tool, processi e soluzioni di data enrichment.

Tipicamente il processo di data enrichment riguarda la profilazione degli utenti e dei clienti di un’azienda, è un processo quindi molto utile nel marketing e nello sviluppo di nuovi prodotti, perché consente di conoscere meglio il target di clientela. Questo vale anche in ambiti come quello sanitario o nel pharma, dove grazie all’uso dei dati e dei processi di data enrichment si possono raggiungere migliori conoscenze e migliori risultati.

Si consideri l’esempio (si legge in questo paper di Accenture Technology Labs) in cui la banca dati dei consumatori di un’impresa abbia il nome e l’indirizzo dei suoi consumatori. Essere in grado di utilizzare fonti di dati pubblicamente disponibili come LinkedIn o Facebook per trovare informazioni come dettagli e interessi, può aiutare l’azienda a raccogliere informazioni aggiuntive per attività come la segmentazione dei clienti.

I vantaggi del data enrichment (esempi)

Profilazione dei clienti dettagliata

La profilazione dei clienti (cosiddetti personas) a 360° è diventata un Santo Graal in ambito consumer, specialmente in settori verticali come la vendita al dettaglio e la sanità, dice ancora il documento di Accenture. Spesso le aziende invitano i clienti per registrarsi a programmi reward o li convolgono sui social media con l’obiettivo di avere accesso a informazioni di base su un cliente, come nome, e-mail, indirizzo e account dei social media. Tuttavia, nella grande maggioranza dei casi, tali informazioni sono incomplete e non sono uniformi. Ad esempio, per un cliente John Doe, un’azienda potrebbe avere il nome, l’indirizzo e un numero di telefono, mentre per Jane Doe, le informazioni disponibili saranno nome, e-mail e un account Twitter. Sfruttando le informazioni di base e completando le lacune, la profilazione ha però molte applicazioni, tra cui:

– promozioni personalizzate e mirate: più informazioni ha un’azienda sui propri clienti, meglio può personalizzare le offerte e le promozioni. Ma non solo: in ambito assicurativo ‘sapere di più’ sul cliente permette di agire in un’ottica di preventive insurance, di personalizzare servizi e pricing, di creare modelli alternativi come le polizze peer-to-peer, on demand, micropolizze, ecc.;

– migliore segmentazione e analisi: il fornitore potrebbe aver bisogno di maggiori informazioni sui propri clienti, al di là di ciò che hanno nel profilo, per una migliore segmentazione e analisi. Per una compagnia, conoscere meglio i clienti significa capire meglio i loro bisogni assicurativi, soddisfarli con polizze innovative e raggiungerli attraverso i canali più efficaci;

– rilevazione delle frodi: il fornitore potrebbe aver bisogno di maggiori informazioni sui propri clienti per individuare le frodi. I provider in genere creano profili dettagliati dei clienti per prevedere i loro comportamenti e rilevare le anomalie. In ambito assicurativo, il claim management è reso molto più efficente dall’uso di dati di qualità.

Gli strumenti del data enrichment

Il data enrichment è una bella sfida e molto dipende dalla qualità dei dati esistenti nei database aziendali. Se le informazioni esistenti sono errate o troppo incomplete, sarà molto più difficile trovare un ordine nel caos, modellare i dati, utilizzarli per analisi e per scopi specifici.

Il lavoro per ottimizzare un database con processi di data enrichment è certosino e molte volte richiede lavoro manuale, ma sono sempre più numerosi i tool, i software che hanno questo scopo e si differenziano in base allo scopo che si intende raggiungere. I sistemi più basici sono quelli di web scraping, i sistemi più completi, sicuri ed evoluti sono messi a punto da software house e tech startup (enrichment providers).

I vari sistemi aziendali e non aziendali attraverso i quali i dati vengono raccolti vanno integrati, e i dati stessi mappati e riorganizzati.

Avere in mente lo scopo preciso verso il quale è indirizzato il data enrichment è importante per capire quali fonti di dati utilizzare: per fare un esempio banale, se si intende arricchire il profilo professionale del cliente si potrà usare come fonte di dati Linkedin, ma non Facebook; quest’ultimo social network sarà invece maggiormente utile se si intende sapere di più sui gusti personali, gli hobby, le vacanze, le abitudini, la sensibilità e anche il temperamento delle persone.

In ambito assicurativo è molto importante raccogliere informazioni che contribuiscono all’analisi di comportamenti, anche quelli più irrazionali, ed è per questo motivo che una nuova fonte di dati alla quale prestare attenzione è il gaming.

I dati sono una caratteristica chiave di tutti i tipi di giochi, non solo per l’attività di gioco in sé, ma per ciò che possono apportare anche alla data science al di fuori del gioco. Durante il gioco si raccolgono costantemente dati, e si tratta di dati che hanno molto a che fare con le emozioni, le attitudini, i comportamenti e la sfera più istintiva dei giocatori.

BNP Paribas Cardif sta portando avanti il concetto di Human Data Science, dove l’analisi dei dati si avvale anche delle conoscenze che arrivano dal settore delle scienze umane. Questo tipo di approccio richiede un grande sforzo in direzione dell’arricchimento dei dati ed è per questo che l’edizione 2019 del contest Open-F@b Call4Ideas promosso dalla Compagnia assicurativa, la cui raccolta di candidature si è chiusa lo scorso 28 ottobre, cercava startup, soluzioni, progetti in grado di arricchire la catena del valore dei dati tramite il Data Enrichment. 

L’arricchimento dei dati in ambito assicurativo

L’elaborazione dei dati dell’attività assicurativa ha tradizionalmente riguardato dati demografici, dati sull’esposizione o dati comportamentali, ma oggi, queste serie di dati tradizionali sono sempre più spesso combinate con nuovi tipi di dati, come i dati dell’internet degli oggetti (Internet of Things – IoT), i dati che arrivano dai social network e i comportamenti online, i dati dei conti bancari e delle carte di credito, al fine di effettuare analisi più sofisticate e complete, in un processo comunemente noto come “data enrichment”. Che attraverso intelligenza artificiale e analytics, forniscono alle Compagnie lo strumento per rivoluzionare processi, costi operativi, offerte, relazione con il cliente.

Privacy, Gdpr e data enrichment

L’arricchimento dei dati non riguarda l’accesso a dati privati. Piuttosto, l’attenzione si concentra su raccolta e uso di dati che sono già pubblici e sul loro collegamento. I fornitori di sistemi di data enrichment offrono generalmente un tracciamento verificabile di come vengono catturati i dati grezzi.

Diverso è il diritto di controllare ed elaborare tali dati, rispetto al quale sono le disposizioni contenute nel GDPR a stabilire quali tipi di consensi siano necessari per il loro trattamento.

La corretta gestione dei dati è qualcosa che tuttavia va oltre la compliance e riguarda l’approccio etico ai dati che ogni azienda intende promuovere nelle proprie attività.

(Cover image credits: Garry Killian)

L’articolo Data enrichment, cos’è e perché serve alle assicurazioni proviene da InsuranceUp.


Data enrichment, cos’è e perché serve alle assicurazioni

Arricchimento dei dati, o Data Enrichment: come suggeriscono i termini è un’aggiunta di dati a quelli di cui già si dispone. Ma è un’aggiunta all’insegna della qualità: l’obiettivo è da un lato quello di ottimizzare, affinare, migliorare l’insieme dei dati grezzi per ottenere insight, cioè analisi, utili alle attività di una società (ma non solo); dall’altro, quello di tenere ‘pulito’ un database, soggetto tipicamente a molti errori e obsolescenza.

Il Data Enrichment è uno degli ambiti d’interesse di BNP Paribas Cardif nell’edizione 2019 del contest Open-F@b Call4Ideas, le candidature possono essere inviate fino al 28 ottobre, qui tutti i riferimenti per partecipare.

A cosa serve il data enrichment

Uno dei temi che affrontano aziende e organizzazioni quando si parla di Big Data è quello di come trasformare i propri dati in valore e farne una leva strategica. I cosiddetti analytics sono oramai una parte centrale di molte attività aziendali come la segmentazione dei clienti, la competitive intelligence, il rilevamento delle frodi, il design di nuovi prodotti o servizi. Ma i dati che ogni organizzazione acquisisce attraverso i propri canali (piattaforme tecnologiche e processi), non sono però sufficienti, così molte aziende stanno cercando di arricchire i record di dati interni con quelli provenienti da fonti esterne. Il vecchio modello di acquisto statico di dati da uno o più fornitori è considerato oramai inefficiente a causa sia della veloce obsolescenza dei dati stessi, sia per la rapida crescita di nuove forme di acquisizione dinamiche di dati utili disponibili online, che possono essere acquisite al patrimonio aziendale attraverso tool, processi e soluzioni di data enrichment.

Tipicamente il processo di data enrichment riguarda la profilazione degli utenti e dei clienti di un’azienda, è un processo quindi molto utile nel marketing e nello sviluppo di nuovi prodotti, perché consente di conoscere meglio il target di clientela. Questo vale anche in ambiti come quello sanitario o nel pharma, dove grazie all’uso dei dati e dei processi di data enrichment si possono raggiungere migliori conoscenze e migliori risultati.

Si consideri l’esempio (si legge in questo paper di Accenture Technology Labs) in cui la banca dati dei consumatori di un’impresa abbia il nome e l’indirizzo dei suoi consumatori. Essere in grado di utilizzare fonti di dati pubblicamente disponibili come LinkedIn o Facebook per trovare informazioni come dettagli e interessi, può aiutare l’azienda a raccogliere informazioni aggiuntive per attività come la segmentazione dei clienti.

I vantaggi del data enrichment (esempi)

Profilazione dei clienti dettagliata

La profilazione dei clienti (cosiddetti personas) a 360° è diventata un Santo Graal in ambito consumer, specialmente in settori verticali come la vendita al dettaglio e la sanità, dice ancora il documento di Accenture. Spesso le aziende invitano i clienti per registrarsi a programmi reward o li convolgono sui social media con l’obiettivo di avere accesso a informazioni di base su un cliente, come nome, e-mail, indirizzo e account dei social media. Tuttavia, nella grande maggioranza dei casi, tali informazioni sono incomplete e non sono uniformi. Ad esempio, per un cliente John Doe, un’azienda potrebbe avere il nome, l’indirizzo e un numero di telefono, mentre per Jane Doe, le informazioni disponibili saranno nome, e-mail e un account Twitter. Sfruttando le informazioni di base e completando le lacune, la profilazione ha però molte applicazioni, tra cui:

– promozioni personalizzate e mirate: più informazioni ha un’azienda sui propri clienti, meglio può personalizzare le offerte e le promozioni. Ma non solo: in ambito assicurativo ‘sapere di più’ sul cliente permette di agire in un’ottica di preventive insurance, di personalizzare servizi e pricing, di creare modelli alternativi come le polizze peer-to-peer, on demand, micropolizze, ecc.;

– migliore segmentazione e analisi: il fornitore potrebbe aver bisogno di maggiori informazioni sui propri clienti, al di là di ciò che hanno nel profilo, per una migliore segmentazione e analisi. Per una compagnia, conoscere meglio i clienti significa capire meglio i loro bisogni assicurativi, soddisfarli con polizze innovative e raggiungerli attraverso i canali più efficaci;

– rilevazione delle frodi: il fornitore potrebbe aver bisogno di maggiori informazioni sui propri clienti per individuare le frodi. I provider in genere creano profili dettagliati dei clienti per prevedere i loro comportamenti e rilevare le anomalie. In ambito assicurativo, il claim management è reso molto più efficente dall’uso di dati di qualità.

Gli strumenti del data enrichment

Il data enrichment è una bella sfida e molto dipende dalla qualità dei dati esistenti nei database aziendali. Se le informazioni esistenti sono errate o troppo incomplete, sarà molto più difficile trovare un ordine nel caos, modellare i dati, utilizzarli per analisi e per scopi specifici.

Il lavoro per ottimizzare un database con processi di data enrichment è certosino e molte volte richiede lavoro manuale, ma sono sempre più numerosi i tool, i software che hanno questo scopo e si differenziano in base allo scopo che si intende raggiungere. I sistemi più basici sono quelli di web scraping, i sistemi più completi, sicuri ed evoluti sono messi a punto da software house e tech startup (enrichment providers).

I vari sistemi aziendali e non aziendali attraverso i quali i dati vengono raccolti vanno integrati, e i dati stessi mappati e riorganizzati.

Avere in mente lo scopo preciso verso il quale è indirizzato il data enrichment è importante per capire quali fonti di dati utilizzare: per fare un esempio banale, se si intende arricchire il profilo professionale del cliente si potrà usare come fonte di dati Linkedin, ma non Facebook; quest’ultimo social network sarà invece maggiormente utile se si intende sapere di più sui gusti personali, gli hobby, le vacanze, le abitudini, la sensibilità e anche il temperamento delle persone.

In ambito assicurativo è molto importante raccogliere informazioni che contribuiscono all’analisi di comportamenti, anche quelli più irrazionali, ed è per questo motivo che una nuova fonte di dati alla quale prestare attenzione è il gaming.

I dati sono una caratteristica chiave di tutti i tipi di giochi, non solo per l’attività di gioco in sé, ma per ciò che possono apportare anche alla data science al di fuori del gioco. Durante il gioco si raccolgono costantemente dati, e si tratta di dati che hanno molto a che fare con le emozioni, le attitudini, i comportamenti e la sfera più istintiva dei giocatori.

BNP Paribas Cardif sta portando avanti il concetto di Human Data Science, dove l’analisi dei dati si avvale anche delle conoscenze che arrivano dal settore delle scienze umane. Questo tipo di approccio richiede un grande sforzo in direzione dell’arricchimento dei dati ed è per questo che l’edizione 2019 del contest Open-F@b Call4Ideas promosso dalla Compagnia assicurativacerca startup, soluzioni, progetti in grado di arricchire la catena del valore dei dati tramite il Data Enrichment. Le candidature possono essere inviate fino al 28 ottobre, qui tutti i riferimenti per partecipare.

L’arricchimento dei dati in ambito assicurativo

L’elaborazione dei dati dell’attività assicurativa ha tradizionalmente riguardato dati demografici, dati sull’esposizione o dati comportamentali, ma oggi, queste serie di dati tradizionali sono sempre più spesso combinate con nuovi tipi di dati, come i dati dell’internet degli oggetti (Internet of Things – IoT), i dati che arrivano dai social network e i comportamenti online, i dati dei conti bancari e delle carte di credito, al fine di effettuare analisi più sofisticate e complete, in un processo comunemente noto come “data enrichment”. Che attraverso intelligenza artificiale e analytics, forniscono alle Compagnie lo strumento per rivoluzionare processi, costi operativi, offerte, relazione con il cliente.

Privacy, Gdpr e data enrichment

L’arricchimento dei dati non riguarda l’accesso a dati privati. Piuttosto, l’attenzione si concentra su raccolta e uso di dati che sono già pubblici e sul loro collegamento. I fornitori di sistemi di data enrichment offrono generalmente un tracciamento verificabile di come vengono catturati i dati grezzi.

Diverso è il diritto di controllare ed elaborare tali dati, rispetto al quale sono le disposizioni contenute nel GDPR a stabilire quali tipi di consensi siano necessari per il loro trattamento.

La corretta gestione dei dati è qualcosa che tuttavia va oltre la compliance e riguarda l’approccio etico ai dati che ogni azienda intende promuovere nelle proprie attività.

(Cover image credits: Garry Killian)

L’articolo Data enrichment, cos’è e perché serve alle assicurazioni proviene da InsuranceUp.


Coyzy, l’app antiviolenza ideata dalla Start Up Well-Fare

Si stima che il 2% del PIL Mondiale sia speso per spese sanitarie per la cura post evento di violenze. Senza considerare l’impatto su persone e famiglie. Un dato allarmante, che va unito all’aumentare della sensazione di mancata sicurezza delle persone. A volte, dietro la nascita di una Start Up, non c’è una tecnologia disruptive ma un bisogno sociale. È il caso di Well-Fare, startup innovativa toscana che si presenta come una “piattaforma digitale di welfare sociale” e che ha ideato Coyzy, un’app per la violenza interpersonale (dalla violenza sulle donne, al bullismo, al mobbing). “La Start Up – racconta il co-founder Luca Piras – intende sviluppare ‘sinergic solutions’, ossia soluzioni non core per banche e assicurazioni, ma che danno un alto valore aggiunto ai clienti. Coyzy ha lo scopo di dare utili strumenti di prevenzione e di mitigazione dell’impatto di un atto di violenza interpersonale”. Dunque una Start Up dall’impatto sociale. Non a caso Well-Fare è tra i finalisti dell’ edizione 2018 di Open-F@b Call4Ideas lanciata da BNP Paribas Cardif e dedicata, l’anno scorso, proprio alla positive impact innovation.

Come nasce Well-Fare

Dietro il progetto di Well-Fare ci sono Luca Piras e Marco Nari, trentenni toscani che insieme hanno in totale 15 anni di esperienza in aziende assicurative italiane e 5 anni in ambito digitale. Ai founder si è unito Alessio Balsini, altro giovane con in tasca un dottorato al Sant’Anna di Pisa ed esperienza come ingegnere informatico in Google a Londra.

L’idea nasce nel 2017 proprio grazie al lavoro in ambito assicurativo: “Ci siamo resi conto che non c’erano soluzioni per prevenire la violenza” racconta Piras. I due co-founder parlano del progetto a Pontedera, in provincia di Pisa, ma la Start Up nel dicembre 2018 è incubata presso il MIP Murate Idea Park di Firenze, che sta aiutando i giovani imprenditori nella validazione della soluzione e nel lancio sul mercato.

“La violenza può colpire chiunque purtroppo, e non ci sono abbastanza strumenti e formazione per prevenire tali eventi. Ecco perché abbiamo pensato a Coyzy. Uno strumento accessibile a tutti e utilizzabile in qualsiasi momento, per prevenire atti di violenza in ambito domestico, lavorativo, scolastico e nel tempo libero. Quindi non solo violenza sessuale, ma anche domestica, bullismo, mobbing” continua Piras. Spiegando come funziona Coyzy, l’app che la Start Up intende lanciare sul mercato entro la fine del 2019. “Saremo pronti a breve per il primo test. Abbiamo incontrato molti professionisti, realtà bancarie, assicurative e del welfare. Tra questi anche BNP Paribas Cardif, che ha selezionato la nostra soluzione per la finale di Open-F@b Call4Ideas 2018 tra oltre 129 progetti, pervenuti dall’Italia e dall’estero, a testimonianza che il tema è molto sentito”.

“Coyzy è una soluzione rivolta a tutte le persone – continua Luca Piras – che vogliono approfondire la tematica e essere utili a sé stessi e alle persone care. Immaginiamo che i principali nostri utenti saranno donne e genitori, in quanto soggetti più sensibili al tema. Ma più persone riusciremo a coinvolgere, più il nostro obiettivo di prevenzione e creazione di una rete di sicurezza con una community che condivide gli stessi valori sarà raggiunto”.

Come funziona Coyzy, l’app antiviolenza ideata da Well-Fare

“Informazione, prevenzione, assistenza e fondo mutualistico. Queste le parole chiave dell’app Coyzy” dice Piras. “Accadono, frequentemente, eventi che hanno un grande impatto sulla quotidianità di persone e famiglie, senza però una idonea copertura assicurativa. Ecco che la soluzione può giungere non dal sistema costituito, ma dalla collettività. Crediamo molto in questo progetto che innova la mutualità sociale, fungendo da aggregatore di servizi utili a persone e famiglie. Vogliamo generare un modello che sia accessibile a tutti, e con un metodo di cultura e intervento che fondi le sue radici nella comunità” puntualizza il founder.

L’app avrà al suo interno 4 aspetti principali:
Video informativi su prevenzione e supporto in caso di violenza interpersonale, effettuati con professionisti del settore: “La cultura e, in particolare, la cultura della prevenzione può aiutare a prevenire tanti casi di violenza. Dalle nostre interviste risulta infatti che le persone hanno bisogno di informazione perché non conoscono le varie casistiche di violenza, come difendersi o comportarsi nei vari casi, come essere consapevoli di essere a rischio, come rendersi conto se una persona vicina è vittima di violenza, a chi, quando e come rivolgersi in caso di bisogno” continua Piras;
Strumenti di prevenzione: ossia una serie di funzioni dell’app che aiuteranno a prevenire, documentare, avvisare in caso di violenza (Posizionamento, Alert, Fake Call, Live/Video/audio register, “Defender Button”, Avvisi, ecc.). “In questo modo la tecnologia aiuta le persone ad essere più sicure”;

Guida e assistenza: dare accesso diretto a servizi di assistenza qualificata (psicologica, legale, sanitaria). “Abbiamo inserito questa funzionalità perché tutte le vittime testimoniano che non ricevono un’adeguata assistenza rivolgendosi ai comuni professionisti” aggiunge l’imprenditore;
Community, che condividerà i valori della piattaforma; costituirà una “rete di sicurezza” e sarà incentivata a donare sostegno alle vittime di violenza. “Spesso le vittime tendono a isolarsi; con Coyzy possono trovare una community a loro sostegno. Inoltre, aiutandosi fra di loro, gli utenti possono prevenire tali eventi, perché una ‘community di difensori’ può essere utile ad allontanare violenti o a intervenire prontamente”.

Il target di riferimento sono soprattutto madri e figlie di diverse età, dall’adolescente alla figlia che studia fuori sede. Il business model prevede un’iscrizione free e personal, con una fee minima mensile di 2 euro per avere accesso a contenuti e servizi esclusivi.
Dopo una serie di indagini e interviste, la Start Up ha potuto studiare le varie alternative, dando l’attuale forma alla soluzione, definendo anche la Vision di collegare l’app a strumenti di Home Device e Wearable in futuro. “Attualmente – spiega Alessio Balsini – stiamo sviluppando la soluzione con tecnologia Cloud per la piattaforma web e parallelamente l’app con le attuali prassi a disposizione. L’intento è lasciare in mano di chiunque abbia uno smartphone uno strumento non solo informativo, ma che funga da guida alle best practices in un’ottica di prevenzione e supporto”.

Del resto, la sola informazione non basta. Servono anche strumenti utili. E Coyzy può essere uno di questi.

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Open-F@b 2019: è l’unione uomo-dati la nuova frontiera per l’innovazione

Human Data Science. E’ questo il tema scelto per la sesta edizione di Open-F@b Call4Ideas 2019, il contest internazionale promosso da BNP Paribas Cardif, tra le prime dieci compagnie assicurative in Italia, che fino al 28 ottobre dà la possibilità a chiunque abbia un’idea innovativa di presentare il proprio progetto (qui il form per candidarsi). I tre vincitori, che saranno selezionati da un Comitato di valutazione e premiati durante l’evento finale che si terrà a Milano a fine novembre, verranno affiancati dal team R&D di BNP Paribas Cardif nello sviluppo e nella concretizzazione dell’idea, tenendo in considerazione le esigenze del mercato e della Compagnia.

Negli ultimi anni l’analisi dei big data e l’AI hanno dato una forte spinta alla competitività delle imprese, aprendo nuove opportunità fino a poco tempo fa impensabili. Le aziende hanno iniziato a capire le potenzialità dei Big Data Analytics, settore che nel 2018 ha raggiunto un valore complessivo di quasi 1,4 mld di euro (+26% rispetto al 2017), ma bisogna andare oltre. Per valorizzare e interpretare correttamente la mole di informazioni che ogni giorno vengono prodotte in Italia e nel mondo, è necessario creare nuovi modelli che combinino all’analisi dei dati anche il fattore umano puntando al benessere non solo come assenza di malattie ma in termini più ampi di vivere bene. Ed è proprio dall’unione di questi due elementi che nasce l’Human Data Science, un modello multidisciplinare che mantiene le persone al centro, comprendendo ciò che conta davvero per loro, e puntando ad un approccio olistico di medicina, wellness, alimentazione, lifestyle.

A Open-F@b Call4Ideas 2019, start-up, scale-up, imprese innovative e giovani studenti possono così proporre idee per, alternativamente e sempre nel rispetto della confidenzialità, arricchire la catena del valore dei dati tramite il Data Enrichment, comprendere i bisogni delle persone tramite la modellazione dei dati oppure migliorare la Customer Experience dei clienti utilizzando un approccio Human Centric guidato dall’analisi dei dati.

“Il percorso di digital transformation avviato dalle aziende ha di fatto spostato l’attenzione sull’importanza del ruolo dei dati – commenta Andrea Veltri, Deputy CEO di BNP Paribas Cardif –. Con i processi di Data enrichment le imprese hanno già fatto enormi passi in avanti per migliorare il rapporto con i propri clienti, perfezionando le informazioni e portandosi a un livello successivo nella catena del valore dei dati. Ma per restituire valore reale ai nostri clienti, la sfida è passare dal focus sulla quantità del dato alla qualità e capacità di lettura delle informazioni, combinando anche la componente umana, più emotiva e irrazionale. La nuova edizione di Open-F@b Call4Ideas punterà l’attenzione proprio sul tema dell’Human Data Science, dando l’opportunità agli innovatori – in una perfetta simbiosi tra tecnologia e scienze umane – di sfidarsi su un argomento che diventerà nei prossimi mesi sempre più centrale, soprattutto nell’industry assicurativa dove l’analisi dei dati è sempre stata una leva strategica.”

Le proposte di partecipazione dovranno essere inviate entro il 28 ottobre 2019 tramite il form di registrazione al link: http://www.insuranceup.it/it/call4ideas.

Open-F@b Call4Ideas 2019 – Il progetto

Rivolta a chiunque abbia un’idea innovativa (start-up, scale-up e imprese innovative, imprenditori, giovani studenti, ecc.), Open-F@b Call4Ideas è un progetto di Open Innovation, lanciato per la prima volta nel 2014 da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp.it.
Dopo aver trattato nelle scorse edizioni la Customer Acquisition, l’Internet of Things e i Big Data, la Customer Experience e la Preventive Insurance e raccolto nel 2018 le migliori soluzioni tecnologiche che hanno un impatto sociale positivo sulle persone e sulla società, l’edizione 2019 premierà le tre idee più innovative sul tema dell’Human Data Science.
Un Comitato costituito da executive del Gruppo BNP Paribas e di BNP Paribas Cardif, da professionisti universitari nell’ambito delle tecnologie digitali e da esperti, selezionerà i finalisti, che presenteranno dal vivo i propri progetti all’evento finale atteso a Milano nel mese di novembre. I tre vincitori verranno affiancati dal team R&D di BNP Paribas Cardif nello sviluppo e nella concretizzazione del loro progetto, tenendo in considerazione le esigenze del mercato e della Compagnia.
Anche per il 2019, il contest vedrà la collaborazione di Medici powered by Let’s Talk Payments LCC, società di advisory e scouting di startup insurtech e fintech a livello globale. Tutti i finalisti potranno, inoltre, essere inseriti nel database di MEDICI, e ricevere un pacchetto di servizi di marketing a loro dedicati, essere presentati a C Entrepreneurs Fund, il fondo venture capital di BNP Paribas Cardif ed essere inseriti nella piattaforma di Open Innovation Scoop del polo International Financial Services del Gruppo BNP Paribas.
Quali sono i risultati di Open-F@b Call4Ideas? Nelle ultime cinque edizioni sono state proposte oltre 300 candidature – la metà provenienti dall’estero -, selezionate più di 60 idee innovative, che hanno portato a diverse collaborazioni e alla realizzazione di almeno un progetto l’anno, e investiti circa 800mila euro totali.

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I Big Data nelle assicurazioni, tra opportunità e approccio etico

I Big Data, nelle assicurazioni, sono un tema centrale, che oggi pone diverse sfide, ma presenta enormi opportunità. Le Compagnie hanno accesso a dati granulari come mai prima, ognuno di noi quotidianamente produce dati, un’enorme quantità di dati, consapevolmente (carte di credito, social, le app, ricerche online, messaggistica, email, foto, video, wearable); ma anche inconsapevolmente, attraverso cartelle cliniche digitali e pratiche amministrative e di vario genere digitalizzate che ci riguardano. E non sono solo le persone a generare dati, sono anche le aziende, le organizzazioni pubbliche e private, gli oggetti connessi, a cominciare dai nostri smartphone. I dati sono informazioni in formato digitale e ne generiamo talmente tanti che non esiste stima davvero attendibile, sono tutte necessariamente approssimative. IDC nel 2013 in uno studio per EMC prevedeva che nel 2020 la produzione raggiungerà circa 44 zettabyte a livello mondiale, ogni persona ne genererà 1.7 megabytes ogni secondo; ma uno stesso studio più recente (2018) di IDC per Seagate, parla addirittura di 175 ZB entro il 2025, oltre il 60% di crescita all’anno.

Sono numeri che impressionano anche quando non se ne coglie appieno la dimensione, ma possiamo dire che si tratta di una crescita esponenziale.

IDC fa un esempio per far comprendere la misura di 175 ZB (l’intera Global Datasphere) e dice: se si fosse in grado di memorizzare 175 ZB su DVD, allora si avrebbe una pila di DVD che ci potrebbe portare alla luna 23 volte o intorno alla Terra 222 volte.

Definizione di big data

I big data sono tutte le informazioni in formato digitale, sono enormi volumi di dati eterogenei per fonte e formato, che possono essere raccolti, immagazzinati e attraverso appositi software analizzati, diventare conoscenza e valore.

Secondo la maggior parte degli esperti, i big data sono caratterizzati da determinate caratteristiche. Nel 2001, Doug Laney, allora vice presidente e Service Director dell’azienda Meta Group, descrisse in un report il Modello delle 3V relativo alle 3V dei Big Data: Volume, Velocità e Varietà. Oggi il paradigma di Laney è stato arricchito dalle variabili di Veridicità e Valore e per questo si parla di 5V dei Big Data

Cosa significano le 5V dei Big Data

Volume – Il volume si riferisce alla grande quantità di dati generati ogni secondo. I set di dati sono diventati troppo grandi per essere gestiti, archiviati e analizzati utilizzando la tradizionale tecnologia di database, oggi si utilizzano sistemi distribuiti, dove parti dei dati sono memorizzati in luoghi diversi, collegati in rete e riuniti da software.

Velocità – Si riferisce alla velocità con cui vengono generati nuovi dati e alla velocità con cui i dati si muovono. Basti pensare ai post dei social media che diventano virali in pochi minuti, alla velocità con cui un’email o un messaggio raggiunge il destinatario o alle transazioni con carta di credito, ai millisecondi necessari ai sistemi di trading per analizzare i social media per raccogliere segnali che innescano decisioni di acquisto o vendita di azioni.

Varietà – Si riferisce ai diversi tipi di dati che possiamo utilizzare. In passato ci si limitava a dati strutturati che potevano essere inseriti in tabelle o database relazionali come i dati finanziari (ad esempio, vendite per prodotto o regione). Oggi la maggior parte dei dati è destrutturato, cioè eterogeneo – foto, video,  audio, testi, output di sensori o iot, aggiornamenti dei social media. Con le tecnologie big data oggi è possibile sfruttare anche questo tipo di dati destrutturati e riunirli con dati più tradizionali e strutturati, per ottenere ‘risposte’, indicazioni, previsioni, conoscenza.

Veridicità – Si riferisce sia alla confusione che all’affidabilità dei dati. Con i dati destrutturati, la qualità e l’accuratezza sono meno controllabili, ad esempio i post di Twitter con hashtag, abbreviazioni, errori di battitura e discorsi colloquiali a volte non sono affidabili. Ma i volumi spesso compensano la mancanza di qualità e precisione.

Valore – Si riferisce alla nostra capacità di estrarre dall’analisi dei dati elementi utili per migliorare il business, un servizio, la nostra salute, e qualsiasi altro contesto in cui determinate informazioni possono avere un impatto decisionale positivo. Molti definiscono il valore anche monetizzazione, che è corretto, ma insufficiente a capire la portata che l’analisi dei dati può avere nella qualità della vita e in diversi contesti in cui il valore non è solo economico, ma qualcosa di diverso come la salute, la sostenibilità ambientale, la ricerca, la sicurezza, la giustizia.

Secondo Bernard Marr (esperto di dati e autore del libro ‘Big Data – Using Smart Big Data, Analytics and Metrics To Make Better Decisions and Improve Performance) la V di Valore è l’unica che ha veramente importanza. Se i dati non vengono utilizzati, gestiti e capiti, non si trasformano in conoscenza, che in ultima analisi è ciò che serve per prendere decisioni più consapevoli, in ambito business e non solo. Dalla personalizzazione della comunicazione con il cliente all’efficientamento dei processi produttivi, passando per la gestione dei flussi e delle emergenze, i Big Data Analytics hanno un impatto in tutti i processi.

L’impatto dei Big Data

L’uso dei dati oggi sta trasformando il nostro modo di vivere e lavorare, sta trasformando le nostre economie. Le aziende di tutto il mondo utilizzano i dati per trasformarsi e diventare più agili, migliorare l’esperienza dei clienti, introdurre nuovi modelli di business e ottenere vantaggio competitivo. I consumatori vivono in un mondo sempre più digitale, che dipende dai canali online e mobili per connettersi con amici e familiari, accedere a beni e servizi, e gestire quasi ogni aspetto della loro vita, anche mentre dormono. Gran parte dell’economia di oggi si basa sui dati, anche in un settore come l’agricoltura, e questa dipendenza non potrà che aumentare in futuro, poiché le aziende catturano, catalogano e immagazzinano dati in ogni fase della loro catena di fornitura; le imprese raccolgono grandi quantità di dati dei clienti per fornire maggiori livelli di personalizzazione; e i consumatori integrano social media, intrattenimento, cloud storage, e servizi personalizzati in tempo reale nei loro flussi di vita. La conseguenza di questa crescente dipendenza dai dati sarà una continua espansione delle dimensioni della Global Datasphere.

Sul fronte del business, i settori che possono maggiormente trarre benefici dai big data sono: Banche, Manifatturiero, Telco e Media, Intrattenimento, Sanità, Servizi, Retail/GDO, Utility, Assicurazioni, Agricoltura, Marketing e comunicazione, Formazione, Education.

L’unico ‘ostacolo’ all’utilizzo dei dati da parte delle varie industrie, ma in particolare quelle che sviluppano business con l’utente finale, è costituito dai limiti imposti da questioni di privacy e tutela del consumatore, questioni che vanno risolte a monte con l’intervento del legislatore che a livello europeo ha adottato, per esempio, il GDPR. Ma la regolamentazione non è uguale in tutto il mondo.

Quali Big Data nelle assicurazioni: data enrichment

Le assicurazione sono un settore da sempre basato sull’uso di dati, necessari per una valutazione del rischio, e la conseguente fissazione del premio, quanto più accurata possibile. L’elaborazione dei dati dell’attività assicurativa ha tradizionalmente riguardato dati demografici, dati sull’esposizione o dati comportamentali, ma oggi, queste serie di dati tradizionali sono sempre più spesso combinate con nuovi tipi di dati, come i dati dell’internet degli oggetti (Internet of Things – IoT), i dati che arrivano dai social network e i comportamenti online, i dati dei conti bancari e delle carte di credito, al fine di effettuare analisi più sofisticate e complete, in un processo comunemente noto come “data enrichment”. Che attraverso intelligenza artificiale e analytics, forniscono alle Compagnie lo strumento per rivoluzionare processi, costi operativi, offerte, relazione con il cliente.

I Big Data possono aiutare le Compagnie in diversi modi:

Valutazione del rischio e fissazione dei premi. Un esempio applicativo sotto gli occhi di tutti è in ambito polizze auto, dove attraverso i dati ulteriori forniti dalle black box è oggi possibile per le Compagnie ridurre il premio, fare sconti o addirittura fornire polizze usage-based;

–  Conoscere meglio i clienti e le sue esigenze. L’analisi dei dati offre una comprensione più profonda del comportamento dei clienti, di ciò che cercano con le polizze assicurative, di potenziali problemi che possono causare attriti, dei canali più efficaci per raggiungerli e così via; ciò significa in definitiva migliorare l’acquisizione di nuovi clienti, la soddisfazione e la fidelizzazione;

Realizzare nuovi modelli di distribuzione – assistenti virtuali, robot-consulenti e chatbot migliorano le interazioni con i clienti e rendono il marketing più mirato;

– Innovare il modello di business. I Big Data permettono alle Compagnie di ottimizzare e automatizzare i processi, riducendo costi e migliorando l’efficacia; ma soprattutto di agire in un’ottica di preventive insurance, aiutando il cliente a prevenire il danno piuttosto che occuparsi del mero risarcimento; di personalizzare servizi e pricing, di creare modelli alternativi come le polizze peer-to-peer,  on demand, micropolizze, ecc.;

Claim management. La gestione dei sinistri è uno degli ambiti che possono trarre vantaggio dai Big Data, sia in riferimento alla customer experience, sia rispetto alla riduzione delle frodi e dei costi operativi.

Le Assicurazioni stanno già utilizzando i Big Data, ma la situazione è leggermente diversa nei diversi rami.
Per esempio, nelle assicurazioni Vita e Salute, l’utilizzo di nuove fonti di dati (come i wearable) e i software di data analytics, permettono di sviluppare nuovi modelli assicurativi che non solo possono essere più mirati, ma incoraggiano anche i consumatori a migliorare il proprio stile di vita offrendo sconti a coloro che realizzano comportamenti più virtuosi. Tuttavia, in questi ambiti l’utilizzo di Big Data pone anche questioni circa la tutela della privacy, la sicurezza e l’etica.

La situazione è più semplice per il ramo danni, dove tali problemi relativi all’uso dei dati pongono meno problemi, in quanto si tratta spesso di dati crittografati (quelli dei GPS usati per le assicurazioni auto, per esempio) o in ogni caso dati meno afferenti la sfera personale, quindi dati non sensibili.

Un ambito in cui si sta verificando un’ampia applicazione di Big Data e tecnologie AI è quello del Travel Insurance. Il prezzo relativamente basso della polizza rende l’assicurazione viaggio una decisione piuttosto rapida e le tecnologie possono accelerare l’interazione con i clienti, fornire prodotti e servizi più personalizzati, automatizzare la comunicazione semplice, migliorare la soddisfazione del cliente e configurare rapidamente l’offerta più vantaggiosa.

Big Data in ambito salute

In ambito salute, l’approccio data-driven cambia radicalmente la prospettiva di servizi e soluzioni anche per le assicurazioni. La salute è un bene primario ad ogni latitudine e l’attenzione a questo tema è affidata a differenti entità pubbliche e private, oltre naturalmente al coinvolgimento della persona in prima persona. Il sistema sanitario è anche molto complesso, tradizionalmente afflitto da problemi di costi, di efficienza ed efficacia.

Le tecnologie Big Data nell’Healthcare possono condurre a numerosi benefici rispetto a tutti questi tipici, annosi problemi. Ma non solo, i big data permettono finalmente di spingere e fare leva sulla prevenzione come mai prima. Proprio in questa direzione stanno andando anche le assicurazioni, ribaltando la loro tradizionale posizione di risarcimento in caso di malattia verso un supporto alla prevenzione della malattia.

Grazie all’utilizzo di Big Data analytics e di sistemi digitali di monitoraggio della salute (wearable, tracker, dispositivi medici di nuova generazione, app), le assicurazioni possono oggi cambiare pelle ed avere un ruolo attivo nell’ecosistema della salute, rinnovando i propri modelli di business e la proposizione al cliente.

Come si evolve la Data Science

La Data Science è un settore interdisciplinare che utilizza metodi scientifici, processi, algoritmi e sistemi per estrarre valore dai dati. I data scientist combinano le competenze in varie discipline, tra cui statistica, informatica ed economia aziendale, per analizzare i dati raccolti dal Web, dagli smartphone, dai clienti, dai sensori e da altre fonti. Sempre di più il team data science delle aziende includerà profili umanistici, come psicologi, filosofi, antropologhi, comportamentisti, così come esperti di neuroscienze.

Perché?

Si è oramai capito che la raccolta e la gestione dei dati non può essere un ‘far west’, soprattutto laddove si parla di dati personali e sensibili: come dicevamo all’inizio, ognuno di noi quotidianamente produce dati, consapevolmente o inconsapevolmente. In questa prima decina di anni di boom della ‘data economy’ i limiti imposti alla privacy e al trattamento dati sono stati davvero pochi e i big data hanno già rivelato il loro lato oscuro. Pochi concreti vantaggi per gli utenti. L’Europa è stata pioniera con il GDPR di una regolamentazione standardizzata, ma in altri Paesi del mondo non ci sono ancora grandi limiti. Lo Stato della California, la terra delle tech company, ha da qualche mese approvato (sarà pienamente operativo nel 2020) una legge che si ispira al GDPR, il California Consumer Privacy Act. Un deciso passo avanti.

La legge, tuttavia, con i suoi tempi e le sue esigenze di contemperanza di diversi interessi, non riuscirà a stare al passo con lo sfruttamento dei dati e con le continue evoluzioni tecnologiche, è pertanto un bene che stia emergendo il cosiddetto ‘ethical approach’, l’approccio etico ai dati, che le aziende scelgono se fare proprio a prescindere da quanto la legge richiederebbe.

L’approccio etico ai dati richiede alle aziende trasparenza, equità e un utilizzo che abbia quale fine ultimo il miglioramento dei servizi in ottica customer centric, capace di restituire reale valore al cliente finale.  E’ una transizione importante che porta un campo prettamente tecnico, quello della Data Science tradizionale, all’integrazione con le Scienze Umane, che da un lato aiutano a capire e interpretare i dati stessi e li rendono più aderenti alla vita reale, cogliendo anche aspetti emotivi e irrazionali; dall’altro aiutano a coltivare l’etica dei dati e supportare decisioni aziendali profittevoli ma responsabili.

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Hippo, la società insurtech US delle polizze casa, diventa un unicorno

E’ nata in California dall’iniziativa di due imprenditori seriali di orgini israeliane e sta rivoluzionando il mercato delle polizze casa, rivolgendosi con le sue proposte ai consumatori finali. Il suo modello di business, basato su un uso di diverse tecnologie integrate, le ha permesso di conquistare grossi finanziatori lungo il suo percorso e recentemente di chiudere un round da 100 milioni di dollari, che hanno portato la sua valutazione a oltre miliardo, accreditandola nel Club degli unicorni (società innovative valutate oltre il miliardo di dollari) che include già realtà come Clover, Lemonade, Zenefits, Oscar Health, Root Insurance.

Cosa fa Hippo

Sensori collegati a Internet, immagini satellitari, automazione, big data: Hippo ha sviluppato un sistema di tecnologie integrate per offrire ai proprietari di case polizze assicurative migliori (e idealmente più economiche). L’azienda facilita il processo di sottoscrizione dei potenziali clienti compilando automaticamente le risposte ai questionari utilizzando open data pubblici. Tiene sotto controllo le estensioni delle proprietà dei clienti, come nuove piscine o ponti, utilizzando la fotografia aerea. E, in collaborazione con Comcast, che è anche uno dei suoi investitori, mette a disposizione gratuitamente kit di sensori collegati a Internet per aiutare i clienti a prevenire i danni causati da inondazioni, incendi, intrusioni e altri disastri.

Consente ai proprietari di ottenere un preventivo in 60 secondi, acquistare online velocemente e a costi contenuti un’assicurazione sulla casa e ottenere una polizza smart home, che  include la protezione di beni come elettrodomestici, elettronica di consumo, computer e altre attrezzature di uffici domestici.
Oltre ai suoi partner diretti dell’industria assicurativa, Hippo ha costruito una vasta rete di distribuzione di partner, tra cui costruttori di case come Lennar, finanziatori come Better.com, assicuratori proprietari di case come First American Property & Casualty Insurance Company e marchi chiave all’interno della Connected Home come Xfinity.

Con la sua formula assicurativa (che segue il concetto della preventive insurance), e la nuova iniziezione di capitali, è pronta a coprire l’80% del mercato statunitense dei proprietari di immobili.

“Abbiamo lanciato Hippo per trasformare l’ormai superato e spesso frustrante rapporto che le persone hanno con la loro assicurazione casa, rendendolo più accessibile, moderno, e che offre sempre un valore aggiunto”, ha detto Assaf Wand, co-fondatore e CEO di Hippo, in una nota stampa. “Non solo oltre il 60% dei proprietari di case statunitensi è sottoassicurato, ma l’assicurazione tradizionale interagisce con loro solo in occasione di una richiesta di risarcimento. Stiamo fornendo polizze più complete e aiutando i clienti a prevenire i sinistri attraverso servizi di protezione, programmi e avvisi che salvaguardano la loro casa, il più grande bene personale di una famiglia”.

“Hippo è risultata essere una delle aziende a più alta crescita che abbiamo visto tra i suoi omologhi assicurativi e più in generale in ambito FinTech”, ha detto Noah Knauf, general partner di Bond, uno dei fondi d’investimento coinvolti. “Il team di Hippo è di livello mondiale e siamo entusiasti di collaborare con loro per costruire la compagnia assicurativa di nuova generazione”.

Al momento Hippo è in realtà un nuovo modello di broker assicurativo, le sue polizze sono sottoscritte da Topa Insurance, Spinnaker Insurance e Canopius Insurance, a loro volta riassicurate con colossi dell’industria.

Hippo, esempio vincente di startup smart home

Lo sviluppo del mercato smart home abbiamo spesso indicato come possa trovare slancio grazie al coinvolgimento dell’industria assicurativa, che utilizzando  dispositivi connessi e big data può oggi offrire nuovi servizi e nuove formule assicurative, più vicine al cliente sul fronte della prevenzione dei danni, prima ancora che sulla riparazione.

Hippo è un esempio vincente della nuova frontiera di digital home insurance, ‘proattiva, non reattiva’ come loro stessi affermano: con i dispositivi smart home, nel suo caso kit di sensori Comcast oltre a dispositivi di altri partner, permette ai proprietari di rendere la casa più sicura e prevenire danni; di ottenere copertura non solo per i danni più tradizionali, ma per quelli legati a un moderno lifestyle, ad esempio quelli relativi ad attrezzature da ufficio o i costi del ripristino di una linea telefonica/internet per chi lavora da casa; offre polizze anche contro rischi di catastrofi naturali come i terremoti, alluvioni, forti venti.

“L’adozione della smart home è alla base di un cambiamento necessario nell’assicurazione sulla casa”, ha detto Yuval Harry, capo delle partnership a Hippo Insurance, in una nota stampa . “Il nostro focus sulla preventive insurance si traduce nel permettere a a tutti i nostri clienti di proteggere meglio le loro case prima che il danno si verifichi e fornire loro le soluzioni domestiche smart che aiutano il raggiungimento di questo obiettivo è una delle nostre priorità.”

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Se Milano diventasse il laboratorio dell’insurtech per le smart city

All’Intelligenza Urbana è stata dedicata la Milano Digital Week appena conclusa. Un bel concetto, quello di intelligenza urbana, che lascia intravvedere nuove opportunità anche per le compagnie di assicurazione. Si è parlato molto di tutto ciò che è e può diventare sempre più smart, dalla casa alla città, dal lavoro alla mobilità , grazie all’impatto della diffusione delle tecnologie e all’impiego sempre più…intelligente dei dati che le connessioni tra persone e persone, tra persone e oggetti e tra oggetti e oggetti producono e produrranno in quantità sempre crescente. Con i dati sono tante le cose che un player assicurativo può fare. E Milano potrebbe diventare centro propulsore.

La smart city con tutte le sue declinazioni è la cornice più eccitante e promettente per chiunque oggi voglia fare innovazione, con effetti dirompenti su molti modelli di business, compreso quello dell’industria assicurativa. Milano è un’eccellenza in Italia su questo fronte, ma l’Italia non è ancora un’eccellenza nel mondo. Per diverse ragioni che qui sarebbe lungo ricordare.

Un report presentato da Roland Berger proprio durante la Milano Digital Week dice che le smart city top nel mondo, secondo uno Strategic Index elaborato dalla società di consulenza, sono tre su 153 analizzate a livello globale: Londra, Vienna e St. Albert in Canada. Tutte le altre hanno ampi margini di miglioramento.

Come si valuta una smart city? Dalla combinazione virtuosa di tre fattori: visione strategica, capacità di esecuzione, presenza di infrastrutture evolute. Quindi, ben venga l’ormai celebre 5G ma servirà a poco senza le giuste visioni e ancora di più la capacità di tradurle correttamente in azioni e attività coerenti. La responsabilità è collettiva, delle amministrazioni pubbliche come anche delle aziende private, degli operatori infrastrutturali e dei grandi abilitatori culturali fino ai cittadini che saranno allo stesso tempo protagonisti e clienti della città intelligente. In estrema sintesi: non c’è smart city possibile senza un ecosistema capace di estrarre valore dall’uso delle tecnologie digitali.

In questo ecosistema un ruolo importante possono e devono giocare le compagnie di assicurazione, per almeno tre diverse ragioni: 1. l’uso strategico dei dati prodotti dalle comunità connesse permette l’attivazione di servizi fino a oggi impensabili in ambiti ben conosciuti come la salute e la mobilità; 2. l’aumento dell’intelligenza digitale fa nascere  nuove esigenze e nuove domande di protezione e prevenzione; 3. la molteplicità di fonti di dati apre la strada a newcomer che certamente andranno a invadere il perimetro tradizionale delle compagnie.

La smart city, in tutte le sue espressioni, è quindi una sfida e un’opportunità per i grandi player del mercato assicurativo. Per affrontarla va velocemente sposata la logica dell’ecosistema. Il report Roland Berger propone una serie di case history: a Xuhui, distretto di Shanghai, la PA ha giocato un ruolo di catalizzatore ma con Huawei; a Barcellona il Comune ha siglato una partnership con Tunstall, che utilizzando i dati pubblici fornisce un servizio di teleassistenza ai cittadini; Vienna si segnala per un programma di servizi innovativi di e-Health. Milano, suggerisce Roland Berger, potrebbe giocarsi la sua partita grazie all’insurtech e alle compagnie di assicurazione.Per esempio attraverso le blackbox si potrebbero raccogliere le informazioni sulle buche del manto stradale e offrire così servizi sia ai cittadini sia all’amministrazione pubblica. Questo sarebbe già possibile con un’azione di “rete”. Ma sono ben altre le prospettive suggerite dalle esperienze internazionali. Solo due esempi: l’uso dei dati di mobilità nelle città potrebbe permettere alle compagnie di offrire servizi assicurativi on demand; proposte di prevenzione personalizzate avrebbero il duplice effetto di ottimizzare la spesa del servizio sanitario pubblico e migliorare la qualità della vita del cittadino. Il futuro delle assicurazioni e dell’insurtech passa anche attraverso le smart city.

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